Tortona. Per “Discorsi sul metodo” agli Istituti civici Culturali il convegno “Uno sguardo sui marmi antichi. Le raccolte del MA·De (Museo Archeologico Dertona)”, promosso dall’Istituto Centrale per l’Archeologia e dalla soprintendenza ABAP di Alessandria, in presenza e on line

tortona_discorsi-sul-metodo_uno-sguardo-sui-marmi-antichi_locandinaVenerdì 1° dicembre 2023, alle 14.45, per “Discorsi sul metodo”, nella sala degli Istituti Civici Culturali, in via Ammiraglio Mirabello 1 a Tortona (Al), il convegno “Uno sguardo sui marmi antichi. Le raccolte del MA·De (Museo Archeologico Dertona)”, promosso dall’Istituto Centrale per l’Archeologia e dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Alessandria Asti e Cuneo in collaborazione con la Città di Tortona e con il museo Archeologico Dertona recentemente riaperto al pubblico. L’iniziativa è stata fortemente voluta dalla soprintendenza ABAP-AL, diretta da Cristina Bartolini, che, coadiuvata dal funzionario archeologo territoriale Gian Battista Garbarino e dalla conservatrice del MA·De Paola Comba, ne ha curato l’organizzazione. L’incontro potrà essere seguito in presenza e da remoto, collegandosi attraverso la piattaforma Microsoft Teams al link che verrà pubblicato sul sito della Soprintendenza (https://sabap-al.beniculturali.it/) un’ora prima dell’evento.

Le caratteristiche del progetto si sono configurate da subito come un riferimento metodologico significativo, e per questo si è pensato di includerne la presentazione nei “Discorsi sul metodo”, ciclo di incontri curato dall’ICA allo scopo di far conoscere anche al di fuori degli ambiti specialistici le esperienze più rappresentative della ricerca archeologica. Le presentazioni si svolgono sia a Roma, dove l’Istituto ha sede, sia in altre città e nei luoghi della cultura. In questa occasione si dibatterà di manufatti antichi in marmo e in pietra (sculture, elementi architettonici e di arredo, iscrizioni etc.), ma anche sui metodi e sugli strumenti scientifici per studiarli e interpretarli. Durante i lavori interverranno autorevoli studiosi (docenti e ricercatori di diverse università, funzionari del ministero della Cultura), che presenteranno tematiche generali, approfondimenti su alcuni casi di studio, con specifico riferimento ai manufatti tortonesi, nuovi progetti di ricerca, indagini archeometriche (chimiche, fisiche, petrografiche).

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Una sala del museo Archeologico Dertona di Tortona (foto ilmoscone.it)

Proprio da Tortona proviene un rilevante gruppo di sculture, di arredi e di elementi architettonici, oggi conservati nel museo Archeologico Dertona (MA·De), che emerge nettamente per quantità e per varietà nel quadro della Cisalpina romana. Ciò non stupisce, se si tiene conto dell’importanza storica dell’antica Dertona: già oppidum ligure, poi colonia del II secolo a.C. (caposaldo della romanizzazione dell’Italia nordoccidentale) lungo la via Postumia, centro urbano fiorente che in età augustea assume carattere monumentale, civitas tardoantica che mantiene una certa rilevanza in età gota e anche oltre. L’attività di tutela realizzata in città dalla Soprintendenza, soprattutto nell’ultimo trentennio, ha restituito numerose informazioni sulle vicende urbane, ma anche reperti di notevole importanza. La valorizzazione di questi ultimi, ma anche delle collezioni antiquarie civiche e diocesane, verrà attuata attraverso il nuovo museo Archeologico Dertona (MA·De), frutto della cooperazione tra Comune e Soprintendenza (che ha curato, in particolare, gli aspetti scientifici), grazie al sostegno di numerosi sponsor. Il progetto di allestimento (ad opera degli architetti Roberto Nivolo e Sonia Bigando), una volta completato, si svilupperà su quindici sale complessive disposte su due piani del quattrocentesco palazzo Guidobono, nel centro storico cittadino, cui si aggiungeranno depositi archeologici visitabili. Si tratta di un radicale rinnovamento del precedente museo civico risalente all’inizio del Novecento e definitivamente chiuso nel 1989.

tortona_archeologico-dertona_nuovo-percorso_locandinaRecentemente sono state aperte al pubblico (luglio 2023) le prime tre sale del percorso nonché il “giardino archeologico” (spazio espositivo multifunzionale all’aperto), con l’intento di condividere e rendere percepibile al pubblico il “lavoro dietro le quinte” che precede l’allestimento del museo. Un aspetto fondamentale del “Museo in cantiere” è rappresentato dall’impegno di restituire i manufatti al loro contesto originario, operazione tanto più complessa per quei ritrovamenti non pervenuti attraverso scavi sistematici dalle raccolte storiche, per i quali raramente disponiamo di informazioni in merito alle circostanze di rinvenimento. La riflessione offerta da “Uno sguardo sui marmi antichi” da un lato costituisce un approfondimento propedeutico ai futuri sviluppi dell’allestimento museale previsto per i prossimi mesi, dall’altro intende presentare un quadro metodologico aggiornato.

Verona. Per la rassegna “Visti da vicino, visti con te”, al museo civico di Storia naturale l’incontro “Racconti di ossa” con Irene Dori (università di Firenze) e Massimo Saracino (sezione di Preistoria del museo)

verona_storia-naturale_conferenza-racconti-di-ossa_locandinaFino al 14 dicembre 2023 nuove occasioni d’incontro per scoprire particolarità e bellezza dell’ampia proposta museale di Verona con la rassegna “Visti da vicino, visti con te” dei Musei civici di Verona.  Si inizia giovedì 30 novembre 2023, alle 17, al museo civico di Storia naturale di Verona, con l’incontro “Racconti di ossa”. Interverranno: Irene Dori, dipartimento di Biologia dell’università di Firenze; Massimo Saracino, sezione di Preistoria del museo di Storia naturale di Verona. La partecipazione è compresa nel biglietto d’ingresso al museo. All’interno della sala espositiva sulla preistoria veronese del museo di Storia naturale, vi è una parte dedicata al mondo dei morti che, tanto in passato quanto nel presente, era in genere ben distinto da quello dei vivi. Durante l’incontro saranno trattate e illustrate alcune tombe a inumazione e a cremazione rinvenute nel territorio veronese cronologicamente afferenti alla pre e protostoria.

Venezia. A Ca’ Foscari giornata di studi, in presenza e on line, “Jebel Barkal. Half a Century of the Italian Archaeological Mission in Sudan” con i membri della missione e i colleghi di Naga, Wad Ben Naga e Hugair Gubli

venezia_ca-foscari_convegno-Jebel-Barkal-Mezzo-secolo-della-Missione-Archeologica-Italiana-in-Sudan_locandinaÈ tutto pronto. Gli egittologi della Missione Italiana a Jebel Barkal (Sudan) Jebel con i colleghi di Naga (@nagaproject), Wad Ben Naga (@narodnimuzeum), Hugair Gubli (@egittologiasapienza), @university_khartoum, pronti per le celebrazioni dei cinquant’anni della missione in Sudan: “Celebriamo questi lunghi 50 anni, sì”, spiegano a Ca’ Foscari, “ma celebriamo soprattutto il Sudan, il suo patrimonio archeologico, la sua gente, che da decenni ci ospita e collabora con tutti noi alla realizzazione di un progetto culturale che diventi una forza e una risorsa per la stessa popolazione di questo fiero, tormentato, straordinario Paese”. Appuntamento il 1° dicembre 2023 in aula Baratto dell’università Ca’ Foscari di Venezia, in Dorsoduro 3246, per la giornata di studi “Jebel Barkal. Half a Century of the Italian Archaeological Mission in Sudan”. Link al convegno: https://unive.zoom.us/j/87466460227…. Tra gli ospiti: Paola Buzi e Angelo Colonna di Egittologia e civiltà copta dell’università Sapienza di Roma, che ha accolto la missione con Sergio Donadoni dal 1973 al 2004; Alessandro Roccati, successivo direttore fino al 2010; Karla Kroeper e Christian Perzlmeier, con il loro progetto quasi trentennale nel sito di Naga (https://naga-project.com/naga-online/) ; Pavel Onderka e Vlastimil Jung Vrtal, che ci racconteranno dei loro scavi a Wad Ben Naga, sito in parte coevo a quello di Jebel Barkal; Nuha Abdelhafiz, che testimonierà le relazioni tra le due università di Venezia e di Khartoum. E poi ci saranno tutti i membri della Missione Italiana in Sudan a Jebel Barkal.

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Foto di gruppo della missione archeologica italiana in Sudan a Jebel Barkal: al centro, accosciate, Federica Pancin e Francesca Iannarilli; in piedi, Emanuele Ciampini (foto mai-sudan)

PROGRAMMA. Alle 8.30, saluti; 8.45, Emanuele M. Ciampini (Ca’ Foscari University of Venice, Jebel Barkal Mission) “The Way We Were. Past and future of an Archaeological Mission”; 9, Karla Kroeper – Christian Perzlmeier (Staatliches Museum Ägyptischer Kunst, Naga Project) “Naga city: what is a palace. Naga city: where is a palace”; 9.30, Francesca Iannarilli – Nuha Abdel Hafiz (Ca’ Foscari University of Venice, Jebel Barkal Mission – Khartoum University) “Jebel Barkal today and tomorrow: the latest excavations and new Venice-Khartoum exchange projects”; 10, Paola Buzi – Angelo Colonna (Sapienza University of Rome, Hugair Gubli Mission) “After Jebel Barkal. Sapienza University and Nubia today”; 10.30, discussione; 10.45, pausa caffè; 11.15, Alessandro Roccati (Jebel Barkal Mission) “The Times of Natakamani”; 11.30, Silvia Callegher – Federica Pancin (Jebel Barkal Mission) “Pieces of the past: interpreting and reconstructing the façades of the Palace of Natakamani”; 12, Pavel Onderka – Vlastimil Vrtal (National Museum in Prague, Wad Ben Naga Expedition) “The Isis Temple at Wad Ben Naga and Its Egyptian Inscriptions – Account of Giuseppe Ferlini on his excavations at Wad Ben Naga (Vod-Benaga)”; 12.30, discussione finale.

Firenze. Al museo Archeologico nazionale in occasione del restauro dell’urna del Bottarone, straordinaria urna etrusca policroma, tre speciali visite guidate a seguire l’intervento conservativo di Daniela Manna

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La restauratrice Daniela Manna segue l’intervento conservativo dell’urna del Bottarone al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto maf)

Nei locali del museo Archeologico nazionale di Firenze della direzione regionale Musei della Toscana del MiC è iniziato in novembre 2023 il restauro dell’urna del Bottarone, una straordinaria urna etrusca policroma che è parte delle collezioni del museo fiorentino dal 1887. L’intervento conservativo è stato affidato a Daniela Manna, restauratrice di materiali lapidei, con progetto scientifico di Barbara Arbeid e con la direzione tecnica di Giulia Basilissi, entrambe funzionarie della direzione regionale Musei della Toscana del ministero della Cultura. Il pubblico potrà ammirare l’opera in corso di restauro durante speciali visite guidate in programma giovedì 30 novembre, 14 dicembre e 21 dicembre 2023, alle 15.30, comprese nel biglietto di ingresso al museo. Per la sua unicità e per il suo stato di conservazione il prezioso reperto è stato selezionato per il Bando aiuti finanziari per il restauro di Beni culturali mobili – accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Consiglio Federale svizzero – risultando uno dei progetti vincitori per l’anno 2022.

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L’urna del Bottarone, scoperta nel 1864 a Città della Pieve, e conservata al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto maf)

L’urna è stata scoperta nel 1864 nelle vicinanze di Città della Pieve, in una località denominata il “Butarone” o “Bottarone” e, dopo essere passata sul mercato antiquario, è stata acquistata nel 1887 dal museo Archeologico di Firenze, dove venne esposta, ornata da una collana d’oro con pendente a testa di ariete posta al collo della figura femminile, in una sala del Museo Topografico allestito al pianterreno del palazzo della Crocetta. Il 4 novembre 1966, l’urna venne travolta dall’alluvione che devastò il centro di Firenze e venne completamente ricoperta di fango; fu quindi sottoposta a un delicato restauro terminato nel 1969, durante il quale, oltre alle operazioni di pulitura, furono svolte alcune indagini diagnostiche non invasive sulle ampie tracce di policromia. Negli ultimi anni, a causa del suo stato di conservazione, l’opera non è più stata esposta e proprio in vista di un suo futuro allestimento si è deciso di sottoporla ad un nuovo restauro supportato da una vasta campagna di indagini scientifiche.

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Dettaglio dell’urna del Bottarone, realizzata in alabastro bianco con venature grigie, conservata al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto maf)

L’urna del Bottarone, realizzata in alabastro bianco con venature grigie, è un reperto di straordinaria importanza all’interno del panorama della scultura di area chiusina; è infatti l’unica rappresentazione certa di una coppia di coniugi, giacché tutte le altre a noi note raffigurano il defunto accompagnato da un demone femminile dell’aldilà. Inoltre si tratta di un monumento unico anche per un accento di tenera intimità che lo caratterizza: la coppia di sposi non solo è rappresentata insieme sul coperchio unita in un abbraccio, ma è anche è sepolta in due cavità contigue scavate nella base dell’urna. Dallo studio stilistico dell’opera in generale e delle vesti in particolare, che traggono ispirazione da esperienze artistiche greche, è stata ipotizzata una datazione fra il 425 e il 380 a.C.

Cagliari. Conferenza, in presenza e on line, di Massimo Cultraro (Cnr Catania) su “I bronzetti “sardo-feniciani” e le donne di Cagliari. L’inatteso viaggio di Heinrich Schliemann in Sardegna”, sessantottesimo incontro della rassegna “Dialoghi di archeologia, architettura, arte e paesaggio”

cagliari_archeologico_dialoghi-di-archeologia_incontro-i-bronzetti-sardo-feniciani_locandinaUn naufragio nella notte, l’approdo a Cagliari, la folgorazione per i bronzetti nuragici, ma anche per le donne sarde, tutti gli ingredienti per una nuova avventura, assolutamente inedita, dell’impareggiabile Heinrich Schliemann. Giovedì 30 novembre 2023, alle 17, nella basilica di San Saturnino in piazza San Cosimo a Cagliari, e in diretta live, l’incontro “I bronzetti “sardo-feniciani” e le donne di Cagliari. L’inatteso viaggio di Heinrich Schliemann in Sardegna” con l’archeologo Massimo Cultraro, primo ricercatore al CNR di Catania e docente Paletnologia e Preistoria egea dell’università di Palermo, 68mo appuntamento della rassegna “Dialoghi di archeologia architettura arte e paesaggio” a cura di Maria Antonietta Mongiu e Francesco Muscolino. Ecco il link per seguire l’evento in streaming https://www.facebook.com/events/321290237507700.

Lubiana (Slovenia). Serata di cinema archeologico per gli studenti nell’ambito del progetto interfacoltà “Siamo a novembre”: proiezione di due film in prima visione nazionale a cura del RAM film festival di Rovereto

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Serata di cinema archeologico per gli studenti di Lubiana nell’ambito del progetto interfacoltà “Siamo a novembre”, che riunisce la Facoltà di Lettere e l’Accademia di Belle Arti e Design dell’università di Lubiana. Giovedì 30 dicembre 2023 nella sede dell’Accademia delle Belle Arti di Lubiana, al Dipartimento di video e nuovi media di Lubiana, il dipartimento di Archeologia dell’università cittadina e l’Accademia delle Belle Arti organizza una serata di cinema archeologico per gli studenti, in collaborazione con il RAM film festival di Rovereto, con due documentari che saranno in prima visione per la Slovenia. L’evento si svolge anche in onore del centenario dello studio dell’archeologia presso la facoltà di Lettere dell’università di Lubiana ed è gratuito. In apertura intervento di Claudia Beretta e Maurizio Battisti (RAM film festival, Fondazione Museo Civico di Rovereto) e Katharina Zanier (Dipartimento di Archeologia delle FF).

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Frame del film “Les visages oubliés de Palmyre. I volti dimenticati di Palmira” di Meyar Al-Roumi

Alle 18, proiezione del film “Volti dimenticati di Palmira / Les visages oubliés de Palmyre” di Meyar Al-Roumi (Francia 2020, 53’). Gli archeologi stanno andando alla ricerca dei ritratti tombali di Palmira, sparsi in tutto il mondo. Obiettivo della ricerca è scoprire la storia della città antica attraverso i volti dei suoi abitanti. Svelare i segreti di questi monumenti ci permette di comprendere il carattere straordinario di Palmira e la sua identità multiculturale. Il film è in francese e inglese con sottotitoli in inglese e francese. Maggiori informazioni: http://www.unfilmalapatte.fr/films.asp?id=40.

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Frame del film “The Oath of Cyriac / Il giuramento di Ciriaco” di Olivier Bourgeois

Alle 19.40, proiezione del film “Il giuramento di Ciriaco” di Olivier Bourgeois (Andorra 2021, 72’). Durante il conflitto siriano, un piccolo gruppo di archeologi e operatori museali lotta per preservare i reperti archeologici nel museo nazionale di Aleppo. Come salvare 50mila manufatti in una città assediata? Nulla è garantito in questa corsa contro il tempo, ma una cosa è certa: se le collezioni del museo andranno perdute, con esse scomparirà anche parte della storia e del patrimonio dell’umanità. Il film è in arabo con sottotitoli in inglese. Maggiori informazioni: https://theoathofcyriac.com/.

Montebelluna (Tv). All’auditorium per la rassegna “News dal Museo. La ricerca in diretta” incontro con l’archeologa Veronica Groppo su “News dai Veneti antichi. Studio e valorizzazione della necropoli di Posmon” con la presentazione degli ultimi studi sui corredi veneti antichi della necropoli di Posmon a Montebelluna

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Una delle vetrine dedicate alla necropoli di Posmon di Montebelluna (Tv) al museo civico di Storia naturale e Archeologia di Montebelluna (foto museo montebelluna)

Come si viveva al tempo dei Veneti antichi? Com’era la società montebellunese di 2500 anni fa? Una prima risposta a queste domande nell’incontro “News dai Veneti antichi. Studio e valorizzazione della necropoli di Posmon” con Veronica Groppo giovedì 30 novembre 2023, alle 20.45, all’auditorium della Biblioteca Comunale in largo Dieci Martiri 1 a Montebelluna (Tv). Ingresso libero. La conferenza è l’ultimo degli otto incontri della rassegna “News dal Museo. La ricerca in diretta” organizzata dal museo civico di Storia naturale e Archeologia Montebelluna, insieme alla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Padova e al museo nazionale Atestino di Este per la conoscenza e la divulgazione del ricco patrimonio archeologico preromano rinvenuto nel sito di Posmon, dove è stata rinvenuta una vasta necropoli veneto-antica e romana e strutture di età romana. I reperti degli oltre 300 corredi funerari recuperati si trovano al museo civico di Montebelluna (sec VII a.C. – sec. I d.C.).

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L’archeologa Veronica Groppo impegnata nell’inventariazione e studio dei materiali provenienti dalla necropoli di Posmon di Montebelluna e conservati nel depositi del museo civico di Montebelluna (foto museo montebelluna)

Nell’appuntamento di giovedì 30 novembre 2023 all’auditorium della Biblioteca Comunale di Montebelluna, l’archeologa Veronica Groppo presenterà i suoi ultimi studi sui corredi veneti antichi della necropoli di Posmon a Montebelluna a seguito di una campagna triennale di inventariazione dei materiali. L’analisi di centinaia di reperti provenienti da tombe organizzate in strutture a tumulo rivela una differenziazione sociale dove il potere e la ricchezza sono dichiarati attraverso la deposizione di oggetti prestigio, tra cui spiccano le situle in bronzo, vasi a forma di secchio usati come urne per i resti cremati dei defunti. Montebelluna veneta antica deve la sua fama proprio alle due situle decorate già presentate in varie sedi, ma che ora saranno rivalutate alla luce del riesame dell’intera necropoli in vista dei prossimi importanti eventi di cui si parlerà in occasione della conferenza.

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L’archeologa Veronica Groppo (foto unive)

Veronica Groppo, archeologa protostorica, è da tempo impegnata nello studio dei resti di abitato rinvenuti a Montebelluna (l’abitato con il forno rinvenuto a Mercato Vecchio) e da tre anni per l’inventariazione dei corredi veneti antichi della necropoli di Posmon. Veronica Groppo inoltre sta studiando anche i contesti protostorici di Oderzo.

Napoli. Al museo Archeologico nazionale per “Lo scaffale del Mann” presentazione del libro “Sirene. Il mistero del canto” a cura di Elisabetta Moro

napoli_scaffale-del-mann_libro-sirene-il-mistero-del-canto_locandinaMercoledì 29 novembre 2023, alle 16.30, nella sala conferenze del museo Archeologico nazionale di Napoli nuovo appuntamento della rassegna “Lo scaffale del Mann”: presentazione del libro “Sirene. Il mistero del canto” (Marsilio) a cura di Elisabetta Moro per seguire insieme il misterioso canto delle Sirene, ripercorrendo le suggestioni della grande letteratura. Elisabetta Moro dialogherà con Marino Niola (Università Suor Orsola Benincasa). Letture di Cristina Donadio.

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Copertina del libro “Sirene. Il mistero del canto” a cura di Elisabetta Moro (Marsilio)

Sirene. Il mistero del canto (Marsilio). Cantano, suonano, incantano, piangono, ammutoliscono. Le sirene, figlie del mito e guardiane del mistero, sono predestinate a svolgere un ruolo emblematico nella storia dell’umanità. Presidiano la soglia tra luce e ombra, tra il mondo dei vivi e quello dei morti. Il loro corpo ibrido è come un geroglifico che tiene insieme l’umano e l’animale in una endiadi di perturbante bellezza. Come se, nel momento stesso in cui la mente umana ha inventato queste creature, avesse lanciato una sfida poetica e conoscitiva a quel principio della contradizion che nol consente, per dirla con Dante. Perché di contraddizione si tratta. Di una unione tra due nature, umana e animale, e proprio per questo l’esito è un essere fantastico destinato a impressionare nel profondo il nostro immaginario. Al punto che da oltre tremila anni le incantatrici interrogano la testa e il cuore dell’Occidente. Omero le ha trasformate in un mito immortale raccontando il loro incontro fatale con Ulisse. Ovidio ne ha descritto la metamorfosi originaria. Friedrich de la Motte Fouqué ha ammantato di inquietudine le loro vicende terrene. Hans Christian Andersen ha portato il lettore dalla loro parte fino all’immedesimazione. Gérard de Nerval e Matilde Serao hanno celebrato le glorie di una delle sirene omeriche, Partenope, la mitica fondatrice di Napoli. Franz Kafka le immagina come mute e dispettose eroine antiborghesi. James Joyce le innesta come ultime vibranti epicuree nel flusso di coscienza dell’Occidente. Ingeborg Bachmann invoca la loro furia distruttiva per vendicarsi di chi le ha spezzato il cuore.

Udine. A Palazzo Clabassi, sede Sabap-Fvg, presentazione del progetto “Riqualificazione del Colle del Castello di Gemona del Friuli”: un luogo ricco di evidenze di tipo architettonico, archeologico e artistico, susseguitesi nei secoli

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Palazzo Clabassi, sede distaccata di Udine della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia (foto fai)

“Riqualificazione del Colle del Castello di Gemona del Friuli”: il progetto voluto dall’attuale Amministrazione comunale viene presentato mercoledì 29 novembre 2023, alle 17, a Palazzo Clabassi, sede distaccata di Udine della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia. Punto centrale dell’intervento è il rapporto di interdisciplinarietà fra i vari ambiti scientifici della Soprintendenza applicati al sito dell’ex ospizio di via Altaneto, un contesto di assoluta rilevanza nel nucleo urbano di Gemona del Friuli, collocato in posizione terrazzata sul Colle del Castello all’interno della prima cinta muraria (fine del X-inizio XI sec.). La stretta vicinanza con lo stesso insediamento fortificato rende infatti il luogo ricco di evidenze di tipo architettonico, archeologico e artistico, susseguitesi nei secoli. L’attività svolta, seguita e gestita dai funzionari referenti della SABAP FVG per il Comune di Gemona del Friuli, avvalendosi di professionisti esterni, è stata incentrata su indagini preventive e saggi stratigrafici propedeutici alla redazione del progetto di messa in sicurezza delle murature del sito interessato dall’intervento. Con l’occasione verrà anche presentato il progetto generale di riqualificazione del Colle del Castello di Gemona del Friuli che interessa un’area importante del contesto urbano comunale: all’interno del piano di lavoro la SABAP FVG si sta al momento occupando, con un finanziamento del MIC e in accordo col Comune, degli interventi di messa in sicurezza delle murature residue e dell’apparato decorativo superstite dell’ex casa per anziani di Via Altaneto, dopo un primo intervento in somma urgenza per la messa in sicurezza dei lacerti di affresco avvenuto ad inizio 2021, all’interno dell’attività di tutela condotta dalla Soprintendenza sul territorio di competenza.

PROGRAMMA. Alle 17, saluti istituzionali: Andrea Pessina, soprintendente ad interim Archeologia Belle arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia e direttore segretariato regionale del MiC per il Friuli Venezia Giulia; Roberto Revelant, sindaco del Comune di Gemona del Friuli. Introduce Vincenzo Giampaolo, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia, responsabile area funzionale Patrimonio architettonico. Interventi: Sandro Pittini, architetto libero professionista, “Il Colle del Castello di Gemona: ipotesi di progetto”; Davide Casagrande, archeologo titolare della ditta Intercultura, “Strutture murarie e indagini preventive: il sito dell’ex Ospizio di Via Altaneto a Gemona”; Stefano Forte, architetto libero professionista, “La messa in sicurezza delle strutture murarie del sito dell’ex Ospizio di Via Altaneto a Gemona”.

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La storia del sito dell’ex ospizio di via Altaneto. Numerosi sono gli elementi di importanza archeologica, storico-artistica e architettonica: non solo le mura storiche, la cui tecnica costruttiva è confrontabile con quella dell’antica cortina difensiva, ma anche la presenza di intonaci e affreschi con motivi decorativi databili tra la fine del Trecento e gli inizi del Quattrocento, la riscoperta di un pregevole affresco gotico, rappresentante una Madonna con il Bambino con l’immagine di Santa Dorotea, la cui attestazione iconografica potrebbe rivelarsi una testimonianza di straordinario valore per individuare l’omonima chiesetta castellana documentata dalle fonti (tra cui un atto notarile del 1343) e fino ad oggi creduta distrutta. A metà Ottocento, in corrispondenza dell’area di Via Altaneto, alcuni degli edifici, con orti annessi, situati alla base del Castello e che presumibilmente ne facevano parte integrante, furono unificati all’interno di un’unica proprietà privata. Nei primi decenni del Novecento il vicino Ospedale afferente alla Confraternita di S. Michele Arcangelo acquistò i terreni, le case e le proprietà limitrofe destinando proprio quest’area all’accoglienza e ricovero di persone anziane, funzione mantenuta fino ai sismi del 1976. Come conseguenza di questi, l’intero complesso di edifici subì crolli delle coperture e di parte delle murature, in seguito ai quali venne attuata la chiusura e il conseguente abbandono del luogo. Nonostante l’interesse per il ripristino manifestato nella proposta progettuale di ricostruzione del 1989 da parte degli architetti Alessandro Copetti e Alberto Della Stua e la dichiarazione di interesse culturale del 2006 riguardante l’intera area, il sito è rimasto allo stato di rudere e al suo interno conserva ancora le proprie macerie. Gli affreschi e i lacerti, le policromie di Santa Dorotea raffigurata su fondo azzurro con un cesto di fieri e frutta hanno permesso di ipotizzare l’esistenza di un ciclo pittorico più ampio che deve ancora essere conosciuto, indagato e conservato. Il progetto di messa in sicurezza delle murature ha tenuto conto delle risultanze delle indagini archeologiche e dei saggi stratigrafici effettuati da restauratori abilitati.

Bologna. Alla Mediateca di San Lazzaro la XXI edizione di “IMAGINES. Obiettivo sul passato”, la rassegna del documentario archeologico promossa dal Gruppo Archeologico Bolognese. In programma una prima internazionale: l’ultimo film del regista veneziano Alberto Castellani sulle tracce della Sacra Famiglia in Egitto

bologna_gabo_imagines_programma-2023_locandinaTorna “IMAGINES. Obiettivo sul passato”, la rassegna del documentario archeologico giunta alla sua XXI edizione, promossa come da tradizione alla fine dell’autunno dal Gruppo Archeologico Bolognese, con una prima internazionale: il film di Alberto Castellani “Verso sud. Dalla Palestina all’Egitto sulle tracce di Yosef, Myriam e Yeshu’a”. Il regista veneziano l’aveva annunciato nella tarda primavera, alla vigilia di un suo nuovo viaggio in Giordania, che la sua ultima fatica sarebbe stata pronta per l’autunno. Ora ci siamo. E “Imagines” ne sarà la vetrina speciale. Appuntamento sabato 2 dicembre 2023, alle 15, nella Sala Eventi della Mediateca Comunale di San Lazzaro, in via Caselle n. 22 a San Lazzaro di Savena (Bologna). L’ingresso è libero, gratuito e aperto a tutti, fino a esaurimento dei posti disponibili. IMAGINES è una rassegna voluta per creare un’occasione in cui i soci del Gruppo ed il pubblico bolognese appassionato di Archeologia e Storia potessero trovarsi per assistere alla proiezione di documentari e filmati di contenuto storico – archeologico introdotti da archeologi esperti del settore, dagli autori o dai registi. Dal 2014 la rassegna è organizzata insieme al museo della Preistoria “Luigi Donini” di San Lazzaro e si svolge alla Mediateca del comune di San Lazzaro.

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Frame del film di Alberto Castellani “Verso sud. Dalla Palestina all’Egitto sulle tracce di Yosef, Myriam e Yeshu’a”

PROGRAMMA. Alle 15, accoglienza dei partecipanti. Alle 15.15, proiezione del film “Verso sud. Dalla Palestina all’Egitto sulle tracce di Yosef, Myriam e Yeshu’a” (Italia 2023, 50’) di Alberto Castellani, un itinerario di quasi quattromila chilometri tra Israele, Palestina, ed Egitto alla riscoperta di un viaggio che i Vangeli apocrifi ed il mondo Copto attribuiscono alla “Sacra Famiglia”, in fuga da Betlemme per sfuggire al disegno omicida di Erode ricordato come “Strage degli Innocenti”. Alle 16.30, proiezione del film “Nel regno di Kokalos” di Gaspare Mannoia. Alle 17, intervallo. Alle 17.15, proiezione del film “Sulla via di Petra” (Italia 2013, 60’) di Alberto Castellani, che ripercorre le principali tappe del viaggio in Giordania compiuto due secoli fa dall’archeologo e antropologo svizzero Johann Ludwig Burckardt, che riscopri la favolosa Petra, a lungo dimenticata e avvolta nella leggenda. Un’occasione per visitare, sulla scorta del suo diario, testimonianze archeologiche del territorio giordano note e inedite, contribuendo così ad una migliore conoscenza del popolo Nabateo, a lungo protagonista del commercio carovaniero dall’Arabia al Mediterraneo. Alle 18.45, estrazione, brindisi e saluti.