Roma. A Palazzo Massimo “Con sobria chiarezza”, due giornate di studio in onore di Giovanni Becatti a cinquant’anni dalla scomparsa: in presenza e on line. Il programma

roma_palazzo-massimo_giornata-di-studio-con-sobria-chiarezza_locandina“Con sobria chiarezza” giornate di studio in onore di Giovanni Becatti. A cinquant’anni dalla scomparsa, il parco archeologico di Ostia antica celebra la figura di Giovanni Becatti con due giornate di convegno a Roma, a Palazzo Massimo alle Terme, il 4 e 5 dicembre 2023: in presenza e on line sul canale YouTube del Parco: https://www.youtube.com/@parcoarcheologicodiostiaan4711. Grazie al contributo di allievi, colleghi e continuatori della sua opera nell’ufficio degli Scavi di Ostia, verrà ripercorsa la carriera di uno studioso che ha lasciato un’impronta profonda nella storia dell’arte antica e nell’archeologia del XX secolo. Di multiformi interessi, Becatti seppe spaziare dall’arte minoica alla paletnologia e dall’arte greca arcaica alla tarda antichità, affrontando con uguale competenza e passione l’arte, la storia e la filologia classica. I vari contributi consentiranno di delineare il profilo di un vero umanista, capace di coniugare l’attività di ricerca sul campo con una conoscenza enciclopedica delle fonti antiche e dell’iconografia, unite a una grande versatilità scrittoria e divulgativa.

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Il leone: dettaglio della sala di rappresentanza in opus sectile di una villa (domus) monumentale fuori Porta Marina a Ostia, conservato al museo dell’Alto Medioevo (foto Muciv)

Del periodo ostiense verranno esaminati i molteplici filoni di ricerca che Becatti seppe dipanare nella sua lunga attività al servizio della Soprintendenza archeologica. Giunto ventiseienne a Ostia, ma già con l’esperienza formativa degli scavi a Lemno con la Scuola Archeologica Italiana di Atene, divenne il principale collaboratore del direttore degli Scavi Guido Calza, che gli affidò la pubblicazione delle sculture trovate negli sterri per l’Esposizione Universale del 1942 e lo studio tipologico di tappeti musivi e mitrei. Nel frattempo coltivava la sua vocazione per l’insegnamento, iniziando a Pisa quella feconda attività didattica che l’avrebbe portato a Milano, Firenze e Roma, coltivando in ogni cattedra una prolifica scuola di allievi ed epigoni. La carriera accademica non gli impedì di continuare la collaborazione con la Soprintendenza archeologica di Ostia, portando a termine il volume della Topografia Generale – primo della serie di Scavi di Ostia – e pubblicando nella stessa collana l’Edificio con Opus Sectile fuori Porta Marina, esempio eccezionale dell’arte dell’intarsio marmoreo fiorita nella tarda antichità. Le testimonianze dei colleghi e di chi lo conobbe sono concordi nel delineare una figura modesta, laboriosa, collaborativa e disponibile, che fino all’ultimo portò il suo contributo sia in ambito editoriale, con la grandiosa impresa dell’Enciclopedia dell’Arte Antica, sia continuando a stimolare la ricerca sul campo, con l’avvio dello scavo universitario delle Terme del Nuotatore. In occasione del convegno verrà affissa una targa in ricordo dello studioso sulla facciata del Museo Ostiense, dove sono ugualmente onorati i colleghi e i collaboratori dei suoi esordi, quasi a voler ricostituire quell’affiatato gruppo di lavoro e di ricerca che “con sobria chiarezza” seppe avviare gli studi moderni su Ostia.

Programma 4 dicembre 2023: “Giovanni Becatti e Ostia”, modera Alessandro D’Alessio. Alle 9, saluti istituzionali: Stéphane Verger (direttore del museo nazionale Romano), Massimo Osanna (direttore generale Musei); 9.15, introduzione al convegno con Alessandro D’Alessio (direttore del parco archeologico di Ostia antica); 9.30, Fausto Zevi (già Sapienza Università di Roma) “Giovanni Becatti, un ricordo ostiense”; 10, Dario Daffara (parco archeologico di Ostia antica) “Il silenzioso ardore per la ricerca: Giovanni Becatti a Ostia (1938-1954) e a Milano (1954-1957)”; 10.30, Claudia Valeri (Musei Vaticani) “Giovanni Becatti e la scultura ostiense”; pausa caffè; 11.30, Cristina Genovese (parco archeologico di Ostia antica) “Mosaici e pavimenti marmorei di Ostia: attualità dello studio di Giovanni Becatti”; 12, Carlo Pavolini (già università della Tuscia – Viterbo) “Considerazioni sulle Case ostiensi del tardo impero 75 anni dopo”; 12.30, discussione. Pausa pranzo. Alle 14.30, Claudia Tempesta (parco archeologico di Ostia antica), Stella Falzone (università Roma Tre) “Rileggere Becatti alla luce di Gismondi: il contributo della documentazione d’archivio alla ricostruzione del contesto della Domus sotto il Vicolo del Dioniso”; 15, Filippo Marini Recchia (archeologo indipendente), Paola Olivanti (archeologa indipendente) “La basilica forense di Ostia: una revisione dei dati d’archivio a ottant’anni dalla pubblicazione di Giovanni Becatti”; 15.30, Clementina Panella (già Sapienza Università di Roma), Maura Medri (università Roma Tre) “Le Terme del Nuotatore in Ostia Antica. Lo scavo, i contesti, l’architettura”; 16, discussione.

Programma 5 dicembre 2023: “Giovanni Becatti, gli studi e l’insegnamento”, modera Patrizio Pensabene. Alle 9.30, Graziella Becatti (storica dell’arte indipendente) “Chi era Giovanni Becatti”; 10, Carlo De Domenico (università Statale di Milano) “Giovanni Becatti in Grecia (1936-1937)”; 10.30, Gabriella Capecchi (già università di Firenze) “Giovanni Becatti professore di Archeologia Classica nella “tradizione giovane” dell’Ateneo fiorentino”; pausa; 11.30, Maria Grazia Picozzi (già Sapienza Università di Roma) “Giovanni Becatti storico dell’arte antica”; 12, Stefano Tortorella (già Sapienza Università di Roma) “Gli studi di iconografia di Giovanni Becatti”; 12.30, discussione. Pausa pranzo. Alle 14.30, Marco Ruffini (Sapienza Università di Roma) “Giovanni Becatti e la critica d’arte”; 15, Patrizio Pensabene (già Sapienza Università di Roma) “Lo stile è una fiction? Sono da considerare superati i cataloghi tipologici?”; 15.30, Andrea Carandini (già Sapienza Università di Roma) “Giovanni Becatti, un uomo bravo e buono”; 16, discussione e tavola rotonda.

Jesolo. Nel cimitero altomedievale del Monastero di San Mauro, sito Antiche Mura, la campagna di scavo 2023 di Ca’ Foscari, diretta da Sauro Gelichi, ha riportato alla luce 136 tombe, che rivelano le condizioni di vita dei primi jesolani e le patologie di cui soffrivano i nostri antenati. Ritrovato uno scheletro che presenta il più grave caso di osteocondromi multipli mai registrato nella documentazione paleopatologica internazionale

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Sito Antiche Mura al monastero San Mauro di Jesolo: scoperto uno scheletro che presenta il più grave caso di osteocondromi multipli mai registrato nella documentazione paleopatologica internazionale (foto unive)

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Veduta aerea dell’area di scavo della missione di Ca’ Foscari diretta da Sauro Gelichi nell’antica Equilo in località Antiche Mura di Jesolo (foto unive)

Indagare le vestigia del passato attraverso l’archeologia ci può portare a scoprire non solo preziosi manufatti, edifici sepolti, oggetti che ci aiutano a ricostruire la vita quotidiana, ma anche ci può aprire una finestra di conoscenza su quali fossero le condizioni di vita e le patologie di cui soffrivano i nostri antenati, per poi magari trarre conclusioni utili anche in epoca moderna. È questo il caso di uno scheletro molto particolare, affetto da una grave e rara patologia chiamata osteocondromi multipli, rinvenuto nel cimitero altomedievale del Monastero di San Mauro a Jesolo. Gli esiti dei nuovi scavi eseguiti nel sito delle “Antiche Mura” sono stati presentati a Jesolo. Gli archeologi e le archeologhe del dipartimento di Studi umanistici di Ca’ Foscari, coordinati dal professor Sauro Gelichi, hanno scavato 136 tombe, portando alla luce contesti archeologici che ora racconteranno gli stili di vita dei primi jesolani. Lo scheletro ritrovato presenta il più grave caso di osteocondromi multipli mai registrato nella documentazione paleopatologica internazionale ed è il primo reperto proveniente da un contesto archeologico italiano. Gli osteocondromi multipli sono una patologia su base genetica della cartilagine di accrescimento. Nessun caso finora registrato presenta un numero così elevato di osteocondromi e condrosarcomi, cioè l’evoluzione maligna della patologia. Inoltre, l’individuo in corso di studio, un maschio di oltre 40 anni, ha sviluppato tutte le possibili caratteristiche della patologia, come lo sviluppo di una serie di deformità ortopediche, che includono bassa statura decisamente sproporzionata rispetto alla statura media maschile di riferimento, disuguaglianza della lunghezza delle ossa, deformità dell’avambraccio.

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Sito Antiche Mura a Jesolo, monastero di San Mauro, campagna 2023: studi clinici sullo scheletro affetto da osteocondromi (foto unive)

Questo caso è utile per comprendere la naturale dinamica clinica in un periodo in cui questo tipo di patologie non era soggetta a pratiche mediche o chirurgiche come oggi. Inoltre è particolarmente interessante la lunga sopravvivenza di una persona con disabilità in un contesto medievale e la possibilità che proprio l’evoluzione nella sua forma maligna possa essere considerata causa di morte. La prosecuzione degli scavi potrebbe permettere di rinvenire altri casi dal momento che l’osteocondroma multiplo è una condizione genetica che viene tramandata al 50% dei figli. È evidente che è sempre più utile registrare le manifestazioni patologiche dell’antichità, quando le malattie progredivano senza alcuna soluzione medica moderna. Negli ultimi anni, i casi paleopatologici provenienti da contesti antichi vengono sempre più spesso presi in considerazione per ricostruire la storia clinica di varie malattie, soprattutto quelle congenite, la cui eredità è talvolta ancora presente nei geni delle popolazioni attuali. Presto il caso sarà pubblicato su una rivista internazionale di paleopatologia.

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Il prof. Sauro Gelichi, direttore dello scavo del monastero di San Mauro nel sito Antiche Mura a Jesolo (foto unive)

“Anche con lo scavo di quest’anno”, sottolinea il prof. Sauro Gelichi, direttore dello scavo, “prosegue la nostra ricerca sull’area cimiteriale collegata alla chiesa di San Mauro. Si tratta di un lavoro certosino, che presuppone un notevole impegno di risorse sul campo e in laboratorio. Ma solo attraverso questo tipo di indagini si riesce a far crescere in qualità la ricerca scientifica, anche in campo archeologico. Le scoperte sensazionali non mancano (si veda ad esempio il primo caso di osteocondromi multipli, una rara malattia, finora conosciuto in scavo), ma l’eccezionalità dell’esempio jesolano si qualifica anche per l’interdisciplinarietà dell’approccio e l’interazione con i più avanzati strumenti nella diagnostica archeologica (dallo studio del DNA a quello sugli isotopi). Per parte nostra riteniamo che le nuove narrazioni che l’archeologia sta facendo emergere dal sottosuolo dell’antica Equilo, dovranno trovare opportuna destinazione in un progetto di condivisione pubblica. Il nostro impegno è quello di ricambiare la Comunità di Jesolo e la sua amministrazione, che hanno sempre creduto e supportato questo progetto, attraverso la qualità del nostro lavoro e l’impegno a collaborare alla sua divulgazione”.

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Sito Antiche Mura al monastero San Mauro di Jesolo: scoperte 136 tombe (foto unive)

I numerosi rinvenimenti del sito di San Mauro offrono inoltre diversi filoni di studio utili per delineare le caratteristiche biologiche della comunità umana presente nel sito e le sue dinamiche demografiche. Un punto focale della ricerca è l’alta mortalità nei primi anni di vita. Un test demografico applicato al campione in esame rivela una comunità in condizioni di salute decisamente precarie e basse aspettative di vita. Sebbene la mortalità infantile possa essere considerata in linea con ciò che ci si aspetta dalle comunità antiche, lo studio paleopatologico ha rivelato evidenti tracce di anemia, in altissime percentuali. L’analisi di alcune caratteristiche generali correlate alla presenza di casi di “cranio a spazzola” fa ipotizzare la presenza di anemia mediterranea nella comunità umana di San Mauro. I presupposti da cui dipendono trend di mortalità, patologie e condizioni di vita, oltre alla destinazione d’uso del sito e il ruolo dei singoli individui nella comunità, sono soprattutto le condizioni ambientali. Sebbene sicuramente presente, sia per la diffusione della zanzara anofele del litorale, sia per la presenza di importanti vie consolari di transito, la malaria, nel territorio veneto lagunare, si mantenne a livelli di bassa endemia fino al declino dell’Impero Romano, grazie a tutta una serie di lavori di bonifica idraulica. La zona in cui è ubicato il sito di San Mauro, tra alto e basso medioevo, sarà stata certamente infestata dalla malaria. La talassemia, in tutte le sue forme, è una naturale risposta evolutiva delle comunità umane che convivono con la zanzara del genere Anopheles, la quale diffonde il Plasmodio, causa della malaria.

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Sito Antiche Mura al monastero San Mauro di Jesolo: gli scavi curati dal dipartimento di Studi umanistici dell’università Ca’ Foscari di Venezia (foto unive)

Per la prima volta lo studio antropologico e paleopatologico di una comunità veneta medievale mette in risalto un fenomeno che, testimoniando la complessa relazione tra uomo e ambiente, rivela una storia di resilienza. Le analisi isotopiche effettuate su un campione scelto in modo da rappresentare tutte le classi d’età e di genere, dimostrano che le condizioni di anemia non dipendono dall’alimentazione; infatti, non ci sono differenze della dieta tra anemici e non anemici, rafforzando l’ipotesi dell’emoglobinopatia congenita (b-talassemia). Dal punto di vista della dieta, inoltre, non ci sono differenze tra adulti e minori, ad eccezione degli individui non ancora divezzati, né tra maschi e femmine. La grande novità è costituita dal cambiamento della dieta tra alto e basso medioevo, si passa infatti da una comunità più antica con una dieta di sostentamento, basata per lo più sui prodotti marini, ad una con una dieta più varia e arricchita con prodotti provenienti dall’entroterra. Questo testimonia forse una maggiore mobilità degli individui, ma soprattutto una più attiva rete di scambi con l’entroterra, dunque un cambiamento socio economico di grande importanza per l’intera area lagunare.

3 dicembre: Giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità. Così il parco archeologico di Pompei nei siti della Grande Pompei propone percorsi e iniziative per l’accessibilità: Pompei per tutti, Enjoy Lis Art, Musei per tutti, Pompei in blu, I Ragazzi di Plinio

Il 3 dicembre 2023 è la “Giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità” promossa dal ministero della Cultura per sottolineare l’importanza dell’accesso al patrimonio culturale, nel rispetto della massima inclusione di ciascun cittadino, senza limitazioni o distinzioni, in linea anche con i principi dettati dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità. Il parco archeologico di Pompei è da tempo impegnato a garantire la più ampia fruizione dei siti archeologici di competenza, da parte di tutto il suo pubblico attraverso percorsi culturali e iniziative che vengono ogni anno implementate e arricchite dalla presenza sempre più attiva delle istituzioni e comunità locali.

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Pompei per tutti: Danilo Ragona e Luca Paiardi sulla loro carrozzina attraversano una strada di Pompei sui passaggi pedonali sopraelevati (foto parco archeologico pompei)

Già dal 2016 è attivo nel sito di Pompei il percorso “Pompei per tutti”, un itinerario di visita facilitato di oltre 3,5 km – con abbattimento delle barriere architettoniche ove possibile – che dall’ingresso di Piazza Anfiteatro consente di attraversare tutta la città antica fino al Foro, con accesso agli edifici e domus più significativi.

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Modello del cavallino di Maiuri con supporto tattile in braille (foto parco archeologico pompei)

Al percorso facilitato sono collegate una serie di iniziative volte a rendere l’esperienza di visita completa e fruibile a tutti. In alcuni ambienti del sito sono stati sperimentati esempi di fruizione multilivello degli spazi, con particolare attenzione agli ipovedenti. Modellini tattili in 3D e supporti esplicativi in braille sono presenti nell’ambiente di una stalla, di fronte alla casa di Cerere e presso il complesso della conceria, accessibile da via Stabiana. Nel primo caso si tratta di un modellino dello scheletro di un cavallo rinvenuto nel 1938 da Amedeo Maiuri, mentre nell’altro i supporti tattili aiutano a comprendere come si svolgeva in antico il processo di lavorazione delle pelli.

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Accessibilità nelle ville romane di Stabia (foto parco archeologico pompei)

Da ottobre anche le ville suburbane della Grande Pompei, Villa Arianna e Villa San Marco a Castellammare di Stabia sono state adeguate con percorsi agevolati senza barriere architettoniche e con sistemi per il superamento dei dislivelli, che oggi consentono a tutti una visita confortevole alle ville e alle aree verdi che le abbracciano e che sono state oggetto di interventi dedicati di valorizzazione.

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App per visita guidata nelle ville vesuviane per persone con disabilità uditiva (foto parco archeologico pompei)

Sempre nelle ville di Stabia, ma anche alla Villa di Poppea ad Oplontis e a Villa Regina a Boscoreale, è possibile usufruire – tramite l’App My Pompeii o attraverso monitor installati nei principali ambienti – di itinerari multimediali accessibili e universali in lingua dei segni, per la rimozione delle barriere alla comprensione e alla comunicazione. Il progetto “Enjoy LIS Art – Percorsi multimediali inclusivi sul patrimonio artistico e culturale della Campania accessibili per le persone sorde” è promosso dalla Regione Campania assessorato alla Scuola, alle Politiche sociali e alle Politiche giovanili in collaborazione con ENS – Ente Nazionale per la protezione e assistenza dei sordi.

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I Ragazzi di Plinio con la coop Il Tulipani nell’orto produttivo del Real Polverificio Borbonico di Scafati nel progetto “Coltiviamo agricoltura sociale” del parco archeologico di Pompei (foto parco archeologico pompei)

Le disabilità cognitivo-sensoriali sono, invece, al centro di protocolli di intesa come la rete “Campania tra le Mani. Itinerari inclusivi nei luoghi d’arte”, coordinata dal Servizio di Ateneo per le Attività degli studenti con Disabilità e DSA – università Suor Orsola Benincasa, e costituita da musei pubblici e privati e associazioni di categoria; “Museo per tutti. Accessibile alle persone con disabilità intellettiva”, un progetto in collaborazione con l’associazione L’Abilità onlus e finanziato dalla Fondazione De Agostini, finalizzato alla realizzazione di una guida in linguaggio facilitato Easytoread; e l’accordo con la cooperativa sociale Tulipano e l’università Federico II, dipartimento di Scienze mediche traslazionali per la realizzazione di percorsi sperimentali di fruizione delle domus del Parco e per la realizzazione di tirocini formativi e inserimento lavorativo per persone e ragazzi con autismo e\o disabilità cognitiva “I Ragazzi di Plinio”, del Centro riabilitativo di Pompei, attraverso progetti di agricoltura sociale.

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L’agenda visiva interattiva “Pompei in blu – Viaggio nella casa del Menandro” (foto parco archeologico pompei

Nell’ambito di quest’ultima collaborazione a Pompei è già stata messa a punto una prima agenda visiva interattiva “Pompei in blu – Viaggio nella casa del Menandro”, che si propone come strumento per favorire l’interazione emotiva e la fruizione dell’opera d’arte attraverso attività interagenti. L’agenda fa parte della collana “Percorsi museali inclusivi” che ad oggi propone cinque percorsi museali presso la rete dei musei aderente a “Tulipano Art Friendly”.

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Agricoltura sociale: raccolta di mele e melograni a Pompei con la coop sociale Il Tulipano (foto parco archeologico pompei)

Inoltre, il 5 dicembre 2023 alla Palestra Grande  di Pompei, dalle 10 alle 12.30, è organizzato un laboratorio di co–progettazione e cooperazione inclusiva partecipata  aperto ai visitatori del Parco, ai giovani liceali (parteciperanno gli studenti della classe 2.E liceo TRED del liceo “E. Pascal” di Pompei) e ai giovani della “Tulipano Art Friendly” per la definizione di proposte sperimentali di fruizione universale di due aree verdi di Pompei situate nella Regio II (un giardino lungo la Via di Nocera e un’area verde lungo il Vicolo dei Fuggiaschi). Le proposte progettuali e le idee nate dal workshop saranno parte integrante della futura sistemazione delle aree per una loro fruizione inclusiva. Il Workshop sarà guidato e coordinato da Paolo Mighetto e Maurizio Bartolini dell’Area “Cura del Verde” del Parco di Pompei e da Giovanni Minucci della Cooperativa Il Tulipano. Nell’ambito dell’iniziativa, “I Ragazzi di Plinio” realizzeranno ghirlande ornamentali natalizie e sacchetti di lavanda con elementi naturali raccolti nelle aree verdi delle domus di Pompei. L’obiettivo di tutte queste iniziative è sottolineare l’essenza dei luoghi della cultura come espressione di bellezza, fonte di benessere individuale e sociale, sviluppo personale e comunitario e luoghi in cui la fragilità dell’Arte e dell’Archeologia venga sperimentata da persone anch’esse fragili, innescando un circolo virtuoso dove sostenibilità, inclusione e benessere possano trovano fonte nella storia e cultura e favorire la valorizzazione dell’identità personale e territoriale.

Graffignano (Vt). Al Castello Baglioni apre la mostra “LUNGO IL TEVERE. Testimonianze archeologiche dai territori di Graffignano e di Sipicciano al Castello Baglioni” con i più recenti rinvenimenti archeologici del territorio, nucleo di un Antiquarium articolato tra le sedi di Graffignano e di Sipicciano (di prossimo allestimento)

graffignano_castello-baglioni_mostra-lungo-il-tevere_locandinaAl Castello Baglioni di Graffignano (Vt) sabato 2 dicembre 2023, alle 16.30, apre la mostra “LUNGO IL TEVERE. Testimonianze archeologiche dai territori di Graffignano e di Sipicciano al Castello Baglioni”. La soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale e l’amministrazione comunale di Graffignano, con il sostegno della Provincia di Viterbo e il contributo di sponsor locali, hanno organizzato all’interno del Castello Baglioni un’esposizione dedicata ai più recenti rinvenimenti archeologici del territorio, nucleo di un Antiquarium articolato tra le sedi di Graffignano e di Sipicciano (di prossimo allestimento). La mostra si articola in tre sezioni dedicate: alla Preistoria, con l’abitato del Casone; all’Età Romana, con la villa di campo la Noce e il complesso produttivo di Pian delle Frasche; alla fine dell’Evo Antico, con alcune novità sulla presenza ostrogota nel comprensorio; e infine al Medioevo e al Rinascimento, illustrato dalle testimonianze restituite dallo stesso Castello Baglioni, dove proprio in questa occasione i reperti faranno ritorno.

Marco Pacciarelli (università di Napoli “Federico II”), responsabile scientifico per la sezione dedicata al Casone, coadiuvato da Pasquale Miranda e Valentina Musella, presenterà i risultati dell’abitato dell’Età del Bronzo, indagato nel 2012 e oggetto di una recente pubblicazione (P. Miranda, V. Musella, L’abitato dell’età del bronzo del Casone di Graffignano e la facies di Belverde-Mezzano, Universitätsforschungen zur prähistorischen Archäologie, Bonn 2021): tra i materiali esposti figurano anche alcuni oggetti restaurati grazie alla liberalità di Archeomatica. Per l’Età Romana, i risultati delle indagini in concessione nel complesso residenziale in località Campo la Noce saranno curate da Francesca Letizia Rizzo (CNR ISPC), coadiuvata da Francesco Borsari e Simone Caglio. La stessa studiosa, che ha curato nel 2017 l’esposizione del complesso residenziale di Poggio la Guardia, inserita nell’attuale percorso di visita, presenterà nuovi dati sulla presenza ostrogota nel territorio partendo dalla nota fistula di Teodato. Cinzia Zegretti, con il supporto di Sergio Pregagnoli e Damiano Paoletti, illustreranno invece le testimonianze del complesso produttivo di Pian delle Frasche, indagato nel 2012 nell’ambito di un intervento di archeologia preventiva. Al prof. Giuseppe Romagnoli e alla sua équipe (Francesca Alhaique, Luca Brancazi, Flavia Marani, Lavinia Piermartini) è affidata la responsabilità scientifica della sezione più recente, in cui saranno illustrati gli aspetti della vita quotidiana nel Castello Baglioni, attraverso l’esposizione dei contesti rinvenuti all’interno della struttura nel corso dei lavori di restauro eseguiti a partire dal 2009.

Una parte dei reperti ceramici era già stata restaurata grazie al contributo del comune di Graffignano ed esposta nel 2020 a Viterbo a cura dello stesso Giuseppe Romagnoli (“Graffignano. Frammenti di vita quotidiana dai butti del Castello Baglioni”, museo della Ceramica della Tuscia, Viterbo 2020). Questa mostra è l’occasione per presentare al pubblico un nuovo nucleo di reperti restaurati grazie al contributo della soprintendenza per la provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale, nell’ambito di un finanziamento destinato ai depositi dell’Istituto e al patrimonio culturale in essi conservato. Parte del percorso espositivo sarà invece costituito da pannelli didattici (storia del territorio in epoca antica e tardo antica, notizie sui complessi di Campo la Noce e di Pian delle Frasche) confidando, con il reperimento di ulteriori fondi, di poter al più presto ampliare l’offerta culturale alla cittadinanza e al mondo scientifico attraverso l’esposizione dei materiali restituiti da questi contesti.

Bologna. Alla XXI edizione di “Imagines” la rassegna del documentario archeologico promossa dal Gruppo Archeologico Bolognese il film di Alberto Castellani “Verso sud. Dalla Palestina all’Egitto sulle tracce di Yosef, Myriam e Yeshu’a” in prima internazionale. Il regista veneziano racconta come è riuscito a ricostruire il viaggio-fuga della Sacra Famiglia in Egitto, emigranti di duemila anni fa loro malgrado

“Il viaggio del racconto della Sacra Famiglia in Egitto è un tema che mi sta a cuore e che ho a lungo inseguito. Pensato all’indomani di un programma dedicato alle origini del monachesimo, ha avuto delle inevitabili interruzioni per l’esplosione della pandemia. Ora finalmente è stata completata la documentazione del percorso e montata la prima parte del filmato”. Il regista veneziano Alberto Castellani comincia così il promo del suo ultimo film “Verso sud. Dalla Palestina all’Egitto sulle tracce di Yosef Myriam e Yeshu’a” (Italia 2023, 50’) protagonista in prima internazionale alla XXI edizione di “IMAGINES. Obiettivo sul passato”, la rassegna del documentario archeologico promossa dal Gruppo Archeologico Bolognese. In programma una prima internazionale: appuntamento sabato 2 dicembre 2023, alle 15, nella Sala Eventi della Mediateca Comunale di San Lazzaro, in via Caselle n. 22 a San Lazzaro di Savena (Bologna). L’ingresso è libero, gratuito e aperto a tutti. Il progetto di Castellani è suddiviso in due episodi di 50 minuti, un itinerario di quasi quattromila chilometri tra Israele, Palestina, ed Egitto alla riscoperta di un viaggio che i Vangeli apocrifi ed il mondo Copto attribuiscono alla “Sacra Famiglia”, in fuga da Betlemme per sfuggire al disegno omicida di Erode ricordato come “Strage degli Innocenti”. A “Imagines” vedremo la prima parte “Da Betlemme a il Cairo”. E si avvale della consulenza di Alberto Elli, egittologo; Emanuele Ciampini, docente di Egittologia e Civiltà Copta all’università Ca’ Foscari Venezia ; Esther Pons Mellado, co-direttrice della missione archeologica di Ossirinco (El-Bahnasa), Egitto; Maite Mascort Roca, co-direttorice della missione archeologica di Ossirinco (El-Bahnasa), Egitto; Kom Abou Billou, istituto francese d’Archeologia Orientale; Giovanna Ferri, pontificio istituto di Archeologia Cristiana, Roma; Gabriele Castiglia, pontificio istituto di Archeologia Cristiana, Roma.

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Affresco con la fuga in Egitto della Sacra Famiglia nella chiesa di Santa Maria Foris Portas a Castelseprio (Va) (foto drm-lombardia)

La fuga della Sacra Famiglia da Betlemme all’Egitto è diretta conseguenza dell’editto di Erode: ogni maschio dai due anni in giù, nato a Betlemme o nel territorio circostante deve essere ucciso. Di villaggio in villaggio dilaga il terrore. Maria e Giuseppe prendono il bambino e fuggono: un tiranno vuole uccidere il loro figlio appena nato. Non restava che dirigersi oltre i confini della terra che li ha visti crescere, vivere la tribolazione di un espatrio forzato, divenire improvvisamente degli emigranti. Molti studiosi impegnati a ricostruire l’itinerario di quella famiglia, esprimono versioni contrastanti a partire dalle possibili scelte iniziali di Giuseppe. L’ itinerario più conosciuto, comune a gran parte delle carovane, suggeriva di intraprendere la via che conduceva ad Hebron. Secondo quanto emerge dal Vangelo Armeno dell’Infanzia, la Sacra Famiglia si sarebbe diretta successivamente verso la città di Askalon. Poi non esisteva altra possibilità che seguire uno dei tanti tracciati che incrociavano la cosiddetta Via Maris, una strada commerciale e militare che, in direzione Sud Est, collegava, attraverso il deserto del Negev, il levante con l’Egitto, lungo l’attuale striscia di Gaza. Di qui a Raphia, l’odierna Rafah, antica città di confine verso l’Egitto, da dove l’unica pista da seguire era rappresentata da uno wadi, un territorio desertico conosciuto come “fiume d’Egitto”. Comincia così il lungo “vagabondaggio” della Sacra Famiglia in terra d’Egitto che oggi è conosciuto come il “Cammino della Sacra Famiglia”: 25 località e un itinerario di 3.500 chilometri attraverso undici Governatorati, dal Delta del Nilo all’Alto Egitto. “Questo percorso – ha sottolineato Tawadros II, Papa copto ortodosso -, continuerà a rappresentare una benedizione e un motivo di fierezza per il popolo egiziano e sarà uno tra i più estesi pellegrinaggi del mondo”. Castellani segue passo passo il viaggio della Sacra Famiglia attraverso testimonianze, tracce archeologiche e memorie bibliche. “Spero che dalla visione di questo contributo”, si augura in conclusione il regista Castellani, “possa emergere il mio impegno nel raccontare una storia misteriosa e affascinante. Forse poco nota al grande pubblico. Con l’augurio che grazie anche a questa iniziale proposta il film sia in grado di suscitare interesse e trovare diffusione internazionale da parte dei media”.

 

Cerveteri (Rm). Apertura straordinaria e visite guidate: sabato alla Tomba Regolini – Galassi, domenica alla Tomba delle Cinque Sedie. Pomeriggi alla mostra “Il Patrimonio ritrovato a Cerveteri”. Prenotazione obbligatoria

cerveteri_tombe_apertura-straordinaria-e-visite-guidate_locandinaWeek end a Cerveteri (Rm). La soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale, il Comune Cerveteri e la cooperativa Artemide Guide organizzano un week end dedicato alla valorizzazione del Patrimonio culturale. Sabato 2 dicembre 2023, alle 11, apertura straordinaria e visita guidata alla Tomba Regolini – Galassi nella Necropoli del Sorbo; appuntamento alle 10.45 al parcheggio del Granarone (Cerveteri). È richiesta la prenotazione, la partecipazione è gratuita. Domenica 3 dicembre 2023, alle 10 e alle 11, apertura straordinaria e visita guidata alla Tomba delle Cinque Sedie nella Necropoli della Banditaccia; appuntamento al parcheggio del Campo della Fiera (via della Necropoli, Cerveteri). È richiesta la prenotazione, la partecipazione è gratuita. Mostra “Il Patrimonio ritrovato a Cerveteri” dalle 15 alle 18: racconto delle storie del Patrimonio ritrovato attraverso la mostra archeologica allestita alle Case Grifoni, nel centro storico medievale di Cerveteri. L’esposizione raccoglie oggetti trafugati dai clandestini nel secolo scorso e, attraverso le vie del mercato nero delle opere d’arte, giunti nelle collezioni private e musei di tutto il mondo. Grazie all’opera dei Carabinieri della Tutela del Patrimonio Culturale, a quella del ministero della Cultura e all’Avvocatura dello Stato questi reperti sono finalmente tornati nei luoghi di appartenenza, contribuendo a ricostruire importanti frammenti della storia locale. Prenotazione Obbligatoria: info (+39)0652725945 – Whatsapp (+39) 3534107535 – (+39)0699552637 Punto Informazioni Turistiche (dal martedì al sabato dalle 9.30 alle 12.30) oppure pitcerveteri@gmail.com.

Al castello di Santa Severa (Rm) “Da preventiva a pubblica. I risultati delle indagini di archeologia preventiva nei comuni del Lazio Settentrionale”: giornata di studi sulle numerose indagini di archeologia preventiva svolte negli ultimi anni dalla soprintendenza, e mostra di una selezione di reperti emersi durante le indagini. I casi di Tarquinia: a Pian d’Arcione e a Carcarello

santa-severa_castello_incontro-da-preventiva-a-pubblica-i-risultati-delle-indagini-nei-comuni-costieri_locandina“Da preventiva a pubblica. I risultati delle indagini di archeologia preventiva nei comuni del Lazio Settentrionale”: il 2 dicembre 2023, alle 10.30, al Castello di Santa Severa (Rm) giornata di studi incentrata sul racconto delle numerose indagini di archeologia preventiva svolte negli ultimi anni durante le attività di tutela della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale. Sarà un’occasione per mostrare al pubblico gli incredibili risultati ottenuti durante le lunghe campagne di scavo condotte preventivamente alla realizzazione di opere pubbliche e di pubblica utilità. Questi contesti consentono di gettare una nuova luce sul popolamento di zone oggi a vocazione prettamente agricola, ma che in antico erano densamente sfruttate e popolate. Insediamenti, ville, necropoli e strade disegnano un fitto reticolo che faceva capo ai centri abitati del litorale. In questi anni di transizione energetica e PNRR l’attività di tutela in ambito archeologico è una sfida quotidiana portata avanti dalla Soprintendenza e dalle società specializzate in ambito archeologico che operano sul campo. La mole di dati che sta emergendo è sempre più grande e renderli pubblici alle comunità ed agli studiosi è un impegno e un dovere che con piacere questo evento accoglie. Sarà inoltre inaugurata, presso i locali del nuovo antiquarium, una mostra temporanea di una selezione di reperti emersi durante le indagini.

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Archeologia preventiva: scavi in località Carcarello (Tarquinia, Vt) di una necropoli di età imperiale (foto sabap-vt-em)

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Archeologia preventiva: scavi in località Pian d’Arcione (Tarquinia, Vt) (foto sabap-vt-em)

Programma. Alle 10.30, introduzione di Margherita Eichberg, soprintendente; 10.45, Rossella Zaccagnini (Sabap-Vt-Em) “L’Etruria meridionale tra tutela e innovazione: le attività della Soprintendenza ai tempi della transizione energetica e del PNRR”; 11, Valerio Frabotta, Andrea Battistini (Eos Are srl) “Tarquinia, località Carcarello. Il racconto di una necropoli alla luce dei dati archeologici e antropologici”; Emanuele Giannini (Eos Are srl) “Il ruolo dell’archeologia preventiva nella ricostruzione archeologica dei paesaggi. L’agro tarquiniese tra etruschi e romani: i casi di Pantano e Carcarello”; 11.30, Sergio Pregagnoli, Damiano Paoletti, Cinzia Zegretti (Archeomatica srl) “Tarquinia, località Pian d’Organi: impianti produttivi e sfruttamento delle risorse di un territorio rurale tra l’età arcaica e l’età imperiale”; 11.45, pausa caffè; 12, Mascia Zullo, archeologo indipendente “Tarquinia, località Pian d’Arcione: le testimonianze archeologiche di età romana, arcaica ed etrusca nel fotovoltaico Enel Green Power Piani della Marina”; 12.15, Emanuele Giannini, Valerio Frabotta (Eos Are srl) “Cerveteri, località Furbara. Archeologia preventiva e bonifica bellica. Da un difficile rapporto allo scavo dell’abitato di età etrusca e romana”; 12.35, Diego Blanco, Christian Barbisan, Martina Padusso, Flavia Ricci, Andrea Neri (Archeogeos srl) “Tarquinia, località La Roccaccia: note preliminari sul rinvenimento di impianti produttivi di età romana”; 12.50, Rossella Zaccagnini (Sabap-Vt-Em) “Attraversare l’Etruria meridionale costiera. La via Aurelia alla luce delle recenti scoperte”; 13.10, Vanessa Duranti (Eos Are srl) “Il ruolo dei depositi archeologici nella conservazione e tutela. Il progetto di riorganizzazione dei depositi di Pyrgi e Civitavecchia”; 13.20, conclusioni; 13.30, rinfresco offerto da Eos Sre srl; 14.30-16, visite guidate all’esposizione dei reperti provenienti dagli scavi.

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Archeologia preventiva: scavo di un’area sepolcrale in località Pian d’Arcione (Tarquinia, Vt) (foto sabap-vt-em)

Tarquinia (Vt). In località Pian d’Arcione, a seguito delle indagini archeologiche preventive effettuate nel 2022 e finalizzate alla costruzione di un impianto fotovoltaico, sono stati riportati alla luce 4 contesti archeologici molto diversi tra loro. I primi tre, situati nelle vicinanze del tracciato dell’Aurelia e con molta probabilità pertinenti alle strutture di età romana rilevate ai lati del suo asse, sono relativi a un butto di età romana di II sec. d.C., ad una piccola area sepolcrale di I-III sec. d.C. e ad uno scarico di fornace arcaica di metà III sec. a.C. Nella quarta area, una sepoltura con corredo etrusco-geometrico di metà VII sec. a.C., ha arricchito un periodo non molto documentato nel territorio di Tarquinia. Nel corso del 2023 è stato rinvenuto un quinto contesto databile tra età repubblicana e III-IV sec. d.C., ancora quasi tutto da indagare, che comprende una ricca villa romana e diversi butti che hanno già restituito materiale anche integro e molto interessante: le future indagini chiariranno in modo definitivo la “natura” di tutti i manufatti presenti nell’ area.

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Archeologia preventiva: scavi in località Carcarello (Tarquinia, Vt) di una necropoli di età imperiale: tomba a cappuccina (foto sabap-vt-em)

Tarquinia (Vt). Dicembre 2022, in località Carcarello, a pochi chilometri di distanza dalla città di Tarquinia, si sono svolte le indagini archeologiche preventive alla costruzione di un impianto a pannelli solari, durante le quali è stata rinvenuta una necropoli d’epoca imperiale (II-IV secolo d.C.). Lo scavo archeologico, condotto dalla società Eos Arc S.r.l. tra marzo e aprile 2023, ha permesso di mettere in luce 57 sepolture di vario tipo (tombe a cappuccina, in anfora, casse in muratura o semplici fosse terragne) alcune delle quali dotate di corredi di notevole bellezza che, verranno in parte esposti restaurati nell’esposizione collegata alla giornata di studi. Oltre la necropoli, le indagini hanno portato alla luce parte di una divisione agraria, la cui importanza storica verrà evidenziata nel corso del convegno.

Alla Reggia di Portici (Na) ultimo mese per visitare la mostra “Materia. Il legno che non bruciò ad Ercolano” promossa dal parco archeologico di Ercolano: l’unica città del mondo romano che conserva il legno come materiale di costruzione, di arredo e non solo. Il direttore Sirano ci introduce alla mostra e ci accompagna in una breve visita guidata

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Veduta dall’alto della Reggia di Portici che ospita la mostra “Materia” promossa dal parco archeologico di Ercolano (foto paerco)

Materia - Il legno che non bruciò Ercolano

Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano, all’ingresso della mostra “Materia. Il legno che non bruciò a Ercolano” alla Reggia di Portici (foto giorgia bisanti)

“È trascorso quasi un anno dalla inaugurazione della mostra sui legni alla Reggia di Portici”, dichiara il direttore del parco archeologico di Ercolano, Francesco Sirano, “e in quest’anno sono stati migliaia i visitatori che hanno colto l’occasione di godere dell’offerta culturale integrata Reggia-Parco Archeologico grazie ad un progetto condiviso con entusiasmo e coraggio dalla Città Metropolitana di Napoli, dal dipartimento di Scienze agrarie, dal Centro MUSA e dal parco archeologico di Ercolano, con il sostegno della Regione Campania”. Ma c’è ancora un mese di tempo per poter visitare la mostra “Materia. Il legno che non bruciò ad Ercolano”, a cura di Francesco Sirano e Stefania Siano, scrigno privilegiato fino al 31 dicembre 2023 del patrimonio di reperti in legno assolutamente unico provenienti dall’antica Ercolano, allestita in un luogo anch’esso unico quale la splendida Reggia di Portici, residenza estiva della famiglia reale borbonica, sede dell’Herculanense Museum e oggi straordinario laboratorio di ricerca e luogo della cultura grazie alla presenza del dipartimento di Scienze agrarie dell’università “Federico II” di Napoli. Ercolano non solo è l’unica città del mondo romano che conserva il suo antico fronte a mare e l’elevato delle case sino al secondo piano, ma anche il legno come materiale di costruzione, di arredo e non solo. Lo si deve al particolare tipo di seppellimento, causato dalle ondate di fango vulcanico dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. “È una mostra che porta su di sé non solo gli eccezionali valori storico archeologici dei mobili di legno dell’antica Ercolano – continua Sirano -, non solo l’interesse artistico e architettonico della reggia di Portici, ma anche il lavoro e la costante cura da parte di decine e decine di persone grazie al cui straordinario impegno essa è stata resa possibile. Anzi si potrebbe quasi dire che il legno, questa materia così particolare, quotidiana, sopravvissuta inaspettatamente a una immane catastrofe, abbia compiuto l’ulteriore miracolo di attirare intorno a sé tanta positiva energia da parte della comunità coinvolta nella gestione, così come da parte dei visitatori”. E proprio il direttore Sirano introduce alla mostra con due interventi per archeologiavocidalpassato.com.

Come è nata questa mostra? E perché nella Reggia di Portici? “Il patrimonio archeologico dell’antica Ercolano – sottolinea Sirano – è eccezionale sotto tutte le prospettive, ma in particolare ci colpisce la presenza del legno. Il legno, come altri materiali organici, si è conservato perché durante l’eruzione del Vesuvio i flussi piroclastici erano privi di ossigeno, molto densi dal punto di vista fisico. In mancanza di ossigeno non permisero che il legno bruciasse. Non ci fu combustione. Quindi i materiali organici nei secoli di permanenza sotto la coltre vulcanica si sono mineralizzati. Così abbiamo avuto la fortuna di avere un patrimonio incredibile, soprattutto di materiale da costruzione o anche materiale in legno che arredava le case. Questi materiali sono stati restaurati nei decenni dopo la loro scoperta per lo più durante gli scavi eseguiti sotto la direzione di Amedeo Maiuri a partire dagli anni Trenta del secolo scorso. Sono stati restaurati certosinamente da generazioni e generazioni di archeologi e di restauratori. Si trovavano nei nostri depositi. E a questo punto con tutto lo staffi del parco abbiamo deciso che non si poteva più aspettare, e bisognava condividere questo incredibile patrimonio con i visitatori. E abbiamo deciso non a caso di localizzare questa esposizione nella Reggia di Portici, un luogo per noi fondamentale: un po’ un ritorno dei materiali di Ercolano nel luogo in cui furono esposti a partire dal 1738, quando cominciarono gli scavi, e dopo pochi anni, una volta allestita la Reggia, qui ebbe sede l’Herculaneum museum, cioè quello che poi fu il primo nucleo del futuro museo Archeologico nazionale di Napoli”.

Con Sirano, breve introduzione-visita guidata alla mostra alla Reggia di Portici. “La mostra “Materia” cerca di condurre il visitatore in un viaggio anche emotivo – spiega Sirano – perché il legno, il materiale che accompagna la nostra vita tutti i giorni, è stato utilizzato per tutti i secoli e questo ci rende molto familiare il ritrovare degli oggetti che ancora oggi possiamo trovare e riconoscere nelle nostre case. È un viaggio che comincia passando per l’evocazione del momento della distruzione di questi luoghi a causa dell’eruzione del 79 d.C. e continua passando all’interno di un’officina. La “materia” che in latino vuol dire sia materia come è per noi oggi, ma anche il legno grezzo, legno destinato non ad ardere ma a essere materiale da costruzione oppure materiale per creare dei mobili. Questa materia ci viene introdotta dalla mostra dapprima nel suo stato originale: quindi abbiamo del legno. Evochiamo del legno fresco attraverso una sponsorizzazione tecnica, un aiuto che abbiamo avuto da una società di ebanistica che ha una collezione – si chiama xiloteca – una collezione di legni preziosi che ci ha messo a disposizione. Per passare poi in una evocazione di una sorta di officina dove il legno veniva lavorato. E qui troviamo strumenti, troviamo materiali vari di decorazione, applique, anche strumenti – come dicevo – sia dell’antica Roma del periodo appunto che vengono dagli scavi di Ercolano, sia strumenti molto più recenti, risalenti all’Ottocento, che ci fanno capire come le tecniche di lavorazione del legno siano delle tecniche molto conservative e che hanno una continuità straordinaria fino ai giorni nostri.

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Lacunare del soffitto in legno della Casa del Rilievo di Telefo a Ercolano (foto graziano tavan)

“Si passa poi a conoscere il legno nel suo uso architettonico – continua Sirano -. E abbiamo lo splendido soffitto della Casa del cosiddetto Rilievo di Telefo, appartenuta in origine alla famiglia dei Noni Balbi, una delle famiglie più importanti soprattutto in età augustea di Ercolano antica, una sala splendidamente decorata con marmi al pavimento, alle pareti e poi con questo soffitto di legno colorato, addirittura con lacunari – che quindi sono davvero una premessa di quelli che poi saranno i soffitti rinascimentali, lacunari che come dicevo giocano a trompe l’oeil, cercano di suggerire una serie di livelli che vanno verso l’alto, verso il tetto, e decorati al centro con rosette di cui sono state ritrovate anche delle tracce di foglia d’oro. Quindi una decorazione sontuosa.

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Mostra “Materia” alla reggia di Portici: sala con una barca e strumenti legati al mondo della marineria (foto graziano tavan)

“Per poi passare a un altro degli utilizzi che rendeva il legno così prezioso, come già Plinio ci racconta, per gli antichi (“Mille sono gli usi degli alberi, in mancanza dei quali non sarebbe possibile vivere. Con l’albero solchiamo i mari e avviciniamo le terre l’una all’altra, con l’albero costruiamo le case”, Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, XII, 2). E infatti qui abbiamo una sala dove si espone una barca e si espongono altri strumenti che sono legati al mondo della marineria.

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Mostra “Materia” alla Reggia di Portici: una sorta di fiume dove dove scorrono i nomi degli alberi associati a una divinità (foto graziano tavan)

“E poi si passa attraverso una sala in cui si evoca questo significato forte che ha il legno. Il legno non è un semplice materiale per gli antichi romani, ma anche una materia vivente nella quale si innestano una serie di presenze, di divinità: ci sono dei miti legati al legno, ai vari tipi di albero, e ci sono anche – si ricordano nelle fonti letterarie – le varie invenzioni tecniche legate all’uso del legno (“Alcune specie di alberi sono oggetto di una continua protezione in quanto dedicate ciascuna ad una sua propria divinità, come la quercia a Giove, l’alloro ad Apollo, l’olivo a Minerva, il mirto a Venere, il pioppo ad Ercole. Inoltre, crediamo che i boschi siano popolati da Silvani, Fauni e varie specie di dee, attribuendo alle selve divinità peculiari, come se fossero scese dal cielo”, Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, XII, 2): e qui c’è una sorta di fiume dove passano queste parole che ci introducono all’ultima sala, che è una radura.

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Una sala della mostra “Materia” alla Reggia di Portici che ricrea una radura immaginaria (foto graziano tavan)

“Si propone una radura immaginaria. Cambia il pavimento. Diventa morbido il calpestio, perché si immagina di essere in un sottobosco e ai piedi di alberi diciamo stilizzati noi troviamo questi mobili, cioè il legno lavorato. E qui una serie di oggetti di straordinario interesse si susseguono uno all’altro, permettendoci di avere un’idea insieme ammirata, ma anche molto familiare. E a questo collabora il fatto che abbiamo deciso di trasformare un po’ anche la didattica della mostra – conclude Sirano – e sarà una sorpresa appunto che vi riserveremo per chi avrà il piacere di venirci a trovare”.

 

Tortona. Per “Discorsi sul metodo” agli Istituti civici Culturali il convegno “Uno sguardo sui marmi antichi. Le raccolte del MA·De (Museo Archeologico Dertona)”, promosso dall’Istituto Centrale per l’Archeologia e dalla soprintendenza ABAP di Alessandria, in presenza e on line

tortona_discorsi-sul-metodo_uno-sguardo-sui-marmi-antichi_locandinaVenerdì 1° dicembre 2023, alle 14.45, per “Discorsi sul metodo”, nella sala degli Istituti Civici Culturali, in via Ammiraglio Mirabello 1 a Tortona (Al), il convegno “Uno sguardo sui marmi antichi. Le raccolte del MA·De (Museo Archeologico Dertona)”, promosso dall’Istituto Centrale per l’Archeologia e dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Alessandria Asti e Cuneo in collaborazione con la Città di Tortona e con il museo Archeologico Dertona recentemente riaperto al pubblico. L’iniziativa è stata fortemente voluta dalla soprintendenza ABAP-AL, diretta da Cristina Bartolini, che, coadiuvata dal funzionario archeologo territoriale Gian Battista Garbarino e dalla conservatrice del MA·De Paola Comba, ne ha curato l’organizzazione. L’incontro potrà essere seguito in presenza e da remoto, collegandosi attraverso la piattaforma Microsoft Teams al link che verrà pubblicato sul sito della Soprintendenza (https://sabap-al.beniculturali.it/) un’ora prima dell’evento.

Le caratteristiche del progetto si sono configurate da subito come un riferimento metodologico significativo, e per questo si è pensato di includerne la presentazione nei “Discorsi sul metodo”, ciclo di incontri curato dall’ICA allo scopo di far conoscere anche al di fuori degli ambiti specialistici le esperienze più rappresentative della ricerca archeologica. Le presentazioni si svolgono sia a Roma, dove l’Istituto ha sede, sia in altre città e nei luoghi della cultura. In questa occasione si dibatterà di manufatti antichi in marmo e in pietra (sculture, elementi architettonici e di arredo, iscrizioni etc.), ma anche sui metodi e sugli strumenti scientifici per studiarli e interpretarli. Durante i lavori interverranno autorevoli studiosi (docenti e ricercatori di diverse università, funzionari del ministero della Cultura), che presenteranno tematiche generali, approfondimenti su alcuni casi di studio, con specifico riferimento ai manufatti tortonesi, nuovi progetti di ricerca, indagini archeometriche (chimiche, fisiche, petrografiche).

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Una sala del museo Archeologico Dertona di Tortona (foto ilmoscone.it)

Proprio da Tortona proviene un rilevante gruppo di sculture, di arredi e di elementi architettonici, oggi conservati nel museo Archeologico Dertona (MA·De), che emerge nettamente per quantità e per varietà nel quadro della Cisalpina romana. Ciò non stupisce, se si tiene conto dell’importanza storica dell’antica Dertona: già oppidum ligure, poi colonia del II secolo a.C. (caposaldo della romanizzazione dell’Italia nordoccidentale) lungo la via Postumia, centro urbano fiorente che in età augustea assume carattere monumentale, civitas tardoantica che mantiene una certa rilevanza in età gota e anche oltre. L’attività di tutela realizzata in città dalla Soprintendenza, soprattutto nell’ultimo trentennio, ha restituito numerose informazioni sulle vicende urbane, ma anche reperti di notevole importanza. La valorizzazione di questi ultimi, ma anche delle collezioni antiquarie civiche e diocesane, verrà attuata attraverso il nuovo museo Archeologico Dertona (MA·De), frutto della cooperazione tra Comune e Soprintendenza (che ha curato, in particolare, gli aspetti scientifici), grazie al sostegno di numerosi sponsor. Il progetto di allestimento (ad opera degli architetti Roberto Nivolo e Sonia Bigando), una volta completato, si svilupperà su quindici sale complessive disposte su due piani del quattrocentesco palazzo Guidobono, nel centro storico cittadino, cui si aggiungeranno depositi archeologici visitabili. Si tratta di un radicale rinnovamento del precedente museo civico risalente all’inizio del Novecento e definitivamente chiuso nel 1989.

tortona_archeologico-dertona_nuovo-percorso_locandinaRecentemente sono state aperte al pubblico (luglio 2023) le prime tre sale del percorso nonché il “giardino archeologico” (spazio espositivo multifunzionale all’aperto), con l’intento di condividere e rendere percepibile al pubblico il “lavoro dietro le quinte” che precede l’allestimento del museo. Un aspetto fondamentale del “Museo in cantiere” è rappresentato dall’impegno di restituire i manufatti al loro contesto originario, operazione tanto più complessa per quei ritrovamenti non pervenuti attraverso scavi sistematici dalle raccolte storiche, per i quali raramente disponiamo di informazioni in merito alle circostanze di rinvenimento. La riflessione offerta da “Uno sguardo sui marmi antichi” da un lato costituisce un approfondimento propedeutico ai futuri sviluppi dell’allestimento museale previsto per i prossimi mesi, dall’altro intende presentare un quadro metodologico aggiornato.

Verona. Per la rassegna “Visti da vicino, visti con te”, al museo civico di Storia naturale l’incontro “Racconti di ossa” con Irene Dori (università di Firenze) e Massimo Saracino (sezione di Preistoria del museo)

verona_storia-naturale_conferenza-racconti-di-ossa_locandinaFino al 14 dicembre 2023 nuove occasioni d’incontro per scoprire particolarità e bellezza dell’ampia proposta museale di Verona con la rassegna “Visti da vicino, visti con te” dei Musei civici di Verona.  Si inizia giovedì 30 novembre 2023, alle 17, al museo civico di Storia naturale di Verona, con l’incontro “Racconti di ossa”. Interverranno: Irene Dori, dipartimento di Biologia dell’università di Firenze; Massimo Saracino, sezione di Preistoria del museo di Storia naturale di Verona. La partecipazione è compresa nel biglietto d’ingresso al museo. All’interno della sala espositiva sulla preistoria veronese del museo di Storia naturale, vi è una parte dedicata al mondo dei morti che, tanto in passato quanto nel presente, era in genere ben distinto da quello dei vivi. Durante l’incontro saranno trattate e illustrate alcune tombe a inumazione e a cremazione rinvenute nel territorio veronese cronologicamente afferenti alla pre e protostoria.