archivio | Preistoria RSS per la sezione

Bolsena (Vt). A Palazzo Monaldeschi della Cervara e nella chiesa dei Santi Giacomo e Cristoforo aperta la mostra “La memoria dell’acqua. Nuove scoperte Archeologiche dal Gran Carro di Bolsena”: un viaggio tra archeologia subacquea, memoria e identità, con una selezione di reperti rinvenuti nelle acque del lago (tra XVI e IX sec. a.C.)

Inaugurazione della mostra “La memoria dell’acqua” a Bolsena: da sinistra, l’archeologa Barbara Barbaro, il ministro Alessandro Giuli, e l’onorevole Mauro Rotelli (foto emanuele antonio minerva / mic)

Un viaggio tra archeologia subacquea, memoria e identità, dove l’antico dialoga con il presente. È la mostra “La memoria dell’acqua. Nuove scoperte Archeologiche dal Gran Carro di Bolsena”, visitabile fino al 2 novembre 2025, articolata in due sedi espositive, il museo territoriale del Lago di Bolsena, nell’antico Palazzo Monaldeschi della Cervara, e l’isola Bisentina, negli spazi della chiesa dei Santi Giacomo e Cristoforo, restituiti alla comunità nel 2024 dopo un’attenta opera di restauro. La mostra offre una selezione di reperti rinvenuti nelle acque del lago grazie alle ricerche del Servizio di Archeologia Subacquea della Soprintendenza di Viterbo, testimonianza della vita quotidiana delle popolazioni residenti nel sito del Gran Carro, anticamente affacciato sulle rive del lago. La mostra è un progetto realizzato in collaborazione tra ministero della Cultura, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l’Etruria Meridionale, Fondazione Luigi Rovati e Isola Bisentina.

“Questo è luogo straordinario per tante ragioni”, ha dichiarato il ministro della Cultura Alessandro Giuli intervenuto all’inaugurazione il 17 luglio 2025 con il presidente della Commissione Ambiente della Camera, Mauro Rotelli; il sindaco di Bolsena, Andrea Di Sorte; il direttore generale Archeologia Belle arti e Paesaggio, Fabrizio Magani; il soprintendente ABAP per la provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale, Margherita Eichberg; la funzionaria archeologa della soprintendenza ABAP per la provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale, Barbara Barbaro. “Questo è veramente un luogo d’elezione – ha dichiarato il ministro Giuli – un luogo straordinario per tante ragioni. Il lago di Bolsena è l’ombelico del mondo: non solo perché è il lago vulcanico più grande d’Europa, ma perché qui c’è la radice ancestrale di ciò che poi sarebbe divenuto il popolo etrusco e che è stato prima villanoviano, poi forse tirrenico. Le ipotesi sono tante, a partire dalle chiavi di lettura del materiale di scavo, il cui studio impegnerà ancora tanto tempo, e di tutto ciò che ancora potrebbe emergere con il proseguire della ricerca. Insieme a pochi altri luoghi d’Italia – ha proseguito il ministro – in questo momento la Tuscia e Bolsena rappresentano un modello di riferimento, per ciò che sta avvenendo qua e per ciò che una sorta di geografia sacra ci ha offerto in dono. Siamo di fronte a una storia molto risalente nel tempo, ma le cui scoperte ci proiettano in avanti. Qui noi oggi rappresentiamo un patto ideale di amicizia e solidarietà – ha concluso il ministro – tra l’antico e il contemporaneo e tra tutti noi che siamo viterbesi, abitanti della Tuscia, italiani, europei, cittadini del mondo però orgogliosi di partire da qua, da Bolsena”.

Ricerche nel villaggio perilacustre del Gran Carro di Bolsena (inizio età del Ferro) (foto catalogo beni culturali)

La mostra propone un viaggio alla scoperta dell’insediamento protostorico oggi sommerso del Gran Carro, eccezionale contesto archeologico scoperto nel 1959 a circa cento metri dall’attuale linea di costa e oggetto di indagini approfondite solo in anni recenti da parte della Soprintendenza. Il sito fu popolato fra la media Età del Bronzo (XVI sec. a.C.) e la prima Età del Ferro (fine X – inizio IX sec. a.C.). In esso si distinguono due settori principali: un ampio spazio abitativo, di cui si conservano ancora centinaia di pali infissi nel terreno, e un’area sacra, detta “Aiola”, costituita da un tumulo di pietre realizzato a secco intorno a sorgenti di acqua calda. La sommersione del sito ha preservato perfettamente tutti gli oggetti di uso comune e quotidiano, ma anche rituale, degli antichi abitanti.

Insediamento protostorico del Gran Carro: asetto miniaturistico zoomorfo con beccuccio dall’Aiola (foto sabap-vt-em)

 

Insediamento protostorico del Gran Carro: figurina fittile antropomorfa appena abbozzata proveniente dall’area dell’abitato (foto emanuele antonio minerva / mic)

Nel Palazzo Monaldeschi della Cervara, sede del SiMuLaBo (Sistema Museale del Lago di Bolsena) che ha rinnovato la sua tradizionale esposizione proprio per accogliere la mostra, è ospitata la maggior parte dei materiali dagli scavi recenti, da inquadrare principalmente nell’ambito della Cultura Villanoviana, ovvero quella che precede la formazione delle grandi città etrusche di Vulci, Tarquinia, Cerveteri, Veio e Orvieto. Tra tutti si segnalano oggetti particolari, come i tre vasetti con beccuccio interpretabili come poppatoi e un sonaglio ancora funzionante, riempito di sassolini, al fine di intrattenere i bambini nella fase dell’allattamento; un vasetto miniaturistico che forse poteva contenere un unguento o un profumo con una singolare decorazione incisa avvicinabile ad una sorta di scrittura proto-Etrusca, mai ancora attestata; una eccezionale figurina fittile antropomorfa appena abbozzata proveniente dall’area dell’abitato, chiara rappresentazione simbolica legata a pratiche rituali, come suggerirebbe l’iconografia ben nota della dea madre, finora nota soltanto in contesti funerari. Anche i materiali dal monumento cultuale dell’Aiola, grandi vasi biconici contenenti offerte di cibo, quali semi e ossa animali combuste, rimandano ad un culto evidentemente collocato all’aperto e indirizzato alla venerazione di divinità femminili ctonie.

Panoramica dell’Isola Bisentina nel lago di Bolsena (Vt) (foto fondazione rovati)

L’esposizione nella chiesa dei Santi Giacomo e Cristoforo sull’Isola Bisentina, realizzata in collaborazione con la Fondazione Luigi Rovati, si articola in quattro sezioni tematiche, con l’intento di restituire la complessità e la varietà di queste testimonianze. Il mondo femminile che include oggetti probabilmente utilizzati in prevalenza dalle donne, dagli spilloni alle fibule, con la funzione di ornamento o per fissare le vesti. Il sacro raccoglie reperti decorati con motivi graffiti, ma soprattutto con schematiche figure ornitomorfe, riconducibili al culto della divinità solare. La vita quotidiana offre uno spaccato del vissuto domestico attraverso oggetti legati al consumo e alla conservazione di cibo e bevande: anfore e anforette, ma anche olle, pissidi e boccali, talvolta arricchite da decorazioni plastiche. Il viaggio esplora la dimensione degli scambi e dei contatti: si segnalano un frammento di ceramica d’importazione di tipo protogeometrico, estremamente raro nel mondo medio-tirrenico, e un vaso-modellino a forma di imbarcazione, attestazione del ruolo del lago quale polo di interazione tra culture diverse.

“Underwater Visions (blue papers)” opera di Alex Cecchetti nella chiesa dei Santi Giacomo e Cristoforo sull’Isola Bisentina (foto lorenzo breccola /profilo FB cecchetti)

Sull’Isola Bisentina il percorso espositivo si completa con gli interventi site-specific di artisti contemporanei, invitati a operare in concomitanza con l’apertura di questa stagione. Gli artisti si sono confrontati con le recenti scoperte degli insediamenti protostorici ora sommersi, i cui reperti, perfettamente conservati proprio grazie all’immersione nell’acqua del lago, testimoniano gli oggetti d’uso quotidiano e rituale delle antiche comunità locali, rivelandone la spiritualità e il rapporto con l’ambiente lacustre. La Chiesa ospita, oltre ai reperti archeologici, i lavori su carta di Alex Cecchetti (1973), che evocano la dimensione parallela di un fondale subacqueo e invitano lo spettatore a farsi testimone di una memoria giunta fino a noi grazie all’incessante azione conservatrice del lago. La Malta dei Papi, suggestiva struttura ipogea scavata nel Monte Tabor, forse realizzata dagli Etruschi per scopi rituali – accoglie i fragili frammenti vitrei di Lisa Dalfino (1987), una poetica reinterpretazione contemporanea degli ex voto. L’oratorio di Monte Calvario e l’approdo all’isola, con la sua elegante darsena in stile liberty, fanno da cornice alle sculture “alchemiche” di Namsal Siedlecki (1986), che evocano antiche pratiche di buon auspicio e riti propiziatori.

La chiesa dei Santi Giacomo e Cristoforo, dopo un importante restauro, è di nuovo accessibile dallo scorso anno. La chiesa fu originariamente costruita e dedicata a San Giovanni Battista da Ranuccio Farnese il Vecchio, che volle per la propria famiglia un mausoleo sull’isola. Sarà il Cardinale Alessandro Farnese il Giovane a costruire sopra questo preesistente edificio l’imponente monumento che oggi vediamo: la chiesa dei Santi Giacomo e Cristoforo, la cui edificazione ha inizio nel 1588 su disegno di Giovanni Antonio Garzoni da Viggiù, e termina all’epoca di Odoardo Farnese tra il 1602-1603.

Arona (No). All’archeomuseo “Khaled al-Asaad” la conferenza “Storie di tessuti e ornamenti dall’età del Bronzo” con l’archeologa Claudia Mangani, secondo appuntamento del ciclo “Archeo-Vita, 5 sere di mezza estate per scoprire abiti, reperti e bevande dal profondo del tempo” nell’ambito della rassegna biennale “Viaggi nel tempo e nello spazio in una sera di mezza estate”

Mercoledì 30 luglio 2025, alle 21, all’archeomuseo “Khaled al-Asaad” di Arona (No), la conferenza “Storie di tessuti e ornamenti dall’età del Bronzo” con Claudia Mangani, archeologa e conservatrice del museo Archeologico “Giovanni Rambotti” di Desenzano del Garda (Bs), secondo appuntamento del ciclo “Archeo-Vita, 5 sere di mezza estate per scoprire abiti, reperti e bevande dal profondo del tempo” nell’ambito della rassegna biennale “Viaggi nel tempo e nello spazio in una sera di mezza estate” realizzata con il contributo del ministero del Turismo – Fondo, nell’ambito del progetto Palafitte Unesco, in favore dei Comuni a vocazione culturale, storica, artistica e paesaggistica, nei cui territori sono ubicati siti riconosciuti dall’Unesco patrimonio mondiale dell’Umanità. Con Claudia Mangani si andrà alla scoperta di tessuti e ornamenti dal mondo palafitticolo, indagando nelle trame e negli intrecci del tempo per scoprire gli outfit più alla moda nell’età del Bronzo. Ingresso libero.

Rotzo (Vi). Al Bostel di Castelletto la due giorni di Raetica 2025, il Festival dell’Archeologia: un viaggio nel tempo con esperienze di realtà immersiva e aumentata, spettacoli di ricostruzione storica e laboratori di archeologia sperimentale. Ecco il ricco programma

Il 26 e 27 luglio 2025 al Bostel di Castelletto di Rotzo (Vi) sull’altopiano dei Sette Comuni, torna Raetica, l’atteso Festival dell’Archeologia appuntamento ormai fisso per immergersi in un viaggio nel tempo con esperienze di realtà immersiva e aumentata, spettacoli di ricostruzione storica e laboratori di archeologia sperimentale.

PROGRAMMA DI SABATO 26 LUGLIO. Alle 10, apertura del museo Archeologico Sette Comuni; alle 12, apertura del Parco Archeologico, del Villaggio, dei Campi Storici, della Taverna, de Chioschi e del Mercatino; dalle 14 alle 18, Didattiche, vita quotidiana, artigianato e laboratori a rotazione (al Villaggio e ai Campi Storici)

Visite guidate all’area archeologica a cura degli archeologi delle università Ca’ Foscari Venezia, Progetto Stempa, Università Pegaso e Nea Archeologia. Partenza dall’info-point ogni 30 minuti, sabato dalle 14 alle 18, domenica dalle 10 alle 11 e dalle 14 alle 18, previo acquisto di un braccialetto valido entrambi i giorni, presso l’info point.

Alle 15, saluti delle autorità e presentazione ufficiale di Raetica 2025.

Alle 17, nell’area conferenze, la conferenza “L’arte delle Situle attraverso l’Archeologia Sperimentale” a cura di Stefano Buson, restauratore per i musei nazionali del Veneto. L’arte delle situle, con le sue scene figurate incise su bronzo, può essere meglio compresa attraverso l’archeologia sperimentale. Questa disciplina, che si occupa di riprodurre antichi manufatti per studiarne le tecniche di fabbricazione, permette di analizzare i processi di progettazione, costruzione e narrazione che stanno dietro alla creazione di questi reperti. Attraverso la riproduzione sperimentale, è possibile comprendere come venivano realizzati i disegni, come veniva inciso il metallo e come venivano ottenuti gli effetti decorativi. L’archeologia sperimentale non solo aiuta a capire il “come” dei manufatti, ma anche il “perché”. Ad esempio, lo studio delle tecniche di incisione può rivelare informazioni sulla complessità del lavoro artigianale e sull’abilità degli artigiani. Le ricostruzioni di situle, come quelle presentate nell’evento al Bostel di Rotzo, permettono di toccare con mano la maestria degli antichi e di apprezzare l’arte delle situle da una prospettiva più concreta, immergendosi nelle tecniche e nei processi che hanno portato alla loro creazione. Al termine della conferenza verrà proiettato un filmato che illustrerà le varie fasi di fabbricazione di una situla.

Alle 18.30, in area palco, Gesti di Antica Memoria: spettacolo di Danze Antiche; e alle 19.30, Mitici Animali e Uomini Divini: epiche leggende e racconti bardici: momenti di grandi emozioni tra Danze Antiche ricostruite, epiche leggende celtiche e racconti bardici mentre assaporate i cibi e le bevande della Taverna Retica. A cura di Teuta Nertobacos.

In area palco, IRON AGE FASHION SHOW: durante l’orario cena del sabato si potrà assistere ad una vera e propria “sfilata di moda dell’Età del Ferro” dove i ricostruttori storici sfoggeranno i loro abiti migliori, i gioielli più belli e le armi più peculiari in base alla cultura e l’epoca storica rappresentata.

Alle 21.30, SITULAE: dai campi della luce alla riva delle tenebre, il grande spettacolo di ricostruzione storica. Come ogni anno, il Bostel diviene lo scenario per la rappresentazione di uno spettacolo emozionante, veicolo della divulgazione storica e scientifica attraverso le emozioni di narrazioni, musiche e rievocatori. Il palcoscenico del Bostel vede sabato sera la rappresentazione di una “situla vivente” che narra i fasti di una vita e la gloria dopo la morte, per terminare con il fuoco sempre caro a tutti noi. Uno spettacolo storico, un teatro, un film… frutto di studio, ricerca e ipotesi. Ma che sa portare indietro nel tempo, emozionare, coinvolgere e ricordare ancora una volta le genti di un passato lontano. A seguire festa, musica e taverna aperta fino a mezzanotte.

PROGRAMMA DI DOMENICA 27 LUGLIO. Alle 10, apertura del parco archeologico, del museo, del villaggio, dei campi storici, dei chioschi e del mercatino; dalle 10 alle 12, didattiche, vita quotidiana, artigianato e laboratori a rotazione (al Villaggio e ai Campi Storici); visite guidate all’area archeologica con gli archeologi delle università che coordinano gli scavi (partenza area info point ogni 30 min.); alle 11, Gesti di Antica Memoria: spettacolo di Danze Antiche (area palco), a seguire Mitici Animali e Uomini Divini: epiche leggende e racconti mitici (area palco); alle 12, apertura della Taverna; dalle 14 alle 18, didattiche, vita quotidiana, artigianato e laboratori a rotazione (al Villaggio e ai Campi Storici); visite guidate all’area archeologica con gli archeologi delle università e di NEA Archeologia (partenza area info point ogni 30 min).

Alle 15, in area conferenze, la conferenza “Simbolismo folk e pratiche del passato nelle comunità contemporanee” a cura di Elena De Dominicis, antropologa e giornalista. Il Bostel nel modello nordico dei musei all’aria aperta. L’ambiente nelle rappresentazioni storiche partecipate dal vivo e online. Dalle pratiche folk alla musica: Heilung, Wardruna, folk metal, modern vikings nelle tradizioni e nel problema dell’autenticità. Rune, navi, tamburi, archetipi. Lo studio è vincitore del premio nazionale Goi Comunità Bresciana dell’università di Brescia 2024 ed è stato presentato a Marsiglia alla conferenza internazionale di Netnografia Netnocon2025.

Alle 16, in area spettacoli, il Pugilato delle Situle: il bronzo delle Situle ci racconta di competizioni sportive di Pugilato con i manubri, di campioni, di trofei e di astanti. Siete pronti a scegliere il vostro campione e a fare il tifo per lui? A cura di Insubria Gaesata.

Alle 17, al villaggio, apertura della fornace ceramica; alle 18, apertura della Taverna. A seguire chiusura della manifestazione ed arrivederci a RAETICA 2026.

Cavriana (Mn). Al via la Rassegna internazionale del Cinema Archeologico, Ideata e curata da Petra Paola Lucini per iniziativa del museo Archeologico dell’Alto Mantovano di Cavriana e della cremonese PetraFILM: 9 film e incontri con i registi

La Rassegna internazionale del Cinema Archeologico 2025, ideata e curata da Petra Paola Lucini, riparte da Cavriana (Mn) per iniziativa del museo Archeologico dell’Alto Mantovano di Cavriana e della cremonese PetraFILM. Appuntamento sabato 26 luglio 2025 in sala civica a Cavriana: in programma nove proiezioni, sei nella sezione pomeridiana a partire dalle 16, e tre seguiranno la sera a partire dalle 20.30. Lo spettatore avrà l’opportunità di viaggiare nel tempo, visitare terre lontane, scoprire tesori nascosti in pozzi dimenticati, rivivere battaglie storiche su navi che hanno fatto la storia, vivere la vita in palafitta, dopo aver assistito a una ricostruzione con tecniche preistoriche, e aver scoperto 111 insediamenti nell’arco alpino. Poi immergersi nell’antico Egitto alla ricerca delle miniere dei Faraoni, assistere al trasloco di un museo, confrontarsi con i misteri sciamanici, e cacciare nei boschi della Preistoria, percependo l’aria umida sulla pelle, mista a odori e profumi di una natura persa nel tempo. Nell’intervallo sarà allestito un assaggio di prodotti tipici locali. Alle 23 ci sarà lo stimolante faccia a faccia con i registi, Federico Basso, Niccolò Bongiorno, Massimo D’Alessandro, Mario Piavoli, Filippo Ticozzi, Stefano Zampini, che si concluderà con la premiazione del film scelto dal pubblico.

La Rassegna segue infatti la data zero dello scorso anno quando la rassegna fu definita appunto “evento zero” con due location: il teatro Filo di Cremona (3 luglio 2024) e il museo Archeologico dell’Alto Mantovano a Cavriana (5 luglio 2024): Petra Paola Lucini aveva detto, in quell’occasione, che voleva partire in punta di piedi, ma la Rassegna internazionale del Cinema Archeologico aveva già tutte le carte in regola per una manifestazione di qualità (vedi Al via l’evento zero della Rassegna internazionale del Cinema Archeologico organizzato da Petrafilm. Prima tappa al teatro Filo di Cremona, seconda al museo Archeologico Alto Mantovano di Cavriana (Mn): otto film in cartellone con una prima mondiale | archeologiavocidalpassato).

IL PROGRAMMA DEI FILM DEL POMERIGGIO. Alle 16, apre il film “L’uomo di Val Rosna”, di Stefano Zampini (Italia 2024, 19’). Docu-drama che mostra alcuni momenti della vita dell’Uomo di Val Rosna, un cacciatore vissuto 14.000 anni fa nell’attuale territorio del Comune di Sovramonte (Belluno). La sepoltura di questo cacciatore è stata scoperta negli anni ’80 da Aldo Villabruna e studiata dal professor Alberto Broglio dell’Università degli Studi di Ferrara. Caccia, vita di comunità, cure dentali e un rito funebre sono i momenti di vita messi in scena. Segue il film “Au Chevet des palafittes”, di Christophe Goumand (Svizzera 2023, 9’30”). I laghi alpini hanno ricoperto le vestigia di villaggi preistorici costruiti tra il 5000 e l’850 a.C. Questa conservazione in un contesto umido ha permesso di proteggere gran parte degli elementi organici e oggi fornisce preziosi elementi alla comprensione della preistoria europea. Per questo motivo, nel 2011, l’UNESCO ha incluso 111 villaggi palafitticoli sparsi in sei paesi dell’arco alpino nella lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Si procede con il film “Carpentieri e falegnami nell’età del bronzo” di Mario Piavoli (Italia 2015, 24’). Sulla base di quanto rinvenuto e documentato nel corso degli scavi condotti sulla palafitta di Bande di Cavriana e nell’abitato peri-lacustre di Castellaro Lagusello (di recente inseriti nel patrimonio Unesco), il film vuole illustrare le fasi di lavoro, le tecniche costruttive e la fedele ricostruzione di alcuni elementi delle strutture abitative di una popolazione vissuta nell’entroterra sud-gardesano migliaia di anni fa. Quindi il film “Antiche tracce. La vita in palafitta” di Federico Basso (6’). In Realtà Virtuale racconta la vita e la quotidianità delle comunità preistoriche che hanno vissuto presso i siti palafitticoli dell’Italia settentrionale attraverso uno storytelling immersivo. Ambientato nel parco Archeo Natura del sito Unesco di Fiavè (Tn), restituisce con rigore scientifico-archeologico come si svolgevamo le attività di pesca, caccia, artigianato e costruzione delle palafitte. A seguire il film “Sciamani: comunicare con l’invisibile. Dialoghi con l’antropologo Sergio Poggianella” di Niccolò Bongiorno (Italia 2023, 22’). Chi è lo sciamano e come nasce una collezione di oggetti sciamanici? Sono solo alcuni dei quesiti posti dal regista Nicolò Bongiorno a Sergio Poggianella, antropologo ed ideatore della mostra “Sciamani. Comunicare con l’Invisibile”. Ripercorrendo in un’intervista le tappe principali della sua ricerca, il collezionista tesse una narrazione intima del suo rapporto con questa imperscrutabile figura, mostrandone sia la poetica sociale sia il valore artistico alla base dell’esposizione. Chiude il pomeriggio il film “L’Eldorado dei Faraoni” di Pippo Cappellano (52’). Il film è la cronaca di tre anni di missioni archeologiche (1990 – 1991 – 1993) nel deserto nubiano sudanese: dalla scoperta di Berenice Pancrisia, effettuata dai fratelli Castiglioni e da Giancarlo Negro nel febbraio 1989 (la mitica “città tutta d’oro” ” citata da Plinio il Vecchio nella sua “Naturalis Historiae” e di cui si era persa ogni traccia), ai primi scavi di alcune imponenti tombe, trovate nella vasta regione aurifera che gravita intorno a Berenice. Il film sottolinea le difficoltà incontrate dalla missione archeologica, isolata per due mesi nel cuore del deserto; la durezza di un percorso attraverso montagne e sabbie cedevoli; i sistemi usati per orientarsi nel dedalo degli “wadi”, ed infine le scoperte: semplici ornamenti, ma anche preziosi monili d’oro che confermano l’abbondanza di questo metallo che ha avvalso alla regione il nome di Eldorado africano.

PROGRAMMA DEI FILM DELLA SERA. Alle 20.30, apre il film “Le cime di Asclepio”, di Filippo Ticozzi (Italia 2024, 17’). Un museo si sta svuotando. Ciò che normalmente lo abita cambia posizione e prospettiva. Possono oggetti, statue, cimeli morire? Il film racconta il trasloco di un museo archeologico cercando di assumere il punto di vista dei protagonisti inanimati: oggetti antichi e immortali, ora senz’aura, costretti a confrontarsi con la corruttibilità terrena. Segue il film “Campo della fiera e il pozzo del tempo” di Massimo D’Alessandro (Italia 2024, 52’). Nel cuore dell’Italia centrale, ai piedi della rupe di Orvieto, si trova Campo della Fiera, un luogo straordinario in cui sacralità e storia si intrecciano da oltre duemila anni. Identificato come la sede del leggendario Fanum Voltumnae, santuario federale degli Etruschi. Il sito ha poi visto passare le diverse epoche diventando un centro spirituale e amministrativo dei Romani e successivamente un insediamento francescano. Le indagini archeologiche condotte negli ultimi vent’anni hanno portato alla luce manufatti di inestimabile valore: antichi templi, mosaici, ceramiche pregiate e un profondo pozzo mai esplorato, custode di tesori dimenticati. Attraverso ricostruzioni storiche, interviste esclusive e riprese spettacolari, “Campo della Fiera e il pozzo del tempo” accompagna il pubblico in un affascinante viaggio alla scoperta della vita, del declino e della rinascita di questo sito unico. Uno dei reperti rinvenuti nel pozzo, inoltre, apre uno squarcio nel velo di mistero che avvolge i Templari e un possibile intrigo storico. Chiude il film “I leoni di Lissa” di Niccolò Bongiorno (Italia 2018, 76’). Il film evoca la storia della leggendaria battaglia navale di Lissa (1866), scontro simbolo e icona della marineria moderna. Il racconto si sviluppa tra le acque di Lissa, lungo i sentieri della memoria, nel cuore di quel mare Adriatico che è luogo di nascita degli eroi e ponte tra le culture del mediterraneo. Una moderna fiaba visiva raccontata in prima persona da grandi pionieri delle immersioni profonde e da maestri dell’archeologia subacquea, che vivono l’esplorazione come un concetto mentale, e conducono lo spettatore, attraverso “l’epica della subacquea”, dentro un affascinante mosaico di suggestioni visive e storiche, alla ricerca del relitto più nascosto e dimenticato, nel grembo profondo dell’Unità d’Italia.

 

Licata-Realmonte-Agrigento-Palermo. Ecco tutti i film premiati (dal pubblico o con menzione) nella XXI edizione del Festival del Cinema Archeologico del parco archeologico della Valle dei Templi, realizzato in collaborazione di RAM film festival – Fondazione Museo Civico di Rovereto

A qualche giorno dalla chiusura della XXI edizione del Festival del Cinema Archeologico del parco archeologico della Valle dei Templi, realizzato in collaborazione tra il parco archeologico della Valle dei Templi, il museo Archeologico regionale “Antonino Salinas” di Palermo e il RAM film festival – Fondazione Museo Civico di Rovereto, è proprio il parco archeologico della Valle dei Templi a fare il punto di una settimana ricchissima di incontri, eventi, opportunità di confronto e approfondimento sul valore della ricerca, della divulgazione e della tutela del patrimonio storico e archeologico affidato all’umanità come eredità da parte delle precedenti generazioni. Un viaggio tra Licata, Realmonte, Agrigento e Palermo che ha coinvolto un pubblico numeroso e variegato.

Frame del “Artémis le temple perdu / ll tempio perduto di Artemide” di Sébastien Reichenbach

Della tappa al museo Archeologico regionale “Pietro Griffo” di Agrigento (15-17 luglio 2025) archeologiavicidalpassato.com ha già dato resoconto dei film premiati: “Artémis le temple perdu / ll tempio perduto di Artemide”, regia di Sébastien Reichenbach (premio del pubblico) e “Iznik, les mystères de la basilique engloutie / Iznik, i misteri della basilica sommersa”, regia di Pascal Guérin (premio della giuria) (vedi Modifica articolo “Agrigento. “Il tempio perduto di Artemide” in Grecia e “I misteri della basilica sommersa di Iznic” in Turchia conquistano pubblico e giuria del Festival del Cinema archeologico del parco archeologico della Valle dei Templi realizzato in collaborazione con il RAM film festival” ‹ archeologiavocidalpassato — WordPress).

Frame del film “La Grotte Cosquer, un chef d’oeuvre en sursis / La grotta Cosquer, un capolavoro in pericolo” di Marie Thiry

Nella tappa di apertura a Licata (10-11 luglio 2025) il premio del pubblico e anche la menzione della Città di Licata sono andati al film “La Grotte Cosquer, un chef d’œuvre en sursis / La grotta Cosquer, un capolavoro in pericolo”, regia di Marie Thiry, (Francia 2022, 52’). Il film ricostruisce la storia della Grotta Cosquer, uno dei capolavori di pittura rupestre d’Europa. Oltre 35 metri sotto il livello del mare, è oggi minacciata dall’innalzamento delle acque accelerato dal riscaldamento climatico. Per conservarla e renderla accessibile, la Regione francese Provenza-Alpi-Costa Azzurra ha avviato una ricostruzione a grandezza naturale di questo gioiello nascosto.

Menzione speciale della Città di Licata al film “Ingeniería Romana – Puertos / Ingegneria romana – i porti”, regia di José Antonio Muñiz (Spagna 2023, 55’). Isaac Moreno, ingegnere, geografo e storico, accompagna il pubblico in un appassionante viaggio alla scoperta dei porti romani, capolavori d’ingegneria antica in gran parte distrutti a causa degli elementi naturali o dell’uomo. Studi recenti ne rivelano le straordinarie progettazioni e funzionalità.

Il film “Anima insulae” di Lorenzo Daniele

Nella tappa di Realmonte (12-13 luglio 2025) il premio del pubblico e anche la menzione della Città di Realmonte sono andati al film “Anima Insulae”, regia di Lorenzo Daniele (Italia 2024, 51’). Una storia senza fine né inizio. Una storia ambientata in Sicilia, che scorre lungo un fiume, là dove la pietra ha il colore dell’Etna, l’acqua emette responsi e le grotte sono ventri divini. Dove si è pregato e cercato protezione. Dove si è lottato per la libertà. Dove si vive e si scava. Dove si può percepire l’essenza di quest’Isola, la sua Anima. È la storia di Palikè, la terra dei Siculi.

Il film “Ingeniería Romana – Puertos | Ingegneria romana – i porti” di José Antonio Muñiz

Nella tappa finale di Palermo (19-20 luglio 2025) il premio del pubblico è andato al film “Ingeniería Romana – Puertos | Ingegneria romana – i porti“, regia e produzione di José Antonio Muñiz (Spagna 2023, 55’). Isaac Moreno, ingegnere, geografo e storico, accompagna il pubblico in un appassionante viaggio alla scoperta dei porti romani, capolavori d’ingegneria antica in gran parte distrutti a causa degli elementi naturali o dell’uomo. Studi recenti ne rivelano le straordinarie progettazioni e funzionalità.

Infine menzione della Città di Palermo al film “La Grotte Cosquer, un chef d’œuvre en sursis | La grotta Cosquer, un capolavoro in pericolo”, regia di Marie Thiry, (Francia 2022, 52’). Il film ricostruisce la storia della Grotta Cosquer, uno dei capolavori di pittura rupestre d’Europa. Oltre 35 metri sotto il livello del mare, è oggi minacciata dall’innalzamento delle acque accelerato dal riscaldamento climatico. Per conservarla e renderla accessibile, la Regione francese Provenza-Alpi-Costa Azzurra ha avviato una ricostruzione a grandezza naturale di questo gioiello nascosto.

Arona (No). All’archeomuseo “Khaled al-Asaad” al via la rassegna biennale “Viaggi nel tempo e nello spazio in una sera di mezza estate”: Marco Baioni con “Reperti eccezionali dal mondo palafitticolo” apre il ciclo “Archeo-Vita. 5 sere di mezza estate per scoprire abiti reperti e bevande dal profondo del tempo”

Al via la nuova edizione della rassegna biennale “Viaggi nel tempo e nello spazio in una sera di mezza estate”, il ciclo di archeo-conferenze estive dell’archeomuseo “Khaled al-Asaad” di Arona (No): cinque appuntamenti serali, gratuiti ed esperienziali, per esplorare, in un’atmosfera coinvolgente e suggestiva, frammenti di vita quotidiana del passato grazie alla voce di relatori d’eccezione. Il ciclo di conferenze di quest’anno si intitola “Archeo-Vita, 5 sere di mezza estate per scoprire abiti, reperti e bevande dal profondo del tempo” e si preannuncia un viaggio tra reperti sorprendenti, antiche tradizioni e sapori capaci di attraversare la storia, per scoprire insieme come si vestivano, cosa mangiavano e cosa bevevano i nostri antenati. Tutti gli eventi sono gratuiti. Per informazioni: archeomuseo@comune.arona.no.it. La prenotazione è obbligatoria per la conferenza con archeo-degustazione del 27 agosto 2025. La rassegna è realizzata con il contributo del ministero del Turismo – Fondo, nell’ambito del progetto Palafitte Unesco, in favore dei Comuni a vocazione culturale, storica, artistica e paesaggistica, nei cui territori sono ubicati siti riconosciuti dall’Unesco patrimonio mondiale dell’Umanità.

Si comincia mercoledì 23 luglio 2025, alle 21, con la conferenza “Frutti, semi e… porte di legno. Reperti eccezionali dal mondo palafitticolo” con l’archeologo Marco Baioni, direttore del museo Archeologico della Valle Sabbia (Gavardo, Bs) e degli scavi alla palafitta del Lucone (Polpenazze del Garda, Bs).

Mercoledì 30 luglio, alle 21, è il turno di Claudia Mangani, conservatrice archeologa del museo civico Archeologico “G. Rambotti” di Desenzano del Garda (Bs), per la chiacchierata archeologica “Antiche trame. Storie di tessuti e ornamenti dall’età del Bronzo”.

Il viaggio prosegue mercoledì 6 agosto, alle 21, con l’intervento di Cristiano Brandolini, conservatore del civico museo Archeologico e Paleontologico di Arsago Seprio (Va), Alle origini di una bevanda di successo: la birra nella storia.

Dopo una breve pausa, si riprendono gli appuntamenti mercoledì 20 agosto, alle 21, con Andrea Del Duca, archeologo e direttore dell’Ecomuseo del Lago d’Orta e Mottarone (No), che svelerà “I 4 segreti della lavorazione del latte. Viaggio tra storia e leggende della produzione casearia”.

Il ciclo si chiude mercoledì 27 agosto, alle 21, on una conferenza con archeo-degustazione di vini e antiche ricette a cura dell’archeo-gastronoma Laura Mussi, che accompagnerà i partecipanti alla scoperta de “Il Vino tra Celti e romani” (prenotazione obbligatoria).

L’ingresso dell’archeomuseo “Khaled al-Asaad” ad Arona (foto comune di arona)

“Anche quest’anno l’Archeomuseo prosegue con entusiasmo la propria missione portando l’archeologia fuori dalle vetrine e trasformandola in racconto vivo e coinvolgente”, dichiara Davide Casazza, assessore alla Conservazione e Valorizzazione dei Beni storici della Città di Arona. “Il nostro territorio vanta un patrimonio archeologico eccezionale, in particolare grazie al sito palafitticolo dei Lagoni di Mercurago, Patrimonio dell’Umanità UNESCO. Il ministero del Turismo ha scelto di premiare Arona con un importante finanziamento, riconoscendola come località turistica ad alta vocazione culturale, proprio per la presenza di questo sito unico e grazie a questo contributo possiamo “far prendere vita” all’archeologia attraverso un ricco programma di conferenze esperienziali. E non ci fermiamo qui: a breve l’Archeomuseo sarà rinnovato con un nuovo allestimento multimediale, pensato per rendere l’esperienza ancora più immersiva e innovativa. La cultura, per noi, è un motore di crescita, identità e partecipazione condivisa”. Anna Bernardoni, già conservatrice dell’Archeomuseo, aggiunge: “Invitiamo cittadini e turisti a venirci a trovare in occasione della Rassegna estiva per vivere l’archeologia con leggerezza e stupore, tra parole, immagini e degustazioni che ci guideranno alla scoperta della quotidianità nel profondo del tempo. Siamo particolarmente lieti che alcuni direttori impegnati in progetti di scavo, valorizzazione e musealizzazione di altri siti palafitticoli abbiano accolto il nostro invito: sarà un’occasione preziosa per ampliare lo sguardo verso una dimensione più ampia e condivisa del patrimonio UNESCO, creando connessioni tra territori, istituzioni e comunità”.

Trento. Open day al sito archeologico del Doss Penede a Nago-Torbole: visita guidata dal prof. Emanuele Vaccaro, direttore scientifico dello scavo, e dal suo team

Lunedì 21 Luglio 2025, open day al sito archeologico del Doss Penede a Nago-Torbole (Tn) dove scava un team dell’università di Trento, diretto dal prof. Emanuele Vaccaro. Ritrovo alle 17.30 all’ingresso al parco del Doss Penede. Tutti gli interessati potranno vedere i risultati della campagna in corso sull’insediamento protostorico e romano e sentire il racconto degli archeologi e degli specialisti impegnati nella ricerca. La partecipazione è gratuita e non è richiesta alcuna iscrizione. Saranno organizzati dei piccoli gruppi, ciascuno dei quali avrà un membro del team come guida, a cominciare dal prof. Vaccaro. Sarà anche possibile visionare una parte dei reperti emersi nel corso della campagna 2025 e, in particolare, sigillate, anfore e ceramiche comuni che molto ci dicono sui costumi alimentari della comunità romana e sul sistema degli scambi in cui il sito era ben inserito.

Campagna 2025. Gli scavi di Area 11000, posta nella parte meridionale del ripiano allungato che attraversa il Doss Penede, stanno procedendo a pieni ritmi. Un nuovo ambiente messo in luce nei giorni scorsi sta restituendo notevoli quantitativi di ceramica databile alla media età imperiale. Una fossa utilizzata per lo spegnimento della calce è stata tagliata da una buca circolare, forse riferibile ad attività di cantiere. Dal suo riempimento provengono frammenti di ceramica da fuoco, con almeno il profilo di un’olla largamente ricostruibile, e anfore, prevalentemente di area medio e alto-adriatica.

Parigi. Le Domus de Janas, le “Case delle fate”, sono ufficialmente il 61mo sito italiano a far parte della lista del Patrimonio dell’Umanità. Lo ha deciso la 47.ma sessione del Comitato UNESCO. La soddisfazione di Alessandra Todde, presidente della Sardegna

I festeggiamenti delle autorità della Sardegna all’ufficialissazione a Parigi delle “domus de janas” a Patrimonio dell’Umanità (foto regione sardegna)

Le Domus de Janas, le “Case delle fate”, sono ufficialmente il 61mo sito italiano a far parte della lista del Patrimonio dell’Umanità. La decisione è stata ufficializzata nella serata del 12 luglio 2025 a Parigi, dove il Comitato UNESCO, riunito nella sua 47ma sessione, ha decretato l’iscrizione delle “Tradizioni funerarie nella Preistoria della Sardegna: le domus de janas”, nella Lista del Patrimonio Mondiale, riconoscendo l’eccezionale valore universale delle “domus de janas” o “case delle fate”, tombe scavate nella roccia che testimoniano le pratiche funerarie, le credenze religiose e l’evoluzione sociale delle comunità neolitiche sarde. Caratterizzate da articolati sistemi planimetrici e decorazioni simboliche, rappresentano la più estesa manifestazione di architettura funeraria ipogea del Mediterraneo occidentale. “In quell’istante ho sentito sulle spalle la responsabilità e l’onore di rappresentare un popolo, una civiltà millenaria che oggi riceve il più alto dei riconoscimenti culturali a livello mondiale. Ho sentito anche tutto il vostro affetto, il vostro supporto”, ha commentato a caldo Alessandra Todde, governatore della Regione Sardegna, presente a Parigi.

L’atteso verdetto del Comitato porta a compimento un percorso iniziato nel 2018 che – su iniziativa del Centro Studi “Identità e Memoria” (Cesim) – ha coinvolto la Regione Sardegna, l’ufficio Unesco del ministero della Cultura e numerosi comuni sardi, con Alghero capofila. Negli ultimi mesi questo cammino ha avuto un’accelerazione decisiva: la visita degli ispettori nei siti candidati, lo stanziamento di 15 milioni di euro da parte dell’assessorato della Cultura per la valorizzazione e la conservazione, e l’impegno appassionato della nostra delegazione scientifica guidata dalla professoressa Giuseppa Tanda.

La governatrice della Sardegna Alessandra Todde e l’assesore Ilaria Portas durante i lavori del Comitato Unesco a Parigi (foto regione sardegna)

“L’ingresso delle domus de janas nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO”, ha dichiarato la presidente Todde, “rappresenta un riconoscimento di straordinaria importanza per la Sardegna e per l’intera Italia. Questo risultato è il frutto di un lavoro corale della Regione, del ministero della Cultura, del ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, della Rappresentanza italiana presso l’UNESCO, del Cesim e dei comuni sardi coinvolti. È un traguardo storico che rafforza il senso di appartenenza delle nostre comunità e apre nuove opportunità di crescita: dallo sviluppo di un turismo culturale sostenibile alla creazione di occupazione, fino alla valorizzazione dei territori più interni e delle giovani energie locali. Con la loro diffusione capillare e la ricchezza simbolica di molti siti decorati – ha concluso la presidente Todde – le domus de janas testimoniano un’identità culturale profonda, oggi finalmente riconosciuta a livello internazionale”. E l’assessore regionale dei Beni culturali, Ilaria Portas: “Siamo molto soddisfatti perché l’inserimento delle domus de janas nelle liste del Patrimonio Mondiale UNESCO è il tassello conclusivo di un percorso che ha finalmente dato alla storia antica della Sardegna l’importanza che merita”.

Le domus de janas, termine che in sardo significa “case delle fate”, sono tombe preistoriche ricavate nella roccia. Si tratta di manufatti che risalgono al Neolitico Medio I (V millennio a.C.) e testimoniano una delle epoche più interessanti della antica civiltà sarda. Studi recenti hanno dimostrato il loro utilizzo e la continua escavazione durante i periodi successivi, fino all’alba della civiltà nuragica, includendo il riutilizzo o la ristrutturazione di tombe preesistenti. Se ne contano circa 3500, distribuite in tutta l’isola con particolare concentrazione nel centro-nord. Una parte, esattamente 210, sono decorate con simboli di credenze e pratiche rituali e rappresentano una testimonianza unica della civiltà prenuragica sarda. Il riconoscimento dell’UNESCO riguarda in particolare i monumenti ricompresi nel sito seriale “Arte e architettura della Sardegna preistorica. Le domus de janas”, curato dal Centro Studi “Identità e Memoria”, con un gruppo di lavoro coordinato dalla professoressa Giuseppa Tanda.

La Necropoli di Puttu Codinu a Villanova Monteleone (Ss) (foto regione sardegna)

I siti archeologici e naturalistici inseriti nel progetto approvato dall’UNESCO sono: Necropoli di Anghelu Ruju (Comune di Alghero); Necropoli di Puttu Codinu (Comune di Villanova Monteleone); Necropoli di Monte Siseri / S’Incantu (Comune di Putifigari); Necropoli di Mesu e Montes (Comune di Ossi); Necropoli di Su Crucifissu Mannu (Comune di Porto Torres); Domus de janas dell’Orto del Beneficio Parrocchiale (Comune di Sennori); Domus de janas della Roccia dell’Elefante (Comune di Castelsardo); Parco dei Petroglifi (Comune di Cheremule); Necropoli di Sant’Andrea Priu (Comune di Bonorva); Necropoli di Sa Pala Larga (Comune di Bonorva); Necropoli di Los Forrighesos (Comune di Anela); Necropoli di Ispiluncas (Comune di Sedilo); Necropoli di Mandras / Mrandas (Comune di Ardauli); Necropoli di Brodu (Comune di Oniferi); Necropoli di Istevene (Comune di Mamoiada); Parco Archeologico di Pranu Mutteddu (Comune di Goni); Necropoli di Montessu (Comune di Villaperuccio).

“Il riconoscimento di Parigi arriva dopo la prestigiosa presentazione all’Esposizione Universale di Osaka, dove qualche settimana fa abbiamo potuto raccontare al mondo la nostra storia più antica”, ha sottolineato l’assessore Ilaria Portas. “Le domus de janas sono una testimonianza di valore inestimabile della Sardegna preistorica e devono essere valorizzate al massimo perché diventino un attrattore socioeconomico per l’intera isola. Con questo obiettivo la Regione ha introdotto un finanziamento di 15 milioni che permetterà ai Comuni di realizzare interventi per garantire la messa in sicurezza, l’accessibilità e la piena fruibilità dei siti riconosciuti dall’UNESCO. Il potenziale di questi beni è enorme e noi intendiamo tramandarli nelle migliori condizioni in modo che anche in futuro continuino a raccontare la nostra storia più antica alle nuove generazioni”.

Cagliari. Ai musei nazionali apertura serale con visite guidate alle Cannoniere e focus su due carretti-cofanetti di età nuragica

Carretti-cofanetti in bronzo a quattro ruote di età nuragica conservati al museo Archeologico di Cagliari (foto drmn-sardegna)

Sabato 12 luglio 2025 apertura notturna dei musei nazionali di Cagliari (Cittadella dei Musei, piazza Arsenale). Fino alle 23 (la biglietteria chiude alle 22.15) ci si potrà immergere nella storia e nell’arte in un’atmosfera magica e insolita al Museo archeologico e alla Pinacoteca e seguire le visite guidate alle Cannoniere cinquecentesche a partire dalle 19. Al centro dell’attenzione durante la serata saranno due reperti archeologici di età nuragica, due carretti-cofanetti in bronzo a quattro ruote. Il primo proviene da un sepolcreto nei pressi del nuraghe Lugheria, nel comune di Oschiri, e si presenta completo: fu ritrovato durante degli scavi commissionati da Alberto della Marmora nella prima metà del 1800 e da lui donato al Museo. Il secondo cofanetto, proveniente dal santuario di Santa Cristina, nel comune di Paulilatino, si conserva incompleto. È presente una cassa rettangolare priva di decorazioni, con due occhielli sui lati corti e quattro perni agli angoli, dove probabilmente erano inserite le ruote. Informazioni sul costo dei biglietti al link: https://museinazionalicagliari.cultura.gov.it/…/ora…/… I biglietti posso essere acquistati tramite app o portale Musei Italiani https://portale.museiitaliani.it/…/f01a8190-fa66-4d85…

Parigi. La 47ma sezione Unesco decide per la candidatura delle domus de janas a patrimonio dell’umanità

Il complesso prenuragico di Monte Accodi nel comune di Sassari (foto drmn-sardegna)

“Tutti a tifare per le Domus de Janas e il patrimonio preistorico della Sardegna!”. È quanto auspica la direzione regionale Musei nazionali Sardegna che segue da vicino i lavori della 47esima sezione del Comitato del patrimonio mondiale dell’UNESCO, chiamata a dare il responso conclusivo alla candidatura sarda sabato 12 luglio 2025. Erano state candidate ufficialmente nel gennaio 2024 (vedi Le Domus de Janas sono candidate ufficialmente a Patrimonio Mondiale dell’Unesco come sito seriale “L’Arte e architettura nella Preistoria della Sardegna. Le domus de janas”. La soddisfazione del ministro Sangiuliano. La valutazione nel 2025 | archeologiavocidalpassato). La direzione regionale Musei nazionali Sardegna è parte attiva della candidatura attraverso il santuario di Monte d’Accoddi e come stazione appaltante dei numerosi progetti volti alla tutela e alla valorizzazione dei 26 monumenti archeologici candidati. È possibile seguire la diretta attraverso questo link https://www.unesco.org/en/world-heritage/committee-2025… Le domus de janas (in sardo “case delle fate”) sono tombe preistoriche scavate nella roccia tipiche della Sardegna prenuragica. Si trovano sia isolate, che in grandi raggruppamenti formati anche da più di 40 tombe. A partire dal Neolitico recente fino all’età del Bronzo antico (4400–2000 a.C.) queste strutture contraddistinguevano tutte le zone dell’isola, ad eccezione della Gallura.