Verona. Piero Gazzola: nuove letture”: nella sede della Sabap presentazione degli ultimi due recenti libri sull’operato di Piero Gazzola che è stato senza dubbio un protagonista della cultura architettonica e del restauro della seconda metà del Novecento, in Italia e in Europa

Piero Gazzola, protagonista della cultura architettonica e del restauro della seconda metà del Novecento, in Italia e in Europa (foto associazione archivio piero gazzola)
“Piero Gazzola: nuove letture”: la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona Rovigo e Vicenza insieme all’Associazione Archivio Piero Gazzola organizza per il giorno 6 ottobre 2023, alle 17, nella propria sede, in piazza San Fermo 3/A a Verona, la presentazione di due novità editoriali dedicate all’operato di Piero Gazzola che è stato senza dubbio un protagonista della cultura architettonica e del restauro della seconda metà del Novecento, in Italia e in Europa. Le attività scientifiche e l’operato del soprintendente veronese sono state, a partire dagli anni Novanta del secolo scorso, oggetto di studi, pubblicazioni e convegni. A poco più di dieci anni dall’uscita dell’ultimo volume dedicato alla sua figura e al suo impegno di ricerca, didattico, istituzionale e politico, torna l’attenzione su di lui con due nuovi libri dati alle stampe, a distanza di pochi mesi, tra il 2021 e il 2022: “Piero Gazzola: scritti inediti di un manuale del restauro dei monumenti” (Editori Paparo, Napoli) di Claudia Aveta e “Piero Gazzola. Tutela e restauro dei castelli” (Marsilio Editori, Venezia) di Chiara Mariotti. La complessità del periodo nel quale vive e opera Gazzola è matrice stessa delle sfide culturali che è stato chiamato ad affrontare e alle quali ha fornito contributi di rilievo, sia sul piano teoretico che operativo, in ambito nazionale e internazionale: dalla ricostruzione dei monumenti danneggiati dalla guerra alla salvaguardia dei centri storici e dell’ambiente; dalla revisione dei principi alla base della tutela del patrimonio monumentale con la Carta di Venezia alla formazione del personale specializzato; dalla conservazione attiva del costruito, con particolare riguardo all’architettura fortificata, all’incontro legittimato tra preesistenza e progetto.

Ritratto di Piero Gazzola (foto associazione archivio piero gazzola)
Programma. Dopo i saluti di Fabrizio Magani, soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza; Claudio Carcereri de Prati, presidente dell’Accademia di Agricoltura Scienze e Lettere di Verona; Fiorenzo Meneghelli, vice-presidente dell’istituto italiano dei Castelli; Pia Gazzola, presidente dell’associazione Archivio Piero Gazzola; Silvia Dandria, funzionario della SABAP Vr e coordinatrice dell’associazione Archivio Piero Gazzola; Bianca Gioia Marino, professoressa di Restauro architettonico all’università Federico II di Napoli; Andrea Ugolini, professore di Restauro architettonico all’università di Bologna; intervengono Daniela Esposito, professoressa di Restauro architettonico a Sapienza università di Roma; Annunziata Maria Oteri, professoressa di Restauro architettonico al Politecnico di Milano; Andrea Pane, professore di Restauro architettonico alla “Federico II”. Saranno presenti le autrici Claudia Aveta e Chiara Mariotti, e gli editori Paparo e Marsilio.

Copertina del libro “Piero Gazzola: scritti inediti di un manuale del restauro dei monumenti” (Editori Paparo, Napoli) di Claudia Aveta
Piero Gazzola: scritti inediti di un manuale del restauro dei monumenti. Tra gli anni Cinquanta e Settanta del secolo scorso, nell’intenso e fecondo dibattito sul restauro e sulla conservazione del patrimonio architettonico ed ambientale avvenuto in Italia ed all’estero emergeva, tra gli altri esperti, una personalità colta e dinamica di alto rilievo, Piero Gazzola, di cui è ben noto anche l’apporto dato, con Roberto Pane, alla elaborazione della Carta di Venezia (1964). Sono anni nei quali nella disciplina del restauro si registra una straordinaria evoluzione, i cui innovativi concetti hanno rappresentato l’humus di studi e ricerche che si sono sviluppati negli ultimi decenni del secolo scorso e sono oggetto del dibattito attuale.

L’architetto Claudia Aveta dell’università “Federico II” di Napoli
Claudia Aveta, architetto, Ph.D. in Conservazione dei Beni architettonici, è ricercatore di Restauro architettonico dell’università di Pisa, ha dedicato a Gazzola il suo percorso formativo a partire dalla ricerca di dottorato e ha pubblicato su di lui due volumi: “Piero Gazzola. Restauro dei monumenti e tutela ambientale” (2007); “Piero Gazzola: scritti inediti di un manuale del restauro dei monumenti” (2021). In quello più recente, la studiosa propone una riflessione critica su di una serie di scritti inediti, dallo stesso soprintendente intitolati Manuale del restauro architettonico, ritrovati e catalogati nell’Archivio a lui dedicato, in S. Ciriaco di Negrar. Un capitolo introduttivo è risultato utile a definire il coevo contesto storico-culturale nel quale si svolgeva l’attività di Gazzola, in ambito nazionale e internazionale. Poi, si ritrova il commento critico dell’autrice, con riferimento puntuale ai vari capitoli del Manuale. Il linguaggio di Gazzola risulta colto, ma diretto e divulgativo, coerente con un messaggio rivolto alle giovani generazioni di architetti, a cui intende disvelare le sue appassionate convinzioni, frutto di tante esperienze e di tante battaglie culturali.

Copertina del libro “Piero Gazzola. Tutela e restauro dei castelli” (Marsilio Editori, Venezia) di Chiara Mariotti
Piero Gazzola. Tutela e restauro dei castelli. Il saggio indaga il contributo di Piero Gazzola (1908-1979) alla tutela e al restauro dei castelli, o meglio, delle architetture fortificate. Approfondendo un capitolo inedito della ricerca dello studioso, offre una lettura della vicenda-fortificazioni attraverso la lente della conservazione, con particolare riferimento alle acquisizioni teoriche maturate negli anni sessanta. L’ambito dei castelli, solo apparentemente settoriale, si rivela un osservatorio privilegiato per descrivere un più ampio spaccato della disciplina nel secondo Novecento, e la stessa azione di Gazzola per le strutture munite risulta ricentrata a favore del costruito esistente. In generale, le riflessioni che il saggio elabora si collocano nell’alveo degli studi rivolti al tentativo di rendere attuale l’architettura del passato, sono incentrate sulla relazione tra la dimensione diacronica delle fabbriche storiche e il rapporto sincronico da istituire con la contemporaneità e bilanciano cultura della conservazione e progetto.

L’architetto Chiara Mariotti dell’università Politecnico delle Marche
Chiara Mariotti, architetto, Ph.D. in Architettura, è ricercatore di Restauro architettonico all’università Politecnica delle Marche e docente all’università di Bologna. Svolge attività didattica e di ricerca su aspetti teorico-critici e tecnici del restauro del patrimonio costruito; tra le sue linee di ricerca emerge quella sulla conservazione delle architetture fortificate, dai castelli medievali alle difese contemporanee, che affronta a partire dalla Tesi di Dottorato dal titolo “Il restauro dei castelli in Italia 1964- 2014”. In quella ricerca sono già presenti gli stimoli che porteranno, sulla scorta di approfondite ricerche nell’Archivio di San Ciriaco di Negrar, alla pubblicazione del volume “Piero Gazzola. Tutela e restauro dei castelli”, edito da Marsilio nel 2022. Lo scritto si configura come rilettura critica e intenzionalmente diretta dell’opera teoretica, operativa e istituzionale di Gazzola, sotto la cifra specifica e singolare del “castello” o, meglio, dell’architettura fortificata; ne ripercorre l’attività e il ruolo presso gli Istituti castellani internazionali e nazionali (Internationales Burgen Institut e Istituto Italiano dei Castelli), parte dai castelli ma li assume a paradigma di riflessioni più generali, osservatorio privilegiato per descrivere un più ampio spaccato della disciplina nel secondo Novecento.
Rovereto. Nella seconda giornata del RAM film festival tra la storia dei Pirati e la Task Force della Cultura. Con Tecchiati approfondimento su “Preistoria e cambiamenti climatici”
Giovedì 5 ottobre 2023, seconda giornata del RAM film festival – Rovereto, Archeologia, Memorie, inizia con la partecipazione delle scuole, con i più giovani delle primarie e secondarie di primo grado che saranno intrattenuti dal RimAttore, con giochi di parole e rime, tra un film e l’altro.

Frame del film “Ocean One K: L’archéologue des abysses / Ocean One K: l’archeologo degli abissi” di Mathieu Pradinaud
A partire dalle 15 e fino alle 19.30 sono 10 i film proiettati al Teatro Zandonai, che si trasforma in sala cinematografica per l’occasione. Numerosi i film di carattere prettamente archeologico, così come alcuni documentari che raccontano sfumature diverse del focus di quest’anno, ovvero gli sguardi sul clima e sulle sfide del patrimonio culturale: “Arte paleolitica: la nostra storia” di Elisabetta Flor e Luca Scoz (Italia 2022, 18’); “La terracotta preistorica” di Saverio Caracciolo (Italia 2023, 28’); “Les étrusques, une civilisation mystérieuse de la Méditerranée / Gli Etruschi, una misteriosa civiltà del Mediterraneo” di Alexis de Favitski (Francia 2022, 52’); “Ocean One K: L’archéologue des abysses / Ocean One K: l’archeologo degli abissi” di Mathieu Pradinaud (Francia 2023, 52’); “Looking into Helenistic Pergamon / Uno sguardo sulla Pergamo ellenistica” di Serdar Yilmaz (Turchia 2021, 5’).

La Unite4Heritage è una task force composta da 60 unità pronte a intervenire su chiamata degli Stati
Tra questi un film di RAI Cultura “Custodi della memoria. La via italiana alla tutela del patrimonio” di Linda Tugnoli (Italia 2021, 49’). A partire dai Caschi Blu della Cultura, la prima Task force al mondo che vede lavorare fianco a fianco i carabinieri del Nucleo di Tutela del Patrimonio Culturale insieme a storici dell’arte e restauratori del MIC, il nostro paese ha acquisito una vasta esperienza. Oggi l’approccio italiano al restauro è riconosciuto in tutto il mondo.

Film “The True Story of Pirates / La vera storia dei pirati” di Stéphane Begoin
La serata di giovedì ci porta invece in mare aperto con il film “The True Story of Pirates / La vera storia dei pirati” di Stéphane Begoin (Francia 2022, 52’) che cerca di ricostruire la storia poco conosciuta della pirateria, seguendo due diverse indagini archeologiche, provando a capire chi si nasconde dietro la leggenda. La serata prosegue con un cortometraggio dal Kazakistan dedicato alla figura mitica di Madre Umay “A Child in the House is Happiness / Un bambino fa la felicità della casa” di Marzhan Zhubanysh (Kazakistan 2022, 7’), e poi con un film italiano “The Black Italian Renaissance / Il Rinascimento italiano nero” di Cristian Di Mattia (Italia 2023, 90’) che esplora il Rinascimento del nostro paese seguendo le vite di personaggi afro-discendenti, legati tra loro dalla diffusione delle esplorazioni geografiche di quei secoli.
“Preistoria e cambiamenti climatici”: grande successo per gli approfondimenti proposti dall’Aperitivo in Giardino. Sold out l’appuntamento con Umberto Tecchiati, archeologo preistorico, specializzato in archeologia alpina. La crisi climatica e ambientale attuale presenta aspetti particolari riconducibili in gran parte a un non più sostenibile impatto antropico, come riconosciuto dalla stragrande maggioranza degli studiosi. Con Umberto Tecchiati andremo a vedere come crisi simili caratterizzarono anche la preistoria e la protostoria, come dimostra il caso del crollo quasi improvviso del sistema insediativo padano alla fine del Bronzo Recente (XII secolo a.C.).
Umberto Tecchiati dal 2018 insegna Preistoria ed Ecologia preistorica al dipartimento di Beni culturali e ambientali dell’università di Milano. Nei 23 anni precedenti ha ricoperto funzioni di conservatore di museo e di funzionario archeologo presso la soprintendenza ai Beni culturali di Bolzano, dove è stato direttore d’ufficio sostituto. Archeologo della Preistoria, specialista di archeologia Alpina, archeozoologo, è presidente dell’associazione italiana di archeozoologia (Aiaz). Dirige le missioni di scavo nell’insediamento preistorico e protostorico delle Colombare di Villa nel comune di Negrar di Valpolicella (Vr) e nella riserva delle grotte preistoriche di Aisone, provincia di Cuneo, nella Valle Stura di Demonte. La sua produzione scientifica è incentrata sullo studio dei fondamenti ideologici, spirituali, economici e ambientali delle società preistoriche e protostoriche dell’Italia settentrionale, con particolare riferimento all’area prealpina e alpina.
Padova. A Palazzo Folco (aperto al pubblico per l’occasione) conferenza “Il restauro dei mosaici della villa romana di Via Neroniana a Montegrotto Terme (Pd)”. Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria
Giovedì 5 ottobre 2023, alle 17.30, in occasione dell’apertura straordinaria di Palazzo Folco, in via Aquileia, 7 a Padova – sede della soprintendenza ABAP di Belluno Padova e Rovigo – che sarà visitabile dalle 17 alle 21, con ingresso gratuito, si terrà alle 17.30 la conferenza “Il restauro dei mosaici della villa romana di Via Neroniana a Montegrotto Terme (Pd)”. Nell’incontro verrà presentato il restauro di alcuni mosaici della villa romana di Via Neroniana di Montegrotto Terme, realizzato nell’ambito di un programma di manutenzione straordinaria dell’area archeologica. In occasione dell’intervento è stata condotta una campagna diagnostica finalizzata a una migliore conoscenza e prevenzione delle cause di degrado dei beni, al fine di una migliore tutela. Interverranno Federica Santinon, funzionario restauratore SABAP VE MET; Silvia Scordo, funzionario per le tecnologie SABAP VE MET; Ian Ferrarato, architetto; Paola Naccari, restauratore. L’ingresso alla conferenza è gratuito su prenotazione obbligatoria fino a esaurimento dei posti. Si prega di inviare la richiesta esclusivamente on line tramite il seguente link: https://forms.gle/bu7Gj1sjm9q1hQReA. Per la visita a Palazzo Folco non è necessaria la prenotazione e l’ingresso è libero. Il Piano di Valorizzazione dei luoghi della cultura è un’iniziativa promossa annualmente dal ministero della Cultura.
Cuneo. “Archeologia e cinema ai piedi delle Alpi”: arriva Cuneo Archeofilm, festival internazionale del cinema di archeologia arte ambiente. Tre serate con film e incontri con archeologi
“Archeologia e cinema ai piedi delle Alpi”. Al complesso monumentale San Francesco di Cuneo arriva Cuneo Archeofilm, festival internazionale del cinema di archeologia arte ambiente: ogni sera, alle 21, dal 5 al 7 ottobre 2023, proiezioni di documentari e incontri con archeologi a ingresso libero e gratuito. Cinque film e tre incontri e un premio assegnato dal pubblico. Evento organizzato da Comune di Cuneo, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Alessandria Asti e Cuneo, museo civico di Cuneo, progetto P.E.P.A., Archeologia Viva, Firenze Archeofilm. Selezione filmati e archivio cinematografico: Firenze Archeofilm.
IL PROGRAMMA DI GIOVEDÌ 5 OTTOBRE 2023. Apre il festival il film “I misteri della grotta Cosquer” di Marie Thiry (Francia, 56’); segue l’incontro con Egle Micheletto, già soprintendente SABAP per le province di Alessandria Asti e Cuneo; chiude la serata il film “Il regno del sale. I 7000 anni di Hallstatt” di Domingo Rodes (Spagna, 23′).
IL PROGRAMMA DI VENERDÌ 6 OTTOBRE 2023. Apre alla serata il film “Jurassic Cash” di Xavier Lefebvre (Francia, 52’); segue l’incontro con Gian Battista Garbarino funzionario archeologo della SABAP per le province di Alessandria Asti e Cuneo; chiude la serata il film “Choquequirao, la geografia sacra degli Incas” di Agnès Molia, Nathalie Laville (Francia, 26’).
IL PROGRAMMA DI SABATO 7 OTTOBRE 2023. Apre la serata il film “Tutankhamon, i segreti del faraone: un re guerriero” di Stephen Mizelas (Regno Unito, 50’); segue l’incontro con Valentina Santini, egittologa e scrittrice; quindi la Cerimonia di Premiazione con l’assegnazione del Premio del pubblico “Cuneo Archeofilm 2023”; chiude la serata e il festival il film fuori concorso “Sagrada Familia, la rivoluzione di Gaudì” di Marc Jampolsky (Francia, 52’).
Roma-Ostia Antica: “Urbs in transitum. Innovazione e tradizione tra Roma e Ostia nel III secolo”: dal 4 al 7 ottobre 2023 quattro giorni di convegno internazionale attorno al secolo che funge da cerniera tra l’epoca di massimo sviluppo dell’Impero romano ed i successivi esiti di epoca tardo antica
“Urbs in transitum. Innovazione e tradizione tra Roma e Ostia nel III secolo”: dal 4 al 7 ottobre 2023 quattro giorni di convegno internazionale tra Roma e Ostia antica con sessioni all’Istituto Storico Austriaco, all’Academia Belgica e al Parco archeologico di Ostia antica. “Urbs in transitum” vuole essere l’avvio di un percorso volto a costituire un’ampia e inclusiva comunità di studiosi del mondo antico attorno al secolo che funge da cerniera tra l’epoca di massimo sviluppo dell’Impero romano ed i successivi esiti di epoca tardo antica. L’epoca della dinastia dei Severi segnò la fine delle famiglie dinastiche regnanti a Roma e fu marcata da numerosi disordini, anticipando già cambiamenti fondamentali e drastiche trasformazioni. Il III secolo, sintetizzato – in formule – quale il secolo della crisi, degli imperatori soldati, dell’anarchia militare, l’età dell’angoscia è caratterizzato da profondi mutamenti e trasformazioni di carattere economico, sociale, spirituale e culturale. Secolo che vede nei suoi primi decenni, sotto l’impero dell’ultima dinastia stabile prima dell’avvento dei Costantinidi, l’allargamento della cittadinanza romana a tutti gli abitanti dell’impero e il progressivo emergere del protagonismo delle province, con spinte centrifughe che porteranno nella seconda metà del III secolo alla perdita di intere macro aree quali le Gallie, la Britannia e le provincie orientali (Siria, Palestina, Egitto, Mesopotamia) nonché al progressivo indebolimento della centralità di Roma e dell’Italia, sancita dalla riforma amministrativa dioclezianea. Altro fattore caratterizzante il III secolo è l’allargamento dello sforzo bellico di fronte all’emergere di nuove minacce esterne, da una parte la pressione delle popolazioni barbariche lungo il limes danubiano e renano e a Oriente l’affermarsi della dinastia Sassanide capace di riunire in una nuova compagine di carattere nazionale l’eredità dell’Impero Achemenide. In questo quadro assumeranno un peso determinante per la difesa dell’esistenza stessa dell’Impero romano proprio quelle province di frontiera come l’Illirico che si verranno a trovare in prima linea.
In questo secolo di profondi cambiamenti, di violenti scontri e di persecuzioni religiose, Roma è ancora un grande laboratorio dove si incontrano e si scontrano nuove comunità religiose e nuove tendenze filosofiche, nel confronto permanente con la grande tradizione greco-romana tramandata dall’Impero romano. Questo contesto politico, sociale e culturale ha avuto importanti influenze anche sul modo di concepire gli spazi architettonici e decorativi, dove non si riscontrano crisi o impoverimenti bensì trasformazioni e innovazioni di carattere sia tecnico che stilistico e formale. Ciò è particolarmente vero per quel che riguarda l’architettura al servizio dell’autorappresentazione della figura imperiale, la cui monumentalità cresce in modo inversamente proporzionale alla solidità del potere, così come il gusto degli arredi decorativi parietali e pavimentali, dove gli artigiani devono adattarsi alle esigenze di una società sempre più varia ma sempre più desiderosa di emulare al meglio i ceti più alti della società, ingegnandosi a trovare forme alternative di lusso in un mondo dove le materie prime e talvolta le conoscenze tecniche iniziano a scarseggiare. Lo stesso vale per la decorazione scultorea di piazze ed edifici pubblici e di lussuosi edifici residenziali nel III secolo d.C. Nella ricerca sulla scultura, è ben noto il fenomeno della longevità delle sculture, che per un lungo periodo di tempo sono state lasciate nel loro ambiente originale o spostate da un luogo di installazione e riutilizzate in altri contesti.
Le riparazioni e i restauri di sculture antiche suggeriscono che la decorazione scultorea era trattata con cura e con l’obiettivo di preservarla. Tracciare la diversità del materiale scultoreo sotto i vari aspetti per un lungo periodo di tempo, ad esempio, dall’acquisizione, alla tradizione della proprietà familiare, così come del mercato dell’arte, o dello smaltimento in fornaci da calce, o del reimpiego, richiede intensi studi contestuali del materiale scultoreo. La città di Ostia con il suo complesso portuale a nord del Tevere – appendice costiera e proiezione sul mare della città di Roma – costituisce un osservatorio privilegiato d’eccezionale ricchezza e complessità per studiare e capire questo periodo di grandi trasformazioni.
Alla luce di una costante crescita di interesse per il III secolo e di un ampliamento delle conoscenze archeologiche per questo periodo nelle città di Roma, Ostia e Porto, ecco il convegno internazionale tra Roma e Ostia nei giorni 4, 5, 6 e 7 ottobre 2023 articolato in cinque sezioni tematiche. Mercoledì 4 ottobre 2023, all’istituto storico austriaco, la prima è dedicata al tema dell’interconnessione tra la città e i porti (sezione 1, ore 12). Altre tre sezioni saranno dirette all’approfondimento di tematiche specifiche di carattere topografico-urbanistico (sezione 2, Academia Belgica, 5 ottobre 2023, ore 9.45), architettonico (sezione 3, Academia Belgica, 5 ottobre 2023, ore 15) e decorativo (sezione 4, Istituto Storico Austriaco, ore 9.30), mentre l’ultima (sezione 5, Istituto Storico Austriaco, ore 14.30) sarà dedicata alle produzioni e ai commerci. La sezione 2 è riservata allo studio degli aspetti topografici e trasformazioni degli spazi urbani con particolare riferimento all’emergere di nuovi quartieri e di nuovi poli nelle aree suburbane della città. La sezione 3, intitolata “costruire, riciclare e trasformare”, appare strettamente connessa con la precedente tematica ed è finalizzata alla contestualizzazione di un fenomeno caratteristico delle società antiche, quale il reimpiego ed il ricorso a spolia che assume caratteri cogenti e congiunturali nel corso del III secolo d.C. La quarta sarà dedicata all’approfondimento di aspetti artistici e decorativi di carattere scultoreo e pittorico, sia da un punto di vista tecnico che estetico. La quinta sezione sarà infine focalizzata sulla cultura materiale, intesa principalmente come documento sulle dinamiche di produzione e circolazione di diverse classi di manufatti. Chiude il convegno una tavola rotonda sabato 7 ottobre 2023, alle 11.30, al parco archeologico di Ostia antica, cui segue una visita agli scavi di Ostia antica.
Rovereto. Al via la 34ma edizione del RAM film festival Rovereto Archeologia Memorie: 62 film con 31 premiere con il focus “Sguardi sul clima”. Ecco il programma della prima delle cinque giornate di proiezioni e incontri

Il teatro Zandonai di Rovereto dove si tengono le proiezioni dei film del Rovereto-Archeologia-Memorie (foto fmcr)
Rovereto, 4 ottobre 2023, ore 9. Al teatro Zandonai si aprono le porte. Inizia ufficialmente la 34ma edizione di RAM film festival Rovereto Archeologia Memorie: dal 4 all’8 ottobre, cinque giorni di proiezioni e approfondimenti dedicati soprattutto all’archeologia ma anche alle tante sfide che chi valorizza e tutela il patrimonio deve affrontare ai giorni nostri, nell’epoca dominata dall’uomo, l’Antropocene. E un focus, “Sguardi sul clima”: attenzione sull’urgente tematica dell’emergenza climatica in relazione al patrimonio culturale. Il RAM Film Festival è organizzato dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto, promosso dal Comune di Rovereto, dal Ministero della Cultura, dalla Provincia Autonoma di Trento e dall’APT Rovereto Vallagarina Monte Baldo, con il sostegno della Fondazione Caritro e della Cassa Rurale Alto Garda – Rovereto. La rivista ARCHEO è il media partner dell’evento.

Frame del film “Quell’incosciente di Zeno” di Davide Ludovisi
Si inizia con CINEMaSCUOLA, la prima delle tre mattinate previste – le altre sono giovedì e venerdì – dedicate al progetto che coinvolge le scuole del territorio con analisi e visione di film: in programma in prima nazionale “Quell’incosciente di Zeno” di Davide Ludovisi (Italia 2023, 29’); segue, sempre in prima nazionale, “The Eternal Question / L’eterna domanda” di Mariia Konopatova (Federazione russa 2023, 5’); chiude la sessione del mattino “Memoria resistente. Clemente Scifoni e i GAP dell’VIII Zona” di Massimo Pellegrinotti (Italia 2023, 55’).

Frame del film “Memorie di un mondo sommerso” di Philippe Nicolet
Nel pomeriggio, alle 16.10, iniziano le proiezioni dei film in concorso: 62 documentari provenienti da 23 nazioni diverse, con 31 prime proiezioni, suddivisi in quattro sezioni: Cinema Archeologico, l’Italia si racconta, Sguardi dal mondo e Cultura Animata. Ogni sezione avrà una giuria dedicata. Inoltre, verrà assegnato il Premio Paolo Orsi, in onore del famoso archeologo roveretano, al miglior film di ambito archeologico. Questa sezione rappresenta il corpo più numeroso del RAM Film Festival 2023, con ventitré titoli. La sezione del primo pomeriggio del 4 ottobre 2023 apre con il film “L’Aniene e i suoi giganti” di Domenico Parisse (Italia 2021, 50’); segue in prima italiana, “Cadena en Cadena / Punto dopo punto” di Rachel Thompson (Stati Uniti/Messico 2023, 6’); quindi “Pablo di Neanderthal” di Antonello Matarazzo (Italia 2022, 63’); chiude la sessione “Krošnja. La chioma dell’albero” di Predrag Todorovic (Serbia 2022, 15’). Dalle 18.15, la sessione del tardo pomeriggio prevede il film “Memorie di un mondo sommerso” di Philippe Nicolet (Svizzera 2021, 58’); quindi in prima europea “The Myth of Inkari / Il mito di Inkari” di Daniel Cos-Gayón (Spagna 2022, 12’); chiude in prima mondiale “The Time They spent Here / Il tempo che hanno trascorso qui” di Edward Owles (Regno Unito 2023, 10’).

Frame del film “Neanderthal, sulle tracce di un’altra umanità” di David Geoffroy
La sessione serale, alle 20.30, apre con il film “The Sprayer / Lo Spruzzatore” di Farnoosh Abedi (Iran 2022, 9’); quindi in prima internazionale “Primogenitors / Progenitori” di Shahzaib Ali (Pakistan 2021, 16’); segue “Neanderthal, sulle tracce di un’altra umanità” di David Geoffroy (Francia 2022, 52’); poi “Codice Brandis – Castelli su carta da Kufstein a Borghetto” di Roberto Condotta (Italia 2020, 50’); chiude la serata in prima mondiale “The Green Shadow / L’ombra verde” di Ibrahim Saihon (Sudan 2022, 10’).
Mercoledì 4 ottobre 2023, alle 18, appuntamento col primo degli “Aperitivi d’autore al Giardino” nascosto di Palazzo Fedrigotti di corso Bettini 31. Partecipazione gratuita, su prenotazione. Aperitivo a cura di Mangio Trentino – Orto San Marco Setàp con Vivallis e Acqua di Levico. In caso di maltempo nella sala bar del Teatro Zandonai. Tema del giorno “Tesori da salvare” con Barbara Caranza, restauratrice esperta di protezione del patrimonio culturale in situazioni di crisi. Modera Marco Nicoló Perinelli, archeologo e giornalista. La salvaguardia dei nostri tesori storico-artistici in contesti di crisi è cruciale per preservare la nostra storia. Barbara Caranza accompagna il pubblico alla scoperta dei molteplici impatti degli eventi naturali su antichi siti archeologici, monumenti e architetture storiche, e sul ruolo sempre più rilevante dell’emergenza climatica. Tempeste, inondazioni, terremoti, incendi possono causare danni irreparabili, ma vi sono possibili interventi di soccorso e stabilizzazione atti a preservare le opere d’arte e gli edifici storici in pericolo e azioni di mitigazione del rischio utili per prevenire danni futuri.
Barbara Caranza si occupa dal 1995 di restauro ed è membro del direttivo del Centro per lo studio dei materiali per il restauro (Cesmar7). Docente per il sistema di Protezione Civile e nelle scuole di alta formazione nelle materie che riguardano la Protezione dei Beni Culturali in area di crisi e i piani di gestione del rischio da disastro, è ufficiale RS dell’Esercito Italiano per la Cultural Property Protection. Presidente e fondatore di Chief Onlus, prima associazione italiana inserita dallo Scudo Blu Internazionale nella lista delle sei organizzazioni che operano nella protezione del patrimonio culturale in situazioni di emergenza.
Napoli. Nel giardino delle Fontane del Mann è tornata al suo splendore la “grande tazza” farnese in porfido rosso, al termine del restauro sostenuto da Rigoni di Asiago e Fondaco Italia, settima tappa del progetto itinerante “La natura nel cuore di…”

Lo scoprimento della “grande tazza” farnese in porfido rosso nel Giardino delle Fontane del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)
Con un deciso strappo al grande velo rosso pompeiano la grande vasca in porfido rosso nel cortile delle Fontane del Mann è stata “rivelata”, come succede in occasione dello scoprimento di qualche targa commemorativa. A “tirare” il velo sono i protagonisti dell’operazione restauro della fontana, patrimonio della collezione Farnese: Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli; Andrea Rigoni, presidente di Rigoni di Asiago; Enrico Bressan, presidente di Fondaco Italia; Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli. Il lavoro di restauro, iniziato a fine giugno 2023 e durato quindi tre mesi, condotto sotto la supervisione del Laboratorio del Mann (responsabile: Mariateresa Operetto) e realizzato da Pantone Restauri di Roma, ha avuto come obiettivo ed esito la conservazione e la valorizzazione dell’opera, solo per citare qualche esempio, attraverso trattamenti biocida, revisione degli interventi pregressi realizzati negli anni Sessanta e nel 2003, pulitura, realizzazione di nuove stuccature in luogo di quelle deteriorate, complessivo riequilibrio cromatico tra vecchi e nuovi interventi.

Una fase dei restauri della vasca in porfido rosso nel giardino delle Fontane del Mann (foto mann)
L’iniziativa è stata realizzata grazie alla sponsorizzazione dell’azienda Rigoni di Asiago che, in collaborazione con Fondaco Italia e in occasione dell’Expo di Milano del 2015, ha lanciato il progetto itinerante “La natura nel cuore di…”. Da allora questa buona pratica ha mantenuto intatte le proprie caratteristiche: l’azienda veneta, infatti, ha promosso una votazione online, cui hanno partecipato circa 30mila utenti. Sono stati questi cittadini virtuali a scegliere Napoli come settima tappa di un articolato percorso di tutela e valorizzazione dei beni culturali nazionali. Da Nord a Sud della penisola (da Milano, a Venezia, da Roma a Matera, da Firenze e Bergamo), l’impegno di Rigoni di Asiago si è concentrato su quei tesori che hanno non soltanto un valore artistico, ma anche un significato in chiave di promozione della sostenibilità. In tal senso, la vasca in porfido rosso del Mann ha assunto un ruolo particolare.

Giardino delle Fontane del museo Archeologico nazionale di Napoli: la “grande tazza” farnese in porfido rosso a restauri conclusi (foto mann)
La “grande tazza” in porfido rosso, come spesso è chiamata negli inventari antichi, è una vasca di fontana, in latino labrum, rinvenuta presso le Terme di Caracalla a Roma durante gli scavi condotti dalla potente famiglia Farnese nel corso del XVI secolo. Si tratta di un manufatto molto raffinato, probabilmente commissionato da un imperatore romano per un edifico pubblico. L’oggetto si data alla prima metà del II secolo d.C., tra l’età di Traiano e quella di Adriano. In quell’epoca, infatti, è particolarmente diffuso l’uso del porfido. La vasca è registrata nell’inventario di Palazzo Farnese a Roma dal 1644 (in Campo dei Fiori, attualmente sede dell’Ambasciata di Francia in Italia). Come il resto della Collezione Farnese, l’opera fu ereditata da Carlo di Borbone per via materna e nel 1789 era registrata nell’inventario del Museum Herculanense di Portici. Compare, allo stato di frammenti, nell’inventario del 1796 del Nuovo Museo e Fabbrica della porcellana di Napoli, per essere infine restaurata nel 1808, per la prima volta, con integrazioni in gesso e trasferita definitivamente al Real Museo Borbonico, di cui il Mann è l’erede.

Da sinistra, il direttore del Mann Paolo Giulierini, il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, e Andrea Rigoni, presidente di Rigoni di Asiago (foto mann)
“Il felice incontro con il progetto Rigoni di Asiago per l’Arte ci ha visto subito in immediata sintonia”, dichiara Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli. “La scelta di restaurare la preziosa vasca di fontana in porfido rosso dalle Terme di Caracalla vuole essere un ulteriore segno di attenzione per la rinascita e la cura degli spazi verdi all’interno del Mann. Il prezioso manufatto, posto al centro del giardino delle Fontane, è parte integrante della nostra collezione Farnese, così come la sosta nei tre giardini storici è tappa irrinunciabile della esperienza di visita. Complimenti a Rigoni per aver realizzato, attraverso il suo tour e il coinvolgimento della rete, una iniziativa originale che diffonde l’amore per il patrimonio artistico italiano”.

Un momento della cerimonia di consegna della vasca in porfido rosso del Mann dopo i restauri (foto mann)
Andrea Rigoni, presidente di Rigoni di Asiago Srl spiega i dettagli dell’iniziativa: “Sono veramente felice di sbarcare a Napoli, nell’anno del centenario della mia azienda. La città partenopea è la settima tappa del nostro progetto “La natura nel cuore di …” che abbiamo iniziato nel 2015 in collaborazione con Fondaco Italia. Il mio personale rapporto con le opere d’arte, che abbiamo sin qui restaurato, è molto profondo e non nascondo di essere orgoglioso perché ad esse, siamo riusciti a dare un futuro migliore. In particolare, questa fontana in porfido rosso mi ha rapito riportandomi all’epoca dei grandi personaggi dell’antica Roma. Desidero ringraziare tutti coloro che hanno votato questa città, contribuendo così alla rinascita di questa opera. Auspico che essa possa essere motivo di ulteriore interesse e curiosità, affinché sempre più persone vengano a visitare Napoli con il suo Mann, che rappresenta l’eccellenza della bellezza del nostro Paese!”. Enrico Bressan, presidente di Fondaco Italia, conclude: “Sono particolarmente orgoglioso di aver realizzato questo restauro a Napoli all’interno del Mann, tra i più prestigiosi musei archeologici del Mondo, perché all’impegno di Rigoni di Asiago si è aggiunta anche la forza di oltre 30.000 persone che, con il loro voto on line, hanno voluto confermare il valore e la centralità del patrimonio storico-artistico del nostro Paese. In questo particolare momento storico abbiamo bisogno di esempi positivi e concreti, abbiamo bisogno di messaggi valoriali, abbiamo bisogno di persone che, grazie al loro agire quotidiano serio, intraprendente, coerente e professionale contribuiscano ad attirare l’interesse in particolare, dei giovani. La responsabilità sociale d’impresa è una forma di cultura in forza della quale può e deve scaturire anche un rinnovato spirito di appartenenza e la consapevolezza che possiamo progettare un futuro (un nuovo rinascimento) soltanto se conosciamo e valorizziamo il nostro passato. Dal 2015 Andrea Rigoni e la sua azienda, che desidero ringraziare, con grande serietà e partecipazione, stanno rinnovando di anno in anno questo impegno che auspico con forza sia a tutti gli effetti un esempio al quale guardare con interesse e concretezza e che venga raccolto anche da altre imprese illuminate per implementare e rafforzare il non più derogabile rapporto pubblico-privato”.
Verona. Al museo di Storia naturale conferenza di Giampaolo Rizzetto su “Il calderone di Gundestrup: un’offerta agli dei del cielo” promossa dall’associazione Naturalisti veronesi “Francesco Zorzi”

Martedì 3 ottobre 2023, alle 17.30, nella sala conferenze “Sandro Ruffo” del museo di Storia naturale di Verona, riprende il ciclo delle conferenze dell’associazione Naturalisti veronesi “Francesco Zorzi” con l’incontro dal titolo “Il calderone di Gundestrup: un’offerta agli dei del cielo”. Relatore Giampaolo Rizzetto. Ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili (dopo le 18 si potrà accedere dall’ingresso laterale di via Museo 2). Considerato da molti studiosi il manufatto d’argento protostorico più bello del mondo, il calderone di Gundestrup (Danimarca), datato alla fine del II secolo a.C., è stato oggetto, fin dal giorno della sua scoperta in una palude, di accese discussioni e di due scuole di pensiero contrapposte: da una parte chi l’ha ritenuto un prodotto celtico dell’Europa centro-occidentale e chi dall’altra l’ha collocato nell’antica Tracia (gli attuali territori della Serbia nord-orientale, della Bulgaria e della Romania meridionale). Oggi questa querelle sembra aver finalmente trovato una risposta: il calderone è stato manualmente fabbricato in area trace dalla tribù dei Triballi ma commissionato dai confinanti e di etnia celtica, gli Scordisci. Resta aperto però un interrogativo: come mai questo prezioso oggetto, “nato” sul medio/basso Danubio, è finito in una lontana palude-torbiera dello Jutland danese?

Il giornalista e archeologo Giampaolo Rizzetto
Giampaolo Rizzetto, giornalista professionista. Laurea in Lettere classiche (indirizzo archeologico) e specializzazione in Pre-protostoria dell’Europa e del Medio Oriente. Campagne di scavo in Italia settentrionale e centrale, Turchia e Bulgaria – in questa nazione con i musei di Alexandrovo e Haskovo sul mondo dei Traci. Indagini sul popolamento antico delle isole Cicladi (Grecia) e pubblicazioni di carattere scientifico e didattico su riviste, cataloghi di mostre e libri. Ricercatore scientifico da oltre cinquant’anni del museo di Storia naturale di Verona (Sezione di Preistoria), è collaboratore della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio – Nucleo di Verona – e del Centro Ambientale Archeologico di Legnago. Studioso della cultura celtica a nord e a sud delle Alpi, ha in corso di stampa, con alcuni colleghi, un esaustivo articolo sulla presenza dei Cenomani nel territorio veronese (III – I secolo a.C.) che sarà presentato in un volume internazionale dedicato alle modalità di integrazione tra Romani e popolazioni autoctone nell’Europa di fine I millennio a.C.

Venerdì 6 ottobre 2023, al Teatro Zandonai, è in programma infatti una serata speciale a ingresso gratuito dedicata a VENEZIA con Gian Antonio Stella e Francesco Trovò e il film in prima nazionale “Saving Venice”. L’acqua alta a Venezia non è una novità. Ma in tutto il ventesimo secolo ci sono state solo 9 alluvioni estreme. Mentre solo nei primi due decenni del ventunesimo secolo, sono state ben 16. Venezia sta affrontando la realtà del cambiamento climatico. Un serio avvertimento di ciò che potrebbe accadere ad altre città costiere: oltre un centinaio delle più grandi città è costruito sulle coste e ci vive il 40% della popolazione mondiale, e il 30% della popolazione italiana. Quindi Venezia fa suonare un campanello di allarme. Il nuovo sistema di barriere contro le alluvioni, il Mose, è un test che può valere per altre parti del mondo. A introdurre la serata, il giornalista del Corriere della Sera Gian Antonio Stella, da sempre attento ai temi del patrimonio culturale, e Francesco Trovò, ricercatore all’università Iuav di Venezia, esperto di edilizia storica di Venezia, di Beni Culturali e cambiamenti climatici. A moderare, la giornalista Martina Dei Cas. A seguire, il film britannico in prima nazionale “Saving Venice / Salvare Venezia” di Duncan Bulling (Regno Unito 2022, 52’). Venezia ha un equilibrio particolarmente fragile. Riusciranno gli scienziati e gli ingegneri a proteggere la città con le barriere anti-inondazione prima che sia troppo tardi, e sarà sufficiente questa misura?
INCONTRI. Nel pomeriggio, l’approfondimento al Giardino di Palazzo Fedrigotti in corso Bettini, sold out, è dedicato ai parchi archeologici e alla sfida quotidiana per coniugare la ricerca, gli scavi e la conservazione dei beni rinvenuti con la fruibilità di un pubblico anche molto numeroso. Due le testimonianze al RAM, da Agrigento e dalla Toscana, con le ospiti Maria Concetta Parello, funzionario archeologo del parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento, e Marta Coccoluto, responsabile del parco archeologico di Baratti e Populonia, del museo Archeologico di Piombino (LI) e dei musei di Suvereto (LI) per Parchi Val di Cornia SpA.
Al Parco borbonico vanvitelliano del Fusaro a Bacoli (Na) è tutto pronto per la prima edizione del FAB, festival dell’archeologia di Bacoli, dal 6 all’8 ottobre 2023, diretta da Nicola Barile e organizzata da Giovanni Parisi e Giovanni Calvino per TILE Storytellers, con il contributo della Regione Campania e della Fondazione Film Commission Regione Campania. Con un sottotitolo significativo: rassegna favolosa del cinema archeologico. “I Campi Flegrei sono un luogo unico al mondo”, spiega Dario Di Blasi, chiamato dal Comune di Bacoli a creare questo evento per la sua esperienza pluridecennale nel campo del cinema archeologico. “Qui il mare custodisce antiche città sommerse e ville sontuose di potenti imperatori. Qui la terra si alza e si abbassa, come un lungo, gigantesco respiro; e qui un lago può nascondere l’ingresso al mondo dei morti. Qui i vulcani nascono nell’arco di una sola notte e il loro calore genera sbuffi di vapore e acque termali. Qui le sibille leggevano il futuro degli uomini. Vi sembra che stiamo esagerando con la fantasia? Niente affatto. La magia dei Campi Flegrei è dovuta all’opera della natura e dell’uomo, non alla fantasia, perciò… Non è fantasia, è magia!”. Anche l’acronimo della rassegna, FAB, Festival dell’Archeologia di Bacoli, gioca su questo concetto, perché in inglese “FAB” vuol dire favoloso, fantastico (e il pensiero corre ai Fab Four, i Fantastici Quattro): “Per questo FAB si presenta come Rassegna favolosa del cinema e della cultura archeologica”.
L’evento si svolge nel Complesso Borbonico del Fusaro con proiezioni nella Sala dell’Ostrichina, dibattiti ed eventi si alterneranno tra la panoramica terrazza dell’Ostrichina e il Parco gestito dal Centro Ittico Campano. Per tutta la durata della rassegna ci sarà la mostra su Plinio il Vecchio a cura di Nicola Barile e Sara Saetta all’interno della Casina Vanvitelliana. In programma dodici film, provenienti anche da Francia, Spagna, Iran e Turchia, che verranno valutati da una giuria di esperti del settore e dal pubblico.


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