Alla Bit di Milano presentata la XXIV edizione della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico, a Paestum dal 27 al 30 ottobre. Prime anticipazioni

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Presentazione della BMTA 2022 alla Bit di Milano: da sinistra, Rosanna Romano, Felice Casucci, Alessandro Ferrara e Ugo Picarelli (foto bmta)

paestum_bmta-2022_locandinaLa Borsa Mediterranea del Turismo archeologico di Paestum, a sei mesi dall’apertura della XXIV edizione, in programma al Tabacchificio Cafasso da giovedì 27 a domenica 30 ottobre 2022, ha deciso di presentarsi al grande pubblico degli operatori. E per farlo non poteva scegliere vetrina migliore: la Bit di Milano. La XXIV Bmta è stata infatti presentata dall’assessore del Comune di Capaccio Paestum Ettore Bellelli, in rappresentanza del sindaco Franco Alfieri, e dal fondatore e direttore della BMTA Ugo Picarelli, alla Borsa internazionale del Turismo in occasione della conferenza stampa della Regione Campania con Felice Casucci assessore alla Semplificazione amministrativa e al Turismo e Rosanna Romano direttore generale per le Politiche culturali e il Turismo. Presenti in occasione Vincenzo Napoli sindaco di Salerno, Alessandro Ferrara assessore al Turismo del Comune di Salerno, Alfonso Andria consigliere di amministrazione parco archeologico di Paestum e Velia. E Ugo Picarelli ha colto l’occasione per augurare al neo direttore del parco archeologico di Paestum e Velia Tiziana D’Angelo, nel giorno del suo insediamento ufficiale, un percorso professionale gratificante e straordinario, certo che le sue prestigiose competenze ed esperienze internazionali saranno un importante valore aggiunto per le prossime edizioni della BMTA.

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Ugo Picarelli, fondatore e direttore della Borsa mediterranea del turismo archeologico (foto bmta)

Ugo Picarelli ha sottolineato la grande attenzione che sta suscitando la prossima edizione, dopo il successo del novembre scorso, a seguito degli incontri avuti in Bit con gli assessori regionali al Turismo di Calabria, Lazio, Marche, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia e con i direttori delle agenzie regionali del Turismo di Basilicata, Friuli e Toscana, che hanno assicurato la loro partecipazione nel Salone Espositivo. Inoltre, dai colloqui con il ministro del Turismo Massimo Garavaglia (intervenuto con un saluto alla conferenza stampa presso lo Stand Campania) e con il direttore Regione Europa dell’Unwto, l’Onu del turismo con sede a Madrid, Alessandra Priante, è emerso il loro impegno ad essere presenti alla BMTA 2022, mentre l’Enit grazie al presidente Giorgio Palmucci, all’amministratore delegato Roberta Garibaldi e al consigliere di amministrazione Sandro Pappalardo sta già lavorando con le proprie delegazioni estere per assicurare i 40 buyer europei che svolgeranno il Workshop con gli operatori turistici dell’offerta sabato 29 ottobre 2022.

Primo giorno di lavoro per Tiziana D’Angelo, neodirettore del parco archeologico di Paestum e Velia, che annuncia progetti per il sito di Velia, l’area archeologica di Paestum e il museo Archeologico nazionale di Paestum

Tiziana D’Angelo, direttore del parco archeologico di Paestum e Velia, nel Tempio di Nettuno a Paestum (foto pa-paeve)

“Sono entusiasta di entrare a far parte di una squadra di lavoro eccezionale e di una comunità vivace, da cui ho ricevuto un’accoglienza estremamente calorosa. Le criticità insorte a causa dell’emergenza sanitaria degli ultimi due anni sono state affrontate e risolte egregiamente, e il Parco è pronto per una nuova fase di crescita. Con questa energia e motivazione, ci metteremo immediatamente all’opera per pianificare un programma innovativo di tutela dei reperti e dei monumenti, avviare nuovi progetti di ricerca e implementare strategie di fruizione e comunicazione che rendano i siti di Paestum e Velia sempre più accessibili e inclusivi”. È il commento del neodirettore, Tiziana D’Angelo, al suo primo giorno di lavoro al parco archeologico di Paestum e Velia. Nominata a seguito di una selezione internazionale, Tiziana D’Angelo si prepara a gestire i due siti magno-greci della provincia di Salerno per i prossimi 4 anni; l’incarico di direttore segue quello di Gabriel Zuchtriegel, nominato nel 2015 e passato a dirigere il parco archeologico di Pompei nel 2021, e Massimo Osanna, direttore generale Musei del MiC che ha avocato a sé la direzione del parco archeologico di Paestum e Velia dal 2021 fino ad oggi, effettiva presa di servizio del nuovo direttore.

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Tiziana D’Angelo, direttore del parco archeologico di Paestum e Velia (foto pa-paeve)

Tiziana D’Angelo, milanese, archeologa classe 1983, ha studiato e lavorato tra l’Italia, l’Inghilterra e gli Stati Uniti e vanta un’importante esperienza sul campo, avendo partecipato a diverse campagne di scavo in Italia e in Turchia e avendo lavorato in diversi musei internazionali come il Metropolitan Museum of Art di New York e gli Harvard Art Museums di Cambridge, MA. “Una delle priorità sarà quella di imprimere un’ulteriore spinta per la valorizzazione di Velia nella sua unicità archeologica, geo-ambientale e culturale, e per il consolidamento del suo legame con Paestum e il Cilento”, continua D’Angelo. “Per farlo lavoreremo su molteplici fronti, dall’utilizzo di tecnologie avanzate per il monitoraggio dell’area archeologica alla riqualificazione e creazione di nuovi spazi e percorsi espositivi, alla delineazione di itinerari di turismo sostenibile.  Tutto questo sarà possibile grazie alla preziosa collaborazione di enti, istituzioni e imprese territoriali, con cui sto avendo modo di confrontarmi proficuamente, ma anche attraverso l’ampliamento della nostra rete internazionale”.

Roma. Con gli esperti del parco archeologico del Colosseo alla scoperta dei mosaici presenti tra Foro Romano e Palatino: con la nona tappa si va alla scoperta dei mosaici pavimentali della Schola Praeconum, da poco riaperta al pubblico in alcuni periodi dell’anno

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Pianta dell’edificio della Schola Praeconum sul Palatino (da Lugli G., Capitolium, 9, 1933, p. 442) (foto PArCo)

Il parco archeologico del Colosseo propone un nuovo itinerario on line tra Foro Romano e Palatino, a cura di Federica Rinaldi, Alessandro Lugari e Francesca Sposito, per scoprire che cosa state si sta calpestando in una visita, per capire in quale edificio e ambiente vi state muovendo, per riconoscere i pavimenti antichi in marmi policromi e in mosaico che decoravano gli edifici pubblici, ma anche e soprattutto le case private e i palazzi. In questo nono appuntamento, la passeggiata virtuale, che ha raggiunto il Palatino, dopo aver conosciuto i pavimenti degli Horrea Agrippiana e del Paedagogium, si sposta dalla sommità del colle ai suoi piedi, verso il Circo Massimo. Si trova qui, infatti, la Schola Praeconum, un complesso che si apre lungo via dei Cerchi, a Est della chiesa di Sant’Anastasia, da poco riaperto al pubblico in alcuni periodi dell’anno. “L’edificio fu realizzato in tecnica laterizia in epoca severiana”, spiegano gli archeologi del PArCo, “contestualmente alla generale ristrutturazione del versante meridionale del Palatino. La struttura presenta tre grandi ambienti coperti a volta, il maggiore in posizione centrale, gli altri disposti simmetricamente ai lati, aperti con grandi soglie verso un cortile porticato a pilastri, che metteva in comunicazione la struttura con l’asse viario antistante”.

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Schola Praeconum sul Palatino: mosaico bianco-nero con raffigurazione di araldi in processione con vessilli, caducei e bastoni (foto Archivi PArCo)

“Il nome con cui viene convenzionalmente identificato – continuano gli esperti del PArCo – è dovuto all’iconografia del mosaico scoperto da Antonio Muñoz, e alle scene raffigurate sulle pitture dell’ambiente orientale. Il soggetto principale del mosaico è una processione di otto personaggi, divisi in due gruppi, che sfilano sulle pareti opposte dal fondo del vano verso la porta; si tratta di figure maschili vestite di corta tunica, con vessilli, caducei e bastoni, interpretate come araldi o aurighi (praecones) preposti a guidare le processioni circensi. Le tessere presentano dimensioni e taglio irregolare, che consentono di datare il mosaico in età tardo imperiale (III-IV secolo d.C.). Il soggetto e l’iconografia del mosaico non trovano confronti precisi tra le pavimentazioni musive, e potrebbero quindi essere stati creati appositamente per l’ambiente della schola, prendendo in parte spunto dalla decorazione pittorica che ugualmente raffigura una teoria di figure maschili e tenendo conto anche della funzione per il quale l’ambiente stesso veniva utilizzato”.

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Schola Praeconum sul Palatino: restauro in corso del mosaico bianco-nero con araldi in processione (foto Archivi PArCo)

“Dal 2020 il mosaico è stato interessato da un intervento di restauro che ha previsto la rimozione dell’interro protettivo e delle piante superiori, il trattamento biocida, il consolidamento dei cordoli di contenimento costituiti da mattoni di taglio, il fissaggio delle tessere mobili, la pulizia con impacchi di acqua e di sali solubili di bicarbonato di ammonio. Infine – concludono – le lacune sono state integrate con breccia bianca aurora per le parti in bianco e con breccia in basalto per quelle in nero”.

Archeologia in lutto. È morto a 60 anni Marcello barbanera, professore di Archeologia e storia dell’arte greca e romana alla Sapienza di Roma. Si è interessato di storia dell’archeologia, scultura greca, metodologia della storia dell’arte, storia del collezionismo, archeologia della Magna Grecia, museografia. Il ricordo di colleghi, allievi e appassionati

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Il prof. Marcello Barbanera. Era professore di Archeologia e Storia dell’arte greca e romana all’università La Sapienza di Roma

Archeologia in lutto. L’università La Sapienza di Roma è in lutto. È morto il 10 aprile 2022, a Roma, a sessant’anni, Marcello Barbanera, professore di Archeologia e Storia dell’arte greca e romana presso il Dipartimento di Scienze dell’Antichità di Sapienza Università di Roma e presidente del Polo museale dell’ateneo. Molto noto anche tra gli appassionati per il suo “Storia dell’archeologia classica in Italia” (Laterza, 2015), un libro fondamentale per inquadrare lo sviluppo della disciplina in Italia.

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Il prof. Marcello barbanera dal 2016 era direttore del museo dell’Arte classica di Roma La Sapienza

Il Dipartimento di Scienze dell’Antichità esprime la commozione e il cordoglio di tutti i suoi membri per la prematura e tragica scomparsa di Marcello Barbanera, professore di Archeologia classica e Direttore del Museo di Arte Classica. Marcello Barbanera ha insegnato dal 2005 Archeologia e Storia dell’arte greca e romana presso il Dipartimento, dove, nel 1991, era diventato conservatore della Gipsoteca’ archeologica, curandone il progetto di restauro e divenendo poi Direttore del Museo dellArte Classica dal 2016 che oggi, 11 aprile 2022, interrompe le sue attività in segno di lutto. Dal 2019 ha diretto lo scavo archeologico di Elaioussa Sebaste (Turchia) e ha assunto le funzioni di Presidente del Polo Museale. In plurime occasioni ha ricoperto il ruolo di coordinatore scientifico di rilevanti progetti nazionali e internazionali, tra gli altri le celebrazioni del bimillenario per la morte di Cesare Germanico e la trasformazione in museo della villa dei mosaici di Spello. “Con la sua scomparsa viene meno non solo un collega, ma anche una figura di riferimento primaria – non solo in Sapienza – per la storia dell’arte e dell’archeologia, per lo studio dell’antico e della sua ricezione, un dotto studioso distintosi per la vasta e raffinata cultura, la cui eredità scientifica non mancherà di suscitare nuove indagini e approfondimenti nei settori esplorati durante la sua lunga e poliedrica carriera.

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La copertina del libro “Storia dell’archeologia classica in Italia” di Marcello Barbanera

Marcello Barbanera si era specializzato a Roma in Storia dell’arte antica. Ha trascorso soggiorni di studio a Parigi con Alain Schnapp (La Sorbonne 1997), è stato borsista a Berlino con Adolf H. Borbein (Alexander von Humboldt Stiftung, Freie Universität 1998 e 2005) e a New York (The Italian Academy, Columbia University 1999). Visiting professor a Parigi (Ecole des Hautes Etudes 1997 e Institut d’Histoire de l’Art 2006), è stato nel 2008 Kress Lecturer per l’Archaeological Institute of America, di cui era membro. Era socio corrispondente dell’Istituto Archeologico Germanico. Fellow del Morphomata Kolleg di Colonia (2012-13). La sua attività di ricerca è stata orientata verso la storia dell’archeologia, la scultura greca, la metodologia della storia dell’arte, la storia del collezionismo, l’archeologia della Magna Grecia, la museografia, la ricezione dell’antico e la definizione di arte nella società greca. Tra le sue pubblicazioni: “Il Guerriero di Agrigento” (1995), “Il Museo dell’Arte classica” (1995); “L’Archeologia degli Italiani” (1998); “Ranuccio Bianchi Bandinelli. Biografia ed epistolario di un grande archeologo” (2003); “Original und Kopie” (2006); “Collezione di antichità di Palazzo Lancellotti ai Coronari. Archeologia, Architettura, Restauro” (2008); “Relitti riletti. Trasformazione delle rovine e identità culturale” (2009); “Memoria. Cultura e Costruzione del ricordo nelle società del Mediterraneo e del Vicino oriente antico” (2010); “Originale e copia nell’arte antica” (2011); “Il Museo impossibile. Storie archeologiche: istituzioni, uomini, idee”, Roma 2012; “The Envy of Daedalus. Essay on the artist as murderer”, Köln (2013); “La forza delle rovine” (2015); “L’archeologia come strumento di coscienza civica. Paolo Orsi e Armando Lucifero pionieri della ricerca archeologica in Calabria” (2015); “Figure del corpo nell’arte antica” (2016); “Figure del corpo nel mondo antico” (2018); “Il classico si fa pop di scavi, copie e altri pasticci. Catalogo della mostra (Roma, 13 dicembre 2018-7 aprile 2019)” (2019); “Germanico Cesare a un passo dall’Impero” (2021). E naturalmente, come si diceva, “Storia dell’archeologia classica in Italia” (2015).

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Il prof. Marcello Barbanera è morto a 60 anni

Unanime il cordoglio espresso dal mondo accademico, da molti allievi e da quanti hanno avuto modo di conoscere il prof. Marcello Barbanera in frequenti conferenze e incontri pubblici. “Oggi per me è un giorno triste – scrive un suo ex allievo Igor Baglioni – per tanti motivi, non da ultimo per la scomparsa di una persona speciale che è stata tra quelli che in passato mi hanno indicato la strada che, da spaesata matricola che si aggirava smarrita per i corridoi del Museo dei Gessi, in Sapienza, mi ha portato ad essere lo studioso che sono oggi. Le brutte notizie non giungono mai sole. Addio Marcello Barbanera. Che la terra ti sia lieve”. Gli fanno eco la professoressa Tiziana Pascucci: “Oggi è un giorno triste per Sapienza Università di Roma e per chi ha avuto la fortuna di conoscere Marcello Barbanera. Riposa in pace”. L’archeologo Andrea Camilli: “Un pensiero a Marcello Barbanera e ai pomeriggi di oltre trenta anni fa, passati in biblioteca di archeologia alla Sapienza a parlare (di archeologia, ma soprattutto di cani)… sit tibi terra levis”. Il professor Giuliano Volpe: “Che notizia tragica! una tristezza infinita, un dolore enorme, un caro amico da tantissimi anni, un collega coltissimo e sensibile”. Il professor Massimiliano Valenti: “Un signore, conosciuto quando facevamo l’università (ha un paio d’anni più me), in contatto nel corso degli anni per alcune notizie reciproche e, più recentemente, per il prestito di alcuni reperti per la mostra di Brescia sulla Vittoria. E quest’estate per una sua conferenza a Otricoli. Una triste tragedia”. Anche il direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, Paolo Giulierini e lo staff del Mann esprimono cordoglio per la scomparsa di Marcello Barbanera, insigne studioso e sapiente divulgatore, che lascerà un grande vuoto nel mondo dell’archeologia e non solo. E il direttore del parco archeologico di Ostia antica, Alessandro D’Alessio, nell’apprendere con infinita tristezza e sgomento della scomparsa di Marcello Barbanera, scrive: “Ciao Marcello, vola altissimo il tuo pensiero cristallino sopra le nostre misere vicende”. Mentre la direzione del parco archeologico del Colosseo ricorda il professore della sapienza ripubblicando un suo intervento nell’ambito dei Dialoghi in Curia (vedi Facebook). Infine noi lo vogliamo ricordare riproponendo una bella intervista che Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva, ha fatto al prof. Marcello Barbanera nell’estate 2019 ad Aquileia, nell’ambito dell’Aquileia Film Festival 2019, organizzato dalla Fondazione Aquileia con Archeologia Viva e Firenze ArcheoFilm.

L’olivo nei siti archeologici vesuviani: a Pompei (villa dei Misteri) e a Stabia (villa di Arianna) corso di potatura per imparare a gestire e tutelare il patrimonio del verde

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Grandi olivi nelle aree verdi di Pompei (foto parco archeologico pompei)

Metti una giornata a imparare a potare l’olivo. A Pompei. I siti archeologici vesuviani conservano un patrimonio verde eccezionale, che si aggiunge all’unicità di quello archeologico. L’olivo è una delle specie più caratteristiche nelle aree verdi del Parco archeologico di Pompei. Nasce così l’idea di un corso di formazione sulle tecniche di potatura dell’olivo nei siti archeologici di Pompei e Stabia per imparare a gestire e tutelare questa ricchezza grazie a un accordo di collaborazione tra Unaprol (Consorzio Olivicolo Italiano), il parco archeologico di Pompei, e il ministero della Cultura.

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Locandina del corso di potatura dell’olivo nel parco archeologico di Pompei

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Oliveto nell’area di villa Arianna a Stabia (foto parco archeologico pompei)

Il corso si svolgerà il 12 aprile 2022 in due tempi. La mattina, a partire dalle 9, a Pompei nell’area verde di via Villa dei Misteri, di fronte via Villa di Diomede. Il pomeriggio, dalle 14, a Villa Arianna a Castellammare di Stabia. Consisterà in lezioni teoriche e pratiche sia sulla potatura di produzione sia sulle tecniche di potatura antica ed è rivolto ai produttori del territorio, alle imprese che si occupano della manutenzione del verde e allo stesso personale del Parco, al fine di stimolare e potenziare la sensibilizzazione sui temi della biodiversità e della tutela del patrimonio verde. Per informazioni e iscrizioni: info@aprolcampania.it​.

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Grandi olivi nell’area di villa Arianna a Stabia (foto parco archeologico pompei)

Il corso rientra tra le attività che UNAPROL Campania sì è impegnata a svolgere come sponsor tecnico del parco archeologico di Pompei, oltre la manutenzione degli olivi esistenti nelle aree archeologiche del Parco. Unaprol è uno dei maggiori consorzi operanti in ambito nazionale e comunitario, riconosciuto dal ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali italiano quale “Associazione di Organizzazione di Produttori” dei settori dell’olio di oliva e delle olive da tavola. È  impegnata nel sostegno delle produzioni olivicole, anche attraverso accordi con enti pubblici e privati, per la valorizzazione, la crescita e lo sviluppo delle produzioni olivicole italiane e lo svolgimento di molteplici attività tra cui: la tracciabilità di filiera, il miglioramento della qualità del prodotto olivicolo, la sostenibilità ambientale dell’olivicoltura, la promozione, l’informazione ed educazione, l’analisi di mercato, il supporto della commercializzazione, la diffusione in generale della cultura dell’Olio extra vergine di oliva e delle olive da tavola.

Altino. Scavo archeologico nell’area del quartiere residenziale augusteo: la direttrice Marianna Bressan avvia una sorta di “diario di scavo” per tenere aggiornati gli appassionati. “Realizzate alcune trincee per capire come procedere”

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Primi scavi nella zona residenziale dell’area archeologica di Altino (Ve) (foto drm-veneto)

Diario di scavo dall’area archeologica di Altino. Marianna Bressan, direttrice del museo nazionale e area archeologica di Altino, ha deciso di tenere aggiornati tutti gli appassionati sull’andamento delle ricerche iniziate – lo ricordiamo – il 14 marzo 2022, in particolare nell’area del quartiere residenziale augusteo, nell’ambito del Grande Progetto Beni Culturali con il quale il ministero della Cultura ha finanziato le attività necessarie a trasformare Altino in un parco archeologico, affidate alla ditta PETRA di Padova (vedi Altino (Ve). Verso il parco archeologico: iniziato lo scavo archeologico nell’area del quartiere residenziale augusteo. La direttrice Bressan: “Doppio scopo: capire cosa nasconde la città sepolta, e come ridisegnare la fruizione dell’area archeologica” | archeologiavocidalpassato). E il 27 aprile 2022, alle 15.30, con il biglietto del Museo, sarà possibile visitare lo scavo in corso, accompagnati dalla direttrice Marianna Bressan e dal direttore dei lavori Massimo Dadà. Non serve la prenotazione.

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Trincee esplorative in un settore dell’area archeologica di Altino mai interessato da ricerche in passato (foto drm-veneto)

“Stiamo procedendo su due fronti”, spiega Bressan. “Nella zona della Domus della Pantera, abbiamo recuperato le superfici già scavate negli anni Sessanta, per capire meglio la geometria e le fasi cronologiche dell’isolato abitativo prospiciente la strada basolata e per verificare se ci fossero strutture da tenere a vista in futuro. I lacerti pavimentali emersi non sono in buone condizioni, ma sono emozionanti per le caratteristiche della decorazione e per il messaggio di antichità di cui sono latori. Nella zona a Sud della strada basolata – continua -, ci siamo riagganciati agli scavi degli anni Ottanta, ma solo per prenderli come riferimento, e abbiamo proseguito con alcune trincee esplorative verso un’area che, in base ai nostri studi, dovrebbe non essere mai stata intaccata prima da scavi archeologici. In effetti, abbiamo individuato alcune zone in cui gli interventi agrari del Novecento e forse anche dell’Ottocento (questi ahinoi immancabili ad Altino) sembrano aver risparmiato i livelli di abbandono post-antichi e altre zone in cui l’intacco, post-antico o moderno, è sceso fino a intercettare le strutture romane, a quanto sembra molto rovinate. Ora – conclude – stiamo documentando quanto emerso finora e ci prepariamo a individuare i settori più promettenti per procedere con l’indagine stratigrafica”.

Fiavè (Tn). Il museo delle Palafitte festeggia i primi 10 anni con un evento speciale: un pomeriggio di festa con ingresso e visite guidate gratuite, l’inaugurazione della mostra “Sulle palafitte: una storia che continua”

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Il museo delle Palafitte di Fiavè (Tn) compie dieci anni: la locandina dell’evento

Domenica 10 aprile 2022 il museo delle Palafitte di Fiavé, in Trentino, festeggia alle 14.30 i primi 10 anni con un evento speciale. Un pomeriggio di festa con ingresso e visite guidate gratuite, l’inaugurazione della mostra “Sulle palafitte: una storia che continua” con fotografie di Anna Brenna e l’intervento del coro Cima Tosa. Nell’occasione il polo museale palafitticolo di Fiavé sarà intitolato a Renato Perini, cittadino onorario e scopritore delle palafitte fiavetane.

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La ricostruzione del villaggio palafitticolo di Fiavè nel museo delle Palafitte di Fiavè (foto soprintendenza trento)

Il museo delle Palafitte racconta le vicende dei diversi abitati palafitticoli succedutisi lungo le sponde del lago Carera, bacino di origine glaciale, tra tardo Neolitico ed età del Bronzo. Gli scavi hanno portato alla luce resti di capanne costruite sulla sponda lacustre (3800 – 3600 a.C.), ma anche secondo il classico modello della palafitta in elevato sull’acqua (1800 – 1500 a.C. circa). Un’evoluzione di questa tipologia sono le capanne su pali ancorati ad una complessa struttura a reticolo adagiata lungo la sponda e sul fondo del lago (1500 – 1300 a.C.). Negli ultimi secoli del II millennio a.C. l’abitato si sposta sul vicino Dos Gustinaci, dove sono state rinvenute abitazioni con fondazioni in pietra. L’eccezionale stato di conservazione non solo dei pali, ma anche di molti altri materiali organici, rende queste palafitte particolarmente affascinanti, consentendo di penetrare in aspetti della vita delle comunità preistoriche generalmente sconosciuti alla ricerca archeologica.

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Al museo delle Palafitte di Fiavè (Tn) esposti gli straordinari oggetti, rinvenuti dagli archeologi nel corso delle ricerche (foto soprintendenza trento)

Il museo espone una selezione degli straordinari oggetti, rinvenuti dagli archeologi nel corso delle ricerche, che suscitano stupore per la loro modernità. Sono migliaia i materiali caduti in acqua, accidentalmente o gettati al tempo delle palafitte, preziose testimonianze di notevoli conoscenze tecniche e costruttive e di abilità artigiana. Si tratta di vasi in ceramica, ma anche di monili in bronzo e – rarissimi all’epoca – in ambra baltica e in oro. Una collezione unica in Europa è quella costituita dai circa trecento esemplari di oggetti in legno: stoviglie e utensili da cucina, fra i quali tazze, mestoli, vassoi, strumenti da lavoro come secchi, mazze, falcetti, trapani, manici per ascia, oltre ad un arco e alcune frecce. Le particolari condizioni ambientali dei depositi lacustri hanno restituito persino derrate alimentari come spighe di grano, corniole, nocciole, mele, pere.

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Locandina della mostra fotografa “Sulle palafitte: una storia che continua” di Anna Brenna al museo delle Palafitte a Fiavè

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Il museo delle Palafitte di Fiavè (foto soprintendenza trento)

La mostra “Sulle palafitte: una storia che continua”. Saranno esposte le immagini realizzate dalla fotografa lombarda Anna Brenna sul lago Inle, nella parte centrale della penisola del Myanmar (ex Birmania). Il lago ospita sulle sue rive circa 70mila abitanti per i quali l’acqua costituisce un elemento essenziale che contraddistingue ogni aspetto della vita quotidiana: si vive in palafitte di legno, si coltivano ortaggi e fiori in orti galleggianti, ci si sposta in barca nei canali formati dal lago, con l’acqua del lago ci si lava e si fa il bucato, sull’acqua del lago vengono organizzati mercati e il lago è popolato da pescatori. Le palafitte sono costruite in legno e lo stesso materiale è utilizzato anche come rivestimento per gli interni decorati con tappeti, stuoie e tessuti. Una realtà contemporanea che agli occhi dell’autrice richiama la vita nei villaggi palafitticoli che costellavano il territorio subalpino 4000 anni fa.

Aquileia. Riprendono le visite guidate di PromoTurismoFvg in collaborazione con la Fondazione Aquileia con una novità: da quest’anno la visita alla Domus di Tito Macro è abbinata alla visita alla Domus e Palazzo episcopale

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La domus di Tito Macro nell’area archeologica di Aquileia (foto fondazione aquileia)

Riprendono ad Aquileia da sabato 9 aprile 2022 le visite guidate di PromoTurismoFvg in collaborazione con la Fondazione Aquileia con una novità: da quest’anno la visita alla Domus di Tito Macro è abbinata alla visita alla Domus e Palazzo episcopale. Un’occasione per scoprire una delle più grandi dimore di epoca romana tra quelle scoperte nel Nord Italia. 1700 metri quadrati ci raccontano la vita in un’abitazione dell’antica città. La dimora si estendeva tra due strade lastricate all’interno di uno degli isolati meridionali. Con la visita guidata vi porteremo a scoprire l’atrio d’ingresso, il tablinio, la cucina, la bellezza dei pavimenti a mosaico della facoltosa dimora. La visita prosegue in un emozionante viaggio a ritroso nel tempo nella Domus e Palazzo Episcopale, con la rara opportunità di vedere grazie a un sapiente gioco architettonico la sovrapposizione di livelli pavimentali di diverse epoche.

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La Domus e Palazzo Episcopale ad Aquileia: quest’anno è inserita nelle visite guidate di PromoTurismoFvg (foto fondazione aquileia)

Servizio disponibile in: italiano-inglese. Durata della visita: 1 ora e mezza circa. Punto di partenza: ingresso alla Domus di Tito Macro. Costo: 10 euro a persona (solo per visita guidata, ingresso alla domus gratuito) + 2 euro per l’ingresso alla Domus e Palazzo Episcopale. Gratis bambini sotto i 12 anni accompagnati da un adulto pagante. Gratis con FVGcard e FVGcardAquileia. La visita guidata si effettua anche in caso di maltempo. Il percorso può subire variazioni. Prenotazione obbligatoria INFO POINT PROMOTURISMOFVG Tel. +390431919491 info.aquileia@promoturismo.fvg.it. Sconto del 50% per tutta la famiglia con la Family Card.

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Visite guidate alla Domus di Tito Macro ad Aquileia (foto fondazione aquileia)

Il calendario delle visite guidate fino a gennaio 2023. Aprile 2022: giorno: 10, ore 11; giorni: 16, 17, 18, 22, 23, 24, 25, ore 12; giorni: 9, 16, 17, 18, 22, 23, 24, 25, ore 15. Maggio 2022: giorni: 1, 8, 15, 22, 29, ore 11; giorni: 7, 14, 21, 28, ore 15. Giugno 2022: giorni: 1, 2, 3, ore 15.30; giorni: 5, 12, 19, 26, ore 11. Luglio 2022: giorni: 3, 5, 10, 12, 17, 19, 24, 26, 31, ore 10.30 / ore 16; giorni: 1, 22, ore 21. Agosto 2022: tutte le domenica, ore 10.30; dal lunedì al sabato, ore 17; giorni: 12, 26, ore 21. Settembre 2022: giorni: 4, 11, 18, 25, ore 10.30; giorni: 3, 10, 17, 24, ore 15. Ottobre 2022: giorni: 2, 9, 16, 23, 30, ore 10.30; giorni: 1, 8, 15, 22, 29, 31, ore 15. Novembre 2022: giorni: 6, 13, 20, 27, ore 10.30; giorni: 1, 5, 12, 19, 26 , ore 15. Dicembre 2022: giorni: 4, 11, 18, 26, ore 11.30; giorni: 3, 5, 6, 7, 8, 9, 31, ore 15. Gennaio 2023: giorni: 8, 15, 22, 29, ore 10.30; giorno: 1, ore 15.

Taranto. Nuovo appuntamento al museo Archeologico nazionale di “MArTA in MUSICA – Le matinée domenicali”: “Northern lights” con il maestro Alessandro Fortunato e il coro L.A. Chorus

Domenica 10 aprile 2022, alle 11.45, nella sala multimediale del museo Archeologico nazionale di Taranto nuovo appuntamento della rassegna “MArTA in MUSICA – Le matinée domenicali” realizzate dal museo Archeologico nazionale di Taranto e dall’Orchestra della Magna Grecia: al MArTa “Northern lights” con il maestro Alessandro Fortunato e il coro L.A. Chorus. Il biglietto (costo 8 euro) per assistere a “Northern lights” di domenica 10 aprile potrà essere acquistato nella sede dell’Orchestra della Magna Grecia (a Taranto, in via Ciro Giovinazzi n° 28) e su https://www.eventbrite.com/…/biglietti-marta-in-musica… All’ingresso del MArTA il giorno del singolo concerto sarà consegnato ad ogni possessore del biglietto del singolo concerto un coupon della validità di una settimana (dalla domenica del singolo evento al sabato successivo) che darà diritto ad un ingresso gratuito al museo Archeologico nazionale di Taranto. Il coupon ha validità dalla domenica del singolo evento concertistico fino al sabato successivo e deve essere utilizzato tassativamente entro lo stesso periodo per la prenotazione e per l’ingresso gratuito al Museo Archeologico Nazionale di Taranto inserendo il codice coupon sulla piattaforma e-ticketing del Museo Archeologico Nazionale di Taranto: https://www.shopmuseomarta.it. L’ingresso al Museo del possessore del coupon è condizionato in ogni caso al numero di posti disponibili nella fascia oraria selezionata.

Roma. “La certezza del non ritorno nelle culture nate nella diaspora”: seminario al Drugstore Museum – Circuito Necropoli Portuense, un mix tra archeologia e contemporaneità declinato in un modello gestionale pubblico e partecipato

Il percorso archeologico del Drugstore Museum – Circuito Necropoli Portuense (foto ssabap-roma)

Il Drugstore Museum, in via Portuense 317 a Roma, è un centro nevralgico del fare cultura come elemento di conoscenza e di reciprocità nel contesto delle periferie storiche romane. Un mix tra archeologia e contemporaneità declinato in un modello gestionale pubblico e partecipato. Il Drugstore Museum e il Circuito Necropoli Portuense è il Museo che non c’era che si articola in un percorso territoriale pensato per la periferia storica del quadrante Ovest della città di Roma.

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La Tomba A del sepolcreto al Drugstore Museum di Roma (foto ssabap-roma)

Domenica 10 aprile 2022, dalle 15 alle 18.45, “La certezza del non ritorno – le culture diasporiche”: un nuovo, importante evento al Drugstore Museum, un seminario di grande fascino sulle culture diasporiche, in particolar modo su quella ebraica e delle popolazioni africane a cura di Gianni Morelenbaum Gualberto e i contributi video con la regia di Sara Palma. L’iniziativa è promossa dalla soprintendenza speciale di Roma, diretta da Daniela Porro, con il referente dell’area Patrimonio DEA e Immateriale, Alessio De Cristofaro, in collaborazione con Mujeres nel Teatro. Il seminario “La certezza del non ritorno” analizza il tema delle culture diasporiche. “La diaspora possiede una sua irrimediabile personalità, una sua tragica grandezza rispetto alle migrazioni, alle deportazioni, alle fughe di etnie e popoli, ai nomadismi più o meno spontanei succedutisi nella storia del genere umano: in essa non vi è la possibilità del ritorno, la cui speranza è spesso tenuta in vita simbolicamente, come fattore di aggregazione resistenziale”. Come si costruisce un’identità nella dispersione? Come si preserva una unitarietà nella disgregazione? L’incontro di domenica 10 aprile 2022 a cura di Gianni Morelembaum Gualberto focalizza l’attenzione su questi aspetti isolando due casi studio: la diaspora ebraica e quella degli africani e dei loro discendenti in Europa, Asia e nelle Americhe.

“Nella Diaspora ebraica”, scrive Morelembaum Gualberto, “la più significativa e tragica, l’idea del ritorno era intrinseca, nella sua apparente impossibilità, alla ritualità del credo religioso che, peraltro, ha fatto da collante nel preservare l’unicità dell’esperienza ebraica. Forse persino più irrimediabile l’esperienza vissuta dalla Diaspora degli africani e dei loro discendenti in Europa, in Asia, soprattutto nelle Americhe: segnata quasi indelebilmente per più di tre secoli nella psiche come nel fisico dalla schiavitù, proveniente da luoghi geografici diversi e da contesti sociali tribali spesso ostili fra di loro, è stata privata definitivamente della possibilità di un ritorno in aree in cui si sono sedimentate altre esperienze umane, politiche, etniche, sociali che impediscono una qualsiasi possibilità di riunificazione a popolazioni integrate, se non del tutto assimilate, nei luoghi di schiavitù. Delineare una Wirkungsgeschichte delle due grandi Diaspore storiche (cui, per affinità e entità di risultati, andrebbe affiancata anche la Diaspora armena, dopo il 1375 e dopo il 1915) è ancora oggi impresa ardua, non solo per la loro estesa ramificazione, ma per il numero di sincretismi che hanno prodotto, per l’influenza che in diversi momenti hanno esercitato e esercitano in più ambiti laddove si sono dislocate, per la negoziazione costante fra integrazione e assimilazione, per i rapporti che hanno intrattenuto e continuano a intrattenere, pur fra dinamiche compresse e alterne, fra di esse”. Perché interrogarsi sulle culture nate nella diaspora proprio in questo momento storico? Sicuramente è di fondamentale importanza per tracciare una analisi del patrimonio culturale demoetnoantropologico e per contribuire a dare una lettura critica del presente anche in riferimento ai flussi migratori e alle loro cause, all’esplosione dei conflitti e alle loro conseguenze. Info e prenotazioni: ss-abap-rm.drugstore@beniculturali.it