archivio | Roma e Italia RSS per la sezione

Vetulonia (Gr). al museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” l’incontro “Etruschi e Contemporaneo. Il Giano Bifronte di Gino Severini e il Culsans etrusco del Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona – MAEC”, in occasione dei 60 anni dalla scomparsa del Maestro Gino Severini

Giovedì 26 febbraio 2026, alle 16.30, al museo civico Archeologico “Isidoro Falchi”, in occasione dei 60 anni dalla scomparsa del Maestro Gino Severini, l’incontro “Etruschi e Contemporaneo. Il Giano Bifronte di Gino Severini e il Culsans etrusco del Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona – MAEC”, con l’intento di onorare e celebrare la memoria di questo grande artista, uno dei grandi protagonisti dell’arte del Novecento. Introduce Elena Nappi, sindaco del Comune di Castiglione della Pescaia con delega alle politiche culturali. Intervengono Paolo Bruschetti, presidente dell’Accademia Etrusca; Giulio Paolucci, direttore del MAEC; Paolo Giulierini, dirigente area Cultura del Comune di Cortona. Ingresso libero fino ad esaurimento posti. Apertura straordinaria del museo fino alle 18.

 

Firenze. In occasione di tourismA, al Palazzo dei Congressi, presentazione in anteprima l’Urna del Bottarone, nella mostra “I colori dell’alabastro. Il restauro dell’Urna del Bottarone sessant’anni dopo l’alluvione di Firenze”, al termine di un intervento che ha riportato alla luce i colori originari, accesi e luminosi degli “sposi etruschi” di Firenze

La restauratrice Daniela Manna segue l’intervento conservativo dell’urna del Bottarone al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto maf)

L’Urna del Bottarone, un’urna etrusca di 2400 anni fa, al termine di un prezioso restauro al museo Archeologico nazionale di Firenze, dove fa parte delle collezioni fiorentine dal 1887, che ha riportato alla luce i colori originari, accesi e luminosi degli “sposi etruschi” di Firenze, si potrà ammirare in anteprima assoluta al Palazzo dei Congressi di Firenze, dal 27 febbraio al 1° marzo 2026, in occasione di tourismA 2026, Salone dell’Archeologia e Turismo Culturale organizzato da Archeologia Viva (Giunti Editore), nella mostra del MAF “I colori dell’alabastro. Il restauro dell’Urna del Bottarone sessant’anni dopo l’alluvione di Firenze”, a cura di Daniele F. Maras, Barbara Arbeid e Giulia Basilissi, realizzata dal museo Archeologico nazionale di Firenze, con il sostegno dell’Ambasciata di Svizzera in Italia. L’’esposizione celebra il completamento di un importante intervento conservativo su uno dei capolavori dell’arte etrusca, tra le opere gravemente colpite dal terribile evento del 1966. Il restauro, recentemente concluso grazie al sostegno dell’Ufficio Federale Svizzero della Cultura, ha restituito luminosità e intensità ai colori originari dell’urna di alabastro riportando alla luce l’abbraccio senza tempo della coppia di sposi etruschi scolpita oltre 2400 anni fa (vedi Firenze. Al museo Archeologico nazionale in occasione del restauro dell’urna del Bottarone, straordinaria urna etrusca policroma, tre speciali visite guidate a seguire l’intervento conservativo di Daniela Manna | archeologiavocidalpassato). Dopo l’esposizione a tourismA il reperto etrusco torna nella collezione permanente del museo Archeologico nazionale di Firenze a cui appartiene dal 1887.

L’urna del Bottarone, scoperta nel 1864 a Città della Pieve, e conservata al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto maf)

L’urna è stata scoperta nel 1864 nelle vicinanze di Città della Pieve, in una località denominata il “Butarone” o “Bottarone” e, dopo essere passata sul mercato antiquario, è stata acquistata nel 1887 dal museo Archeologico di Firenze, dove venne esposta, ornata da una collana d’oro con pendente a testa di ariete posta al collo della figura femminile, in una sala del Museo Topografico allestito al pianterreno del palazzo della Crocetta. Il 4 novembre 1966, l’urna venne travolta dall’alluvione che devastò il centro di Firenze e venne completamente ricoperta di fango; fu quindi sottoposta a un delicato restauro terminato nel 1969, durante il quale, oltre alle operazioni di pulitura, furono svolte alcune indagini diagnostiche non invasive sulle ampie tracce di policromia. Negli ultimi anni, a causa del suo stato di conservazione, l’opera non è più stata esposta e proprio in vista di un suo futuro allestimento si è deciso di sottoporla ad un nuovo restauro supportato da una vasta campagna di indagini scientifiche.

 

Pompei. Alla Biblioteca del Parco il convegno “Scavi bibliografici. Biblioteche e archivi degli archeologi del Novecento”: due giornate su biblioteche e archivi come strumenti fondamentali per la ricostruzione della storia della disciplina archeologica. Ecco il programma

Due giornate di studio al parco archeologico di Pompei accendono i riflettori su biblioteche e archivi degli archeologi del Novecento. Dalla collaborazione del parco archeologico di Pompei con l’Associazione Italiana Biblioteche (Sezione Campania e Commissione nazionale biblioteche speciali, archivi e biblioteche d’autore) prende vita il convegno “Scavi bibliografici. Biblioteche e archivi degli archeologi del Novecento” che si articola in due giornate, il 26 e 27 febbraio 2026, alla Biblioteca del Parco, tematicamente distinte ma complementari, in cui studiosi e professionisti si confronteranno sul tema di biblioteche e archivi come strumenti fondamentali per la ricostruzione della storia della disciplina archeologica. L’iniziativa nasce dalla volontà di valorizzare una realtà strategica del parco archeologico di Pompei: la Biblioteca che insieme all’Archivio storico, conserva importanti fondi di persona legati ai grandi protagonisti degli scavi e degli studi pompeiani. A partire da questo patrimonio, il Parco ha avviato un dialogo strutturato con le associazioni di categoria AIB – Associazione Italiana Biblioteche e ANAI – Associazione Nazionale Archivistica Italiana, riconosciute come risorse fondamentali per la tutela, lo studio e la valorizzazione dei fondi bibliografici e archivistici. Comitato scientifico: Alessandra Boccone; Concetta Damiani; Concetta Filodemo; Tania Maio; Pio Manzo; Valentina Sonzini; Gabriel Zuchtriegel. Segreteria organizzativa: Adele Acanfora, Rosa De Venezia, Silvia Maiorano, Valentina Mautone, Salvatore Nardiello, Remo Rivelli.

La prima giornata, giovedì 26 febbraio, è dedicata ai pompeianisti e alle raccolte librarie e archivistiche legate alla storia degli scavi di Pompei. La seconda giornata, venerdì 27 febbraio, amplia lo sguardo alle biblioteche e agli archivi degli archeologi del Novecento grazie al contributo di numerosi enti, istituti di ricerca e università. Il programma del convegno è il risultato di una call for papers che ha riscosso un notevole successo, testimoniato dall’elevato numero e dalla qualità delle proposte pervenute, provenienti da università, archivi, biblioteche, enti di ricerca e istituzioni culturali. La call ha attivato una rete ampia di studiosi e professionisti, confermando l’interesse e l’attualità del tema. Scavi bibliografici si configura così come un appuntamento di rilievo nel panorama degli studi archeologici, archivistici e biblioteconomici, al fine di coniugare ricerca storica, riflessione metodologica e valorizzazione del patrimonio documentario, riaffermando il ruolo del Parco Archeologico di Pompei come luogo di conservazione, produzione e condivisione della conoscenza.

GIOVEDÌ 26 FEBBRAIO 2026, I Giornata: “Raccolte librarie e carte d’archivio nell’orbita degli scavi archeologici di Pompei”. Alle 9, registrazione; 9.30, saluti: Gabriel Zuchtriegel, direttore parco archeologico di Pompei; Alessandra Boccone, AIB Commissione biblioteche speciali, archivi e biblioteche d’autore; Alessia Ricci, ANAI Campania. Alle 10.30, Introduzione ai lavori: Concetta Filodemo, Biblioteca del parco archeologico di Pompei; Pio Manzo, AIB Campania. Interventi: “Le raccolte librarie dei pompeianisti nella Biblioteca del Parco Archeologico di Pompei”, Cristina Del Fiacco, Concetta Filodemo, Gabriel Zuchtriegel (parco archeologico di Pompei); “Le carte d’archivio dei pompeianisti nell’Archivio storico del Parco Archeologico di Pompei”, Rosanna De Simone, Giuseppe Scarpati (parco archeologico di Pompei). Sessione call. Introduce e modera Tania Maio, AIB Commissione biblioteche speciali, archivi e biblioteche d’autore. Interventi: “Vis maior. L’architetto René von Schöfer e la Casa del Fauno. Un percorso accademico del Novecento”, Julian Bauch (Deutsches Archäologisches Institut / DAI Berlino); “Oltre la carta: il Fondo Sogliano tra digitalizzazione e storytelling”, Marilina Laganà (Sistema bibliotecario di ateneo dell’università di Salerno); “Carlo Giordano e l’ornitologia pompeiana. Una vita spesa tra archeologia e insegnamento, epigrafia e ricerca”, Anna Cio e Antonio Giordano (Biblioteca e archivio Giordano); “Il caso Fiorelli: vicende di un archivio disperso tra la fine dell’Ottocento e la seconda guerra mondiale”, Lavinia De Rosa (Biblioteca Universitaria di Napoli – MiC). Tavola rotonda. Coordina Pio Manzo (AIB Campania). “Archivi e biblioteche dei pompeianisti: stato dell’arte e nuove prospettive”, Laurentino Garcia y Garcia (editore), Umberto Pappalardo (Centro internazionale per gli Studi pompeiani, université de Tunis), Grete Stefani (già funzionario ministero della Cultura), Antonio Varone (già funzionario ministero della Cultura); 13.30, pausa pranzo; 15, visita agli Scavi nuovi del parco archeologico di Pompei, a cura di Alessandro Russo e Gennaro Iovino (parco archeologico di Pompei).

VENERDÌ 27 FEBBRAIO 2026, II Giornata: “Biblioteche e archivi degli archeologi del Novecento”. Alle 9.30, registrazione; 10, introduce e modera Valentina Sonzini (università di Firenze). Interventi: “Pietre d’oltremare. Archeologia e propaganda del colonialismo fascista”, Simona Troilo (università dell’Aquila); “La Bibliothèque de l’INP comme reflet de l’histoire de l’archéologie en Tunisie”, Nejib Ben Lazreg (Ancien Membre de l’Institut National du Patrimoine (INP) Tunis); “Gli archivi degli archeologi”, Concetta Damiani (università della Campania “Luigi Vanvitelli”); “Per un primo censimento delle biblioteche degli archeologi italiani”, Manuela Parrilli (università di Salerno). Sessione call, “L’archivio di Gabriella Bordenache Battaglia presso il CNR di Roma”, Laura Ambrosini e Adriana Emiliozzi (CNR ISPC – Roma); “Eugénie Strong, un’archeologa britannica a Roma”, Raphaële Mouren (British School at Rome); 12.30, pausa pranzo; 14, sessione call. Introduce e modera Simona Inserra (università di Catania). BIBLIOTECHE: “Memorabilia Urbis. La costellazione documentaria di Antonio Muñoz tra libri, restauri e archeologia urbana”, Rosa Parlavecchia (università di Salerno); “Antonio Bellucci: un bibliotecario archeologo da ri-scoprire”, Angelica Parisi (Complesso monumentale e Biblioteca dei Girolamini di Napoli), “Il Fondo bibliografico di Werner Johannowsky”, Vittoria Minniti (museo Archeologico nazionale di Napoli). ARCHIVI: “Il soprintendente e la Libia. Ricostruzioni bio-bibliografiche attraverso le carte personali dell’archeologo”, Giacomo Caputo Laura Buccino (università di Firenze) e Lorenzo Sergi (università della Tuscia); “Dal fondo d’autore alla storia del restauro: l’opera di Salvatore Aurigemma per la conservazione di Villa Adriana”, Martina Ambrogi (Sapienza università di Roma); “Le carte di Guglielmo Gatti all’Archivio centrale dello Stato: un unicum tra gli archivi di archeologi”, Mirco Modolo (università di Siena).

 

Vigevano (Pv). Al museo Archeologico nazionale della Lomellina nel Castello Sforzesco, dopo un impegnativo restauro, apre la mostra “Regina. Sperimentatrice geniale”: 108 opere tra sculture, disegni e collage ripercorrono la straordinaria parabola creativa di Regina Cassolo

Dal 26 febbraio 2026, al museo Archeologico nazionale della Lomellina (MANLo), apre l’allestimento “Regina. Sperimentatrice geniale”. Negli spazi restaurati per l’occasione del Castello Sforzesco di Vigevano, il museo Archeologico nazionale della Lomellina dedica a Regina Cassolo un grande allestimento che ne ripercorre la straordinaria parabola creativa. La mostra valorizza 108 opere tra sculture, disegni e collage, mettendo in luce la forza innovativa di un’artista capace di anticipare le avanguardie e di fondere sperimentazione, materia e poesia. Con un progetto reso possibile da interventi di ristrutturazione e restauro per quasi 300.000 euro, l’allestimento raccoglie 41 sculture e circa 65 tra disegni e collage, con l’obiettivo di restituire al pubblico la modernità di una delle voci più originali del panorama artistico del Novecento. Obiettivo del progetto, a cura della direttrice del museo Stefania Bossi con Valentina Cane e Michele Tavola e con il contributo di un comitato scientifico, è quello di evidenziare la cultura artistica maturata da Regina nelle diverse fasi evolutive della sua carriera, ricostruendone le esperienze a partire dalla formazione accademica fino agli sviluppi più moderni dovuti all’incontro con le avanguardie, rielaborate con intelligenza e originalità. Il percorso espositivo è articolato in quattro sezioni tematiche: Regina in breve: un’introduzione alla vita e alla carriera dell’artista, dalla formazione accademica ai primi tentati-vi di emancipazione artistica, fino agli sviluppi maturi dell’astrazione; I materiali di Regina: la tensione costante tra radici classiche e ricerca sperimentale che si evince attraverso l’utilizzo innovativo dei materiali; Il Futurismo secondo Regina: l’adesione al movimento con una declinazione personale e indipendente che vede l’uso dell’alluminio al centro della sperimentazione; Regina e la natura: la ricerca della sintesi attraverso gli erbari. L’esposizione è corredata da un catalogo per i tipi di Emuse, in cui confluiscono saggi di approfondimento e accurati apparati. Il volume è stato finanziato da Fondazione Monte di Lombardia, Società Storica Vigevanese, Istituzioni riunite ETS Mede, Sicam e Rotary club Vigevano Mortara. Fondazione Monte di Lombardia ha finanziato anche le descrizioni certificate Descrivendo presenti in mostra per consentire l’accessibilità rispetto alle forme di disabilità visiva.

“È con grande soddisfazione”, afferma il direttore dei Musei statali lombardi Rosario Maria Anzalone, “che giungiamo all’inaugurazione di questa importante esposizione nei rinnovati ambienti del primo piano del MANLo a Vigevano. Il lungo percorso progettuale, avviato nel 2024 con l’accordo di comodato delle opere con il Comune di Mede e la riqualificazione degli spazi nello straordinario complesso sforzesco, trova così il suo più naturale compimento. Ringrazio di cuore le istituzioni e le persone coinvolte per l’alacre lavoro di questi anni, orientato a offrire al pubblico un racconto ricco e sfaccettato di un artista speciale: Regina. Sperimentatrice geniale costituisce una concreta occasione di rilancio per il nostro museo, sul quale stiamo investendo con l’intento di supportare la comunità lomellina. Siamo pronti ad accogliere i visitatori che vorranno condividere con la città e il nostro istituto questa splendida esperienza espositiva”.

Roma. A Palazzo Altemps presentazione del libro “La collezione epigrafica di Evan Gorga” a cura di Maria Letizia Caldelli e Antonella Ferraro (edizioni Quasar), primo incontro del ciclo “Museo che legge” nei mercoledì di divulgazione del museo nazionale Romano 

Nell’ambito dell’appuntamento del mercoledì dedicato alla divulgazione, agli incontri e allo scambio di saperi al museo nazionale Romano, Il “Museo che legge” è un nuovo ciclo di conferenze organizzato in collaborazione con l’associazione Terra Italia Onlus e a cura di Antonella Ferraro, Maria Letizia Caldelli e Giulia Cirenei. Nel primo incontro, mercoledì 25 febbraio 2026, alle 17, a Palazzo Altemps, presentazione del libro “La collezione epigrafica di Evan Gorga”, Quasar 2025, a cura di Maria Letizia Caldelli e Antonella Ferraro. Introduce Federica Rinaldi, direttrice del museo nazionale Romano. Modera Chiara Giobbe (museo nazionale Romano). Presentano Alessandra Capodiferro (AIAC) e Silvia Orlandi (Sapienza – università di Roma).

Copertina del libro “La collezione epigrafica di Evan Gorga” a cura di Maria Letizia Caldelli e Antonella Ferraro

Il libro. Quella di Evan (Gennaro Evangelista) Gorga (1865-1957) è una delle tante collezioni epigrafiche romane del primo quarto del ’900, formata sul mercato antiquario cittadino nel fervore degli scavi per Roma capitale. Sequestrata nel 1929 e, per quel che si può ricostruire, quasi integralmente finita nel Museo Nazionale Romano, non aveva ancora ricevuto una edizione complessiva, a differenza di altre categorie di materiali acquistati dal bulimico collezionista. Da qui l’idea di una edizione globale dei materiali epigrafici con il duplice obiettivo di ricostruire un tassello significativo del collezionismo romano di antichità del primo ’900 e, al tempo stesso, valorizzare una componente importante delle collezioni epigrafiche del Museo Nazionale Romano. Precedono il catalogo scientifico alcuni capitoli dedicati alla storia dell’acquisizione della collezione epigrafica da parte dello Stato, alla storia della formazione della collezione con le ipotesi di provenienza delle iscrizioni e alle vicende della dispersione. Seguono il catalogo alcuni approfondimenti sulla composizione della raccolta nel tentativo di delineare, se possibile, il gusto del proprietario che nelle «Camere delle meraviglie» dei suoi appartamenti aveva voluto riunire la varietà del reale.

 

Firenze. Al Palazzo dei Congressi al via la dodicesima edizione di tourismA, Salone dell’Archeologia e Turismo Culturale organizzato da Archeologia Viva. Tre giorni di incontri e confronti, stand, archeo-degustazioni, film, mostre, laboratori didattici, realtà virtuali, tavole rotonde, presentazioni libri: 50 convegni, 250 relatori

Ci siamo. Mancano poco più di 48 ore a tourismA 2026, dodicesima edizione del Salone dell’Archeologia e Turismo Culturale organizzato da Archeologia Viva (Giunti Editore) aperto a tutti: dal 27 febbraio al 1° marzo 2026, al Palazzo dei Congressi di Firenze, dalle 9 alle 18 con ingresso libero e gratuito, tre giorni di esposizione, divulgazione e confronto di tutte le iniziative legate alla comunicazione del mondo antico e alla valorizzazione delle sue testimonianze: 50 convegni, 250 relatori. Stand, archeo-degustazioni, film, mostre, laboratori didattici, realtà virtuali, tavole rotonde, presentazioni libri. E ancora lo stato dell’arte del turismo sostenibile, i dati sulle mete predilette dai “viaggiatori culturali”, la comunicazione archeologica, le scoperte che fanno la storia, gli ultimi scavi, il dialogo tra civiltà. Tra i big Luciano Canfora, Mario Tozzi, Cristoforo Gorno, Franco Cardini, Alberto Angela (padrino della manifestazione). Vediamo qualche appuntamento del ricco programma. Info: www.tourisma.it

“PROGETTO ETRUSCHI VERSO IL FUTURO” è il titolo del convegno che apre la XII edizione di tourismA curato da assessorato Cultura e Turismo culturale della Regione Toscana. Un grande momento di incontro – venerdì 27 mattina – per fare il punto sulla valorizzazione e promozione dell’enorme “lascito culturale” di questa mitica affascinante civiltà. 

URNA… A COLORI. Quest’anno, in occasione del sessantesimo anniversario dell’alluvione di Firenze, il museo Archeologico nazionale presenterà in anteprima assoluta a tourismA la bellissima Urna del Bottarone, uno dei capolavori etruschi rimasti nel fango del ’66, ora restaurata grazie al sostegno dell’Ufficio federale della cultura svizzero. A distanza di sessant’anni, i colori dell’urna di alabastro sono tornati a risplendere regalando nuova vita alla coppia di sposi etruschi che vi compaiono uniti in un abbraccio affettuoso da 2400 anni. La mostra resterà visitabile per tutti i giorni della manifestazione.

Kiev: Stryiska St, 66 (foto UNESCO Yuriy Yurchenko1)

PATRIMONIO SOTTO LE BOMBE IN UCRAINA. Da Firenze a Kiev: domenica 1° marzo mattina l’archeologa fiorentina Chiara Dezzi Bardeschi responsabile Ufficio UNESCO in Ucraina presenterà le misure in atto per la difesa del patrimonio culturale ucraino mentre la guerra è ancora in corso. Nell’occasione verranno propositi al pubblico alcuni passaggi del film di Rai Cultura “Nella mente degli uomini. UNESCO 1945-2025” di Brigida Gullo ed Eugenio Farioli Vecchioli dove la Dezzi Bardeschi è una delle protagoniste.

ARCHEOVINO – LA STRANA COPPIA. Per la prima volta in assoluto sbarca a tourismA un incontro ad hoc fra archeologi e produttori del settore viti-vinicolo. Un momento di incontro per presentare il panorama delle aziende agricole e cantine che hanno sviluppato connessioni tra le loro produzioni e i siti archeologici. Fra i siti interessati saranno presenti Pompei, Isola d’Elba, San Gimignano, il colle del Palatino, la Valpolicella, Aquileia. Chiude la carrellata di interventi il professor Attilio Scienza, uno dei massimi esperti internazionale di viticultura che parlerà della vigna di Leonardo da Vinci a Milano.

ARCHEOLOG- IA. Come l’intelligenza artificiale può essere utile al mondo dell’archeologia e come sta trasformando metodi, strumenti e prospettive della ricerca sul passato? Il tema – attualissimo – sbarca a tourismA con un confronto tra i massimi esperti della materia.

SGUARDO SUL MONDO. Il patrimonio culturale dell’Iraq, quello dell’Azerbaigian, Turchia, Marocco, Oman, Siria… sotto la lente delle missioni di scavo italiane all’estero che attraverso le testimonianze dirette degli archeologi raccontano appunto la loro “missione”.

PREMIO GIORNALISTICO. Sarà ancora tourismA a ospitare la prossima edizione del premio GIST ACTA – Archeological & Cultural Tourism Award. Il prestigioso Premio ACTA, giunto alla terza edizione, viene attribuito dal Gruppo Italiano Stampa Turistica a chi, persona fisica o istituzione, favorisce il rispetto, la valorizzazione, la fruizione e la comunicazione dei beni culturali. 

SPAZIO LIBRI. Nei tre giorni di “tourismA 26” (27 febbraio – 1° marzo) in Sala 6 presentazioni di libri del settore archeologico-storico-artistico a cura di Massimo Cultraro (Università di Palermo). Sono in programma 42 presentazioni con la partecipazione degli autori e curatori.

Buy Cultural Tourism a tourismA negli spazi del Palazzo dei Congressi (foto archeologia viva)

OPERATORI TURISTICI INTERNAZIONALI. Torna, venerdì 27 febbraio Buy Cultural Tourism, il 9° workshop B2B del turismo culturale organizzato da Mark PR che ospita un centinaio tra destinazioni, enti del turismo, tour operator, strutture ricettive e agenzie di viaggi specializzate in viaggi culturali. Per la prima volta presenti anche buyer internazionali grazie alla collaborazione con Toscana promozione Turistica e la Fondazione Destination Florence in qualità di Host Destination Partner.

REPORT SUL TURISMO CULTURALE. Vengono presentati in anteprima venerdì 27 febbraio a tourismA i dati del “Report Turismo culturale in Italia 2026 “di The Data Appeal Company, parte del Gruppo Almawave. L’analisi si basa sull’elaborazione di circa 8,6 milioni di contenuti digitali sul turismo culturale in Italia nel 2025 e, per la prima volta, con l’IA integrata nella piattaforma di Data Appeal, capace di leggere e interpretare in tempo reale le recensioni su destinazioni e punti di interesse culturali, individuando temi e sfumature con estrema precisione.

Laboratori didattici con tourismA al Palazzo dei Congressi di Firenze (foto archeologia viva)

ARCHEO-DIVERTIMENTO. Simulare uno scavo armati di pennello e cazzuola, incidere un cartiglio egizio, realizzare un mosaico romano, scheggiare la pietra o accendere il fuoco come i primitivi, tessere come gli etruschi. È tutto possibile (e gratuito) a tourismA, all’interno dei laboratori pensati per famiglie e bambini.

Alberto Angela accolto tra gli applausi al Palazzo dei Congressi (foto Giuseppe Cabras)

ALBERTO ANGELA E IL “SUO” CESARE. Chiude la kermesse domenica 1° marzo, alle 16, il noto scrittore e divulgatore televisivo che – nel grande auditorium del Palacongressi – racconterà la sua ultima fatica editoriale: “Cesare. La conquista dell’eternità” (Mondadori). Ingresso libero fino a esaurimento posti.

Venezia. A Ca’ Foscari il convegno internazionale “SPOLIA. Il reimpiego di scultura e architettura dallo scavo al museo” a cura di Myriam Pilutti Namer e Luigi Sperti (UniVe). Due giorni di confronto: ecco il programma

Il dipartimento di Studi umanistici dell’università Ca’ Foscari di Venezia promuove il convegno internazionale “SPOLIA. Il reimpiego di scultura e architettura dallo scavo al museo” a cura di Myriam Pilutti Namer e Luigi Sperti (università̀ Ca’ Foscari Venezia). Appuntamento il 25 e il 26 febbraio 2026 nell’aula Baratto, Ca’ Foscari, Dorsoduro 3246 a Venezia.

PROGRAMMA DEL 25 FEBBRAIO 2026. Alle 15, saluti delle autorità. Modera Margherita Ferri (università Ca’ Foscari Venezia). Myriam Pilutti Namer e Luigi Sperti (università Ca’ Foscari Venezia), “Spolia dallo scavo al museo: stato dell’arte, metodi e strumenti, prospettive future”; Silvia Cipriano (direttrice dei lavori sul campo, progetto Alla ricerca di Altinum, università Ca’ Foscari Venezia) ed Emanuele Morezzi (Politecnico di Torino) presentano il libro di Chiara Tomaini (Istituto Veneto per i Beni Culturali), “Pro memoria. Intonaci e stucchi da Altinum Località Campo Rialto. Note dal cantiere di restauro”, Il Prato Edizioni, Padova, 2025; Margherita Bolla (già musei civici di Verona; università di Verona), Luigi Sperti (università Ca’ Foscari Venezia), “Episodi di reimpiego a Verona: ricognizione e sculture romane reimpiegate”; mostra virtuale degli intonaci e degli stucchi da Altino, Campo Rialto, a cura di Chiara Tomaini e Margherita Cimarosti (Istituto Veneto per i Beni Culturali).

PROGRAMMA DEL 26 FEBBRAIO 2026. Alle 9.30, inizio lavori. Modera Lorenzo Lazzarini (già università IUAV di Venezia), Stefano Maggi (già università di Pavia), “Il reimpiego in architettura: il caso degli anfiteatri romani della Cisalpina”; Maddalena Bassani (università IUAV di Venezia), “Fortune e sfortune di un mosaico dal contesto nemorense”; Leonardo Fuduli (Universidade de São Paulo), “Il reimpiego di scultura architettonica nel Mediterraneo: casi di studio” a partire dal volume “Ancient Marbles and Stones in Venice. Architecture-Sculpture-Reuse from Antiquity to the Baroque”, di Lorenzo Lazzarini, Myriam Pilutti Namer e Luigi Sperti (Istituto Veneto di Scienze, Lettere e Arti, Venezia, 2024);  da remoto Roberto Santamaria (università per Stranieri di Siena), “L’utilizzo di marmi antichi policromi nella scultura decorativa genovese di età moderna”. Conclusioni a cura di Myriam Pilutti Namer e Luigi Sperti (università Ca’ Foscari Venezia).

Trento. Allo Spazio Archeologico Sotterraneo del Sas va in scena “Pompei. Persone di gesso”, lezione recitata scritta da Valentina Cabiale e interpretata da Chiara Galliano: originale drammaturgia che spazia attraverso i tempi e i generi, dai testi storici di Plinio il Vecchio alla musica di Freddie Mercury

Lo Spazio Archeologico Sotterraneo del Sas, in piazza Cesare Battisti a Trento (foto soprintendenza tn)

Appuntamento con il teatro martedì 24 febbraio, alle 17.30, allo Spazio Archeologico Sotterraneo del Sas, a Trento in piazza Cesare Battisti, dove andrà in scena “Pompei. Persone di gesso”, lezione recitata scritta da Valentina Cabiale e interpretata da Chiara Galliano. Lo spettacolo, prodotto dalla compagnia Lo stagno di Goethe, prende spunto dai calchi di Pompei e dallo svelamento di come nacquero per riflettere sul presente, sui desideri, sulle paure e sul rapporto con il dolore e i sentimenti altrui, andando oltre il puro ambito archeologico per esplorare terreni letterari, storici, antropologici e filosofici. Tutto questo in modo brillante, grazie a una originale drammaturgia, che spazia attraverso i tempi e i generi – dai testi storici di Plinio il Vecchio alla musica di Freddie Mercury. Il recital sarà preceduto, alle 16.30, da una visita guidata alla mostra “I colori di Tridentum. Decorazione e arredo nella città romana”, allestita nel sito. L’ingresso e la partecipazione alla visita e allo spettacolo sono gratuiti fino ad esaurimento dei posti disponibili.

Chiara Galliano è violoncellista e attrice. Diplomata al Conservatorio di Torino, si perfeziona a Parigi dove frequenta il Master di creazione teatrale dell’Università Sorbonne Nouvelle. Ha partecipato a svariati progetti teatrali e musicali. È co-fondatrice della compagnia teatrale Collectif Merci pour la tendresse. Dal 2022 fa parte dell’equipe di mediazione del Théâtre des Quartiers d’Ivry (CDN du Val-de-Marne).

Valentina Cabiale, archeologa specializzata in archeologia medievale a Firenze, dal 2004 lavora in attività di scavo archeologico e archeologia preventiva e dal 2013 è direttore tecnico di un’azienda specializzata nel settore. In parallelo, partecipa a progetti in ambito teatrale, scrive recensioni, articoli, testi drammaturgici tra i quali le “Lezioni recitate” della compagnia teatrale “Lo stagno di Goethe”. Uno dei suoi principali interessi è lo studio dei molteplici modi attraverso i quali il passato è attivo e influenza il presente.

Dettaglio del calco di una delle vittime dell’eruzione del Vesuvio ritrovati a Porta Nocera di Pompei (foto parco archeologico pompei)

Nel caso archeologico eccezionale che è Pompei, l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. non ha pietrificato soltanto l’ultimo giorno di vita di una città, con le sue strade, le abitazioni, la cultura materiale degli abitanti. La città sepolta conserva anche i resti e le impronte di molti degli uomini e donne che vi morirono. Giuseppe Fiorelli, ispettore degli Scavi, nel 1863 ebbe la geniale intuizione di colare del gesso liquido nelle cavità che si conservavano all’interno degli strati deposti dall’eruzione vulcanica; in questo modo dalle impronte in negativo fu possibile ricreare il volume dei corpi umani, che si erano decomposti dopo che gli strati si erano già induriti. Così furono ottenuti i famosi calchi di Pompei, che ci permettono di vedere gli uomini e le donne pompeiani nell’istante in cui morirono. La morte “colta sul fatto”, come scrisse il letterato svizzero Marc Monnier nel 1864. Sin dall’inizio i calchi sono stati un oggetto da esposizione e una delle principali attrattive di Pompei: attraggono almeno quanto spaventano e la loro esposizione solleva questioni di etica, come nel caso delle mummie o di altri resti umani ma in misura anche maggiore, perché i calchi mostrano uomini e donne in agonia. È eticamente corretto mostrarli pubblicamente? Esiste un modo di esporli più dignitoso di un altro? I calchi di Pompei, reperti archeologici senza confronti, ci interrogano nel profondo su come porci davanti al dolore degli altri.

 

Roma. All’Istituto Italiano di Numismatica a Palazzo Barberini giornata di studi “Offerte di moneta al santuario etrusco-romano del Bagno Grande di San Casciano dei Bagni” a cura di Renata Cantilena (IIN) e Giacomo Pardini (Unisa/DiSPaC). Ecco il programma

Martedì 24 febbraio 2026, nella sede dell’Istituto Italiano di Numismatica a Palazzo Barberini a Roma, giornata di studi “Offerte di moneta al santuario etrusco-romano del Bagno Grande di San Casciano dei Bagni”, a cura di Renata Cantilena (IIN) e Giacomo Pardini (Unisa/DiSPaC), riunisce studiose e studiosi per un confronto interdisciplinare sui ritrovamenti monetali del Santuario Ritrovato di San Casciano.

Monete antiche dal Bagno Grande di San casciano dei Bagni (foto sabap-si/unistrasi)

Monete antiche dal Bagno Grande di San casciano dei Bagni (foto sabap-si/unistrasi)

Il programma. Alle 9.30, saluti e introduzione Renata Cantilena (Istituto Italiano di Numismatica); 10, Jacopo Tabolli (università per Stranieri di Siena) e Ada Salvi (soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Siena Arezzo e Grosseto), “Nuove prospettive per il Santuario Ritrovato di San Casciano dei Bagni”; 11, Emanuele Mariotti (Comune di San Casciano dei Bagni/università per Stranieri di Siena), “Il santuario tra le sorgenti: nuovi dati dalla campagna di scavo 2025”; 11.30, pausa caffè; 12, Giacomo Pardini (università di Salerno), “L’offerta monetale: questioni interpretative e prospettive di ricerca”; 12.30, Federico Carbone (università di Salerno), “Le monete dalla vasca sacra: dati preliminari”; 13, Vilma Basilissi (Istituto Centrale per il Restauro), “L’intervento conservativo sui reperti monetali: dal primo intervento in situ all’esposizione”; 13.30, pausa buffet; 14.30, Mattia Bischeri (università per Stranieri di Siena), “Due pesi e due misure. Riflessioni metrologiche sulle offerte in bronzo a figura umana”; 15, Michele Asolati (università di Padova), “Il deposito monetale della sorgente di Doccia della Testa (San Casciano dei Bagni-SI)”; 15.30, tavola rotonda “Monete e non solo: temi e spunti di ricerca sulle offerte nelle acque sacre”: introduce e coordina Samuele Ranucci (musei nazionali di Perugia – direzione regionale Musei nazionali Umbria); partecipano Claudia Perassi (università Cattolica del Sacro Cuore – Milano), Maria Cristina Biella (università di Roma- La Sapienza), Philippa Walton (University of Leicester); 17.30, discussione e conclusioni.

 

Pompei. “Coltivare la storia”: nel parco nasce la nuova azienda vitivinicola – interamente a conduzione biologica – con oltre 6 ettari di vigneti (una vera e propria vigna “archeologica”) grazie a un partenariato con le cantine Feudi di San Gregorio del Gruppo Tenute Capaldo

In uno dei siti più iconici del nostro patrimonio archeologico, la cantina Feudi di San Gregorio e il parco archeologico di Pompei stanno dando vita a una azienda vitivinicola unica nel suo genere, con oltre 6 ettari di vigneti coltivati secondo pratiche biologiche e sostenibili, e una cantina situata all’interno dell’area archeologica. Un progetto con finalità culturali prima che commerciali, volto a far rivivere la storia del vino laddove, duemila anni fa, questo prodotto si faceva ambasciatore della civiltà romana nel mondo. Il progetto nasce dalla convinzione che agricoltura e cultura siano due espressioni della medesima tensione dell’uomo verso la cura: della terra, dello spirito, della comunità. Entrambe, non a caso, derivano dal verbo latino colere, “coltivare”. Il sito di Pompei offre un’opportunità unica: coltivare su terreni di origine vulcanica, intatti da oltre due millenni, e riscoprire tecniche agronomiche antiche, supportati da una solida collaborazione scientifica con importanti Università. Ma ancora più unica è la forma con cui tutto ciò prende vita: un partenariato sperimentale, in cui pubblico e privato uniscono le forze in nome del bene comune, per portare nel mondo un modello virtuoso del Made in Italy che racconta bellezza, sostenibilità e responsabilità.

Il progetto “Coltivare la storia” è stato presentato il 3 febbraio 2026 al ministero dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare alla presenza del ministro Francesco Lollobrigida. Forte dell’esperienza acquisita negli ultimi anni su alcuni vigneti già esistenti si costruirà una vera e propria vigna “archeologica” con un’estensione vitata che nel tempo supererà i 6 ettari e con strutture di vinificazione e affinamento da realizzarsi nell’ambito del perimetro del Parco, finalizzate alla produzione di vino. L’esecuzione di questo progetto di lungo termine non è affidata ai classici strumenti di collaborazione pubblico-privato (la concessione o l’appalto), ma sarà garantita da un partenariato in cui il Parco e il Gruppo Tenute Capaldo collabora mettendo a fattor comune le rispettive esperienze e competenze.

Foro Boario a Pompei: vigneti con vista Vesuvio (foto parco archeologico pompei)

“Il Parco archeologico fin dagli anni Novanta si è occupato, attraverso gli studi di botanica condotti dal Laboratorio di ricerche applicate interno, di analizzare i vigneti dell’antica Pompei, per indagarne le caratteristiche storico scientifiche, le tecniche di viticoltura e dunque le abitudini alimentari. Da allora sono state attuate azioni di valorizzazione dei vigneti, quale modo per raccontare e far conoscere la città antica sotto aspetti diversi”, commenta il direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel. “Oggi il Parco sta investendo in una più ampia forma di valorizzazione nonché di tutela del patrimonio naturale, del paesaggio e dell’ambiente che sono elementi integranti dell’area archeologica. L’azienda vitivinicola fa parte di un più ampio progetto di azienda archeo agricola che sta interessando anche altre attività, quali ad esempio la valorizzazione e coltivazione degli ulivi, i progetti di agricoltura sociale nell’ambito della fattoria sociale e culturale. E la strada vincente per raggiungere importanti risultati per tutto il territorio circostante è a nostro parere il coinvolgimento di privati con competenze specifiche, quali partner attivi dei progetti”.

Vigneti a pochi passi dall’anfiteatro di Pompei (foto parco archeologico pompei)

La nuova azienda vitivinicola – interamente a conduzione biologica – fa leva su un’importante ricerca in merito alle tecniche tradizionali di allevamento della vite e di trasformazione delle uve, in collaborazione con il prof. Attilio Scienza dell’università di Milano, oltre a beneficiare delle consolidate competenze agronomiche di Feudi di San Gregorio e del suo responsabile di produzione Pierpaolo Sirch, agronomo di fama internazionale. L’obiettivo è duplice: da una parte, produrre vini autentici di elevata qualità, dall’altra integrare la viticoltura con la storia e il percorso di visita del parco archeologico. Sarà un’azienda fortemente inserita nel suo territorio, non soltanto dal punto di vista culturale e produttivo, ma anche dal punto di vista del tessuto sociale, con il coinvolgimento di realtà del c.d. Terzo Settore nelle fasi di lavorazione. Per Feudi di San Gregorio, da 40 anni impegnata nello studio e nella valorizzazione dei vitigni autoctoni campani (tra cui le viti centenarie di Taurasi), il progetto si iscrive nell’impegno volto alla valorizzazione del territorio e delle comunità locali, inserito anche nello statuto societario all’atto della trasformazione in Società Benefit (2021).

Negli orti delle domus pompeiane spuntano nuovi vigneti (foto parco archeologico pompei)

“Il parco archeologico di Pompei è uno dei siti culturali più rilevanti al mondo e rappresenta un pilastro fondamentale dell’identità della nostra regione. Abbiamo quindi aderito a questo progetto con entusiasmo, mettendo le nostre competenze al servizio del Parco per sviluppare insieme un innovativo progetto agricolo e agronomico”, ha dichiarato Antonio Capaldo, presidente di Feudi di San Gregorio. “Vogliamo far rivivere Pompei non solo come luogo di ricerca e conoscenza, ma anche come centro di produzione e scambio, ritornando alle sue radici storiche. Per questo, occorreranno tempo e investimenti importanti ma la cosa non ci spaventa, anzi: avere il coraggio di percorrere nuove strade, guardando questo progetto millenario con occhi nuovi, accumuna la nostra visione a quella del Parco. L’approccio scelto è fortemente culturale e non speculativo, con una visione lungimirante che guarda oltre il ritorno immediato e pensa al futuro delle generazioni a venire, assicurando un avvenire sostenibile a questo luogo straordinario. Inoltre, ci offre la possibilità di continuare a condividere con il mondo la cultura millenaria del vino”.