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Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia l’incontro con Simona Argentieri su “MADDALENA E MARIA VERGINE. Vicissitudini del femminile nell’arte, nella storia, nell’immaginario di ieri e di oggi”: secondo appuntamento della rassegna “Mercoledì talk!”

roma_villa-giulia_mercoledì-talk_maddalena-e-maria-vergine_argentieri_locandinaSecondo appuntamento con “MERCOLEDI’ TALK!”, la nuova rassegna culturale del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia che esplora temi e argomenti diversi e che stimola un dialogo curioso tra pubblico e specialisti. La rassegna, curata da Maddalena Santeroni per l’Associazione Amici dell’Arte Moderna a Valle Giulia, si svolge per quattro mercoledì a cadenza bimensile fra febbraio e marzo ed ogni incontro è dedicato ad un tema specifico: arte, cinema, storia, psicoanalisi. Mercoledì 19 febbraio 2025, alle 17.45, in sala Fortuna, al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, “MADDALENA E MARIA VERGINE. Vicissitudini del femminile nell’arte, nella storia, nell’immaginario di ieri e di oggi”: incontro con Simona Argentieri, psicoanalista e saggista italiana che esplorerà le figure di Maria Maddalena e della Madonna, due donne tra loro diversissime, vissute nello stesso tempo e nello stesso spazio, rappresentate infinite volte per secoli nella pittura. A fare da cornice la suggestiva sala della Fortuna del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, luogo ideale in cui incontrare ed ascoltare i protagonisti del mondo della cultura con l’idea che l’arte debba accompagnarci nel nostro quotidiano. Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti. Si consiglia la prenotazione: presentazioni11@yahoo.com.

Firenze. Al via l’XI edizione di tourismA 2025 il il Salone dell’archeologia e del turismo culturale organizzato da Archeologia Viva: stand, degustazioni, film, mostre, laboratori didattici, realtà virtuali, tavole rotonde, presentazioni libri. Ecco alcune idee dal ricco programma della tre giorni al Palazzo dei Congressi

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Il conto alla rovescia è ormai agli sgoccioli. Venerdì 21 febbraio 2025, alle 9. Si apriranno le porte del Palazzo dei Congressi di Firenze dando l’avvio dell’undicesima edizione di “tourismA”, il Salone dedicato al meglio dell’archeologia e del turismo culturale organizzato da Archeologia Viva (Giunti Editore). Tre giorni, dal 21 al 23 febbraio 2025, di esposizione, comunicazione e confronto di tutte le iniziative legate al mondo antico e alla valorizzazione delle sue testimonianze: tra stand, degustazioni, film, mostre, laboratori didattici, realtà virtuali, tavole rotonde, presentazioni libri. Al centro dell’XI edizione di tourismA: il turismo sostenibile e le politiche culturali, la comunicazione archeologica, le scoperte che fanno la storia. E non mancheranno i protagonisti della ricerca e della comunicazione archeologica. Tra loro Alberto Angela, Guido Barbujani, Paolo Giulierini, Cristoforo Gorno, Angelo Panebianco, Vittorio Sgarbi, Mario Tozzi, Syusy Blady.

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La Valle d’Aosta è la regione ospite di tourismA 2025 (foto archeologia viva)

Valle d’Aosta regione ospite a tourismA. Sono 2050 anni dalla fondazione di Augusta Praetoria e la Regione si presenta a Firenze con un ricchissimo programma di convegni, spazi dedicati, degustazioni, performance folkloristiche a cura della Soprintendenza per i Beni e le Attività culturali.

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Tomba di Nefertari: a tourismA 2025 ricostruito il Primo Annesso Laterale (in scala 1:1) (foto archeologia viva)

Quest’anno da non perdere un’anteprima assoluta a cura delle egittologhe Donatella Avanzo, Silvana Cincotti e del “naso” Meo Fusciuni: per la prima volta sarà visitabile il Primo Annesso Laterale (in scala 1:1) della Tomba di Nefertari con la Grande Sposa Reale al cospetto delle divinità egizie nella celebre “Sala delle Sette Vacche Sacre, del Toro e dei Quattro Timoni Celesti” immersa nelle antiche fragranze della Valle del Nilo. Un percorso multisensoriale per vivere le atmosfere dell’Antico Egitto nel cuore del capoluogo toscano.

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L’Ercolino (III sec. d.C.) scoperto a Montaione (Fi) e presentato in anteprima a tourismA 2025 (foto archeologia viva)

tourismA 2025 è l’occasione anche quest’anno per la soprintendenza ABAP Firenze, Pistoia, Prato per fare il punto in anteprima sulle novità archeologiche in Toscana. Dalla collina di Bellosguardo passando per Figline Valdarno, Montaione, Vinci e Artimino saranno svelati al pubblico i tesori recentemente scoperti, come l’Ercolino di Montaione (Fi), una splendida statuetta del III secolo d.C. che verrà esposta in anteprima assoluta a “tourismA” nel convegno “Ultime dalla Toscana”,

firenze_tourisma-2025_iraq-in-transizione_locandinaMissioni di scavo italiane all’estero: il patrimonio culturale dell’Iraq, dell’Azerbaigian, Turchia, Marocco, Oman, raccontato dalla testimonianza diretta degli archeologi responsabili.

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“archeocucina” a tourismA (foto archeologia viva)

Spazio anche quest’anno all’archeocucina con degustazione di pietanze e bevande riprodotte su ricette tratte da fonti antiche. I più audaci si potranno cimentare anche nella degustazione della “Posca” la bevanda più amata dai Legionari Romani.

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A tourismA laboratori pensati per famiglie e bambini (foto archeologia viva)

Simulare uno scavo armati di pennello e cazzuola, incidere un cartiglio egizio, realizzare un mosaico romano, scheggiare la pietra o accendere il fuoco come i primitivi, tessere come gli etruschi. È tutto possibile (e gratuito) a tourismA, all’interno dei laboratori pensati per famiglie e bambini.

 

Roma. Alla British School, in presenza e on line, la conferenza “Byzantine Sicily: the Empire’s Bulwark in the West” di Vivien Prigent (Ecole française) nell’ambito del ciclo di seminari “Rediscovering Byzantium: an Italian History”

roma_british-school_seminari-rediscovering-byzantium-an-italian-history_locandinaLa British School at Rome offre “Rediscovering Byzantium: an Italian History”, un ciclo di seminari di ricerca dedicati alle testimonianze culturali e storico-artistiche dell’eredità bizantina in Italia. Le conferenze sono rivolte a un pubblico con competenze anche non specialistiche. L’iniziativa è coordinata da Daniele Bianconi (Sapienza università di Roma), Edoardo Crisci (università di Cassino e del Lazio Meridionale), Paola Degni (università Ca’ Foscari Venezia), Marilena Maniaci (università di Cassino e del Lazio Meridionale), Raphaële Mouren (The British School at Rome). Appuntamento il 18 Febbraio 2025, alle 18, al Lecture Theatre della British School at Rome in via Gramsci 61 a Roma, con Vivien Prigent (École française de Rome) su “Byzantine Sicily: the Empire’s Bulwark in the West”. L’evento si terrà in lingua inglese. Sarà accessibile sia in presenza che online, registrandosi al link https://us02web.zoom.us/…/WN_2Bc70qbOQNCfoqi9oLbpuA….

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Sigillo di Euphemios, imperatore dei Romani e usurpatore siciliano (verso) (foto vivien prigent / museo archeologico regionale salinas)

Riconquistata nel 535 da Belisario come parte della politica di Giustiniano di riaffermare l’autorità romana in Occidente, la Sicilia si affermò rapidamente come uno dei pilastri dell’Impero d’Oriente. La sua prosperità duratura fu una delle chiavi per la sopravvivenza dell’impero durante la profonda crisi che colpì Bisanzio nel VII secolo, mentre, in seguito alle perdite territoriali in Africa e in Italia, l’isola, addossata alla Calabria, si affermò come baluardo della dominazione imperiale sul bacino del Mediterraneo centrale. L’isola arrivò così ad occupare un posto speciale nell’ideologia imperiale di Bisanzio e del suo grande rivale, il Califfato. La conferenza cercherà di evidenziare le caratteristiche specifiche delle politiche amministrative messe in atto dall’impero per garantire la solidità dei legami che univano questa provincia, tanto centrale politicamente ed economicamente quanto periferica geograficamente, a Costantinopoli, e di sottolineare la grande adattabilità dell’amministrazione imperiale, in contrasto con la reputazione di conservatorismo. persino l’immobilismo, ancora troppo spesso legato all’immagine di Bisanzio.

Vivien Prigent è stata membro dell’Ecole française de Rome e Newton International fellow della British Academy. Già direttore di studi classici e medievali presso la Maison française d’Oxford, è attualmente direttore di studi medievali presso l’Ecole française de Rome e professore di ricerca presso il Centro nazionale francese per la ricerca scientifica (CNRS) con sede a Parigi presso il Centre d’histoire et de civilisation de Byzance – Collège de France. Vivien Prigent è una specialista delle province bizantine occidentali dell’Italia, della Sicilia e dell’Africa. La sua attività, basata principalmente su fonti sigillografiche e numismatiche, si concentra sulla storia amministrativa, fiscale e monetaria dell’impero bizantino dal VII all’XI secolo.

Licata (Ag). Scoperta la matrice di una maschera, probabilmente di Medusa, nella casa 18 dell’area archeologica di Finziade, colonia greca fondata nel 282 a.C., nell’ambito del programma “Finziade project” sostenuto dal parco della Valle dei Templi

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La matrice raffigurante Medusa scoperta nella Casa 18 dell’area archeologica di Finziade (Licata) (foto regione siciliana)

Scoperta una matrice di una maschera che probabilmente raffigura Medusa e proviene dallo scavo della Casa 18 nell’area archeologica di Finziade a Licata (Ag). Le attività di scavo e ricerca sono sostenute dal parco archeologico della Valle dei Templi di Agrigento e dal direttore, Roberto Sciarratta, e svolte in convenzione con il Cnr di Catania nel contesto del programma “Finziade project”, di scavo della città ellenistico-romana di Finziade, sul Monte S. Angelo, fondata come colonia greca nel 282 a.C., diretto dagli archeologi Alessio Toscano Raffa per il Cnr-Ispc Catania, e Maria Concetta Parello, con il coordinamento logistico di Rosario Callea, del parco della Valle dei Templi.

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L’area archeologica di Finziade su Monte Sant’Angelo a Licata (Ag) (foto regione siciliana)

La Casa 18, di età tardo repubblicana, probabilmente nell’ultima fase di frequentazione, intorno all’inizio del l secolo a.C., venne trasformata in un laboratorio dove si producono per l’appunto anche maschere, di cui sono state trovate diverse matrici.

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I labotarori del Finziade project nel castello di Monte Sant’Angelo a Licata (Ag) (foto regione siciliana)

Medusa, sia temuta che venerata, era più di una semplice figura mitica – la sua immagine era profondamente intessuta nella vita quotidiana. Queste maschere sono state probabilmente prodotte in un laboratorio artigianale per vari scopi: come oggetti di scena teatrali nelle rappresentazioni, simboli protettivi nei rituali ed elementi decorativi nelle case e negli spazi pubblici. La scoperta di molteplici stampi conferma che Finziade era un centro di artigianato, dove gli artigiani producevano in serie questi oggetti per uso locale e regionale.

Studio dell’università di Salerno con il parco archeologico: a Pompei i visitatori arrivano indipendentemente da scavi e scoperte, principio che si capovolge invece nei siti minori. “Investire nella Grande Pompei”

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Visitatori sempre numerosi agli scavi di Pompei (foto parco archeologico pompei)

A Pompei i visitatori arrivano indipendentemente da scavi e scoperte, principio che si capovolge invece nei siti minori. “Il futuro di Pompei è fuori Pompei”. Si potrebbe sintetizzare così la consapevolezza e la scelta di indirizzo che il parco archeologico di Pompei sta assumendo sempre più nelle sue scelte strategiche di azione e di attività di scavo indirizzate verso il territorio esterno alle mura della città antica di Pompei. In supporto a quest’orientamento arrivano i risultati di una recente ricerca interdisciplinare condotta dall’università di Salerno in collaborazione con il parco archeologico di Pompei e pubblicata sull’ultimo numero della rivista Valori e Valutazioni, DEI – Tipografia del Genio Civile https://doi.org/10.48264/VVSIEV-20243607) circa la correlazione tra nuove campagne di scavo e aumento dei flussi turistici. Gli autori non hanno trovato alcuna relazione statisticamente rilevante tra i due fattori, sebbene nel 2024 il sito di Pompei abbia superato, per la prima volta nella storia, i 4milioni di ingressi. La decisione di visitare il sito UNESCO dipenderebbe da altri fattori, molti dei quali hanno a che fare con trend globali, con l’economia e le crisi internazionali. Anche grandi interventi di restauro e importanti riaperture di domus e quartieri della città antica non avrebbero prodotto un effetto misurabile sul numero degli accessi.

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La stanza con gli attrezzi da carpentiere scoperti in un ambiente servile della villa suburbana di Civita Giuliana a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Secondo lo stesso studio, nuovi scavi possono, invece, indurre una crescita sostanziale in siti poco sviluppati, come quelli nel territorio dell’antica Pompei, come ad esempio lo scavo di Civita Giuliana dove si sta portando alla luce una grande villa con un quartiere servile di dimensioni senza paragoni nei paraggi. Lo scavo viene condotto in collaborazione con la Procura della Repubblica di Torre Annunziata, che nel 2017 aveva fermato gli scavatori clandestini che saccheggiavano la villa da anni. Il ministero della Cultura, su richiesta della direzione del Parco, ha stanziato già i fondi per continuare gli scavi in questo sito e per avviare un progetto di restauro, accessibilità e apertura al pubblico.

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Cantieri aperti nell’area archeologica di Pompei (foto parco archeologico pompei)

“Sono conclusioni di grande rilevanza per il nostro lavoro quotidiano, grazie a uno studio mai fatto in passato”, sottolinea il direttore degli scavi, Gabriel Zuchtriegel, anch’esso tra gli autori dello studio. “Si tratta di risultati che non possono essere ignorati ma sono anzi importanti per calibrare il delicato equilibrio tra conservazione, fruizione e conoscenza del patrimonio archeologico tramite nuovi scavi, che a Pompei comportano una enorme responsabilità. Tutto ciò che viene portato alla luce ha bisogno di monitoraggio e di manutenzione continua, che è una delle priorità del nostro lavoro in questi anni. Purtroppo nel passato non è sempre stato così, anche perché dal momento dei primi scavi nel 1748, tutela e conservazione hanno fatto grandi passi in avanti; oggi lavoriamo con sistemi digitali per monitorare il sito e stiamo sperimentando l’uso dell’Intelligenza artificiale per la tutela. Questo nuovo studio ci rafforza nella strategia, condivisa con il Comitato scientifico del Parco e con il Ministero della Cultura, di investire in nuovi scavi tenendo sempre conto delle varie istanze di sostenibilità, conservazione, fruizione e conoscenza, con una particolare attenzione per le zone al di fuori della città antica, nella “Grande Pompei”, ovvero in quel immenso paesaggio archeologico tra il Vesuvio e il mare, dove nuovi scavi possono ancora contribuire in maniera significativa allo sviluppo di un territorio, che nell’antichità formava un tutt’uno con la città di Pompei”.

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Gruppo del Satiro ed Ermafrodito (I sec. d.C.) dalla Villa A di Oplontis rientrata alla villa di Poppea dalla mostra “Arte e sensualità” di Pompei per arricchire il museo diffuso (foto parco archeologico pompei)

“Il modello che abbiamo scelto per descrivere questo fenomeno consiste in una curva a S”, spiega il prof. Luigi Petti, co-autore della pubblicazione. “Ciò significa che all’inizio bisogna investire molto nello scavo di un sito nuovamente scoperto, senza avere benefici immediati in termini di sviluppo turistico. A Pompei, questa fase corrisponde ai primi decenni dopo il 1748, quando iniziarono gli scavi sistematici nella città antica. Poi segue una fase di forte crescita: bisogna continuare a investire nella ricerca e negli scavi, per sviluppare il potenziale di un sito, sia scientificamente sia turisticamente. A Pompei questo avviene principalmente tra metà ‘800 e metà ‘900. Segue una fase di appiattimento della curva: anche se si continua a investire e a varare nuovi scavi, i benefici turistici, ma anche quelli scientifici, non crescono più con lo stesso ritmo. Al tempo stesso, altri siti nei dintorni di Pompei sono ancora nelle fasi iniziali di questo modello, oltre a Civita Giuliana ciò vale per Oplontis, Boscoreale e Longola”.

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Panoramica notturna della Villa Regina a Boscoreale (foto parco archeologico pompei)

Come evidenzia il prof. Antonio Nesticò, “gli interventi di scavo di ulteriori aree all’interno delle mura della città antica di Pompei, sebbene rimarchevoli con riguardo all’insieme delle nuove conoscenze che possono produrre, sono sostenibili soltanto se inseriti in un quadro di concreta efficace gestione e manutenzione del patrimonio storico-archeologico, dal momento che va verificato con attenzione l’equilibrio economico tra gli effetti dei nuovi progetti sulla collettività e gli obblighi che discendono dalle azioni del conservare e del fruire. Soltanto alla luce di attente valutazioni sui costi e sui benefici di lungo periodo che scaturiscono sull’intero territorio di riferimento dalle strategie d’investimento e di gestione è possibile delineare politiche di valorizzazione dell’intero parco archeologico, pur estendendo lo sguardo dall’antica Pompei ai siti di Boscoreale, Oplontis e Civita Giuliana. Così, prospettiva rimarchevole pare la possibilità di creare un ampio sistema turistico in cui attuare azioni comuni che includano sia l’area all’interno delle mura della città antica sia i siti al di fuori, secondo l’attuale denominazione “Grande Pompei”. In virtù dello studio condotto sulla funzione sigmoide che connota l’evoluzione dei flussi turistici, la creazione di un network sinergico dei diversi siti può divenire importante obiettivo da perseguire”.

Montebelluna (Tv). Per M’illumino di meno, al museo “Il Cielo degli Antichi alla luce delle stelle”: visita guidata a “Fabulae” e osservazione astronomica

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“Il Cielo degli Antichi alla luce delle stelle” è il titolo della speciale visita guidata proposta del museo civico di Storia natuale e Archeologia di Montebelluna (Tv) nell’ambito dell’iniziativa M’ILLUMINO DI MENO 2025, promossa da @RADIO2 e la trasmissione Caterpillar Radio2. Appuntamento domenica 16 febbraio 2025, al museo di Montebelluna per una serata di osservazione astronomica a cura del Gruppo Naturalistico Bellona e visite guidate a lume di candela agli splendidi reperti della mostra “Fabulae. Le situle raccontano i Veneti antichi” (vedi Montebelluna (Tv). Al via al museo civico la mostra “FABULAE. Le situle raccontano i Veneti antichi” dedicata all’eccezionale scoperta nella necropoli preromana di Posmon: le due situle in bronzo figurate esposte insieme per la prima volta: reperti da Montebelluna, Este e Lubiana | archeologiavocidalpassato). Tre i turni di un’ora previsti: alle 19, alle 20.15 e alle 21.30. Attività per tutti, prenotazione consigliata fino esaurimento posti. Ingresso speciale al costo di 1 euro. Info e prenotazioni: 0423 617479 oppure info@museomontebelluna.it.

Altino (Ve). Al parco archeologico visita guidata “Un cavallo bianco per Diomede” per il ciclo #Parolaallefonti alla scoperta dell’importanza dei cavalli veneti per i Veneti antichi

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Bardatura di cavallo (III-II sec. a.C,) dalla necropoli Le Brustolade, ora conservata al museo Archeologico nazionale di Altino (foto drm-veneto)

Domenica 16 febbraio 2025, alle 15.30, lo staff del parco archeologico di Altino accoglierà i visitatori per un nuovo incontro di #Parolaallefonti su “Un cavallo bianco per Diomede”. Si potrà scoprire l’importanza dei cavalli veneti secondo le fonti antiche. L’attività gratuita è compresa nel biglietto d’ingresso, ora acquistabile anche tramite app Musei Italiani. Per informazioni e prenotazioni drm-ven.museoaltino@cultura.gov.it, 0422789443. “Era il 440 a.C. quando Leonte di Sparta vinse le Olimpiadi. Guidava cavalli veneti.”, ricorda la direttrice Marianna Bressan. “Qualche decennio più tardi, Dionisio, il tiranno di Siracusa, scelse di allevare i cavalli veneti, perché erano i migliori nella corsa. Fu così che i Greci li conobbero e in breve divennero i più ambiti nei più prestigiosi agoni sportivi. Per gli antichi, ogni eccellenza era un dono divino ed era d’obbligo rendere grazie. I Veneti, infatti, erano soliti sacrificare a Diomede un cavallo bianco. Non sappiamo nei dettagli come si svolgesse il sacrificio, in quali occasioni e ogni quanto tempo. Poteva trattarsi di un rituale a sé o rendersi necessario in caso di vittoria in un agone importante o essere collegato alla morte del padrone particolarmente potente e facoltoso. Quel che sappiamo è che le necropoli delle città venete ospitano spesso tombe di cavalli”. Ad Altino se ne contano 30, seppellite tra il V e il III secolo a.C. nella necropoli a nord della città. Sono quasi tutti cavalli maschi, nel fiore degli anni, per lo più inumati a coppie o a gruppi di tre, come nella celebre tomba della biga di Adria. Spesso indossano la bardatura. “Nessuno reca traccia di morte violenta sullo scheletro, ma un taglio alla gola non ne lascia. E’ possibile, ma non certo, che riposassero accanto ai loro padroni. Assistiamo, con questo, a una delle testimonianze più intime e umane del sentire e dell’agire di persone, vissute migliaia di anni prima di noi. Sacrificare quanto di più prezioso si possedeva era un gesto di estrema umiltà e abbandono verso la potenza del divino. Riservare all’amato animale una sepoltura pari a quella di una persona cara era il sommo tributo di gratitudine, pagato con l’incalcolabile prezzo della vita”.

Augusta (Sr). La conferenza dell’archeologo Massimo Cultraro “Prima del Giubileo. Pellegrinaggi nel mondo greco-romano” apre il ciclo di incontri “In viaggio. Storie di pellegrinaggi nell’anno del Giubileo” promossi dall’Archeoclub di Augusta

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Inizia sabato 15 febbraio 2025 il nuovo ciclo di incontri “In viaggio. Storie di pellegrinaggi nell’anno del Giubileo” promossi dall’Archeoclub d’Italia Aps sede di Augusta (Sr) pensato per questo 2025, anno giubilare, che si concluderà nel mese di novembre dopo avere percorso viaggi e cammini anche di altre fedi. Appuntamento dunque sabato 15 febbraio 2025, alle 18, nella sede dell’associazione Filantropica Liberale Umberto 1, in via Principe Umberto ad Augusta (Sr), con l’archeologo Massimo Cultraro che accompagnerà i partecipanti attraverso la storia dei pellegrinaggi nel mondo greco e romano. Introduce Mariada Pansera, presidente Archeoclub d’Italia sede di Augusta. Quindi Massimo Cultraro, dirigente Cnr-Ispc di Catania, su “Prima del Giubileo. Pellegrinaggi nel mondo greco-romano”.

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Massimo Cultraro, archeologo del CNR ISPC

“Il pellegrinaggio, come esperienza di viaggio devozionale, è una creazione della religione cristiana?”, si chiede Massimo Cultraro. “I Padri della Chiesa e soprattutto pensatori e uomini di Chiesa del Medioevo ci hanno fatto credere questo, ma in realtà la pratica è strettamente legata al mondo antico, da cui il Cristianesimo prende spunto, aggiungendo un elemento che in ambito greco-romano era assente, il pellegrinaggio penitenziale. L’Egitto del Nuovo Regno conosceva il pellegrinaggio annuale nel santuario di Osiride ad Abydos, che sopravvive fin in età classica, come ci racconta Erodoto che mise in campo questa esperienza. Anche gli Ittiti conoscevano il pellegrinaggio nella città sacra di Nerik, dove erano custodite le statue di divinità capaci di guarire anche i mali più oscuri. Sono i Greci – continua Cultraro – ad elaborare un sistema di pellegrinaggio, declinato in diverse forme: il più antico, forse residuo della Grecia micenea, è la visita cadenzata presso oracoli, il più celebre è quello di Zeus a Dodona, in Epiro. Ci sono anche pellegrinaggi di devoti che si rivolgono a divinità salutari, come Asklepio, ma anche figure meno note come Tryphonios in Beozia. Il vero pellegrinaggio politico-istituzionale è quello dei Theoroi, i magistrati che si spostavano da una città all’altra, compiendo sacrifici, allo scopo di rinsaldare i legami tra comunità anche geograficamente lontane, come le città della Grecità d’Occidente. Infine, vi sono i pellegrinaggi nei luoghi della memoria, come il sito della battaglia di Platea che nel 479 a.C. vide affermarsi lo schieramento spartano e gli alleati contro i Persiani, oppure le visite periodiche che molti effettuavano sulla collina di Troia, nei pressi dei Dardanelli, celebrando gli eroi omerici”.

Cividale (Ud). Al via le visite guidate alle collezioni longobarde del museo Archeologico nazionale

cividale_archeologico_visite-guidate_febbraio-2025_locandinaDa febbraio a giugno 2025 il museo Archeologico nazionale di Cividale (Ud) organizza una serie di visite guidate alle collezioni longobarde per scoprire i tesori custoditi nelle sue sale e le storie che li rendono unici. Si comincia sabato 15 febbraio 2025, poi saranno ogni terzo sabato del mese. Sono previsti due turni, alle 10.30 e alle 12, per un viaggio straordinario attraverso l’archeologia, un’occasione per immergersi nella cultura per scoprire storie uniche e affascinanti. Attività gratuita compresa nel biglietto d’ingresso (6 euro intero – gratuito 0-18). Per informazioni e prenotazioni: tel.0432700700.

Adria (Ro). Al museo Archeologico nazionale l’incontro “Adria, San Basilio, Corte Cavanella. La rete per Una storia antica nella terra più giovane d’Italia” e presentazione del numero LVIII della rivista “Padusa”

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Sabato 15 febbraio 2025, alle 10.30, al museo Archeologico nazionale di Adria (Ro) l’incontro “Adria, San Basilio, Corte Cavanella. La rete per Una storia antica nella terra più giovane d’Italia” e presentazione del numero LVIII della rivista “Padusa”. Alle 10.30, saluto delle autorità; 11, Alberta Facchi, direttore del museo Archeologico nazionale di Adria, “Sintesi di 3 anni di attività del progetto di educazione all’archeologia”; 11.20, Giovanna Falezza, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona Rovigo e Vicenza, “Nuove modalità di fruizione del patrimonio archeologico con strumenti e ricostruzioni 3D”; 11.40, Paolo Bellintani, CPSSAE, presentazione del numero LVIII della rivista “Padusa”; 12, Giovanna Gambacurta, università Ca’ Foscari, e Silvia Paltineri, università di Padova, “I risultati della ricognizione nell’area dell’insediamento etrusco”.