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Roma. Gennaro Sangiuliano, già direttore del TG2, è il nuovo ministro della Cultura

roma_ministero-cultura_sangiuliano-nuovo-ministro_foto-micÈ Gennaro Sangiuliano il nuovo ministro della Cultura. Ha giurato sabato 22 ottobre 2022 nelle mani del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Gennaro Sangiuliano nasce a Napoli nel 1962, si laurea in Giurisprudenza all’università Federico II. Consegue il PhD Dottorato di Ricerca in Diritto ed Economia nella medesima università con lode e pubblicazione della tesi. Consegue il Master in Diritto Privato Europeo ottenendo 100/100 con lode e il Diploma IASD (Istituto Alti Studi per la Difesa). Dal 1995 al 1997 dirige i servizi giornalistici dell’emittente televisiva campana “Italia Sette-Canale Otto”. Successivamente diventa direttore del quotidiano Roma di Napoli, poi vice direttore del quotidiano Libero. Collabora con Il Foglio, l’Espresso e Il Sole 24 Ore. Svolge poi l’incarico di direttore della Scuola di Giornalismo dell’università di Salerno e di docente di Storia dell’Economia alla LUISS Guido Carli. Nel 2003 entra in Rai e diviene inviato e poi Capo Servizio del TGR di Napoli. Nel 2004 si trasferisce a Roma all’Agenzia Nazionale della TGR dove diventa prima vice capo redattore (2005) e in seguito capo redattore (2007). Nel 2009 passa al Tg1 dove diviene vice direttore. Nel novembre 2018 viene nominato direttore del Tg2.

Roma. Alle Terme di Caracalla due sabati con “Muses”: quattro performance contemporanee ispirate al sito archeologico, al suo passato e ai suoi spazi monumentali. Gli spettacoli sono inclusi nel costo del biglietto

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Alle Terme di Caracalla torna “Muses”, progetto di Artestudio in collaborazione con la Soprintendenza Speciale di Roma (foto ssabap-roma)

Il 22 e il 29 ottobre 2022 si rinnova l’appuntamento con Muses alle Terme di Caracalla: un progetto di Artestudio in collaborazione con la Soprintendenza Speciale di Roma, che proporrà gratuitamente ai visitatori quattro performance contemporanee ispirate al sito archeologico, al suo passato e ai suoi spazi monumentali. Le quattro azioni sceniche evocano fin dai titoli il passato dell’impianto termale. Il tema delle performance è proprio quello di proporre un viaggio per suggerire al visitatore lo spazio/tempo originale delle Terme di Caracalla, quando migliaia di cittadini romani ogni giorno le affollavano, impegnati nelle più diverse occupazioni. Gli spettacoli sono inclusi nel costo del biglietto di ingresso delle Terme di Caracalla. Gli orari di ingresso sono dalle 9.00 alle 18.30 ultimo ingresso alle 17.30

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Alle Terme di Caracalla torna “Muses”, progetto di Artestudio in collaborazione con la Soprintendenza Speciale di Roma (foto maria sandrelli)

Sabato 22 ottobre 2022, alle 15: “BESSALES” a cura di Alba Bartoli. Durata 20’ circa. Misurare lo spazio con la misura dei piedi, la stessa misura dei mattoni delle TERME. La performance intende il restauro, i ritrovamenti, come metafora della vicenda umana al tempo della complessità dove gli artisti – e il pubblico – non sono soltanto ospiti, ma indagatori di quel flusso che trattiene passato e futuro. Con la compagnia Ferrovie Cucovaz. Alle 16: “FRIGIDARIUM” a cura di Cosimo Distrutto. Durata 20’ circa. Un complesso unico al mondo. Uno dei luoghi più rappresentativi. La performance intende proporre una mappatura, un’ispezione dello spazio: mettersi in ascolto delle migliaia di persone che frequentavano le terme, riproporne nei gesti degli artisti convocati l’andirivieni degli ospiti. Il tema del passare nei luoghi del sito archeologico come memoria del nostro passaggio sulla Terra. Con la compagnia Il Cimitero delle bottiglie.

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Alle Terme di Caracalla torna “Muses”, progetto di Artestudio in collaborazione con la Soprintendenza Speciale di Roma (foto maria sandrelli)

Sabato 29 ottobre 2022, alle 15: “PALESTRA” a cura di Alba Bartoli. Durata 20’ circa. I frequentatori delle Terme impegnati nei loro esercizi. In controluce la nostra memoria di esseri viventi, abitanti di luoghi costruiti utili come pure a simbolo della avventura umana. Da lontano l’eco del teatro classico come elemento propiziatore di quel doppio sguardo sull’esistenza. Con la compagnia Ferrovie Cucovaz. Alle 16: “ELIOGABALO” a cura Cosimo Distrutto. Durata 20’. In questo caso la performance è dedicata ad un personaggio che non solo seguita la costruzione delle Terme, ma che rappresenta un esempio di metissage culturale e infine, ci ricorda l’opera di Antonin Artaud. Una traccia per gli artisti in scena per intraprendere un viaggio nel più misterioso degli avvenimenti umani: il proprio nome. Con la compagnia Il Cimitero delle bottiglie.

Trieste. Al museo civico d’Antichità “J.J. Winckelmann di Trieste il progetto ideato dall’associazione A.C. CulturArti “Anche le statue parlano”: un percorso tra le opere della collezione egizia, romana, cipriota e tarantina

trieste_museo-antichità_anche-le-statue-parlano_locandinaE se Pa-sen-en-hor iniziasse a parlare, quale storia ci racconterebbe? Il progetto “Anche le statue parlano”, ideato dall’associazione A.C. CulturArti, realizzato in collaborazione con il Comune di Trieste, e finanziato dalla Regione Friuli Venezia Giulia e dalla Fondazione Friuli, approda nel pomeriggio di domenica 23 ottobre 2022 al museo civico d’Antichità “J.J. Winckelmann di Trieste quando le statue prenderanno corpo e voce grazie. Ingresso libero, posti limitati. Prenotazione obbligatoria su Eventbrite, all’indirizzo bit.ly/3CdC18I. Repliche alle 14 (1° gruppo), alle 15 (2° gruppo) e alle 16 (3° gruppo). Lo spettacolo in musica e parole nasce con l’intento di collegare passato e futuro, archeologia e tecnologia. Si tratterà di un vero e proprio viaggio nel tempo: un percorso tra le opere più importanti del museo, tra collezione egizia, romana, cipriota e tarantina, che racconteranno i protagonisti dell’antichità attraverso la voce degli attori Alessandro Maione e Caterina Bernardi, che hanno curato la regia dello spettacolo, e del cantautore Edoardo De Angelis, autore dei testi. Le suggestioni dei brani composti per l’occasione si intrecceranno con le spiegazioni del conservatore del museo Marzia Vidulli Torlo, in un dialogo tra i dati archeologici e le memorie dei personaggi storici, ma non solo…

Anguillara Sabazia (Roma). All’ex consorzio “Anguillara riscoperta. Recenti ritrovamenti archeologici dal territorio comunale”: evento per promuovere il ricco patrimonio archeologico e far conoscere al pubblico i recenti ritrovamenti

anguillara-sabazia_anguillara-riscoperta_locandinaSabato 22 ottobre 2022, alle 10, all’ex consorzio agrario in via Anguillarese 145, ad Anguillara Sabazia (Roma) è in programma “Anguillara riscoperta. Recenti ritrovamenti archeologici dal territorio comunale”: evento che vuole promuovere la conoscenza del ricco e variegato patrimonio archeologico di Anguillara Sabazia, cui la soprintendenza aderisce, ma anche un momento partecipativo per spiegare al pubblico i recenti ritrovamenti avvenuti in occasione di lavori pubblici; delle attività di studio e valorizzazione dei beni archeologici del territorio comunale promosse da istituti universitari, ricercatori indipendenti, realtà imprenditoriali attive nel settore dei beni culturali. Frutto di una collaborazione interistituzionale e della forte sinergia fra Soprintendenza, Comune e atenei (italiani e stranieri), l’evento vede coinvolti anche gli studenti del liceo artistico ‘Luca Paciolo’, che hanno realizzato un’opera scultorea per il museo della Piroga. Tanti gli interventi in programma. Alle 10, saluti del sindaco Angelo Pizzigallo; alle 10.30, apre gli interventi, moderati da Carlotta Schwarz, funzionaria archeologo della soprintendenza ABAP di Viterbo e dell’Etruria meridionale, G. Cordiano (università di Siena) su “Angularium: la villa romana e il suo porto sommerso dal lago d Bracciano; Le Mura di Santo Stefano: una villa latifondistica e i suoi proprietari venuti dall’Africa”. Alle 11.15, gli archeologi liberi professionisti M. Amadei, C. Di Tommaso, G. Francozzi, F. Galiffa su “Frammenti di storia dai cantieri stradali: ritrovamenti archeologici ad Anguillara”; alle 11.45, A. Averini (coop. Archeologia) su “Nuove scoperte dai lavori Italferr presso l’acqua Claudia”; dopo il break, alle 13, T. Sgrulloni, ricercatrice indipendente, su “Spanora e il suo casale: analisi e trasformazioni di un edificio antico del distretto sabatino”; alle 13.30, M. Mineo (università La Sapienza Roma), F. Nomi (università di Roma Tre) e M. Truffi (università di Roma Tre) su “Il villaggio de La Marmotta. Nuove indagini di ricerca multidisciplinari e rinnovate attività di tutela e valorizzazione di un importante patrimonio archeologico anguillarino”; alle 14, P. Lorizzo (parco archeologico dell’Acqua Claudia) su “Analisi storica della villa romana dell’Acqua Claudia”; alle 14.30, i ricercatori indipendenti M. Marino e G. Bitti su “Testimonianze di epoca paleocristiana ad Anguillara Sabazia”.

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La villa romana delle Mura di Santo Stefano ad Anguillara Sabazia (Roma) (foto regione lazio)

Anguillara Sabazia è ricca di rilevanze archeologiche: da testimonianze di epoca paleocristiana; ad altri beni culturali di epoca romana: come il complesso della villa romana delle Mura di Santo Stefano (della fine del II secolo d.C.) dove, tra il 1977 e il 1981, la Scuola britannica svolse una campagna di scavi. O il villaggio del neolitico antico in località ‘La Marmotta’, risalente a circa 8.000 anni fa, ora sommerso. Simbolo per eccellenza poi della città, sicuramente, è l’Acqua Claudia: la fonte, ma anche l’omonima villa romana (complesso della fine dell’età Repubblicana), di cui verrà fornita un’analisi storica. Scoperta nel 1934, è un capolavoro di architettura curvilinea romana databile alla I metà del I secolo a.C. E questi sono soltanto degli esempi. Ancora molto c’è da scoprire e conoscere. Ma soprattutto questo è solo un punto di partenza e non d’arrivo per una duplice azione (messa in campo in primis dalla Soprintendenza): da una parte di salvaguardia, tutela e conservazione, dall’altra di indagine e ricerca, finalizzate a una migliore valorizzazione di tale patrimonio. Passato, presente e futuro si fondono per descrivere l’evoluzione socio-culturale della città, dei suoi usi e costumi, anche attraverso casali come quello di Spanora. Tradizioni millenarie (r)innovate e riscoperte, testimonianza di memoria storica; come nel caso del torrione medievale, oggi sede del Museo della civiltà contadina e della cultura popolare, dove l’architettura si fa manifestazione di beni demo-etno-antropologici.

Vetulonia. Al museo Archeologico presentazione della guida “Toscana Etrusca” di Clara Svanera e visita guidata alla mostra “A tempo di danza”

vetulonia_archeologico_presentazione-guida-toscana-etrusca_locandinaIl museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia (Castiglione della Pescaia) ospita venerdì 21 ottobre 2022, alle 18, la presentazione della guida “Toscana Etrusca. Un viaggio contemporaneo in una terra millenaria” a cura di Clara Svanera. Prefazione di Eugenio Giani. Realizzata per conto di Toscana Promozione Turistica la guida propone un viaggio moderno attraverso la Dodecapoli, sulle tracce di una civiltà che ancora continua a rivelarsi attraverso luoghi dal fascino unico e incantato. Chiusi, Cortona, Populonia, Roselle, Volterra, Fiesole, Arezzo e Vetulonia sono visibili e attuali testimonianze del tempo che fu e delle antiche origini di un popolo, quello etrusco, magistralmente raccontato negli itinerari della guida. Evento gratuito. Prenotazione gradita: 0564927241 oppure 0564948058, museo.vetulonia@comune.castiglionedellapescaia.gr.it.

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“Venere Italica”, gesso di Antonio Canova in mostra al museo Archeologico di Vetulonia (foto graziano tavan)

Per l’occasione, un’ora prima, alle 17, visita guidata alla mostra “A TEMPO DI DANZA. In Armonia Grazie Bellezza. Dalle meraviglie del Museo Archeologico Nazionale di Napoli alle opere di Canova figlie del cuore”. A pochi giorni dal 200esimo anniversario della morte del maestro del Neoclassicismo italiano Antonio Canova, avvenuta a Venezia il 13 ottobre 1822, è l’occasione per ammirare le opere di Antonio Canova, presenti nella nostra mostra temporanea: gli originali canoviani in gesso della “Danzatrice con le mani sui fianchi” e della “Venere italica”.

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La copertina del libro “Toscana Etrusca. Un viaggio contemporaneo in una terra millenaria” a cura di Clara Svanera

Toscana Etrusca. La guida ci accompagna alla scoperta degli Etruschi, popolo antico e misterioso, attraverso siti archeologici, musei e antiche lucumonie, le città-stato della dodecapoli. Il percorso si dipana tra queste ultime e le città politicamente e culturalmente preminenti, che ricadono nell’attuale territorio toscano: Arezzo, Chiusi, Cortona, Populonia, Roselle, Vetulonia, Volterra e Fiesole. Gli Etruschi diventano così accompagnatori d’eccezione in un viaggio contemporaneo in quella che è stata la loro Terra, punteggiata di preziose testimonianze anche di epoche successive: pievi, piazze, cattedrali, fortezze e rocche, che spaziano dallo stile gotico al romanico fino al rinascimentale seguendo itinerari suggestivi che attraversano colline verde smeraldo, degradano verso il mare turchese, toccano fonti termali, esplorano le enigmatiche Vie Cave, ci portano a passeggiare lungo le coste o ci conducono tra uliveti e vigneti.

Canino (Vt). Al museo della Ricerca archeologica conferenza del direttore degli scavi Marco Pacciarelli (università Federico II di Napoli) su “SCAVI 2020-2022 nella necropoli di Ponte Rotto. Nuove conoscenze sulle origini e la società di Vulci”: riconosciuta per la prima volta un’organizzazione topografica per gruppi familiari

canino_museo_scavi-necropoli-ponte-rotto_locandinaIn occasione della conclusione della campagna di scavo 2022 presso la Necropoli di Ponte Rotto a Vulci, il prof. Marco Pacciarelli presenta al pubblico i risultati. Appuntamento venerdì 21 ottobre 2022, alle 17.30, al museo della Ricerca archeologica di Canino (Vt), nel Complesso del San Francesco, con la conferenza “SCAVI 2020-2022 nella necropoli di Ponte Rotto. Nuove conoscenze sulle origini e la società di Vulci”. Con il relatore prof. Marco Pacciarelli dell’università “Federico II” di Napoli interverranno Simona Carosi della soprintendenza dell’Etruria meridionale e Carlo Casi direttore del Parco di Vulci. Ingresso libero.

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Veduta da drone della necropoli di Ponte Rotto a Vulci (foto sabap-etru-mer)

Il programma di scavo archeologico condotto tra 2020 e 2022 dal dipartimento di Studi umanistici dell’università di Napoli Federico II (direttore del Dipartimento: Andrea Mazzucchi; direttore dello scavo: Marco Pacciarelli), in collaborazione con la competente Soprintendenza (SABAP per la provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale) e con la Fondazione Vulci (nelle persone rispettivamente di Simona Carosi e Carlo Casi) è ricco di novità. Le oltre cento tombe indagate a Ponte Rotto dal 2020 offrono infatti una grande quantità di nuove conoscenze, sia quantitative che relativamente ai rituali funerari. Lo scavo ha permesso di esplorare scientificamente un ampio settore della necropoli di Ponte Rotto, celebre per eccezionali sepolture come la tomba François e il tumulo della Cuccumella. Per la prima volta è stato possibile riconoscere un’organizzazione topografica per gruppi familiari, che si formano nella fase primigenia detta villanoviana (IX e VIII secolo) e continuano a svilupparsi nella fase orientalizzante (fine VIII e VII secolo a.C.). Questi gruppi utilizzano con sorprendente continuità gli stessi appezzamenti per due-tre secoli, dunque per non meno di dieci generazioni. Nella fase villanoviana i resti ossei cremati dei defunti, prelevati dalla pira, erano deposti entro urne cinerarie coperte da una scodella e sepolte verticalmente in pozzetti cilindrici. Si è scoperto che per alcuni bambini le urne, piuttosto piccole, erano invece sistemate in posizione orizzontale.

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Lo scavo di una sepoltura a inumazione nella necropoli di Ponte Rotto a Vulci (foto sabap-etru-mer)

La comunità sepolta a Ponte Rotto mantiene un tenace attaccamento al rito della cremazione ancora fino alla fase orientalizzante, quando appaiono nuovi tipi tombali tra cui quello a cassetta di lastre litiche. Lo scavo ha permesso però di scoprire anche un significativo numero di sepolture a inumazione entro fossa, relative a individui che non seguono il rito tradizionale della cremazione e che perlopiù non sono accompagnati da manufatti di particolare pregio. Lo studio dei resti scheletrici, molto ben conservati, offrirà prospettive di conoscenza del tutto nuove. La studiosa Carmen Esposito, che si è laureata alla “Federico II” e ha conseguito il dottorato all’università di Belfast, condurrà analisi volte a ricavare il DNA antico, che permetterà di accertare il sesso e i rapporti di parentela, e anche di indagare il profilo genetico di questa comunità. Da altre analisi (anche sui resti cremati) si otterranno gli isotopi dello stronzio, considerati affidabili indicatori dell’area di nascita e dunque anche della mobilità degli individui. Da tutto ciò si potranno finalmente ricavare solidi elementi scientifici sulle origini e sulla composizione della prima società etrusca.

Ercolano. Quarto appuntamento della seconda stagione de “Gli Ozi di Ercole” dedicata a “Il materiale della vita / La vita materiale” promossa dal parco archeologico: Francesco Sirano e Alessandro Vanoli parleranno del “Racconto degli oggetti”

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La locandina dell’edizione 2022 de “Gli Ozi di Ercole” al parco archeologico di Ercolano

Quarto appuntamento de “Gli Ozi di Ercole”, da un’idea del direttore Francesco Sirano con Gennaro Carillo, direttore artistico, intitolato a “Il materiale della vita/ la vita materiale”, perché punta l’attenzione su alcuni degli oggetti del sito dell’antica Herculaneum, come i legni, il mare, l’ambiente naturale di piante e vegetazione e si inserisce a perfetto coronamento della mostra “Materia. Il legno che non bruciò ad Ercolano”, che aprirà prossimamente alla Reggia di Portici. Venerdì 21 ottobre 2022, alle 20, Francesco Sirano e Alessandro Vanoli parleranno del “Racconto degli oggetti”. Considerate le temperature più fresche della sera l’incontro si terrà a Villa Campolieto; alla Fondazione Ville Vesuviane il direttore Sirano rivolge il suo apprezzamento per la disponibilità e la fattiva collaborazione. L’ingresso agli incontri è libero fino ad esaurimento posti, con prenotazione obbligatoria. Info: www.gliozidiercole.it e gliozidiercole@gmail.com; cell. 3472931317. Soddisfazione espressa dal direttore Sirano sulla partecipazione alla rassegna che accoglie un pubblico appassionato e interessato: “Nell’appuntamento di venerdì de Gli Ozi di Ercole parliamo degli oggetti e delle cose in legno ma poi sono gli stessi oggetti che parlano, ci narrano la storia, le storie di coloro che li hanno vissuti e di quelli che li hanno realizzati ed hanno vissuto nella magia di questo luogo del passato e del presente”.

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Elemento del soffitto in legno del salone delle feste della Casa del Rilievo di Telefo (foto Paerco)

ercolano_parco_ozi-di-ercole_21-ottobre_locandinaVanoli, scrittore di lungo corso, ha una predilezione da sempre per le storie di mare e dunque concentrerà la sua attenzione sugli oggetti di legno tipici delle civiltà che sul mare affacciano, crescono e prosperano: “Il racconto di questi oggetti sarà l’occasione per indagare il Mediterraneo inteso come mondo di scambi e di culture. Attraverso la storia del legno è possibile capire come e quanto queste civiltà si siano mescolate. Ercolano con i suoi oggetti di legno è poi un unicum nel mondo antico. La lava lì ha funzionato come la sabbia a Pisa o certe torbiere del Nord, operando per noi uomini del futuro un vero miracolo”. E se Vanoli approfondirà l’oggetto legno legato al mare, per Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano, si tratterà di raccontare non solo alcuni oggetti simbolo del Parco ma più in generale il rapporto che con le cose si instaura, oggi come ieri: “Anche per gli antichi lo stato di un oggetto dipendeva largamente dalla materia nella quale ara stato realizzato che per gli oggetti di lusso implicava ricerca, importazione e grande sapienza artigianale e dunque anche una storia complessa. Gli oggetti poi non sono tutti a sé stanti, ma sono connessi all’esperienza umana, e così il loro significato cambia a seconda non dell’uso che ne facciamo ma di quel che rappresentano. Per noi, quelle cose sono – non si limitano a documentare – la nostra storia, la sua sintesi più compiuta ed eloquente. Per un archeologo rivenire oggetti non ha solo il sapore della scoperta ma apre le porte alla suggestione perché ci si chiede chi lo ha usato e quando e che cosa significava per chi lo ha posseduto. Un po’ come il cratere che Menelao dona a Telemaco nell’Odissea che non è ovviamente solo una coppa preziosa ma un oggetto con una storia importante e infatti gli dice: Voglio un cratere donarti di bella fattura. D’argento/è tutto quanto; ma sono temprate nell’oro le labbra:/opra d’Efèsto. A me lo diede Fedimo, l’eroe/re dei Sidoni, quando, tornando da Troia, io li giunsi,/e la sua casa ospizio mi diede: a te voglio or donarlo. In questo modo anche la storia di questo oggetto avrà un tassello in più, come un viaggio per mare che si arricchisce di nuove esperienze”.

Pompei. All’anfiteatro degli Scavi, concerto di Max Gazzè, tributo alla band inglese, nel 50mo del film-concerto “Pink Floyd: Live at Pompeii”: gli spettatori in presenza e in streaming (visione gratuita sulla piattaforma ITsART) vivranno un’esperienza immersiva unica grazie a soluzioni digitali innovative basate sulla tecnologia 5G a onde millimetriche

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Un frame del video “Pink Floyd. Live at Pompeii” girato nell’anfiteatro nel 1971

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Il cantante Max Gazzè agli Scavi di Pompei (foto parco archeologico di pompei)

Cinquant’anni. Tanti ne sono passati da quel memorabile concerto a porte chiuse nell’anfiteatro di Pompei che vide esibirsi nel 1971 la storica band inglese per il film-concerto ‘Pink Floyd: Live at Pompeii’ diretto da Adrian Maben. Un evento irripetibile, certo. Ma in qualche modo evocabile. È quanto si propone Max Gazzè col concerto-evento immersivo tributo ai Pink Floyd. Venerdì 21 ottobre 2022, alle 20.30, l’Anfiteatro degli scavi di Pompei sarà infatti lo scenario di un concerto-evento capace di far vivere agli spettatori un’esperienza immersiva unica, generando suggestive interazioni tra la performance musicale, la scenografia e l’atmosfera magica del luogo grazie alle più avanzate tecnologie digitali. Protagonisti di questo spettacolo coinvolgente saranno Max Gazzè, che con un gruppo di eccezionali musicisti e voci si esibirà in un tributo ai Pink Floyd per rendere omaggio al film-concerto girato a Pompei nel 1971, e TIM che in collaborazione con Qualcomm metterà a disposizione del pubblico avanzate tecniche di Extended Reality e soluzioni digitali innovative basate sulla tecnologia 5G a onde millimetriche (mmWave). Il risultato di questo mix tra musica, luci e immagini speciali, sarà un concerto-evento che nell’atmosfera magica dell’Anfiteatro proietterà il passato nel futuro grazie alle più moderne tecnologie, realizzando un connubio tra reale e virtuale e arricchendo in questo modo lo spettacolo di forme e contenuti inediti. L’evento sarà fruibile sia in presenza, con prenotazione obbligatoria su piattaforma http://www.ticketone.it, sia in live streaming gratuito su ITsART, la piattaforma streaming dedicata all’arte e alla cultura italiana promossa dal ministero della Cultura, disponibile su Smart TV, PC, Smartphone e Tablet.

pompei_parco_concerto-max-gazzè_locandinaL’evento, di cui Magister Art ha curato la produzione artistica ed esecutiva, OTR Live quella artistica del concerto e GSNet la direzione tecnica dell’esperienza live, e del quale il Gruppo TIM è sponsor unico e partner tecnologico, si inserisce all’interno di ‘Pompeii Echoes’. Un format prodotto da Magister Art con la curatela di Ernesto Assante e nato per celebrare i 50 anni del film-concerto ‘Pink Floyd: Live at Pompeii’ diretto da Adrian Maben. Con questa iniziativa il parco archeologico di Pompei e il Gruppo TIM – in virtù di un accordo di partenariato pubblico privato – intendono proporre forme innovative di valorizzazione del patrimonio culturale attraverso nuovi modelli di fruizione basati su applicazioni immersive in grado di offrire agli spettatori esperienze culturali e di intrattenimento dal vivo maggiormente coinvolgenti, con servizi di realtà aumentata e virtuale che sfruttano le potenzialità del 5G mmWave.

Il concerto-evento sarà la ricostruzione di un viaggio onirico sulle note dei 14 brani reinterpretati dai musicisti; al contempo 14 spazi virtuali in realtà aumentata, basati su simboli e architetture tra le più iconiche di Pompei, diventeranno parte attiva della scenografia e faranno da cornice al palco, restituendo una dimensione inedita del contesto storico e culturale dell’Anfiteatro. Grazie alla tecnologia TIM, gli spettatori presenti potranno ascoltare i brani musicali arricchiti di contenuti digitali 3D in realtà aumentata semplicemente inquadrando il palco con il proprio smartphone, fruendo di un’esperienza non godibile ad occhio nudo. Inoltre, da un’area dedicata e attraverso la tecnologia 5G mmWave, si potrà godere lo spettacolo con performance e qualità ancora migliori. Il 5G a onde millimetriche, infatti, grazie alla bassa latenza e ad un’elevata capacità di banda, consente di realizzare esperienze immersive uniche anche durante eventi con alta concentrazione di partecipanti. Anche coloro che guarderanno il concerto da casa in live streaming dalla piattaforma ITsART assisteranno ad uno spettacolo speciale: durante la visione, infatti, una telecamera dotata di specifici sensori per la realtà aumentata permetterà di creare una correlazione tra contenuti digitali ed elementi reali.

“Pompei chiude con quest’evento la serie di iniziative che sono state dedicate per tutto l’anno alla celebrazione dei 50 anni del concerto a porte chiuse dei Pink Floyd all’Anfiteatro”, spiega il direttore del parco archeologico, Gabriel Zuchtriegel. “È stata un’occasione per ricordare che i luoghi di Pompei vivono in ogni tempo, attraverso il contemporaneo e varie forme d’arte, tra cui la musica. Ma soprattutto ci sta permettendo di sperimentare modalità differenti di fruizione, tecnologiche e immersive allo scopo di amplificare l’esperienza culturale e raggiungere un pubblico variegato”.

“Questo evento rappresenta un altro grande traguardo per TIM e ci consente di rafforzare la nostra leadership nelle soluzioni di nuova generazione per le Smart City, facendo vivere ai cittadini esperienze immersive in occasione di eventi culturali e di intrattenimento dal vivo”, interviene Claudio Pellegrini, responsabile Sales Local Government, Health & Education di TIM. “Siamo i primi sul mercato nazionale ed europeo a ideare e realizzare un concerto aperto al pubblico in cui il 5G ad onde millimetriche è l’abilitatore per esperienze uniche ed immersive. La forza delle connessioni di TIM trasformerà l’anfiteatro del parco archeologico di Pompei in un luogo unico dove la forma, le immagini evocative e i colori si integreranno con la musica per far vivere agli spettatori un’esperienza indimenticabile. Il nostro impegno è mettere a servizio le competenze di Gruppo per la valorizzazione dell’immenso patrimonio culturale e artistico italiano attraverso tecnologie digitali. Vogliamo sempre di più consolidare la nostra presenza nel settore e diventare l’operatore di riferimento per accompagnare le organizzazioni pubbliche e private in questa direzione”. E Fabio Iaione, senior director, business development, Qualcomm Europe Inc., afferma: “Il concerto di Pompei Echoes sarà una straordinaria vetrina per dimostrare le capacità del 5G mmWave e i partecipanti potranno vivere un evento come mai prima d’ora che aggiungerà una nuova dimensione all’esperienza di andare al concerto. È un progetto entusiasmante e siamo orgogliosi di farne parte, non vediamo l’ora di vedere i risultati”.

Napoli. Al museo Archeologico nazionale per “Lo scaffale del Mann” presentazione del libro “Un mondo diverso. Diari di viaggio da Napoli” di Hans Christian Andersen, a cura di Bruno Berni

napoli_mann_scaffale_libro-un-mondo-diverso_copertinaPer il ciclo “Lo scaffale del Mann”, appuntamento giovedì 20 ottobre 2022, alle 16.30, nella sala conferenze del museo Archeologico nazionale di Napoli, per la presentazione del libro “Un mondo diverso. Diari di viaggio da Napoli” di Hans Christian Andersen. Il volume, a cura di Bruno Berni, primo ricercatore all’istituto italiano di Studi germanici a Roma, sarà introdotto dal direttore del Mann Paolo Giulierini e da Giulia Longo borsista all’accademia di Danimarca a Roma.

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La copertina del libro “Un mondo diverso. Diari di viaggio da Napoli”

Un mondo diverso. Diari di viaggio da Napoli. Hans Christian Andersen (1805-1875) fu uno dei più grandi viaggiatori della sua epoca. Contrariamente all’uso tradizionale dell’unico Grand Tour nel corso della vita, lo scrittore danese affrontò circa trenta viaggi in Europa e fu più volte in Italia. A Napoli soggiornò nel 1834, poi di nuovo nel 1841 – quando poi si imbarcò per un lungo viaggio in Grecia e Turchia – e infine nel 1846, quando rimase in città per quasi due mesi. Dei suoi lunghi soggiorni rimangono queste pagine di diario che descrivono le sue giornate in una città paragonata a «un paradiso», dove le sue visite a musei e teatri, le escursioni a Pompei, Sorrento, Capri, le ascensioni al Vesuvio e una frenetica vita sociale lo portano però a concludere che «Napoli è più pericolosa di Parigi, perché lì fa freddo, ma qui il sangue brucia». Il volume è accompagnato da circa cinquanta riproduzioni dei disegni che lo scrittore elaborò durante il suo primo soggiorno in città nel 1834.

Viterbo. Visita guidata al museo nazionale Etrusco Rocca Albornoz di Viterbo ed escursione al vicino sito archeologico di Acquarossa con l’archeologo Alessandro Lamperti: occasione per visitare i luoghi e vedere le dimore in cui sono vissuti gli Etruschi

viterbo_archeologico_e-sito-acquarossa_visite-guidate_locandinaVisita guidata domenica 23 ottobre 2022, alle 10.30, al museo nazionale Etrusco Rocca Albornoz di Viterbo ed escursione al vicino sito archeologico di Acquarossa. L’iniziativa rientra nel programma “Storia e archeologia”, programma di conferenze e visite guidate a cura dell’archeologo Alessandro Lamperti, promosse dall’università popolare del lago di Bracciano. Domenica 23 ottobre 2022 sarà una grande occasione per visitare i luoghi e vedere le dimore in cui sono vissuti gli Etruschi. La visita sarà interamente guidata dall’archeologo Alessandro Lamperti. Contributo partecipazione 18 euro, ridotto 9 euro per bambini tra 6 e 12 anni. Prenotazioni entro il 20 ottobre 2022. Trasferimenti non compresi. Previsto pranzo al sacco. Informazioni e prenotazioni: 3318159933.

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La monumentale fortezza Albornoz che ospita il museo nazionale Etrusco di Viterbo (foto mic)

Ospitato nella monumentale Rocca Albornoz, il museo nazionale Etrusco propone un panorama sulle diverse realtà dell’Etruria meridionale interna. Particolare attenzione è rivolta alla ricostruzione della vita quotidiana degli Etruschi con la ricostruzione di edifici a grandezza naturale. Al piano terra sono esposti i risultati degli scavi dell’Istituto Svedese nei siti di San Giovenale e di Acquarossa, vere pietre miliari per la conoscenza degli abitati etruschi di VII- VI sec. a.C. Il primo piano accoglie due sezioni dedicate al centro etrusco-romano di Ferento nei pressi di Viterbo, con la ricostruzione della scena del teatro decorata dalle statue delle Muse, e la presentazione del sito di Musarna, anch’esso vicino a Viterbo, che grazie agli scavi della Scuola Francese ha permesso di gettare nuova luce su di un centro etrusco dell’interno nel periodo della romanizzazione: a tale proposito si segnala l’eccezionale mosaico con iscrizione etrusca ivi rinvenuto. All’ultimo piano trovano spazio i corredi funerari dei più importanti centri dell’Etruria meridionale interna ed infine, attraversando il loggiato di Paolo III Farnese, si raggiunge la stanza che custodisce la prestigiosa tomba della biga etrusca trovata ad Ischia di Castro.

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Veduta aerea dell’area archeologica di Acquarossa vicino a Viterbo (foto mic)

Acquarossa è il nome odierno, derivato dalla vicina sorgente di acqua ferruginosa, attribuito dagli archeologi a un abitato etrusco risalente alla metà del VII secolo a.C. e distrutto, da un terremoto o da città nemiche, intorno al 550-500 a.C. e di cui è ignoto il nome originario. L’area era già abitata da millenni: sono stati fatti ritrovamenti sporadici del neolitico, eneolitico e della cultura appenninica, con un villaggio di capanne precedente agli etruschi. La caratteristica più importante dell’insediamento è tuttavia costituita dalle numerose case etrusche, di forma prevalentemente quadrangolare.