Bentivoglio (Bo). A Saletto la conferenza “La stele di Saletto di Bentivoglio e altre sculture orientalizzanti dell’Etruria padana” a cura di Paola Poli, archeologa del MUV: l’incontro “sul luogo del ritrovamento” di uno degli esempi più significativi di arte funeraria del VII secolo a.C. (periodo orientalizzante)

bentivoglio_saletto_conferenza-la-stele-di-saletto-di-bentivoglio-e-altre-sculture-orientalizzanti_poli._locandinaStoria, cultura, arte… musica, tè e biscotti nel luogo dove è avvenuto il ritrovamento la stele di Saletto, protagonista dell’incontro “La stele di Saletto di Bentivoglio e altre sculture orientalizzanti dell’Etruria padana” a cura di Paola Poli, archeologa del museo della Civiltà Villanoviana di Castenaso (Bo). Appuntamento venerdì 6 settembre 2024, alle 20.30, all’interno del sagrato della chiesa di Santa Maria e San Folco di Saletto di Bentivoglio (Bo) “per continuare a parlare del nostro territorio”, scrivono i promotori, “per riscoprire e tornare a valorizzare i piccoli paesi”. In caso di maltempo l’incontro si terrà all’interno.

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La stele etrusca di Saletto di Bentivoglio, conservata al museo civico Archeologico di Bologna (foto bologna musei)

La stele etrusca di Saletto di Bentivoglio, conservata al museo civico Archeologico di Bologna, è uno degli esempi più significativi di arte funeraria del VII secolo a.C., durante il periodo orientalizzante. Questa stele antropomorfa, caratterizzata da una forma allungata sormontata da un disco circolare che richiama la figura umana, è decorata con motivi simbolici profondamente influenzati dalle culture del Vicino Oriente. Tra questi, spicca l’albero della vita, un motivo che trova le sue origini nella tradizione mesopotamica, rappresentato con una fedeltà sorprendente ai modelli assiri del II e I millennio a.C. Un dettaglio distintivo di questa stele è la presenza di una sfinge alata all’interno del disco, simbolo di potere e protezione.

castenaso_villanova_civiltà-villanoviana_mostra-la-stele-delle-spade-e-le-altre_locandinaLa stele di Saletto è stato altresì uno dei pezzi principali della mostra “La Stele delle Spade e le altre”, ospitata nella sala Gozzadini del MUV (Museo della civiltà Villanoviana) a Castenaso e tenutasi nel 2017. Un’esposizione dedicata ai primi esempi di sculture di età orientalizzante prodotte nell’Etruria padana tra la fine dell’VIII secolo a.C. e i primi decenni del VI secolo a.C. I cippi e le stele esposti, provenienti da scavi nel territorio bolognese, hanno inteso rappresentare una peculiarità di Bologna e del suo territorio, offrendo una panoramica su un periodo di intensi scambi culturali con l’Oriente.

Napoli. Al museo Archeologico nazionale, dopo l’intervento di rinnovamento, riapre la collezione delle Gemme Farnese una delle raccolte glittiche più prestigiose. Il direttore generale Musei Osanna: “A dicembre toccherà alla sezione numismatica”

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La Tazza Farnese al centro della sala che ospita la collezione delle Gemme Farnese al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Riapre al pubblico la collezione delle Gemme Farnese del museo Archeologico nazionale di Napoli, alla fine dell’intervento di rinnovamento, eseguito nell’ambito del Progetto PON Cultura e Sviluppo 2014-2020 “Valorizzazione del Medagliere”, una delle raccolte glittiche più prestigiose soprattutto per il fatto di avere conservato l’originaria unitarietà, annoverando sia gemme antiche che moderne. L’inaugurazione venerdì 6 settembre 2024, alle 12, alla presenza del direttore generale dei Musei del ministero della Cultura, professore Massimo Osanna, che commenta: “Si riparte a settembre con un’attenta operazione di valorizzazione delle collezioni museali. Tra queste, le Gemme Farnese presentano sia un notevole interesse antiquario, sia un eccezionale pregio artistico. Si lavora anche per restituire ai visitatori, entro dicembre, la sezione della numismatica, che comprenderà uno spazio dedicato alle oreficerie antiche conservate al Museo”.

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Gli spazi della collezione delle Gemme Farnese al museo Archeologico nazionale di Napoli dopo l’intervento di rinnovamento (foto mann)

Gli interventi di rinnovamento delle Gemme Farnese, pur lasciando inalterato l’allestimento curato nel 1995 dal professore Carlo Gasparri, hanno avuto l’obiettivo di valorizzare la storia della collezione e la bellezza delle opere. Si è lavorato sia sugli apparati didattici, ora bilingue e corredati di immagini, sia sulle vetrine ravvivate da nuovi corpi illuminanti a risparmio energetico e da ingrandimenti fotografici esemplificativi. Nelle teche sono ospitate 492 gemme, tra cammei e intagli. Se, in queste sale, è possibile ammirare uno dei più celebri capolavori della glittica, la Tazza Farnese, filo conduttore del riallestimento è promuovere la conoscenza degli splendidi esemplari in mostra: in questa prospettiva, nelle vetrine sono stati posizionati spot luminosi, che permettono di ammirare i dettagli di vere e proprie sculture in miniatura.

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Collezione delle Gemme Farnese del Mann: le vetrine con gli apparati didattici (foto mann)

Nei pannelli informativi vi sono approfondimenti sui grandi collezionisti che, nel tempo, hanno permesso di stratificare e arricchire la storia di questa grande raccolta: Pietro Barbo, Lorenzo de’ Medici, i cardinali Ranuccio e Alessandro Farnese insieme al dotto Fulvio Orsini. Gli apparati didattici sono concepiti, dunque, per accompagnare il visitatore in un’esperienza dal valore conoscitivo ed emozionale.

Agrigento. All’alba, al Tempio della Concordia nella Valle dei Templi, l’ultima replica dello spettacolo “Al passo coi Templi – Il risveglio degli dei”, con libretto, musiche originali e regia di Marco Savatteri

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Lo spettacolo “Il risveglio degli dei” di Marco Savatteri al Tempio di Giunone nella Valle dei Templi (foto regione siciliana)


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Lo spettacolo “Il risveglio degli dei” di Marco Savatteri al Tempio di Giunone nella Valle dei Templi (foto regione siciliana)

Se vi siete persi l’alba con “Al passo coi Templi – Il risveglio degli Dei” di Marzo Savatteri al Tempio della Concordia nella Valle dei Templi di Agrigento il 23 e il 25 agosto 2024, non tutto è perduto. C’è ancora l’ultima replica. Appuntamento il 6 settembre 2024: nella suggestiva cornice della Valle dei Templi di Agrigento si terrà l’ultima replica dello spettacolo “Al passo coi Templi – Il risveglio degli dei”, con libretto, musiche originali e regia di Marco Savatteri, uno degli eventi più attesi e acclamati dell’estate siciliana. Il cast comprende Giovanni Geraci, Albachiara Borelli, Ilaria Conte, Aurora Catalano, Giulia Marciante, Giulia Tarantino, Michele Iuliano, Omar Barole, e molti altri talenti, con la partecipazione straordinaria di Silvio Laviano e Antonio Melissa. Lo spettacolo teatralizzato “Il Risveglio degli Dei”, rappresentato all’alba, finora ha conquistato il numerosissimo pubblico riscuotendo un successo straordinario grazie alla sua capacità di unire storia, mitologia e paesaggi mozzafiato. Accesso il 6 settembre 2024 dalle 4.30 con ingresso lato Giunone. Inizio rappresentazione 5.45. Durata rappresentazione 70 minuti. Si consiglia di portare un cuscino per la visione da seduti. Ingresso gratuito per ragazzi fino a 12 anni. Ingresso ridotto (10 euro) per ragazzi da 13 a 18 anni con acquisto biglietto prevendita o botteghino. Ingresso intero 15 euro. Biglietti https://www.webtic.it/ oppure su https://agrigento-biglietti.com.

Bolsena-Saturnia. Al via il XVII Incontro di Studi Preistoria e Protostoria in Etruria “Sorgenti della Nova: 50 anni di scoperte. Per una rilettura del Bronzo Finale in Italia”. Ecco il ricco programma della tre giorni di lavori

bolsena-saturnia_preistoria-e-protostoria-in-etruria_XVII-incontro_Sorgenti-della-Nova-50-anni-di.scoperte_locandinaAl via il XVII Incontro di Studi Preistoria e Protostoria in Etruria in programma il 6, 7 e 8 settembre 2024 a Bolsena (Vt) e Saturnia (Gr), promosso dal Centro Studi di Preistoria e Archeologia di Milano, Comune di Valentano, Comune di Bolsena, Comune di Manciano, museo della Preistoria della Tuscia e della Rocca Farnese, museo diffuso della Comunità Mancianese. A 50 anni di distanza dall’inizio degli scavi di Sorgenti della Nova, il XVII Incontro di Studi di Preistoria e Protostoria in Etruria sarà dedicato ad una rilettura del Bronzo Finale della penisola italiana. Seguirà la sezione dedicata a: Ricerche e Scavi che raccoglierà gli interventi relativi agli studi e alle scoperte pre- e protostoriche effettuate in Etruria durante gli ultimi anni, con preferenza per gli aggiornamenti dei temi affrontati nei convegni precedenti.

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Ferrante Rittatatore Vonwiller sulla sua fida 850 nel 1971 (foto csp)

Sorgenti della Nova: 50 anni di scoperte. Per una rilettura del Bronzo Finale in Italia. Individuato per la prima volta da Ferrante Rittatore Vonwiller nel 1938, l’abitato di Sorgenti della Nova è oggetto di scavi sistematici dal 1974, condotti prima dall’università di Milano e oggi dal Centro Studi di Preistoria e Archeologia. Quest’anno ricorre quindi il 50° anniversario dell’inizio delle ricerche, che hanno reso Sorgenti della Nova un punto di osservazione privilegiato per la comprensione delle dinamiche storiche che interessarono la media valle del fiume Fiora e, più in generale, l’Etruria meridionale nel Bronzo Finale e all’alba dell’età del ferro. A 50 anni di distanza dall’inizio degli scavi, il XVII Incontro di Studi di Preistoria e Protostoria in Etruria sarà dunque dedicato ad una rilettura del Bronzo Finale della penisola italiana. Scopo del convegno è quello di indagare le trasformazioni avvenute in questo periodo, dall’occupazione del territorio, allo sviluppo della società, ai cambiamenti culturali e ideologici. Le tematiche che ci si propone di affrontare saranno quindi: la relazione uomo-ambiente, lo sfruttamento del territorio, la percezione e la costruzione del paesaggio, l’articolazione degli spazi abitativi, la concezione del sacro e l’ideologia funeraria, l’organizzazione sociale, la concezione del potere e simboli di status. L’Incontro di Studi costituirà inoltre un’occasione sia per ripercorrere la storia degli studi sia per presentare nuove scoperte. Come di consueto, la discussione si incentrerà sulle testimoniane restituite dal territorio italiano. Allo scopo di meglio contestualizzare i temi proposti, saranno tuttavia valutati anche interventi che interessano il Mediterraneo e i territori d’Oltralpe.

PROGRAMMA VENERDÌ 6 SETTEMBRE 2024. Bolsena – palazzo Monaldeschi della Cervara – centro visite SIMULABO. Alle 9.30, saluto delle autorità: Raffaella Bruti, vicesindaco e assessore Cultura e Scuola del Comune di Bolsena; Barbara Barbaro, funzionario della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale; Marco D’Aureli, coordinatore scientifico SIMULABO (Sistema Museale del Lago di Bolsena); Andrea Cardarelli, presidente Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria. Alle 10, inizio dei lavori. Christian Metta, Veronica Gallo “Sorgenti della Nova: 50 anni di scoperte”; Francesco di Gennaro “Le ultime pagine di Nuccia Negroni sul protovillanoviano”; Marica Venturino, Marina Giaretti “L’età del bronzo finale in Piemonte. Un aggiornamento Francesco Rubat Borel Settant’anni dopo F. Rittatore Vonwiller, il “Bronzo Finale” nell’Italia nord-occidentale tra XIII e IX secolo a.C.: considerazioni culturali e di storia degli studi”. Alle 11.40, pausa caffè. Marco Baioni, Cristina Longhi, Claudia Mangani “Il Bronzo Finale nella Lombardia orientale: alcune riflessioni Laura Pau Il Bronzo Finale in area padana centro-orientale. Cronologia e aspetti insediativi”; Valentina Donadel “Il Bronzo Finale nel Veneto orientale e il centro di Treviso”. Alle 13.15, pausa pranzo. Alle 14.30, ripresa dei lavori. Michele Cupitò, David Vicenzutto, Cristina Ambrosioni, Ivana Angelini, Vanessa Baratella, Veronica Gallo, Nadia Noio, Vito G. Prillo, Silvia Tinazzo, Massimo Vidale, Paola Salzani, Claudio Bovolato, Claudio Balista, Maria Sofia Manfrin, Wieke de Neef, Cornelius Meyer, Cristiano Nicosia, Marta Dal Corso, Elena Zaffaina “Le ricerche dell’università di Padova a Villamarzana. Nuovi dati per una lettura aggiornata del “sistema Medio Polesine” alla fine dell’età del bronzo”; Riccardo Vanzini, Claudio Cavazzuti “Il Bronzo Finale in Emilia orientale: nuove prospettive di ricerca”; Alberto Agresti “La fine dell’età del bronzo nel bacino dell’Arno. Forme del popolamento e dinamiche culturali”; Carlo Cavanna, Paolo Nannini, Claudio Calastri, Massimo Cardosa “I tumuli e le strutture megalitiche di Monte Leoni (Roccastrada – Campagnatico, Gr): un progetto di ricerca in corso”; Carlo Persiani “Montarana (Tarquinia – Vt), Bronzo Recente e Finale. Analisi quantitativa dei ritrovamenti di superficie”. Alle 16.30, pausa caffè. Anna Maria Conti “Tuscania – Dal villaggio alla città? Nuovi dati da Colle San Pietro”; Patrizia Costa, Fabio Rossi “Le Rogge (Canino, Vt): i materiali ceramici del Bronzo Finale”. Alle 18, presentazione del volume “Le abitazioni a pianta ellittica di Sorgenti della Nova e Sovana. Confronti con l’Etruria e il Latium vetus, tra l’età del Bronzo e l’età del Ferro” di Nuccia Negroni Catacchio e Matilde Kori Gaiaschi. Edizioni del Centro Studi di Preistoria e Archeologia, Milano 2024. Presenta il volume: Monica Miari.

PROGRAMMA SABATO 7 SETTEMBRE 2024. Saturnia – sala Bartolini. Alle 9.30, saluto della autorità: Matteo Bartolini, consigliere delegato alla Cultura del Comune di Manciano; Giovanni Altamore, funzionario della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le provincie di Siena Grosseto e Arezzo; Massimo Cardosa, direttore del museo diffuso della Comunità Mancianese; Marco Firmati, direttore del polo culturale Pietro Aldi di Saturnia; Massimo Barbini, presidente TEMA Vita ETS. Alle 10, inizio dei lavori. Alessandro Zanini “Il Bronzo Finale medio-tirrenico. Cronologie e sincronismi”; Carlo Virili, Alessandro Zanini, Alessandro M. Jaia “L’apogeo prima della crisi: il sito perilacustre di Paduli nell’età del bronzo finale nel quadro della dialettica tra uomo e ambiente”; Anna De Santis, Claudio Giardino “Geopolitica del Latium vetus nell’età del bronzo finale”; Kewin Peche-Quilichini “Paci è saluta. Il Bronzo Finale della Corsica: elementi per una sintesi”. Alle 11.40, pausa caffè. Laura Pau, Salvatore Sebis “Il Bronzo Finale nel Sinis e nel Campidano Maggiore. Stato delle ricerche”; Paola Basoli “Relazione fra uomo e ambiente tra Bronzo Finale e alba dell’età del ferro nel sito di San Luca (Ozieri-Sassari)”; Gaia Pignocchi “Il Bronzo Finale nelle Marche. Trasformazioni e dinamiche evolutive fino all’inizio dell’età del Ferro”. Alle 13.15, pausa pranzo. Alle 14.30, ripresa dei lavori. Tomaso Di Fraia “A 50 anni dalla scoperta: l’insediamento di Archi testimone di un’inaspettata complessità nell’area medio-adriatica alla fine dell’età del Bronzo”; Teodoro Scarano, Claudio Cavazzuti “Il Bronzo Finale della necropoli a cremazione di Torre Guaceto”; Andrea Celestino Montanaro “La Daunia tra Bronzo Finale e prima età del ferro. La nascita della civiltà iapigia e l’ideologia funeraria”; Elisa Pizzuti, Alessandro Vanzetti “Nuovi dati sul Bronzo Finale in Italia meridionale attraverso la rilettura della necropoli a cremazione di Timmari (Mt)”; Massimo Cultraro “Il Bronzo Finale nella Sicilia centro-orientale: dati generali e problemi aperti”. Alle 16.30, pausa caffè. Discussione poster – tema monografico. Alice Maria Sbriglio, Barbara Grassi, Omar Larentis, Claudia Mangani “Una necropoli del Protogolasecca a Colle Brianza (LC)”; Giulia Mannino “La fase di passaggio tra Bronzo Recente e Bronzo Finale nella Romagna occidentale”; Alberto Agresti, Luca Biancalani, Lionello Morandi, Niccolò Mazzucco “Tra monti e mare. Le comunità dell’Appennino tosco-ligure alla fine dell’età del Bronzo. Revisione preliminare delle forme del popolamento e potenzialità della ricerca tra Toscana settentrionale e Liguria di Levante”; Alberto Agresti, Lionello Morandi “Le tazze con ansa sormontante configurata. Riflessioni su forma e funzione di una delle forme vascolari rappresentative del Bronzo Finale dell’Italia centrale”; Veronica Gallo, Francesco Radin “Nuovi dati da Sorgenti della Nova (Farnese, Vt): la Struttura h del settore IX”. Alle 18, presentazione del volume “Archeologia del Fuoco. La vita, la morte, i culti: una presenza costante. Ricerche e Scavi”, Atti del XVI Incontro di Studi Preistoria e Protostoria in Etruria. Edizioni del Centro Studi di Preistoria e Archeologia, Milano 2024. Presenta il volume Massimo Cardosa.

PROGRAMMA DOMENICA 8 SETTEMBRE 2024. Saturnia – sala Bartolini. RICERCHE E SCAVI Alle 9.30, iInizio dei lavori. Simona Pannuzi, Carlo Persiani, Carlo Rosa “Presenze eneolitiche sulle sponde dell’antico Stagno di Ostia (Roma)”; Felice Larocca, Donata Luiselli, Federico Spiganti, Mirko Traversari “La Grotta dei Conoidi nel Fosso del Bagno di Parrano (Terni). Un nuovo sito archeologico presso il complesso delle Tane del Diavolo”; Fabio Martini, Lapo Baglioni, Patrizio Balli, Federica Biagiotti, Chiara De Marco, Isabella Matera, Samuele Mugnai, Filippo Olmi, Pasquino Pallecchi, Lucia Sarti “Il progetto “Tane del Diavolo di Parrano”: nuove indagini sui contesti produttivi e programmi di valorizzazione”; Alessandro Zanini “La fase subappenninica di Poggio Gaiella nel quadro del sistema di popolamento Cetona-Chiusi”. Alle 10.45, pausa caffè. Francesco Laurita, Roberto Dan, Artur Petrosyan “Un’ossidiana è per sempre. Analisi preliminare dell’industria in pietra scheggiata dell’età del ferro da Solak-1/Varsak, Armenia”; Orlando Cerasuolo “I dati archeologici sulla lavorazione dell’ambra: spunti per un confronto tra Etruria ed Europa”. Discussione poster – Ricerche e scavi. Sem Scaramucci, Teresa Cavallo “Nuovo rinvenimento di industrie litiche paleolitiche a Marsiliana d’Albegna (Manciano-Gr); Anna Maria Conti, Carlo Persiani “Tuscania – Testimonianze dell’Eneolitico finale da Colle San Pietro”; Simona Carosi, Fabio Rossi, Alessandro Tizi “Nuovi dati per l’Eneolitico di Tuscania. Due reperti inediti da Montebello”; Christian Metta, Matteo Aspesi “Nuove indagini in località La Botte (Farnese, Vt). Relazione preliminare”; Patrizia Costa, Fabio Rossi “Un nuovo sito protostorico in località Cerrosughero – Canino (Vt); Giulia Deimichei, Elena Marocchino, Jessica Taormina, Massimo Cardosa, Fabio Rossi, Silvia Amicone “Investigating ceramic production in the early Iron Age site of Duna Feniglia (Orbetello, Gr): an archaeometric approach”. Alle 13, conclusioni e chiusura dei lavori.

Ischia (Na). A Villa Arbusto, sede del museo Archeologico di Pithecusae, la conferenza “Dal Levante ad Ischia: un Mediterraneo condiviso” con Ida Oggiano, dirigente di ricerca all’Ispc-CNR, sesto appuntamento del progetto Kepos 2024

ischia_lacco-ameno_villa-arbusto_archeologico_progetto-kepos-dal-levante-ad-ischia-un-mediterraneo-condiviso_oggiano_locandinaGiovedì 5 settembre 2024, alle 19.30, a Villa Arbusto sede del museo Archeologico di Pithecusae di Lacco Ameno, sesto appuntamento del progetto Kepos, organizzato dalla Fondazione W. Walton e Giardini La Mortella e dedicato alle fasi storiche più antiche dell’isola d’Ischia, e dedicato al mondo levantino e alle connessioni col mondo greco e con l’antica Pithekoussai, con la dirigente di ricerca all’Istituto di Scienze del Patrimonio culturale del CNR, la prof.ssa Ida Oggiano, illustrerà il tema con la relazione “Dal Levante ad Ischia, un Mediterraneo condiviso”. Dopo i saluti del sindaco di Lacco Ameno Giacomo Pascale e di Alessandra Vinciguerra, presidente della Fondazione W. Walton e Giardini La Mortella, interverrà la prof.ssa Ida Oggiano. L’incontro sarà moderato da Mariangela Catuogno, direttore scientifico del Progetto Kepos. Ingresso libero dalle 19.

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Corredo della tomba 545 dalla necropoli di Pithekoussai al museo Archeologico di Pithecusae: presenti un unguentario fenicio e una coppetta tripode di produzione locale (foto museo lacco ameno)

I primi tre secoli del primo millennio a.C. nel Mediterraneo furono caratterizzati da una grande mobilità di navi, merci, uomini e idee. Le coste del Mediterraneo Orientale e Cipro, il cosiddetto Levante, divennero parte integrante del sistema economico e culturale del Mediterraneo centro-occidentale (Sicilia e Sardegna, Nord-Africa e area tirrenica e Spagna). Tracce della presenza levantina sono sempre più evidenti negli scavi archeologici dell’area tirrenica e si aggiungono alla nota documentazione di Ischia, tra i primi luoghi di incontro tra le comunità locali, i greci dell’Eubea e i “levantini” appunto. Ma chi erano i Levantini di cui si parla? Chi furono i “phonikes”, i Fenici, che navigarono in questa parte del Mediterraneo ancor prima di fondare le loro colonie? Con la presentazione si proporrà un viaggio a ritroso, visitando un Vicino Oriente la cui multiculturalità è la base della sua ricchezza passata e contemporanea.

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Corredo della Tomba 944 rinvenuto nella necropoli di S. Montano a Lacco Ameno: disegno pubblicato da Giorgio Buchner, nel 1983

Ricorda Mariangela Catuogno: già Giorgio Buchner, nel 1983, pubblicando il corredo della Tomba 944 rinvenuto nella necropoli di S. Montano a Lacco Ameno sull’isola d’Ischia composto da una oinochoe (brocca locale), due skyphoi di tipo corinzio (coppe), una anforetta d’impasto a spirali, un aryballos (unguentario), due fibule, due fermatrecce, due anelli, globetti pendenti, scriveva: ” …l’unica fonte degli aryballoi usati a Pithekoussai nel terzo quarto dell’VIII sec. a.C. era il Levante, invita alla riflessione… si tratta di un rito allogeno…di una distinzione etnica… analoghe a quelle dimostrate dalle testimonianze epigrafiche semitiche… oppure ci troviamo di fronte ad un altro fenomeno pertinente alla stratigrafia sociale euboica, dalla cui espressione materiale non saranno certo state assenti le vicissitudini commerciali dell’epoca in cui ai vecchi contatti con l’Oriente si aggiungevano le imprese nell’ Occidente?”. Ne parlerà nell’incontro a Villa Arbusto.

Rovereto (Tn). Nuove anticipazioni della 35ma edizione del RAM film festival edizione del RAM film festival: al Planetario il programma Off Fulldome, per un nuovo modo di vivere la cultura e il cinema. E poi lo spazio RAM-X, con installazioni multimediali di realtà virtuale e anteprima del nuovo progetto VR per le Palafitte UNESCO

rovereto_RAM-film-festival-2024_anticipazioni_fulldome_foto-fmcrIl RAM 2024 si apre a nuove tecnologie, linguaggi e sperimentazioni, alla ricerca delle più variegate dimensioni del cinema. Per il pubblico che sarà a Rovereto (Tn) dal 2 al 6 ottobre 2024 per la 35ma edizione del RAM film festival Rovereto Archeologia Memorie, che quest’anno analizza le piccole e grandi migrazioni del passato e proposti approfondimenti sulle influenze, le problematiche e le opportunità legate alle migrazioni del presente, offrendo diversi punti di vista – gli “Sguardi sulle Migrazioni”, appunto, sarà disponibile un nuovo programma Off Fulldome del festival, parallelo al main program, dove si andrà alla scoperta dei siti antichi attraverso il cinema immersivo al Planetario del museo di Scienze e Archeologia. È questa una delle anticipazioni più curiose dell’edizione 2024. Grazie alla partnership che il festival ha stretto con APA Vd’A e il festival Frontdoc, ci sarà infatti anche uno spazio sperimentale con installazioni multimediali di realtà virtuale in cui troveranno la loro ideale collocazione la sperimentazione espressiva e l’utilizzo delle nuove tecnologie.

A consentire questa nuova esperienza è lo strumento digitale da poco installato nello spazio del Planetario del museo di Scienze e Archeologia di Rovereto, che da quest’anno viene trasformato nei giorni del festival in sala cinematografica declinata non solo sulle tematiche astronomiche, ma sui temi culturali. Le proiezioni avverranno tutti i pomeriggi, dalle 16 alle 18. Sono state selezionate nuove produzioni di varie parti del mondo, oltre ad alcuni film di repertorio sui cieli antichi, per far conoscere al pubblico un nuovo modo di vivere la cultura e il cinema. Abbazie, castelli e tombe del Galles nello straordinario “From the shadows of the stones” di Matt Wright e Janire Najera (2024), il movimento artistico del “Suprematism” nel film tedesco di Sergej Prokofiev 2024), una visione profonda della storia epica australiana in “The Earth Above: A Deep Time View of Australia’s Epic History” (2024) a cura del Ruwe collective, un collettivo di registi australiani indigeni e non, o ancora “The secrets from a forest” di Jim Brandenburg e Neil Luca per il Bell Museum, dove l’esibizione dei musicisti della Minnesota Orchestra è trasportata nella straordinaria foresta da cui proviene il legno degli strumenti, la foresta di Paneveggio. Viene poi dal Canada un film sulla vita e le opere di René Derouin, prodotto da Figure 55, dal titolo “Lands of the Americas” (2021) di Patrick Bossé. Un’esperienza immersiva che collega le creazioni dell’artista alle aree chiave delle sue migrazioni: dal Québec al Messico, al Giappone agli Stati Uniti, attraversando il Grande Nord canadese.

rovereto_RAM-film-festival-2024_anticipazioni_RAM-X_foto-fmcrSpazio RAM-X. Accanto allo spazio del programma Off di Cinema Fulldome, il RAM inaugurerà quest’anno al museo civico di Scienze e Archeologia uno spazio sperimentale con installazioni multimediali di realtà virtuale in cui troveranno la loro ideale collocazione la sperimentazione espressiva e l’utilizzo delle nuove tecnologie. Lo spazio, denominato RAM-X, sarà a cura di Filippo Maria Pontiggia, esperto di Virtual Reality, tecnologie immersive e linguaggi innovativi. L’intervento è nell’ambito della partnership che il RAM ha stretto con APA VdA, che raccoglie tecnici, produttori e filmmaker valdostani. APA organizza dal 2008 FRONTDOC, un festival cinematografico internazionale dedicato al CInema di Frontiera. La collaborazione con il FRONTDOC è legata non solo al focus sulle grandi migrazioni (naturalmente connaturato al tema del festival valdostano), ma anche sui nuovi linguaggi del cinema, su cui il RAM pone per questa edizione un’attenzione speciale. Uno spazio speciale in questo ambito sarà riservato a un nuovo progetto VR in anteprima, realizzato per le Palafitte UNESCO, “Reflections VR: A Stilts life story”, un progetto innovativo realizzato da ETT di Genova, finalizzato a raccontare, attraverso uno storytelling immersivo in VR, la vita delle comunità preistoriche che popolavano vari siti palafitticoli dell’Italia settentrionale, tra cui Fiavè.

 

Ercolano. Ripartono le visite accompagnate al Teatro Antico di Ercolano con aperture bisettimanali. E intanto il parco archeologico traccia un bilancio dell’estate con I Venerdì. Il direttor Sirano: “Un’altra stagione di successi”

ercolano_parco_riparte-il-teatro-antico_locandinaRipartono le visite al Teatro Antico di Ercolano con aperture bisettimanali, il mercoledì e il sabato, dal 4 settembre al 9 novembre 2024. “Un’esperienza catartica e suggestiva a metri e metri di profondità”, l’ha definita il direttore del parco archeologico di Ercolano, Francesco Sirano, particolarmente soddisfatto in questi giorni in cui si traccia un primo bilancio dell’estate ercolanese.

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Grande partecipazione di pubblico nei percorsi serali teatralizzati de “I Venerdì” al parco archeologico di Ercolano (foto paerco)

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I Venerdì di Ercolano: la partenza del percorso serale dall’Antica Spiaggia (foto paerco)

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I Venerdì di Ercolano: suggestivi tableaux vivant di Teatri 35 (foto paerco)

Estate ercolanese. Venerdì 30 agosto 2024 si è tenuta infatti l’ultima serata ai percorsi del parco archeologico di Ercolano I Venerdì di Ercolano che, come ogni estate, si confermano la scelta preferita per le serate da trascorrere all’aria aperta ma immersi nel suggestivo scenario delle antiche strade illuminate e rese vive grazie alle performances teatrali create ad hoc da Teatri 35. Sono stati 2.487 i fortunati visitatori che hanno potuto accedere nonostante i numerosi i sold out nei 16 turni che si sono ripetuti ogni venerdì a partire dal 2 agosto. L’itinerario del 2024 ha dato valore particolare all’Antica Spiaggia, fissando la partenza del percorso dal simbolico luogo recentemente restituito alla fruizione dei visitatori, per proseguire all’interno di case e strade in un viaggio nel tempo, sulle tracce di Ercole, ravvivate dalle esibizioni degli attori di Teatri 35. “Ancora un anno di successi”, dichiara Sirano. “Sono orgoglioso che il Parco sia protagonista delle scelte dei visitatori del territorio durante l’estate e soddisfatto delle opportunità che offriamo andando incontro alle diverse esigenze. Così per le serate dei Venerdì, come per la novità dei percorsi all’alba che anche ha riscontrato il suo interesse”.

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Uno scorcio del Teatro Antico di Ercolano (foto metelli)

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Un gruppo di visitatori venti metri sotto la lava alla scoperta del Teatro Antico di Ercolano (foto parco Ercolano)

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Visitatori accompagnati ad esplorare il Teatro antico di Ercolano sepolto sotto venti metri di lava (foto parco archeologico di Ercolano)

Teatro antico. Gli ingressi accompagnati al Teatro Antico riprendono – come si diceva – il 4 settembre e si ripeteranno con un aperture bisettimanali, il mercoledì e il sabato, in gruppi di 10 persone fino al 9 novembre 2024 con 6 turni di visita: alle 9.30, 10.30, 11.30, 14.30, 15.30, 16.30 (in lingua inglese alle 11.30 e 16.30). I visitatori potranno trasformarsi in esploratori con caschi, mantelline e torce, per andare alla scoperta della storia dell’antica città; un viaggio nel tempo attraverso i cunicoli settecenteschi accompagnati dal personale del Parco nell’ambito del progetto di valorizzazione. Le visite si svolgeranno il mercoledì e il sabato I biglietti potranno essere acquistati on line sul sito http://ercolano.coopculture.it e direttamente presso la biglietteria del Parco. Ingresso Teatro antico di Ercolano: 5 euro, integrato ingresso Parco Archeologico di Ercolano + Teatro antico di Ercolano: 15 euro. Biglietto ridotto previsto unicamente per il biglietto solo teatro di 2 euro per ragazzi con età compresa tra i 18 e i 25 anni. Sospese tutte le gratuità ad eccezione di quelle relative ai portatori di handicap e ad un loro familiare o ad altro accompagnatore, che dimostri la propria appartenenza a servizi di assistenza socio-sanitaria. Il percorso è sotterraneo e raggiunge circa 25 metri dalla quota stradale. La visita è riservata ai maggiorenni. L’appuntamento è presso la biglietteria del parco archeologico 30 minuti prima dell’inizio del proprio turno di visita. La pavimentazione è bagnata in più punti ed è scivolosa a causa della presenza di sedimentazioni calcaree e di acqua. Inoltre, il percorso prevede molti gradini. Pertanto, non è adatto ai soggetti claustrofobici e alle persone con problemi di deambulazione o in gravidanza, ovvero con patologie influenzabili dal contesto di visita. Per motivi di sicurezza si richiede ai visitatori di portare con sé solo borse di piccole dimensioni. Saranno forniti dal Parco Archeologico di Ercolano caschetti, cuffia per capelli, mantelline e torce da utilizzare nel percorso. È obbligatorio l’uso di scarpe chiuse, basse, resistenti ed impermeabili. è preferibile l’utilizzo di scarpe da trekking. Si consiglia nei periodi estivi di munirsi di maglie o giacche comode, da indossare prima della visita, dato il considerevole sbalzo termico da affrontare durante il percorso.

Varese. Al via la VII edizione di Varese Archeofilm 2024, festival internazionale del cinema di archeologia arte ambiente etnologia: ecco il programma dei film in concorso per il premio del pubblico e della giuria tecnica, e degli incontri/intervista con i protagonisti a cura di Piero Pruneti

varese_archeofilm-2024_programma_locandinaAl via la VII edizione di Varese Archeofilm 2024, festival internazionale del cinema di archeologia arte ambiente etnologia, in programma alle 20.30, dal 4 al 7 settembre 2024, in sala Montanari (Ex cinema Rivoli), via dei Bersaglieri 1 a Varese. Evento a ingresso libero e gratuito organizzato dal Comune di Varese in collaborazione con museo Castiglioni, associazione Conoscere Varese, Archeologia Viva, Firenze Archeofilm, Ce.R.D.O., con il patrocinio di università Insubria. Selezione filmati: Marco Castiglioni. Archivio cinematografico: Firenze Archeofilm.

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Frame del film “Franco Mezzena. L’archeologia raccontata con il sorriso” di Nicola Castangia e Andrea Fenu

PROGRAMMA MERCOLEDÌ 4 SETTEMBRE 2024. Apre il film “Franco Mezzena. L’archeologia raccontata con il sorriso” di Nicola Castangia e Andrea Fenu (Italia, 42’). Dall’incontro tra l’archeologo Franco Mezzena, scopritore dell’area megalitica di Saint Martin de Corleans ad Aosta, con l’archeologo Giorgio Murru, direttore del Menhir Museum di Laconi, nasce questo docufilm dove Franco Mezzena racconta la sua scoperta avvenuta nel lontano 1969 e, con il suo sorriso luminoso, ci fa viaggiare tra mito e realtà trascinandoci nel mondo del megalitismo e tra le entusiasmanti avventure degli Argonauti, di Cadmo, di Giasone e della figura di Ercole sollecitando, con maestria e profonde conoscenze, il confronto tra il sito megalitico di Aosta e la Sardegna preistorica. Segue l’incontro/intervista con Lanfredo Castelletti, archeobotanico, già direttore dei Musei Civici di Como, fondatore del Laboratorio di Archeobiologia di Como, e Barbara Cermesoni conservatore museale archeologo presso Musei Civici di Varese, a cura di Piero Pruneti direttore di Archeologia Viva. Quindi il film “Pescatori-cacciatori-raccoglitori: abitanti del Nilo Bianco nella preistoria recente / Fisher-hunter-gatherers: inhabitants of the White Nile in recent prehistory” di Marco Tomaselli, Donatella Usai (Italia / Sudan, 43’). Il documentario illustra gli aspetti della vita dei cacciatori-raccoglitori-pescatori che abitavano sulla sponda del Nilo Bianco nel Tardo Pleistocene-inizio Olocene Antico. Una narrazione resa possibile dai risultati del lavoro interdisciplinare effettuato nel sito di al- Khiday dal Centro Studi Sudanesi e Sub-Sahariani (ETS) di Treviso, in collaborazione con l’Università di Padova, Parma e Milano. Chiude la prima giornata il film “Hardangerfolk” di Gregor Douglas Sinclair (Regno Unito, 20’). Il film, seguendo una moderna spedizione, ripercorre le orme di alcuni membri della resistenza norvegese che nel 1943 attraversarono l’inospitale altopiano montuoso Hardangervidda per impedire la creazione di una nuova bomba atomica da parte di Hitler. La missione vide undici combattenti della resistenza norvegese addestrati in Gran Bretagna distruggere la centrale elettrica controllata dai nazisti che stava sviluppando ossido di deuterio, noto anche come “acqua pesante”, un ingrediente chiave nella produzione del plutonio.

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Frame del film “Banksy e la ragazza del Bataclan” di Edoardo Anselmi

PROGRAMMA GIOVEDÌ 5 SETTEMBRE 2024. Apre la serata il film “Banksy e la ragazza del Bataclan” di Edoardo Anselmi (Italia / Francia, 52’). Può un’opera di street art esprimere il sentimento di un’intera comunità e diventare oggetto di ricerche sia da parte della polizia italiana che francese? Sì, se è di Banksy! “Banksy e la ragazza del Bataclan” ripercorre l’incredibile viaggio dell’opera iconica realizzata da Banksy al Bataclan, che simboleggia l’orrore del terrorismo e il paradosso della street art e di Banksy stesso. Segue l’incontro/intervista con Andrea Ravo Mattoni artista, pittore e creativo varesino di fama internazionale, a cura di Piero Pruneti direttore di Archeologia Viva. Chiude la serata il film “Li chiamiamo Vichinghi / On les appelle Vikings” di Laureline Amanieux (Francia, 52’). I Vichinghi erano davvero i barbari descritti dai cronisti del Medioevo? Benjamin Brillaud ci invita a esplorare la loro storia concentrandosi sulle scoperte più recenti, andando contro a idee preconcette. Dalla Danimarca all’Islanda passando per la Francia, incontra storici, biologi e archeologi, penetra biblioteche e musei, e attraversa paesaggi spettacolari in cui ancora troviamo le tracce del loro passaggio.

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Frame del film “L’incantevole Lucrezia Borgia” di Marco Melluso, Diego Schiavo

PROGRAMMA VENERDÌ 6 SETTEMBRE 2024. Apre la serata il film “L’incantevole Lucrezia Borgia” di Marco Melluso, Diego Schiavo (Italia, 63’). Durante lo speakeraggio di un documentario dai toni scandalistici, Lucrezia Lante della Rovere esce magicamente dallo schermo, si ribella e coinvolge Voce, lo speaker interpretato dal brillante Tullio Solenghi, in un viaggio alla riscoperta della vera vita di un’eroina del suo tempo: Lucrezia Borgia. Segue l’incontro/intervista con Marco Melluso regista, scrittore, sceneggiatore, e Diego Schiavo sound designer, autore, sceneggiatore, regista, a cura di Piero Pruneti direttore di Archeologia Viva. Chiude la serata il film “I fratelli Champollion. Nel segreto dei geroglifici / Les frères Champollion. Dans le secret des hiéroglyphes” di Jacques Plaisant (Francia, 52’). Duecento anni fa, Jean-François Champollion decifrò per la prima volta i geroglifici egizi, risolvendo così uno dei più grandi enigmi della storia dell’umanità. Ciò che è poco noto è che dietro questo genio si nasconde un uomo nell’ombra: Jacques-Joseph, il fratello maggiore della famiglia Champollion. Il recente studio degli archivi di famiglia getta nuova luce sull’avventura intellettuale della decifrazione.

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Frame del film “Cervino – La Montagna del Mondo” di Nicolò Bongiorno

PROGRAMMA SABATO 7 SETTEMBRE 2024. Apre la serata finale il film “Cervino – La Montagna del Mondo” di Nicolò Bongiorno (Italia, 67’). La struttura del documentario si articola su tre piani narrativi, rispettivamente dedicati al racconto della conquista della montagna avvenuta nel 1865, all’analisi di fonti letterarie ed archivistiche ed infine alla scalata che il regista stesso compie insieme alla guida alpina del Cervino Marco Barmasse. Il racconto di quest’ultima impresa nel film diviene occasione per una ricerca introspettiva volta ad esplorare il contatto con una natura selvaggia e il rapporto tra figlio e padre che legava Nicolò e Mike al Cervino. Il film documentario si svolge come un meraviglioso viaggio attraverso il tempo, a contatto con la saggezza della natura più selvaggia, alla ricerca di una nuova “via” interiore. Segue la cerimonia di premiazione: con la consegna del “Premio Città di Varese” al film più gradito al pubblico, e del “Premio Alfredo e Angelo Castiglioni” assegnato dalla giuria tecnica. Quindi l’incontro/intervista con Nicolò Bongiorno regista, produttore e protagonista del film “Cervino- La montagna del mondo” e Luigi Pizzimenti giornalista e curatore della mostra “K2. Un’impresa italiana.1954-2024” a cura di Piero Pruneti direttore di Archeologia Viva. Chiude la serata e il festival il film “Peaks of energy” di Matteo Forzano, Damiano Levati, Matteo Vettorel (Italia, 90’). L’avvincente racconto della spedizione valdostana in Pakistan dell’estate 2022. Sei Guide Alpine della Valle d’Aosta tentano la scalata, senza ossigeno, di 3 montagne del Karakorum (K2, Nanga Parbat e Broad Peak), un’impresa riservata a pochi. Ambizioni personali si intrecciano con legami di amicizia e comunità, sfidando la natura individuale dell’alpinismo himalayano.

#domenicalmuseo: Pompei è il sito più visitato nella domenica a ingresso gratuito di settembre, seguito da Pantheon e Colosseo

ministero_domenicalmuseo_settembre_visitatori_locandinaPer la prima domenica di settembre 2024 a ingresso gratuito Pompei si conferma – nella classifica assoluta – il sito più visitato (18.356 ingressi), ma si invertono gli altri due gradini del podio: al secondo posto il Pantheon (14.759) e al terzo il Colosseo (14.576).

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Visitatori nell’area archeologica di Ostia antica (foto graziano tavan)

Ecco i numeri relativi a parchi e musei archeologici. Area archeologica di Pompei 18.356; Pantheon – Basilica di Santa Maria ad Martyres 14.759; Colosseo 14.576; Foro Romano e Palatino 8.342; museo Archeologico nazionale di Napoli 3.600; museo e area archeologica di Paestum 2.569; Villa Adriana 2.468; Terme di Caracalla 2.157; parco archeologico di Ercolano 1.837; museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria 1.755; Grotte di Catullo e museo Archeologico di Sirmione 1.750; area archeologica di Ostia antica 1.465; museo nazionale romano – Palazzo Massimo 1.074; Museo nazionale romano – Terme di Diocleziano 1.044; necropoli dei Monterozzi e museo Archeologico nazionale di Tarquinia 977; museo nazionale Etrusco di Villa Giulia 928; museo nazionale romano – Palazzo Altemps 881; musei nazionali di Cagliari 841; parco archeologico nazionale dei Massi di Cemmo 800; museo Archeologico nazionale di Taranto 709; museo delle Civiltà 683; museo di Palazzo Grimani 611; necropoli della Banditaccia e museo nazionale Archeologico Cerite a Cerveteri 392; museo Archeologico nazionale di Ravenna 352; museo Archeologico nazionale di Firenze 344.

Reggio Calabria. Al museo Archeologico nazionale con la fondazione Armonie d’Arte tre giorni di teatro e danza contemporanea: insieme temi classici e antropologie attuali, parola e gesto coreutico, intelligenza artificiale e artisticità umana

reggio-calabria_archeologico_armonie-d-arte_concerti-settembre-2024_locandinaDopo l’importante successo registrato il 9 giugno 2024, con il concerto jazz di profilo internazionale di Weckl, Patitucci e Calderazzo, la Fondazione Armonie d’Arte e il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria propongono una tre giorni di teatro e danza contemporanea. Appuntamento il 3, 6 e 8 settembre 2024, alle 20.30, con tre spettacoli con protagonisti della scena artistica italiana e internazionale, che mettono insieme temi classici e antropologie attuali, parola e gesto coreutico, intelligenza artificiale e artisticità umana, in una Calabria che che #valeilviaggio per citare l’ormai celebre claim di Armonie d’Arte Festival. Biglietto unico 15 euro, 10 euro per gli under 18. Con i 3 appuntamenti di Armonie d’Arte a Reggio si consolida la collaborazione tra il museo Archeologico nazionale di Reggio, guidato dal direttore Fabrizio Sudano e la Fondazione Armonie d’Arte, guidata dal presidente Chiara Giordano. “Una collaborazione”, afferma il direttore Sudano, “che nasce dalla comune volontà di valorizzare il grande Patrimonio italiano oltre che calabrese, in un’ottica culturale che pone al centro una rinnovata narrazione e un diverso posizionamento del mediterraneo nel dibattito socio cultuale e socio economico globale”. “Per la prima volta una sezione di un Festival internazionale all’interno di un luogo potente come il museo Archeologico di Reggio”, dichiara il presidente Giordano, “che a pieno titolo può candidarsi ad essere un epicentro culturale a tutto tondo in grado di esprimere un patrimonio eccezionale e, nel contempo, rappresentare anche un’agorá culturale ed artistica tal che il Museo sia uno spazio dinamico dello stare per la cultura contemporanea e per un pubblico sempre più trasversale. Cercheremo di essere all’altezza della fiducia che il direttore del museo Sudano ha riposto in noi e che, d’altronde, noi tutti della comunità culturale e non solo riponiamo in lui e nella sua capacità di un rinnovato protagonismo del Museo e di Reggio Calabria al centro del panorama nazionale e internazionale. Sarà la prima volta, quindi, che il Museo vedrà la presenza di un Festival culturale internazionale con un’attività strutturata e dedicata”.

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Remi Picò, artista visivo esperto in nuove tecnologie (foto armonie d’arte)

Si parte martedì 3 settembre 2024 con “Umano C”, creazione di Remi Picò, artista visivo esperto in nuove tecnologie ed attivo in contesti statunitensi di altissimo prestigio, e coreografie di Filippo Stabile, uno dei più apprezzati coreografi italiani under 35, una metaperformance tra intelligenza artificiale e umani partecipanti, tra naufragio e rinascita. Il tentativo di situare il progresso tecnologico nell’interstizio tra eredità antropologica e creatività contemporanea, rimanda ad una poetica complessa e restituisce visioni esperenziali che si alimentano però di culturalità concettuale. Così il segno del viaggio, della memoria, della migrazione e del naufragio, ma anche della scoperta/rinascita e quindi di futuro, incarnato dai Bronzi di Riace, suggerisce e stimola interazioni tutte da sondare e da attivare. Questo studio ne è una testimonianza ed è l’avvio anche di un laboratorio permanente orientato alla ricerca e all’output di ricerca sul rapporto tra intelligenza artificiale e artisticità umana. Prima assoluta, produzione del Festival in collaborazione con Entopan, la performance è preceduta da un breve talk.

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Lo spettacolo “Dopo il diluvio” con compagnia “Muta Imago” (foto armonie d’arte)

Venerdì 6 settembre 2024 è invece la volta della compagnia “Muta Imago” con “Dopo il diluvio”. Muta Imago è una compagnia teatrale nata a Roma nel 2006. È guidata da Claudia Sorace, regista, e Riccardo Fazi, dramaturg e sound artist. Da anni la compagnia sta portando avanti un percorso di ricerca sulla percezione del tempo e sulle possibilità che il teatro ha di formulare nuove modalità di racconto che indaghino le caratteristiche del rapporto tra tempo, memoria e identità. E così sarà anche con questo nuovo lavoro, con la regia di Claudia Sorace, drammaturgia / suono Riccardo Fazi, voci di Fazi e Sorace, canto Sara Bertolucci, musiche originali eseguite dal vivo da Lorenzo Tomio. Una cerimonia augurale, nella quale rituali passati, urgenze presente e previsioni future si incontrano. Un’orchestrazione di voci e suoni, luci e gesti che, susseguendosi in un ritmo narrativo e percettivo immersivo, dà vita ad un cortocircuito temporale. Attraverso “Dopo il diluvio” il luogo ospite diventa così sede, grazie alla visione di Muta Imago, di una rinnovata liturgia degli “Auspici”. In scena si avvicendano frammenti di conoscenza, armonie oramai estinte provenienti da antichi strumenti a fiato, e frequenze elettroniche sintetiche che evocano un passato dimenticato insieme a un futuro tanto distopico e imprevedibile quanto seducente. Il pubblico, accolto inizialmente da uno spazio in apparente rovina, scenario di un possibile evento catastrofico, attratto dal fluire della partitura composta da voci e dal passaggio di luci, si troverà all’interno di un Tempio riemerso dalle sue stesse rovine. Invitato a muoversi liberamente nello spazio, seguirà, con la propria cadenza, i sistemi evocativi, che da territori di memoria trasportano verso dimensioni desideranti. Come nel teatro antico, spazio e tempo di scena e di vita ritrovano la loro traccia comune. Anche con “Muta imago” un breve talk precederà la performance.

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“Idem – Io contengo moltitudini” con lA Compagnia Abbondanza Bertoni (foto armonie d’arte)

Infine, domenica 8 settembre 2024, a Reggio arriva la Compagnia Abbondanza Bertoni, una delle realtà più importanti italiane più volte premio Ubu, con “Idem – Io contengo moltitudini”. Idem è una delle infinite e possibili messinscene della verità tra quattro esseri umani. Prendono forma le moltitudini che li attraversano presentando iconografie di gruppo e morfologie di identità personali tramite continue migrazioni di spazi, luoghi e personalità. Idem è una danza di forme ed espressioni, atteggiamenti e attitudini che percorrono continuamente il corpo e il viso degli interpretati. Il movimento implode dentro di loro senza mai trovare una via d’uscita. Idem è così vibrazione di un corpo e più corpi: creature tarantolate che urlano il loro essere mille in uno e che trovano identità e condivisione nella compulsività della relazione. Idem è fatto di sensi con cui il pensiero si identifica, di ansie, di piaceri e di paure. Di mille nascite, piccole morti e di una sola resurrezione finale. L’intento di questo spettacolo è quello di lasciare libero spazio per una libera forma a queste voci in un flusso liquido e continuo di “identità” che germogliano, sfioriscono e si incrociano prendendo contorno e contenuto per una visionaria metafora ballata del vivere.