Roma. Apertura straordinaria della fonte di Anna Perenna: visita guidata nel nuovo allestimento immersivo dedicato alla dea dell’eterna rinascita. Quattro turni con prenotazione obbligatoria

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La musealizzazione della Fonte di Anna Perenna a Roma, scoperta nel 1999 (foto ssabap-roma)

Nel 1999 nel quartiere Parioli a nord di Roma uno scavo archeologico ha portato alla luce i resti di una fontana con iscrizioni che riportano il nome di Anna Perenna, un’antica divinità festeggiata nel primitivo Capodanno romano, a marzo, così come racconta Ovidio nei Fasti. Nella cisterna retrostante la fontana sono stati trovati nel fango rappreso diversi oggetti utilizzati per pratiche magiche e riti religiosi: laminette in piombo con maledizioni, contenitori di piombo contenenti figurine antropomorfe, un pentolone di rame e diverse monete e lucerne. Questi ed altri oggetti sono oggi conservati al MNR – Terme di Diocleziano. La scoperta dei rituali magici praticati alla fontana di Anna Perenna, con la presenza di contenitori sigillati ermeticamente con vere e proprie “bambole voodoo” al loro interno, ha completamente cambiato la prospettiva e le conoscenze sul rapporto degli antichi con la sfera magico-religiosa.

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Visite guidate alla Fonte di Anna Perenna a Roma, scoperta nel 1999 (foto pietro francesco laganà / ssabap-roma)

Sabato 16 novembre 2024, la fonte di Anna Perenna nel nuovo allestimento immersivo dedicato alla dea dell’eterna rinascita, in via Guidubaldo del Monte 4 a Roma, sarà aperta al pubblico. La prenotazione è obbligatoria compilando gli appositi moduli. Quattro i turni di visita di 50 minuti ciascuno: ore 9.40 https://forms.gle/7ZzEWcUeJhWKcv6L7; ore 10.40 https://forms.gle/iqKucfDj6wRVdyz27; ore 11.40 https://forms.gle/PfNtRWabqwrXSkQi6; ore 12.40 https://forms.gle/NqwDYzqb1v3EBFFE8.

“La ninfa Anna Perenna era conosciuta attraverso le fonti antiche, Ovidio in particolare, ma, al contrario di altre divinità”, spiega il soprintendente speciale di Roma Daniela Porro, “fino al secolo scorso non erano stati trovati luoghi di culto a lei dedicati. Dopo un lungo lavoro di allestimento, con queste aperture straordinarie, restituiamo alla città una delle scoperte più importanti avvenute a Roma alla fine del secolo scorso, con l’intenzione di rendere sempre più regolare l’apertura di questo sito”.

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La musealizzazione della Fonte di Anna Perenna a Roma, scoperta nel 1999 (foto ssabap-roma)

“Per la riapertura della Fonte di Anna Perenna, è stato realizzato un progetto di valorizzazione”, dichiara l’archeologo Fabrizio Santi, responsabile del sito, “volto a migliorare l’esperienza di visita. La nuova illuminazione è pensata per creare un ambiente immersivo, evocando la presenza dell’acqua attraverso il blu, mentre una luce bianca radente consente una migliore leggibilità delle iscrizioni. Sono stati realizzati un intervento di pulitura e il restauro delle murature; un video, attraverso un rilievo 3D, mostrerà ai visitatori le caratteristiche costruttive e degli oggetti rinvenuti nella fonte”.

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia la conferenza “La tomba Olmo Bello 16 di Bisenzio (Vt), un guerriero viaggiatore? Indizi di transculturalità nell’VIII sec. a.C.”, con l’archeologo Andrea Babbi: nono incontro della seconda edizione del ciclo “chi (ri)cerca trova. I professionisti si raccontano al museo”

roma_villa-giulia_chi-cerca-ri-trova_la-tomba-olmo-bello-16-di-bisenzio_andrea-babbi_locandinaVenerdì 15 novembre 2024, alle 16, in sala Fortuna del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, “La tomba Olmo Bello 16 di Bisenzio (Vt), un guerriero viaggiatore? Indizi di transculturalità nell’VIII sec. a.C.”, nono incontro del ciclo “Chi (Ri)cerca Trova. I professionisti si raccontano al Museo: ricerche scientifiche, studi e progetti” presentati da esperti e studiosi al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia. Andrea Babbi presenterà i risultati degli studi condotti sul contesto tombale 16 della necropoli Olmo Bello di Bisenzio (Capodimonte, VT) nell’ambito del più ampio programma di ricerche di “The Bisenzio Project” da lui ideato e diretto. L’intero contesto è conservato nel museo nazionale Etrusco di Villa Giulia. Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti. Prenotazioni all’indirizzo mn-etru.didattica@cultura.gov.it. Su richiesta del relatore, tale conferenza non sarà registrata. In base alle notizie pubblicate da Roberto Paribeni nel 1928, derivate dalle note fornitegli da Fausto Benedetti ed Enrico Stefani, autori della scoperta, è possibile riconoscere nel titolare del sepolcro una figura preminente della comunità visentina della seconda metà dell’VIII sec. a.C. Ad oggi gli studi sul contesto avevano meritoriamente evidenziato la pervasività degli influssi ‘egei’ nella scelta di alcuni elementi del corredo tombale. Le nuove ricerche, recuperando indizi di una vera e propria poliedricità culturale del defunto e di una sua possibile mobilità geografica, invitano a riconsiderare il dinamismo della comunità locale coeva nel quadro delle reti di contatti con le regioni medio-tirreniche di ‘frontiera’.

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L’archeologo Andrea Babbi (Cnr-Ispc)

Andrea Babbi, archeologo, è primo ricercatore all’Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale (ISPC) del Consiglio nazionale delle Ricerche e ricercatore ospite al Leibniz-Zentrum für Archäologie a Mainz (LEIZA). Allievo di Giovanni Colonna, Gilda Bartoloni e Filippo Delpino, con i quali alLa Sapienza Università di Roma si è laureato in Lettere Classiche, ha conseguito il titolo di Dottore di Ricerca in Archeologia (Etruscologia) e il Diploma di Specializzazione in Archeologia Classica.

Montebelluna (Tv). Al via al museo civico la mostra “FABULAE. Le situle raccontano i Veneti antichi” dedicata all’eccezionale scoperta nella necropoli preromana di Posmon: le due situle in bronzo figurate esposte insieme per la prima volta: reperti da Montebelluna, Este e Lubiana

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Fasi di allestimento della mostra “FABULAE. Le situle raccontano i Veneti antichi” al museo civico di Storia naturale e Archeologia di Montebelluna (foto museo civico)

montebelluna_archeologico_mostra-FABULAE_logo_locandinaManca solo un giorno al grande evento e al museo civico di Storia naturale e Archeologia di Montebelluna (Tv) si stanno ultimando i preparativi di allestimento della mostra “FABULAE. Le situle raccontano i Veneti antichi” (17 novembre 2024 – 31 agosto 2025), dedicata ad un patrimonio archeologico eccezionale, recuperato grazie alle attività di tutela sul territorio: le due situle (vasi a forma di secchio) in bronzo figurate portate alla luce nel 2002 e nel 2012 nella necropoli preromana di Posmon a Montebelluna e, ora, esposte insieme per la prima volta. I due vasi, decorati nello stile della cosiddetta Arte delle Situle, sono tra gli esemplari più rappresentativi e più spettacolari della cultura materiale dei Veneti antichi, il popolo vissuto nell’Italia nord orientale tra il IX secolo a.C. e l’arrivo dei Romani.

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Appuntamento al museo di Montebelluna sabato 16 novembre 2024 alle 16.30: dopo i saluti istituzionali del Comune di Montebelluna, della soprintendenza ABAP-VE-MET e della direzione regionale Musei nazionali Veneto, la visita è libera alla presenza dei curatori. Sono previste visite guidate animate per bambini. Seguirà un momento conviviale.

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La mostra “FABULAE” al museo nazionale Atestino di Este (marzo – giugno 2024)

La mostra è il frutto di una collaborazione istituzionale tra Comune di Montebelluna, con il suo museo civico, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno Padova e Treviso e direzione regionale Musei nazionali Veneto a cui fa capo il museo nazionale Atestino dove nel marzo scorso, nell’ambito di questo progetto, è stata esposta in anteprima la situla del 2012, con il suo corredo, a seguito del restauro effettuato nel laboratorio del museo (vedi Este (Pd). Al museo nazionale Atestino apre l’anteprima della mostra “FABULAE. Le situle raccontano i Veneti antichi”, con focus sul restauro e sulle tecniche di realizzazione del manufatto, evento prequel del progetto (seconda parte a novembre a Montebelluna) di studio e valorizzazione delle due situle scoperte nella necropoli di Posmon di Montebelluna | archeologiavocidalpassato). Il comitato scientifico è costituito da un team di esperti: Stefano Buson, già funzionario restauratore al museo nazionale Atestino; Monica Celi, direttrice del museo di Storia naturale e Archeologia di Montebelluna; Emanuela Gilli, conservatrice archeologa del museo di Storia naturale e Archeologia di Montebelluna; Giovanna Gambacurta, professore associato di Etruscologia ed Antichità italiche all’università Ca’ Foscari di Venezia; Nicoletta Onisto, esperta in resti cremati, docente incaricato all’università di Ferrara; Carla Pirazzini, funzionario archeologo responsabile delle zone di Este e di Montebelluna per la soprintendenza ABAP VE-MET; Benedetta Prosdocimi, direttrice del museo nazionale Atestino; Angela Ruta, già direttrice del museo nazionale Atestino; Luca Zaghetto, archeologo, autore di studi sistematici sui sistemi iconografici dell’arte delle situle.

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La situla di Montebelluna scoperta nel 2002 nella tomba 244 della necropoli di Posmon e conservata al museo civico di Montebelluna (foto sabap-ve-met)

La mostra “FABULAE” nasce dalla volontà di restituire alla comunità questo patrimonio straordinario ed è stata l’occasione per riprendere gli studi sulla necropoli preromana di Montebelluna-Posmon avvalendosi di un gruppo di lavoro interdisciplinare a garanzia della qualità scientifica di un’operazione che unisce la ricerca alla valorizzazione. L’impianto museologico e museografico prevede l’utilizzo di linguaggi diversi che si adattano ai diversi target d’utenza nel pieno rispetto degli stili di apprendimento di ogni persona. All’interno della mostra sono così previsti percorsi paralleli in relazione alle fasce d’età (età prescolare, scolare e adulti). La mostra potrà essere fruita dai visitatori sia singolarmente in piena autonomia, sia in gruppo attraverso visite guidate. Per le scuole di ogni ordine e grado e per gruppi organizzati è prevista un’offerta educativa che prevede percorsi emozionali, visite guidate partecipate, laboratori e animazioni.

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La situla scoperta nella necropoli di Posmon di Montebelluna nel 2012 dopo i restauri (foto sabap-ve-met)

Il percorso espositivo. Le “vite” e i “racconti” di questi due capolavori vengono presentati in un percorso dove passato e presente testimoniato si alternano in un dialogo costante. I reperti esposti, datati tra il VII e il I secolo a.C., sono più di 400 tra materiali dello stesso museo civico di Montebelluna e altri in prestito dal museo nazionale Atestino (Este | PD) e dal museo nazionale Sloveno (Lubiana |SLO). L’allestimento prevede soluzioni immersive, postazioni interattive e partecipative per far rivivere, anche in maniera emozionale, il mondo dei Veneti antichi raccontato dalle due situle di Montebelluna nel contesto dei nuovi studi sulla necropoli di Posmon.

Paestum. A 25 anni dal primo allestimento al museo Archeologico nazionale apre al pubblico la sezione “Paestum: dalla città romana a oggi” intitolata a Mario Torelli. All’inaugurazione intervengono Osanna e Alfonsina Russo

paestum_archeologico_sezione-dalla-cittù-romana-a-oggi_apertura_locandinaSabato 16 novembre 2024, a 25 anni dal primo allestimento, apre al pubblico la sezione “Paestum: dalla città romana a oggi” del museo Archeologico nazionale di Paestum, intitolata all’archeologo Mario Torelli e dedicata al racconto della storia della città dalla fondazione romana del 273 a.C. al Medioevo. L’esposizione esplora religiosità, spazi pubblici e privati e la vita quotidiana attraverso reperti inediti. Prosegue con incisioni e acquerelli del Grand Tour dalla collezione della Fondazione Giambattista Vico, e conclude con documenti e foto del XX secolo che illustrano gli scavi e gli studi ancora in corso per la tutela del sito, rappresentando così il legame che connette romanità e contemporaneità con potenza e immediatezza.

Ma il taglio del nastro dell’importante traguardo per i parchi archeologici di Paestum e Velia è in programma venerdì 15 novembre 2024, alle 12. All’inaugurazione intervengono Massimo Osanna, direttore generale Musei; Tiziana D’Angelo, direttore parchi archeologici di Paestum e Velia; Teresa Marino, funzionario archeologo parchi archeologici di Paestum e Velia. Conclude Alfonsina Russo, capo dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio culturale. Seguirà la visita alla domus del mosaico di Nettuno.

Roma. Al CNR-ISPC il workshop internazionale, in presenza e online, “Ricercando l’infanzia. Percezione e rappresentazione dei bambini nel Mediterraneo antico” nell’ambito del progetto “Invisible Actors” che ha l’obiettivo di gettare nuova luce sugli “attori invisibili” nella società fenicia e punica

roma_cnr_convegno-ricercando-l-infanzia-percezione-e-rappresentazione-dei-bambini-nel-mediterraneo-antico_locandina“Ricercando l’infanzia. Percezione e rappresentazione dei bambini nel Mediterraneo antico” è il titolo del workshop Internazionale nell’ambito del progetto “Invisible Actors”. Appuntamento venerdì 15 novembre 2024, alle 9.30, in presenza nella Sala Convegni dell’Edificio 6, Area della Ricerca di Roma 1, del CNR – Istituto di Scienze del Patrimonio culturale, in via Salaria km. 29,300, a Roma. Per partecipare online è necessario inviare una richiesta a ispc.socialboard@ispc.cnr.it. Il workshop si può seguire anche online su piattaforma Teams, basta farne richiesta inviando una mail a ispc.socialboard@ispc.cnr.it: si riceverà il link per seguire online. Durante il workshop internazionale a cura di Massimo Botto e Emanuele Madrigali del CNR-ISPC di Roma, organizzato nell’ambito del progetto PRIN2022 Invisible Actors e dedicato all’infanzia, si affronteranno con spirito critico le metodologie di studio e si esploreranno le tendenze innovative dei più recenti percorsi analitici, illustrando significativi casi di studio e delineando le future prospettive della ricerca. Con un approccio interdisciplinare saranno dibattuti temi e contesti di carattere storico, archeologico, mitografico, epigrafico, bio-archeologico con il contributo di studiose e studiosi che spazieranno da Oriente a Occidente lungo tutto il I millennio a.C., provando ad identificare e superare gli stereotipi che hanno influenzato l’immagine complessiva dei Fenici e dei loro vicini sia in relazione ai grandi processi storici che alle pratiche quotidiane come riflesse dal record archeologico.

progetto-invisible-actors_cnr-ispc_logoIl progetto ha l’obiettivo di gettare nuova luce sugli “attori invisibili” nella società fenicia e punica. L’obiettivo è quello di studiare le donne e i bambini che, in quanto agenti storici, sono raramente al centro dell’attenzione degli studiosi. Ci proponiamo di esplorare diverse dimensioni della loro esperienza di vita utilizzando un approccio interdisciplinare, con l’obiettivo specifico di promuovere un nuovo paradigma interpretativo. Questo approccio nasce dal desiderio di identificare e superare gli stereotipi che hanno influenzato l’immagine complessiva dei Fenici e dei loro vicini in relazione sia ai principali processi storici che alle pratiche di vita quotidiana riflesse nella documentazione archeologica. Fino a poco tempo fa, gli studi fenici e punici sono stati in gran parte condizionati da un marcato punto di vista androcentrico. In questa prospettiva, le donne e i bambini sono emarginati (come avviene in particolare nell’interpretazione dei reperti archeologici) o posti al centro di rituali crudeli e nefasti (come nel caso delle ricostruzioni mitografiche e storiografiche basate su fonti classiche e bibliche che elaborano i sacrifici di bambini, la prostituzione sacra, ecc.).

Pompei. All’auditorium Stefano De Caro e Paola Miniero presentano il libro “La Casa di C. Giulio Polibio a Pompei (IX, 13, 1-3) e i bronzi del triclinio (EE)”, della collana “Quaderni di Studi Pompeiani”, curato dagli archeologi Fausto Zevi ed Elsa Nuzzo. Incontro promosso dall’associazione internazionale “Amici di Pompei” 

pompei_auditorium_libro-La-casa-di-Giulio-Polibio_di-nuzzo-e-zevi_locandinaUn volume destinato a rimanere un punto fermo nella conoscenza della Casa pompeiana di C. Giulio Polibio e dei suoi arredi, quello che viene presentato nel nuovo incontro promosso dall’associazione internazionale Amici di Pompei ETS: appuntamento venerdì 15 novembre 2024, alle 17, all’auditorium scavi del parco archeologico di Pompei, per la presentazione del libro “La Casa di C. Giulio Polibio a Pompei (IX, 13, 1-3) e i bronzi del triclinio (EE)”, decimo volume della collana “Quaderni di Studi Pompeiani” edito dall’associazione Amici di Pompei, curato dagli archeologi Fausto Zevi ed Elsa Nuzzo, che, oltre ai puntuali articoli dei curatori si avvale anche di quelli di altri studiosi e tecnici del mondo antico, quali Klara De Decker, Domenico Esposito, Simona Minichino, Elisa Pucci e coautori, Grete Stefani e Antonio Varone, che completano e arricchiscono le varie parti dello studio. Il libro, alla presenza degli autori, verrà presentato dagli archeologi Stefano De Caro, già direttore generale Archeologia del ministero dei Beni culturali nonché direttore generale ICCROM, organismo intergovernativo con circa 150 stati membri per la conservazione e il restauro dei Beni Culturali in ogni parte del mondo; e Paola Miniero, già direttrice degli scavi di Stabia e del museo nazionale del Castello di Baia.

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Copertina del libro “La Casa di C. Giulio Polibio a Pompei (IX, 13, 1-3) e i bronzi del triclinio (EE)” a cura di Fausto Zevi ed Elsa Nuzzo

L’opera, che ha avuto una lunga e profonda gestazione, era stata inizialmente concepita con l’intento di realizzare la pubblicazione definitiva degli splendidi bronzi tricliniari rinvenuti nel 1978 nella casa di Giulio Polibio a Pompei, ma si è poi subito allargata, in assenza di una pubblicazione definitiva sulla casa, allo studio del contesto storico e della realtà culturale in cui si collocano i preziosi reperti. Sono state così investigate sia la figura degli abitatori della casa, sia la storia edilizia dell’edificio, mirabile esempio di abitazione sannitica conservatasi pressoché immutata fino al 79 dopo l’accorpamento di due “case a schiera” avvenuto nel tardo II sec. a.C. Nello stesso tempo sono stati analizzati gli arredi pittorici del complesso, né si è trascurato uno sguardo generale sui corredi tricliniari di Pompei, mentre un capitolo speciale è stato riservato al lungo e puntuale restauro eseguito sui bronzi presso l’Istituto Centrale del Restauro a Roma e l’Opificio delle Pietre Dure a Firenze. La parte centrale del lavoro è riservata all’analisi dei singoli reperti, mirabilmente illustrati anche dalle foto di Luciano e Marco Pedicini, dei quali vengono anche elencate le occasioni in cui essi sono stati presentati al pubblico in varie mostre ed esposizioni.

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L’archeologo Fausto Zevi

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L’archeologa Elsa Nuzzo

A curare il libro due archeologi legati alla storia del sito vesuviano. Fausto Zevi, già soprintendente di Napoli e Pompei nonché ordinario di Archeologia all’università di Roma “La Sapienza”, è membro dell’Accademia dei Lincei; Elsa Nuzzo, archeologa formatasi alla Scuola Archeologica Italiana di Atene, è da anni operante su temi dell’archeologia campana.

Arona (No). Per “I Giovedì in Biblioteca” presentazione del libro “ArcheologA. Storie di Preistoria: un’autobiografia” di Monica Piancastelli che dialogherà con Anna Bernardoni, conservatrice archeologa all’Archemuseo Khaled al-Asaad

arona_biblioteca_libro-ArcheologA-Storie-di-Preistoria-un-autobiografia_di-monica-piancastelli_presentazione_locandinaGiovedì 14 novembre 2024, alle 18, alla biblioteca civica di Arona (No), per il ciclo di incontri “I Giovedì in Biblioteca” presentazione del libro “ArcheologA. Storie di Preistoria: un’autobiografia” di Monica Piancastelli che dialogherà con Anna Bernardoni, conservatrice archeologa all’Archemuseo Khaled al-Asaad di Arona: Un punto di vista femminile su un mondo per lungo tempo maschile e un viaggio nei decenni che hanno cambiato il modo di fare archeologia ma anche la stessa società italiana.

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Copertina del libro “ArcheologA. Storie di Preistoria: un’autobiografia” di Monica Piancastelli

Monica Piancastelli è geoarcheologa specializzata in Preistoria. Ha lavorato per venti anni nei cantieri archeologici di numerose regioni italiane. Ha tenuto corsi di formazione per tecnici di scavo e lezioni specialistiche in Master universitario, come docente a contratto. È autrice di articoli scientifici, di una guida narrata su Malta preistorica e di due libri per bambini. Negli ultimi anni ha condotto laboratori ludodidattici nelle scuole, curato eventi espositivi e costruito giocattoli della tradizione popolare. I balocchi della tradizione popolare in legno e altri materiali non hanno un’origine sempre nota, talvolta occorre andare indietro di millenni, come nel caso della trottola. Le mie mani di archeologa che un tempo scavavano la terra, ad un certo punto della mia storia, hanno prediletto la realizzazione di questi giocattoli. Tra i tanti costruiti, ne sono nati una decina che, per forma o per motivi decorativi, si sono ispirati ad opere e sintassi dell’arte mobiliare e parietale preistorica, divenendo preziosi dispositivi per accostare bambine e bambini all’origine dell’Arte, le cui tracce risalgono a oltre 40.000 anni fa. Passi autobiografici raccontano le fatiche fisiche e psicologiche della professione negli scavi archeologici e le peculiarità di un mestiere poco conosciuto al grande pubblico. Un omaggio anche ai tanti giovani il cui lavoro sul campo è stato ed è ancora sottovalutato.

Udine. A Palazzo Clabassi, per SABAP100, incontro, in presenza e on line, “Attenzione: FRAGILE! Riflessioni sulla tutela dell’architettura del XX secolo”, e a seguire il concerto Concerto del Viozzi Guitar Duo, nel centenario della nascita di Bruno Tonazzi, chitarrista e musicologo

sabap-fvg_centenario_logoGiovedì 14 novembre 2024 si concludono le giornate di studio organizzate nell’ambito delle iniziative volte a celebrare i 100 anni di vita della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Friuli Venezia Giulia. Il terzo incontro, organizzato in collaborazione con il Segretariato Regionale del MiC per il Friuli Venezia Giulia, intitolato “Attenzione: FRAGILE! Riflessioni sulla tutela dell’architettura del XX secolo”, si terrà il 14 novembre a Palazzo Clabassi (via Zanon, 22 – Udine) dalle 10.30 alle 18. Sarà possibile seguire la giornata di studio anche da remoto collegandosi al seguente link: https://teams.microsoft.com/l/team/19%3AkP2cVRebdtei69HujfQ-Z1d6gnbRjFUSTP9QvI2nyFM1%40thread.tacv2/conversations?groupId=8ca5cefb-f4e1-47de-813b-8ea3ecaadede&tenantId=2ce1fa22-bde8-436d-b238-a0540d4f21d6. L’incontro di chiusura porrà l’accento sulle pratiche di tutela e conservazione del patrimonio del contemporaneo, caratterizzato da una duplice fragilità: quella intrinseca delle componenti materiche costituenti la costruzione, come il cemento armato, le pellicole polimeriche e i “nuovi” materiali sperimentati durante tutto il corso Novecento, e quella legata alla componente culturale, che spesso sembra dimenticarsi dell’apporto dell’architettura contemporanea alla definizione di quell’apparato socio-culturale al quale apparteniamo, negandone spesso quella dignità riconosciuta alle opere di un passato più remoto. All’incontro parteciperanno studiosi, professionisti e funzionari del ministero della Cultura che racconteranno esperienze diversificate per la tutela e la valorizzazione dell’architettura contemporanea, su scala nazionale e locale.

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Navarons di Spilimbergo (Pn): oratorio di Nostra Signora di Lourdes di G. Gresleri – S. Varnier (foto sabap-fvg)

PROGRAMMA 10.30 -13.30: saluti istituzionali. Modera Valentina Minosi, soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Friuli Venezia Giulia. Interventi: Luciano Antonino Scuderi, Direzione Generale Creatività Contemporanea, “Il censimento delle architetture italiane dal 1945 a oggi come strumento di conoscenza”; Ugo Carughi, Past-President DOCOMOMO Italia – Member of the ICOMOS Italian National Council, “Procedure di tutela dell’architettura contemporanea in Italia e all’estero”; Paolo Nicoloso, università di Trieste, “Vecchie città e piani urbanistici: contrasti e accordi a Trieste, Udine, Gorizia e altrove. 1925-1941”; Sara di Resta, università IUAV, “Il restauro dei materiali dell’architettura contemporanea tra teoria e prassi”. 15 -18: Sergio Pratali Maffei, università di Trieste, “L’architettura contemporanea in Friuli Venezia Giulia: conoscenza e conservazione nelle attività dell’Università degli Studi di Trieste e di Do.Co.Mo.Mo. FVG”; Alessandro Bertoli, Comune di Udine, “TRA incantesimo e TRAsformazione”; Giulio Avon, Raggi e ArchiTetture, “La Città di Lignano come laboratorio di sperimentazione dell’architettura degli anni ’50 e ’60 del Novecento”; Vincenzo Giampaolo, SABAP FVG, “L’importanza della lettera d). Alcuni casi di tutela del contemporaneo in Friuli Venezia Giulia”; conclusioni.

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A conclusione della giornata di studio organizzata dalla soprintendenza ABAP FVG, alle 19.30, per Centenario in Note, in occasione del centenario della nascita di Bruno Tonazzi, chitarrista, musicologo e insegnante, è in programma il Concerto del Viozzi Guitar Duo, a cura della Camerata Strumentale italiana. Il concerto è aperto al pubblico e gratuito. I posti sono limitati, è richiesta la prenotazione al seguente link: https://sabapfvg.cultura.gov.it/attenzione-fragile-riflessioni-sulla-tutela-dellarchitettura-del-xx-secolo-giornata-di-studio-e-concerto/. Fabio Cascioli e Giulio Chiandetti sono i protagonisti del Viozzi Guitar Duo che, formatisi nel 1981 nella classe di Bruno Tonazzi, si sono esibiti nelle principali città italiane, europee e sono stati invitati dalla prestigiosa Università californiana UCLA di Los Angeles (USA). Bruno Tonazzi, una fra le più importanti personalità della civiltà musicale triestina del XX secolo, ha dato un indispensabile contributo alla rinascita e alla diffusione di musiche per chitarra, pubblicando per importanti editori italiani, svizzeri e germanici. Ha curato, fra le altre cose, la trascrizione in notazione moderna, la revisione e la diteggiatura di centinaia di composizioni per liuto e per chitarra di vari autori, antichi e moderni, e la pubblicazione di numerose opere a scopo didattico.

Egitto. Apertura sperimentale di altre 12 sale del Grand Egyptian Museum a Giza, a un passo dalle Piramidi. Ma fino all’inaugurazione ufficiale (primavera 2025?) resta escluso l’accesso alle gallerie di Tutankhamon e al Museo delle Barche solari

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Una sala espositiva del Grand Egyptian Museum a Giza (foto ministry of tourism and antiquities)

Il Grand Egyptian Museum a Giza, a un passo dalle Piramidi, ha annunciato l’inaugurazione, anche se non è ancora quella che tutti aspettano da alcuni (molti) anni. In realtà un’operazione sperimentale lanciata dal ministero egiziano del Turismo e delle Antichità che allarga gli spazi di visita. Dal 16 ottobre 2024 è possibile visitare dodici sale espositive che mostrano la storia dell’antico Egitto dalla preistoria all’epoca romana. L’ingresso al GEM è attualmente limitato alle Gallerie Principali, alla Sala Grande, allo Scalone d’Onore, all’area commerciale e ai giardini esterni. Il GEM Complex è aperto tutti i giorni dalle 8.30 alle 18; le Gallerie tutti i giorni dalle 9 alle 17. Ultimo acquisto biglietti: alle 16. Rimane escluso l’accesso alle gallerie di Tutankhamon e al Museo delle Barche solari fino all’apertura ufficiale, che ora sembrerebbe fissata alla primavera 2025.

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Il grande atrio del Grand Egyptian Museum a Giza con la statua di Ramses II (foto ministry of tourism and antiquities)

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La piazza dell’Obelisco Sospeso davanti al Grand Egyptian Museum a Giza (foto ministry of tourism and antiquities)

L’apertura parziale del GEM era iniziata nel 2022 quando, saltata l’apertura in concomitanza col centenario della scoperta della tomba di Tutankhamon nella valle dei Re a Tebe Ovest (4 novembre 1922 – 2022), per utilizzare alcuni spazi per ospitare eventi speciali e ricevere gruppi di visitatori in visite limitate ad alcune sezioni e aree all’interno del museo. Da questo momento il pubblico può visitare la Piazza dell’Obelisco Sospeso, la sala principale nota come Sala Grande, il museo dei Bambini e un’esperienza di realtà virtuale, giardini, ristoranti, caffè e negozi che includono i principali marchi egiziani. Entrando nella sala principale del Grande Museo Egizio, i visitatori possono anche vedere molte antichità uniche come la statua di Ramses II, le dieci statue del faraone Sesostri, la famosa Lista dei re di Saqqara e la stele di Merenptah o stele della Vittoria, oltre a due statue di faraoni di epoca tolemaica (vedi Egitto. In attesa dell’apertura ufficiale (con tutto il tesoro di Tutankhamon), il Grand Egyptian Museum a Giza apre al pubblico la piazza, la Sala Grande, giardini, ristoranti e servizi per i turisti | archeologiavocidalpassato).

Napoli. A Palazzo Reale la soprintendenza presenta i risultati delle campagne di scavo 2023-2024 della Villa Augustea di Somma Vesuviana. Il soprintendente Nuzzo: “Un’occasione per condividere con il pubblico i risultati del lavoro di tutela e ricerca con prestigiose istituzioni internazionali”

napoli_palazzo-reale_presentazione-campagne-di-scavo-2023-2024-della-Villa-Augustea-di-Somma-Vesuviana_locandinaMercoledì 13 novembre 2024, alle 17, nella sala “Giovanni Carbonara” del Palazzo Reale di Napoli, presentazione delle campagne di scavo 2023-2024 della Villa Augustea di Somma Vesuviana, un importante appuntamento per raccontare le scoperte e i progressi delle ricerche in questo sito archeologico di grande valore storico. All’evento parteciperanno il soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Napoli, Mariano Nuzzo, e il sindaco di Somma Vesuviana, Salvatore di Sarno. Saranno presenti anche Antonio De Simone, responsabile della conservazione e del restauro del progetto per l’università Suor Orsola Benincasa, e Mauro Antonio Di Vito, direttore dell’Osservatorio Vesuviano dell’INGV, che offriranno approfondimenti sul contributo delle rispettive istituzioni al progetto. Dal Giappone interverranno Satoshi Matsuyama, direttore tecnico dello scavo, e Mariko Muramatsu, referente del progetto per l’Italia, entrambi rappresentanti della The University of Tokyo, insieme a Claudia Angelelli, archeologa responsabile scientifica dello scavo per la stessa università. Completeranno il parterre Luca Di Franco, funzionario SABAP NA-MET responsabile dell’area archeologica, e Daniele De Simone, funzionario archeologo SABAP NA-MET responsabile di zona. Questa occasione di confronto e dialogo tra esperti italiani e giapponesi offrirà al pubblico una visione completa sulle metodologie di scavo, sulle ultime scoperte e sulle prospettive future della ricerca. “La presentazione delle campagne di scavo della Villa Augustea”, dichiara il soprintendente Mariano Nuzzo, “rappresenta un momento cruciale per condividere con il pubblico i risultati del lavoro di tutela e ricerca svolto in collaborazione con prestigiose istituzioni internazionali. È nostro impegno proseguire in questo percorso di conoscenza e valorizzazione del nostro patrimonio culturale, al fine di restituire alla comunità e alle future generazioni un’eredità storica di inestimabile valore”.