Al via “…comunicare l’archeologia…” il ciclo di incontri del Gruppo archeologico bolognese per il primo semestre: protagonisti gli etruschi sulla scia della grande mostra di Bologna “Etruschi. Viaggio nelle terre dei Rasna” e con viaggi a tema

La locandina della mostra “Etruschi. Viaggio nella terra dei Rasna” al museo Archeologico di Bologna dal 7 dicembre 2019 al 24 maggio 2020
Gli Etruschi sono i grandi protagonisti di “…comunicare l’archeologia…” il ciclo di conferenze del primo semestre 2020 organizzato dal Gruppo archeologico bolognese tra febbraio e maggio 2020. E il motivo degli approfondimenti è facile: la grande mostra “Etruschi. Viaggio nelle terre dei Rasna” aperta fino al 24 maggio 2020 al museo civico Archeologico di Bologna. Ma negli incontri in calendario sempre il martedì alle 21 al Centro Sociale “G. Costa”, in via Azzo Gardino 48 a Bologna, ci sarà spazio anche per un’altra grande mostra, quella dedicata da Padova a Belzoni, il suo famoso concittadino-egittologo; e poi incursioni nel mondo del pensiero greco o della Beatrice dantesca. E ancora il punto sulla ricerca archeologica nel Bolognese. Il Gruppo archeologico bolognese, prossimo ai trent’anni di attività, aderente al Gruppi archeologici d’Italia, ancora una volta non si smentisce proponendo incontri di approfondimento su temi archeologici e culturali con un occhio attento all’attualità. Anche per questo ciclo di conferenze il Gabo si è avvalso della collaborazione con il museo nazionale Etrusco “Pompeo Aria” di Marzabotto e il museo della Preistoria “Luigi Donini” di San Lazzaro di Savena.

La locandina della mostra “L’Egitto di Belzoni. Un gigante nella terra delle piramidi” a Padova fino al 28 giugno 2020
Il ciclo inizia martedì 18 febbraio 2020 con l’ archeologa Erika Vecchietti su “Belzoni, il gigante del Nilo”, cui segue la proiezione del filmato “Il grande Belzoni”. Il padovano Giovanni Battista Belzoni (1778-1823) è stato esploratore, attore, ingegnere esperto di idraulica: è difficile racchiudere in una definizione una personalità esuberante che in pochi conoscono ma che ha contribuito in modo significativo a “importare” nel Vecchio Continente le meraviglie della terra dei Faraoni. Come si diceva a Padova è in corso la mostra “L’Egitto di Belzoni. Un gigante nella terra delle piramidi”, fino al 28 giugno 2020 al Centro Culturale Altinate San Gaetano. Si continua martedì 3 marzo 2020 con Silvia Romagnoli, archeologa e travel designer, su “Principi etruschi nell’Etruria Mineraria. Populonia, Vetulonia e Massa Marittima”. L’incontro sarà l’occasione per introdurre il viaggio nell’Etruria Mineraria, promosso dall’agenzia Insolita Itinera – Viaggi nella storia e nel paesaggio, e in calendario per il 21 – 22 marzo 2020. E per ricordare la gita, sempre con Insolita Itinera, il 7 marzo 2020 a Murlo e Buonconvento. Gli altri due incontri di marzo aprono una parentesi. Martedì 17 marzo 2020, “Intervista impossibile a Beatrice” di Umberto Eco con Silvia Romagnoli (Beatrice) e Michele Gambetti (Umberto Eco). Introduzione di Erika Vecchietti. E martedì 24 marzo 2020, “Il pensiero scientifico greco e la scienza moderna” con Lucio Russo, fisico, filologo e storico della scienza.
Martedì 31 marzo 2020, riecco gli etruschi con Andrea Gaucci, archeologo e ricercatore all’università di Bologna su “Luoghi di culto nei territori di frontiera del modo etrusco”. Relatore: dott. Andrea Gaucci Introduzione al viaggio a San Geminiano del 18 aprile 2020 per la mostra “Hinthial. L’ombra di San Giminiano” che presenta per la prima volta al pubblico un’eccezionale scoperta avvenuta sulle alture della Torraccia di Chiusi nel territorio di San Gimignano, a pochi passi dal corso del torrente Fosci, lungo le propaggini collinari che scendono da San Gimignano verso la Valdelsa. La straordinarietà della scoperta archeologica è soprattutto il ritrovamento dell’Offerente; una meravigliosa statua, del tipo dei bronzetti allungati di età ellenistica, che richiama, visivamente, la celebre Ombra della Sera di Volterra. Dopo la pausa per Pasqua, si riprende martedì 21 aprile 2020 con Valentina Manzelli, ispettore archeologo della soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara (SABAP-BO) su “Archeologia a Bologna. Aggiornamento dai cantieri”. E martedì 28 aprile 2020, con l’archeologo Paolo Campagnoli su “Un’altra Emilia. Architettura e paesaggi prima e dopo il sisma”.
Con gli ultimi due incontri, quelli di maggio, si torna agli etruschi. Martedì 5 maggio 2020, ritroviamo Silvia Romagnoli con “Città e necropoli dell’Etruria meridionale”, cui seguirà la proiezione del filmato “La Tuscia racconta”. Durante la serata sarà introdotto il viaggio di Insolita Itinera nella Tuscia e nell’Etruria meridionale del 19 – 24 maggio 2020. Infine martedì 12 maggio 2020, chiude l’archeologo Maria Giovanna Caneschi su “Curtun, la Cortona degli Etruschi”, occasione per introdurre il viaggio con Insolita Itinera a Cortona del 13 giugno 2020. Cortona, tra l’VIII e il VII sec. a.C., è stata importante città etrusca, grazie alla sua posizione strategica, che permetteva un ampio controllo dei territori che facevano parte della lucumonia. E risalgono al IV sec. a.C. le imponenti mura che circondano la città per circa tre chilometri, le tombe nobiliari “a melone” sparse nei dintorni della città e il monumentale altare funerario adornato da sfingi, esempio unico in Italia.
Caorle (Ve). Apertura straordinaria del museo nazionale di Archeologia del Mare in occasione della 50.ma Fiera dell’Alto Adriatico: stand dedicato al Palaexpomar
A Caorle apre al Palaexpomar la 50.ma Fiera dell’Alto Adriatico e per l’occasione apre eccezionalmente, negli stessi giorni – dal 16 al 19 febbraio 2020 – il museo nazionale di Archeologia del Mare. L’accesso al museo sarà gratuito per i visitatori della Fiera (il 16 febbraio con ticket Fiera; dal 17 al 19 con pass Fiera). Domenica 16 febbraio il museo osserverà l’apertura dalle 10 alle 18. Nei giorni 17, 18, 19 il museo sarà aperto dalle 14 alle 18. Lo staff della Direzione regionale Musei sarà presente in Fiera nello stand del Comune- IAT per presentare ai visitatori il museo di Archeologia del Mare con video e depliant realizzati per l’occasione.

Timone di brigantino esposto al primo piano del museo nazionale di Archeologia del Mare (foto Pm-Veneto)
Il Museo è articolato in due sezioni. La visita inizia con la prima parte espositiva TERREDACQUE da mostra a museo, allestita già nel 2014 dall’allora Soprintendenza per i beni archeologici del Veneto. In queste sale, situate al primo piano del Museo, sono stati esposti i reperti più significativi rinvenuti a Caorle e in siti limitrofi, databili in un ampio arco cronologico che va dall’età del Bronzo recente (XIII—prima metà XII secolo a.C.) all’epoca moderna. Il progetto espositivo, elaborato dalla Soprintendenza, mirava a far conoscere ai visitatori l’evoluzione storico-archeologica dell’area: dal villaggio protostorico di San Gaetano al Portus Reatinum di Plinio al moderno centro di Caorle.

Il relitto del brick Mercurio affondato il 22 febbraio 1812 per l’esplosione della Santa Barbara colpito nella battaglia di Grado
Nelle sale al piano terra è invece raccontata la storia del brick Mercurio, un’imbarcazione da guerra a due alberi, armata con due vele quadre e una vela trapezoidale con un solo ponte, costruita in età napoleonica e ceduta dai Francesi alla flotta italiana. Il vascello saltò in aria il 22 febbraio del 1812, perché colpito al Santa Barbara, cioè nelle polveri poste a poppa, durante la battaglia di Grado, combattuta dagli Italo-francesi contro gli Inglesi. Solo tre marinai dell’intero equipaggio, costituito in particolar modo da Veneziani, riuscirono a salvarsi, gli altri morirono nella terribile esplosione. Il ruolo di bordo, conservato nell’Archivio di Stato di Venezia, ha fornito importanti informazioni sull’equipaggio, comandato da Giovanni Palicucchia. Da questo documento sappiamo che sulla nave era imbarcata anche una donna, la moglie dell’unico custode e che a bordo Francesco Martinelli e Lodovico Garbisa, entrambi veneziani, si occupavano dell’attività di calafataggio.

Il recupero del brick Mercurio nelle campagne della soprintendenza Archeologica del Veneto tra il 2004 e il 2011
In seguito al rinvenimento casuale a sette miglia da punta Tagliamento di un pezzo di artiglieria connesso allo sfortunato brick, la Soprintendenza per i beni archeologici del Veneto nel 2001 avviò indagini subacquee in cui furono individuate altre evidenze archeologiche così significative che portarono allo svolgimento dal 2004 al 2011 di campagne estive di scavo stratigrafico nell’area in cui affondò il Mercurio. Le indagini subacquee hanno permesso di ottenere moltissime informazioni sul relitto e hanno portato al recupero di utensili per la vita di bordo, di elementi dell’artiglieria, di due carronate del vascello, di una petriera, di armi, di munizioni e di oggetti personali del suo equipaggio. Gli importanti risultati scientifici conseguiti dal progetto di ricerca sviluppato dall’Università di Venezia hanno indotto il Polo museale del Veneto a dedicare una sezione del Museo Nazionale di Archeologia del Mare di Caorle a questo relitto.
Scoperta archeologica a Ercolano: durante i lavori per il parco giochi in via Mare rinvenuto un tunnel borbonico sconosciuto, usato per i primi scavi a inizio Settecento
Una scoperta archeologica quando meno te lo aspetti. L’occasione sono stati i lavori di riqualificazione per riconnettere la città antica e la città moderna di Ercolano (“Via Mare-Via Cortili”) attraverso una ricucitura caratterizzata da giardini, spazi verdi e percorsi panoramici, nell’ambito di un innovativo progetto che stanno portando a termine in via Mare, a pochi passi dal teatro antico e dagli scavi, da Comune, Parco e Fondazione Packard per i Beni Culturali. Qui procedendo alla rimozione di materiali di risulta e nel livellare le quote per l’installazione dell’area giochi per i bambini è stato rinvenuto un nuovo tunnel borbonico. La scoperta moderna intercetta il fascino dei pionieristici scavi del 1700 che presero le mosse proprio in questa zona dopo il ritrovamento dei muri del fronte scena del teatro sul fondo di un pozzo per l’irrigazione degli orti nel 1709. Le prime sistematiche ricerche faticarono moltissimo ad assegnare il giusto peso alla documentazione delle scoperte e degli avanzamenti. Ma ciononostante attraverso i diari di scavo e le piante dei monumenti che via via si andavano scoprendo abbiamo oggi un’idea sufficientemente chiara di cosa fu scavato e dove. Sin dopo pochi anni dall’inizio delle esplorazioni sotterranee tutta l’area a ridosso del tratto centrale dell’attuale corso Resina era piena di pozzi attraverso i quali si scendeva a una profondità variabile tra i 10 e i 25 metri dal piano di campagna per inoltrarsi attraverso tunnel tra strade, edifici pubblici e case di Ercolano antica. Il tunnel appena posto in evidenza faceva parte di questo reticolo per le esplorazioni ufficiali cui si affiancavano anche pozzi “abusivi”.

Il tunnel borbonico, di cui non si aveva conoscenza, usato per i primi scavi di inizio Settecento, scoperto a Ercolano (foto Paerco)
“Un lavoro pubblico programmato come questo di Via Mare-via Cortili”, dichiara il direttore Francesco Sirano, “ci riserva sempre affascinanti conferme. Sotto la superficie moderna, dove vediamo ancora il pavimento di una delle case del quartiere abbattuto da Amedeo Maiuri per fare posto al grande scavo, la storia plurisecolare delle ricerche si impone alla nostra attenzione. In questo caso ci richiama alla mente i tunnel che andavano verso l’Augusteum, ai tempi identificato come “Basilica”. Al vedere questa galleria ho immediatamente pensato che da qui potrebbero essere passati i meravigliosi affreschi con Achille e Chirone, con Teseo e il Minotauro e le grandi statue degli imperatori della discendenza di Augusto che oggi ammiriamo al museo Archeologico nazionale di Napoli. Di questo specifico tunnel borbonico non vi era prima traccia e grazie a queste scoperte si chiarisce ulteriormente la stratificazione della città moderna sulla città antica passando per il ‘700. Dopo la messa in sicurezza del materiale da costruzione si potrà esplorare il tunnel e approfondire le indagini”.
Al museo Archeologico nazionale di Adria la mostra “Lo sguardo del buio – il “Cieco d’Adria” e il Tintoretto”: viaggio nell’iconografia del letterato che riscopre la figura classica del poeta cieco che, come un indovino, riesce a trascendere il reale. Percorso per ipovedenti

La locandina della mostra “Lo sguardo del buio – il “Cieco d’Adria” e il Tintoretto” al museo Archeologico nazionale di Adria dal 15 febbraio al 17 maggio 2020
La tela raffigurante Luigi Groto detto il Cieco di Adria, di proprietà dell’amministrazione comunale di Adria, custodita nella sede municipale, attribuito a Jacopo Robusti detto il Tintoretto o piuttosto alla sua bottega è il punto di partenza della mostra “Lo sguardo del buio – il “Cieco d’Adria” e il Tintoretto” che si inaugura sabato 15 febbraio 2020, alle 10.30, al museo Archeologico nazionale di Adria. L’evento, fino al 17 maggio 2020, è promosso dal Comune di Adria e dal ministero per i Beni e le attività culturali e per il turismo – Polo museale del Veneto, in collaborazione con la Pro Loco di Adria. Altre, preziose, collaborazioni sono quelle della la Fondazione scolastica “C. Bocchi” di Adria e dell’Accademia dei Concordi di Rovigo, enti prestatori, della UICI di Rovigo e del Polo tecnico di Adria per la realizzazione del percorso tattile associato alla mostra. A sostenere l’iniziativa, Bancadria Colli Euganei e Delta Consulting srl. Il progetto scientifico curato da Alessandro Ceccotto prevede anche l’esposizione di pubblicazioni cinque e seicentesche delle opere del poeta, di incisioni e ceramiche rinascimentali e di un quadro di felice Boscaratti raffigurante il Groto mentre detta ad un allievo.
L’allestimento è l’occasione per realizzare un viaggio nell’iconografia del letterato adriese attraverso i ritratti riprodotti nelle sue pubblicazioni ed altre opere che lo rappresentano. La mostra indaga, inoltre, il rapporto esistente tra la figura di Luigi Groto e il modo in cui viene rappresentato nell’iconografia pittorica ponendo un particolare accento sulla sua cecità intesa non come caratteristica debilitante bensì come possibilità di penetrare la realtà. L’obiettivo è quello di porre l’accento sulla sua cecità, intesa non come caratteristica debilitante, bensì come possibilità di penetrare la realtà. Con l’evento adriese si riscopre quindi la figura classica del poeta cieco che, come un indovino, riesce a trascendere il reale per arrivare alla verità insita nelle cose. Un ruolo che Luigi Groto nella vita ricoprì con l’arte del poetare, tanto che gli fu chiesto di interpretare Tiresia nel 1585. La richiesta arrivò per l’inaugurazione del Teatro Olimpico di Vicenza, con la tragedia Edipo Re di Sofocle, trascritto da Orsatto Giustinian e con musiche di Andrea Gabrieli.
Il percorso per i visitatori non vedenti e ipovedenti. La mostra nasce con un percorso parallelo a quello tradizionale, destinato alla fruizione tattile per i visitatori ipovedenti e non vedenti, facendo di questo un valore aggiunto e caratteristica distintiva intesa come un veicolo di trasmissione culturale universale. L’accessibilità è quindi un valore aggiunto per l’evento. Una caratteristica distintiva intesa come veicolo di trasmissione culturale universale. Nel percorso espositivo, mediante la riproduzione in 3D, saranno fruibili diversi reperti come la tela raffigurante Luigi Groto. E, ancora, un frammento in ceramica attica del 440 a. C. con il mito di Edipo, custodito al museo Archeologico nazionale. Inoltre, un opuscolo in scrittura Braille sarà realizzato a cura della sezione di Rovigo dell’UICI (Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti). Mentre il busto ligneo del Cieco verrà riprodotto dall’Istituto di Istruzione Superiore Polo Tecnico di Adria.
Innamorati al museo del Delta Antico di Comacchio: per le coppie ingresso 2×1, visita guidata a tema, e aperitivo con prodotti tipici in locanda
Innamorati al museo. Speciale San Valentino al museo del Delta Antico di Comacchio: per tutta la giornata del 14 febbraio 2020 ingresso 2×1 a tutte le coppie con un appuntamento da non perdere alle 17 con una visita guidata a tema compresa nel costo del biglietto (7 euro: info 0533.311316; info@museodeltaantico.com). E per chiudere la giornata aperitivo con prodotti tipici locali alla locanda del Delta. Visitare il museo del Delta Antico vuol dire intraprendere un viaggio nel tempo per un’esperienza nel delta del Po, crocevia del mondo antico. Il museo è incentrato infatti sulle testimonianze dell’antico delta del Po, nella zona in cui sfociava fino al XII secolo il ramo principale dell’Eridano/Po, che per secoli ha costituito uno snodo di commerci e di civiltà, un importante punto di giunzione tra il mondo adriatico e mediterraneo e l’Europa continentale. Attraverso l’esposizione di quasi duemila reperti e grazie a suggestivi apparati di guida e descrizione è stata narrata la storia di questi luoghi dalla nascita della Pianura Padana, milioni di anni, fa sino al Medioevo, con particolare attenzione alle fasi di epoca classica, con la città etrusca di Spina, al mondo romano (con la nave romana ritrovata a Comacchio nel 1981 con l’intero suo carico), all’alto medioevo con la nascita di Comacchio che fino al IX secolo contese a Venezia il primato nell’alto Adriatico.
Le numerose sale accompagnano i visitatori lungo una storia plurimillenaria che ancora oggi non si conclude, costellata dai numerosi episodi che hanno visto l’uomo insediatosi nell’area del delta del Po adattarsi alle condizioni dell’ambiente e adattare l’ambiente alle proprie esigenze. Il museo a Comacchio, attraverso l’utilizzo di moderne tecnologie, scenografiche ricostruzioni di contesti, percorsi olfattivi dedicati, è il primo a raccontare la storia del territorio nella sua totalità, in efficace relazione con le altre importanti realtà museali della zona: il museo Archeologico nazionale di Ferrara, Il museo del Territorio di Ostellato, il museo del Belriguardo e quello della Delizia del Verginese. Lo scopo è quello di fornire un’offerta al visitatore ampia e diversificata, dove ogni realtà museale sia complementare alle altre in modo da accrescere l’offerta culturale per una incisiva promozione del territorio.
San Valentino al museo Archeologico nazionale di Napoli: le coppie pagheranno un biglietto con l’opzione 2X1. Nella sala del Toro Farnese, dinanzi alla Slidedoor, condivisione di messaggi tra arte e letteratura. I visitatori del Mann in collegamento con il pubblico di Palazzo Merulana a Roma
Il museo Archeologico nazionale di Napoli celebra l’amore. Venerdì 14 febbraio 2020 le coppie che accederanno al Mann usufruendo dell’opzione 2X1: per tutta la giornata, soltanto uno dei due visitatori pagherà il biglietto d’ingresso. Gli innamorati che sceglieranno di festeggiare San Valentino al museo potranno anche vivere l’esperienza SlideDoor, dedicata al tema della passione: passione per l’arte e per le parole, perché, nella sala del Toro Farnese, dinanzi al portale virtuale che collega il museo al Palazzo Merulana di Roma, saranno distribuiti dei cartelloni, che abbineranno i capolavori dell’Archeologico ai pensieri di famosi scrittori di tutti i tempi. Dall’altra parte della door interattiva, nella Capitale, i visitatori di Palazzo Merulana comunicheranno con i loro “omologhi” partenopei, condividendo le immagini di famose collezioni di arte contemporanea: un legame fatto di sguardi e reso possibile dalla tecnologia innovativa di SlideDoor. Attiva a San Valentino, come durante tutto il mese di febbraio, la promozione OpenMANN family: sarà possibile sottoscrivere e regalare un abbonamento annuale al Museo al prezzo scontato di 25 euro (al posto di 40). La card, valida per due adulti, darà anche diritto ad accedere gratuitamente ad uno dei laboratori sulla mostra “Lascaux 3.0”, organizzati da CoopCulture.
Speciale San Valentino al museo Egizio di Torino: venerdì 14 febbraio una giornata dedicata a tutte le coppie
Fidanzati, compagni, sposi, nonni e nipoti, amici del cuore: a San Valentino la dea dell’amore Hathor accoglie tutte le coppie al museo Egizio di Torino con tariffe speciale e un percorso a porte chiuse, che favorisca una scoperta più intima delle collezioni, raccontate seguendo il “filo rosso” dell’amore. Per tutta la giornata di venerdì 14 febbraio 2020, infatti, basta essere in due per visitare il museo Egizio al costo di un solo biglietto intero. Dalle 18.30 alle 21, inoltre, è prevista una speciale visita guidata gratuita dedicata alle coppie, della durata di 60 minuti e a posti limitati. Un’occasione unica per scoprire il Museo dopo il consueto orario di apertura, attraverso una selezione accurata di spazi e reperti legati al tema dell’amore. Prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti: 011 4406903 – mail: info@museitorino.it. L’Ufficio Informazioni e Prenotazioni è aperto dal lunedì al venerdì, dalle 8.30 alle 19; il sabato, dalle 9 alle 13.
Parco archeologico di Paestum (ora con Velia): 2019 anno record, con più visitatori (443mila, +4%), nuove aree di scavo e più interventi di manutenzione. Gennaio conferma il trend positivo. Novità: archeologia partecipata, il parco dei piccoli, gli aperitivi. Prorogata la mostra “Poseidonia città d’acqua”. Gli auguri della nuova direttrice del Polo museale della Campania

L’area archeologica di Paestum ha segnato nel 2019 oltre 413mila visitatori (+4% rispetto al 2018) (foto parco archeologico Paestum)
Il Parco Archeologico di Paestum cresce ancora, in estensione e in profondità. Oltre alle aree di scavo e agli interventi di manutenzione ordinaria, aumentano i visitatori che nel 2019 sono stati 443mila, il 4% in più rispetto al 2018, numero che posiziona Paestum al sedicesimo posto tra i siti statali più visitati in Italia. E l’inizio del 2020 lascia intravedere un altro anno di successi. Il parco archeologico di Paestum nel mese di gennaio ha registrato un aumento del +68% di visitatori rispetto al 2019, anno già da record. Un altro dato da rilevare è il +330% di biglietti annuali Paestum Mia venduti nel 2020, a sottolineare la volontà del pubblico di legarsi a Paestum per un intero anno e quindi tornare più volte nel sito archeologico senza ulteriori costi da sostenere. Il trend positivo sembra interessare anche il mese di febbraio che nei suoi primi 10 giorni annota un +125% rispetto allo stesso periodo 2019, con un incremento dei paganti del +70%. Come sottolinea il direttore Gabriel Zuchtriegel, un elemento centrale della politica culturale del Parco di Paestum è la diversificazione dell’offerta che si rivolge a pubblici diversi, con la stessa attenzione a ciascuno. “La crescita di flussi e incassi non è un obiettivo in sé”, continua il direttore, “ma il risultato di un lavoro di qualità che a Paestum stiamo portando avanti grazie a una squadra eccezionale: dagli assistenti alla vigilanza impegnati in progetti di accessibilità fino all’ufficio promozione che è riuscito a coinvolgere sponsor e donatori privati nelle nostre attività”.
Una delle ultime novità riguarda un progetto pilota di “museologia partecipata”, a cura di Paola Contursi della Scuola del Patrimonio: i cittadini saranno coinvolti nella creazione di un nuovo racconto museale che sarà inserito nell’App del Parco, già scaricabile gratuitamente e con percorsi individualizzati. E poi a Paestum c’è da poco – tra le nuove iniziative – anche il “Parco dei Piccoli”, realizzato in collaborazione con Legambiente Paestum, con l’intento di intrattenere i bambini con il gioco e di trasmettere al tempo stesso conoscenze e valori. Sarà possibile vedere anche alcune macchine da cantiere utilizzate per la costruzione dei tre templi dorici, rispondendo così alle curiosità di tanti visitatori. Con questo progetto il Parco si prefigge nuovi obiettivi in termini di accessibilità, per esempio attraverso laboratori didattici gratuiti fondati sul gioco, nell’ottica di un approccio metacognitivo. Sono state coinvolte le scuole del territorio, il museo del giocattolo antico di Massicelle e l’associazione Cilento4all, che già collabora da tempo con il Museo di Paestum per la fruizione museale di persone con difficoltà nello spettro autistico. Cresce così anche l’impegno per l’accessibilità universale, dopo la riapertura del percorso senza barriere del tempio più antico della città. Anche in questo inizio dell’anno diverse sono state le novità introdotte nell’offerta culturale del Parco, a favore delle esigenze dei pubblici più variegati. Sono tornati gli aperitivi al Museo di Paestum, tutti i giovedì dalle 18 alle 19.30, in concomitanza con l’ingresso gratuito al Parco archeologico, a cura dell’associazione Amici di Paestum, con il sostegno delle cantine vitivinicole del territorio. I proventi dell’aperitivo sono destinati ai percorsi di visita “Un tuffo nel blu” nei depositi del museo per ragazzi affetti da disturbi dello spettro autistico, a cura dell’associazione Cilento4All. Ed sono stati prorogati fino al 3 maggio 2020, la mostra “Poseidonia città d’acqua. Archeologia e cambiamenti climatici” nel museo e il videomapping “Metamorfosi” di Alessandra Franco proiettato tutte le sere sulla facciata principale del tempio di Nettuno dal tramonto fino alle 21.30.
“Siamo felici che Paestum si pone sempre di più come un punto di riferimento socio-culturale in un territorio che ha tutte le caratteristiche per uno sviluppo virtuoso”, continua Zuchtriegel. “Con l’integrazione del sito archeologico di Velia nell’autonomia di Paestum, le nostre azioni di promozione e valorizzazione si estenderanno a tutto il Cilento, area di estremo interesse sotto più punti di vista”. Proprio nell’incontro con il territorio tenutosi ad Ascea è arrivato il saluto della nuova direttrice ad interim del Polo museale della Campania, Marta Ragozzino, già protagonista di Matera Capitale europea della Cultura: “Nel fare i migliori auguri di buon lavoro all’amico direttore di Paestum Gabriel Zuchtriegel – al cui Parco archeologico viene annesso anche il Parco di Velia- auspico la continuità di collaborazione tra le due strutture consorelle, non solo nell’ottica della miglior continuità amministrativa tra uffici del Mibact ma anche nel segno della collaborazione scientifica e culturale, e mi impegno personalmente a gestire il passaggio di consegne nella maniera più naturale e automatica possibile”. E Zuchtriegel, che durante l’incontro ha anticipato l’intenzione di lavorare insieme sul rinforzamento della rete museale cilentana con Velia e Paestum promotrici di un territorio più ampio: “Conosco Marta Ragozzino sin da quando insegnavo all’università della Basilicata, e sono estremamente felice che ora ci sarà la possibilità di collaborare in Campania, perché ho potuto apprezzare la sua grande competenza e passione in molte occasioni, ultima la splendida mostra a Policoro sulle tavole di Eraclea che è assolutamente da vedere. Faremo di tutto per trasformare questa esperienza comune in un’opportunità per il territorio, lavorando braccio a braccio e facendo tesoro delle competenze e esperienze della precedente gestione”.
“Un museo da favola. Cosa fa un restauratore? Lettura animata di Mirta e i Fiorincanto”: al museo Archeologico Lametino di Lamezia Terme la favola animata “Acanto”

La locandina dell’evento “Un museo da favola. Cosa fa un restauratore? Lettura animata di Mirta e i Fiorincanto” al museo Archeologico Lametino di Lamezia Terme
Anche in un museo si può vivere una favola. L’idea è venuta a Rosanna Calabrese, funzionario archeologo del Polo museale della Calabria diretto da Antonella Cucciniello. Nasce così l’evento “Un museo da favola. Cosa fa un restauratore? Lettura animata di Mirta e i Fiorincanto”, destinato ai bambini dai 5 anni in su, allestito nell’area bimbi del museo Archeologico Lametino di Lamezia Terme (Cz). Appuntamento martedì 11 febbraio 2020, alle 17.30. Per l’occasione è previsto un prolungamento dell’orario di apertura pomeridiano del Museo fino alle 19.30. Si tratta di un’iniziativa ludico-didattica, che procede nel solco già segnato dai precedenti eventi organizzati dal museo, che si propone di diventare un luogo vivo e inclusivo, coinvolto nella formazione culturale anche dei più piccini. In un’epoca in cui il digitale ha preso il sopravvento, si vuole far riscoprire ai bambini il piacere di leggere un libro scritto e di conoscere le straordinarie professioni che ruotano intorno al magico mondo dei beni culturali. Il personale del museo Archeologico Lametino, vestendo i panni dei personaggi della storia, coinvolgerà i piccoli ospiti nella lettura animata della favola “Acanto”, primo volume di “Mirta e i Fiorincanto”, scritta da Laura Montuoro e illustrata da Felicia Villella, che prenderanno parte all’evento. Tra giovani fate ammaliate dalla bellezza del fiore di acanto, soggetto privilegiato nell’architettura classica, e le avventure di un iracondo re accompagnato da uno sbadato mago, Sandro, il protagonista del racconto, ci permetterà di scoprire l’affascinante lavoro della propria madre. Si tratta di una restauratrice che ha trasmesso al figlio la passione per le arti e per il disegno, che sarà indispensabile per la risoluzione della trama.
Parco archeologico dei Campi Flegrei: al castello di Baia prorogata la mostra fotografica “I pionieri dell’archeologia subacquea nell’area Flegrea e in Sicilia” che racconta, partendo dagli anni ’50, le prime fasi pionieristiche dell’archeologia subacquea in Italia. Nuovo accordo col museo Archeologico nazionale di Napoli
Doveva fare da battistrada, dal 24 maggio 2019, come una preview che anticipava, essendone complemento necessario, la grande mostra “Thalassa. Meraviglie dei Mari della Magna Grecia e del Mediterraneo”, inaugurata al museo Archeologico nazionale di Napoli il 12 dicembre 2020. Ma il successo riscontrato, ha convinto la direzione dei parco archeologico dei Campi Flegrei di prorogare al 9 marzo 2020 la mostra fotografica “I pionieri dell’archeologia subacquea nell’area Flegrea ed in Sicilia”, allestita all’interno del Castello Aragonese di Baia. La mostra, che il Parco Archeologico dei Campi Flegrei ha affidato a Teichos Archeologia, che ne ha curato la progettazione e la realizzazione, racconta, partendo dagli anni ’50, le prime fasi pionieristiche dell’archeologia subacquea in Italia, particolarmente nell’area Flegrea ed in Sicilia, con le grandi scoperte che ne sono derivate e che hanno dato impulso alla ricerca scientifica in questo campo e alla relativa applicazione delle tecnologie più avanzate, nonché alla nascita di strumenti di tutela specifici, fino a giungere alla costituzione della Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana da parte di Sebastiano Tusa (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/12/30/al-museo-archeologico-nazionale-di-napoli-la-mostra-thalassa-meraviglie-sommerse-dal-mediterraneo-vetrina-delle-scoperte-dellarcheologia-subacquea-dal-1950-ad-oggi-viaggi/) .

Al castello di Baia la mostra fotografica “I pionieri dell’archeologia subacquea nell’area Flegrea e in Sicilia” (foto Pafleg)
Proprio in occasione di questa proroga si rafforza la collaborazione tra Campi Flegrei e museo Archeologico nazionale di Napoli con una promozione congiunta che prevede l’applicazione di una scontistica sul biglietto di ingresso ai due istituti culturali. Nel dettaglio le tariffe speciali, offerte fino al 16 marzo prossimo, saranno le seguenti: il MANN applicherà lo sconto di due euro sul biglietto intero a tutti coloro che in biglietteria presenteranno il ticket di ingresso a uno dei siti del circuito flegreo o la “myfleg card” (l’abbonamento annuale del Parco Archeologico). Il parco archeologico dei Campi Flegrei invece, concederà la tariffa agevolata sia sul biglietto singolo (2 euro anziché 4 euro) sia su quello integrato (4 euro anziché 8 euro) a tutti coloro che alle biglietterie dei siti presenteranno il ticket del Mann o l’abbonamento annuale OpenMann. Contestualmente alla proroga, nell’ambito del programma “Il Parco della Scuola”, verranno proposti dei laboratori didattici gratuiti sul tema del mare a cura dei funzionari del Parco Archeologico. L’iniziativa è rivolta a studenti della scuola primaria e secondaria. I laboratori saranno costruiti attraverso l’attività pratica e il gioco, per condividere l’esperienza educativa con curiosità e creatività. Per maggiori informazioni è possibile inviare una mail al seguente indirizzo: pa-fleg.comunicazione@beniculturali.it

Il percorso multimediale della mostra “I pionieri dell’archeologia subacquea nell’area Flegrea e in Sicilia” al castello di Baia (foto Pafleg)
Il percorso della mostra, che utilizza materiali video e fotografici d’epoca, con allestimenti multimediali e sensoriali, accompagna il visitatore in una realtà virtuale immersiva per un’esperienza unica ed evocativa. Il luogo in cui è ospitata la mostra, il museo Archeologico dei Campi Flegrei, collocato nel Castello di Baia, non è solo una suggestiva cornice ma esso stesso un elemento integrante e fondamentale di quanto accaduto in quegli anni. La mostra è un racconto fatto di documenti d’archivio, foto d’epoca e lettere dei protagonisti della ricerca subacquea, provenienti dagli archivi delle soprintendenze del ministero per i Beni e le Attività Culturali, da Istituti specializzati, da archivi privati, dalle Soprintendenze della Regione Siciliana. Spiega, attraverso i relitti ritrovati, come la ricerca sia riuscita a comprendere i flussi migratori e i rapporti commerciali lungo le coste, le relazioni tra i popoli, come siano stati individuati quei punti di partenza e di arrivo di genti, merci ed idee che hanno caratterizzato la storia del Mediterraneo, le sue città portuali, le mete del commercio, che sin dall’antichità sono stati luoghi nevralgici dei processi di trasformazione culturale. Il compianto Sebastiano Tusa, assessore ai Beni Culturali e all’Identità Siciliana, ha lavorato con passione al progetto, agli eventi collegati e a questa stessa mostra, realizzata anche grazie alle sue fondamentali indicazioni. Questo appuntamento costituisce perciò anche un primo grande omaggio e un riconoscimento sentito rivolto alla memoria di un grande archeologo e soprattutto di un grande uomo.






















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