archivio | Roma e Italia RSS per la sezione

Roma. In Curia Iulia, in presenza e on line, la conferenza “Cibele, la magia nera e le cistae mysticae” a cura del professor Attilio Mastrocinque (università di Verona) per “Dialoghi in Curia” promossi dal parco archeologico del Colosseo

roma_dialoghi-in-curia_cibele-la-magia-nera-e-le-cistae-mysticae_mastrocinque_locandina

Per “Dialoghi in Curia” promossi dal parco archeologico del Colosseo giovedì 27 febbraio 2025, alle 16.30, la Curia Iulia ospita la conferenza “Cibele, la magia nera e le cistae mysticae” a cura del professor Attilio Mastrocinque dell’università di Verona. Introduce Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo. ingresso da largo della Salara Vecchia. Ingresso libero con prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento su https://mastrocinque2025.eventbrite.it. Diretta streaming su facebook.com/parcocolosseo. Alcune lamine in piombo trovate in Germania e in Spagna invocano Cibele e Attis per maledire delle persone. Questo ruolo delle due divinità è noto da poco e i testi menzionano dei particolari in modo inequivocabile e diretto che permettono qualche considerazione sul culto in generale. Sono nominate le cistae conservate nei penetrali del tempio, probabilmente connesse con il matrimonio e non con l’evirazione, come si è creduto. Le nuove scoperte suggeriscono interpretazioni nuove sull’evirazione stessa e il ruolo della dea nel controllo delle facoltà mentali e sui locali sotterranei dei templi della Magna Mater.

Padova. Al museo Eremitani apre il ciclo di incontri “Sì, viaggiare… Identità e mobilità culturale in Etruria padana e in Italia settentrionale”: presentazione del libro “Bologna etrusca. La città invisibile” di Giuseppe Sassatelli che dialoga con Giovanna Gambacurta (università Ca’ Foscari)

 

giuseppe-sassatelli_fondazione-ravennantica

Giuseppe Sassatelli, presidente dell’Istituto Nazionale di Studi Etruschi ed Italici (foto ravennantica)

ariano-nel-polesine_san-basilio_scavo-etrusco_2024_gambacurta_foto-unive

La prof.ssa Giovanna Gmbacurta (università Ca’ Foscari) (foto unive)

Al via a Padova “Sì, viaggiare… Identità e mobilità culturale in Etruria padana e in Italia settentrionale”, la rassegna organizzata da una collaborazione tra l’Istituto Nazionale di Studi Etruschi e Italici e i Musei Civici di Padova. Per ogni appuntamento il confronto tra due studiosi su argomenti riconducibili al tema dell’identità nell’Italia antica, in una sorta di “botta e risposta” tra Etruschi di area padana e popolazioni delle regioni settentrionali. Il primo incontro è mercoledì 26 febbraio 2025, alle 17, in sala Romanino del museo Eremitani a Padova, con la presentazione del libro di Giuseppe Sassatelli, presidente dell’Istituto Nazionale di Studi Etruschi ed Italici, “Bologna etrusca. La città invisibile”. Introduce Francesca Veronese, musei civici di Padova; dialoga con l’autore Giovanna Gambacurta, università Ca’ Foscari, Venezia. Ingresso libero.

libro-bologna-etrusca-la-città-invisinile_giuseppe-sassatelli_copertina

Copertina del libro “Bologna etrusca. La città invisibile” di Giuseppe Sassatelli (Editore Bologna University Press)

Bologna etrusca. La città invisibile. Al contrario delle “città invisibili” di Italo Calvino che vivono solo nella fantasia di Marco Polo e nella credulità del Kublai Khan, la Bologna etrusca non si vede, ma è reale e concreta. Nel suo abitato di straordinaria estensione, nei suoi luoghi di sepoltura, specchio fedele della società e dei cittadini, nella sua economia agricola e nel controllo della fertile pianura padana, nella sua dimensione produttiva, nel suo ruolo di snodo commerciale tra il Mediterraneo e l’Europa. Per la prima e unica volta nella sua storia, con gli Etruschi, Bologna è stata una grande capitale. Il libro intende raccontare il lungo e complesso periodo storico che va dal X al IV secolo a.C., sulla base delle tracce archeologiche dell’abitato etrusco e delle necropoli recuperate dal sottosuolo della città, delle sue vie, delle sue piazze e delle sue case, tracce non più visibili, ma bene individuate dalla ricerca archeologica che dura da tanti anni. Manca comunque uno strumento conoscitivo che metta insieme tutti i dati disponibili fornendo un quadro complessivo dell’estensione della città, della sua struttura, della sua importanza territoriale e del suo ruolo economico. Questo si propone il libro “Bologna etrusca. La città invisibile”. L’esigenza di una sintesi su una lunga e importante fase della storia più antica è particolarmente sentita in ragione dei molti scavi, fatti in particole negli ultimi decenni in occasione di diversi interventi urbani, dai quali è emerso un quadro completamente nuovo della città etrusca e del suo ruolo storico. Un ricco apparato di figure e fotografie accompagna il lettore in questa narrazione. Il volume è completato dai testi delle principali fonti scritte greche e latine sulla città e da una bibliografia di approfondimento.

Webinar “Strategie GIS per le indagini archeologiche” con il prof. Emeri Farinetti (università Roma Tre – Scuola Archeologica Italiana ad Atene – CAA-GR) promosso da AeGIS Athena (The Archaeological GIS Laboratory)

webinar_gis-strategies-for-archaeological-surveys_farinetti_locandinaAeGIS Athena (The Archaeological GIS Laboratory) promuove il webinar “Strategie GIS per le indagini archeologiche” con la professoressa Emeri Farinetti (università Roma Tre – Scuola Archeologica Italiana ad Atene – CAA-GR). La lezione si svolgerà il 26 febbraio 2025 alle 18.30 (alle 17.30, ora italiana). Per partecipare è possibile registrarsi tramite il link presente nel sito web: https://aegis.athenarc.gr/?page_id=760.

Emeri-Farinetti

La prof.ssa Emeri Farinetti (uniRoma Tre)

I sistemi di informazione geografica (GIS) sono diventati strumenti essenziali nelle moderne indagini archeologiche, offrendo strategie innovative per indagare, modellare e analizzare la complessità dei paesaggi del passato. L’intervento esaminerà lo stato dell’arte delle applicazioni GIS per i rilievi archeologici delle superfici, sottolineando il loro impatto trasformativo sulle metodologie di rilievo nell’ambito della modellazione GIS del paesaggio regionale. Viene inoltre evidenziato il ruolo dei GIS nella visualizzazione dei dati e nelle analisi avanzate, in particolare se integrati con dati ambientali e paesaggistici. Particolare attenzione è data all’incorporazione dei dati legacy, consentendo la reinterpretazione dei set di dati più vecchi in un quadro digitale. L’avvento dei GIS mobili ha ulteriormente rivoluzionato le indagini sul campo, fornendo raccolta dati in tempo reale e analisi geospaziali, oltre a migliorare il lavoro di squadra e le pratiche riflessive. Infine, vengono discusse le sfide e le opportunità poste dai big data e dai grandi archivi nella ricerca archeologica, compreso il potenziale per studi di indagini comparative su scala globale. Sintetizzando questi progressi, il discorso sottolinea la versatilità e il potenziale futuro delle tecnologie GIS nel migliorare la comprensione archeologica.

Firenze. A tourismA 2025 la cerimonia del premio “Fondazione Sebastiano Tusa” per le ricerche nel Mediterraneo, consegnato dalla presidente Valeria Li Vigni al prof. Giorgio Ieranò dell’università di Trento

firenze_tourisma-2025_premio-sebastiano-tusa_pruneti-livigni-ieranò_foto-graziano-tavan

tourismA 2025, cerimonia di consegna del premio “Fondazione Sebastiano Tusa” per le ricerche nel Mediterraneo conferito al prof. Ieranò: da sinistra, Piero Pruneti, Valeria Li Vigni, Giorgio Ieranò (foto graziano tavan)

Il premio “Fondazione Sebastiano Tusa” 2025 per le ricerche nel Mediterraneo è stato conferito al prof. Giorgio Ieranò dell’università di Trento. La cerimonia di consegna sabato 22 febbraio 2025 a tourismA, nell’auditorium del Palazzo dei Congressi con Valeria Li Vigni, presidente Fondazione Sebastiano Tusa, che ha letto la motivazione.

Motivazione. “Prof. Giorgio Ieranò, esperto di letteratura greca, saggista, giornalista e comunicatore culturale per grandi case editrici, la sua ricerca spazia dal teatro alla mitologia. Con i suoi libri ha raccontato brillantemente il mondo antico con un linguaggio arguto ed efficace, permettendo al grande pubblico di avvicinarsi al mondo greco e magico del mito. In assonanza con le tematiche sviluppate dalla Fondazione Tusa ci accomuna l’amore e la ricerca nel Mediterraneo, tanto caro a Sebastiano, nel quale navigò come un novello Ulisse”.

“Sebastiano Tusa”, commenta il prof. Ieranò appena ricevuto il premio, “è stato promotore organizzatore di cultura, un amministratore che ha anche fatto tanto per diffondere l’idea della tutela e della promozione dei beni culturali e della loro fruizione per un pubblico il più possibile vasto. Amava il Mediterraneo e si rendeva conto della ricchezza dei tesori che c’erano in quel mare, e di come le storie passavano, venendo testimoniate dai reperti archeologici che si inabissavano e raccontavano di queste navigazioni ardite e perigliose attraverso il mare. Quindi per me è davvero un grande onore. Ringrazio moltissimo la Fondazione Sebastiano Tusa, ringrazio Valeria Li Vigni, e naturalmente Piero Pruneti per aver organizzato anche questo contesto meraviglioso”.

Ercolano. Al parco archeologico per “Ercolano dei popoli” il percorso “Ercolano Miti e Misteri”. E l’apertura della Casa della Gemma prorogata di dieci giorni. Sirano: “Qui il confine tra sacro, profano, mito e ignoto, si dissolve”

ercolano_parco_ercolano-dei-popoli_miti-e-misteri_locandina

ercolano_parco_casa-della-Gemma_triclinio_dopo-restauro_foto-paerco

Il triclinio della Casa della Gemma a Ercolano dopo il restauro (foto paerco)

Torna domenica 23 febbraio 2025, alle 11, l’appuntamento al parco archeologico di Ercolano con “Ercolano dei popoli” la serie di incontri organizzati per iniziativa e in collaborazione con Coopculture, questo mese dedicato a “Ercolano Miti e Misteri”. Ammesso un gruppo di massimo 25 partecipanti, la partecipazione è gratuita al costo regolare del biglietto di ingresso al Parco. Prenotazione al link https://www.coopculture.it/it/prodotti/ercolano-dei-popoli-miti-e-misteri/ o in biglietteria fino ad esaurimento posti. Il parco archeologico di Ercolano annuncia inoltre che, in seguito all’alto gradimento e alla richiesta ricevuta per la visita della Casa della Gemma, l’apertura della domus viene prolungata per altri 10 giorni, occasione ulteriore per esplorare uno dei tesori del Parco di Ercolano, celebre per i suoi mosaici e gli affreschi ben conservati.

ercolano_Contesa fra Ercole e il fiume Acheloo per la mano di Deianira_foto-paerco

“Contesa fra Ercole e il fiume Acheloo per la mano di Deianira” nella sede del Collegio degli Augustales di Ercolano (foto Paerco)

L’appuntamento del 23 febbraio è dedicato alle pluralità culturali, storiche e antropologiche nel mondo antico. Fondata da Ercole, secondo la tradizione, nella compagine culturale cittadina si sono innestate precocemente, come in altri siti della Campania, religioni provenienti dall’Oriente. Durante il percorso si andrà alla scoperta di luoghi e manufatti che rimandano a questi culti. Tracce esili ma dal punto di vista simbolico, molto potenti: come i riferimenti ad Attis, il cui culto era legato ai misteri della rinascita e della purificazione, e alcuni reperti che rimandano all’ambiente isiaco.  Attraverso affreschi, rilievi e sculture si potranno comprendere aspetti della vita spirituale e dell’insieme delle pratiche religiose e magiche degli abitanti dell’antica città. Oltre ai culti ufficiali tra cui il culto imperiale e quello per Ercole, la presenza delle tradizionali divinità del pantheon romano quali Minerva, Mercurio, Nettuno, Venere, Dioniso e Vulcano esprime la vivacità del sentimento religioso di questa comunità, arricchito anche da divinità “minori” quali, Semo Sancus, i Lares, il culto dei Penati.

ercolano_sirano2_foto-paerco

Francesco Sirano direttore del parco archeologico di Ercolano (foto Paerco)

Ercolano è un luogo dove culti ufficiali e culti misterici hanno trovato terreno fecondo”, dichiara il direttore Francesco Sirano. “Visitare Ercolano in questa prospettiva significa entrare in un mondo dove il confine tra sacro, profano, mito e ignoto, si dissolve. Nel Parco archeologico, si può ancora percepire concretamente l’eco di una civiltà che venerava gli dèi e cercava risposte ai grandi misteri dell’esistenza anche al di fuori della religione, come dimostra la scuola di filologia epicurea impiantata nella Villa dei papiri”.

 

 

 

Somma Vesuviana (Na). Visite gratuite alla Villa Augustea ogni ultimo sabato del mese con i volontari della Pro Loco: testimonianza unica della vita romana nell’area posta alle pendici nord del Vesuvio

somma-vesuviana_villa-augustea_1_foto-sabap-na

La Villa Augustea di età imperiale a Somma Vesuviana (Na) (foto sabap-na)

A Somma Vesuviana (Na) apre la Villa Augustea: visite gratuite sabato 22 febbraio 2025. Villa Augustea si trova alle pendici nord-orientali del Somma-Vesuvio, in località Starza della Regina. La Villa, datata all’epoca imperiale, rappresenta una testimonianza unica della vita romana nell’area posta alle pendici nord del Vesuvio.

somma-vesuviana_villa-augustea_2_foto-sabap-na

La Villa Augustea di età imperiale a Somma Vesuviana (Na) (foto sabap-na)

Villa Augustea sarà aperta al pubblico e visitabile gratuitamente sabato 22 febbraio 2025, dalle 9 alle 12, e sarà visitabile ogni ultimo sabato del mese. È obbligatoria la prenotazione. Le visite sono a cura dei volontari della Pro Loco Somma Vesuviana.

somma-vesuviana_villa-augustea_3_foto-sabap-na

La Villa Augustea di età imperiale a Somma Vesuviana (Na) (foto sabap-na)

Il sito è di particolare importanza archeologica e storica poiché, oltre a conservare un vasto complesso di strutture risalenti principalmente al II secolo d.C., conserva traccia delle imponenti stratificazioni vulcaniche che si sono succedute nel corso dei secoli dal 79 d.C. fino ad oggi.

Altino (Ve). Al museo Archeologico nazionale la visita guidata “L’abbigliamento nell’antichità”

altino_archeologico_mostra-modus-vivendi_collana-e-ago-per-capelli_foto-drm-veneto

Collana in faience e conchiglia e un ago-forcina per capelli in osso esposti nella mostra “Modus vivendi” al museo Archeologico nazionale di Altino (foto drm-veneto)

Le donne altinati indossavano gioielli creati con i materiali più diversi: i ritrovamenti ci mostrano ornamenti fatti anche con materie organiche o semi-preziose. Venerdì 21 febbraio 2025, alle 15.30, al museo Archeologico nazionale di Altino, la visita guidata “L’abbigliamento nell’antichità” permetterà di esplorare la moda e l’abbigliamento nell’antichità, in omaggio al tema della 𝐺𝑖𝑜𝑟𝑛𝑎𝑡𝑎 𝑁𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑎𝑙𝑒 𝑑𝑒𝑙 𝑅𝑖𝑠𝑝𝑎𝑟𝑚𝑖𝑜 𝐸𝑛𝑒𝑟𝑔𝑒𝑡𝑖𝑐𝑜 𝑒 𝑑𝑒𝑔𝑙𝑖 𝑆𝑡𝑖𝑙𝑖 𝑑𝑖 𝑉𝑖𝑡𝑎 𝑆𝑜𝑠𝑡𝑒𝑛𝑖𝑏𝑖𝑙𝑖. Visita gratuita per gli abbonati, inclusa nel biglietto d’ingresso per gli altri. Su prenotazione. Info e prenotazioni: drm-ven.museoaltino@cultura.gov.it, 0422789443. Tra gli oggetti ritrovati durante gli scavi nella cloaca ed esposti nella mostra “Modus Vivendi”, si può osservare una collana in faience e conchiglia (I secolo d.C.): la faïence è una pasta di quarzo di produzione egizia, usata per creare piccoli oggetti e ornamenti, come le perle turchesi a forma di melone di questa collana; e anche un ago-forcina per capelli in osso (I secolo d.C.), a cruna multipla. I fili colorati sono stati aggiunti durante l’allestimento della mostra.

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia la conferenza “Lucio Mariani e Villa Giulia: storie di persone e di capolavori” di Luca Mazzocco, secondo appuntamento del ciclo “Chi (Ri)cerca Trova. I professionisti si raccontano al Museo”

roma_villa-giulia_chi-ricerca-trova_lucio-mariani_luca-mazzocco_locandina“Lucio Mariani e Villa Giulia: storie di persone e di capolavori”: secondo appuntamento del 2025 con il ciclo “Chi (RI)cerca trova. I professionisti si raccontano al Museo”, in cui si presentano la ricerca scientifica e i progetti di studio che coinvolgono il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia. Venerdì 21 febbraio 2025, alle 16, Luca Mazzocco porta i partecipanti in un viaggio alla scoperta della figura di Lucio Mariani e dei suoi molteplici rapporti con il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia. Ingresso gratuito in sala Fortuna fino ad esaurimento posti. Prenotazioni all’indirizzo mn-etru.didattica@cultura.gov.it. Quella di Lucio Mariani è una figura interessante nel panorama della storia dell’archeologia italiana, la cui attività si è svolta a cavallo tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, sapendo unire insieme l’esplorazione archeologica, l’attività di scavo e l’insegnamento universitario. Egli ha legato il suo nome ad alcune tra le questioni storiche più dibattute dell’epoca, come quella sui Pelasgi, e ha studiato alcune tra le statue romane più famose rinvenute in quegli anni, come la giovinetta di Anzio. Più volte durante la sua attività archeologica ha avuto legami con il museo di Villa Giulia, partecipando ad avvenimenti centrali per la storia del museo e contribuendo alla ricostruzione storico-archeologica di alcuni dei maggiori capolavori etruschi. Fondamentali sono stati i suoi legami personali con archeologi di spicco, a partire da Felice Barnabei, padre fondatore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, oltre ad Angelo Pasqui e Giuseppe Angelo Colini.

luca-mazzocco_foto-da-FB

L’archeologo Luca Mazzocco (da FB)

Luca Mazzocco è funzionario archeologo del ministero della Cultura al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia. Si è laureato a Roma in Lettere classiche con una tesi sulla figura di Lucio Mariani e successivamente ha collaborato alla sistemazione del fondo Mariani presso l’INASA (Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell’Arte). Nel 2018 ha conseguito il Diploma della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici con una tesi su un progetto di mostra su Lucio Mariani e l’archeologia coloniale in Italia. Tra i suoi interessi c’è la storia dell’archeologia, con un focus sugli archeologi italiani tra fine Ottocento e inizio Novecento. Si occupa di comunicazione, accessibilità museale oltre a curare la concessione dei permessi studio.

Pompei. All’auditorium degli Scavi la conferenza “Un Asklepieion a Pompei” dell’archeologa Carmela Capaldi (università di Napoli “Federico II”) promossa dall’associazione internazionale “Amici di Pompei”    

pompei_auditorium_amici_conferenza-un-asklepeion-a-pompei_capaldi_locandina“Un Asklepieion a Pompei” è il titolo della conferenza dell’archeologa Carmela Capaldi, ordinario di Archeologia classica dell’università di Napoli “Federico II”, promossa dall’associazione internazionale “Amici di Pompei” ETS. Appuntamento venerdì 21 febbraio 2025, alle 17, nell’Auditorium degli Scavi di Pompei. L’incontro sarà l’occasione per dare una lettura precisa su un monumento dell’antica Pompei la cui identità è oggetto di discussione da tempo. Si tratta del piccolo tempio che si trova nel Quartiere dei Teatri, all’incrocio tra via di Stabia e la cosiddetta via del Tempio di Iside che la tradizione degli studi attribuisce ora al culto di Asclepio, ora a quello di Giove Meilichio. La professoressa Capaldi, che con l’università di Napoli “Federico II” ha condotto uno scavo in questo tempio a partire dal 2018, proporrà i risultati delle indagini realizzate, grazie ai quali si può definire la fisionomia del complesso sacro e la sua datazione. Inoltre verranno esaminati gli elementi utili per l’identificazione della statua di culto con l’immagine di Asclepio.

Firenze. Tra i momenti clou della prima giornata di tourismA 2025, la presentazione in anteprima dell’Ercole della Valdelsa, scoperto a Montaione nell’ultima campagna di scavo della villa/mansio romana (IV-V sec. d.C.): dopo il restauro andrà nel museo civico di Montaione (FI)

firenze_tourisma-2025_ercolino-da-montaione_fronte-e-retro_foto-archeologia-viva

L’Ercolino (III sec. d.C.) scoperto a Montaione (Fi) e presentato in anteprima a tourismA 2025 (foto archeologia viva)

firenze_tourisma-2025_locandina

La scoperta dell’Ercolino di Montaione (Fi) o, se volete, dell’Ercole della Valdelsa, tra i momenti clou della prima giornata di tourimA, il Salone dell’archeologia e del turismo cultural, giunto all’XI edizione, organizzato da Archeologia Viva (Giunti Editore), e in programma al Palazzo dei Congressi di Firenze dal 21 al 23 febbraio 2025. La scoperta, avvenuta nello scavo in concessione da parte del Comune di Montaione (FI) in un terreno di proprietà privata, sarà presentata in anteprima assoluta a tourismA venerdì 21 febbraio 2025, in sala Limonaia, nell’incontro “Ultime dalla Toscana” (dalle 9.30 alle 13) organizzato dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Firenze e le province di Pistoia e Prato. Proprio in chiusura, alle 12.15, Antonio Alberti, Sabrina Bartali, Alessandro Costantini, Elena Funghini, Fabio Stratta (associazione Archeologica della Valdelsa Fiorentina), Elisabetta Neri (università di Firenze) e Michele Bueno (soprintendenza ABAP FI PT PO) parleranno di “I Romani a Montaione. Strutture e materiali di una villa/mansio sulla viabilità della Val d’Elsa”.

firenze_montaione_statua-di-ercole-in-corso-di-scavo_foto-archeologia-viva

La statua di Ercole in corso di scavo a Montaione (Fi) (foto archeologia viva)

Dopo oltre dieci anni di ricerche, l’ultima campagna di scavo della villa/mansio romana (IV-V sec. d.C.) di Montaione (Fi) nella Valdelsa fiorentina si è distinta per una scoperta di eccezionale interesse. Gli archeologi dell’associazione culturale Valdelsa fiorentina e del dipartimento SAGAS dell’università di Firenze, coadiuvati dagli studenti stranieri dell’Istituto IRLAB iscritti alla Summer school associata allo scavo, hanno infatti portato alla luce una piccola statua in marmo bianco (III-IV sec. d.C.), priva della testa e ricomponibile da tre frammenti combacianti. Alta poco più di 50 centimetri, la statua rappresenta Ercole, il mitico figlio di Zeus e della mortale Alcmena, raffigurato in piedi in un momento di riposo. L’identificazione della scultura con il celebre protagonista delle dodici fatiche è resa possibile dalla presenza dei tipici attributi del possente semidio: la clava, la pelle del leone Nemeo, ucciso da Ercole nella prima fatica e, ai piedi della figura, la testa di un toro, che rimanda invece alla cattura del toro cretese e quindi alla settima fatica.

DCIM100MEDIADJI_0758.JPG

Ripresa aerea dell’area di scavo della villa/mansio di Montaione (Fi) (foto archeologia viva)

La piccola statua di Ercole costituisce oggi una preziosa testimonianza dell’alto livello decorativo del complesso architettonico da cui essa proviene, interpretabile come villa di un ricco possidente o, più probabilmente, come mansio, ovvero una stazione di sosta lungo una strada romana, spesso dotata di un annesso termale, come nel caso dell’edificio di Montaione. Nello stesso contesto, nel XIX secolo venne casualmente rinvenuta un’altra statua, interpretabile come Atena, che oggi fa parte della collezione privata dei proprietari del terreno su cui insistono gli scavi.

firenze_montaione_scavo-villa-mansio_glirarium_foto-archeologia-viva

Il glirarium, un contenitore in terracotta utilizzato per l’allevamento dei ghiri, scoperto nello scavo della villa/mansio di Montaione (Fi) (foto archeologia viva)

Le indagini stratigrafiche promosse dal 2012 dal Comune di Montaione hanno consentito il recupero di altri reperti ceramici, tra i quali spicca un glirarium, un contenitore in terracotta utilizzato per l’allevamento dei ghiri. Tra le strutture conservate in situ, particolarmente interessante è anche un ricco annesso termale, decorato da marmi e mosaici pavimentali e parietali, come testimoniato dal rinvenimento di numerose tessere in pasta vitrea con la lamina d’oro.

firenze_montaione_statua-di-ercole-dallo-scavo-al-restauro_foto-archeologia-viva

Ercole di Montaione: la statua dallo scavo al restauro (foto archeologia viva)

Attualmente, un team di esperti sta conducendo uno studio preliminare sulla statua di Ercole, che è in fase di restauro con il contributo della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Firenze e le province di Pistoia e Prato. I risultati di questo studio, suggeriscono una datazione della statua tra la media e la tarda età imperiale (III-IV sec. d.C.) coerentemente con il periodo di massimo sviluppo architettonico e decorativo dell’edificio in corso di scavo. Una volta terminato il restauro, la statua sarà esposta temporaneamente presso i locali dell’Università di Firenze, per essere poi esposta definitivamente al museo civico di Montaione, dove sono conservati numerosi reperti archeologici provenienti dallo scavo.