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Primo RAM film festival Rovereto Archeologia Memorie: al film Rai Cultura “Il patrimonio sommerso” il premio del pubblico, all’iraniano “Ganj Dareh” il premio Paolo Orsi. Ecco tutti gli altri premi e le menzioni

Al film Rai Cultura “Il patrimonio sommerso”, il premio del pubblico del primo RAM film festival Rovereto Archeologia Memorie e all’iraniano “Ganj Dareh” il premio Paolo Orsi: alla fine di una “cinque giorni” (dal 13 al 17 ottobre 2021) densa di proiezioni, eventi e personaggi speciali in città all’insegna della valorizzazione del patrimonio culturale mondiale, chiude l’edizione 2021 del RAM film festival, un’edizione vivace che ha saputo usare diversi registri per portare i temi della cultura in città, rinnovandosi nel nome e nella formula. Di grande successo gli eventi speciali, la serata con Federico Buffa sulle Olimpiadi del 1936 e Leni Riefenstahl, il concerto con Leandro Piccioni e il quartetto Pessoa dedicato a Ennio Morricone, gli aperitivi con ospite negli incontri informali al Bistrot di Alfio Ghezzi. Applauditissimo lo spettacolare film fuori concorso di Nicolò Bongiorno, presente al festival,  “Songs of the water spirits” sul Ladakh, regione dell’India travolta dai cambiamenti climatici. Molti i film premiati, dalle diverse giurie chiamate a valutare i film in concorso.

Frame del film “Il patrimonio sommerso. Un viaggio sul fondo del mare” di Eugenio Farioli Vecchioli e Marta Saviane

Il premio del pubblico del RAM film Festival, è andato al film Rai Cultura “Il patrimonio sommerso. Un viaggio sul fondo del mare” di Eugenio Farioli Vecchioli e Marta Saviane (Italia 2020, 60’), un viaggio alla scoperta dello straordinario patrimonio sommerso nei nostri mari, che ha vinto anche la menzione speciale degli Archeoblogger, attribuito da Antonia Falcone di Professione Archeologo, Marta Coccoluto, Alessandro Tagliapietra di Archeologia Subacquea, Giovina Caldarola, Astrid D’Eredità di ArcheoPop, Giovanna Baldasarre di ArcheoKids, Michele Stefanile di Archeologia Subacquea Blog, Mattia Mancini di Djed Medu – Blog di Egittologia, Marina Lo Blundo – coordinatrice per quest’anno – e Domenica Pate con la seguente motivazione: “Il Patrimonio sommerso questo sconosciuto? “Assolutamente no”, sembra dirci la suggestiva immagine iniziale – e più volte ricorrente – dell’acquario di casa nel quale pesci tropicali nuotano accanto a coreografiche rovine in miniatura: il mondo sommerso ci è molto più familiare di quanto non sembri. L’approccio giusto, scientifico e divulgativo di questa fortunata serie di Rai Storia, prosegue in questa nuova puntata, presentandosi come una sorta di antologia dell’archeologia subacquea italiana, una disciplina ormai matura e giunta a livelli avanzati, che viene qui presentata in maniera “stratigrafica”, illustrando cioè le ricerche subacquee secondo un criterio progressivo di discesa in profondità. Il tema della ricerca, della valorizzazione e della protezione emergono nel corso del documentario e costituiscono un fil rouge che si dipana man mano che scorrono le immagini e i casi presentati. Giusto e necessario il tributo riservato a Nino Lamboglia, figura decisiva per l’archeologia subacquea italiana, e a Sebastiano Tusa, morto prematuramente tre anni fa, cui era caro il tema del senso di appartenenza che i ritrovamenti in mare suscitano nelle comunità locali. Importante il tema della tutela strettamente legato alla valorizzazione, perché senza l’una non può esservi l’altra, ben evidente sia per il caso di Baia sia per il caso ligure. Altrettanto rilevante il tema dell’educazione civica intesa come educazione al patrimonio, un aspetto che nel docufilm emerge forte e chiaro. Molto affascinanti tutti i dettagli tecnici relativi alle indagini vere e proprie, rintracciabili nei segmenti relativi ai relitti: tempi di immersione, metodologie, interviste con i ricercatori. “Il patrimonio sommerso. Un viaggio sul fondo del mare” è dunque un interessante documentario sull’archeologia subacquea a 360° che ricostruisce la nascita del metodo di ricerca arricchendolo con spezzoni di filmati storici dei primi importanti rinvenimenti e con testimonianze dei protagonisti, dell’epoca e recenti. Notevole la percezione dell’evoluzione dell’archeologia subacquea, dell’intensa e difficoltosa attività sia di monitoraggio sia di scavo nelle diverse aree di interesse. Alla narrazione si uniscono la bellezza delle riprese subacquee, il ritmo che non cala mai e la pluralità di voci, che concorrono a costruire un racconto corale e al tempo stesso estremamente variegato e vivace della ricerca archeologica subacquea in Italia”.

Il premio “Paolo Orsi”  è stato attribuito all’iraniano “Ganj Dareh”, di Keyvan Tabatabaie Samimi (Iran 2021, 39’): alcuni anni fa, un gruppo di archeologi danesi si recò in Iran per lavorare per la prima volta con i colleghi iraniani in uno dei siti “preistorici” più famosi e importanti del Medio Oriente, Ganj Dareh. Nel documentario si racconta la collaborazione archeologica internazionale, per scoprire e comprendere segreti e misteri di questo luogo chiave nella storia della vita umana. Il regista, che nei giorni scorsi ha tentato di venire a Rovereto, ma non ha potuto a causa delle restrizioni per la pandemia, ha mandato un bellissimo messaggio al pubblico, un ponte “dall’antica terra dall’Iran, all’antica terra italiana”.

Frame del film “Ganj Dareh”, di Keyvan Tabatabaie Samimi

La motivazione della giuria, formata da Andrea Augenti, Iefke van Kampen, Maria Concetta Parello e Antonia Falcone: “Per l’ottima ricostruzione di un capitolo importante della storia dell’archeologia a cavallo tra tre continenti, creando un ponte importante e significativo tra Iran, Canada e Danimarca; per aver dimostrato che la cooperazione tra nazioni in archeologia può portare a risultati notevoli; per aver saputo illustrare in maniera efficace l’evoluzione del lavoro dell’archeologo, partendo dalle indagini svolte nel passato fino ad arrivare a quelle più recenti; e per l’ottima qualità delle immagini e della sceneggiatura, e in particolare per la sapienza e il gusto nell’alternare in maniera equilibrata e illuminante interviste, nuovi filmati e testimonianze storiche”.

Menzione speciale al film francese “Homo Sapiens. Les Nouvelles Origines / Homo Sapiens. Le nuove origini” di Olivier Julien (Francia – Marocco 2020, 45’): una scoperta a Jebel Irhoud, in Marocco, ha rivoluzionato la storia della nostra specie, Homo sapiens. Nel 2017 un team internazionale annunciò di aver scoperto fossili che dimostrano la presenza dei nostri antenati umani nell’Africa nord-occidentale già 300.000 anni fa. Fino ad allora, i paleontologi credevano che Homo sapiens risalisse a 200.000 anni fa e che l’Africa orientale fosse la culla della nostra specie.

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Frame del film “Homo Sapiens, les Nouvelles Origines / Homo Sapiens, le nuove origini” di Olivier Julien

Il film, recita la menzione, “documenta per la prima volta sullo schermo le importanti recenti scoperte su Homo sapiens che hanno rivoluzionato le conoscenze sulla nostra specie. Per la capacità di raccontare il lavoro dell’archeologo in maniera semplice ma con grande attenzione ai dettagli, in particolare rispetto all’uso delle tecnologie più avanzate; per l’alta qualità delle immagini e delle ricostruzioni storiche, molto efficaci perché appena suggerite grazie al ricorso alle ombre; per la sceneggiatura di ottimo livello, che ricostruisce la vicenda in maniera avvincente come un giallo archeologico”. 

Il premio “L’Italia si racconta” è andato a “Paesaggi del cibo” di  Michele Trentini e Andrea Colbacchini, prodotto da tsm | step Scuola per il Governo del Territorio e del Paesaggio. La giuria presieduta da Isabella Bossi Fedrigotti con Romina Zanon e Alessandro De Bertolini ha dato la seguente motivazione: “L’opera di Michele Trentini e Andrea Colbacchini, prendendo le mosse dall’analisi di un piatto creato da un affermato chef locale, offre un approfondimento su alcune pratiche agroalimentari strettamente legate alla biodiversità del territorio trentino. Alternando un codice narrativo tipico dell’osservazione documentaristica ad un linguaggio lirico-visivo segnato da pause e silenzi evocativi, i registi disegnano un viaggio che conduce lo spettatore dai paesaggi alpini e dolomitici della Val Rendena e della Valle del Vanoi fino a quelli terrazzati dai tratti mediterranei dell’Alto Garda. Volti, gesti e frammenti di vita agreste si fondono in un canto corale allo spazio agricolo del territorio antropico trentino e alla solerzia degli uomini e delle donne che lo abitano”.

Il premio “Sguardi dal mondo” è andato al film spagnolo “Queens of Orango / le regine di Orango” di Raúl Bueno Herrera (Spagna 2020, 52’), uno splendido documentario antropologico ricchissimo di spunti di riflessione. Nel sud-ovest della Guinea Bissau ci sono alcune isole dove vive un popolo molto particolare, i Bissago, in armonia con la spettacolare natura che li circonda, dove la donna è protagonista. Attraverso  le donne di Eticoga, sull’isola di Orango, conosciamo gli aspetti più significativi e particolari di questa società matriarcale così diversa non solo dal modo di vivere occidentale, ma dal resto dell’Africa e da quasi tutte le altre culture del pianeta.

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Frame del film “Queens of Orango / le regine di Orango” di Raúl Bueno Herrera

Questa la motivazione della giuria presieduta da Duccio Canestrini con Katia Berrnardi e  Alessandro De Bertolini: “Arcipelago di Bissau (Isole Bijagos,  Africa occidentale). Una manciata di isolette sotto Capo Verde, davanti alla Guinea Bissau. Sull’isola maggiore, Orango, un’antica tradizione matriarcale affida alle donne sia la gestione delle risorse economiche sia la funzione spirituale. Interessante notare, come elemento di riflessione in un mondo ancora travolto dalle discriminazioni sessiste, come le donne qui abbiano grandi responsabilità politiche e sociali, oltre a tenere aperto il dialogo con la divinità: un rapporto straordinariamente intenso, mediato attraverso il contatto con le  anime dei defunti. Ottime le riprese video, intelligente la scelta degli intervistati. E com’è giusto che sia nell’ottica di una cinematografia etnografica moderna, c’è attenzione anche ai segnali di cambiamento, senza stucchevoli nostalgie né traccia di primitivismo”.

Il premio “Cultura animata”  è stato attribuito dalla giuria presieduta da Andrea Artusi con Sabrina Zanetti e Dalia Macii al geniale film d’animazione francese “Amerigo et le nouveau monde” di Luis Briceno e Laurent Crouzeix (Francia 2020, 14’) preferito anche dalle scuole primarie intervenute la prima mattina del festival, “per la straordinaria capacità di affrontare un tema storico controverso, come quello dell’attribuzione del nome al continente americano, attraverso le vicende di Amerigo Vespucci narrate con ironia e padronanza delle diverse tecniche di animazione, capaci di rendere il corto in grado di intrattenere e incuriosire sia un pubblico adulto che di ragazzi con ritmo, rigore narrativo e al contempo leggerezza dei toni espressivi”. 

Menzione speciale all’inglese “Weight of consciousness/ Il peso della coscienza” di Alemsah Firat (Regno Unito 2020, 4’) “per la poesia e l’originalità della tecnica utilizzata nell’animazione che, con un elegante e raffinato linguaggio pittorico, è in grado di condurre lo spettatore in un viaggio attraverso l’evoluzione della coscienza umana fin dal grembo della madre terra attraverso i luoghi del mito rappresentati con originalità e spessore narrativo”.

La menzione CinemAMoRe attribuita dai rappresentanti dei tre festival trentini Trento FIlm Festival, Religion Today e RAM film festival è andata al film “Et si Babel n’était qu’un mythe? / E se Babele non fosse che un mito?” di Sandrine Loncke (Francia 2019, 56’) con la seguente motivazione: “Ci sono storie che possiedono una forza intrinseca ed eversiva. Narrazioni in grado di ricalibrare, con una dolce e risoluta spinta, la nostra posizione nel mondo. Quella di What if Babel was just a Myth? è una di quelle storie. Il documentario descrive, con una cinematografia curata ed essenziale, le vicende umane, linguistiche e sociali degli abitanti di una remota località del sud del Ciad. La macchina da presa segue da vicino il lavoro di un giovane linguista francese che cerca di documentare nella maniera più precisa possibile uno dei molti idiomi locali. Gli abitanti del villaggio si rivelano essere poliglotti provetti. Alcuni di loro conoscono ed utilizzano fino a sei lingue diverse. Se ad ogni lingua corrisponde una visione del mondo e un sistema di valori, non si può non pensare che i protagonisti di questo documentario siano dotati di una immensa ricchezza, che rischia di scomparire insieme alla lingua che di essa è espressione. Il film diviene così una vera e propria celebrazione della diversità e dell’apertura mentale e della capacità di accoglienza che il multilinguismo porta con sé”. 

Rovereto. Si è aperto il primo RAM film festival Rovereto Archeologia Memorie con la vernice della mostra “C’era una volta la peste: Venezia e Rovereto” e i primi verdetti. Al film “I paesaggi del cibo” il premio L’Italia si racconta; al film “Amerigo e il nuovo mondo” il premio Cultura Animata. Ricco il programma della seconda giornata. Primo incontro al bistrot con Andrea Augenti, e la sera Buffa racconta l’Olimpiade del 1936

La locandina della prima edizione di RAM Film Festival Rovereto-Archeologia-Memorie dal 13 al 17 ottobre 2021

L’appuntamento, mercoledì 13 ottobre 2021, è stato alle 18, a Palazzo Sichardt sede del Museo della Città di Rovereto, per l’inaugurazione della mostra “C’era una volta la peste: Venezia e Rovereto. Le misure di contenimento del morbo tra ‘500 e ‘600” (fino al 9 gennaio 2022): primo grande evento della prima edizione di RAM film festival – Rovereto Archeologia Memorie, che proprio mercoledì 13 ottobre ha aperto il sipario al teatro Zandonai dove, fino al pomeriggio di domenica 17 ottobre 2021, vengono presentati ben 62 film, da 27 diverse nazioni. Presenti anche molti registi e produttori che hanno colto l’invito del festival a presentare personalmente le loro opere. Ma l’apertura della mostra è anche la conferma del salto di qualità da “rassegna” a “festival”, che si diffonde e coinvolge l’intera città.

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Logo della mostra “C’era una volta la peste: Venezia e Rovereto”

“Senza un vaccino, senza medicinali specifici, senza norme igieniche adeguate”, spiegano alla Fondazione Museo Civico di Rovereto, che ha promosso la mostra in collaborazione con la Fondazione Querini Stampalia, “di fronte ad un morbo che risulta devastante quanto inarrestabile, la Repubblica di Venezia per contrastare la diffusione della peste si affida alle sole misure che all’epoca apparivano efficaci: la disinfezione, il distanziamento, l’isolamento, le preghiere. L’epidemia non conosce confini e Rovereto non fa eccezione, trovandosi costretta a seguire un percorso del tutto simile, disponendo la chiusura della città, i limiti nella circolazione delle persone e delle merci, e costruendo un’ampia rete di lazzaretti, luoghi destinati ad isolare più che a curare le persone infette. Attraverso volumi antichi di medicina, astrologia, farmacia, osservando le mappe del contagio e le testimonianze della devozione popolare, la mostra “C’era una volta la peste. Venezia e Rovereto” racconta una storia che ognuno di noi in realtà conosce già. Specchiarsi in questa storia, che non ci è poi così lontana né così estranea, conduce a un confronto ricco di rimandi e suggestioni. Così la mostra – curata dalla Fondazione Querini Stampalia e arricchita dai documenti della Biblioteca Civica Tartarotti di Rovereto – rivolge lo sguardo all’oggi, alle incognite che ancora abbiamo davanti e alle poche eppure sostanziali differenze rispetto alle grandi pestilenze del passato: ospedali al posto dei lazzaretti, dispositivi di protezione individuale al posto di spezie ed erbe officinali e uno strumento di prevenzione straordinario come il vaccino”.

Consegna del premio “L’Italia si racconta” al film “I paesaggi del cibo” di Michele Trentini e Andrea Colbacchini (foto fmcr)

Nella prima giornata del RAM film Festival sono anche stati annunciati i primi verdetti delle Giurie, con i primi film premiati: Il premio L’ITALIA SI RACCONTA attribuito dalla giuria presieduta dalla scrittrice e giornalista Isabella Bossi Fedrigotti, presidente del Comitato scientifico del RAM FILM FESTIVAL, con l’artista visiva Romina Zanon e Matteo Zadra, presidente del nuovo Cineforum di Rovereto, è andato al film “I paesaggi del cibo” (Italia, 2021; 31’).

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I registi Michele Trentini e Andrea Colbacchini (foto fmcr)

“L’opera di Michele Trentini e Andrea Colbacchini, prodotta da tsm | step Scuola per il Governo del Territorio e del Paesaggio, nell’ambito del progetto transfrontaliero Alpine Space, prendendo le mosse dall’analisi di un piatto creato dallo chef stellato Alfio Ghezzi, offre un approfondimento su alcune pratiche agroalimentari strettamente legate alla biodiversità del territorio trentino. Alternando un codice narrativo tipico dell’osservazione documentaristica ad un linguaggio lirico-visivo segnato da pause e silenzi evocativi, i registi disegnano un viaggio che conduce lo spettatore dai paesaggi alpini e dolomitici della Val Rendena e della Valle del Vanoi fino a quelli terrazzati dai tratti mediterranei dell’Alto Garda. Volti, gesti e frammenti di vita agreste si fondono in un canto corale allo spazio agricolo del territorio antropico trentino e alla solerzia degli uomini e delle donne che lo abitano”.

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Frame del film “Amerigo et le nouveau monde / Amerigo e il nuovo mondo” di Luis Briceno e Laurent Crouzeix

Per la sezione CULTURA ANIMATA, la giuria presieduta da Andrea Artusi con Dalia Macii e Sabrina Zanetti ha invece premiato il film francese “Amerigo e il nuovo mondo” (Francia, 2020; 14’) di Luis Briceno e Laurent Crouzeix, per la straordinaria capacità di affrontare un tema storico controverso con un’ironia e una padronanza delle diverse tecniche di animazione capaci di rendere il corto in grado di intrattenere e incuriosire sia un pubblico adulto che di ragazzi con ritmo, rigore narrativo e al contempo leggerezza dei toni espressivi. 

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Frame del film “Langobardi. Alboino e Romans” di Simone Vrech

Programma fitto di eventi anche per la seconda giornata del festival, giovedì 14 ottobre 2021. Per quanto riguarda i film al teatro Zandonai, tra gli altri si segnalano, il mattino, l’Italiano “Alighieri Durante, detto Dante”, che vede protagonista Alessandro Barbero che ricostruisce infanzia, giovinezza e formazione del sommo poeta. Chiude il mattino l’innovativo docufilm sul mondo longobardo “Langobardi. Alboino e Romans”.

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Frame del film “The eyes of the land / Gli occhi della terra” di Marcos Altuve Marquina

Nel pomeriggio, il documentario spagnolo “Gli occhi della terra (The eyes of the Land)” sottolinea quanto anche una specie minacciata, come quella delle testuggini speronate del Marocco, sia un patrimonio da proteggere, e come la scienza abbia bisogno della conoscenza dei locali per salvare la biodiversità del pianeta. Sempre il pomeriggio, in programma “PescAmare”, dove un’umanità variegata e instancabile, porta avanti, anche se con modalità diverse dal passato, la tradizionale vita dei pescatori, il timore e il rispetto del mare. 

Andrea-Augenti

L’archeologo Andrea Augenti

Nel pomeriggio, alle 17, prima tappa degli INCONTRI AL BISTROT, i momenti informali con gli ospiti del festival, con aperitivo offerto al Bistrot di Alfio Ghezzi. Il primo incontro è dedicato a “Il lungo viaggio dell’archeologia” con l’archeologo Andrea Augenti, docente di Archeologia medievale all’università di Bologna. Modera Andreas Steiner, direttore della rivista ARCHEO, partner editoriale del Festival. L’evento è gratuito, su prenotazione. Da Tutankhamon ai castelli medievali, da Oetzi a Ebla, da Pompei a Machu Picchu e molte altre scoperte presenti, passate e future: l’archeologia ci stupisce continuamente e racconta il nostro passato con metodi sempre più precisi e raffinati. Un viaggio nel tempo e nello spazio che non finirà mai, alla ricerca di luoghi, di persone e di oggetti. Alla ricerca della nostra storia.

Federico-Buffa

Il giornalista Federico Buffa

La sera alle 20.45 evento speciale al teatro Zandonai. Federico Buffa racconta “1936: l’Olimpiade che ha cambiato il cinema”, storie di uomini e di sport si intrecciano attraverso gli “sguardi” della regista Leni Riefenstahl. Federico Buffa, noto giornalista e storyteller racconta le Olimpiadi del 1936 a Berlino, quelle dei 4 ori di J.C. Owens nella Germania nazista, o del primo oro italiano al femminile con Ondina Valla, il tutto documentato per la prima volta su pellicola da Leni Riefenstahl, incaricata da Hitler di raccontare la più importante avventura dello sport mondiale. Un documentario che ha attraversato Storia e storie, che ha sperimentato tecniche nuove e che ha rivoluzionato per sempre la nostra visione dello sport e del cinema.