Pompei. Dopo 20 anni di articolati e complicati restauri alla presenza del ministro Sangiuliano riaperta al pubblico la Casa dei Vettii, simbolo di arte e sensualità di Pompei. Produzione di vino e incontri erotici. Ecco le immagini e gli interventi dei protagonisti

pompei_parco_casa-dei-vettii_apertura-col-ministro_taglio-del-nastro_foto-silvia-vacca

Casa dei Vettii a Pompei: taglio delnastro con al centro il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, tra il direttore del parco archeologico di Pompei Gabriel Zuchtriegel, e il direttore generale Musei Massimo Osanna (foto silvia vacca)

Vent’anni di attesa, ma stavolta la domus simbolo di Pompei, la Casa dei Vettii, che non manca in nessuna guida del sito UNESCO campano e in nessun manuale sull’arte antica, grazie ai suoi straordinari affreschi e alle sculture che adornavano il suo ampio giardino, viene restituita al pubblico. Al terzo tentativo, martedì 10 gennaio 2023, il nastro è stato tagliato dal ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, affiancato dal direttore generale Musei del MiC, Massimo Osanna, e dal direttore generale del parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel, aprendo ufficialmente le porte ai visitatori. Per la prima volta, dunque, dopo 20 anni di chiusura e una parziale riapertura nel 2016 – relativa all’ambiente di ingresso dell’atrio e a quelli circostanti- si può finalmente ammirare in tutta la sua articolazione e complessità architettonica, grazie ai recenti interventi.

pompei_casa-dei-vettii_restauro-affreschi_foto-silvia-vacca

I restauratori danno gli ultimi ritocchi agli affreschi prima dell’apertura della Casa dei Vettii a Pompei (foto silvia vacca)

Il nuovo progetto di restauro, intrapreso nel 2016 sotto la direzione di Massimo Osanna, si è avvalso della collaborazione di professionalità tra le più varie, tra archeologi, architetti, restauratori, ingegneri, strutturisti e esperti di giardinaggio, profilandosi come uno dei cantieri più complessi nel panorama dei beni archeologici degli ultimi decenni. Particolarmente difficile si è rivelata la rimozione di strati di cera, apportati sugli affreschi nel passato con l’intenzione di proteggerli e farli risplendere: un metodo di restauro che si è rivelato altamente dannoso e che ha inoltre oscurato molti dettagli delle raffinate pitture, con rappresentazioni di architetture fantastiche e scene mitologiche.

pompei_parco_Casa dei Vettii_33_giardino_statua-di-priapo_foto-luigi-spina

La statua di Priapo spicca tra le colonne del peristilio del giardino della Casa dei Vettii (foto luigi spina)

Il giardino del peristilio (giardino colonnato), che disponeva di un articolato sistema di condotte d’acqua e piccole fontane, è stato restaurato con l’inserimento di copie delle statue originali conservate negli spazi espositivi e nei depositi del Parco archeologico. Tra queste spicca una statua di Priapo, dio dell’abbondanza, unica nel suo genere. Inoltre sono state piantumate antiche specie vegetali riprodotte nel vivaio all’interno del Parco, nell’ambito di un progetto più ampio che prevede la valorizzazione di giardini storici e la messa in produzione delle aree verdi della città antica attraverso partenariati con agricoltori e produttori del territorio.

“La riapertura della Casa dei Vettii”, dichiara il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, “è il coronamento di un percorso pluriennale di pieno recupero degli Scavi di Pompei. Da oggi il pubblico potrà tornare ad ammirare un ambiente unico nel suo genere, inaccessibile da vent’anni. Ringrazio il personale del parco archeologico per aver reso possibile questo autentico regalo al mondo”.

pompei_01_Massimo_Osanna_foto-parco-archeologico-pompei

Massimo Osanna, direttore generale dei Musei (foto parco archeologico pompei)

E il direttore generale dei Musei, Massimo Osanna: “È una riapertura epocale che segna il termine di una storia di restauro lunga e travagliata, che negli ultimi anni si è avvalsa del modello vincente del Grande Progetto Europeo, sia nella gestione dei finanziamenti sia delle risorse umane, ma con la differenza che in questo caso il tutto è stato gestito, dalla progettazione agli interventi, con le forze interne del Parco. Un passaggio fondamentale che suggella l’autonomia e il successo della gestione ordinaria di Pompei, ormai esempio riconosciuto a livello internazionale”.

pompei_parco_Casa dei Vettii_zuchtriegel-e-sangiuliano_foto-silvia-vacca

Il direttore del parco archeologico di Pompei Gabriel Zuchtriegel con il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano nella Casa dei Vettii (foto silvia vacca)

“La casa dei Vettii”, sottolinea Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei, “è la storia del mondo romano rinchiusa in una casa, la ‘casa museo’ della romanità per così dire: ci troviamo affreschi mitologici e sculture in bronzo e in marmo, di eccezionale qualità artistica, che parlano del rapporto complesso tra modelli greci e rielaborazioni romane, ma anche la vita economica e sociale della città. I proprietari, liberti e dunque ex schiavi, sono espressione di una mobilità sociale che due secoli prima sarebbe stata impensabile. Diventano ricchi con il commercio di prodotti agricoli del territorio intorno a Pompei, ma quanto pare nella loro casa fu esercitata anche la prostituzione, da parte di una schiava greca, che apparteneva ai gruppi più deboli della società”.

pompei_casa-dei-vettii_atrio_foto-silvia-vacca (24)

L’atrio della Casa dei Vettii a Pompei dopo i restauri (foto silvia vacca)

Scavata tra il 1894 e il 1896, la casa dei Vettii apparteneva a Aulus Vettius Conviva e Aulus Vettius Restitutus, probabilmente due liberti, divenuti ricchi con il commercio del vino. Lo sfarzoso arredo pittorico e scultoreo della casa, dunque, riflette anche la ricchezza del territorio della città, dove si produceva il vino per l’esportazione in tutto il Mediterraneo, e la mobilità sociale, che consentiva a due ex schiavi di salire ai livelli più alti della società locale. Non mancano tracce della vita degli ultimi, tra le quali spicca un ambiente adiacente alla cucina, nel quartiere servile, decorato con quadretti erotici.  L’ambiente, in passato, fu dotato di una porta di ferro per consentirne l’accesso ai soli uomini adulti, barriera rimossa solo pochi giorni prima della riapertura della casa. Si è ipotizzato che l’ambiente servisse per la prostituzione, ipotesi che sembra trovare riscontro nel rinvenimento, sulla parete sinistra del vestibolo, di un’iscrizione in cui una donna di nome Eutychis, “greca e di belle maniere”, veniva offerta per due assi (Eutychis Graeca a(ssibus) II moribus bellis). Una testimonianza che Pompei offre, oltre alla bellezza dell’arte e dell’architettura antica, della società dell’epoca con le sue stratificazioni e costumi.

Gli interventi di restauro sulla domus hanno avuto varie fasi. L’edificio era stato precedentemente oggetto di un’attività di parziale rifacimento delle coperture con elementi chiaramente distinguibili e il più possibile reversibili e non invasivi, realizzato nell’ambito della collaborazione tra la soprintendenza Archeologica di Pompei (ora parco archeologico di Pompei) e l’istituto centrale per il Restauro (ora istituto superiore per la Conservazione e il Restauro). Dopo un lungo periodo di chiusura ed un primo collaudo strutturale, nel 2016 l’atrio della casa è stato riaperto alla pubblica fruizione per poi essere richiuso per avviare il nuovo cantiere. L’articolato cantiere avviato nel 2020 e appena concluso ha messo a sistema le parti preesistenti con opere di nuova progettazione per il completamento delle coperture della casa, rendendola interamente coperta, con l’impiego di tecniche e materiali moderni che si pongono in continuità con gli interventi condotti negli ultimi anni.

pompei_casa-dei-vettii_restauro-del-tetto_foto-silvia-vacca

Il cantiere di restauro del tetto della Casa dei Vettii a Pompei (foto parco archeologico pompei)


pompei_casa-dei-vettii_veduta-da-drone-del-tetto-restaurato_foto-silvia-vacca

Veduta da drone del tetto della Casa dei Vettii a Pompei dopo il restauro (foto parco archeologico pompei)

Nel dettaglio, il cantiere  di restauro e consolidamento strutturale si è occupato: della sostituzione della copertura esistente nel peristilio in calcestruzzo armato, ormai completamente compromessa, con una nuova copertura a falde inclinate in legno lamellare e  manto di tegole, secondo tecniche costruttive consolidate per il rifacimento filologico delle coperture antiche; della realizzazione di nuove coperture piane in carpenteria metallica e sistemi innovativi di alleggerimento dei carichi e di impermeabilizzazione a protezione del quartiere servile  e del gineceo, con manto esterno in finitura color rame; del restauro di tutti gli  apparati decorativi parietali e pavimentali ivi compresi gli arredi originali del giardino.

pompei_casa-dei-vettii_stanza-amorini_fasi-di-pulitura-e-restauro-affreschi_foto-silvia-vacca

Fase di pulitura e restauro degli amorini della Casa dei Vettii a Pompei (foto silvia vacca)

La straordinaria ricchezza degli apparati decorativi e del ricco corredo di arredi del giardino infatti ha imposto un accurato intervento di conservazione, attraverso opere di pulitura, stuccatura e integrazione, atti al recupero della leggibilità di ogni più piccolo dettaglio, nonché delle originarie cromie degli stessi apparati. Il programma di intervento si è articolato in una serie di fasi, sulla base di corrette metodologie di restauro, selezionando di volta in volta tecniche e materiali calati nelle singole problematiche. Sicuramente una delle fasi più complesse è stata quella della pulitura dagli strati di cera applicati durante i restauri precedenti per rinvigorire la lucentezza dei colori.

pompei_casa-dei-vetti_nuovi-sistemi-di-illuminazione-led_foto-parco-archeologico-pompei

Nuovi sistemi di illuminazione a LED nella Casa dei Vettii a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Interventi di illuminazione e di safety & security. Nella redazione del progetto di illuminazione, si è fatto ricorso a sorgenti LED (Light Emitting Diode o diodi a emissione di luce) di nuova concezione che consentono di generare una emissione di luce con uno spettro molto simile a quello del sole: una luce pulita, naturale, priva delle componenti di radiazione infrarossa e ultravioletta e, soprattutto, senza la presenza del picco di emissione nella regione spettrale del blu (400 nanometri circa, che rappresenta la componente spettrale della luce visibile dotata di un’elevata energia, e quindi di una elevata capacità di deterioramento nei confronti dei materiali irradiati per lungo tempo, o con elevata intensità, da tale componente cromatica). I corpi illuminanti a LED utilizzati sono caratterizzati da un altissimo grado di trasparenza delle lenti e da un’elettronica di qualità studiata ad hoc in maniera tale che, oltre a consentire un risparmio notevole di energia, si garantisce un eccellente risultato nel comfort visivo e nella fruizione dei dettagli e delle cromie, evitando, nello stesso tempo, il degrado e il danneggiamento delle opere e degli affreschi, dovute al fenomeno definito blue hazard (pericolo del blu) in sede UE. Al fine di assicurare agli affreschi presenti il naturale ciclo luminoso giorno/notte a cui erano esposti originariamente, sono stati previsti degli opportuni cicli di illuminamento che seguono le aperture al pubblico della domus, garantendo l’assenza di luce della notte e, quindi, l’assenza di esposizione alla radiazione luminosa delle straordinarie opere in essa presenti.

pompei_casa-dei-vettii_restauro-del-tetto_tegole-fotovoltaiche_foto-parco-archeologico-pompei

Sul tetto restaurato della Casa dei Vettii sono state poste tegole fotovoltaiche (foto parco archeologico pompei)

Le tegole fotovoltaiche. Al fine di garantire la piena autonomia energetica, facendo ricorso ad energie rinnovabili e senza assorbire energia dalla rete elettrica esterna, è stato previsto l’utilizzo di opportune tegole fotovoltaiche di ridotto peso. Infatti, sia i coppi che gli embrici sono prodotti con una miscela di materiali plastici composti, contenenti al loro interno i moduli fotovoltaici, non visibili dall’esterno. Il LED per la fruizione e la Safety & Security. Grazie alle sorgenti LED sarà implementato anche il Li-Fi (Light-Fidelity), che rappresenta un moderno ed innovativo sistema di comunicazione in grado di trasmettere dati ed informazioni senza necessità di cavi di qualunque tipo (modalità wireless) attraverso la modulazione della luce. La stessa tecnologia Li-Fi sarà utilizzata per la trasmissione dei dati provenienti dai sistemi per la safety & security come la video sorveglianza e il controllo accessi.

pompei_casa-dei-vettii_affresco-priapo_foto-parco-archeologico-pompei

La Casa dei Vettii è posta sotto la protezione di Priapo, raffigurato all’ingresso della domus a Pompei (foto parco archeologico pompei)

LA CASA: Il Priapo del vestibolo. Accanto allo stipite destro della porta, verso l’atrio, è rappresentata una figura di Priapo che, con il suo membro gigantesco, doveva indicare la prosperità e la ricchezza degli abitanti della casa. La figura è raffigurata mentre pesa il suo membro su un piatto da bilancia; a fare da contrappeso, sull’altro piatto, è una borsa piena di soldi.

pompei_Casa dei Vettii_satnza-degli-amorini_dettaglio_25_foto-luigi-spina

Dettaglio degli affreschi della stanza degli Amorini nella Casa dei Vettii a Pompei (foto luigi spina)

LA CASA: La stanza degli Amorini. Il più noto complesso pittorico della casa si trova nell’oecus (salone) che si apre sul portico settentrionale del peristilio. Nella zona superiore delle pareti, riccamente decorate, poeti sono circondati da Muse, Menadi e Satiri musicanti; nella zona mediana candelabri e tripodi in oro scandiscono pannelli decorati con coppie di figure in volo. Sullo zoccolo sono raffigurate sacerdotesse, Amazzoni, menadi e satiri al di sopra dei quali si aprono quadretti con scene di sacrificio a Diana e psychai che raccolgono fiori. Ma le scene più peculiari, che danno il nome alla sala, sono quelle del fregio dipinto al di sopra dello zoccolo. Una lunga teoria di Amorini intenti alle più diverse attività e mestieri: fiorai e venditori di corone, fabbricanti e commercianti di profumi, orefici e cesellatori, fulloni, panettieri e vendemmiatori, dove quest’ultimi fanno da preludio al trionfo di Dioniso. Il clima è giocoso e spesso gli Amorini sono rappresentati in divertenti competizioni.

pompei_casa-dei-vettii_gineceo_dettaglio_foto-parco-archeologico-pompei

Dettaglio del cosiddetto gineceo della Casa dei Vettii a Pompei (foto parco archeologico pompei)

LA CASA: Il gineceo. Fu chiamato così da Amedeo Maiuri, poiché la sua posizione appartata rimandava al gineceo delle case di età greca, ovvero agli appartamenti femminili. Si tratta di un piccolo quartiere costituito da due stanze finemente decorate, che si affacciano su un giardino porticato e dotato di vasca. In particolare, nel triclinio è rappresentata la scena in cui Auge, sacerdotessa di Atena, intenta a lavare il sacro peplo della dea, viene sorpresa e sedotta da Eracle ebbro. Da questa unione nascerà Telefo.

pompei_Casa dei Vettii_cd-sala-di-issione_triclinio_02_foto-luigi-spina

La cosiddetta Sala di Issione, triclinio della Casa dei Vettii a Pompei (foto luigi spina)

LA CASA: La sala di Issione. La cd. sala di Issione si apre sul giardino e fa da pendant alla sala di Penteo.  Si tratta di un triclinio che, come l’oecus di Penteo, è ideato come una pinacoteca. Sul fondo, è rappresentato il re Issione di fronte ad Era seduta in trono, che guarda la scena indicatale da Iside: Efesto è impegnato ad attivare la ruota a cui, per mano di Ermes e volere di Zeus, sarà legato Issione mediante dei serpenti. Il re tessalo, colpevole di avere tentato di oltraggiare Era, fu condannato a girare in eterno nella volta celeste. A fare da contrappeso al tragico destino di Issione, sulla parete destra è la rappresentazione dell’episodio a lieto fine di Dioniso che svela Arianna addormentata, mentre Teseo fugge con la sua nave. Sulla parete sinistra, invece, è raffigurato Dedalo che presenta a Pasifae, moglie di Minosse, re di Creta, la vacca di legno che diventerà l’alcova dove la regina concepirà il Minotauro.

pompei_Casa dei Vettii_sala-di-penteo_oecus_15_foto-luigi-spina

La sala di Penteo, oecus della Casa dei Vettii a Pompei (foto luigi spina)

LA CASA: La sala di Penteo. L’oecus in IV stile è decorato da grandi quadri in cui dominano tre scene principali: sulla parete destra il supplizio di Dirce da parte di Zeto e Anfione, figli di Giove e Antiope; sulla sinistra Ercole bambino che strozza i serpenti inviategli da Giunone. Sul pannello di fondo, Penteo, re di Tebe, è dilaniato dalle menadi, per aver offeso Dioniso. Alle sue spalle una menade gli infligge il colpo finale, scagliandogli sulla testa una grossa pietra.

pompei_casa-dei-vettii_peristilio-giardino_foto-parco-archeologico-pompei

Il peristilio del giardino della Casa dei Vettii a Pompei (foto parco archeologico pompei)

LA CASA: Il Peristilio. Il peristilio a diciotto colonne circondava il giardino arricchito da sculture adibite a fontane, che ricreavano un suggestivo sistema giochi d’acqua. I soggetti raffigurati rimandano a Dioniso e al suo seguito: satiri, puttini e bambini allusivi alla forza propiziatrice della Natura, secondo modelli iconografici di tradizione ellenistica. Lungo il portico e tra le colonne s’incontrano Dioniso, un Satiro con otre, due puttini in bronzo che sorreggono anatre, due eroti con le mani legate, un bambino seduto a terra con coniglio, un Satiro con anfora. Infine, una figura di Pan e una di Priapo che, caduti in disuso perché danneggiati, furono stipati nella cucina. Essi dovevano trovarsi lungo il portico orientale. A completare il ricco giardino, erano mense, tavolini, vasche in marmo a cui si aggiungono due pilastrini con doppie erme: su di uno Dioniso e Arianna, sull’altro un Sileno e una menade. Al fine di preservare tutte le sculture rinvenute, sono state effettuate delle copie, oggi collocate lungo i lati del portico.

pompei_casa-dei-vettii_larario_foto-silvia-vacca - (1)

Il larario della Casa dei Vettii a Pompei (foto silvia vacca)

LA CASA: Il quartiere servile e il larario dipinto. Nel quartiere servile è presente su una delle pareti un larario con dipinti i Lari, numi protettori della casa.

pompei_casa-dei-vettii_stanza-erotica_quadretto-erotico_foto-silvia-vacca - (3)

Quadretto erotico della stanza accanto al larario della Casa dei Vettii a Pompei (foto silvia vacca)

LA CASA: La Stanza Erotica. Adiacente all’ambiente del larario vi è una stanza con quadretti erotici. Si è ipotizzato che l’ambiente servisse per la prostituzione, ipotesi che sembra trovare riscontro nel rinvenimento, sulla parete sinistra del vestibolo, di un’iscrizione in cui una donna di nome Eutychis, “greca e di belle maniere”, veniva offerta per due assi (Eutychis Graeca a(ssibus) II moribus bellis). Una testimonianza che Pompei offre, oltre alla bellezza dell’arte e dell’architettura antica, di uno straordinario spaccato della società antica con le sue stratificazioni e costumi.

Altino. Al via la nuova rubrica #archeoaltino: ogni martedì farà scoprire da dove provengono i reperti visibili al Museo e cosa li lega alle aree archeologiche e al territorio circostante: si inizia col Quartiere residenziale augusteo e la Domus della Pantera

marianna-bressan_foto-graziano-tavan

Marianna Bressan, direttrice del museo nazionale e area archeologica di Altino (foto graziano tavan)

Qual è il filo rosso che lega il museo Archeologico nazionale di Altino e i suoi reperti con le aree archeologiche? La risposta dalla nuova rubrica #archeoaltino che dal 10 gennaio 2023, ogni martedì, farà scoprire da dove provengono i reperti visibili al Museo e cosa li lega alle aree archeologiche e al territorio circostante.

altino_area-archeologica_decumano_foto-drm-veneto

La strada romana basolata (che rea l’antico decumano) introduce oggi all’area archeologica del quartiere augusteo (foto drm-veneto)

altino_museo_Mosaico della Domus della Pantera_foto-drm-veneto

Mosaico della Domus della Pantera ad Altino (foto drm-veneto)

La prima puntata parte da una delle aree archeologiche più amate di Altino: il Quartiere residenziale augusteo e la Domus della Pantera, i cui splendidi mosaici sono oggi visibili vicino ai basoli del decumano. Da questa zona dell’antica Altinum provengono numerosi esempi di come erano arredate le domus del quartiere, che offrono testimonianze dirette della vita quotidiana, del lusso e della bellezza che caratterizzavano queste abitazioni. Visitando l’area archeologica del Quartiere residenziale augusteo, si possono ammirare molti dei mosaici che decoravano la Domus della Pantera, chiamata così dal bellissimo mosaico in tessere bianche e nere (con qualche traccia di colore), raffiguranti una pantera che si abbevera da una coppa: sullo sfondo, un tralcio di edera. Tutti questi elementi, oltre a svolgere una funzione decorativa, annunciavano a chi entrava nella domus l’appartenenza del proprietario ai culti dionisiaci.

altino_museo_base di tavolino da giardino in marmo a testa di leone_foto-drm-veneto

Base di tavolino da giardino in marmo a testa di leone al museo Archeologico nazionale di Altino (foto drm-veneto)

altino_museo_statuette di Lare_Abbondanza e Mercurio in bronzo da larario domestico_foto-drm-veneto

Statuette di Lare: Abbondanza e Mercurio in bronzo da larario domestico al museo Archeologico nazionale di Altino (foto drm-veneto)

altino_museo_frammenti di intonaci dipinti_Altinum_I - II sec. d.C._foto-drm-veneto

Frammenti di intonaci dipinti da (I- II sec. d.C.) al museo di Altino (foto drm-veneto)

Quali reperti provenienti da quest’area archeologica si possono ammirare al museo Archeologico nazionale di Altino? Innanzitutto, gli arredi da giardino in marmo e calcare: fontanelle, statue, oscilla (lastrine in marmo decorate a bassorilievo e appese), basi di tavolini decorati a testa di leone, erme e l’immancabile meridiana, l’orologio solare in uso in età romana. Poi, alcune tracce di intonaco dipinto provenienti dagli ambienti interni delle domus, ancora vividi nei loro caratteristici colori (giallo senape, nero, verde, rosso pompeiano) e decorati a fasce, cornici o schizzi di colore. Infine, le statuette del Lari, numi tutelari della casa, e delle divinità alle quali il pater familias dedicava i culti familiari, fondamentali per assicurarsi la protezione dalla malasorte e attirare la fortuna.

Verona. Alla Gran Guardia conferenza dell’egittologo Francesco Tiradritti su “Reali, fantastici, divini. Gli animali nell’antico Egitto”: focus sul particolare rapporto che gli egizi avevano con gli animali, considerati sacri e intoccabili

verona_gran-guardia_animali-antico-egitto_tiradritti_locandina“Reali, fantastici, divini. Gli animali nell’antico Egitto”: il 10 gennaio 2023 in Gran Guardia a Verona il quarto appuntamento del ciclo di conferenze sul tema dell’arte, organizzate dai Musei Civici di Verona in collaborazione con l’università di Verona e con il sostegno degli Amici dei Civici Musei d’Arte di Verona. L’incontro sarà alle 17.30 nella sala convegni della Gran Guardia. Ospite l’egittologo Francesco Tiradritti. L’accesso è consentito fino ad esaurimento dei posti disponibili (non è necessaria la prenotazione); si prega di arrivare con un breve anticipo per agevolare l’ingresso a tutti i partecipanti. La sala è accessibile con l’ascensore. Agli interessati verrà rilasciato un attestato di frequenza. La partecipazione alla conferenza dovrà essere comprovata dalla firma all’inizio e al termine di ogni incontro.

egitto_meir_cane-domestico_foto-maurizio-zulian

La splendida raffigurazione in bassorilievo dipinto del cane di Pepiankh il Medio dalla TOMBA D2 di Meir, in Egitto (foto maurizio zulian)

La conferenza si soffermerà a descrivere il particolare rapporto che gli egizi avevano con gli animali, considerati sacri e intoccabili. Già Erodoto nelle sue Storie (II, 65-67) si soffermava a descrivere il particolare rapporto che gli egizi avevano con gli animali. Secondo quanto da lui riferito erano tutti considerati sacri e chi ne uccideva uno poteva anche essere messo a morte. Questa esagerata visione deriva di sicuro dalle numerose iconografie degli dèi a testa ferina, manifestazione terrena delle potenze immortali, una delle caratteristiche della civiltà faraonica che più colpisce anche oggigiorno.

egitto_el-salamuni_dio-thot-ibis_foto-maurizio-zulian

Il dio Thot, scriba divino e cancelliere del tribunale con corpo umano e testa di ibis coronata dal disco solare, registra il risultato della pesatura del cuore: dalla Tomba senza nome e senza numero di El Salamuni, in Egitto (foto maurizio zulian)

Nella maggior parte dei casi è difficile stabilire quale fosse stata la scelta che aveva determinato l’associazione di un particolare animale con un dio, come nel caso di Thot, patrono della scrittura, che poteva incarnarsi sia in un ibis che un babbuino. In altri casi la corrispondenza risulta di immediata comprensione: il falco poteva essere ipostasi del sovrano regnante o il Sole a mezzogiorno perché è l’uccello che nel cielo egiziano vola più in alto. Un caso particolare era invece rappresentato dall’iconografia della figura femminile a testa di leonessa che, pur essendo caratteristica di Sekhmet, poteva essere attribuita anche ad altre divinità femminili rappresentandole nel momento in cui si infuriavano. La pericolosità degli animali nocivi era combattuta, ma era anche utilizzata per contrastare minacce ancora maggiori. Tale atteggiamento era tenuto nei confronti dei serpenti contro i morsi dei quali esistevano numerosi incantamenti e rimedi, ma che nelle figurazioni delle tombe reali compaiono tra i protettori della barca solare nel viaggio notturno attraverso le pericolose regioni dell’Oltretomba. Nelle epoche più tarde, il particolare atteggiamento degli egizi nei confronti degli animali condusse allo sviluppo di una particolare forma di idolatria che fu la causa di una vera e propria ecatombe tra gli animali legati alle divinità. Erano infatti gli stessi sacerdoti a ucciderli e mummificarli per poi venderli come ex-voto ai pellegrini.

francesco-tiradritti_egittologo

L’egittologo Francesco Tiradritti

Francesco Tiradritti è egittologo, giornalista pubblicista, scrittore e dirige dal 1995 la Missione Archeologica Italiana a Luxor operativa dal 2019 anche in Sudan. Ha lavorato presso il museo del Castello Sforzesco dove è conservata la principale collezione egizia di Milano e fatto parte delle commissioni per lo studio del Nuovo Museo di Giza e per il rinnovamento del museo Egizio di Torino. Ha organizzato più di venti mostre a carattere egittologico in Italia, Egitto, Repubblica Ceca, Spagna, Slovenia, Svizzera, Sudan e Ungheria. È stato docente di Egittologia e Archeologia e Storia dell’Arte mussulmana all’università “Kore” di Enna. Nel 2004-2005 ha ottenuto la cattedra di eccellenza in Storia dell’Arte “Dorothy K. Hohenberg” all’università di Memphis (Tennessee) e nel 2013 ha vinto una borsa di ricerca presso il Getty Research Institute di Los Angeles. È autore di monografie tradotte in varie lingue del mondo. Scrive regolarmente per Il Giornale dell’Arte e nel 2022 ha pubblicato il romanzo “Il sangue del falco” per Rizzoli.

Torino. Bilancio lusinghiero per il museo Egizio: nel 2022 contati 898.500 visitatori, il 5% in più rispetto al periodo pre-pandemia. Ecco progetti di ricerca, esposizione e incontri realizzati nel corso dell’anno

torino_egizio_bilancio-2022_locandinaI numeri assoluti li avevamo già anticipati all’indomani di Capodanno: nel 2022 il museo Egizio di Torino ha contato 898.500 ingressi (vedi Bilancio 2022. All’Egizio quasi 900mila visitatori. Al Mann, raddoppiati gli ingressi e ora si punta al milione con grandi mostre. A Ercolano dodici mesi ricchi di eventi con quasi mezzo milione di visitatori | archeologiavocidalpassato). Ora ecco qualche dato in più. Successo di pubblico superiore del 5% al periodo pre-pandemia per il museo Egizio nel 2022, malgrado nei primi tre mesi dell’anno fosse ancora in vigore il contingentamento degli ingressi, a causa dell’epidemia di Covid-19. L’Egizio archivia il 2022 con 898.500 visitatori, numero comprensivo anche degli eventi istituzionali e privati, a fronte degli 853mila ingressi del 2019. Dato quasi raddoppiato rispetto agli anni difficili della pandemia: sono stati, infatti, 398.336 i visitatori del museo Egizio nel 2021, a fronte però di 274 giorni di apertura. Nel 2020 si erano registrati 241.139 visitatori, in 185 giorni di apertura. Ad aprile 2022, primo mese in cui sono cadute le restrizioni agli ingressi nei musei, l’Egizio ha toccato i 103mila visitatori e da maggio alla fine dell’anno il Museo ha registrato una continua escalation negli ingressi rispetto al 2019. Per quanto riguarda le festività natalizie, dal 23 dicembre 2022 all’8 gennaio 2023 il museo ha registrato 74.424 ingressi, quasi 10mila in più rispetto all’analogo periodo a cavallo tra il 2019 e il 2020, quando si registrarono 64.519.

torino_egizio_mostra-aida-figlia-di-due-mondi_1_locandina

Locandina della mostra “Aida. Figlia di due mondi” al museo Egizio di Torino dal 17 marzo al 5 giugno 2022

L’Egizio ha affrontato l’incertezza, legata all’evoluzione della pandemia, puntando su progetti espositivi, come l’esperimento transmediale “Aida, figlia dei due mondi”, che ha coinvolto diversi musei, enti culturali a Torino e in Italia (vedi Torino. Al museo Egizio (aperture speciali a Pasqua e Pasquetta) la mostra “Aida, figlia di due mondi” racconta l’avventura creativa di “Aida” e il clima culturale e politico in cui nacque l’opera di Giuseppe Verdi | archeologiavocidalpassato) e la mostra legata a bicentenario della decifrazione dei geroglifici “Il dono di Thot: leggere l’antico Egitto”, che si è aperta lo scorso 7 dicembre in un nuovo spazio espositivo concesso dall’Accademia delle Scienze al museo.

vicenza_basilica_mostra-i-creatori-dell-egitto-eterno_11_locandina

Locandina della mostra “I creatori dell’Egitto Eterno” alla Basilica Palladiana di Vicenza dal 22 dicembre 2022 al 7 maggio 2023

Nel 2022, inoltre, il museo Egizio ha lanciato due nuovi progetti espositivi a Vicenza, uno sforzo produttivo che vede protagonisti fino a maggio 2023 centinaia di reperti dell’Egizio alla Basilica Palladiana, nelle mostre “I creatori dell’Egitto eterno” (vedi Vicenza. Christian Greco, direttore del museo Egizio, introduce alla visita della mostra “I creatori dell’Egitto eterno. Scribi, artigiani e operai al servizio del faraone”, in Basilica Palladiana. Ecco la sua prolusione alla presentazione ufficiale | archeologiavocidalpassato) e “Gioielli e amuleti, la bellezza nell’antico Egitto” (vedi Vicenza. Al museo del Gioiello inaugurata la mostra “Gioielli e Amuleti. La bellezza nell’Antico Egitto”, collaterale all’esposizione “I creatori dell’Egitto eterno” aperta in Basilica Palladiana. I monili ci parlano di bellezza, cosmesi, religione e magia | archeologiavocidalpassato).  torino_egizio_papiro-dei-re_bicentenario-geroglifici_locandinaNel corso dell’anno non sono mancati i progetti di ricerca, importanti restauri, come quello del Papiro dei Re, frutto di una triangolazione internazionale tra Torino, Berlino e Copenaghen, progetti di digitalizzazione del patrimonio, podcast, conferenze ed eventi divulgativi (vedi Torino. Ancora pochi giorni per ammirare al museo Egizio il nuovo allestimento temporaneo del Papiro dei Re restaurato nel 2022 sulla base di un nuovo progetto di ricerca. L’intervento del direttore Christian Greco | archeologiavocidalpassato). Inoltre, è proseguito il ciclo di mostre bimestrali “Il laboratorio dello studioso”, un viaggio a puntate dietro le quinte del museo, alla scoperta dell’attività scientifica condotta dai curatori ed egittologi del Dipartimento Collezione e Ricerca dell’Egizio. Tutte attività che sono state realizzate, accanto alla progettazione di cantieri, innovazioni e cambiamenti, a cui andrà incontro l’Egizio, in vista delle celebrazioni del bicentenario della fondazione del Museo nel 2024.

Roma. Il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia lancia il progetto “Un anno con gli dei etruschi”: ogni mese un approfondimento su una divinità con l’invito a scoprirla in museo. Gennaio apre con il dio Culsans, il Giano romano

roma_villa-giulia_un-anno-con-gli-dei-etruschi_locandinaUn anno con gli dei etruschi: uno da scoprire per ogni mese dell’anno. Il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia apre il nuovo anno con il racconto degli dei etruschi. Sul sito del museo è stato inserito un approfondimento dedicato alle divinità venerate dagli Etruschi, una per ciascun mese dell’anno: dodici narrazioni curate dall’archeologa Vittoria Lecce che partono a gennaio con Culsans, il guardiano delle porte e dei cicli temporali, passando per Fufluns, Laran, Turan, Tinia e Uni, Menerva, Vei, Thesan, Cavatha e Suri, fino ad arrivare a Selvans, divinità della natura selvaggia e degli animali, protettore dei confini. È un invito a scoprire le loro caratteristiche e venire a scovarli fra le opere delle collezioni dell’Etru.

cortona_maec_statua-dio-culsans_foto-maec

Statuetta in bronzo iscritta di Culsans (III sec. a.C.) dal deposito votivo di porta Ghibellina, Cortona, e conservato al museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona (foto Europeana/MuseiD-Italia/MAEC)

GENNAIO E IL DIO CULSANS: il guardiano delle porte e dei cicli temporali. Gennaio, il “mese di Giano”, è adatto anche per parlare di Culsans, un dio simile a Giano nell’aspetto e – forse – anche nella sfera d’azione. Entrambe le divinità prendono il nome dalla porta, detta culs in etrusco e ianua in latino. La porta può essere un punto di collegamento fra interno ed esterno ma può anche simboleggiare, con la chiusura e apertura, l’inizio e la fine di azioni, fasi o periodi. Culsans è bifronte e guarda contemporaneamente verso l’interno e l’esterno e, per estensione, verso il passato e il futuro; quasi certamente tutelava sia i passaggi/gli ingressi sia i cicli del tempo, come le stagioni dell’anno e i periodi della vita. L’aspetto del dio è noto da pochi reperti, tutti ritrovati presso porte civiche, considerate luoghi vulnerabili da proteggere. La sola immagine a figura intera è una statuetta proveniente dalla Porta Ghibellina di Cortona, che mostra un giovane con due visi imberbi contrapposti, un copricapo piatto, un paio di stivali in pelle e una collana. La posizione delle mani potrebbe indicare il numero 365 (i giorni dell’anno solare) attraverso l’indigitatio, una tecnica per segnare con le mani anche numeri elevati. Teste bifronti giovanili compaiono anche su monete di bronzo da Volterra.

roma_villa-giulia_divinità-maschile-bifronte_culsans_da-vulci_foto-etru

Testa in terracotta di divinità maschile bifronte (Culsans) (IV-I sec. a.C) dal deposito votivo di porta Nord, Vulci, conservato al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)

Dalla Porta Nord di Vulci provengono invece le due belle teste in terracotta del Museo, modellate a stampo e accuratamente rifinite a mano, che raffigurano una divinità bifronte con una folta barba. L’iconografia giovanile di Culsans dovrebbe essere la più antica ed “etrusca”, mentre quella barbata è ispirata direttamente al Giano romano. Per quanto riguarda il culto, non ci sono elementi per ricostruire rituali o identificare santuari del dio, ma i dati archeologici rivelano l’esistenza di sacrifici simili a quelli destinati alle divinità infere. Il nome di Culsans è stato riconosciuto sul lobo sinistro del Fegato di Piacenza (Cul Alp), su un altare da Bagnoregio (Culsans) e su una lamina in metallo da Cortona (Cvl). Sul Fegato il dio è definito “Alpan”, ovvero “buono/puro”: un aggettivo utilizzato in genere per divinità oscure e poco benevole, che era consigliabile rabbonire; l’altare ha al centro un foro per versare le offerte nel terreno, come era prescritto in caso di divinità infere; la lamina è un frammento di defixio, ovvero una formula magica per consacrare agli dei un avversario.

Torino. Al museo Egizio conferenza dell’egittologo Paolo Marini su “Akhenaton: dall’Egitto a Torino”. Incontro in presenza e on line

torino_egizio_conferenza-akhenation-dall-egitto-a-torino_locandinaTra i numerosi reperti riuniti al museo Egizio di Torino, nel corso della sua lunga storia, si annovera un corpus di blocchi scolpiti a bassorilievo e altri reperti prodotti durante quel periodo di profondi cambiamenti religiosi, sociali e politici del XIV secolo a.C. dagli egittologi convenzionalmente chiamato “amarniano”.  Se ne parla giovedì 12 gennaio 2023, alle 18, in sala conferenze del museo Egizio, nella conferenza “Akhenaton: dall’Egitto a Torino” tenuta dal curatore Paolo Marini, nuovo appuntamento con il ciclo di conferenze tenute dai curatori del Museo. Ingresso libero fino a esaurimento posti. Live streaming sulla pagina Facebook e il canale YouTube: https://www.youtube.com/watch?v=abWi4EFtMUE. Lo studio iconografico di questi oggetti ci permette di ripercorrere le fasi che caratterizzarono la produzione “artistica” del tempo. Inoltre, un’approfondita analisi dei rilievi consente di ipotizzare la natura delle scene alle quali essi dovevano originariamente appartenere e di individuare gli escamotage ai quali il faraone di Amarna, Akhenaton, ricorse per sostituire alcune feste religiose tebane, introducendo nuove performance rituali che si svolgevano ad Amarna e che lo vedevano coinvolto in prima persona.

torino_egizio_presentazione-mostra-a-vicenza_marini_foto-graziano-tavan

Paolo Marini (museo Egizio Torino) (foto graziano tavan)

Paolo Marini, dal 2017, è curatore e coordinatore scientifico delle mostre itineranti al museo Egizio. Ha curato la mostra temporanea “Il dono di Thot: leggere l’antico Egitto” (attualmente visitabile) e ha scritto il libro divulgativo sulle divinità egizie, edito da Panini (2020). I suoi studi sulla collezione riguardano i corredi funerari, in particolar modo i contenitori per ushabti. Ha partecipato a missioni archeologiche in Italia, a Pisa (2004); in Siria, a Tell Deinit (2004) e a Tell Afis (2005); e in Egitto, a Dra Abu el-Naga (2010-2018) e al Ramesseum (2019-2020). Dal 2019 collabora a una missione di studio, patrocinata dal museo Egizio, a Deir el-Medina.

Cina. Prorogata a Suzhou la mostra “ETRUSCHI. Signori dell’Italia antica / ETRUSCANS. Lords of ancient Italy”, ideata e curata dal museo civico Archeologico di Bologna. Già superati i 100mila visitatori

bologna_mostra-etruschi-signori-italia-antica_in-cina_visitatori-a-suzhou_foto-musei-bologna

Visitatori alla mostra “ETRUSCHI. Signori dell’Italia antica / ETRUSCANS. Lords of ancient Italy” al Wuzhong Museum di Suzhou in Cina (foto musei bologna)

bologna_mostra-etruschi-signori-italia-antica_in-cina_locandinaOltre 100mila visitatori dal 30 agosto al 7 dicembre 2022, più di 224mila visualizzazioni dei contenuti online, 490 partecipanti alle attività in sede museale. Sono i numeri della grande mostra “ETRUSCHI. Signori dell’Italia antica / ETRUSCANS. Lords of ancient Italy”, ideata e curata dal museo civico Archeologico di Bologna con l’organizzazione di MondoMostre e la presenza di alcuni prestiti dal museo Archeologico nazionale di Napoli. Vien proprio da dire che “l’Etrusco colpisce ancora… in Cina”. Il lungo viaggio espositivo degli Etruschi in Cina prosegue con successo come dimostra il fatto che la mostra al Wuzhong Museum di Suzhou è stata prorogata fino al 29 gennaio 2023. Telegrafico il commento all’Archeologico bolognese: “Siamo molto felici che i nostri pezzi e il nostro lavoro siano apprezzati dall’altra parte del mondo”.

Venezia. Mostra “Tutankhamon. 100 anni di misteri”: visita guidata col curatore prof. Damiano. 3. parte: dalla Campagna d’Egitto all’Egittomania e alle spedizioni archeologiche. Presentazione di due rarità esposte

venezia_palazzo-zaguri_Tutankhamon 100 anni di misteri_locandina

La locandina della mostra “Tutankhamon. 100 anni di misteri. 1922-2022” aperta dal 29 ottobre 2022 a Palazzo Zaguri a Venezia

Terza parte della visita guidata live della mostra “Tutankhamon. 100 anni di misteri” a Palazzo Zaguri a Venezia con il curatore prof. Maurizio Damiano. Nella precedente il prof. Damiano ci ha portato per mano a scoprire la storia della civiltà egizia, dalla preistoria alle prime dinastie, dal Nuovo Regno al Cristianesimo, descritta nella sezione “il fiume del tempo” (vedi Venezia. Mostra “Tutankhamon. 100 anni di misteri”: visita guidata col curatore prof. Damiano. 2. parte: il “fiume del tempo”, la storia della civiltà egizia, dalla preistoria alle prime dinastie, dal Nuovo Regno al Cristianesimo | archeologiavocidalpassato). In questa puntata il prof. Damiano ci riporta alla fine del Settecento, quando il generale Napoleone Bonaparte intraprese la Campagna d’Egitto che fece riscoprire l’Antico Egitto: fu allora che scoppiò l’Egittomania. E con l’Ottocento iniziarono le spedizioni alla ricerca delle antichità egizie. La visita continua incontrando un piccolo spazio dove sono esposte due preziose rarità: una copia dell’Histoire d’Egypte di Auguste Mariette e un bronzetto della collezione di Sami Gabra, direttore del museo Egizio del Cairo negli anni Venti del Novecento.

“Con la distruzione della Biblioteca di Alessandria l’Antico Egitto è finito”, ricorda Damiano. “L’Egitto viene dimenticato per secoli. Finché arriva Napoleone che – è noto – faceva parte della massoneria, una massoneria illuminata. Non è un caso quindi che nella Campagna d’Egitto porti non solo i suoi soldati ma anche i savant: una commissione di studiosi composta da geologi, botanici, e archeologi. Tra loro c’era Vivant Denon che sarebbe stato il creatore del museo del Louvre. Denon torna con il generale Bonaparte mentre le truppe resteranno in Egitto per un anno finché vengono catturate dagli inglesi. E una volta tornato in patria Denon pubblica un grande volume con i suoi disegni. E questo fece scoppiare l’Egittomania che ancora non è finita”. In questo spazio della mostra c’è una riproduzione della Stele di Rosetta. “E così ricordiamo Champollion”, continua. “Perché il 2022 non è solo il centenario della scoperta della tomba di Tutankhamon, ma anche il bicentenario della decifrazione dei geroglifici con la stele di Rosetta”. Sono poi esposti degli oggetti che sono appartenuti agli archeologi che hanno operato in Egitto. “In genere quando si fanno le missioni archeologiche, specie quelle che durano anni”, spiega Damiano, “quando si torna al proprio Paese qualcosa si porta a casa, ma la maggior parte delle cose sono lasciate lì. Queste vengono incamerate dal Governo, e lasciate nei magazzini. Ora il Governo le mette a disposizione per queste esposizioni”. Lì accanto si nota un grammofono che ricorda quello usato da un giovane tenente che ha dormito nella tomba di Tutankhamon dalla sua scoperta per sette anni (a proposito di maledizione: lui è morto a 98 anni!): questo ufficiale, la notte, suonava l’opera italiana a tutto volume che rimbombava nella valle dei Re, e così tenne lontani i predoni, terrorizzati”.

Lasciato l’ultimo piano di Palazzo Zaguri, si incontra un piccolo spazio dove sono esposte – come si diceva – due preziose rarità. La prima riguarda Auguste Mariette, fondatore del museo del Cairo e del servizio delle antichità, e autore, tra l’altro, della storia da cui poi è stato tratto il libretto dell’opera Aida. “Auguste Mariette”, riprende Damiano, “aveva fatto fare il primo volume sul museo del Cairo e la storia d’Egitto. Ne aveva fatte fare solo 600 copie di sua proprietà da donare a certi visitatori, amici particolari”. In mostra ne è esposta una copia dell’Histoire d’Egypte di Auguste Mariette perfettamente conservata. “Se si guarda con attenzione si può leggere una dedica di Mariette a monsieur Gustave Pereire, colui che portò per la prima volta la ferrovia in Egitto. Questo è un pezzo molto raro, già di per sé anche se non ci fosse la dedica di Mariette. Altro pezzo molto raro – continua – è questo bronzetto che rappresenta Bastet-La Gatta che faceva parte della collezione di Sami Gabra, direttore del museo Egizio del Cairo negli anni Venti del Novecento. Lui teneva nel suo ufficio dei bronzetti del museo che avrebbero dovuto stare in magazzino. Ma poiché nelle frequenti visite di re, regine, qualche imperatore succedeva che questi gli chiedessero un souvenir, e poiché era molto imbarazzante dire loro di no, decise di fare dei calchi coi quali si fece fare in bronzo delle repliche perfette. Così alla richiesta “Posso avere…” rispondeva “è un onore maestà” e gli dava la replica. E in questo modo non si toccavano i pezzi originali del museo”.

Pompei. Riapertura della Casa dei Vettii con il ministro Gennaro Sangiuliano: martedì il terzo tentativo

pompei_casa-dei-vettii_triclinio_foto-parco-archeologico-pompei

Il triclinio della Casa dei Vettii a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Terzo tentativo per la riapertura della Casa dei Vettii a Pompei dopo il lungo restauro. Sarà la volta buona? Dopo un primo rinvio per maltempo, e un secondo non meglio specificato, ora c’è la nuova data: martedì 10 gennaio 2023, alle 10, il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, sarà al parco archeologico di Pompei per la riapertura della Casa dei Vettii, una tra le più ricche e famose di Pompei, posta sotto la protezione di Priapo dio della prosperità, dipinto a destra della porta, che simboleggia la prosperità economica dei proprietari, i fratelli Aulus Vettius Restitutus e Aulus Vettius Conviva, liberti, divenuti ricchi grazie al commercio. Interverranno il direttore generale Musei del MiC, Massimo Osanna; il direttore generale del parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel.