Modica (Rg). Al museo Belgiorno lectio magistralis di Massimo Cultraro su “La corrente evoluzionistica in Sicilia attraverso una rara edizione dell’opera di Darwin conservata a Modica”

La copia de “L’origine della specie” di Charles Darwin conservata nella Biblioteca di Modica (foto biblioteca modica)

La città di Modica (Rg) nell’Ottocento disponeva di una straordinaria collezione archeologica, visitata da studiosi stranieri come Arthur Evans e F. Von Adrian, ma anche di una aggiornatissima biblioteca del Regio Liceo. Una rara edizione della rivoluzionaria opera di Charles Darwin, “L’origine della specie”, nella traduzione di Giovanni Canestrini, è il tema dell’incontro di venerdì 7 novembre 2025, alle 17.30, nell’auditorium “Sala Triberio”, al museo civico “Franco Libero Belgiorno” – Palazzo della Cultura. Dopo gli gli interventi di Maria Monisteri, sindaco di Modica; Giovanni Di Stefano, archeologo; e Rosolino Balistrieri, dirigente dell’Istituto Archimede di Modica; lectio magistralis del professore Massimo Cultraro (Cnr Catania, università di Palermo) su “La corrente evoluzionistica in Sicilia attraverso una rara edizione dell’opera di Darwin conservata a Modica”.

Padova. I venerdì di novembre e dicembre visite guidate a Palazzo Folco, sede della soprintendenza, a cura della Società Archeologica Veneta

Grazie alla collaborazione tra la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Padova Treviso e Belluno, e la Società Archeologica Veneta, sono in programma ogni venerdì, dal 7 novembre al 19 dicembre 2025, visite guidate a Palazzo Folco, in via Aquileia 7 a Padova, sede della Sabap di Padova. Le visite, a cura della Società Archeologica Veneta, sono su due turni, alle 10.30 e alle 11, il 7, 14, 21, e 28 novembre 2025, e il 5, 12 e 19 dicembre 2025. Le visite sono gratuite con prenotazione obbligatoria scrivendo a: archeologicaveneta@gmail.com indicando il turno di visita scelto.

Milano. XI edizione delle Giornate di Archeologia, Arte e Storia del Vicino e Medio Oriente, promossa da Fondazione Terra Santa, Commissariato di Terra Santa del Nord Italia e rivista ‘Terrasanta’. Due giorni in presenza tra Cattolica e museo dei Cappuccini. Ecco il ricco programma

A Milano, dal 6 al 7 novembre 2025, si terrà l’XI edizione delle Giornate di Archeologia Arte e Storia del Vicino e Medio Oriente, promossa da Fondazione Terra Santa ETS, Rivista Terrasanta, Commissariato di Terra Santa del Nord Italia. L’appuntamento, dedicato ad approfondire l’archeologia, la storia e l’attualità politica dell’area più complessa del panorama internazionale, con un ricco programma di conferenze, avrà luogo all’università Cattolica del Sacro Cuore e all’auditorium Museo dei Cappuccini. La partecipazione è gratuita previa iscrizione da effettuarsi sulla piattaforma Eventbrite o via email all’indirizzo iscrizioni@fondazioneterrasanta.it indicando il proprio nominativo, quello di eventuali accompagnatori e titolo della/le sessione/i a cui si desidera partecipare.

Milano, giovedì 6 novembre 2025, ore 14.30 – 17, università Cattolica del Sacro Cuore: Polo San Francesco – Aula Convegni (SF.301), largo Gemelli, Milano. Saluti e introduzione: prof.ssa CLAUDIA PERASSI, direttrice della Scuola di specializzazione in Beni archeologici, università Cattolica del Sacro Cuore, Milano. “Oriente cristiano: scavi e ricerche”. Intervengono: prof.ssa BASEMA HAMARNEH, docente di Archeologia Tardoantica e Paleocristiana, università di Vienna, “La carta di Madaba, mosaico e mappa dei luoghi biblici”; prof. GABRIELE CASTIGLIA, docente di Topografia dell’Orbis Christianus Antiquus, e dott. fra SIMONE SCHIAVONE ofm conv., archeologo, Pontificio Istituto di Archeologia cristiana (Piac), Roma, “Il Campo dei Pastori a Beit Sahour tra ricerca e cooperazione”; prof. don GIANANTONIO URBANI, professore di Archeologia biblica e Escursioni, Studium Biblicum Franciscanum, Gerusalemme, “Le antichità nascoste del Monte Tabor”; dott.ssa ILARIA INCORDINO, egittologa, Istituto di Studi Bizantini Dumberton Oaks, Harvard, “Il monastero copto di Manqabad, nel Medio Egitto”. Evento realizzato in collaborazione con lo Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme e l’università Cattolica del Sacro Cuore. Con il contributo di Fondazione Homo Viator – San Teobaldo e Linfa dell’Ulivo 2025, Vicenza.

Giornalisti in azione in zone di guerra (foto fondazione terrasanta)

Milano, venerdì 7 novembre 2025, ore 9 – 13, auditorium Museo dei Cappuccini: via A. Kramer 5, Milano. “Geopolitica della guerra e informazione negata. I casi di Israele, Palestina, Libano, Iran e i suoi alleati”. Intervengono: dott. RICCARDO SORRENTINO, presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia, “Le guerre non raccontate: giornalisti uccisi e libertà di stampa negata”; dott.ssa VERONICA FERNANDES, giornalista, Rai News 24, inviata in Medio Oriente, “Cisgiordania, fotografia di un’occupazione”; dott.ssa LAURA SILVIA BATTAGLIA, giornalista, coordinatrice della Scuola di giornalismo dell’università Cattolica, Milano, “L’Iran e i suoi proxies nei conflitti con Israele”; dott. ENRICO PALUMBO, ricercatore di Storia Contemporanea, università IULM, Milano, “Israele e l’eredità dell’ebraismo e della Shoah”; prof. CAMILLE EID, giornalista e docente di Lingua araba, “Il Libano tra guerra e cambiamento”. Modera i lavori, dott.ssa MANUELA BORRACCINO, giornalista. Incontro realizzato in collaborazione con UCSI Lombardia – Unione Cattolica Stampa Italiana e Opera San Francesco.

Carrara. Al Ridotto del Teatro degli Animosi la conferenza “Da Carrara a San Casciano dei Bagni. La storia di un Apollo (e della sua lucertola)”, copia romana in marmo di Carrara da un originale di Prassitele. Interviene il prof. Jacopo Tabolli, direttore scientifico dello scavo del santuario etrusco-romano al Bagno Grande di San Casciano dei Bagni

Giovedì 6 novembre 2025, alle 17.30, al Ridotto del Teatro degli Animosi di Carrara, la conferenza “Da Carrara a San Casciano dei Bagni. La storia di un Apollo (e della sua lucertola)” col prof Jacopo Tabolli, direttore scientifico dello scavo del santuario etrusco-romano al Bagno Grande di San Casciano dei Bagni (Si), terrà un intervento dedicato alla statua dell’Apollo Sauroctono, copia romana in marmo di Carrara da un originale di Prassitele, rinvenuta a San Casciano nel 2023. L’opera e la sua storia saranno al centro di un incontro nel quale storia dell’arte e archeologia si intrecciano alle vicende millenarie delle cave del territorio di Carrara. Per informazioni è possibile contattare i numeri 0585641317 (Teatro degli Animosi) o 3334924393 (Area archeologica di Fossacava) oppure scrivere all’indirizzo fossacava@comune.carrara.ms.it

I frammenti della statua di Apollo scoperti a San Casciano dei Bagni nella campagna 2023 (foto unistrasi)

Apollo Sauroctono. Lo scavo all’interno del tempio ha portato al rinvenimento, sul bordo della vasca sacra, di parti spezzate di una meravigliosa statua in marmo, quasi integralmente ricomponibile, pertinenti ad un Apollo Sauroctonos (Apollo con la lucertola). La statua fu spezzata al momento della chiusura del santuario agli inizi del V secolo d.C. Questo è il tempo infatti in cui tutto il luogo di culto fu chiuso ritualmente, probabilmente per effetto della cristianizzazione diffusa del territorio. Mentre il deposito votivo fu protetto con la deposizione delle grandi colonne di travertino che ornavano il portico del tempio, la statua di culto di Apollo fu spezzata, frammentata e i pezzi quasi sparpagliati e poi coperti dalle massicciate di abbandono del sito. In parallelo con quanto sappiamo e osserviamo ancora oggi – la “contestazione della statua” coincide con un momento di profonda trasformazione e di grandi interrogativi politici e sociali.

Roma. A Palazzo Patrizi Clementi presentazione dei lavori di restauro della Tomba Maggi, significativa testimonianza della pittura etrusca del V secolo a.C., nella necropoli dei Monterozzi di Tarquinia, patrimonio Unesco

Giovedì 6 novembre 2025, alle 16.30, nella Sala delle Colonne doriche di Palazzo Patrizi Clementi, in via Cavalletti 2 a Roma, presentazione dei lavori di restauro – appena conclusi – della Tomba Maggi, significativa testimonianza della pittura etrusca del V secolo a.C., nella necropoli dei Monterozzi di Tarquinia, riconosciuta Patrimonio Mondiale UNESCO. L’iniziativa illustra l’esito di un progetto che ha restituito stabilità e leggibilità all’ambiente ipogeo, migliorando la comprensione e la lettura delle pitture che decorano la camera sepolcrale. Il progetto ha coinvolto l’Associazione Amici delle Tombe dipinte di Tarquinia che ha curato la protezione esterna dell’ipogeo, e gli archeologi Gloria Adinolfi e Rodolfo Carmagnola, impegnati nella pulitura del pavimento e nelle analisi multispettrali per l’identificazione del blu egizio. All’incontro intervengono Margherita Eichberg, soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale; Paola Potenza, restauratrice responsabile dei progetti della Fondazione Isabel e Balz Baechi; Adele Cecchini, restauratrice; Mariangela Santella, restauratrice; Gloria Adinolfi, archeologa; Rodolfo Carmagnola, archeologo. Ingresso libero, fino ad esaurimento posti.

La Tomba Maggi nella necropoli dei Monterozzi di Tarquinia (foto sabap etru-mer)

Il restauro, interamente sostenuto dalla Fondazione Isabel e Balz Baechi di Zurigo, è stato condotto dalle restauratrici Mariangela Santella e Adele Cecchini, con la collaborazione di Paola Potenza, restauratrice e referente della Fondazione per l’intervento, sotto la sorveglianza della Soprintendenza: soprintendente Margherita Eichberg e funzionaria responsabile Rossella Zaccagnini. Scavata nel banco di macco (calcarenite gialla), la Tomba Maggi conserva scene di banchetto, danza, musica e caccia, che richiamano la dimensione rituale e simbolica del mondo etrusco. Prima del restauro, le superfici pittoriche erano quasi illeggibili per la presenza di depositi carbonatici, efflorescenze saline e numerose lacune del supporto roccioso. Le operazioni hanno previsto consolidamento, pulitura selettiva e risarcimento delle lacune, restituendo unità visiva all’insieme decorativo. Un intervento specifico ha riguardato la chiusura reversibile dell’apertura nella parete centrale, mediante un pannello in alluminio a nido d’ape rifinito a finta roccia. La Tomba Maggi rappresenta una significativa testimonianza della pittura etrusca, in cui si intrecciano arte, ritualità e memoria, e costituisce un modello virtuoso di collaborazione tra istituzioni pubbliche e soggetti privati, esempio concreto di tutela integrata che unisce ricerca, restauro e conoscenza scientifica.

Roma. In Curia Iulia la conferenza “Marmi egizi per la magnificenza di Roma barocca: significati, declinazioni, tecniche” a cura di Nicoletta Marconi (università di Roma Tor Vergata) e Armando Civitella (università dei Marmorari di Roma) per il ciclo Aegyptophilia, a cura di Carmelo Occhipinti e Claudio Castelletti

Giovedì 6 novembre 2025, alle 16.30, in Curia Iulia a Roma, la conferenza “Marmi egizi per la magnificenza di Roma barocca: significati, declinazioni, tecniche” a cura di Nicoletta Marconi (università di Roma Tor Vergata) e Armando Civitella (università dei Marmorari di Roma, Scuola delle Arti e dei Mestieri di San Pietro in Vaticano). Accesso da largo della Salara Vecchia. Ingresso libero con prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento su https://egitto6novembre.eventbrite.it. Dopo i saluti istituzionali di Simone Quilici, direttore del parco archeologico del Colosseo, introduzione di Claudio Castelletti, università di Roma Tor Vergata. Nel 2024, per iniziativa del Corso di Studi magistrali in Storia dell’Arte dell’università di Roma Tor Vergata, il Dipartimento di Studi letterari, filosofici e di Storia dell’Arte dello stesso Ateneo ha istituito in convenzione col museo Egizio di Torino il laboratorio di ricerca EgyLab, dedicato alla ricezione dell’Egitto dall’Antichità greco-romana all’età contemporanea, diventato laboratorio didattico a partire dall’anno accademico 2025-2026. Nel quadro delle attività di EgyLab, il Dipartimento ha promosso nel 2025 in convenzione col parco archeologico del Colosseo un ciclo di conferenze “Aegyptophilia”, a cura di Carmelo Occhipinti e Claudio Castelletti, patrocinato dal DiVA – Dipartimento di valorizzazione del patrimonio culturale, dal museo Egizio, Torino, dall’Accademia d’Egitto, dall’Institutum Romanum Finlandiae – Villa Lante al Gianicolo, dalla Fondazione Marco Besso e dal 3ARC – Ancient Art Architecture Reception Center. Il ciclo è stato ideato non solo come un’occasione di confronto interdisciplinare tra studiosi e studiose di diversa formazione scientifica e metodologica (archeologi, egittologi, storici, storici dell’arte, storici dell’architettura, ecc.), ma anche come uno “spazio” di condivisione e accessibilità del sapere, per promuovere e valorizzare il dialogo tra cultura egiziana e cultura europea, in particolare italiana.

Pakistan. A Saidu Sharif (Swat) celebrato il 70mo della MAI in Pakistan oggi co-gestita da ISMEO e l’università Ca’ Foscari Venezia e lanciato il nuovo progetto “Khyber PATH” di Ca’ Foscari per proteggere i siti archeologici, migliorane la leggibilità, e rafforzare la filiera turistica

Veduta aerea del tempio buddista scoperto a Barikot, nello Swat, dalla missione archeologica italiana dell’Ismeo e dell’università Ca’ Foscari di Venezia (foto ismeo/unive)

Il colle di Barikot nella valle dello Swat in Pakistan (foto ismeo/unive)

Il 25 ottobre 2025 a Saidu Sharif (Swat, Pakistan) si è celebrato il settantesimo anniversario della Missione Archeologica Italiana in Pakistan oggi co-gestita da ISMEO (Associazione Internazionale di Studi sul Mediterraneo e l’Oriente) e l’università Ca’ Foscari Venezia. Ne dà notizia il numero di cafoscariNEWS del 29 ottobre 2025. Le attività archeologiche italiane in Swat, provincia del Khyber-Pakhtunkhwa (KP), hanno inizio nel 1955, quando Giuseppe Tucci, famoso tibetologo e orientalista, visitò per la prima volta la regione. Così ebbe inizio un’attività ininterrotta per 70 anni, che ha visto la missione archeologica italiana dell’allora IsMEO, l’istituto presieduto da Tucci (oggi ISMEO) assumere un ruolo di primo piano nell’archeologia dell’Asia meridionale. La celebrazione è stata aperta da un messaggio dell’Ambasciatrice d’Italia in Pakistan, Marilina Armellin, che ha sottolineato il ruolo della Missione nel promuovere la visibilità su scala globale del patrimonio culturale del Pakistan e nel rafforzare la storica collaborazione tra i due Paesi. Sono seguiti una serie di interventi da parte delle istituzioni pakistane e italiane che da anni sostengono il lavoro della Missione. È stato trasmesso anche un messaggio della rettrice dell’università Ca’ Foscari, Tiziana Lippiello, che ha affermato: “La Missione Archeologica Italiana in Pakistan celebra oggi il suo 70° anniversario – 70 anni di esplorazione del ricco patrimonio del Pakistan e di costruzione di ponti culturali e di una profonda e duratura amicizia tra i nostri due paesi. L’università Ca’ Foscari Venezia è orgogliosa della sua vocazione internazionale e della sua volontà di imparare dal mondo, specialmente dall’Asia, rendendo le sue conoscenze disponibili alla nostra comunità studentesca e approfondendo la comprensione del suo passato e del suo presente attraverso la ricerca collaborativa”.

Podio del tempio di Zalamkot scoperto nello Swat dalla Missione archeologica italiana in Pakistan di Ismeo e università Ca’ Foscari di Venezia (foto unive)

Nella seconda parte dell’evento sono intervenuti i rappresentanti di diverse università pakistane che collaborano attivamente con la Missione, che hanno evidenziato l’impegno della stessa nella formazione di giovani archeologi pakistani, attraverso seminari e attività sul campo, nonché il suo ruolo nella promozione dell’eco-turismo in Pakistan grazie al progetto ACT (Archaeology Community Tourism) – Field School Project (2011–2017). L’evento si è concluso con il lancio del nuovo progetto triennale progetto “Khyber PATH (Professions for Climate Adaptation ecoTourism and Heritage)”, gestito da Ca’ Foscari in partenariato con il DGOAM del KP e implementato localmente da ISCOS INGO, finanziato dal ministero degli Affari esteri tramite l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo con 3 milioni di euro. Il progetto è volto a proteggere i siti archeologici del Pakistan settentrionale e a migliorarne l’accessibilità e la leggibilità, nonché a rafforzare la filiera turistica sostenibile e responsabile lungo un percorso integrato (circa 125 km) che collega otto siti archeologici che si estendono da Taxila a Barikot. Durante la presentazione, il prof. Luca Maria Olivieri, direttore della Missione e del Progetto, ha annunciato “durante lo scavo in corso a Zalamkot è stata riportata alla luce una nuova grande città dell’antica civiltà del Gandhara posizionata lungo l’antica strada nota come Hati-lar. Secondo una nostra recente rilettura di una iscrizione bilingue, sanscrito-persiana, si tratterebbe della città di Jayapālanagara che porta il nome dell’ultimo sovrano Hindu Shahi. Gli scavi sono potuti iniziare, nonostante le difficoltà logistiche, grazie alla collaborazione con la comunità locale guidata dal poeta, scrittore e archeologo Abdul Nasir di Alladan-dheri”. Questo nuovo progetto testimonia la continuità dell’impegno della Missione Archeologica Italiana in Pakistan, che da settant’anni rappresenta un punto di riferimento non solo per la ricerca scientifica — con oltre 1000 pubblicazioni — ma anche per la cooperazione culturale e lo sviluppo sostenibile della regione e nella formazione di professionisti locali nel campo dell’archeologia, nella tutela e valorizzazione del patrimonio culturale e nella promozione della consapevolezza della sua centralità sociale ed economica. Tale rilevanza è stata confermata dalla varietà del pubblico presente alla celebrazione: non solo docenti universitari e rappresentanti delle autorità pakistane provinciali e federali, ma anche studentesse e studenti di college e università, associazioni culturali, la casa editrice Sang-e-Meel, architetti impegnati in progetti di Heritage, giornalisti e membri delle comunità locali dei siti archeologici in cui la Missione opera.

Roma. A Palazzo Massimo conferenza di Antonella Ferraro (su collezione Ricciotti) e Marta Barbato (su ripostiglio di Utica) per il ciclo “Il Museo tra le righe: Studi e ricerche tra gli archivi e le raccolte del museo nazionale Romano”  a cura di Giulia Cirenei e Antonella Ferraro

Mercoledì 5 novembre 2025, alle 17, a Palazzo Massimo a Roma, una delle sedi del museo nazionale Romano, nuova conferenza del ciclo “Il Museo tra le righe: Studi e ricerche tra gli archivi e le raccolte del museo nazionale Romano”  a cura di Giulia Cirenei e Antonella Ferraro, che presenta al pubblico gli studi e le ricerche condotte dal personale scientifico del Museo. Dopo l’introduzione di Federica Rinaldi, direttrice del museo nazionale Romano, intervengono Antonella Ferraro su “La collezione “dimenticata” di Ricciotti Garibaldi al museo nazionale Romano” e Marta Barbato su “Un ritrovamento dimenticato: il ripostiglio di Utica (Tunisia) nelle carte d’archivio del museo nazionale Romano. Modera Chiara Giobbe. Ingresso libero nel limite dei posti disponibili. Prenotazione obbligatoria: ilmuseotralerighe.eventbrite.it

Lo Statuto del museo nazionale Romano indica tra i suoi compiti l’acquisizione e la conservazione delle collezioni di antichità ricadenti nella propria competenza, al fine della loro salvaguardia, valorizzazione e presentazione al pubblico, ma anche il perseguimento di finalità di ricerca, sia con risorse interne che in collaborazione con partner nazionali e internazionali, e la diffusione di queste ricerche presso la comunità scientifica ed il pubblico. Con questi obiettivi, il Museo promuove un ciclo di conferenze a cura di Giulia Cirenei e Antonella Ferraro dedicato agli studi e alle ricerche che hanno per oggetto o punto di partenza i reperti, la documentazione e le collezioni del Museo, per fare conoscere al pubblico, oltre alle opere esposte, anche il lavoro tecnico e scientifico condotto dal personale interno all’Amministrazione, in dialogo con la comunità scientifica, per promuovere e migliorare la conoscenza del patrimonio che conserva per tutta la collettività. Le conferenze affronteranno e presenteranno le attività attraverso le quali il Museo quotidianamente realizza le sue molteplici missioni: dalle acquisizioni che hanno permesso di ampliare e completare le collezioni, alle scoperte documentali che aprono nuove prospettive per la ricerca, all’applicazione di tecniche innovative per lo studio, la conservazione e il restauro delle opere. Tra ottobre e dicembre, ogni primo mercoledì del mese, la sede di Palazzo Massimo ospiterà alle 17 un incontro del ciclo “Museo tra le righe. Studi e ricerche tra gli archivi e le raccolte del museo nazionale Romano”.

Milano. A Palazzo Litta, aperto al pomeriggio, presentazione del libro “Ri-scoperte. Reperti archeologici da raccolte private milanesi” curato da Alberto Bacchetta (Sabap-Mi)

Martedì 4 novembre 2025, alle 16, in sala Azzurra di Palazzo Litta in corso Magenta a Milano, in occasione dell’apertura al pubblico del palazzo, dalle 15.30 alle 18.30, in collaborazione con la direzione regionale Musei nazionali Lombardia e la direzione di Palazzo Litta, presentazione del libro “Ri-scoperte. Reperti archeologici da raccolte private milanesi” curato da Alberto Bacchetta, funzionario archeologo della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Milano. Ingresso gratuito fino a esaurimento posti. Il libro presenta un ampio catalogo di reperti archeologici di varia provenienza (egizi, italici, etruschi, magno-greci, romani) recuperati in questi anni grazie all’attività di tutela svolta dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Milano in collaborazione con il Nucleo di Monza del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale. Partecipano all’incontro la prof.ssa Elena Calandra (università di Pavia), il Lgt. c.s. Raffaele Adorante (Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale – Nucleo di Monza) e l’avv. Giuseppe Liberti (soprintendenza ABAP per la città metropolitana di Milano).

Copertina del libro “Ri-scoperte. Reperti archeologici da raccolte private milanesi” a cura di Alberto Bacchetta

Ri-scoperte. Reperti archeologici da raccolte private milanesi (All’Insegna del Giglio). Il libro presenta il catalogo scientifico di un’ampia selezione di reperti archeologici di particolare interesse, provenienti da operazioni di recupero effettuate dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Milano in collaborazione con il Nucleo di Monza del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale. Tali reperti, in origine detenuti da privati, sono entrati a far parte del Patrimonio dello Stato a seguito di sequestri operati dall’autorità giudiziaria oppure di consegne volontarie. Nella maggior parte dei casi si tratta di manufatti provenienti dall’Italia centro-meridionale, a cui si aggiungono beni di origine extra-italica, in particolare dall’Egitto. Nonostante la completa mancanza di informazioni sul loro originario contesto di rinvenimento, questi reperti rivestono un notevole interesse archeologico e il loro studio costituisce l’occasione per farli conoscere e apprezzare, restituendo loro valore e significato. Questo lavoro fornisce l’opportunità di mostrare un aspetto importante della costante attività di tutela svolta dalle istituzioni pubbliche impegnate nella conoscenza e nella salvaguardia del nostro Patrimonio Culturale

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia per il ciclo ETRUlegge presentazione del libro “Qualcosa di noi resterà. Un viaggio tra ragione e spiritualità” di Antonio Polito (Mondadori)

Per il ciclo ETRUlegge, martedì 4 novembre 2025, alle 17.45, al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia presentazione del libro “Qualcosa di noi resterà. Un viaggio tra ragione e spiritualità” di Antonio Polito (Mondadori). L’autore dialogherà con Giuliano Ferrara e Giovanni Minoli. Modera Gaia Tortora. Ingresso libero in sala fortuna fino ad esaurimento posti. Prenotazione consigliata all’indirizzo mail: presentazioni11@yahoo.com.

Copertina del libro “Qualcosa di noi resterà. Un viaggio tra ragione e spiritualità” di Antonio Polito

Qualcosa di noi resterà. Si può sopravvivere alla morte? Miliardi di persone credono di sì. Ma lo spirito del tempo ci impedisce di parlarne: una cospirazione del silenzio sul morire e sul dopo. Facciamo di tutto per rivolgere lo sguardo altrove perché la perdita della vita ci fa paura, ci priva del bene più prezioso, e dunque è il peggiore dei mali. Ma forse è ora di strappare quel velo. C’è un modo per non farsi cogliere di sorpresa. Religioni, filosofia e neuroscienze ce ne danno gli strumenti. La resurrezione, l’aldilà, la reincarnazione, il culto dei morti, la loro «presenza» tra i vivi: la storia dell’umanità offre molti modi per dare un senso alla fine, per non considerarla un sipario, ma un passaggio, una trasformazione, una possibile rinascita. Poi ci sono i racconti di coloro che hanno avuto della morte un’esperienza parziale, hanno varcato la soglia e sono tornati. Parlano di tunnel di luce, di distacco dal corpo, di pace, di incontri con persone care defunte. La fisica quantistica e le nuove frontiere dell’intelligenza artificiale aprono alla speranza che la coscienza non muoia insieme con il cervello, ma che ci sia un luogo, un cloud, dove possa continuare a vivere in un’altra dimensione. In ogni caso qualcosa di noi resterà: quantomeno nel ricordo, nella memoria, nell’affetto di chi ci ha conosciuto, consegnandoci all’immortalità. Antonio Polito affronta il tema della morte con lo scrupolo del giornalista e la sensibilità dell’uomo. Alla ricerca di un senso, conduce un’inchiesta che intreccia riflessioni, testimonianze ed esperienze con uno sguardo intimo e autobiografico. Un viaggio, il suo, nel mistero. Che diventa occasione per interrogarci non solo su cosa ci attende, ma anche su come vivere meglio da ora ad allora, finché siamo in tempo.

Antonio Polito, giornalista e scrittore, è editorialista del Corriere della Sera per cui scrive di politica italiana ed europea. Collabora con la trasmissione di approfondimento “Porta a Porta” ed è tra i più noti commentatori televisivi.