Gambolò (Pv). Al via la seconda edizione di “Ciak: si scava! 2024”, Festival internazionale del Cinema di Archeologia: tre giorni con i migliori film del RAM film festival. E una novità: “Ciak: si scava! For kids”, una sezione dedicata ai più piccoli


Il castello Beccaria Litta a Gambolò (Pv) che ospita “Ciak si scava!” (foto comune di gambolò)
Al via la seconda edizione del festival del cinema archeologico di Gambolò “Ciak, si scava, 2024”, Festival internazionale del Cinema di Archeologia organizzato dal museo Archeologico Lomellino e il Comune di Gambolò in collaborazione con la Fondazione Museo Civico di Rovereto e del RAM Film Festival e con la rivista Archeo. Appuntamento venerdì 12, sabato 13 e domenica 14 aprile 2024 nel Salone Litta, la prestigiosa sala del castello di Gambolò (Pv). Tre giorni con le migliori e più recenti produzioni internazionali di cinema archeologico tratte dall’edizione 2023 del RAM film festival. Il Festival prevede l’assegnazione di due premi: Città di Gambolò, al film più votato dal pubblico; e Museo Archeologico Lomellino, a quello scelto dalla giuria di esperti. Ci sarà inoltre una novità per i più piccoli: “CIAK: SI SCAVA! FOR KIDS”. Si tratta di un momento dedicato ai più piccoli, che si tiene sabato 13 aprile 2024, dalle 10.30 alle 12, sempre in Salone Litta, con la proiezione di una selezione dedicata. La manifestazione di Gambolò è un’ulteriore occasione di apprezzare film e documentari di grande valore culturale, che non si trovano nella distribuzione cinematografica ordinaria e nelle piattaforme digitali.

Frame del film “Panorami Sommersi. Le Origini di Venezia” di Samuele Gottardello
PROGRAMMA DI VENERDÌ 12 APRILE 2024. Alle 21, apertura della manifestazione e presentazione RAM film festival. Quindi proiezione del film “Panorami Sommersi. Le Origini di Venezia” di Samuele Gottardello, (Italia, 52’, 2023). Un viaggio nella Laguna di Venezia, alla ricerca delle radici romane della città insieme a pescatori, archeologi, artisti, subacquei e a una ragazza non vedente. Nel film, racconto archeologico e antropologico si intrecciano in una narrazione non lineare come i canali della Laguna. Mentre le mani degli archeologi affondano nel fango e riscrivono la storia delle origini di Venezia, nell’acqua torbida si scorgono le vestigia di una civiltà scomparsa ma che si può ancora intravedere nei racconti dei protagonisti.

Frame del film “Memorie di un mondo sommerso” di Philippe Nicolet
Segue il film “Memorie di un mondo sommerso” di Philippe Nicolet (Svizzera, 58’, 2021). Il documentario mostra la vita quotidiana dei contadini del Neolitico e dell’età del Bronzo nel territorio alpino, che dovettero già adattarsi stabilmente ai cambiamenti climatici del loro ambiente. In questi villaggi sommersi, ciò che è eccezionale è l’enorme conservazione delle vestigia, come oggetti domestici o i resti delle loro abitazioni, databili e ricostruibili con grande precisione. Nel 2011, 111 di questi paesi sono stati dichiarati Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, nei sei Stati dell’arco alpino.

Frame del film “Durango 550 – il sentiero dei Pueblo ancestrali / Durango 550 – Path of the Ancestral Puebloans” di Nathan Ward
PROGRAMMA SABATO 13 APRILE 2024, pomeriggio. Alle 16, apre il film “Durango 550 – il sentiero dei Pueblo ancestrali / Durango 550 – Path of the Ancestral Puebloans” di Nathan Ward (Stati Uniti, 27’, 2022). Il Dipartimento dei Trasporti del Colorado, gli archeologi e le tribù nativo americane locali, gli Ute meridionali, gli Hopi e i Pueblo della tribù Laguna, lavorano ufficialmente insieme per scoprire gli antichi insediamenti intorno a Durango. Una collaborazione unica, un nuovo approccio che unisce scienza e credenze culturali tradizionali. Segue il film “La vera storia dei pirati / The True Story of Pirates” di Stéphane Begoin (Francia, 52’, 2022). Come vivevano i pirati e chi si nasconde dietro la leggenda? Il film cerca di ricostruire la storia poco conosciuta della pirateria seguendo due indagini archeologiche: la prima nell’Oceano Indiano alla ricerca della famosa nave pirata Speaker che affondò nel 1702, la seconda a Sainte-Marie Island, dove i pirati si nascondevano e vivevano. Dopo l’intervallo, il festival continua con il film “Dreamland – Terra dei sogni” di Lucas Dye (Stati Uniti, 7’, 2023). Il documentario segue le vicende del collettivo Tuumben K’ooben, con sede nello stato messicano del Quintana Roo, mentre inventa nuovi modi per preservare l’ambiente naturale e l’identità maya locale. Con lo sviluppo delle tecnologie, cresce anche la loro ambizione: decidono di creare un centro agroecologico e di conservazione su un terreno chiamato “Dreamland”, terra dei sogni.

Frame del film “Dame e principi della preistoria / Dames et princes de la préhistoire” di Pauline Coste
Chiude il pomeriggio il film “Dame e principi della preistoria / Dames et princes de la préhistoire” di Pauline Coste (Francia, 52’, 2021). Le eccezionali sepolture del Paleolitico sono ancora poco conosciute dal grande pubblico. Risalenti a 25.000 anni fa, il loro studio rivela un ornamento inatteso e di grande bellezza, e pone una domanda essenziale: chi erano questi individui sepolti con tanta cura? Attraverso diverse sepolture in Francia, nella Repubblica Ceca, in Italia e in Russia, si cercherà di comprendere meglio la Donna del Caviglione, ritrovata nel Nord Italia, che ci servirà da filo conduttore lungo tutta questa ricerca.

Frame del film “Neanderthal, sulle tracce di un’altra umanità / Neanderthal in the Footsteps of Another Humanity” di David Geoffroy
PROGRAMMA DI SABATO 13 APRILE 2024, sera. Alle 21, apre il film “Neanderthal, sulle tracce di un’altra umanità / Neanderthal in the Footsteps of Another Humanity” di David Geoffroy (Francia, 2022, 52’). Minacciato dall’erosione del mare e dal riscaldamento globale, il sito di Le Rozel ha restituito rare testimonianze della vita quotidiana di una comunità di Neanderthal sulla costa della Normandia circa ottantamila anni fa. Qui gli archeologi hanno riportato alla luce tremila impronte umane, che costituiscono finora il maggior ritrovamento al mondo di quel tipo per l’epoca preistorica. Le indagini proseguono portandoci indietro nel tempo, seguendo le tracce di un’umanità ormai estinta.
Segue il film “Spedizione Petra, sulle tracce dei Nabatei / Expédition Pétra, sur la piste des Nabatéens” di Nathalie Laville e Agnès Molia (Francia, 2022, 52’). Da una ventina d’anni, gli archeologi cercano di trovare tracce dei Nabatei, un antico popolo arabo di mercanti, la cui storia è andata perduta. Di loro rimangono monumentali tombe scavate nella roccia, a Petra nell’attuale Giordania e nel cuore del deserto dell’Arabia Saudita, nella segreta città di Hegra. Laïla Nehmé si è posta una sfida audace: tracciare, grazie a una spedizione senza precedenti, la mitica via dell’incenso percorsa per tre secoli dai carovanieri nabatei.

Frame del film “I segreti dei geroglifici. I fratelli Champollion / Le secret des hieroglyphes. Les freres Champollion” di Jacques Plaisant
PROGRAMMA DI DOMENICA 14 APRILE 2024. Alle 15, apre il film “I segreti dei geroglifici. I fratelli Champollion / Le secret des hieroglyphes. Les freres Champollion” di Jacques Plaisant (Francia, 52’, 2022). Duecento anni fa, Jean-François Champollion decifrò per la prima volta gli i geroglifici egizi, risolvendo così uno dei più grandi enigmi nella storia dell’umanità. Quello che si sa poco è che dietro a questo genio si cela un uomo nell’ombra: Jacques-Joseph, il fratello maggiore della famiglia Champollion. Uno studio recente degli archivi familiari getta nuova luce sulla loro avventura intellettuale. Segue il film “Alla ricerca della musica dell’antichità / A la recherche de la musique de l’antiquité” di Bernard George (Francia, 53’, 2020-2021). Da trent’anni, grazie al contributo delle tecnologie digitali, una disciplina in rapida crescita, l’archeologia musicale, riporta in vita musiche perdute, sacre o profane, che scandivano la vita delle antiche civiltà. Dopo l’iIntervallo, il Festival riprende con il film “La terra di Yrnm” di Nicola Ferrari (Italia, 52’, 2022). L’isola di Pantelleria, sinonimo di vacanze, passito e capperi, ospita una delle aree archeologiche più importanti del Mediterraneo. Da anni, ogni estate, più di 50 tra archeologi e studenti provenienti da tutto il mondo si recano sull’isola e riaprono gli scavi interrotti l’anno precedente. Ad accompagnare le loro attività il racconto di Sebastiano Tusa, archeologo siciliano di fama internazionale, soprintendente del Mare e assessore dei Beni culturali della Regione Siciliana, prematuramente scomparso.

Frame del film “Arte paleolitica: la nostra storia” di Elisabetta Flor e Luca Scoz
Chiude l’edizione 2024 del festival il film “Arte paleolitica: la nostra storia” di Elisabetta Flor e Luca Scoz (Italia, 18’, 2022). L’arte accompagna l’umanità fin dagli albori della sua esistenza. È un tentativo primordiale di interpretazione dell’ambiente naturale? Forse qualcosa di più. Dall’Uomo di Neanderthal ai cacciatori Sapiens dell’epoca glaciale, questo documentario traccia una linea che, dalle principali testimonianze di arte paleolitica dell’Italia nord-orientale, come le pietre dipinte del Riparo Dalmeri, sfocia nella più attuale e drammatica riflessione sul rapporto fra l’umanità e l’ambiente naturale.

Frame del film “L’era dei giganti / The Time of the Giants” di Pascal Cuissot
CIAK SI SCAVA! FOR KIDS! Sabato 13 aprile 2024. Alle 10.30, apre il film “L’era dei giganti / The Time of the Giants” di Pascal Cuissot (Francia, 52’, 2020). Negli ultimi vent’anni, il numero delle nuove specie di dinosauri scoperte si è moltiplicato. Combinando le immagini 3D altamente realistiche di NHK con le evidenze paleontologiche più recenti, questo ambizioso e spettacolare documentario mostra le strategie di crescita e sopravvivenza dei dinosauri al largo delle coste del Giappone. Seguono i film “A misura di bambino. Crescere nell’antica Roma” di Gianmarco D’Agostino (Italia, 5’, 2021); “Il bambino che sarà cavaliere” di Gianmarco D’Agostino (Italia, 7’, 2020); “Il discorso di Txai Surui / The Speech of Txai Surui” di Studenti del Multimedia Project of Escola Parque (Brasile, 4’, 2022).
Pompei. Dai nuovi scavi nell’Insula 10 della Regio IX emerge un salone da banchetto dalle eleganti pareti nere decorato con soggetti ispirati alla guerra di Troia: Elena e Paride, e Apollo e Cassandra. Zuchtriegel: “Le coppie mitiche erano spunti per parlare del passato e della vita, dell’amore, ma anche del rapporto tra individuo e destino”. Sangiuliano: “Crediamo in Pompei, un unicum mondiale, e abbiamo finanziato nuovi scavi”

La scena con Elena e Paride al centro della parete nord del salone nero, da banchetto, scoperto nell’insula 10 della Regio IX a Pompei (foto parco archeologico pompei)
Un imponente salone da banchetto (oecus tricliniare), dalle eleganti pareti nere, decorate con soggetti mitologici ispirati alla guerra di Troia, è uno degli ambienti recentemente portati alla luce durante le attività di scavo in corso nell’insula 10 della Regio IX di Pompei e oggi completamente visibile in tutta la sua maestosità. Un ambiente raffinato nel quale intrattenersi in momenti conviviali, tra banchetti e conversazioni, in cui si respirava l’alto tenore di vita testimoniato dall’ampiezza dello spazio, dalla presenza di affreschi e mosaici databili al III stile, dalla qualità artistica delle pitture e dalla scelta dei soggetti. “Lo scavo archeologico avviato nel 2023 nell’insula 10 della Regio IX a Pompei, necessario per la sistemazione dei fronti e per il miglioramento dell’assetto idrogeologico del pianoro, ha finora restituito due abitazioni, collegate tra di loro, che si affacciavano su via di Nola, le cui facciate furono già portate alla luce alla fine del ‘800. Si cominciano ora a intravedere le strutture poste alle spalle delle due case, che sembrano essere il risultato di divisioni delle unità proprietarie originarie, come quella che si legge nel tablino della casa con il panificio di Aulo Rustio Vero (IX, 10, 1)”: comincia così Gabriel Zuchtriegel l’articolo scientifico “Quando la Guerra di Troia non era ancora decisa. Il salone nero con affreschi di III stile nella Regio IX, insula 10 di Pompei”, pubblicato sul numero 4 dell’E-Journal degli scavi di Pompei (dell’11 aprile 2024). Il tema dominante di questo “salone nero” sembra essere quello dell’eroismo, per le raffigurazioni di coppie di eroi e divinità della guerra di Troia, ma anche del fato e al tempo stesso della possibilità, sovente non afferrata, che l’uomo ha di poter cambiare il proprio destino.
“Pompei è davvero uno scrigno di tesori che non finisce mai di sorprenderci e di destare stupore”, commenta il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, “perché ogni volta che scaviamo troviamo qualcosa di bello e di significativo. Noi crediamo in questo unicum mondiale che rappresenta Pompei e per questo in legge di bilancio abbiamo finanziato nuovi scavi. Bisogna andare avanti nella tutela di questo importante sito ma anche nella sua valorizzazione”.

Il salone da banchetto (oecus tricliniare), dalle eleganti pareti nere, scoperto nell’insula 10 della Regio IX a Pompei (foto parco archeologico pompei)
È il direttore del parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel, a entrare nel merito della scoperta: “Le pareti erano nere per evitare che si vedesse il fumo delle lucerne sui muri. Qui ci si riuniva per banchettare dopo il tramonto, la luce tremolante delle lucerne faceva sì che le immagini sembrassero muoversi, specie dopo qualche bicchiere di buon vino campano. Le coppie mitiche erano spunti per parlare del passato e della vita, solo apparentemente di carattere meramente amoroso. In realtà, parlano del rapporto tra individuo e destino: Cassandra che può vedere il futuro ma nessuno le crede, Apollo che si schiera con i troiani contro gli invasori greci, ma pur essendo un Dio non riesce ad assicurare la vittoria, Elena e Paride che con il loro amore politicamente scorretto sono la causa della guerra, o forse solo un pretesto, chi sa. Oggi, Elena e Paride siamo tutti noi: ogni giorno possiamo scegliere se curarci solo della nostra vita intima o di indagare come questa nostra vita si intrecci con la grande storia, pensando per esempio, oltre a guerre e politica, all’ambiente, ma anche al clima umano che stiamo creando nella nostra società, comunicando con gli altri dal vivo e sui social”.

Regio IX, Insula 10, salone nero: due coppie di gladiatori disegnate a carboncino sull’intonaco grezzo delle arcate del grande scalone (foto parco archeologico pompei)

Planimetria dell’insula 10 della Regio IX con evidenziato l’ambiente 24, il salone da banchetto (salone nero) a T (foto parco archeologico pompei)
Il salone misura circa 15 metri di lunghezza per 6 di larghezza e si apre in un cortile che sembra essere un disimpegno di servizio, a cielo aperto, con una lunga scala che porta al primo piano, priva di decorazione. Sotto gli archi della scala è stato riscontrato un enorme cumulo di materiale di cantiere accantonato. Qualcuno aveva disegnato a carboncino sull’intonaco grezzo delle arcate del grande scalone, due coppie di gladiatori e quello che sembra un enorme fallo stilizzato. L’attività di scavo nell’insula 10 della Regio IX è parte di un più ampio progetto di messa in sicurezza del fronte perimetrale tra l’area scavata e non, di miglioramento dell’assetto idrogeologico, finalizzato a rendere la tutela del vasto patrimonio pompeiano (più di 13mila ambienti in 1070 unità abitative, oltre agli spazi pubblici e sacri) più efficace e sostenibile.

Regio IX, Insula 10, salone nero: organizzazione della decorazione pittorica (foto parco archeologico pompei)
“La decorazione pittorica del salone da banchetto può essere assegnata, nel suo insieme, al terzo stile maturo”, spiega Domenico Esposito. “La forma a T del salone ne ha condizionato anche l’applicazione del sistema decorativo, che rispetta comunque la suddivisione canonica in anticamera e sala. Su tutte le pareti lo schema prevede un alto plinto rosso, concluso superiormente da un listello bianco. Lo zoccolo, a fondo nero, come tutto il resto della parete, presenta una serie di figure di Satiri e Menadi con strumenti musicali, quali tamburelli, cembali e flauti di Pan. La fascia che separa lo zoccolo dalla zona mediana è molto ricca: su una fascia azzurra si imposta una cornice gialla, con le zone d’ombra delineate in marrone; su di essa corre un listello verde, reso con due diverse tonalità dello stesso colore; segue una modanatura campita in bianco crema, lilla e viola, sulla quale si imposta una seconda cornice bianca, con listello centrale verde chiaro. La zona mediana è immaginata come una parete chiusa, seminascosta da pilastri, che ne inquadrano il pannello centrale e candelabri metallici, che separano le coppie di pannelli laterali. I pannelli della zona mediana sono a fondo monocromo nero e sono racchiusi da doppi listelli, resi in bianco-rosso e azzurro-bianco. La decorazione del salone prevedeva, infine, un soffitto a cassettoni a fondo nero, con una serie di riquadri geometrici, racchiusi da listelli bianchi e gialli e decorati da motivi floreali stilizzati, o da vignette con animali”.

La scena con Elena e Paride al centro della parete nord del salone nero, da banchetto, scoperto nell’insula 10 della Regio IX a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Pompei, Regio IX, Insula 10, salone nero: didascalia in greco vergata in bianco al centro della scena: ΑΛΕΞΑΝΔΡΟΣ ΕΛΕΝΗ (foto parco archeologico pompei)
“Al centro di ciascuna parete – continua – è presente una scena figurata, concepita come una grande vignetta, piuttosto che come un vero e proprio quadro. Le vignette rappresentano delle coppie di figure del mito. Sulla parete nord è raffigurato l’incontro tra Elena e Paride, chiaramente indicati da una didascalia in greco vergata in bianco al centro della scena: ΑΛΕΞΑΝΔΡΟΣ ΕΛΕΝΗ.

Pompei, Regio IX. Insula 10, salone nero: dettaglio della parete nord con Elena e l’ancella (foto parco archeologico pompei)
Elena incede da sinistra verso destra, la gamba sinistra puntata a terra, quella destra scartata indietro; il braccio destro abbassato e lievemente teso in avanti, quello sinistro piegato sotto il petto e sorretto dalla mano di un’ancella; il capo lievemente chinato in avanti, ma lo sguardo diretto a incrociare quello di Paride, che le sta di fronte. Veste un chitone celeste ornato da bottoni d’oro sul braccio destro. La trasparenza della stoffa, ne lascia intravvedere il candore della pelle e le forme delicate e sensuali. Il chitone è in parte coperto da un himation di colore grigio-verde, che avvolge i fianchi e le gambe e lascia scoperto il busto. Ai piedi dei calzati di colore rosso. Elena reca un anello all’anulare sinistro, un’armilla all’avambraccio destro, un elaborato collier al collo ed orecchini con pendenti; i capelli, di colore rosso, sono ornati da un copricapo, o da una retina azzurra. Elena è scortata da una giovane ancella, vista frontalmente, col capo lievemente rivolto verso sinistra ad osservare Elena. La fanciulla veste un chitone verde-azzurro, avvolto in un mantello di colore viola-marrone; ha i capelli fulvi e ricci, il collo ornato da una collana, nella sinistra regge un flabello.

Pompei, Regio IX. Insula 10, salone nero: dettaglio della parete nord con Paride (foto parco archeologico pompei)
Paride è rappresentato stante sulla gamba destra, la sinistra lievemente scartata al lato, il braccio destro proteso in avanti, come a prendere per mano la giovane Elena. Al gesto istintivo del giovane principe troiano fa riscontro il rossore del viso e lo sguardo intenso che ricambia quello di Elena. Il braccio sinistro di Paride regge un pedum, il bastone da pastore; accucciato a suoi piedi un grosso cane, probabilmente un molosso. Entrambi gli attributi ricordano l’infanzia di Paride, cresciuto come pastore; proprio come pastore egli avrebbe espresso il proprio giudizio sulla più bella tra le tre dee: Era, Atena ed Afrodite. Il giovane principe veste sontuosi abiti orientali; la tunica di colore azzurro con maniche lunghe a fasce gialle, fissata in vita da una cintura, è ornata da una fila di riquadri gialli e rossi su fondo bianco crema inquadrati da due sottili fasce rosse. I pantaloni anassaridi, dal tono verde-giallognolo, sono ornati da linee orizzontali rosse e azzurre. Un ampio mantello verde, poggiato sulla spalla sinistra, copre in parte le gambe. Il capo del giovane è coperto da un berretto frigio con bande laterali che ricadono sulle spalle. La scena dunque narra dell’incontro, fatale, tra il giovane Paride e la bella Elena, moglie del re di Sparta Menelao, che egli rapirà e porterà con sé a Troia, causando la famigerata ventennale guerra tra gli Achei e i Troiani”.

La scena con Apollo e Cassandra al centro della parete sud del salone nero, da banchetto, scoperto nell’insula 10 della Regio IX a Pompei (foto parco archeologico pompei)
“Al centro della parete sud – riprende la descrizione Domenico Esposito – è rappresentata una seconda coppia, priva di didascalia in greco, ma identificabile, con tutta probabilità, con Apollo e Cassandra.

Pompei, Regio IX. Insula 10, salone nero: dettaglio della parete sud con Apollo (foto parco archeologico pompei)
Il dio è rappresentato nudo, con un ampio mantello azzurro bordato d’oro poggiato sulla spalla sinistra e una cintura verde, che ricade dalla spalla destra sul torso. Il dio resta sulla gamba destra tesa, la sinistra incrociata davanti alla destra; il braccio e la mano destra sono portati dietro la schiena, la mano sinistra è poggiata su una cetra. Il capo, dai lunghi capelli, è cinto da un serto di alloro. Il dio guarda con intensità la giovane donna che gli siede di fronte su di un omphalos verde, racchiuso da una rete d’oro, poggiante su di un podio di due gradini.

Pompei, Regio IX. Insula 10, salone nero: dettaglio della parete sud con Cassandra (foto parco archeologico pompei)
La figura femminile indossa un chitone marrone, che ne lascia scoperta la spalla sinistra. Un ampio mantello beige, fissato dietro la schiena e, con prospettiva probabilmente errata, sotto il braccio destro, ricopre le gambe con morbide pieghe. La fanciulla poggia il piede destro su un sasso, quello sinistro direttamente a terra; reca delle armille ai polsi; il capo, dai lunghi capelli sciolti che ricadono sulle tempie, sul collo e sulle spalle, è ornato di alloro. Il braccio sinistro è poggiato sulla gamba sinistra, e regge con la mano un ramo di alloro. Il braccio destro sembrerebbe poggiato su un sostegno, non più visibile, mentre la mano è portata alla fronte, in un gesto che sembra esprimere una grande disperazione, sottolineata anche dallo sguardo triste e dalle labbra serrate. La posa, i gesti, l’espressione del viso della fanciulla, l’essere ella seduta su di un omphalos, simbolo dei vaticini apollinei, permettono di identificarla con Cassandra, la giovane figlia di Priamo, sventurata vate, condannata dal dio Apollo a non esser creduta per averne respinto l’amore. Le due vignette delle pareti lunghe del triclinio narrano dunque vicende amorose cariche di presagi nefasti, che hanno portato alla guerra e alla caduta di Troia”.
Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia presentazione del libro “È Carlo” di Alessandro Egidi (Il formichiere), dedicato al ricordo di Carlo Mosciatti, giovane vittima dell’eccidio delle Fosse Ardeatine
A pochi giorni dalla ricorrenza del centenario dell’eccidio delle Fosse Ardeatine (24 marzo 1944), il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia vuole accogliere il racconto di una storia personale, quella di Carlo Mosciatti, che diventa memoria collettiva poiché appartiene ad una pagina dolorosa e condivisa della nostra Storia, presentando il libro “È Carlo” di Alessandro Egidi (edito da Il formichiere), dedicato al ricordo di Carlo Mosciatti, giovane vittima di quel tragico avvenimento. Appuntamento giovedì 11 aprile 2024, alle 18, in sala Fortuna. La presentazione, patrocinata dall’assessorato alla Cultura di Roma Capitale, e sostenuta dall’ANFIM (Associazione Nazionale delle Famiglie Italiane Martiri), segue l’incontro “Storia inedita del martire Carlo Mosciatti”, tenutosi il 24 marzo 2022 al museo di Villa Giulia. Dopo i saluti istituzionali di Maria Paola Guidobaldi, conservatrice delle Collezioni Etru, intervengono: Luciano Violante, presidente emerito Camera dei Deputati; Francesco Albertelli, presidente ANFIM; Ruth Dureghello, presidente uscente Comunità Ebraica di Roma; Alessandro Egidi, autore del libro. Il ricavato delle vendite dei libri durante l’evento sarà interamente devoluto a Telethon. Per info e prenotazioni: mn-etru.comunicazione@cultura.gov.it.

Copertina del libro “È Carlo” di Alessandro Egidi (Il formichiere)
“È Carlo” (Il formichiere). “Il mio nome è Carlo Mosciatti e questa è la storia della mia vita, o meglio, la mia vita nella storia. Una storia lontana nel tempo, ma capace di essere vicina ai cuori di chi legge il mio racconto. E attraverso il mio racconto, il breve e impervio romanzo della mia esistenza terrena, mi rende ancora vivo tra voi. L’amore, la speranza, la paura, il dolore; tutto questo, in un’avvincente narrazione “indirettamente diretta” del mio difficile percorso di vita, rinasce e rivive tra le vostre mani attraverso le pagine di questo libro, con il fine ultimo di far sbocciare nei vostri cuori il delicato e prezioso fiore della Memoria. Una Memoria con la M maiuscola, una Memoria capace di rigenerarsi e di alimentarsi a ogni lettore, a ogni pagina, a ogni parola e di non terminare mai la sua corsa, così come io, con essa, non terminerò mai realmente la mia vita, albergando in voi per sempre”. Carlo Mosciatti (Matelica 1924 – Roma 1944)
Locri (RC). Per la rassegna “Un caffè… storicamente corretto” promosso dal museo nazionale Archeologico di Locri Epizefiri e dal Circolo di Studi Storici Le Calabrie presentazione del libro “La feudalità in Calabria. Potere e fortificazioni nell’età normanna” (Iiriti Editore) a cura di Francesca Martorano (università Mediterranea di Reggio Calabria) ed Elena Trunfio (direttrice del museo e parco archeologico nazionale di Locri Epizefiri)
Al museo Archeologico nazionale di Locri Epizefiri siamo arrivati all’appuntamento di marzo con “Un caffè…storicamente corretto”, il ciclo del giovedì promosso dal parco archeologico nazionale di Locri Epizefiri con il Circolo di Studi storici “Le Calabrie” e il patrocinio del Comune di Locri, curato da Elena Trunfio e Marilisa Morrone. Alle 17.30, presentazione del libro “La feudalità in Calabria. Potere e fortificazioni nell’età normanna” (Iiriti Editore) a cura di Francesca Martorano (università Mediterranea di Reggio Calabria) ed Elena Trunfio (direttrice del museo e parco archeologico nazionale di Locri Epizefiri), che porterà a scoprire uno dei più interessanti periodi della storia calabrese. Ingresso gratuito, senza prenotazione. Dopo i saluti di Giuseppe Monteleone, sindaco di Sant’Ilario dello Ionio, introduce Marilisa Morrone, presidente del Circolo di Studi storici “Le Calabrie”. Intervengono le curatrici Francesca Martorano (università Mediterranea di Reggio Calabria) ed Elena Trunfio (direttrice del museo e parco archeologico nazionale di Locri Epizefiri). “Sono emozionata di presentare a Locri Epizefiri questo libro al quale abbiamo dedicato tempo e passione”, scrive Elena Trunfio. “Vi parleremo del Medioevo calabrese e di quei “maledetti Normanni” attraverso le fonti storiche, le testimonianze materiali, con inoltre alcuni spunti per la valorizzazione del patrimonio fortificato. Ringrazio ancora tutti i colleghi che hanno contribuito al volume”.

Copertina del libro “La feudalità in Calabria. Potere e fortificazioni nell’età normanna” (Iiriti Editore)
La feudalità in Calabria. Potere e fortificazioni nell’età normanna (Iiriti Editore). “Siamo tornati nel Medioevo!” è un’affermazione che, a più riprese, viene utilizzata dalla società contemporanea come sinonimo di periodo in cui barbarie, rozzezza e arretratezza culturale erano dominanti. In realtà tale epoca è stata ricca di innovazioni tecnologiche e sperimentazioni artistiche, e ha contribuito in maniera determinante alla costruzione della moderna Europa, avviando nuove strutture economiche, sociali e culturali. Per scardinare l’immaginario di un mondo buio e ricollocare questa fase temporale all’interno di precise coordinate storiche, ci sembra necessario promuovere progetti di divulgazione scientifica che, con linguaggi semplici rivolti ad un pubblico non specialistico, possano contrastare idee stereotipate, per raccontare l’evidenza di un mondo che ha ancora delle forti ripercussioni sul nostro modo di vivere.
Rovereto. Al museo di Scienze e Archeologia per “I giovedì dell’archeologia”, Massimo Capulli dell’università di Udine parla di “Strade d’acqua: navi e navigazione interna in epoca antica” partendo dalle ricerche archeologiche subacquee nel fiume Stella
I fiumi sono le grandi vie di comunicazione del presente ma ancor più del passato, testimoni del sorgere e del fiorire delle civiltà. Ma anche fili rossi che intrecciano le storie dei popoli, e che ne conservano le tracce. Se ne parla, giovedì 11 aprile 2024, nel primo dei due appuntamenti de “I giovedì dell’archeologia”, i tradizionali incontri con gli esperti per gli appassionati dell’antico, alle 18, a ingresso gratuito al museo di Scienze e Archeologia di Rovereto. Massimo Capulli, dell’università di Udine, intratterrà il pubblico su “Strade d’acqua: navi e navigazione interna in epoca antica”. Il ciclo è organizzato dalla Società Museo Civico di Rovereto, con la Fondazione Museo Civico e la Fondazione Alvise Comel, e con il sostegno del Comune di Rovereto, della Comunità della Vallagarina e della Provincia autonoma di Trento. La partecipazione è libera e gratuita. L’attività è riconosciuta ai fini dell’aggiornamento per gli insegnanti e del credito formativo per gli studenti della scuola secondaria di secondo grado.

Massimo Capulli (università di Udine)
La quasi totalità delle grandi civiltà del nostro passato è sorta lungo i fiumi o lungo coste che ben erano interconnesse all’entroterra tramite corsi d’acqua: una su tutte Roma. I fiumi sono il sistema vascolare del nostro pianeta e all’uomo hanno sempre fornito acqua per bere, cucinare o irrigare, quando ne ha avuto la tecnologia, anche energia da sfruttare. Ma i fiumi sono anche strade che non necessitano di disboscamenti e di essere lastricate: come possono quindi non conservare tracce importanti del passato? Oltre 10 anni di ricerche archeologiche subacquee nel fiume Stella, in Friuli, hanno dimostrato come molte pagine di storia possano ancora essere scritte, non solo sulle attività che l’uomo ha promosso lungo i diversi corsi d’acqua, ma soprattutto sui tanti territori che hanno attraversato.
Il secondo appuntamento giovedì 18 aprile 2024 sarà con Paolo Bellintani su “Frattesina e le vie dell’ambra nella Protostoria europea”, sempre alle 18.00, in sala conferenze “Fortunato Zeni” del museo civico di Rovereto. Ingresso libero.
#domenicaalmuseo. L’area archeologica di Pompei è il sito più visitato nella domenica a ingresso gratuito di aprile, seguita dal Colosseo. Il ministro Sangiuliano: “Cittadini e turisti hanno risposto ancora una volta con entusiasmo alla proposta della gratuità nella prima domenica del mese, affollando musei e parchi archeologici statali”

Grande affluenza di visitatori al Colosseo e al Foro romano (foto graziano tavan)
La Reggia di Caserta con 17182 ingressi scalza dallo scalino più basso del podio il Foro romano, mentre Pompei supera il Colosseo per il gradino più alto per il numero di visitatori di domenica 7 aprile 2024, la prima domenica del mese, quindi con ingresso gratuito. “Cittadini e turisti hanno risposto ancora una volta con entusiasmo alla proposta della gratuità nella prima domenica del mese, affollando musei e parchi archeologici statali”, ha dichiarato il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, commentando i primi dati provvisori dell’appuntamento con la #domenicalmuseo di aprile, l’iniziativa del ministero della Cultura che consente l’ingresso gratuito, ogni prima domenica del mese, nei musei e nei parchi archeologici statali. “L’abitudine a frequentare i luoghi della cultura consentita dall’accesso libero che ora abbiamo esteso anche importanti ricorrenze nazionali come il 25 aprile, il 2 giugno e il 4 novembre, aiuta a riscoprire le proprie radici grazie alla contemplazione del patrimonio culturale ereditato dal passato, contribuendo a consolidare la nostra identità e la nostra appartenenza all’Italia. Ringrazio tutto il personale che ha collaborato a questo nuovo, importante successo della #domenicalmuseo”.
Ecco i numeri relativi a parchi e musei archeologici. Area archeologica di Pompei 32.870; Colosseo. Anfiteatro Flavio 26.253; Foro Romano e Palatino 12.086; Pantheon 12.000; Area archeologica di Paestum 6.256; museo Archeologico nazionale di Napoli 5.721; Terme di Caracalla 5.694; Villa Adriana 5.416; Parco archeologico di Ercolano 5.164; museo Archeologico di Venezia 2.110; Museo nazionale romano – Terme di Diocleziano 2.032; Grotte di Catullo e Museo Archeologico di Sirmione 1.626; museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria 1.566; museo nazionale Etrusco di Villa Giulia 1.533; Museo nazionale romano – Palazzo Altemps 1.391; Museo nazionale romano – Palazzo Massimo 1.304; parco archeologico di Cuma 1.294; museo archeologico dei Campi Flegrei nel Castello di Baia 1.240; museo Archeologico nazionale di Taranto – MarTA 1.230; parco archeologico delle Terme di Baia 1.030; Museo delle Civiltà 1.027.
Napoli. Al museo Archeologico nazionale per “Lo scaffale del Mann” presentazione del libro “I saperi di Eumachia al museo Archeologico nazionale di Napoli. Antichi tessuti, nuovi racconti” a cura di Alessandra Cirafici e Luigia Melillo
Mercoledì 10 aprile 2024, alle 16.30, nella sala conferenze del museo Archeologico nazionale di Napoli nuovo appuntamento della rassegna “Lo scaffale del Mann”: presentazione del libro “I saperi di Eumachia al museo Archeologico nazionale di Napoli. Antichi tessuti, nuovi racconti” a cura di Alessandra Cirafici e Luigia Melillo. Con le curatrici interverranno Paolo Giulierini, già direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli; Luigi Maffei, già direttore del dipartimento di Architettura e disegno industriale dell’università della Campania “Luigi Vanvitelli”; e Riccardo Lorenzino, direttore editoriale e progetti museali Hapax Editore.

Copertina del libro “I saperi di Eumachia al museo Archeologico nazionale di Napoli. Antichi tessuti, nuovi racconti” (Hapax Editore)
I saperi di Eumachia al museo Archeologico nazionale di Napoli. Antichi tessuti, nuovi racconti (Hapax Editore). Eumachia era una donna formidabile! Era una sacerdotessa del culto di Venere, ma innanzitutto era una donna intelligente e accorta, che esercitava il suo potere su un gran bel numero di uomini che la rispettava e ne riconosceva le indubbie doti di imprenditrice. Parte metaforicamente da lei e dalla sua esemplare storia di donna il nostro racconto che è un racconto fragile, costruito su brandelli di tessuto, ombre quasi evanescenti di un mondo prezioso di lane, sete, lini e ori intrecciati, che le donne di Pompei, tutte le altre, tessevano con cura e indossavano con eleganza. Un lavoro prezioso fatto da mani esperte e operose i cui esiti sono ancora visibili nei frammenti di tessuto giunti in modo sorprendente sino a noi, in cui a ben guardare ancora si intravedono trame, decori, frange, si intuiscono colori, e in cui con un po’ di immaginazione risuonano ancora fruscii di impalpabili leggerezze e di seducente bellezza. Proprio questo è il senso che ha avuto per noi lavorare sulla vasta collezione di reperti tessili del Mann. Entrare in contatto con un universo impalpabile nelle cui ‘pieghe’ rintracciare gli elementi di una storia particolare. Una storia che parte dalla ricognizione sui luoghi di provenienza e sugli itinerari dell’approvvigionamento delle materie prime, si sofferma poi sulle loro lavorazioni e sulle antiche tecniche di tessitura e filatura per giungere infine all’analisi degli aspetti linguistici di un materiale così intimamente legato all’ambito della moda, del costume, della società pompeana e, più in generale, in alcuni aspetti fortemente identitari della cultura romana, così come si declinava nella ricca ed elegante Pompei del I secolo d.C. Sicché Eumachia e le altre, le donne di Pompei, ci hanno metaforicamente accompagnato in questo viaggio che è stato al tempo stesso un viaggio di ricognizione scientifica, sulla vasta collezione di reperti tessili, tessuti, fibre, provenienti dai siti vesuviani e custodita al museo Archeologico nazionale di Napoli, ed un itinerario di riflessione più ampia che, inserendosi a pieno nel dibattito contemporaneo, si è interrogato sul ‘senso’ del museo e cioè sulle modalità con cui il ‘museo’, nella sua accezione contemporanea, deve porsi nei confronti dei processi di valorizzazione del proprio patrimonio e delle strategie di fruizione cognitiva ed emotiva, oltre che fisica, degli oggetti preziosi che custodisce.
Al Centro Jean Bérard di Napoli appuntamento l’11 e il 12 aprile 2024 con il colloquio internazionale “Ceramiche dipinte opache del sud Italia tra produzioni, contesti e iconografie. Nuovi dati e approfondimenti”, organizzato da Cesare Vita, con la collaborazione del Centro Jean Bérard e il sostegno dell’università di Rennes 2, che segna il culmine del progetto europeo Marie Curie Individual Fellowship
Al via la campagna di manutenzione programmata sui Bronzi di Riace. Nell’ambito di un accordo quadro tra il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria e l’Istituto Centrale per il Restauro (ICR), è partita una nuova campagna di verifica e controllo dello stato di conservazione dei Bronzi di Riace e di Porticello. Nel marzo 2023 Museo e ICR hanno condiviso un programma di verifiche, strumentali e visive dello stato di conservazione dei reperti custoditi in Sala Bronzi, con le prime attività di controllo svolte già nel mese di settembre 2023. Le funzionarie del MArRC Barbara Fazzari, responsabile del Laboratorio di Restauro, e Daniela Costanzo, responsabile dell’Ufficio Collezioni, hanno coordinato e curato i rapporti tra il Museo e l’ICR e, insieme al direttore Fabrizio Sudano, seguiranno in prima persona i lavori in sala Bronzi. Il cronoprogramma della prima fase delle attività di verifica e monitoraggio predisposto in accordo con l’Istituto Centrale per il Restauro, prevede, nei mesi tra aprile a settembre 2024, una media di due/tre giorni di attività svolti dal gruppo di esperti che sarà impegnato in indagini autoptiche e diagnostiche sui Bronzi di Riace e di Porticello. Il primo sopralluogo è previsto per il 15 e 16 aprile 2024, seguiranno gli altri incontri fissati dal 27 al 30 maggio 2024, dal 17 al 18 giugno 2024, dal 1 al 3 luglio 2024 e dal 16 al 18 settembre 2024.



“Solo pochi mesi fa – ricorda Filippo Demma, direttore del parco archeologico di Sibari – abbiamo sottoscritto un accordo per la valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale della Sibaritide e del Pollino con quattordici comuni della Sibaritide, un’Arcidiocesi ed una Diocesi, un Museo d’impresa, tre Musei privati, un Parco Nazionale ed un Ente gestore di due Riserve ambientali, che porterà alla nascita della Rete dei Musei della Sibaritide. Già dopo pochi mesi, raccogliamo un frutto importante di quell’accordo: l’apertura della mostra nel museo civico di Paludi, con reperti che escono dai magazzini del nostro museo, diventano patrimonio fruibile da tutti e tornano – ripetutamente e a rotazione – nel luogo in cui cono stati rinvenuti poco meno di cent’anni fa. Si concretizza la volontà di fare sistema, di valorizzare la bellezza che ci circonda, attraverso un impegno di comunità”. Apre infatti mercoledì 10 aprile 2024, alle 18, il Centro Culturale Polifunzionale di Paludi (Cs), dove resterà aperta fino al 10 febbraio 2025, la mostra archeologica “Scavare Radici. Il racconto della scoperta di Castiglione di Paludi” a cura dell’archeologa Donatella Novellis, che del parco archeologico di Castiglione e del museo civico di Paludi è direttrice scientifica, e Serena Guidone, funzionaria archeologa al parco archeologico di Pompei, con la partecipazione del museo della Liquirizia “Giorgio Amarelli”. Dopo i saluti di Stefano Graziano, sindaco di Paludi, e di Bruno Pizzuto, assessore ai Beni archeologici e paesaggistici, interverranno il direttore Filippo Demma, la soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per la provincia di Cosenza Paola Aurino, le curatrici della mostra. Al termine dell’inaugurazione si festeggerà con una degustazione di fritti e tipicità a cura della Pro Loco Paludi e dell’Azienda Fonsi.
Commenti recenti