Torino. Il museo Egizio lancia la card “dono di Natale” con lo slogan “Membership You&ME: un click per regalarla, un anno per viverla”

torino_egizio_you&me_campagna-membership_locandina“Membership You&ME: un click per regalarla, un anno per viverla”. Con questo slogan il museo Egizio di Torino ha lanciato la campagna abbonamenti 2022-2023 alla card dedicata del museo che diventa un dono di Natale. “Con la Membership”, spiegano al museo, “doni un anno di ricerca e scoperta a chi vuoi tu. Tutta digitale, si acquista in un attimo e ti arriva subito via mail. In più regali un futuro al museo Egizio”. Il programma membership You&ME è un viaggio lungo un anno al cuore del museo Egizio. Ogni mese, la newsletter dedicata ai member propone approfondimenti inediti sui progetti di ricerca e racconti sul dietro le quinte del Museo; le attività esclusive – online o in presenza – offrono l’opportunità di conoscere da vicino le persone e i progetti che animano il Museo e lo rendono un luogo vivo. In più, ai member sono riservati vantaggi dedicati: ingressi gratuiti illimitati, scontistiche riservate al Museumshop e in eventi istituzionali come le Passeggiate del Direttore”. Regalando la membership si riceve la mail di attivazione da inoltrare al destinatario del tuo dono. Si può inviare quando e come si vuole: non c’è limite di tempo per attivare la card. Ecco alcuni testimonial della card Membership You&ME, a cominciare dal direttore Christian Greco.

“Ricerca al museo Egizio ci manda subito alla memoria l’idea di andare sul campo”, spiega Greco, “di fare una scoperta archeologica, di trovare una tomba intatta come quella che trovò il 15 febbraio 1906 Schiaparelli. Ricerca è anche il momento in cui lo studioso si ferma, si interroga sulla biografia degli oggetti, e la ricerca è anche la ricerca che noi operiamo nei vostri confronti. La voglia di trovarvi, di condividere con voi, di farvi entrare nelle nostre sale e la scoperta da parte vostra di cosa sia un museo. Un museo non è costituito dagli oggetti all’interno delle proprie vetrine. Un museo è fatto da donne e uomini che ogni giorno grazie a voi e insieme a voi si interrogano sul valore del nostro passato e cercano di ricostruirlo. La passione è ciò che anima tutti noi che ci fa venire in museo al mattino e ci dà la voglia di studiare, la passione è la passione di accogliervi ogni giorno in museo, la passione è quella di condividere con noi quanto scopriamo e quanto sappiamo. La passione, in poche parole, è quella di ricostruire il passato, di ricostruire l’Antico Egitto per capire chi siamo noi oggi. E questa passione grazie alla Membership la vogliamo condividere con voi. Ricerca scoperta e passione: è ciò che tutti voi adesso potete regalare grazie alla Membership. E assieme a noi ci affiancherete ogni giorno, assieme a noi vedrete e scoprirete gli oggetti, assieme a noi potrete tuffarvi negli archivi, in biblioteca, scoprire la storia degli oggetti, scoprire il loro uso e riuso, il momento in cui sono venuti alla luce, il momento in cui un egittologo qui a Torino è riuscito a mettere insieme le fila e a riscoprire un passato che sembrava lontano e dimenticato”.

Luca, member under 26. “Sono uno studente fuori sede, e appena mi sono trasferito qui a Torino ho cercato subito delle buone opportunità per conoscere nuovi posti, nuove persone, e la Membership mi è sembrata subito un’ottima occasione per vedere nuovi posti e conoscere nuova gente. Io qui al museo Egizio ero già stato con la famiglia da bambino, anche perché mio padre è innamorato di questo museo. Le attività che mi sono piaciute di più sono state sicuramente il giro sui ponteggi del museo Egizio, tra l’altro Torino dall’alto è bellissima. L’altro evento che mi è piaciuto un sacco è stato quello fatto on line in cui un curatore e un esperto di strumenti musicali antichi hanno suonato per noi la musica dell’Antico Egitto. Poi per me che sono un appassionato di musica è stato un qualcosa di magico. Quando sono arrivato qui a Torino non conoscevo per niente la città ma, grazie anche alla membership, ho imparato a conoscerla un pochino meglio e adesso ogni volta che ospito qualcuno mi piace fare gli onori di casa, e adesso sono io a raccontare a mio padre gli aneddoti sull’Antico Egitto. Pensandoci bene la membership potrebbe essere un ottimo regalo da fare a papà, cosicché possiamo condividere nuovi momenti insieme online, e magari avere qualcos’altro di cui parlare e da condividere insieme”.

Giordana, membership supporter. “Ho visitato il museo Egizio la prima volta da bambina, alle elementari, e sono rimasta subito affascinata da questa civiltà. Ho visitato poi il museo negli anni successivi fino a quando, qualche anno fa, ho deciso che avrei voluto approfondire questa conoscenza. Quando ho visto la possibilità di aderire al programma di membership mi sono buttata quasi ad occhi chiusi e ho detto a me stessa che avrei voluto partecipare. Ho cercato di partecipare a tutti gli eventi, sia on line sia in presenza, perché sono tutti molto interessanti e mi hanno dato la possibilità di conoscere le varie professionalità. Infatti sono stata in contatto con archeologi, restauratori, ricercatori e ho potuto imparare molto del loro mestiere. Ho scoperto anche il dietro le quinte della ricerca sulle mummie e imparato nozioni e curiosità sul restauro dei papiri. È molto bello per noi non addetti ai lavori poter avere informazioni da parte degli studiosi, poter dialogare con loro e accedere a un dietro le quinte così prezioso. Ed è per questo che mi piace molto l’idea di supportare il loro lavoro perché è in po’ come essere lì mentre portano avanti la ricerca sulla collezione”.

Giacomo, member Under 14. “Da quando i miei genitori mi hanno regalato la membership del museo Egizio, mi sono iscritto a tantissimi workshop interessanti. Il mio preferito, per ora, è stato “La flora dell’Antico Egitto”, dove ho scoperto come coltivare le piante che hanno trovato nelle tombe dei faraoni egizi. Non sapevo che usassero addirittura il basilico! Però per loro sfortuna… non avevano la pasta al pesto. Io vorrei proporre al museo Egizio di fare un’attività su come scrivere il proprio nome con i geroglifici, oppure scavare nella sabbia come fanno i veri archeologi. Da quando i miei genitori mi hanno regalato la tessera dei member Under 14 ricevo sempre la newsletter con tante curiosità. Per esempio, ora non sbendano più le mummie, perché sono troppo fragili, anche se sappiamo che ci sono degli amuleti e dei gioielli d’oro. Massiccio”.

Carlotta, member friend. “Sono entrata per la prima volta al museo Egizio circa un anno e mezzo fa, quando mi sono trasferita a Torino. Da quando ho la membership ho visitato spazi del museo Egizio solitamente non visitabili, come l’Archivio fotografico e ho potuto scoprire che alcuni luoghi del museo Egizio sono veri e propri luoghi di ricerca. Per una persona come me che coltiva un forte interesse per lo studio delle lingue e delle culture, avere accesso grazie alla membership a dei libri per l’apprendimento dei geroglifici mi ha aperto un mondo che non conoscevo e che mi ha subito incuriosito. Mi hanno colpito maggiormente le lettere di Butehamon e del padre, quest’ultimo che, preoccupato per il figlio, gli chiede di scrivere più spesso. Ora, che nell’antichità si ponessero le stesse domande esistenziali che ci poniamo noi oggi è risaputo. Ma quello che mi sorprende ogni volta è leggere conversazioni avvenute millenni fa e trovarle così vicine al quotidiano, trovare in questa corrispondenza parole che potrebbero ritrovarsi in messaggi inviati oggi. Se dovessi descrivere la membership con una parola userei scoperta, scoperta dei reperti contenuti nel museo, scoperta di quello che fanno le persone che qui lavorano e scoperta del dietro le quinte del museo Egizio”.

Firenze. All’Archeologico per “Incontri al museo” conferenza del direttore Mario Iozzo “I Bronzi di Riace a Firenze: storia di un’emozione collettiva” proprio nell’anniversario dell’inaugurazione della prima esposizione dei due guerrieri dopo il lungo restauro

firenze_archeologico_conferenza-iozzo-i-bronzi-di-riace-a-firenze_locandina15 dicembre 1980 – 15 dicembre 2022: per i 50 anni dalla scoperta e per l’anniversario della mostra, il direttore del museo Archeologico nazionale di Firenze, Mario Iozzo, presenta “I Bronzi di Riace a Firenze: storia di un’emozione collettiva” nell’ambito degli “Incontri al Museo” 2022 – 2023. Il 15 dicembre 1980 al museo Archeologico di Firenze si inaugurava infatti la straordinaria mostra “I bronzi di Riace” che esponeva per la prima volta al pubblico le due statue restaurate a Firenze dopo il loro ritrovamento. Il MAF festeggia i 50 anni dalla loro scoperta con una conferenza del direttore Mario Iozzo “I Bronzi di Riace a Firenze: storia di un’emozione collettiva” giovedì 15 dicembre 2022 alle 17, proprio nella stessa data della storica inaugurazione. Le due celebri statue furono rinvenute nello specchio di mare antistante Riace il 16 agosto 1972. La moderna cittadina di Riace si trova pochi km a Sud della colonia greca di Kaulonía, già identificata alla fine dell’800 dall’archeologo Paolo Orsi nel sito dell’attuale Monasterace Marina (Reggio Calabria). Secondo il mito su questa spiaggia battuta da un mare impetuoso, una tempesta avrebbe sospinto l’amazzone Clete, nutrice della regina delle amazzoni Pentesilea, mentre si recava a Troia a recuperare il corpo della sua signora, uccisa da Achille.

firenze_archeologico_mostra-i-bronzi-di-riace_salone-del-nicchio_foto-maf

La mostra “I Bronzi di Riace” allestita nel salone del Nicchio al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto maf)

Allestita negli ambienti del Salone del Nicchio, l’esposizione consentì di riaprire momentaneamente l’accesso a un settore del museo che era stato travolto dall’alluvione, attraendo lunghe code di visitatori davanti all’ingresso di piazza SS. Annunziata in attesa di vedere i miracoli compiuti in cinque anni di lavori dai laboratori del Centro di Restauro della soprintendenza Archeologica di Firenze. “Ho avuto la fortuna di essere testimone di un grande evento archeologico e di un sorprendente fenomeno sociale e culturale”, racconta Mario Iozzo. “Nell’arco di un mese 250mila persone visitarono la mostra che fu poi prorogata fino a giugno, prima del riallestimento al Quirinale voluto da Sandro Pertini. Il pubblico stava in coda per ore per conquistare un biglietto da 125 lire per vedere i due capolavori mentre la loro fama cresceva di giorno in giorno…”.

firenze_archeologico_mostra-i-bronzi-di-riace_pubblico-in-coda_foto-maf

Lunghe code di visitatori davanti al museo Archeologico di Firenze per la mostra “I Bronzi di Riace” (foto maf)

Le due sculture furono trasportate a Firenze nel gennaio del 1975 e furono affidate alle cure dei restauratori Renzo Giachetti ed Edilberto Formigli e nell’autunno del 1980 al termine dei lavori furono esposte a Firenze accompagnate dall’illustrazione delle varie fasi di restauro. Prima di tornare “a casa” i bronzi furono poi esposti fino al 12 luglio anche al Palazzo del Quirinale, dove richiamarono trecentomila visitatori in soli dodici giorni. Le operazioni svolte a Firenze valsero alla soprintendenza Archeologica della Toscana il riconoscimento del premio “Campione d’Italia per la promozione della Cultura e dell’Arte”, per aver reso “attuale l’antico” e fatto riscoprire “nella coscienza dell’uomo i valori perenni di civiltà”.

Roma. In Curia Iulia la conferenza di Theodoros Mavrogiannis su “L’arrivo di Enea presso Evandro sul Palatino. Riconciliare Greci e Troiani in età augustea”, primo incontro del ciclo dedicato a Enea a corollario della mostra “Il viaggio di Enea. D Troia a Roma” al Tempio di Romolo

napoli_mann_enea-ferito_affresco-da-pompei_foto-mann

Enea ferito: affresco dalla Casa di Sirico a Pompei, conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mANN

roma_tempio-di-romolo_mostra-Il-Viaggio-di-Enea_da-troia-a-roma_locandina-neutra“L’arrivo di Enea presso Evandro sul Palatino. Riconciliare Greci e Troiani in età augustea” è il titolo della prima conferenza del ciclo dedicato ad Enea che affianca la mostra “Il viaggio di Enea. D Troia a Roma”, allestita dal 15 dicembre 2022 al Tempio di Romolo nel Foro romano dal parco archeologico del Colosseo. Appuntamento martedì 13 dicembre 2022, alle 16.30, in Curia Iulia a Roma. Prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti (max 100) su www.eventbrite.it. Ingresso da Largo della Salara Vecchia 5. Il professor Theodoros Mavrogiannis illustrerà lo sviluppo della leggenda di Enea dal confronto di Roma con Pirro fino ad Augusto e alla narrazione del viaggio dell’eroe troiano in Dionigi di Alicarnasso.

roma_curia-iulia_theodoros-mavrogiannis_foto-PArCo

Il prof. Theodoros Mavrogiannis (foto PArCo)

Theodoros Mavrogiannis è professore di Storia antica all’università di Cipro, dipartimento di Storia e Archeologia. Ha studiato Storia antica e Archeologia classica all’università di Perugia (1983-1990, summa cum laude). Ha proseguito gli studi all’università di Friburgo i. Br. (1992-1995), conseguendo il dottorato di ricerca in Storia antica (summa cum laude). Dal 1998 ha insegnato presso l’università di Cipro come assistente e professore associato. Nel 2013 ha fondato il programma post-laurea in Storia antica. I suoi interessi scientifici comprendono la storia greca e romana in Oriente, la storia di Alessandro e dell’Ellenismo, nonché la topografia e i monumenti di Cipro e del Vicino Oriente. Ha pubblicato circa 55 articoli in cinque lingue, 4 libri e un altro di prossima pubblicazione. Il mio lavoro si concentra sugli aspetti della storia politica, sociale ed economica del mondo antico, valutando il contributo delle fonti scritte e dei monumenti, combinando così storia e archeologia. Per quanto riguarda i siti antichi, ho lavorato ad Atene, Delo, Pergamo, Cipro (Nea Paphos, Salamina, Kourion, Amathous, Kition, Lapethos, Chytroi), Alessandria, Tiro e altri siti del Mediterraneo orientale e del Medio Oriente (Libano, Siria, Giordania, Kurdistan iracheno).

Trevignano (Tv). La Tomba senza numero e senza nome (inedita) sarà l’approfondimento esclusivo e originale per il pubblico dei “Martedì in Villa” alla presentazione del libro “Nella Terra di Pakhet” (Marsilio Arte) di Maurizio Zulian e Graziano Tavan: un viaggio, emozionale e scientifico al contempo, alla scoperta dell’Egitto centrale, lontano dai percorsi turistici

egitto_el-salamuni_tomba-senza-numero-e-senza-nome_osiride_foto-maurizio-zulian

Osiride, il dio dell’Oltretomba, assiso in trono: affresco della Tomba senza numero e senza nome di El Salamuni nell’Egitto Centrale (foto maurizio zulian)

“Riprendo a camminare verso Nord lungo il sentiero che comincia a inerpicarsi ai piedi dell’alta falesia e dopo un po’ sono attirato da una tomba senza numero e senza nome che, scopro, conserva ancora splendide decorazioni. È costituita da due camere disposte però secondo un asse Est-Ovest”: comincia così il racconto di Maurizio Zulian che descrive il sito di El Salumuni, località a Nord-Est di Akhmim, sulla riva destra del Nilo di fronte a Sohag, centro amministrativo del IX nomo, l’emblema di Min (o il Pugnale) dell’Alto Egitto. trevignano_martedì-in-villa_villa-onigo_nella.terra-di-pakhet_locandinaMartedì 13 dicembre 2022, alle 20.45, a Villa Onigo di Trevignano (Tv), per “I Martedì in Villa”, la descrizione di questa tomba inedita sarà l’approfondimento esclusivo e originale per il pubblico presente all’incontro con Maurizio Zulian e Graziano Tavan che illustreranno il loro libro “Nella Terra di Pakhet” (Marsilio Arte). L’incontro, curato da Sergio Zanellato, è promosso dall’assessorato alla Cultura del Comune di Trevignano con il patrocinio di Rotary International distretto 2060 e Sindacato Giornalisti del Veneto, Associazione trevigiana della stampa, in collaborazione con Pro loco e Trattoria Enoteca Schiavon. Per informazioni: Ufficio Cultura tel. 0423 672842. Il libro è un viaggio, emozionale e scientifico al contempo, alla scoperta dell’Egitto centrale, lontano dai percorsi turistici, perché sostanzialmente chiuso ai visitatori e spesso anche agli stessi studiosi.

rovereto_cantina-vivallis_presentazione-nella-terra-di-pakhet_zulian-tavan

Maurizio Zulian e Graziano Tavan con il libro “Nella terra di Pakhet” (Marsilio Arte)

Ad accompagnarci in questo viaggio di scoperta ed esplorazione è Maurizio Zulian che in trent’anni, come un novello Flaubert, ha girato in lungo e in largo l’Egitto Centrale, visitando personalmente anche più volte tutti i siti, raccogliendo sui suoi taccuini una messe di informazioni, archiviando decine di migliaia di fotografie (oggi parte dell’Archivio on line della Fondazione Museo Civico di Rovereto), incontrando direttori di missioni archeologiche da ogni parte del mondo e confrontandosi con loro. Con più di 800 foto inedite e il racconto in prima persona sui 31 siti archeologici più importanti dell’Egitto Centrale, il lettore si immedesima esploratore al fianco di Zulian, entra nelle tombe precluse al pubblico, ammira i vasti paesaggi della valle del Nilo, conosce riti millenari e usi e costumi moderni. Ma il libro “Nella terra di Pakhet” di 576 pagine (Marsilio Arte) è anche occasione di ricerca e approfondimento, grazie al ricco apparato bibliografico, curato da Graziano Tavan: bibliografia (con oltre 400 titoli specifici su questi siti, pubblicati tra la fine del Settecento e il 2021), indici analitici (con quasi 1200 lemmi, tra luoghi e nomi citati nel libro), glossario (30 termini tecnici che aiutano meglio il lettore meno specialistico a capire) e tavole cronologiche (un confronto diacronico e sincronico dei 31 siti illustrati nel libro).

Roma. In Curia Iulia, e in streaming su FB, presentazione della IV edizione del Master in Diritto e Nuove Tecnologie per la Tutela e la Valorizzazione dei Beni Culturali dell’università la Sapienza di Roma, e del Codice etico del Fundraising del parco archeologico del Colosseo

roma_curia-iulia_Codice etico del Fundraising_locandinaLunedì 12 dicembre 2022, alle 15, la Curia Iulia ospita la presentazione della IV edizione del Master in Diritto e Nuove Tecnologie per la Tutela e la Valorizzazione dei Beni Culturali dell’università la Sapienza di Roma, diretto da Elena Tassi. Sarà anche l’occasione per presentare il Codice etico del Fundraising del parco archeologico del Colosseo realizzato da Federica Crispino, Francesco Guidi, Eleonora Mazzarella, Francesca Sartori (tirocinanti del Master a.a. 2021-2022) con il coordinamento di Martina Almonte e Ines Arletti per il parco archeologico del Colosseo e di Alessandra Micali (responsabile del tirocinio per il Master). Ingresso libero, da largo della Salara Vecchia 5, con prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti (max 100) su www.eventbrite.it. L’incontro sarà trasmesso in diretta streaming sulla pagina Facebook del PArCo. Il Master in Diritto e Nuove Tecnologie per la Tutela e la Valorizzazione dei Beni Culturali, nato dalla sinergia di partners pubblici e privati nell’ambito del DTC – Centro d’Eccellenza della Regione Lazio, vede il coinvolgimento del dipartimento di Scienze giuridiche di Sapienza università di Roma, del parco archeologico del Colosseo, dell’ISPC del CNR, nonché di docenti di elevata professionalità, provenienti dal Comando dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, dal Servizio Polizia Scientifica della Polizia di Stato e da numerosi altri Enti ed Aziende di riconosciuta competenza nel settore. Il Corso, giunto ormai alla sua quarta edizione, ha come obiettivo la formazione di nuovi profili professionali capaci di interagire in modo efficace all’interno del settore multidisciplinare dei beni culturali, pubblici e privati, consentendo l’acquisizione di competenze che spaziano dal diritto al management culturale, dall’impiego delle nuove tecnologie alla realizzazione e gestione di modelli integrati di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale. Introduce i lavori: Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo. Intervengono: Alessandro Zuccari, prorettore al patrimonio artistico storico culturale di Sapienza Università di Roma e componente del consiglio tecnico scientifico del Centro di Eccellenza DTC – Lazio; Luisa Avitabile, direttore del dipartimento di Scienze giuridiche – Sapienza Università di Roma; Giulia Silvia Ghia, assessore alla Cultura, scuola, sport e politiche giovanili del Municipio I di Roma Capitale; gen. B. Vincenzo Molinese, comandante Carabinieri per la Tutela del Patrimonio culturale; Luigi Rinella, direttore del Servizio Polizia scientifica della Polizia di Stato; Luigi Capogrossi Colognesi, Accademia dei Lincei. Segue, come detto, la presentazione del Codice etico del Fundraising del parco archeologico del Colosseo e della IV edizione del Master in Diritto e Nuove Tecnologie per la Tutela e la Valorizzazione dei Beni Culturali Sapienza. Conclude Elena Tassi, direttore del Master.

Torino. Al museo Egizio per il ponte dell’Immacolata record di ingressi: quasi 21mila in quattro giorni

torino_egizio_mostra-il-dono-di-thot_visitatori_foto-museo-egizio

Visitatori al museo Egizio di Torino nella mostra “Il dono di Thot” (foto museo egizio)

Record di ingressi per il ponte dell’Immacolata al museo Egizio di Torino. Sono stati 20.870 i visitatori al museo Egizio nel ponte dell’Immacolata, da giovedì 8 a domenica 11 dicembre 2022. L’anno scorso nell’analogo periodo da mercoledì 8 a domenica 12 dicembre (con un giorno in più conteggiato) i visitatori furono 12.897. Quest’anno le giornate di maggiore afflusso al museo sono state venerdì 9 dicembre con 5.805 visitatori e sabato 10 dicembre con 5.827 visitatori, giornate in cui l’Egizio ha osservato l’orario speciale 9-21.  Un successo a cui ha contribuito anche l’apertura, lo scorso 7 dicembre, della mostra dedicata ai geroglifici e alla scrittura “Il dono di Thot: leggere l’antico Egitto”.  Si tratta di numeri che segnano una decisa crescita dei visitatori, non solo rispetto al 2021, ma anche rispetto ai trend pre-pandemia: nel 2019, nei tre giorni del Ponte dell’Immacolata (dal 6 all’8 dicembre 2019), si registrarono 7.559 visitatori e nel giorno con maggior affluenza (il 7 dicembre) si registrarono 3.200 ingressi.

 

Siracusa. Al Castello Maniace il XXI convegno di Egittologia e Papirologia: tre giorni di contributi. Ecco tutti gli interventi

siracusa_castello-maniace_convegno-egittologia-papirologia_locandinaFull immersion nell’Antico Egitto. Dal 15 al 17 dicembre 2022 a Siracusa è in programma il XXI convegno di Egittologia e Papirologia promosso dall’istituto italiano per la Civiltà egizia e dall’istituto internazionale del Papiro-museo del Papiro “Corrado Basile”, comitato scientifico: Giuseppina Capriotti, CNR-ISPC Roma; Emanuele M. Ciampini, università Ca’ Foscari di Venezia; Maria Cristina Guidotti, museo Egizio di Firenze; Rosario Pintaudi, università di Messina; Gloria Rosati, università di Firenze; Silvia Strassi, università di Padova. Nel corso della tre giorni nella sala convegni Ferruzza-Romano del consorzio Plemmirio-Castello Maniace, questi gli interventi previsti: Abdel Rahman Abdel Samie (università di Firenze) su “Un gruppo di ostraca ieratici inediti presso il Museo Egizio del Cairo appartenenti all’epoca ramesside”; Grażyna Bąkowska-Czerner (università Jagellonica di Cracovia), Rafał Czerner (politecnico di Breslavia) su “Case di El Darazya in Egitto rispetto al vicino sito di Marina el-Alamein”; Silvia Bassilichi (università di Firenze) su “Il cigno nell’Antico Egitto: aspetti iconografici e culturali”; Giorgia Cafici (università di Verona) su “Corpus of Ptolemaic Non-Royal Sculpture: aspetti poco noti della statuaria privata di Epoca Tolemaica”; Giorgia Calamusa (università di Torino), Nadia Brindisi (università di Torino) su “L’Egitto a Torino: un progetto di public history per favorire il dialogo tra il museo e la comunità arabo-egiziana del territorio piemontese”; Ilaria Cariddi (istituto papirologico “G. Vitelli” di Firenze) su “Che il tuo cuore sia una diga possentesiracusa_castello-maniace_convegno-egittologia-papirologia_foto-museo-papiro. L’uso metaforico dell’acqua nel genere degli Insegnamenti egiziani”; Giacomo Cavillier (centro studi di Egittologia e Civiltà copta “J.F. Champollion” Genova-Il Cairo) su “Ricerche e riflessioni su un rilievo di Siamon da Tanis e sulla possibile conquista di Gezer”; Emanuele M. Ciampini (università di Venezia Ca’ Foscari) su “La parola effettiva: osservazioni sul senso della scrittura nella riflessione egizia”; Anna Consonni (museo Archeologico nazionale – museo Egizio di Firenze), Federico Contardi (università di Firenze) su “Ostraca ramessidi nelle collezioni egizie del Museo Archeologico di Firenze”; Ilaria Davino (Roma) su “Sarcofagi e mummie. Nuove prospettive su un rito funerario”; Marco De Pietri (università di Pavia) su “Jean-François Champollion, un decifratore all’opera: un savant a confronto con una stele”; Lorenzo Guardiano (università statale di Milano) su “Jean-François Champollion e i Libri del Cielo”; Maria Cristina Guidotti (museo Archeologico nazionale – museo Egizio di Firenze), Marta Mariotti (università di Firenze) su “Un cofanetto in fibre di papiro nel Museo Egizio di Firenze”; Francesca Iannarilli (università di Venezia Ca’ Foscari) su “Un nuovo look per Taharqo al Jebel Barkal: rilettura iconografica ed epigrafica del Tempio di Mut dopo il restauro dell’ICR”; Ilaria Incordino (università di Napoli “L’Orientale”) su “La necropoli della III Dinastia a Bet Khallaf (Abido): una possibile sepoltura regale”; Vincent Pierre-Michel Laisney (Pontificio Istituto Biblico Roma) su “Osservazioni sulla grammatica di Amarna (2)”; Susanna Lena (centro egittologico “Claudia Dolzani”, Trieste) su “La collezione imperiale di Ferdinando Massimiliano d’Asburgo e le collezioni “minori” della Trieste ottocentesca”; Mattia Mancini (università di Pisa) su “Progetto “TEMA – la Toscana Egittologica tra Musei e Archivi”: panoramica finale dei risultati”; Paolo Marini (museo Egizio di Torino), Federico Poole (museo Egizio di Torino), Susanne Töpfer (museo Egizio di Torino) su “Scrittura e scritture nell’antico Egitto: una nuova mostra del Museo Egizio di Torino”; Filippo Mi (università di Strasburgo) su “La Necropoli Menfita nel primo millennio a.C.: una nuova narrativa per comprendere la necropoli di una capitale”; siracusa_castello-maniace_convegno-egittologia-papirologia_1_foto-museo-papiroCinzia Oliva (Progetto EgittoVeneto, università di Padova e università di Venezia Ca’ Foscari) su “La mummia n. 55 Correr conservata presso il Museo Archeologico Nazionale di Venezia”; Christian Orsenigo (museo civico di Crema e del Cremasco) su “Le antichità egizie del Museo Archeologico Regionale della Valle d’Aosta”; Moamen M. Othman (ministero del Turismo e delle Antichità, Il Cairo), Mohamed Abdel-Rahman (ministero del Turismo e delle Antichità, Il Cairo), Nour M. Badr (museo Egizio del Cairo), Ahmed Tarek (Grand Egyptian Museum, Giza) su “An observational analytical study for the funerary wooden mask of King Awibre I Hor”; Rosanna Pirelli (università di Napoli “L’Orientale”) su “L’Iseo di Benevento: Iside, Domiziano e i culti egiziani”; Federica Pancin (università di Roma “La Sapienza”) su “L’uso del geroglifico xpr (L1) nella Litania di Neith (Esna 216)”; Mario C.D. Paganini (Österreichische Akademie der Wissenschaften, Vienna) su “Migranti del mondo greco nell’Egitto ellenistico: alcune considerazioni”; Nicola Reggiani (università di Parma) su “Medicina per corrispondenza nell’Egitto greco-romano: le testimonianze dei papiri greci”; Gloria Rosati (università di Firenze) su “Le stele egizie nel Museo dell’Accademia Etrusca di Cortona”; Lorenzo Uggetti (Centre National de la Recherche Scientifique, Francia) su “Gli archivi papiracei di epoca tarda e tolemaica portati alla luce da Pierre Jouguet nel Fayyum”; Elena Urzì (università di Parma) su “Il divino sta nei particolari (Mies van der Rohe). Appellarsi al soprannaturale grazie all’ortografia”.

Pompei. Dopo il rinvio per maltempo, annunciata la nuova data dell’apertura della Casa dei Vettii, una tra le più ricche e famose della città antica, alla presenza del ministro Gennaro Sangiuliano

pompei_casa-dei-vettii_affresco-priapo_foto-parco-archeologico-pompei

La Casa dei Vettii è posta sotto la protezione di Priapo, raffigurato all’ingresso della domus a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Era tutto pronto a Pompei, martedì 22 novembre 2022, per l’apertura, attesa da tempo, dell’apertura della Casa dei Vettii, una tra le più ricche e famose di Pompei, posta sotto la protezione di Priapo dio della prosperità, dipinto a destra della porta, che simboleggia la prosperità economica dei proprietari, i fratelli Aulus Vettius Restitutus e Aulus Vettius Conviva, liberti, divenuti ricchi grazie al commercio.  Ma il giorno prima, lunedì 21 novembre 2022, era saltato tutto, a causa delle avverse condizioni meteorologiche, previste anche in Campania per quel giorno (vedi Pompei. Maltempo, rinviata la riapertura della Casa dei Vettii a Pompei | archeologiavocidalpassato). Rinviando l’inaugurazione col ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano a data da destinarsi. Sono passate tre settimane e il ministero annuncia la nuova data con un lancio di poche righe: “Giovedì 15 dicembre 2022, alle 11.45, il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, sarà al parco archeologico di Pompei per la riapertura della Casa dei Vettii. Interverranno: il direttore generale Musei del MiC, Massimo Osanna; il direttore generale del parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel”.

pompei_casa-dei-vettii_restauro-affreschi_foto-silvia-vacca

I restauratori danno gli ultimi ritocchi agli affreschi prima dell’apertura della Casa dei Vettii a Pompei (foto silvia vacca)

I fratelli Aulus Vettius Conviva e Restitutus erano i proprietari della splendida Casa dei Vettii, due ex-liberti arricchitisi con il commercio, due “uomini nuovi” di Pompei, entrati a far parte dell’oligarchia cittadina attraverso la nomina a importanti cariche pubbliche. La loro è una casa di vecchia costruzione, completamente ristrutturata in età augustea e ancora migliorata forse proprio quando i due fratelli l’hanno acquistata, prima del terremoto del 62 d.C. Amadeo Maiuri, ex-direttore degli scavi di Pompei, la considerava come quella “che meglio rappresenta, nella sua lussuosa decorazione parietale e nella graziosa composizione scenografica del giardino, il lusso mercantile degli ultimi decenni di vita della città”. Ora, finalmente, grazie a impegnativi lavori di restauro, è pronta a riaprire i battenti, per tornare ad accogliere fra le sue bellezze i nuovi ospiti di Pompei.

Reggio Calabria. Al museo Archeologico nazionale conferenza “Opere d’arte che vanno per mare – dal II secolo a.C. al IV secolo d.C.” con Paola Radici Colace e Maria Caccamo Caltabiano dell’università di Messina, e laboratori esperienziali creativi per bambini

reggio-calabria_archeologico_incontri al MArRC_10 dicembreDoppio appuntamento con la cultura, per adulti e bambini al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria. Sabato 10 dicembre 2022, in sala conferenze, alle 17, conferenza sulle “Opere d’arte che vanno per mare – dal II secolo a.C. al IV secolo d.C.” a cura di Paola Radici Colace, già ordinario di Filologia classica dell’UniMe, nonché presidente onorario e direttore scientifico del CIS e di Maria Caccamo Caltabiano, già ordinario di Numismatica greca e romana dell’UniMe, e componente del comitato scientifico del Cis. Ingresso gratuito, posti limitati. Le relatrici, introdotte da Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis, e dal direttore Carmelo Malacrino, affronteranno il tema del collezionismo privato romano della prima e della seconda ondata attraverso la lettura di brani e video proiezione. “Il fenomeno dello spostamento e della collezione delle opere d’arte si manifestò nel mondo occidentale per la prima volta in epoca ellenistica e poi a Roma dal II sec. a. C. al IV sec. d.C., quando si sviluppò un’arte profana, priva cioè di dirette finalità religiose o meramente decorative, che riconosceva il valore del manufatto nelle sue intrinseche qualità e non per i valori simbolici che poteva rappresentare. Nella conferenza – spiegano, a due voci, le relatrici – si discuterà dell’importazione delle opere d’arte greche, che, in riflessioni posteriori, riguardò anche un dibattito sulle modalità di acquisizione delle prede belliche. Questo fenomeno fu posto come data di inizio della corruzione dei Romani, rimproverati di aver abbandonato i principi di semplicità per imitare i gusti dei vinti”.

reggio-calabria_archeologico_incontri al MArRC_11 dicembreDomenica 11 dicembre 2022, invece, sempre in sala conferenze, dalle 11 alle 12.30, per i giovani visitatori di età compresa tra gli 8 e i 12 anni ritorna un’iniziativa che ha riscosso grande successo: “Aspettando Babbo Natale al Museo”, i laboratori esperienziali creativi a cura della dott.ssa Palma Buda. Attraverso la lavorazione di materiali come il DAS e la terracotta, i piccoli apprendisti, potranno ricreare forme di vasi divertendosi e imparando la storia dell’artigianato antico. I laboratori, per un massimo di 20 bambini, potranno essere prenotati inviando un’e-mail all’indirizzo: man.rc-biglietteria@cultura.gov.it

 

Venezia. Mostra “Tutankhamon. 100 anni di misteri”: visita guidata col curatore prof. Damiano. 2. parte: il “fiume del tempo”, la storia della civiltà egizia, dalla preistoria alle prime dinastie, dal Nuovo Regno al Cristianesimo

Seconda parte della visita guidata live della mostra “Tutankhamon. 100 anni di misteri” a Palazzo Zaguri a Venezia con il curatore prof. Maurizio Damiano. Dopo aver visto come è nato il progetto espositivo e perché sono esposte repliche del tesoro di Tutankhamon, e del messaggio che queste portano nel mondo (vedi Venezia. Mostra “Tutankhamon. 100 anni di misteri”: visita guidata col curatore prof. Damiano. 1. parte: il progetto espositivo e il ruolo delle repliche | archeologiavocidalpassato), in questa puntata il prof. Damiano ci porta per mano a scoprire la storia della civiltà egizia, dalla preistoria alle prime dinastie, dal Nuovo Regno al Cristianesimo: è “il fiume del tempo”, come è stata chiamata questa sezione. Giocando sul ruolo del Nilo e sullo scorrere dei secoli. La sezione si trova all’ultimo piano di Palazzo Zaguri, la soffitta, ed è da lì che inizia la visita della mostra articolata su cinque piani, dall’alto in basso.

In questa prima sezione si vedono tanti modellini di navi per ricordare che l’Egitto vive per il fiume che era poi la via di trasporto maggiore. “L’Egitto non esisterebbe senza il Nilo, naturalmente”, esordisce Damiano. “È vero – come dice Erodoto – che l’Egitto è un dono del Nilo. Ma è certo che gli egiziani se lo sono guadagnato perché il Nilo nella preistoria era un fiume violento. Quindi questa grande conoscenza che loro hanno sviluppato nell’idraulica era dovuta alla difesa prima di tutto. Loro dovevano difendersi da questo fiume ben diverso da quello controllato di oggi. Quindi io ho voluto tenere sempre a mente il fiume con questi modelli di navi”. Siamo ndel “fiume del tempo”: “In questa sezione ho voluto sviluppare la storia dell’Egitto ma partendo da lontano. Nella prima vetrina si vedono i nostri antenati: australopithecus, homo habilis, homo erectus, neanderthal. E si vedono i loro manufatti, dai più antichi – chopper, chopping tool realizzati dall’homo habilis 2 milioni e mezzo di anni fa – fino a quelli sbozzati nell’Abbevilliano che poi si vanno perfezionando nell’Acheuleano. L’amigdala per me è la prima opera d’arte dell’umanità. Non c’è solo il lato utilitaristico con la punta e il taglio, che però erano già presenti negli strumenti più antichi. Qui nasce qualcosa che mancava totalmente prima. Questo ominide non è più un animale come gli altri, comincia a volere un qualcosa di particolare che non ha nessun uso specifico. È un’esigenza interiore: la simmetria. Questo ominide perde ore e giorni per creare strumenti che siano esattamente simmetrici, belli. Ecco lì nasce l’arte. Una delle scoperte fatte tra i 400 siti esplorati nel gran mare di sabbia nella zona della mia concessione sono le scuole delle amigdale”, spiega Damiano. “Ma nel gran mare di sabbia si trova anche un materiale più raro dei diamanti: si chiama silica glass, noto anche come vetro del deserto, creato dall’impatto di una cometa contro l’atmosfera terrestre in un punto sopra il gran mare di sabbia. L’impatto, che ha portato la temperatura a più di 4700 gradi, ha fuso la sabbia e ha creato il vetro naturale più puro sul pianeta Terra: 98% di biossido di silicio. Il Cristallo di Boemia, per fare un esempio, è al 65%. E questo è successo 29 milioni di anni fa. Poi, quando è arrivato, l’uomo ha scoperto che questa cosa strana tagliava meglio della stessa selce – è ovvio, è vetro -, e quindi ha iniziato a fabbricare i suoi manufatti: siamo nel Neolitico, nel gran mare di sabbia”. Il “fiume del tempo” prosegue con dei modelli ricostruiti in base alle pitture vascolari protostoriche-predinastiche e alle incisioni rupestri. Sono esposti due tipi di imbarcazioni. Quindi è presentata la tavolozza dove vediamo la vacca Hathor e le stelle. Questa è finora la più antica rappresentazione di costellazione dell’umanità. “Diciamo Hathor ma in realtà all’epoca la dea vacca era chiamata Bat, la sua antenata. Nel Neolitico – continua Damiano – si sviluppa la tecnica fino alla perfezione delle punte di freccia straordinarie e delle lame”. Si vede poi esposto il grande faraone Cheope, Kufu in antico egizio. “Il faraone Cheope, il costruttore della Grande piramide, ci ha lasciato delle opere. E forse alcune sono statue sue, ma non c’è certezza perché è andata persa l’iscrizione. L’unica statua di cui c’è certezza è questa statuetta trovata dal grande archeologo Petrie in una fossa. Era un po’ sporca e incrostata. L’ha fatta analizzare: era sterco umano. Quindi l’hanno letteralmente buttato lì. Peraltro lui è passato alla storia come un pessimo faraone mentre suo padre Snefru che è il più grande costruttore di piramidi (perché ne ha costruite diverse) è passato alla storia come il faraone ideale, quello buono illuminato. E si arriva alla tavolozza di Narmer che è l’atto di fondazione dell’Antico Egitto, esposta di fianco per permettere di vere entrambi i lati della stele, su una faccia il faraone con la corona rossa e con la corona bianca sull’altra. Con Narmer il re diventa faraone, cioè il signore di tutto l’Egitto. E con questo atto nasce la storia, inizia la prima dinastia, inizia la storia dinastica dell’Egitto”.

“Del Nuovo Regno prendiamo due esempi: Hatsheptut, il faraone donna, e Tutmosis III”, riprende il curatore della mostra veneziana. “Qui spiego il rapporto che c’era tra di loro perché vi hanno romanzato. È stato detto che era un’usurpatrice: no, lei era per più motivi legittima”. Quindi si passa al nonno di Tutankhamon, Amenhotep III (Amenofi III), che i francesi chiamano il Re Sole d’Egitto perché era il re esteta. Lui ha vissuto in un regno di pace, ricchezza, prosperità e l’arte egizia, che è sempre volta a uno scopo creatore, con Amenhotep III ha anche un lato edonistico che si sviluppa. Amenhotep III è il padre di Akhenaten che è il padre di Tutankhamon. La moglie di Amenhotep III era Tye, un personaggio che probabilmente era quella che decideva in casa: donna molto forte, aspetto reso bene anche dai suoi ritratti. Uno è anche in mostra. Si arriva quindi al regno di Akhenaten che, come detto è il padre di Tutankhamon: fatto appurato dalle analisi genetiche sulla mummia della tomba KV 55. La madre non è Nefertiti, ma un’altra donna che il DNA ci ha detto essere la cosiddetta Younger Lady. È la mamma di Tutankhamon, ma non ne conosciamo il nome. Si sa che era una cugina o una sorella di Akhenaten, ma il DNA non dice di più”. In mostra due dei molti ritratti di Nefertiti: uno è la riproduzione di quello del Cairo. E poi c’è quello di una principessa amarniana. “Il cranio allungato – precisa Damiano – non è una deformazione praticata dagli egizi, per il quale il corpo è sacro. Il documento più antico che abbiamo sull’argomento riguarda un greco di età ellenistica che chiede a un medico di praticare questa barbarie a sua moglie. In Egitto questa è una convenzione artistico-religiosa lanciata da Akhenaten per sottolineare la divinità della famiglia reale. Ma attenzione: si dice che il faraone era divino. È sbagliato. La funzione di faraone era divina, ma il faraone restava uomo. Lo si capisce bene non in Egitto, dove non se o sarebbe mai permesso, ma nei templi della Nubia: qui si vede Ramses che fa offerte agli dei tra i quali c’è Ramses II: quindi da un lato c’è Ramses II uomo e re che offre al dio Ramses II in funzione faraonica”. E si arriva all’Epoca Tarda. Esposti amuleti autentici in argento e in faience. E un modello di nave punica per ricordare un episodio particolare: quando il faraone Nechao II (XXVI dinastia) chiese ai Fenici di esplorare le coste dell’Africa. Questi, al loro ritorno dopo tre anni, nel loro rapporto raccontarono che il sole, dopo un certo punto di navigazione, si levava a destra. “Dettaglio che per i Greci, secoli dopo, ritennero un falso. E invece era la dimostrazione che avevano superato il Capo di Buona Speranza: quella fu la prima circumnavigazione dell’Africa e l’avevano fatta i Fenici”.

Il percorso del “fiume del tempo” ci porta ai famosi ritratti del Fayyum, bellissimi. Per l’epoca romana ci sono una trireme, un po’ di vetri romani. E si giunge all’epoca cristiana. “Con il Cristianesimo – sottolinea Damiano – inizia la fine dell’Antico Egitto. Il vescovo di Alessandria, appena fu fatta la legge che diceva che i templi o diventavano chiese o dovevano essere rasi al suolo, con un gruppo di seguaci armati andò a distruggere il Serapeum, e con esso distrusse l’ultima parte della Biblioteca di Alessandria. È stata la fine dell’Antico Egitto, e da allora si sviluppa il Cristianesimo, del quale c’è un aspetto ancora molto popolare in Egitto: il culto della Sacra Famiglia (legato alla fuga in Egitto). Si creano monasteri, seguendone il percorso. Un altro dettaglio interessante è che viene venerato l’albero della Vergine a Eliopolis, oggi quartiere del Cairo che insiste sulle fondamenta di una delle più antiche città del mondo. Questo albero avrebbe nascosto la Vergine quando si sono avvicinati i soldati di Erode. Ed è ancora oggetto di pellegrinaggio. Ma in quel posto, quello stesso tipo di albero, un sicomoro, era l’albero sacro di Eliopolis che veniva venerato da millenni a Eliopolis”.