Roma. Per “Dialoghi in Curia”, in occasione della festa nazionale del Gatto, due conferenze, in presenza e on line, con Claudio Salone e Concetta Masseria sul felino più amato

roma_dialoghi-in-curia_giornata-nazionale-del-gatto_locandinaPer “Dialoghi in curia”, promossi dal parco archeologico del Colosseo, in occasione della festa nazionale del Gatto, venerdì 17 febbraio 2023, alle 16.30, la Curia Iulia ospita due conferenze dedicate al felino più amato. L’evento potrà essere seguito in presenza con prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti su eventbrite al link https://www.eventbrite.it/e/531993856947. Ingresso da largo della Salara Vecchia n.5. L’incontro sarà trasmesso in diretta streaming dalla Curia Iulia sulla pagina Facebook del Parco archeologico del Colosseo (https://www.facebook.com/parcocolosseo). Introduce Alfonsina Russo, direttrice del parco archeologico del Colosseo. Intervengono l’archeologo Claudio Salone con “Il gatto al tempo dei greci e dei romani” e Concetta Masseria, già docente di archeologia classica e di storia dell’architettura, dell’università di Perugia, con “L’insospettabile testimone di un evento straordinario. Forme di comunicazione per dettagli”. In occasione della Festa del Gatto, inoltre, il Parco pubblicherà i nomi dei giovani vincitori del concorso di arti figurative “I gatti del Parco? Eccoci qui!”. Il concorso è dedicato ai ragazzi dai 4 ai 15 anni, che hanno inviato le loro opere d’arte ispirate al Parco e ai nostri amici gatti. Le creazioni più belle saranno pubblicate sul sito e sui social del PArCo, e i vincitori, oltre  a ricevere in regalo i gadgets del Parco, saranno invitati  in primavera a una speciale visita guidata, curata dall’Ufficio Didattica del Parco.

Rovereto (Tn). Alla Caritro proiezione del film “La scoperta di Spina, città etrusca” e incontro dell’archeologo Battisti col regista Bornazzini per iniziativa dell’Accademia roveretana degli Agiati

rovereto_agiati_film-la-scoperta-di-spina_locandinaIl 3 aprile 1922, durante lo scavo di un canale di scolo in Valle Trebba, una delle Valli di Comacchio da poco prosciugata, vennero alla luce alcuni oggetti di terracotta di particolare interesse. La soprintendenza alle Antichità e Belle Arti, prontamente informata, annunciò che i reperti provenienti per lo più dalla necropoli della città etrusca di Spina erano di inestimabile valore. Era stata scoperta la città etrusca di Spina. Venerdì 17 febbraio 2023, alle 17.45, nella sala conferenze della Fondazione Caritro di Rovereto, in piazza Rosmini a Rovereto, per iniziativa dell’Accademia degli Agiati in collaborazione con il Rotary club Rovereto Vallagarina, proiezione del film “La scoperta di Spina, città etrusca” di Cesare Bornazzini (Italia, 33’). Il video è dedicato ai protagonisti della scoperta di Spina, ai loro collaboratori, e a tutti quelli che hanno dimostrato e dimostrano attenzione e interesse per l’antico insediamento. Introducono Ermanno Baldo, presidente del Rotary club Rovereto Vallagarina, e Patricia Salomoni, presidente dell’Accademia degli Agiati. Dopo la presentazione del video Maurizio Battisti della Fondazione museo civico Rovereto dialogherà con il regista.

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Le Valli di Comacchio che conservano le tracce dell’antica città etrusca di Spina (foto http://www.rivadelpo.it)

Ha così inizio, in maniera quasi casuale, una storia archeologica di eccezionali rinvenimenti che continua ancora oggi. A dirigere la prima campagna di scavi è inizialmente Augusto Negrioli, al quale succede Salvatore Aurigemma che manterrà la direzione dei lavori fino al 1935 quando viene inaugurato il Regio Museo Archeologico Nazionale di Ferrara a Palazzo di Lodovico il Moro. Dopo la parentesi della guerra, al nuovo soprintendente Paolo Enrico Arias, nominato nel 1946, è affidato il difficile compito della ricostruzione o, meglio, di ridare nuova vita alla Soprintendenza archeologica dell’Emilia – Romagna e al museo di Spina. L’anno successivo, nel 1947, giunge alla direzione del museo Nereo Alfieri e viene così a comporsi quel binomio Arias-Alfieri che dà vita alla seconda campagna di scavi in Valle Pega, un’altra valle da poco bonificata.

Torino. Il museo Egizio ricorda con le foto originali d’Archivio la data del 15 febbraio, anniversario della scoperta a Deir el Medina della tomba intatta di Kha e Merit da parte di Ernesto Schiaparelli direttore della Missione Archeologica Italiana

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Tomba intatta di Kha e Merit (Deir el Medina, Egitto): il corridoio di accesso alla camera funeraria al momento della scoperta nel 1906 (foto archivio museo egizio)

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La galleria con la Tomba di Kha al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Ieri, 15 febbraio 2023, il museo Egizio di Torino ha voluto ricordare questa data molto importante per il museo facendo rivivere i momenti della scoperta con le foto d’epoca dell’Archivio dell’Egizio: in questo stesso giorno, nel 1906, venne ritrovato il pozzo d’accesso alla tomba del “direttore dei lavori” Kha e sua moglie Merit, dove riposavano le mummie dei coniugi circondate dal loro corredo che oggi si può ammirare nelle sale del museo torinese.

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Tomba intatta di Kha e Merit (Deir el Medina, Egitto): ingresso della camera funeraria al momento della scoperta nel 1906 (foto archivio museo egizio)

Infatti, il 15 febbraio 1906, nella necropoli del villaggio di Deir el-Medina, a Tebe Ovest, la Missione Archeologica Italiana, diretta da Ernesto Schiaparelli, scoprì la tomba di Kha e della consorte Merit. La tomba, ritrovata intatta, restituì, oltre alle mummie dei titolari, anche il loro ricco corredo funerario. Kha fu “Soprintendente ai lavori nella Grande Sede” (Necropoli della Valle dei Re), oltre che “Scriba reale”. La sua attività si svolse durante i regni di tre faraoni: Amenhotep II, Tutmosi IV e Amenhotep III, dal 1425 al 1353 a.C.

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Tomba intatta di Kha e Merit (Deir el Medina, Egitto): la camera funeraria al momento della scoperta nel 1906 (foto archivio museo egizio)

Schiaparelli, con il cuore gonfio d’emozione, racconta come “nella camera tutto era in ordine perfetto, nella disposizione medesima che prima di uscire dalla tomba i parenti del defunto vi avevano dato”. Il corredo era infatti intatto e alcuni oggetti erano stati sigillati al tempo di Kha.

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Tomba intatta di Kha e Merit (Deir el Medina, Egitto): la maschera d’oro di Merit al momento della scoperta nel 1906 (foto archivio museo egizio)

Un video realizzato da IBAM CNR – Istituto per i Beni Archeologici e Monumentali con le foto dell’archivio storico del Museo ci fa rivivere il momento della scoperta.

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Tomba intatta di Kha e Merit (Deir el Medina, Egitto): trasporto del corredo funebre nel 1906 (foto archivio museo egizio)

Ernesto Schiaparelli (1856-1928) è sicuramente noto per la direzione del museo Egizio (dal 1894), per la fondazione della M.A.I., la Missione Archeologica Italiana, e per le grandi scoperte avvenute durante le ricerche e gli scavi realizzati in Egitto dal 1903 al 1920, fra le quali spiccano certamente il rinvenimento della tomba della regina Nefertari nella Valle delle Regine e quello della tomba intatta di Kha e Merit a Deir el-Medina.

Torino. Al museo Egizio conferenza dell’egittologa Federica Facchetti su “Vasi femminiformi: tipologie e significato”. Incontro in presenza e on line

torino_egizio_conferenza-vasi-femminiformi_federica-facchetti_locandinaLa produzione di vasi in terracotta nell’Antico Egitto quasi sempre risponde a necessità quotidiane di trasporto, cottura o conservazione di alimenti sia in contesti abitativi sia funerari ma non è l’unica funzione. Nuovo appuntamento con il ciclo di conferenze dei curatori del museo Egizio di Torino realizzato in collaborazione con il Dipartimento di Studi storici dell’università di Torino. Giovedì 16 febbraio 2023, alle 18, in sala conferenze del museo Egizio, conferenza di Federica Facchetti su “Vasi femminiformi: tipologie e significato”. L’ingresso è libero fino a esaurimento posti. Introduce: Paolo Del Vesco, curatore del museo Egizio. La conferenza sarà trasmessa anche in streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del Museo. Nel sito di Deir el-Medina Ernesto Schiaparelli trova frammenti di vasi figurativi in cui si riconoscono braccia e seni, una tipologia attestata anche in altri siti egizi. Questi vasi sono definiti in vari modi: vasi per il latte, vasi Iside o più semplicemente vasi femminiformi perché ancora non si conosce il loro effettivo uso e funzione. La conferenza sarà occasione per presentare questa particolare tipologia, mostrando tutte le possibili varianti e presentando le diverse ipotesi sulla loro funzione e significato.

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Federica Facchetti, egittologa del museo Egizio di Torino

Federica Facchetti ha conseguito il suo dottorato all’università di Pisa, e lavora al museo Egizio dal 2014. Si è occupata dell’allestimento della sala di Epoca Tarda, le sale dei vasi in terracotta e delle mummie animali e la sala “Alla ricerca della vita”, cosa raccontano i resti umani? Attualmente è impegnata nei progetti di partecipazione e didattica, fa parte della redazione della Rivista del Museo Egizio ed è referente per i tirocini. I suoi interessi di ricerca sono i vasi in terracotta, le mummie animali e le tecniche di imbalsamazione.

Firenze. Al museo Archeologico nazionale per la rassegna “Incontri al museo” conferenza di Vincenzo Bellelli su “Nel mondo dipinto degli Etruschi: le tombe di Tarquinia”

firenze_archeologico_incontri_nel-mondo-dipinto-degli-etruschi_le-tombe-di-tarquinia_bellelli_locandinaPer la decima edizione della rassegna “Incontri al museo”, giovedì 16 febbraio 2023, alle 17, al museo Archeologico nazionale di Firenze, Vincenzo Bellelli, direttore del parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia, presenta “Nel mondo dipinto degli Etruschi: le tombe di Tarquinia”. Ingresso libero fino a esaurimento posti.

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L’interno della Tomba dei Leopardi nella necropoli di Monterozzi a Tarquinia (foto drm-toscana)

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L’archeologo Vincenzo Bellelli, direttore del parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia

Allievo del grande etruscologo Mauro Cristofani, Vincenzo Bellelli è archeologo classico specializzato in etruscologia, con una vasta esperienza professionale maturata nel campo della ricerca, della didattica universitaria e della valorizzazione. I suoi principali filoni di ricerca sono l’archeologia del sacro, la storia e l’archeologia della città etrusca di Cerveteri, la cultura materiale etrusco-italica, i contatti fra mondo greco e mondo etrusco. Vincenzo Bellelli è inoltre direttore della rivista di antichistica del Cnr “Mediterranea”. Ricchissima la sua produzione scientifica, in gran parte dedicata alla civiltà etrusca. Il parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia comprende la necropoli della Banditaccia (Cerveteri), la più estesa dell’area mediterranea, iscritta nel 2004 dall’Unesco nella lista del patrimonio mondiale dell’umanità insieme alla necropoli di Monterozzi (Tarquinia), famosa per le sue straordinarie tombe dipinte. Il nuovo istituto autonomo comprende inoltre due importanti musei nazionali, il museo Cerite e il museo Archeologico di Tarquinia. Entrambi conservano oggetti molto importanti, come il celebre altorilievo fittile dei cavalli alati provenienti dagli scavi dell’Ara della Regina di Tarquinia e il celeberrimo cratere di Eufronio.

Roma. Per “Dialoghi in Curia” incontro, in presenza e on line, con i docenti dell’università di Siena Alessandro Fo e Filomena Giannotti su “Fra poesia e pandemia: presenze di Enea oggi” nell’ambito della mostra “Il viaggio di Enea. Da Troia a Roma” al Tempio di Romolo nel Foro Romano

roma_dialoghi-in-curia_tra-poesia-e-pandemia_enea-oggi_fo-e-giannotti_locandinaAlla mostra “Il viaggio di Enea. Da Troia a Roma” allestita al Tempio di Romolo, nel Foro romano, è legato un interessante programma di conferenze e visite guidate mirate all’approfondimento di temi specifici o dei luoghi del parco archeologico del Colosseo legati al mito di Enea. Per “Dialoghi in Curia”, promossi dal parco archeologico del Colosseo, giovedì 16 febbraio 2023, alle 16.30, la Curia Iulia ospita la conferenza “Fra poesia e pandemia: presenze di Enea oggi”. Introduce Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo; intervengono Alessandro Fo e Filomena Giannotti, studiosi entrambi afferenti al Dipartimento di Filologia e Critica delle Letterature antiche e moderne della università di Siena. Prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti su eventbrite https://www.eventbrite.it/e/522978040397. L’incontro sarà trasmesso in diretta streaming dalla Curia Iulia sulla pagina Facebook del Parco archeologico del Colosseo: https://www.facebook.com/parcocolosseo. Oltre a vantare un’incredibile fortuna nell’arte di tutti i tempi e nella letteratura contemporanea, il celebre episodio del secondo libro dell’Eneide, in cui Enea fugge da Troia in fiamme con il padre sulle spalle e il figlioletto per mano, ha ispirato in Italia una serie di riflessioni tra marzo 2020 e marzo 2021. Sullo sfondo della drammatica questione, emersa nel primo dilagare del contagio, circa la distribuzione delle cure in base alle aspettative di vita, saranno presentati vari testi, nati perlopiù nell’ambito della comunicazione di massa e tutti incentrati sulla figura di Enea e sul suo entrare in risonanza con la pandemia da Covid-19. Ne scaturisce la lezione dell’importanza della pietas verso i propri cari, a riprova di quanto l’archetipo di Enea continui ad agire sulla coscienza di noi moderni.

Firenze. All’accademia la Colombaria “Dagli scavi agli archivi”: giornata i studi in ricordo di Piera Bocci Pacini coordinata da Stefano Bruni. In presenza e on line. Il programma

firenze_archeologico_dagli-scavi-agli-archivi_giornata-in-ricordo-di-pietra-bocci-pacini_locandina“Dagli scavi agli archivi” è il titolo della giornata i studi in ricordo di Piera Bocci Pacini che si tiene all’Accademia La Colombaria di Firenze mercoledì 15 febbraio 2023, alle 10.30, con la possibilità di seguire gli interventi tramite la piattaforma Zoom al seguente Link per il collegamento online ID riunione: 854 3816 6690. Il seminario è da Stefano Bruni. Il programma. Gli interventi del mattino, dalle 10.30: Gilda Bartoloni su “Via della Pergola, 41”; Mario Iozzo su “Intuizioni e studi sulla ceramica greca del Museo archeologico di Firenze”; Luigi Donati su “Piera Bocci e le ricerche a Roselle”; Margherita Scarpellini su “Piera Bocci e L’esperienza archeologica aretina”; Maria Elisa Micheli su “Piera Bocci studiosa di Luigi Lanzi”. Nel pomeriggio, dalle 14.30: Fabrizio Paolucci su “Il gruppo di Nisa e Dioniso nel giardino di Boboli”; Bruno Gialluca su “La “adunanza straordinaria” dell’Accademia Fiorentina nella Cappella Pazzi in Santa Croce in memoria di Filippo Buonarroti (20 luglio 1735). Novità dagli archivi”; Stefano Bruni su “Ancora attorno alla figura dell’Antiquario nell’Italia del Settecento”; Cristiana Morigi Govi – Laura Menarini su “Un libro mancato: i disegni dei vasi etruschi dell’Istituto delle Scienze di Bologna”; Clara Gambaro su “Toccatori in penna, disegnatori e architetti in Galleria. Un caso irrisolto di proprietà intellettuale”; Maria Grazia Marzi su “Da un taccuino di Alessandro Della Seta”; Elisabetta Mangani su “La produzione della terra di Siena in comune di Arcidosso”.

Bologna. Al via “Il viaggio dell’eroe. Dall’Antico Egitto a Hollywood”, ciclo di quattro incontri in Biblioteca Sala Borsa con l’egittologa Barbara Faenza. Ecco il programma

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La statua del dio Horus-falco nel tempio di Edfu in Egitto (foto andrés dallimonti / unsplash)

Cosa lega il mito di Osiride, l’epopea di Gilgamesh, i poemi omerici e Star Wars? Lo sapremo partecipando al ciclo di incontri, dal 16 febbraio all’11 maggio 2023, “Il viaggio dell’eroe. Dall’Antico Egitto a Hollywood”, all’auditorium Biagi in Biblioteca SalaBorsa, in piazza Nettuno 3 a Bologna. Per capire il fenomenale successo di alcune pellicole cinematografiche come Star Wars è infatti indispensabile decifrarne il “codice segreto”. Il “codice segreto” o “viaggio dell’eroe” è antichissimo, lo si rintraccia nei miti e nelle fiabe di tutto il mondo. È lo stesso che teneva con il fiato sospeso coloro che, nel mondo antico, sentivano narrare la storia del dio Osiride, dell’epopea di Gilgamesh, il racconto della guerra di Troia e del periglioso viaggio di Ulisse. Gli incontri sono a cura di “BiblioBologna. Cittadini per le biblioteche APS” e condotti dall’egittologa Barbara Faenza. Ingresso gratuito. Una volta raggiunta la capienza massima consentita non sarà possibile entrare e sostare in piedi.

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Raffigurazione di Osiride proiettata sulla parete di un tempio egizio nella mostra di Jesolo (foto Gianfranco Grendene)

Primo incontro “Miti e racconti nell’Antico Egitto: il mito di Osiride e altre storie”: giovedì 16 febbraio 2023, alle 17, in Piazza Coperta della Biblioteca SalaBorsa, a cura di BiblioBologna, con Barbara Faenza. Ingresso gratuito. L’Egitto è una terra ricca di miti, fiabe e leggende. Il mito più famoso è certamente quello del dio dei morti Osiride e della sua sposa Iside. SI parla dello scontro tra questo dio e il fratello Seth per la conquista della regalità sull’intero Egitto. Il dio Osiride, assassinato dal fratello viaggerà fino ad arrivare nel mondo dei morti di cui diventerà sovrano indiscusso.

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La statua di Gilgamesh e un lamassu da Khorsabad, oggi conservati al museo del Louvre di Parigi

Secondo incontro “Antiche storie mesopotamiche: Gilgamesh e la ricerca dell’immortalità”: giovedì 16 marzo 2023, alle 17, in auditorium Biagi della Biblioteca SalaBorsa, a cura di BiblioBologna, con Barbara Faenza. Ingresso gratuito. Dalla Mesopotamia ci arriva un vero e proprio poema epico: la storia di Gilgamesh, re di Uruk, che compie un lungo e pericoloso viaggio per sconfiggere la morte e alla fine trova la pace interiore. Un testo potente che, con il passare dei millenni, non perde il suo splendore poiché allora come oggi la più grande angoscia dell’uomo è la coscienza della propria finitezza. “Perché devo morire?” si chiede Gilgamesh … e noi con lui.

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La testa di Ulisse dal museo Archeologico nazionale di Sperlonga (foto museo Sperlonga)

Terzo incontro “Antica Grecia: il mondo degli eroi”: giovedì 13 aprile 2023, alle 17, in auditorium Biagi della Biblioteca SalaBorsa, a cura di BiblioBologna, con Barbara Faenza. Ingresso gratuito. I poemi omerici, l’Iliade e l’Odissea, sono classici intramontabili poiché parlano un linguaggio che ancora oggi ci coinvolge: l’eroe che deve lasciare la sua casa per andare a combattere, il mondo divino e quello umano uniti strettamente, l’ineluttabilità del destino, l’amore, la morte, l’eroismo e un pizzico di magia. Insomma, tutto quello che rientra nel cosiddetto “il viaggio dell’eroe” e che contiene gli ingredienti essenziali per la buona trama di un libro o di un film.

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Manifesto della saga di Star Wars

Quarto e ultimo incontro “Dal mito a Hollywood: Star Wars”: giovedì 11 maggio 2023, alle 17, in auditorium Biagi della Biblioteca SalaBorsa, a cura di BiblioBologna, con Barbara Faenza. Ingresso gratuito. Perché i film di Star Wars riscuotono tanto successo? Come mai sono entrati nell’immaginario collettivo? Semplice: perché la storia che raccontano è antica come il mondo. George Lucas ha attinto largamente ai miti, agli antichi poemi e alle fiabe (ultima trasformazione del mito) per realizzare i suoi film, basandosi fondamentalmente su un unico, antico mito, chiamato “ Il viaggio dell’eroe”. Tutto questo rende Star Wars più che un film un moderno poema epico.

Pompei. Alla Domus della Caccia Antica concluso il primo “cantiere pilota di monitoraggio e schedatura conservativa” con il supporto degli studenti dell’università di Torino. Zuchtriegel: “Cambierà la nostra visione di come si evolve il sito”

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Studenti dell’università di Torino monitorano la Casa della Caccia Antica a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Pompei testa un nuovo sistema di monitoraggio del sito con il supporto degli studenti dell’università di Torino. In questi giorni si è infatti concluso il primo “cantiere pilota di monitoraggio e schedatura conservativa” presso la Domus della Caccia Antica, con gli studenti dell’università di Torino afferenti al Corso di laurea magistrale in Conservazione e Restauro dei Beni culturali, al Dottorato in Scienze archeologiche, storiche, storico artistiche e al Corso magistrale in Archeologia e Storia antica. Consolidare lo stato di conservazione del sito di Pompei, raggiunto con il Grande Progetto Pompei, è l’obiettivo del sistema di monitoraggio e manutenzione programmata che il Parco sta sviluppando e sperimentando in questi mesi. Ai fini della conservazione e di tutte quelle analisi propedeutiche al rilevamento dello stato delle strutture archeologiche e degli apparati decorativi, il Parco sta coinvolgendo sempre più le Università e gli studenti in progetti “di monitoraggio e schedatura”, con l’obiettivo di ricevere supporto per le numerose attività sul campo e al contempo favorire la formazione diretta dei giovani studenti.

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Studenti dell’università di Torino monitorano la Casa della Caccia Antica a Pompei (foto parco archeologico pompei)

“Per tutelare il patrimonio bisogna fare manutenzione programmata, che a Pompei già si fa da quasi un decennio”, sottolinea il direttore generale Gabriel Zuchtriegel. “Ma per farlo in maniera sempre più efficace bisogna sapere dove intervenire in maniera preventiva. E per saperlo, in un sito con 45 ettari e più di 10mila ambienti, molti con affreschi e mosaici, non si può fare a meno di piattaforme e tecnologie digitali. Vogliamo dotare Pompei di un sistema di monitoraggio che sarà strettamente legato alle attività di manutenzione programmata e agli interventi quotidiani di cura del patrimonio. Per comprendere cosa significa, immaginate che invece di navigare lungo le coste conosciute, i marinai cominciano a orientarsi grazie alle stelle e a disegnare carte nautiche, accedendo così a un tipo di conoscenza che cambia la loro visione e permette loro di spingersi al di là del dato empirico, nel mare aperto”.

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Studenti dell’università di Torino monitorano la Casa della Caccia Antica a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Gli strumenti e il sistema di acquisizione dei dati sono stati messi a punto dai funzionari del Parco e nell’ambito di un accordo attuativo finalizzato al monitoraggio del sito di Pompei, vengono testati dagli studenti grazie a un’attività di survey dello stato di conservazione e schedatura conservativa, in questo caso della Domus della Caccia Antica, l’importante complesso archeologico già oggetto di studio e parte dei progetti di ricerca sviluppati a Pompei dall’università di Torino e dal Centro Conservazione e Restauro (CCR) “La Venaria Reale”, a partire dal 2016. Gli studenti sono coordinati da Diego Elia (Dip. di Studi Storici, UniTO) e Daniele Castelli (Dip. di Scienze della Terra, UniTO), da Michela Cardinali (CCR-Laboratori di restauro e Scuola di Alta Formazione) e Arianna Scarcella (CCR-SAF), e sono coinvolti quotidianamente in momenti di confronto con i Funzionari del Parco Archeologico ed i diversi consulenti specialistici per l’analisi interdisciplinare dei manufatti e di condition reporting delle Domus. L’attività didattica ha ricevuto il sostegno dell’Associazione Amici della Reggia e del Centro di Restauro “La Venaria Reale”.

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Il team con gli studenti dell’università di Torino che ha monitorato la Casa della Caccia Antica a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Il coordinamento dell’attività e del sistema di acquisizione dati, che prevede anche voli mensili di un drone che fotografa l’intero sito dall’alto, è a cura del Parco archeologico di Pompei: ing. Vincenzo Calvanese (responsabile Ufficio Tecnico), ing. Alessandra Zambrano, dott. Antonino Russo e arch. Raffaele Martinelli, mentre gli interventi di manutenzione sono coordinati dall’arch. Arianna Spinosa sulla base di una programmazione annuale che si prevede essere sempre più accurata grazie ai dati acquisiti. Il progetto si avvale inoltre della collaborazione di un gruppo del Dipartimento di Ingegneria civile dell’università di Salerno, coordinato dal prof. ing. Luigi Petti. “Oggi la qualità del dato non è più il problema”, conclude il direttore, “considerando che abbiamo delle possibilità mai avute nella storia dell’archeologia e del restauro, dai microsensori ai satelliti. La sfida sta nel selezionare i dati significativi e nell’integrarli in un processo operativo che passa dalla conoscenza direttamente all’intervento. Si tratta di una questione sistemica per cui siamo contenti di avere al nostro fianco le università che fanno ricerca in questo ambito, altamente dinamico e interdisciplinare per definizione”.

Torino. Al museo Egizio l’egittologa Elizabeth Frood parlerà di “Imaging and reimagining Statue Bodies in the Late New Kingdom”. Conferenza, in presenza e on line, in collaborazione con Acme

torino_egizio_conferenza-statue-bodies_elizabeth-frood_locandinaA partire dall’inizio del Nuovo Regno (ca. 1500-1350 a.C.), i templi egizi divennero sempre più un’arena di esibizione monumentale “non regale”. Se ne parla martedì 14 febbraio 2023 nel nuovo appuntamento con le conferenze organizzate con l’Associazione ACME, Amici e Collaboratori del Museo Egizio: alle 18, in sala conferenze, interviene Elizabeth Frood su “Imaging and reimagining Statue Bodies in the Late New Kingdom”. L’ingresso è libero fino a esaurimento posti. Conferenza in lingua inglese con traduzione simultanea in italiano. La conferenza sarà trasmessa anche in streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del Museo. Il programma di incontri è realizzato in collaborazione con il Dipartimento di Studi Storici dell’Università di Torino. Molte migliaia di statue e stele furono collocate nelle aree esterne, materializzando la presenza e la partecipazione individuale e di gruppo attraverso le loro forme e i testi, a volte molto estesi, che vi erano iscritti. Nel tardo Nuovo Regno, a differenza del precedente, le innovazioni non si concentrarono sulla creazione di nuove tipologie, ma su ampliamenti ed elaborazioni di quelle esistenti. Questi cambiamenti piuttosto sottili avrebbero avuto un significato intenso per le comunità di dedicatari. Questa conferenza esplora le implicazioni di alcuni di questi sviluppi, concentrandosi in particolare sulle figure bidimensionali e sulle scene di divinità che iniziano ad apparire sui corpi delle statue nel regno di Ramesse II (1279-1213 a.C.), soprattutto sulle aree delle superfici delle statue che convenzionalmente erano state iscritte con testi. Lo studio dettagliato di alcuni esempi selezionati, così come la re-immaginazione dei loro contesti espositivi, può rivelare come gli antichi egizi concepissero i corpi delle statue, le loro superfici e, di fatto, i loro sé animati.

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L’egittologa Elizabeth Frood (università di Oxford)

Elizabet Frood è professore associato di Egittologia alla facoltà di Studi asiatici e mediorientali dell’università di Oxford. Nata in Aotearoa Nuova Zelanda, ha conseguito la laurea all’università di Auckland e il dottorato a Oxford. Scrive su aspetti dell’autopresentazione e dell’esposizione non regali, in particolare per il tardo Nuovo Regno e il Terzo Periodo Intermedio. Elizabeth co-dirige il Karnak Graffiti Project in collaborazione con il Centre Franco-Égyptien d’Étude des Temples de Karnak. È autrice dei Biographical texts from Ramessid Egypt (2007) e di articoli su argomenti che vanno dai vasai alla religione.