Aquileia. Al museo Archeologico nazionale l’incontro con Vincenzo Tiné su “L’arena e gli altri. Teatri e anfiteatri romani tra ricerca e valorizzazione”, secondo appuntamento delle “Suggestioni archeologiche” 2025, dedicate quest’anno alla divulgazione archeologica: “Pagine di archeologia. Comunicare il passato tra narrativa, scoperte d’archivio e di cantiere”. Brindisi finale col vino delle Grandi Terme

Al museo Archeologico nazionale di Aquileia (Ud) è tutto pronto per il secondo appuntamento con “Pagine di Archeologia. Comunicare il passato tra narrativa, scoperte d’archivio e di cantiere” nell’ambito delle “Suggestioni archeologiche” 2025, il tradizionale ciclo di conferenze a tema archeologico che oramai da decenni accompagna le estati aquileiesi. Pensate ed organizzate dal museo Archeologico nazionale di Aquileia e da Associazione nazionale per Aquileia. Giovedì 10 luglio 2025, alle 17.15, saranno ospiti al museo Archeologico nazionale di Aquileia gli archeologi Andrea Ghiotto e Cristiano Tiussi che dialogheranno con Vincenzo Tiné, curatore del libro “L’arena e gli altri. Teatri e anfiteatri romani tra ricerca e valorizzazione”. Questa volta, dallo scaffale della libreria di archeologia, gli organizzatori hanno scelto di sfogliare le pagine di coloro che si interrogano sullo studio, la cura e la gestione del patrimonio. Il libro raccoglie infatti gli atti della giornata di studi tenutasi il 27 ottobre 2022 al Palazzo della Gran Guardia a Verona, con interventi di studiosi ed esperti sulle modalità di gestione, conservazione e fruibilità dell’Arena di Verona e di altri teatri e anfiteatri romani utilizzati per lo svolgimento di attività culturali. La partecipazione è gratuita. Per assicurarsi un posticino, però, è raccomandata la prenotazione a museoaquileiaeventi@cultura.gov.it, 0431 91016. Al termine dell’incontro si brinda insieme con il vino “Thermae Felices Costantiniane” prodotto con l’uva raccolta nell’area archeologica delle Grandi Terme di Aquileia, conferita a Fondazione Aquileia, che comprende un vigneto di circa 5.000 metri quadrati. A cura di Vini Brojli.

Torino. Al museo Egizio riallestite le sale di Iti e Neferu e di Ahmose: frutto di un lavoro di ricerca e rilettura delle fonti d’archivio, di scoperte inattese nei depositi, le sale raccontano l’archeologia di inizio Novecento di Schiaparelli e Rosa

Il nuovo allestimento delle sale di Iti e Neferu e di Ahmose al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Studiare il patrimonio di reperti dell’antico Egitto e approfondire la vita degli archeologi che hanno contribuito a far emergere i tesori di questa antica civiltà riserva ancora sorprese e nuove scoperte. È il caso della sala di Iti e Neferu e della saletta dedicata alla Principessa Ahmose del museo Egizio di Torino, oggetto entrambe di un riallestimento che dall’8 luglio 2025 sono riaperte al pubblico, grazie al lavoro di studio e ricerca dei curatori del Museo: Beppe Moiso, Enrico Ferraris e Cinzia Soddu e alla progettazione espositiva di Enrico Barbero e Piera Luisolo.

I calzari in cuoio della Principessa Ahmose, risalenti alla XVIII dinastia, esposti al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Due le novità assolute dei riallestimenti: il ritrovamento di una pittura appartenente al ciclo decorativo della tomba di Iti e Neferu, nei depositi del museo di Antropologia ed Etnografia dell’università di Torino, durante un riscontro inventariale, e i calzari in cuoio della Principessa Ahmose, risalenti alla XVIII dinastia, per la prima volta esposti al pubblico, dopo un delicato lavoro di restauro. “Stiamo aggiornando gli allestimenti permanenti per integrare i risultati più recenti della ricerca sulla collezione e per migliorare l’accessibilità dei contenuti”, spiega il direttore del museo Egizio, Christian Greco. “Particolare attenzione è rivolta all’esposizione dei resti umani. Ricostruire i corredi funerari non è solo un’operazione scientifica, ma anche un gesto di rispetto: significa trattare questi reperti come testimonianze di vite vissute, tenendo conto delle implicazioni etiche e culturali che comportano”.

La tomba di Iti e Neferu a Gebelein in una foto storica conservata nell’Archivio fotografico del museo Egizio di Torino

Il curatore Beppe Moiso nelle sale dedicate alla tomba di Iti e Neferu al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

La sala dedicata alla ricostruzione della tomba di Iti e Neferu al museo Egizio, è stata rivista architettonicamente, sulla base di una serie di studi condotti sulla struttura della tomba, sui suoi 14 pilastri, attraverso il parallelo con altre tombe coeve, sulla base di fotografie scattate dallo stesso Schiaparelli. Delle 36 pitture originariamente staccate dalla tomba e arrivate a Torino nel 1924, dopo un lungo restauro a Firenze, operato da Fabrizio Lucarini, ne furono esposte in museo 29. Una delle 7 mancanti è riemersa recentemente dai depositi del museo di Antropologia ed Etnografia di Torino e attualmente è ancora oggetto di un delicato lavoro di restauro; mentre le altre, andate perdute, ci sono note solo attraverso fotografie di archivio. L’intero corpus delle pitture è tuttavia visibile nell’archivio storico fotografico online dell’Egizio, che contiene circa 2mila immagini digitalizzate, che documentano l’intera attività archeologica condotta dal Museo in Egitto, tra il 1903 e il 1937.

Dettagli degli affreschi dalla tomba di Iti e Neferu di Gebelein conservati al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Il nuovo allestimento della tomba di Iti e Neferu non è soltanto un aggiornamento espositivo, ma anche un modo per restituire al pubblico una pagina fondamentale della storia del Museo e dell’archeologia italiana, legata alla campagna di scavo del 1911 a Gebelein, condotta da Virginio Rosa, giovane chimico e botanico, in procinto di diventare egittologo, scomparso prematuramente a soli 26 anni. Quella di Gebelein fu l’unica, delle dodici missioni promosse da Ernesto Schiaparelli, a disporre di una documentazione ampia e dettagliata. La figura di Virginio Rosa emerge come centrale non solo per l’importanza della scoperta, ma anche per le notevoli capacità fotografiche in ambito archeologico: il suo patrigno, Secondo Pia, fu il primo a documentare fotograficamente la Sindone e lo stesso Rosa fu il primo a impiegare lastre fotografiche a colori in una missione archeologica di Schiaparelli, testimoniando con straordinaria modernità le fasi dello scavo.

Il giovane archeologo Virginio Rosa da Varallo Sesia (Vercelli) (foto museo Egizio)

La figura di Virginio Rosa e le sue scoperte saranno presto oggetto di un volume della collana “Studi del Museo Egizio” (Franco Cosimo Panini Editore), intitolato “1911: l’Egitto di Virginio Rosa” e scritto da Beppe Moiso. Il libro restituirà, attraverso la documentazione archivistica e il giornale di scavo, compilato da Rosa, i disegni, gli scambi epistolari con Schiaparelli, uno spaccato sulle varie attività collegate alla ricerca archeologica e sulle istruzioni lasciate da Schiaparelli per condurre correttamente uno scavo.

Il nuovo allestimento della tomba di Ahmose al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

La saletta dedicata alla Principessa Ahmose, al primo piano del Museo, accanto a quella di Nefertari, è stata riallestita secondo una logica narrativa coerente, che mette al centro il ruolo dell’archeologo e l’importanza della documentazione d’archivio e delle scienze della conservazione. Accogliendo la frammentarietà dei reperti come un’opportunità narrativa, il museo ha trasformato la parzialità dei materiali in occasione di approfondimento e riflessione sul lavoro dell’archeologo. Il nucleo narrativo si concentra sui reperti recuperati dai depositi: i calzari in cuoio della principessa, restaurati con grande perizia da Francesca Gaia Maiocchi e Giulia Pallottini, restauratrici del Museo, un frammento di tessuto su cui poggiavano i monili della principessa. L’interpretazione di oggetti frammentari è affidata ai disegni ricostruttivi del curatore Paolo Marini, che rendono leggibili reperti altrimenti difficili da comprendere e illustrano al pubblico il processo di ricostruzione e lettura archeologica.

Il nuovo allestimento della tomba di Ahmose con la mummia della principessa al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Il tema dell’esposizione delle mummie e, più in generale, dei resti umani è da tempo oggetto di un’attenta riflessione da parte del Museo, che negli ultimi dieci anni ha affrontato questa questione con particolare sensibilità, consapevole della complessità delle implicazioni etiche e della varietà di percezioni culturali dei visitatori, provenienti da contesti e tradizioni molto differenti tra loro. Proprio per rispondere a queste sfide, è stato istituito all’interno del Museo un Comitato etico, con l’obiettivo di guidare e accompagnare le scelte espositive, nel rispetto della dignità dei reperti umani e delle diverse sensibilità contemporanee.

La mummia di Ahmose in un guscio di basalto nel nuovo allestimento al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Nel caso del riallestimento dei resti di Ahmose, il Museo ha scelto una soluzione innovativa e rispettosa: è stato realizzato un guscio protettivo in fibra di basalto, modellato con precisione sulle forme irregolari del reperto. La presenza di microfori distribuiti su tutta la superficie consente un’efficace e invisibile ventilazione del volto, garantendo al contempo la conservazione ottimale e una presentazione rispettosa del reperto. L’impegno del Museo in questo ambito continua a orientarsi verso un dialogo aperto e consapevole con il pubblico, nel segno della responsabilità scientifica, dell’inclusività culturale e del rispetto della persona anche oltre la morte.

Una fase dell’allestimento della saletta di Ahmose al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Le pareti delle vetrine dedicate ad Ahmose, a Nebiry e alla tomba denominata Queens’ Valley 39 riportano l’indicazione delle tombe di provenienza, inserite in una mappa della Valle delle Regine, che restituisce unità e contesto agli scavi condotti da Schiaparelli in quella zona. Il racconto si articola attraverso nuovi testi, apparati grafici, e ricostruzioni visive che aiutano a comprendere le caratteristiche di queste sepolture, meno monumentali rispetto a quella di Nefertari, ma comunque appartenenti a personaggi di alto rango. Nel basamento della principessa Ahmose è visibile l’infografica riguardante il telo funerario. Il lenzuolo funebre che avvolgeva il corpo di Ahmose, ritrovato in frammenti, è anche uno dei primi esempi di Libro dei Morti e risale alla fine della XVII dinastia (circa 1540 a.C.). Grazie alla ricostruzione del testo, si stima che in origine fosse lungo 4 metri e largo oltre un metro.

Il posizionamento dei vasi canopi nel nuovo allestimento della sala della tomba di Ahmose e Nebiry al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

I reperti della tomba di Nebiry tra cui i suoi vasi canopi e ceramiche di imitazione cipriota, restituiscono l’immagine di un alto funzionario a contatto con circuiti internazionali e inserito in una rete di scambi che rifletteva lo status e le relazioni esterne dell’Egitto del Nuovo Regno. L’intento è stato quello di costruire un racconto coerente e accessibile, che unisce la documentazione archeologica, il restauro e la riflessione museografica. Grazie a questo intervento, le sale dedicate a Nefertari e Ahmose risultano oggi più armoniche e coerenti, non solo dal punto di vista visivo, ma anche narrativo. La frammentarietà di alcuni oggetti è trasformata in un’opportunità di racconto minuzioso, offrendo al pubblico uno sguardo ravvicinato e consapevole sul lavoro dell’archeologo, sull’importanza della conservazione e sulla capacità del museo di rinnovarsi attraverso la ricerca.

Aquileia (Ud). Workshop “Sulle tracce dell’archeologia seguendo la Via Gemina” nell’ambito del progetto “RIMROM-storia romana transfrontaliera” per approfondire il ruolo della Via Gemina nel contesto delle comunicazioni romane del Nord Adriatico. Ecco il programma

Mercoledì 9 luglio 2025, dalle 14.30 alle 18, alla Domus e Palazzo episcopale di Aquileia, workshop formativo “Sulle tracce dell’archeologia seguendo la Via Gemina”, organizzato nell’ambito del progetto “RIMROM-storia romana transfrontaliera” per approfondire il ruolo cruciale della Via Gemina nel contesto delle comunicazioni romane del Nord Adriatico, mettendo in luce la sua funzione non solo militare ma anche commerciale e culturale. La partecipazione è gratuita su prenotazione obbligatoria a questo link https://forms.gle/QmQmmy4KboicmjcH7. Il progetto è finanziato dall’Unione europea nell’ambito del Fondo per piccoli progetti GO! 2025 del Programma Interreg VI-A Italia-Slovenia 2021-2027, gestito dal GECT GO. L’area transfrontaliera è di fatti da sempre unita da questa strada, che da Aquileia attraversava Ajdovščina (Castra) per poi proseguire fino a Lubiana e avanti ancora. Particolare attenzione verrà posta agli scavi, ai ritrovamenti e alle indagini archeologiche condotte nell’area di San Canzian d’Isonzo, centro che probabilmente si sviluppò proprio attorno al IV-V secolo e che si trova proprio lungo la via Gemina. Seguirà poi un’illustrazione, direttamente sul campo, relativa alle indagini archeologiche in corso nell’area degli antichi mercati-Fondo Pasqualis, da parte degli archeologi impegnati nella campagna di scavo volta a chiarire il ruolo centrale, nella fase tardoantica, del centro urbano di Aquileia.

PROGRAMMA. Alle 14.30, ritrovo e registrazione dei partecipanti (presso Domus e Palazzo Episcopale); 14.45, Benvenuto! Breve introduzione sul progetto RIMROM-storia romana transfrontaliera a cura della Fondazione Aquileia. Alle 15, “Lungo la via Gemina: da Aquileia ad Ajdovščina, passando per San Canzian d’Isonzo” a cura di Fondazione Aquileia e Luca Villa, archeologo. Sessione formativa volta a delineare il ruolo della Via Gemina nel contesto delle comunicazioni romane del Nord Adriatico, mettendo in luce la sua funzione non solo militare ma anche commerciale e culturale. Particolare attenzione verrà posta agli scavi, ai ritrovamenti e alle indagini archeologiche condotte nell’area di San Canzian d’Isonzo, centro che probabilmente si sviluppò proprio attorno al IV-V secolo. Alle 16.30, “Aquileia Tardo Antica: le nuove scoperte e i nuovi settori di scavo nell’area degli antichi mercati” a cura di università di Verona – dipartimento di Culture e Civiltà. Approfondimento sul campo dedicato alle indagini attualmente condotte, all’interno dell’area archeologica del Fondo Pasqualis, dagli archeologi impegnati nella campagna di scavo -volta a chiarire il ruolo centrale, nella fase tardoantica, del centro urbano di Aquileia (presso area del Fondo Pasqualis). Alle 17.30, visita libera alla mostra fotografica “La Battaglia del Frigido”, un percorso narrativo composto da sei pannelli tematici che guidano il visitatore alla scoperta della Battaglia del Frigido (394 d.C.) e dei personaggi storici che ne sono stati i protagonisti: un’occasione per immergersi ulteriormente nel IV secolo e comprendere il significato di questa significativa vicenda storica, nella transizione dall’Impero romano al mondo tardoantico.

Firenze. All’auditorium Paolucci (Gallerie degli Uffizi) la conferenza “Politica e istituzioni: i magistrati e le città”, con Daniele F. Maras, direttore del museo Archeologico nazionale, quinto appuntamento del ciclo “Gli Etruschi: nuove ricerche, nuove scoperte, nuove storie”

Quinto appuntamento del ciclo di conferenze “Gli Etruschi: nuove ricerche, nuove scoperte, nuove storie”, organizzato dall’Istituto di Studi Etruschi e Italici di Firenze e dalle Gallerie degli Uffizi, in collaborazione con la Regione Toscana. Mercoledì 9 luglio 2025, alle 17, all’Auditorium “Antonio Paolucci” delle Gallerie degli Uffizi, in piazzale degli Uffizi 6 a Firenze, toccherà a Daniele F. Maras, direttore del museo Archeologico nazionale di Firenze, con la conferenza “Politica e istituzioni: i magistrati e le città”. L’incontro è dedicato alla memoria di Adriano Maggiani, recentemente scomparso, massimo esperto di istituzioni etrusche e amico del MAF. Ingresso gratuito. Il calendario degli incontri proseguirà poi fino all’8 ottobre 2025, per celebrare degnamente il quarantesimo anniversario dell’Anno degli Etruschi e rilanciare la conoscenza di questo importante popolo dell’Italia preromana, la cui storia si intreccia con i fondamenti delle identità culturali italiana, mediterranea ed europea.

Comacchio (Fe). Al museo Delta Antico il concerto “Suoni antichi. Visioni future” con narrazioni del direttore Marco Bruni per la rassegna “Sonate al Chiaro di Luna”

Per “Sonate al Chiaro di Luna”, rassegna di concerti nei luoghi più caratteristici e storici del comune di Comacchio (Fe), mercoledì 9 luglio 2025, alle 21.30, al museo Delta Antico, il concerto “Suoni antichi. Visioni future”, un viaggio sonoro tra musica classica, jazz e contemporanea, con il pianoforte di Federico Rubin accompagnato da giovani talenti e dalla narrazione del direttore del museo Delta Antico, Marco Bruni. La rassegna di concerti estivi prende il nome dalla celebre “Sonata per pianoforte n. 14 in Do diesis minore” di Ludwig van Beethoven, più nota appunto come “Sonata al Chiaro di Luna” per le sue sonorità descrittive e suggestive. Così come Beethoven dedicò quest’opera alla contessa Giulietta Guicciardi di cui era stato innamorato, questa rassegna promossa dall’Amministrazione Comunale in sinergia con la Civica Scuola di Musica, con il patrocinio della Regione Emilia-Romagna, vuole essere un omaggio alla bellezza e un’opportunità di divulgazione ed educazione musicale, con un programma legato alle atmosfere classiche ma che strizza l’occhio alla contemporaneità e ai linguaggi più moderni.

Cabras (Or). In occasione del Festival Letterario dell’Archeologia si va “Alla scoperta della Peschiera Mar’e Pontis”: visita guidata gratuita in uno dei luoghi più affascinanti della Laguna

Dal 9 all’11 luglio 2025, in occasione del Festival Letterario dell’Archeologia a Cabras (Or), “Alla scoperta della Peschiera Mar’e Pontis”: visita guidata gratuita in uno dei luoghi più affascinanti della Laguna. Un viaggio tra archeologia, natura e antiche tecniche di pesca, con attività di educazione ambientale per tutte le età. Si scopre così come le tecniche tradizionali di pesca custodiscono la storia di una comunità che da millenni dialoga con il mare. Previsti due turni: alle 9.30 e alle 11, posti limitati (max 20 persone per turno). Prenotazione consigliata su Eventbrite: https://www.eventbrite.com/…/festival-lettarario…. Lo stagno di Mar ‘e Pontis, un vero e proprio mare, come da sempre viene definito dalle genti locali per la sua grande estensione, è una delle zone umide più estese e importanti d’Europa. Da sempre stagno pescosissimo quello di Mar ‘e Pontis , citato persino da autorevoli fonti latine. E non a caso la presenza di antichissimi siti archeologici, risalenti al Neolitico, come quelli di Cucuru is arrius, Conca Illonis e quasi certamente altri in attesa di essere riportati alla luce, attestano la presenza antropica nella zona nel lontano passato e confermano che le vicine acque dello stagno e i terreni fertili circostanti potevano assicurare alle popolazioni di allora una ricca fonte di sostentamento.

Torino. Al museo Egizio la conferenza “Antichi oboe dal mondo egizio” con Marco Sciascia e Barnaby Brown, in presenza e on line. In collaborazione con ACME e l’università di Torino

Che suono aveva la musica dell’antico Egitto? Cosa ci dicono le pipe sopravvissute (circa un quarto delle quali si trovano a Torino) sul mondo culturale dei loro suonatori? È possibile risolvere il mistero del perché la pipa tenuta in una mano ha tre fori, mentre quella tenuta nell’altra mano ne ha quattro? Cosa ci dice il confronto con le doppie pipe trovate nelle tombe mesopotamiche e greche sul ruolo di questi strumenti egiziani nella più ampia storia della musica? Se ne parla al museo Egizio di Torino martedì 8 luglio 2025, alle 18.30, in sala conferenze (ingresso da via Maria Vittoria 3M) nell’incontro “Antichi oboe dal mondo egizio” con Marco Sciascia e Barnaby Brown. La conferenza è a ingresso libero con prenotazione obbligatoria al link Antichi oboe dal mondo egizio Tickets, Tue, Jul 8, 2025 at 6:30 PM | Eventbrite. Live streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio. La conferenza è organizzata in collaborazione con l’associazione ACME e il dipartimento di Studi storici dell’università di Torino. Il museo Egizio di Torino possiede undici oboe. Si tratta della più grande collezione al di fuori del Cairo di uno strumento musicale che ha goduto di grande prestigio tra il Nuovo Regno e l’epoca tolemaica. In questa conferenza verranno condivisi i risultati di varie indagini in corso.

Barbaby Brown, musicista (foto emap)

Barnaby Brown suona ricostruzioni di strumenti a fiato basati su originali dell’Età della Pietra, della civiltà sumera, egizia, greca, romana e della tarda antichità. Canta inoltre e interpreta il repertorio classico della cornamusa scozzese, guidando anche il revival del suo predecessore medievale: il triplepipe. La sua passione per dare una voce contemporanea agli strumenti più antichi lo ha portato a realizzare quattro progetti discografici con Delphian Records: In Praise of Saint Columba: the sound world of the Celtic Church (2014), Spellweaving: ancient music from the Highlands of Scotland (2016), Set upon the Rood: new music for choir & ancient instruments (2017), e Apollo & Dionysus: sounds from Classical Antiquity (2018). Tra le opere scritte per lui si ricordano Noli Pater di Sir James MacMillan (2015) e Il sogno di Marsia di Dario Marianelli (2022). Nel 2023 ha co-fondato, insieme a Stef Conner e Marco Sciascia, Lotos Lab, un laboratorio che sviluppa strumenti musicali e attività ludico-didattiche per rafforzare il senso di appartenenza tra luoghi e tempi diversi.

Marco Sciascia. studioso di strumenti antichi (foto emap)

Marco Sciascia studia i più antichi strumenti musicali conservati nei musei dal 2005. Per l’European Music Archeology Project ha ricostruito i flauti d’argento di Ur (2450 a.C.), l’aulos di Poseidonia (480 a.C.) e le tibiae romane a partire da originali provenienti da Pompei. I suoi strumenti sono diventati noti attraverso i concerti, le registrazioni e i laboratori legati alla mostra itinerante ARCHÆOMUSICA (2013–2018) e sono oggi suonati da musicisti professionisti e studenti in tutto il mondo. Il suo kit di lira trans-storica sta entrando nelle università e nelle scuole primarie, dando nuova vita alla letteratura delle civiltà antiche. Tra le sue pubblicazioni scientifiche si segnala “Doublepipe reeds: Phragmites, straw, and data-logging for distributed reed research” nel Journal of Music Archaeology 2 (2024). Attualmente collabora con l’Accademia Austriaca delle Scienze per realizzare ricostruzioni suonabili di auloi meccanici rinvenuti a Meroë, in Sudan, nel sito funerario della regina Amanishakheto (10 a.C.).

Paestum. La Borsa mediterranea del Turismo archeologico annuncia le 5 scoperte archeologiche del 2024 candidate alla vittoria della 11ª edizione dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”: sono in Cambogia (statue di arenaria); Creta (Grecia) (palazzo che richiama al labirinto); Israele (carico di un naufragio dell’età del Bronzo); Perù (tempio cerimoniale di 5000 anni fa); Turchia (strada colonnata romana)

In Cambogia, nel terreno sabbioso 100 pezzi di statue in arenaria; in Grecia, sull’Isola di Creta, un misterioso palazzo che richiama il mito del labirinto; in Israele, al largo di Haifa il carico di un naufragio nella tarda età del Bronzo; in Perù, un tempio cerimoniale di 5.000 anni sotto una duna di sabbia; in Turchia, una strada colonnata romana lunga 800 metri: sono le cinque scoperte archeologiche del 2024 finaliste della 11ª edizione dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”: intitolato all’archeologo di Palmira che ha pagato con la vita la difesa del patrimonio culturale, è l’unico riconoscimento a livello mondiale dedicato al mondo dell’archeologia e in particolare ai suoi protagonisti, gli archeologi, che con sacrificio, dedizione, competenza e ricerca scientifica affrontano quotidianamente il loro compito nella doppia veste di studiosi del passato e di professionisti a servizio del territorio. Il Premio International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”, promosso dalla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico e da Archeo, sarà consegnato a Paestum venerdì 31 ottobre in occasione della XXVII BMTA, in programma a Paestum dal 30 ottobre al 2 novembre 2025. La Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico e Archeo hanno infatti inteso dare il giusto tributo alle scoperte archeologiche attraverso questo Premio annuale assegnato in collaborazione con le testate internazionali media partner della Borsa: Antike Welt (Germania), arCHaeo (Svizzera), Archäologie in Deutschland (Germania), Archéologia (Francia), Current Archaeology (Regno Unito), Dossiers d’Archéologie (Francia). Il direttore della BMTA Ugo Picarelli e il direttore di Archeo Andreas Steiner hanno condiviso questo cammino in comune, consapevoli che “le civiltà e le culture del passato e le loro relazioni con l’ambiente circostante assumono oggi sempre più un’importanza legata alla riscoperta delle identità, in una società globale che disperde sempre più i suoi valori”. Il Premio, dunque, si caratterizza per divulgare uno scambio di esperienze, rappresentato dalle scoperte internazionali, anche come buona prassi di dialogo interculturale e cooperazione tra i popoli. Inoltre, sarà attribuito uno “Special Award” alla scoperta, tra le cinque candidate, che avrà ricevuto il maggior consenso dal grande pubblico nel periodo 7 luglio – 7 ottobre 2025 sulla pagina Facebook della Borsa (www.facebook.com/borsamediterraneaturismoarcheologico). Ecco le cinque scoperte archeologiche finaliste, annunciate dalla segreteria del Premio.

Cambogia, nel terreno sabbioso 100 pezzi di statue in arenaria. Nel corso di recenti scavi di restauro condotti al Tempio Ta Prohm, una delle più iconiche strutture del complesso di Angkor, l’Autorità Nazionale APSARA ha scoperto più di 100 pezzi di statue di Buddha in arenaria, grazie agli esperti del Dipartimento di Conservazione Monumenti e Archeologia Preventiva. I frammenti recuperati includono una varietà di rappresentazioni, tra cui statue di Buddha protette da un Naga, statue di Avalokite śvara e altri frammenti di statue. L’archeologo Neth Simon, che ha guidato il team di scavo, ha spiegato che la scoperta è avvenuta durante la pulizia di un ammasso di terreno situato sul lato sud del muro in laterite del terzo recinto del tempio Ta Prohm, a una profondità di 10-15 cm e scavando più a fondo sono emersi sempre più frammenti di statua, oltre 100 pezzi, con altezze di circa mezzo metro e larghezze comprese tra 40 e 50 cm, per i quali si ipotizza che appartengano allo stile Bayon, XIII-XIV sec. circa, periodo noto per la sua raffinata arte scultorea e architettonica. Il Bayon fu eretto nei primi anni del XIII sec. come tempio di stato dal Re Jayavarman VII. Situato al centro di Angkor Thom, la sua peculiarità principale sono i numerosi volti sorridenti scolpiti sulle quattro facce delle torri a sezione quadrata che si ergono verso la maestosa torre centrale.

Grecia, sull’Isola di Creta, un misterioso palazzo che richiama il mito del labirinto. Durante la costruzione di un nuovo aeroporto, sulla cima della collina di Papoura, a nord-ovest della città di Kastelli, è stato scoperto un monumento risalente a 4000 anni fa, che si ritiene risalga alla civiltà minoica. L’edificio con mura circolari e stanze intricate, del diametro di 48 mt e con superficie di 1800 mq, che si sviluppa in otto anelli, era adibito forse a funzioni religiose. La struttura circolare, che ricorda una gigantesca ruota, ha fatto scattare l’accostamento al mito di Arianna. La civiltà minoica, del resto, risale all’età del Bronzo ed è sorta sull’isola di Creta circa dal 2700 a.C. al 1400 a.C. e l’edificio si inquadra in un periodo importante di Creta, che vede nel giro di pochi decenni la nascita sull’isola di imponenti palazzi come quello di Cnosso e Festo. La presenza di molte ossa di animali, rinvenute tra i reperti di ceramica, suggerisce un uso per feste rituali, che prevedevano cibo, vino e altre offerte. E se i palazzi minoici erano disposti su planimetrie quadrate o rettangolari, la struttura scoperta è circolare, forma che si trova più spesso nelle tombe minoiche. Potrebbe essere, dunque, un tumulo con le strutture di rinforzo, che seguono il modello del cerchio con elementi circolari e a raggiera, che potevano dar luogo a diverse stanze. Il culto degli antenati e i rituali, che prevedevano l’utilizzo di tumuli, sono diffusi nella Grecia nell’età del bronzo.

Israele, al largo di Haifa il carico di un naufragio dell’età del Bronzo. Risalente a circa 3400 anni fa, nella tarda età del Bronzo, a 90 km dalla costa e sul fondale a 1800 mt di profondità, ritrovato il relitto di una nave mercantile con centinaia di anfore intatte, l’unico così al largo e di un’epoca così antica. La grande pila di anfore è stata scoperta grazie ai rilievi condotti da Energean, compagnia di gas naturale, che opera nelle piattaforme al largo, durante l’esplorazione del fondale marino alla ricerca di nuove opportunità di scavo per l’apertura di altri pozzi. Jacob Sharvit, capo dell’unità marina dell’Autorità israeliana, che si occupa di reperti antichi, ipotizza che la nave fosse lunga 12-16 mt per trasportare prodotti di largo consumo, come olio, vino e frutta e che sia affondata all’improvviso per una tempesta o un attacco pirata, eventi comuni nella tarda età del Bronzo, definendo il ritrovamento “una scoperta che cambia la storia a livello mondiale”. La posizione del relitto, lontano da qualsiasi linea di costa visibile, rivela l’abilità dei marinai di navigare attraverso il Mediterraneo senza vedere la terraferma, sfidando le ipotesi accademiche precedenti, che suggerivano una navigazione esclusivamente costiera, in quanto i relitti antichi trovati finora nel Mediterraneo erano in acque poco profonde, uno al largo dell’isola disabitata di Dokos, in Grecia; altri due al largo delle coste turche, Uluburun e la barca di Capo Gelidonya che si è schiantata sugli scogli. Qui lo scenario completamente diverso ha richiesto un sommergibile robotizzato ad alta tecnologia per intervenire sul relitto.

Perù, un tempio cerimoniale di 5000 anni sotto una duna di sabbia. Nel distretto di Zaña (scritto anche Saña), nel Perù nord-occidentale, i ricercatori hanno scoperto ciò che restava delle mura di un tempio a più piani e, incastrati tra le mura, gli scheletri di tre adulti. Il sito del tempio fa parte del complesso archeologico Los Paredones de la Otra Banda-Las Ánimas. Per Luis Armando Muro Ynoñán, direttore del progetto archeologico dei paesaggi culturali di Úcupe – Valle di Zaña, trattasi di un complesso religioso in uno spazio archeologico definito da muri costruiti in fango, con una scalinata centrale, da cui si saliva a una specie di palco nella parte centrale, le cui pareti erano decorate con intricati fregi raffiguranti immagini del corpo umano con una testa di uccello, tratti felini e artigli di rettile; le parti superiori delle pareti, invece, erano rivestite di un intonaco fine con un disegno pittorico. È stato portato alla luce anche un altro monumento risalente a un periodo compreso tra il 600 e il 700 d.C., che sarebbe avvenuto durante il periodo Moche del Perù, popolazione che praticava sacrifici umani e noti per i grandi templi e le opere d’arte, tra cui calici di ceramica modellati in modo da sembrare teste umane.

Turchia, una strada colonnata romana lunga 800 metri. Durante scavi archeologici condotti nella Torre Hıdırlık, uno dei simboli storici più rilevanti di Antalya, rinomata località turistica nel sud della Turchia, è stata scoperta una strada colonnata di epoca romana, che si sviluppa su una lunghezza di 800 mt. Nel 133 a.C. la città fu annessa dai Romani ed è per questo che la romanità del luogo conserva importanti vestigia, tra le quali la porta di Adriano, un arco trionfale realizzato intorno al 130 d.C. in onore dell’imperatore. La Torre romana Hıdırlık rappresenta uno dei monumenti più antichi sopravvissuti nella città di Antalya. Situata all’incrocio tra Kaleiçi, il quartiere storico della città, e il Parco Karaalioğlu, si caratterizza per essere costruita con blocchi di pietra giallo-marrone, un dettaglio che conferisce un’aura di antichità e maestosità. La Direzione del Museo di Antalya e la Municipalità metropolitana mirano a trasformare la torre in un sito culturale e turistico di rilievo. Il direttore del progetto della Municipalità, Ezgi Öz, ha dichiarato che la strada, già scavata per circa 100 mt, sembra estendersi fino a Üçkapılar, rivelando così un collegamento diretto con il mare, con una lunghezza totale di 800 mt. Il completamento del progetto porterà alla realizzazione di una vasta terrazza panoramica, la più grande in Turchia, che consentirà al pubblico di ammirare le strutture storiche esposte attraverso coperture di vetro, oltre ad aree pedonali in legno per garantire un’esperienza completa e immersiva.

Nel 2015 il Premio è stato assegnato a Katerina Peristeri, responsabile degli scavi, per la scoperta della Tomba di Amphipolis (Grecia); nel 2016 all’INRAP Institut National de Recherches Archéologiques Préventives (Francia), nella persona del presidente Dominique Garcia, per la Tomba celtica di Lavau; nel 2017 a Peter Pfälzner, direttore della missione archeologica, per la città dell’Età del Bronzo presso il villaggio di Bassetki nel nord dell’Iraq; nel 2018 a Benjamin Clément, responsabile degli scavi, per la “piccola Pompei francese” di Vienne; nel 2019 a Jonathan Adams, responsabile del Black Sea Maritime Archaeology Project (MAP), per la scoperta nel Mar Nero del più antico relitto intatto del mondo; nel 2020 a Daniele Morandi Bonacossi, direttore della Missione Archeologica Italiana nel Kurdistan Iracheno e ordinario di Archeologia e Storia dell’Arte del Vicino Oriente Antico dell’università di Udine, per la scoperta di dieci rilievi rupestri assiri raffiguranti gli dèi dell’Antica Mesopotamia; nel 2021 alla scoperta di “centinaia di sarcofagi nella necropoli di Saqqara in Egitto”; nel 2022 a Zahi Hawass, direttore della Missione Archeologica che ha scoperto “la città d’oro perduta”, fondata da Amenhotep III, riaffiorata dal deserto nei pressi di Luxor; nel 2023 ad Agnese Carletti sindaco di San Casciano dei Bagni in rappresentanza dell’amministrazione comunale titolare dell’area e a Jacopo Tabolli responsabile scientifico dello scavo per la scoperta delle 24 statue di bronzo di epoca etrusca e romana riaffiorate dal fango a San Casciano dei Bagni (provincia di Siena); nel 2024 al MOLA Museum of London Archaeology per la scoperta a Londra, nel quartiere di Southwark, dei resti di un mausoleo romano.

 

Montebelluna (Tv). Doppio appuntamento al museo di Storia naturale e Archeologia: visita guidata alla mostra “Fabulae” con la conservatrice Emanuela Gilli, e l’incontro “Il cielo dei veneti antichi tra archeologia e astronomia” con Zaghetto e il gruppo naturalistico Bellona

Mostra “Fabulae” al museo di Storia naturale e Archeologia di Montebelluna (Tv): la sala delle situle (foto graziano tavan)

Martedì 8 luglio 2025 doppio appuntamento al museo di Storia naturale e Archeologia di Montebelluna (Tv). Prima di cena, alle 19, speciale visita guidata alla mostra “FABULAE Le situle raccontano i Veneti antichi” a cura della conservatrice archeologa del Museo., Emanuela Gilli. Per giovani e adulti. La visita è gratuita con pagamento del biglietto di ingresso al museo. Su prenotazione. Per info e prenotazioni: info@museomontebelluna.it, 0423 617479.

Alle 21, nel giardino del museo civico, “Il cielo dei veneti antichi tra archeologia e astronomia”, un nuovo sguardo sul sapere degli antichi alla luce dei più recenti studi che abbracciano vari campi d’indagine: archeologia, mitologia e astronomia. Segue l’osservazione astronomica nella specola-osservatorio “R. Colognese” nel giardino del Museo. A cura di Luca Zaghetto e del Gruppo naturalistico Bellona. Per giovani e adulti. Ingresso libero e gratuito. In caso di maltempo l’evento si terrà all’interno della mostra “FABULAE”. Per info: info@museomontebelluna.it, 0423 617479.

Roma. Al Tempio di Venere e Roma al via la quarta edizione di “QUO VADIS? Al cinema nel cuore di Roma”: dieci film italiani che raccontano il delicato rapporto tra favola e sogno. Ecco il programma

Torna a Roma “QUO VADIS? Al cinema nel cuore di Roma”, la rassegna promossa da CSC – Cineteca Nazionale e parco archeologico del Colosseo. L’iniziativa è in programma da martedì 8 a venerdì 18 luglio 2025 nel Tempio di Venere e Roma ad ingresso libero, con accesso da piazza del Colosseo. La quarta edizione di “Quo Vadis? Al cinema nel cuore di Roma”, attraverso dieci film italiani, racconta il delicato rapporto tra favola e sogno, reso ancora più favolistico e onirico dalla splendida scenografia naturale. Ingresso libero fino a esaurimento posti – prenotazione consigliata su https://bit.ly/quovadis_2025. Biglietti disponibili 7 giorni prima della data della proiezione alle 11 e la mattina stessa nel giorno della proiezione alle 11. Accesso da piazza del Colosseo dalle 20. I film sono introdotti da esperti alle 20.45. La prenotazione decade alle ore 21.00: da quel momento i posti non occupati saranno assegnati al pubblico in attesa. Le proiezioni iniziano alle 21.30. Tutti i film sono in versione originale con sottotitoli in italiano (o inglese per i film in italiano).

IL PROGRAMMA. Martedì 8 luglio, 20.45 Incontro con Steve Della Casa. A seguire Sogni d’oro di Nanni Moretti (1981, 105′). Mercoledì 9 luglio, 20.45 Incontro con Massimo Gaudioso. A seguire Il racconto dei racconti – Tale of Tales di Matteo Garrone (2015, 128′). Giovedì 10 luglio, 20.45 Incontro con Tetyana Filevska e Maria Keil. A seguire Malevych di Daria Onyshchenko (2024, 90′). Venerdì 11 luglio, 20.45 Incontro con Flavio De Bernardinis. A seguire  di Federico Fellini (1963, 138′). Sabato 12 luglio, 20.45 Incontro con Alessandro Rossellini. A seguire Il miracolo di Roberto Rossellini (ep. de “L’amore”, 1948, 42′) e La ricotta Director’s cut di Pier Paolo Pasolini (ep. di “Ro.Go.Pa.G.”, 1963, 38′). Domenica 13 luglio, 20.45 Incontro con Gianrico Tondinelli. A seguire Casotto di Sergio Citti (1977, 106′). Martedì 15 luglio, 20.45 Incontro con David Grieco. A seguire Uccellacci e uccellini di Pier Paolo Pasolini (1966, 85′). Mercoledì 16 luglio, 20.45 Incontro con Pedro Armocida. A seguire Favolacce di Damiano e Fabio D’Innocenzo (2020, 98′). Giovedì 17 luglio, 20.45 Incontro con Paola Minaccioni. A seguire Ma cosa ci dice il cervello di Riccardo Milani (2019, 96′). Venerdì 18 luglio, 20.45 Incontro con Maria Coletti. A a seguire ‘A Santanotte di Elvira Notari (1922, 60′). Accompagnamento musicale dal vivo del M° Michele Catania. Con il patrocinio del Comitato Nazionale per le celebrazioni del 150° anniversario dalla nascita di Elvira Coda Notari. Istituito con DM n. 85 del 28 marzo 2025. Gli incontri saranno moderati da Caterina Taricano.