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Viterbo. Visita guidata al museo nazionale Etrusco Rocca Albornoz di Viterbo ed escursione al vicino sito archeologico di Acquarossa con l’archeologo Alessandro Lamperti: occasione per visitare i luoghi e vedere le dimore in cui sono vissuti gli Etruschi

viterbo_archeologico_e-sito-acquarossa_visite-guidate_locandinaVisita guidata domenica 23 ottobre 2022, alle 10.30, al museo nazionale Etrusco Rocca Albornoz di Viterbo ed escursione al vicino sito archeologico di Acquarossa. L’iniziativa rientra nel programma “Storia e archeologia”, programma di conferenze e visite guidate a cura dell’archeologo Alessandro Lamperti, promosse dall’università popolare del lago di Bracciano. Domenica 23 ottobre 2022 sarà una grande occasione per visitare i luoghi e vedere le dimore in cui sono vissuti gli Etruschi. La visita sarà interamente guidata dall’archeologo Alessandro Lamperti. Contributo partecipazione 18 euro, ridotto 9 euro per bambini tra 6 e 12 anni. Prenotazioni entro il 20 ottobre 2022. Trasferimenti non compresi. Previsto pranzo al sacco. Informazioni e prenotazioni: 3318159933.

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La monumentale fortezza Albornoz che ospita il museo nazionale Etrusco di Viterbo (foto mic)

Ospitato nella monumentale Rocca Albornoz, il museo nazionale Etrusco propone un panorama sulle diverse realtà dell’Etruria meridionale interna. Particolare attenzione è rivolta alla ricostruzione della vita quotidiana degli Etruschi con la ricostruzione di edifici a grandezza naturale. Al piano terra sono esposti i risultati degli scavi dell’Istituto Svedese nei siti di San Giovenale e di Acquarossa, vere pietre miliari per la conoscenza degli abitati etruschi di VII- VI sec. a.C. Il primo piano accoglie due sezioni dedicate al centro etrusco-romano di Ferento nei pressi di Viterbo, con la ricostruzione della scena del teatro decorata dalle statue delle Muse, e la presentazione del sito di Musarna, anch’esso vicino a Viterbo, che grazie agli scavi della Scuola Francese ha permesso di gettare nuova luce su di un centro etrusco dell’interno nel periodo della romanizzazione: a tale proposito si segnala l’eccezionale mosaico con iscrizione etrusca ivi rinvenuto. All’ultimo piano trovano spazio i corredi funerari dei più importanti centri dell’Etruria meridionale interna ed infine, attraversando il loggiato di Paolo III Farnese, si raggiunge la stanza che custodisce la prestigiosa tomba della biga etrusca trovata ad Ischia di Castro.

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Veduta aerea dell’area archeologica di Acquarossa vicino a Viterbo (foto mic)

Acquarossa è il nome odierno, derivato dalla vicina sorgente di acqua ferruginosa, attribuito dagli archeologi a un abitato etrusco risalente alla metà del VII secolo a.C. e distrutto, da un terremoto o da città nemiche, intorno al 550-500 a.C. e di cui è ignoto il nome originario. L’area era già abitata da millenni: sono stati fatti ritrovamenti sporadici del neolitico, eneolitico e della cultura appenninica, con un villaggio di capanne precedente agli etruschi. La caratteristica più importante dell’insediamento è tuttavia costituita dalle numerose case etrusche, di forma prevalentemente quadrangolare.

Napoli. Al museo Archeologico nazionale si presenta il catalogo della mostra “Archeologia da spiaggia” di Maurizio Finotto a cura di Melania Rossi con un confronto tra la sensibilità contemporanea e gli antichi reperti

napoli_mann_mostra-archeologia-da-spiaggia_catalogo_locandina“Archeologia da spiaggia” di Maurizio Finotto è stata una delle mostre dell’estate 2022 al museo Archeologico nazionale di Napoli. Giovedì 20 ottobre 2022, alle 12, nella sala conferenze del Mann, si presenta il catalogo della mostra di Maurizio Finotto a cura di Melania Rossi. Il volume (Edizioni Quodlibet) ripercorre il viaggio creativo di Finotto, che ha raccolto e reso installazioni artistiche alcuni oggetti di plastica abbandonati sui litorali nazionali. Intervengono Paolo Giulierini, direttore del Mann; Maurizio Finotto, artista; Melania Rossi, curatrice; Ermanno Cavazzoni, scrittore.

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L’artista Maurizio Finotto davanti ad alcune sue opere in mostra al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Abbandonati e trascinati dalla risacca per trovare nuova vita: sono gli oggetti di plastica che l’artista Maurizio Finotto (Venezia, 1968) ha raccolto durante dieci anni di ricerca fra i litorali del Bel Paese. Uno scavo particolarissimo, che ha trovato valore creativo nella mostra “Archeologia da spiaggia”: nell’esposizione, curata da Melania Rossi, Finotto “assembla” e ripensa oggetti dimenticati nel tentativo di ricostruirne un’ipotetica funzione, proiettandoci con sottile ironia in un futuro che ha ormai perso memoria degli usi costumi della nostra epoca.  In allestimento tredici opere (sculture, diorami, calchi, video-installazioni e video-animazioni) a confronto con una decina di reperti che provengono dai depositi del Museo. Tra questi i vasi canopi in plastica, per rappresentare nuove divinità tutte legate alla società dei consumi: ecco SVITOL, probabile protettore delle Porte della Luce (“LUX”), serrature dell’aldilà, con elementi plastici a forma di greche; ASTRO ROBOT, effige di sacerdote o dio del Sole (“SOL”); NELSEN, testa a guisa di pipa di origine misteriosa, forse identificabile con una divinità. Reminiscenze dei calchi vesuviani si ritrovano, ancora, nel Bambino Pompeiano, scultura in gesso e plastica grazie a cui l’artista crea un parallelismo fra le eruzioni del vulcano e le catastrofi determinate dall’inquinamento ambientale, mentre il diorama “Spiaggia” raccoglie, in un’unica e multiforme prospettiva, un campionario di oggetti ritrovati sugli arenili.

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I vasi canopi in plastica realizzati da Maurizio Finotto in mostra al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Il progetto creativo è quasi sovrapponibile alla ricerca archeologica: esplorazione, ritrovamento, conservazione, interpretazione, nuova esposizione del manufatto sono i passaggi seguiti dall’artista. Con un significativo e ulteriore trait d’union: l’opera è adesso, come l’ha resa il tempo e, nel caso delle plastiche di Finotto, il mare. In esposizione, spicca il confronto tra la sensibilità contemporanea e gli antichi reperti: il canopo di Ka-uab in alabastro (riferibile tra la XXII e XXVI dinastia), insieme a un frammento di idolo egizio, una mano in terracotta, ex voto proveniente dall’area sacra santuario di Ponte delle Monache nel territorio di Calvi Risorta (Caserta), e altri oggetti di vita quotidiana dalle città vesuviane (bicchieri, tazze e coppe in vetro, coppette in terra sigillata italica), databili tra la fine del I secolo a.C. e la conclusione del secolo successivo.

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Il direttore del Mann, Paolo Giulierini, alla mostra “Archeologia da spiaggia” (foto mann)

“Non c’è nulla di casuale nell’incontro tra il MANN, che negli ultimi anni ha dedicato molta attenzione ai temi ambientali legati al mare, e la ricerca dell’artista Maurizio Finotto”, interviene Giulierini. “Proprio come un archeologo, andando oltre l’accezione negativa della plastica rispetto all’ecosistema marino (tutti sappiamo che purtroppo un’enorme isola si è formata nell’Oceano ed è grande più di due volte la Francia), Finotto legge questo materiale di scarto anche in chiave di memoria, come reperto della quotidianità. E ci ricorda le urgenze dei nostri tempi: se non ci fermiamo, infatti, l’elemento che daterà la nostra epoca rischia di essere la plastica, a differenza della ceramica per il mondo antico”. E lo scrittore Ermanno Cavazzoni: “Nell’anno corrente 2799, a mille anni dal ritrovamento della Stele di Rosetta, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli arricchisce la sua collezione permanente con nuovi reperti, costituiti da oggetti di materie plastiche ritrovati sui litorali italici”.

Al via le “Conversazioni Altinati” proposte on line da La carta di Altino dedicate alle “Storie delle terre e delle acque di Altino”. Aprono Paolo Mozzi e Sandra Primon su “La geomorfologia della laguna di Venezia in età antica”

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Il territorio di Altino in un’antica mappa (foto La Carta di Altino)

Ripartono le Conversazioni Altinati, appuntamenti on line proposti dall’associazione Le Carte di Altino: la nuova rassegna è dedicata a “Storie delle Terre e delle Acque di Altino”. Scrivono gli organizzatori: “Jacopo Filiasi testimonia che ancora nel ‘700 nel territorio della gronda lagunare erano presenti i lupi e l’antico poeta Marziale, quando descrive le ville di Altino, le colloca in prossimità della mitica foresta sulla quale cadde il carro di Fetonte. Com’era l’antico paesaggio altinate? Certamente sospeso fra terra e acqua. E noi vogliamo raccontarvene le storie”.

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Studio geofisico del territorio di Altino con le nuove tecnologie (foto La Carta di Altino)

Nella prima videoconferenza di questo ciclo dedicato alle “Storie delle terre e delle acque di Altino”, si conosceranno i risultati delle ricerche più recenti di Paolo Mozzi e Sandra Primon. L’appuntamento on line è per giovedì 20 ottobre 2022. alle 21, con Paolo Mozzi e Sandra Primon su “La geomorfologia della laguna di Venezia in età antica”. Per seguire l’incontro basta collegarsi a questo link: https://unipd.zoom.us/j/82668330311…. Le fonti antiche ci dicono che gli altinati hanno reso vivibile e salubre un ambiente di palude. Oggi le geoscienze e le tecnologie avanzate ci aiutano a comprendere la formazione e le trasformazioni dello spazio lagunare e fanno luce sull’interazione fra le forze della natura e l’attività umana nella costruzione del paesaggio.

Bologna. Al via “…Comunicare l’archeologia…” (quarto trimestre), il ciclo di incontri del Gruppo archeologico bolognese con focus sulla Grecia macedone, l’uomo del Paleolitico, e il riutilizzo dei materiali romani

gruppo-archeologico-bolognese_gabo_insolita-itinera_logo“…Comunicare l’archeologia…”: al via il ciclo di incontri per il quarto trimestre 2022 proposto dal Gruppo archeologico bolognese al martedì, alle 21, in presenza al Centro Sociale G. Costa in via Azzo Gardino 48 a Bologna. Tuttavia, a causa del permanere del rischio di contagio da sars-cov-2, gli incontri si faranno applicando il criterio di sicurezza fondamentale, e cioè l’uso della mascherina tipo FFP2 per tutta la durata dell’incontro. Il Gabo richiede di non presentarsi alle conferenze con una temperatura corporea superiore a 37.5 gradi e se risultati positivi al tampone anche se asintomatici. Tutto questo salvo imprevedibili maggiori restrizioni richieste da eventuale peggioramento della situazione pandemica.

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Alessandro Magno: dettaglio del grande mosaico della battaglia di Isso, proveniente da Pompei e conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Si inizia martedì 18 ottobre 2022, con la conferenza “Nella Grecia macedone sulle orme di Alessandro Magno. Racconto di viaggio con il Gruppo Archeologico Bolognese” (Prima parte) tenuta dall’archeologa e travel designer Silvia Romagnoli che racconta lo splendido viaggio attraverso una civiltà di grande fascino realizzato da Insolita Itinera e accompagnato dalla stessa Silvia Romagnoli, tenutosi a giugno 2022, in collaborazione con il Gruppo Archeologico Bolognese. La Grecia conobbe in epoca antica momenti di assoluta gloria, dalla fioritura delle arti nel periodo classico al regno di Macedonia, il cui più celebre sovrano, Alessandro Magno, conquistò giovanissimo i territori remoti e inesplorati dell’Asia centrale. Il territorio della Macedonia custodisce i più affascinanti siti archeologici dell’antico Impero macedone, tra cui città fortificate, artefatti d’oro, e tombe monumentali dei sovrani. E poi lo splendore delle chiese bizantine di Salonicco, i cui mosaici, patrimonio dell’umanità UNESCO, sono tra le più alte testimonianze dell’arte cristiana sotto l’Impero Romano d’Oriente. Sopravvivono castelli e fortificazioni sul mare che sono oggi parte integrante del paesaggio e dell’anima dei borghi della Grecia del Nord. La Grecia continentale è anche spiritualità e contemplazione, come mostra il complesso monastico della Meteora, eretto in un paesaggio impervio quanto mozzafiato con inenarrabili sforzi e ora autentico spettacolo di umana tenacia. Denso di sacralità è anche il territorio autonomo di Monte Athos, una montagna sporgente sul mare della Penisola Calcidica. La seconda parte si terrà il 25 ottobre 2022.

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L’ingresso della grotta di Fumane, uno dei massimi siti preistorici in Europa (foto unife)

Martedì 15 novembre 2022, conferenza “Come eravamo. L’Italia nel Paleolitico” con il prof. Marco Peresani dell’università di Ferrara che parlerà della Grotta di Fumane a Verona, uno dei maggiori siti archeologici preistorici d’Europa con ricche testimonianze che rappresentano un eccezionale documento delle frequentazioni dell’Uomo di Neanderthal e dei primi Uomini Moderni.

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Howard Carter e il faraone Tutankhamon “coinvolti” nelle interviste impossibili del Gabo

Martedì 29 novembre 2022, nel centenario della scoperta della tomba di Tutankhamon da parte di Howard Carter il 29 novembre 1922 il Gruppo Archeologico Bolognese e la compagnia Ten Teatro Costarena presentano: “Intervista impossibile a Tutankhamon” di Giorgio Manganelli, e “Intervista impossibile a Howard Carter” di Giuseppe Mantovani. Introduzione a cura dell’archeologa Daniela Ferrari.

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Un capitello romano riutilizzato a Bologna in epoca medievale (foto gabo)

Martedì 13 dicembre 2022, conferenza ” Spolia bononensia. Il riutilizzo del materiale architettonico di età romana nel centro storico di Bologna” con Claudio Calastri, archeologo, classicista, dirigente di Ante Quem per servizi in campo archeologico e casa editrice dedicata all’archeologia.

Ostia antica. Ultimi giorni al parco archeologico per la mostra “Chi è di scena! Cento anni di spettacoli a Ostia antica (1922 – 2022)” a un secolo dalle prima rappresentazioni moderne nel teatro di Ostia antica, il cui restauro parte entro l’anno

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Uno spettacolo in scena al teatro di Ostia antica (foto da http://www.romatoday.it)

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Locandina della mostra “Chi è di scena!” al parco archeologico di Ostia Antica fino al 23 ottobre 2022

A cento anni dalle prime rappresentazioni moderne andate in scena nel Teatro di Ostia antica, una mostra e il volume che l’accompagna (Electa) celebrano un secolo di arte dello spettacolo in uno dei più importanti teatri romani dell’antichità. Il Teatro di Ostia antica è stato infatti protagonista per tutto il Novecento di una lunga stagione di eventi, un’intensa attività che ha visto l’alternarsi di commedie e drammi, che fino alla fine degli anni Sessanta si sono svolti in gran parte sotto l’egida dell’Istituto nazionale del Dramma Antico con la partecipazione di personalità di spicco, quali per esempio Duilio Cambellotti e Mario Sironi per le scene e i costumi, a cui si sono affiancati anche numerosi spettacoli di danza e in anni più recenti concerti di musica pop, rock ed elettronica.

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Rappresentazione dell’Aulularia di Plauto, 9 maggio 1922, al teatro di Ostia antica (foto parco archeologico di Ostia antica)

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Rappresentazione dell’Aulularia di Plauto, 9 maggio 1922, al teatro di Ostia antica (foto parco archeologico di Ostia antica)

Ma non c’è ancora molto tempo per vedere la mostra “Chi è di scena! Cento anni di spettacoli a Ostia antica (1922 – 2022)” promossa dal Parco archeologico di Ostia antica che ripercorre la storia delle manifestazioni che si sono tenute, e che ancora si svolgono, nel teatro romano dell’area archeologica. Chiuderà infatti, salvo proroghe, il 23 ottobre 2022. Divisa in cinque sezioni, l’esposizione è curata da Alessandro D’Alessio, Nunzio Giustozzi e Alberto Tulli, con l’organizzazione di Electa. L’idea della mostra nasce dalla ricorrenza dei cento anni dalle prime rappresentazioni teatrali. Nella primavera del 1922 veniva infatti messa in scena dai ragazzi delle scuole elementari di Ostia, nel teatro romano non ancora ricostruito, l’Aulularia di Plauto. Quella rappresentazione fu il banco di prova per l’introduzione di una forma teatrale più impegnativa e organizzata, per la quale si rese necessario operare una profonda trasformazione dell’edificio.

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Teatro nel 1927: sono quasi ultimati i lavori curati da Guido Calza per la ricostruzione della cavea (foto archivio parco archeologico ostia antica)

La mostra – attraverso materiali d’archivio, molti dei quali inediti, e un suggestivo montaggio video di fotografie e filmati d’epoca – traccia per la prima volta filologicamente la lunga storia di arti dello spettacolo che hanno dato lustro all’antico spazio scenico. Storia approfondita dal volume riccamente illustrato edito da Electa, con contributi che ricostruiscono anche le vicende legate agli scavi e ai restauri promossi in particolare da Guido Calza, permettendo al monumento di recuperare la sua antica funzione teatrale. Monumento che, entro fine anno, sarà oggetto di un intervento di restauro e rifunzionalizzazione sull’intera struttura. “Di tutto ciò, o di una sua discreta parte, abbiamo voluto render conto, per la prima volta in assoluto, nei fornici orientali del monumento, dove il visitatore può ammirare immagini, filmati, manifesti, maquettes e bozzetti di scenografie o costumi, abiti di scena e diversi altri documenti che raccontano, forse più e meglio di tante parole, la fortunata vicenda del teatro di Ostia in età contemporanea”, dice Alessandro D’Alessio, direttore del Parco archeologico di Ostia antica. “Non una mostra archeologica dunque, eppur in certo qual modo una mostra di storia dell’archeologia, se e vero che l’utilizzo che ancora oggi noi facciamo dell’edificio, oltre a quello puramente scientifico, conservativo e didattico-esplicativo, scaturì dalla lungimirante visione di un archeologo”.

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Il manifesto di Mario Sironi del 1949 per “Medea – Il Ciclope” di Euripide al teatro di Ostia (foto AFI – Archivio fondazione INDA)

I numerosi materiali provengono dagli archivi non solo del parco archeologico di Ostia antica, ma anche della Biblioteca Museo Teatrale SIAE, dell’INDA, dell’Archivio Luce Cinecittà e degli artisti, tra cui l’Archivio dell’Opera di Duilio Cambellotti – il quale firmò parecchi lavori come costumista e scenografo contribuendo non poco alla fortuna della programmazione – e da numerose collezioni private come la Collezione Andrea Sironi-Strauβwald. E proprio da un manifesto del 1949 di Mario Sironi e tratta l’immagine coordinata della mostra, realizzata dallo studio Leonardo Sonnoli (Leonardo Sonnoli, Irene Bacchi). Il tutto e esposto all’interno dei fornici del teatro stesso, in quattro moduli disegnati site-specific dallo studio Stefano Boeri Architetti. Allo spettacolo di Ostia mi ero avviato a denti stretti. Teatro antico, tragedia greca: due pericoli di barba. […] E trovai invece uno degli spettacoli più belli che abbia mai veduto. Alberto Savinio (1949)

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Manifesto di Duilio Cambellotti per “Sette a Tebe” di Eschilo, “Antigone” di Sofocle e “Le nuvole” di Aristofane, 1927 (foto di Marco Maria Pasqualini, courtesy galleria L’Image, Alassio (Sv)

PERCORSO MOSTRA. SEZIONE I. 1927 Sette a Tebe / Antigone / Le nuvole; 1928 Giulio Cesare. Alla lungimiranza dell’archeologo Guido Calza si deve la coraggiosa restituzione dell’edificio teatrale alla sua vocazione originaria in sintonia con l’attività dell’Istituto nazionale del Dramma Antico che stava riportando in auge in quegli anni le rappresentazioni classiche. Da Siracusa provenivano gli spettacoli inaugurali del 24 giugno 1927: I sette a Tebe di Eschilo, alternato ad Antigone di Sofocle e a Le nuvole di Aristofane. Fu Duilio Cambellotti a disegnare il manifesto e le scenografie. Foto storiche, bozzetti e maquettes ne evocano l’atmosfera sospesa: prismi come gole spalancate di draghi; su dall’alto sogguardavano le deità protettrici, impassibili, ricche di colori e d’oro mentre tutto il resto era addensato d’oscurità. Per una tragedia moderna di stampo ideologico, il Giulio Cesare di Enrico Corradini andato in scena la prima volta al Teatro Antico di Taormina e poi a Ostia nel giugno 1928, Cambellotti avrebbe concepito una potente identità visiva con l’irrevocabile passo del dittatore, i raffinati costumi all’antica dei protagonisti e i “raggruppamenti”: tavole pittoriche ricche di lumeggiature ed effetti chiaroscurali che scandivano i vari piani dell’azione e i momenti del dialogo anche attraverso una decisa connotazione di volti e gesti, da cinema.

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I Menecmi di Plauto al Teatro Romano di Ostia antica nel 1938 (foto Archivio Luce Cinecittà)

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Il manifesto di Duilio Cambellotti, manifesto per “Gli uccelli” di Aristofane, al teatro di Ostia antica, 1947 (foto Aleandri Arte Moderna, Roma)

SEZIONE II. 1938 Aulularia / I Menecmi; 1947 Gli uccelli. Un amletico attore intento a indossare maschere comiche e tragiche campeggia al centro della locandina creata da Duilio Cambellotti per le commedie plautine del 1938, Aulularia e I Menecmi, ambientate tra case, tetti e giardini in miniatura desunti dagli affreschi pompeiani, vivacemente colorati e resi plastici con materiali poveri come in un presepio napoletano. In più punti le scenografie erano sopravanzate dalle figure di mattatori del calibro di Luigi Almirante che col suo bizzarro falsetto e nella mimica eguagliava gli espressivi studi di fisionomie dello stesso Cambellotti. Spettacoli accattivanti da meritare persino insolite riprese aeree che trovarono larga eco sulle riviste nazionali ed estere contribuendo al lancio dell’immagine di Ostia antica nel mondo. Si imponevano all’attenzione anche per la presenza di “danze classiche” quale indispensabile accompagnamento dell’azione scenica con gruppi coreutici all’avanguardia nel panorama europeo dell’epoca: come quello di Tusnelda Risso Strub nei Menecmi, di Ada Franellich negli Uccelli del 1947. Per la commedia di Aristofane Cambellotti ideo un’architettura arborea fittizia che appare oggi, nel suo minimalismo, di una modernità sconvolgente. Era fatta solo di elementi naturali, aerei, fortemente evocatori di pace, come gli sgargianti costumi di fustagno del coro nella foggia di volatili.

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Bozzetto di Mario Sironi per un costume della Medea, 1949 (foto collezione privata)

SEZIONE III. 1949 Medea / Il ciclope. Nel comporre il manifesto delle rappresentazioni euripidee del 1949 Mario Sironi evoca archeologicamente l’ancestrale dramma di Medea, mutuando dalla paratassi della ceramica del Geometrico figure, vernici e segni stilizzati nei moduli di una pittura che già guarda alla svolta materica dei primi anni Cinquanta. Su una scenografia essenziale, in dialogo straniante con i ruderi e l’ambiente naturale – lo rivela una serie di fotografie con i protagonisti in pose recitanti – l’artista si dimostra consapevole dell’importanza dei costumi nella caratterizzazione degli interpreti. Clou dell’esposizione e una nutrita congerie di rigorosi figurini, pressoché inediti, in cui Sironi rivisita corpetti, chitoni e pepli attenendosi alle parti strutturali, in un repertorio di linee semplici, spesse e marcate, di bande a colori “neoplastiche” sdipanato sui corpi in sintonia con le ricerche non più figurative dell’epoca. Una sola, iconica caverna domina la scena del Ciclope, maestosa montagna di rude cartone segnato da graffiti, oscuro fondale per i movimenti dei personaggi: Ulisse ha dipinte solo le ossa del costato; Sileno barba e peli ovunque, grottesco con quell’enorme pancia; caliginose calzamaglie indossa il gruppo animalesco coreografato dalla Chladek; Polifemo in pelliccia, clava e maschera tribale come uno scafandro, cosi simile ai Mamuthones del carnevale sardo.

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Le allieve della la Scuola di Danze Classiche del Governatorato di Roma nel piazzale delle Corporazioni di Ostia antica, 1927 (foto di A. Porry-Pastorel – parco archeologico di Ostia antica)

SEZIONE IV. 1922… “L’evocazione rapida di un sogno”; Primavera 1922. I bambini delle elementari di Ostia recitano l’Aulularia di Plauto. Una serie di fotografie ritrovate tra le carte di Guido Calza, il copione “adattato”, un tema e tante testimonianze documentano questo primo, sperimentale tentativo di moderno “teatro all’aperto”: un semplice fondale dipinto come scenografia, autorità e invitati con il parasole plaudenti su una cavea che era ancora un pendio erboso. Mentre gli scavi di Ostia antica stavano diventando set fotografico per leggiadre danzatrici in abiti grecizzanti, era stato gettato il seme della lunga e feconda storia di rappresentazioni classiche, dal 1927 al 1969 organizzate con qualche soluzione di continuità dall’Istituto nazionale del Dramma Antico, e non solo, come rivela la cronologia visiva di 100 stagioni. Una ricca rassegna stampa, fotografie di scena, brevi filmati d’epoca fanno rivivere gli spettacoli di sempre più vario genere, svelando anche il dietro le quinte e gettando una luce vera sull’eterogeneo pubblico fatto di celebrità e di gente comune giunta in trenino ad affollare le serate estive. Una ribalta che ha visto negli anni avvicendarsi registi e attori, coreografi e ballerini, scenografi e costumisti tra i migliori nomi del panorama italiano e internazionale. Senza dimenticare la musica pop, rock ed elettronica cui il Teatro Romano di Ostia antica, sotto le stelle, ha regalato un’insolita, magica atmosfera per emozioni indimenticabili, tra cui, a titolo d’esempio, Jethro Tull, Patty Smith, Vinicio Capossela. Tra le foto di scena in mostra quella di Nuvole del 1955 con Arnoldo Foa e Olga Villi nell’Alcesti del 1956. Ancora Arnoldo Foa, con Valeria Moriconi, in una scena della commedia Pene d’amor perdute di William Shakespeare nel 1961, e nell’Anfitrione del 1962.

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Teatro di Ostia antica: la ricostruzione della facciata esterna,1939 (foto archivio parco archeologico di ostia antica)

SEZIONE V. Gli interventi di restauro e rifunzionalizzazione del Teatro Romano di Ostia (1913, 1926-’28, 1938-’39). “Ma la rappresentazione fatta ieri a Ostia ha dimostrato anche un’altra cosa. Ha dimostrato che bisogna in ogni modo incoraggiare – dal Governo, dal pubblico, dai giornali – l’opera di coloro che con assidua intelligente fatica, si studiano di rimettere in valore le nostre glorie passate, perché siano di ammaestramento e di stimolo alla infiacchita generazione presente” (Plauto sulle scene del Teatro di Ostia dopo diciotto secoli, “Il Giornale d’Italia”, 11 maggio 1922). Ben rende, questa citazione da un articolo non firmato (perché probabilmente scritto da Arturo Calza, padre dell’ispettore archeologo degli Scavi di Ostia), l’intenzione di Guido Calza di riadattare il teatro ad accogliere il pubblico delle rappresentazioni che vi si dovevano di lì in avanti svolgere. Cosi come appare illuminante, nella sua attualità, il riferimento alla “rimessa in valore” del patrimonio antico per finalità educative e di pungolo ai giovani. Già Vaglieri nel 1913, pur senza intraprendere un’anastilosi vera e propria, aveva fatto reintegrare la sommità delle coperture delle tabernae dell’edificio, a scongiurare il crollo delle murature liberate dalla terra che per secoli le aveva sepolte. Nel 1922, dunque, la cavea si presentava ancora come un catino sistemato a prato, scomodo e pericoloso, tanto che le recite di quell’anno fornirono a Calza l’ulteriore giustificazione per procedere alla sua ricostruzione. Terminata nel 1928, la nuova gradinata offriva ora un perfetto parterre, per così dire, agli spettatori che sempre più numerosi avevano preso ad assistere agli spettacoli qui organizzati dall’INDA. E comunque solo nel 1938-39, in occasione dei preparativi per la mai tenutasi Esposizione Universale di Roma del 1942 e in linea con le bombastiche modalità ideologiche del tempo, che il teatro di Ostia assume l’aspetto che tuttora lo contraddistingue, tramite la ricostruzione di alcune arcate del prospetto esterno, dell’ingresso centrale e delle tabernae poste ai lati di questo. In mostra alcune foto storiche dall’Archivio fotografico del parco archeologico di Ostia antica ripercorrono le trasformazioni e gli interventi di quegli anni: il teatro al termine degli scavi di Dante Vaglieri (1913); la ricostruzione della cavea (1926-28) quasi ultimata con il primo meniano pressoché completo e le volte di sostegno del secondo meniano gettate, mentre di lì a poco verranno posizionati i gradini del secondo ordine; la ricostruzione dell’ingresso principale (13 aprile 1939). In questa sezione sono visibili decorazioni marmoree a muro già cosi allestite sulle pareti del fornice.

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La cavea del teatro romano di Ostia Antica oggi (foto parco archeologico ostia antica)

IL TEATRO. Il teatro di Ostia antica è uno dei più antichi in muratura; fu costruito negli ultimi anni del I secolo a.C., come attestato dall’iscrizione che menziona Agrippa, genero di Augusto. Inizialmente concepito per ospitare circa 3000 spettatori, fu poi ampliato durante il regno dell’imperatore Commodo, alla fine del II secolo d.C.: il suo intervento porto la capienza della cavea, ovvero degli spalti per il pubblico, al ragguardevole numero di 4000 spettatori. Un portico con botteghe si apriva verso il Decumano Massimo, a cavallo del quale nel 216 d.C. fu realizzato un arco in onore dell’imperatore Caracalla in corrispondenza dell’ingresso del teatro. Lo stesso ingresso, la cui volta era decorata con stucchi, conduceva all’orchestra pavimentata in marmo, raggiungibile anche da due corridoi laterali, le parodoi. Nella tarda età imperiale il teatro inizio a ospitare anche spettacoli acquatici: il settore centrale dell’orchestra veniva allora allagato e vi si esibivano nuotatori e acrobati: fu così costruito un parapetto marmoreo che serviva a isolare la cavea, ovvero la gradinata, dall’orchestra. La scena era movimentata da nicchie; restano alcuni elementi marmorei, tra cui i mascheroni, in origine appartenuti al fronte scena. Con la caduta dell’Impero Romano d’Occidente e il progressivo abbandono di Ostia a partire dalla fine del V secolo d.C. anche il teatro fu abbandonato e andò in rovina. Durante il medioevo fu utilizzato come piccola fortezza e come deposito temporaneo per i marmi (statue, blocchi e lastre) da trasformare in calce. Poi anche questa piccola fortezza fu abbandonata e del teatro si perse traccia fino agli scavi archeologici della fine dell’Ottocento. Del teatro sopravvivevano pochissimi resti all’epoca, ma il monumento era troppo importante per non portarlo in luce e restaurarlo. Cosi, dal 1910 in avanti si susseguirono diverse campagne di scavo e di contestuale restauro. La prima, tra il 1910 e il 1913 porto in luce il perimetro esterno del teatro mentre la gradinata della Cavea, davvero fragile, fu ricoperta da terra in modo da formare un pendio erboso che consentisse di sfruttare quello spazio a fini teatrali. Gli scavi e i contestuali restauri, davvero ingenti, proseguirono negli anni seguenti. I lavori si conclusero nel 1927: fu ricostruita la cavea del teatro, in modo da poter ospitare spettatori cosi come avveniva in passato: il teatro poté così ospitare fino a 2700 spettatori, meno dei 3000 del teatro costruito 2000 anni prima, ma comunque un numero ragguardevole di persone.

IL PROGETTO DI RESTAURO ARCHITETTONICO DEL TEATRO > 2022. Dopo anni di lavori manutenzione ordinaria e riparazioni puntuali, grazie ai finanziamenti dei fondi CIPE è stato finalmente possibile progettare un intervento organico sull’intera struttura del teatro. I fondi stanziati comprendono i costi di realizzazione del cantiere, che avrà inizio entro il 2022. L’obiettivo fondamentale del progetto è quello del restauro del bene monumentale per mantenere viva la funzione del teatro come importante luogo di manifestazioni culturali, garantendo ai visitatori la fruizione degli spazi in totale sicurezza. Il progetto di consolidamento strutturale per il miglioramento sismico e stato realizzato dallo studio Iges World S.r.l., che ha gestito anche l’iter per l’ottenimento dell’autorizzazione sismica. Il progetto architettonico, a cura dello Studio Balletti e Sabbatini architetti, riguarda il restauro delle superfici, la rifunzionalizzazione di alcuni ambienti per la realizzazione di un polo multimediale consono all’implementazione dell’offerta informativa e divulgativa e la progettazione degli interventi sugli apparati decorativi, al fine di garantirne la tutela e la salvaguardia.

Ercolano. In vigore l’orario invernale: aperto tutti i giorni e accesso per gli amici a quattro zampe in via sperimentale

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Visitatori al parco archeologico di Ercolano (foto paerco)

Al parco archeologico di Ercolano è entrato in vigore l’orario invernale: dal 15 ottobre 2022 cancelli aperti dalle 8.30 alle 17 (ultimo ingresso 15.30), con una grande novità per la stagione autunnale: il sito ritorna accessibile tutti i giorni della settimana. Abolito quindi il giorno di chiusura settimanale del mercoledì istituito in tempo di Covid per permettere la sanificazione accurata degli ambienti. Tra le altre novità introdotte: accesso per gli amici a quattro zampe. Una sperimentazione che il Parco ha voluto mettere in campo, aprendo l’area archeologica ai cani senza limitazioni di razza o taglia, confidando nella collaborazione dei visitatori proprietari, dai quali ci si aspetta, come sempre, la massima e attiva partecipazione  alla tutela del patrimonio culturale custodendo i fedelissimi amici a quattro zampe e osservando le norme di igiene e decoro che già si utilizzano nella vita quotidiana, e con l’unica accortezza di evitare  l’accesso alle domus con pavimenti mosaicati e affrescati.

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Il personale di vigilanza e accoglienza entrato a far parte della famiglia del parco archeologico di Ercolano (foto paerco)

“Era insistente la richiesta di tenere aperto il Parco tutti i giorni della settimana da parte dei visitatori e viva era l’attesa da parte degli operatori del settore dell’accoglienza e dell’ospitalità che ad Ercolano si impegnano ogni giorno per rendere l’esperienza della visita unica e indimenticabile”, dichiara il direttore Francesco Sirano. “Grazie alla recente immissione di personale di vigilanza e accoglienza siamo ora in grado di ritornare alla situazione pre Covid con l’apertura stabile, 7 giorni su 7. Inoltre abbiamo deciso di consentire in via sperimentale l’accesso ai cani, fedeli accompagnatori dei visitatori e oramai parte delle nostre famiglie, confidando nella preziosa e insostituibile collaborazione del nostro pubblico. Questa misura temporanea, che ci auguriamo di potere confermare in base all’esperienza che matureremo nei prossimi 6 mesi, è solo una delle iniziative che il Parco intende realizzare per diventare sempre più amico e vicino ai visitatori e alla comunità”.

Parco archeologico dei Campi Flegrei. Iniziato il restauro subacqueo del mosaico “dei pesci”: a lavori ultimati, sarà una attrazione in più del parco sommerso di Baia

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Una fase del restauro subacqueo del mosaico “dei pesci” nel parco sommerso di baia (foto pa-fleg)

È iniziato il restauro del mosaico “dei pesci” nelle acque del golfo di Baia (Na). Una volta terminato, sarà un’altra attrazione per il pubblico del già interessante parco sommerso di Baia. Sono gli stessi archeologi del parco archeologico dei Campi Flegrei, di cui Baia fa parte, a darne notizia. “Restaurare un mosaico”, spiegano, “significa ripercorrere il lavoro di un antico artigiano, o meglio, di un artista di 2000 anni fa. Noi nel Parco sommerso di Baia abbiamo l’onore e l’onere di farlo immersi in un mare cristallino, soprattutto durante questo periodo dell’anno”.

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La porzione meglio conservata del mosaico “dei pesci” a Baia, con in primo piano un tonno e forse un’aguglia (foto Naumacos Underwater Archaeology and Technology)

“In questi giorni”, annunciano, “è infatti iniziato il cantiere presso il mosaico “dei pesci”, tra la Villa con ingresso a Protiro e le antiche sponde del Lacus Baianus. “Un pavimento di oltre 50 metri quadri, in parte rovinato dall’azione del mare, che si accanisce in primis verso le tessere nere, con cui sono stati resi gli animali marini della composizione”.

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Riccardo Mancinelli di CSR Restauro Beni Culturali all’opera tra la murena e il riccio rappresentati nel mosaico “dei pesci” a Baia (foto Naumacos Underwater Archaeology and Technology)

“Aguglie, murene, tonni e ricci e che oggi “nuotano” tra vivacissimi cefali, saraghi e orate, curati dalle esperte mani di Riccardo Mancinelli e dei suoi collaboratori dell’azienda CSR Restauro Beni Culturali. Appena terminati i lavori, apriremo al pubblico questo nuovo settore di visita per condividere sempre al massimo i contesti unici al mondo che Baia sommersa offre”.

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L’archeologa subacquea Barbara Barbaro del Servizio di Archeologia subacquea della SABAP dell’Etruria meridionale impegnata a Baia (foto pa-fleg)

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I Servizio di Archeologia subacquea della SABAP dell’Etruria meridionale a Baia (foto pa-fleg)

Una esperienza unica poter vedere all’opera i restauratori subacquei sui mosaici di Baia nel parco archeologico dei campi Flegrei”, confessa Barbara Barbaro, archeologa subacquea del Servizio di Archeologia subacquea della SABAP dell’Etruria meridionale. “Un ringraziamento per l’accoglienza al direttore Fabio Pagano, a Enrico Paolino da Nola Gallocchio, e Nuccia Filomena che ci ha sapientemente guidato tra le meraviglie sommerse dell’antica città”.

Roma. Alla Biblioteca nazionale centrale giornata inaugurale di “Nulla per noi senza di noi. Le professioni museali e la sfida dell’accessibilità” con lectio magistralis di Giovanni Maria Flick in presenza e on line, nell’ambito di Musei in corso

roma_biblioteca-nazionale_musei-in-corso_giovanni-maria-flick_locandinaIn occasione della giornata inaugurale di “Nulla per noi senza di noi. Le professioni museali e la sfida dell’accessibilità”, programma formativo dedicato ai temi dell’accessibilità museale, il presidente emerito alla Corte Costituzionale, Giovanni Maria Flick tiene una lectio magistralis sul tema del diritto al patrimonio culturale. Appuntamento lunedì 17 ottobre 2022, alle 17, in presenza alla Biblioteca nazionale centrale di Roma, e on line. Per partecipare In presenza: ingresso libero, gradita prenotazione con mail a: didattica@fondazionescuolapatrimonio.it; da remoto: su fad.fondazionescuolapatrimonio.it, previa registrazione entro le 12 del 17 ottobre 2022 (vedi https://www.fondazionescuolapatrimonio.it/…/flick…/). È una iniziativa di “Musei in corso”, il programma di promozione del Sistema museale nazionale realizzato con Direzione generale Musei e Direzione generale Educazione Ricerca e Istituti culturali del ministero della Cultura. Il programma è rivolto a musei e luoghi della cultura aderenti o interessati ad aderire al Sistema museale nazionale, pubblici e privati, indipendentemente da titolarità, dimensione o tipologia di collezioni, su tutto il territorio italiano. Webinar introduttivi, corsi multimediali di approfondimento tecnico-scientifico, laboratori workshop, strumenti didattici e strumenti di lavoro, su temi generali e puntuali ritenuti strategici per una gestione museale di qualità, sono offerti a tutte le diverse professionalità coinvolte nella vita di un museo: direttori, personale amministrativo, curatori, conservatori, comunicatori, addetti ai servizi educativi, personale tecnico e personale di vigilanza, addetti alla sicurezza. Introducono la giornata di lunedì 17 ottobre 2022 il direttore della Fondazione Scuola dei Beni e delle Attività culturali, Alessandra Vittorini; il direttore generale Musei del ministero della Cultura, Massimo Osanna; e il direttore generale Educazione, Ricerca e Istituti culturali del ministero della Cultura, Mario Turetta. Alle 17.15, introduzione al programma “Nulla per noi nulla senza di noi. Le professioni museali e la sfida dell’accessibilità” con Alessandra Vittorini, direttore Fondazione Scuola dei Beni e delle Attività culturali. Alle 17.30, Lectio magistralis ci Giovanni Maria Flick, presidente emerito della Corte Costituzionale. Alle 18.30, domande e interventi dal pubblico.

Bologna. Al museo civico Archeologico presentazione del libro di Maria Pia Guermandi “Decolonizzare il patrimonio. L’Europa, l’Italia e un passato che non passa”

libro_decolonizzare-il-patrimonio_copertina“Vedere i musei con un occhio critico è uno dei nostri compiti più importanti”. Ne sono convinti al museo civico Archeologico di Bologna. Sabato 15 ottobre 2022, alle 17, all’Archeologico presentazione del libro di Maria Pia Guermandi “Decolonizzare il patrimonio. L’Europa l’Italia e un passato che non passa”: sarà un’importante occasione per discuterne con Giovanni Brizzi (università di Bologna) e Simone Verde (direttore del complesso monumentale della Pilotta di Parma) alla presenza dell’autrice. Il tema del patrimonio culturale come strumento privilegiato dell’egemonia culturale occidentale è emerso, prepotentemente, grazie al movimento Black Lives Matter e al rinnovato fenomeno di contestazione e rimozione di monumenti controversi dallo spazio pubblico. I movimenti decoloniali alla base di queste proteste sostengono una critica radicale del pensiero occidentale, motore delle forme di colonialismo sulle quali è tuttora incardinato il mondo contemporaneo. In Italia tali movimenti non sono mai diventati oggetto di una discussione allargata, tanto meno nell’ambito del patrimonio culturale. È un ritardo che ha impedito finora la rielaborazione critica dell’eredità culturale del nostro passato coloniale. Decolonizzare il patrimonio significa comprendere quanto di quel passato continua a operare nel nostro presente e assieme sperimentare un uso del nostro patrimonio più democratico e consapevole. Introduzione di Vezio De Lucia.

Venezia. “Un ambiente naturale del tutto artificiale: uomo e acqua ieri e oggi”: ne parla a bordo scavo di Lio Piccolo il team di scavo di Ca’ Foscari con l’attivista Jane Da Mosto. Visita guidata, aperitivo archeologico con musica e dj set

venezia_lio-piccolo_vivere-d-acqua_uomo-e-acqua_15-ottobre_locandinaCome dobbiamo considerare la laguna: uno spazio naturale o uno spazio artificiale, modellato dall’uomo? A volte propendiamo per delle distinzioni di comodo. Le acque lagunari diventano artificiali quando dobbiamo proporre progetti, infrastrutture, cambiamenti. La natura diventa naturale quando invece siamo pronti a difenderla dall’inquinamento, dalle modificazioni o da elementi estranei. L’archeologia ci parla di uno spazio profondamente influenzato dall’ingegneria umana fin da più di 2000 anni fa: ma tale ingegno non sarebbe stato possibile senza il rispetto degli elementi naturali. Se ne parla nel nuovo appuntamento, sabato 15 ottobre 2022, alle 16, a Lio Piccolo (Venezia) con “Archeologia di comunità. Lo scavo della villa marittima di epoca romana di Lio Piccolo, anno 2022”, nell’ambito del progetto “Vivere d’acqua, archeologie tra Altino e Lio Piccolo” dell’università Ca’ Foscari di Venezia. In programma visita dello scavo, conversazione a bordo scavo e aperitivo archeologico. Si accede all’area dello scavo dall’agriturismo Le Saline in via della Sparesera 4 a Lio Piccolo (Ve). Per partecipare scrivere a vivereacqua@unive.it, messaggi whatsapp a +39 351 690 0300. Il tema di sabato 15 ottobre 2022 è “Un ambiente naturale del tutto artificiale: uomo e acqua ieri e oggi”. Il team di scavo Diego Calaon e Daniela Cottica incontrano l’attivista Jane Da Mosto, executive director di We are here Venice, insieme al sindaco di Cavallino Treporti, Roberta Nesto, l’assessore Alberto Ballarin e Sara Bini, funzionaria della soprintendenza ABAP di Venezia e laguna. Dopo lo scavo, si potrà sorseggiare un aperitivo accompagnati dalla musica e Dj Set con @sabba_techno.