Ercolano. Al parco archeologico tornano Close Up Cantieri, gli appuntamenti del venerdì mattina che permettono ai visitatori di vedere in anteprima le domus in corso di restauro

Al parco archeologico di Ercolano torna l’appuntamento del venerdì con “Close Up Cantieri” (foto Paerco)

Al parco archeologico di Ercolano venerdì 14 maggio 2021 riparte Close Up Cantieri, uno degli appuntamenti più richiesti dai visitatori, un’iniziativa che coinvolge i turisti nel quotidiano lavoro di conservazione svolto dallo staff del Parco. L’edizione 2021 dei Close up darà ai visitatori l’occasione di vedere in anteprima alcune domus, temporaneamente chiuse al pubblico per gli interventi conservativi, in compagnia dei restauratori, archeologi e architetti del Parco, che illustreranno i lavori di manutenzione e di restauro in corso. I visitatori interessati, acquistando regolarmente il biglietto di ingresso, potranno accedere gratuitamente ai cantieri ogni venerdì mattina, prenotandosi al desk Close-up Cantieri del Visitor Center del Parco, almeno un quarto d’ora prima dei due turni di visita, previsti alle 11 e alle 11.30.

Operazioni di pulitura della malta dagli interstizi al parco archeologico di Ercolano (foto paerco)

“Giunge al quarto anno l’iniziativa dei fortunati appuntamenti del venerdì mattina Close-Up cantieri”, dichiara il direttore Francesco Sirano, “iniziativa che nel tempo ha donato un riscontro davvero positivo da parte del pubblico. Quest’anno l’iniziativa si annuncia davvero imperdibile perché i visitatori saranno protagonisti dei nuovi grandi restauri che il Parco sta mettendo in cantiere proprio in questi giorni. Close-up cantieri è un programma di inclusione del pubblico e di partecipazione nelle attività di restauro e manutenzione dell’eccezionale patrimonio archeologico dell’antica città, e il nostro principale intento è di sensibilizzare i turisti verso le problematiche conservative di un sito archeologico complesso come quello di Ercolano, stimolandoli nella direzione di una fruizione sempre più consapevole e partecipata”.

Restauro dei mosaici delle domus di Ercolano (foto paerco)

I Close Up riguarderanno: manutenzione ordinaria diffusa su tutto il sito; interventi sui mosaici di Casa della Gemma, Casa dei Cervi, Casa di Pilus Granianus e Casa del Rilievo di Telefo; progetto Domus: Casa del colonnato tuscanico, Casa dell’atrio a mosaico, Casa del mobilio carbonizzato, Casa dell’Apollo citaredo. Il progetto Close-up Cantieri, oltre ad essere per i visitatori un’occasione di partecipazione al lavoro svolto dagli addetti ai lavori, fornisce anche all’Istituto un utile feedback da parte del pubblico sulle attività del Parco. Il raggiungimento degli obiettivi del progetto e il grado di partecipazione da parte del personale, saranno riscontrati attraverso la compilazione di un report finale sulle attività svolte, i cantieri visitati, il numero dei visitatori coinvolti e i loro commenti sull’iniziativa. Le visite si svolgeranno nel rispetto delle norme di prevenzione anti COVID 19 (misurazione della temperatura corporea, igienizzazione delle mani all’ingresso, utilizzo delle mascherine e rispetto del distanziamento fisico).

Roma. Per il ciclo “Dialoghi in Curia” del parco archeologico del Colosseo, presentazione on line del libro di Marisa Ranieri Panetta “Le donne che fecero l’Impero. Tre secoli di potere all’ombra dei Cesari” con Marco Damilano, Simona Marchini e Alfonsina Russo

roma_PArCo_dialoghi-in-curia_marisa-ranieri-panetta_locandinaPer il quinto appuntamento del ciclo “Dialoghi in Curia”, ciclo promosso dal parco archeologico del Colosseo e dedicato alla presentazione di libri che spaziano dall’archeologia, alle figure femminili che hanno fatto la storia dell’Impero, alle nuove frontiere della comunicazione digitale dopo la pandemia, giovedì 13 maggio 2021 alla Curia Iulia è la volta di “Le donne che fecero l’Impero. Tre secoli di potere all’ombra dei Cesari” (Salerno Editrice). L’archeologa e saggista Marisa Ranieri Panetta sviluppa il tema del potere esercitato da mogli e madri dei Cesari, entrando nella vita pubblica e privata delle donne più influenti nella Roma imperiale. Interverranno il giornalista e saggista Marco Damilano, la gallerista e attrice Simona Marchini e il direttore del PArCo Alfonsina Russo. L’incontro di giovedì 13 maggio 2021 sarà in diretta on line alle 16.30 all’indirizzo https://www.facebook.com/parcocolosseo; la conferenza sarà trasmessa nel primo post disponibile sulla pagina (non è necessario avere un account Facebook). Dopo il 15 maggio 2021 il video sarà disponibile qui: https://parcocolosseo.it/evento/dialoghi-in-curia-marisa-ranieri-panetta-le-donne-che-fecero-impero; dopo il 15 maggio 2021 l’audio sarà disponibile qui: ​https://open.spotify.com/show/3JU094BAQp4eITYs6iAsRC.

Marisa-Ranieri_Panetta

L’archeologa e saggista Marisa Ranieri Panetta

Le donne che fecero l’Impero. Tre secoli di potere all’ombra dei Cesari. Modelli di riferimento per le donne romane, oggetto di critica da parte degli antichi storici, protagoniste nel centro del potere: sono le mogli e le madri che hanno affiancato coniugi e figli sul trono, influenzando scelte politiche, innovazioni sociali e culturali. Sono esistenze attraversate da complotti, guerre, apici di gloria e tragedie familiari – dal I sec. a.C. al III d.C. I profili biografici di Cleopatra, Livia, Agrippina Minore, Plotina, Giulia Domna e le sue nipoti descrivono anche le trasformazioni urbanistiche di Roma, i cambiamenti nell’arte e nelle mode. Gli uomini di cui condivisero il destino furono i detentori del massimo potere fino all’avvento dell’anarchia militare: da Giulio Cesare e Augusto ad Alessandro Severo. Li potremo conoscere meglio attraverso le donne che furono loro accanto, come interpreti di ruoli pubblici e pedine indispensabili per la propaganda e la successione.

“Dalla sicurezza alla valorizzazione. Le attuali tecnologie per arte teatro e musica nella nuova normalità. Le esperienze dal territorio: la Puglia”: tavola rotonda digitale promossa dalla Fondazione Enzo Hruby

In una regione come la Puglia, che può vantare un patrimonio culturale straordinario che si dispiega in innumerevoli luoghi e iniziative capaci di attrarre ogni anno milioni di turisti dall’Italia e da tutto il mondo, cosa ha determinato l’emergenza sanitaria sull’economia del territorio? Quale la situazione attuale dal punto di vista della sicurezza del patrimonio e quali le prospettive future? Quale ruolo possono avere le attività culturali per dare e produrre esse stesse sicurezza? È dedicato alla Puglia l’appuntamento di giovedì 13 maggio 2021, alle 17, del ciclo di incontri digitali “Dalla sicurezza alla valorizzazione. Le attuali tecnologie per arte, teatro e musica nella nuova normalità” (l’ultimo il 3 maggio 2021 sul caso Emilia Romagna: “Dalla sicurezza alla valorizzazione. Le attuali tecnologie per arte, teatro e musica nella nuova normalità. Le esperienze dal territorio: l’Emilia Romagna”: tavola rotonda digitale promossa dalla Fondazione Enzo Hruby | archeologiavocidalpassato). Questo percorso è stato ideato dalla Fondazione Enzo Hruby  (intervenuta negli scorsi anni in Puglia per sostenere la protezione della basilica di Santa Maria dei Miracoli di Andria insieme alla società Allarm Sud) e da essecome/securindex, per sottolineare il valore e le opportunità concrete che le attuali tecnologie possono offrire al settore della cultura in un’ottica di ripartenza, e per stimolare un dialogo sempre più proficuo tra il mondo dei beni culturali e il settore della sicurezza. Intervengono su questi temi Giovanna Bruno, sindaco di Andria; Daniela Di Bari, assessore alla Bellezza, Cultura e Beni culturali del Comune di Andria; Elena Silvana Saponaro, direttore del museo Archeologico di Altamura e del monumento Castel del Monte; il maggiore Giovanni Di Bella, comandante del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Bari; Carlo Hruby, vice presidente della Fondazione Enzo Hruby; Tommaso Scaringella, presidente di Aips. Modera l’incontro Raffaello Juvara, editore e direttore di essecome/securindex. La partecipazione è libera previa registrazione al seguente LINK. Per informazioni: info@fondazionehruby.org – tel. 02.38036625 – segreteria@securindex.com – tel. 02.36757931.

Torino. “Formazione e ricerca”: nuova pagina web del museo Egizio con gli Atti dei convegni. La prima pubblicazione, convegno nell’ambito della mostra “Anche le statue muoiono”, accompagnata dalla tavola rotonda “Perché preservare il passato”: un confronto tra egittologi, archeologi, storici e curatori museali sul ruolo dei musei

Una serie di teste di Qau, conservate al museo Egizio di Torino, mostra il diverso stato di conservazione dei reperti (foto museo egizio)

È online una nuova pagina web del museo Egizio di Torino dedicata all’importante attività di studio e approfondimento che l’istituzione porta avanti quotidianamente, tanto al proprio interno quanto attraverso il confronto e la collaborazione con una rete di istituzioni nazionali ed internazionali: il portale “Formazione e ricerca” (raggiungibile dal sito del Museo e all’indirizzo https://formazioneericerca.museoegizio.it) permetterà infatti di consultare e scaricare liberamente gli Atti dei Convegni curati e realizzati dall’istituzione. Dopo la rivista scientifica, la possibilità di consultare online alcuni dei reperti conservati e dei papiri, la piattaforma “Formazione e ricerca” rappresenta quindi un’ulteriore risorsa a disposizione della comunità scientifica, ma non solo: “Garantire il più ampio accesso alla propria attività di ricerca ritengo che sia uno dei compiti principali che un museo è chiamato a svolgere, e la scelta di rendere disponibili a tutti i nostri Atti dei Convegni è certamente in linea con questo obiettivo”, dichiara Christian Greco, direttore del museo Egizio. “Il nostro museo è un’istituzione viva, dinamica e moderna, che mira ad una profonda crescita culturale attraverso il confronto e il dialogo con altre discipline, dall’egittologia ai beni culturali, dal restauro all’inclusione sociale: sono solo alcuni degli argomenti affrontati nel corso di Convegni ed Incontri svolti in Museo nel corso degli anni e che troveranno in questo portale spazio, condivisione e accesso gratuito, nell’ottica di favorire la diffusione della conoscenza”.

La locandina della mostra “Anche le statue muoiono. Conflitto e patrimonio tra antico e contemporaneo” allestita al museo Egizio nel 2018

La prima pubblicazione disponibile è quella relativa a “Statues Also Die. Destruction and Preservation in Ancient and Modern Times”, convegno realizzato nell’ambito della mostra temporanea “Anche le statue muoiono. Conflitto e patrimonio tra antico e contemporaneo” e dedicato al rapporto tra istituzioni culturali, conservazione e distruzione del patrimonio. In occasione della messa online degli Atti, giovedì 13 maggio 2021, alle 18.15, il museo Egizio ospita la tavola rotonda “Perché preservare il passato”: un confronto tra egittologi, archeologi, storici e curatori museali introdotta dal direttore Christian Greco, che si focalizzerà proprio sui temi del convegno, approfondendoli grazie a un dialogo tra esperti di discipline diverse. La mostra diffusa “Anche le statue muoiono. Conflitto e patrimonio tra antico e contemporaneo”, inserita nel calendario italiano dell’Anno Europeo del Patrimonio 2018, era nata dalla comune riflessione di quattro istituzioni – Museo Egizio, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Musei Reali, Centro Ricerche Archeologiche e Scavi di Torino – e aveva proposto un dialogo tra opere d’arte e manufatti di epoche e contesti geografici diversi attorno al tema trasversale della distruzione e della perdita e quindi, in parallelo, della conservazione e della protezione del patrimonio. Il progetto aveva fornito uno sguardo sul presente, in particolare sulla sistematica distruzione del patrimonio storico-artistico che ha di recente interessato le aree di conflitto nel Vicino Oriente. Introducendo, però, una diversa temporalità, legata alla storia e all’idea di trasmissione da un’epoca a un’altra di manufatti, opere, idee. Oggetto di riflessione è stato anche il ruolo del Museo che, a partire dal ventesimo secolo, si è imposto come luogo di tutela e conservazione di un patrimonio che appartiene, almeno in teoria, a tutta l’umanità. I musei si trovano, tuttavia, in una posizione liminale: è ineludibile, infatti, pensarli sia come “predatori” di patrimoni altrui, sia come luoghi di conservazione e protezione di reperti che, altrimenti, sarebbero soggetti alla distruzione e all’oblio.

La locandina della tavola rotonda “Perché preservare il passato?” al museo Egizio di Torino

Giovedì 13 maggio 2021, alle 18.15, il museo Egizio di Torino ospita dunque la tavola rotonda “Perché preservare il passato?”. La tavola rotonda si svolgerà in italiano e sarà introdotta da Christian Greco, direttore del Museo Egizio. L’evento verrà trasmesso in diretta streaming sul canale YouTube del Museo (QUI il link alla diretta). Si è radicato il concetto che la società abbia l’obbligo morale di conservare i reperti antichi per la posterità, opponendosi, quindi, alla distruzione dettata dallo scorrere del tempo. È lecito e doveroso allora domandarsi che ruolo abbia l’istituzione museale – luogo di conservazione per eccellenza, destinata a farsi testimone dell’arte o delle culture dei secoli passati – in questo processo. I musei concorrono alla morte delle opere che conservano nelle loro collezioni, cristallizzando il naturale processo di trasformazione e distruzione degli oggetti, o sono l’ultimo baluardo perché esse possano sfuggire alla fine di un’esistenza messa in pericolo da una miriade di fattori quali l’oblio, mancanza di risorse, conflitti, disastri ambientali o più semplicemente incuria? Un ricco panel di relatori discuterà di questi temi dal punto di vista museale, archeologico, storico e scientifico. Intervengono: Arianna Arisi Rota (Università di Pavia), Irene Calderoni (Fondazione Sandretto Re Rebaudengo), Elena Calandra (Istituto Centrale per l’Archeologia), Paolo Del Vesco (Museo Egizio), Christian Greco (Museo Egizio), Salvatore Settis (Scuola Normale Superiore di Pisa), Caterina Ciccopiedi (Università di Torino), Carlo Lippolis (Università di Torino), Simonetta Graziani (Università di Napoli “L’Orientale”), Rita Lucarelli (University of California, Berkeley), Hourig Sourouzian (direttrice de “The Colossi of Memnon and Amenhotep III Temple Conservation Project”/DAI).

Taranto. Nel giorno della riapertura, il museo Archeologico nazionale di Taranto inaugura la prima edizione del “Festival della Cultura Classica” sui miti e le Metamorfosi: conversazione, reading, danza e concerto

Locandina del primo “Festival della Cultura classica” al museo Archeologico nazionale di Taranto

Nel giorno della sua riapertura, mercoledì 12 maggio 2021, il museo Archeologico nazionale di Taranto inaugura la prima edizione del “Festival della Cultura Classica”, voluto dal MArTA e dalla delegazione di Taranto dell’Aicc (Associazione Italiana di Cultura Classica”) intitolata ad Adolfo Mele, docente, storico e noto studioso tarantino e già componente del Comitato scientifico del MArTA. “Ci fa particolarmente piacere tornare a lavorare assieme, con la presidente dell’Aicc delegazione di Taranto, prof.ssa Francesca Poretti nel segno di quella tradizione storica, archeologica e filosofica che sta a cuore ad entrambi”, spiega la direttrice Eva Degl’Innocenti, presentando questa prima edizione del festival che si svilupperà tra contenuti virtuali e in presenza. Appuntamento alle 17. L’evento sarà in diretta live sui canali Facebook (https://www.facebook.com/MuseoMARTA) e YouTube (https://www.youtube.com/channel/UCiMfIYMTR-HQKbrYWx3NlPQ) del museo Archeologico nazionale di Taranto.

Dettaglio di un vaso esposto al museo Archeologico nazionale di Taranto sul tema dei miti (foto MArTa)

I miti e le Metamorfosi saranno al centro della manifestazione che, dopo gli interventi della direttrice Eva Degl’Innocenti e della presidente Francesca Poretti, presenterà  come programma: la conversazione della prof.ssa Patrizia De Luca, storica dell’arte, che parlerà della favola di Amore e Psiche nelle arti figurative, il reading di letture dedicate alle Metamorfosi di Apuleio recitate dagli attori tarantini Marina Lupo e Franco Nacca e le performance di danza del Centro Studi danza Koros – Mozart, concerto per pianoforte n. 23 con la coreografia di Angela Barbanente e con la danza di Vittoria Todaro.

Napoli. Tre nuovi video per la rubrica “I Gladiatori ti aspettano al Mann” sui social del museo Archeologico nazionale: Antonella Carlo sulla condivisione social della mostra, Lucia Emilio sugli eventi collaterali, Mario Testa sulle illustrazioni per i ragazzi

La locandina della mostra “Gladiatori” fino al 6 gennaio 2022 al museo Archeologico nazionale di Napoli

Tre nuovi video della rubrica “I Gladiatori ti aspettano al Mann” proposta sui canali social del museo Archeologico nazionale di Napoli per illustrare la mostra “Gladiatori” aperta nel Salone della Meridiana e “Gladiatorimania” nel Braccio nuovo fino al 6 gennaio 2022.

Nel sesto appuntamento Antonella Carlo, responsabile Ufficio Comunicazione del Mann, ci spiega come il racconto di una grande mostra diventa condivisione: dalla presentazione in streaming alla promozione social. Antonella Carlo inizia il suo intervento dall’inquadratura con cui è stata introdotta la presentazione digitale della mostra “Gladiatori”. “Sapete che la mostra è stata allestita quando il museo era chiuso – ricorda -. Ma non per questo ci siamo fermati. E quindi in streaming abbiamo organizzato la presentazione dell’allestimento andando a ripercorrere con i diversi attori istituzionali cosa c’è dietro l’allestimento, il lavoro per una grande mostra. Abbiamo narrato il backstage, abbiamo narrato i grandi prestiti, abbiamo narrato la ricchezza archeologica di questa esposizione che è in qualche modo legata anche a un chiaro intento divulgativo. E per questo abbiamo virtualmente aperto le porte anche della sezione Gladiatorimania. Nella fase in cui siamo stati chiusi le nuove tecnologie sono state di fondamentale importanza perché ci hanno consentito di mantenere vivo il dialogo con il pubblico. Declinando la storia, la narrazione dei gladiatori con diversi linguaggi. Abbiamo sfogliato, sempre on line, le pagine del libro pubblicato per i più piccoli, abbiamo pubblicato dei focus specifici sui lavori di allestimento, dei restauratori, ma anche delle imprese che hanno montato pezzo per pezzo le ricchezze che sono vissute nelle nostre vetrine. La storia è una storia che si costruisce insieme, e in questo senso – conclude – la condivisione social e la condivisione on line è stata di fondamentale importanza per vivere insieme anche a distanza il percorso dei gladiatori”.

Nel settimo appuntamento Lucia Emilio, responsabile dei Servizi Educativi del Mann, racconta le strategie di valorizzazione della grande mostra, tra didattica, programmazione culturale e idee per nuovi eventi. “I Gladiatori non è soltanto un’importante mostra – spiega Lucia Emilio -, ma vuole essere un vero e proprio evento per la città. Ed è per questo che abbiamo pensato, per esempio, a una rassegna cinematografica, naturalmente sul tema dei gladiatori, con film scelti in collaborazione con la mediateca Santa Sofia del comune di Napoli. Li proietteremo nell’auditorium del Mann. Ed è proprio nell’auditorium che abbiamo deciso anche di organizzare una serie di conferenze, nell’ambito degli incontri di Archeologia, però dedicate esclusivamente alla mostra. E infatti le conferenze saranno tenute dai curatori della mostra stessa. Inoltre abbiamo pensato ai bambini. E per loro faremo una serie di laboratori didattici che si svolgeranno nell’arco di tempo in cui sarà presente l’esposizione, per cui fino a gennaio 2022. In conclusione voglio ricordare il volume “I Gladiatori”, un libro per ragazzi a cura dei Servizi educativi del museo, edito da Panini, con illustrazioni bellissime della Scuola italiana di Comix. Ed è un vero e proprio racconto di una manifestazione gladiatoria e in tutto quello che succede per l’organizzazione”.

Nell’ottavo appuntamento Mario Testa, della Scuola italiana di Comix, intervistato da Elisa Napolitano, Servizi Educativi del Museo, ripercorre il suo viaggio creativo per realizzare le illustrazioni del racconto edito da Franco Panini Editore Ragazzi. L’intervista è ambientata nella sezione off della mostra, la Gladiatorimania, ricoperta dai cartonati dei disegni realizzati da Testa. “La sfida più grande – assicura Testa – è quando si fa un lavoro di questo tipo documentaristico, molto vincolante dal punto di vista della libertà espressiva, artistica. La sfida è proprio quella di far coesistere rigore e arte. La libertà artistica, grafica, non deve essere mai repressa ma rispettare il lavoro documentaristico. Tra i tanti personaggi creati, ce n’è uno in particolare, Acidinus, che merita di essere raccontato, perché è uno di quelli in cui si può enfatizzare di più. Anche se oggi tutto il lavoro è digitale, la tecnica è la stessa: lo schizzo, la stesura della china, e poi l’aggiunta dei colori. Rispetto a prima, col digitale non si sprecano i colori, perché basta un clic e si cambia. I colori usati sono molti vivaci perché hanno un grande impatto sui ragazzi, e in questo il Mann mi ha lasciato campo libero”.

Taranto. Il museo Archeologico nazionale riapre il 12 maggio con ingresso solo con prenotazione on line. Il lunedì riservato ai gruppi

Bentornati al MArTA! Il museo Archeologico nazionale di Taranto riaprirà al pubblico mercoledì 12 maggio 2021. Si accede al museo con prenotazione obbligatoria e con acquisto del biglietto unicamente on-line sul sito web del museo al seguente link www.shopmuseomarta.it. Potrà accedere al museo un numero massimo di 15 persone ogni 30 minuti. Il museo è aperto dal martedì al sabato dalle 8.30 alle 19.30, l’ultimo ingresso è alle 17.30. Il museo chiude alle 19.30. Il lunedì l’ingresso è riservato ai gruppi (ogni gruppo può essere costituito da un minimo di 3 persone ad un massimo di 15 persone), è aperto dalle 8.30 alle 19.30, l’ultimo ingresso è alle 17.30. Il museo chiude alle 19.30. La domenica il museo è aperto dalle 9 alle 13 (ultimo ingresso della mattina alle 11) e dalle 15.30 alle 19.30, l’ultimo ingresso è alle 17.30.

Reggio Calabria. Il museo Archeologico nazionale riapre il 12 maggio, per ora solo dal lunedì al venerdì. Quasi pronta la piattaforma per passare alla bigliettazione solo online

Il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria riapre il 12 maggio 2021

C’è grande attesa per la riapertura del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria. Dopo la chiusura nel mese di marzo 2021, con il passaggio della regione in fascia gialla, mercoledì 12 maggio 2021 i quattro livelli dell’esposizione permanente del MArRC torneranno ad essere pienamente fruibili dai visitatori, che potranno tornare ad ammirare le meraviglie della Calabria antica, sempre nel rispetto dei protocolli di sicurezza anti-Covid. Al momento l’apertura settimanale è prevista dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 20 (con ultimo ingresso alle 19.30). A partire da metà settimana, dunque, le grandi sale espositive del MArRC potranno accogliere nuovamente i turisti che vorranno raggiungere lo Stretto attratti non solo dai magnifici Bronzi di Riace e di Porticello, veri e propri capolavori dell’arte greca, ma anche dagli oltre 4000 reperti che costituiscono la narrazione più preziosa dell’antichità della Calabria, dal Paleolitico alla tarda età romana. “Diventa finalmente realtà il nostro desiderio di poter riaprile le sale al pubblico”, commenta il direttore Carmelo Malacrino. “Dopo i mesi di chiusura forzata a causa della pandemia, l’idea di poter rivedere calabresi e turisti tra le vetrine del Museo, incantati dalla bellezza dei reperti esposti, ci riempie di gioia e di entusiasmo. In questo periodo – aggiunge – le attività degli uffici non si sono fermate e presto potremo anticipare qualche notizia sulle tante iniziative in programmazione per la stagione estiva. Le esperienze di questi mesi sui canali social sono state un successo e continueremo a valorizzare e promuovere le collezioni anche sul web, certi di poter raggiungere un pubblico sempre più vasto e internazionale”.

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Carmelo Malacrino, direttore del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (foto MArRC)

Intanto il Museo prepara una rivoluzione nei servizi offerti al pubblico. È quasi pronta la piattaforma per la prenotazione e l’acquisto esclusivamente online del biglietto di ingresso, con la quale il MArRC avvia la sperimentazione dell’abbandono della moneta contante, anche per accelerare gli accessi ed evitare la formazione di lunghe file di attesa nei mesi estivi. “Per qualche settimana”, afferma Malacrino, “il Museo resterà ancora chiuso nel weekend. Ma entro l’inizio dell’estate si potrà tornare nuovamente all’apertura dal martedì alla domenica in massima sicurezza e con ingressi contingentati grazie a una nuova piattaforma di prenotazione online. È un progetto al quale stiamo lavorando da diversi mesi e che permetterà di passare all’acquisto esclusivamente digitale del biglietto. Non solo – conclude il direttore – ma attraverso questa piattaforma saremo anche in grado di conoscere, nel rispetto della privacy, la provenienza, la fascia di età e altri dati dei visitatori. Ciò ci permetterà di monitorare l’affluenza e di migliorare i nostri servizi in un’ottica di maggior gradimento per il pubblico”.

Roma. Quinto appuntamento con “Star Walks – Quando il PArCo incontra la musica”: la giovane cantante romana Claire Audrin col singolo D-Dance un-plugged in una passeggiata lungo il sentiero meridionale del Palatino, un percorso verde e in piena fioritura primaverile, con l’archeologo Andrea Schiappelli e la speaker Carolina Di Domenico

Claire Audrin protagonista del quinto appuntamento con Star Walks – Quando il PArCo incontra la musica (foto PArCo)

Quinto appuntamento, come annunciato, di “Star Walks – Quando il PArCo incontra la musica” con Claire Audrin, vincitrice di Lazio Sound 2020, iniziativa della Regione Lazio a supporto dei giovani talenti musicali, insieme alla speaker Carolina Di Domenico e all’archeologo del PArCo Andrea Schiappelli, lungo il sentiero meridionale del Palatino, un percorso verde e in piena fioritura primaverile. “Star Walks – Quando il PArCo incontra la musica” è un progetto del Servizio Comunicazione del PArCo (responsabile Federica Rinaldi), ideato e curato da Andrea Schiappelli (PArCo), con Elisa Cella (PArCo), Andrea Lai e Roberto Testarmata; produzione audio e video Pop Up Live Session; social-media manager: Astrid D’Eredità con Francesca Quaratino (PArCo).

L’ospite di Star Walks, Claire Audrin, è una giovane cantante romana vincitrice assoluta di LAZIOSound Scouting 2020 con il singolo D-Dance, brano che viene eseguito in versione unplugged nella live session alle pendici nord-ovest del colle Palatino​. Di qui, la passeggiata insieme alla speaker Carolina Di Domenico – che fa l’intervista – e all’archeologo Andrea Schiappelli – che illustra le bellezze toccate – prosegue lungo il sentiero meridionale alla base dell’altura, un percorso verde e in piena fioritura primaverile sotteso -in perfetta sequenza cronologica- tra le capanne delle origini alle arcate del III sec. d.C. “È un percorso di grande suggestione – spiega Schiappelli – perché è il percorso più verde del parco, immerso in una vegetazione ancora spontanea, che abbiamo rispettato. Questo percorso primaverile sembra ispirato dalla musica di Audrin, che abbiamo sentito e ci ha fatto dire secondo noi questo percorso verde è perfetto per Claire”. Il percorso raggiunge una radura, a pochi metri, più in basso, dalle prime capanne di Romolo, il primo villaggio dell’età del Ferro. “Dopo secoli, Augusto ha voluto costruire la sua casa di rappresentanza, anche con una parte privata. E l’ha voluta proprio costruire accanto alla capanna di Romolo che veniva conservata come monumento nazionale da molto tempo”. Si arriva poi davanti al Paedagogium, la scuola di alta formazione per la servitù dei palazzi imperiali. Praticamente una sorta di college in cui gli schiavi, già selezionati, venivano formati per lavorare nei palazzi che si trovano sopra il colle. Sugli intonaci che rivestivano le pareti delle stanze gli archeologi hanno trovato diverse scritte, diversi graffiti fatti dagli schiavi stessi. “Il più importante, il più famoso di tutti – ricorda Schiappelli – è quello riprodotto su un pannello all’esterno del monumento, mentre l’originale è conservato al museo Palatino. Si vede una persona in tunica, con la testa d’asino, crocifissa, e un altro personaggio in piedi e sempre in tunica che lo apostrofa. Probabilmente questo schiavo di un’altra religione, forse un pagano, sta beffeggiando Alexàmenos che adora il suo dio”. In questi bellissimi prati il PArCo organizza delle cacce al tesoro con i bambini, alla base dei palazzi imperiali che sono una delle grandi manifestazioni del genio dell’architettura romana. Alla fine del percorso alle pendici meridionali sono state piantate delle essenze che hanno dei poteri di assorbimento sia del particolato, dello smog, sia quando saranno più grandi anche acustico. “Quindi una barriera ecologica a protezione di questo versante del Parco”.

Preistoria. Eccezionale scoperta nella Grotta Guattari al Circeo (Lt) a 80 anni dai primi ritrovamenti neanderthaliani: trovati da Sabap e università Roma Tor Vergata i reperti fossili di altri nove uomini di Neanderthal, e i resti di iene, elefante, rinoceronte, orso delle caverne e dell’uro, il grande bovino estinto. Il Circeo si conferma fondamentale per la conoscenza dell’uomo di Neanderthal a livello europeo e mondiale

Alcune delle ossa attribuibili a nove individui di Homo di Neanderthal scoperte della Grotta Guattari a San Felice del Circeo (foto Mic)

I reperti fossili di altri nove uomini di Neanderthal, oltre alle iene anche i resti di elefante, rinoceronte, orso delle caverne e dell’uro, il grande bovino estinto. A oltre ottant’anni dalla scoperta della Grotta Guattari a San Felice Circeo (Lt), nuovi rinvenimenti fondamentali per lo studio dell’uomo di Neanderthal e del suo comportamento. Nel corso di ricerche sistematiche della soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio per le province di Frosinone e Latina in collaborazione con l’università di Roma Tor Vergata, iniziate nell’ottobre del 2019, sono emersi significativi reperti fossili attribuibili a 9 individui di uomo di Neanderthal: 8 databili tra i 50mila e i 68mila anni fa e uno, il più antico, databile tra i 100mila e i 90mila anni fa. Questi, insieme agli altri due trovati in passato nel sito, portano a 11 il numero complessivo di individui presenti nella Grotta Guattari che si conferma così uno dei luoghi più significativi al Mondo per la storia dell’uomo di Neanderthal. “Una scoperta straordinaria di cui parlerà tutto il mondo”, ha dichiarato il ministro della Cultura, Dario Franceschini, “perché arricchisce le ricerche sull’uomo di Neanderthal. È il frutto del lavoro della nostra Soprintendenza insieme alle Università e agli enti di ricerca, davvero una cosa eccezionale”.

L’interno della Grotta Guattari a San Felice del Circeo (Lt) dove sono stati scoperti resti di neanderthaliani (foto Mic)
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Frammento osseo di iena scoperto nella Grotta Guattari (Lt) insieme a ossa di neanderthaliani (foto Mic)

La caratteristica di questo luogo è quella di permettere un vero e proprio viaggio nel tempo: le condizioni di oggi sono sostanzialmente le stesse di 50 mila anni fa e la presenza di fossili rende la grotta un’eccezionale banca dati. I recenti scavi hanno restituito migliaia di reperti ossei animali che arricchiscono la ricostruzione del quadro faunistico, ambientale e climatico. Sono stati determinati oltre ad abbondanti resti di iena, diversi gruppi di mammiferi di grande taglia tra cui: l’uro, il grande bovino estinto, che risulta una delle specie prevalenti insieme al cervo nobile; ma anche i resti di rinoceronte, di elefante, del cervo gigante (Megaloceros), dell’orso delle caverne, e di cavalli selvatici. La presenza di queste specie si accorda bene con l’età di circa 50 mila anni fa, quando la iena trascinava le prede nella tana usando la grotta come riparo e deposito di cibo. Molte delle ossa rinvenute mostrano infatti chiari segni di rosicchiamento.

Le indagini sono ancora in corso e vedono coinvolti numerosi studiosi di diversi e importanti enti di ricerca nazionali: INGV, CNR/IGAG, università di Pisa, università di Roma La Sapienza. Si lavora per ricostruire il quadro paleoecologico della pianura Pontina tra i 125.000 e i circa 50.000 anni fa, quando i nostri “cugini” estinti frequentavano il territorio laziale. Le ricerche, per la prima volta, hanno inoltre riguardato parti della Grotta mai studiate, tra cui anche quella che l’antropologo Alberto Carlo Blanc ha chiamato “Laghetto” per la presenza di acqua nei mesi invernali. Proprio in quell’area sono stati rinvenuti diversi resti umani, tra cui una calotta cranica, un frammento di occipitale, frammenti di cranio (tra i quali si segnalano due emifrontali), frammenti di mandibola, due denti, tre femori parziali e altri frammenti in corso di identificazione. Analisi biologiche e ricerche genetiche permetteranno di ricostruire la vegetazione, il clima e l’ambiente in cui vivevano i nostri antenati. Analisi isotopiche permetteranno di ricostruire la dieta delle specie animali esaminate e l’alimentazione antica dell’uomo di Neanderthal.

Paleosuolo della Grotta Guattari a San Felice del Circeo (Lt) dove fanno ricerche gli archeologi della soprintendenza e dell’università di Roma Tor Vergata (foto Mic)

Gli scavi e le indagini sono stati estesi anche all’esterno della grotta dove sono state individuate stratigrafie e paleosuperfici di frequentazione databili tra i 60mila e i 125mila anni fa che testimoniano i momenti di vita dell’uomo di Neanderthal, i luoghi dove stazionavano e dove, accendendo il fuoco e si cibavano delle proprie prede. Il ritrovamento di carbone e ossa animali combuste autorizza infatti a ipotizzare la presenza di un focolare strutturato. Le ricerche che il ministero della Cultura sta tuttora conducendo nell’area affrontano in modo sistemico tutti gli aspetti della vita dei neanderthaliani e del territorio laziale e confermano, ancora una volta, l’importanza del Circeo per la conoscenza dell’uomo di Neanderthal al livello europeo e mondiale.

“Con questa campagna di scavo”, ha detto Mauro Rubini, direttore del servizio di antropologia della Sabap per le province di Frosinone e Latina, “abbiamo trovato numerosi individui, una scoperta che permetterà di gettare una luce importante sulla storia del popolamento dell’Italia. L’uomo di Neanderthal è una tappa fondamentale dell’evoluzione umana, rappresenta il vertice di una specie ed è la prima società umana di cui possiamo parlare”.

“Sono tutti individui adulti”, ha rilevato Francesco Di Mario, funzionario archeologo della Sabap per le province di Frosinone e Latina e direttore dei lavori di scavo e fruizione della grotta Guattari, “tranne uno forse in età giovanile. È una rappresentazione soddisfacente di una popolazione che doveva essere abbastanza numerosa in zona. Stiamo portando avanti gli studi e le analisi, non solo genetiche, con tecniche molto più avanzate rispetto ai tempi di Blanc, capaci di rivelare molte informazioni”.

“Lo studio geologico e sedimentologico di questo deposito”, ha evidenziato Mario Rolfo, docente di archeologia preistorica dell’università di Roma Tor Vergata, “ci farà capire i cambiamenti climatici intervenuti tra 120mila e 60mila anni fa, attraverso lo studio delle specie animali e dei pollini, permettendoci di ricostruire la storia del Circeo e della pianura pontina”.