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Licodia Eubea (Ct). Nella quinta giornata del Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico gli ultimi sette film in concorso. In mattinata protagonista il cibo con due film e il “Laboratorio del Gusto”

XV festival della Comunicazione e del Cinema archeologico di Licodia Eubea: la sala proiezioni al Polo culturale della Badia (foto graziano tavan)

Frame del film “La grande Histoire des végétariens / Vegetarians, the Great Odyssey” di Martin Blanchard

Frame del film “A vineyard Cinderella” di Vassilis Loules

È il cibo, nelle sue varie accezioni storico-sociali, culturali e gastronomiche, il protagonista sabato 6 dicembre 2025 della quinta giornata del XV festival della Comunicazione e del Cinema archeologico di Licodia Eubea (Ct) che tra mattino, pomeriggio e sera propone gli ultimi sette film in concorso. Le proiezioni iniziano alle 10 al Polo culturale della Badia con il film in prima regionale “La grande Histoire des végétariens / Vegetarians, the Great Odyssey” di Martin Blanchard (Francia 2025, 52’). Il vegetarianesimo sembrerebbe un fenomeno decisamente contemporaneo, invece ha una storia lunga e spesso poco conosciuta. Dai jainisti indiani agli hippy, dai filosofi romani alla prima Società Vegetariana fondata a Londra nel 1847, il film racconta un’avventura umana incarnata da figure universali che, attraverso le proprie scelte alimentari, si interrogano sul posto dell’umanità nel mondo. Segue il film in prima nazionale “A vineyard Cinderella” di Vassilis Loules (Grecia 2025, 10’). L’umile Cenerentola dei vigneti è stata dimenticata, fino a quando un principe non l’ha trasformata in una regina. La vera storia del vitigno greco Malagousiá è come una fiaba, che ha il sapore delle sue uve e il ritmo di un valzer.

I due film introducono il pubblico, alle 12, al “Laboratorio del gusto” (in programma anche domenica 7 dicembre 2025, ingresso a pagamento, informazioni info@rassegnalicodia.it) appuntamento a cura dell’associazione  “Strade degli iblei” che unisce alla convivialità del pranzo il racconto delle eccellenze gastronomiche del territorio narrate dai suoi protagonisti: produttori locali di eccellenze quali vino, cicerchia, grani antichi e altri prodotti. Un appuntamento che conferma il legame tra il Licodia Eubea e il festival che, in un’ottica di scambio, ogni anno affianca al premio cinematografico numerose attività di promozione del territorio licodiano. A guidare i partecipanti saranno Riccardo Randello, responsabile dei presidi Slow Food Catania, e Rosanna Di Pietro, portavoce della Comunità dei produttori Slow Food della Cipolla di Giarratana. Assieme a loro, tanti altri giovani imprenditori agricoli che, con passione e rispetto per la natura, producono olio, pasta, miele, formaggi, vino e tanto altro ancora, integrando saperi antichi e innovazione.

Frame del film “Berg der Steine. Ausgrabungen auf dem Monte Iato / Mountain of Stones. Excavations on Monte Iato” di Andreas Elsener

Frame del film “Abiseo, el bosque cultural de los Chachapoya / Abiseo, cultural forest of the Chachapoya” di Rosemarie Lerner

Frame del film “Alhambra, le trésor du dernier sultanat d’Espagne / Alhambra, the lost paradise” di Marc Jampolsky

Le proiezioni riprendono alle 17 sempre al Polo culturale della Badia con il film in prima nazionale “Berg der Steine. Ausgrabungen auf dem Monte Iato / Mountain of Stones. Excavations on Monte Iato” di Andreas Elsener (Svizzera 2025, 55’). Nel 1971 l’Istituto Archeologico dell’università di Zurigo, in Svizzera, ha avviato uno scavo sul sito di Monte Iato, nella Sicilia occidentale. Nel corso degli anni, gli scavi e le attività connesse sono diventati un importante fattore economico in una delle regioni più povere d’Italia. Il film esplora la storia di questo scavo e la sua evoluzione nel corso di quasi mezzo secolo. Segue il film in prima nazionale “Abiseo, el bosque cultural de los Chachapoya / Abiseo, cultural forest of the Chachapoya” di Rosemarie Lerner (Perù 2025, 21’). Nel sito UNESCO del Parco nazionale del Rio Abiseo, un team del World Monuments Fund Peru esplora le Ande per documentare Gran Pajatén, eredità della civiltà Chachapoya, nota come “il popolo della foresta pluviale”. Abiseo, the Cultural Forest of the Chachapoya, racconta il legame fragile tra natura e storia in un viaggio di riscoperta. Chiude la sessione pomeridiana il film in prima regionale di “Alhambra, le trésor du dernier sultanat d’Espagne / Alhambra, the lost paradise” di Marc Jampolsky (Francia 2024, 52’). L’Alhambra, apparentemente una severa fortezza di Granada, rivela un mondo unico del XIII-XV secolo, creato per gli ultimi sultani di Spagna. Il film racconta la storia di questo paradiso, le sue ragioni, i suoi segreti e la sua straordinaria durata nel tempo.

Alle 20, pausa con “Calici d’autore”, ovvero un aperitivo rinforzato con i prodotti del territorio in compagnia degli ospiti del festival (registi, produttori, archeologi, antropologi e delegazioni artistiche dei film), che si trasforma in un momento conviviale e di confronto informale con il pubblico. Ingresso è a pagamento, e il ticket si può prenotare su https://www.rassegnalicodia.it/shop/.

Frame del film “Anime galleggianti / Floating Souls” di Maria Giménez Cavallo

Frame del film “Maasai Eunoto” di Kire Godal

Alle 21, al Polo culturale della Badia, la sessione serale del Festival con gli ultimi due film in concorso, entrambi prime regionali: apre il film “Anime galleggianti / Floating Souls” di Maria Giménez Cavallo (Usa/Italia 2024, 71’). Ispirato alle Metamorfosi di Ovidio, Anime galleggianti è un viaggio attraverso le mistiche terre della Sardegna. Un’opera ibrida che mischia l’etnografia visuale e musicale con la mitologia classica, l’approccio documentario con la fantasia. I destini intrecciati dei personaggi ovidiani culminano nel Carnevale autoctono, i cui riti scandiscono la ciclicità tra la vita e la morte. Quindi chiude la serata il film “Maasai Eunoto” di Kire Godal (Kenia 2024, 34’). Gli indigeni Masai lottano ancora oggi per mantenere vive le loro tradizioni. Attraverso le voci di guerrieri e anziani durante il loro toccante rito di passaggio nel 2022, Maasai Eunoto segue il passaggio del guerriero Masai allo status di anziano, rivelando il passato e il presente celati dietro una delle cerimonie di iniziazione culturale più importanti dell’Africa.

Verona. Al museo di Storia naturale l’incontro “Francesco Zorzi & Franco Mezzena. Un viaggio tra Verona e Aosta nel segno della ricerca e della memoria” per riflettere sul valore della memoria scientifica e sulla capacità di comunicare l’archeologia con passione e umanità, con presentazione di un libro su Zorzi e un film su Mezzena

Venerdì 5 dicembre 2025, alle 16.30, nella Sala “Sandro Ruffo” del museo di Storia Naturale di Verona, è in programma il quinto appuntamento con le “Conferenze dei Musei Civici 2025-2026” dal titolo “Francesco Zorzi & Franco Mezzena. Un viaggio tra Verona e Aosta nel segno della ricerca e della memoria”. Un doppio appuntamento per riflettere sul valore della memoria scientifica e sulla capacità di comunicare l’archeologia con passione e umanità, che prevede la presentazione del libro “Francesco Zorzi (1900-1964). L’uomo e lo studioso” a cura di Massimo Saracino e, a seguire, la proiezione del docu-film “Franco Mezzena. L’archeologia raccontata con il sorriso” di N. Castangia e A. Fenu, vincitore del Premio Firenze Archeofilm 2024. Ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili. Porgono i saluti istituzionali Jacopo Buffolo, assessore alle Politiche giovanili e alla Memoria storica del Comune di Verona, e Stefano Vallani, presidente del consiglio comunale. Moderano Nicoletta Martinelli e Massimo Saracino della sezione di Preistoria del Museo di Storia Naturale.

Presentazione del libro “Francesco Zorzi (1900-1964). L’uomo e lo studioso” a cura di Massimo Saracino. Il volume, a 60 anni dalla scomparsa di Zorzi, ripercorre la sua attività scientifica, il contributo istituzionale e il profilo umano, restituendo un ritratto ricco e articolato. Interviene Massimo Tarantini, funzionario e responsabile dell’area Educazione e ricerca alla soprintendenza ABAP di Firenze: è allo stesso tempo archeologo e storico dell’archeologia. Come archeologo si è occupato soprattutto di archeologia mineraria, coordinando sul Gargano le ricerche sul più antico distretto minerario preistorico d’Europa. Come storico dell’archeologia si occupa soprattutto delle ricerche preistoriche in Italia tra Ottocento e Novecento. È membro della commissione History of archaeology dell’Unione internazionale delle scienze preistoriche e protostoriche. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo La nascita della paletnologia in Italia (2012), la cura di vari volumi – tra i quali Archivi dell’archeologia italiana (2020) e New advances in the history of archaeology (2021) – e il recente capitolo sulla stratigrafia nella storia dell’archeologia pubblicato nel prestigioso Oxford Handbook of the History of archaeology.

A seguire la proiezione del docu-film “Franco Mezzena. L’archeologia raccontata con il sorriso” di N. Castangia e A. Fenu, vincitore del Premio Firenze Archeofilm 2024 attribuito dal pubblico. Il docu-film rende omaggio alla figura dell’archeologo veronese Franco Mezzena (1940-2024) e a una delle sue scoperte archeologiche più celebri e sorprendenti: il sito megalitico di Saint-Martin-de-Corléans, ad Aosta. Interviene Alessandra Armirotti, soprintendenza per i Beni e le Attività culturali della Valle d’Aosta, con un ricordo inviato e letto in sala. Quindi Nicola Castangia e Andrea Fenu, videomessaggio; Marcello Mezzena, figlio di Franco; Franco Nicolis, già Ufficio Beni Archeologici Provincia Autonoma di Trento, archeologo con consolidata esperienza istituzionale nella tutela, studio e valorizzazione del patrimonio culturale trentino. È stato Direttore dell’Ufficio Beni Archeologici della soprintendenza per i Beni Culturali della Provincia autonoma di Trento. Tra le sue attività, è stato curatore della collana AdA – Archeologia delle Alpi, che documenta le ricerche archeologiche più recenti sul territorio provinciale, in collaborazione con studiosi locali e internazionali. Ha diretto numerose pubblicazioni di studi su temi diversificati, quali archeologia alpina, archeologia della Grande Guerra, indagini su siti preistorici e protostorici, oltre a interventi su memoria, ambiente montano, tutela dei reperti da contesti particolari (es. ghiacciai). È riconosciuto per la capacità di coniugare rigore scientifico e impegno divulgativo, rendendo accessibili i risultati delle ricerche anche al grande pubblico.

 

Licodia Eubea (Ct). Con la quarta giornata il XV Festival della Comunicazione e del Cinema Archeologico rientra nella sua sede storica: nove film, “Archeologia e ragazzi” (film, laboratori didattici, e visite guidate per le scuole), incontro con l’archeologo Santino Alessandro Cugno e la sera il cine-concerto “Mirabilia. Oltre l’ordinario”

Polo culturale della Badia a Licodia Eubea (foto fcca)

Venerdì 5 dicembre 2025, quarta giornata del XV Festival della Comunicazione e del Cinema Archeologico, la kermesse cinematografica e non solo rientra nella sua sede storica, Licodia Eubea, dopo le prime tre giornate che hanno visto il debutto a Catania. Ed è una giornata piena, con nove film in cartellone, la mattinata dedicata alle scuole con “Ragazzi e archeologia” (film, laboratori didattici, e passeggiate alla scoperta di Licodia Eubea), il primo Incontro con l’Antico (protagonista l’archeologo Santino Alessandro Cugno), e gran finale la sera con il cine-concerto “Mirabilia. Oltre l’ordinario”.

Frame del film “La reine d’Egypte / The queen of Egypt” di Erwan Le Gal

Frame del film Il fiume e Nina / The river and Nina” di Lorenzo Daniele

Frame del film “Once Beneath a Time” di Amelia Dickson

Mattinata dunque intensa, che si apre alle 8.30, al Polo culturale della Badia, con la proiezione di quattro cortometraggi, in prima regionale (di cui uno fuori concorso): “La reine d’Egypte / The queen of Egypt” di Erwan Le Gal (Francia 2024, 6’). Nell’Egitto dell’8000 a.C., quando l’umanità apprese per la prima volta l’arte dell’apicoltura, la regina Nefertari vive le sue ultime ore accanto al faraone Ramses II, il grande amore della sua vita. In un intreccio di memoria, mito e natura, The Queen of Egypt evoca il crepuscolo di una civiltà e il volo delle api come simbolo d’eternità, in un racconto poetico che unisce amore, bellezza e nascita delle prime forme di armonia tra l’uomo e la natura. Segue “Il segreto della Dea / The secret of the Goddess” di Lorenzo Antonioni (Italia 2019, 26’). Al tempo degli Etruschi fervono i preparativi per la festa della dea della fertilità. Vulca, che lavora da un ceramista, è un bambino che si interroga sul mistero del divino ed intraprende un percorso interiore immergendosi nella natura. Quindi “Il fiume e Nina / The river and Nina” di Lorenzo Daniele (Italia 2025, 5’). Attraverso la tecnica dello stop motion, i bambini della Scuola dell’Infanzia del IV Istituto Comprensivo “D. Costa”, raccontano le vicende storiche di un territorio della Sicilia orientale, quello di Augusta, dai primi insediamenti umani in epoca preistorica, all’estrazione del sale in epoca moderna con la creazione delle saline, passando per le due Guerre Mondiali e la successiva industrializzazione che ha portato ricchezza, ma anche inquinamento. Il messaggio finale, tuttavia, è di grande speranza. Chiude questo gruppo di corti, “Once Beneath a Time” di Amelia Dickson (USA 2024, 4’). Un viaggio nelle profondità di un mondo preistorico immaginario e un omaggio a ciò che la Terra cela nelle sue profondità.

Frame del film “L’uomo di Val Rosna / The man of Val Rosna” di Stefano Zampini

Frame del film “Diario di scavo” di Lorenzo Scaraggi

Alle 11.40, gli ultimi die film della mattinata: in prima regionale, “L’uomo di Val Rosna / The man of Val Rosna” di Stefano Zampini (Italia 2024, 19’). Un viaggio nelle ultime giornate dell’Uomo di Val Rosna, cacciatore paleolitico vissuto 14.000 anni fa. Il cortometraggio ne racconta la vita quotidiana, tra caccia, rituali di gruppo come la lavorazione del pesce e la pittura con l’ocra, e momenti unici: il più antico intervento dentistico conosciuto, la trapanazione di una carie su un dente del giudizio.In un crepuscolo di luce e silenzio, il suo viaggio termina con una sepoltura onorata da una pietra dipinta, simbolo di rispetto e memoria ancestrale. Chiude, in prima nazionale, il film “Diario di scavo. Archeologi a Siponto / Excavation Diary. Archaeologists in Siponto” (Italia 2025, 55’) di Lorenzo Scaraggi, il regista pugliese vincitore del premio del pubblico la scorsa edizione. A Siponto, una giornata di scavo diventa il racconto del mestiere dell’archeologo. Diario di scavo osserva i gesti, il tempo e la cura di chi riporta alla luce la storia, rivelando il valore dell’archeologia pubblica come dialogo tra terra, ricerca e comunità.

Mentre al Polo culturale della Badia si proiettano i film, alle 9 e alle 11, con ritrovo in piazza Garibaldi, parte la visita guidata “Esplorando Licodia Eubea”: gli studenti degli istituti di istruzione di secondo grado verranno accompagnati in un affascinante percorso di consapevolizzazione al patrimonio culturale di Licodia Eubea, visitandone i monumenti e scoprendo le storie di chi li ha abitati. Invece dalle 10, all’auditorium della chiesa di Santa Lucia, il laboratorio “Mani nel passato: creare come gli Etruschi” Pensati per gli studenti degli istituti di istruzione di primo grado, i laboratori costituiscono un’occasione per tradurre in azione i contenuti proposti durante le proiezioni cinematografiche dei matinée scolastici. Il laboratorio “Mani nel passato: creare come gli Etruschi” sarà un vero e proprio viaggio nel tempo. I giovani partecipanti scopriranno come gli antichi Etruschi modellavano statuette votive in argilla e metallo tramite tecniche antiche e tradizionali, percorrendo così un affascinante percorso alla scoperta della loro religiosità.

Frame del film “La Muculufa” di Francesco Montefusco

Frame del film “Tiempo en Maya” di Alberto Josè Doctorovich

Frame del film “La Festa / The Mistery Play” di Manuel Gutierrez Aragón

Le proiezioni riprendono nel pomeriggio, alle 17, al Polo Culturale della Badia: si inizia con il film “La Muculufa” (Italia 2024, 22’) del regista argentino Francesco Montefusco (presente in sala). Muculufa è un suggestivo rilievo montuoso al confine tra Agrigento e Caltanissetta, attraversato dal fiume Salso, il più lungo di Sicilia, e noto per le sue miniere di zolfo. Oltre 4000 anni fa fu un importante centro per le popolazioni della Valle del Salso durante l’Età del Bronzo Antico. Questo santuario “pancastellucciano”, già oggetto di scavi pionieristici negli anni ’80, torna oggi alla luce grazie a un innovativo progetto di “archeologia del cielo”. Segue il film, in prima nazionale, “Tiempo en Maya” (Messico 2025, 29’) di Alberto Josè Doctorovich. Questo documentario, realizzato con la tecnica del timelapse, esplora le conoscenze astronomiche estremamente precise della civiltà Maya, come il loro calendario e le strutture allineate con il Sole, la Luna e Venere. Attraverso l’esplorazione dei principali siti archeologici, il film rivela il profondo legame dei Maya con i cicli celesti. Quindi, il film, in prima nazionale, “La Festa / The Mistery Play” (Spagna 2025, 60’) di Manuel Gutierrez Aragón. Nel Medioevo, il teatro rinacque grazie alla messa in scena, all’interno delle chiese, dei cosiddetti “drammi sacri”, che fiorirono in tutta Europa a partire dal XII secolo. Con il Concilio di Trento, la Chiesa li proibì e queste rappresentazioni scomparvero del tutto. Tutte, tranne una: i Misteri d’Elx, dove gli abitanti trasformano il dolore della morte nella gioia della celebrazione.

Incontro con l’antico. Alle 19, incontro con Santino Alessandro Cugno, archeologo del parco archeologico dell’Appia Antica e responsabile del parco archeologico delle Tombe di Via Latina, ideatore del graphic novel “Demetriade. La Gens Anicia e la via Latina” (edito da Nubes, realizzato degli sceneggiatori Sergio Vacca e Sonia Morganti con i disegni e i colori di Davide Pierotti), un fumetto che racconta le vicissitudini di una nobildonna romana della prima metà del V secolo d.C., convertita al Cristianesimo, e quindi la storia dell’origine della basilica di Santo Stefano protomartire al III miglio della via Latina. In tempi bui, la luce stende il suo chiarore verso orizzonti impensabili e rende capaci di azioni che superano la fragile vita umana. Questa è la storia di Demetriade, fanciulla della nobile famiglia degli Anici, che – guidata dal suo profondo amore per Cristo – attraversò un’epoca tempestosa e complessa, si confrontò con Sant’Agostino e San Girolamo e commissionò la costruzione della basilica di Santo Stefano nella sua proprietà sulla Via Latina. I resti dell’edificio furono ritrovati nel 1857 e sono ancora oggi oggetto di scavi e studi. Perché l’Amore, come la luce, raggiunge orizzonti impensabili anche nel tempo.

L’archeologo Santino Alessandro Cugno (parco archeologico dell’appia antica)

Santino Alessandro Cugno, specialista in Archeologia Tardoantica e Medievale, ha partecipato ad attività sul campo e ha in attivo una vasta bibliografia che spazia dalla topografia all’archeologia rupestre, dalla storia dell’archeologia alla museologia. Socio della SAMI, ha ricevuto la menzione di merito al Premio Umberto Zanotti Bianco di Italia Nostra.

Alle 19.30, pausa con “Calici d’autore”, ovvero un aperitivo rinforzato con i prodotti del territorio in compagnia degli ospiti del festival (registi, produttori, archeologi, antropologi e delegazioni artistiche dei film), che si trasforma in un momento conviviale e di confronto informale con il pubblico. Ingresso è a pagamento, e il ticket si può prenotare su https://www.rassegnalicodia.it/shop/.

Alle 21, “Mirabilia. Oltre l’ordinario”, proiezione di corti d’autore animati cui seguirà un cine-concerto: la proiezione di due film muti musicati dal vivo dai musicisti Mario Indaco, Giovanna Albani, Giuseppe Severini e Marilena Lanzafame che eseguiranno brani composti da Giovanna Albani e Daniele Maugeri.

Catania. Al CUT al via il XV Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico di Licodia Eubea. Ecco i film della prima giornata

La sala del Centro universitario Teatrale che ospita la sezione di Catania del Festival della Comunicazione e del Cinema archeoloico di Licodia Eubea (foto fcca)

Ci siamo: è il 2 dicembre 2025. Il giorno tanto atteso è arrivato. Alle 17, al CUT – Centro Universitario Teatrale di piazza Università, a Catania, con la partecipazione di Alessia Russino della cooperativa Passo in Segni che si occuperà del servizio di interpretariato in LIS (lingua dei segni italiana), permettendo così anche al pubblico sordo di partecipare attivamente a incontri e proiezioni, si inaugura ufficialmente la XV edizione del Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico di Licodia Eubea organizzato dall’associazione culturale Archeovisiva per la direzione artistica di Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele.

Frame del film “Chiribiquete, Amazonian memory at stake” di Juan José Lozano

Frame del film “Il grande sogno. Monreale e il suo tesoro” di Lorenzo Mercurio

Frame del film “Tautavel. Vivre en Europe avant Néandertal” di Emma Baus

Dopo i saluti ufficiali delle Amministrazioni comunali di Catania e Licodia Eubea e dei rappresentati dell’università di Catania, il festival entrerà subito nel vivo con le proiezioni dei primi film. Il XV Festival della comunicazione e del cinema archeologico prenderà il via con la prima regionale di “Chiribiquete, Amazonian memory at stake” di Juan José Lozano (Francia 2025, 52’) che, partendo dalle misteriose pitture rinvenute sulle pareti del parco nazionale di Chiribiquete, in Colombia, ricostruisce la storia dei popoli amazzonici che abitavano quell’area migliaia di anni fa. A seguire sarà il pluripremiato regista ed antropologo culturale palermitano Lorenzo Mercurio a presentare in prima assoluta a Catania il suo film (fuori concorso) “Il grande sogno. Monreale e il suo tesoro” (Italia 2025, 20’), un racconto delle meraviglie del Duomo di Monreale, attraverso il filo conduttore della leggenda del sogno di Guglielmo II, secondo cui il sovrano avrebbe avuto in visione la Madonna che lo avvisava dell’esistenza di un grandioso tesoro.  Conclude la prima parte di proiezioni la prima regionale di “Tautavel. Vivre en Europe avant Néandertal” di Emma Baus (Francia 2025, 52’) in cui archeologi e scienziati europei svelano i segreti di un’umanità arcaica: gli Homo Heidelbergensis che, ben prima dei Neanderthal, colonizzarono gradualmente l’Europa.

Dopo la pausa delle 20 per Calici d’Autore al Café Prestipino, in via Etnea 38 a Catania (ingresso a pagamento, ticket su https://www.rassegnalicodia.it/shop/), un piacevole momento di incontro tra il pubblico e le delegazioni artistiche dei film in concorso, accompagnato dalle specialità enogastronomiche della tradizione locale, alle 21, al CUT riprendono le proiezioni con gli ultimi due film della giornata:

Frame del film “Army of Lovers” di Lefteris Charitos

Frame del film “Sardaigne, la mystérieuse civilisation des Nuraghes” di Thomas Marlier

si riparte dalla prima nazionale di “Army of Lovers” di Lefteris Charitos (Grecia 2025, 53’), film che porta alla luce la storia perduta del Battaglione Sacro di Tebe, un’unità d’élite composta da 150 coppie omoerotiche che divennero tra i guerrieri più formidabili del mondo antico. Il film indaga non soltanto la localizzazione di questa mitica falange, ma attraverso il rinvenimento di prove sepolte da secoli rivela un capitolo dimenticato di amore, guerra e lotta per la libertà, affrontando il tema dell’omosessualità nell’antichità.  Chiude la prima giornata di festival la prima regionale di “Sardaigne, la mystérieuse civilisation des Nuraghes” di Thomas Marlier (Francia 2024, 53’) straordinario e pluripremiato film che attraverso il lavoro di un’équipe internazionale di archeologi e scienziati esplora i misteriosi Nuraghi con tecniche e prospettive inedite, riportando alla luce i segreti di una delle più affascinanti e misteriose culture dell’Età del Bronzo.

La XV edizione del Festival della Comunicazione e del Cinema Archeologico di Licodia Eubea nella sezione di Licodia Eubea propone 17 film. Ecco il focus su alcuni dei titoli in programma con la video-presentazione di Giuseppe Galluzzo e Francesca Nobili

Polo culturale della Badia a Licodia Eubea (foto fcca)

Dal 5 al 7 dicembre 2025 la XV edizione del Festival della Comunicazione e del Cinema Archeologico di Licodia Eubea (Ct), dopo l’esperienza di Catania, torna nella sede storica, Licodia Eubea, al Polo culturale della Badia, dove verranno presentati 17 film. Come abbiamo fatto con la sezione di Catania, anche in questo caso proponiamo un focus su alcuni film in cartellone introdotti dalla video-presentazione di Giuseppe Galluzzo e Francesca Nobili, dell’ufficio Comunicazione del Festival, seguendo il programma di proiezione e non l’ordine di pubblicazione sul sito FCCA.

Venerdì 5 dicembre 2025, alle 8.45, in PRIMA REGIONALE, il film “Il segreto della Dea / The secret of the Goddess” di Lorenzo Antonioni (Italia 2019, 26’). Al tempo degli Etruschi fervono i preparativi per la festa della dea della fertilità. Vulca, che lavora da un ceramista, è un bambino che si interroga sul mistero del divino ed intraprende un percorso interiore immergendosi nella natura.

Venerdì 5 dicembre 2025, alle 11.30, in PRIMA REGIONALE, il film “Once Beneath a Time” di Amelia Dickson (USA 2024, 4’). Un viaggio nelle profondità di un mondo preistorico immaginario e un omaggio a ciò che la Terra cela nelle sue profondità.

Venerdì 5 dicembre 2025, alle 11.40, in PRIMA REGIONALE, il film “L’uomo di Val Rosna / The man of Val Rosna” di Stefano Zampini (Italia 2024, 19’). Un viaggio nelle ultime giornate dell’Uomo di Val Rosna, cacciatore paleolitico vissuto 14.000 anni fa. Il cortometraggio ne racconta la vita quotidiana, tra caccia, rituali di gruppo come la lavorazione del pesce e la pittura con l’ocra, e momenti unici: il più antico intervento dentistico conosciuto, la trapanazione di una carie su un dente del giudizio. In un crepuscolo di luce e silenzio, il suo viaggio termina con una sepoltura onorata da una pietra dipinta, simbolo di rispetto e memoria ancestrale.

Venerdì 5 dicembre 2025, alle 12, in PRIMA NAZIONALE, il film “Diario di scavo. Archeologi a Siponto / Excavation Diary. Archaeologists in Siponto” di Lorenzo Scaraggi (Italia 2025, 55’). A Siponto, una giornata di scavo diventa il racconto del mestiere dell’archeologo. Diario di scavo osserva i gesti, il tempo e la cura di chi riporta alla luce la storia, rivelando il valore dell’archeologia pubblica come dialogo tra terra, ricerca e comunità.

Venerdì 5 dicembre 2025, alle 18, in PRIMA NAZIONALE, il film “La Festa / The Mistery Play” di Manuel Gutierrez Aragón, Pablo Más Serrano (Spagna 2025, 60’). Nel Medioevo, il teatro rinacque grazie alla messa in scena, all’interno delle chiese, dei cosiddetti “drammi sacri”, che fiorirono in tutta Europa a partire dal XII secolo. Con il Concilio di Trento, la Chiesa li proibì e queste rappresentazioni scomparvero del tutto. Tutte, tranne una: i Misteri d’Elx, dove gli abitanti trasformano il dolore della morte nella gioia della celebrazione.

Sabato 6 dicembre 2025, alle 10, in PRIMA NAZIONALE, il film “La grande Histoire des végétariens / Vegetarians the Great Odyssey” di Martin Blanchard (Francia 2025, 52’). Il vegetarianesimo sembrerebbe un fenomeno decisamente contemporaneo, invece ha una storia lunga e spesso poco conosciuta. Dai jainisti indiani agli hippy, dai filosofi romani alla prima Società Vegetariana fondata a Londra nel 1847, il film racconta un’avventura umana incarnata da figure universali che, attraverso le proprie scelte alimentari, si interrogano sul posto dell’umanità nel mondo.

Sabato 6 dicembre 2025, alle 21, in PRIMA REGIONALE, il film “Anime galleggianti / Floating Souls” di Maria Giménez Cavallo (USA Italia 2024, 71’). Ispirato alle Metamorfosi di Ovidio, Anime galleggianti è un viaggio attraverso le mistiche terre della Sardegna. Un’opera ibrida che mischia l’etnografia visuale e musicale con la mitologia classica, l’approccio documentario con la fantasia. I destini intrecciati dei personaggi ovidiani culminano nel Carnevale autoctono, i cui riti scandiscono la ciclicità tra la vita e la morte.

Padova. Ai musei Eremitani la conferenza “Pigorini e la preistoria dell’Egeo: i rapporti con Heinrich Schliemann e con la Missione Archeologica Italiana a Creta” con Massimo Cultraro (CNR, Catania) e Nicola Cucuzza (università di Genova), sesto e ultimo appuntamento del ciclo di conferenze “Padova per l’archeologia preistorica e protostorica a 100 anni dalla morte di Luigi Pigorini (1925-2025)” a cura di Michele Cupitò e Silvia Paltineri (unipd)

Martedì 2 dicembre 2025, alle 17.30, in sala del Romanino, ai Musei Eremitani di Padova, la conferenza “Pigorini e la preistoria dell’Egeo: i rapporti con Heinrich Schliemann e con la Missione Archeologica Italiana a Creta” con Massimo Cultraro (CNR, Catania) e Nicola Cucuzza (università di Genova), sesto e ultimo appuntamento del ciclo di conferenze “Padova per l’archeologia preistorica e protostorica a 100 anni dalla morte di Luigi Pigorini (1925-2025)”, organizzato dalle cattedre di Preistoria e Protostoria ed Etruscologia e antichità italiche, del dipartimento di Beni culturali dell’università di Padova, in collaborazione con il Comune e i Musei Civici di Padova e con il patrocinio dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria. L’ingresso è libero fino a esaurimento posti.

Massimo Cultraro, dirigente di ricerca dell’Istituto di scienze del patrimonio culturale (Cnr-Ispc) (foto parco naxos)

Heinrich Schliemann, il celebre scopritore di Troia e Micene, ha una grande popolarità in Italia in parte favorita dai legami personali e istituzionali tra l’uomo d’affari tedesco e alcune figure di alto rango dell’accademia nazionale. “Indefesso viaggiatore e amante dell’Italia – ricordano Cultraro e Cucuzza -, Schliemann aveva compiuto, nel corso della sua esistenza, sei viaggi nel nostro Paese, alcuni dei quali si erano trasformati in permanenze fisse durate anche due mesi. Nell’ultimo decennio una fortuita combinazione tra il riordino generale del Fondo Schliemann conservato ad Atene e la (ri)scoperta dell’Archivio personale di Luigi Pigorini presso l‘università di Padova, ha posto le basi per la ricostruzione del ruolo giocato dallo scopritore di Troia all’interno della società degli intellettuali e del mondo dell’archeologia nazionale. Figura cardine di questo complesso sistema di relazioni è stato Luigi Pigorini, il quale, oltre a diventare anche amico personale dello studioso tedesco, aveva favorito l’attivazione di alcune missioni archeologiche in Italia, pressoché sconosciute in letteratura, ma oggi ricostruite grazie all’incrocio tra fonti archivistiche di differente natura.

Nicola Cucuzza, professore dell’università di Genova

“Pigorini aveva incontrato Schliemann nel 1868 a Napoli – continuano i due studiosi – all’interno del circolo di archeologi e antropologi dei quali facevano parte Giuseppe Fiorelli e Giustiniano Nicolucci. L’incarico di capo Sezione della direzione generale dei Musei e Scavi di Antichità, istituita a Roma in seguito allo spostamento dei ministeri nella nuova capitale, apre fin dal 1875 una nuova stagione di rapporti tra Pigorini e Schliemann. L’epicentro di questo rapporto è l’affidamento a Schliemann di una intensa attività di esplorazioni in Sicilia nell’autunno del 1875, a cui segue una campagna di scavi a Marino (Roma), sui Colli Albani alla ricerca della mitica Alba Longa. Quest’ultimo scavo sarà al centro di una violenta polemica che coinvolge i salotti romani e alcune figure della vecchia intellighenzia pontificia, come il geologo e antichista Miche Stefano De Rossi, al punto da richiedere un intervento istituzionale dello stesso Pigorini. Affetto, stima reciproca ma anche concessione di una parte della collezione troiana a Roma, sono gli ingredienti di un lungo rapporto, prima solo algido e formale, ma in seguito in grado di aprirsi anche a confidenze personali, come si ricava dalle lettere dell’archivio ateniese che oggi assumono un valore indiscutibilmente più denso dopo la scoperta della corrispondenza conservata a Padova.

Heinrich Schliemann (1822-1890)

“Luigi Pigorini, nella veste di presidente della Regia Scuola Archeologica di Roma, svolse un importante ruolo anche nella fondazione della Missione archeologica italiana a Creta nel 1899. Fu infatti grazie alla sua azione, coordinata con quella di Domenico Comparetti, un altro eminente studioso italiano di filologia e storia greca, che fu possibile inviare la missione archeologica nell’isola, allora posta sotto il controllo di alcune nazioni europee, fra cui l’Italia.

Le gradinate del teatro di Gortina (Creta) messe in luce dalla campagna di scavo 2025 dell’università di Padova (foto saia)

“Tra il 1900 ed il 1905 la Missione archeologica, guidata sul campo da Federico Halbherr, contribuì significativamente alla scoperta della civiltà minoica, portando alla luce il Palazzo di Festòs e la Villa di Haghia Triada. Più che un coinvolgimento sul piano scientifico, nel sostenere la Missione archeologica a Creta Pigorini avvertiva probabilmente la necessità che l’Italia mostrasse, attraverso l’impegno sul campo di archeologi operanti nella Scuola da lui diretta, la capacità di condurre delle indagini in un contesto internazionale. L’importanza politica di questa iniziativa agli occhi di Pigorini può quindi spiegare il limitato interesse che lo studioso dimostrò per le scoperte archeologiche effettuate dalla Missione cretese.

Il famoso disco di Festos, oggi conservato al museo Archeologico di Heraklion a Creta (foto wp)

“Concluso nel 1905 il mandato di presidente della Scuola di Roma, Pigorini fu nel 1908 contrario alla costituzione della Scuola Archeologica Italiana di Atene, che a suo parere doveva essere solo una “sezione” di quella romana. I rapporti con gli archeologi impegnati nelle indagini a Creta continuarono comunque ad essere cordiali anche in quegli anni ed anzi, per una circostanza casuale, Pigorini fu il primo ad essere messo al corrente, per lettera, della scoperta del celebre disco di Festòs“.

Torino. A Palazzo Madama “arrivano” i Giganti di Mont’e Prama con “Un viaggio nel mondo dell’archeologia della Sardegna” promosso dalla Fondazione Mont’e Prama con il Cagliari Calcio in occasione dell’incontro con la Juventus

I Giganti di Mont’e Prama arrivano a Torino: cultura e sport insieme per celebrare le nostre radici. Sabato 29 novembre 2025, alle 11, la Fondazione Mont’e Prama con l’incontro con “Un viaggio nel mondo dell’archeologia della Sardegna” porta la storia archeologica del Sinis nella suggestiva Sala delle Feste di Palazzo Madama, grazie alla collaborazione con il Cagliari Calcio, che sarà a Torino per il match con la Juventus alle 18. Apriranno l’incontro i saluti istituzionali di Gregorio Thaon Di Revel Mazzonis, responsabile Ufficio Mostre della Fondazione Torino Musei; di Anthony Muroni, presidente della Fondazione Mont’e Prama; di Stefano Melis, direttore generale del Cagliari Calcio; di Bastianino Mossa, presidente FASI; e di Francesco Pongiluppi, vicepresidente della FASI. Quindi due conferenze per raccontare il passaggio dalla pietra al culto dell’acqua e il motivo per cui oggi, i Giganti, meritino di essere conosciuti e protetti: “Dalla pietra all’acqua” a cura dell’archeologo Giorgio Murru con le immagini di Nicola Castangia e “La scoperta dei Giganti e la loro valorizzazione” a cura dell’archeologa Ilaria Orri.

Caorle (Ve). Al museo nazionale di Archeologia del Mare apre “La grotta del suono-35.000 anni di note” un’esperienza sensoriale immersiva ideata e curata dall’archeologo e musicista Simone Pedron, presidente di Tramedistoria

Per iniziativa della direzione regionale Musei nazionali Veneto in collaborazione con Tramedistoria Impresa Sociale sabato 29 novembre 2025, alle 11, al museo nazionale di Archeologia del mare di Caorle (Ve) arriva “La grotta del suono-35.000 anni di note” è il titolo dell’esperienza ideata e curata dall’archeologo e musicista Simone Pedron, presidente di Tramedistoria, un’esperienza sensoriale che unisce archeologia, musica ed emozione. L’esperienza sensoriale immersiva, che consentirà al visitatore di percorrere un viaggio nel tempo lungo 35.000 anni, attraverso i suoni degli strumenti musicali, luci, profumi e suggestioni acustiche che ci accompagnano da millenni, approda a Caorle dopo il successo ottenuto nelle edizioni 2024 e 2025 al museo “Vittorino Cazzetta” di Selva di Cadore (Bl). Un percorso unico nel suo genere che ha già affascinato migliaia di visitatori e che ora trova casa tra le sale del museo, dove sarà visitabile dal 29 novembre 2025 al 3 maggio 2026. L’esperienza sarà inclusa nel biglietto d’ingresso del museo e fruibile nei consueti orari: venerdì, sabato e domenica, dalle 10 alle 18 (ultimo ingresso ore 17). Per info e prenotazioni: drm-ven.museocaorle@cultura.gov.it, 0421 83149 – 379 1805649.

L’installazione è il risultato di oltre trent’anni di ricerca e sperimentazione sull’archeologia del suono: flauti in osso, fischietti, rombi sonori, tamburi in terracotta, raschiatori e conchiglie-tromba ricostruiti partendo da reperti originali e capaci di restituire le sonorità del Paleolitico Superiore, del Mesolitico, del Neolitico e dell’Età del Rame. Il percorso accompagna il visitatore in un ambiente immersivo dove suoni in quadrifonia, luci calde e fragranze naturali evocano luoghi che potevano essere frequentati dalle prime comunità umane. La “colonna sonora” è stata registrata nel Castello di Andraz (Bl), con la collaborazione di Eleonora Demattia e Virginia Salvatore, musiciste, e la produzione audio di Federico Pelle di The Basement Studio di Vicenza. Nell’allestimento di Caorle ci sarà un collegamento con il relitto del Mercurio, le cui evidenze sono esposte al museo. Tra queste un fischietto in osso rinvenuto nel relitto ed esposto in vetrina che sarebbe stato usato dal nostromo per impartire ordini a bordo del brigantino militare, affondato dagli Inglesi nel 1812 durante la battaglia di Grado (Go). In alcune giornate, durante la visita, il pubblico potrà vedere e ascoltare proprio una replica del “sifflet de bosco”.

Fiavè (Tn). Al museo delle Palafitte con il laboratorio “La memoria delle cose. Frammenti di vite quotidiane nei reperti del Museo delle Palafitte di Fiavè” al via la rassegna “Natale al museo delle Palafitte di Fiavè 2025”. Ecco il programma

Al museo delle Palafitte di Fiavè (Tn) al via la rassegna “Natale al museo delle Palafitte di Fiavè 2025”. Il primo appuntamento in calendario venerdì 28 novembre 2025, alle 16.30: “La memoria delle cose. Frammenti di vite quotidiane nei reperti del Museo delle Palafitte di Fiavè” realizzato in collaborazione con la Biblioteca di Valle delle Giudicarie Esteriori. Si tratta di un laboratorio di lavorazione dell’argilla abbinato a una visita partecipata alle collezioni del museo, per riscoprire frammenti di storie di donne e uomini sospese tra Preistoria e modernità attraverso alcuni reperti speciali e significativi. Partecipazione gratuita, con prenotazione obbligatoria. Minimo 5, massimo 20 partecipanti. L’attività non comprende l’ingresso al museo.

Gli altri appuntamenti. “Domenica al museo”, domenica 7 dicembre 2025, ingresso gratuito al museo delle Palafitte di Fiavé. “Il palafitticolo scalzo”, visita insolita al museo delle Palafitte di Fiavé, domenica 7 dicembre 2025, alle 14.30, con la partecipazione di Nicola Sordo. Attività per tutti. Partecipazione gratuita previa prenotazione online   oppure tel. 0465 735019 (in orario di apertura), minimo 5, max 25 partecipanti. “L’officina della lana cotta”, martedì 23 dicembre 2025, alle 14.30, laboratorio per famiglie alla scoperta della lana e dei suoi molteplici utilizzi preistorici, per realizzare una pecorella di feltro. Partecipazione gratuita previa prenotazione online   oppure tel. 0465 735019 (in orario di apertura). Ingresso a pagamento. Minimo 5 massimo 20 persone. “La produzione ceramica nei villaggi palafitticoli”, sabato 27 dicembre 2025, alle 14.30, laboratorio per famiglie sulla produzione ceramica nei villaggi preistorici di Fiavé.Partecipazione gratuita previa prenotazione online   oppure tel. 0465 735019 (in orario di apertura). Ingresso a pagamento. Minimo 5 massimo 20 persone. “Fili di lana e intrecci di rame”, lunedì 29 dicembre 2025, alle 14.30, laboratorio per famiglie per sperimentare l’arte della tessitura preistorica e della lavorazione a sbalzo su lamine di rame. Partecipazione gratuita previa prenotazione online    oppure tel. 0465 735019 (in orario di apertura). Ingresso a pagamento. Minimo 5 massimo 20 persone.

Chiusi – Sarteano (Si). Convegno “Del primo amor non ci si scorda mai. Ranuccio Bianchi Bandinelli: Clusium 100 anni dopo”: 24 relazioni a carattere scientifico che fanno il punto sullo stato dell’arte dell’archeologia della Valdichiana senese. Ecco il programma di tre giorni tra incontri e visite guidate

Del primo amor non ci si scorda mai. Ranuccio Bianchi Bandinelli, Clusium 100 anni dopo” è il titolo del convegno che si tiene tra Chiusi e Sarteano (Si) dal 28 al 30 novembre 2025. “Del primo amor non ci si scorda mai”, così Ranuccio Bianchi Bandinelli (1900-1975), archeologo e storico dell’arte senese di fama internazionale, esordiva nella prefazione al volume di Mauro Cristofani del 1975 sulle statue-cinerario chiusine di età classica, in ricordo della sua prima fatica scientifica: la tesi di laurea che tra il 1922 e il 1923 lo vide attivo nell’esplorazione delle campagne chiusine, fino alla pubblicazione nel 1925 con il titolo di “Clusium. Ricerche archeologiche e topografiche su Chiusi e il suo territorio in età etrusca”. La carta archeologica di Bianchi Bandinelli rappresenta ancora oggi la pietra miliare degli studi sull’archeologia dell’antica Clevsi/Clusium e del suo agro. Il moderno metodo della ricerca archeologica che unisce lo studio della cultura materiale, delle fonti storiche e della topografia antica, ma anche il ricorso ai documenti di archivio e alla memoria viva della comunità locale nelle ricognizioni dirette sul terreno, veniva per la prima volta applicato per ricostruire la fisionomia di una delle grandi metropoli dell’Etruria. A distanza di 100 anni, questo lavoro, pur con gli errori e le naturali revisioni che caratterizzano in ogni campo il progresso della scienza, resta oggi un’eredità imprescindibile, punto di partenza di ogni attività di ricerca, tutela e valorizzazione dell’archeologia del territorio che unisce i 10 comuni della Valdichiana senese.

Al convegno vengono presentate 24 relazioni a carattere scientifico che fanno il punto sullo stato dell’arte dell’archeologia della Valdichiana senese. Ideazione e organizzazione: Mattia Bischeri, università per Stranieri di Siena – Centro CADMO.  Il 28 novembre 2025, alle 18, è prevista l’inaugurazione di una mostra ospitata nel museo nazionale Etrusco di Chiusi, dal titolo «Un giovane di belle speranze…». Ranuccio Bianchi Bandinelli 1922-1929: i primi passi di un archeologo, che propone un percorso inedito negli anni verdi di Ranuccio Bianchi Bandinelli, attraverso le tappe fondamentali della formazione che lo porteranno a diventare archeologo e storico dell’arte di fama internazionale. Il 30 novembre 2025 saranno invece organizzate visite guidate gratuite, un’occasione unica per fare un viaggio dalla preistoria all’età romana nell’antico agro chiusino, accompagnati direttamente dai direttori dei musei e delle aree archeologiche della Valdichiana senese (su prenotazione).

PROGRAMMA VENERDÌ 28 NOVEMBRE 2025. Al teatro Mascagni di Chiusi, alle 9.30, saluti istituzionali: Gianluca Sonnini, sindaco di Chiusi; Edo Zacchei, presidente Unione comuni Valdichiana; Agnese Carletti, presidente Provincia di Siena; Eugenio Giani, presidente Regione Toscana; Gabriele Nannetti, soprintendente Sabap Si; e Stefano Casciu, direttore regionale musei nazionali Toscana. SESSIONE i, modera Gilda Bartoloni (Sapienza, Roma). Interventi: alle 10.30, Alessandro Zanini “Il quadro del popolamento di Chiusi e dell’Etruria interna nella formazione dell’Etruria storica”; 10.50, Maria Chiara Bettini “Chiusi villanoviana… 100 anni dopo Clusium”; 11.10, Giulio Paolucci “Nella ricognizione fatta al tempo della mia carta archeologica vidi il Poggio Gaiella: qualche nuova osservazione sulle sepolture”. Dopo il coffee break, alle 11.50, Enrico Benelli “Le necropoli chiusine, cento anni dopo. Qualche osservazione sulla carta archeologica di Clusium 1925”; 12.10, Mattia Bischeri “La forma della città. Appunti per una anatomia urbana di Chiusi in età preromana”; 12.30, Fabrizio Vallelonga “Chiusi tardoantica e altomedievale: appunti per una ricerca”. Pranzo. SESSIONE II, modera Laura Maria Michetti (Sapienza, Roma). Interventi: alle 15, Barbara Arbeid “Ranuccio Bianchi Bandinelli e la scultura chiusina: riflessioni critiche intorno all’urna del Bottarone”; 15.20, Debora Barbagli “Bianchi Bandinelli e l’archeologia chiusina: note d’archivio sui materiali del museo Archeologico nazionale di Siena; 15.40, Marina Sciafani “I bronzi della collezione Casuccini del museo “A. Salinas” di Palermo. Da una prima ricognizione: materiali dall’età orientalizzante all’età ckassica”. Dopo il coffee break, alle 16.40, Andrea Martelli “Teseo, il Minotauro e la Potnia Theron. Analisi iconografica del motivo a cilindretto Valentini IX e considerazioni sul ruolo della Potnia nell’immaginario figurativo chiusino tardo orientalizzante e alto arcaico”; 17, Alessandro Maccari “Religiosità e riti funebri a Chiusi nell’età di Porsenna”; 17.20, Anna Rastrelli “Sulle orme di Ranuccio Bianchi Bandinelli”; 17.40, discussione; 18, al museo nazionale Etrusco di Chiusi inaugurazione della mostra “Un giovane di belle speranze… Ranuccio Bianchi Bandinelli 1922–1929” dedicata agli anni di formazione dello studioso, dal primo tirocinio sul campo alla definizione del metodo che avrebbe segnato un’epoca.

PROGRAMMA SABATO 29 NOVEMBRE 2025. Al Teatro degli Arrischianti di Sarteano, alle 9.30, saluti istituzionali: Francesco Lanci, sindaco di Sarteano; Giuseppe Sassatelli, presidente dell’Istituto nazionale di Studi etruschi ed italici. SESSIONE III, modera Giuseppe Sassatelli. Interventi: 10, Ada Salvi “Tra riletture e nuovi dati: ritorni e inediti da Chiusi e dal suo territorio”; 10.20, Marina Angela Turchetti “Poggio Renzo, scavi 2015–2016: le tombe a fossa”; 10.40, Paola Romi “Tra le incostanti acque del Clanis e il tranquillo specchio del Trasimeno. Il territorio chiusino orientale a 100 anni dalle ricerche di Ranuccio Bianchi Bandinelli”. Dopo il coffe break, alle 11.30, Jacopo Tabolli “Ranuccio Bianchi Bandinelli e San Casciano dei Bagni 100 anni dopo”; 11.50, Claudio Bizzarri “La villa di Claudio Tiberio Termodonte: sovrapposizioni culturali lungo il fiume Clanis”; 12.20, Franco Cambi “Amiata e Tinia: archeologia di un paesaggio immateriale”. Pranzo. SESSIONE IV, modera Luca Cappuccini (università di Firenze). Interventi: alle 15, Elisa Salvadori “Al confine etrusco: dalle ricerche di Ranuccio Bianchi Bandinelli”; 15.30, Paolo Binaco e Luca Pulcinelli “Contributi per una definizione dei Fines Clusinorum meridionali”; 15.50, Marco Pacifici “Progetto F.I.N.E.S. Un nuovo contributo per la definizione dei confini meridionali di Chiusi”. Dopo il coffe break, alle 16.40, Cynthia Mascione e Maria Gabriella Carpentiero “Valdichiana (Torrita di Siena). Insediamenti, viabilità e commerci nei periodi etrusco e romano”; 17, Giuliano Caracciolo “Identità e rango dei Clusini romani alla luce delle testimonianze epigrafiche (I sec. a.C. – IV sec. d.C.)”; 17.20, Stefano Bruni “Bianchi Bandinelli e le mostre etrusche degli anni Cinquanta (Firenze 1951 e 1952, Milano 1955)”; 17.40, discussione e conclusione dei lavori.

PROGRAMMA DOMENICA 30 NOVEMBRE 2025. “Chiusi e il suo territorio dalla preistoria all’età romana” visite tematiche gratuite ai siti e ai musei archeologici della Valdichiana (su prenotazione). Alle 10, “La preistoria sul Monte Cetona”, visita alla Grotta Lattaia e all’archeodromo del Parco di Belvedere di Cetona, a cura di M.T. Cuda”; 14.30, “Il santuario ritrovato tra culto e medicina termale”, visita agli scavi del Bagno Grande a San Casciano dei Bagni, a cura di E. Mariotti; 17.30, “I volti degli Etruschi”, visita al museo civico Archeologico di Chianciano Terme, a cura di G. Paolucci. Per info e prenotazioni: 0578 269221, staff@valdichiana2025.it