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Ercolano. Bruciati in pochi giorni i biglietti per la riapertura straordinaria delle Terme Suburbane, il complesso termale romano meglio conservato al mondo. Un’occasione per conoscere il restauro in corso

L’esterno delle Terme Suburbane di Ercolano interessate dal cantiere di restauro (foto paerco)

Una porta in legno conservata all’interno delle Terme Suburbane di Ercolano (foto paerco)

Neanche il tempo di annunciare la riapertura straordinaria delle Terme Suburbane di Ercolano, uno dei luoghi più affascinanti e meglio conservati del mondo romano, per tre sabati dal 15 al 29 novembre 2025, che il parco archeologico di Ercolano ha subito avvisato che “i biglietti delle ultime date per le visite straordinarie al cantiere delle Terme Suburbane di Ercolano sono terminati. Grazie a tutti i nostri visitatori appassionati che ci accompagnano alla scoperta di questo fantastico patrimonio”. Il pubblico che è riuscito a garantirsi un biglietto avrà nuovamente l’opportunità di entrare in un cantiere di restauro unico nel suo genere e di ammirare da vicino un autentico gioiello dell’antica città. Le visite, come detto, si terranno sabato 15 novembre 2025, sabato 22 novembre 2025, e sabato 29 novembre 2025, con due turni di visita per ciascuna giornata: 1° turno, dalle 10.30 alle 11.30; 2° turno, dalle 11.30 alle 12.30. Per ogni turno massimo 10 partecipanti. L’iniziativa, che consente ai visitatori di accedere a un’area normalmente chiusa al pubblico, ha già riscosso un entusiasmo straordinario: ogni turno disponibile nelle precedenti aperture è andato esaurito in pochi giorni.

Il cantiere aperto all’interno delle Terme Suburbane di Ercolano (foto paerco)

Un complesso unico al mondo. Le Terme Suburbane, situate tra la cinta muraria e l’antico arenile, rappresentano il complesso termale romano meglio conservato al mondo. Originariamente costruite come bagno privato della famiglia dei Nonii Balbi, una delle più influenti di Ercolano, furono successivamente aperte all’uso pubblico. Il sito conserva ancora oggi pavimenti marmorei di pregio, decorazioni in stucco e pittura di altissima qualità, le rarissime porte lignee originali e un innovativo sistema di riscaldamento “a samovar” delle piscine calde, unico al mondo per stato di conservazione. Questi elementi straordinari testimoniano la raffinatezza e il prestigio della società ercolanese, oltre alla grande attenzione che i Romani dedicavano al benessere, alla cura del corpo e alla vita sociale.

Una vasca in marmo all’interno delle Terme Suburbane di Ercolano (foto paerco)

Un’occasione per conoscere il restauro in corso. L’apertura straordinaria è resa possibile grazie a un importante progetto di restauro e valorizzazione, interamente finanziato con fondi pubblici statali e realizzato in collaborazione con il Packard Humanities Institute, che da quasi venticinque anni affianca il parco archeologico di Ercolano nella tutela e nella conoscenza del sito. Questa formula consente al pubblico di vivere un’esperienza unica: scoprire le straordinarie architetture e decorazioni del complesso termale e, al tempo stesso, osservare da vicino le attività di restauro in corso.

Eleganti panchine in marmo all’interno delle Terme Suburbane di Ercolano (foto paerco)

Prenotazione e biglietti. Le visite sono disponibili esclusivamente su prenotazione e con biglietto integrato di 20 euro (comprensivo di ingresso al Parco e di visita alle Terme Suburbane) il cui ricavato sarà destinato a sostenere i restauri del parco archeologico di Ercolano. Anche per le visite alle Terme sono previste le gratuità a norma di legge.

Bolzano. Con la conferenza del prof. Rainer Weissengruber sull’importanza della Via Claudia Augusta iniziano gli eventi collaterali della mostra “Artifices: i creatori dell’arte” al Centro Trevi – TreviLab in collaborazione con il museo nazionale Romano

Il 21 novembre 2025, alle 17, al Centro Trevi – TreviLab di Bolzano si inaugurerà la mostra “Artifices: i creatori dell’arte”, terzo appuntamento del progetto pluriennale “Storie dell’arte con i Grandi Musei”, ideato da Antonio Lampis e promosso dall’assessorato alla Cultura italiana della Provincia di Bolzano e realizzato dall’Ufficio Cultura in collaborazione con il museo nazionale Romano. La mostra presenta una selezione di reperti significativi, espressione dell’eccellenza artigianale romana e veicolo di alcuni degli aspetti più rappresentativi della cultura materiale dell’antichità. Attraverso ceramiche tipiche, prodotti di lusso e sculture che approfondiscono il concetto di copia tipico del mondo romano, la mostra racconta dei cambiamenti sociali e delle trasformazioni culturali del territorio di Roma e dei suoi abitanti dall’età repubblicana alla fine dell’Impero.

Anche quest’anno la mostra sarà l’occasione per approfondire alcune tematiche più prettamente legate al territorio, tra le quali l’importanza della Via Claudia Augusta, arteria stradale che collegava la città di Altinum (Altino, vicino Venezia) a Donauwörth (Germania) e che venne costruita dai romani nel I sec. d.C., dopo la loro conquista di questi territori. L’importanza di questa arteria, attiva anche durante il Medioevo quale luogo di transito, di scambi commerciali, di circolazione di arti e mestieri, sarà oggetto di una conferenza tenuta dal prof. Rainer Weissengruber, che si tiene martedì 11 novembre 2025, alle 17.30, nella sede della Società Dante Alighieri in via Portici 30 a Bolzano. Un secondo appuntamento anticiperà l’inaugurazione della mostra: giovedì 13 novembre 2025, alle 17.30, al TreviLab la prof.ssa Francesca Boldrer, docente all’università di Macerata, terrà una conferenza dedicata alle origini di Roma, esplorando le radici sociali e culturali della città attraverso le fonti storiche e letterarie latine, in un affascinante viaggio tra mito e realtà.

Gli eventi collaterali proseguiranno per tutta la durata dell’esposizione. Per gli appassionati di archeologia sono in programma tre visite guidate al sito romano bolzanino di Pons Drusi, previste nel 2026 per il 23 gennaio, il 20 febbraio e il 20 marzo. Il sito, scoperto nel 2016 sotto il Centro di Riposo Grieserhof, nel quartiere di Gries, è stato oggetto di un importante intervento di musealizzazione da parte della Provincia di Bolzano ed è oggi visitabile solo su prenotazione. Per l’occasione i visitatori potranno ammirare i resti di un edificio pubblico romano, di una villa decorata con raffinati mosaici e alcuni reperti, testimonianza dell’alto livello di insediamento e della qualità della cultura materiale in epoca imperiale anche in queste regioni alpine.

“L’esposizione”, sottolinea Marco Galateo, vicepresidente della Provincia e assessore alla Cultura italiana, “fa seguito alla mostra Antichi Egizi: maestri dell’arte (2023), curata dal Museo Egizio di Torino e, nel 2024, la mostra Etruschi: artisti e artigiani realizzata in collaborazione con il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia di Roma. Il progetto ha l’ambizione di accompagnare il pubblico in un viaggio alla scoperta delle civiltà antiche e di raccontare, anno dopo anno, come si è evoluta nel corso dei secoli la figura dell’artista, da artigiano altamente specializzato ad artista socialmente riconosciuto, vero e proprio autore delle proprie creazioni”.

Torino. Al museo Egizio la conferenza “The international Multaka Network: the evolving role of museums as places of belonging, in a world shaped by migration” con Nicola Jane Nash Bird, in presenza e on line. In collaborazione con ACME e l’università di Torino

Con l’evolversi della società, anche la pratica museale cambia, riflettendo una comprensione più profonda della posizione e della rilevanza delle istituzioni culturali nel mondo contemporaneo. Questa conferenza vuole mostrare come i musei stiano andando oltre i tradizionali ruoli di ricerca, apprendimento e conservazione, assumendo un ruolo proattivo nella creazione di spazi di guarigione, appartenenza e profondo impatto sociale. Se ne parla al museo Egizio di Torino martedì 11 novembre 2025, alle 18.30, in sala conferenze (ingresso da via Maria Vittoria 3M) nell’incontro “The international Multaka Network: the evolving role of museums as places of belonging, in a world shaped by migration”con Nicola Jane Nash Bird. La conferenza è a ingresso libero con prenotazione obbligatoria al al link: https://www.eventbrite.it/e/the-international-multaka-network-tickets-1952661696699?aff=ebdssbdestsearch&_gl=1*351r3c*_up*MQ..*_ga*MjEzNTI2NjEzNS4xNzYyMjcxNzE4*_ga_TQVES5V6SH*czE3NjIyNzE3MTckbzEkZzAkdDE3NjIyNzE3MTckajYwJGwwJGgw. In lingua inglese con traduzione simultanea in italiano in sala. Live streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio. La conferenza è organizzata in collaborazione con l’associazione ACME e il dipartimento di Studi storici dell’università di Torino. Attraverso il caso studio del progetto pluripremiato Multaka Oxford, Nicola Bird illustrerà come il volontariato nei musei possa generare programmi dinamici che rispecchiano le comunità a cui si rivolgono. La conferenza metterà in luce come approcci basati sull’equità e sul beneficio reciproco possano essere adottati trasversalmente tra i dipartimenti, trasformando i musei in strumenti di cambiamento sociale. Sarà anche uno spazio di riflessione su come i musei possano diventare veri e propri “punti d’incontro”, luoghi in cui impariamo a connetterci attraverso la nostra umanità condivisa.

Nicola Jane Nash Bird (foto museo egizio)

Nicola Bird è la project manager del progetto pluripremiato Multaka Oxford, con sede all’History of Science Museum e il Pitt Rivers Museum dell’università di Oxford. Da oltre trent’anni Nicola unisce la sua passione per l’uguaglianza nell’accesso all’istruzione, alla cultura e alle arti ai suoi ruoli professionali di insegnante, formatrice e responsabile di pratiche e progetti di coinvolgimento comunitario, specializzandosi in pratiche eque nei musei e nel patrimonio culturale. Dal 2012 lavora presso la rete Gardens, Libraries and Museums (GLAM) dell’università di Oxford, adottando approcci basati sui valori e incentrati sulla persona per garantire una migliore rappresentazione globale e prospettive più inclusive all’interno delle collezioni e delle attività museali.

Licodia Eubea (Ct). Ecco le date della XV edizione del Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico con una novità: tre giorni a Catania e tre giorni a Licodia Eubea. E il tema di quest’anno sarà l’ombra

“Ma quindi sto festival quando comincia?”, si chiede Giuseppe Galluzzo, social media manager del Festival. “Manca pochissimo, manca veramente poco al ritorno del Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico di Licodia Eubea (Ct)”. La XV edizione del Festival della Comunicazione e del Cinema Archeologico di Licodia Eubea si terrà dal 2 al 7 dicembre 2025, con tappa anche a Catania. È questa la prima novità. “Ci sono veramente tantissime novità”, continua Galluzzo: “i primi tre giorni si svolgerà a Catania e i restanti tre giorni, ovvero per la finale, saremo a Licodia Eubea. Anche quest’anno tantissimi ospiti e il tema principale del festival quest’anno sarà l’ombra”.

Policoro (Mt). Al parco archeologico di Herakleia si inaugura il progetto artistico Siris per la valorizzazione delle aree sacre del sito e la creazione di un Ecomuseo archeologico. Ecco il programma

“Rovina Inversa” di Gijs Van Vaerenbergh nel luogo dell’antico Tempio Arcaico nel parco archeologico di Herakleia a Policoro (foto roberto conte)

“Rovina Inversa” di Gijs Van Vaerenbergh nel luogo dell’antico Tempio Arcaico nel parco archeologico di Herakleia a Policoro (foto roberto conte)

Lunedì 10 novembre 2025, alle 15, al parco archeologico di Herakleia, in via Colombo a Policoro (Mt), si inaugura il progetto artistico Siris, che si inserisce nell’ambito dell’attività del ministero della Cultura volta a valorizzazione le aree sacre del sito e alla creazione di un Ecomuseo archeologico. Saranno presenti il direttore generale Musei Massimo Osanna e il direttore dei musei nazionali di Matera – direzione regionale Musei nazionale della Basilicata Filippo Demma. Il progetto è a cura di @studiostudiostudio.art di @edoardotresoldiofficial, con la direzione artistica di Antonio Oriente. Alle 15, apertura del Parco con ingresso gratuito; 16.15, live performance di Claudia Fabris e Max Magaldi; 18.30 e 21.15, visite guidate. Un’occasione per riscoprire il sito in una forma estetica nuova e immersiva con un percorso che si snoda attraverso le opere del duo belga Gijs Van Vaerenbergh (con una “Rovina Inversa” nel luogo dell’antico Tempio Arcaico), Selva Aparicio (sette sculture nel Bosco Sacro in forma di edicole votive) e Max Magaldi, che introduce un paesaggio sonoro esperienziale grazie ai contributi della poetessa Claudia Fabris e della musicista Daniela Pes. Il tutto restituito in un documentario del regista Giovanni Troilo.

Firenze. Al museo Archeologico nazionale apre la nuova sala della Chimera, simbolo del Maf, primo intervento del più ampio progetto di valorizzazione e riallestimento del museo. Il direttore Maras spiega il mito e il ritrovamento della Chimera, e la restauratrice Basilissi il suo restauro

“Il Museo si addormenta”. Così il museo Archeologico nazionale di Firenze nell’ottobre 2024 annunciava l’apertura del cantiere per i lavori di rinnovamento del Maf: “la più grande operazione di ammodernamento e restyling del museo fiorentino dalla grande alluvione”, aveva dichiarato il direttore Daniele Maras, all’indomani del suo insediamento pochi mesi prima. “L’appuntamento è nel 2026, in tempo per il 60° anniversario dell’alluvione del ’66, che all’epoca colpì duramente e senza pietà l’edificio e le sue collezioni. Per allora il Museo ritornerà a splendere tra i gioielli della corona di Firenze, con l’auspicio di restituire alla città il suo ruolo di Capitale etrusca d’Italia”. (vedi Firenze. Il museo Archeologico nazionale chiude parzialmente a rotazione per la più grande operazione di ammodernamento e restyling dall’alluvione del 1966. Il direttore Maras: “Appuntamento al 2026 proprio per il 60° della piena dell’Arno” | archeologiavocidalpassato). Non è ancora il 2026, ma il risveglio del MAF è già cominciato con l’apertura della nuova sala della Chimera. Il museo Archeologico nazionale di Firenze è pronto a restituire alla città e a tutti i visitatori il capolavoro dell’arte etrusca, la Chimera di Arezzo, simbolo delle collezioni medicee, esposta in una suggestiva sala interamente rinnovata, e ora di nuovo offerta alla pubblica fruizione, dopo un accurato intervento di conservazione insieme a tre bronzetti etruschi raccolti nel 1553 nello stesso contesto di ritrovamento. La riapertura della Sala è il primo intervento del più ampio progetto di valorizzazione e riallestimento del museo Archeologico nazionale di Firenze e sarà presentata alla stampa mercoledì 19 novembre 2025.

Daniele Federico Maras, direttore del museo Archeologico nazionale di Firenze, tra due capolavori del Maf, la Chimera e l’Arringatore (foto maf)

Per prepararci al grande evento, il museo Archeologico nazionale di Firenze ha prodotto con l’agenzia Bovindo due contributi video che oggi proponiamo ai lettori di archeologiavocidalpassato.com. Nel primo, il direttore Daniele Maras ci fa conoscere il mito della Chimera, il suo ritrovamento e come è diventata un simbolo, prima dei duchi di Firenze ora del MAF. Nel secondo, andiamo a scoprire tecniche e problematiche del restauro della Chimera con le spiegazioni di Giulia Basilissi, restauratrice del laboratorio di restauro Erminia Caudana del Maf.

“La Chimera di Arezzo”, spiega il direttore Maras, “è una scultura etrusca di bronzo, capolavoro dell’arte etrusca del 400 a.C. ca, che raffigura un mostro mitologico, la Chimera, una bestia impossibile composta di una testa e un corpo di leone, una testa di capro che spunta dal dorso e una coda di serpente o di drago. Era un mostro che secondo la mitologia infestava le montagne della Licia in Asia Minore e fu sconfitta dall’eroe Bellerofonte.

La Chimera di Arezzo, scultura etrusca del IV sec. a.C., uno dei simboli del museo Archeologico nazionale di Firenze (foto maf)

“Il capolavoro scultoreo etrusco – continua Maras – rappresenta la Chimera ferita nel momento in cui sta tentando l’ultima difesa: ruggisce contro il suo avversario mentre la testa di capro sta già morendo sul suo dorso ferita da una lancia. Dobbiamo immaginare che originariamente ci fosse il Bellerofonte a cavallo che stava sconfiggendo la Chimera e che quindi fosse un gruppo scultoreo molto importante che era stato offerto in un luogo di culto dell’antica Arezzo presumibilmente da un’importante autorità.

La Chimera di Arezzo esposta al museo Archeologico nazionale di Firenze prima del restauro in corso (foto maf)

“Oggi abbiamo soltanto la Chimera che è stata trovata nella Porta San Lorentino nel 1553 al momento in cui il duca di Firenze, Cosimo I, stava fortificando la città nel corso della sua guerra contro Siena. La Chimera fu festeggiata come un importante ritrovamento e un ottimo augurio per il futuro del Duca, nuovo difensore degli Etruschi contro i Senesi che erano assimilati ai Romani. E quindi dato che Siena ha come modello di riferimento, come simbolo, tra i suoi simboli, anche la Lupa capitolina, la Chimera era di nuovo il simbolo etrusco. E gli Aretini, in particolare Giorgio Vasari, che era consigliere artistico e culturale del Duca di Firenze, vollero donare al Duca la Chimera che venne quindi portata subito a Firenze, dopo neanche un mese dal suo ritrovamento. E da allora – conclude Maras – fa bella mostra di sé nei palazzi del potere, e poi dal 1871 esposta nel museo Archeologico nazionale di Firenze, dove oggi la si può vedere. E da oggi in poi la vedremo in una luce migliore”.

“Ci troviamo all’interno del laboratorio di restauro del museo Archeologico nazionale di Firenze”, interviene la restauratrice Giulia Basilissi, “laboratorio intitolato ad Erminia Caudana, che è la prima donna restauratrice presente sul territorio italiano. Il compito più importanti dell’istituzione museale, del museo, è quello di garantire il corretto stato di conservazione delle opere mediante una conservazione programmata. E all’interno proprio di queste attività si inerisce ciò che è stato eseguito negli ultimi mesi sulla Chimera di Arezzo. La superficie è interessata da alcune patinature di colore scuro, definite “patinature lorenesi”, che a tutti gli effetti interessavano tutti i bronzi del museo, e che sono stati rimosse su alcuni dei bronzi, ma che ancora si conservano sulla superficie della Chimera.

Il laboratorio di restauro “Erminia Caudano” del museo Archeologico nazionale di Firenze (foto maf)

“La Chimera – ricorda Basilissi – è stata portata quindi nel laboratorio di restauro dove abbiamo fatto un’attenta verifica delle superfici per valutarne lo stato di conservazione. E sono stati riscontrati alcuni aspetti che devono essere nel tempo monitorati con grande cautela. È stata quindi eseguita un’accurata spolveratura e una pulitura principalmente mediante tecniche a secco delle superfici con alcuni punti che sono stati trattati con tecniche meccaniche per andare a rimuovere principalmente nell’area della criniera alcune delle stesure che andavano un po’ ad offuscare la corretta lettura di tutti i dettagli appunto della criniera stessa. È stato fatto un monitoraggio della documentazione con microscopio digitale per continuare a monitorare nel tempo lo stato di conservazione della Chimera. Che per quanto a tutti gli effetti possa sembrare in un ottimo stato di conservazione – conclude Bsilissi – necessita di continui controlli per garantirne la conservazione”.  

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia la mostra – premio Roma Fotografia “Relazioni” con tutte le fotografie vincitrici e selezionate della decima edizione del Premio Roma Fotografia

Sabato 8 novembre 2025, alle 16, nella Sala dello Zodiaco del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia inaugurazione della mostra – premio Roma Fotografia “Relazioni” X Edizione con tutte le fotografie vincitrici e selezionate della decima edizione del Premio Roma Fotografia. Un viaggio tra sguardi, storie e connessioni, dove ogni immagine racconta un modo diverso di essere in relazione – con sé stessi, con gli altri e con il mondo. La mostra è promossa e organizzata da Roma Fotografia e dall’assessorato alla Cultura del Primo Municipio di Roma, in collaborazione con il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia e la rivista Il Fotografo. Le opere resteranno in mostra fino al 30 novembre 2025 e sarà accessibile durante i giorni e gli orari di apertura del Museo ed è compresa nel costo del biglietto di ingresso. Dall’11 al 30 novembre 2025, saranno protagoniste anche della terza edizione di Roma Fotografia Future, con la proiezione sui cinque Video Led del “Circuito Musei”: oltre al museo Etrusco, a Castel Sant’Angelo, al MAXXI – museo nazionale delle Arti del XXI secolo, alle Gallerie Nazionali di Arte Antica – Palazzo Barberini e a Palazzo Merulana. Un dialogo diffuso tra fotografia, arte e spazio urbano, che trasforma i musei in un unico racconto collettivo sulla contemporaneità. Entrambe le esposizioni sono curate da Maria Cristina Valeri e Alex Mezzenga di Roma Fotografia. La Giuria: presidente il fotoreporter Luciano Del Castillo, Luana Toniolo (direttrice del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia), Giulia Silvia Ghia (assessore alla Cultura del Municipio Roma I Centro), Federica Berzioli (Coordinamento editoriale di IL FOTOGRAFO).

Il tema “Relazioni”. In un tempo in cui la distanza sembra spesso prevalere sulla vicinanza, “RELAZIONI” è un invito a guardare con attenzione ciò che ci unisce. Attraverso la fotografia, Roma Fotografia ha voluto stimolare una riflessione sui legami che ci definiscono, nelle loro molteplici dimensioni: i rapporti umani, i legami con la natura, le connessioni sociali e urbane, la spinta al viaggio e alla scoperta, le nuove sfide della tecnologia e dell’intelligenza artificiale, fino al delicato equilibrio tra corpo e mente. Ogni fotografia esposta diventa una finestra aperta su un mondo di connessioni e significati, dove le emozioni, la memoria e la curiosità si intrecciano per restituire la complessità della nostra epoca. “Relazioni” è un tema universale ma intimo, in cui ciascun visitatore potrà ritrovare una parte di sé, riconoscendosi nello sguardo degli altri.

La foto “Terra ferita, mani che cercano” di Gregorio Turini, prima classificata del premio categoria Short Story (Roma Fotografia, Relazioni)

Premio CATEGORIA SHORT STORY. Gregorio Turini, “Terra ferita, mani che cercano”: un racconto visivo potente e poetico sulla fragile relazione tra l’uomo e la Terra. Nelle immagini realizzate ai margini di Addis Abeba, la terra diventa corpo vivo e sofferente, testimone e vittima insieme dell’azione umana. Turini trasforma un luogo di scarto in un racconto di umanità e resilienza che interroga la coscienza collettiva.

La foto “L’abbraccio” di Giuseppe Sabella, prima classificata del premio categoria Single shot (Roma fotografia, Relazioni)

Premio CATEGORIA SINGLE SHOT. Giuseppe Sabella, “L’abbraccio”: un frammento di intimità universale, sospeso tra presenza e assenza. Con sguardo sensibile e delicato, Sabella cattura la forza emotiva di un gesto semplice e assoluto, in cui si riflette il bisogno umano di contatto e appartenenza. Due progetti che raccontano, con linguaggi diversi ma ugualmente intensi, il valore delle relazioni umane, sociali e ambientali nel nostro tempo.

Gambolò (Pv). Al via la nuova edizione del “Cinema di Archeologia – Festival internazionale del cinema di archeologia – Città di Gambolò” promosso dal museo Archeologico Lomellino in collaborazione con il RAM Film Festival di Rovereto: 11 film e due premi (del pubblico e della giuria)

Sabato 8 e domenica 9 novembre 2025, al Castello Litta-Beccaria di Gambolò (Pv), la nuova edizione del “Cinema di Archeologia – Festival internazionale del cinema di archeologia – Città di Gambolò” promosso dal museo Archeologico Lomellino e dal comune di Gambolò con il contributo di Regione Lombardia, in collaborazione con il RAM Film Festival di Rovereto. Due giornate dedicate ai migliori film internazionali a tema archeologico, con proiezioni, incontri e la premiazione dei film vincitori.

PROGRAMMA DI SABATO 8 NOVEMBRE 2025, 15-18.30: apertura della manifestazione. Si inizia con la proiezione del film “La civiltà perduta dell’Amazzonia / La civilisation perdue d’Amazonie” di Franck Cuveillier, Éric Ellena (Francia/Cile 2024, 53’). E se, tra le grandi civiltà che hanno brillato fin dalla preistoria, ce ne fosse una dimenticata? Una civiltà sommersa, cancellata, nascosta agli occhi del mondo nel rifugio più perfetto che esista sulla Terra: la foresta più grande del pianeta, quella amazzonica? Un piccolo gruppo di scienziati ha deciso di salvarla dall’oblio. Scavano, raccolgono, confrontano le tracce millenarie di piante, animali e esseri umani che hanno condiviso e modellato questo immenso territorio. Si addentrano nella giungla, riscoprono e interpretano migliaia di pitture rupestri lasciate sulle pareti di arenaria in Colombia e in Brasile. Esplorano una foresta che, per millenni, è stata coltivata e trasformata dai suoi primi abitanti. Attraverso i reperti archeologici ritrovati in Cile, ricostruiscono scene di vita dei primi amerindi, la fauna che incontravano e i paesaggi che frequentavano. Segue il film “Campo della Fiera e il pozzo del tempo” di Massimo D’Alessandro (Italia 2024, 50’). Nel cuore dell’Italia centrale, ai piedi della rupe di Orvieto, si trova Campo della Fiera, un luogo straordinario in cui sacralità e storia si intrecciano da oltre duemila anni. Identificato come la sede del leggendario Fanum Voltumnae, santuario federale degli Etruschi. Il sito ha poi visto passare le diverse epoche diventando un centro spirituale e amministrativo dei Romani e successivamente un insediamento francescano. Le indagini archeologiche condotte negli ultimi vent’anni hanno portato alla luce manufatti di inestimabile valore: antichi templi, mosaici, ceramiche pregiate e un profondo pozzo mai esplorato, custode di tesori dimenticati. Attraverso ricostruzioni storiche, interviste esclusive e riprese spettacolari, “Campo della Fiera e il pozzo del tempo” accompagna il pubblico in un affascinante viaggio alla scoperta della vita, del declino e della rinascita di questo sito unico. Uno dei reperti rinvenuti nel pozzo, inoltre, apre uno squarcio nel velo di mistero che avvolge i Templari e un possibile intrigo storico. Quindi il film “Gli umani prima dei Neanderthal / Humans before Neanderthals” di Emma Baus (Francia 2024, 52’). Molto prima dell’arrivo di Homo sapiens, o persino dei Neanderthal, altri esseri umani abitavano il territorio francese durante gli intensi periodi di glaciazione. Un luogo in particolare è stato testimone del loro passaggio: la grotta di Tautavel, ai piedi dei Pirenei. Come riuscivano a sopravvivere in un ambiente così ostile? Sulla base delle più recenti scoperte scientifiche, il film cambia il nostro punto di vista su questi antichi antenati, le cui sorprendenti capacità cognitive continuano a stupirci. Chiude la sezione pomeridiana il film “L’uomo di Val Rosna” di Stefano Zampini (Italia 2024, 20’). Un viaggio nelle ultime giornate dell’Uomo di Val Rosna, cacciatore paleolitico vissuto 14.000 anni fa. Il cortometraggio ne racconta la vita quotidiana, tra caccia, rituali di gruppo e momenti unici: il più antico intervento dentistico conosciuto, la trapanazione di una carie su un dente del giudizio. In un crepuscolo di luce e silenzio, il suo viaggio termina con una sepoltura onorata da una pietra dipinta, simbolo di rispetto e memoria ancestrale. A seguire una cena a tema archeologico presso la Locanda Milano (menù completo 30 euro).

Frame del film “Secret Sardinia, mysteries of the Nuraghi – Sardegna segreta, i misteri dei Nuraghi” di Thomas Marlier

PROGRAMMA SABATO 8 NOVEMBRE 2025, 21-23. Apre la sezione il film “Langobardi – Grimoaldo, il primo re friulano” di Sandra Lopez Cabrera (Italia 2024, 52’). Il docufilm narra le vicende di Grimoaldo, nobile discendente della stirpe di Alboino nato a Cividale attorno al 600, che nel corso di una lunga vita densa di avvenimenti riuscirà a divenire il primo re longobardo di stirpe friulana. Attraverso il racconto della vita di questo nostro illustre antenato friulano avremo anche modo di raccontare le vicende storiche della Penisola e del Friuli longobardo del VII secolo. Il docufilm è strutturato sotto forma di uno storytelling dallo stile cinematografico grazie al quale è possibile assimilare al meglio nozioni storiche ed etnografiche riguardanti le tracce longobarde presenti nei territori interessati. Segue il film “Faragola. Un Mondo Ritrovato” di Claudio d’Elia (Italia 2025, 15’). Il film racconta la storia di Faragola, una delle più lussuose ville romane tra il III e il IV secolo d.C. Con gli occhi di uno dei suoi visitatori ne scoprirete lo splendore degli ambienti e le peculiari caratteristiche costruttive, tra cui il complesso termale e la Coenatio, dove spicca un raro Stibadium in pietra, luogo di sontuosi banchetti. Un viaggio per comprenderne la funzione e il contesto, dal suo massimo splendore al suo declino. Chiude la serata il film “Sardegna segreta, i misteri dei Nuraghi / Secret Sardinia, Mysteries Of The Nuraghi” di Thomas Marlier (Francia 2024, 53’). La Sardegna, una piccola isola del Mediterraneo – poco più grande delle Hawaii – custodisce i resti di un’antica civiltà comparsa quasi 4.000 anni fa. Mentre i faraoni d’Egitto costruivano le loro ultime piramidi, questa potente civiltà dava vita a torri-fortezza chiamate nuraghi, a santuari religiosi e a straordinarie tombe dalla forma geometrica. Chi era il popolo nuragico, costruttore di questi monumenti? Negli ultimi cinque anni, un’équipe internazionale di archeologi e scienziati studia questi resti come mai prima, contribuendo a svelare i segreti di una delle più straordinarie civiltà dell’Età del Bronzo del Mediterraneo.

Frame del film “Il mondo perduto dei Giardini Pensili / Lost world of the Hanging Gardens” di Duncan Bulling

PROGRAMMA DOMENICA 9 NOVEMBRE 2025, 14.30-18. Apre il film “Roma e il suo Fiume” di Mattia Ippoliti (Italia 2024-2025, 52’). I fattori geografici hanno influenzato e influenzano ogni attività umana, ciò è particolarmente evidente guardando alla storia delle città fluviali. Alcune tra le più importanti città europee sono nate e si sono sviluppate lungo i corsi d’acqua, e grazie alla loro presenza. Tuttavia, il loro rapporto con i fiumi è sempre stato segnato da una dicotomia, ai vantaggi topografici si contrappongono i pericoli causati dalle loro esondazioni. Sin dall’antichità le città fluviali hanno dovuto concepire e sviluppare sistemi di gestione e irreggimentazione delle acque che hanno permesso loro di sopravvivere e prosperare. Nel corso del XX secolo i progressi tecnologici e ingegneristici sembravano aver raggiunto un livello tale da permettere di considerare il problema risolto. Oggi i cambiamenti climatici e gli eventi meteorologici estremi da loro causati tornano a minacciare le più belle e importanti città d’Europa. Questo documentario racconta la storia della città di Roma e della sua capacità, nel corso dei secoli, di trasformarsi e adattarsi per soddisfare ai bisogni del contesto urbano e a rispondere alle minacce ambientali e urbane contro le quali, ancora oggi, deve continuare a lottare per poter sopravvivere. Segue il film “Le città d’oro, il grande malinteso / Les cités d’Or, le grand malentendu” di Joséphine Duteuil (Francia 2024, 54’). Cinque secoli dopo la conquista delle Americhe, il documentario esplora la ricerca ossessiva dell’oro, motore principale della colonizzazione. Attraverso le testimonianze degli studiosi e gli scavi archeologici, il film indaga i miti delle leggendarie “Città d’oro” e l’idea di un Eldorado dalle ricchezze infinite. Per i popoli indigeni, l’oro non era una moneta, ma un materiale sacro e spirituale. Il film mette a confronto questa visione con quella dei conquistadores, ossessionati dalla ricchezza materiale. Rivela come questa brama abbia portato a immense violenze e alla distruzione di intere civiltà. Attraverso un viaggio in Colombia, Perù e Bolivia, gli scienziati riscrivono la storia, restituiscono dignità alle antiche culture e mettono in discussione i racconti tramandati dall’Europa. Un viaggio tra mito e realtà che fa luce sul vero rapporto con l’oro nelle Americhe precolombiane. Quindi il film “Diari di scavo – San Cassiano” di Camilla Ferrari, Alberto Gambato (Italia 2025, 6’). La villa rustica rinvenuta a San Cassiano tra il 1994 e il 2004 è direttamente collegata all’epopea della Chora di Adria, un’area produttiva dell’entroterra risalente al VI e V secolo a.C., periodo in cui la città portuale visse il suo massimo splendore, aperta agli scambi commerciali con la Grecia. “Diari di scavo – San Cassiano” riporta alla luce tale sito con il coinvolgimento di archeologi, ricercatori esperti e testimoni diretti, valorizzando le personalità che hanno contribuito a costruire l’identità del Polesine come contesto archeologico di rilevanza internazionale, attraverso il recupero di riproduzioni di archeologia sperimentale, documenti d’archivio, rassegne stampa storiche, fotografie d’epoca, cartografia antica e carte topografiche moderne, che a loro volta contribuiscono a comporre e ad alimentare il patrimonio culturale del Museo dei Grandi Fiumi. Si continua con il film “Il mondo perduto dei giardini pensili / The Lost World of the Hanging Gardens” di Duncan George Bulling (Regno Unito 2024, 55’). Per tre anni lo Stato Islamico ha terrorizzato Mosul e distrutto reperti archeologici di valore inestimabile. Ma la salvezza potrebbe forse arrivare proprio dal passato della città? Tremila anni fa, era la più grande e potente città del mondo: Ninive, capitale del misterioso impero assiro. Oggi, gli scavi archeologici stanno riportando alla luce nuove scoperte, svelando gli enigmi di questa civiltà e restituendo a Mosul l’orgoglio perduto. Come nacque il primo impero dell’umanità? Quali innovazioni permisero di costruire una città con oltre 100.000 abitanti? E se Ninive fosse in realtà il vero luogo dei leggendari Giardini Pensili di Babilonia, una delle Sette Meraviglie del Mondo? Chiude la sezione e il festival il film “Gargano Sacro” di Lorenzo Scaraggi (Italia 2025, 28’). Gargano Sacro segue il viaggio a piedi del regista Lorenzo Scaraggi, che attraversa l’intero promontorio del Gargano, in Puglia, percorrendo 120 chilometri da Rignano Garganico a Vieste. Il documentario esplora un paesaggio di forti contrasti, fra boschi secolari, eremi scavati nella roccia e abbazie millenarie affacciate sull’Adriatico. Le tappe centrali – San Matteo, Pulsano, Monte Sant’Angelo e Monte Sacro – rivelano la profonda sacralità di un territorio dove storia, natura e spiritualità si intrecciano. Ogni passo diventa esperienza intima, grazie al silenzio e alla lentezza che accompagnano il cammino, mentre lo sguardo si posa su antiche pietre e panorami sconfinati. “Gargano Sacro” mostra come la memoria di queste terre possa offrire una rilettura del presente, invitando a sostare e ad ascoltare i ritmi più profondi della Puglia garganica. È un racconto che riconnette con l’essenza del viaggio a piedi, fondendo fede, tradizioni e meraviglia in un’unica, intensa narrazione.

La giornata si concluderà alle 18 con la cerimonia di premiazione e un aperitivo “alla romana” curato da Il Convivio di Laura Mussi. Verranno assegnati due riconoscimenti: Premio “Città di Gambolò”, al film più votato dal pubblico; Premio “Museo Archeologico Lomellino”, al film scelto dalla giuria

 

Ravenna. Al museo Classis al via “Passeggiate in mostra con i curatori… da Ravenna a Parigi”: approfondimenti dei diversi aspetti della mostra “Mosaici su carta. Da Ravenna a Parigi”. Ecco il programma

Al Classis Ravenna – Museo della città e del Territorio al via le “Passeggiate in mostra con i curatori… da Ravenna a Parigi”: approfondimenti dei diversi aspetti della mostra “Mosaici su carta. Da Ravenna a Parigi”, allestita in occasione della Biennale del Mosaico Contemporaneo, e dedicata al ruolo e alla fortuna delle riproduzioni su carta da lucido dei mosaici antichi. Primo appuntamento: sabato 8 novembre2025, alle 15.30 con Daniele Torcellini. Quindi sabato 22 novembre 2025, alle 15.30, con Fabrizio Corbara. Infine sabato 17 gennaio 2025, alle 15.30, con Giuseppe Sassatelli. Durata della passeggiata: 1 ora. Gli appuntamenti sono inclusi nel biglietto di ingresso al Museo (8 euro intero, 6 euro ridotto). Per informazioni: 0544 473717 / www.ravennantica.it. L’esposizione trae spunto dalla mostra ospitata nel 1931 dal Musée des arts décoratifs di Parigi, l’Exposition internationale d’art byzantin, di cui è possibile vedere alcune suggestive foto storiche riproposte in allestimento. Tale evento contribuì a rafforzare l’interesse nei confronti dell’arte bizantina, che con le sue superfici astratte, i colori vibranti e la spiritualità delle immagini offriva agli artisti moderni un modello radicalmente diverso rispetto alla tradizione rinascimentale da cui ci si stava allontanando. In mostra sono presentate alcune riproduzioni su carta realizzate da Alessandro Azzaroni e Giuseppe Zampiga, inviate in Francia per l’occasione, e riproduzioni conservate presso la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Ravenna Forlì-Cesena e Rimini, l’Accademia statale di Belle arti di Ravenna e il liceo artistico “Nervi Severini” Ravenna.

Venezia. Al museo Archeologico nazionale tour guidato alla mostra “ArcheoMateria” con l’artista e designer Michela Cattai

L’artista e gallerista Michela Cattai con una sua opera della mostra “ArcheoMateria” al museo Archeologico nazionale di Venezia (foto museo archeologico ve)

Tour guidato alla mostra “ArcheoMateria” con l’artista Michela Cattai. Sabato 8 novembre 2025, alle 11, sarà possibile visitare la mostra “ArcheoMateria”, ospitata nelle sale del museo Archeologico nazionale di Venezia, in compagnia di un’ospite d’eccezione: l’artista e designer Michela Cattai. Evento gratuito compreso nell’acquisto del biglietto di ingresso: 8 euro per museo Archeologico nazionale di Venezia e Biblioteca Marciana (salvo riduzioni e gratuità di legge). Prenotazione telefonica obbligatoria: 0412997602. La mostra, a cura di Francesca Giubilei, mette in dialogo con le collezioni del Museo oltre venti opere realizzate dall’artista negli ultimi anni, creando una connessione tra il collezionismo di antichità del patriziato veneziano e l’arte vetraria di Murano. Il vetro di Cattai diventa eco contemporanea della scultura classica attraverso appropriazioni e reinvenzioni dei motivi estetici tradizionali: scanalature, pieghe e chiaroscuri. Due nuove serie segnano il cuore della mostra: ArcheoMateria, che indaga il concetto di reperto come oggetto di contemplazione estetica e Colonne d’aria, che richiama i fusti scanalati delle colonne antiche, trasformando il vetro in elemento leggero e dinamico, con superfici ritmate da pieni e vuoti.

Michela Cattai è artista e gallerista. Nel 1991 fonda a Milano la propria galleria d’arte ART+DESIGN. Le sue opere sono presenti in collezioni permanenti, tra cui Stiftung Museum Kunst Palast (Düsseldorf), museo del Vetro di Murano, Scuola Grande di San Giovanni Evangelista (Venezia), Ambasciata d’Italia a Tokyo e museo galleria d’Arte moderna “Carlo Rizzarda” (Feltre). Nel 2019 assume il ruolo di Art Director di Venini, per dedicarsi dal 2023 interamente alla propria ricerca artistica.