Bologna. Dopo l’anno di stop per pandemia, il Gruppo archeologico bolognese ripropone “IMAGINES. Obiettivo sul passato”, rassegna del documentario archeologico giunta alla 19.ma edizione: due giornate con film introdotti dagli esperti e dai protagonisti, con il film di Alberto Castellani in prima internazionale

Il Gruppo archeologico bolognese, dopo un anno di stop forzato, non ha voluto mancare con il tradizionale appuntamento di fine autunno atteso dagli appassionati, nel rispetto della normativa anti Covid-19: parliamo di “IMAGINES. Obiettivo sul passato”, rassegna del documentario archeologico giunta alla 19.ma edizione, organizzata insieme al museo della Preistoria “Luigi Donini” di San Lazzaro, in programma il 18 e 19 dicembre 2021 nella sala eventi della Mediateca Comunale di San Lazzaro di Savena (Bo). Un’edizione in forma ridotta, ma non per questo meno ricca: tre film per giornata introdotti da esperti, con una premiere internazionale: il film, in due parti, “Verso Canaan” di Alberto Castellani. Ingresso libero e gratuito fino ad esaurimento posti con una promozione speciale: al termine di ogni giornata di IMAGINES sarà estratto fra i presenti un abbonamento annuale alla rivista Archeologia Viva. Inoltre, domenica 19 sarà estratta la partecipazione gratuita ad un viaggio di un giorno organizzato da Insolita Itinera per il Gruppo Archeologico Bolognese. È obbligatorio il Green Pass che sarà richiesto e controllato all’ingresso della Mediateca. È obbligatorio l’uso della mascherina per tutta la durata della manifestazione.

Il programma di sabato 18 ottobre 2021. Alle 15.30, apre la rassegna il film “ Verso Canaan”, prima parte, di Alberto Castellani (Italia 2021, 50’) introdotto dallo stesso Alberto Castellani, regista e documentarista di film di argomento storico archeologico. Alcune tavolette di argilla, scoperte in Egitto ad Amarna, sono tra i primi documenti, risalenti al XIV secolo a.C., che riportano le parole “Terra di Canaan”. L’espressione richiama la biblica “Terra Promessa”, un luogo a lungo conteso prima della conquista del popolo ebraico iniziata dopo la drammatica esperienza dell’Esodo. Il filmato intende documentare il ruolo dei molti popoli, Cananei, Amorrei, Ittiti, Filistei, Fenici, Aramei, che cercarono di insediarsi in quella regione. Il programma, realizzato tra Israele, Turchia, Siria, Creta, Egitto e Arabia Saudita, e con la partecipazione di numerosi musei europei ed extraeuropei, intende ricostruire questa lunga storia, spesso drammatica, riportata più volte nella Bibbia.

Segue il film “Le tre vite di Aquileia” di Giovanni Piscaglia (Italia 2019, 57’) introdotto dall’archeologa e travel designer Erika Vecchietti. I resti di quella che fu al tempo dell’impero romano la quarta città d’Italia, capitale della X Regio augustea, giacciono ai lati della statale 352, che qui prende il nome di via Giulia Augusta e percorre l’antico tracciato del cardine massimo. Fondata dai Romani nel 181 a.C., la sua storia si dipana attraverso tre vite, tre lunghe fasi storiche: l’Aquileia romana, l’Aquileia cristiana e l’Aquileia più recente divenuta Patrimonio Mondiale dell’Unesco. Dopo l’intervallo, chiude le proiezioni il film “Palikè” di Gaspare Mannoia (Italia, 30’) introdotto da Giuseppe Mantovani, vice-presidente del Gruppo archeologico bolognese. Una Sicilia inedita quella che il regista descrive in questo filmato, poco frequentata dal turismo. Nella piana di Catania sorge un santuario fondato dagli antichi Siculi dedicato ai fratelli Palici, figli di Zeus, nei pressi del quale fu fondata la città di Palikè.

Il programma di domenica 19 dicembre 2021. Alle 15.30, apre la rassegna il film “Verso Canaan”, seconda parte, di Alberto Castellani (Italia 2021, 50’), introdotto dallo stesso Alberto Castellani, regista e documentarista di film di argomento storico archeologico. Segue il film “Creta e la civiltà minoica. Gli insediamenti costieri” di Claudio Busi e Roberto Sarti (Italia 2020, 60’) introdotto da Claudio Busi, viaggiatore e film-maker. Un viaggio nell’isola di Creta dove nel secondo millennio a.C. è fiorita una straordinaria civiltà che ha lasciato testimonianze di grandiosi palazzi, mirabili affreschi e oggetti di grande pregio artistico. Dopo aver descritto in un precedente filmato i principali centri palaziali, in questo filmato Claudio Busi illustra i principali antichi insediamenti costieri dell’isola.

Dopo l’intervallo, chiude la rassegna la proiezione del film ”Vittoria alata. Il ritorno di un simbolo” di Davide Rinaldi (Italia 2020, 29’), introdotto da Erika Vecchietti, archeologa e travel designer. Dopo un restauro durato più di due anni presso l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze la “Vittoria alata”, simbolo della città di Brescia, è tornata nel rinnovato Capitolium. Scoperta nel 1826, la statua, definita dallo scrittore francese Valèry “La più grande e la più bella di tutte la statue in bronzo”, torna a incantare il pubblico nel nuovo allestimento museale.
Udine. “Nuove scoperte dell’università di Udine nel Kurdistan iracheno: acqua, vino e divinità dell’antica Mesopotamia”: incontro in presenza a Palazzo Antonini e on line in diretta streaming
Dodici imponenti rilievi rupestri raffiguranti il sovrano e i grandi dei d’Assiria lungo un grande canale d’irrigazione scavato nella roccia rappresentano l’ultimo eccezionale risultato delle ricerche della missione archeologica dell’università di Udine e della direzione delle Antichità di Duhok guidata dal professor Daniele Morandi Bonacossi e dal dottor Hasan Ahmed Qasim in una terra, la Mesopotamia del nord, cruciale per la storia rimasta inesplorata per decenni a causa della complessa situazione politica che l’ha caratterizzata fino ad anni recenti. Era il dicembre 2019 quando il progetto di ricerca, tutela, restauri, valorizzazione, formazione e cooperazione internazionale fu presentato a Roma nella sede di rappresentanza della Regione Friuli-Venezia Giulia. Una scoperta che non passò inosservata tanto che nel 2020 la giuria internazionale dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad” le ha assegnato il premio di scoperta, consegnato solo a fine novembre 2021 (causa Covid) alla XXIII Borsa mediterranea del Turismo archeologico di Paestum (vedi Paestum, XXIII Borsa mediterranea del Turismo archeologico: assegnato alla scoperta di “centinaia di sarcofagi nella necropoli di Saqqara in Egitto” la 7ma edizione dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”, scelta tra le cinque più importanti del 2020. A novembre sarà consegnato anche il premio della 6° edizione (saltato per il Covid) andato alla scoperta di dieci rilievi rupestri assiri raffiguranti gli dèi dell’Antica Mesopotamia presso il sito di Faida (Iraq) | archeologiavocidalpassato).


Il logo del progetto archeologico regionale “Terre di Ninive” (“Land of Nineveh Archaeological Project”)
Giovedì 9 dicembre 2021, alle 16, a cura del Progetto Archeologico Regionale Terra di Ninive (PARTEN), incontro su “Nuove scoperte dell’università di Udine nel Kurdistan iracheno: acqua, vino e divinità dell’antica Mesopotamia”: in presenza nella sala Gusmani di Palazzo Antonini a Udine (per partecipare di persona – max 60 posti – scrivere una mail a francesca.simi@uniud.it); oppure on line con la diretta streaming: https://youtu.be/x5kL1NRmcD8. Programma. Saluti di Roberto Pinton, magnifico rettore dell’università di Udine; Linda Borean, direttrice del Dipartimento di Studi umanistici e del Patrimonio culturale; Fabrizio Cigolot, assessore Cultura del Comune di Udine; Giuseppe Morandini, presidente della Fondazione Friuli; Guido Giordano, Dipartimento di Scienze, sezione Geologia, università Roma Tre; Francesco Zorgno, ArcheoCrowd srl; Paolo Girardi, ceo di 3DTarget; Alessia Rosolen, assessore Lavoro, Ricerca e Università della Regione Friuli Venezia Giulia. Seguono gli interventi; Daniele Morandi Bonacossi, direttore del Progetto PARTEN e professore di Archeologia del Vicino Oriente antico, università di Udine, su “Presentazione dei risultati e delle nuove scoperte del Progetto Archeologico Regionale Terra di Ninive 2019-2021”; Francesca Simi, vicedirettrice del Progetto PARTEN e assegnista di Ricerca, università di Udine, su “Archeologia Pubblica e protezione del patrimonio archeologico in uno scenario post-bellico”; Alessandro Cecili, responsabile Tecnico di Lab GIS, Dipartimento di Scienze, Università Roma Tre, su “Presentazione della visita virtuale di Faida”.


Daniele Morandi Bonacossi, direttore della missione dell’università di Udine, davanti al rilievo 4 scoperto a Faida, nel Kurdistan iracheno (foto Alberto Savioli / LoNAP)
Durante l’incontro saranno presentati i più recenti risultati dell’attività di scavo che vede gli archeologi del Progetto Archeologico Regionale Terra di Ninive del DIUM impegnati nell’investigazione della regione di Duhok, nel Kurdistan iracheno settentrionale. Si tratta del frutto di un paziente lavoro di documentazione, analisi e conservazione di un patrimonio culturale di straordinaria rilevanza, che ci ha restituito testimonianze di uno dei più antichi acquedotti noti, di un’area di produzione vinaria su scala “industriale” di 2700 anni fa (probabilmente, di nuovo, la più antica che conosciamo, almeno per quel che riguarda la Mesopotamia). L’area di produzione messa in luce comprendeva 14 vasche di grandi dimensioni scavate nella roccia: l’uva veniva spremuta in quelle superiori, di forma rettangolare, e il succo così ottenuto scorreva verso il basso e veniva raccolto in pozzetti circolari posti al di sotto. Da qui veniva poi versato in grandi giare, dove lo si lasciava fermentare. Il ritrovamento rappresenta una conferma importante del forte aumento della domanda di vino da parte delle élite assire tra VIII e VII secolo a.C., fino ad ora documentato solo dalle fonti scritte e dall’analisi di resti archeobotanici di vinaccioli rinvenuti in numerosi siti coevi nella vasta regione un tempo appartenuta all’impero assiro. Il ritrovamento ha permesso soprattutto di recuperare i dodici rilievi rupestri monumentali appartenenti al complesso di Faida che, come detto, è valsa al coordinatore del progetto, il prof. Daniele Morandi Bonacossi, l’edizione 2019 dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”. Durante l’evento sarà lanciata la visita virtuale dei rilievi assiri di Faida: The Virtual Tour of Faida to be launched soon! – Terra di Ninive.
Firenze. Conto alla rovescia per la settima edizione di TourismA 2021, il salone dell’Archeologia e del Turismo culturale. Ecco qualche appuntamento spulciato dal ricco programma di tre giorni di eventi e incontri

Ormai ci siamo. È iniziato il conto alla rovescia. Mancano una decina di giorni alla settima edizione di TourismA 2021, il salone dell’Archeologia e del Turismo culturale in scena al Palazzo dei Congressi di Firenze dal 17 al 19 dicembre 2021, per un’immersione totale nella storia e nelle testimonianze del passato: decine di incontri e centinaia di relatori, dalle grandi scoperte alle proposte di musei e parchi, dall’arte all’ambiente ai borghi e siti Unesco, ai nuovi itinerari, alle tecnologie d’avanguardia. Ingresso gratuito. Verifica green pass e registrazione obbligatoria all’ingresso (vedi modalità di accesso). Prenotazioni solo per le scuole. Novità e grandi ritorni tra i “big”: Franco Cardini, Andrea Carandini, Louis Godart, Giuliano Volpe, Cristoforo Gorno, Giorgio Manzi, Massimo Osanna, Mario Tozzi, Paolo Giulierini, Alberto Angela… E per i più piccoli i laboratori di archeologia sperimentale (prenotazione diretta). Importante appuntamento per il turismo culturale: spazi espositivi e proposte di valorizzazione / promozione sono al centro di “tourismA 2021” con Stand e Box poster di operatori e agenzie turistiche, parchi, poli museali, editoria e università; Buy Cultural Tourism. A “tourismA 2021” il 4° Workshop del Turismo Culturale riservato a buyers e sellers; viaggi di cultura e archeologia. Programmi di viaggio con interventi dei vari curatori scientifici nella Rassegna di itinerari turistico-culturali. Vediamo qualche proposta di TourismA 2021, spulciando nel ricco programma.

17 dicembre 2021, alle 9.15, Auditorium: LA MUSICA PERDUTA DEGLI ETRUSCHI. Grande ritorno a “tourismA 2021” del sassofonista Stefano “Cocco” Cantini e dell’etruscologa Simona Rafanelli. I due esperti apriranno il XVII Incontro Nazionale di Archeologia Viva nel grande auditorium del Palacongressi di Firenze.

17 dicembre 2021, alle 11.45, sala Onice: RITORNO IN LIBIA. La settima edizione di “tourismA” si apre con il convegno ITER sulla ricerca italiana all’estero nel ricordo del suo ideatore Ettore Janulardo. Fra i relatori è Oscar Mei (Università di Urbino) direttore della Missione a Cirene e Tripoli con un intervento su “Archeologia in Libia (dopo dieci anni di guerra)”.

17 dicembre 2021, alle 12.00, Auditorium: NEANDERTHAL VS ELEFANTI. A “tourismA” l’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria presenta la mostra virtuale “170.000 anni fa a Poggetti Vecchi. Neanderthal ed elefanti nella Maremma toscana, la sfida del clima” con una spettacolare “visita guidata” sul grande schermo dell’auditorium del Palacongressi di Firenze.

17 dicembre 2021, alle 14.15, sala Onice: OSTIA ANTICA Il Parco archeologico: patrimonio culturale, società e territorio: dal ruolo del parco alle opportunità per il territorio di Fiumicino, dal nuovo museo delle Navi al marchio europeo del Patrimonio.

17 dicembre 2021, alle 15.00, Auditorium: LA PUGLIA E IL MARE. Un nuovo centro di ricerche per conoscere e valorizzare i paesaggi costieri e subacquei: ne parlano a “tourismA” Rita Auriemma, Luigi De Luca, Danilo Leone, Maria Turchiano e Giuliano Volpe, nell’ambito del XVII Incontro Nazionale di Archeologia Viva.

17 dicembre 2021, alle 15.40, sala Limonaia: TURISMO NELLA PREISTORIA. A tourismA 2021, convegno dell’IIPP sulle potenzialità turistiche delle aree preistoriche. Spettacolari i casi di studio in programma, fra cui il sito di Passo Redebus in Trentino con forni per la produzione del rame presentati da Franco Marzatico e Luisa Moser.

18 dicembre 2021, alle 9.40, Auditorium: BERE E FUMARE AI CONFINI DELL’IMPERO. A “tourismA 2021” convegno SCAVARE IL PRESENTE a cura di Giuliano Volpe. Interviene fra gli altri Sauro Gelichi: “Tabacco e caffè in una città del Montenegro in età moderna”.

18 dicembre 2021, alle 10.00, Auditorium: SCAVARE IL PRESENTE. In Puglia il Campo 65 di Altamura: prima campo di prigionia, poi campo di addestramento di partigiani titini, infine campo profughi. Ne parlerà Giuliano De Felice (Università di Bari) a “tourismA” nell’ambito del convegno “Scavare il presente” curato da Giuliano Volpe e dallo stesso De Felice.

18 dicembre 2021, alle 10.00, sala Onice: LA SLOVACCHIA A TOURISMA. Clima, Patrimonio Unesco, i confini dell’Impero romano sul Danubio centrale e una storia nascosta: la veduta di Bratislava in Palazzo Vecchio.

18 dicembre 2021, alle 10.20, sala Verde: CONSERVARE IL PATRIMONIO. Marco Ciatti, soprintendente Opificio delle Pietre Dure, e James Bradburne, direttore Pinacoteca di Brera, sono in programma a “tourismA 2021” nel convegno “Conservare e valorizzare il patrimonio culturale” a cura 4CH.

18 dicembre 2021, alle 12.00, Auditorium: RAVENNA E GORNO PREMIATI A TOURISMA. Il Premio “R. Francovich” 2021, per la comunicazione museale e la divulgazione del Medioevo, attribuito dalla SAMI – Società Archeologi Medievisti Italiani, è andato al Museo Classis Ravenna, realizzato dalla Fondazione RavennaAntica, e all’autore e conduttore televisivo Cristoforo Gorno. Il prestigioso riconoscimento verrà consegnato dal presidente SAMI prof. Paul Arthur nell’ambito del prossimo “tourismA”.

18 dicembre 2021, alle 16.20, Auditorium: TRAIANO PRINCIPE IDEALE. Ne parlerà a “tourismA” il professor Livio Zerbini presentando il suo ultimo libro nell’ambito del XVII Incontro Nazionale di Archeologia Viva.

19 dicembre 2021, alle 9.30, sala Onice: CORSICA INDIGENA. Domenica 19 dicembre l’Università e la Collettività di Corsica organizzano a “tourismA” (Palacongressi di Firenze) un convegno su “Mobilità e contatti nel Tirreno durante il I millennio a.C.”.

19 dicembre 2021, alle 11.30, Auditorium: L’ULTIMO NEANDERTHAL. Ne parlerà Giorgio Manzi, paleoantropologo alla Sapienza Università di Roma, nell’ambito del XVII Incontro Nazionale di Archeologia Viva.

19 dicembre 2021, alle 14.30, sala Onice: TARAS E VATL, Città di mare e antichi porti del Mediterraneo. Simona Rafanelli, direttore museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia, ed Eva Degl’Innocenti, direttore museo Archeologico nazionale di Taranto, parlano del progetto culturale Taras e Vatl, delle due mostre rispettivamente a Vetulonia e Taranto, e del convegno al MArTa.

19 dicembre 2021, alle 17.00, Auditorium: ALBERTO ANGELA. Come da tradizione, il divulgatore scientifico e scrittore, Intervistato da Piero Pruneti direttore di Archeologia Viva, chiuderà l’Incontro Nazionale di Archeologia Viva. Ma quest’anno, l’intervento non sarà in presenza ma da remoto a evitare rischi di contagio per probabili assembramenti.
Paestum. Alla Borsa mediterranea del Turismo archeologico consegnati due International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad” alla scoperta archeologica dell’anno: per il 2019 (non conferito per lockdown), scoperta in Iraq, nel Kurdistan nel sito di Faida a 50 km da Mosul, di dieci rilievi rupestri assiri (università di Udine); per il 2020, scoperta di “centinaia di sarcofagi nella necropoli di Saqqara in Egitto”

“Per non dimenticare chi si è sacrificato per il bene materiale dell’umanità intera”: così Ugo Picarelli fondatore e direttore della Borsa mediterranea del Turismo archeologico ha introdotto la cerimonia di consegna dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad” intitolato all’archeologo di Palmira che ha pagato con la vita la difesa del patrimonio culturale. A ricevere il Premio per la scoperta archeologica riferita all’anno 2019 e vincitrice della 6ª edizione, ma non conferita a causa del lockdown, Daniele Morandi Bonacossi, direttore della Missione archeologica italiana nel Kurdistan iracheno e ordinario di Archeologia e Storia dell’Arte del Vicino Oriente Antico dell’università di Udine, per la scoperta in Iraq, nel Kurdistan nel sito di Faida a 50 km da Mosul, di dieci rilievi rupestri assiri, gli dèi dell’Antica Mesopotamia. “Lo scavo archeologico non è più un palcoscenico per solisti ma per un grande coro”, ha detto Morandi Bonacossi. “Dietro ogni grande scoperta non c’è una sola persona ma è un successo di squadra. Questo Premio ha un grande valore soprattutto per tutta la grande equipe con cui lavoro. Avevo conosciuto Khaled al-Asaad a Palmira quando ero un giovane studente e sono onorato di ricevere un riconoscimento che ne ricorda il grande sacrificio e il grande impegno per un sito di grande importanza simbolica come Palmira, crogiolo di culture diverse” (vedi Paestum, XXIII Borsa mediterranea del Turismo archeologico: assegnato alla scoperta di “centinaia di sarcofagi nella necropoli di Saqqara in Egitto” la 7ma edizione dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”, scelta tra le cinque più importanti del 2020. A novembre sarà consegnato anche il premio della 6° edizione (saltato per il Covid) andato alla scoperta di dieci rilievi rupestri assiri raffiguranti gli dèi dell’Antica Mesopotamia presso il sito di Faida (Iraq) | archeologiavocidalpassato).


I principi Firas di Giordania con il direttore Ugo Picarelli alla Borsa mediterranea del Turismo archeologico di Paestum (foto bmta)
La 7ª edizione dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad” è stato assegnato alla scoperta di “centinaia di sarcofagi nella necropoli di Saqqara in Egitto”. Unico riconoscimento mondiale dedicato agli archeologi, che con sacrificio, dedizione, competenza e ricerca scientifica affrontano quotidianamente il loro compito nella doppia veste di studiosi del passato e di professionisti a servizio del territorio, il premio annuale viene assegnato in collaborazione con Archeo e le testate archeologiche internazionali media partner della Borsa: Antike Welt (Germania), AiD Archäologie in Deutschland (Germania), Archéologia (Francia), as. Archäologie der Schweiz (Svizzera), Current Archaeology (Regno Unito), Dossiers d’Archéologie (Francia). Alla cerimonia, coordinata da Andreas M. Steiner direttore responsabile Archeo, sono intervenuti Mounir Bouchenaki presidente onorario della Bmta, sua altezza reale Dana Firas presidente Petra National Trust, Paolo Matthiae professore emerito Sapienza università di Roma e Accademico dei Lincei, Mohamad Saleh ultimo direttore per il Turismo di Palmira.

È stato affidato alla voce di Roberta Salvatori della direzione generale per la Promozione del Sistema Paese del ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale il saluto del ministro Luigi Di Maio che ha scritto: “Costituisce una consolidata e qualificata presenza nel panorama degli eventi intesi a promuovere un turismo di qualità e a diffondere la conoscenza della storia e del patrimonio culturale italiano e internazionale. Nella sua ultraventennale attività, la Borsa mediterranea del Turismo archeologico si è affermata non solo come manifestazione di riferimento per il turismo culturale, ma anche come appuntamento importante per Università, istituti di ricerca, operatori culturali: un’apprezzata opportunità di incontro per gli addetti ai lavori e di visibilità per il grande pubblico, con l’obiettivo di promuovere la cultura e diffondere lo studio e la conoscenza reciproca dei patrimoni culturali dei Paesi partner. La promozione della cultura è una delle priorità della politica estera italiana. Nella cultura, infatti, ritroviamo non soltanto un valore identitario, ma anche una risorsa capace di contribuire, in una logica di sistema, allo sviluppo economico-sociale di ciascun Paese”.

“Siamo pertanto orgogliosi – ha continuato – dell’assegnazione dell’International Archaeological Discovery Award, significativamente intitolato all’archeologo Khaled Al Asaad, al prof. Daniele Morandi Bonacossi per la scoperta di dieci rilievi rupestri assiri raffiguranti gli dèi dell’Antica Mesopotamia. Da anni il MAECI sostiene finanziariamente la Missione del prof. Morandi Bonacossi “Terra di Ninive” in Iraq, nell’ambito di una più ampia azione di sostegno all’archeologia italiana fuori dai confini nazionali. Negli ultimi 10 anni siamo passati da 154 Missioni sostenute nel 2011 a 210 missioni nel 2021 attive in tutti i continenti, per contributi pari quasi a 2,2 milioni di euro. Quasi la metà di queste Missioni (98) si concentrano nel Mediterraneo e Medio Oriente, e ben 11 sono attive in Iraq. L’attività degli archeologi e dei restauratori italiani, oltre a ricevere l’indiscusso apprezzamento dei governi e delle comunità ospitanti, è per noi un fondamentale strumento di cooperazione e di dialogo, che ci consente di rafforzare le relazioni con gli altri Stati anche grazie alle iniziative di formazione e al trasferimento di tecnologie e conoscenze in settori, quali archeologia, restauro, tutela del patrimonio, in cui l’Italia è leader mondiale. Voglio congratularmi, quindi, con il prof. Morandi Bonacossi per i proficui risultati dell’impegno suo e dei suoi collaboratori nell’incessante opera di ricerca e messa in luce delle testimonianze di un passato che fonda il presente e illumina la via verso il futuro”.
Israele. Così gli assiri conquistarono la città di Lachish e la Giudea: gli archeologi dell’università di Gerusalemme e di Oakland hanno scoperto come fu realizzata la rampa d’assedio della città, micidiale macchina da guerra dell’esercito di Sennacherib. Ad oggi è l’unica nota del Vicino Oriente antico e la più antica del mondo: risale a 2700 anni fa


La rampa d’assedio realizzata a Lachish, in Giudea, con tre milioni di pietre (foto Yosef Garfinkel)
Alle truppe del re assiro Sennacherib bastavano poco più di tre settimane per innalzare la rampa d’assedio, una macchina da guerra micidiale usata nella conquista delle città del Levante meridionale che si erano ribellate nell’VIII sec. a.C. All’epoca gli assiri avevano un esercito potente e ben equipaggiato: nel 721 a.C. fu conquistato il Regno d’Israele. Venti anni dopo, l’esercito assiro attaccò il regno di Giuda, assediando la sua città più importante, Gerusalemme, e lanciando un assalto diretto alla sua seconda città più importante, Lachish. Lo stesso re Sennacherib andò a Lachish per sovrintendere alla sua distruzione, che iniziò con la costruzione di una rampa per raggiungere le mura della città sulla collina. Ed è proprio a Lachish che gli archeologi hanno scoperto la tecnica usata dagli assiri per costruire la rampa e il suo uso per conquistare la città di Lachish: ad oggi è l’unica nota del Vicino Oriente antico e la più antica del mondo. Fu realizzata 2700 anni fa. Le rovine di Lachis erano state infatti scavate fin dagli anni ’30 del secolo scorso e i resti della rampa d’assedio assira, sollevata nell’angolo sud-ovest del sito, erano già stati identificati negli anni ’70. Ma proprio i nuovi studi degli archeologi dell’università di Gerusalemme e dell’americana Oakland stanno facendo luce su una delle battaglie più documentate della storia antica, descritta nella Bibbia, nei testi assiri e persino in rilievi giunti fino a noi. I risultati sono stati pubblicati sull’Oxford Journal of Archaeology. Il team, guidato dal professor Yosef Garfinkel e dalla dott.ssa Madeleine Mumcuoglu dell’Istituto di archeologia dell’università ebraica di Gerusalemme (HU), e dai professori Jon W. Carroll e Michael Pytlik dell’università di Oakland, negli Stati Uniti, ha attinto a diverse fonti su questo evento storico per fornire un quadro completo. L’eccezionale quantità di dati include testi biblici (2 Re 18:9–19:37; 2 Cronache 32; Isaia 36–37), iconografia (rilievi in pietra raffiguranti scene di battaglia assira) e iscrizioni accadiche, scavi archeologici e fotografie di droni del XXI secolo.


Ceramiche scoperte nel sito archeologico di Lachish (foto C. Amit / IAA)
Gli assiri all’epoca erano una delle superpotenze del Vicino Oriente: controllavano un impero che si estendeva dall’Iran all’Egitto. Per conquistare Israele hanno utilizzato tecnologie militari che hanno permesso loro di vincere le battaglie e penetrare nelle città fortificate. E se oggi per prevalere ci si affida alla forza aerea e alle forze speciali, nel IX-VII secolo a.C., tutto ruotava attorno alla rampa d’assedio, una struttura elevata che trasportava rampe di attacco fino alle mura della città nemica e permetteva ai soldati assiri di aver la meglio sui loro nemici. Lachish era una fiorente città cananea nel II millennio a.C. ed era stata la seconda città più importante del regno di Giuda. Nel 701 a.C. Lachish fu attaccata dall’esercito assiro, guidato dal re Sennacherib. L’analisi di Garfinkel ha permesso di superare le diverse ipotesi avanzate giungendo a definire come fu costruita dagli assiri la massiccia rampa che permise loro di trasportare arieti fino alla cima della collina su cui sorgeva Lachish, violare le sue mura e invadere completamente la città. Garfinkel si è avvalso anche dell’analisi fotogrammetrica delle fotografie aeree e della creazione di una mappa digitale dettagliata del paesaggio, che ha prodotto un modello che tiene conto di tutte le informazioni disponibili su quella battaglia.


Un muro del X sec. a.C. portato in luce a Lachish (foto Emil Aladjem)
Secondo Garfinkel, la rampa era fatta di piccoli massi, di circa 6,5 kg ciascuno. Quindi per realizzarla sarebbero servite qualcosa come tre milioni di pietre. Impensabile che siano state raccolte nei campi attorno al sito, perché avrebbe richiesto troppo tempo rallentando la costruzione della rampa che invece doveva essere rapida. L’ideale sarebbe stata l’estrazione delle pietre all’estremità opposta della rampa: ed è proprio lì che gli archeologi hanno trovato una rupe che rivelava l’esistenza di un substrato roccioso. La costruzione della rampa, dalle evidenze archeologiche, sarebbe iniziata a una ottantina di metri di distanza dalle mura della città di Lachish, vicino a dove si potevano estrarre le pietre necessarie per la rampa. Le pietre sarebbero state trasportate con una catena umana, passate da uomo a uomo a mano. Secondo Garfinkel con quattro catene umane che lavorano in parallelo sulla rampa, ciascuna attiva 24 ore su 24, ogni giorno sarebbero state spostate circa 160mila pietre. “Il tempo era la principale preoccupazione dell’esercito assiro”, spiega Garfinkel. “Centinaia di operai lavoravano giorno e notte trasportando pietre, possibilmente in due turni di 12 ore ciascuno. La manodopera era probabilmente fornita dai prigionieri di guerra e dai lavori forzati della popolazione locale. Gli operai erano protetti da massicci scudi posti all’estremità settentrionale della rampa. Questi scudi venivano fatti avanzare verso la città di pochi metri ogni giorno”. Con questo sistema la rampa, un gigantesco cuneo triangolare, avrebbe potuto raggiungere le mura della città in 25 giorni. “Questo modello”, sottolinea Garfinkel, “presuppone che gli assiri fossero molto efficienti, altrimenti ci sarebbero voluti mesi per essere completato”.


Rampe d’assedio assiro sul rilievo di Lachish scoperto nel palazzo di Sennacherib. Si può notare la macchina d’assedio con le sue ruote su una strada pavimentata (disegno di Judith Dekel)
Man mano che gli operai completavano la rampa e si avvicinavano alle mura di Lachish, gli abitanti cercavano di difendere la loro città lanciando frecce e lanciando pietre sul nemico. Garfinkel suggerisce che gli operai usassero massicci scudi di vimini a forma di L, simili a quelli mostrati mentre proteggono i soldati sui rilievi assiri. Nella fase finale, le travi di legno sono state posate sopra le pietre, dove sarebbero stati posizionati in modo sicuro gli arieti all’interno delle loro massicce macchine d’assedio, del peso di una tonnellata. L’ariete, una grande e pesante trave di legno con una punta di metallo, colpiva le pareti facendolo oscillare avanti e indietro. Garfinkel suggerisce che l’ariete fosse sospeso all’interno della macchina d’assedio su catene metalliche, poiché le corde si sarebbero consumate rapidamente. In effetti, una catena di ferro è stata trovata in cima alla rampa a Lachish.
Lugano (Svizzera). A Massagno la prima edizione di “TICINO ARCHEOFILM. Festival del cinema archeologico”, in occasione del 35° dell’Associazione Archeologica Ticinese (AAT)

Per la prima volta nella Svizzera italiana, giovedì 28 e venerdì 29 ottobre 2021 a Massagno (Lugano), al cinema LUX art house, in occasione del 35° dell’Associazione Archeologica Ticinese (AAT), appuntamento con “TICINO ARCHEOFILM. Festival del cinema archeologico”, organizzato da AAT con Archeologia Viva/Firenze Archeofilm. Ingresso libero e gratuito.

Giovedì 28 ottobre 2021. Alle 14, proiezioni per le scuole. Introduzione di Moira Morinini Pè, archeologa e vice-Presidente dell’AAT. Apre il film “Il mondo di Cheope / Le monde de Kheops” di Florence Tran (Francia, 52’). La piramide di Cheope. La grandiosità dell’edificio affascina e suscita le spiegazioni più irrazionali (alieni, società segrete…). La maggior parte di queste teorie si fondano sulla negazione pura e semplice di due secoli di ricerca scientifica. È il momento di raccontare la ricerca vera, l’indagine scientifica: esporre i fatti, mostrarli, fornire le chiavi di lettura che permettano di coinvolgere, allo stesso tempo, la passione e lo spirito critico degli spettatori. Segue il film “Il suono di quel battito / The Sound of that Beat” di Mirko Furlanetto (Iraq, Italia, 5’). Questo breve docufilm nasce dal fumetto “La strada di Baghdad”: la ragazza rappresentata ormai adulta accompagna per la prima volta il figlio al museo. Lo scopo è spiegare che cosa è un museo a un piccolo visitatore. Alle 20, proiezioni per il pubblico. Introduzione di Giovanni Kappenberger, glaciologo, meteorologo. Apre il film “Lago di Ginevra: lo tsunami gigante / Lake Geneva: the giant tsunami” di Laurent Graenicher (Francia/Svizzera, 52’). Un millennio e mezzo fa, Ginevra fu distrutta da un’onda gigantesca. Grazie alle indagini condotte dagli scienziati e con l’aiuto di immagini e animazioni generate al computer, capiremo cosa successe in quell’epoca e, in particolare, che una catastrofe della stessa portata potrebbe ripetersi nello stesso luogo, ma anche in ogni lago del mondo. Segue il film “Gli ultimi segreti di Nazca / The last secrets of Nasca” di Jean Baptiste Erreca (Francia, 52’). Nel sud del Perú, ai piedi della catena delle Ande, i Nazca costruirono città e disegnarono un’immensa rete di linee geometriche e geoglifi. Chi e cosa rappresentano queste figure enigmatiche visibili solo dal cielo e quale è il loro significato? Un team di archeologi di tutto il mondo sta sfruttando le ultime tecnologie per scoprire uno dei più grandi segreti dell’umanità. Le ultime campagne di scavo hanno portato alla luce nuove mummie, tessuti favolosi, ceramiche e misteriosi teschi allungati…

Venerdì 29 ottobre 2021. Alle 14, proiezioni per le scuole. Introduzione di Benedetta Giorgi Pompilio, laureata in storia dell’arte, mediatrice culturale, membro del Comitato AAT. Apre il film “Ingegneria romana: città II” di Jose Antonio Muniz (Spagna 2018, 56’). Il documentario descrive la capacità dei Romani di accettare e assimilare ogni tipo di conoscenza, indipendentemente dalla sua provenienza, per poi perfezionarla e applicarla alla realizzazione di prodigiose strutture architettoniche per edificare le straordinarie città dell’Impero. Segue il film “Achille nell’isola di Skyros / Aquiles en la isla de Skyros” di J.L. Gomez Merino (Spagna, 5’). Dalle raffigurazioni presenti nella ceramica greca a un’animazione realizzata con i più recenti programmi di grafica: cinque minuti per raccontare l’avventura di Achille nell’isola di Skyros, nascosto tra le figlie del re per evitare il suo destino di guerra e di morte, e poi scoperto e smascherato dall’astuto Ulisse. Per diventare infine l’eroe della guerra di Troia che tutti conosciamo. Alle 20, proiezioni per il pubblico. Introduzione di Andrea Bignasca, archeologo, direttore dell’Antikenmuseum di Basilea, membro del Comitato AAT. Apre il film “Le ultime ore di Pompei / Les dernières heures de Pompei” di Pierre Stine (Francia, 90’). Pompei è il più grande e rinomato sito archeologico al mondo. Nel 2018 e 2019 si sono svolte importanti missioni di ricerca: si tratta degli scavi più estesi mai effettuati negli ultimi settant’anni. Affreschi vividi, case maestose, tragici destini fossilizzati dalla lava, testimonianze incise nella pietra, tesori inestimabili sono stati rinvenuti ai piedi del Vesuvio e hanno reso queste indagini il più grande evento archeologico del XXI secolo. Il documentario si rivela essere un punto di riferimento che segue, grazie agli accessi esclusivi sul cantiere, oltre un anno di scavi che gettano nuova luce sulla città antica più celebre al mondo. Segue il film “Indagini archeologiche. Persepoli, il paradiso persiano / “Enquêtes archéologiques. Persépolis, le paradis perse” di Angès Molia, Raphaël Licandro (Francia, 26’). Sugli altopiani iraniani si trova la culla di una delle più grandi civiltà di costruttori dell’antichità: i Persiani. Qui hanno edificato un capolavoro di architettura: Persepoli. Fino a oggi si pensava che il sito si limitasse alla sua terrazza imponente, utilizzata dai “re dei re” solo qualche mese all’anno. Ma le recenti scoperte dell’archeologo italiano Pierfrancesco Callieri e del suo collega iraniano Alireza Askari rivelano uno scenario completamente diverso, quello di una città tra le più ricche del mondo antico: un Eden tra le montagne persiane.
Primo RAM film festival Rovereto Archeologia Memorie: al film Rai Cultura “Il patrimonio sommerso” il premio del pubblico, all’iraniano “Ganj Dareh” il premio Paolo Orsi. Ecco tutti gli altri premi e le menzioni
Al film Rai Cultura “Il patrimonio sommerso”, il premio del pubblico del primo RAM film festival Rovereto Archeologia Memorie e all’iraniano “Ganj Dareh” il premio Paolo Orsi: alla fine di una “cinque giorni” (dal 13 al 17 ottobre 2021) densa di proiezioni, eventi e personaggi speciali in città all’insegna della valorizzazione del patrimonio culturale mondiale, chiude l’edizione 2021 del RAM film festival, un’edizione vivace che ha saputo usare diversi registri per portare i temi della cultura in città, rinnovandosi nel nome e nella formula. Di grande successo gli eventi speciali, la serata con Federico Buffa sulle Olimpiadi del 1936 e Leni Riefenstahl, il concerto con Leandro Piccioni e il quartetto Pessoa dedicato a Ennio Morricone, gli aperitivi con ospite negli incontri informali al Bistrot di Alfio Ghezzi. Applauditissimo lo spettacolare film fuori concorso di Nicolò Bongiorno, presente al festival, “Songs of the water spirits” sul Ladakh, regione dell’India travolta dai cambiamenti climatici. Molti i film premiati, dalle diverse giurie chiamate a valutare i film in concorso.

Il premio del pubblico del RAM film Festival, è andato al film Rai Cultura “Il patrimonio sommerso. Un viaggio sul fondo del mare” di Eugenio Farioli Vecchioli e Marta Saviane (Italia 2020, 60’), un viaggio alla scoperta dello straordinario patrimonio sommerso nei nostri mari, che ha vinto anche la menzione speciale degli Archeoblogger, attribuito da Antonia Falcone di Professione Archeologo, Marta Coccoluto, Alessandro Tagliapietra di Archeologia Subacquea, Giovina Caldarola, Astrid D’Eredità di ArcheoPop, Giovanna Baldasarre di ArcheoKids, Michele Stefanile di Archeologia Subacquea Blog, Mattia Mancini di Djed Medu – Blog di Egittologia, Marina Lo Blundo – coordinatrice per quest’anno – e Domenica Pate con la seguente motivazione: “Il Patrimonio sommerso questo sconosciuto? “Assolutamente no”, sembra dirci la suggestiva immagine iniziale – e più volte ricorrente – dell’acquario di casa nel quale pesci tropicali nuotano accanto a coreografiche rovine in miniatura: il mondo sommerso ci è molto più familiare di quanto non sembri. L’approccio giusto, scientifico e divulgativo di questa fortunata serie di Rai Storia, prosegue in questa nuova puntata, presentandosi come una sorta di antologia dell’archeologia subacquea italiana, una disciplina ormai matura e giunta a livelli avanzati, che viene qui presentata in maniera “stratigrafica”, illustrando cioè le ricerche subacquee secondo un criterio progressivo di discesa in profondità. Il tema della ricerca, della valorizzazione e della protezione emergono nel corso del documentario e costituiscono un fil rouge che si dipana man mano che scorrono le immagini e i casi presentati. Giusto e necessario il tributo riservato a Nino Lamboglia, figura decisiva per l’archeologia subacquea italiana, e a Sebastiano Tusa, morto prematuramente tre anni fa, cui era caro il tema del senso di appartenenza che i ritrovamenti in mare suscitano nelle comunità locali. Importante il tema della tutela strettamente legato alla valorizzazione, perché senza l’una non può esservi l’altra, ben evidente sia per il caso di Baia sia per il caso ligure. Altrettanto rilevante il tema dell’educazione civica intesa come educazione al patrimonio, un aspetto che nel docufilm emerge forte e chiaro. Molto affascinanti tutti i dettagli tecnici relativi alle indagini vere e proprie, rintracciabili nei segmenti relativi ai relitti: tempi di immersione, metodologie, interviste con i ricercatori. “Il patrimonio sommerso. Un viaggio sul fondo del mare” è dunque un interessante documentario sull’archeologia subacquea a 360° che ricostruisce la nascita del metodo di ricerca arricchendolo con spezzoni di filmati storici dei primi importanti rinvenimenti e con testimonianze dei protagonisti, dell’epoca e recenti. Notevole la percezione dell’evoluzione dell’archeologia subacquea, dell’intensa e difficoltosa attività sia di monitoraggio sia di scavo nelle diverse aree di interesse. Alla narrazione si uniscono la bellezza delle riprese subacquee, il ritmo che non cala mai e la pluralità di voci, che concorrono a costruire un racconto corale e al tempo stesso estremamente variegato e vivace della ricerca archeologica subacquea in Italia”.
Il premio “Paolo Orsi” è stato attribuito all’iraniano “Ganj Dareh”, di Keyvan Tabatabaie Samimi (Iran 2021, 39’): alcuni anni fa, un gruppo di archeologi danesi si recò in Iran per lavorare per la prima volta con i colleghi iraniani in uno dei siti “preistorici” più famosi e importanti del Medio Oriente, Ganj Dareh. Nel documentario si racconta la collaborazione archeologica internazionale, per scoprire e comprendere segreti e misteri di questo luogo chiave nella storia della vita umana. Il regista, che nei giorni scorsi ha tentato di venire a Rovereto, ma non ha potuto a causa delle restrizioni per la pandemia, ha mandato un bellissimo messaggio al pubblico, un ponte “dall’antica terra dall’Iran, all’antica terra italiana”.

La motivazione della giuria, formata da Andrea Augenti, Iefke van Kampen, Maria Concetta Parello e Antonia Falcone: “Per l’ottima ricostruzione di un capitolo importante della storia dell’archeologia a cavallo tra tre continenti, creando un ponte importante e significativo tra Iran, Canada e Danimarca; per aver dimostrato che la cooperazione tra nazioni in archeologia può portare a risultati notevoli; per aver saputo illustrare in maniera efficace l’evoluzione del lavoro dell’archeologo, partendo dalle indagini svolte nel passato fino ad arrivare a quelle più recenti; e per l’ottima qualità delle immagini e della sceneggiatura, e in particolare per la sapienza e il gusto nell’alternare in maniera equilibrata e illuminante interviste, nuovi filmati e testimonianze storiche”.
Menzione speciale al film francese “Homo Sapiens. Les Nouvelles Origines / Homo Sapiens. Le nuove origini” di Olivier Julien (Francia – Marocco 2020, 45’): una scoperta a Jebel Irhoud, in Marocco, ha rivoluzionato la storia della nostra specie, Homo sapiens. Nel 2017 un team internazionale annunciò di aver scoperto fossili che dimostrano la presenza dei nostri antenati umani nell’Africa nord-occidentale già 300.000 anni fa. Fino ad allora, i paleontologi credevano che Homo sapiens risalisse a 200.000 anni fa e che l’Africa orientale fosse la culla della nostra specie.

Frame del film “Homo Sapiens, les Nouvelles Origines / Homo Sapiens, le nuove origini” di Olivier Julien
Il film, recita la menzione, “documenta per la prima volta sullo schermo le importanti recenti scoperte su Homo sapiens che hanno rivoluzionato le conoscenze sulla nostra specie. Per la capacità di raccontare il lavoro dell’archeologo in maniera semplice ma con grande attenzione ai dettagli, in particolare rispetto all’uso delle tecnologie più avanzate; per l’alta qualità delle immagini e delle ricostruzioni storiche, molto efficaci perché appena suggerite grazie al ricorso alle ombre; per la sceneggiatura di ottimo livello, che ricostruisce la vicenda in maniera avvincente come un giallo archeologico”.
Il premio “L’Italia si racconta” è andato a “Paesaggi del cibo” di Michele Trentini e Andrea Colbacchini, prodotto da tsm | step Scuola per il Governo del Territorio e del Paesaggio. La giuria presieduta da Isabella Bossi Fedrigotti con Romina Zanon e Alessandro De Bertolini ha dato la seguente motivazione: “L’opera di Michele Trentini e Andrea Colbacchini, prendendo le mosse dall’analisi di un piatto creato da un affermato chef locale, offre un approfondimento su alcune pratiche agroalimentari strettamente legate alla biodiversità del territorio trentino. Alternando un codice narrativo tipico dell’osservazione documentaristica ad un linguaggio lirico-visivo segnato da pause e silenzi evocativi, i registi disegnano un viaggio che conduce lo spettatore dai paesaggi alpini e dolomitici della Val Rendena e della Valle del Vanoi fino a quelli terrazzati dai tratti mediterranei dell’Alto Garda. Volti, gesti e frammenti di vita agreste si fondono in un canto corale allo spazio agricolo del territorio antropico trentino e alla solerzia degli uomini e delle donne che lo abitano”.
Il premio “Sguardi dal mondo” è andato al film spagnolo “Queens of Orango / le regine di Orango” di Raúl Bueno Herrera (Spagna 2020, 52’), uno splendido documentario antropologico ricchissimo di spunti di riflessione. Nel sud-ovest della Guinea Bissau ci sono alcune isole dove vive un popolo molto particolare, i Bissago, in armonia con la spettacolare natura che li circonda, dove la donna è protagonista. Attraverso le donne di Eticoga, sull’isola di Orango, conosciamo gli aspetti più significativi e particolari di questa società matriarcale così diversa non solo dal modo di vivere occidentale, ma dal resto dell’Africa e da quasi tutte le altre culture del pianeta.

Frame del film “Queens of Orango / le regine di Orango” di Raúl Bueno Herrera
Questa la motivazione della giuria presieduta da Duccio Canestrini con Katia Berrnardi e Alessandro De Bertolini: “Arcipelago di Bissau (Isole Bijagos, Africa occidentale). Una manciata di isolette sotto Capo Verde, davanti alla Guinea Bissau. Sull’isola maggiore, Orango, un’antica tradizione matriarcale affida alle donne sia la gestione delle risorse economiche sia la funzione spirituale. Interessante notare, come elemento di riflessione in un mondo ancora travolto dalle discriminazioni sessiste, come le donne qui abbiano grandi responsabilità politiche e sociali, oltre a tenere aperto il dialogo con la divinità: un rapporto straordinariamente intenso, mediato attraverso il contatto con le anime dei defunti. Ottime le riprese video, intelligente la scelta degli intervistati. E com’è giusto che sia nell’ottica di una cinematografia etnografica moderna, c’è attenzione anche ai segnali di cambiamento, senza stucchevoli nostalgie né traccia di primitivismo”.
Il premio “Cultura animata” è stato attribuito dalla giuria presieduta da Andrea Artusi con Sabrina Zanetti e Dalia Macii al geniale film d’animazione francese “Amerigo et le nouveau monde” di Luis Briceno e Laurent Crouzeix (Francia 2020, 14’) preferito anche dalle scuole primarie intervenute la prima mattina del festival, “per la straordinaria capacità di affrontare un tema storico controverso, come quello dell’attribuzione del nome al continente americano, attraverso le vicende di Amerigo Vespucci narrate con ironia e padronanza delle diverse tecniche di animazione, capaci di rendere il corto in grado di intrattenere e incuriosire sia un pubblico adulto che di ragazzi con ritmo, rigore narrativo e al contempo leggerezza dei toni espressivi”.
Menzione speciale all’inglese “Weight of consciousness/ Il peso della coscienza” di Alemsah Firat (Regno Unito 2020, 4’) “per la poesia e l’originalità della tecnica utilizzata nell’animazione che, con un elegante e raffinato linguaggio pittorico, è in grado di condurre lo spettatore in un viaggio attraverso l’evoluzione della coscienza umana fin dal grembo della madre terra attraverso i luoghi del mito rappresentati con originalità e spessore narrativo”.
La menzione CinemAMoRe attribuita dai rappresentanti dei tre festival trentini Trento FIlm Festival, Religion Today e RAM film festival è andata al film “Et si Babel n’était qu’un mythe? / E se Babele non fosse che un mito?” di Sandrine Loncke (Francia 2019, 56’) con la seguente motivazione: “Ci sono storie che possiedono una forza intrinseca ed eversiva. Narrazioni in grado di ricalibrare, con una dolce e risoluta spinta, la nostra posizione nel mondo. Quella di What if Babel was just a Myth? è una di quelle storie. Il documentario descrive, con una cinematografia curata ed essenziale, le vicende umane, linguistiche e sociali degli abitanti di una remota località del sud del Ciad. La macchina da presa segue da vicino il lavoro di un giovane linguista francese che cerca di documentare nella maniera più precisa possibile uno dei molti idiomi locali. Gli abitanti del villaggio si rivelano essere poliglotti provetti. Alcuni di loro conoscono ed utilizzano fino a sei lingue diverse. Se ad ogni lingua corrisponde una visione del mondo e un sistema di valori, non si può non pensare che i protagonisti di questo documentario siano dotati di una immensa ricchezza, che rischia di scomparire insieme alla lingua che di essa è espressione. Il film diviene così una vera e propria celebrazione della diversità e dell’apertura mentale e della capacità di accoglienza che il multilinguismo porta con sé”.
Rovereto. Al RAM film festival Notre-Dame protagonista del pomeriggio della terza giornata, e le musiche di Morricone nella quarta: i film e l’incontro con Artusi e “l’archeologo” Martin Mystère

A Rovereto il pomeriggio di venerdì 15 ottobre 2021, terza giornata del primo RAM film festival Rovereto Archeologia Memorie, ha per grande protagonista Notre-Dame de Paris, con un doppio appuntamento. Prima, al teatro Zandonai, il film “Notre-Dame de Paris: the secrets of the builders / Notre-Dame di Parigi: i segreti dei costruttori” di Emmanuel Blanchard (Francia 2020, 48’). Il 19 aprile 2019, gli occhi del mondo erano puntati sulla cattedrale di Notre-Dame di Parigi in fiamme. Tutta l’umanità temeva che questo capolavoro dell’architettura gotica, incarnazione del genio dell’artigianato medievale, fosse perduta. Con una grande indagine sulla costruzione di Notre-Dame, il film ci fa scoprire insieme ai costruttori le grandi sfide architettoniche, umane e politiche durante gli 800 anni della sua storia turbolenta.

Il geologo Tiziano Straffelini
A seguire, per gli INCONTRI AL BISTROT Alfio Ghezzi Bistrot (sold out da tempo), un aperitivo nella cornice del prestigioso locale dello chef stellato Alfio Ghezzi in compagnia di Tiziano Straffelini, su “Notre-Dame: tecnologie e progetti per il restauro del secolo”: il geologo impegnato sul cantiere della cattedrale a Parigi ne svela andamento e peculiarità. A due anni dall’incendio che ha devastato la cattedrale di Notre-Dame, le operazioni di restauro sono solo all’inizio. Alla complessità tecnica dell’intervento si aggiunge la delicatezza di lavorare su uno dei monumenti più conosciuti e visitati al mondo. Parleremo delle difficoltà e dei progetti in corso con Tiziano Straffelini che – a Parigi – si occupa di restauro di monumenti storici e che, proprio a No – tre-Dame, ha seguito il restauro-test di due cappelle danneggiate.

Sabato 16 ottobre 2021, quarta giornata di manifestazioni, il RAM film festival, Rovereto Archeologia Memorie, arriva al suo apice dalle proiezioni agli incontri, fino al concerto serale omaggio al maestro Morricone al teatro Zandonai che è l’evento clou. Alle 20.45, appuntamento con il concerto “Musica per il cinema. Omaggio a Ennio Morricone”, per pianoforte e quartetto d’archi con Leandro Piccioni, il pianista di Morricone, e un quartetto d’archi, il Quartetto Pessoa. Il RAM film festival vuole rendere omaggio al genio indiscusso delle colonne sonore scomparso nel luglio del 2020 all’età di 91 anni dedicandogli il concerto. Un emozionante percorso musicale fra le più belle colonne sonore del cinema, con i brani più celebri del geniale compositore italiano passando per il tango argentino di Astor Piazzola. Leandro Piccioni pianista, arrangiatore e compositore, ha collaborato con Ennio Morricone fin dal 2001 e dal 2015 è stato il suo pianista solista ufficiale suonando in tutto il mondo con orchestre internazionali. Il Quartetto d’archi Pessoa è composto dai due violinisti, Marco Quaranta e Rita Gucci, da Achille Taddeo alla viola e dal violoncellista Marco Simonacci. L’evento è ad ingresso libero e gratuito, si raccomanda di presentarsi con un po’ di anticipo.

Frame del film “Narbonne, the second Rome” di Alain Tixier
Proiezioni. Nel pomeriggio ci sono sette film tra cui “Ark of the Covenant. The Bible’s Origins / L’Arca dell’Alleanza. Le origini della Bibbia”. Il film franco-israeliano racconta la missione scientifica per scoprire i segreti di Kiriath Jearim, la collina su cui fu conservata l’Arca dell’Allenza, secondo la Bibbia, prima di essere portata a Gerusalemme. A seguire “Il patrimonio sommerso. Un museo sul fondo del mare”, un documentario prodotto da Rai Cultura alla scoperta dello straordinario patrimonio sommerso dei mari italiani con l’archeologia subacquea di cui Nino Lamboglia ne è il pioniere. A conclusione del pomeriggio di proiezioni si trova “Narbonne, the second Rome / Narbona, la seconda Roma” alla sua prima italiana. Un team di ricercatori esplora il più grande sito archeologico francese per scoprire lo splendore dimenticato di questa piccola città costiera, prima colonia romana sulle terre galliche.


Disegno-ritratto di Andrea Artusi (foto fmcr)
Non solo cinema però nella giornata di sabato 16 ottobre 2021 al RAM film festival: alle 17 l’ultimo dei tre INCONTRI AL BISTROT assieme ad Andrea Artusi, sceneggiatore e disegnatore per la Sergio Bonelli Editore, che parlerà assieme a Marco Nicolò Perinelli, archeologo e giornalista, all’Alfio Ghezzi Bistrot. Si parlerà anche dell’albo speciale che ha per protagonista il più famoso archeologo dei fumetti, “Martin Mystère e la città di Venezia”. Il fumetto seriale italiano annovera tra i suoi personaggi più celebri proprio Martin Mystère, l’archeologo detective dell’impossibile creato da Alfredo Castelli che da quasi quarant’anni racconta in chiave avventurosa alcuni dei più affascinanti misteri della storia. In occasione dei 1600 anni dalla fondazione di Venezia il character bonelliano è tornato nella Città dei Dogi con un albo speciale basato su un racconto inedito scritto da Alberto Toso Fei.



















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