archivio | Scoperte archeologiche RSS per la sezione

Varese. Al via la IX edizione del VARESE ARCHEOFILM 2026, Festival Internazionale del Cinema di Archeologia Arte Ambiente Etnologia. Film e incontri, con due premi: del pubblico e di una giuria tecnica

Al via in sala Montanari (Ex cinema Rivoli) in via dei Bersaglieri 1 a Varese, dal 9 al 12 settembre 2026, alle 20.30, la IX edizione del VARESE ARCHEOFILM 2026, Festival Internazionale del Cinema di Archeologia Arte Ambiente Etnologia, organizzato da Comune di Varese, in collaborazione con Museo Castiglioni, Ass. Conoscere Varese, Archeologia Viva, Firenze Archeofilm, Ce.R.D.O; con il patrocinio di università Insubria; selezione filmati Marco Castiglioni; archivio cinematografico Firenze Archeofilm. Ingresso libero e gratuito.

Frame del film “Nefertari: la grande regina dell’antico Egitto / Nefertari: the great queen of ancient Egypt” di Curtis Ryan Woodside

MERCOLEDÌ 9 SETTEMBRE 2026. Apre il film “Nefertari: la grande regina dell’antico Egitto / Nefertari: the great queen of ancient Egypt” di Curtis Ryan Woodside (Italia/Egitto 2025, 52’). La storia completa della vita e della morte della grande sposa reale del faraone Ramses II: Nefertari. Curtis Ryan Woodside, insieme ai celebri egittologi Zahi Hawass e Sofia Aziz, ci guida in un emozionante viaggio in Egitto alla scoperta della storia dell’amata regina. Segue la conversazione con Silvana Cincotti storica dell’arte, dottore di ricerca in Egittologia, responsabile del Progetto Rifaud e Livio Secco studioso di filologia, Presidente GESER (Gruppo Egittologico Studi e Ricerche) di Torino. Chiude la serata il film “Kofun.  Le misteriose tombe giapponesi” di Sergio Panariello (Italia 2025, 53’). Il film documenta la prima missione archeologica europea in Giappone finalizzata allo studio delle antiche tombe degli imperatori: i Kofun. L’archeologo Daniele Petrella, guida una missione durata oltre quattro anni tra l’Italia e il Giappone. Un viaggio in cui ci mostra i segreti di queste tombe e ricostruisce l’epoca in cui nasce l’Impero giapponese.

Frame del film “Maasai Eunoto” di Kire Godal

GIOVEDÌ 10 SETTEMBRE 2026. Apre il film “Maasai Eunoto” di Kire Godal (Kenya 2024, 34’). Gli indigeni Masai lottano ancora oggi per mantenere vive le loro tradizioni. Attraverso le voci di guerrieri e anziani durante il loro emotivo rito di passaggio nel 2022, il film segue il passaggio del guerriero Masai allo stadio di anziano, rivelando il passato e il presente nascosti di una delle cerimonie di iniziazione culturale più importanti dell’Africa. Quindi il film “Tabù – L’ultimo sciamano” di Nikita Khokhlov, Elena Sheblakova (Russia 2009, 26’). Nya: così si autodefiniscono i Nganasan, un piccolo popolo della penisola del Tajmyr, il popolo più settentrionale dell’Eurasia. Solo quarant’anni fa vagavano ancora su un territorio considerevole, poi il governo sovietico li costrinse alla vita sedentaria e oggi sono poco più di un migliaio. Il film racconta la storia dell’ultimo sciamano Nganasan che è riuscito a conservare tutto il necessario “arsenale sciamanico” ereditato da suo padre e suo nonno. Seguono la partecipazione di Ballafon Percussion Band diretta dal Maestro Antonio Testa e la conversazione con Enrico Longarini Cultural Anthropologist, Ph.D. Student in Geography. Chiude la serata il film “Il toro e la Madonna” di Claudio Sagliocco, Gianni Nunno (Italia 2025, 30′). A Bacugno, un paese di meno di cento abitanti nel centro Italia, sopravvive una festa di origini pagane. Ogni anno, si ripetono antichi riti precristiani che culminano in un momento solenne: un toro scende dalla montagna per inginocchiarsi davanti alla Vergine Maria. Il toro è stato donato a Bacugno dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Nessuno sa da quanto tempo esista questa tradizione. Questo è il primo e unico film a raccontarne l’intera storia.

Frame del film “Vitrum. Il vetro dei Romani” di Marcello Adamo

VENERDÌ 11 SETTEMBRE 2026. Apre il film “Vitrum. Il vetro dei Romani” di Marcello Adamo (Italia 2025, 52’). Tra le acque profonde al largo della Corsica, un misterioso relitto romano riemerge dall’oblio dopo duemila anni. A bordo, un carico straordinario: blocchi di vetro grezzo e oggetti di vetro finemente lavorati. Il film segue un’indagine archeologica senza precedenti condotta da un team internazionale di ricercatrici a bordo dell’Alfred Merlin, nave oceanografica d’eccellenza, per far luce su una scoperta rara e preziosa. Segue la conversazione con Giovanna Marina Uboldi presidente Comitato Nazionale Italiano AIHV – Association Internationale pour l’Histoire du Verre e Barbara Cermesoni conservatrice archeologa Musei Civici di Varese. Chiude la serata il film “Roma sotterranea, una metro nella storia” di Laurent Portes (Italia, Francia, Canada 2025, 52’). Quello di Roma è il sottosuolo archeologico più complesso al mondo profondo oltre 15 metri. Come fare dunque a costruire una linea metropolitana che attraversi il cuore del centro storico della città? Il film è un viaggio inedito nella città eterna raccontato attraverso scoperte sensazionali che hanno costretto gli esperti a riscrivere la storia di ieri e oggi.

Varese Archeofilm: Marco Castiglioni e Giulia Pruneti (foto sara conte)

SABATO 12 SETTEMBRE 2026. Apre il film in prima assoluta “Sentinella dei cambiamenti. La foresta del Campo dei Fiori raccontata da Giorgio Vacchiano” di Marco Tessaro (Italia 2026, 15’). I boschi non si possono capire se non andandoci dentro. Nella foresta del Campo di Fiori si stanno concentrando tutti i cambiamenti che, pian piano, si manifestano nelle foreste italiane ed europee, come se questo ambiente delle Prealpi lombarde fosse un po’ in anticipo: una sentinella di quello che può avvenire sia dal punto di vista delle crisi, quindi gli eventi estremi, sia dal punto di vista delle possibili soluzioni. Roberto Vacchiano, docente e ricercatore riconosciuto a livello internazionale, racconta le suggestioni e gli insegnamenti che una foresta montana può svelare a chi si avvicina con il giusto passo. Segue la conversazione con Giuseppe Barra presidente del Parco Regionale del Campo dei Fiori, Marco Tessaro documentarista e autore, Massimo Valerio regista, fotografo e videomaker, e Barbara Ravasio responsabile Riserva Naturale Palude Brabbia – Oasi LIPU. Quindi il film “Vita da Oasi: la fauna della palude” di Massimo Valerio (Italia 2024, 55’). Conosciuta soprattutto per l’avifauna legata agli ambienti acquatici, la palude offre rifugio anche a molte altre specie faunistiche. Voleremo a pelo d’acqua sulle ali di falchi di palude e libellule alla scoperta di questo prezioso ambiente e della sua peculiare fauna. Chiude la serata e il festival la Cerimonia di premiazione con l’attribuzione del “Premio Città di Varese” al film più gradito al pubblico, e l’attribuzione del “Premio Alfredo e Angelo Castiglioni” da una giuria tecnica.

Adria (Ro). Al museo Archeologico nazionale nell’ambito di Adrikà 2026 la masterclass “Quando l’Archeologia fa notizia. Ricerca e divulgazione sui giornali tra Tutankhamon e Indiana Jones. E uno sguardo al web” curata da Graziano Tavan, aperta a tutti, e valida per la formazione continua dei giornalisti: ultimi giorni per le iscrizioni

“Quando l’Archeologia fa notizia. Ricerca e divulgazione sui giornali, tra Tutankhamon e Indiana Jones. E uno sguardo al web” è il titolo della masterclass tenuta da Graziano Tavan, giornalista professionista, già caposervizio de Il Gazzettino, curatore dell’archeoblog archeologiavocidalpassato.com. La masterclass, aperta a tutti gli appassionati, è valida per la formazione dei giornalisti (iscrizione sulla piattaforma nazionale entro il 10 settembre 2026: assegna 2 crediti) promossa dal circolo del cinema “Carlo Mazzacurati” di Adria (Ro) col museo Archeologico nazionale di Adria (Ro) nell’ambito di Adrika 2026 la rassegna internazionale del cinema archeologico Adria-Delta del Po. Appuntamento domenica 13 settembre 2026, dalle 10.30 alle 12.30, al museo Archeologico nazionale di Adria in via G. Badini 59 ad Adria (Ro). L’incontro si sviluppa per capitoli, partendo dal concetto di archeologia e arrivando alla comunicazione archeologica sui giornali, e poi sul web: il concetto di archeologia dall’antichità ai giorni nostri; l’archeologia prima come disciplina di studio e poi come scienza; l’archeologia come ricerca sul campo; speculazione archeologica: il rapporto con gli Antichi; Italia post-unitaria; rivoluzione sessantottina; la comunicazione archeologica oggi; la divulgazione archeologica: studiosi, giornalisti, giornali; il contributo degli studiosi sui giornali dalla Grande Guerra al ventennio fascista; nel dopoguerra nasce la Terza Pagina; la comunicazione archeologica sui giornali oggi; quando l’archeologia arriva in Prima pagina: 1922 (Tutankhamon); 1972, i Bronzi di Riace; 1981, Indiana Jones; Archeologia: le regole della comunicazione; l’irruzione della comunicazione via Web: l’effetto dei Social e il ruolo del giornalista specializzato. Al termine per i partecipanti è prevista una breve visita guidata a cura del personale del museo Archeologico nazionale di Adria alla barca romana cucita di Corte Cavanella di Loreo, new entry al Man-Adria e protagonista dell’edizione 2026 di Adrikà.

A settembre l’archeologia torna protagonista in Polesine (Ro). Al via tre missioni archeologiche (Villamarzana, Frattesina e San Basilio) e la seconda edizione di Adrikà, la rassegna internazionale di cinema archeologico Adria Delta del Po. Ecco il programma

A Villamarzana si torna a scavare la protostoria del Polesine (foto unipd)

Polesine, l’archeologia torna protagonista a settembre 2026: archeologia come ricerca, scavo, divulgazione; ma anche come comunicazione dell’Antico attraverso incontri e film. Al via infatti tre missioni archeologiche, una dell’università di Padova, una dell’università Ca’ Foscari di Venezia e una di Sapienza università Roma. Ed è al via la seconda edizione di Adrikà, la rassegna internazionale di cinema archeologico Adria Delta del Po.

Sito protostorico di Villamarzana (Ro): allievi dell’università di Padova impegnati nella campagna 2024 (foto graziano tavan)

VILLAMARZANA (Ro, medio Polesine). Dopo un anno di stop, dal 7 settembre al 2 ottobre 2026, la nuova campagna di scavo al sito protostorico di Villamarzana diretta dal prof. Michele Cupitò del dipartimento Beni culturali dell’università di Padova. E sono già state fissate le giornate SCAVI APERTI: saranno il 17 e 24 settembre 2026. Lo scavo rientra nel progetto “Prima Europa. La protostoria del Polesine” finanziato dalla Fondazione Cariparo e coordinato dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza in sinergia con il museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine e il Comune di Villamarzana

Campagna 2024: veduta d’insieme della capanna nel villaggio protostorico di Frattesina di Fratta Polesine (Ro) (foto graziano tavan)

FRATTTESINA (Fratta Polesine, Ro, medio Polesine). Dopo un anno di stop, dal 7 settembre al 9 ottobre 2026, la nuova campagna di scavo nel villaggio protostorico di Frattesina diretta dal prof. Andrea Cardarelli del dipartimento di Scienze dell’Antichità di Sapienza università di Roma e co-diretto da Paolo Bellintani, presidente del Cpssae di Rovigo, nell’ambito del progetto “Prima Europa. La protostoria del Medio Polesine”, coordinato dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona Rovigo e Vicenza, e finanziato dalla fondazione Cariparo in sinergia con il museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine e il Comune di Fratta Polesine. In programma, oltre alle giornate SCAVI APERTI, per fine settembre una giornata di presentazione al museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine dei nuovi video sul villaggio protostorico di Frattesina.

La prof.ssa Giovanna Gambacurta (UniVe) osserva la trincea settentrionale dello scavo preromano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (foto graziano tavan)

SAN BASIILIO (Ariano nel Polesine, Ro, basso Polesine). Dal 7 settembre al 3 ottobre 2026, la nuova campagna di scavo nel sito etrusco-preromano di San Basilio diretto dalla prof.ssa Giovanna Gambacurta del dipartimento di Studi umanistici dell’università Ca’ Foscari di Venezia, in convenzione con la soprintendenza ABAP di Verona, Rovigo e Vicenza (dott.ssa Giovanna Falezza), nell’ambito del progetto “San Basilio” finanziato dalla fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. In programma gli Incontri di Archeologia e le giornate SCAVI APERTI.

ADRIA-LOREO-PORTOVIRO (Ro, basso Polesine). Tra Adria, Loreo e Porto Viro seconda edizione di Adrikà – rassegna internazionale di cinema archeologico Adria e Delta del Po, dal 9 al 13 settembre 2026, promossa dal Circolo del cinema “Carlo Mazzacurati” diretto da Emanuela Finesso e dal museo Archeologico nazionale di Adria (Ro) con la direzione artistica di Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele (Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico di Licodia Eubea, Ct) e con la direzione scientifica di Alberta Facchi e Sandra Bedetti. Sempre a ingresso gratuito eccetto lo spettacolo “AquaDueO” con biglietto a 20 euro. (vedi Adria (Ro). Presentata la seconda edizione di Adrikà – rassegna internazionale di cinema archeologico Adria e Delta del Po: oltre quaranta appuntamenti tra Adria, Porto Viro e Loreo. Film da tutto il mondo, incontri con archeologi e registi, spettacoli, mostre, visite guidate e una masterclass valida per la formazione continua dei giornalisti | archeologiavocidalpassato). Un tema: l’acqua; e un protagonista: la barca cucita di Corte Cavanella di Loreo, new entry al MAN Adria; 19 film in concorso (da Italia, Egitto, Francia, Grecia, Perù); “Incontri con l’Antico” che portano ad Adria studiosi, archeologi, esperti: Giovanna Gambacurta, Stefano Medas, Raffaella Bortolin, Angela Ruta, Silvia Rosa Brusin, Chiara Mancinelli; e un’escursione alla scoperta del sito di Frattesina con visita allo scavo del sito protostorico e del museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine (Ro). 

Canossa (RE). Al Teatro Matilde di Canossa presentazione del libro “Canossa, nuda silix. Nuovi dati archeologici” a cura di Annalisa Capurso e Anna Losi dedicato agli esiti delle ricerche archeologiche condotte sulla rupe e nel Bordo antico di Canosa tra fine ‘800 e XXI secolo

Sabato 5 settembre 2026, alle 11, al Teatro Matilde di Canossa in piazza Matilde di Canossa, a Canossa (RE), presentazione del libro “Canossa nuda silix. Nuovi dati archeologici” a cura di Annalisa Capurso e Anna Losi (NuovAppennino, 2026), decimo volume della Nuova Serie dei Quaderni di Archeologia dell’Emilia-Romagna, dedicato agli esiti delle ricerche archeologiche condotte sulla rupe e nel Bordo antico di Canosa tra fine ‘800 e XXI secolo. Evento gratuito con ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili. Intervengono Alfredo Gennari, sindaco del Comune di Canossa; Eugenia Valacchi, soprintendente ABAP per le province di Modena Reggio Emilia e Ferrara; Annalisa Capurso, soprintendenza ABAP per la città metropolitana di Bologna; Anna Losi, archeologa professionista; Stefano Lugli, università di Modena e Reggio Emilia; Marta Mondellini, università statale di Milano. Il libro è frutto di un lavoro collettivo che ha visto la partecipazione di studiosi provenienti dalla Soprintendenza, dalle Università e dal mondo della ricerca in generale. Con esso si sono voluti sintetizzare gli esiti delle ricerche archeologiche condotte sulla rupe e nel Bordo antico nell’arco di quattro secoli, tra fine ‘800 e XXI secolo. All’interno della pubblicazione è riportata anche la descrizione del nuovo percorso di visita realizzato dalla Soprintendenza su fondi del ministero della Cultura (https://www.castellodicanossa.it/borgo-antico/) che, arricchito da appositi pannelli esplicativi, attraversa parte del Borgo del XIII-XIV sec. e permette l’ascesa della rupe sin sotto la chiesa di sant’Apollonio, ripercorrendo simbolicamente gli eventi che hanno reso celebre questo luogo, ovvero la richiesta di perdono fatta nell’inverno del 1077 dall’imperatore Enrico IV a Papa Gregorio VII, dopo la scomunica da parte di quest’ultimo. Al termine della presentazione sarà possibile ritirare una copia gratuita del volume.

Montefiascone (Vt). Alla Rocca dei Papi simposio conclusivo della mostra diffusa (tra Montefiascone e Bolsena) “L’infinita varietà del tessere, dall’epoca villanoviana a oggi” curata da Giovanna dalla Chiesa. Ecco il programma

Sabato 5 settembre 2026, dalle 11 alle 14, nella Rocca dei Papi a Montefiascone (Vt), simposio conclusivo della mostra diffusa “L’infinita varietà del tessere, dall’epoca villanoviana a oggi” curata da Giovanna dalla Chiesa. PROGRAMMA: alle 11.15, Barbara Barbaro: “La trama del tempo”; 11.40, Francesco Moretti: “Tessere lo spazio”; 12, Lydia Saraca Colonnelli: “Gli aspetti tessili dell’Art Brut: occasioni di riflessione suggerite da una mostra parigina”; 12.20, Anna Maria Panzera: ” Le industrie femminili del tessuto e del ricamo agli inizi del Novecento”; 12.40, pausa buffet; 13, Anna Onesti, Enrica Biscossi “Trame di luce e colore”; 13.20, Luisa Lanarca: “Gli intrecci della mente”; 13.40, conclusioni Giovanna dalla Chiesa: “La lezione della tessitura”.

Il telaio domestico rinvenuto nel sito villanoviano del Gran Carro nel lago di Bolsena (foto mic / sabap etru-mer)

Due cittadine, Montefiascone e Bolsena, affacciate su un lago maestoso (circa 114 km di superficie e 151 di profondità) che custodisce nelle proprie acque il mistero di civiltà protostoriche come quella etrusco-villanoviana, annoverano incredibili meraviglie dall’Età antica al Rinascimento. Entrambe sono impegnate dal 4 luglio e fino al 10 settembre 2026 in una mostra diffusa che attraversa i contesti architettonici del passato con la trama leggera di opere contemporanee, le quali dell’arte del tessere e del ricamo fanno il loro soggetto principale. L’esposizione “L’infinita varietà del tessere, dall’epoca villanoviana a oggi”, curata da Giovanna dalla Chiesa, vuole essere anche una sfida rivolta alle istituzioni del territorio, affinché s’impegnino in progetti più ambiziosi di cooperazione per la rilettura del proprio patrimonio, che ancora riserva sorprese inestimabili. La mostra origina infatti dal ritrovamento – sostenuto dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la Provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale, sotto la guida operosa di Margherita Eicheberg – di molteplici reperti tessili in località Gran Carro del lago di Bolsena (tra cui un telaio di due metri), risalenti all’epoca del villanoviano; si avvale, oltre alla collaborazione della predetta Soprintendenza e dei Comuni di Montefiascone e Bolsena, del patrocinio dell’Associazione Rocca dei Papi e del sostegno del Consiglio Regionale e della Provincia di Viterbo.

Pannello sulla tessitura nella mostra diffusa “L’infinita varietà del tessere: dall’epoca villanoviana a oggi” (foto sabap etru-mer)

Inoltre 14 tra artisti e artiste rappresentano con circa 50 opere diversi modi di intendere il principio originario del tessere; i loro lavori non rispondono a categorie tecniche ma a singolari strutture del pensiero che mostrano di saper piegare qualsiasi strumento alla volontà di creare un tessuto – intreccio di materia, spazio e tempo – che esprima integralmente un’idea. Dalla periferia, in cui le categorie di “arte minore” o di “artigianato” l’avevano relegato, l’attività del tessere è tornata a rappresentare il cuore del processo creativo, riappropriandosi di tutte quelle prerogative d’invenzione intraprese dall’essere umano nel percorso di liberazione dal tempo delle avanguardie a oggi. Al fondo della mostra c’è anche un monito che molti hanno compreso. Tessere può voler dire molte cose: oltre alla realizzazione materiale di un manufatto, consiste di azione spirituale, culturale e politica basata su relazioni che possono dar forma a una comunità.

Un libro al giorno. “Discovering Tutankhamun. From Howard Carter to the Golden City (Revised and Updated) / Scoprire Tutankhamon. Da Howard Carter alla Città d’Oro (rivisto e aggiornato)” di Zahi Hawass: un resoconto approfondito e coinvolgente della vita e dei tempi del famoso giovane faraone Tutankhamon

Copertina del libro “Discovering Tutankhamun. From Howard Carter to the Golden City (Revised and Updated)” di Zahi Hawass

È uscito per i tipi di AUC Press – The American University in Cairo Press il libro “Discovering Tutankhamun. From Howard Carter to the Golden City (Revised and Updated) / Scoprire Tutankhamon. Da Howard Carter alla Città d’Oro (rivisto e aggiornato)” di Zahi Hawass. Un resoconto approfondito e coinvolgente della vita e dei tempi del famoso giovane faraone Tutankhamon, dalla scoperta della sua tomba alle TAC del ventunesimo secolo, ora completamente aggiornato ed ampliato. Scritto da uno dei più noti egittologi al mondo, l’ex ministro di stato egiziano per le antichità Zahi Hawass, che fu personalmente coinvolto nella ricerca sull’enigmatico giovane faraone, questa edizione rivista e aggiornata di Scoprire Tutankhamon rivela lo stato attuale delle nostre conoscenze sulla vita, la morte e la sepoltura di Tutankhamon alla luce delle ultime indagini e delle tecnologie più recenti, incluse le TAC che finalmente rivelarono l’identità della madre di Tutankhamon. Hawass colloca il re nel contesto più ampio della storia egiziana, svelando il rapporto complesso e molto dibattuto tra vari membri della famiglia reale e le circostanze che circondano il turbolento periodo di Amarna. Spiega inoltre in modo conciso il contesto religioso e le complesse credenze sull’aldilà che hanno definito e informato molte caratteristiche della tomba di Tutankhamon. Viene discussa la storia dell’esplorazione della Valle dei Re, così come il contesto e le relazioni reciproche dei protagonisti principali. La tomba e i suoi tesori più importanti sono descritti e illustrati, e le moderne radiazioni e TAC della mummia del re sono presentate in dettaglio. La descrizione dell’ultimo esame del DNA delle mummie di Tutankhamon e dei membri della sua famiglia, gran parte delle quali non è mai stata resa pubblica, è una delle parti più coinvolgenti del libro e dimostra che i metodi scientifici possono produrre risultati che non possono essere eguagliati dall’egittologia tradizionale. Questa edizione aggiornata e rivista racconta storie inedite del 1922 su Howard Carter e la sua scoperta memorabile della tomba di Tutankhamon. Include anche un intero nuovo capitolo dedicato alla Città d’Oro, fondata da Amenhotep III, che getta nuova luce sulla nostra conoscenza del paesaggio di Tebe durante il regno di Tutankhamon e la fine del Nuovo Regno.

Ariano nel Polesine (Ro). Al Centro Turistico Culturale di San Basilio inaugurazione dell’esposizione della Stele delle Rose, l’eccezionale reperto scoperto nel 2023 e restaurato dal Rotary Club. La prof.ssa Caterina Previato (UniPd), direttore dello scavo, anticipa per “archeologiavocidalpassato.com” qualche informazione sulla Stele delle Rose

Sabato 5 settembre 2026, alle 10.30, al Centro Turistico Culturale di San Basilio di Ariano nel Polesine (Ro), si terrà l’inaugurazione dell’esposizione della Stele delle Rose, un importante documento epigrafico, restaurato dal Rotary Club Portoviro – Delta Po, che racconta la storia degli antichi Collegia romani. La Stele delle Rose fu rinvenuta nel 2023 nell’ambito delle ricerche archeologiche condotte dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza e dalle università di Padova e Venezia e sostenute dalla Fondazione Cariparo. La prof.ssa Caterina Previato, del dipartimento Beni culturali dell’università di Padova, direttore dello scavo del sito romano di San Basilio, anticipa per archeologiavocidalpassato.com qualche informazione sulla Stele delle Rose

“Tra i reperti più eccezionali finora trovati a San Basilio – spiega la prof.ssa Caterina Previato ad archeologiavocidalpassato.com – vi è una stele iscritta su una lastra di marmo, che abbiamo ritrovato nella campagna di scavo 2023 nel settore subito a Nord della villa (saggio 2), in uno strato di riporto legato alla defunzionalizzazione del sito, quindi non nel suo contesto originario. Si tratta di un reperto molto interessante sia per il suo stato di conservazione, sia per il suo contenuto. L’iscrizione infatti è molto estesa: si conservano circa 13 righe del testo originario, che è stato studiato dal collega Alfredo Buonopane. L’iscrizione ricorda l’istituzione di una fondazione funeraria, con cui un privato destinava parte dei suoi beni ad un collegio, incaricato della manutenzione del sepolcro e della celebrazione di riti presso la sepoltura di una donna.

La Stele delle Rose, reperto scoperto nel 2023 a San Basilio, restaurato dal Rotary Club, ed esposto al Centro Turistico Culturale di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro) (foto unipd)

“Su base epigrafica l’iscrizione – continua Previato – si data puntualmente al III secolo d.C., e in origine doveva essere affissa su una tomba. Questo dato è molto interessante perché ci porta a riflettere sulle necropoli romane di San Basilio, ad oggi ancora non individuate, che si dovevano trovare a non grande distanza dagli edifici del sito. Diversamente dalle città infatti, in questo tipo di insediamenti le necropoli potevano anche essere in qualche modo frammiste all’abitato. Considerate le dimensioni della lastra dobbiamo immaginare una necropoli costituita da tombe monumentali. Questa ipotesi è avvalorata anche da alcuni ritrovamenti fatti nel passato, in particolare di un grande sarcofago in marmo, attualmente esposto al Centro Turistico Culturale di San Basilio e ritrovato negli anni ’80 non lontano dal punto di ritrovamento dell’iscrizione.

“L’iscrizione ritrovata nel 2023 – conclude Previato – sarà presto visibile e visitabile da parte del pubblico perché in settembre (dal 5 settembre 2026, ndr) verrà esposta al Centro Turistico Culturale, dopo essere stata restaurata grazie al contributo del Rotary Club Porto Viro”.

PROGRAMMA. Sabato 5 settembre 2026, alle 10.30, al Centro Turistico Culturale di San Basilio di Ariano nel Polesine (Ro), accoglienza degli invitati; 10.45, saluti istituzionali con Luisa Beltrame (sindaco di Ariano nel Polesine), Giovanna Falezza (soprintendenza ABAP per le province di Verona Rovigo e Vicenza) e Maura Rocchi (presidente Rotary Club Porto Viro – Delta Po). Alle 11, gli interventi di approfondimento a cura della prof.ssa Caterina Previato (università di Padova), del prof. Alfredo Buonopane (università di Verona) e del laboratorio di restauro Ar.Co. Sas. A seguire, aperitivo nella sala eventi della Tenuta Forzello a cura dei Gustabili.  

Pompei. Nel cantiere dell’Insula Meridionalis rinvenuti materiali e reperti ceramici del XV-XVI secolo che attestano la frequentazione nel Rinascimento dell’antica città sepolta dall’eruzione vesuviana. Il cantiere è visitabile su prenotazione. Tutti gli approfondimenti sull’E-journal del Parco

Il cantiere dell’Insula Meridionalis nell’antica Pompei (foto parco archeologico pompei)
Particolare del catino in ceramica smaltata di transizione rinvenuto nell’Insula Meridionalis di Pompei (foto parco archeologico pompei)

L’antica Pompei era stata cancellata dalla storia ormai da almeno 14 secoli sotto gli effetti dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. e la sua scoperta sarebbe avvenuta un paio di secoli più tardi, nel 1748, dando inizio ufficialmente alla ricerca archeologica, che non era ancora propriamente scienza come la intendiamo noi. Eppure su quello che doveva essere il sito dell’antica città romana c’era della vita. Nell’area di cantiere dell’Insula Meridionalis, a Pompei, sono stati rinvenuti materiali e reperti ceramici del XV-XVI secolo, indizio della frequentazione nel periodo rinascimentale dell’antica città sepolta dall’eruzione vesuviana, che attestano fortemente questo legame e la continuità di una memoria storica che non si è mai interrotta nel tempo.

Ricostruzione 3D dell’area in abbandono di Pompei tra il XIV e il XVI secolo (foto cooperativa archeologia e de marco)

Nell’immaginario comune la storia di Pompei è spezzata in due blocchi netti e apparentemente separati tra loro: da un lato la città romana, cristallizzata nel tempo dall’eruzione del 79 d.C. e dall’altro la sua “seconda vita”, iniziata solo nel 1748 con gli scavi borbonici, dopo quasi diciassette secoli di totale oblio. Nel mezzo, uno spazio temporale in cui, tuttavia, la memoria della città sepolta non si era mai del tutto spenta, ma era stata custodita da una comunità rurale che in realtà non aveva mai abbandonato quel territorio. Tutti gli approfondimenti nell’E-journal del Parco al seguente link:  https://pompeiisites.org/e-journal-degli-scavi-di-pompei/

Il cantiere dell’Insula Meridionalis nell’antica Pompei (foto parco archeologico pompei)

È possibile visitare il cantiere dell’Insula Meridionalis insieme agli archeologi e restauratori del cantiere su prenotazione tutti i giorni dal lunedì al venerdì dalle 11.00 alle 12.00chiamando al numero telefonico 327 2716666.

Ricostruzione 3D degli Horrea al Tempio di Venere nell’antica Pompei (foto cooperativa archeologia e de marco)
Frame del film “Pompei Fuori dal tempo” con Tom Hiddleston

“Il docu-drama Pompei Fuori dal tempo con Tom Hiddleston e lo studio dell’archeologo Steven Tuck”, spiega il direttore del parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel, “mostrano come il tema dei sopravvissuti sta finalmente diventando oggetto di ricerche e di iniziative di divulgazione. Pompei dopo l’eruzione si presentò come un paesaggio post apocalittico, eppure troviamo tracce di persone che tornavano qui, e una frequentazione che si estende nel tempo: ma sono tracce labili di vite precarie, all’ombra della storia ufficiale, e per questo hanno rischiato spesso di essere dimenticate o cancellate”.

Frammento di ceramica smaltata rinvenuto nell’Insula Meridionalis di Pompei (foto parco archeologico pompei)
“Deposizione di Cristo” attribuita ad Andrea Mantegna e riscoperta recentemente nel Santuario della Beata Vergine di Pompei dove è conservata (foto parco archeologico pompei)

Oggi, la ricerca della “Pompei dopo Pompei” si rafforza con alcuni recenti ritrovamenti materiali e artistici. Alcuni reperti emersi durante le attività di scavo, restauro e messa in sicurezza della cosiddetta Insula Meridionalis, un quartiere ai margini meridionali della città, sono databili tra il XV e il XVI secolo, attestando così una frequentazione in quell’epoca, approssimativamente la stessa in cui venne realizzata la “Deposizione di Cristo” attribuita ad Andrea Mantegna e riscoperta recentemente nel Santuario della Beata Vergine di Pompei. Il dipinto, di altissima qualità e a lungo ritenuto disperso, era documentato fino agli anni Venti del Cinquecento nella chiesa di San Domenico Maggiore a Napoli. Con ogni probabilità, la tela giunse poi a Pompei negli ultimi decenni dell’Ottocento, proprio durante la fondazione del Santuario mariano. Identificato alcuni anni fa nel Palazzo della Prelatura di Pompei, il capolavoro è esposto, dal novembre 2025, all’interno della nuova Pinacoteca del Santuario, al termine di un lungo e meticoloso restauro condotto presso i laboratori dei Musei Vaticani. Si tratta di vicende storicamente indipendenti, che però mostrano come la percezione e la presenza di questo luogo nel corso dei secoli siano state assai più articolate e interconnesse di quanto si era abituati a pensare.

Ricostruzione 3D del forno nell’area dell’Insula Meridionalis (foto inklink)
Frammento di fiaschetta invetriata rinvenuto nell’Insula Meridionalis di Pompei (foto parco archeologico pompei)

“Senza togliere nulla a ricercatori come Gioachino Alcubierre, arrivato dalla Spagna e promotore dei primi scavi archeologici a Pompei nel 1748”, aggiunge Zuchtriegel, “bisogna prendere atto che qui esisteva una comunità locale che sin dall’indomani dell’eruzione ha continuato a vivere a Pompei e a custodirne la memoria. Questo emerge non solo dalle scoperte archeologiche, ma anche dal toponimo Civita, che attesta la memoria di una città sepolta a livello locale. Naturalmente i contadini e pastori che vivevano tra le rovine antiche non avevano i mezzi per trasmettere la loro conoscenza dell’antico in modo scientifico, ma questo non significa che fosse una conoscenza inesistente. Pompei è ed è sempre stata una vera e propria heritage community e se oggi porta il nome della città antica, non è perché Pompei è risorta dal nulla, ma perché è sempre stata parte della memoria collettiva in questo territorio”.

Un libro al giorno. “Sofiana. In Sicilia centro-meridionale (tardo III-metà IX secolo d.C.): dall’agro-town tardo-imperiale al villaggio medio-bizantino” a cura di Emanuele Vaccaro che presenta i risultati delle ricerche condotte tra il 2009 e il 2025

Copertina del libro libro “Sofiana. In Sicilia centro-meridionale (tardo III-metà IX secolo d.C.): dall’agro-town tardo-imperiale al villaggio medio-bizantino” a cura di Emanuele Vaccaro

È uscito per i tipi di Edizioni Quasar il libro “Sofiana. In Sicilia centro-meridionale (tardo III-metà IX secolo d.C.): dall’agro-town tardo-imperiale al villaggio medio-bizantino” a cura di Emanuele Vaccaro, nuova edizione. Nel cuore della Sicilia centro-meridionale, Sofiana offre una prospettiva privilegiata sulle trasformazioni che interessarono l’isola tra la tarda età romana e l’Altomedioevo. Questo libro presenta i risultati delle ricerche condotte tra il 2009 e il 2025 e ricostruisce l’evoluzione dell’insediamento tra la fine del III e il IX secolo d.C., seguendone il passaggio da agro-town tardo-imperiale a villaggio bizantino. Attraverso l’integrazione di dati di scavo, ricognizioni di superficie, prospezioni geofisiche e analisi bio-archeologiche, si ricostruiscono le trasformazioni che interessarono una comunità rurale della Sicilia interna e il suo territorio nel contesto del Mediterraneo centrale, nella lunga durata.

Un libro al giorno. “Pyrgi. Porto e santuario marittimo della città etrusca di Cerveteri. Materiali per una visita dell’area archeologica” di Laura Maria Michetti e AA.VV

Copertina del libro “Pyrgi. Porto e santuario marittimo della città etrusca di Cerveteri. Materiali per una visita dell’area archeologica” di Laura Maria Michetti e AA.VV

È uscito per i tipi di Edizioni Quasar il libro “Pyrgi. Porto e santuario marittimo della città etrusca di Cerveteri. Materiali per una visita dell’area archeologica” di Laura Maria Michetti e AA.VV. grazie a un finanziamento di Avvio alla Terza Missione di Sapienza Università di Roma. “Il libro – spiega Laura Maria Michetti, direttrice dello scavo a Pyrgi di Sapienza università Roma -, è interamente a cura di giovani ricercatrici e ricercatori membri della missione archeologica, E. Abbondanzieri, B. Belelli Marchesini, M. Bonadies, C. Carlucci, A. Conti, S. Grosso, C. Lo Verme, D. Mantero, S. Palmieri, M. Papandrea, E. Pillitteri, S. Servoli, A. Sorrenti, L. Nardò, C. Tulini, A. Vivona, R. Zaccagnini, frutto di un’esperienza unica di scavo e ricerca in un sito straordinario”. Il libro, nella Storia degli scavi, Approfondisce l’avvio dell’impresa archeologica universitaria con Massimo Pallottino e Giovanni Colonna; racconta la straordinaria scoperta delle lamine d’oro di Pyrgi e la loro importanza per la storia del Mediterraneo antico; e offre materiali, mappe e schede utili per orientarsi e comprendere la struttura del santuario marittimo e del porto.