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Verona. Al museo di Storia naturale presentazione del libro “La necropoli dell’età del Bronzo di Franzine Nuove di Villa Bartolomea (Verona). Scavi 1968-1983” di Alessandra Aspes e Marisa Morelato: il libro documenta per la prima volta, in modo sistematico, gli scavi condotti tra il 1968 e il 1983

Martedì 10 marzo 2026, alle 17, nella Sala conferenze “Sandro Ruffo” del museo di Storia naturale di Verona, presentazione del libro di Alessandra Aspes e Marisa Morelato “La necropoli dell’età del Bronzo di Franzine Nuove di Villa Bartolomea (Verona). Scavi 1968-1983” – Memorie del Museo Civico di Storia Naturale di Verona 2. Serie, Sezione Scienze dell’Uomo, n. 18 – 2025. Dopo i saluti istituzionali di Marta Ugolini (assessore alla Cultura, Turismo e Rapporti con l’Unesco), Andrea Rosignoli (soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza) e Leonardo Latella, responsabile museo di Storia naturale di Verona, dialogheranno con le autrici Maurizio Cattani (Alma Mater università di Bologna) e Umberto Tecchiati (università di Milano). Interverrà Giulia Vescovo (università di Ferrara) che parlerà di “Indagini antropologiche preliminari”. La partecipazione è libera fino ad esaurimento dei posti disponibili.

Copertina del libro”La necropoli dell’età del Bronzo di Franzine Nuove di Villa Bartolomea (Verona). Scavi 1968-1983″ di Alessandra Aspes e Marisa Morelato

Il libro documenta per la prima volta, in modo sistematico, gli scavi condotti tra il 1968 e il 1983 nella necropoli di Franzine Nuove (Vr), un sito di riferimento della media e recente età del Bronzo nella pianura veronese. La necropoli è particolarmente significativa per il biritualismo funerario, con la coesistenza di inumazioni e cremazioni, fenomeno unico rispetto ad altre aree della pianura padana. Grazie al lavoro di Alessandra Aspes e Marisa Morelato, tutti i reperti e le sepolture sono descritti, illustrati e aggiornati, offrendo una base fondamentale per lo studio archeologico del territorio. La pubblicazione conferma anche il ruolo del museo civico di Storia naturale di Verona come centro di riferimento per la ricerca preistorica, valorizzando la collaborazione con la Soprintendenza. L’intero volume è scaricabile in formato pdf

 

Firenze. Al convegno archeoVINUM di tourismA 2026 il sito della Villa dei Mosaici di Negrar di Valpolicella, caso unico in Italia in cui due cantine hanno messo a disposizione i propri terreni vitati per lo scavo di una villa tardo romana che il MIC valorizzerà con un parco archeologico. Ne ha parlato Vincenzo Tinè (SABAP) e poi Simone Benedetti e Giulio Franchini (cantine)

Veduta generale dell’area archeologica della Villa dei Mosaici di Negrar di Valpolicella (foto graziano tavan)

Tra i vigneti pregiati della Valpolicella (Vr) c’è un caso unico di mecenatismo imprenditoriale dove il vino sostiene l’archeologia e l’archeologia promuove il vino.

Schema dell’accordo pubblico-privato alla Villa dei Mosaici di Negrar: connubio di archeologia e vino (foto sabap-vr)

È la Villa dei Mosaici di Negrar di Valpolicella individuata tra i vigneti pregiati dell’Amarone, una villa romana della tarda romanità il cui scavo curato dalla soprintendenza ABAP di Verona Rovigo e Vicenza con l’università di Verona è stato possibile grazie al mecenatismo e alla lungimiranza imprenditoriale di due aziende vitivinicole, La Villa dei fratelli Benedetti e Franchini Agricola, che hanno concesso romana la parte del proprio vigneto e di procedere a portare alla luce la villa, lanciando al contempo una linea dei propri vini con etichette particolari che riproducevano i preziosi mosaici emersi dallo scavo. Il ministero, dopo questo accordo pubblico-privato, ha deciso di valorizzare questo sito unico che dimostra, e non è un elemento secondario, che qui il vino pregiato era prodotto fin dall’antichità senza soluzione di continuità.

Coperture e allestimento dell’istituendo parco archeologico della Villa dei Mosaici a Negrar di Valpolicelal (foto sabap-vr)

Qui entro pochi anni (due nell’ipotesi migliore) nascerà il parco archeologico della Villa dei Mosaici con un finanziamento straordinario del Mic di 3 milioni di euro in un connubio perfetto di archeologia e vino. E a realizzarlo è l’architetto Ottavio Di Blasi che, prima del suo trasferimento a Milano dove ha aperto il suo studio con Paolo Simonetti e Daniela Tortello, è stato uno dei più stretti collaboratori di Renzo Piano.

Il soprintendente Vincenzo Tinè presenta la Villa dei Mosaici di Negrar al convegno archeoVINUM di tourismA 2026 (foto graziano tavan)

Proprio “il caso Negrar” un anno fa aveva convinto il prof. Giuliano Volpe a mettere in rete siti archeologici e aziende vitivinicole collegate. Di qui il progetto archeoVINUM, presentato a tourismA 2026, il salone di archeologia e turismo culturale promosso da Archeologia Viva, nel convegno organizzato dall’università di Bari in una mattinata densa di interventi di cui archeologiavocidalpassato.com ne ha seguito alcuni. Ecco quindi che dopo la Vigna delle Thermae Felices Constantinianae ad Aquileia, e la Vigna Barberini sul Colle Palatino nel parco archeologico del Colosseo (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2026/03/07/firenze-al-convegno-archeovinum-di-tourisma-2026-il-vigneto-di-vigna-barberini-sul-colle-palatino-nel-cuore-antico-di-roma-ne-ha-parlato-simone-quilici-direttore-del-parco-archeologico-del-colosseo/) il viaggio eno-archeologico attraverso l’Italia ci porta proprio nel cuore della Valpolicella (Vr) alla Villa dei Mosaici di Negrar. E sabato 28 febbraio 2026 ne hanno parlato prima Vincenzo Tinè, già soprintendente ABAP di Verona e ancora direttore dello scavo di Negrar, per conto della Soprintendenza (Andrea Rosignoli) e dell’Università (Patrizia Basso), poi Simone Benedetti e Giulio Franchini in rappresentanza delle due cantine coinvolte nel progetto. archeologiavocidalpassato.com ha incontrato il soprintendente Vincenzo Tinè e i produttori Simone Benedetti e Giulio Franchini.

“Su invito del prof. Volpe che ha creato questa occasione di confronto a Firenze”, spiega Vincenzo Tinè, direttore dello scavo di Negrar, ad archeologiavocidalpassato.com, “non poteva mancare anche la corrispondenza da parte della soprintendenza di Verona, il soprintendente Andrea Rosignoli, e dell’università di Verona, la prof. Patrizia Basso, per comunicare questo importate progetto che riteniamo sia esemplare a livello nazionale per le connessioni veramente sinergiche tra ricerca, ministeriale e universitaria, e cantine. A Negrar, credo per la prima volta in Italia, le cantine proprietarie dei fondi – e stiamo parlando di fondi di uve di altissimo pregio con costi esorbitanti sul mercato – hanno spontaneamente, volontariamente, ceduto la disponibilità dei terreni per lo scavo archeologico, uno scavo archeologico esteso all’intera villa per oltre 4mila metri quadrati, che sta dando luogo a una valorizzazione nel senso di un parco archeologico e di un contributo importante del ministero della Cultura di 3 milioni di euro che dovrebbe condurre, nell’arco di un paio d’anni, a poter fruire di questo nuovo straordinario sito che ben illustra l’importanza alla fine dell’epoca romana della produzione enologica della Valpolicella con una produzione propriamente industriale, grandi strutture di torchiatura, di stoccaggio del vino, che prendeva le strade dell’impero: il vino Acinaticum che è il precursore del Recioto e dell’Amarone”.

“Grazie a tourismA”, spiega Giulio Franchini con Simone Benedetti ad archeologiavocidalpassato.com, “questo evento che oggi ci ha portato a Firenze, dalla Valpolicella siamo arrivati in Toscana con una realtà che connubia sia il privato che il pubblico in Valpolicella; terra ricca di vini, la terra dell’Amarone e del Recioto, due cantine che si sono messe a collaborare con lo scopo di aiutare la comunità in questo progetto archeologico non facile che ha coinvolto uno scavo estensivo, da cui sono nati alla fine anche vini – per la cantina Franchini e la cantina Benedetti – con delle immagini che riportano proprio i mosaici ritrovati all’interno del campo. Una realtà, come in varie altre parti d’Italia, che ha portato una notevole storicità alla Valpolicella che già ne vanta, ma con questo progetto viene rilanciata”.

Verona. Il ministero acquisisce l’ex cinema Astra: la ricca domus del II-III sec. d.C. scoperta nell’interrato sarà valorizzata come polo museale nel cuore della città antica a un passo dall’Arena col progetto “Per aspera ad Astra”. Gli interventi di Giuli, Mazzi, La Rocca e Brunella Bruno

La ricca domus del II-III sec. d.C. rinvenuta nell’interrato dell’ex cinema Astra di Verona (foto graziano tavan)

Ora non ci sono più dubbi sul futuro dell’ex cinema Astra a Verona. Quella domus (o albergo?) di lusso che già 1800 anni fa poteva permettersi un sistema di riscaldamento indipendente per ogni stanza, scoperta durante un intervento di archeologia preventiva, sarà uno spazio culturale rinnovato, capace di coniugare fruizione contemporanea e valorizzazione archeologica, nel cuore della città romana, a due passi dall’Arena e piazza Bra da una parte, e dalla porta romana dei Borsari e la via Postumia dall’altra.

Sopralluogo all’ex cinema Astra a Verona: in primo piano, il ministro Giuli, l’archeologa Bruno, il capo dipartimento La Rocca, il sottosegretario Mazzi (foto coop archeologia)

Il ministero della Cultura ha acquistato l’immobile permettendo i futuri investimenti di valorizzazione dell’ex cinema Astra grazie a un investimento di 7 milioni e mezzo di euro con il progetto “Per aspera ad Astra”. Giovedì 5 marzo 2026, dopo aver visitato i locali dell’ex Cinema Astra e i resti archeologici rinvenuti nel corso dei recenti scavi eseguiti dalla soprintendenza ABAP di Verona Rovigo e Vicenza, il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, accompagnato dal Sottosegretario di Stato, Gianmarco Mazzi, ha presenziato alla stipula dell’atto di acquisto dell’immobile, passaggio decisivo per avviare il percorso di recupero e di valorizzazione di uno degli spazi culturali più significativi della città.

Ex cinema Astra a Verona: il ministro Giuli dal notaio Buoninconti (foto mic)

La stipula presso lo Studio Notarile Buoninconti di Verona presenti, col ministro e il sottosegretario, il capo dipartimento per la tutela del patrimonio culturale, Luigi La Rocca; e il direttore generale Archeologia Belle arti e Paesaggio, Fabrizio Magani; il soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza, Andrea Rosignoli, e la funzionaria archeologia Brunella Bruno. L’operazione rientra nelle iniziative promosse dal Ministero per la tutela e la valorizzazione di luoghi storici del territorio, con l’obiettivo di restituirli alla fruizione pubblica e rafforzare l’offerta culturale delle comunità. 

La ricca domus del II-III sec. d.C. rinvenuta nell’interrato dell’ex cinema Astra di Verona (foto graziano tavan)

Si è interrotto così un silenzio andato avanti per più di due anni. Tanti ne sono passati da quel 16 dicembre 2023 quando fu organizzata una visita speciale straordinaria agli scavi nell’ex cinema Astra a Verona. Un’occasione unica per vedere i tesori restituiti da quel cantiere – una domus, un albergo?, con pareti affrescate e stanze dotate di riscaldamento – a distanza di un anno dalla prima presentazione dei risultati delle ricerche. E ancora una volta i veronesi avevano risposto in maniera entusiastica mandando sold-out le prenotazioni in meno di due ore e “costringendo” la soprintendenza a improvvisare delle visite ridotte per accontentare più cittadini possibili. E già in quell’occasione il ministero, attraverso le parole di Luigi La Rocca che all’epoca era ancora direttore generale ABAP, affiancato da Fabrizio Magani, che invece era ancora soprintendente di Verona, erano state precise e bene auguranti, anche se i tempi allora annunciati sono stati più lunghi. Ecco le sue parole.

“Con la mia presenza”, spiegava Luigi La Rocca davanti all’ex cinema Astra il 16 dicembre 2023, “manifesto l’interesse della nostra amministrazione nei confronti di questo straordinario rinvenimento archeologico che è frutto, tra l’altro, di una esemplare attività di tutela e di ricerca che va a merito della soprintendenza, la dottoressa Brunella Bruno in particolare, che ha coordinato gli scavi archeologici perché il rinvenimento – è noto – è avvenuto nel corso di interventi archeologici propedeutici alla realizzazione di un progetto di riqualificazione, di ammodernamento, di ristrutturazione del cinema Astra, esso stesso un monumento importante, una testimonianza importante del passato della città. Nel corso dei lavori sono emerse queste strutture archeologiche che sono state scavate, sono state documentate.

Luigi La Rocca all’interno dell’ex cinema Astra di Verona (foto graziano tavan)

L’intervento è durato diversi anni. Il ministero, data l’importanza del rinvenimento, ha poi attribuito alla soprintendenza un finanziamento importante per 420mila euro per finire lo scavo, che di fatto è sostanzialmente concluso, e avviare le prime attività di conservazione e restauro delle strutture rinvenute, ciò che consente anche la visita per ora in questa forma un po’ estemporanea, ma speriamo – e su questo c’è l’assoluta attenzione del ministero – di poter in futuro fare di più, e avviare un progetto di valorizzazione vera e propria affinché questo diventi un luogo importante, un altro luogo importante della storia della città romana. Si faceva riferimento a Pompei – continuava La Rocca – che è l’esempio plastico ed è così importante perché è unica al mondo per lo stato di conservazione. Ma Pompei era una piccola città romana dell’Italia meridionale, certo vicina a Roma e a Neapolis. Ma Verona era una città forse più importante di Pompei nell’antichità. Soprattutto nel periodo nella quale si colloca questa testimonianza che è il II-III sec. d.C. Pompei non esisteva più. Quindi il riferimento a Pompei è importante perché è questa una testimonianza ulteriore di Verona, di cosa potevano essere delle domus patrizie, cioè delle case di ricchi e di nobili romani in una città romana dell’Italia settentrionale. E credo che non sia casuale, dato il clima, che molti di questi ambienti siano riscaldati. In una prima fase, infatti, avevano dei dubbi sulle funzioni dell’edificio. Credo che possa essere tranquillamente un edificio residenziale perché ci sono altri esempi, soprattutto al Nord, di domus interamente riscaldate. Quindi ribadisco che l’interesse dell’amministrazione centrale, quindi del ministero e della soprintendenza, è massimo. Sicuramente – concludeva – continueremo i lavori di messa in sicurezza e di restauro e proseguiremo con un’attività che dovrebbe portarci, spero, nel corso del prossimo anno a un più ampio intervento di valorizzazione che per noi è la restituzione alla città di questo prezioso documento”.

Il ministro Alessandro Giuli all’ex cinema Astra di Verona (foto mic)

Il sottosegretario Mazzi, il ministro Giuli e il dg Magani davanti al plastico dell’ex cinema Astra (foto mic)

Obiettivo raggiunto. “Verona si riappropria di un cinema storico”, dichiara il ministro Giuli, “al di sotto del quale si trova un complesso edilizio romano di età imperiale, una piccola Pompei, che non resterà inerte e muta, ma diventerà un luogo di socialità e sede del racconto della storia di Verona.  La città si riappropria così della possibilità di condividere la visione di pellicole cinematografiche in un contesto di assoluto rilievo architettonico e al tempo stesso, di ammirare i meravigliosi resti della città romana alle porte di quella moderna. Uno scrigno di storia bellissimo, ricco di decorazioni straordinarie, dove cultura e ricerca prenderanno vita insieme”. “Il ministero della Cultura”, aggiunge il sottosegretario Mazzi, “investirà 7 milioni e mezzo di euro per la rigenerazione del Cinema Astra, nell’ambito di un progetto che abbiamo chiamato Per Aspera ad Astra. Per chi, come me, è di Verona ed è cresciuto frequentando quello che un tempo era il cinema più importante della città, è stato doloroso vederlo per anni in quello stato. Quando mi è stata data questa possibilità – e di questo ringrazio il Ministro – ho accolto con grande entusiasmo l’opportunità di contribuire a questa operazione. Desidero ringraziare la famiglia D’Ignazio, Luca e Paolo, a cui va la mia personale riconoscenza per aver scelto di donare questo cinema alla comunità, accogliendo la richiesta del Ministero”.

L’ex cinema Astra in via Oberdan a Verona (foto ftp.provincia.vr.it)

Il Cinema Astra, inaugurato nel 1937, è stato per anni una delle sale cinematografiche più importanti di Verona. Nel 2004, nel tentativo di ampliare la struttura con la realizzazione di una multisala interrata, furono avviate alcune indagini archeologiche che rivelarono l’esistenza, sotto il pavimento della platea del piano rialzato, di un vasto complesso di età imperiale esteso per tutta la superficie, con murature conservate per più di un metro di altezza, decorate da intonaci parietali e munite di impianti di riscaldamento. Nel 2023 sono state completate le indagini archeologiche del complesso, ed è attualmente in corso l’attività di analisi e studio dei reperti. L’ex Cinema Astra è considerato un caso di “complessità archeologica” perché sono ancora poco chiare le funzioni dell’intero complesso. La tipologia edilizia e la sua funzione risultano incerte: non vi si riconoscono, infatti, né le caratteristiche tipiche di una domus, né quelle di un edificio termale. Resta probabile l’ipotesi di una struttura dedita all’ospitalità e all’accoglienza, partendo dagli studi pubblicati anni fa. Il progetto di valorizzazione dell’ex Cinema Astra trasformerà la struttura in un polo museale moderno che integrerà la tutela del sito archeologico con le nuove tecnologie espositive. L’intervento preserverà l’architettura originale, creando un’esperienza di visita unitaria dove la memoria storica del cinema diventerà palcoscenico per la valorizzazione del patrimonio antico.

Con il suo intervento davanti ai molti appassionati riunitisi davanti all’ex cinema Astra di Verona il 16 dicembre 2023 per una visita straordinaria nel cantiere di scavo archeologico, Brunella Bruno, funzionaria archeologo SABAP di Verona Rovigo e Vicenza, ripercorreva la storia delle vicende che hanno interessato il cinema Astra. Un contributo ancora valido. Eccolo. “il cinema Astra, cui i veronesi sono molto affezionati, nasce ai primi del Novecento, anche la facciata lo dice chiaramente. È un cinema che ha funzionato fino a 20 anni fa con un’ottima programmazione. E quando il proprietario di allora decise di ampliare questo cinema con la creazione di una multisala interrata si organizzò – era il 2004-2005 – lo scavo archeologico preventivo come di prassi a Verona – è il piano regolatore che lo prescrive – e si comincia a fare lo scavo stratigrafico preventivo. E già allora – 2004-2005 quando non si fece lo scavo, si cominciò soltanto ad abbassare il livello – si capì che tutta l’area dell’interrato del cinema pari a 400 mq era interamente occupato da strutture, e vedendo le creste dei muri che affioravano si capì che erano anche murature affrescate e dotate di impianti di riscaldamento a parete con i tubuli.

Articolazione degli ambienti del II-III sec. d.C. rinvenuti nell’ex cinema Astra di Verona (foto graziano tavan)

“A questo punto – continuava Brunella Bruno – tutto si è sospeso per circa 20 anni perché si è capito che non si andava da nessuna parte. Non era possibile immaginare la realizzazione di alcun progetto edilizio nel piano interrato. E siamo arrivati nel 2021 con il nuovo proprietario che è il signor D’Ignazio che è a Roma e che voglio pubblicamente ringraziare perché è casa sua. Se noi siamo qui è grazie anche alla sua grande disponibilità. E il signor D’Ignazio, il nuovo proprietario, ci chiede di poter fare delle verifiche per il consolidamento strutturale lungo le fondazioni. E quindi ci siamo riavvicinati a distanza di quasi vent’anni a questo sito per capire che queste sottofondazioni non potevano essere fatte con il metodo che si pensava di realizzare a micropali perché l’interrato era pieno di murature affrescate. A questo punto il ministero sulla base di una legge straordinaria ha chiesto un finanziamento che è stato accordato, con il quale nel 2022 abbiamo potuto completare le indagini. E quest’anno (2023, ndr) in realtà non stiamo scavando ma stiamo facendo quelle operazioni che sono indispensabili proprio quando si tirano fuori le strutture archeologiche, a maggior ragione con queste decorazioni. Stiamo facendo la messa in sicurezza, vale a dire i primissimi interventi di restauro. Quindi siamo ancora in un cantiere con ferree regole e limitazioni di accesso, possibile oggi grazie alla disponibilità delle ditte che vi lavorano: la RWS di Padova che sta curando i restauri, e la ditta cooperativa Archeologia di Firenze, archeologi che affianca i restauratori perché il restauro sta mettendo in luce novità archeologiche che vanno documentate immediatamente. Per noi della soprintendenza è un cantiere molto interessante perché i restauratori dialogano in continuazione con gli archeologi.

Ambienti con riscaldamento a pavimento rinvenuti nell’ex cinema Astra di Verona (foto graziano tavan)

Ambienti con riscaldamento a parete rinvenuti nell’ex cinema Astra di Verona (foto graziano tavan)

“Interpretazione del sito? Non riusciamo ancora a chiudere il cerchio di questo strano complesso – spiegava Brunella Bruno -. È sicuramente un impianto in cui si viveva. Quindi residenziale, abitativo. Non riconosciamo però esattamente lo schema delle domus. Quelle di Verona, sia fuori che dentro le mura, sono fatte n po’ “con lo stampino”, sono tutte uguali: un cortile centrale con delle stanze intorno, cortile con peristilio. Qui noi non stiamo riconoscendo questa struttura. Abbiamo un complesso con delle stanze che non sono collegate tra loro, hanno delle porte ma mantengono una certa privacy al loro interno, e che alla fine II sec. – inizia III sec. d.C. vengono completamente stravolte e vengono dotate di impianti di riscaldamento a pavimento e a parete che implicano anche dei cambiamenti notevoli: si cambiano i pavimenti, si cambiano le pareti, si fanno dei nuovi affreschi. La particolarità è che ognuna di queste stanze ha il suo prefurnio e la sua caldaia, cioè il suo vano tecnico, il che, sentendo anche altri studiosi che stanno lavorando con noi, parlo di esperti, di universitari, non è comune. In una casa con un unico proprietario non c’è bisogno di fare una caldaia per ogni stanza. Tutto questo – la pianta un po’ particolare, la vicinanza alla via Postumia che è la via principale, e qui dietro passa anche l’altra grande strada che attraversa Verona che è la via Claudia Augusta; quindi posizione centrale, fuori dalla città, vicino alla porta che è Porta Borsari, e le stanze riscaldate – tutto questo dicevo ha fatto venire in mente agli studiosi che si tratta sì di strutture residenziali dove si viveva, ma forse legate a un’accoglienza e a un’ospitalità. Era un albergo? Non lo sappiamo. È un’ipotesi. D’altra parte archeologicamente abbiamo muri, pavimenti, affreschi. E gli alberghi non sono nient’altro che delle case. Quindi per noi archeologi l’evidenza è quella delle case. Non si può riconoscere una domus da un albergo. Non abbiamo elementi che ci permettono di chiudere il cerchio. Certo è molto strano che ogni stanza abbia il suo riscalamento. Potrebbe essere un impianto termale? Non abbiamo prove evidenti di acqua, piscina, canalizzazioni. Troppo poco. Inoltre, i veronesi lo sanno, in via Fratte, un isolato qui vicino ha restituito un grande impianto termale pubblico. Ovviamente l’archeologo non pensa che ci siano due impianti termali in due isolati ravvicinati.

Dettagkio di una stanza con pareti affrescate rinvenuta nell’ex cinema Astra di Verona (foto graziano tavan)

Questo scavo ha messo in luce anche dei livelli di incendio, di distruzione – di cui abbiamo lasciato dei campioni – veramente notevoli. Questo impianto – ricordava Brunella Bruno – “va in fumo” intorno alla fine del III – IV secolo. L’edificio è proprio disabitato. Tutto viene abbandonato. E siamo propensi anche a mettere in relazione questo abbandono che sembra quasi pianificato, perché non abbiamo trovato tracce di suppellettili, sembra che la gente se ne sia andata facendo in tempo a sgombrare gli spazi, mettere in relazione questo abbandono a tutte le attività di ripristino delle strutture di difesa apportate in questa città dall’imperatore Gallieno. È un momento in cui le mura di Verona riprendono la loro funzione difensiva, funzione che avevano perso nell’età imperiale perché non c’erano stati particolari problemi strategici e difensivi, ed è probabile che tutta questa fascia lungo le mura venga disabitata, evacuata, per ragioni di sicurezza, quasi a ricreare quell’intervallum che in origine doveva circondare le mura per motivi di difesa.

“Nel corso degli anni – concludeva Brunella Bruno – questo scavo è stato anche un’importante esperienza di archeologia urbana, diacronica. Lo scavo ha interessato anche tutte le fasi di spoliazione medievale. Senza dimenticare che in questa zona nel Rinascimento nasce anche la proprietà della famiglia Giusti. E la proprietà Giusti finisce con l’acquisto e la costruzione del cinema. È un sito questo, quindi, che si presta particolarmente a una narrazione del divenire dell’archeologia urbana, cosa che raramente i musei tradizionale riescono a esprimere. Siano particolarmente convinti delle potenzialità in termini di narrazione di questo sito”.

Milano. A Palazzo Litta al via il ciclo “Dove si fa la storia. Studi e ricerche”, tre incontri sulle scoperte archeologiche in Lombardia: focus sulle incisioni rupestri in Valle Camonica, le Grotte di Catullo e il borgo fortificato di Castelseprio. Ecco il programma

Con l’incontro sulle ricerche archeologiche nei parchi di Naquane e Cemmo (Bs) parte martedì 3 marzo 2026, alle 17.30, a Palazzo Litta in corso Magenta 24 a Milano, il ciclo “Dove si fa la storia. Studi e ricerche”, tre incontri sulle scoperte archeologiche in Lombardia che mirano a diffondere tra studiosi, operatori del settore e semplici appassionati le più recenti (e in certi casi assai rilevanti) scoperte. La ricerca archeologica in Lombardia produce continue scoperte. Un lavoro costante grazie al quale si possono consolidare conoscenze acquisite o rimodulare ipotesi interpretative. Nell’ambito delle numerose attività della Direzione regionale Musei nazionali Lombardia le indagini di scavo, spesso svolte in collaborazione con soprintendenze e università, rivestono particolare importanza. Questo fondamentale lavoro di studio e conoscenza trova un importante momento di restituzione al pubblico in questo ciclo di incontri. Prima di ciascun incontro è prevista una visita guidata a Palazzo Litta, con ritrovo alle ore 16.30 nelle immediate adiacenze della portineria. L’itinerario dura circa cinquanta minuti e include le sale del piano nobile e la spettacolare Sala degli Specchi, uno dei più significativi esempi di barocchetto lombardo.

Si inizia martedì 3 marzo 2026, alle 17.30, con “SEGNI, SILENZI E SCOPERTE. Ricerche archeologiche nei parchi di Naquane e Cemmo”. I parchi nazionali di Cemmo e Naquane sono luoghi imprescindibili per conoscere delle incisioni rupestri in Valle Camonica. Tra le diverse indagini, si segnala lo scavo a monte della Roccia 1. Modera l’incontro: Maria Giuseppina Ruggiero (direttrice dei siti statali in Valle Camonica), prenderanno parola gli studiosi Alberto Marretta, Paolo Rondini, Fausto Simonotti e Guglielmo Strapazzon. PRENOTA IL TUO POSTO. Prima dell’incontro è prevista una visita guidata a Palazzo Litta, con ritrovo alle 16.30 nelle immediate adiacenze della portineria. L’itinerario dura circa cinquanta minuti e include le sale del piano nobile e la spettacolare Sala degli Specchi, uno dei più significativi esempi di barocchetto lombardo.

Si prosegue martedì 17 marzo 2026, alle 17.30, con “LA FORMA DELL’ABITARE ROMANO. Nuove evidenze archeologiche alle Grotte di Catullo”. La grandiosa villa romana costruita alle estreme propaggini della penisola di Sirmione è da sempre luogo di studio e fonte di scoperte per gli studiosi. Modera l’incontro: Barbara Bianchi (funzionario archeologo). PRENOTA IL TUO POSTO.

Si chiude martedì 31 marzo 2026, alle 17.30, con “CASTELSEPRIO. CROCEVIA DI POPOLI E CULTURE. Novità dalle ultime ricerche”. L’antico borgo fortificato di Castelseprio è stato oggetto di numerose campagne di scavo in tempi recenti e il sottosuolo non smette di fornire elementi di ricerca agli studiosi. Modera l’incontro: Luca Polidoro (direttore del parco archeologico e antiquarium di Castelseprio). PRENOTA IL TUO POSTO.

Firenze. Al Palazzo dei Congressi al via la dodicesima edizione di tourismA, Salone dell’Archeologia e Turismo Culturale organizzato da Archeologia Viva. Tre giorni di incontri e confronti, stand, archeo-degustazioni, film, mostre, laboratori didattici, realtà virtuali, tavole rotonde, presentazioni libri: 50 convegni, 250 relatori

Ci siamo. Mancano poco più di 48 ore a tourismA 2026, dodicesima edizione del Salone dell’Archeologia e Turismo Culturale organizzato da Archeologia Viva (Giunti Editore) aperto a tutti: dal 27 febbraio al 1° marzo 2026, al Palazzo dei Congressi di Firenze, dalle 9 alle 18 con ingresso libero e gratuito, tre giorni di esposizione, divulgazione e confronto di tutte le iniziative legate alla comunicazione del mondo antico e alla valorizzazione delle sue testimonianze: 50 convegni, 250 relatori. Stand, archeo-degustazioni, film, mostre, laboratori didattici, realtà virtuali, tavole rotonde, presentazioni libri. E ancora lo stato dell’arte del turismo sostenibile, i dati sulle mete predilette dai “viaggiatori culturali”, la comunicazione archeologica, le scoperte che fanno la storia, gli ultimi scavi, il dialogo tra civiltà. Tra i big Luciano Canfora, Mario Tozzi, Cristoforo Gorno, Franco Cardini, Alberto Angela (padrino della manifestazione). Vediamo qualche appuntamento del ricco programma. Info: www.tourisma.it

“PROGETTO ETRUSCHI VERSO IL FUTURO” è il titolo del convegno che apre la XII edizione di tourismA curato da assessorato Cultura e Turismo culturale della Regione Toscana. Un grande momento di incontro – venerdì 27 mattina – per fare il punto sulla valorizzazione e promozione dell’enorme “lascito culturale” di questa mitica affascinante civiltà. 

URNA… A COLORI. Quest’anno, in occasione del sessantesimo anniversario dell’alluvione di Firenze, il museo Archeologico nazionale presenterà in anteprima assoluta a tourismA la bellissima Urna del Bottarone, uno dei capolavori etruschi rimasti nel fango del ’66, ora restaurata grazie al sostegno dell’Ufficio federale della cultura svizzero. A distanza di sessant’anni, i colori dell’urna di alabastro sono tornati a risplendere regalando nuova vita alla coppia di sposi etruschi che vi compaiono uniti in un abbraccio affettuoso da 2400 anni. La mostra resterà visitabile per tutti i giorni della manifestazione.

Kiev: Stryiska St, 66 (foto UNESCO Yuriy Yurchenko1)

PATRIMONIO SOTTO LE BOMBE IN UCRAINA. Da Firenze a Kiev: domenica 1° marzo mattina l’archeologa fiorentina Chiara Dezzi Bardeschi responsabile Ufficio UNESCO in Ucraina presenterà le misure in atto per la difesa del patrimonio culturale ucraino mentre la guerra è ancora in corso. Nell’occasione verranno propositi al pubblico alcuni passaggi del film di Rai Cultura “Nella mente degli uomini. UNESCO 1945-2025” di Brigida Gullo ed Eugenio Farioli Vecchioli dove la Dezzi Bardeschi è una delle protagoniste.

ARCHEOVINO – LA STRANA COPPIA. Per la prima volta in assoluto sbarca a tourismA un incontro ad hoc fra archeologi e produttori del settore viti-vinicolo. Un momento di incontro per presentare il panorama delle aziende agricole e cantine che hanno sviluppato connessioni tra le loro produzioni e i siti archeologici. Fra i siti interessati saranno presenti Pompei, Isola d’Elba, San Gimignano, il colle del Palatino, la Valpolicella, Aquileia. Chiude la carrellata di interventi il professor Attilio Scienza, uno dei massimi esperti internazionale di viticultura che parlerà della vigna di Leonardo da Vinci a Milano.

ARCHEOLOG- IA. Come l’intelligenza artificiale può essere utile al mondo dell’archeologia e come sta trasformando metodi, strumenti e prospettive della ricerca sul passato? Il tema – attualissimo – sbarca a tourismA con un confronto tra i massimi esperti della materia.

SGUARDO SUL MONDO. Il patrimonio culturale dell’Iraq, quello dell’Azerbaigian, Turchia, Marocco, Oman, Siria… sotto la lente delle missioni di scavo italiane all’estero che attraverso le testimonianze dirette degli archeologi raccontano appunto la loro “missione”.

PREMIO GIORNALISTICO. Sarà ancora tourismA a ospitare la prossima edizione del premio GIST ACTA – Archeological & Cultural Tourism Award. Il prestigioso Premio ACTA, giunto alla terza edizione, viene attribuito dal Gruppo Italiano Stampa Turistica a chi, persona fisica o istituzione, favorisce il rispetto, la valorizzazione, la fruizione e la comunicazione dei beni culturali. 

SPAZIO LIBRI. Nei tre giorni di “tourismA 26” (27 febbraio – 1° marzo) in Sala 6 presentazioni di libri del settore archeologico-storico-artistico a cura di Massimo Cultraro (Università di Palermo). Sono in programma 42 presentazioni con la partecipazione degli autori e curatori.

Buy Cultural Tourism a tourismA negli spazi del Palazzo dei Congressi (foto archeologia viva)

OPERATORI TURISTICI INTERNAZIONALI. Torna, venerdì 27 febbraio Buy Cultural Tourism, il 9° workshop B2B del turismo culturale organizzato da Mark PR che ospita un centinaio tra destinazioni, enti del turismo, tour operator, strutture ricettive e agenzie di viaggi specializzate in viaggi culturali. Per la prima volta presenti anche buyer internazionali grazie alla collaborazione con Toscana promozione Turistica e la Fondazione Destination Florence in qualità di Host Destination Partner.

REPORT SUL TURISMO CULTURALE. Vengono presentati in anteprima venerdì 27 febbraio a tourismA i dati del “Report Turismo culturale in Italia 2026 “di The Data Appeal Company, parte del Gruppo Almawave. L’analisi si basa sull’elaborazione di circa 8,6 milioni di contenuti digitali sul turismo culturale in Italia nel 2025 e, per la prima volta, con l’IA integrata nella piattaforma di Data Appeal, capace di leggere e interpretare in tempo reale le recensioni su destinazioni e punti di interesse culturali, individuando temi e sfumature con estrema precisione.

Laboratori didattici con tourismA al Palazzo dei Congressi di Firenze (foto archeologia viva)

ARCHEO-DIVERTIMENTO. Simulare uno scavo armati di pennello e cazzuola, incidere un cartiglio egizio, realizzare un mosaico romano, scheggiare la pietra o accendere il fuoco come i primitivi, tessere come gli etruschi. È tutto possibile (e gratuito) a tourismA, all’interno dei laboratori pensati per famiglie e bambini.

Alberto Angela accolto tra gli applausi al Palazzo dei Congressi (foto Giuseppe Cabras)

ALBERTO ANGELA E IL “SUO” CESARE. Chiude la kermesse domenica 1° marzo, alle 16, il noto scrittore e divulgatore televisivo che – nel grande auditorium del Palacongressi – racconterà la sua ultima fatica editoriale: “Cesare. La conquista dell’eternità” (Mondadori). Ingresso libero fino a esaurimento posti.

Verona. Al Centro Polifunzionale di Quinzano al via ciclo di incontri su “Quinzano, il primo insediamento di Verona: storie di uomini, ossa e ceramiche”, quattro conferenze dedicate alle indagini archeologiche sul territorio di Quinzano. Ecco il programma

Dal 24 febbraio al 26 maggio 2026, alle 20, nella sala “Garonzi” del Centro Polifunzionale, in via Quinzano 24D a Verona, al via ciclo di incontri su “Quinzano, il primo insediamento di Verona: storie di uomini, ossa e ceramiche”, articolato in quattro conferenze dedicate alle indagini archeologiche sul territorio di Quinzano per offrire un quadro aggiornato e approfondito delle ricerche del passato, in corso e future sulla preistoria dell’area quinzanese, uno dei contesti più significativi per la ricostruzione delle prime fasi di antropizzazione del territorio comunale di Verona. Gli appuntamenti sono promossi dalla Circoscrizione 2ª, in collaborazione con l’assessorato alla Cultura, i Musei Civici di Verona e la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza. Il ciclo di conferenze rappresenta un’occasione di divulgazione scientifica e valorizzazione del patrimonio archeologico locale, favorendo il dialogo tra istituzioni, comunità scientifica e cittadinanza, e restituendo centralità a Quinzano come luogo chiave per la comprensione delle origini più antiche di Verona. Attraverso il contributo di studiosi e ricercatori che hanno dedicato parte significativa delle loro ricerche all’analisi del sito, verranno affrontati temi legati all’insediamento umano nel Neolitico, alle pratiche funerarie, alla cultura materiale e alle più recenti metodologie di analisi applicate ai reperti archeologici e antropologici.

Il programma è stato presentato dal consigliere comunale Pietro Trincanato, su delega dell’assessora alla Cultura Marta Ugolini, insieme ad Andrea Rosignoli soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza; e a Leonardo Latella e Massimo Saracino dei Musei Civici di Verona – museo di Storia Naturale. “Un calendario di appuntamenti di particolare interesse”, evidenzia il consigliere Pietro Trincanato, “che non solo arricchisce gli eventi in programmazione in Circoscrizione 2^ ma è anche la prova tangibile della forza delle collaborazioni, essendo il risultato di un fattivo lavoro di squadra fra istituzioni di ogni livello. Una proposta che mira a valorizzare la storia del nostro territorio da una prospettiva che è assolutamente originale. Siamo abituati a vedere Verona soltanto per la sua monumentalità. Nella realtà c’è tutto un mondo non solo da valorizzare ma anche da scoprire per la straordinaria e bellezza”. “È un’occasione estremamente importante”, sottolinea il soprintendente Andrea Rosignoli, “un momento di restituzione alla cittadinanza e, in particolare, alle comunità locali, perché Quinzano è una delle zone più interessanti dal punto di vista delle ricerche archeologiche paleontologiche. Le ex cave hanno restituito ormai decenni fa dei reperti di notevole interesse, ma anche in tempi molto più recenti, a partire dal 2023, attraverso uno scavo della soprintendenza, sono emersi nuovi resti ancora in fase di studio. Questo ciclo di quattro conferenze, quindi, presenterà le anteprime e i primi risultati. L’aspetto veramente suggestivo è che sembrano essere i resti del primo insediamento stabile del territorio veronese, quindi le origini della città risalenti a circa 7000 anni fa”.

Programma. Martedì 24 febbraio 2026, Nicoletta Martinelli & Massimo Saracino (Musei Civici di Verona – Museo di Storia Naturale), “Dalle cave di Quinzano al progetto VBQ: archeologia e innovazione nella preistoria di Verona”; martedì 3 marzo 2026, Emanuela Cristiani (università “La Sapienza” di Roma) & Irene Dori (soprintendenza ABAP per le province di Verona Rovigo e Vicenza), “Vivere a Quinzano durante il Neolitico. Cosa raccontano le ossa”; martedì 31 marzo 2026, Paola Salzani (soprintendenza ABAP per le province di Verona Rovigo e Vicenza), “Alle origini di Quinzano: nuovi dati dagli scavi della Soprintendenza Archeologica”; martedì 26 maggio 2026, Marika Ciela (università di Trento), “Tra forme e gesti. Le ceramiche di Quinzano e le comunità neolitiche del Veronese (VI–V millennio a.C.)”.

 

Roma. All’Istituto Italiano di Numismatica a Palazzo Barberini giornata di studi “Offerte di moneta al santuario etrusco-romano del Bagno Grande di San Casciano dei Bagni” a cura di Renata Cantilena (IIN) e Giacomo Pardini (Unisa/DiSPaC). Ecco il programma

Martedì 24 febbraio 2026, nella sede dell’Istituto Italiano di Numismatica a Palazzo Barberini a Roma, giornata di studi “Offerte di moneta al santuario etrusco-romano del Bagno Grande di San Casciano dei Bagni”, a cura di Renata Cantilena (IIN) e Giacomo Pardini (Unisa/DiSPaC), riunisce studiose e studiosi per un confronto interdisciplinare sui ritrovamenti monetali del Santuario Ritrovato di San Casciano.

Monete antiche dal Bagno Grande di San casciano dei Bagni (foto sabap-si/unistrasi)

Monete antiche dal Bagno Grande di San casciano dei Bagni (foto sabap-si/unistrasi)

Il programma. Alle 9.30, saluti e introduzione Renata Cantilena (Istituto Italiano di Numismatica); 10, Jacopo Tabolli (università per Stranieri di Siena) e Ada Salvi (soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Siena Arezzo e Grosseto), “Nuove prospettive per il Santuario Ritrovato di San Casciano dei Bagni”; 11, Emanuele Mariotti (Comune di San Casciano dei Bagni/università per Stranieri di Siena), “Il santuario tra le sorgenti: nuovi dati dalla campagna di scavo 2025”; 11.30, pausa caffè; 12, Giacomo Pardini (università di Salerno), “L’offerta monetale: questioni interpretative e prospettive di ricerca”; 12.30, Federico Carbone (università di Salerno), “Le monete dalla vasca sacra: dati preliminari”; 13, Vilma Basilissi (Istituto Centrale per il Restauro), “L’intervento conservativo sui reperti monetali: dal primo intervento in situ all’esposizione”; 13.30, pausa buffet; 14.30, Mattia Bischeri (università per Stranieri di Siena), “Due pesi e due misure. Riflessioni metrologiche sulle offerte in bronzo a figura umana”; 15, Michele Asolati (università di Padova), “Il deposito monetale della sorgente di Doccia della Testa (San Casciano dei Bagni-SI)”; 15.30, tavola rotonda “Monete e non solo: temi e spunti di ricerca sulle offerte nelle acque sacre”: introduce e coordina Samuele Ranucci (musei nazionali di Perugia – direzione regionale Musei nazionali Umbria); partecipano Claudia Perassi (università Cattolica del Sacro Cuore – Milano), Maria Cristina Biella (università di Roma- La Sapienza), Philippa Walton (University of Leicester); 17.30, discussione e conclusioni.

 

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia “Un peso per Ercole. Nuova luce su un testo etrusco a trent’anni dalla prima edizione” con Valentina Belfiore e Enrico Benelli: secondo incontro della quarta edizione del ciclo “chi (ri)cerca trova. I professionisti si raccontano al museo”

Venerdì 20 febbraio 2026, alle 16, in sala della Fortuna al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, “Un peso per Ercole. Nuova luce su un testo etrusco a trent’anni dalla prima edizione” con Valentina Belfiore e Enrico Benelli, secondo appuntamento della quarta edizione di “CHI (RI)CERCA TROVA”, il ciclo di incontri a cura dei Servizi Educativi che apre il mondo della ricerca alla conoscenza e alla fruizione del grande pubblico. Da gennaio a dicembre 2026, 10 conferenze con esperti e studiosi di diverse discipline che presentano la loro ricerca scientifica e i progetti di studio che vedono il Museo e Villa Giulia grandi protagonisti. Esperienze, indagini, approfondimenti che rendono la ricerca condivisa, partecipata, quindi utile, a beneficio del pubblico di curiosi, studenti e specialisti. Venerdì 20 febbraio 2026 Valentina Belfiore e Enrico Benelli condurranno i partecipanti nel mondo dell’epigrafia etrusca, partendo da un oggetto molto particolare. Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti. Prenotazioni all’indirizzo mn-etru.didattica@cultura.gov.it

Peso da stadera con iscrizione estrusca da Cerveteri, conservato nel museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto da Valentina Belfiore, AEQUIPONDIUM ETRUSCUM:
ELEMENTI PER UNA RILETTURA 2., 2024, Giorgio Bretschneider editore)

Un peso per Ercole: il peso da stadera con un’iscrizione etrusca di eccezionale lunghezza (ben dieci linee), ritrovato nel 1996 a Cerveteri, ha posto fin da subito gravi problemi di lettura a causa della forte consunzione di uno dei lati, che ha danneggiato tutta la parte centrale del testo. Una nuova lettura, realizzata con l’uso di sistemi di forte ingrandimento, ha permesso di recuperare completamente le linee perdute, portando nuovi elementi sulle dinamiche che portarono al dono dell’oggetto nel santuario cerite di S. Antonio, dedicato a Hercle. Una volta chiariti i dubbi sulla lettura, il contenuto dell’iscrizione è di grande rilevanza per comprendere alcuni aspetti cultuali e della storia istituzionale di Cerveteri etrusca.

 

Pompei. All’auditorium degli Scavi la conferenza “La Tomba del Cerbero nel comprensorio di Liternum.  Dati preliminari di scavo e prospettive di ricerca” con l’archeologa Simona Formola (Sabap-met Na), ultimo incontro dell’anno dell’associazione internazionale Amici di Pompei

Appuntamento di febbraio con l’Associazione Internazionale Amici di Pompei ETS: venerdì 20 febbraio 2026, alle 17, all’Auditorium degli Scavi di Pompei, la conferenza “La Tomba del Cerbero nel comprensorio di Liternum.  Dati preliminari di scavo e prospettive di ricerca” con l’archeologa Simona Formola, funzionario per la soprintendenza ABAP dell’area metropolitana di Napoli.

L’affresco del cerbero all’interno della Tomba del Cerbero a Napoli (foto sabap-met-na)

L’interno della Tomba del Cerbero ricostruita nello stand della Sabap di Napoli al Salone internazionale del Restauro a Ferrara (foto sabap-met-na)

Il complesso della Tomba del Cerbero nella necropoli di Giugliano in Campania (Na) (foto sabap-met-na)

L’incontro racconterà i dettagli della scoperta, avvenuta nell’ottobre 2023, a Giugliano, in un’area mai indagata in precedenza, durante interventi di archeologia preventiva ad opere pubbliche: nel comprensorio dell’antica Liternum, viene portata alla luce una tomba a camera ipogea, interamente affrescata, con l’ingresso ancora inviolato e sigillata.  Si tratta di una camera ad ambiente unico, alla quale si accede attraverso un breve corridoio scavato nella terra, che conserva anche due letti tricliniari, un sarcofago ed una mensa su cui è collocato vasellame ceramico per gli aspetti cultuali del rito funerario. Si propone una descrizione delle deposizioni e del corredo deposto con i defunti, nonché del ricco apparato decorativo con interpretazione iconografica preliminare dei soggetti rappresentati: due Ittiocentauri clipeofori sulla parete frontale della camera e la dodicesima fatica di Ercole contro il Cerbero, alla presenza di Hermes, sulla parete d’ingresso. Viene infine esaminato il contesto storico e topografico di riferimento, connesso all’istituzione della colonia di Liternum nel 194 a.C., e significativamente in un punto nevralgico dell’Ager Campanus, nei pressi di assi centuriali noti e di nodi stradali di maggiore rilevanza, la Consularis Campana, la via Cumis-Capuam e la via per Liternum. Vengono analizzati i dati preliminari del rinvenimento, suscettibili certamente di diverse altre interpretazioni, soprattutto alla luce dei dati che potranno emergere dall’imminente prosieguo delle indagini, e riportati brevemente i risultati delle indagini polliniche ed archeobotaniche realizzate su campioni.

Bologna. Al DiSCi il convegno, in presenza e on line, “Demetriaka. Gli scavi dell’università di Bologna del Thesmophorion di Locri Epizefiri” sui risultati raggiunti in due anni di ricerche nel santuario di Demetra dell’università di Bologna con la direzione di Filippo Demma

Campagna di scavo dell’università di Bologna al Thesmophorion di Locri Epizefiri (RC) (foto locri archaeological project)

Dal 2024 sono riprese le ricerche archeologiche per indagare i segreti del Thesmophorion, lo straordinario Santuario di Demetra a Locri Epizefiri. Il progetto è nato grazie alla collaborazione con la direzione regionale Musei Calabria e con la direzione scientifica di Filippo Demma, professore a contratto di Archeologia della Magna Grecia nella Scuola di Specializzazione. I finanziamenti del ministero della Cultura hanno consentito di bandire borse di studio per gli specializzandi e le specializzande e di sviluppare un progetto di indagini archeologiche della durata di due mesi nel settore sacro del tempio ionico di Marasà e area attigua di Parapezza. Con la Scuola di Specializzazione in Beni archeologici dell’università di Bologna e la direzione scientifica di Filippo Demma diversi sono stati i risultati raggiunti: mercoledì 18 febbraio 2026 viene presentato un aggiornamento sugli studi in corso. Appuntamento, alle 9.30, nell’aula Prodi del dipartimento di Storia Culture Civiltà dell’università di Bologna, nel complesso di San Giovanni in Monte, il convegno “Demetriaka. Gli scavi dell’università di Bologna del Thesmophorion di Locri Epizefiri”, in presenza e on line al link https://teams.microsoft.com/meet/33406538291888….

Campagna di scavo dell’università di Bologna al Thesmophorion di Locri Epizefiri (RC) (foto locri archaeological project)

Campagna di scavo dell’università di Bologna al Thesmophorion di Locri Epizefiri (RC) (foto locri archaeological project)

Programma. Alle 9.30, saluti istituzionali: Roberto Balzani, direttore del dipartimento di Storia Culture Civiltà dell’università di Bologna; Isabella Baldini, direttrice Scuola specializzazione in Beni archeologici UniBo; Gilberta Spreafico, soprintendente Abap per la città metropolitana di RC e VV; Elisabetta Govi, UniBo. Presentazione del numero 33 (2025) di “Ocnus. Quaderni della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici”. SESSIONE MATTUTINA. Introducono Fabrizio Sudano, direttore delegato della direzione regionale Musei Calabria; Filippo Demma, UniBo. Modera Fabrizio Sudano. Interventi: Valeria Parisi, “Il Thesmophorion di Locri: dal deposito delle cose povere alle domande dell’archeologia contemporanea”; Marco Pallonetti (parchi archeologici di Crotone e Sibari), “Novità del 2024: l’edificio B e l’area circostanze”; Helena Catania (parchi archeologici di Crotone e Sibari), “L’aggiornamento del 2025: inquadramento generale e il muro del temenos”; Giuliana Fichera (Scuola superiore Meridionale), “Area Sud: lo scavo dell’acciottolato”; Sara Balcon (drm-Calabria), Davide Giubileo (UniSa), “Aggiornamenti sul cosiddetto altare B tra indagini di archivio e nuove ricerche”; Ruben Latella (parchi archeologici di Crotone e Sibari), “L’edificio C: il contesto e i materiali”; Vincenzo Baldoni (UniBo), Davide Giubileo (UniSa), “Le prime fasi di frequentazione del Thesmophorion alla luce delle più recenti acquisizioni”. Lunch break. SESSIONE POMERIDIANA. Modera Isabella Baldini. Interventi, alle 15, Lavinio Lo Monaco (UniUrbino), “Prolegomena locresi: novità epigrafiche dal Thesmophorion”; Giuliana Fichera (Scuola superiore Meridionale), “I reperti metallici: nuovi dati e osservazioni”; Marco Pallonetti (parchi archeologici di Crotone e Sibari), “Le terrecotte architettoniche arcaiche del Thesmophorion: nuovi rinvenimenti e riletture”; Sara Balcon (drm-Calabria), “Note sulla coroplastica”; Davide Giubileo (UniSa), “Importazioni e produzioni locali. Alcune riflessioni”; Vincenzo Baldoni (UniBo), “Nuovi dati dai materiali del Thesmophorion: un primo bilancio”; Filippo Demma (UniBo), “Il Thesmophorion di Locri Epizefiri: spazio e tempo”; Isabella Baldini (Scuola specializzazione in Beni archeologici UniBo), Elena Trunfio (museo e parco archeologico nazionale di Locri Epizefiti), “Gli scavi dell’università di Bologna nella strategia di valorizzazione di Locri Epizefiri”; Luigi Callò (UniCt), Andrea Gennaro (Sabap-RC-VV), “Le fortificazioni di Locri. Un nuovo progetto di ricerca”.