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Lavis (Tn). Al via la sesta edizione di Cinema Archeologico: tre martedì con tre corti e tre film scelti dall’archivio del RAM film festival di Rovereto

lavis_cinema-archeologico_rassegna-2024_locandinaTutto pronto al teatro auditorium comunale di Lavis (Tn) per il primo appuntamento della sesta edizione del Cinema Archeologico, organizzato dall’associazione culturale Lavisana e dal Comune di Lavis in collaborazione con la Fondazione Museo Civico di Rovereto, il RAM film festival e l’assessorato alla Cultura del Comune di Lavis. Si tratta di tre appuntamenti dedicati al patrimonio culturale raccontato con il linguaggio coinvolgente e suggestivo del cinema: un viaggio attraverso periodi storici, territori, culture e punti di vista diversi, per accrescere la propria conoscenza del mondo. In programma, dal 5 al 19 marzo 2024, documentari e docufiction sui temi della tutela di siti, monumenti, memorie e paesaggi, intesi come beni inestimabili da preservare per le future generazioni; del progresso nella ricerca archeologica, che permette di scoprire sempre più a fondo il nostro passato; e dell’esplorazione non solo di luoghi ma anche di tempi lontani. Si affronterà il tema della morte, visiteremo Petra e viaggeremo sulle navi dei pirati. Ogni serata sarà introdotta da un corto d’animazione, un particolare mezzo di espressione che descrive storie e tradizioni in modo creativo. I film sono tradotti e doppiati a cura della Fondazione Museo Civico di Rovereto, che organizza il RAM film festival, raccogliendo documentari da tutto il mondo e conservandoli nel proprio archivio. L’ingresso è gratuito.

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Frame del film “Archeology 3.0 – Making the dead speak” di Stéphane Jacques

Si inizia martedì 5 marzo 2024, alle 21, con la proiezione dei primi due film, che in modo diverso ci mostrano un possibile rapporto con i nostri antenati. La serata sarà introdotta dal poeticissimo corto d’animazione “Joss Lotuses to Grandma” di Stefie Gan (Stati Uniti, 2022; 6’): una ragazza ritorna in Malesia dopo la morte di sua nonna. Il corto animato esplora il loro legame, il biculturalismo degli immigrati e i riti culturali, come l’offerta di fiori origami, che si conservano e che possono aiutare a guarire dal dolore della separazione e della perdita. E, attraverso l’espressività del suo segno animato, ci aiuta a comprendere i sentimenti delle protagoniste e l’importanza del legame con il passato e con le tradizioni. Seguirà poi il film “Archeology 3.0 – Making the dead speak” di Stéphane Jacques (Francia, 2023; 53’) con interviste a ricercatori di tutta Europa accomunati dall’uso di nuovi e sofisticati metodi scientifici in ambito archeologico. Si possono far parlare i corpi dopo la morte? Fino a non molto tempo fa servivano campagne di scavo su vasta scala e scheletri interi. Oggi, grazie alle nuove tecnologie, anche le parti più piccole del corpo umano possono essere sufficienti a ricostruire le vite di migliaia di anni fa: dalla preistoria all’Egitto dei faraoni, da Homo sapiens ai Galli, l’archeologia sta per dar voce ai morti come mai prima d’ora.

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Frame del film “Expédition Pétra, sur la piste des Nabatéens / Spedizione Petra, sulle tracce dei Nabatei” di Nathalie Laville e Agnès Molia

Seconda serata martedì 12 marzo 2024, alle 21. Apre il corto “Bride’s Dream” di Joe Chang (Cina/Canada, 2023; 7’): la guerra civile in Cina, scatenata dal tramonto della dinastia Han, divide due sposi novelli, Zhang e Whan Hui. Lui è chiamato in battaglia e lei resta ad aspettarlo, tra la vita e la morte, tra la realtà e il sogno. I disegni animati sono accompagnati da brani cantati dell’Opera di Pechino. Segue il film “Expédition Pétra sur la piste des Nabatéens” di Nathalie Laville e Agnès Molia (Francia, 2022; 52’): da una ventina d’anni, gli archeologi cercano di trovare tracce dei Nabatei, un antico popolo arabo di mercanti, la cui storia è andata perduta. Di loro rimangono monumentali tombe scavate nella roccia, a Petra nell’attuale Giordania e nel cuore del deserto dell’Arabia Saudita, nella segreta città di Hegra. Laïla Nehmé si è posta una sfida audace: tracciare, grazie a una spedizione senza precedenti, la mitica via dell’incenso percorsa per tre secoli dai carovanieri nabatei.

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Frame del film “The True Story of Pirates / La vera storia dei pirati” di Stéphane Begoin

Terza e ultima serata martedì 19 marzo 2024, alle 21. Apre il corto “The Sprayer” di Farnoosh Abedi (Iran, 2022; 9’): nella terra occupata dall’Esercito degli Spruzzatori, nessuno ha il diritto di coltivare le piante: i soldati spargono infatti veleno su tutta la flora che incontrano. In molti non sanno nemmeno come cresce o come sia fatta una pianta, finché uno dei soldati non scopre un seme piantato nella polvere: la sua curiosità è solo l’inizio di qualcosa di straordinario e rivoluzionario. Chiude la rassegna il film “The true story of pirates” di Stéphane Begoin (Francia, 2022; 52’): come vivevano i pirati e chi si nasconde dietro la leggenda? Il film cerca di ricostruire la storia poco conosciuta della pirateria seguendo due indagini archeologiche: la prima nell’Oceano Indiano alla ricerca della famosa nave pirata Speaker che affondò nel 1702, la seconda a Sainte-Marie Island, dove i pirati si nascondevano e vivevano.

Firenze. Al Palazzo dei Congressi al via la X edizione di tourismA – Salone Archeologia e Turismo Culturale: decine di incontri, centinaia di relatori, stand, laboratori didattici, lezioni di geroglifico, mostre, cinema, premi internazionali, installazioni multimediali, virtual tour, archeodegustazioni di pietanze etrusco-romane. Pruneti: “Il programma di questa decima edizione è particolarmente ricco ed elaborato”

Tutto pronto per la X edizione di tourismA – Salone Archeologia e Turismo Culturale organizzato al Palazzo dei Congressi di Firenze dal 23 al 25 febbraio 2024 da Archeologia Viva (Giunti Editore). Decine di incontri, centinaia di relatori, stand, laboratori didattici, lezioni di geroglifico, mostre, cinema, premi internazionali, installazioni multimediali, virtual tour, archeodegustazioni di pietanze etrusco-romane.  E il gran finale con Alberto Angela, padrino della kermesse fin dalla prima edizione. Tutto a ingresso libero e gratuito. 

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Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva, a TourismA (foto AV)

“Sono trascorsi dieci anni da quando tourismA si è affacciato al panorama fieristico europeo con il prestigio della rivista da cui proviene, la forza comunicazionale dei suoi collaboratori, la capacità di coinvolgere, l’idea di un turismo culturale rispettoso e formativo”, scrive Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva, nella presentazione. “Siamo passati indenni attraverso il dramma del Covid senza mollare un anno, tornando ora ai livelli iniziali di partecipazione. Molto faticoso, ma ce l’abbiamo fatta. In tanti anni di paziente lavoro siamo riusciti a portare all’attenzione degli appassionati, esperti, operatori del settore un grande evento nato spontaneo, senza protezioni, libero e quindi rispondente solo alle scelte di chi lo organizza e di chi vi partecipa. La nostra forza sono l’indipendenza e il sostegno convinto di quanti ci seguono”.

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Alberto Angela in un auditorium gremito protagonista in una edizione di TourismA (foto AV)

Sarà una festa in grande quella per il decennale di tourismA. Tre giornate a ingresso libero e gratuito per parlare di archeologia, ambiente e turismo culturale con particolare attenzione a un modo di viaggiare consapevole e sostenibile. La kermesse, punto di riferimento per tutti gli appassionati del mondo antico e operatori del settore, offre anche quest’anno un programma ricchissimo con decine di incontri e centinaia di relatori di primo piano richiamando a Firenze appassionati, viaggiatori e addetti ai lavori. “Il programma di questa decima edizione è particolarmente ricco ed elaborato”, continua Pruneti, “con la nutrita presenza di istituzioni e personalità di primo piano sotto il profilo scientifico e mediatico, ma anche per l’adesione di tante piccole realtà “minori”, preziose nel rappresentare il grande mosaico di storia, tradizioni e popolazioni del Mediterraneo: un immenso patrimonio di diversità che abbiamo il dovere di scoprire e difendere partendo dalla conoscenza. Sempre più “tourismA” si distingue come spazio pubblico senza censure, per avere assunto i connotati di un’affollata ed emozionante agorà”.

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Il giornalista Aldo Cazzullo tra gli ospiti di TourismA 2024 (foto AV)

Grandi nomi. Oltre 200 i relatori nei convegni previsti negli spazi del Palacongressi. Tra i big in programma quest’anno il giornalista Aldo Cazzullo, il critico d’arte Vittorio Sgarbi, il filologo Luciano Canfora, il geologo Mario Tozzi, il medievista Franco Cardini, il cantautore Francesco Guccini, il paleoantropologo Giorgio Manzi, l’archeologo classico Andrea Carandini, lo storico Aldo Schiavone… e l’attesissimo Alberto Angela (presenza in sala fino a esaurimento posti; non è possibile prenotare; diretta su pagina facebook di tourismA). Il giornalista Massimo Polidoro interverrà per presentare il libro/intervista Piero Angela. La meraviglia del tutto, appena uscito per Mondadori.

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Paolo Giulierini, già direttore del Mann, e Simona Rafanelli, direttore del Muvet, a TourismA 2023 (foto graziano tavan)

Venerdì 23 febbraio 2024. In auditorium, c’è la prima giornata del XX INCONTRO NAZIONALE DI ARCHEOLOGIA VIVA, con la presentazione – tra l’altro – di tre libri: “I custodi della memoria: nel mondo degli scribi” di Louis Godart, “Com’eravamo… L’Italia prima dei Romani” di Paolo Giulierini, e “Maledette! Quando il mito è contro le donne” di Francesca Ghedini. E, dopo la pausa pranzo, la consegna del premio “R. Francovich” COMUNICARE IL MEDIOEVO al museo Archeologico delle Grandi Opere di Pagazzano (Bg) per la valorizzazione del patrimonio medievale, e a Francesco Guccini per aver cantato il mondo medievale accompagnandoci dall’antica Bisanzio fino ai mistici orizzonti di Marco Polo e Cristoforo Colombo. In sala Onice, al mattino, l’edizione 2024 di ITER Archeologia Patrimonio e Ricerca italiana all’estero – L’Archeologia italiana per lo studio, la protezione e la trasmissione del patrimonio culturale dell’umanità a cura di Luca Peyronel dell’università di Milano con focus su alcune missioni archeologiche italiane all’estero. In sala 100, nel pomeriggio, 10 ANNI DI TOURISMA 70 DI IIPP “La Preistoria nella società che cambia”: Workshop a cura di IIPP – Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria col coordinamento Monica Miari, Silvia Florindi.

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Vittorio Sgarbi a TourismA 2020 ricorda Sebastiano Tusa (foto Graziano Tavan)

Sabato 24 febbraio 2024. In auditorium la seconda giornata del XX INCONTRO NAZIONALE DI ARCHEOLOGIA VIVA è al pomeriggio: in programma, tra l’altro, L’UOMO E IL MARE: assegnazione del premio “Fondazione Sebastiano Tusa – Thalassa” per la ricerca scientifica nel Mediterraneo con l’intervento di Valeria Li Vigni presidente Fondazione Sebastiano Tusa; MONT’E PRAMA (1974-2024) – CABRAS / SARDEGNA: focus nel cinquantesimo della scoperta che ha riscritto la storia della Sardegna. In sala Verde STATI GENERALI DELL’ARCHEOLOGIA ITALIANA: archeologia oggi tra nodi aperti e sfide future. Prima parte. A cura di ANA – Associazione Nazionale Archeologi, FCdA – Federazione Consulte universitarie di Archeologia, Archeoimprese, API – Archeologi del Pubblico Impiego, Assotecnici. In sala 100, tutto il giorno, SPAZIO LIBRI a cura di Massimo Cultraro dirigente di ricerca Cnr-Ispc con presentazione della produzione più recente di pubblicazioni a soggetto archeologico. In sala Limonaia, al mattino, VIAGGI DI CULTURA E ARCHEOLOGIA: rassegna di itinerari turistico-culturali a cura di Mark PR di Nadia Pasqual – Comunicazione per il turismo. In sala 9, tutto il giorno, CULTURA COLTURA CULTO: patrimonio italiano e turismo culturale a cura di Agostino De Angelis attore e regista.

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Tiziana D’Angelo, direttore del parco archeologico di Paestum e Velia, nel Tempio di Nettuno a Paestum (foto pa-paeve)

Domenica 25 febbraio 2024. In Auditorium, tutto il giorno, giornata conclusiva del XX INCONTRO NAZIONALE DI ARCHEOLOGIA VIVA con molti interventi aperti da Tiziana D’Angelo, direttore del parco archeologico di Paestum e Velia, e chiusi da Alberto Angela intervistato da Piero Pruneti. In sala Onice, al mattino, CORSICA ETRUSCA: progetto scientifico – Itinerario culturale – Nuovo museo interpretativo del territorio a cura di Jean Castela (università di Corsica, presidente INEACEM – Istituto di Studi applicati sulle Civiltà e gli Spazi del Mediterraneo), e Simona Rafanelli (direttore museo civico Archeologico “I. Falchi” di Vetulonia). In sala Onice, al pomeriggio, ARCHEOLOGIA… CHE PASSIONE! Mille uno modi per “raccogliere l’Antico” a cura di Simona Rafanelli MuVet – museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia. In sala 100, al mattino, SPAZIO LIBRI a cura di Massimo Cultraro dirigente di ricerca Cnr-Ispc. In sala 100, al mattino, Esplorazione, scavo e studio di antiche aree sotterranee artificiali, a cura di Ente del Terzo Settore A.S.S.O. – Archeologia Subacquea Speleologia e Organizzazione. In sala Limonia, al mattino, STATI GENERALI DELL’ARCHEOLOGIA ITALIANA: archeologia oggi tra nodi aperti e sfide future. Seconda parte. A cura di ANA – Associazione Nazionale Archeologi, FCdA – Federazione Consulte universitarie di Archeologia, Archeoimprese, API – Archeologi del Pubblico Impiego, Assotecnici. In sala 9, al mattino, LA ROTTA DEI FENICI: Itinerario Culturale del Consiglio d’Europa tra innovazione e valorizzazione, a cura di The Phoenicians’ Route – Cultural Route of the Council of Europe.

 

 

Licodia Eubea (Ct). Il Festival della Comunicazione e del Cinema Archeologico è entrato a far parte nella grande famiglia dell’associazione Festival italiani di Cinema (Afic)

licodia-eubea_festival-della-comunicazione-e-del-cinema-archeologico_associazione-festival-cinema-italiano_home-page-aficLe date della XIV edizione del Festival della Comunicazione e del Cinema Archeologico di Licodia Eubea (Ct) sono note da tempo: 9 – 13 ottobre 2024. Ma stavolta per il festival licodiese sarà un po’ diverso perché da febbraio 2024 il festival di Licodia Eubea è entrato a far parte nella grande famiglia dell’associazione Festival italiani di Cinema (Afic) nata nel 2004 come polo di aggregazione di quelle manifestazioni cinematografiche italiane che riconoscono l’importanza e il valore di far parte di un network informativo che sia anche luogo di scambio ed elaborazione progettuale. “Onorati e felici di essere entrati in Afic”, il commento dei direttori artistici del Festival, Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele, “con l’impegno a contribuire alla valorizzazione dei Festival Cinematografici del nostro Bel Paese”.

licodia-eubea_festival-2024_manifesto-locandina“Il Festival della Comunicazione e del Cinema Archeologico di Licodia Eubea – si legge nella scheda pubblicata da Afic – è un festival internazionale dedicato al cinema storico, archeologico ed etnoantropologico che non trova confronti nel panorama italiano per varie ragioni: per il significativo numero di prime nazionali e internazionali in concorso; per la complessità del programma, articolato in proiezioni, conversazioni con specialisti e autori, sezioni tematiche ed attività collaterali volte a valorizzare le tipicità del territorio in cui la manifestazione ha luogo. La partecipazione di autori, registi e operatori del settore provenienti da tutto il mondo fa sì che la manifestazione rappresenti un vero e proprio ponte tra la produzione audiovisiva e i suoi fruitori.

“Obiettivi primari del Festival sono: rendere la disciplina archeologica “pubblica”, intendendo con questa espressione un’apertura dell’archeologia a tutte le pieghe della società civile: dagli scolari agli studenti universitari, dai curiosi agli appassionati e agli studiosi, dai cittadini ai turisti; promuovere film e documentari di difficile circuitazione che raramente trovano distribuzione nelle sale cinematografiche o nelle reti televisive.

“Il Festival si svolge ogni anno nel mese di ottobre a Licodia Eubea, un autentico borgo della provincia di Catania, che sorge su una altura dei monti Iblei, da dove l’occhio spazia sino al mare Africano. Qui il visitatore del Festival può godere di momenti di relax, tra cultura, storia ed enogastronomia”.

San Valentino all’Etru di Villa Giulia: “Vita di coppia tra Oriente e Occidente. Incontro con la cultura” per scoprire il profilo degli innamorati nel mondo antico

roma_villa-giulia_san-valentino_incontro-vita-coppia-tra-oriente-e-occidente_locandinaSan Valentino al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia con un incontro dedicato all’amore di coppia e alla vita familiare tra Oriente e Occidente. Appuntamento mercoledì 14 febbraio 2024, alle 17, nella sala della Fortuna, con “Vita di coppia tra Oriente e Occidente. Incontro con la cultura” per tracciare il profilo degli innamorati del mondo antico e scoprire curiosità e differenze fra Oriente e Occidente. Tradizioni, abitudini quotidiane e rituali d’amore ci raccontano l’intreccio dei legami affettivi fra gli uomini e le donne dell’Antichità. Intervengono Vincenzo Bellelli, direttore ad interim del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia; Lucia Mori, Sapienza università di Roma. Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti. Per info e prenotazioni: mn-etru.didattica@cultura.gov.it. Iniziativa a cura dei Servizi Educativi del Museo. Al termine dell’incontro visita al Sarcofago degli Sposi, emblema dell’amore eterno, accompagnati da Vittoria Lecce e Romina Laurito.

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Lucia Mori (Sapienza università Roma)

Lucia Mori è professore associato di Storia del Vicino Oriente antico e membro della scuola di Dottorato in filologia e storia del mondo antico dell’università Sapienza di Roma. Ha coordinato progetti di ricerca nel Vicino Oriente antico. Ha partecipato, inoltre, a numerose missioni archeologiche nel Sahara libico, in Siria e attualmente in Turchia, nel sito di Arslantepe, entrato nella lista dei siti patrimonio dell’umanità Unesco dal 2021.

Turchia. La missione archeologica dell’università di Pisa a Doliche ha scoperto l’archivio dell’antica città fondata dai Seleucidi, successori di Alessandro Magno, e distrutta dal re persiano Shapur I. Ritrovate più di 2000 impronte in terracotta (bullae) usate per sigillare i documenti in papiro e pergamena, pubblici e privati

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Doliche (Turchia): l’area di scavo della missione archeologica dell’università di Pisa. Scoperto l’archivio della città seleucide (foto unipi)

“Dagli scavi dell’antica città di Doliche, situata nel sud-est dell’odierna Turchia, emergono i resti di un edificio che, grazie alle numerose impronte di sigillo in terracotta ritrovate dagli archeologi, è stato possibile identificare come l’antico archivio cittadino, il luogo in cui venivano conservati i documenti in papiro e pergamena. Sono questi i primi risultati della missione archeologica che l’università di Pisa ha intrapreso la scorsa estate in collaborazione con l’università di Münster a Doliche, città nota nell’antichità come uno dei centri urbani più importanti dell’antica Siria del Nord. Fondata sotto i successori di Alessandro Magno (i Seleucidi), era stata chiamata come molte altre fondazioni di quella zona col nome della città greca da cui i coloni provenivano: Doliche in Tessaglia, vicino al Monte Olimpo”. Ne dà notizia il magazine Unipinews con un articolo pubblicato il 31 gennaio 2024.

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Doliche (Turchia): migliaia di bullae scoperte dalla missione archeologica dell’università di Pisa nell’archivio della città antica (foto unipi)

“Il sito dell’antica Doliche è stato oggetto di indagini tedesche già dagli anni ’70 del secolo scorso”, spiega Margherita Facella, professoressa di Storia greca all’università di Pisa e direttrice della missione pisana. “Dal 2015 un team internazionale sotto la guida del professor Engelbert Winter ha condotto prospezioni e scavi, portando alla luce i resti di alcuni edifici pubblici, tra cui delle terme romane. Accanto a queste terme, erano stati identificate le tracce di un’altra costruzione, ora parzialmente scavata dai nostri archeologi. Si tratta di un archivio cittadino, come rivelano le numerose impronte di sigillo in terracotta qui trovate: più di 2000 impronte (cosiddette bullae) sono state recuperate nell’area e sottoposte, laddove possibile, a pulizia e restauro. Le impronte di sigillo indicano chiaramente che qui venivano conservati documenti scritti su papiro e pergamena, andati poi distrutti a causa di un incendio”.

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Michael Blömer, professore dell’università di Munster e visiting professor dell’università di Pisa nel 2023, e Margherita Facella, professoressa di Storia greca all’università di Pisa, co-direttori della missione archeologica dell’università di Pisa a Doliche, in Turchia (foto unipi)

Gli antichi documenti venivano sigillati con cordicelle attorno alle quali erano posti grumi di argilla di piccole dimensioni (0,5-2 cm), spesso frammentate e difficili da riconoscere a occhio nudo. Su questa argilla venivano impressi anelli, decorati o iscritti, così da poter sigillare i documenti e impedirne l’apertura. Solo nel caso in cui un archivio sia stato distrutto da un grave incendio, le impronte dei sigilli si possono conservare, in quanto cotte e dunque indurite, mentre i documenti periscono nel fuoco: “Le poleis dell’Oriente ellenistico e romano dovevano certamente possedere archivi per la conservazione di documenti di carattere amministrativo e legale – aggiunge la professoressa Facella –. La loro sopravvivenza, tuttavia, è un evento assai raro, possibile solo in caso di incendio e successivo abbandono dell’edificio. Infatti, se da una parte il fuoco causa la distruzione dei documenti, dall’altra consente la cottura dell’argilla cruda su cui i sigilli sono impressi, garantendone così la sopravvivenza. Nel 253 d.C., il re persiano Shapur I distrusse numerose città nella provincia romana della Siria, inclusa Doliche, come conseguenza di una sanguinosa guerra tra l’Impero Romano e quello dei Sasanidi”.

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Doliche (Turchia): due bullae scoperte dalla missione archeologica dell’università di Pisa: a sinistra, Giove Dolicheno stringe la mano ad imperatore romano; a destra, Tyche seduta (foto unipi)

Uno studio preliminare di questi materiali rivela che si tratta sia di sigilli privati come di sigilli ufficiali della città. “Le immagini sui sigilli ufficiali della città sono direttamente collegate alla città. Di solito mostrano le divinità più importanti come Giove Dolicheno, il dio principale della città”, spiega Michael Blömer, professore dell’università di Munster e visiting professor dell’università di Pisa nel 2023, che ha co-diretto gli scavi. “Le impronte dei sigilli privati più piccoli mostrano una vasta gamma di immagini e simboli che dicono molto sul patrimonio culturale e religioso degli abitanti di Doliche. Figure mitiche e rari ritratti privati indicano una forte influenza greco-romana su questa regione a metà fra Oriente e Occidente”. Lo studio di queste impressioni è quindi del tutto essenziale per ricostruire non solo la realtà amministrativa di una città, ma anche il suo tessuto culturale e religioso.

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Missione archeologica dell’università di Pisa: l’area dello scavo nell’antica città di Doliche in Turchia (foto unipi)

“Siamo felici dei risultati di questa prima campagna e siamo grati al rettore Riccardo Zucchi e al professor Federico Cantini, delegato per la promozione della ricerca nel settore delle scienze sociali e umanistiche, per il sostegno economico e a tutto il personale amministrativo che ci ha affiancato in questo lavoro”, conclude la professoressa Facella. “A nostro avviso è anche importante che il progetto interessi una zona recentemente colpita da un devastante terremoto, in cui l’investimento di risorse è di sicuro aiuto per la popolazione, che ha trovato nelle strutture della missione archeologica un rifugio e da parte del gruppo di ricerca un aiuto concreto. La valorizzazione del patrimonio archeologico a fini turistici sarebbe poi indubbiamente un apporto significativo alla ripresa di questa regione, che vive molto di turismo interno ed esterno”.

Verona. All’Accademia di Agricoltura Scienze e Lettere presentazione del libro di Patrizia Carassai “Il mercante di Sumer”, un viaggio attraverso territori e tempi lontani alla scoperta di città e popoli del Vicino Oriente di più di 4500 anni fa

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Un viaggio attraverso territori e tempi lontani alla scoperta di città e popoli del Vicino Oriente di più di 4500 anni fa. Un viaggio pieno di insidie, tradimenti, avventure sino alla meta finale, una terra da chiamare casa. È questo il filo conduttore del romanzo storico “Il mercante di Sumer” (2023, Dielle editore) di Patrizia Carassai, veronese, medico plurispecialista con la passione per l’archeologia e la storia, già responsabile di unità operativa complessa di coordinamento centrale, medico legale a Roma. Patrizia Carassai sarà ospite dell’Accademia di Agricoltura Scienze e Lettere di Verona, in via Leoncino 6: mercoledì 10 gennaio 2024, alle 17, presenterà il suo libro in dialogo con Mauro Daccordi, membro dell’Accademia, e Graziano Tavan, giornalista, curatore di archeologiavocidalpassato.com.

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Copertina del libro “Il mercante di Sumer” di Patrizia Carassai

Il mercante di Sumer. Romanzo con puntuali riferimenti storico archeologici, ambientato in località che hanno visto nascere la civiltà urbana in un periodo assai remoto. La vicenda si svolge nel 2600 a.C. e s’incentra su un immaginato e avventuroso viaggio intrapreso, per scopi paradossalmente non commerciali, da un mercante sumerico. Partendo dall’antica Kish (Mesopotamia, odierno Iraq centrale), la carovana raggiunge, con un percorso di circa 3000 km, la città di Shahr-e Sokhta, nel Sistan iraniano ai confini con il Pakistan. Il romanzo riporta in vita personaggi, quotidianità, modi di pensare, di essere, di vivere, paesaggi e città di allora, visti con la mente e gli occhi di chi, con quella carovana, stava viaggiando, sino a realizzare l’incontro delle due civiltà sumerica (attuale Iraq) ed elamita (attuale Iran) del III millennio a.C. Il libro ha la prefazione del prof. Enrico Ascalone, direttore, sotto l’egida dell’università del Salento, del progetto archeologico multidisciplinare internazionale relativo al sito di Shahr-e Sokhta; incaricato dell’insegnamento di Archeologia e Storia dell’Arte del Vicino Oriente Antico all’università di Roma Tre.

Su Raiplay il film di Alberto Castellani “Rivisitare Nazareth. Archeologia e tradizione nel villaggio abitato da Gesù” che parla della scoperta della casa natale di Gesù a Nazareth sulla base delle fonti antiche e degli scavi archeologici di Ken Dark

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L’interno della casa di Gesù a Nazareth dopo lo scavo dell’archeologo Ken Dark (foto castellani)

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L’archeologo Ken Dark

“Trovata la casa natale di Gesù”: a dare la notizia dell’eccezionale scoperta a Nazareth era stato l’archeologo inglese Ken Dark (university of Reading) nel 2015 che dal 2006 stava scavando sotto la chiesa delle Suore di Nazareth portando alla luce un edificio dalle pareti di pietra, risalente al I secolo. Dark si era concentrato su quell’area perché tutte le persone vissute nei secoli successivi alla morte di Gesù hanno identificato proprio quel luogo come la casa natale del Messia, e per le informazioni fornite dal De loci santis, il diario di viaggio in Terrasanta del vescovo Arculfo scritto nel 698 dal monaco irlandese Adamnano, secondo cui la casa di Gesù sarebbe stata localizzata tra due tombe e sotto una chiesa. Da questa ricerca e da queste fonti ha preso spunto il film “Rivisitare Nazareth” del regista veneziano Alberto Castellani (Italia 2017, 50’) (vedi “Trovata la casa natale di Gesù”: a parlare dell’eccezionale scoperta alla XXVIII rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto non sarà lo scopritore, l’archeologo inglese Ken Dark, che ha dato forfait, ma il film di Castellani, presentato in anteprima, “Rivisitare Nazareth. Archeologia e tradizione nel villaggio abitato da Gesù” | archeologiavocidalpassato). Il film è stato trasmesso da Rai Cultura e ora è disponibile su Raiplay introdotto dal prof. Giuseppe Albertoni dell’università di Trento e può essere visto a questo link https://www.raiplay.it/video/2023/12/Rivisitare-Nazareth-0163c07b-0c9e-4b79-95c0-9745c439a3cf.html?wt_mc%3D2.app.wzp.raiplay_null-https%3A%2F%2Fwww.raiplay.it%2Fvideo%2F2023%2F12%2FRivisitare-Nazareth-0163c07b-0c9e-4b79-95c0-9745c439a3cf.html.%26wt).

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L’esterno della casa di Gesù a Nazareth (foto castellani)

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Il regista veneziano Alberto Castellani durante le riprese in Vicino Oriente

Il film, patrocinato, dall’Ufficio per le Comunicazioni Sociali della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) intende recuperare questa lontana testimonianza e cerca un riscontro archeologico sulle tracce presenti nella Nazareth di oggi. “Ci ha accompagnato in questo viaggio”, ricorda Castellani, “il prof. Ken Dark della Reading University, con il contributo del Palestinian Exploration Fund di Londra e l’amichevole disponibilità delle Suore di Nazareth che custodiscono il sito. Non va dimenticata la collaborazione della Libreria Nazionale di Vienna e quella del prof. Thomas O’Loughlin, President of the Catholic Theological Association of Great Britain”.

Archeologia 2024. Ecco le date da fissare in agenda per le grandi kermesse di incontri e confronti, e le rassegne del cinema archeologico in Italia

Siamo all’inizio di gennaio. Avete pronta l’agenda per fissare le date degli appuntamenti da non perdere? Le grandi kermesse di incontri e confronti aprono e chiudono l’anno. Le rassegne del cinema archeologico più importanti sono concentrate tra l’ultimo scorcio dell’inverno e l’avvio dell’autunno.

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L’ingresso al Palacongressi di Firenze per tourismA (foto archeologia viva)

Si inizia a febbraio con tourismA – Salone dell’Archeologia e del Turismo Culturale, momento di esposizione, divulgazione e confronto di tutte le iniziative legate alla comunicazione del mondo antico e alla valorizzazione delle sue testimonianze promosso da Archeologia Viva, diretta da Piero Pruneti (Giunti editore). Appuntamento al Palacongressi di Firenze dal 23 al 25 febbraio 2024): sarà la decima edizione che, a detta degli organizzatori si annuncia straordinaria. Inaugurazione generale: giovedì 22 febbraio 2024, nel nuovo tempio della cultura Giunti Odeon; inaugurazione riservata a operatori e ospiti: venerdì 23 febbraio 2024, in Palazzo Strozzi Sacrati sede della Regione Toscana.

Si chiude a novembre con la XXIV Borsa mediterranea del Turismo archeologico, promossa da Regione Campania, Città di Capaccio Paestum e Parco Archeologico di Paestum e Velia, col patrocinio del ministero della Cultura, del ministero del Turismo, e del ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Appuntamento al Next – ex tabacchificio di Paestum (Sa) dal 31 ottobre al 3 novembre 2024: 160 espositori, 20 Paesi esteri. 150 conferenze e incontri con 600 relatori, workshop con bayer europei e nazionali, un viaggio nell’antichità con la mostra di archeologia virtuale e i laboratori di archeologia sperimentale, orientamento alla formazione e al lavoro.

firenze_archeofilm_2024_logo-locandinaA marzo arriva il Firenze Archeofilm, il Festival Internazionale del Cinema di Archeologia Arte Ambiente, giunto alla sesta edizione, organizzato da Archeologia Viva (Giunti Editore) nell’ambito delle manifestazioni promosse da “tourismA”. Appuntamento dal 6 al 10 marzo 2024 a Firenze, al Cinema La Compagnia (via Cavour 50r), con ingresso libero e gratuito. Anche in questa edizione saranno selezionati documentari prodotti a livello mondiale.

rovereto_rassegna-RAM-2024_logo-locandinaA ottobre, invece, è il momento del RAM film festival – Rovereto Archeologia Memorie, giunto alla 35.ma edizione, organizzato dalla Fondazione Museo Civico Rovereto, dedicato all’archeologia e al patrimonio culturale materiale e immateriale. Appuntamento a Rovereto, sede principale il teatro Zandonai, dal 2 al 6 ottobre 2024, con proiezioni, incontri, esposizioni, corsi di formazione, visite guidate alla scoperta del territorio e molto altro, in una contaminazione tra conoscenza, emozione e informazione. In programma i più recenti e spettacolari documentari, docu-fiction e corti animati sulla ricerca archeologica e sul patrimonio culturale materiale e immateriale – siti, monumenti, popoli, culture e tradizioni lontane – per sensibilizzare il pubblico rispetto alla bellezza e alle fragilità dei tesori del nostro passato e del nostro presente attraverso la prospettiva esperienziale del cinema.

licodia-eubea_festival-della-comunicazione-e-del-cinema-archeologico_logoNeanche il tempo di archiviare l’edizione roveretana che è già il momento del Festival della Comunicazione e del Cinema Archeologico di Licodia Eubea (Ct) giunto alla XIV edizione, evento cinematografico dedicato alla divulgazione dell’Antico attraverso le arti visive, organizzato dall’associazione culturale Archeovisiva con la collaborazione logistica dell’Archeoclub d’Italia di Licodia Eubea “Mario Di Benedetto” e il sostegno di Regione Siciliana, Sicilia Film Commission, ministero della Cultura e Comune di Licodia Eubea. Appuntamento al teatro della Legalità e nella chiesa di San Benedetto e Santa Chiara di Licodia Eubea, piccolo borgo nel cuore degli Iblei, dal 7 al 13 ottobre 2024.

Siracusa. Al teatro Massimo va in scena “Il Derviscio di Bukhara” offerto dal parco archeologico: un viaggio tra le magie dell’Oriente e dell’Asia Centrale, alla scoperta della spiritualità dei dervisci

derviscio locandina 19 dic 2023Narrazione, musica e danze sufi e persiane conducono il pubblico in un viaggio tra le magie dell’Oriente e dell’Asia Centrale, alla scoperta della spiritualità dei dervisci, di cui la città di Bukhara fu in vari periodi uno dei centri più importanti. Appuntamento martedì 19 dicembre 2023, alle 21, al teatro Massimo comunale di Siracusa, in via del Teatro a Ortigia, con “Il Derviscio di Bukhara”, spettacolo scritto e diretto da Alberto Samonà. “Il Derviscio di Bukhara” è offerto dal parco archeologico di Siracusa, Eloro, villa del Tellaro e Akrai, che lo ha voluto donare a Siracusa nell’ambito del programma di iniziative “Il Parco per la città”, grazie alla collaborazione con il Comune, che ha messo a disposizione il Teatro Massimo cittadino. Biglietto di ingresso al costo simbolico di 1 euro. Le prenotazioni posso essere effettuate direttamente al botteghino del teatro, dal lunedì al sabato dalle 16 alle 20, telefonicamente allo 0931 1791148, oppure 3345683715. Per info: direzione@teatrodellacitta.it. Narrazioni teatrali con Stefania Blandeburgo e Davide Colnaghi. Musica e canti sufi originali e della Tradizione con Tito Rinesi & Ensemble Dargah: Tino Rinesi (voce, tamburo a cornice, saz), Piero Grassini (oud e voce), René Rashid Scheier (flauto ney), Flavio Spotti (percussioni e voce). Danze dei dervisci e coreografie con Grazia Cernuto (danze persiane) e Amal Oursana (Samā, danze sufi). Il testo è del giornalista e scrittore Alberto Samonà. Produzione “Terzo Millennio Progetti Artistici”.

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Lo spettacolo “Il Derviscio di Bukhara” scritto e diretto da Alberto Samonà (foto alberto samonà)

Tra simboli, racconti e analogie proprie del Sufismo, “Il derviscio di Bukhara” non è uno spettacolo teatrale, musicale o di danza, ma un invito alla ricerca interiore e alla scoperta di un universo che si dischiude in una dimensione senza tempo, ancorché antica di secoli. Un gesto di ringraziamento e al tempo stesso, una preghiera, proprio come il samā dei dervisci. È un incontro fra tradizioni: la spiritualità dell’Asia Centrale, la danza sacra dei dervisci e quelle di più marcata influenza persiana, la musica sufi dell’area ottomano-turca e del vicino Oriente e le narrazioni circolari e rituali dell’Asia. Un incontro che è metafora di un viaggio lungo la “Via della Seta”, di cui la città di Bukhara fu tappa fondamentale, meta di viaggiatori di ogni provenienza che attraversavano vasti territori su questa rotta che congiungeva e congiunge, spiritualmente e culturalmente, Oriente e Occidente, fino al Mediterraneo. Al centro della vicenda narrata c’è l’arte dei tappeti, che in questi luoghi si tramanda da sempre e che schiude alla conoscenza di antichi saperi. Ma è anche un racconto d’amore: fra i riferimenti e le fonti a cui si ispira lo spettacolo, infatti, vi sono fiabe e poemi orientali, fra cui la storia di “Leyla e Majnun” di Nizami Ganjavi, poeta persiano del XII secolo d.C. Il testo è, inoltre, arricchito dall’inserimento di racconti della tradizione del Sufismo. Le armonie musicali e i canti patrimonio dei dervisci accompagnano sovente il sacro rito dello zhikr e le danze sacre danno la possibilità di scoprire un universo sacro che congiunge il nostro piano con quello Divino. Allo stesso modo, il ritmo della voce completa l’opera in una “circolarità rituale”, propria della tradizione dei cantastorie erranti d’Oriente. “Il derviscio di Bukhara” può, dunque, essere considerato come la ricerca di un incontro con il piano universale, che avviene mediante la parola, il suono e il movimento.

Roma. All’Odeion della facoltà di Lettere di Sapienza università presentazione del libro “Un frammento alla volta. Lezioni dall’archeologia” di Marcella Frangipane: un viaggio nel tempo e nello spazio alla scoperta delle prime civiltà umane

roma_sapienza_libro-un-frammento-alla-volta-dieci-lezioni-sull-archeologia_presentazione_locandinaGli oggetti hanno un’anima e una storia che passa attraverso le mani degli artigiani che li hanno forgiati e di coloro che li hanno usati. Ecco il senso dell’archeologia: far parlare il tempo attraverso le cose, per ricostruire l’impossibile fotografia del passato. Il 13 dicembre 2023, alle 18, nell’aula Odeion della facoltà di Lettere di Sapienza università di Roma, in piazzale Aldo Moro 5, presentazione del libro “Un frammento alla volta. Lezioni dall’archeologia” (Il Mulino) di Marcella Frangipane. Dopo i saluti di Arianna Punzi, preside della facoltà di Lettere, e di Giorgio Piras, direttore del dipartimento di Scienze dell’Antichità, intervengono Andrea Cardarelli (Sapienza università di Roma), Clelia Mora (università di Pavia), Guglielmo Chiodi (Sapienza università di Roma) e Giulio Palumbi (università di Bari – Cnrs). Moderano Francesca Balossi Restelli e Lucia Mori (Sapienza università di Roma).

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Copertina del libro “Un frammento alla volta. Lezioni dall’archeologia” di Marcella Frangipane

“Un frammento alla volta”. Frammenti di vita quotidiana, tracce di rituali religiosi, di attività economiche e di relazioni tra persone e con l’ambiente: gli oggetti portano il segno di quanto avvenuto nel tempo in cui furono creati e delle loro funzioni all’interno della comunità. Come schegge di uno specchio ci restituiscono l’immagine di quello che siamo stati e ci aiutano a dar forma al passato. Per riannodare i fili di questi mondi lontani e poco riconoscibili è necessario un lavoro lungo anni. Oltre quaranta sono quelli che Marcella Frangipane ha trascorso sul sito di Arslantepe in Anatolia, dove sorge il palazzo pubblico più antico del mondo: un viaggio nel tempo – che risale al V millennio a.C. e oltre – e nello spazio – esteso a tutto il territorio della Mezzaluna fertile – alla scoperta delle prime civiltà umane e di quei fenomeni politici e sociali che ancora regolano le nostre vite. Dieci lezioni dall’archeologia dei tempi più antichi per capire come siamo arrivati fin qui e come potrebbe essere il nostro domani.