Vicenza. Doppio appuntamento col direttore Christian Greco di approfondimento della mostra “I creatori dell’Egitto eterno”: a Monte Berico e al museo Naturalistico Archeologico. Posti già esauriti. Gli altri incontri della rassegna “L’archeologia e la storia raccontano”

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Christian Greco, direttore del Museo Egizio e curatore della mostra “I creatori dell’Egitto eterno” in Basilica Palladiana a Vicenza (foto comune di vi)

Week end a Vicenza con il direttore del museo Egizio di Torino. Christian Greco sabato 28 gennaio 2023, alle 20.30, nella sala del Quadro della Basilica di Monte Berico, sarà ospite della serata “L’eredità degli Egizi. Tra storia e mito”. Domenica 29 gennaio 2023, alle 17, al museo Naturalistico Archeologico di Vicenza, apre la rassegna “L’archeologia e la storia raccontano”. Entrambi gli appuntamenti, a prenotazione obbligatoria, e già esauriti da tempo, sono a corollario della grande mostra “I creatori dell’Egitto eterno. Scribi, artigiani e operai al servizio del faraone” allestita in Basilica palladiana fino al 7 maggio 2023.

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L’ex refettorio conventuale del santuario di Monte Berico, con sullo sfondo il capolavoro del Veronese di recente restaurato, ospita l’incontro con il direttore del museo Egizio di Torino (foto comune di vi)

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Christian Greco, Francesco Rucco e Simona Siotto alla presentazione della mostra “I creatori dell’Egitto eterno” in Basilica palladiana a Vicenza (foto graziano tavan)

Sabato 29 gennaio 2023: “L’eredità degli Egizi. Tra storia e mito”. L’iniziativa è organizzata dall’associazione di promozione sociale In Arte Veneto, in collaborazione con la Comunità dei Servi di Maria di Monte Berico, con il patrocinio del Comune e della Provincia di Vicenza e con il supporto dell’assessorato alla partecipazione. La serata è un approfondimento della grande mostra in Basilica palladiana dedicata all’antico Egitto in cui 180 reperti, 160 provenienti dalle collezioni del Museo Egizio e 20 dal Louvre di Parigi, racconteranno Tebe, l’odierna Luxor, e Deir el-Medina, il villaggio, fondato intorno al 1500 a.C., dove scribi, disegnatori e artigiani lavoravano per costruire e decorare le tombe dei faraoni nelle Valli dei Re e delle Regine, plasmando l’immaginario dell’antica civiltà nata sulle rive del Nilo. La riflessione proposta sabato 28 gennaio, nell’ex refettorio conventuale, con sullo sfondo il capolavoro del Veronese di recente restaurato, porrà l’accento sulla ricchezza del lascito spirituale della cultura egizia nell’età antica, prendendo in esame alcune istanze che sopravvivono in modi diversi nella civiltà contemporanea. Moderato dalla giornalista Nicoletta Martelletto, il confronto di carattere multifocale coinvolgerà Francesco Rucco, sindaco di Vicenza; Simona Siotto, assessore alla Cultura; padre Gino Alberto Faccioli, della comunità dei Servi di Maria di Monte Berico; Chiara Visentin, presidente della Biblioteca civica Bertoliana; e Agata Keran, curatrice del museo d’Arte sacra di Monte Berico. Ciascuno dei partecipanti al dialogo offrirà un proprio focus, partendo dal proprio orizzonte di operatività e di ricerca. Intervalleranno gli interventi le letture poetiche curate da due attori, Alessia Bartolomucci e Gianrico Tondinelli.

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Il faraone Ramses II tra il dio Amon e la dea Mut, gruppo in granito dal tempio di Amon a Karnak (XIX dinastia, regno di Ramses II, 1279-1213 a.C.), conservato al museo Egizio di Torino (foto graziano tavan)

Da Iside a Cleopatra, dalla schiavitù d’Egitto al passaggio del Mar Rosso al tempo di Mosè, dalla faraonica Valle dei Re all’interreligioso Delta del Nilo, dove nacque la Bibbia dei Settanta e si costituì la maestosa Biblioteca di Alessandria, l’universo nilotico continua a sollecitare nuove riflessioni. Ma qualcosa della forma mentis dei creatori d’Egitto, proiettata all’eternità, può ancora essere raccolto e valorizzato nelle comunità globalizzate di oggi? Nell’arte europea spiccano soggetti e narrazioni che trovano la propria patria ideale nella terra nera e fertile dei faraoni, immaginata idealmente come luogo pieno di ricchezze d’arte e naturali e dilaniato da passioni irrefrenabili, associate in particolare al mitico volto di Cleopatra. Come non ricordare gli affreschi nel veneziano Palazzo Labia, dipinti nel XVIII secolo da Giambattista Tiepolo, che ricordano l’amore dell’ultima regina dell’antico Egitto con Marco Antonio? Filologicamente inconsistenti, queste fantasie hanno animato per secoli i salotti alla moda, lasciando un segno nell’arte, nel teatro e nella musica. Sul piano religioso, nella cultura ebraico-cristiana esistono sostanziali e molteplici punti di tangenza con l’antico Egitto. Analizzare queste assonanze comporta un ritorno spirituale nel deserto di Tebaide, dove nacquero i presupposti del monachesimo cristiano, attraverso la contemplazione ascetica dei santi Macario, Pacomio e Antonio abate, i cui nomi risuonano familiari in un cenobio come quello di Monte Berico. La mostra vicentina offre, dunque, una formidabile occasione per riflettere attorno a un’eredità immane spesso fraintesa, ma anche in questi “fraintendimenti” e continue riscritture comunque feconda di conseguenze culturali ad ampio raggio, in grado di mantenere un messaggio forte oltre il proprio tempo, che non cessa a essere una miniera di idee per il futuro.

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L’ingresso del museo Naturalistico Archeologico di Vicenza in contra’ Santa Corona (foto comune di vi)

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Christian Greco, direttore del museo Egizio e curatore della mostra “I creatori dell’Egitto eterno” in Basilica Palladiana a Vicenza (foto comune di vi)

Domenica 29 gennaio 2023: “I creatori dell’Egitto eterno. Scribi, artigiani e operai al servizio del faraone”. Il Gruppo archeologico CRT propone un nuovo ciclo di conferenze organizzate in collaborazione con l’assessorato alla cultura e i Musei Civici di Vicenza che si tiene al museo Naturalistico Archeologico, a cadenza mensile, la domenica alle 17. La rassegna “L’archeologia e la storia raccontano” affronta temi eterogenei su cui relazioneranno alcuni prestigiosi studiosi in ambito archeologico. Domenica 29 gennaio Christian Greco, direttore del museo Egizio di Torino e curatore della mostra “I creatori dell’Egitto eterno” apre dunque il ciclo con un percorso a ritroso di 3300 anni, quando le tombe e il corredo funerario che accompagnavano i faraoni nel viaggio ultraterreno venivano realizzati da menti e mani esperte che, con il loro lavoro, hanno creato l’immagine che abbiamo tutt’oggi di quella civiltà.

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I Chiostri di Santa Corona, al museo Naturalistico Archeologico di Vicenza, ospitano la rassegna “L’archeologia e la storia raccontano” del gruppo archeologico CRT (foto comune di vi)

vicenza_gruppo-crt_rassegna-l-archeologia-e-la-storia-raccontano_locandinaGli altri appuntamenti della rassegna. Domenica 26 febbraio 2023, Claudia Cenci, funzionario archeologa della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza, prenderà in considerazione “L’antefissa fittile della Potnia theron”, ossia “la Signora degli animali”, approfondendo la storia e i significati di questo importante ritrovamento vicentino, risalente all’epoca romana e recentemente, esposto in via definitiva al museo Naturalistico Archeologico di Vicenza. Domenica 26 marzo 2023, Luca Fezzi, professore di Storia romana all’università di Padova, intratterrà il pubblico trattando il tema “La straordinaria vita di Cesare”, narrando gli aspetti poco noti della personalità del grande condottiero. Domenica 16 aprile 2023 avrà come protagonista il mondo affascinante, e spesso sottovalutato, dei rinvenimenti subacquei: Michele Stefanile, archeologo alla Scuola Superiore Meridionale di Archeologia, farà il punto su “L’archeologia subacquea nel porto romano di Puteoli”, con un focus sulle nuove ricerche e scoperte. Infine, domenica 28 maggio 2023, Maria Giuseppina Lauro, archeologa al Segretariato generale della Presidenza della Repubblica, prenderà in considerazione Castel Porziano e la Villa di Plinio: si tratta di un’area archeologica di particolare interesse per le sue infrastrutture di epoca romano-imperiale, con il susseguirsi di ricchissime ville lungo il litorale, di cui la più nota è quella appartenuta a Plinio il Giovane. L’ingresso alle conferenze è gratuito con prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento dei posti. Per informazioni e prenotazioni inviare una mail gruppoarcheologico.crt@gmail.com  oppure scrivere un messaggio o un whatsapp al 3515409028.

Napoli. All’Archeologico arriva il format Purparlè, che racconta il museo in “live streaming interaction”: le prime nove puntate toccano cibo, scaramanzia, eros, gusto e vita quotidiana

Nasce Purparlè, la piattaforma di live streaming interaction che racconta, per temi, i capolavori del museo Archeologico nazionale di Napoli. Protagonisti delle pillole video, che saranno lanciate sui canali social del Mann, sono il direttore Paolo Giulierini e l’attore Massimo Andrei; la direttrice della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee, Kathryn Weir, ha partecipato alla puntata zero del promo del format. ​ Purparlè si basa sulla produzione di video in alta definizione con l’immediatezza della videocamera più diffusa al mondo: lo smartphone. Tante sono le peculiarità di Purparlè, la prima piattaforma di live streaming, completamente sviluppata in Italia, che permette di dar centralità al contenuto e al ruolo di intermediazione del narratore: l’automazione della ripresa attraverso robotica con intelligenza artificiale; l’interazione istantanea con la Call To Action grazie alle icone che spingono a condividere reazioni e commenti; l’immersività attraverso l’utilizzo contemporaneo della telecamera fronte/retro: è possibile vedere chi parla e di cosa si sta parlando nello stesso momento; la partecipazione in chat animata da voce e video; il consolidamento della propria audience, avendo la possibilità di monitorare anche i gusti e le tendenze del pubblico. In prospettiva, saranno acquistabili sulla piattaforma anche i prodotti del Mann, in primis l’abbonamento annuale al Museo.

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Purparlè: il direttore del Mann Paolo Giulierini con l’attore Massimo Andrei

“Un nuovo format digitale arricchisce l’offerta divulgativa del Mann, un’offerta sempre attenta all’innovazione e al dialogo con le nuove generazioni, dall’audiovisivo ai dai social, dai podcast dai videogame, verso l’accesso agli open data”, spiega il direttore del Museo, Paolo Giulierini. “Con Purparlè, piattaforma live stream interaction, vogliamo accrescere sempre più il dialogo con il pubblico e lo faremo attraverso un racconto originale del nostro patrimonio che ne stimoli la conoscenza e inviti al Museo. Un progetto innovativo che offre anche interessanti possibilità” per la promozione dei prodotti a marchio Mann”.  E Massimiliano Molese, Ad di Purparlè: “Quando abbiamo pensato di sviluppare questo nuovo mezzo di comunicazioni ci siamo prefissati uno scopo: portare nuovamente il contenuto al centro dell’attenzione. Il mondo del digitale si è ubriacato negli ultimi anni di numeri e volumi che hanno utilizzato i contenuti svilendoli. Purparlè vuole essere la risposta innovativa e tecnologica ad un nuovo concetto di comunicazione digitale dove chi presenta il contenuto non diviene prenditore di valore ma divulgatore narrante di quel valore. Tutto questo è stato sviluppato e prodotto in italia, non a caso culla della cultura… anche digitale”.

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Il direttore Paolo Giulierini impegnato nel format Purparlè (foto mann

Il tema narrativo di tutte le puntate è la scoperta del Mann attraverso gli occhi del direttore Paolo Giulierini, per un creare un racconto confidenziale ed estemporaneo delle collezioni dell’Istituto. In particolare, il direttore e l’ospite (l’attore Massimo Andrei) scoprono, dialogando, le opere del Museo: dispongono entrambi di devices digitali che permettono loro di fare vedere al pubblico i rispettivi punti di vista ‘in soggettiva’, mixati assieme a riprese oggettive che gli stessi protagonisti realizzano in tempo reale. La narrazione diviene, così, completamente immersiva. Per le prime 9 puntate, che grazie al format generativo del laboratorio creativo GereBros possono espandersi in sequel e spin-off, sono stati individuati i primi temi di approfondimento: vino, gioielli, cucina, ambiente/natura/sostenibilità, Eros e il Gabinetto Segreto, Egitto, scaramanzia, creature alate, frutta/cibo. La durata di ciascun episodio varia dai 5 ai 14 minuti. Ogni singola puntata è arricchita da racconti che descrivono la funzione degli oggetti, lo stile di vita nel mondo antico, il parallelismo con la realtà contemporanea, intervallando la narrazione con aneddoti e curiosità. La serie di episodi video, collegati tra di loro con il format delle Series, sono stati realizzati  con il taglio tipico dei video in “portrait” a 16:9 dei social network.

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Il famoso Vaso Blu da Pompei conservato al Mann (foto Mann)

Puntata 1: Il vino e il Vaso Blu. Descrizione degli Argenti pompeiani (argentum potorium), delle suppellettili per mangiare e bere: curiosità sulle usanze e abitudini dei popoli antichi. Descrizione della preparazione e importanza del vino nel mondo antico, del vino pompeiano rosso (condito con miele, sale, erba, neve…). Approfondimento sul pezzo tra i più iconici del MANN: il cosiddetto “Vaso blu”.

Puntata 2: Sezione numismatica – gioielli. Presentazione di gioielli rari posti nelle teche della sezione numismatica e parallelismo con le forme di moda al giorno d’oggi (Perle scaramazze).

Puntata 3: Cucina. Collezioni pompeiane: focus sugli utensili da cucina (Padella cumana) e sulle procedure per allungare la conservazione degli alimenti con sale e spezie. Aneddoti di vita quotidiana, abitudini alimentari delle famiglie di vari ceti sociali. Sorrisi e leggerezza parlando del “Delivery dell’antichità”.

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La Flora dalla villa Arianna di Stabiae (foto mann)

Puntata 4: Sostenibilità. Presentazione degli affreschi pompeiani che sottolineano il rapporto costante e quotidiano tra l’uomo e la natura. Non può mancare una digressione sulla celebre Flora da Stabiae.

Puntata 5: Eros e Gabinetto Segreto. Presentazione di una delle più importanti sezioni del MANN, soffermandosi sugli Affreschi con ermafrodito. Il video spazia dall’analisi artistica agli aneddoti di vita quotidiana.

Puntata 6: Collezione Egizia. Presentazione degli esemplari di mummie della sezione con focus sulle piccole statue di corredo funebre -Ushabti, gli “avatar” dell’antico Egitto.

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Gabinetto Segreto del museo Archeologico nazionale di Napoli: Satiro e Menade dalla Casa di Cecilio Giocondo a Pompei (foto mann)

Puntata 7: scaramanzia. Si parte dal Gabinetto Segreto per raccontare la città di Napoli con la sua vera e propria “tradizione scaramantica” che caratterizza la vita quotidiana.

Puntata 8: figure alate. Giardino delle camelie; descrizione della statua del dio/eroe per eccellenza della città di Napoli: Maradona. Focus sul rapporto che il MANN ha portato avanti tra arte antica e contemporanea. Confronto con le altre figure alate del Museo, approfondendo i soggetti di affreschi e sculture.

Puntata 9: Frutta. Presentazione degli Affreschi recanti frutta: uva, fichi, ciliegie, pesche. Si pone l’attenzione su altri alimenti di uso comune, che ancora oggi caratterizzano la nostra dieta.

Pompei. Il parco archeologico tra i quattro vincitori con il progetto “Parco Archeologico di Pompei, storia di una rinascita”: storia di un mondo perduto che rinasce grazie ai giovani ed al sociale

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Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei, al momento della premiazione dei vincitori della settima edizione del bando “Coltiviamo Agricoltura Sociale” (foto parco archeologico pompei)

Il parco archeologico di Pompei è risultato tra i quattro vincitori con il progetto “Parco Archeologico di Pompei: storia di una rinascita”: la storia di un mondo perduto che rinasce grazie ai giovani ed al sociale, in continuità con iniziative similari già avviate presso il sito di Pompei. Il 24 gennaio 2023 a Palazzo Della Valle, sede di Confagricoltura, la cerimonia di premiazione dei vincitori della settima edizione del bando “Coltiviamo Agricoltura Sociale”, realizzato da Confagricoltura, Senior L’età della Saggezza Onlus e Reale Foundation, in collaborazione con la Rete Fattorie Sociali e l’università di Roma Tor Vergata. “Siamo felici di essere vincitori di questo bando”, dichiara  il direttore del parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel, “perché ciò consente di implementare e estendere l’esperienza di agricoltura sociale e di inclusione già avviata dal parco archeologico di Pompei anche ad altre aree verdi di nostra competenza, come il Polverificio Borbonico di Scafati, coniugando l’esperienza sociale di coinvolgimento concreto di persone anche con disabilità e il loro possibile inserimento nel mondo del lavoro, alla valorizzazione di un patrimonio naturale dalle grandi potenzialità finora non adeguatamente sviluppato. Il parco ha già da quest’anno in corso progetti di agricoltura sociale nel sito di Pompei assieme all’associazione Il Tulipano e ai ragazzi con disabilità e autismo del Centro riabilitativo di Pompei, impegnati nella raccolta della frutta dalle aree verdi del sito archeologico. Queste iniziative stanno dimostrando che i luoghi di cultura possono essere dei veri laboratori di esperienza, dei luoghi di inclusione, da vivere quotidianamente e alla portata di tutti”.

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Agricoltura sociale: raccolta di mele e melograni a Pompei con la coop sociale Il Tulipano (foto parco archeologico pompei)

Il progetto – frutto di una convenzione tra il  Parco e la Cooperativa Sociale Il Tulipano, che si occupa di  servizi per persone con autismi e attività di inserimento lavorativo con giovani e adulti con autismi e/o disabilità cognitiva e le loro famiglie e   l’azienda agricola Di Landro – vede come destinatari 21 giovani e adulti con autismi e\o disabilità cognitiva che grazie al supporto della Cooperativa e alla collaborazione con l’azienda agricola saranno formati attraverso attività condotte presso le aree verdi del Parco Archeologico di Pompei, e in particolare in alcune aree ex Polverificio Borbonico di Scafati, al fine di  essere concretamente inseriti nella filiera della produzione agricola. L’obiettivo è quello di promuovere, attraverso l’agricoltura e sfruttando il contesto straordinario dei luoghi della cultura, l’inclusione di giovani con disabilità, con particolare attenzione ai bambini, agli adolescenti, ai giovani e adulti con disturbo dello spettro autistico e/o disabilità cognitiva, operando sul capitale umano e valorizzando le risorse di ciascun individuo nei contesti di vita ordinari.

Altino. Terza puntata della rubrica #archeoaltino: focus sulla scoperta del santuario del dio Altino sotto il giardino del museo e i reperti ritrovati

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Il giardino del museo Archeologico nazionale di Altino: è l’rea dove è stato scoperto il santuario del dio Altino (foto drm-veneto)

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Statuetta di devoto offerente in bronzo (IV – III sec. a.C.) dal santuario di Altino, conservato nel museo Archeologico (foto drm-veneto)

Terza puntata della rubrica #archeoaltino che, ogni martedì, fa scoprire da dove provengono i reperti visibili al museo Archeologico nazionale di Altino e cosa li lega alle aree archeologiche e al territorio circostante. Oggi focus sui legami tra l’area archeologica scoperta sotto il giardino del museo e i reperti esposti al Museo, provenienti da quest’area. Infatti proprio dove ora si estende il giardino dell’Archeologico durante gli scavi effettuati per la costruzione delle strutture del nuovo Museo, emersero importanti ritrovamenti su di un sito fondamentale: il santuario del dio Altino.

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Bronzetti votivi di guerrieri in riposo (tipo “Lagole di Calalzo”), cavalieri e offerenti dal santuario di Altino (V – III sec. a.C.) conservati al museo Archeologico di Altino (foto drm-veneto)

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Iscrizione su parete esterna di dolio in cui compare il nome del dio Altino, V-IV sec. a.C. (foto drm-veneto)

“Alla fine degli anni ‘90, in località Fornace (questo il nome del luogo che oggi ospita il Museo e i suoi nuovi edifici)”, raccontano all’Archeologico altinate, “furono ritrovati i resti dell’antico santuario emporico, delle sue strutture e di molti oggetti votivi, che puoi osservare oggi al Museo: ad esempio, la statuetta votiva di offerente al dio Altino, che raffigura un personaggio che tiene una ciotola in mano, mentre compie una libagione al dio; oppure il frammento di ceramica in cui compare l’iscrizione con il nome del dio Altno; e, infine, i bellissimi bronzetti votivi raffiguranti cavalieri e guerrieri: tutti oggetti che testimoniano la lunga frequentazione del santuario dedicato al dio Altino e la provenienza eterogenea dei devoti”.

Roma. In Curia Iulia presentazione, in presenza e on line, del catalogo della mostra “Armonie di Pietra. Il paesaggio delle Marche nelle sculture di Giuliano Giuliani”

roma_foro-romano_Armonie-di-Pietra_Giuliani_Parco-Colosseo_locandinaA pochi giorni dalla chiusura della mostra “Armonie di Pietra. Il paesaggio delle Marche nelle sculture di Giuliano Giuliani” prevista per il 29 gennaio 2023 (vedi Roma. Prorogata la mostra “Armonie di pietra. Il paesaggio delle Marche nelle sculture di Giuliano Giuliani” tra Basilica Emilia, Foro Romano e Basilica Giulia: le sculture entrano in dialogo con le monumentali architetture romane, creando un fil rouge tra archeologia e arte | archeologiavocidalpassato), viene presentato il catalogo della mostra edito da Silvana Editoriale con fotografie di Stefano Castellani. La mostra, promossa dalla Regione Marche, dal Comune di Ascoli Piceno e dal parco archeologico del Colosseo per raccontare la regione attraverso le opere dell’artista ascolano Giuliano Giuliani, arriverà poi nella seconda sede, quella di Ascoli Piceno, dal 7 aprile al 28 giugno 2023 al Chiostro di Sant’Agostino con la curatela di Carlo Bachetti Doria. Appuntamento mercoledì 25 gennaio 2023, alle 12, in Curia Iulia. Interverranno: Alfonsina Russo, direttrice del parco archeologico del Colosseo; Chiara Biondi, assessore alla Cultura Regione Marche; Giorgia Latini, vicepresidente commissione Cultura Camera dei Deputati; Marco Fioravanti, sindaco di Ascoli Piceno; Daniela Tisi, dirigente settore Beni e Attività Culturali Regione Marche; Claudio Strinati, storico dell’Arte; Giuliano Giuliani, artista.  Prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti QUI. Ingresso da Largo della Salara Vecchia, 5. L’incontro sarà trasmesso sulla pagina Facebook del Parco archeologico del Colosseo.

“Cerveteri, Roma e Tarquinia. Seminario di studi in ricordo di Mauro Cristofani e Mario Torelli”, in presenza e on line: una tre giorni in tre sedi per un’analisi dei differenti rapporti di Cerveteri e Tarquinia con Roma, in epoca Orientalizzante e repubblicana

roma-cerveteri-tarquinia_seminario-in-ricordo-di-cristofani-e-torelli_locandinaUn’analisi dei differenti rapporti di Cerveteri e Tarquinia con Roma, in epoca Orientalizzante e repubblicana. Un tributo a due figure di spicco dell’archeologia. Questi i punti focali di “Cerveteri, Roma e Tarquinia. Seminario di studi in ricordo di Mauro Cristofani e Mario Torelli”: una tre giorni (il 25, 26 e 27 gennaio 2023) organizzata dall’Istituto di scienze del patrimonio culturale (ISPC) del Cnr e dal parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia. L’evento, patrocinato dall’istituto nazionale di Studi Etruschi e Italici, con la partecipazione attiva della soprintendenza ABAP VT-EM e il supporto dei comuni di Cerveteri e Tarquinia, della Fondazione Luigi Rovati e della Società Tarquiniense d’Arte e Storia, si svolgerà in ben tre sedi: il 25 nella sala convegni del CNR (di piazzale Aldo Moro 7 a Roma); il 26 a Palazzo del Granarone a Cerveteri (di via del Granarone); e il 27 alla Biblioteca Cardarelli di Palazzo Bruschi Falgari di Tarquinia (di via Umberto I, 34). Ingresso libero. L’evento sarà trasmesso in streaming sui canali social del parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia. Le giornate di Studi intendono riesaminare i rapporti incrociati tra le tre città, tra l’Orientalizzante e l’età repubblicana, per fare emergere le linee di sviluppo e gli eventuali snodi che ne hanno caratterizzato la storia politica, economica e sociale. L’argomento sarà affrontato, in maniera multidisciplinare, da studiosi italiani e stranieri, da diversi punti di vista, utilizzando tutte le fonti documentarie disponibili.

Con l’istituzione del parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia è nata una realtà culturale bicipite, che ratifica quanto già l’Unesco aveva sancito con l’inserimento congiunto delle necropoli etrusche dei due centri nella lista del Patrimonio mondiale dell’Umanità. L’Unesco prima e il ministero della Cultura poi hanno così unito i destini delle due antiche metropoli etrusche. Le due città non furono però alleate, se non di rado, nei vari tornanti della storia: basti considerare i differenti rapporti di Cerveteri e Tarquinia con Roma, sia in epoca arcaica, sia in epoca repubblicana. L’Istituto di Scienze del Patrimonio culturale del CNR dedica da molti anni una specifica ricerca all’organizzazione territoriale e ai complessi archeologici della città e delle necropoli di Cerveteri e, di recente, ha stipulato una specifica convenzione scientifica con il Parco. In virtù di questo e dei comuni interessi di ricerca, il Parco e l’ISPC hanno organizzato questo convegno internazionale. In tale occasione le funzionarie della soprintendenza, l’archeologa Rossella Zaccagnini e l’arch. Gloria Galanti, relazioneranno, con Gilda Benedettini, su “La Soprintendenza a Cerveteri: ricerca, tutela e valorizzazione”, perché tali sono le tre azioni messe in campo dall’Ufficio, nel segno dell’esempio lasciato da Mauro Cristofani e Mario Torelli. Del primo ricorrono i 25 anni dalla sua scomparsa, e verrà ricordato il 26 il direttore del Parco, Vincenzo Bellelli. Il secondo, invece, scoprì il porto etrusco di Tarquinia di Gravisca e fu autore di numerosi volumi tra cui The Etruscans (2000) e Gli Spurinas (2019). Nella prima giornata in programma al CNR, il funzionario archeologo della Soprintendenza, Daniele F. Maras, interverrà su “Miti greci e donne etrusche alla luce delle fonti: tra le accuse di Teopompo e le mogli dei Tarquini”. Le fonti letterarie e iconografiche dimostrano l’alta considerazione delle figure femminili (soprattutto mitologiche), in parallelo alla speciale condizione sociale delle donne etrusche, più libere, emancipate e con più diritti di quelle romane e greche. D’altro canto, in un’ottica greca, fra le accuse mosse dal retore Teopompo agli Etruschi e in primis alle donne, vi sono quelle di libertinaggio, licenziosità, prostituzione, promiscuità, il vizio di essere grandi bevitrici e di amare la ‘nudità’, di essere dedite più alla cura del proprio corpo che all’educazione dei propri figli.

Brindisi. Al Forte a Mare, l’evento annuale del Programma Operativo Nazionale (PON) “Cultura e Sviluppo” dal titolo “Lo sviluppo è bellezza”. Incontro in presenza e on line

brindisi_evento-PON_cultura-e-sviluppo_locandina“Lo sviluppo è bellezza”: dopo l’edizione 2021 al Mann di Napoli, il ministero della Cultura ha scelto la città di Brindisi nel 2023 per l’evento annuale del Programma Operativo Nazionale (PON) “Cultura e Sviluppo” 2014-2020 , lo strumento con il quale l’Italia contribuisce alla realizzazione della politica di coesione dell’Unione Europea rivolgendosi a favore delle “regioni in ritardo di sviluppo” (Campania, Basilicata, Calabria, Puglia e Sicilia) con l’obiettivo prioritario di valorizzare il patrimonio culturale attraverso interventi di conservazione dei beni culturali, di potenziamento del sistema dei servizi turistici e di sostegno alla filiera imprenditoriale collegata al settore. L’Italia è l’unico Paese dell’Unione Europea ad avere un programma interamente dedicato alla cultura e allo sviluppo gestito dal Ministero della Cultura che ha avuto in dotazione un fondo pari a circa 500milioni di euro dei quali in Puglia sono stati destinati circa 70 milioni di euro divisi in 28 interventi.  L’evento, dal titolo “Lo sviluppo è bellezza”, organizzato dal Segretariato generale del ministero della Cultura, si tiene mercoledì, 25 gennaio 2023, a Forte a Mare di Brindisi, dalle 14.30 alle 18. Ad aprire i lavori saranno l’arch. Maria Piccarreta, segretario regionale del ministero della Cultura per la Puglia, e il dott. Nicola Macrì, dirigente del Servizio V del Segretariato generale del ministero della Cultura. Il pomeriggio si dividerà in due sessioni con relative tavole rotonde moderate dal giornalista Raffaele Gorgoni: la prima parte verterà sul tema “La rete dei Castelli in Puglia: la gestione dei monumenti e lo sviluppo dei territori”, mentre la seconda avrà come tema “Nuovi orizzonti per il patrimonio culturale”. Per il pubblico che volesse partecipare ai lavori del pomeriggio è obbligatoria la prenotazione a: segreterialecolonne@gmail.com fino a esaurimento posti. La soprintendenza nazionale per il Patrimonio culturale subacqueo sarà presente all’evento con quattro progetti che interessano il territorio di Taranto per la valorizzazione di monumenti e aree archeologiche: miglioramento fruitivo e conoscitivo del parco archeologico di Saturo (Leporano-TA); miglioramento della fruizione attraverso strumenti innovativi dell’area archeologica di Manduria; miglioramento alla fruizione del compendio demaniale ex convento di S. Antonio (Taranto); miglioramento alla visita del compendio demaniale ex convento di Santa Maria della Giustizia (Taranto). Sarà possibile seguire la diretta sui canali Facebook e YouTube dedicati.

Roma. Presentati al ministero della Cultura i 60 reperti archeologici, databili tra il VII sec. a.C. e il I sec. d.C. (valore stimato 20 milioni di dollari), rimpatriati dagli Usa grazie a un’operazione dei Carabinieri TPC insieme al DAO di New York. L’intervento degli esperti. E il bilancio del TPC per il 2022

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Il ministro Sangiuliano al centro del tavolo dei relatori alla presentazione dei 60 reperti archeologici rimpatriati dagli Usa (foto antonio minerva / mic)

L’ufficiale dei carabinieri apre il pacco con la stessa attenzione e curiosità con cui si scarta un regalo. Dentro, una meravigliosa kylix a fondo bianco, mostrata tra mille amorevoli attenzioni. È questo l’ultimo atto di una brillante operazione internazionale dei carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale (TPC) insieme al New York County District Attorney’s Office (DAO), che ha portato al rimpatrio di 60 reperti archeologici – valore stimato oltre 20 milioni di dollari – dagli Stati Uniti, dov’erano stati commercializzati da trafficanti internazionali. Giunti nei giorni scorsi con un volo dagli Usa, scortati dai carabinieri, sono stati scaricati a Fiumicino e portati al ministero della Cultura per essere presentati ufficialmente, lunedì 23 gennaio 2023, nella sala Spadolini, alla presenza del ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano; del comandante dei Carabinieri TPC, Gen. B. Vincenzo Molinese; il viceprocuratore del District Attorney’s Office di Manhattan, col. Matthew Bogdanos; il procuratore aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di Roma, Angelantonio Racanelli; il ministro consigliere per gli Affari pubblici dell’ambasciata degli Stati Uniti a Roma, Christina Tomlinson; Federica Pitzalis, funzionario archeologo del MiC.

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Alcune ceramiche e bronzi tra i 60 reperti trafugati rimpatriati dagli Usa (foto antonio minerva / mic)

Questi 60 beni, ceramiche, bronzi, sculture, pitture, databili tra il VII sec. a.C. e il I sec. d.C., rappresentano il saccheggio dei siti archeologici italiani causato da trafficanti senza scrupoli al fine di procurarsi un profitto illecito. Per troppo tempo sono rimasti in musei, case private e gallerie estere senza alcun diritto di proprietà. Per smascherare questi criminali sono stati necessari anni di diligente e difficile lavoro investigativo svolto in coordinamento tra il Comando. “Il recupero di questi reperti da parte dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale è un grande successo nell’ambito delle attività di contrasto al traffico illecito dei beni che appartengono alla nostra nazione”, ha esordito il ministro Sangiuliano. “Ringrazio l’Arma per il prezioso e insostituibile lavoro quotidiano, svolto in ogni parte del mondo”. E il gen. Molinese: “Abbiamo portato a termine un’importante operazione grazie alla preziosa collaborazione italo-americana. La cooperazione tra le magistrature dei due Paesi ci ha consentito di ottenere un risultato di storica portata”. Carabinieri TPC, il DAO di New York, le competenti Autorità Giudiziarie nazionali e il necessario contributo tecnico-scientifico fornito dagli esperti del ministero della Cultura e il supporto del ministero degli Affari Esteri, ai quali si deve anche il fondamentale operato che ha fortemente sostenuto quella di cooperazione giudiziaria e di polizia, alla base dell’individuazione, recupero e restituzione dei reperti. In tale quadro non si può non dare risalto alla fattiva collaborazione fornita dalle istituzioni americane a quelle italiane. Il ritorno di questi manufatti nei luoghi a cui appartengono è una testimonianza dell’instancabile e costante impegno di queste istituzioni.

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Sculture e bronzi tra i 60 reperti trafugati rimpatriati dagli Usa (foto antonio minerva / mic)

Le opere erano state offerte in vendita da alcuni brokers dell’arte e sono poi confluite in collezioni private statunitensi, come in quella di uno dei più grandi collezionisti d’arte antica del mondo, al quale è stato addirittura imposto, per la prima volta nel suo genere, un divieto a vita di acquistare antichità a seguito dell’indagine penale pluriennale e multinazionale condotta dal DAO. L’attività d’indagine è stata supportata dagli accertamenti fotografici, eseguiti dal personale della Sezione Elaborazione Dati del Comando TPC, che hanno permesso di verificare le opere individuate nel contesto di procedimenti penali a carico di diversi trafficanti internazionali di reperti archeologici, nel corso dei quali il Reparto Operativo TPC ha sequestrato grandi quantità di materiale fotografico e documentale riferito a migliaia di beni trafugati, tra cui quelli presentati al ministero. Tali beni, infatti, erano stati immessi nel mercato antiquario internazionale attraverso transazioni effettuate da ricettatori di beni culturali e mercanti d’arte, senza le prescritte autorizzazioni, peraltro beni provento da scavo clandestino o da furti, e commercializzati nel mercato statunitense. Non vi era traccia, inoltre, in alcuna pubblicazione degli eventuali scavi scientifici che ne proferisse il loro ritrovamento, oltretutto di eccezionale qualità e rilevanza culturale. Pertanto, i reperti non erano noti al mondo accademico fino alla data della loro acquisizione nel mercato antiquario. Grazie alle prove documentali e fotografiche in possesso del Reparto Tpc dell’Arma dei Carabinieri è stato possibile determinare che i reperti fossero provento di scavi clandestini operati in Italia ed esportati all’estero senza le previste autorizzazioni del ministero della Cultura. In effetti, i reperti non avrebbero mai potuto lasciare il territorio nazionale, come previsto dalla legislazione fin dal 1909.

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L’archeologa del MIC, Federica Pitzalis, illustra alcuni reperti archeologici rimpatriati dagli Usa (foto mic)

Dei 60 reperti archeologici recuperati, 57 sono stati esposti alla presentazione ufficiale: per tre, infatti, visto il loro stato frammentario e fragilità, è stato sconsigliato il loro spostamento. È stata l’archeologa Federica Pitzalis a presentare quattro reperti esemplificativi della varietà e dell’altissima qualità artistica e artigianale dei beni che sono stati sottratti nel corso degli anni al patrimonio culturale nazionale. E che al di là del dato etico, dimostrano quante potenzialità scientifiche ci siano in un recupero così importante.

60 reperti rimpatriati dagli Stati Uniti

Ercole uccide il serpente inviato da Giunone, alla presenza di Amphitryon: affresco trafugato da Ercolano (foto mic)

Il primo reperto è una pittura parietale proveniente da Ercolano nella quale è rappresentato con tratto veloce il mito dell’uccisione da parte di Ercole del serpente inviato da Giunone, alla presenza di Amphitryon marito della madre Alcmena. “Questo schema iconografico”, spiega Pitzalis, “è altrimenti noto in ambito vesuviano con schemi anche più complessi rispetto a questo che segue una scelta piuttosto simmetrica. Ma ritroviamo lo stesso mito ad esempio nella Casa dei Vettii a Pompei, o anche nell’Augusteum di Ercolano. Queste decorazioni parietali sono state purtroppo prede privilegiate dei saccheggi nel corso del tempo proprio perché evidentemente molto appetibili sul mercato antiquario. Ma fortunatamente sia grazie alla varietà e alla complessità del corpus noto sia all’auspicabile convergenza tra elementi della ricerca scientifica e risultanze investigative, proprio per questo tipo di materiali è possibile molto spesso una ricontestualizzazione puntuale, un ricollocamento nel contesto di origine che sia capace finalmente di ricucire il legame che è stato reciso con il trafugamento”.

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Testa di Atena in marmo (II sec. a.C.) tra i reperti recuperati dai Carabinieri in Usa e riportati a casa (foto mic)

“Il secondo reperto che presentiamo”, continua Pitzalis, “è una testa marmorea di Atena ormai priva dell’elmo e disgiunta dal corpo con il quale doveva costituire una statua monumentale, preliminarmente inquadrata in età ellenistica e probabilmente destinata a uno spazio pubblico di rappresentanza o piuttosto a un’area sacra”.

60 reperti rimpatriati dagli Stati Uniti

Kylix a fondo bianco di produzione attiva (V sec. a.C.) con donna stante nell’atto di compiere un gesto rituale, tra i 60 reperti rimpatriati dagli Usa (foto mic)

Il terzo reperto è invece una kylix a fondo bianco che “rientra nel panorama delle produzioni di ceramica attica che tra VI e V sec. a.C. che trovano nella Sicilia, nell’Italia meridionale coloniale e nell’Etruria addirittura ricettori privilegiati, tant’è che i rinvenimenti italiani – sottolinea Pitzalis – sono fondamentali per lo studio di queste classi ceramiche. All’interno del vaso, già attribuito al Pittore di Villa Giulia e inquadrabile al secondo quarto del V sec. a.C., è ritratta una donna stante nell’atto di compiere un gesto rituale, probabilmente di carattere funerario. Mentre all’esterno, si riconosce il mito della dea Eos che insegue un giovane, probabilmente Titone in considerazione dell’attributo della lira”.

60 reperti rimpatriati dagli Stati Uniti

Busto maschile in bronzo (I sec. a.C. – I sec. d.C.) tra i 60 reperti rimpatriati dagli Usa (foto mic)

Infine l’ultimo reperto che sicuramente merita una particolare menzione è un busto di bronzo ancora con tracce polimateriche nella resa degli occhi. “Appare particolarmente interessante perché ha indubbiamente dei tratti molto peculiari per cui il fatto che adesso venga finalmente restituito alla conoscenza e allo studio e alle analisi, che potranno essere fatte dagli specialisti, fa immaginare che la peculiare sintassi del volto di questo ritratto possa ispirare numerose suggestioni a chi si occuperà degli approfondimenti di studio. Si tratta di un busto che preliminarmente appunto possiamo inquadrare tra il I sec. a.C. e il I sec. d.C. ma che non si può escludere, pur con qualche cautela, potesse appartenere in origine a una statua a figura intera, forse in un secondo momento riadattata in qualche modo. Il dato importante – conclude Pitzalis – è che appartiene a una categoria di materiali, la statuaria bronzea appunto, purtroppo scarsamente rappresentata nonostante i recenti e fortunati rinvenimenti di San Casciano dei Bagni, è una categoria molto sottostimata nel record archeologico perché variamente dispersa nel tempo fino ai nostri giorni”.

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Il simbolo dei carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale (TPC) (foto antonio minerva / mic)

Durante la presentazione dei reperti rimpatriati, il Gen. Molinese ha illustrato i dati statistici del 2022 sulle attività di contrasto ai traffici illeciti dei beni culturali condotte dai Carabinieri TPC. L’attività operativa dell’anno, i cui dati non sono ancora completi, ha fatto registrare 217 verifiche sulla sicurezza in musei, biblioteche e archivi, 381 perquisizioni, 971 persone denunciate, 74748 beni archeologici e paleontologici recuperati e 1227 opere false sequestrate (con un valore, qualora immesse sul mercato come autentiche, di oltre 85 milioni di euro). I furti di beni culturali sono stati complessivamente 288, così ripartiti: musei 10, luoghi espositivi 51, luoghi di culto 123, archivi 14, biblioteche 13, luoghi privati e pertinenze 77. Sono stati 31.672 i beni d’arte controllati nella “Banca Dati Leonardo” e 1419 i controlli alle aree archeologiche terrestri e marine, alcuni eseguiti in collaborazione con i Carabinieri del Raggruppamento Aeromobili o dei Nuclei Subacquei, 64 le persone denunciate per scavo clandestino. Ammontano a 2088 i controlli effettuati a esercizi antiquariali, in parte svolti online anche su cataloghi d’asta, a 678 le verifiche a mercati e fiere. Dall’inizio dell’anno i Carabinieri TPC hanno effettuato 1584 controlli a siti monumentali o paesaggistici (questi ultimi svolti d’intesa con il comparto Forestale dell’Arma), rilevando attività illecite e procedendo al deferimento di 124 persone e al sequestro di 8 immobili e 2 tra aree paesaggistiche o strutture (edificate senza le previste autorizzazioni) ricadenti in aree soggette a vincolo.

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia dibattito a due voci “PER ERCOLE! Storie di un semi/dio (?) dell’Italia antica” con Gianluca De Sanctis (università della Tuscia) e Massimiliano Di Fazio (università di Pavia). In presenza e on line

roma_villa-giulia_conferenza-per-ercole_de-sanctis_di-fazio_locandinaNell’ambito del ciclo di incontri “La Storia dietro alle storie. Le radici culturali del mito” il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma ospita il dibattito a due voci “PER ERCOLE! Storie di un semi/dio (?) dell’Italia antica” a cura dell’Associazione italiana di Cultura classica, in collaborazione con il Museo e l’Istituto italiano per la Storia antica. Appuntamento martedì 24 gennaio 2023, alle 16.30, in presenza in sala della Fortuna al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia. Posti limitati. Prenotazione obbligatoria all’indirizzo marcello.nobili@uniroma1.it. Sarà possibile seguire l’incontro in diretta sul canale YouTube ETRUSCHANNEL oppure sulla piattaforma ZOOM al seguente link: tinyurl.com/AICCROMA4 – ID 93304936260. Gianluca De Sanctis (università della Tuscia – Centro AMA) dialoga con Massimiliano Di Fazio (università di Pavia). Modera Valentino Nizzo (direttore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia).

Cina. A pochi giorni dalla chiusura a Suzhou della mostra “ETRUSCHI. Signori dell’Italia antica / ETRUSCANS. Lords of ancient Italy”, il museo civico Archeologico di Bologna ha pubblicato il video promozionale realizzato per il pubblico cinese con l’intervento della curatrice Federica Guidi

bologna_mostra-etruschi-signori-italia-antica_in-cina_locandinaIl museo civico Archeologico di Bologna, a pochi giorni dalla chiusura al Wuzhong Museum di Suzhou (Cina) ha postato il video promozionale della mostra “ETRUSCHI. Signori dell’Italia antica / ETRUSCANS. Lords of ancient Italy” per il pubblico cinese con l’introduzione della curatrice Federica Guidi, archeologa del museo bolognese che ha promosso la mostra con oltre 300 reperti bolognesi affiancati da importanti prestiti del museo Archeologico nazionale di Napoli.  La mostra, ricordiamolo, è stata prorogata al 29 gennaio 2023 proprio per la risposta molto positiva del pubblico (vedi Cina. Prorogata a Suzhou la mostra “ETRUSCHI. Signori dell’Italia antica / ETRUSCANS. Lords of ancient Italy”, ideata e curata dal museo civico Archeologico di Bologna. Già superati i 100mila visitatori | archeologiavocidalpassato).

“L’Italia preromana presentata in mostra”, racconta Guidi, “offre la testimonianza delle varie civiltà e del loro sviluppo prima della conquista di Roma. Tra queste sicuramente gli etruschi hanno giocato un ruolo molto importante all’interno della storia della penisola al punto tale che sono ricordati dalle fonti storiche come il popolo che prima di Roma ha dominato quasi tutta l’Italia. La mostra “Etruschi. Signori dell’Italia antica” è un importante progetto e permette l’occasione di presentare al pubblico cinese alcuni dei tratti più importanti e qualificanti di una delle più grandi civiltà dell’Italia antica: gli etruschi. Il fiorire della civiltà etrusca – è contemporaneo allo Spring and Autumn period in Cina. Due antiche culture, due Paesi differenti, così lontane nello spazio, così vicine ora, per la prima volta, a Suzhou”. Il video si conclude con l’invito al pubblico cinese a visitare la mostra per trovare certo degli elementi di comparazione, ma per trovare differenze e magari sviluppare guardando i nostri oggetti qualche nuova idea e qualche nuovo punto di vista. Alla luce dei numeri registrati, l’invito è stato accolto alla grande.