Cavaion (Vr). Convegno “La Bastia di San Michele a Cavaion Veronese. Aggiornamenti e nuovi studi”: la soprintendenza ABAP di Verona presenta gli studi e i nuovi dati sulle indagini archeologiche effettuate sul sito dove dal 2014 c’è un Archeoparco

“La Bastia di San Michele a Cavaion Veronese. Aggiornamenti e nuovi studi”: la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona Rovigo Vicenza, in collaborazione con il Comune di Cavaion Veronese e il CTG “El Preon”, sabato 9 aprile 2022 in sala civica “E. Turri”, Corte Torcolo, via Vittorio Veneto 1 a Cavaion Veronese, presenta gli studi e i nuovi dati sulle indagini archeologiche effettuate sul sito della Bastia di San Michele a Cavaion Veronese e il suo territorio. Il convegno si terrà secondo le vigenti norme anti COVID-19. Programma. Alle 10, i saluti di Sabrina Tramonte, sindaco di Cavaion Veronese, e Vincenzo Tinè, soprintendente; 10.20, Brunella Bruno, Giovanna Falezza su “La Bastia di Cavaion (2002-2022): scavi, restauri, valorizzazione. Un bilancio dopo vent’anni e prospettive future”; 10.40, Luciano Pugliese su “Prima della Bastia, Il contesto territoriale in età classica e tardoantica”; 11, Davide Brombo, Alberto Manicardi su “La rilettura dei dati archeologici alla luce dei nuovi studi”; 11.20, Pausa Caffè. Alle 11.40, Beatrice Zamuner su “I materiali ceramici”; 12, Giuliano Sala su “La chiesa e la bastia di San Michele attraverso le fonti letterarie e archivistiche”; 12.20, Simone Sestito su “Interpretare la Bastia di San Michele: idee per un lavoro in corso”; 12.40, Elisa Lerco, Fabio Saggioro su “Le indagini dell’Università di Verona”. Alle 15, visita guidata all’Archeoparco della Bastia. Sarà possibile accedere all’area archeologica fino alle 18.

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Il sito della Bastia di San Michele a Cavaion Veronese dove dal 2014 è stato realizzato un Archeoparco (foto Ctg El Preon)

“Dopo alcuni saggi del professor Brogiolo”, ricorda l’arch. Sabrina Franzoni, animatrice culturale del CTG El Preon e vicepresidente dell’Associazione Archeologica Cavaionese, “gli scavi archeologici sulla Bastia hanno preso l’avvio nel 2003 e sono proseguiti in modo continuativo fino al 2009 per poi avanzare a fasi alterne fino al 2011. Il sito è suddiviso in tre livelli: terrazza inferiore, terrazza mediana e terrazza superiore. La terrazza mediana è uno spazio aperto di rispetto fra le due aree e permetteva l’accesso alla zona superiore attraverso il passaggio tra porte controllate da torri di guardia. La terrazza superiore appartiene a quella fase di incastellamento detta “seconda” di controllo del territorio, databile fra X e XIV secolo. Gli ambienti portati alla luce dagli archeologi sono molto ampi, realizzati in periodi storici differenti. All’interno di essi sono stati trovati suppellettili di ceramica grezza di uso quotidiano. Secondo gli studiosi, nel sito era presente una guarnigione militare di cavalleria, visto il ritrovamento di una gran quantità di ferri e finimenti da parata. Il sito – continua – è stato oggetto di una importante iniziativa della Provincia nel 2013, I Tesori Veronesi, ed è stato inaugurato come Archeoparco nel maggio del 2014. La fortificazione di S. Michele è emersa in tutta la sua grandiosità e potenza, ma sembra che la vastità del complesso sia ancora da scoprire, in quanto l’area militare, al culmine dell’altura probabilmente nasconde altre strutture. Data la sua collocazione geografica e la sua posizione di preminenza, è chiara l’importanza che rivestiva questa fortificazione nel controllo del territorio della Valdadige e del lago di Garda. L’archeologo Luciano Pugliese sostiene infatti che la Bastia di S. Michele abbia le stesse caratteristiche e la stessa importanza della Rocca di Garda, vero e proprio presidio di altura, simbolo del potere”.

Torino. In occasione della mostra “AIDA Figlia di due mondi”,  al museo Egizio nuovo appuntamento Silent Wifi Concert®: grazie alle cuffie wi-fi i visitatori possono camminare fra le sale godendo di un esclusivo concerto dal vivo

A grande richiesta, un nuovo appuntamento Silent Wifi Concert® al museo Egizio di Torino. In occasione della mostra “AIDA Figlia di due mondi”, sabato 9 aprile 2022 il pianista Andrea Vizzini e la violoncellista Francesca Formisano accompagnano il pubblico in un percorso musicale ispirato all’Europa ottocentesca, intervallato da brevi reading dell’attore Antonio Gargiulo. Grazie alle cuffie wi-fi i visitatori possono camminare fra le sale godendo di un esclusivo concerto dal vivo. L’evento è frutto della collaborazione di PianoLink con Museo Egizio e Yamaha Music Europe branch Italy. Ingresso a fasce orarie. Sabato 9 aprile 2022 apertura speciale del museo Egizio, performance con inizio alle 20 e alle 22.30 con prenotazione obbligatoria online. Prezzo: Intero 15 euro, ridotto 12 euro; per i Member Museo Egizio (che dovranno mostrare la loro digital membership card all’ingresso insieme al biglietto di ingresso). Biglietti disponibili sul sito del Museo Egizio: https://egizio.museitorino.it/…/ingresso-museo-egizio…/. Servizio guardaroba sospeso. Obbligo di Super Green Pass e mascherina FFP2.

Reggio Calabria. Al museo Archeologico nazionale la conferenza on line di Mario Micheli (RomaTre) su “I Bronzi di Riace tra restauro e metallurgia della grande statuaria in bronzo” apre il ciclo di incontri dedicati ai Bronzi in sinergia con l’università di Roma Tre nel Cinquantesimo della scoperta

Si parlerà de “I Bronzi di Riace tra restauro e metallurgia della grande statuaria in bronzo” nella conferenza on line che apre il ciclo curato dal Dipartimento di Studi umanistici – RomaTre per celebrare con il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria il Cinquantesimo anniversario della scoperta dei Bronzi di Riace. Appuntamento venerdì 8 aprile 2022, alle 17, con il professor Mario Micheli del Dipartimento di Studi umanistici dell’università di Roma Tre, alle 17, sulla piattaforma digitale Microsoft Teams. Ecco il Link per il collegamento: urly.it/3m_43. “È il primo appuntamento del ciclo di incontri organizzato dall’ateneo romano in collaborazione con il museo Archeologico nazionale”, commenta il direttore Carmelo Malacrino, “nell’ambito delle celebrazioni per il Cinquantesimo anniversario della scoperta dei Bronzi di Riace. Il professor Micheli, docente di storia e tecnica di restauro nei corsi magistrali di Archeologia e di Storia dell’Arte, ci condurrà alla scoperta delle tecniche metallurgiche antiche che, proprio in occasione dei restauri effettuati sui Bronzi, si è arricchita di nuovi elementi. Attraverso le parole di uno dei protagonisti degli interventi eseguiti dall’Istituto Centrale per il Restauro e la visione di filmati d’epoca, il pubblico sarà condotto alla scoperta delle tecniche di creazione dei grandi capolavori dell’arte greca. Sarà un’occasione straordinaria per continuare quel percorso di approfondimento e di offerta culturale al grande pubblico che rientra nella nostra mission. Un obiettivo – conclude Malacrino – al quale non intendiamo venire meno, nonostante la drammatica carenza di personale negli uffici e negli spazi espositivi, che ci ha visti costretti a sospendere le attività in presenza per tutto il mese di aprile. Ringrazio la professoressa Giuliana Calcani, componente del consiglio di amministrazione del MArRC per essersi fatta promotrice di questo ciclo di incontri altamente scientifici”.

I Bronzi di Riace esposti in una speciale sala del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (foto MArRC)

“Alle celebrazioni per i Cinquant’anni della scoperta dei Bronzi di Riace parteciperanno anche Università ed enti culturali del centro e del nord d’Italia: dall’università degli Studi Roma Tre, agli atenei di Padova e di Udine, al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, a dimostrazione dell’interesse esteso ad ampio raggio sui due capolavori dell’arte greca, esposti al MArRC”, afferma Giuliana Calcani, dell’università Roma Tre e membro del Comitato organizzativo delle celebrazioni.  Avere la possibilità di riflettere su opere così complesse dal punto di vista tecnico, formale, attributivo, è un’occasione preziosa non solo per approfondire la conoscenza dell’arte antica, ma anche per valutarne il potenziale di relazione che hanno con la società attuale”. Per il professor Mario Micheli: “Il recupero dei Bronzi nel mare di Riace il 16 agosto 1972 ha aperto una fase straordinaria di ricerca sulle procedure della fusione artistica greca. Era necessario avere due capolavori che potessero fare da cassa di risonanza per una tipologia numericamente poco attestata, rispetto alla statuaria in marmo, per concentrare risorse conoscitive a tutto campo anche sulla metallurgia antica”.

Firenze. Al museo Archeologico nazionale per gli “Incontri al museo” l’archeologa Anna Consonni, curatrice della sezione egizia del MAF, presenta “Passammo alla pretesa tomba d’Osiamandias, che non è altro che un Ramesseion…” sui recenti scavi negli annessi economici nord del Ramesseum a Tebe

Giovedì 7 aprile 2022, alle 17, al museo Archeologico nazionale di Firenze per la nona edizione della rassegna “Incontri al museo” l’archeologa Anna Consonni, curatrice della sezione egizia del MAF, presenta “Passammo alla pretesa tomba d’Osiamandias, che non è altro che un Ramesseion…” una conferenza sui recenti scavi negli annessi economici nord del Ramesseum a Tebe. Dal 2017 un gruppo di ricerca italiano è associato agli scavi condotti dalla Missione franco-egiziana sull’area del Ramesseum, diretta dal dott. Christian Leblanc nell’ambito della Missione Archeologica Francese di Tebe Ovest (MAFTO), in partnership con il Centro di Studi e Documentazione sull’Antico Egitto (CEDAE, Egyptian Ministry of Antiquities) e l’Associazione per la salvaguardia del Ramesseum (ASR). Agli archeologi italiani è stata affidata in particolare la ripresa degli scavi negli “annessi nord”, una serie di strutture in mattoni crudi, che coprono un’area di circa 12.000 m2 ed erano parte del complesso economico-amministrativo del Tempio. La destinazione originaria di questi ambienti, indagati nei secoli passati in modo non esaustivo, non è in molti casi ancora chiara. Allo stesso modo necessita di essere meglio definita la dinamica complessa di riutilizzo che l’area ha subito a partire dal Terzo Periodo Intermedio. Le nuove ricerche, condotte con l’ausilio di moderne metodologie e un approccio multidisciplinare, hanno già consentito di raccogliere nuove interessanti informazioni. L’incontro vuole essere l’occasione per presentare le novità emerse dalle più recenti campagne di scavo su un sito che ha molti legami con la collezione egizia del museo Archeologico nazionale di Firenze.

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L’archeologa Anna Consonni, curatrice del museo Egizio di Firenze

Anna Consonni si è laureata in Egittologia all’università di Milano e specializzata nella stessa università in Preistoria e Protostoria, e ha conseguito il dottorato in Egittologia all’università di Pisa con una tesi sulle ceramiche provenienti dai contesti funerari presenti sull’area del Tempio di Milioni di Anni di Amenhotep II a Luxor (Egitto). Ha partecipato a numerosi scavi preistorici e protostorici in Italia, sia da libero professionista che in collaborazione con Università e Istituti di Ricerca. Ha inoltre collaborato con diverse missioni archeologiche in Egitto: la missione archeologica italiana sull’area del Tempio di Milioni di Anni di Amenhotep II a Luxor, la missione dell’Università di Pisa presso le tombe TT14-MIDAN05 a Dra’ Abu el-Naga, la Missione franco-egiziana sull’area del Tempio di Milioni di Anni di Ramesse II-Ramesseum. Dal 2018 al 2020 è stata Funzionario archeologo al museo Archeologico nazionale di Taranto dove è stata curatore delle sezioni dedicate alla Preistoria-Protostoria e alla cultura indigena, e responsabile dell’Area Operativa “Educazione e Ricerca, Servizi al Pubblico” e dei Servizi Educativi. Da gennaio 2021 è in servizio al museo Archeologico nazionale di Firenze, come curatore della Sezione “Museo Egizio”. Le principali aree di interesse della sua ricerca sono la cultura materiale, con particolare riguardo alla ceramica, i corredi funerari, l’evoluzione del paesaggio funerario e la metodologia della ricerca. Ha collaborato all’organizzazione e alla redazione di testi per mostre di argomento egittologico in Italia e in Egitto. Ha all’attivo numerose pubblicazioni e partecipazioni a convegni.

Si inaugura l’Archeodromo del Conero, il primo nelle Marche, che comprende l’antiquarium statale Numana, l’area archeologica “I Pini” e il centro visite Parco del Conero a Sirolo

La necropoli picena dell’area archeologica “I Pini” a Sirolo (foto sabap-marche)

L’Archeodromo del Conero, il primo nelle Marche, è un progetto che prevede la realizzazione di un percorso tematico ampio che comprende l’antiquarium statale Numana, l’area archeologica “I Pini” e il centro visite Parco del Conero a Sirolo. La progettazione e la costruzione delle prime strutture dell’Archeodromo hanno coinvolto studiosi e archeologi esperti del mondo piceno e dell’archeologia sperimentale. Venerdì 8 aprile 2022 ci sarà l’inaugurazione dell’Archeodromo del Conero. Lo annuncia la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Ancona Pesaro Urbino e Ascoli Piceno: “Inauguriamo la ricostruzione di una “casa picena” in scala 1:1 di V-IV secolo a.C. e un’area di produzione ceramica realizzate con tecniche di archeologia sperimentale, cercando di riprodurre le tecniche di costruzione antiche”.

Alle 11, a Sirolo, in via Peschiera, inaugurazione dell’Archeodromo del Conero con taglio del nastro da parte del presidente dell’ente parco regionale del Conero Daniele Silvetti che presenterà il progetto “Archeopaesaggio del Conero, nuovi spazi e nuove pratiche per scoprire conservare e vivere il territorio del Parco”. Alle 12, a Numana, in piazzale del Cavalluccio, conferenza “La Tomba della Regina. Riallestimento e novità”. Interverranno Giorgia Latini, assessore alla Cultura della Regione Marche; Gianluigi Tombolini, sindaco di Numana; Filippo Moschella, sindaco di Sirolo; Luigi Gallo, direttore regionale Musei Marche; Cecilia Carlorosi, soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio An-Pu-Ap; Giacomo Bardelli, ricercatore al Römisch-Germanisches Zentralmuseum (RGZM) di Mainz; Nicoletta Frapiccini, direttore dell’antiquarium statale di Numana. Modera Daniele Silvetti. Al termine aperitivo offerto dalle studentesse e dagli studenti dell’istituto Einstein-Nebbia di Loreto. Seguirà la visita all’antiquarium statale di Numana. L’Archeodromo del Conero rimarrà aperto sino alle 17. Sarà possibile visitare l’area e partecipare alle attività di archeologia sperimentale accompagnati dagli archeologi che hanno realizzato il progetto e dalle guide della cooperativa Opera. L’area archeologica “I Pini” sarà aperta dalle 15 alle 17, con visite guidate del personale Pro loco di Sirolo. L’antiquarium statale di Numana sarà aperto dalle 8.30 alle 19.30. Alle 15, visita guidata a cura di Marta Natalucci.

Una sala dell’antiquarium statale di Numana (foto sabap-marche)

Grazie alle attività di controllo e tutela del territorio effettuate soprintendenza delle Marche, che hanno permesso il ritrovamento anche nel comprensorio del Conero di importanti testimonianze archeologiche sugli insediamenti di età picena, è stata ipotizzata anche l’ambientazione interna dell’abitazione con una zona per la preparazione e cottura dei cibi, un’area per lo stoccaggio alimentare e deposito utensili, una zona mensa e notte. Il fornello e il telaio insieme ad altri oggetti di uso quotidiano presenti all’interno della casa sono riproduzioni scientifiche in archeologia sperimentale di oggetti di V-IV sec. a.C. ritrovati in vari contesti archeologici piceni, che possono essere maneggiati e utilizzati anche dai visitatori durante le attività svolte per sperimentare la vita e la quotidianità picena. All’abitazione si affianca anche la ricostruzione di un’area produttiva costituita da una fornace per la cottura della ceramica, che permette di eseguire l’intero processo produttivo dell’argilla, dalla realizzazione del vaso, all’essiccazione fino alla cottura finale. Queste ricostruzioni costituiscono un primo passo verso la realizzazione di un parco archeologico dove sarà possibile ammirare e fruire delle testimonianze archeologiche dell’età picena grazie all’archeologia sperimentale e ad innovative tecniche di realtà aumentata e 3D già presentate nei mesi scorsi.

Il progetto “Archeopaesaggio al Conero”, nuovi spazi e nuove pratiche per scoprire e conservare il territorio del Parco” avviato nel 2018 è promosso dall’Ente Parco Regionale del Conero e cofinanziato dalla Fondazione Cariverona all’interno del Bando Valore Territori 2018 per un totale di 440mila euro. Vede coinvolti oltre al capofila l’Ente Parco Regionale del Conero, la soc. coop. sociale onlus Opera che gestisce la struttura del Centro Visite del Parco ed il connesso Centro di Educazione Ambientale Cea, i Comuni di Sirolo, Numana e Camerano, la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio An-Pu e Ap-Fm-Mc, l’antiquarium statale di Numana, il museo Tattile statale Omero e l’associazione Riviera del Conero e Colli dell’Infinito.

Enna. Alla Soprintendenza giornata di studi in presenza su “Età del Bronzo. Nuovi dati dall’archeologia preventiva nella Provincia di Enna nel contesto della tarda preistoria in Sicilia”: saranno illustrate le ricerche archeologiche preliminari alla realizzazione del Metanodotto Snam Gagliano-Termini Imerese

Con una giornata di studi su “Età del Bronzo. Nuovi dati dall’archeologia preventiva nella Provincia di Enna nel contesto della tarda preistoria in Sicilia” riprendono le attività culturali in presenza. Nella sala convegni della soprintendenza per i Beni culturali e ambientali di Enna, giovedì 7 aprile 2022, alle 9.30, la soprintendenza organizza, con il supporto di SNAM e di SICILSALDO, una Giornata di studi che avrà come tema l’Età del Bronzo nel territorio ennese, alla luce dei nuovi dati scientifici emersi nel corso delle recenti ricerche e indagini archeologiche sul campo, effettuate nell’ambito dell’archeologia preventiva, sotto la direzione scientifica della Sezione per i beni archeologici, le quali stanno portando ad acquisire risultati e dati molto importanti per la Storia e l’Archeologia della Sicilia. L’intento è quello di avviare un confronto tra gli studi provenienti da indagini archeologiche effettuate sugli Erei e i Nebrodi e sui siti dell’Età del Bronzo Medio siciliani da parte di archeologi e accademici nazionali e internazionali che hanno curato le ricerche sul campo. Nell’occasione saranno illustrate le ricerche archeologiche preliminari effettuate ai fini della realizzazione dei lavori del Metanodotto Snam Gagliano-Termini Imerese che hanno consentito di portare alla luce i resti di vari insediamenti e beni isolati di rilevanza archeologica tra Nicosia e Gagliano Castelferrato lungo il tracciato del gasdotto. Tra questi, le tracce di un insediamento dell’età del Bronzo Medio in Contrada da Piane nel territorio di Gagliano Castelferrato, e, tra i primi resti, emersi una capanna di forma ovoidale del II millennio a.C., una piastra fittile integra utilizzata per la cottura all’interno di un fondo di un’altra capanna ovoidale, molti resti archeobotanici che testimoniano coltivazioni di cereali e attività di allevamento e vari frammenti ceramici tra i più interessanti ed originali della Sicilia. Grazie a questa prima fase di indagine, attuata tramite accurati scavi stratigrafici, sarà possibile ottenere nuovi dati che, una volta studiati ed approfonditi, daranno informazioni scientifiche importantissime per la comprensione dei fenomeni insediativi nel periodo del Bronzo Siciliano, in un contesto poco o per nulla indagato. In programma quattro sezioni: alle 10, La Soprintendenza di Enna e la ricerca archeologica nella provincia di Enna; alle 10.40, I recenti dati dell’Archeologia preventiva in provincia di Enna; alle 15.30, I dati delle nuove ricerche nel contesto dell’Età del Bronzo tra gli Erei e i Nebrodi; alle 17.15, I dati delle nuove ricerche nel contesto della Sicilia dell’Età del Bronzo.

Roma. Per “Dialoghi in Curia”, conferenza in presenza e on line di Renata Picone dell’università di Napoli “Federico II” su “Il Restauro come ‘cura’ da John Ruskin a Giacomo Boni”

Nuovo appuntamento del ciclo “Dialoghi in Curia” in presenza e on line: giovedì 7aprile 2022, alle 16.30, la Curia Iulia ospita la conferenza di Renata Picone (università di Napoli “Federico II”, dipartimento di Architettura) che terrà una lezione dal titolo “Il Restauro come ‘cura’ da John Ruskin a Giacomo Boni”. Il tema della “cura” dei monumenti attraversa le teorie del restauro nascenti in Europa nella seconda metà del XVIII, trovando i suoi esiti operativi nell’attività e nelle sperimentazioni di architetti e archeologi attivi nel panorama italiano di fine secolo. Introduce Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo. Renata Picone, architetto, è professore ordinario di restauro e direttore della Scuola di Specializzazione in Beni architettonici e del Paesaggio all’università di Napoli “Federico II”. Prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti (max 100) su www.eventbrite.it. Ingresso da largo della Salara Vecchia, 5. All’ingresso del PArCo sarà richiesto di esibire, oltre all’invito, il certificato verde e di indossare la mascherina. L’incontro sarà trasmesso in diretta streaming dalla Curia Iulia sulla pagina Facebook del PArCo: https://www.facebook.com/parcocolosseo.

Ercolano. Quinto appuntamento con “Magma”, la serie video del parco archeologico: con il direttore Sirano e l’archeologo Varriale scopriamo i dettagli emersi in un ambiente della Casa dell’Albergo, a ridosso del punto in cui il mare bagnava Herculaneum, nel cantiere dell’antica spiaggia

Francesco Sirano e Ivan Varriale nell’ambiente livello antica spiaggia della Casa dell’Albergo a Ercolano (foto paerco)

Per il quinto appuntamento della nuova serie video “Magma” del parco archeologico di Ercolano la passeggiata continua alla scoperta del cantiere dell’antica spiaggia di Ercolano. Il direttore Francesco Sirano e l’archeologo Ivan Varriale illustrano alcuni dettagli emersi durante il cantiere in un ambiente della Casa dell’Albergo, a ridosso del punto in cui il mare bagnava Herculaneum.

“La Casa dell’Albergo”, ricorda Sirano, “è una delle dimore più grandi dell’antica Ercolano, articolata su vari livelli. Nell’ambito del progetto Antica spiaggia è previsto lo scavo e il restauro di questo ambiente”. In particolare dello scavo si sta occupando l’archeologo Ivan Varriale. “Questo della lussuosa domus era un ambiente di servizio che connetteva i livelli più bassi della casa con quella che era l’antica spiaggia”, spiega. “Si tratta probabilmente di un locale per il carico/scarico delle merci, visto che siamo anche nei pressi delle cucine della casa. Lo scavo restituisce proprio un’immagine dell’eruzione nel momento della tragedia, quando la porta dell’ambiente era chiusa. È rimasta proprio l’impronta della porta sullo strato di materiale vulcanico, che probabilmente è penetrato dall’esterno all’interno dell’ambiente, lasciando il calco della porta. Qui si vedono chiaramente le assi di legno e addirittura chiodi in ferro, elementi delle cerniere che permettevano di aprire la porta”. Si vedono anche dei fori. “Quello più in basso – continua Varriale – è probabilmente una finestra aperta per dare luce all’ambiente. Invece quel buco che si vede attaccato alla volta è probabilmente un pozzo di scavo. Era la tecnica di scavo dell’Ottocento quando si procedeva per pozzi e cunicoli. Qui troviamo proprio le tracce di questo scavo, perché non vediamo soltanto nella muratura dove si vedono le tracce delle picconate ben evidenti, ma riusciamo a ritrovare anche nello scavo: scavando abbiamo intercettato il piano dove gli scavatori ottocenteschi si sono fermati. Si vede il piano inciso tagliato dagli scavatori nell’Ottocento. Chiaramente sotto questo piano troviamo tutti i crolli relativi agli intonaci, parte dei legni della porta che sono stati trovati sul posto e sono stati poi scavati e ora sono conservati in deposito.

San Martino dall’Argine (Mn). Durante i lavori del consorzio di bonifica Navarolo Agro Cremonese Mantovano scoperte undici tombe, con scheletri, risalenti all’Alto Medioevo

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Una tomba a cappuccina altomedievale scoperta a San Martino dall’Argine nel Mantovano (foto sabap-cr-lo-mn)

Undici tombe, disposte in quattro gruppi, con scheletri, risalenti all’Alto Medioevo, sono riemerse dalle campagne di San Martino dall’Argine, nel Mantovano, durante i lavori del consorzio di bonifica Navarolo Agro Cremonese Mantovano. È questa la scoperta fatta dagli archeologi del SAP, sotto la direzione scientifica di Chiara Marastoni, funzionario della soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Cremona, Lodi e Mantova. Un ritrovamento che potrebbe gettare nuova luce sulla storia di San Martino dall’Argine e l’antica valle dell’Oglio. “Il Consorzio di bonifica Navarolo”, commenta il presidente del Consorzio, Guglielmo Belletti, “lavora nel e per il territorio dell’Oglio Po e non può essere che soddisfatto nell’aver recuperato questi importanti frammenti della nostra storia”.

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Le sepolture ad inumazione scoperte a San Martino dall’Argine (Mn) hanno restituito individui adulti, ma anche alcuni bambini (foto sabap-cr-lo-mn)

L’area oggetto dei ritrovamenti coincide con un lembo di terrazzo del fiume Oglio, un luogo in antico naturalmente favorevole all’insediamento. Lungo una fascia di circa 350 metri sono emerse 11 tombe, delle quali tre con copertura cosiddetta “alla cappuccina”, formate da mattoni sesquipedali disposti a doppio spiovente a copertura del defunto, in quattro nuclei apparentemente separati, distanti fra loro alcune decine di metri. Le sepolture ad inumazione hanno restituito individui adulti, ma anche alcuni bambini.

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Alcune sepolture altomedievali scoperte a San Martino dall’Argine nel Mantovano (foto sabap-cr-lo-mn)

L’assenza completa di elementi di corredo rende al momento arduo esprimersi circa la loro collocazione cronologica, tuttavia il ricorso ad elementi laterizi di reimpiego nelle tombe più strutturate, forse provenienti da un vicino insediamento di età romana, potrebbe portare ad ipotizzare un inquadramento in età alto medievale. Tale ipotesi sarebbe avvalorata anche dal ritrovamento di alcune buche pertinenti ad edifici lignei, nonché a tracce di canali antichi, che stanno restituendo frammenti ceramici e di pietra ollare. Dagli scavi sono emerse anche sporadiche tracce di frequentazione preistorica dell’area, attestata dalla presenza di un pozzetto di scarico con minuti frammenti ceramici ad impasto, che confermano il recupero di selce nel corso delle indagini preliminari del 2020.

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Una sepoltura altomedievale scoperta a San Martino dall’Argine nel Mantovano (foto sabap-cr-lo-mn)

“È stata una sorpresa e anche un’emozione vedere quelle tombe sepolte da circa 1500 anni nei terreni di San Martino”, interviene Alessio Renoldi sindaco del Comune di San Martino dall’Argine. “Sono preziosissimi pezzi di storia che confermano insediamenti molto antichi dei nostri territori e non possono far altro che suscitare ulteriore curiosità sulle origini del nostro paese. Ovviamente cercheremo di valorizzare al meglio questo scoperte e quando sarà possibile metteremo a disposizione dei cittadini quante più informazioni possibili. Spero anche che ulteriori indagini possano far emergere nuovi frammenti di storia e di conoscenza del comune”.

Vicenza. Al museo Naturalistico Archeologico la mostra “Palafitte e Piroghe del Lago di Fimon. Legno, territorio, archeologia”: nuova luce sulla vita degli uomini e delle donne che abitavano attorno al lago di Fimon da 7000 a 3000 anni fa

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Locandina della mostra “Palafitte e Piroghe del Lago di Fimon. Legno Territorio Archeologia” al museo Naturalistico Archeologico di Vicenza fino al 31 maggio 2023

Al museo Naturalistico Archeologico di Vicenza nella mostra “Palafitte e Piroghe del Lago di Fimon. Legno, territorio, archeologia” protagonista assoluto è il legno, quello utilizzato nelle imbarcazioni, il nelle case su palafitta, nelle strutture che servivano per bonificare le sponde del lago. Aperta il 19 marzo 2022, fino al 31 maggio 2023 i visitatori potranno scoprire i villaggi preistorici del Lago di Fimon sulle tracce degli appassionati e degli studiosi che nel corso degli anni hanno recuperato ed esaminato centinaia di reperti. Realizzata in onore di Gastone Trevisiol, ricercatore la cui attività si è svolta principalmente nelle Valli di Fimon e a cui si deve il ritrovamento di molti dei reperti esposti in mostra, l’esposizione è organizzata dall’assessorato alla Cultura del Comune di Vicenza, dai Musei Civici di Vicenza e dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona Rovigo e Vicenza.

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Il taglio del nastro all’inaugurazione della mostra “Palafitte e piroghe del lago di Fimon” (foto sabap-vi)

La mostra è stata realizzata grazie a un comitato scientifico composto dai maggiori esperti italiani di preistoria e di antiche abitazioni e imbarcazioni, oltre che dai protagonisti delle ricerche archeologiche sul Lago di Fimon, provenienti dal ministero della Cultura e da numerose università e da laboratori all’avanguardia. La cooperativa sociale Scatola Cultura, si è occupata dell’allestimento e della didattica. La mostra gode del patrocinio e del contributo della Regione del Veneto (per gli studi dendrocronologici dei legni di Fimon tramite la legge regionale 50/84), del contributo di Fondazione Roi per le attività didattiche per scuole e famiglie, di Zordan s.r.l. per allestimento curato da Scatola Cultura. Ha il patrocinio di Provincia di Vicenza, Comune di Arcugnano, Accademia Olimpica e dei Siti preistorici palafitticoli dell’arco alpino UNESCO.

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L’allestimento della mostra “Palafitte e Piroghe del Lago di Fimon. Legno Territorio Archeologia” è stato curato da Scatola Cultura (foto sabap-vi)

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La presentazione della mostra al museo Naturalistico Archeologico di Vicenza: al centro, Carpanese, Tinè, Siotto, Pellizzari (foto sabap-vi)

Alla presentazione sono intervenuti l’assessore alla Cultura Simona Siotto, il soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona, Rovigo e Vicenza Vincenzo Tinè, il sindaco di Arcugnano Paolo Pellizzari, il conservatore del museo Naturalistico-Archeologico Viviana Frisone, e Valentina Carpanese per Scatola Cultura. Erano presenti Romano Trevisiol, figlio di Gastone Trevisiol a cui la mostra è dedicata, e il comitato scientifico della mostra. “La mostra, frutto della collaborazione fra istituzioni e studiosi di provenienze diverse, è un ottimo esempio di come si possa lavorare insieme per obiettivi comuni: la ricerca, la conservazione e la valorizzazione di beni culturali”, dichiarato Simona Siotto. “Quello che possiamo vedere oggi nelle sale del museo è frutto di ricerche all’avanguardia tradotte in linguaggio accessibile a tutti. L’allestimento gradevole e coinvolgente rende la mostra particolarmente adatta all’attività didattica rivolta alle scuole e ad iniziative educative che potranno essere progettate in relazione a specifiche esigenze di approfondimento. L’approfondimento dedicato all’uso del legno in epoca preistorica sarà sicuramente di interesse poiché tra l’altro interessa un territorio vasto coinvolgendo in particolare il Lago di Fimon nel Comune di Arcugnano, luogo di ritrovamento di molti reperti di grande interesse per gli studiosi”.

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La vetrina dedicata ai primi protagonisti delle ricerche nelle valli di Fimon (Vi) (foto sabap-vi)

La mostra si sviluppa da nuovi studi sui frammenti di legno recuperati nel Novecento e da recenti indagini archeologiche condotte con le più moderne metodologie che hanno consentito di gettare nuova luce sulla vita degli uomini e delle donne che abitavano attorno al lago di Fimon da 7000 a 3000 anni fa. Racconta come gli importanti reperti di Fimon sono stati recuperati, conservati e, oggi, studiati. La preistoria del Lago di Fimon è anche la preistoria della carpenteria del legno e racconta di come le radici di questo sapere artigianale affondino nel passato che l’archeologia moderna può rivelare e raccontare. Tra gli oggetti più significativi esposti ci sono i resti di una piroga monossile risalente a circa 5000 anni fa identificata nei reperti lignei raccolti nell’Ottocento. Si tratta di uno dei reperti eccezionalmente conservati che permetteranno al visitatore di comprendere quante cose accomunano il lontano mondo della preistoria e l’epoca attuale: piroghe monossili del tutto simili a quelle di Fimon venivano costruite fino a poche centinaia d’anni fa e negli ultimi anni vi è una forte spinta alla bioedilizia e all’uso di materiali naturali ed ecosostenibili nelle costruzioni. La mostra, attraverso l’archeologica, consente di approfondire la conoscenza della carpenteria del legno che è sempre stata poco nota, attraverso la conservazione dei legni del lago di Fimon che è qualcosa di eccezionale e unico: questo è stato possibile grazie all’ambiente umido e quindi anaerobico, condizione ideale che si è creata nella torbiera di Fimon. Solitamente, infatti, il legno, materiale organico e quindi deperibile, non si conserva quasi mai nei depositi archeologici ma viene consumato dal passare del tempo.

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In mostra a Vicenza uno dei pali delle palafitte di Fimon recuperati da Paolo Lioy nella seconda metà dell’Ottocento, recentemente restaurato (foto sabap-vi)

Nella mostra “Palafitte e piroghe del Lago di Fimon” è esposto di un reperto eccezionale: uno dei pali delle palafitte di Fimon recuperati da Paolo Lioy nella seconda metà dell’Ottocento, recentemente restaurato. Segue poi la presentazione degli altri frammenti lignei recuperati durante le ricerche archeologiche più recenti. La mostra parla di come questi reperti siano arrivati fino ad oggi, raccontando dell’estrazione della torba e dei principali protagonisti della ricerca nelle Valli di Fimon: tra questi vi è Gastone Trevisiol, al quale la mostra è dedicata. Un pannello didattico racconta in maniera approfondita le numerose analisi archeologiche e scientifiche che vengono realizzate sul legno archeologico per scoprirne ogni aspetto. Infine, quattro vetrine presentano i principali siti archeologici del Lago di Fimon grazie ai reperti rinvenuti.

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In mostra postazioni interattive e approfondimenti video per conoscere meglio il territorio, le ricerche e i reperti (foto sabap-vi)

Un’installazione inedita audio interattiva di Andrea Santini e Marianna Anoardi introduce i visitatori alle tematiche grazie ad un’esperienza sensoriale. Altre postazioni interattive permetteranno ai visitatori di toccare con mano il legno, mentre approfondimenti video permetteranno di conoscere meglio il territorio, le ricerche e i reperti. Con la collaborazione di Veneto Agricoltura, in alcuni vasi collocati nel portico del chiostro del museo, si possono vedere sei alberi appartenenti alle specie che vivevano attorno al Lago di Fimon tra il Neolitico e l’Età del Bronzo. Sono previste delle attività educative rivolte a bambini e famiglie ogni prima domenica del mese. Le proposte sono gratuite grazie al contributo della fondazione Giuseppe Roi. Info e prenotazioni: 3483832395 didattica.museivicenza@scatolacultura.it. Le attività didattiche per bambini e ragazzi verranno inserite anche nel Poft – Piano dell’offerta formativa territoriale per l’anno 2022-23, con particolare attenzione alle diverse abilità cognitive e disabilità. La mostra si può visitare dal martedì alla domenica, dalle 9 alle 17 da settembre a giugno, dalle 10 alle 14 in luglio e agosto. L’ingresso è compreso nel biglietto per il museo: intero 3 euro, ridotto e scuole 2 euro. Info biglietti https://www.comune.vicenza.it/cit…/scheda.php/42724,217959. Informazioni: 0444222815, museonatarcheo@comune.vicenza.it.