Vetulonia. Record di visitatori al museo Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia per la mostra “Corpo a corpo”. E per il finissage ingresso a 1 euro e ultime due visite guidate con le archeologhe del museo
Al museo Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia è tempo di record. Dal 17 giugno 2023, data della prima inaugurazione della mostra “Corpo a corpo. Dalla bellezza classica dei capolavori del museo Archeologico nazionale di Napoli alla classicità del Bello nell’opera di Mitoraj”, le persone che hanno raggiunto Vetulonia per ammirare le opere in prestito dal museo Archeologico nazionale di Napoli e dall’Atelier Mitoraj di Pietrasanta sono state 6.414 prima dell’ultimo week end di ottobre. Il Corridore dalla Villa dei Papiri di Ercolano, straordinariamente concesso in prestito dal Mann, rimane a Vetulonia fino alla fine della mostra, che taglia il traguardo domenica 5 novembre 2023. Vista l’affluenza dei visitatori, l’amministrazione comunale di Castiglione della Pescaia ha deciso di mantenere fino a domenica 5 novembre 2023 l’orario prolungato di apertura del Museo, dalle 10 alle 18. Domenica 5 novembre 2023, ultimo giorno della mostra, ingresso a tariffa straordinaria e simbolica di 1 euro per tutti. Si potrà anche approfittare delle due ultime visite guidate a cura delle archeologhe dello staff del museo. Appuntamento alle 11 e alle 15.30 con prenotazione gradita: 0564 948058 (in orario di apertura del museo), museo.vetulonia@comune.castiglionedellapescaia.gr.it.
Isera (Tn). Rassegna di Film archeologici promossi dall’associazione Lagarina di Storia antica in collaborazione con RAM film festival: dall’Antico Egitto ai segreti della musica nell’antichità ai pirati
A Isera (Tn) torna la Rassegna di Film archeologici promossa dall’associazione Lagarina di Storia antica in collaborazione con RAM film festival e Comune di Isera: tre serate emozionanti che quest’anno trasporteranno gli appassionati dall’antico Egitto ai segreti della musica nell’antichità passando per l’epopea della pirateria. Appuntamento alle 20.45 nella Sala della Cooperazione di Isera (sopra la biblioteca comunale in via Cavalieri 5). Ingresso libero senza prenotazione.

Frame del film “Le secret des hieroglyphes. Les freres Champollion / I segreti dei geroglifici. I fratelli Champollion” di Jacques Plaisant
Giovedì 2 novembre 2023: film “Le secret des hieroglyphes. Les freres Champollion / I segreti dei geroglifici. I fratelli Champollion” di Jacques Plaisant (Francia 2022, 52’). Duecento anni fa, Jean-François Champollion decifrò per la prima volta gli i geroglifici egizi, risolvendo così uno dei più grandi enigmi nella storia dell’umanità. Quello che si sa poco è che dietro a questo genio si cela un uomo nell’ombra: Jacques-Joseph, il fratello maggiore della famiglia Champollion. Uno studio recente degli archivi familiari getta nuova luce sulla loro avventura intellettuale.

Frame del film “The True Story of Pirates / La vera storia dei pirati” di Stéphane Begoin
Giovedì 9 novembre 2023: film “The True Story of Pirates / La vera storia dei pirati” di Stéphane Begoin (Francia 2022, 52′). Come vivevano i pirati e chi si nasconde dietro la leggenda? Il film cerca di ricostruire la storia poco conosciuta della pirateria seguendo due indagini archeologiche: la prima nell’Oceano Indiano alla ricerca della famosa nave pirata Speaker che affondò nel 1702, la seconda a Sainte-Marie Island, dove i pirati si nascondevano e vivevano.

Frame del film “A la recherche de la musique de l’antiquité / Alla ricerca della musica dell’antichità” di Bernard George
Giovedì 16 novembre 2023: film “A la recherche de la musique de l’antiquité / Alla ricerca della musica dell’antichità” di Bernard George (Francia 2020-2021, 53’). Da trent’anni, grazie al contributo delle tecnologie digitali, una disciplina in rapida crescita, l’archeologia musicale, riporta in vita musiche perdute, sacre o profane, che scandivano la vita delle antiche civiltà.
Oristano. A Torregrande “2ArcheoeventiaOristano”: venerdì “Guerra e pirateria nel Mediterraneo tra storia e archeologia”, sabato “Archeologia subacquea e dei paesaggi costieri del Mediterraneo. Dalle coste antropizzate ai relitti”. Ecco gli interventi dei sette relatori
2ArcheoeventiaOristano: appuntamento il 3 e il 4 Novembre 2023 alla Torre di Torregrande (Oristano). Ingresso libero. Massimo 40 posti disponibili per ciascun evento. La prima edizione del progetto culturale denominato “2ArcheoeventiaOristano” è nata dall’azione congiunta dell’archeologo Giovanni Meloni, lo storico Maurizio Casu, l’amministrazione comunale di Oristano e la Fondazione Oristano. Il progetto culturale punta alla corretta divulgazione dei dati prodotti attraverso la ricerca scientifica in ambito archeologico, paesaggistico e storico, i quali hanno passato il vaglio della comunità scientifica, e sono diventati strumento affidabile e garantito per una corretta informazione pubblica. Gli argomenti trattati vogliono offrire informazioni sul contesto mediterraneo su cui la Sardegna ha basato il proprio sviluppo culturale, economico e relazionale. Il ruolo della Sardegna, di Oristano e del territorio dell’Oristanese raccontato sulla base dei dati prodotti dalla ricerca scientifica volta a fare chiarezza sui processi formativi e di sviluppo nel territorio isolano.
Venerdì 3 novembre 2023, alle 18: “Guerra e pirateria nel Mediterraneo tra storia e archeologia”. Dopo i saluti del sindaco di Oristano Massimiliano Sanna e dell’assessore alla Cultura Luca Faedda, e l’introduzione del presidente della Fondazione Oristano Carlo Cuccu, apre il convegno l’archeologo Giovanni Meloni. Tre i relatori.

L’archeologo Alfonso Stiglitz (foto uber pictures)
Apre l’archeologo Alfonso Stiglitz: “Stranieri chi siete? Rappresentazione e realtà dei pirati del Mediterraneo antico”. Il pirata, o meglio, il saccheggiatore, questa è la parola usata da Omero, commette gli stessi atti che altri, come gli eroi omerici, commettono; ma Odisseo – nel quale noi occidentali ci identifichiamo – caro agli dei, compie gesta eroiche, mentre gli altri, ad esempio i perfidi Fenici semiti, compiono gesta spregevoli e questo anche se gli uni e gli altri saccheggiano, rubano, sequestrano. Il pirata è sempre l’altro e come tale è anche lo specchio di noi: Odisseo e il suo doppio. Sino a età classica non esiste una figura definita di pirata, come lo intendiamo noi. Lo stesso termine compare solo tardi, nel III secolo a.C., segno della difficoltà di identificazione concreta di questa figura. Prima ci sono i predoni, i saccheggiatori, che non è facile da distinguere dagli eroi, dagli aristocratici che fanno bottino, dai mercanti che taglieggiano. Fare affari e fare bottino non sono attività distinte, né sconvenienti. Nella relazione verrà fatto un quadro sintetico delle gesta di queste figure dalla tarda età del Bronzo (secondo millennio prima della nostra era) quando il fenomeno dei cosiddetti “popoli del mare” ha fatto pensare a qualcuno di identificarli come moderni pirati, sino all’età classica, quando assumono contorni a noi più chiari, fino ad arrivare all’età romana, quando diventano anche un fenomeno giuridico. Il racconto, accompagnato da dati letterari e archeologici toccherà anche la Sardegna, sebbene non siano molti gli elementi che la ricerca, finora, ci ha fornito.

La professoressa Pinuccia Francesca Simbula (foto 2ArcheoeventiaOristano)
Segue la professoressa Pinuccia Francesca Simbula: “Corsari e pirati tra percezione e realtà nel Mediterraneo medievale”. Nell’immaginario una linea continua unisce i pirati dell’antichità ai barbareschi, i corsari del Boccaccio si mescolano a quelli di Salgari, legati nella fantasia dal tratto accomunante della vita avventurosa di eroici o cruenti protagonisti. Nella realtà chi sono i pirati e i corsari nel medioevo? Quando compare la figura del corsaro? Qual è il rapporto tra guerra, corsa e pirateria? A queste domande si proverà a rispondere sullo sfondo delle politiche di espansione militare ed economica mediterranea delle quali la Sardegna è un osservatorio privilegiato.

Il professor Giuseppe Mele (foto 2ArcheoeventiaOristano)
Chiude il prof. Giuseppe Mele: “Guerra di corsa e difesa costiera in Sardegna nell’età spagnola”. Nel Mediterraneo del XVI secolo l’espansionismo ottomano e il consolidamento militare delle città barbaresche obbligano la monarchia spagnola a rivedere profondamente il sistema difensivo della Sardegna. L’intervento di Madrid si articola nell’invio di truppe di presidio, nel rifacimento delle mura di Cagliari e Alghero, nell’istituzione di una milizia territoriale e nella costruzione di un circuito di torri d’avvistamento litoranee. Il varo di una piccola flotta di galere sarà invece rimandato agli anni Trenta del secolo successivo. Nonostante l’esiguo peso economico-fiscale del regno nell’ambito della monarchia asburgica, compensato però dall’importanza strategica dell’isola, l’apparato di sicurezza avviato nell’età di Filippo II mostra un grado di efficienza adeguato alla tecnologia militare del tempo ed è simile a quelli adottati negli altri vicereami spagnoli in Italia e nella penisola iberica.
Sabato 4 novembre 2023, alle 10: “Archeologia subacquea e dei paesaggi costieri del Mediterraneo. Dalle coste antropizzate ai relitti”. Dopo i saluti del sindaco di Oristano Massimiliano Sanna e dell’assessore alla Cultura Luca Faedda, e l’introduzione del presidente della Fondazione Oristano Carlo Cuccu, apre il convegno l’archeologo Giovanni Meloni. Quattro i relatori.

L’archeologo Pier Giorgio Spanu (foto 2ArcheoeventiaOristano)
Apre l’archeologo Pier Giorgio Spanu: “L’università di Sassari e l’Archeologia delle acque, tra ricerca, formazione e cooperazione”. L’università di Sassari, da quasi un ventennio, è impegnata nella formazione e nella ricerca nel campo dell’Archeologia delle acque, dapprima nell’ambito di uno specifico curriculum del corso di Laurea in Scienze dei Beni culturali, successivamente con la Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici (con sede a Oristano), in cui è attivo un curriculum di Archeologia subacquea e dei paesaggi costieri. L’impegno oltre che nella formazione e nella ricerca, si è esteso alla cooperazione internazionale, con collaborazioni con importanti Istituzioni straniere. Nell’ambito di tali attività sono state condotte numerose indagini in Italia e all’estero: si ricordano le ricerche sui paesaggi costieri, con attività a terra e in acqua, in Sardegna (golfo di Oristano, con le sue aree umide e il porto di Tharros, prospezioni nell’arcipelago della Maddalena), in Sicilia (scavi e prospezioni a Pantelleria, del porto antico di Lipari, nelle coste del Palermitano), In Tunisia (topografia della città e del porto antico di Neapolis, in buona parte sommerso insieme alle fabbriche di salagione di età romana), nelle Baleari.

L’archeologo Giacomo Cavillier (foto uber pictures)
Segue l’archeologo Giacomo Cavillier: “Ricerca di relitti o relitti della ricerca? L’archeologia subacquea, tra storia e navigazione”. La relazione si incentra sulla riflessione se i relitti in archeologia subacquea costituiscano, de facto, il dato essenziale per ricostruire traffici, rotte e modalità di scambio dalla tarda età del bronzo sono all’epoca romana. Nello studio del sistema della navigazione antica non si può non tener conto degli approdi e dei porti, delle tecniche di costruzione navale e dello sviluppo delle corporazioni. Sono dunque tutti questi elementi sufficienti per definire funzione e storia di ciascun relitto? E poi la navigazione per sé è rilevante o è marginale al fenomeno preso in considerazione? Considerazioni che saranno affrontate in occasione dell’evento oristanese.

L’archeologo Rubens D’Oriano (foto uber pictures)
Quindi l’archeologo Rubens D’Oriano: “I relitti romani e medievali nel porto di Olbia”. I lavori di scavo per la realizzazione del tunnel sotto il lungomare di Olbia intercettarono il fondale del porto della città antica. Il gigantesco scavo archeologico (240 metri di lunghezza x 20 di larghezza x 4 di profondità media) restituì, oltre ad una strabocchevole quantità di materiale mobile, porzioni grandi e piccole di 24 imbarcazioni romane e medievali. I ritrovamenti sono certamente molto importanti sul piano dell’architettura navale, anche perché comprendono elementi al momento unici come alberi e timoni di navi e travi di gru di sollevamento di un cantiere navale. Ma c’è ben di più. Due gruppi di questi relitti sono anche di grande rilevanza storica, perché riguardano due momenti di svolta della grande storia mediterranea. Il primo testimonia l’attacco dei Vandali a Olbia intorno al 450 d. C., che si colloca nel più generale fenomeno della fine dell’Impero Romano d’Occidente. Il secondo gruppo è relativo alla ripresa del grande traffico marittimo all’inizio del Basso Medioevo in seguito all’avvento delle Repubbliche Marinare e al fenomeno delle prime Crociate.

Virgilio Gavini, esperto di costruzioni navali (foto 2archeoeventiaoristano)
Chiude Virgilio Gavini, esperto di costruzioni navali: “L’archeologia navale. Costruire per navigare”. Nell’ambito degli studi archeologici, l’esame delle costruzioni navali ha lo scopo di ripercorrere l’evoluzione tecnologica che ha consentito ai popoli di avere contatti, scambi commerciali, circolazione delle idee, ma anche di usare le navi per scontri bellici. Tutto è avvenuto su uno degli elementi principali del nostro pianeta: l’acqua. Il mare, i fiumi e i laghi sono da sempre, quindi fin dall’antichità, parte integrante della storia dell’Umanità. Da quando la nostra specie ha iniziato a percorrere questi specchi d’acqua, le imbarcazioni e le navi sono diventate il fulcro fondamentale di un’attività importante che ha coinvolto marinai, artigiani carpentieri, boscaioli, trasformando gli alberi in manufatti. Nell’ambito delle discipline dell’Archeologia Subacquea si inserisce quella che possiamo chiamare “Archeologia della navigazione”, nel cui ambito i porti e gli approdi sono l’agorà di scambi di merci, idee e tecnologie. La nave è quindi un’importante fonte di conoscenza e la tecnologia costruttiva rappresenta un utile dato non solo a fini cronologici ma anche per lo studio del tessuto sociale dei popoli.
Pùmpaiia: l’olio di Pompei è il primo IGP Campania. Nell’Orto dei Fuggiaschi a Pompei frangitura delle olive delle aree verdi dell’azienda agricola Pompei e degustazione dell’extravergine con i visitatori del Parco. Recuperata una tradizione millenaria, con i metodi e le tecniche illustrate da Columella e Plinio il Vecchio

Olivi nell’Orto dei Fuggiaschi a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei, con “I ragazzi di Plinio” e la coop sociale Il Tulipano che hanno curato le degustazioni con l’olio Pùmpaiia (foto parco archeologico pompei)
Pùmpaiia, l’olio di Pompei prodotto con le olive delle aree verdi del Parco archeologico, è già un’eccellenza. Ad un anno dalla prima produzione, Pùmpaiia ha ricevuto il riconoscimento di certificazione IGP CAMPANIA. E lunedì 30 ottobre 2023 all’Orto dei Fuggiaschi (Regio I, insula 21, civico 6) i visitatori degli Scavi di Pompei hanno potuto assistere alla frangitura (estrazione con frantoio) delle olive appena raccolte e degustare l’olio IGP di Pompei. All’evento sono intervenuti il direttore del parco Gabriel Zuchtriegel, il direttore di Unaprol Nicola Di Noia, il presidente Aprol Francesco Acampora, e il presidente Coldiretti Campania Ettore Bellelli. La raccolta e frangitura delle olive è stata effettuata utilizzando un piccolo molitore, e a seguire “I Ragazzi di Plinio”, giovani del territorio con autismo e/o disabilità cognitiva impegnati in attività agricoltura sociale nei siti del Parco a cura del Cooperativa sociale IL TULIPANO Onlus, con il supporto dei neuropscichiatri infantili dell’ università Federico II di Napoli ed i terapisti centro medico riabilitativo di Pompei, hanno provveduto a organizzare gli assaggi dell’olio IGP di Pompei.

Una bottiglia di Pùmpaiia, l’olio extravergine d’oliva del parco archeologico di Pompei (foto parco archeologico pompei)

Raccolta delle olive nel parco archeologico di Pompei (foto parco archeologico pompei)

Degustazioni con Pùmpaiia, l’olio extravergine di olive di Pompei (foto parco archeologico pompei)
“L’olio di Pompei”, interviene Gabriel Zuchtriegel, “ora è IGP, indicazione geografica protetta, un risultato importante perché il museo del XXI secolo non potrà più essere semplicemente limitato alle attività tradizionali che rimangono ovviamente fondamentali, la conservazione, la ricerca, la gestione, la comunicazione, ma dobbiamo ampliare lo sguardo verso il territorio, verso lo sviluppo di questo territorio, verso le tradizioni, patrimonio immateriale. E questa iniziativa si inserisce nell’ambito dell’azienda agricola Pompei. Dunque riqualificare le aree verdi, abbattere i costi per la manutenzione, creando nuove opportunità di sviluppo, anche economico. Ma anche di insegnamento culturale, perché Pompei nell’antichità era questo. Era una città con il suo territorio. Questo era importante per dare corpo a una visione più ampia del parco e del museo, dei beni culturali in generale”. E Nicola Di Noia: “Grazie alla collaborazione tra Unaprol, Coldiretti e parco archeologico di Pompei oggi stiamo raccogliendo le olive, le stiamo trasformando in olio extravergine di oliva in diretta qui al parco. Per noi è un’operazione non tanto economica ma soprattutto culturale perché ribadiamo al mondo intero l’incredibile tradizione olivicola millenaria del nostro Paese in luoghi come questo di Pompei, ma soprattutto rilanciamo l’importanza del legame tra il patrimonio storico archeologico paesaggistico nazionale e questa preziosa produzione che è l’olio extravergine di oliva e le olive in generale”. Francesco Acampora ribadisce: “Per noi è un onore essere qui questa mattina al parco archeologico di Pompei ed è anche una grande gioia perché possiamo dimostrare quelle che sono le origini dell’olivicoltura campana. Origini antichissime che caratterizzano il nostro territorio, il nostro paesaggio. Oggi produciamo il primo olio campano IGP e lo facciamo in un luogo che è famoso in tutto il mondo e ci auguriamo che anche il nostro olio acquisterà nel tempo la stessa fama dei luoghi che ci stanno accogliendo questa mattina”. Conclude Ettore Bellelli: “Oggi siamo qui a Pompei per questa manifestazione legata alla molitura delle olive da cui poi si ricava questo olio. È un momento importante. È il primo olio IGP della Regione Campania. Quindi ci faceva molto piacere che questo “battesimo” avvenisse in un luogo così importante dal punto di vista storico che ci racconta anche la storicità di un prodotto dell’eccellenza dell’agricoltura italiana e campana in questo momento. Noi come Coldiretti Campania tramite l’Unaprol diamo assistenza e formazione, quindi collaboriamo con il parco archeologico di Pompei appunto per la realizzazione di questo prestigioso progetto”.

Olivi nel parco di Villa Arianna a Castellammare di Stabia (foto parco archeologico pompei)
I siti archeologici vesuviani sono custodi di un patrimonio naturale e paesaggistico eccezionale, che si aggiunge all’unicità di quello archeologico. L’olivo, pianta millenaria del paesaggio agricolo del Mediterraneo, è una delle specie più caratteristiche nelle aree verdi del Parco. Utilizzare i metodi e le tecniche della raccolta delle olive utilizzati nel mondo romano, illustrati anche da autori come Columella e Plinio il Vecchio, significa garantire il pieno rispetto delle piante, salvaguardare la biodiversità e garantire la piena sostenibilità ambientale. È quanto sta realizzando il Parco archeologico di Pompei con il vasto patrimonio di ulivi presenti nei siti di propria competenza, grazie alla collaborazione con UNAPROL e APROL Campania. L’attività si inserisce nel più ampio progetto di Azienda agricola Pompei, un progetto teso alla riqualificazione e valorizzazione del patrimonio naturale del Parco. La raccolta delle olive viene effettuata in tutti i siti del Parco e, in particolare, a Stabia e a Civita Giuliana dove sono presenti, in continuità con il mondo arcaico, le cultivar Minucciola, Ogliarola, Olivella, Pisciottana, Ravece, Rotondello, oltre la Nostrale oggi a rischio di estinzione.
Napoli. Al museo Archeologico nazionale apre il “cantiere trasparente”: il pubblico potrà seguire in diretta il restauro del mosaico di Alessandro. Un video racconta l’operazione di ribaltamento conclusa con successo

Museo Archeologico nazionale di Napoli: una fase del ribaltamento del mosaico di Alessandro (foto valentina cosentino)
Da mercoledì 1° novembre 2023 al museo Archeologico nazionale di Napoli apre il “cantiere trasparente” del delicato restauro del mosaico di Alessandro Magno e Dario III, capolavoro proveniente dalla casa del Fauno di Pompei, e icona del Mann. I visitatori dell’Archeologico avranno così la possibilità di assistere ai lavori guardando da una finestra installata nella sala adiacente. E contemporaneamente sarà di nuovo fruibile la sezione che custodisce i capolavori musivi del museo Archeologico nazionale di Napoli.

Il direttore Paolo Giulierini nel gruppo di operatori che ha portato a termine il ribaltamento del mosaico di Alessandro al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto valentina cosentino)
È questa la fase più delicata del restauro del “gran musaico” (5.82×3.13 metri) perché per la prima volta i tecnici possono verificare le condizioni del retro del mosaico, quindi del supporto, finora sempre rimasto celato, e cioè fino a lunedì 30 ottobre 2023, quando è stato effettuato con successo il delicato ribaltamento del mosaico di Alessandro. Operazione per la quale sono stati necessari quindici giorni per il montaggio del sistema di movimentazione e i collaudi e oltre tre ore di lavoro certosino per ribaltare il mosaico.
Tutte le emozioni del ribaltamento del Mosaico di Alessandro sono sintetizzare nel bellissimo video postato sul sito del museo Archeologico nazionale di Napoli, che racconta anche l’arrivo e il montaggio della macchina indispensabile per realizzare l’intervento. La direzione ringrazia GA&A Productions che, durante le riprese per un documentario sul Mann, ha gentilmente concesso le immagini.
Napoli. Al museo Archeologico nazionale effettuato con successo il delicato ribaltamento del mosaico di Alessandro. Ora entra nel vivo la fase esecutiva del restauro: dal 1° novembre cantiere trasparente e riapertura sezione Mosaici. Giulierini: “Mantenuto la parola data”

Museo Archeologico nazionale di Napoli: il mosaico di Alessandro, nell’imbragatura di sicurezza, è in posizione orizzontale: il ribaltamento è perfettamente riuscito (foto valentina cosentino)

Museo Archeologico nazionale di Napoli: il mosaico di Alessandro racchiuso nel telaio metallico ancora in posizione verticale, prima del ribaltamento (foto valentina cosentino)
Il mosaico di Alessandro è da oggi, 30 ottobre 2023, a pancia in giù. Come non lo è mai stato in duemila anni. Al museo Archeologico nazionale di Napoli è stato effettuato con successo il delicato ribaltamento del mosaico di Alessandro. L’operazione è il passaggio indispensabile per entrare nel vivo della fase esecutiva del restauro. Un lavoro corale di alta specializzazione ha unito architetti, ingegneri, restauratori (vedi Napoli. Al museo Archeologico nazionale è arrivata la macchina per rovesciare il mosaico di Alessandro ed esplorarne la parte retrostante e il supporto ligneo: ecco tutti i dettagli della fase esecutiva di un restauro epocale ed indispensabile, visibile al pubblico | archeologiavocidalpassato). E da mercoledì 1° novembre 2023 apre il “cantiere trasparente”, che permetterà di assistere ai lavori guardando da una finestra installata nella sala adiacente; inoltre, torna fruibile la sezione che custodisce i capolavori musivi del museo Archeologico nazionale di Napoli. Grande l’emozione della squadra di lavoro a conclusione della straordinaria movimentazione dell’opera.

Museo Archeologico nazionale di Napoli: una fase del ribaltamento del mosaico di Alessandro (foto valentina cosentino)

Museo Archeologico nazionale di Napoli: una fase del ribaltamento del mosaico di Alessandro (foto valentina cosentino)

Il grande mosaico di Alessandro Magno e Dario al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto valentina cosentino)
Il mosaico di Alessandro, capolavoro proveniente dalla casa del Fauno di Pompei, misura 5.82×3.13 metri e pesa 5 tonnellate (l’ultima rilevazione del peso risale al momento successivo al ribaltamento). Sono stati necessari quindici giorni per il montaggio del sistema di movimentazione e per i collaudi; oltre tre ore di lavoro certosino per ribaltare il mosaico: il manufatto, ormai ancorato al sistema di movimentazione, è stato svincolato dalle staffe in ferro che lo tenevano fissato al muro ed è stato lentamente portato in posizione orizzontale. La graduale e uniforme rotazione è avvenuta grazie a un sistema costituito da due serie di quattro paranchi, ciascuno dotato di singole celle di carico. Presente anche un sistema di sensori in fibre ottiche, fissato sul telaio metallico che racchiude il mosaico. Durante le operazioni, è stato effettuato costantemente e in tempo reale il monitoraggio della distribuzione dei carichi sui singoli paranchi e delle eventuali deformazioni del telaio. Tutti i parametri sono stati abbondantemente contenuti nei limiti di sicurezza previsti in progetto. Il mosaico, ben assicurato all’interno di una sorta di sandwich (costituito in parte dal vecchio sistema di contenimento e in parte dal nuovo pannello di chiusura), non ha subito alcun tipo di stress.

Il direttore Paolo Giulierini nel gruppo di operatori che ha portato a termine il ribaltamento del mosaico di Alessandro al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto valentina cosentino)
“Sono giorni di immensa soddisfazione e di particolare emozione”, dichiara il direttore del Museo Paolo Giulierini, “giorni che resteranno nella storia del Mann e che vogliamo condividere con i nostri visitatori. Il più celebre mosaico dell’antichità si è mosso, dopo oltre un secolo, e ora è possibile lavorare sulle malte di 2000 anni fa. La grande impresa procede grazie alla professionalità di una squadra straordinaria. Nella settimana in cui tagliamo il traguardo delle 500mila presenze nel 2023, invitiamo tutti i cittadini, oltre naturalmente ai tanti turisti attesi per le festività, a visitare il Mann per le due giornate di gratuità volute dal ministro Gennaro Sangiuliano: il 4 novembre, Giorno dell’unità Nazionale e delle Forze Armate e il 5, prima domenica del mese. Il pubblico troverà un Museo al gran completo e al lavoro. Il Mosaico di Alessandro Magno e Dario tornerà a risplendere come mai nessuno lo aveva visto. Lo avevamo promesso. E noi manteniamo sempre la parola data”.



Il conto alla rovescia è iniziato. Mancano poche ore all’apertura della XXV Borsa mediterranea del turismo archeologico in programma a Paestum da giovedì 2 a domenica 5 novembre 2023 tra Next ex Tabacchificio, area archeologica e museo Archeologico nazionale, Basilica. La BMTA, unico appuntamento al mondo del suo genere, format di successo, che ha trovato la sua migliore realizzazione dal 2021 nella location del Tabacchificio Cafasso, l’attuale Nex, quest’anno celebra il venticinquesimo anniversario, condividendolo con il parco archeologico di Paestum e Velia e la Certosa di Padula, che proprio nel 1998 furono inseriti nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’Unesco nell’ambito del riconoscimento attribuito al parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano, oggi anche Alburni. Numerose le prestigiose iniziative nell’ambito del programma, che prevede 150 tra conferenze e incontri, 20 laboratori e 600 relatori. Fondatore e direttore Ugo Picarelli. Ideata e organizzata dalla Leader srl, titolare del marchio. Vediamo un po’ il programma.

VENERDÌ 3 NOVEMBRE 2023. “I Comuni archeologici Unesco per un turismo culturale esperienziale e sostenibile”, conferenza nell’ambito della celebrazione del 25° anniversario del sito Unesco di Paestum in collaborazione con ANCI Associazione Nazionale Comuni Italiani e con la partecipazione dei Comuni e dei siti archeologici italiani che rientrano nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità (Area Archeologica di Agrigento, Aree archeologiche di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata, I Longobardi in Italia. I luoghi del potere, I Sassi e il Parco delle Chiese Rupestri di Matera, Necropoli Etrusche di Cerveteri e Tarquinia, Siracusa e le Necropoli Rupestri di Pantalica, Su Nuraxi di Barumini, Villa Adriana e Villa d’Este – Tivoli, Villa Romana del Casale – Piazza Armerina, Zona Archeologica e Basilica Patriarcale di Aquileia).
VENERDÌ 3 NOVEMBRE 2023. International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”. La BMTA in collaborazione con Archeo, il primo mensile archeologico in Italia, dal 2015 premia le scoperte archeologiche votate dalle principali testate archeologiche internazionali media partner della Borsa: Antike Welt (Germania), arCHaeo (Svizzera), AiD Archäologie in Deutschland (Germania), Archéologia (Francia), Current Archaeology (Regno Unito), Dossiers d’Archéologie (Francia). Il Premio, alla 9ª edizione e intitolato all’archeologo di Palmira che ha pagato con la vita la difesa del patrimonio culturale, è l’unico riconoscimento a livello mondiale dedicato alle scoperte archeologiche e ai suoi archeologi, che con sacrificio, dedizione, competenza e ricerca scientifica affrontano quotidianamente il loro compito nella doppia veste di studiosi del passato e di professionisti a servizio del territorio. L’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad” per la prima volta è conferito a una scoperta italiana, le 24 statue di bronzo di epoca etrusca e romana ritrovate a San Casciano dei Bagni.
VENERDÌ 3 – SABATO 4 NOVEMBRE 2023. Conferenza Mediterranea sul Turismo Archeologico Subacqueo e Premio Internazionale di Archeologia Subacquea “Sebastiano Tusa”, dal 2021 organizzati annualmente dalla BMTA nel suo ricordo, a seguito dell’assegnazione postuma in occasione della edizione 2019 del Premio “Paestum Mario Napoli”, per onorare la memoria del grande archeologo, dello studioso, dell’amico della Borsa, ma soprattutto dell’uomo del Sud, che ha vissuto la sua vita al servizio delle istituzioni per contribuire allo sviluppo locale e alla tutela del Mare Nostrum. Si svolgeranno: l’“UNESCO Meeting on the Access to Underwater Cultural Heritage” (venerdì 3 novembre) sulla valorizzazione delle destinazioni mediterranee; il Premio Internazionale di Archeologia Subacquea “Sebastiano Tusa” (sabato 4 novembre), con Valeria Patrizia Li Vigni Presidente Fondazione Sebastiano Tusa e Mario La Rocca Dirigente generale Dipartimento Regionale Beni Culturali e Identità Siciliana della Regione Siciliana. Premio “Paestum Mario Napoli”, istituito nel 2005 nel nome di “Paestum” e intitolato dal 2018, in occasione del 50° anniversario della scoperta della Tomba del Tuffatore, a Mario Napoli, archeologo e studioso della Magna Grecia, Soprintendente Archeologico di Sa, Av, Bn nel 1964, quando vennero alla luce a Velia la Porta Rosa (singolare complesso costruttivo del II-III sec. a.C.) e nel 1968 a 1,5 km a sud di Paestum nella necropoli di Tempa del Prete, la Tomba del Tuffatore (unica testimonianza in ambito greco di pittura non vascolare, datata al 480 a.C. circa) è assegnato a personalità e organismi, che contribuiscono al dialogo interculturale, alla valorizzazione del patrimonio culturale, alla promozione del turismo archeologico.
SABATO 4 NOVEMBRE 2023. “Parchi e Musei statali autonomi e Fondazioni: modelli di gestione del patrimonio archeologico a confronto”, conferenza in collaborazione con il ministero della Cultura, in occasione della quale si approfondirà il confronto, nella governance di parchi e musei archeologici, tra istituti statali autonomi e organismi rappresentati dalle Fondazioni, che vedono la partecipazione di Comuni e Regioni, a seguito di concessione ministeriale delle aree archeologiche.





















“
Poi abbiamo iniziato un’attività, che tutti voi conoscete, “What is a museum” (vedi 
“L’ha già detto la presidente, il 1° gennaio 2024 la Città di Torino regala il concerto di Capodanno in piazza Castello con l’orchestra Filarmonica di Torino con protagonista l’Egizio, in diretta televisiva su Sky Classica.




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