Parco archeologico di Ostia antica. Al tempio rotondo anteprima del festival Danze di Terra progetto pilota di danza e valorizzazione dei luoghi di interesse storico, artistico e culturale del parco: Borgo, Castello Giulio II e Salone Riario della Cattedrale di S. Aurea

Al parco archeologico di Ostia antica il festival Danze di terra – Dancing Histor(y)ies Ostia antica (foto parco ostia antica)
Nell’area archeologica di Ostia antica, al Tempio Rotondo, l’anteprima del festival Danze di terra – Dancing Histor(y)ies Ostia antica, che è in calendario il 25, 26 e 27 luglio 2024 al Borgo di Ostia Antica, al Castello Giulio II e al Salone Riario della Cattedrale di S. Aurea quando saranno presentate in prima assoluta le produzioni di tre compagnie internazionali, UDA Academy – Italia, con le coreografie di Ilenia Rossi, Mvula Sungani Physical Dance – Italia con la regia di Mvula Sungani e le coreografie dello stesso regista e di Emanuela Bianchini, Derida Dance – Bulgaria con le coreografie di Jivko Jeliazkov. Durante il festival saranno programmate diverse attività collaterali: workshop, approfondimenti culturali ed installazioni artistiche. Per l’anteprima appuntamento sabato 25 maggio 2024, alle 16.30 e alle 17.30, affidata al Polish Dance Theatre in coproduzione con il Centro di Produzione MSPD Studios che debutterà con un lavoro in prima assoluta di Polina Jaksim “Sculpted Echoes: Dance of the Ancient Estuary”. DANZE DI TERRA – Dancing Histor(y)ies Ostia Antica nasce dal protocollo siglato dal Centro regionale Danza Lazio (CRDL), ente nazionale di Promozione della Danza riconosciuto dal ministero della Cultura, dal ministero del Lavoro e delle Politiche sociali e dalla Regione Lazio con I Borghi srl, che gestisce il prestigiosissimo Auditorium della Conciliazione. La direzione artistica del progetto europeo per il Lazio è affidata al M° Mvula Sungani, mentre la direzione Artistica e didattica del Festival è affidata all’étoile Emanuela Bianchini. Il Festival di produzione nasce in collaborazione con il parco archeologico di Ostia Antica e vede il sostegno di ASI Nazionale, il patrocinio della Regione Lazio, gli auspici della Presidenza della VII^ Commissione Cultura della Camera dei Deputati, e la collaborazione dell’assessorato alla Cultura del X° Municipio di Roma Capitale, della Pro Loco di Ostia Antica, di ASCOM – Confcommercio Roma Litorale Sud, del Comitato di Quartiere Ostia Antica le Saline, del Circolo Quattro Mori, dell’associazione Ostia Antica Viva, dell’AZI associazione Zambiani in Italia e dell’associazione Sostegno.

Al parco archeologico di Ostia antica il festival Danze di terra – Dancing Histor(y)ies Ostia antica (foto parco ostia antica)
Danze di terra è il nuovo progetto pilota che si articola in attività di produzione della danza unite alla valorizzazione dei luoghi di interesse storico, artistico e culturale del territorio ospitante e si ispira all’Agenda dell’Onu 2030. L’iniziativa mira a creare un laboratorio permanente sul territorio di Ostia Antica, per diventare nel tempo un volano promozionale di respiro internazionale, sia per la nuova drammaturgia coreografica, che per la comunità ed i luoghi di interesse che la caratterizzano. Una commistione di stili di danza che parte dalla contemporanea per arrivare alle danze fisiche ed alla cultura urbana, per stimolare un nuovo linguaggio di danza popolare. Sicuramente la contaminazione dei generi favorisce la riscoperta del passato con un linguaggio comprensibile anche per le nuove generazioni. Lo sforzo degli ideatori è duplice, cioè promuovere la danza ed il territorio ospitante in un processo di osmosi dove progressivamente le attività professionali si inseriscono nella quotidianità delle persone, promuovendo un processo di crescita collettiva anche in ambito extra regionale, per contestualmente, essere di servizio alle attività produttive del territorio. Nuove produzioni, laboratori, incontri, workshop e performance pensate per essere realizzate con professionisti, ma anche e soprattutto con la comunità del territorio. Tutte le attività sono rivolte a favorire la conoscenza e la fruizione diretta della memoria dei luoghi tramite la danza. Ostia Antica possiede un immenso patrimonio culturale e può dare vita ad un processo di valorizzazione dei suoi tesori con il supporto della danza, e viceversa. Ciò può essere reso possibile soprattutto se i cittadini riescono ad avere la possibilità di conoscere l’arte di Tersicore da vicino, senza essere aggrediti con iniziative estemporanee, che fugacemente, vengono proposte andando ad alterare gli equilibri preesistenti sul territorio. Per questa ragione, Danze di Terra – Dancing Histor(i)yes, è un progetto pilota che mira ad inserirsi discretamente nella vita della comunità, nei diversi luoghi di frequentazione quotidiana come il Parco Archeologico, il Borgo e la Cattedrale di S. Aurea. Gli attori del progetto sono coreografi e compagnie di fama internazionale, ma anche maestri e allievi delle scuole istituzionali, di danza e popolari di Ostia Antica e di Roma.
Venezia. Al via l’edizione 2024 degli “Aperitivi archeologici” di comunità allo scavo della villa romana di Lio Piccolo a cura dell’università Ca’ Foscari. Ma la prima visita guidata è riservata alla comunità di Lio Piccolo e Cavallino Treporti

Al via gli “aperitivi archeologici” di comunità allo scavo di Lio Piccolo a Cavallino Treporti (Ve) a cura del dipartimento di Studi umanistici dell’università Ca’ Foscari di Venezia. Ma quella di sabato 25 maggio 2024, alle 16.30, la visita allo scavo della Villa Romana di Lio Piccolo, presso l’agriturismo Le Saline, con aggiornamento sulla campagna di ricerca archeologica, sarà un’anteprima speciale in esclusiva per la comunità di Lio Piccolo e Cavallino Treporti. La visita sarà accompagnata da un aperitivo a bordo scavo. L’incontro darà avvio alle tradizionali attività di condivisione dell’esperienza dello scavo che proseguiranno nel mese di giugno.
Pompei. Al Teatro Grande torna il progetto “Sogno di Volare”: 120 studenti/attori delle scuole del territorio vesuviano portano in scena “PLUTO. God of gold”, riscrittura da Aristofane di Marco Martinelli. La parola ai protagonisti

Progetto “Sogno di Volare”: prove generale di “Pluto” (foto vincenzo salzano)
Ultime prove al Teatro Grande degli scavi di Pompei. Ormai è tempo di andare in scena. Torna Sogno di Volare. Sabato 25 e domenica 26 maggio 2024, alle 21, 120 studenti/attori delle scuole del territorio vesuviano apriranno la stagione estiva del Teatro Grande di Pompei con “PLUTO. God of gold”, riscrittura da Aristofane di Marco Martinelli, musiche Ambrogio Sparagna eseguite da Antonio Matrone, Vincenzo Core, Erasmo Treglia, Tammorra Trio, professionisti della scena teatrale di fama internazionale. Con 120 ragazzi – provenienti dai licei e gli istituti tecnici della provincia Vesuviana, Pompei, Torre del Greco, Castellammare di Stabia e Torre Annunziata – si rende concreto il concetto di teatro come esigenza di stabilire un concreto legame con il patrimonio culturale d’appartenenza.

PLUTO è l’ultima commedia delle undici superstiti che ci restano di Aristofane. Il contadino Cremilo è ossessionato dalle ingiustizie che dilaniano Atene: perché le ricchezze vanno solo ai malfattori? Seguendo il responso dell’oracolo, segue la prima persona che incontra, un cieco: quel cieco è Pluto, il dio della ricchezza. Per forza i soldi van sempre ai delinquenti e ai corrotti: perché il dio non ci vede! Cremilo lo cura e gli restituisce la vista, e tale atto “rivoluzionario” porterà abbondanza e serenità nelle case dei giusti. È stupefacente come Aristofane, a distanza di millenni, sappia emozionarci con le variazioni sapienti dei suoi registri comici, sottolineando sempre le contraddizioni violente della polis, dai massacri della guerra alla iniqua distribuzione delle ricchezze. E ancor più straordinario, in questo Pluto, come la mano sapiente di Martinelli sappia “intonare” al testo arcaico le improvvisazioni vitali e scatenate di 60 adolescenti napoletani e vicentini.

“Acarnesi. Stop the War!” al Teatro Grande di Pompei: applausi a fine spettacolo (foto parco archeologico pompei)
Il progetto nasce da un’idea del direttore generale del Parco, Gabriel Zuchtriegel ed è realizzato grazie a un protocollo di intesa con l’Ufficio regionale scolastico della Campania. Quest’anno il progetto, di cui è Rup la dott.ssa Maria Rispoli, vede la partecipazione ampliata delle scuole: dopo il liceo “E. Pascal” di Pompei, l’istituto superiore “E. Pantaleo” di Torre del Greco, l’istituto tecnico “R. Elia” di Castellammare di Stabia, entra il liceo “G. de Chirico” di Torre Annunziata. Il progetto, curato da Marco Martinelli e il suo team – prodotto dal parco archeologico di Pompei con il Ravenna Festival, il Teatro Nazionale di Napoli, a cui si aggiunge quest’anno un gemellaggio con Vicenza approdando in autunno al teatro Olimpico della città veneta, dopo l’edizione del 2022 e del 2023 in cui sono state messe in scene le commedie “Uccelli” e “Acarnesi” di Aristofane gli studenti “mettono in vita” “Pluto”, dello stesso autore, con Martinelli che applica la sua metodologia della non-scuola di teatro e l’ormai trentennale esperienza con gli adolescenti, con cui è stato capace di abbattere le ortodossie accademiche e recuperare il senso vitale del fare teatro.

I laboratori con le scuole del progetto “Sogno di Volare” (foto parco archeologico pompei)
Durante i laboratori nelle scuole il parco archeologico di Pompei ha intervistato due studentesse.
La prima è Francesca Pia Russo dell’I.I.S.S.S. “Eugenio Pantaleo” di Torre del Greco, che partecipa con entusiasmo sin dal primo anno al progetto, e salirà il 25 e 26 maggio 2024 sul palco del Teatro Grande degli Scavi.
La seconda è Erica Capone dell’I.I.S.S.S. “Eugenio Pantaleo” di Torre del Greco: anche lei partecipa con entusiasmo sin dal primo anno al progetto, e salirà il 25 e 26 maggio 2024 sul palco del Teatro Grande degli Scavi.

Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei, ai laboratori con le scuole del progetto “Sogno di Volare” (foto parco archeologico pompei)
Il progetto “Sogno di volare” è nato da un’intuizione del direttore del parco archeologico di Pompei Gabriel Zuchtriegel, “per restituire al teatro, per dirla con Aristotele, la sua funzione di catarsi, di purificazione delle nostre menti e anime attraverso il pronunciare una verità, a volte anche scomoda”, dichiara Zuchtriegel. “La scelta di fare teatro è stata dettata dall’esigenza di coinvolgere i ragazzi delle scuole e farli sentire parte attiva di un progetto. Riconquistando il senso collettivo e politico e direi anche democratico del teatro. Il teatro non a caso nasce in una società che forse per la prima volta nella storia comincia a valorizzare l’individuo, nella sua funzione politica e creativa: impiantando, attraverso un’analisi e una sintesi più contemporanea, anche un discorso sociale. Gli autori, Eschilo, Sofocle e Euripide, gli attori, il coro, erano innanzitutto dei cittadini, e il teatro diventava una festa comune, un rituale religioso. Nel VI-V secolo a.C., era la stessa comunità che si riuniva a teatro, e le vicende rappresentate erano le storie che la collettività raccontava a se stessa. Ed è questo che abbiamo cercato di ricreare con il progetto Sogno di volare portando nel teatro di Pompei lo stesso spirito. Con Marco Martinelli i ragazzi, attraverso un progetto triennale dedicato ad Aristofane, parlano della loro società ma attraverso la riscrittura dell’impianto drammaturgico del commediografo greco che parlava di un mondo per loro lontano, ma ricco di spunti per una rilettura del presente”.

Il regista Marco Martinelli ai laboratori con le scuole del progetto “Sogno di Volare” (foto parco archeologico pompei)
“L’inquieto presente rivive tra le pietre millenarie di Pompei”, dichiara Marco Martinelli. “Se in Uccelli avevamo esplorato il desiderio di utopia, se gli Acarnesi erano tutti protesi verso la condanna della guerra e l’esaltazione della pace, il Pluto è una favola commovente sulle ingiustizie che dilaniano la terra, legate al denaro come unico dio da venerare: il contadino Cremilo, il protagonista di questa parabola, vuole restituire la vista al dio della ricchezza, Pluto. La cecità del dio è infatti la causa dell’iniqua distribuzione delle ricchezze, e la guarigione del dio, nel piano di Cremilo, sarà un atto dichiaratamente rivoluzionario. È incredibile come, nel capitalismo finanziario imperante di questo terzo millennio, nel consumismo che tutti ci riduce a merci, l’apologo di Aristofane funzioni come una freccia incendiaria, in grado di divertirci, sorprenderci e farci pensare. E soprattutto farci ancora “sognare” che il mondo possa cambiare, che la politica ritrovi il suo afflato di giustizia”.

Il regista Marco Martinelli (foto parco archeologico di pompei)
Marco Martinelli, fondatore insieme a Ermanna Montanari del Teatro delle Albe, è tra i più importanti drammaturghi e registi del teatro italiano, e ha vinto ben sette volte il Premio Ubu come drammaturgo, regista, pedagogo. Le sue drammaturgie sono state tradotte, pubblicate e messe in scena in dodici paesi in Europa e nel mondo. Ha sviluppato inoltre negli anni un’esperienza di lavoro teatrale con gli adolescenti, che gli ha fruttato altri premi e riconoscimenti a livello internazionale. In Campania in particolare Martinelli nel 2006 a Napoli ha dato vita ad Arrevuoto, un progetto dell’allora Teatro Stabile di Napoli, per il quale ha ricevuto il Premio dell’associazione nazionale dei Critici di Teatro e il Premio Ubu come “progetto speciale”. Nel 2007 ha diretto Punta Corsara, col sostegno della Fondazione Campania Festival. Nel 2017 ha pubblicato, per Ponte alle Grazie, “Aristofane a Scampia”, che ha vinto il premio dell’associazione nazionale dei Critici francesi come “miglior libro sul teatro” pubblicato in Francia nel 2021 per Actes Sud. Nell’estate 2022 Martinelli ha debuttato a Ravenna Festival con il Paradiso dantesco, ideato e diretto insieme a Ermanna Montanari, ultima anta del progetto La Divina Commedia iniziato nel 2017 e prodotto sempre da Ravenna Festival, coinvolgendo nell’allestimento l’intera città, come in una sacra rappresentazione medievale e nel teatro rivoluzionario di massa di Majakovskij. Per gli spettacoli al Teatro Grande il regista è coadiuvato, già dallo scorso anno, dagli assistenti alla regia Valeria Pollice e Gianni Vastarella del Collettivo LaCorsa.
Reggio Calabria. Al museo Archeologico nazionale l’incontro con Emira Dal Moro su “La storia della medicina (I parte): dalla Preistoria all’antica Grecia” nell’ambito del ciclo di conferenze “Radici”, l’associazione italiana Parchi culturali (AiParC)
Nell’ambito del ciclo di conferenze “Radici”, l’associazione italiana Parchi culturali (AiParC), in collaborazione con il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, presenta l’incontro “La storia della medicina (I parte): dalla Preistoria all’antica Grecia” con Emira Dal Moro, direttore del dipartimento di Medicina di AiParC nazionale. Appuntamento venerdì 24 maggio 2024, alle 17.30, nella sala conferenze del MArRC. Ingresso libero, posti limitati. Dopo i saluti di Fabrizio Sudano, direttore del MArRC, e di Salvatore Timpano, presidente nazionale AiParC, interviene il prof. Alfredo Focà, storico della Medicina, socio nazionale AiParC nella veste di discussant. La Medicina è la scienza che studia le malattie del corpo umano al fine di cercare di garantire la salute delle persone, oltre alle modalità di alleviare le sofferenze dei malati. I più vecchi testi di medicina mesopotamica vengono datati al II millennio a.C. Le prime informazioni mediche egizie sono contenute nel papiro di Edwin Smith del 3000 a.C. Il primo medico greco conosciuto è stato Alcmeone di Crotone, intorno al V secolo a.C. autore del primo lavoro di anatomia. Ippocrate ha creato la sua scuola medica nella città di Cos.
Locri (Rc). Al museo Archeologico nazionale, “La chitarra del Novecento”, concerto solistico di chitarra con il M° Domenico Carere, nell’ambito di “Mou&Mouσ | Musica e Museo”, prima stagione concertistica nei Musei e Parchi archeologici della Calabria
Venerdì 24 maggio 2024, alle 17.30, museo e parco Archeologico di Locri Epizefiri (Rc) , diretto da Elena Trunfio, “La chitarra del Novecento”, concerto solistico di chitarra con il M° Domenico Carere, nell’ambito di “Mou&Mouσ | Musica e Museo”, prima stagione concertistica nei Musei e Parchi archeologici della Calabria promossa dalla direzione regionale Musei della Calabria diretta da Filippo Demma e ideata dall’associazione culturale Animula con la direzione artistica di Claudio Fittante. L’ingresso è gratuito. Per informazioni: animula.ass.cult@gmail.com.

Domenico Carere, chitarrista, docente e imprenditore di successo nel settore musicale (foto animula)
Protagonista della serata sarà Domenico Carere, chitarrista, docente e imprenditore di successo nel settore musicale. Nasce a Reggio Calabria nel 1971 e si avvicina alla chitarra all’età di 9 anni studiando dapprima nella città natale e successivamente a Roma dove, nel 1992, consegue il diploma in chitarra classica al Conservatorio S. Cecilia. Intraprende subito un’intensa vita artistica che spazia dall’attività didattica al concertismo, dalla divulgazione al coaching e che lo vede protagonista di originali progetti musicali tra cui: Pedros Traum (2007, album), Blue Suite (2010, trimestrale di musica e lifestyle), Doc Trio – Acoustic Experience (2016, show), atmosfere pop in accordatura aurea) Intense Life (2017, serata emozionale), Guitar Workout – sprigiona il tuo vero talento (2018, libro e live seminar), La chitarra magica (2019, favola musicale). Nel 2004 ha fondato La Bottega della Musica e dal 2013 dirige la sua Scuola di chitarra che, tra l’altro, ospita il suo celebre programma didattico “… in 8 lezioni!” (metodo rivoluzionario che ha avvicinato alla chitarra pop ed all’ukulele centinaia di allievi). Dal 2020, dopo aver conseguito il diploma con il massimo dei voti al prestigioso London College of Music, è entrato a far parte del Registry of Guitars Tutor, la più grande organizzazione mondiale di insegnanti di chitarra. Suona una chitarra Vincenzo De Bonis del 1985 ed una chitarra Lâg HyVibe CHV30E.
Verona. Al museo Archeologico nazionale la conferenza di Federica Gonzato (Sabap Ravenna-Forlì Cesena-Rimini) su “Tra terra e acqua. Vivere a Oppeano nell’Età del Bronzo” terzo incontro del ciclo di Archeo Racconti
“Tra terra e acqua. Vivere a Oppeano nell’Età del Bronzo” è il titolo del terzo dei cinque Archeo Racconti, il ciclo di conferenze promosse dal museo Archeologico nazionale di Verona. Appuntamento venerdì 24 maggio 2024, alle 16.30, nella sala conferenze del museo Archeologico nazionale di Verona con l’archeo-racconto di Federica Gonzato, già direttrice del museo Archeologico nazionale di Verona e attualmente soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Ravenna Forlì-Cesena e Rimini, che presenterà gli scavi eseguiti nel sito dell’età del Bronzo di Vallese di Oppeano. Tra i reperti provenienti da questo contesto ricordiamo diversi manufatti in legno, splendidamente conservati grazie alle favorevoli condizioni ambientali di rinvenimento, quali un frullino, un pestello, una paletta ed una rara spada da tessitore. La partecipazione alla conferenza è gratuita. Info: 045591211 o drm-ven.museoverona@cultura.gov.it.
Torino. Il museo Egizio chiude un mese per i lavori della copertura della piazza che diventerà il nuovo centro nevralgico del museo

Bicentenario museo Egizio: rendering della piazza Egizia, veduta zenitale (foto OMA Rotterdam)
Il cantiere di trasformazione del museo Egizio di Torino sta entrando nel vivo. I lavori culmineranno nella costruzione della copertura per la piazza, che diventerà il nuovo centro nevralgico del museo: uno spazio aperto, permeabile e connesso con l’esterno. Per consentire le prime lavorazioni per la copertura, il museo sarà chiuso al pubblico tra il 17 giugno e il 12 luglio 2024. Durante la chiusura temporanea, aggiornamenti, dietro le quinte e contenuti inediti preparato per gli appassionati. Il museo Egizio riaprirà il 13 luglio 2024: a giorni saranno aperte le prenotazioni per il primo fine settimana di riapertura.
Salerno. Alla pinacoteca provinciale presentazione degli atti del VII Convegno dei Dialoghi sull’Archeologia della Magna Grecia e del Mediterraneo “L’eterna contemporaneità dell’Antico. Passato e presente, un dialogo inevitabile” (edizioni Pandemos)
Giovedì 23 maggio 2024, alle 18, alla Pinacoteca provinciale di Salerno presentazione degli atti del VII Convegno dei Dialoghi sull’Archeologia “L’eterna contemporaneità dell’Antico. Passato e presente un dialogo inevitabile” (edizioni Pandemos) promossa dalla Fondazione Paestum. Dopo gli indirizzi di saluto di Francesco Morra, delegato alla Cultura della Provincia di Salerno, intervengono Alfonso Amendola, docente di Sociologia dei processi culturali dell’università di Salerno; Armando Bisogno, docente di Filosofia medievale e umanistica dell’università di Salerno; Raffella Bonaudo, soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Salerno e Avellino. Coordina Erminia Pellecchia, giornalista de “Il Mattino”. Saranno presenti i curatori e alcuni autori.
Il VII convegno internazionale di studi Dialoghi sull’Archeologia della Magna Grecia e del Mediterraneo “L’eterna contemporaneità dell’antico: passato e presente un dialogo inevitabile” si è tenuto a Paestum il 27-29 ottobre 2022, per affrontare, grazie al contributo di studiosi italiani e stranieri, la concezione dell’Antico nella contemporaneità. Il tema è stato trattato nelle sue varie declinazioni: il rapporto fra Antico e Archeologia, l’estetica dell’Antico, metodi e forme della comunicazione dell’Antico nella società contemporanea, la problematica delle applicazioni tecnologiche, della transizione ecologica e del loro impatto sui paesaggi e sul patrimonio culturale.
Per la rassegna “Archeologia… un mare di emozioni”. Venerdì 24 maggio 2024, alle 18.30, secondo appuntamento all’ex Convento di Sant’Antonio a Taranto, sede della soprintendenza nazionale del Patrimonio culturale subacqueo. Ospite il professor Luciano Canfora, storico del mondo antico e filologo italiano, professore emerito di Filologia greca e latina all’università “Aldo Moro” di Bari, che, introdotto da Francesca Poretti, presidente della delegazione tarantina dell’associazione italiana di Cultura classica, tratterà la tematica “I Greci e gli altri”: partendo dal celebre intervento di Arnaldo Momigliano “I Greci non traducevano”. Si discuterà di questa tesi paradossale mettendola a raffronto con i dati letterari e con la mappa della colonizzazione esplorando alla maniera di Canfora ciò che collega i greci, e gli altri, a noi. La serata all’interno del chiostro del convento di Sant’Antonio avrà anche una colonna sonora, affidata per l’occasione al soprano Angela Massafra accompagnata al pianoforte da Angela Corbelli. La proposta musicale è curata dall’associazione Guitar Artium. L’ingresso è libero e gratuito fino ad esaurimento posti.
All’antiquarium del parco archeologico di Ostia antica terzo appuntamento col ciclo di incontri “A proposito di Ostia…” dedicato alla presentazione di libri su tematiche ostiensi (e non solo). Venerdì 24 maggio 2024, alle 17, in sala Mireille Cébeillac, presentazione del libro “Lo spazio monumentale nella città tardoantica” (edizioni Quasar) di Paolo Baronio. L’ingresso è libero, per assistere alla conferenza è necessario recarsi in biglietteria e ritirare il titolo di accesso gratuito, a partire dalle 16.45 e fino alle 18. Introduce Alessandro D’Alessio, direttore del parco archeologico di Ostia antica. Presenta Monica Livadiotti, docente di Storia dell’architettura antica al Politecnico di Bari. Interviene l’autore.
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