Altino (Ve). Al museo Archeologico nazionale la visita guidata “L’abbigliamento nell’antichità”

Collana in faience e conchiglia e un ago-forcina per capelli in osso esposti nella mostra “Modus vivendi” al museo Archeologico nazionale di Altino (foto drm-veneto)
Le donne altinati indossavano gioielli creati con i materiali più diversi: i ritrovamenti ci mostrano ornamenti fatti anche con materie organiche o semi-preziose. Venerdì 21 febbraio 2025, alle 15.30, al museo Archeologico nazionale di Altino, la visita guidata “L’abbigliamento nell’antichità” permetterà di esplorare la moda e l’abbigliamento nell’antichità, in omaggio al tema della 𝐺𝑖𝑜𝑟𝑛𝑎𝑡𝑎 𝑁𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑎𝑙𝑒 𝑑𝑒𝑙 𝑅𝑖𝑠𝑝𝑎𝑟𝑚𝑖𝑜 𝐸𝑛𝑒𝑟𝑔𝑒𝑡𝑖𝑐𝑜 𝑒 𝑑𝑒𝑔𝑙𝑖 𝑆𝑡𝑖𝑙𝑖 𝑑𝑖 𝑉𝑖𝑡𝑎 𝑆𝑜𝑠𝑡𝑒𝑛𝑖𝑏𝑖𝑙𝑖. Visita gratuita per gli abbonati, inclusa nel biglietto d’ingresso per gli altri. Su prenotazione. Info e prenotazioni: drm-ven.museoaltino@cultura.gov.it, 0422789443. Tra gli oggetti ritrovati durante gli scavi nella cloaca ed esposti nella mostra “Modus Vivendi”, si può osservare una collana in faience e conchiglia (I secolo d.C.): la faïence è una pasta di quarzo di produzione egizia, usata per creare piccoli oggetti e ornamenti, come le perle turchesi a forma di melone di questa collana; e anche un ago-forcina per capelli in osso (I secolo d.C.), a cruna multipla. I fili colorati sono stati aggiunti durante l’allestimento della mostra.
Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia la conferenza “Lucio Mariani e Villa Giulia: storie di persone e di capolavori” di Luca Mazzocco, secondo appuntamento del ciclo “Chi (Ri)cerca Trova. I professionisti si raccontano al Museo”
“Lucio Mariani e Villa Giulia: storie di persone e di capolavori”: secondo appuntamento del 2025 con il ciclo “Chi (RI)cerca trova. I professionisti si raccontano al Museo”, in cui si presentano la ricerca scientifica e i progetti di studio che coinvolgono il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia. Venerdì 21 febbraio 2025, alle 16, Luca Mazzocco porta i partecipanti in un viaggio alla scoperta della figura di Lucio Mariani e dei suoi molteplici rapporti con il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia. Ingresso gratuito in sala Fortuna fino ad esaurimento posti. Prenotazioni all’indirizzo mn-etru.didattica@cultura.gov.it. Quella di Lucio Mariani è una figura interessante nel panorama della storia dell’archeologia italiana, la cui attività si è svolta a cavallo tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, sapendo unire insieme l’esplorazione archeologica, l’attività di scavo e l’insegnamento universitario. Egli ha legato il suo nome ad alcune tra le questioni storiche più dibattute dell’epoca, come quella sui Pelasgi, e ha studiato alcune tra le statue romane più famose rinvenute in quegli anni, come la giovinetta di Anzio. Più volte durante la sua attività archeologica ha avuto legami con il museo di Villa Giulia, partecipando ad avvenimenti centrali per la storia del museo e contribuendo alla ricostruzione storico-archeologica di alcuni dei maggiori capolavori etruschi. Fondamentali sono stati i suoi legami personali con archeologi di spicco, a partire da Felice Barnabei, padre fondatore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, oltre ad Angelo Pasqui e Giuseppe Angelo Colini.

L’archeologo Luca Mazzocco (da FB)
Luca Mazzocco è funzionario archeologo del ministero della Cultura al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia. Si è laureato a Roma in Lettere classiche con una tesi sulla figura di Lucio Mariani e successivamente ha collaborato alla sistemazione del fondo Mariani presso l’INASA (Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell’Arte). Nel 2018 ha conseguito il Diploma della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici con una tesi su un progetto di mostra su Lucio Mariani e l’archeologia coloniale in Italia. Tra i suoi interessi c’è la storia dell’archeologia, con un focus sugli archeologi italiani tra fine Ottocento e inizio Novecento. Si occupa di comunicazione, accessibilità museale oltre a curare la concessione dei permessi studio.
Pompei. All’auditorium degli Scavi la conferenza “Un Asklepieion a Pompei” dell’archeologa Carmela Capaldi (università di Napoli “Federico II”) promossa dall’associazione internazionale “Amici di Pompei”
“Un Asklepieion a Pompei” è il titolo della conferenza dell’archeologa Carmela Capaldi, ordinario di Archeologia classica dell’università di Napoli “Federico II”, promossa dall’associazione internazionale “Amici di Pompei” ETS. Appuntamento venerdì 21 febbraio 2025, alle 17, nell’Auditorium degli Scavi di Pompei. L’incontro sarà l’occasione per dare una lettura precisa su un monumento dell’antica Pompei la cui identità è oggetto di discussione da tempo. Si tratta del piccolo tempio che si trova nel Quartiere dei Teatri, all’incrocio tra via di Stabia e la cosiddetta via del Tempio di Iside che la tradizione degli studi attribuisce ora al culto di Asclepio, ora a quello di Giove Meilichio. La professoressa Capaldi, che con l’università di Napoli “Federico II” ha condotto uno scavo in questo tempio a partire dal 2018, proporrà i risultati delle indagini realizzate, grazie ai quali si può definire la fisionomia del complesso sacro e la sua datazione. Inoltre verranno esaminati gli elementi utili per l’identificazione della statua di culto con l’immagine di Asclepio.
Parma. All’auditorium dei Voltoni (complesso monumentale della Pilotta) la conferenza “Alla ricerca dell’immortalità. Lo studio scientifico delle mummie” con la prof.ssa Maria Grazia Bridelli, terzo incontro del ciclo di conferenze 2025 organizzato da Arkheoparma
L’analisi scientifica e multidisciplinare delle mummie ci permette di affondare lo sguardo nel passato in una sorta di sfida con la morte tale da svelarci il segreto della conservazione del corpo per lunghissimo tempo fino a farne il simbolo del sogno di una vita eterna. Se ne parla giovedì 20 febbraio 2025, alle 16.30, all’auditorium dei Voltoni nel Complesso monumentale della Pilotta, nell’incontro con la prof.ssa Maria Grazia Bridelli (università di Parma) “Alla ricerca dell’immortalità. Lo studio scientifico delle mummie”, secondo appuntamento nuovo ciclo di conferenze 2025 organizzato da Arkheoparma, in collaborazione con gli Amici della Pilotta. Ingresso libero e gratuito fino al raggiungimento della capienza massima della sala (100 posti).

La prof.ssa Maria Grazia Bridelli (unipr)
Lo studio delle mummie è un capitolo dell’archeologia estremamente affascinante. Si tratta dello studio di corpi di individui che hanno vissuto anche molte migliaia di anni fa e che sollecitano profondamente la curiosità non solo dei “non esperti” ma anche di scienziati e studiosi per la grande quantità di preziose informazioni storico-culturali che racchiudono come in uno scrigno. L’analisi di questi antichi reperti ci permette di affondare lo sguardo nel passato in una sorta di sfida con la morte tale da svelarci il segreto della conservazione del corpo per lunghissimo tempo fino a farne il simbolo del sogno di una vita eterna. La Scienza ha sempre giocato un ruolo importante nell’ambito dell’Archeologia a partire dagli anni ’50 del secolo scorso quando fu messo a punto il metodo della datazione al radiocarbonio da parte di fisici nucleari. Ma già alla fine del 1800 ad alcune mummie erano state applicate tecniche radiologiche. In tempi più recenti l’analisi dei resti mummificati si è servita dei metodi derivanti dalla fisica, dalla chimica, dalla medicina e dalla biologia molecolare. Con l’impiego di queste tecniche una mummia diventa archivio di informazioni in una grande varietà di ambiti della ricerca. Dal punto di vista storico ed antropologico è fonte di informazioni sulle tecniche di cura dei defunti messe in atto dalle antiche civiltà; per quanto riguarda lo studio dei tessuti biologici (pelle, ossa,…) rappresenta un vero e proprio laboratorio di ricerca sui meccanismi di “sopravvivenza” delle macromolecole biologiche che li costituiscono e che si sono conservate quasi intatte fino a noi attraverso centinaia e migliaia di anni e pertanto, nell’ambito della conservazione museale, può suggerire strumenti idonei al trattamento e alle strategie di conservazione dei beni del patrimonio culturale. Una mummia rappresenta insomma una “finestra sul passato” e lo spunto per un’ampia ricerca multidisciplinare.
In questa conferenza la prof.ssa Maria Grazia Bridelli presenterà i risultati ottenuti applicando tecniche di Spettroscopia ottica (InfraRosso, Raman) e di Microscopia elettronica su molti esempi di corpi mummificati dalle mummie egizie (museo Antropologico dell’università di Torino, VI-XI sec. a.C.), a mummie tardo medievali (Roccapelago, Modena, XVI-XVII sec) e altri reperti.
Locri (RC). Al museo Archeologico nazionale la presentazione del libro “Calabria angioina (1266-1382). Novità gotiche e tradizione bizantina al tramonto del Medioevo” a cura di Stefania Paone, con il vescovo Parisi, primo incontro dell’anno di “Un caffè… storicamente corretto”

È stato ampiamente annunciato e ora ci siamo al primo incontro dell’edizione 2025 di “Un caffè… storicamente corretto” al museo Archeologico nazionale di Locri Epizefiri (RC), il ciclo promosso il giovedì dal museo e parco archeologico nazionale di Locri Epizefiri con il Circolo di Studi storici “Le Calabrie” e il patrocinio del Comune di Locri, curato da Elena Trunfio e Marilisa Morrone (vedi Locri (RC). Elena Trunfio e Marilisa Morrone annunciano l’edizione 2025 della rassegna “Un caffè… storicamente corretto”: ogni mese un appuntamento con ricercatori e studiosi per trattare temi di archeologia, storia, arte, museografia | archeologiavocidalpassato). Appuntamento giovedì 20 febbraio 2025, alle 17.30, al museo Archeologico nazionale di Locri Epizefiri, presentazione del libro “Calabria angioina (1266-1382). Novità gotiche e tradizione bizantina al tramonto del Medioevo” a cura di Stefania Paone, docente di storia dell’arte all’università della Calabria. L’incontro è gratuito e non è necessaria la prenotazione. Introducono Elena Trunfio, direttrice del museo e parco archeologico nazionale di Locri Epizefiri, e Marilisa Morrone, presidente del Circolo di Studi storici “Le Calabrie”. Interviene S.E. mons. Serafino Parisi, vescovo della Diocesi di Lamezia Terme, delegato della Conferenza episcopale calabra alla commissione per la Cultura e la Comunicazione sociale e alla consulta per i Beni culturali.

Copertina del libro “Calabria angioina (1266-1382). Novità gotiche e tradizione bizantina al tramonto del Medioevo” a cura di Stefania Paone
“Calabria angioina (1266-1382). Novità gotiche e tradizione bizantina al tramonto del Medioevo”. La mostra Calabria angioina si concentra su un periodo poco battuto ma assolutamente unico e sorprendente: l’arte gotica (nei diversi ambiti dell’architettura, scultura, pittura e oreficeria) nella Calabria del tardo Medioevo che viene affiancata, esaltandone i contrasti, alla più nota arte bizantina già presente sul territorio da secoli. L’esposizione è allestita nel museo civico di Altomonte, che si trova nei locali dell’antico Convento dei Domenicani e che è attiguo alla chiesa di Santa Maria della Consolazione, edificio dalle forme gotiche che riprende i modelli delle chiese provenzali trecentesche. Ma la ricchezza della mostra non si esaurisce nella collocazione d’eccellenza, anzi si sostanzia nei numerosi manufatti esposti: non solo oreficerie, sculture, dipinti, ma anche monete, documenti e manoscritti, molti dei quali assolutamente inediti perché mai esposti in precedenza. A simboleggiare l’intera produzione di epoca angioina sono due opere in particolare: il Monumento di Isabella d’Aragona, nella cattedrale di Cosenza, e l’affresco con la Deèsis nella chiesa di San Zaccaria a Caulonia riprodotti in loco attraverso proiezioni digitali di grande efficacia realizzati da 3D Research, spin-off dell’università della Calabria, al quale spetta anche l’avvincente racconto immersivo all’interno della chiesa, fruibile attraverso l’uso di visori. Si tratta, quindi, di un’occasione davvero unica per conoscere e apprezzare tesori nascosti della nostra terra, presentati, in modo magistrale, grazie al sapiente e meticoloso lavoro di grandi Professionisti. Questo catalogo resterà come testimonianza scritta ed illustrata anche di questo grande lavoro, e siamo certi che il lettore continuerà a sfogliarlo nel momento assai prossimo nel quale i semi piantati ad Altomonte germoglieranno in tutta la Calabria.
Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia l’incontro con Simona Argentieri su “MADDALENA E MARIA VERGINE. Vicissitudini del femminile nell’arte, nella storia, nell’immaginario di ieri e di oggi”: secondo appuntamento della rassegna “Mercoledì talk!”
Secondo appuntamento con “MERCOLEDI’ TALK!”, la nuova rassegna culturale del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia che esplora temi e argomenti diversi e che stimola un dialogo curioso tra pubblico e specialisti. La rassegna, curata da Maddalena Santeroni per l’Associazione Amici dell’Arte Moderna a Valle Giulia, si svolge per quattro mercoledì a cadenza bimensile fra febbraio e marzo ed ogni incontro è dedicato ad un tema specifico: arte, cinema, storia, psicoanalisi. Mercoledì 19 febbraio 2025, alle 17.45, in sala Fortuna, al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, “MADDALENA E MARIA VERGINE. Vicissitudini del femminile nell’arte, nella storia, nell’immaginario di ieri e di oggi”: incontro con Simona Argentieri, psicoanalista e saggista italiana che esplorerà le figure di Maria Maddalena e della Madonna, due donne tra loro diversissime, vissute nello stesso tempo e nello stesso spazio, rappresentate infinite volte per secoli nella pittura. A fare da cornice la suggestiva sala della Fortuna del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, luogo ideale in cui incontrare ed ascoltare i protagonisti del mondo della cultura con l’idea che l’arte debba accompagnarci nel nostro quotidiano. Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti. Si consiglia la prenotazione: presentazioni11@yahoo.com.
Roma. In Curia Iulia, in presenza e on line, la conferenza “I Marmi del Partenone: la bellezza eterna (The Parthenon Marbles: a timeless beauty)” col professor Nikolaos Stampolidis, direttore generale del museo dell’Acropoli. Ingresso libero, prenotazione obbligatoria
Mercoledì 19 febbraio 2025, alle 16.30, la Curia Iulia ospita la conferenza “I Marmi del Partenone: la bellezza eterna (The Parthenon Marbles: a timeless beauty)” tenuta dal professor Nikolaos Stampolidis, direttore generale del museo dell’Acropoli. Introducono Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo; Emanuele Papi, direttore della Scuola Archeologica Italiana di Atene. Interviene Nikolaos Stampolidis, direttore generale del museo dell’Acropoli. Ingresso libero da largo Salaria Vecchia con prenotazione obbligatoria su eventbrite.it fino ad esaurimento posti. Diretta streaming su facebook.com/parcocolosseo. Il tema della conferenza è la grande questione relativa al furto delle sculture del Partenone, alla loro dispersione in vari musei europei, principalmente in Inghilterra ed in Francia, agli sforzi che vengono affrontati per poterli nuovamente riunire al corpo del Partenone all’interno del Nuovo Museo dell’Acropoli. Verranno così trattati gli argomenti relativi alla restituzione e alla riunione delle sculture partenoniche, con particolare riguardo alla qualità, all’estetica, all’innovativo significato del fregio in relazione all’idea di democrazia e ai tentativi che sono stati operati, in questa direzione, negli ultimi anni.
Roma. Alla British School, in presenza e on line, la conferenza “Byzantine Sicily: the Empire’s Bulwark in the West” di Vivien Prigent (Ecole française) nell’ambito del ciclo di seminari “Rediscovering Byzantium: an Italian History”
La British School at Rome offre “Rediscovering Byzantium: an Italian History”, un ciclo di seminari di ricerca dedicati alle testimonianze culturali e storico-artistiche dell’eredità bizantina in Italia. Le conferenze sono rivolte a un pubblico con competenze anche non specialistiche. L’iniziativa è coordinata da Daniele Bianconi (Sapienza università di Roma), Edoardo Crisci (università di Cassino e del Lazio Meridionale), Paola Degni (università Ca’ Foscari Venezia), Marilena Maniaci (università di Cassino e del Lazio Meridionale), Raphaële Mouren (The British School at Rome). Appuntamento il 18 Febbraio 2025, alle 18, al Lecture Theatre della British School at Rome in via Gramsci 61 a Roma, con Vivien Prigent (École française de Rome) su “Byzantine Sicily: the Empire’s Bulwark in the West”. L’evento si terrà in lingua inglese. Sarà accessibile sia in presenza che online, registrandosi al link https://us02web.zoom.us/…/WN_2Bc70qbOQNCfoqi9oLbpuA….

Sigillo di Euphemios, imperatore dei Romani e usurpatore siciliano (verso) (foto vivien prigent / museo archeologico regionale salinas)
Riconquistata nel 535 da Belisario come parte della politica di Giustiniano di riaffermare l’autorità romana in Occidente, la Sicilia si affermò rapidamente come uno dei pilastri dell’Impero d’Oriente. La sua prosperità duratura fu una delle chiavi per la sopravvivenza dell’impero durante la profonda crisi che colpì Bisanzio nel VII secolo, mentre, in seguito alle perdite territoriali in Africa e in Italia, l’isola, addossata alla Calabria, si affermò come baluardo della dominazione imperiale sul bacino del Mediterraneo centrale. L’isola arrivò così ad occupare un posto speciale nell’ideologia imperiale di Bisanzio e del suo grande rivale, il Califfato. La conferenza cercherà di evidenziare le caratteristiche specifiche delle politiche amministrative messe in atto dall’impero per garantire la solidità dei legami che univano questa provincia, tanto centrale politicamente ed economicamente quanto periferica geograficamente, a Costantinopoli, e di sottolineare la grande adattabilità dell’amministrazione imperiale, in contrasto con la reputazione di conservatorismo. persino l’immobilismo, ancora troppo spesso legato all’immagine di Bisanzio.
Vivien Prigent è stata membro dell’Ecole française de Rome e Newton International fellow della British Academy. Già direttore di studi classici e medievali presso la Maison française d’Oxford, è attualmente direttore di studi medievali presso l’Ecole française de Rome e professore di ricerca presso il Centro nazionale francese per la ricerca scientifica (CNRS) con sede a Parigi presso il Centre d’histoire et de civilisation de Byzance – Collège de France. Vivien Prigent è una specialista delle province bizantine occidentali dell’Italia, della Sicilia e dell’Africa. La sua attività, basata principalmente su fonti sigillografiche e numismatiche, si concentra sulla storia amministrativa, fiscale e monetaria dell’impero bizantino dal VII all’XI secolo.








Missioni di scavo italiane all’estero: il patrimonio culturale dell’Iraq, dell’Azerbaigian, Turchia, Marocco, Oman, raccontato dalla testimonianza diretta degli archeologi responsabili.

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