Udine. Alla Casa della Contadinanza la conferenza “Gilgamesh e la scoperta del Diluvio Universale” con Luigi Turri (università di Verona) del ciclo di incontri a corollario della mostra “Dal Centro dell’Impero. Nuove scoperte archeologiche dell’Università di Udine nell’Antica Assiria” al Castello
Sarà l’epopea di Gilgamesh la protagonista, martedì 21 febbraio 2023, del terzo incontro del ciclo “Dal centro dell’impero”, alla Casa della Contadinanza sul colle del Castello di Udine, organizzati in relazione alla mostra “Dal Centro dell’Impero. Nuove scoperte archeologiche dell’Università di Udine nell’Antica Assiria”, aperta al Castello di Udine fino al 30 aprile 2023. Gli otto incontri in calendario, che si propongono di avvicinare il grande pubblico alla conoscenza dell’impero assiro e dell’antico Vicino Oriente, sono il risultato della collaborazione fra il Dipartimento di Studi umanistici e del Patrimonio culturale dell’università di Udine e il museo Archeologico di Udine con il sostegno della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia. L’esposizione e gli eventi sono a cura di Daniele Morandi Bonacossi, Francesca Simi, Luigi Turri e Paola Visentini. Gli incontri si tengono dalle 18 alle 19.30. La partecipazione agli eventi è gratuita. Non è richiesta la prenotazione, ma i posti sono limitati. Dopo “Acqua e dei di Assiria: il sistema d’irrigazione assiro nell’entroterra dell’antica Ninive” con Daniele Morandi Bonacossi (università di Udine), il 24 gennaio 2023; e “Viaggio in Assiria. L’Europa e la riscoperta di una grande civiltà del passato” con Stefania Ermidoro (Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale – CNR, Roma), il 7 febbraio 2023; ora tocca a Luigi Turri (università di Verona), il 21 febbraio 2023, con “Gilgamesh e la scoperta del Diluvio Universale” che introduce “L’epopea di Gilgamesh”, una lettura-spettacolo a cura dell’associazione culturale TrixTragos. “Donne e regine d’Assiria” è l’argomento che il 7 marzo 2023 sarà affrontato da Francesca Simi (Università di Udine). Il 21 marzo 2023 Daniele Morandi Bonacossi terrà una conferenza intitolata “Gli ‘aquiloni del deserto’ e la caccia preistorica alle gazzelle nel deserto di Palmira (Siria)”. “L’Assiria in pericolo” è invece il tema dell’incontro con Francesca Simi il 4 aprile 2023. “Un tempo abitavamo nei villaggi. Indagini archeologiche nel sito Neolitico e Calcolitico di Asingeran (Kurdistan iracheno)” è l’argomento che tratterà Marco Iamoni (università di Udine) il 18 aprile 2023. Infine, il 2 maggio 2023, Daniele Morandi Bonacossi parlerà su “La metropoli di Qatna (Siria) e i suoi palazzi: un crocevia di culture tra Mediterraneo e Levante”. Le registrazioni di tutti gli incontri saranno disponibili sul canale Youtube PlayUniud ogni quindici giorni.
“Gilgamesh e la scoperta del Diluvio Universale”. Luigi Turri (università di Verona) introduce “L’epopea di Gilgamesh”, una lettura-spettacolo a cura dell’associazione culturale TrixTragos che leggerà dei brani tratti dall’epopea di Gilgamesh (nel video la performance all’università di Verona). Il 3 dicembre 1872 George Smith (1840-1876), brillante assiriologo autodidatta, comunicò alla Society of Biblical Archaeology di Londra il ritrovamento nei depositi del British Museum di una tavoletta scritta in caratteri cuneiformi, un testo vecchio di migliaia di anni, nel quale si raccontava del Diluvio Universale. Il racconto era straordinariamente simile a quello biblico, ma le tavolette, scoperte nella biblioteca di Assurbanipal a Ninive, datata al VII secolo a.C., tramandavano testi molto più antichi, ben più antichi della Bibbia.
Egitto. Il museo Egizio di Torino partecipa con i grandi musei egizi d’Europa al progetto Ue “Trasformare il Museo Egizio del Cairo”: ora si sta operando su illuminazione, esposizione e interpretazione degli oggetti

Nuovi allestimenti e illuminazione al museo Egizio del Cairo (foto ministry of tourism and antiquities)

Nuovi allestimenti e illuminazione al museo Egizio del Cairo (foto ministry of tourism and antiquities)

Nuovi allestimenti e illuminazione al museo Egizio del Cairo (foto ministry of tourism and antiquities)

Nuovi allestimenti e illuminazione al museo Egizio del Cairo (foto ministry of tourism and antiquities)

Nuovi allestimenti e illuminazione al museo Egizio del Cairo (foto ministry of tourism and antiquities)

Nuovi allestimenti e illuminazione al museo Egizio del Cairo (foto ministry of tourism and antiquities)

Cooperazione Unione Europea- Egitto
L’annuncio, quasi un breve lancio di agenzia, da parte del ministero per il Turismo e le Antichità dell’Egitto, a conferma dell’impegno internazionale del museo Egizio di piazza Tahrir al Cairo: “Lo sviluppo dell’illuminazione, dell’esposizione e dell’interpretazione degli oggetti del Museo Egizio procede nell’ambito del progetto di finanziamento dell’Unione Europea “Trasformare il Museo Egizio del Cairo” in collaborazione con i grandi musei europei: il museo Egizio di Torino, il museo del Louvre, il British Museum, il museo Egizio di Berlino, il museo nazionale di Archeologia nei Paesi Bassi, insieme al Comitato direttivo per gli accademici egiziani dell’università del Cairo, dell’università di Ain Shams e dell’università di Helwan”. Immediato il commento postato dal museo Egizio di Torino: “È un grande onore lavorare insieme a questo grande progetto”.

Nuovi allestimenti e illuminazione al museo Egizio del Cairo (foto ministry of tourism and antiquities)

Gennaio 2019: presentazione del progetto di finanziamento dell’Unione Europea “Trasformare il Museo Egizio del Cairo” (foto ministry of tourism and antiquities)
Era il gennaio 2019 quando al Cairo fu lanciato il progetto di finanziamento dell’Unione Europea “Trasformare il Museo Egizio del Cairo”, destinato a trasformare il museo in un’istituzione di livello mondiale, al fine di essere riconosciuto come patrimonio mondiale dell’UNESCO. Il progetto triennale (2019-2021: ma poi in mezzo è scoppiata la pandemia, dilatando tutti i tempi), finanziato dall’UE con una sovvenzione di 3 milioni di euro (poi diventati 8), fornita dal “Promoting Inclusive Economic Growth Pogramme”, ha previsto una notevole cooperazione tra l’Egitto e l’Unione Europea, riunendo studiosi egiziani e i loro colleghi di un prestigioso consorzio di cinque musei europei: museo Egizio di Torino, British Museum di Londra, museo Egizio e Collezione Papiri di Berlino, museo del Louvre di Parigi e Rijks museum van Oudheden di Leida.
Archeologia in lutto. Si è spento a Vicenza all’età di 91 anni il prof. Alberto Broglio, un gigante della Paleontologia Umana, docente e professore emerito all’università di Ferrara, punto di riferimento per generazioni di archeologi. Famose le sue ricerche nel Veronese e nel Vicentino

Il prof. Alberto Broglio, già professore emerito dell’università di Ferrara e docente di Paleontologia Umana dal 1973 al 2006
Archeologia in lutto. Si è spento all’età di 91 anni il prof. Alberto Broglio, già professore emerito dell’università di Ferrara e docente di Paleontologia Umana dal 1973 al 2006, uno dei luminari nello studio della comparsa dell’uomo moderno e delle culture del Paleolitico superiore e del Mesolitico in Europa, punto di riferimento per generazioni di archeologi che si sono dedicati alla Preistoria, senza dimenticare quanti si sono avvicinati alla materia proprio con il suo manuale “Introduzione al Paleolitico” (Laterza, 1998). Il prof. Broglio era nato ad Asiago il 31 dicembre 1931, si è spento a Vicenza il 17 febbraio 2023. La sua scomparsa segna un grave lutto per il nostro Ateneo. La Rettrice Laura Ramaciotti, a nome suo personale e di tutta la comunità universitaria, esprime ai familiari il più vivo e sentito cordoglio. La cerimonia funebre avrà luogo mercoledì 22 febbraio 2023 alle 10, nel Duomo di Vicenza.
Personalmente ricordo il prof. Broglio come un grande che ti metteva a tuo agio quando, giovane cronista de Il Gazzettino, lo incontravo per qualche aggiornamento sulle sue ricerche tra il Veronese e il Vicentino. Per lui, e trenta-quarant’anni fa non era scontato, la comunicazione e la divulgazione scientifica era fondamentale per rendere partecipe il grande pubblico dei passi avanti della Scienza e far uscire le ricerche accademiche da quella torre d’avorio dove rimanevano un “bene” per i soli addetti ai lavori. E così non lesinava il suo tempo per spiegare in modo semplice concetti e situazioni che soprattutto nella Paleontologia umana proprio semplici non sono. Posso dire di essere stato onorato della sua stima, dimostratami in tante interviste ufficiali e ufficiose.

Il paleontologo, prof. Alberto Broglio, morto a 91 anni, il 17 febbraio 2023
È il gruppo di lavoro sulla preistoria e sull’evoluzione umana dell’università di Ferrara ad affidare sul sito dell’ateneo un ricordo vivo e partecipato del loro “prof”. “La scomparsa, avvenuta questo venerdì del professore emerito Alberto Broglio induce a un profondo raccoglimento attorno a una figura di eccezionale profilo scientifico, mente costantemente lucida e reattiva nei confronti di ogni avanzamento compiuto nel campo della Paletnologia, dell’Archeologia preistorica e della Paleoantropologia. Attraverso le sue ricerche, il prof. Alberto Broglio, cattedratico di Paleontologia Umana all’università di Ferrara dal 1973 al 2006, ha fornito un fondamentale contributo agli studi sull’umanità del Pleistocene e del primo Olocene. A partire dalla seconda metà degli anni ’50 sotto la guida del prof. Piero Leonardi, egli si rese protagonista della scoperta di siti archeologici di eccezionale valore scientifico, riferibili ai neandertaliani del Paleolitico medio più recente e ai sapiens del Paleolitico superiore e del Mesolitico nel Veneto, Trentino Alto-Adige, Friuli Venezia Giulia e Marche”.

Dal 1967 al Riparo Tagliente le ricerche archeologiche sono condotte dall’università di Ferrara (foto unife)
“Vanno ricordate – continuano – le scoperte dei primi insediamenti tardo-paleolitici e mesolitici delle Alpi italiane orientali, documenti inconfutabili della colonizzazione umana della regione alpina al termine dell’ultima glaciazione. Si aggiungano le grotte, che hanno restituito testimonianze uniche, riconducibili alla sussistenza, alle culture e all’organizzazione delle prime comunità di sapiens e delle ultime popolazioni neandertaliane. Tra tutti, si citano il Riparo Tagliente e la Grotta di Fumane nella Lessinia (Vr), la Grotta del Brojon nei Colli Berici (Vi) e il Riparo Villabruna nel Feltrino, archivi di caratura internazionale attorno ai quali il prof. Alberto Broglio ha costruito e formato ricercatori e docenti, coltivando una mai doma passione giovanile per l’esplorazione archeologica e la ricerca interdisciplinare”.

L’ingresso della grotta di Fumane, uno dei massimi siti preistorici in Europa (foto unife)
Direttore di Istituto, direttore di Dipartimento e presidente di Consiglio di Corso di Laurea nell’ambito della Facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali, il prof. Alberto Broglio ha anche tenuto l’insegnamento di Paletnologia all’università di Trento, in coerenza con i solidi rapporti intessuti, sin dagli anni ’60, con l’amico prof. Bernardo Bagolini e con il museo Tridentino di Scienze naturali, attuale museo delle Scienze (Muse), per il quale figura conservatore onorario. È stato membro dell’Academie Internationale de Prehistoire et Protohistoire e del consiglio permanente della Union Internationale des Sciences Préhistoriques et Protohistoriques, presiedendo la VIII Commissione Paléolithique supérieur. La sua caratura internazionale è testimoniata inoltre dalle innumerevoli partecipazioni a congressi, dalle numerosissime pubblicazioni scientifiche, dai manuali redatti anche in collaborazione con colleghi europei, dal coinvolgimento nei programmi di formazione accademica di massimo livello presso Università francesi e dalla partecipazione a comitati scientifici di riviste europee. Ha fatto parte del consiglio direttivo dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria. È stato corrispondente dell’Istituto Veneto di Scienze Lettere e Arti e membro dell’Accademia Olimpica di Vicenza e dell’Accademia delle Scienze di Ferrara. Ha inoltre ricoperto la carica di vicepresidente della Fondazione CariVerona.
“Alla sua fervente attività sul piano scientifico interdisciplinare – ricordano i colleghi dell’ateneo ferrarese – si affiancavano una vivace curiosità nel campo delle metodologie della ricerca archeologica, paleoantropologica e paleoecologica, una costante attenzione all’affinamento della formazione accademica a vantaggio di generazioni di studiosi e una propensione a disseminare le conoscenze scientifiche nella società civile. In questo momento nel quale gli eventi si accompagnano alla tristezza, al prof. Alberto Broglio va il pensiero degli studiosi, dei docenti, dei giovani ricercatori e degli studenti della Sezione di Scienze preistoriche e antropologiche del Dipartimento di Studi umanistici dell’università di Ferrara”.

Lo “sciamano” dalla Grotta di Fumane (foto drm-veneto)
Aggiungo un ricordo personale legato alle ricerche nella Grotta di Fumane (Vr), uno dei maggiori siti archeologici preistorici d’Europa. Siamo nell’autunno del 1999. Io ero caposervizio al Gazzettino, in sede centrale a Mestre, quindi un po’ “distante” dalle ricerche nella grotta della Lessinia, scoperta nel 1962 dall’archeologo Giovanni Solinas, ricerche che dal 1988 erano portate avanti da soprintendenza per i Beni archeologici del Veneto, università di Ferrara, università di Milano e dal museo civico di Storia Naturale di Verona, con eccezionali risposte sulle frequentazioni dell’Uomo di Neanderthal e dei primi Uomini Moderni. Il prof. Broglio mi chiamò e mi invitò a Vicenza per comunicarmi un’importantissima scoperta archeologica: la roccia dipinta con lo Sciamano, quello che oggi è il simbolo del neonato museo Archeologico nazionale di Verona. La campagna di scavo del 1999 (27 agosto – 2 ottobre) fu quella infatti che restituì le pietre dipinte aurignaziane: il mustelide e lo sciamano. In quell’occasione il professore mi onorò di essere il primo (al mondo) a dare la notizia: fu un grande scoop, è vero, ma ancora oggi per me quello rimane un tributo di grande stima e di fiducia. Grazie, professore.
Firenze. A Tourisma 2023 la consegna del premio “R. Francovich”: ultimi giorni per votare on-line uno dei sei siti indicati dalla commissione giudicatrice della SAMI

Riccardo Francovich, l’iniziatore dell’archeologia medievale in Italia: a lui è dedicato il premio Sami
Ultimi giorni per votare il Parco o Museo a cui verrà assegnato il Premio “R. Francovich”, il prestigioso riconoscimento istituito dalla SAMI – Società degli Archeologi Medievisti Italiani, presieduta dal prof. Paul Arthur. Le votazioni sono aperte sia ai soci della SAMI che al pubblico in generale fino al 25 febbraio 2023. Clicca e vota http://archeologiamedievale.unisi.it/…/x-edizione…. La consegna del premio è in programma a “tourismA”, sabato 25 marzo 2023, alle 12, nel grande auditorium del Palacongressi di Firenze. Con la partecipazione di Archeologia Viva. Sono sei i musei-siti individuati dalla commissione per la X edizione Premio Parco e Museo “Riccardo Francovich”. La Commissione Giudicatrice, presieduta da Paul Arthur (presidente SAMI, professore di Archeologia medievale, università del Salento), è composta da: Angela Borzacconi (direttore museo Archeologico nazionale, Cividale), Giovanni Floris (giornalista e conduttore televisivo), Luigi La Rocca (direttore generale Archeologia Belle arti e Paesaggio, MIC), Gabriella Picinni (professore di Storia medievale, università di Siena), Piero Pruneti (direttore di Archeologia Viva), Marco Valenti (professore di Archeologia medievale, università di Siena), ha selezionato i seguenti sei musei-siti: Bevagna: Il mercato e il circuito dei mestieri di Bevagna (PG); Brescia: Museo di Santa Giulia a Brescia (BS); Fasano: Parco Rupestre Lama d’Antico nel territorio di Fasano (BR); Firenze: Museo dell’Opera del Duomo (FI); Milano: Chiesa inferiore di San Sepolcro (MI); Positano: Museo Archeologico Romano Santa Maria Assunta (SA).
Sperlonga. Celebrazioni per i 60 anni del museo Archeologico nazionale (1963-2023): all’auditorium “Cultura e turismo sulle tracce di Ulisse”, dopo due giornate di studio dedicate alle ricerche nella villa di Tiberio e nella Riviera di Ulisse
La presentazione del libro “Sulle rotte di Ulisse. Da Troia a Itaca tra mito e realtà” di Angelo Pellegrino con la partecipazione di Maddalena Reni, direttrice del museo del Mare da Odisseo a Omero di Itaca, domenica 19 febbraio 2023 all’auditorium comunale (ex chiesa di S. Maria Assunta) di Sperlonga, sarà uno dei momenti clou della terza giornata di celebrazioni per i 60 anni del museo Archeologico nazionale di Sperlonga (1963-2023). Il 17 e 18 febbraio 2023 a Sperlonga, all’Auditorium, si sono tenute infatti delle giornate di studi dal tema “60 anni del Museo Archeologico Nazionale di Sperlonga 1963-2023. La ricerca archeologica nella Riviera d’Ulisse”, a cura della Direzione regionale Musei Lazio, diretta da Stefano Petrocchi, e della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la Province di Frosinone e Latina, diretta da Francesco Di Mario. L’iniziativa, patrocinata dalla Provincia di Latina e dal Comune di Sperlonga, nasce grazie alla cooperativa sociale “Cooperiamo Insieme. Cooperativa Sociale – La Riviera di Ulisse”: risultata vincitrice d’ un bando della Regione Lazio, con determinazione dirigenziale n. 1491/22 del 16.12.2022.

I resti della Villa di Tiberio a Sperlonga (Lt): sullo sfondo la cittadina di Sperlonga e, simile a un’isola, il promontorio del Circeo (foto PArCo)
Le giornate di studi si sono articolate in due momenti, di cui il primo, venerdì 17 febbraio 2023, interamente dedicata al museo Archeologico nazionale e area archeologica di Sperlonga e alle recenti ricerche fatte nella Villa dell’imperatore Tiberio: occasione legata anche a una serie di iniziative che si svolgeranno per tutto il 2023, per celebrare i 60 anni del Museo, inaugurato il 26 novembre 1963. La seconda giornata, sabato 18 febbraio 2023, è stata dedicata invece alla presentazione dei risultati delle ultime ricerche archeologiche nella Riviera di Ulisse, svolte a cura sia direttamente dalla SABAP per le province di Frosinone e Latina che in collaborazione con diverse Università ed Istituti di ricerca.
La giornata di domenica 19 febbraio 2023, a cura della cooperativa sociale “Cooperiamo Insieme. Cooperativa Sociale – La Riviera di Ulisse”, sarà invece destinata a “Cultura e turismo sulle tracce di Ulisse” con un ricco programma che terminerà con un concerto dei Giovani Filarmonici Pontini. Il programma. Alle 10, Riccardo Pece, presidente de La Riviera di Ulisse, su “Cultura e turismo nella Riviera di Ulisse”; 10.15, Enzo Patierno, Sapienza università Roma, su “La Riviera d’Ulisse: percorsi incantati tra mito e leggenda”; 10.30, Angelo Pellegrino-Maddalena Reni, presentazione del libro “Sulle rotte di Ulisse: da Troia a Itaca tra mito e realtà” (Valtrend editore).

Copertina del libro “Sulle rotte di Ulisse. Da Troia a Itaca tra mito e realtà” di Angelo Pellegrino
Pellegrino conduce in un viaggio storico, geografico e artistico nel Mediterraneo per ripercorrere insieme le tappe del viaggio di Ulisse e individuare – tra storia, economia e geografia – città e regioni la cui ubicazione sia stata testimoniata da evidenze archeologiche e rinvenimenti epigrafici. Un viaggio sulle rotte di Ulisse e del suo rapporto con l’Occidente per comprendere un mito che ha travalicato la piccola isola dilatando il racconto verso orizzonti lontani per diffondere il suo germe nel mondo. Integra e completa il racconto una ricca analisi di Flavia Ferrante sulla figura di Ulisse, sulla sua percezione nell’arte, seguendone le alterne vicende nel corso dei secoli. Alle 11.15, consegna targhe a ricordo per i 60 anni del museo Archeologico nazionale di Sperlonga per il contributo dato allo sviluppo economico, culturale e sociale della Riviera d’Ulisse; 11.30, concerto dei Giovani Filarmonici Pontini.

L’area archeologica di Sperlonga (Lt) con la villa di Tiberio (foto riccardo pesci)
Museo Archeologico nazionale e area archeologica di Sperlonga. Nel 1957, i costruttori della strada litoranea fra Terracina e Gaeta furono protagonisti d’ una scoperta eccezionale. A poche centinaia di metri dalla cittadina di Sperlonga, lungo l’antica via Flacca Valeria, s’imbatterono in una serie di resti archeologici, identificati poi con la villa di Tiberio (imperatore dal 14 al 37 d.C.). La villa di Sperlonga (il cui primo nucleo risale, in realtà, all’età tardorepubblicana), presenta una serie di terrazze rivolte sul mare altamente scenografica, ed era impreziosita da una notevole collezione di oggetti d’arte. I loro temi richiamano sovente la leggenda di Ulisse, personaggio caro a Tiberio. Il mito di Ulisse, del resto, già rappresentato su alcuni vasi greci agli inizi del VII secolo a.C., pochi secoli dopo la guerra di Troia, era divenuto molto popolare in età ellenistica e romana.

Il gruppo di Ulisse e Polifemo al centro del museo Archeologico nazionale di Sperlonga (foto drm-lazio)
Per ospitare le opere rinvenute fu realizzato il museo Archeologico nazionale di Sperlonga, inaugurato il 26 novembre del 1963, a soli sei anni dalla scoperta dei resti della villa e dei gruppi scultorei: tra i quali spiccano alcuni direttamente ricollegati alla figura di Ulisse, come ad esempio una testa dell’eroe divenuta negli anni emblema non solo del Museo ma di tutta la Riviera di Ulisse. La realizzazione del Gruppo di Scilla e del Gruppo del Polifemo accecato, tra i più spettacolari dell’antichità, è da riferire agli scultori Athanodoros, Hagesandros e Polydoros di Rodi, gli stessi maestri che realizzarono il mitico Gruppo del Laocoonte, esposto dal 1506, nei Musei Vaticani.

Suggestivi scorci dalla grotta di Tiberio (foto drm-lazio)
A Sperlonga, il visitatore, muovendosi a piedi verso Sud, attraverso un declivio immerso nella macchia mediterranea, scende fino ai resti della villa imperiale: da dove si arriva rapidamente alle peschiere e alla grotta, al cui interno erano esposti un tempo i gruppi e le statue di maggior pregio. Da quella posizione, volgendosi a Ovest, si possono abbracciare con lo sguardo il monte Circeo e le isole di Palmarola e Ponza – ritagliate sullo sfondo del panorama – e, idealmente, il mare Mediterraneo nella sua interezza.
Roma. Aperture straordinarie della piramide di Caio Cestio con visite guidate per tre domeniche, tra febbraio e aprile. Ecco la storia di uno dei monumenti più fotografati della Città eterna

La piramide di Caio Cestio innalzata a Roma lungo la Via Ostiense, nel periodo tra il 18 e il 12 a.C. (foto ssabap-roma)
È tra i monumenti più fotografati della Città eterna e dopo il Colosseo è il più iconico. Una piramide a Roma desta stupore e meraviglia anche millenni dopo la sua costruzione. Eppure non era la sola, ma è l’unica superstite di una serie di costruzioni similari presente a Roma nel I sec. a.C., sulla scia della moda egizia che si diffuse dopo la conquista del paese dei Faraoni avvenuta nel 31 a.C. La soprintendenza speciale di Roma, diretta da Daniela Porro, si impegna per la tutela e la conservazione dell’edificio e per offrire opportunità di visita rivolte ai cittadini. In quest’ottica, si inserisce il piano di aperture straordinarie, curato dalla responsabile dell’Ufficio Valorizzazione Angelina De Laurenzi e dal responsabile del sito, l’archeologo Renato Sebastiani, che si terranno da marzo ad aprile 2023. L’iniziativa è supportata da Anvideas e costituisce un esempio di dialogo positivo tra pubblico e privato. Tre domeniche, tre turni di visita (alle 9.30 – 10-30 – 11.30) per un massimo di venti partecipanti per gruppo, una guida pronta a rispondere a tutti i dubbi e le curiosità sulla Piramide. Le visite guidate gratuite si terranno nelle mattinate di domenica 19 febbraio, domenica 26 marzo e domenica 16 aprile. La prenotazione è obbligatoria compilando l’apposito modulo.

La piramide di Caio Cestio fu inglobata nelle mura Aureliane realizzate tra il 272 e il 279 (foto ssabap-roma)
Tutto è straordinario nella storia del monumento che caratterizza il paesaggio urbano contemporaneo. Infatti, Caio Cestio, uomo politico romano, membro del collegio sacerdotale degli epuloni, dispose nel testamento che la costruzione del proprio sepolcro, in forma di piramide, avvenisse in 330 giorni. La tomba fu innalzata lungo la Via Ostiense, nel periodo tra il 18 e il 12 a.C., cioè tra l’anno di promulgazione della legge contro l’ostentazione del lusso che impedì di porre all’interno della cella alcuni pregiati arazzi, e quello della morte di Agrippa, genero di Augusto, menzionato tra i beneficiari del testamento. La piramide fu successivamente inglobata nella cinta muraria costruita tra il 272 e il 279 su iniziativa dell’imperatore Aureliano e, sfidando il tempo, è giunta intatta fino ai giorni nostri. In anni recenti, l’edificio è stato sottoposto a un importante restauro che ha fatto tornare a splendere il candido marmo. Il progetto è stato finanziato da un mecenate nipponico che ha chiesto e ottenuto che l’intervento fosse concluso entro 330 giorni richiamando la vicenda del testamento di Caio Cestio.
Verona. Festa del primo compleanno del museo Archeologico nazionale con una “Caccia al tesoro” riservata ai bambini
18 febbraio 2022: dopo vent’anni di attesa, nell’ex caserma asburgica San Tomaso, apre il museo Archeologico nazionale di Verona, la prima istituzione statale nella città scaligera: al taglio del nastro ci sono Daniele Ferrara, direttore della Direzione regionale Musei Veneto; Giovanna Falezza, neo direttrice dell’Archeologico; Massimo Osanna, direttore generale Musei ministero alla Cultura; l’architetto Chiara Matteazzi, che ha curato l’allestimento (vedi Verona. Il museo Archeologico nazionale è una realtà: le due protagoniste – l’ex direttrice Federica Gonzato e la nuova Giovanna Falezza – ci introducono alla nuova istituzione culturale, con un breve excursus sulla storia della sede e sull’allestimento. Apertura completa entro il 2025 | archeologiavocidalpassato). È passato un anno, e a spegnere la prima candelina sabato 18 febbraio 2023 saranno i bambini: 3-2-1… TANTI AUGURI MUSEOOOO!!! Tutti i bambini sono invitati a partecipare a un’emozionante “Caccia al tesoro”: indizi nascosti dappertutto, indovinelli da risolvere e tesori da scovare. Al museo Archeologico nazionale di Verona aspettano bambine e bambini da 6 a 12 anni il 18 febbraio alle 15.30 per un compleanno esilarante. Costo dell’attività: 5 euro (ingresso al museo per bambini: gratuito; ingresso al museo per gli adulti: 5 euro con visita guidata gratuita a due accompagnatori per bambino). Prenotazione obbligatoria tramite mail museovr@archeologica.it oppure via WhatsApp 346 5033652.
Comacchio. Al museo Delta Antico si inaugurano i nuovi allestimenti: il banco tattile, la sezione di Spina col corredo della Tomba 579, i reperti recuperati dalle forze dell’Ordine e quelli da nuovi scavi
Comacchio presenta i nuovi allestimenti del museo Delta Antico. Appuntamento sabato 18 febbraio 2023, alle 11, nella prestigiosa sala polivalente “San Pietro” di Palazzo Bellini a Comacchio (FE). È la prima, imperdibile, occasione per scoprire il nuovo banco tattile “la storia tra le mani”, dove sono esposti reperti originali depositati al museo Delta Antico dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Bologna Modena Reggio-Emilia e Ferrara e dalla Direzione regionale Musei. Inoltre è stata arricchita la sezione dedicata alla città di Spina con l’esposizione: del corredo della Tomba 579 di Valle Trebba, una inumazione femminile del 440 a.C., caratterizzata da cratere monumentale, segnacolo funerario e monili in oro, in parte restaurato grazie al contributo del Rorary Club Comacchio Codigoro e Terre Pomposiane; dei numerosi reperti recuperati a seguito di sequestri delle Forze dell’Ordine, in particolare Guardia di Finanza e Arma dei Carabinieri; delle suppellettili provenienti dai più recenti scavi dell’università di Zurigo nell’abitato di Spina, al quale è dedicata una nuova sezione, dotata di video, realizzata con il contributo della stessa Università. A tutto ciò si aggiunge il completamento del percorso del Museo – le aule didattiche e inoltre, con particolare riguardo alla sezione di Spina, due grandi mappe topografiche e tre nuovi video. Tali supporti sono il frutto delle ricerche e dell’esperienza maturata con la mostra “Spina100” che oggi vanno ad arricchire il Museo. Un bell’esempio, inoltre, di archeologia sperimentale è rappresentato dal Museo Open Air di Stazione Foce, dove il visitatore può vivere un’esperienza sensoriale, aggirandosi all’interno di due “case” ispirate a quelle di Spina e immergersi nel suggestivo ambiente vallivo. I progetti realizzati sono a cura della Direzione scientifica del Museo e del Servizio Cultura, in accordo con la soprintendenza e la Direzione regionale Musei e dell’Unione Ciechi.
Firenze. Al museo Archeologico nazionale il Carnevale dei bambini “Volti e maschere degli antichi”: visite guidate e laboratori nella sezione egizia e nella sezione etrusca
“Volti e maschere degli antichi” è il titolo del Carnevale dei bambini al museo Archeologico nazionale di Firenze. Sabato 18 febbraio 2023 si può scegliere se immergersi nell’emozionante mondo delle maschere etrusche, oppure tuffarsi nell’universo dei travestimenti e dei loro significati nell’antico Egitto. Oppure si possono fare entrambe le attività. Sono previste 3 visite guidate seguite da laboratori per la sezione egizia e 3 per la sezione etrusca alle 10, alle 11 e alle 12: sono della durata di un’ora circa e comprendono una breve visita guidata a tema e un laboratorio. L’attività è adatta a bambini di tutte le età. Le attività sono comprese nel costo del biglietto di ingresso, gratuito per i bambini. Info e prenotazione obbligatoria: claudia.noferi@cultura.gov.it.
Vicenza. A Palazzo Leoni Montanari secondo incontro nell’ambito del ciclo “L’archeologia si racconta”: focus di Luca Zamparo su “Collezioni e collezionisti in Veneto” a corollario della mostra “Argilla. Storie di viaggi”

L’ingresso della mostra “Argilla. Storie di viaggi” alle Gallerie d’Italia – Palazzo Leoni Montanari a Vicenza (foto Marco Zorzanello)
Venerdì 17 febbraio 2023, alle 17.30, a Palazzo Leoni Montanari, secondo incontro nell’ambito del ciclo “L’archeologia si racconta”, incontri ad ingresso libero alla scoperta delle storie raccontate dagli antichi vasi in occasione dell’itinerario espositivo “Argilla. Storie di viaggi”. Alle Gallerie d’Italia di Vicenza, museo di Intesa Sanpaolo, le antiche ceramiche greche continuano dunque a parlarci di un tema dal grande fascino: il loro viaggio nei secoli, attraverso il Mediterraneo, fino a luoghi apparentemente lontani come i musei del Veneto. In questo secondo appuntamento, Luca Zamparo approfondirà il tema “Collezioni e collezionisti in Veneto: buone pratiche”. Attraverso un percorso storico e sociale, la conferenza porterà i partecipanti ad indagare le modalità di creazione di una collezione, le motivazioni che portano a collezionare, così come le buone prassi da adottare per non cadere in errore o commettere degli illeciti contro il patrimonio culturale. Il collezionismo, infatti, non è solo una storia di oggetti bensì una storia di uomini e donne intrisa di passioni, ambizioni, desideri e di qualche sconfitta. L’incontro parlerà di passato e, al tempo stesso, si prenderanno in considerazione il presente e il futuro del rapporto umano con l’arte e con la cultura. Luca Zamparo è specializzato in archeologia e museologia e svolge la sua attività di ricerca, didattica e progettazione culturale presso il Dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova. È curatore dell’esposizione insieme a Monica Salvadori e Monica Baggio.

Una sala della mostra “Argilla. Storie di viaggi” alle Gallerie d’Italia – Palazzo Leoni Montanari a Vicenza (foto Marco Zorzanello)
Il percorso espositivo. A cura di Monica Salvadori, Monica Baggio e Luca Zamparo, la mostra “Argilla. Storie di viaggi”, aperta al pubblico fino al 18 giugno 2023, intende riflettere sul ruolo aggregatore della ceramica greca nell’ambito mediterraneo – fonte di ispirazione, contaminazione, sviluppo -, ovvero sulla capacità degli esemplari figurati ateniesi di interloquire con i pubblici attuali per agevolare la comprensione del ruolo dell’antico come origine del nostro sistema di valori. Il percorso triennale, giunto al secondo appuntamento dopo “Argilla. Storie di vasi”, nasce nell’ambito della collaborazione fra la direzione Arte, Cultura e Beni storici di Intesa Sanpaolo e il Dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova, in seno alle ricerche sviluppate dal progetto “MemO. La memoria degli oggetti”. Un approccio multidisciplinare per lo studio, la digitalizzazione e la valorizzazione della ceramica greca e magnogreca in Veneto, sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. L’esposizione consente di ammirare manufatti provenienti dalla collezione Intesa Sanpaolo e da importanti musei archeologici del Veneto: il museo Archeologico nazionale di Adria e il museo Archeologico nazionale di Venezia, il museo civico di Bassano del Grappa, il museo dei Grandi Fiumi di Rovigo e il museo di Scienze archeologiche e d’arte e del Centro d’Ateneo per i Musei dell’università di Padova.
Commenti recenti