Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia dibattito a due voci “PER ERCOLE! Storie di un semi/dio (?) dell’Italia antica” con Gianluca De Sanctis (università della Tuscia) e Massimiliano Di Fazio (università di Pavia). In presenza e on line

roma_villa-giulia_conferenza-per-ercole_de-sanctis_di-fazio_locandinaNell’ambito del ciclo di incontri “La Storia dietro alle storie. Le radici culturali del mito” il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma ospita il dibattito a due voci “PER ERCOLE! Storie di un semi/dio (?) dell’Italia antica” a cura dell’Associazione italiana di Cultura classica, in collaborazione con il Museo e l’Istituto italiano per la Storia antica. Appuntamento martedì 24 gennaio 2023, alle 16.30, in presenza in sala della Fortuna al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia. Posti limitati. Prenotazione obbligatoria all’indirizzo marcello.nobili@uniroma1.it. Sarà possibile seguire l’incontro in diretta sul canale YouTube ETRUSCHANNEL oppure sulla piattaforma ZOOM al seguente link: tinyurl.com/AICCROMA4 – ID 93304936260. Gianluca De Sanctis (università della Tuscia – Centro AMA) dialoga con Massimiliano Di Fazio (università di Pavia). Modera Valentino Nizzo (direttore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia).

Cina. A pochi giorni dalla chiusura a Suzhou della mostra “ETRUSCHI. Signori dell’Italia antica / ETRUSCANS. Lords of ancient Italy”, il museo civico Archeologico di Bologna ha pubblicato il video promozionale realizzato per il pubblico cinese con l’intervento della curatrice Federica Guidi

bologna_mostra-etruschi-signori-italia-antica_in-cina_locandinaIl museo civico Archeologico di Bologna, a pochi giorni dalla chiusura al Wuzhong Museum di Suzhou (Cina) ha postato il video promozionale della mostra “ETRUSCHI. Signori dell’Italia antica / ETRUSCANS. Lords of ancient Italy” per il pubblico cinese con l’introduzione della curatrice Federica Guidi, archeologa del museo bolognese che ha promosso la mostra con oltre 300 reperti bolognesi affiancati da importanti prestiti del museo Archeologico nazionale di Napoli.  La mostra, ricordiamolo, è stata prorogata al 29 gennaio 2023 proprio per la risposta molto positiva del pubblico (vedi Cina. Prorogata a Suzhou la mostra “ETRUSCHI. Signori dell’Italia antica / ETRUSCANS. Lords of ancient Italy”, ideata e curata dal museo civico Archeologico di Bologna. Già superati i 100mila visitatori | archeologiavocidalpassato).

“L’Italia preromana presentata in mostra”, racconta Guidi, “offre la testimonianza delle varie civiltà e del loro sviluppo prima della conquista di Roma. Tra queste sicuramente gli etruschi hanno giocato un ruolo molto importante all’interno della storia della penisola al punto tale che sono ricordati dalle fonti storiche come il popolo che prima di Roma ha dominato quasi tutta l’Italia. La mostra “Etruschi. Signori dell’Italia antica” è un importante progetto e permette l’occasione di presentare al pubblico cinese alcuni dei tratti più importanti e qualificanti di una delle più grandi civiltà dell’Italia antica: gli etruschi. Il fiorire della civiltà etrusca – è contemporaneo allo Spring and Autumn period in Cina. Due antiche culture, due Paesi differenti, così lontane nello spazio, così vicine ora, per la prima volta, a Suzhou”. Il video si conclude con l’invito al pubblico cinese a visitare la mostra per trovare certo degli elementi di comparazione, ma per trovare differenze e magari sviluppare guardando i nostri oggetti qualche nuova idea e qualche nuovo punto di vista. Alla luce dei numeri registrati, l’invito è stato accolto alla grande.

Vicenza. Tre incontri a tema a corollario della mostra “I creatori dell’Egitto eterno” in Basilica palladiana. Protagonisti gli stessi curatori: Corinna Rossi, Paolo Marini e Cédric Gobeil

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Mostra “I creatori dell’Egitto eterno”: da sinistra, Paolo Marini, Corinna Rossi, Christian Greco, Francesco Rucco, Simona Siotto, Cédric Gobeil (foto graziano tavan)

Tre incontri a tema a corollario della mostra “I creatori dell’Egitto eterno” in Basilica palladiana a Vicenza fino al 7 maggio 2023. E a tenerli saranno gli stessi curatori della mostra, Corinna Rossi, Paolo Marini e Cédric Gobeil. Gli incontri sono a ingresso libero fino ad esaurimento posti. Si inizia venerdì 27 gennaio 2023, alle 17.30, con Corinna Rossi, docente di Egittologia al Politecnico di Milano, che terrà l’incontro “La tomba egizia come microcosmo” alle Gallerie d’Italia – Vicenza, museo di Intesa Sanpaolo, istituto bancario partner dell’esposizione (contra’ Santa Corona 25, Vicenza). Secondo appuntamento giovedì 23 febbraio 2023, alle 18: Paolo Marini, egittologo e curatore del museo Egizio, discuterà di “Timori e speranze a Deir el-Medina. Storie di geni, divinità mostruose e serpenti”, nella sede di Cereal Docks (via dell’Innovazione 1, Camisano Vicentino), nel contesto dell’iniziativa culturale “Carta Bianca l’arte in azienda”, aperta ai collaboratori del Gruppo Cereal Docks e alla cittadinanza. A concludere il ciclo di conversazioni sarà Cédric Gobeil, egittologo e curatore del museo Egizio, che venerdì 17 marzo 2023, alle 18, parlerà di “La vita quotidiana degli antichi egizi alla luce della scoperta di Deir el-Medina”, a Palazzo Chiericati (piazza Matteotti 37/39, Vicenza).

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Statuetta in legno della dea Tauret, dedicata dal disegnatore Parahotep, venerata in ambito domestico, proveniente da Deir el Medina, e conservata al museo Egizio di Torino (foto graziano tavan)

Il percorso espositivo presenta 180 reperti, 160 provenienti dalle collezioni del museo Egizio e 20 dal Louvre di Parigi: statue, sarcofagi, papiri, bassorilievi, stele scolpite e dipinte, anfore, amuleti e strumenti musicali permettono di ricostruire la vita quotidiana degli abitanti di Deir el-Medina. Tra i tesori esposti a Vicenza anche il sarcofago antropoide di Khonsuirdis e il corredo della regina Nefertari, che torna in Italia dopo diversi anni di tour all’estero, in prestito a musei ed enti internazionali. Ai reperti originali si uniscono alcuni contenuti multimediali, che senza sostituirsi all’imprescindibilità della cultura materiale, intendono ampliare, come una sorta di “doppio digitale”, le informazioni e le conoscenze che gli oggetti stessi ci tramandano (vedi Vicenza. Christian Greco, direttore del museo Egizio, introduce alla visita della mostra “I creatori dell’Egitto eterno. Scribi, artigiani e operai al servizio del faraone”, in Basilica Palladiana. Ecco la sua prolusione alla presentazione ufficiale | archeologiavocidalpassato).

Roma. Recuperati in Usa 60 reperti archeologici di eccezionale valore culturale: lunedì 23 gennaio presentazione al ministero della Cultura in presenza e in diretta streaming

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Testa di Atena in marmo (II sec. a.C.) tra i reperti recuperati dai Carabinieri in Usa e riportati a casa (foto mic)

Nell’elenco spiccano un importantissimo affresco pompeiano raffigurante “Ercole fanciullo con serpente” del I sec. d.C., una testa marmorea di “Atena”, una kylix a sfondo bianco e un busto in bronzo. Fanno parte del lotto di 60 reperti archeologici di eccezionale valore culturale che, nell’arco degli ultimi decenni, sono stati commercializzati negli Stati Uniti da trafficanti internazionali, e che ora ritornano a casa, in Italia. L’operazione è stata condotta dai Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale (TPC) insieme al New York County District Attorney’s Office (DAO). Lunedì 23 gennaio 2023, alle 13, saranno presentati a Roma, nella sala Spadolini del ministero della Cultura (via del Collegio Romano, 27). Interverranno il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano; il procuratore aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di Roma, Angelantonio Racanelli; il comandante dei Carabinieri TPC, generale di brigata Vincenzo Molinese; il viceprocuratore del District Attorney’s Office di Manhattan, col. Matthew Bogdanos. La presentazione può essere seguita in diretta streaming sul canale YouTube del ministero della Cultura: https://www.youtube.com/watch?v=x-RcYKNBHtk. I reperti appartengono alle civiltà romana, etrusca, magnogreca e apula e la datazione si colloca fra l’VIII secolo a.C. e il I secolo d.C., il valore complessivo può essere stimato in circa 19 milioni di dollari.

Ferrara. Al museo Archeologico nazionale quarta visita guidata con Menotti Passarella alla mostra “Spina etrusca. Un grande porto nel Mediterraneo”

ferrara_archeologico_mostra-spina-etrusca_quarta-visita-guidata_locandinaQuarta visita guidata alla mostra “Spina etrusca. Un grande porto nel Mediterraneo” al museo Archeologico nazionale di Ferrara, che celebra i cent’anni della scoperta della città etrusca sorta sul delta del Po. La visita sarà effettuata da Menotti Passarella domenica 22 gennaio 2023. Incontro all’entrata del museo Archeologico nazionale di Ferrara, Palazzo Costabili, alle 14.50-15. Il termine della visita è previsto per le 17 circa. Costo della visita guidata 10 euro adulti, bambini fino a 10 anni gratuito, minorenni ridotto 5 euro. Chi fosse interessato contatti il 348.3963900 (anche Whatsapp e Telegram). La visita sarà effettuata con qualunque numero di partecipanti. Il biglietto per l’ingresso da fare al momento, costa 8 euro, e consentirà l’accesso al museo Archeologico nazionale di Ferrara, alla mostra “Spina Etrusca. Un grande porto nel Mediterraneo” e al museo nazionale Etrusco di Marzabotto.

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Preziose ceramiche a figure rosse dagli scavi di Spina (foto drm-emilia-romagna)

La mostra racconta di una città costruita sull’acqua e votata alla navigazione per mare, potente centro dell’alto Adriatico in dialogo paritario con l’Atene di età classica, porto dalla strategia aggressiva a controllo delle rotte verso occidente. Come il tragitto per mare dal Pireo fino al Delta del Po, su imbarcazioni percorse da marinai, cariche di contenitori di vino e profumi, ricche di raffigurazioni mitiche ben note agli Etruschi: così comincia il percorso espositivo, accompagnato dalle narrazioni mitologiche che ambientavano qui, alla foce dell’Eridano (antico nome del fiume Po), le tristi vicende di Fetonte e di Icaro, degli eroi greci civilizzatori per antonomasia, Diomede ed Eracle. Gli spineti si facevano seppellire con ricchi corredi di materiali ceramici e bronzei di provenienza eterogenea, che evocavano analoghe scelte nel rituale condivise con le élites aristocratiche degli altri grandi centri etruschi della Penisola. È una rete complessa di echi, di rimandi, somiglianze ed evocazioni quelle che si dipana tra gli oggetti delle tombe da Spina e da Pisa, Adria o Cerveteri. Due mari, Tirreno e Adriatico, due porti, e lo stesso privilegio: come ci tramandano Dionigi e Strabone, entrambe le città etrusche di Spina e Pyrgi (Cerveteri), a cui la mostra dedica un’intera sezione, ebbero l’onore di costruire un donario nel santuario panellenico di Delfi. Sono esposti, tra gli altri, materiali provenienti dal Metropolitan Museum di New York.

Taranto. Al museo Archeologico nazionale primo appuntamento dell’anno del “MArTA in MUSICA – Le matinée domenicali”: in programma il concerto “Vivaldi suona Vivaldi” col maestro Paolo Vivaldi e l’orchestra della Magna Grecia

taranto_marta-in-musica_vivaldi-dirige-vivaldi_locandinaPrimo appuntamento dell’anno al museo Archeologico nazionale di Taranto con “MArTA in Musica – Le matinée domenicali”. Domenica 22 gennaio 2023, alle 11.45, nella sala Incontri, apre la rassegna concertistica del 2023 il concerto “Vivaldi suona Vivaldi”: il maestro Paolo Vivaldi, direttore e compositore di importanti colonne sonore, e il maestro Paolo Carlini, fagottista solista di fama mondiale, proporranno un programma di musiche tratte da fiction TV di grande successo, in collaborazione con l’Orchestra della Magna Grecia. Ingresso dalle 11.15. Biglietti acquistabili presso l’Orchestra della Magna Grecia – Taranto, in via Ciro Giovinazzi n° 28 e su www.ticketsms.it/it/event/IiVxm5ec.

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Lo schiaccianoci in bronzo e lamina d’oro, uno dei tesori più ammirati del museo Archeologico nazionale di Taranto (foto MArTa)

Testimonial del concerto di domenica 22 gennaio 2023 è uno schiaccianoci in bronzo e lamina d’oro, uno dei tesori più ammirati del MArTA arrivato a noi perfettamente funzionante. Questo raffinato oggetto a forma di avambracci femminili nasconde un piccolo dettaglio seminascosto: il reperto ha una cerniera, posta tra i palmi delle mani, che consente di muovere le due parti, facendo leva. I polsi sono impreziositi da bracciali a forma di serpente, con mani elegantemente accostate in una stretta, come se stessero comprimendo qualcosa. Non è chiaro ancora quale significato rituale o simbolico potesse rivestire la presenza in un contesto funerario di tale oggetto che fu ritrovato in contrada Rondinella, nel 1930, e risale alla fine del IV – inizio del III secolo a.C.

Napoli. Al museo Archeologico nazionale tornano i Giganti di Mont’e Prama: conferenza di Nadia Canu su “Sardegna isola dalle vene d’argento” e vernice della mostra fotografica “I Giganti in mostra”

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Il Pugilatore, uno dei Giganti di Mont’e Prama, è il testimonial della mostra “Sardegna isola megalitica” al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto valentina cosentino)

I Giganti di Mont’e Prama ritornano al museo Archeologico nazionale di Napoli. Dopo il successo di “Sardegna Isola Megalitica”, la mostra ospitata proprio al Mann, che ha visto la presenza del Gigante “Manneddu” (Pugilatore), al via una mostra fotografica sulle statue del Sinis, e conferenza sui tesori archeologici della Sardegna. A Napoli la Fondazione Mont’e Prama arriva stavolta in compagnia della Dinamo Sassari per la prima tappa italiana della campagna di comunicazione che vede le due società impegnate assieme per promuovere i tesori del Sinis.

napoli_mann_mont-e-prama_conferenza-e-mostra-fotografica_locandinaSabato 21 gennaio 2023, alle 11, conferenza dal titolo “Sardegna isola dalle vene d’argento” a cura della direttrice della Fondazione Nadia Canu. “Argyróphleps nésos”, “l’isola dalle vene d’argento”, questo è l’antico nome dato alla Sardegna dai Greci, in quanto l’isola era nota come terra che ha moltissime miniere d’argento. Già i Romani usarono il toponimo Argentiera per indicare una miniera d’argento che si collocava nel nordovest della Sardegna. Famosa in tutto il mondo per il suo mare cristallino e le meravigliose spiagge, destinazione ogni anno di milioni di turisti, la Sardegna è una terra antica, con un ricchissimo patrimonio culturale. Dalla preistoria nuragica, che si distingue per la sua eccezionalità e quantità di risorse, fino al patrimonio architettonico di epoca romanica e l’originalità del tessuto urbano che forma le principali città e cittadine.

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L’archeologa Nadia Canu, direttrice della fondazione Mont’e Prama (foto fondazione mont’e prama)

Ne parlerà l’archeologa Nadia Canu, dal 3 ottobre 2022, prima direttrice della Fondazione Mont’e Prama, che per dieci anni si è occupata del patrimonio archeologico della Sardegna come funzionaria archeologa della soprintendenza di Sassari e Nuoro. La nomina ministeriale è stata possibile una volta conclusi gli accordi tra la Fondazione Mont’e Prama, la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Cagliari, Oristano e Sud Sardegna e la direzione regionale Musei e il museo Archeologico nazionale di Cagliari per l’effettivo passaggio di consegna dei beni archeologici presenti nel territorio di Cabras: le statue dei Giganti del Museo civico, l’antica città di Tharros, l’ipogeo di San Salvatore e la Torre spagnola di San Giovanni.

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Un allestimento della mostra fotografica “I Giganti in mostra” (foto mann)

A seguire, nel Braccio Nuovo del Mann, l’inaugurazione della mostra fotografica “I Giganti in mostra”, un’esposizione didattica e divulgativa sui celebri Giganti: nove pannelli racconteranno al pubblico la fortuna di un mito ancora tutto da scoprire. Intervengono il direttore del Mann, Paolo Giulierini; il presidente della Fondazione, Anthony Muroni; e il chief marketing officer della Dinamo Sassari, Marsilio Balzano. Gli operatori della Cooperativa Penisola del Sinis illustreranno la mostra agli ospiti e ai visitatori.

napoli_mann_mostra-i-giganti-in-mostra-allestimento_2_foto-mannLa mostra, curata dalla Fondazione Mont’e Prama, è composta da pannelli che raccontano la storia della più importante scoperta archeologica degli ultimi duecento anni nel Mediterraneo occidentale. Giganti di Mont’e Prama si tratta dell’unico caso di statuaria monumentale scolpita a tutto tondo tremila anni fa, ritrovata per caso da alcuni contadini nel 1974, nelle campagne di Cabras, paese che sorge nella costa occidentale della Sardegna. Le pietre giacevano sotto la terra nella collina denominata Mont’e Prama (cioè Monte della Palma) per via della vegetazione che allora vi cresceva rigogliosa.

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La sala dei Giganti di Mont ‘e Prama nel museo civico di Cabras “Giovanni Marongiu” (foto museo cabras)

Quei massi così grandi e definiti non lasciarono indifferenti i contadini che lavoravano i campi, tantomeno la Soprintendenza che, nel 1975, avviò in quei luoghi una prima campagna di scavo, facendo affiorare dalla terra più di cinquemila frammenti che riuniti tra loro diedero nuovamente vita a ventotto statue maschili, raffiguranti pugilatori, arcieri e guerrieri, oggi custoditi insieme agli ultimi ritrovamenti nel museo di Cabras e in parte al museo Archeologico nazionale di Cagliari.

Casagiove (Caserta). Apre la mostra “Memorie in argilla. I vasi figurati tornano a casaGiove”: esposti tre vasi etruschi parte del corredo di quattro tombe a cassa di tufo, appartenenti alla vasta necropoli sorta fuori dalla porta orientale dell’antica Capua

casagiove_mostra-memorie-in-argilla_i-vasi-figurati-ritornano-a-casaGiove_locandinaNostoi. Una storia a lieto fine di beni archeologici scampati alla dispersione, che tornano a casa… Sono una hydria (un vaso per acqua), con scena di offerte ad un tempietto; una neck-amphora (anfora con il collo), con figura di guerriero tra due figure femminili; e una bail-amphora (tipica produzione campana), con due guerrieri in armatura campana. Facevano parte del corredo di quattro tombe a cassa di tufo ritrovate in via Toscana, a Casagiove, Comune attiguo a Caserta, appartenenti alla vasta necropoli sorta fuori dalla porta orientale dell’antica Capua. E proprio nel museo Archeologico dell’Antica Capua, a Santa Maria Capua Vetere, sono stati portati ed esposti. Da sabato 21 gennaio a sabato 25 febbraio 2023 tre di questi vasi etruschi saranno visibili nella sala consiliare di Casagiove nella mostra “Memorie in argilla. I vasi figurati tornano a casaGiove”: inaugurazione alle 18, alla presenza del sindaco di Casagiove, Giuseppe Vozza; della direttrice regionale Musei Campania, Marta Ragozzino; dell’assessore alla Cultura, Gennaro Caiazza; e del consigliere alle Iniziative ed eventi, Pietro Menditto. “La mostra – ricordano in amministrazione comunale – chiude le celebrazioni del 150° anno dalla acquisizione del toponimo cittadino attuale e del 75° della riconquistata autonomia comunale: testimonia la grande storia che in questi luoghi si è compiuta a partire dal IV secolo a. C., con umanità e sapiente bellezza”.

Brescia. Al museo di Santa Giulia apre la sezione “L’età romana. La città”, da qualche tempo chiusa e ora completamente rinnovata: 400 opere, molte dai depositi, 100 appositamente restaurate. Un nuovo percorso con tre installazioni multimediali. L’evento apre l’anno Bergamo Brescia Capitale della Cultura 2023

Domenica 22 gennaio 2023 Brescia aprirà le porte di tutti i luoghi della cultura in occasione delle celebrazioni per l’avvio ufficiale dell’anno Bergamo Brescia Capitale della Cultura 2023. Sarà questa l’occasione per tutti i visitatori del museo di Santa Giulia per tornare ad ammirare la sezione “L’età romana. La città”, da qualche tempo chiusa e ora completamente rinnovata. Appuntamento alle 11.45, ingresso libero. L’evento non solo apre l’anno Bergamo Brescia Capitale della Cultura 2023, ma cade in un altro felice anniversario: i duecento anni dall’inizio degli scavi nel Capitolium, appunto nel 1823.

Ecco la registrazione della presentazione della nuova sezione dedicata all’età romana, con l’intervento di tecnici, archeologi e amministratori che hanno contribuito dal 2018 ad oggi, al ripensamento del museo della Città, e al suo rinnovamento, che si è reso ancor più necessario con lo spostamento del capolavoro bronzeo della Vittoria alata che è tornata al Capitolium, dove era stata trovata, e con le novità legate agli scavi archeologici nell’area del Capitolium.

Ma come si è giunti a questo importante risultato? La fondazione Brescia Musei lo ha raccontato con alcuni video, realizzati da Enrico Ranzanici, in cui si segue passo passo l’iter seguito dalla direzione scientifica, dall’individuazione dei reperti da esporre, al loro restauro, dall’allestimento al nuovo percorso museale.

Nella prima parte, intitolata “Il riposo”, le immagini scorrono tra i magazzini e i depositi dove sono conservati 500 anni di arte romana, tra sculture e rilievi in pietra, affreschi parietali e frammenti di mobilio, decorazioni e statue in bronzo, piatti, vetri, lucerne e oggetti d’ornamento. Oltre 400 opere coinvolte da 900 mq di depositi, dove finora hanno “riposato”.

Nella seconda parte, intitolata “La cura”, si segue il certosino e paziente lavoro delle restauratrici e dei restauratori che amorevolmente si sono presi cura di marmi e affreschi: 1640 ore di restauro con l’utilizzo di trattamenti d’avanguardia. Per la riapertura della sezione Romana sono state curate 100 opere.

Nella terza parte, intitolata “Allestimento”, si comincia a vedere prendere forma la nuova sezione Romana nel museo di Santa Giulia: si montano i pannelli, si apprestano i supporti per contenere o sostenere le opere esposte. Sono stati rinnovati 500 mq di esposizione con 50 documenti storici per il nuovo percorso museale.

Nella quarta parte, intitolata “Montaggio opere”, seguiamo l’arrivo nella sezione Romana delle prime opere, anche molto pesanti e ingombranti, e la loro collocazione definitiva: 190 quintali di pietra e marmi, 300 reperti inediti, 2500 anni in 150 metri.

Con la quinta parte, intitolata “installazioni”, facciamo la conoscenza con l’innovazione tecnologia introdotta nel nuovo allestimento impreziosito dall’inserimento di tre installazioni artistiche immersive multimediali, ideate e realizzate dallo studio artistico interdisciplinare italiano incentrato sulle relazioni tra uomo e macchina, NONE Collective: 20 minuti multimediali inseriti nel percorso museale rinnovato.

Egitto. Scoperta una tomba reale in una necropoli sconosciuta nella Valle n. C delle Valli Occidentali a Tebe Ovest da una missione congiunta egiziano-inglese: potrebbe risalire al periodo Thutmoside (XVIII dinastia), ed essere appartenuta alla moglie del faraone o a una principessa. È stata danneggiata già in antico dalle piene del Nilo

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L’ingresso della tomba reale sconosciuta scoperta nella Valle n. C a Tebe Ovest dalla missione anglo-egiziana (foto ministry of tourism and antiquities)

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L’ingresso, visto dall’interno, della tomba reale sconosciuta scoperta nella Valle n. C a Tebe Ovest dalla missione anglo-egiziana (foto ministry of tourism and antiquities)

Una tomba reale, finora sconosciuta, è stata scoperta nell’area delle Valli Occidentali a Tebe Ovest dalla missione congiunta egiziano-inglese tra il Consiglio supremo delle Antichità e la Modern State Research Foundation dell’università di Cambridge. Lo ha annunciato Mostafa Waziri, segretario generale del Consiglio Supremo delle Antichità, sottolineando l’importanza di questa scoperta. I primi indizi finora scoperti all’interno della necropoli reale indicano che potrebbe risalire al periodo Thutmoside (XVIII dinastia). Ma la datazione sarà confermata con il prosieguo dello scavo, come ha sottolineato da parte sua Fathi Yassin, direttore generale delle Antichità dell’Alto Egitto e capo della missione per parte egiziana.

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L’area di scavo della missione anglo-egiziana nella Valle n. C a Tebe Ovest dalla missione anglo-egiziana (foto ministry of tourism and antiquities)

Secondo Piers Litherland, il capo della missione per parte inglese, la tomba scoperta potrebbe appartenere a una delle mogli o principesse reali durante il periodo del regno Thutmoside, un gran numero delle quali non è stato finora rivelato. Purtroppo, come ha fatto presente Mohsen Kamel, direttore del sito delle Valli Occidentali, “il cimitero scoperto è in cattivo stato di conservazione a causa delle piene del Nilo che si sono verificate in tempi antichi, che hanno allagato le camere lasciando spessi depositi di sabbia e calcare, che hanno portato alla cancellazione di molte delle sue decorazioni parietali e iscrizioni”.