Marina di Camerota (Sa): qui 140mila anni fa vivevano gli elefanti. Nella Grotta del Poggio trovati resti dell’elefante a zanne diritte durante gli scavi delle università di Bologna e Siena, ripresi dopo più di 50 anni di abbandono

Il punto dove sono stati trovati i resti del Palaeoloxodon antiquus nei livelli della Grotta del Poggio a Marina di Camerota (Sa) abitati dall’uomo di Neanderthal (foto unibo)
A Marina di Camerota 140mila anni fa vivevano gli elefanti. È il risultato più eclatante degli scavi condotti, tra il 1° e il 18 settembre 2022, ripresi, dopo più di 50 anni di abbandono, dalle università di Siena e di Bologna in collaborazione con la soprintendenza per le provincie di Salerno e Avellino e il Comune di Camerota (Sa): alla Grotta del Poggio hanno riportato alla luce, nella parte alta della serie stratigrafica, i resti di un grande pachiderma, il Palaeoloxodon antiquus, o elefante a zanne diritte. La presenza di questo animale nei livelli abitati dal Neanderthal, era stata già segnalata, per gli strati più antichi della grotta, dal prof. Arturo Palma di Cesnola negli anni ’60 del secolo scorso. I resti rinvenuti nel corso dell’attuale campagna di scavo appartengono all’osso di un arto e mostrano evidenti tracce di percussione indicative del fatto che l’elefante venne macellato dall’uomo. Le università di Bologna, Dipartimento di Beni culturali, e di Siena, Dipartimento di Scienze fisiche, della Terra e dell’Ambiente – UR Preistoria e Antropologia, hanno infatti ripreso gli scavi alla Grotta del Poggio (Marina di Camerota), un sito preistorico di grande rilievo per la sua potente serie stratigrafica relativa al Paleolitico medio (Uomo di Neanderthal).

L’ingresso protetto della Grotta del Poggio a Marina di Camerota (Sa) (foto unibo)
La Grotta del Poggio fu scoperta nel 1954 dal prof. Pietro Parenzan, dell’università di Napoli. Nel 1964 la Soprintendenza di Salerno incaricò il prof. Arturo Palma di Cesnola dell’università di Siena di condurvi le prime indagini sistematiche. Tra il 1965 e il 1967 Palma di Cesnola effettuò un sondaggio nel deposito archeologico contenuto nella cavità dove vennero identificati 14 strati, ai quali fu attribuita, su basi geologiche e culturali, un’età compresa tra 190 e 130 mila anni fa. Il Poggio contiene dati unici ai fini della ricostruzione del popolamento antico dell’Italia meridionale. Per questo motivo le indagini nel sito rivestono interesse internazionale e vengono finanziate da un progetto ERC advanced dal titolo “Our first steps to Europe: Pleistocene Homo sapiens dispersals, adaptations and interactions in South-East Europe” (FIRSTSTEPS), gestito dall’università di Tubingen (Principal Investigator prof. Katerina Harvati). Il progetto FIRSTSTEPS si focalizza sul primo popolamento dell’Europa da parte di Homo sapiens (il cui più antico arrivo nel nostro Continente si data, in base al fossile umano di Apidima in Grecia, intorno a 200mila anni fa) e sui suoi rapporti con le popolazioni autoctone (i Neanderthal).

Una fase degli scavi archeologici alla Grotta del Poggio condotti dalle università di Bologna e Siena (foto unibo)
Uno dei principali scopi delle nuove ricerche è stato quello di acquisire informazioni biostratigrafiche, cronologiche e comportamentali provenienti da moderni sistemi di indagine stratigrafica e da analisi effettuate con tecnologie all’avanguardia. Per quel che concerne invece la valorizzazione, il fine principale del progetto è quello di inserire attivamente la Grotta del Poggio (come già la Grotta della Cala) all’interno dell’offerta turistica del territorio, dando vita a un percorso virtuoso in cui i risultati della ricerca scientifica possano essere assorbiti e divulgati in tempo reale. L’auspicio è di creare in tal modo una costante, dinamica e vitale osmosi tra il mondo della ricerca e la comunità tutta.
Terracina. Al Tempio di Giove Anxur visite guidate agli scavi archeologici in corso. E presentazione dei risultati della campagna di scavo 2021

Cantiere di scavo aperto nella zona del Piccolo Tempio del sito archeologico del Tempio di Giove Anxur a Terracina (Lt) (foto graziano tavan)
Chi ha la fortuna di visitare in questi giorni il tempio di Giove Anxur sul Monte Sant’Angelo a Terracina (Lt), che non è solo un sito archeologico di grande importanza con le vestigia di una cinta muraria, un campo militare per il controllo del passaggio della via Appia e il nuovo grande tempio, edificato su una scenografica terrazza di fondazione in opera incerta, con portico retrostante, risalenti all’epoca sillana (I sec. a.C.), ma anche l’occasione si una full immersion nella natura con panorami mozzafiato su Terracina, la costa dal Circeo a Gaeta, il rettifilo della via Appia, può imbattersi nella zona del Piccolo Tempio in un gruppo di archeologi e archeologhe al lavoro. È qui infatti che da qualche anno è attiva la missione di scavo archeologico dell’Istituto di Archeologia classica dell’università Ludwig-Maximilian di Monaco di Baviera, supportata dall’università di Bologna. La missione, giunta nel 2022 alla quarta campagna di scavo, è guidata da Paul Scheding, da Francesca Diosono, da Miriam Knechtel dell’università bavarese e da Enrico Cirelli dell’università bolognese. Saranno proprio loro, martedì 20 settembre 2022, nella sala dell’ex Tribunale in via Appia a Terracina, a presentare “I risultati della campagna di scavo e rilievo 2021 a Monte Sant’Angelo”, durante la quale le indagini hanno interessato l’area del cosiddetto ‘Piccolo Tempio’, già oggetto della prima e della seconda campagna nel 2019 e nel 2020 e, per la prima volta, l’area del ‘Campo Trincerato’ e delle ‘Casematte’, dove il team puntava a scoprire novità interessanti su fasi e funzioni del complesso monumentale di età romana. Intanto chi vuole vivere in diretta lo scavo archeologico al Tempio di Giove Anxur, ha l’opportunità di partecipare alle visite guidate agli scavi in corso promosse dalla Fondazione Terracina. Sono previste cinque date: sabato 17 settembre 2022, alle 11; martedì 20 settembre, alle 11; sabato 24 settembre, alle 11; martedì 27 settembre, alle 11; venerdì 30 settembre, alle 17. Info e modalità di accesso: telefonando allo 0773359346 o scrivendo a info@fondazioneterracina.it.
Sicilia. Segnalati da due sub alla soprintendenza del Mare altrettanti ritrovamenti marini: a Linosa, un ceppo in piombo di ancora e un’anfora romana; a Pozzallo, un relitto di 14 metri

L’anfora romana segnalata sui fondali marini di Linosa (foto regione siciliana)
Due segnalazioni da Linosa e da Pozzallo, per altrettante scoperte subacquee, sono giunte in pochi giorni alla soprintendenza del Mare: “In estate aumenta il numero delle segnalazioni di reperti archeologici marini”, spiegano all’ente regionale siciliano di tutela e controllo. “Come previsto dalla normativa, chiunque rinvenga un Bene culturale sott’acqua, è obbligato a darne tempestiva comunicazione all’autorità: alla soprintendenza del Mare o alle forze dell’ordine o al sindaco del Comune di pertinenza, entro 24 ore”. Un subacqueo, durante un’immersione ricreativa nell’isola di Linosa, ha individuato sul fondale “un ceppo in piombo di ancora e un’anfora apparentemente intatta, forse di età tardo romana (potrebbe ipoteticamente essere una Keay XXIII/Lusitania IV/Almagro 51 di fine III-IV secolo d.C.). Il segnalatore, Marcello Consiglio, è un dipendente dell’assessorato regionale dei Beni culturali. Il soprintendente del Mare Ferdinando Maurici, ricevuta la segnalazione, ha già attivato le indagini per un approfondimento sul ritrovamento, ringraziando il segnalatore per la tempestiva notizia”.

Rilievo tridimensionale del relitto individuato sui fondali delle Secche di Circe davanti a Pozzallo (foto regione siciliana)
A Pozzallo, in provincia di Ragusa, Le “Secche di Circe” continuano a restituire tracce degli innumerevoli naufragi avvenuti fin dall’antichità. In una zona delle secche, abitualmente frequentata da pescatori in apnea, Antonino Giunta, collaboratore volontario della soprintendenza del Mare e componente del gruppo subacqueo dell’associazione culturale BCsicilia, “ha individuato quelle che probabilmente possono rappresentare tracce di un relitto. Il subacqueo, individuando un ammasso di pietre, diverse concrezioni metalliche e alcuni elementi lignei affioranti, ha avvertito Fabrizio Sgroi, archeologo della soprintendenza del Mare, e il nucleo navale della Guardia di Finanza di Pozzallo. Su autorizzazione della soprintendenza del Mare, l’associazione BC Sicilia con Gaetano Lino e Antonino Giunta, ha effettuato una serie di prospezioni subacquee documentando con un rilievo tridimensionale il sito, lungo circa 14 metri e largo 5. Legni lavorati e rivestiti da lamine di piombo, diversi elementi plumbei e tavole di fasciame affioranti tra le pietre di zavorra inducono la Soprintendenza ad effettuare nelle prossime settimane ulteriori indagini subacquee per stabilire la consistenza del ritrovamento”.
Licodia Eubea (Ct). Tra un mese al via la XII edizione del Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico. Prime anticipazioni e qualche importante novità: ben 41 film nel nuovo Teatro della Legalità e una giornata di studi dedicata alla comunicazione culturale e alle sue strategie

Il direttore artistico Lorenzo Daniele mostra la locandina della XII edizione del Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico (foto archeovisiva)
Le immagini del backstage dell’XI edizione del Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico di Licodia Eubea (Ct) scorrono veloci ripercorrendo gli intensi momenti della preparazione, allestimento, proiezioni e incontri della rassegna 2021. Ma l’ultima immagine è già futuro: è la locandina della nuova edizione, la XII, in programma nel piccolo Comune nel cuore degli Iblei dal 12 al 16 ottobre 2022, promosso dall’associazione culturale Archeovisiva, e che Lorenzo Daniele, direttore artistico con Alessandra Cilio, mostra con orgoglio. Anche perché le novità sono molte. A cominciare dalle sedi: non più solo quella tradizionale nella chiesa di San Benedetto e Santa Chiara in piazza Stefania Noce, palcoscenico di tutte le edizioni precedenti, ma quest’anno ci sarà anche il Teatro della Legalità, in piazza Papa Giovanni XXIII. L’anno scorso l’allora sindaco Giovanni Verga nell’intervento sul palco del Festival l’aveva promesso: “L’anno prossimo sarà pronto il Teatro della Legalità che potrà essere sede delle proiezioni della rassegna di cinema archeologico”. E questa novità porta subito un effetto positivo: dalla ventina di film in programma proiettati nel tardo pomeriggio e la sera, si passa ai 41 film in concorso quest’anno (selezionati tra oltre 400 opere pervenute da tutto il mondo) perché a teatro sarà possibile fare proiezioni anche il mattino e il primo pomeriggio.

Riunione di lavoro dei ragazzi con lo staff del festival di Licodia (foto archeovisiva)
12 ottobre 2022: manca meno di un mese al “taglio del nastro”. Sembra tanto, ma questi giorni sono destinati a volare. Lo sanno bene i ragazzi, volontari che sono cresciuti negli anni di pari passo con la rassegna, e che da qualche giorno si ritrovano per discutere e confrontarsi sulla programmazione logistica della nuova edizione coordinata da Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele. Ci saranno cinque giornate di proiezione, con 11 prime internazionali e 7 prime nazionali. E poi workshop e incontri con esperti del settore della divulgazione, archeologi, ricercatori, registi e produttori.

La locandina della XII edizione del Festival della comunicazione e del cinema archeologico (foto archeovisiva)
Tra le novità anche un’intera giornata di studi dedicata alla comunicazione culturale e alle sue strategie. E poi due mostre inedite a tema e una nuova performance di Margherita Peluso che tanto successo ha riscosso l’anno scorso. Ogni giorno, aperitivi “archeologici” abbinati alla visita delle sale del museo civico “Antonino Di Vita”. Confermati il premio Antonino Di Vita assegnato da un comitato scientifico a chi ha speso la propria attività professionale nell’ambito della divulgazione dell’Antico; il premio Archeoclub d’Italia assegnato al documentario più gradito dal pubblico; e il premio Archeovisiva assegnato dalla giuria di qualità al miglior film.
A Laino Borgo (Cs) presentazione del libro “L’insediamento di Santa Gada di Laino Borgo (CS). Ricerche dell’Università di Messina (2018-2021)” con il punto sulle indagini in corso
“L’insediamento di Santa Gada di Laino Borgo (CS). Ricerche dell’Università di Messina (2018-2021)” è il titolo del libro curato per Rubettino Editore da Fabrizio Mollo dell’università di Messina. Sabato 10 settembre 2022, alle 17, in piazza Navarro, a Laino Borgo, piccolo comune in provincia di Cosenza, la presentazione del libro sarà occasione per fare il punto della situazione, anche alla luce delle ricerche in corso iniziate da qualche giorno. Introduce i lavori il sindaco Mariangelina Russo, quindi segue la discussione tra Mariangela Barbato (Sabap Cosenza), Domenico Pappaterra (presidente parco nazionale del Pollino), Florindo Rubbettino (editore) e Fabrizio Mollo (autore).

Scavi archeologici nell’insediamento di Santa Gada a Laino Borgo in provincia di Cosenza (foto unime)

Copertina del libro “L’insediamento di Santa Gada di Laino Borgo (CS). Ricerche dell’Università di Messina (2018-2021)”
L’insediamento di Santa Gada di Laino Borgo. La ricerca archeologica nell’area del Pollino, sviluppatasi molto di recente, si arricchisce delle indagini nel territorio di Laino Borgo: in un’area al centro dell’antico bacino lacustre della valle del fiume Lao-Mercure, a ridosso dello stesso, il sito è stato oggetto di articolate ricerche, effettuate tra 2018 e 2021 a cura del Dipartimento di Civiltà antiche e moderne dell’università di Messina. Sui terrazzi di Santa Gada è stato individuato un sito di epoca arcaica, databile tra VI e V sec. a.C., poi sede di un ampio insediamento urbano, pianificato e organizzato intorno a strade e ad isolati regolari, frequentato da genti lucane tra la seconda metà del IV e la metà del III sec. a.C. A San Primo, a Sud di Santa Gada e a ridosso del Lao, si sviluppa anche un insediamento di età imperiale e tarda, forse una statio romana. Attraverso un approccio globale, che illustra i dati d’archivio e la tradizione erudito-antiquaria, la topografia e le analisi preliminari di tipo geofisico e paleobotanico, il volume si focalizza sulle indagini archeologiche e sulla cultura materiale dell’insediamento (con importanti novità anche in campo epigrafico), effettuate grazie al sostegno finanziario del parco nazionale del Pollino. La ricerca rappresenta un felice esempio di sinergia tra gli Enti e una concreta evidenza dell’attività di terza missione dell’ateneo di Messina, che si sostanzia non soltanto nella ricerca, valorizzazione e fruizione di un importante insediamento archeologico della Magna Grecia, ma rappresenta anche un’occasione concreta per accrescere la memoria storica e l’appartenenza identitaria delle comunità locali al patrimonio culturale di cui l’area del Pollino, un contesto naturalistico e paesaggistico di straordinaria bellezza, è ricca.
Palermo. Al museo Archeologico “Salinas” lectio magistralis su “Eleutherna, dallo scavo al museo” di Nikolaos Stampolidis, direttore generale dell’Acropolis Museum di Atene, nell’ambito dell’accordo culturale tra Sicilia e Grecia
Il prof. Nikolaos Stampolidis, direttore generale dell’Acropolis Museum di Atene, sarà il protagonista martedì 6 settembre 2022, alle 18, terrà al museo Archeologico regionale “Antonino Salinas” con una Lectio Magistralis sul tema “Eleutherna, dallo scavo al museo”. Ingresso libero. “Siamo onorati di poter ascoltare dalla viva voce del prof. Nikolaos Stampolidis il racconto delle sue importantissime scoperte nel sito cretese di Eleutherna, uno degli scavi archeologici più affascinanti ed emblematici della Grecia”, commenta la direttrice Caterina Greco. L’incontro rientra nelle iniziative sancite dall’accordo quadriennale stipulato tra il Salinas di Palermo e il museo ateniese, in un quadro di rinnovati e intensi rapporti di collaborazione culturale tra la Sicilia e la Grecia (vedi Accordo storico tra il museo dell’Acropoli di Atene e il museo Archeologico regionale “A. Salinas” di Palermo: il frammento del Partenone conservato in Sicilia, il “Reperto Fagan, torna in Grecia per 4 anni (per ora), in cambio di una statua della dea Atena e un’antica anfora geometrica. Un segnale concreto di amicizia. E si pensa ai marmi Elgin conservati al British museum | archeologiavocidalpassato).

Aerofotografia del settore Est della città sul sito di Eleutherna a Creta (foto bollettino di archeologia / beniculturali)
Il sito archeologico di Eleutherna, riconosciuto tra i siti Unesco della Grecia, si trova a Creta, in prossimità di Rhetymno, sulle propaggini del Monte Ida, e dal 1985 è oggetto degli scavi realizzati dall’Università di Creta sotto la direzione dallo stesso prof. Stampolidis. Il sito vanta un’ininterrotta continuità insediativa dall’era minoica fino al tardo periodo bizantino, e le rovine monumentali della città, che fiorì particolarmente in epoca ellenistico-romana e successivamente con il cristianesimo in età bizantina, hanno guadagnato a Eleutherna l’inserimento nella lista dei luoghi della cultura sotto l’egida dell’Unesco.

Il prof. Nicholas Stampolidis sul sito di Eleutherna a Creta (foto euronews)
Di particolare importanza, perché uniche nel loro genere, le vestigia della necropoli monumentale della prima età del ferro, con pire funebri e ricchissimi corredi funerari risalenti al X-VII sec. a.C., situata ad Orthi Petra, che ha consentito agli archeologi greci di ricostruire le ritualità dei culti funerari di epoca “omerica”, appannaggio dell’aristocrazia guerriera dominante in quella fase della storia arcaica greca. Il moderno museo, inaugurato nel 2016 ed allestito a cura del prof. Stampolidis, è oggi uno dei più importanti attrattori archeologici dell’isola di Creta.
Reggio Calabria. Per “Notti d’estate al MArRC” sulla terrazza del museo Archeologico nazionale il soprintendente Sudano illustra il ritrovamento di una struttura di età romana imperiale durante i lavori sotto piazza Garibaldi e i nuovi progetti
Piazza Garibaldi e la struttura di età romana imperiale ritrovata durante la costruzione di un parcheggio sotterraneo sono al centro del nuovo appuntamento del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria per il ciclo “Notti d’estate al MArRC”. Sabato 3 settembre 2022, sulla terrazza panoramica del MArRC, alle 21, con il Touring club italiano – sezione di Reggio Calabria si parlerà della scoperta che ha affascinato studiosi ed appassionati di tutto il territorio nazionale i quali, con curiosità, ora attendono di conoscere meglio i ritrovamenti. Ospite d’eccezione per la serata sarà Fabrizio Sudano, soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Reggio Calabria e la Provincia di Vibo Valentia, nonché Segretario Regionale ad interim del MiC per la Calabria che, lo scorso 13 agosto ha ricevuto il “Premio Bronzi di Riace 2022” per la categoria “Tutela dei beni culturali e del paesaggio”. “La conferenza sul passato, presente e futuro di piazza Garibaldi rappresenterà un contributo del Club di Territorio del TCI sull’area archeologica scoperta al di sotto della stessa piazza. Lo faremo con la competenza e le ricerche del soprintendente archeologico dott. Sudano”, commentano Cappellano e Zuccarello del Touring Club. “La scoperta archeologica di una struttura di età romana imperiale a Piazza Garibaldi ha, fin dal 2016, incuriosito appassionati e cittadini e si è in attesa di una ripresa delle ricerche con un progetto della soprintendenza ABAP RC-VV finanziato dal Comune di Reggio Calabria”, dichiara il soprintendente Sudano. “Sarà l’occasione per ripensare alla storia antica della città e per affrontare l’ennesima sfida tra lo sviluppo e la convivenza con le realtà provenienti dal sottosuolo. In attesa dell’inizio del cantiere – conclude – si cercherà di capire quanto è emerso finora, perché è stato per il momento ricoperto, cosa ci si aspetta dal nuovo progetto e quale potrebbe essere la dimensione della nuova Piazza Garibaldi a lavori terminati”. Il soprintendente condividerà con il pubblico gli studi effettuati, i progetti in procinto di attuazione e quelli futuri che permetteranno di riportare alla luce una pagina della storia millenaria di Reggio Calabria. Fino al 10 settembre 2022, ogni giovedì e sabato, sarà possibile visitare il Museo con l’orario prolungato fino alle 23, con ultimo ingresso alle 22:30, con biglietto ridotto a soli 3 euro. L’ingresso consentirà l’accesso agli spazi espositivi, l’ingresso alle 4 mostre in esposizione: “Il vaso sui Vasi. Capolavori dal Museo Nazionale Jatta di Ruvo di Puglia”; “Oltre l’emergenza. Attività e restauri dopo l’alluvione del 2018”; “I Bronzi di Riace. Un percorso per Immagini”; “L’Età degli Eroi. La Magna Grecia e i Bronzi di Riace”, e la partecipazione agli eventi sulla terrazza panoramica del Museo con accesso massimo ridotto, fino ad esaurimento, a 90 posti, per disposizioni di sicurezza. Al MArRC si entra senza prenotazione, con l’uso fortemente raccomandato della mascherina chirurgica.
Quattro giorni per presentare i risultati delle campagne di scavo a Chiusi e in alcune catacombe di Roma, promosse negli ultimi anni dalla Pontificia Commissione di Archeologia Sacra e dall’università di Roma Tre, e fare un bilancio sulle ultime ricerche e su quelle future. Appuntamento a Roma dal 20 al 23 settembre 2022 per il XII Congresso nazionale di Archeologia Cristiana in Italia: Ricerche Metodi e Prospettive (1993-2020), promosso dall’università Roma Tre insieme alle università Sapienza e Tor Vergata. Ecco il ricco programma proposto dal Comitato scientifico e organizzativo: Fabrizio Bisconti (università Roma Tre), Matteo Braconi (università Roma Tre), Massimiliano David (Sapienza università di Roma), Vincenzo Fiocchi Nicolai (università di Roma Tor Vergata), Donatella Nuzzo (università di Bari Aldo Moro), Lucrezia Spera (università di Roma Tor Vergata) Francesca Romana Stasolla (Sapienza università di Roma).
Il conto alla rovescia è ufficialmente partito. Con la presentazione nel giardino di Palazzo Balista a Rovereto della 33.ma edizione il RAM film festival – Rovereto Archeologia Memorie, in programma dal 28 settembre al 2 ottobre 2022 al teatro Zandonai, è entrato nel vivo. Cinque giorni di eventi tutti a ingresso gratuito, e solo gli incontri sono a numero limitato su prenotazione. Con un focus particolare trasversale all’intenso e articolato programma: “Sguardi al femminile”. Ancora una volta saranno l’archeologia e il patrimonio culturale i protagonisti sul grande schermo. Come da tradizione il RAM sposta l’archeologia e la cultura dalle sale dei musei, dalle università, dalle accademie e accende i proiettori del cinema, per un’esperienza emotiva e collettiva molto diversa dalla fruizione più distratta della tv o del pc. Si parla di patrimonio culturale, di siti archeologici, di scoperte, con linguaggi che arrivano a tutti. In particolare attraverso il documentario, che sta vivendo un momento di grande vitalità: non è un caso la vittoria proprio di un documentario, alla mostra del Cinema di Venezia appena conclusa. Tutti concetti ribaditi bene alla presentazione a Palazzo Balista, nuova sede di Cassa Rurale AltoGarda – Rovereto, da quest’anno nuovo main sponsor dell’iniziativa. Il festival è organizzato dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto con il Comune di Rovereto e la Provincia autonoma di Trento, la Regione Trentino Alto Adige, la Comunità della Vallagarina, con il patrocinio del ministero della Cultura e del ministero degli Affari esteri. Media partner la rivista Archeo. Con il sostegno di Fondazione Caritro e Cassa Rurale AltoGarda – Rovereto. In collaborazione con Apt di Rovereto Vallagarina Monte Baldo, Fondazione Museo Storico del Trentino, Museo Storico Italiano della Guerra, Touring Club Italiano, Cartoon Club di Rimini, e ancora Alfio Ghezzi Bistrot, Circolo Operaio Santa Maria, Exquisita e Cantina Vivallis.









Tutti gli incontri. Il RAM film festival 2022 ha in programma una serie di incontri speciali. Quattro sono gli aperitivi con i protagonisti, tre Incontri al Bistrot di Alfio Ghezzi e uno al Circolo operaio di Santa Maria, uno dei più antichi quartieri cittadini. Al Bistrot dello Chef stellato, oltre agli incontri con Sahraa Karimi e Mariarosaria Barbera legati al tema del focus “Sguardi al femminile”, il 28 settembre 2022 l’aperitivo sarà dedicato al “Patrimonio in ostaggio”, cioè al tema del furto e del mercato nero di opere d’arte e beni culturali, il terzo in termini di volume d’affari dopo armi e droga, in compagnia di Giuseppe Guastella, cronista di cronaca giudiziaria del Corriere della Sera, e il maggiore Lorenzo Pella, comandante del nucleo dei carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale di Udine, che ha condotto negli ultimi anni numerose indagini che hanno portato al recupero di moltissimi beni storico-artistici. Giovedì 29 settembre 2022, il quartiere di Santa Maria ospiterà nel suo circolo operaio un “Aperitivo al Circolo” dal titolo “La legge della spada” con Andrea Rossini, esperto di scherma storica che ha aperto la prima sala in cui praticare la disciplina e in particolare la tradizione italiana medievale e rinascimentale, alla scoperta di un’epoca, il Medioevo, in cui la giustizia e l’onore si difendevano con la spada piuttosto che in tribunale.
La formazione e il festival diffuso. Al festival non mancano momenti dedicati all’educazione, sia rispetto ai temi della tutela e della valorizzazione del patrimonio culturale sia della cultura all’immagine, che valorizza il cinema stesso come prezioso documento e patrimonio. Tre sono le mattine dedicate alle scuole con un programma apposito, che vedranno i ragazzi protagonisti anche grazie al risultato di progetti educational in collaborazione con il Festival. Mercoledì 28 settembre 2022 si terrà un corso di formazione per giornalisti in collaborazione con l’Ordine del Trentino Alto Adige con il giornalista Giuseppe Guastella e il maggiore Lorenzo Pella sul Patrimonio in ostaggio, e giovedì 29 settembre 2022 un corso di formazione per insegnanti dal titolo “Appunti di storia e analisi del cinema documentario – Incontro di introduzione al linguaggio dell’audiovisivo” con Emanuele Vernillo, tutor didattico della ZeLIG – Scuola di documentario di Bolzano, oltre a un corso organizzato dalla Trentino Film Commission e riservato ai videomaker. Sul territorio saranno inoltre disponibili attività e visite guidate a siti come il castrum dell’Isola di Sant’Andrea sul Lago di Loppio, e tante iniziative in collaborazione con APT.
Nuovo appuntamento, giovedì 15 settembre 2022, alle 18.30, ai Giardini La Mortella di Forio d’Ischia, con la soprintendente nazionale del Patrimonio culturale subacqueo Barbara Davidde che, nell’ambito del progetto Kepos 2022 “Paesaggi e Archeologia” promosso dalla Fondazione William Walton e La Mortella, parlerà di “Tutela fruizione e gestione del Patrimonio Culturale Subacqueo in Italia” illustrando il “progetto Amphitrite. Archeologia subacquea per tutti: i parchi digitali”. Modera Mariangela Catuogno, responsabile scientifico del progetto Kepos. Il progetto, che prende il nome dalla dea del mare della mitologia greca, la sposa di Poseidone, è finalizzato alla conoscenza del patrimonio archeologico subacqueo all’interno delle seguenti aree marine prescelte: Portofino in Liguria, Baia in Campania, Capo Rizzuto in Calabria, Capo Testa – Punta Falcone in Sardegna e le Isole Tremiti in Puglia, ed è finanziato dal ministero della Cultura. Le attività sono partite proprio dalla Campania, dopo aver siglato uno specifico protocollo operativo con il parco archeologico dei Campi Flegrei diretto da Fabio Pagano. Al progetto partecipano anche il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, il Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Napoli, il Nucleo Carabinieri Subacquei di Napoli, la Guardia Costiera di Pozzuoli e l’Ufficio Locale Marittimo di Baia. Gli archeologi subacquei della soprintendenza nazionale (Giovanna Bucci, Alessandra Dell’Anna, Maria Francesca Pipere e Salvatore Medaglia che li coordina) stanno indagando l’atrium della “Villa con ingresso a protiro” e alcuni ambienti delle cd. “Terme dei pesci”. Alle attività collaborano l’arch. Filomena Lucci, Gabriele Gomez de Ayala (Naumacos Underwater Archaeology and Technology).
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