Trento. In via S. Croce, nel cuore della città, a 8 metri di profondità scoperta una necropoli monumentale preromana (prima Età del Ferro, IX-VI a.C.): 200 tombe a incinerazione, con ricchi corredi, segnate da stele funerarie. Parlano i protagonisti di questo intervento di archeologia preventiva

La vicepresidente e assessore provinciale alla Cultura deal Provincia di Trento, Francesca Gerosa, in sopralluogo alla necropoli preromana scoperta in via Santa Croce a Trento (foto provincia tn)
A 8 metri di profondità, rispetto all’attuale quota di via Santa Croce, nel cuore di Trento, ben al di sotto dei livelli di frequentazione storica, medievale e di epoca romana, è stata scoperta una necropoli monumentale di epoca preromana, rimasta perfettamente conservata attraverso i millenni grazie agli episodi alluvionali che hanno sigillato il deposito archeologico. L’eccezionale ritrovamento, che consentirà di riscrivere la storia della città, è avvenuto a seguito dell’attività di tutela preventiva condotta dall’Ufficio beni archeologici dell’UMSt soprintendenza per i Beni e le Attività culturali della Provincia autonoma di Trento in occasione dei lavori di restauro e riqualificazione di un edifico storico. Le ricerche archeologiche, tuttora in corso di svolgimento, hanno consentito di mettere in luce 200 tombe, complete di prestigiosi corredi, caratterizzate dal rito della cremazione indiretta, che rappresentano soltanto una parte di quelle potenzialmente conservate nel sottosuolo ancora da indagare.
“Una scoperta incredibile, che ci mostra una nuova storia della città di Trento, non più quindi solo come città romana”, commenta la vicepresidente e assessore provinciale alla cultura Francesca Gerosa. “Sappiamo come sia importante l’impegno di ricerca e di tutela del patrimonio delle nostre radici, e questo è previsto dalle leggi e dalla Costituzione, ma indipendentemente da questo non vogliamo sottrarci e qui si sta lavorando intensamente per riportare alla luce un pezzo di storia sconosciuta per la città. I lavori procedono, ma c’è ancora tutta un’intera area da monitorare per poi valutare quali azioni intraprendere, anche riguardo ai tantissimi oggetti rinvenuti e che sono già oggetto di restauro, come lo saranno anche i ritrovamenti successivi. Stiamo lavorando ricordando che serve sempre un equilibrio per contemperare gli interessi di tutela del patrimonio archeologico, con quelli comprensibili dello sviluppo urbano”.

L’assessore Francesca Gerosa e il soprintendente Franco Marzatico sullo scavo della necropoli preromana di via Santa Croce a Trento (foto provincia tn)
La scoperta della necropoli monumentale di via Santa Croce a Trento apre nuovi scenari e suggestive ipotesi interpretative per la ricerca archeologica, considerata la sua collocazione nel centro storico di Trento e la rarità di questa tipologia di contesti nel territorio dell’arco alpino. Solleva inoltre articolate e complesse problematiche circa le modalità di autorappresentazione in ambito funerario del gruppo sociale di appartenenza di cui, al momento, resta ignoto il contesto insediativo. Le indagini archeologiche sono dirette da Elisabetta Mottes dell’Ufficio beni archeologici della Provincia autonoma di Trento e coordinate sul campo da Michele Bassetti e da Ester Zanichelli di Cora Società Archeologica di Trento e dalla loro equipe di ricerca. Il coordinamento delle operazioni concernenti il restauro dei reperti mobili si deve a Susanna Fruet dell’Ufficio beni archeologici e a Chiara Maggioni di Cora Società Archeologica per l’attività di microscavo e recupero dei vasi ossuari.
“Questa veramente è una scoperta straordinaria per la nostra città e di assoluta rilevanza”, sottolinea Mottes. “Vediamo quello che resta di una necropoli monumentale della prima Età del Ferro, quindi del primo millennio a.C., che si colloca tra il IX e il VI secolo a.C. La caratteristica di questa necropoli, un unicum in ambito alpino, è il fatto che le tombe, che sono tutte a cremazione, sono delimitate sul lato Ovest da stele funerarie. Davanti alla stele funeraria è presente nelle tombe principali una cassetta litica che contiene i resti della terra di rogo, ovvero la cremazione, e sul fondo oggetti di corredo, oggetti di particolare prestigio che possono essere armi o ornamenti, in particolare in bronzo, ma anche con materiali come l’ambra o la pasta vitrea. Al di sopra abbiamo un tumulo che ricopre tutto, e poi spesso delle offerte, in particolare di recipienti ceramici e anche di altri oggetti di ornamento”.

La vicepresidente e assessore provinciale alla Cultura deal Provincia di Trento, Francesca Gerosa, in sopralluogo alla necropoli preromana scoperta in via Santa Croce a Trento (foto provincia tn)
“Nei primi secoli del I millennio a.C.”, spiegano ai Beni archeologici della Provincia, “il paesaggio di quest’area della città era caratterizzato dalla presenza dell’ampio alveo del torrente Fersina solcato da una rete di canali torrentizi che si intrecciavano tra loro, separati da barre sabbiose o ghiaiose a carattere temporaneo. In un’area marginale dell’alveo soggetta a periodiche esondazioni è sorta la necropoli monumentale della quale sono state documentate più fasi di frequentazione nel corso della prima età del Ferro (IX-VI secolo a.C.). Il contesto funerario doveva essere posto tra due canali che si potevano attivare in caso di fenomeni di piena. Gli episodi esondativi, iniziati già nelle fasi di utilizzo della necropoli, hanno sigillato la stratificazione archeologica antica consentendo l’eccezionale conservazione del contesto funerario. Questa circostanza ha permesso di documentare in dettaglio i piani d’uso della necropoli e di ricostruire con precisione le pratiche funerarie della comunità che hanno occupato quest’area nella prima età del Ferro”.
“L’Età del ferro è un periodo di profonde trasformazioni dal punto di vista storico-culturale in tutto il Mediterraneo, nell’arco alpino e oltralpe”, spiega il soprintendente Franco Marzatico. “Fioriscono le grandi civiltà degli Etruschi, dei Fenici, dei Greci e dei Celti. Sono anche i tempi delle prime olimpiadi che si datano tradizionalmente al 776 a.C. e della fondazione di Roma nel 753 a.C. I popoli alpini non sono isolati, intrattengono relazioni e scambi con le genti della pianura Padana in particolare fra il 900-700 a.C., con la zona emiliana, con la fiorente civiltà degli etruschi e di seguito con i Veneti e altre genti delle Alpi. Nell’area archeologica in corso di scavo abbiamo la possibilità di riconoscere l’élite di una società che evidentemente era insediata nella conca di Trento e che rappresentava il suo potere e prestigio attraverso la deposizione di oggetti emblematici del proprio status privilegiato”.

Le stele funerarie in corrispondenza delle tombe a incinerazione, con presenza di cassettine litiche, nella necropoli preromana di via Santa Croce a Trento (foto provincia tn)
La caratteristica principale della necropoli, che la configura come un complesso palinsesto monumentale, è la presenza di stele funerarie infisse verticalmente con funzione di segnacolo che raggiungono i 2,40 m di altezza, organizzate in file subparallele con direzione principale Nord-Sud. Ogni stele delimita a ovest la tomba principale in cassetta litica coperta da una struttura a tumulo, attorno alla quale si sviluppa nel corso del tempo una densa concentrazione di tombe satelliti. La materia prima utilizzata per le stele funerarie proviene dall’area della collina est di Trento, zona più prossima di affioramento dei calcari nodulari giurassici del Rosso Ammonitico Veronese, mentre il calcare-marnoso rosato della Scaglia Rossa è stato impiegato per la realizzazione delle cassette litiche.

Spillone in bronzo dalla necropoli preromana di via Santa Croce a Trento (foto provincia tn)
Lo scavo microstratigrafico delle strutture tombali ha consentito di ricostruire la complessità del rituale funerario. I dati acquisiti dovranno essere implementati da analisi interdisciplinari sui resti antropologici e archeobotanici oltre che dallo studio dei reperti deposti come corredo e offerta. All’interno delle cassette litiche è presente la terra di rogo, una raccolta intenzionale di ossa calcinate poste entro contenitori in materiale deperibile, meno frequentemente in vasi ossuari. Si ipotizza che i resti combusti spesso collocati sopra il corredo personale, fossero avvolti in un tessuto, di cui in alcuni casi si sono conservate le fibre, chiuso con l’ausilio di spilloni o fibule. In alcune tombe la forma dell’accumulo suggerisce la presenza di cassette lignee quadrangolari.

Punta di lancia in bronzo dalla necropoli preromana di via Santa Croce a Trento (foto provincia tn)
I corredi funerari messi in luce risultano particolarmente ricchi e rappresentano gli indicatori per definire identità, ruoli e funzioni del gruppo sociale di appartenenza. Particolarmente significativa è la presenza di reperti in metallo rappresentata da armi e elaborati oggetti di ornamento con inserzioni in ambra e pasta vitrea che attestano l’esistenza di influssi e strette relazioni culturali con gli ambienti italici. Lo studio scientifico del ricco archivio di dati fornito dall’eccezionale necropoli di via Santa Croce sarà effettuato da una équipe di ricerca interdisciplinare che prevede la partecipazione di enti e specialisti di varie istituzioni italiane e straniere.
Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia ospita l’incontro “Questioni di confine. Dialogo sulle frontiere delle città etrusche”, dibattito attorno alla presentazione di due volumi sulle questioni aperte dei confini dei territori etruschi
Venerdì 14 febbraio 2025, alle 17, il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia ospita l’incontro “Questioni di confine. Dialogo sulle frontiere delle città etrusche”, dibattito attorno alla presentazione di due volumi dedicati alle questioni, ancora aperte, dei confini dei territori etruschi. Ingresso gratuito in Sala Fortuna fino a esaurimento posti. Per info e prenotazioni – mn-etru.comunicazione@cultura.gov.it. Incontro con Alessandro Mandolesi, autore del libro “Tra Caere e Tarquinia. La costiera civitavecchiese in età etrusca”, e Andrea Zifferero, autore del libro “Paesaggi di confine in Etruria”. Introduce Luana Toniolo, direttrice museo nazionale Etrusco di Villa Giulia. Intervengono Francesco di Gennaro, già soprintendente archeologo; Luca Pulcinelli, soprintendenza ABAP Umbria; Giuseppe Cordiano e Shantidas Valli, università di Siena. Modera Andreas Steiner, direttore della rivista Archeo. Attualità del Passato.
Terzigno (Na). Al Matt si presenta il nuovo spazio espositivo “Il Tesoro di Terzigno. Ori e argenti della Villa 2”
Il museo Archeologico Territoriale di Terzigno – MATT (Na) si arricchisce di un nuovo spazio espositivo “Il Tesoro di Terzigno. Ori e argenti della Villa 2” con i reperti e i monili in oro e argento provenienti dalla cosiddetta Villa 2 di cava Ranieri. La presentazione giovedì 13 febbraio 2025, alle 11, al Matt, con il direttore del parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel, e il sindaco del comune di Terzigno, Francesco Ranieri. I preziosi oggetti esposti fanno parte dei reperti sui quali il Parco archeologico di Pompei ha competenza scientifica e che trovano nel museo comunale una adeguata collocazione di contesto.
Altino (Ve). Al museo Archeologico nazionale per “AltinoAperta” visita guidata “Rituali funerari: l’inumazione” alla scoperta dei reperti conservato nei depositi
Quali storie raccontano i corredi funerari di Altino? Se ne parla giovedì 13 febbraio 2025, alle 15.30, al museo Archeologico nazionale di Altino (Ve) nella visita guidata “Rituali funerari: l’inumazione” per il ciclo AltinoAperta. I reperti conservati nei depositi saranno nuovamente protagonisti di quest’incontro dedicato all’inumazione, una tra le forme più antiche di sepoltura. Si visiteranno i depositi in compagnia dello staff del parco archeologico di Altino, per scoprire le storie degli altinati dell’antichità attraverso gli oggetti deposti nelle loro sepolture. La visita – su prenotazione – è gratuita per gli abbonati e inclusa nel biglietto d’ingresso per gli altri. Per informazioni e prenotazioni telefonare allo 0422789443 o scrivere a drm-ven.museoaltino@cultura.gov.it.
Civitavecchia. In biblioteca per “I Giovedì dell’Archeologia” promossi dal museo Archeologico nazionale la conferenza “Materiali per la forma urbis di Centumcellae” con Simone Gargiulli (Sapienza università di Roma)

Il nuovo appuntamento con “I Giovedì dell’Archeologia”, promossi dal museo Archeologico nazionale di Civitavecchia in programma il 13 febbraio 2025, alle 17.30, alla biblioteca comunale “A. Cialdi”, in piazza Calamatta 18 a Civitavecchia, è dedicato ai “Materiali per la forma urbis di Centumcellae”. Simone Gargiulli (Sapienza università di Roma) presenta uno studio che si propone di ricostruire l’assetto urbanistico di Centumcellae attraverso l’analisi dei resti archeologici e delle planimetrie storiche. Informazioni e prenotazioni: museo Archeologico nazionale di Civitavecchia, tel. +39 076623604, e-mail: drm-laz.mucivitavecchia@cultura.gov.it. Nonostante alcune difficoltà nell’accesso ai documenti e ai materiali, è stata elaborata una carta archeologica basata su una mappa catastale, con particolare attenzione alla localizzazione dei rinvenimenti. Lo studio esamina l’abitato di Centumcellae utilizzando evidenze archeologiche, letterarie ed epigrafiche, proponendo una nuova interpretazione dell’urbanistica del Portus Traiani. Si concentra sulla formazione di un centro abitato intorno allo scalo portuale, un aspetto non trattato negli studi precedenti. Sostenendo l’ipotesi che l’abitato lungo la via Aurelia sia sorto dopo la fondazione del porto traianeo, si considera la testimonianza di Plinio il Giovane sulla costruzione del porto.
Padova. Al Liviano il seminario “I Musei archeologici nazionali di Venezia e della Laguna: prime strategie di valorizzazione per un nuovo istituto dotato di autonomia speciale” con Marianna Bressan, direttrice dei musei Archeologici nazionali di Venezia e della Laguna

Nell’ambito del corso di Gestione dei Beni archeologici alla Scuola di specializzazione in Beni archeologici (prof. Ugo Soragni) e del corso di dottorato in Storia, Critica e Conservazione dei Beni culturali del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova, in programma mercoledì 12 febbraio 2025, alle 14, nell’aula “Franco Sartori” di Palazzo Liviano , piazza Capitaniato 7, a Padova, il seminario “I Musei archeologici nazionali di Venezia e della Laguna: prime strategie di valorizzazione per un nuovo istituto dotato di autonomia speciale” con Marianna Bressan, direttrice dei musei Archeologici nazionali di Venezia e della Laguna. Sono invitati a partecipare gli specializzandi, i dottorandi, gli studenti e tutti gli interessati.
Locri (RC). Ecco il programma 2025 di “Un caffè… storicamente corretto” il giovedì al museo Archeologico nazionale con il circolo di Studi storici “Le Calabrie”, a cura di Elena Trunfio e Marilisa Morrone

Elena Trunfio direttrice dei musei e dei parchi archeologici di Locri Epizefiri e Bova Marina (foto drm-calabria)
Solo qualche giorno fa avevamo annunciato della volontà di Elena Trunfio e Marilisa Morrone di bissare per il 2025 “Un caffè…storicamente corretto” con un programma variegato, a partire da febbraio, con presentazioni di volumi, conferenze, seminari, incontri con esperti (vedi Locri (RC). Elena Trunfio e Marilisa Morrone annunciano l’edizione 2025 della rassegna “Un caffè… storicamente corretto”: ogni mese un appuntamento con ricercatori e studiosi per trattare temi di archeologia, storia, arte, museografia | archeologiavocidalpassato). Il progetto, curato dalla direttrice del museo Archeologico nazionale di Locri Epizefiri, Elena Trunfio, e dalla presidente del circolo di Studi storici “Le Calabrie”, Marilisa Morrone, oltre che con il patrocinio del Comune di Locri, quest’anno si arricchisce del patrocinio del Comune di Portigliola e della Deputazione di Storia Patria per la Calabria e vuole, come di consueto, offrire al pubblico diversi spunti di approfondimento su temi ampi legati al mondo della storia, dell’arte e dell’archeologia, con il coinvolgimento di studiosi autorevoli, afferenti tra l’altro ai più importanti atenei italiani. Il programma è stato concepito di concerto dalla direzione del Museo e dalla presidenza del Circolo che si è avvalsa della collaborazione del comitato scientifico del sodalizio nello specifico da Marco Cicciò, Alfredo Fulco, Filippo Racco, Gianfrancesco Solferino, Vincenzo Tavernese. “I nostri caffè sono stati un successo, una delle iniziative più partecipate che abbiamo svolto nel 2024 a Locri Epizefiri”, commenta Elena Trunfio. “Ogni appuntamento è stato l’occasione per presentare ricerche nuove e aggiornate, coinvolgendo studiosi da tutta Italia che hanno saputo trasferire, anche ad un pubblico non specialistico, le loro ricerche. Gli appuntamenti sono stati arricchiti dall’interazione degli uditori con i relatori, con domande e curiosità che hanno animato il dibattito. Ci sembrava pertanto interessante riproporre una seconda edizione del progetto”. Gli incontri si svolgono di giovedì e l’ingresso è gratuito. Non è necessaria la prenotazione.

L’edizione 2025 è in partenza il 20 febbraio al museo Archeologico di Locri Epizefiri, con la presentazione del libro “Calabria angioina (1266-1382). Novità gotiche e tradizione bizantina al tramonto del Medioevo” curato da Stefania Paone dell’università della Calabria. “Nel 2025 il Circolo di Studi Storici “Le Calabrie”, fra le sue varie attività, reitera la collaborazione con il museo nazionale di Locri Epizefiri e con la direttrice Elena Trunfio, anch’ella “socio cultore” del Circolo, che ringrazio per la cortese ospitalità tra le sale del Museo”, dichiara la presidente del Circolo “Le Calabrie” Marilisa Morrone. “Il successo della prima edizione della rassegna ci ha incoraggiati a insistere su una formula che si è rivelata vincente. Ancora una volta la Storia, l’Arte e l’Archeologia saranno protagoniste dei giovedì dei Caffè… storicamente corretti, stimolando intense e proficue discussioni su novità editoriali e sulle più recenti ricerche. Avremo anche quest’anno ospiti illustri che renderanno vivo il dibattito coinvolgendo il pubblico, sempre più esperto ed attento alle tematiche trattate. Vogliamo arricchire ancora la conoscenza del nostro passato perché essa è alla base di una più matura consapevolezza delle potenzialità del territorio ed è mezzo per un’adeguata salvaguardia e valorizzazione delle risorse culturali”.
Nel mese di marzo Maurizio Cannatà, direttore del museo Archeologico nazionale di Vibo Valentia presenterà il libro “Temesa. Il mito e la storia”. L’archeologia sarà protagonista anche degli appuntamenti di aprile e settembre: il primo sarà incentrato sulla valorizzazione e accessibilità dei musei con l’intervento del direttore del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria Fabrizio Sudano, mentre a maggio, il funzionario archeologo Andrea M. Gennaro illustrerà le scoperte più recenti effettuate dalla soprintendenza di Reggio Calabria in Aspromonte e nella “chora” locrese. Nel mese di maggio un tema storico appassionante con la conferenza di Sebastiano Marco Cicciò (università LUMSA Palermo) e Vincenzo Pintaudi (università di Messina) dal titolo “Gli Anglosassoni nel Mediterraneo e le relazioni con il Regno delle Due Sicilie”. Torna anche per la rassegna 2025 il professore Aurelio Musi, ordinario di Storia dell’università di Salerno che illustrerà il profilo biografico di un personaggio calabrese illustre ma qui dimenticato, il chirurgo Marco Aurelio Severino. Dopo la pausa estiva, il mese di settembre proporrà nuovamente un tema di natura archeologica con l’archeologo Giuseppe Hyeraci dell’università di Napoli “Suor Orsola Benincasa” che illustrerà il ruolo e i modelli di rappresentazione del monachesimo italo-greco in tempo di guerra nella Calabria bizantina.
Ad ottobre sarà la volta di Claudia Pingaro, dell’università della Campania “L. Vanvitelli” con la conferenza dal titolo “Il viceregno di don Pedro de Toledo tra politica interna e internazionale”. A novembre un appuntamento imperdibile con la tavola rotonda “Dal commercio al contrabbando” che, insieme ad esponenti del mondo delle istituzioni ed esperti, traccerà un quadro sull’evoluzione del traffico illecito di beni culturali. La stagione si concluderà a dicembre con Salvatore Bottari, ordinario di Storia moderna all’università di Messina che ci condurrà lungo le sponde dello Stretto per illustrare tale territorio nel Quattrocento e Cinquecento. “Anche quest’anno un programma ricchissimo con studiosi di chiara fama”, conclude la direttrice Trunfio: “ogni mese un appuntamento per dare continuità ad un progetto culturale di alto livello. Ringrazio pertanto la presidente Morrone e tutto il Circolo per il lavoro svolto nel 2024 e per quello che realizzeremo insieme nel 2025. Sono certa dell’importanza di questa rassegna in termini di sviluppo culturale e sociale di quest’area”.
Napoli. Doccia fredda del Mic sulle aspettative di una città: “Paolo Giulierini non può ricandidarsi alla guida del Mann”. Lo annuncia lo stesso Giulierini: “Le ali sono spezzate e non voleremo più insieme”. Le reazioni: attestazioni di stima e di affetto

Paolo Giulierini, già direttore del Mann, nei depositi sotterranei delle Cavaiole (foto graziano tavan)
“Oggi è un giorno difficile perché le ali sono spezzate e non voleremo più insieme”, comincia con queste parole che grondano amarezza il breve saluto di commiato postato l’8 febbraio 2025 da Paolo Giulierini col quale il Direttore con la “D” maiuscola si congeda dal “suo” Mann e da quella Napoli che l’ha adottato come un figlio illustre e che non ha esitato a tappezzare col suo volto i luoghi più significativi partenopei, accanto ad altri grandi come Maradona, in una campagna che voleva tributare il grazie della città a chi l’ha valorizzata e portata nel mondo. “Niente sarà come prima ma nessuno mi potrà mai togliere l’orgoglio di aver riportato in prima fascia il Mann. Vi assicuro che ho dato tutto quello che potevo, così come enorme è l’affetto che ho ricevuto dai colleghi e dai cittadini di questa superba città. Dura lex sed lex. FORZA NAPOLI SEMPRE”. Una postilla inattesa in un bando macchinoso, già aperto il 4 febbraio, e inserita il 7 febbraio 2025, impedirebbe al momento a Paolo Giulierini la partecipazione, nascondendo il tutto dietro la saracinesca burocratica del “principio di rotazione”: “…al fine di evitare il consolidarsi di relazioni che possono favorire dinamiche improprie nella gestione amministrativa, conseguenti alla permanenza prolungata…”. “Un delitto perfetto”, è stato definito.
“Lavorare otto anni in città come Napoli – aveva dichiarato Paolo Giulierini ad archeologiavocidalpassato alla vigilia della fine del suo mandato, nel settembre 2023 – è come in qualche modo aprire il cuore a un grande amore. Insomma questi sono stati anni importanti per la mia crescita, per l’affetto che la città mi ha dato, per l’impegno che ho cercato di fornire nel restituire una fiducia incondizionata da parte dei cittadini e delle istituzioni. Adesso si profila all’orizzonte una nuova fase. È molto importante non lasciare a metà il museo ed è per questo che abbiamo presentato tutti i progetti per il futuro (vedi Napoli. “Ecco il Mann del futuro”: il direttore Giulierini a chiusura del suo mandato annuncia progetti e interventi (tutti esecutivi già finanziati) per i prossimi cinque anni, a cominciare dai depositi e nuovi servizi nei sotterranei. Una strada tracciata ben precisa per il direttore che verrà. I dettagli e le considerazioni | archeologiavocidalpassato) che consegnano o a chi sta parlando o a un nuovo direttore una strada ben più chiara di quella che ho trovato io quando arrivai. Quindi io credo che onestamente sia importante amare il proprio lavoro, amare il proprio museo. Ma è un po’ come l’amore per i figli: bisogna predisporli e crescerli perché diventino grandi in autonomia a prescindere. Poi se ci sarà la possibilità di accompagnarli ancora, appunto come un figlio, lo faremo volentieri”.

Il saluto dei dipendenti del museo Archeologico nazionale di Napoli al direttore Paolo Giulierini a fine mandato il 14 novembre 2023 scandendo “O capitano, mio capitano” (foto mann)
Le attestazioni di stima e di affetto si sono susseguite in queste ore. Quelle poche righe postate da Giulierini cancellavano con un colpo di spugna lunghi mesi di attesa e di speranza, dopo quel 14 novembre 2023 quando i dipendenti hanno salutato il direttore Paolo Giulierini mostrando cartelli e scandendo: “O capitano, mio capitano”. Contraccambiati dall’abbraccio simbolico di Giulierini che commentava: “Ci sono cose che ti segnano la vita e che ti ripagano di tutto. Grazie Napoli!”. E l’archeologo Mario Grimaldi sottolineava: “Mai vista una cosa del genere … mai visto una persona saper creare una tale unità di intenti tra l’interno e l’esterno di un ambito lavorativo … una squadra grandissima … in attesa di un ritorno, un nostos epico, perché il meglio deve ancora venire …”.

Conferenza con Giulia Longo e Paolo Giulierini su Thorvaldsen nel novembre 2022 all’Accademia di Danimarca a Roma
Quel ritorno non ci sarà, salvo soprese, ripensamenti o ricorsi. Scrive l’archeologa Giulia Longo: “Nulla concessero gli dei agli uomini senza fatica, caro Paolo. Sono certa che porterai successi e sorrisi in qualsiasi altro museo andrai a dirigere in futuro. Beato chi potrà iniziare o continuare a collaborare con te e con la tua mente vulcanica, instancabile, visionaria. God vind dicono i danesi per augurare il meglio in una fase di cambiamento, e letteralmente significa infatti Buon vento. Cogli allora la tua rosa, caro Paolo. Napoli per te sarà sempre casa. Qualunque cosa farai, non ci deluderai. Questo adesso è il tuo momento. Grazie di cuore per tutto, e buon vento!”. E un napoletano doc, Roberto Cinquegrana, esperto di arte equestre, e “studente” di archeologia: “Voglio solo ringraziare il direttore Paolo Giulierini per l’enorme contributo che ha dato alla mia città ed al Mann. Molteplici sono state le attività con lui nella vastità di interventi che ha fatto con la sua grande proiezione e disponibilità verso tutti. La città di Napoli tutta è grata incondizionatamente così come la mia persona nella speranza che il suo futuro possa essere sempre radioso portando con sé una Napoli che gli ha voluto bene. Ma tanto tanto bene”. E un’altra napoletana doc, esperta d’arte, Luciana Mastrangelo: “Grazie carissimo e splendido direttore del museo Archeologico di Napoli, che hai portato il Mann ai vertici, rendendolo uno tra i più bei Musei al mondo. Con te il Mann era il MyMann. Grazie per l’impegno, la professionalità ma soprattutto l’amore e la dedizione con cui hai svolto il tuo lavoro, creando uno staff di energie positive e propositive. Grazie per aver donato alla città di Napoli Cultura e passione come mai prima… ma io spero e credo che prima o poi riporterai la tua luce qui”.

Antonella Carlo, Paolo Giulierini e Mario Grimaldi in un evento al Mann nel 2018 (foro di leva)
Antonella Carlo, responsabile Comunicazione del Mann: “Come cittadina, non dimentico la luce che Paolo Giulierini ha fatto brillare su uno dei tesori della nostra Napoli. Come funzionario del Mann, non dimentico il bene che ha fatto al Museo. Come persona, non dimentico l’ascolto e la fiducia che mi ha sempre concesso. Auguri, caro Paolo, per tutti i successi che meriti”. E la storica dell’arte Lucia Emilio: “Paolo Giulierini grande competenza ed enorme passione. Ha reso il museo il “Mann internazionale”, una realtà immensa per Napoli, per i napoletani e non solo. Grazie di tutto Paolo. Con l’affetto di sempre”. E l’archeologo Mario Grimaldi: “Come vuole la prassi … si utilizzano le regole con sapiente uso e abuso … in questi ultimi anni abbiamo assistito a tante cose strane ma la luce che il Mann ha avuto per se stesso e per la città trasformandosi in una piazza coperta è qualcosa che nessuna regola ad hoc potrà cambiare … l’intelligenza di chi verrà si misurerà dal modo in cui si saprà confrontare e collegare a questo passato aureo dopo un grigio presente per andare verso un futuro che assomigli a quanto fatto in termini di connessione, cooperazione e fervore scientifico … magari un giorno riprenderemo da dove abbiamo lasciato con un rassicurante “dove eravamo rimasti” ma per ora resta tanta gratitudine verso una persona che ha fatto comprendere che esiste un metodo di far stare le persone assieme diverso, basato sul rispetto e la cooperazione … merce rara, rarissima e quindi preziosa”.
Pordenone. Al museo Archeologico del Friuli Occidentale nel Castello di Torre arriva il progetto “Anche le statue parlano” con Caterina Bernardi, Alessandro Maione ed Edoardo De Angelis

E se il Castello di Torre (Pn) iniziasse a parlare, quali storie ci racconterebbe? Il progetto “Anche le statue parlano” arriva al museo Archeologico del Friuli Occidentale ospitato nel Castello di Torre. Domenica 9 febbraio 2025, alle 15.15, alle 16.30, e alle 17.45, gli attori Caterina Bernardi e Alessandro Maione e il cantautore Edoardo De Angelis ci porteranno alla scoperta delle affascinanti storie che il museo Archeologico del Friuli Occidentale (Castello di Torre) a Pordenone conserva. “Anche le statue parlano”, progetto finanziato dalla Regione Friuli Venezia Giulia, e prodotto e organizzato dall’associazione A.C. CulturArti in collaborazione con il Comune di Pordenone, nasce con l’intento di collegare passato e presente, archeologia e storia contemporanea. Si tratta di un vero e proprio viaggio all’indietro nel tempo, di tipo espressivo e artistico, un progetto innovativo di valorizzazione culturale accessibile a tutti, ideato per far conoscere e apprezzare le storie e le leggende relative alle opere conservate presso le realtà museali coinvolte nell’iniziativa. Di ritorno nel Castello di Torre, gli artisti – grazie alle suggestioni della musica e dei testi scritti per l’occasione – creeranno un dialogo tra la Storia e il Conte di Ragogna, che con la sua passione per l’Archeologia, ha dedicato la vita a raccogliere testimonianze di donne e uomini comuni vissuti migliaia di anni fa… Un viaggio nell’Antichità, ma anche un filo diretto con la Storia dei nostri giorni e un appello alla necessità di tutelare, conservare e valorizzare il patrimonio culturale. Sono previsti tre turni di visita: ore 15.15 (1° gruppo), ore 16.30 (2° gruppo), ore 17.45 (3° gruppo). I posti per le visite guidate teatralizzate sono limitati. È necessaria la prenotazione al seguente link: https://bit.ly/torrepn. L’evento è incluso nel biglietto di ingresso al Museo.
Parco archeologico dell’Appia antica (Roma). Visite guidate di febbraio alla Villa di Sette Bassi
Il parco archeologico dell’Appia antica ha reso note le date di febbraio 2025 le visite guidate alla Villa di Sette Bassi a cura del personale del Parco, con focus sugli scavi in corso nella maestosa villa di epoca imperiale. Questi gli appuntamenti in programma con le visite guidate: domenica 9 febbraio 2025, alle 11; domenica 16 febbraio 2025, alle 11. Ingresso in via Tuscolana 1700, Roma. Per partecipare seleziona il biglietto “Visita guidata | Villa di Sette Bassi” e la tariffa: intero 6 euro / ridotto 2 euro / gratuito e scegli tra le date previste. L’ingresso è gratuito per i possessori di Appia Card previa prenotazione da app o portale Musei Italiani. Il biglietto può essere acquistato: online sul sito Musei Italiani al link: https://portale.museiitaliani.it/…/a62f7628-2b88-42c7…; da telefono con la app Musei Italiani disponibile su Google Play e su App Store; il giorno stesso dai totem posizionati all’ingresso del sito, esclusivamente con carta di pagamento elettronico.
Commenti recenti