Legnago (Vr). Al via la campagna di scavo nel villaggio protostorico (frequentato dalla tarda età del Bronzo al V sec. a.C.) di Terranegra, diretto da Mara Migliavacca (UniVr) con Fondazione Fioroni e Silvia Bandera (Caa). Con “Scavo in prima fila” indagini in diretta per gli appassionati. E programma di incontri

Prende il via il 21 settembre 2026 e proseguirà fino al 16 ottobre 2026 la nuova campagna di scavi archeologici a Terranegra di Legnago (Vr). Le indagini saranno condotte in regime di concessione ministeriale della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza, sotto la direzione scientifica della prof.ssa Mara Migliavacca dell’università di Verona, in collaborazione con la Fondazione Fioroni di Legnago e con Silvia Bandera, conservatrice del Centro Ambientale Archeologico di Legnago. L’iniziativa è frutto di un notevole sforzo organizzativo che ha permesso a Fondazione Fioroni di creare negli anni un gruppo qualificato di istituzioni sensibili alla storia del territorio e alla sua valorizzazione. I lavori, infatti, coinvolgono, oltre a Fondazione Fioroni e al Centro Ambientale Archeologico, il dipartimento Culture e Civiltà dell’università di Verona, l’amministrazione comunale di Legnago, ESU Verona e il Consorzio di Bonifica Veronese.

E quest’anno con “Scavo in prima fila” gli appassionati avranno un posto in prima fila nelle indagini archeologiche a Terranegra di Legnago, in via Fusinato. Dal 22 settembre al 15 ottobre 2026 (dal lunedì al venerdì), dalle 8 alle 12 e dalle 13 alle 17, sarà possibile osservare gli archeologi al lavoro, scoprire passo dopo passo cosa emerge dal terreno, fare domande e ascoltare le spiegazioni degli esperti, entrando così nel vivo della ricerca archeologica. In caso di pioggia non si scava.

Il sito di Terranegra, già indagato a partire dagli anni Novanta del Novecento, ha restituito importanti testimonianze relative ad un abitato protostorico. Dopo una prima occupazione nella tarda età del Bronzo, tra il 1300 e il 1150 a.C., con l’installazione di un villaggio arginato, l’area fu nuovamente abitata durante la prima età del Ferro, dall’VIII al V secolo a.C., nell’ambito della cultura dei Veneti antichi. Le recenti campagne di scavo hanno portato alla luce numerosi reperti e strutture riferibili alla fase più recente dell’insediamento, tra il VI e il V secolo a.C. In particolare, lo scorso anno sono state individuate due abitazioni di circa 10 per 5 metri, separate da canalette per il drenaggio delle acque e lo smaltimento dei rifiuti. Le strutture, realizzate in legno e frasche, conservano i fori di alloggiamento dei pali; all’interno di una delle capanne sono stati rinvenuti anche un focolare con piattaforma in argilla scottata e un grande vaso interrato utilizzato come silos per la conservazione delle derrate alimentari.

Accanto alle importanti attività di ricerca che testimoniano il ruolo cruciale di Fondazione Fioroni nello sviluppo della conoscenza del territorio, verranno organizzate alcune iniziative di divulgazione gratuite, rivolte alle scuole e alla cittadinanza. Visite e approfondimenti verranno curati dagli archeologi impegnati sul campo. Gli scavi saranno inoltre raccontati attraverso i canali social del Centro Ambientale Archeologico. Ecco gli appuntamenti già in programma:

Domenica 27 settembre 2026: alle 10.30, saranno inaugurati i pannelli esplicativi realizzati in collaborazione con il liceo Cotta di Legnago. L’iniziativa, organizzata con il liceo Cotta di Legnago, l’associazione Terranegra Viva APS, prevede la visita allo scavo e laboratori per bambini e ragazzi, con dimostrazioni di archeologia sperimentale a cura dell’associazione Suliis as Torc.
Martedì 29 settembre 2026: alle 10.30, cerimonia di intitolazione del parco che ospita lo scavo. Il nome scelto, “Parco dei Paleoveneti. L’antichità sotto i piedi”, è nato grazie ad un lavoro condiviso con gli studenti dell’Istituto Comprensivo Legnago 01, plesso di Terranegra.
Mercoledì 14 ottobre 2026: alle 20.30, al Centro Ambientale Archeologico, il prof. Umberto Tecchiati, università Statale di Milano, presenterà il libro “Ecologia preistorica. Ambiente società e cultura nella preistoria d’Italia” (Utet 2025). L’incontro sarà dedicato al rapporto tra le società preistoriche e protostoriche e il loro ambiente, dal X al I millennio a.C., con particolare attenzione all’impatto delle attività umane nella costruzione del paesaggio culturale e nello sfruttamento delle risorse naturali delle Valli Grandi Veronesi.
Dicembre 2026 (data ancora da definire): è prevista una conferenza divulgativa per presentare al pubblico i risultati della campagna di scavi.
Roma. A Sapienza università presentazione del primo volume dedicato agli scavi archeologici nella Basilica del Santo Sepolcro di Gerusalemme di Francesca Romana Stasolla

Giovedì 17 settembre 2026, alle 15, nell’aula Odeion, museo dell’Arte classica, piano terra della Facoltà di Lettere e Filosofia, Sapienza università di Roma, in piazzale Aldo Moro 5, presentazione del primo volume dedicato agli scavi archeologici nella Basilica del Santo Sepolcro di Gerusalemme di Francesca Romana Stasolla (TS edizioni). Dopo i saluti istituzionali di Antonella Polimeni, magnifica rettrice della Sapienza università di Roma; Domenico Bellato, console generale d’Italia a Gerusalemme; Fr. Francesco Ielpo ofm, Custode di Terra Santa; Mirko Tricoli, responsabile AICS Gerusalemme; Arianna Punzi, preside della Facoltà di Lettere e Filosofia; interverranno Arnaldo Marcone, università Roma Tre; Vincenzo Fiocchi Nicolai, Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana, università di Roma Tor Vergata; Shimon Gibson, University of North Carolina; Basema Hamarneh, Universität Wien.

Hagia Polis Project. Excavations at the Holy Sepulchre in Jerusalem. Vol. 1 – Project and methodology / Progetto Hagia Polis. Scavi presso il Santo Sepolcro a Gerusalemme. Vol. 1 – Progetto e metodologia. Il libro inaugura una monumentale opera in più volumi dedicata allo studio scientifico e alla conservazione del santuario più venerato del cristianesimo. Esso illustra il progetto e la relativa metodologia, ripercorrendo diciassette secoli di storia racchiusi nelle pietre della Basilica del Santo Sepolcro. Grazie a una collaborazione senza precedenti tra le comunità greco-ortodossa, cattolica e armena e a un’équipe multidisciplinare composta da archeologi, ingegneri, storici ed esperti di conservazione – coordinata dalla Sapienza Università di Roma – il libro documenta l’approfondita indagine sulla pavimentazione, sulle sottostrutture e sulle infrastrutture sotterranee della basilica. Integrando scavo stratigrafico, GIS 3D, diagnostica avanzata e rigorose ricerche d’archivio, l’opera illustra la trasformazione del sito da cava e giardino a basilica imperiale e centro di pellegrinaggio di portata mondiale. Offrendo non solo nuovi dati ma anche un modello innovativo di intervento in un luogo di culto ancora attivo, questo primo volume getta le basi metodologiche e interpretative per i successivi volumi della serie.
Francesca Romana Stasolla è professoressa ordinaria di Archeologia cristiana e medievale all’università Sapienza di Roma. Fa parte dei comitati editoriali di diverse riviste scientifiche ed è membro di numerose accademie, tra cui la Pontificia Accademia Romana di Archeologia e l’Istituto Archeologico Germanico di Roma. In qualità di responsabile scientifica delle indagini archeologiche presso il Santo Sepolcro a Gerusalemme, dirige il progetto “Hagia Polis” per conto della Sapienza, sviluppando un approccio metodologico che integra scavo stratigrafico, documentazione GIS 3D, analisi interdisciplinari e una rilettura critica della tradizione storiografica su Gerusalemme. È autrice di centinaia di pubblicazioni scientifiche, tra cui monografie, articoli su riviste e contributi in volumi curati.
Roma. Alle Terme di Traiano, sul Colle Oppio, riaperta al pubblico la galleria sotterranea con l’affresco della Città Dipinta e il Grande Mosaico, restaurati e valorizzati con gli interventi di riqualificazione nell’ambito del PNRR – Caput Mundi


C‘è un nuovo tesoro da ammirare a Roma. Alle Terme di Traiano, sul Colle Oppio, torna accessibile la galleria sotterranea che conserva il Grande Mosaico e la cosiddetta Città Dipinta, dopo gli interventi di restauro e valorizzazione realizzati nell’ambito del PNRR – Caput Mundi. I lavori hanno interessato gli spazi superiori dell’esedra e la galleria sotterranea, con l’obiettivo di migliorare la conservazione, l’accessibilità e la fruizione di uno dei complessi archeologici più importanti del Colle Oppio. L’apertura al pubblico inizia in via sperimentale, solo per alcune giornate e in piccoli gruppi, per poter monitorare e valutare l’impatto della presenza antropica sulla conservazione delle delicate opere. Per il mese di settembre, a partire da sabato 12 e domenica 13 settembre 2026, la galleria sotterranea e l’esedra sono aperte al pubblico nel fine settimana con visite guidate gratuite, in lingua italiana e su prenotazione. Poi, a partire dal 2 ottobre 2026, le visite si svolgeranno dal venerdì alla domenica. Per ciascuna giornata sono previsti sei turni, alle 10, 11, 12, 13, 14 e 15 per un massimo di 15 partecipanti per fascia oraria. Prenotazione consigliata allo 060608. “Con questo intervento”, dichiara il sindaco di Roma Capitale Roberto Gualtieri, “restituiamo alla città e rendiamo finalmente fruibile un luogo meraviglioso, nel cuore del Colle Oppio, recuperando e valorizzando testimonianze uniche della storia di Roma. Il restauro della Città Dipinta e del Grande Mosaico, insieme alle nuove scoperte emerse dagli scavi, racconta anche la straordinarietà di una città in cui ogni intervento sul patrimonio può riportare alla luce nuovi frammenti di storia e arricchire la conoscenza del nostro passato. È questo uno degli obiettivi più importanti di Caput Mundi, un programma che ci ha consentito di intervenire in maniera diffusa sul patrimonio archeologico e culturale della Capitale, coniugando tutela, ricerca e accessibilità e restituendo a romani e visitatori luoghi per troppo tempo poco conosciuti o non accessibili. Le Terme di Traiano sono un nuovo importante tassello di questo grande lavoro di cura e valorizzazione della storia millenaria di Roma”.

Le Terme di Traiano furono costruite per volontà dell’imperatore Traiano su progetto di Apollodoro di Damasco, il più celebre architetto dell’epoca, e inaugurate il 22 giugno del 109 d.C. Esteso su circa 60.000 metri quadrati, il complesso sorse su un ampio terrazzamento del Colle Oppio, inglobando strutture più antiche, tra cui ambienti della Domus Aurea. Attorno al corpo termale si apriva una vasta area verde porticata, destinata non solo alla cura del corpo, ma anche allo sport, allo svago e alla cultura. L’esedra sud-occidentale delle Terme di Traiano, di circa trenta metri di diametro, conserva ancora la memoria della sua funzione culturale: le due file di nicchie erano probabilmente destinate ad armadi per libri e documenti, mentre i gradoni dovevano accogliere chi partecipava a letture e riunioni pubbliche. Davanti all’esedra correva il portico sorretto dalla galleria sotterranea che custodisce la Città Dipinta e il Grande Mosaico. Una stratificazione unica, nella quale si leggono, nello stesso luogo, le diverse fasi della storia monumentale del Colle Oppio, dall’età neroniano-flavia al grande impianto termale traianeo (I-II secolo d.C.).

Tra gli esiti più suggestivi del progetto c’è il recupero dell’affresco della Città Dipinta e del Grande Mosaico: due straordinarie opere del mondo antico che, per qualità stilistica e superficie conservata, rappresentano un unicum nel panorama archeologico romano, che il pubblico potrà adesso ammirare da vicino. Il restauro ne ha migliorato la leggibilità e la conservazione grazie a un trattamento biocida preventivo, alla rimozione dei depositi superficiali, al consolidamento e alle necessarie stuccature. La Città Dipinta è un affresco di circa dieci metri quadrati che raffigura, in una suggestiva veduta a volo d’uccello, una città cinta da mura e torri, con edifici rappresentati in prospettiva. La decorazione appartiene a un edificio precedente alla costruzione delle Terme di Traiano ed è databile al I secolo d.C.



Il Grande Mosaico è un’imponente decorazione parietale appartenente a un’ampia sala sulla quale si affaccia un ninfeo. Sulle pareti, messe in luce per circa cinque metri di altezza, il mosaico disegna una raffinata struttura architettonica identificata come una scaenae frons teatrale, articolata in due registri nei quali compaiono statue e personaggi reali. Le indagini archeologiche e l’approfondimento dello scavo, condotti nell’ambito del progetto PNRR, hanno consentito di acquisire elementi inediti sulla complessa stratificazione dell’area e di riportare alla luce un’ulteriore fascia decorata a mosaico, con una veduta di città portuale formata da una serie di edifici probabilmente affacciati sul mare e riconducibili al motivo delle cosiddette “ville marittime”. Più in profondità, al di sotto della decorazione musiva, sono stati inoltre individuati i resti di un rivestimento a grandi lastre marmoree e, al centro della parete, una nicchia, anch’essa decorata in marmo e alta circa 2,20 metri. Questi rinvenimenti permettono di ricostruire con maggiore precisione le imponenti dimensioni dell’ambiente, le cui pareti, riccamente decorate, dovevano raggiungere circa dodici metri di altezza. Anche questo complesso è databile alla seconda metà del I secolo d.C.

Alla valorizzazione delle decorazioni e all’ampliamento degli scavi si affiancano gli interventi pensati per accompagnare il pubblico nella visita e rendere più accogliente l’intero complesso, dalla galleria alla sovrastante esedra. L’ambiente adiacente all’ingresso della galleria ospita un punto di accoglienza e un bookshop. È stata inoltre realizzata una passerella di collegamento tra le due parti della galleria, al di sopra del vano del Grande Mosaico, mentre un ampio ambiente triangolare custodisce le fistulae (tubature) in piombo appartenenti all’antica rete di approvvigionamento idrico delle Terme. Nell’area dell’esedra sono state condotte indagini sulla vulnerabilità sismica e strutturale, anche attraverso prove di carico sulla volta della galleria sottostante. Sono stati inoltre realizzati nuovi percorsi pedonali e aree di sosta panoramiche, risistemati gli spazi verdi e installato un nuovo impianto di illuminazione, destinato sia agli spazi per il pubblico sia alla valorizzazione delle strutture archeologiche. La valorizzazione dell’area comprende anche un nuovo sistema di sedute a cavea, ideato per accogliere concerti, conferenze ed eventi, un collegamento verticale meccanizzato tra il livello superiore e quello inferiore e nuovi allestimenti didattici per arricchire l’esperienza dei visitatori.
Ariano nel Polesine (Ro). “San Basilio: Scavi aperti”: alla scoperta del cantiere archeologico con visita dello scavo dell’abitato etrusco condotto dall’università Ca’ Foscari di Venezia

“San Basilio: Scavi aperti”: alla scoperta del cantiere archeologico con visita dello scavo dell’abitato etrusco diretto, dal 7 settembre al 3 ottobre 2026, dalla prof.ssa Giovanna Gambacurta del dipartimento di Studi umanistici dell’università Ca’ Foscari di Venezia, in convenzione con la soprintendenza ABAP di Verona, Rovigo e Vicenza (dott.ssa Giovanna Falezza), nell’ambito del progetto “San Basilio” finanziato dalla fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. Appuntamento sabato 12 settembre 2026, con ritrovo alle 9.45, al Centro Turistico Culturale San Basilio di Ariano nel Polesine (Ro): dalle 10 alle 12 ci sarà la giornata dedicata alla visita dello scavo dell’abitato etrusco condotto dall’università Ca’ Foscari Venezia. Info e prenotazioni: 3929259875.
Comacchio (Fe). Il Museo Delta Antico ed il Comune di Comacchio con gli archeologi della missione dell’università di Bologna propongono “Spina 2026 – scavi, materiali, nuove scoperte”: momenti di divulgazione, apertura al pubblico dello scavo e condivisione di nuovi dati e scoperte

Con l’inizio del mese di settembre 2026 l’università di Bologna è tornata ad indagare il sito archeologico dell’antica città etrusca di Spina con una nuova campagna di scavo. Studentesse e studenti dell’Ateneo bolognese sono guidati sul campo dal prof. Andrea Gaucci. Anche quest’anno il Museo Delta Antico ed il Comune di Comacchio, in collaborazione con gli archeologi della missione, desiderano coinvolgere la cittadinanza e ogni appassionato proponendo “Spina 2026 – scavi materiali nuove scoperte”: momenti di divulgazione e aprendo al pubblico lo scavo per condividere nuovi dati e scoperte.
Il primo appuntamento è venerdì 11 settembre 2026 all’area archeologica di Spina, nello spazio-laboratorio adibito all’interno dell’ex casermetta della Guardia di Finanza, in prossimità del Cippo Folegatti. L’incontro ha lo scopo di presentare materiali provenienti dallo scavo svelandone usi, caratteristiche ed ogni altro dettaglio. Sono previsti due turni di visita: ore 16 e ore 18. L’evento è gratuito con richiesta di prenotazione ai seguenti contatti: telefono: 0533 311316; mail: info@museodeltaantico.com. Per facilitare il raggiungimento del laboratorio si forniscono le coordinate di geolocalizzazione: https://maps.app.goo.gl/wmgFKXKiJR4svYDb9.
In occasione dell’ultimo weekend di settembre, in coincidenza con le Giornate Europee del Patrimonio, il programma prosegue con un fitto calendario di appuntamenti tutti dedicati alle visite guidate sullo scavo condotte dagli archeologi bolognesi. Sono prenotabili i seguenti turni di visita: Venerdì 25 settembre 2026, ore 16 e ore 18; sabato 26 settembre 2026, ore 10, ore 12 e ore 16; domenica 27 settembre 2026, ore 10 e ore 12. L’evento è gratuito con richiesta di prenotazione ai seguenti contatti: telefono: 0533 311316; mail: info@museodeltaantico.com. Si forniscono le coordinate per raggiungere il sito archeologico di Spina e partecipare alla visita guidata: https://maps.app.goo.gl/dMj53Q6AD68veYcA9. Per maggiore chiarezza, provenendo da Comacchio, sarà necessario raggiungere lo stabilimento Terremerse, successivamente si dovrà imboccare la prima strada a destra e, passato il ponte, ancora la prima strada a destra.
Milano. “M4 – Stazione Vetra. Le scelte progettuali e la Basilica di San Lorenzo”: nuovo incontro del ciclo di visite guidate “La Storia di Milano lungo la linea Blu” promosso dalla soprintendenza

Con l’incontro “M4 – Stazione Vetra. Le scelte progettuali e la Basilica di San Lorenzo” il 10 settembre 2026 riprende il ciclo di visite guidate previste dal programma di valorizzazione culturale “La Storia di Milano lungo la linea Blu”, promosso dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la Città metropolitana di Milano e Comune di Milano. L’appuntamento alle 15 alla fermata Vetra; la visita permette di apprezzare la peculiare forma architettonica di questa Stazione e di visitare la Basilica di San Lorenzo, una delle chiese paleocristiane della città, da diversi anni oggetto di estesi restauri curati dalla Soprintendenza di Milano. Il punto di incontro per i gruppi è all’uscita della stazione M4 Vetra. Per partecipare alle visite guidate è necessario prenotare (clicca qui e segui il link in fondo alla pagina; data e orari sulla sinistra). I posti sono limitati, si prega pertanto di prenotare solo se si ha la certezza di partecipare o di annullare la prenotazione in caso di rinuncia.
Un libro al giorno. “L’archeologo sul grande schermo. Dall’era del muto a Indiana Jones, un viaggio alla scoperta dell’archeologo al cinema” di Francesco Bellu

È uscito per i tipi di Edizioni NPE il libro “L’archeologo sul grande schermo. Dall’era del muto a Indiana Jones: un viaggio alla scoperta dell’archeologo al cinema” di Francesco Bellu. Fino ad ora, in Italia, non era mai stato pubblicato un lavoro di questo tipo, a parte alcuni articoli per “addetti ai lavori”, in cui però era sempre venuta a mancare la parte di analisi verso i singoli film e veniva privilegiato più l’aspetto comunicativo e, soprattutto, di percezione della figura dell’archeologo verso il grande pubblico. Questo volume ci porterà a toccare sia la storia del cinema tout court sia quella dell’archeologia: l’entusiasmo per le scoperte aveva seguito di pari passo la moda dell’esotismo, che l’avvento del cinema aveva poi amplificato a dismisura. Scopritori impavidi, mummie, misteri, donne bellissime, amori e perdite rappresentano un filone che avrà talmente tanta fortuna da essere replicato sino ad oggi attraverso film di genere come le varie versioni de La mummia, horror come L’esorcista e personaggi iconici come Indiana Jones o Lara Croft, giusto per citare i più noti.












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