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Pompei. All’auditorium la conferenza “Una tomba neapolitana e un tempio pompeiano: cronache dionisiache”, con il professore Carlo Rescigno (all’università della Campania “Luigi Vanvitelli”) promossa dall’associazione internazionale “Amici di Pompei” sulle relazioni tra il santuario dionisiaco di S. Abbondio di Pompei e il mondo ellenistico di Napoli  

xr:d:DAGCbP8-4Ig:59,j:2583239362297345836,t:24041519pompei_amici-di-pompei_logoC’è un filo rosso che lega Pompei e Napoli nel nome di Dioniso. Ne parla all’auditorium degli scavi di Pompei, venerdì 19 aprile 2024, alle 17, il professore Carlo Rescigno nella conferenza “Una tomba neapolitana e un tempio pompeiano: cronache dionisiache”, nuovo appuntamento promosso dall’associazione internazionale Amici di Pompei ETS. Al centro dell’incontro, gli studi del professore Rescigno, ordinario di Archeologia classica all’università della Campania “Luigi Vanvitelli” e coordinatore del corso di dottorato in Archeologia e Culture del Mediterraneo antico alla Scuola Superiore Meridionale di Napoli, che mettono in relazione il santuario dionisiaco di S. Abbondio di Pompei con il mondo ellenistico di Napoli, in particolare delle tombe a camera dell’epoca.

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Capitello in tufo dal santuario dionisiaco di S. Abbondio a Pompei (foto luigi spina)

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Carlo Rescigno (università della Campania)

“Fin dai tempi della sua scoperta”, scrive Rescigno, “il santuario dionisiaco di S. Abbondio, presso il limite urbano pompeiano, non ha mai smesso di far discutere gli studiosi. La divisione degli spazi, la funzione di essi e l’iconografia del frontone trovano interessanti paralleli in un mondo apparentemente diverso, l’insieme delle tombe a camera ellenistiche di Neapolis rimandando a specifiche ideologie funerarie. Partendo da dettagli decorativi, dal tempio e dalle domus pompeiane, ricostruendo possibili credenze funerarie e forme di organizzazioni sociali, nel corso della relazione si affronteranno aspetti del culto dionisiaco per un periodo che conosce un diretto intervento di Roma nelle forme di controllo di esse”.

Verona. A Vinitaly 2024 la Regione Calabria presenta reperti collegati alla plurimillenaria storia del vino nell’Italia meridionale: “Dove tutto è cominciato”. Demma, direttore di parchi archeologici di Sibari e Crotone: “Raccontiamo l’antico rapporto tra Magna Grecia, vino e Calabria”

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Reperti archeologici sotto il claim “Dove tutto è cominciato” nello stand della Regione Calabria a Vinitaly 2024 di Verona (foto drm-calabria)

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Stand della Regione Calabria a Vinitaly 2024 di Verona: da sinistra, Gallo, Demma e Occhiuto (foto drm-calabria)

“Dove tutto è cominciato”. È questo il claim che accompagna la presenza dei Parchi archeologici di Crotone e Sibari al Vinitaly 2024 in programma a Verona dal 14 al 17 aprile. Una selezione di reperti collegati alla plurimillenaria storia del vino nell’Italia meridionale ed in particolare nella Regione è esposta nello stand Calabrese aperto a Verona. Proprio per approfondire questa tematica, il direttore dei Parchi, Filippo Demma, il presidente della Regione Roberto Occhiuto e l’assessore all’Agricoltura Gianluca Gallo hanno tenuto una conferenza di presentazione che ha spaziato dalle antiche testimonianze archeologiche alle moderne tecniche di produzione del vino in Calabria. Si è parlato di archeologia, di storia, di cultura in generale. Si è parlato, soprattutto, di sviluppo locale su base culturale e di una importante collaborazione che darà presto i suoi frutti. “La grande ambizione – ha approfondito poi il direttore Demma nel suo intervento – è far sapere al mondo che tutto è cominciato in Calabria. È un’ambizione che stiamo coltivando insieme al presidente Occhiuto, agli assessori Gallo e Varì. Se sarà utile a questo scopo organizzare il Vinitaly nel Parco archeologico di Sibari ci lavoreremo e ci proveremo con tutte le forze, compatibilmente con le necessità di tutela del sito. Ci stiamo lavorando e probabilmente ci riusciremo. L’ambizione è raccontare al meglio la Calabria”.

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Reperti archeologici nello stand della Regione Calabria a Vinitaly 2024 di Verona (foto drm-calabria)

Demma ha raccontato ai presenti che fosse già noto il fatto che le più antiche testimonianze di consumo e addomesticazione della vite sulla penisola italica provenissero dalla Calabria ma “finalmente – ha ribadito – proviamo a raccontarlo nei nostri musei, nei nostri parchi archeologici, e proviamo a raccontarlo a chi di vino si occupa e al Vinitaly”. La novità, soprattutto, è rappresentata dal fatto che le istituzioni stavolta fanno squadra per coinvolgere tutti, soprattutto agli stakeholder, per puntare allo sviluppo della Regione e di quella fondamentale area ricca di storia (ma non solo) posta tra Sibari e Crotone. “La cultura di Sibari – ha aggiunto Demma – è la cultura della Magna Grecia. Abbiamo una profondità storica invidiabile, che trova in Sibari un suo punto focale. Il claim di questo Vinitaly 2024 dello stand della Regione Calabria è questo, “Dove tutto è cominciato”, è la prima volta che viene utilizzato, sappiamo da secoli che tutto è cominciato da noi, è un bel segnale di cambiamento”. La rivoluzione può dirsi iniziata e il ministero della Cultura – guidato dal ministro Gennaro Sangiuliano – ne è al centro.

Agrigento. A Casa Sanfilippo, sede del parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi, presentazione del libro “Tra Terra e Acqua: Antiquarium del Mare” in memoria di Daniele Valenti, funzionario della soprintendenza e tecnico subacqueo, a cura di Domenica Gullì

agrigento_casa-sanfilippo_libro-tra-terra-e-acqua-antiquarium-del-mare_presentazione_locandinaA Casa Sanfilippo, sede del parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi, martedì 16 aprile 2024, alle 10, presentazione del libro “Tra Terra e Acqua: Antiquarium del Mare” in memoria di Daniele Valenti, funzionario della soprintendenza e tecnico subacqueo, a cura di Domenica Gullì, promossa dalla soprintendenza ai Beni culturali di Agrigento e dal parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi, sotto il patrocinio della Soprintendenza del Mare. Alla presentazione, interverranno Roberto Sciarratta, direttore del parco Valle dei Templi; Vincenzo Rinaldi, soprintendente di Agrigento; e Ferdinando Maurici, soprintendente del Mare. Uno dei momenti clou della manifestazione sarà la lectio magistralis di Stefano Medas, docente all’università di Bologna, che parlerà di “La navigazione antica. Elementi storici, archeologici ed eredità nella tradizione nautica”. La presentazione del volume sarà curata da Maria Concetta Parello, archeologa del parco Valle dei Templi. L’evento è aperto a tutti.

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Copertina del libro “Tra Terra e Acqua: Antiquarium del Mare” in memoria di Daniele Valenti (Regione Siciliana, 2021)

“Tra Terra e Acqua: Antiquarium del Mare” in memoria di Daniele Valenti (Regione Siciliana, 2021). “Con questa pubblicazione”, scrive Michele Benfari, allora soprintendente, nella presentazione del libro, “si inaugura un nuovo progetto editoriale, una Collana di studi, che ha lo scopo di offrire un’ampia panoramica dell’attività scientifica della Soprintendenza: il titolo, Corpora, ne annuncia la struttura, studi monografici con un focus sulla ricerca scientifica, la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale, precipui compiti istituzionali delle soprintendenze. La Collana sarà uno spazio riservato non solo ai tecnici interni, ma aperto anche a studiosi professionisti, istituti universitari, che a vario titolo, anche grazie a formali convenzioni, collaborano con la soprintendenza. Un largo spazio sarà dato anche ai numerosi studenti che presso la Soprintendenza completano il loro curriculum di studio con i tirocini, sulla base di convenzioni che la Soprintendenza ha sottoscritto con Università, italiane e straniere. La Collana, pensata e diretta da Domenica Gullì, funzionario archeologo, vuole essere uno strumento di divulgazione di conoscenze e di studio, e per questo, al fine di garantire la massima diffusione possibile dei contenuti, avrà una doppia versione, cartacea e digitale, ad accesso aperto.

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Antiquarium del Mare “Daniele Valenti” al parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi ad Agrigento (foto musei italiani)

“Il primo volume della Collana – continua Benfari – è dedicato all’Antiquarium del Mare in memoria di Daniele Valenti, funzionario della soprintendenza e tecnico subacqueo, prematuramente scomparso, la cui attività è legata alle maggiori e importanti scoperte effettuate nel mare agrigentino. Inaugurato nel luglio del 2019, l’antiquarium è ubicato nel cuore della Valle dei Templi, all’interno di un piccolo edificio della prima metà del Novecento, a poca distanza dal tempio dei Dioscuri, oggi amministrato dall’ente parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi. L’istituzione dell’antiquarium è stata possibile grazie alla collaborazione fra la soprintendenza di Agrigento, che ha curato il progetto scientifico e selezionato i materiali, la soprintendenza del Mare e il parco archeologico di Agrigento, che ha finanziato il progetto di allestimento, curato da Carmelo Bennardo. Per me, l’allestimento di un museo del mare, ha anche avuto un coinvolgimento emotivo fortissimo, perché parlare di patrimonio culturale sommerso, significa parlare di Sebastiano Tusa, titanica figura di impareggiabile studioso, uno fra i pochi che con lo stesso acume, profondità, correttezza scientifica e morale, ha esplorato i più disparati ambiti del mondo antico. E con Lui ho vissuto, appena qualche anno prima, l’esperienza dell’allestimento del museo del mare di Sciacca, che ho personalmente curato, accompagnato dal Suo occhio attento, dalla Sua straordinaria capacità di guidare, senza mai essere invadente. L’antiquarium del mare di Agrigento è stato un atto d’amore dei tanti colleghi e amici che hanno condiviso con Daniele Valenti le emozioni del mare, emozioni che la tragica scomparsa di Sebastiano Tusa, appena qualche mese prima, ha reso indelebili nell’animo di tutti”.

Vetulonia (Gr). Al museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” presentazione dell’evento “Simposio etrusco-ellenico”

vetulonia_archeologico_simposio-etrusco-ellenico_locandinaDomenica 14 aprile 2024 il museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia (Gr) ospita, nella sala espositiva, alle 11, la presentazione dell’evento “Simposio etrusco-ellenico”, un incontro tra due civiltà nel segno del turismo, della cultura e dell’enogastronomia. L’iniziativa, fa parte di un ciclo di incontri e di scambi che Regione Toscana, attraverso l’agenzia Toscana Promozione Turistica, ha avviato da tempo con alcuni territori della Grecia con l’obiettivo di costruire una rete promozionale congiunta fondata sugli elementi comuni che caratterizzano i territori. Intervengono Leonardo Marras, assessore Turismo Regione Toscana; Elena Nappi, sindaco di Castiglione della Pescaia; Ai katerini Zografou, governatrice Halkidiki; Francesco Tapinassi, direttore Toscana Promozione Turistica; Grigoris Tasios, presidente Ente di Promozione Turistica Regionale Halkidiki; Giorgio Broutzas, direttore Ente di Promozione Turistica Regionale Halkidiki; Simona Rafanelli, direttrice del MuVet; George Skiadaresi, archeologo; Kostas Papastathis, archeologo; Eleni Sarikosta, rappresentante per l’Italia di Halkidiki. Modera Clara Svanera, referente relazioni internazionali Toscana Promozione Turistica.

Taranto. Al museo Archeologico nazionale Emilia Zamuner in “Crazy jazz”, accompagnata dal trio jazz Carucci-Morriconi-Bandini, sesto appuntamento della rassegna 2024 “MArTA in Musica: le matinée domenicali”

taranto_marta-in-musica_crazy-jazz_locandinaSesto appuntamento della rassegna “MArTa in Musica: le matinée domenicali”, la rassegna di Musica e Archeologia organizzata dal museo Archeologico nazionale di Taranto e dall’Orchestra della Magna Grecia. Domenica 14 aprile 2024 Emilia Zamuner sarà la protagonista di “Crazy jazz”, accompagnata dal trio jazz Carucci-Morriconi-Bandini. Ingresso al Museo da corso Umberto. L’accesso sarà consentito dalle 10.45 per la visita guidata, con inizio visita alle 11. L’accesso per il concerto è dalle 11.30 con inizio concerto alle 11.45. Il biglietto di ingresso di 10 euro comprende l’ingresso alla visita e l’ingresso al concerto. Biglietto Unico. Biglietti acquistabili presso l’Orchestra della Magna Grecia – Taranto, in via Ciro Giovinazzi 28 e su https://www.ticketsms.it/event/Crazy-Jazz-MArTa-2024-04-14.

Gambolò (Pv). Al via la seconda edizione di “Ciak: si scava! 2024”, Festival internazionale del Cinema di Archeologia: tre giorni con i migliori film del RAM film festival. E una novità: “Ciak: si scava! For kids”, una sezione dedicata ai più piccoli

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Il castello Beccaria Litta a Gambolò (Pv) che ospita “Ciak si scava!” (foto comune di gambolò)

Al via la seconda edizione del festival del cinema archeologico di Gambolò “Ciak, si scava, 2024”, Festival internazionale del Cinema di Archeologia organizzato dal museo Archeologico Lomellino e il Comune di Gambolò in collaborazione con la Fondazione Museo Civico di Rovereto e del RAM Film Festival e con la rivista Archeo. Appuntamento venerdì 12, sabato 13 e domenica 14 aprile 2024 nel Salone Litta, la prestigiosa sala del castello di Gambolò (Pv). Tre giorni con le migliori e più recenti produzioni internazionali di cinema archeologico tratte dall’edizione 2023 del RAM film festival. Il Festival prevede l’assegnazione di due premi: Città di Gambolò, al film più votato dal pubblico; e Museo Archeologico Lomellino, a quello scelto dalla giuria di esperti. Ci sarà inoltre una novità per i più piccoli: “CIAK: SI SCAVA! FOR KIDS”. Si tratta di un momento dedicato ai più piccoli, che si tiene sabato 13 aprile 2024, dalle 10.30 alle 12, sempre in Salone Litta, con la proiezione di una selezione dedicata. La manifestazione di Gambolò è un’ulteriore occasione di apprezzare film e documentari di grande valore culturale, che non si trovano nella distribuzione cinematografica ordinaria e nelle piattaforme digitali.

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Frame del film “Panorami Sommersi. Le Origini di Venezia” di Samuele Gottardello

PROGRAMMA DI VENERDÌ 12 APRILE 2024. Alle 21, apertura della manifestazione e presentazione RAM film festival. Quindi proiezione del film “Panorami Sommersi. Le Origini di Venezia” di Samuele Gottardello, (Italia, 52’, 2023). Un viaggio nella Laguna di Venezia, alla ricerca delle radici romane della città insieme a pescatori, archeologi, artisti, subacquei e a una ragazza non vedente. Nel film, racconto archeologico e antropologico si intrecciano in una narrazione non lineare come i canali della Laguna. Mentre le mani degli archeologi affondano nel fango e riscrivono la storia delle origini di Venezia, nell’acqua torbida si scorgono le vestigia di una civiltà scomparsa ma che si può ancora intravedere nei racconti dei protagonisti.

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Frame del film “Memorie di un mondo sommerso” di Philippe Nicolet

Segue il film “Memorie di un mondo sommerso” di Philippe Nicolet (Svizzera, 58’, 2021). Il documentario mostra la vita quotidiana dei contadini del Neolitico e dell’età del Bronzo nel territorio alpino, che dovettero già adattarsi stabilmente ai cambiamenti climatici del loro ambiente. In questi villaggi sommersi, ciò che è eccezionale è l’enorme conservazione delle vestigia, come oggetti domestici o i resti delle loro abitazioni, databili e ricostruibili con grande precisione. Nel 2011, 111 di questi paesi sono stati dichiarati Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, nei sei Stati dell’arco alpino.

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Frame del film “Durango 550 – il sentiero dei Pueblo ancestrali / Durango 550 – Path of the Ancestral Puebloans” di Nathan Ward

PROGRAMMA SABATO 13 APRILE 2024, pomeriggio. Alle 16, apre il film “Durango 550 – il sentiero dei Pueblo ancestrali / Durango 550 – Path of the Ancestral Puebloans” di Nathan Ward (Stati Uniti, 27’, 2022). Il Dipartimento dei Trasporti del Colorado, gli archeologi e le tribù nativo americane locali, gli Ute meridionali, gli Hopi e i Pueblo della tribù Laguna, lavorano ufficialmente insieme per scoprire gli antichi insediamenti intorno a Durango. Una collaborazione unica, un nuovo approccio che unisce scienza e credenze culturali tradizionali. Segue il film “La vera storia dei pirati / The True Story of Pirates” di Stéphane Begoin (Francia, 52’, 2022). Come vivevano i pirati e chi si nasconde dietro la leggenda? Il film cerca di ricostruire la storia poco conosciuta della pirateria seguendo due indagini archeologiche: la prima nell’Oceano Indiano alla ricerca della famosa nave pirata Speaker che affondò nel 1702, la seconda a Sainte-Marie Island, dove i pirati si nascondevano e vivevano. Dopo l’intervallo, il festival continua con il film “Dreamland – Terra dei sogni” di Lucas Dye (Stati Uniti, 7’, 2023). Il documentario segue le vicende del collettivo Tuumben K’ooben, con sede nello stato messicano del Quintana Roo, mentre inventa nuovi modi per preservare l’ambiente naturale e l’identità maya locale. Con lo sviluppo delle tecnologie, cresce anche la loro ambizione: decidono di creare un centro agroecologico e di conservazione su un terreno chiamato “Dreamland”, terra dei sogni.

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Frame del film “Dame e principi della preistoria / Dames et princes de la préhistoire” di Pauline Coste

Chiude il pomeriggio il film “Dame e principi della preistoria / Dames et princes de la préhistoire” di Pauline Coste (Francia, 52’, 2021). Le eccezionali sepolture del Paleolitico sono ancora poco conosciute dal grande pubblico. Risalenti a 25.000 anni fa, il loro studio rivela un ornamento inatteso e di grande bellezza, e pone una domanda essenziale: chi erano questi individui sepolti con tanta cura? Attraverso diverse sepolture in Francia, nella Repubblica Ceca, in Italia e in Russia, si cercherà di comprendere meglio la Donna del Caviglione, ritrovata nel Nord Italia, che ci servirà da filo conduttore lungo tutta questa ricerca.

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Frame del film “Neanderthal, sulle tracce di un’altra umanità / Neanderthal in the Footsteps of Another Humanity” di David Geoffroy

PROGRAMMA DI SABATO 13 APRILE 2024, sera. Alle 21, apre il film “Neanderthal, sulle tracce di un’altra umanità / Neanderthal in the Footsteps of Another Humanity” di David Geoffroy (Francia, 2022, 52’). Minacciato dall’erosione del mare e dal riscaldamento globale, il sito di Le Rozel ha restituito rare testimonianze della vita quotidiana di una comunità di Neanderthal sulla costa della Normandia circa ottantamila anni fa. Qui gli archeologi hanno riportato alla luce tremila impronte umane, che costituiscono finora il maggior ritrovamento al mondo di quel tipo per l’epoca preistorica. Le indagini proseguono portandoci indietro nel tempo, seguendo le tracce di un’umanità ormai estinta. film-Expédition-Pétra-sur-la-piste-des-Nabatéens_di-Nathalie-Laville-e-Agnès-MoliaSegue il film “Spedizione Petra, sulle tracce dei Nabatei / Expédition Pétra, sur la piste des Nabatéens” di Nathalie Laville e Agnès Molia (Francia, 2022, 52’). Da una ventina d’anni, gli archeologi cercano di trovare tracce dei Nabatei, un antico popolo arabo di mercanti, la cui storia è andata perduta. Di loro rimangono monumentali tombe scavate nella roccia, a Petra nell’attuale Giordania e nel cuore del deserto dell’Arabia Saudita, nella segreta città di Hegra. Laïla Nehmé si è posta una sfida audace: tracciare, grazie a una spedizione senza precedenti, la mitica via dell’incenso percorsa per tre secoli dai carovanieri nabatei.

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Frame del film “I segreti dei geroglifici. I fratelli Champollion / Le secret des hieroglyphes. Les freres Champollion” di Jacques Plaisant

PROGRAMMA DI DOMENICA 14 APRILE 2024. Alle 15, apre il film “I segreti dei geroglifici. I fratelli Champollion / Le secret des hieroglyphes. Les freres Champollion” di Jacques Plaisant (Francia, 52’, 2022). Duecento anni fa, Jean-François Champollion decifrò per la prima volta gli i geroglifici egizi, risolvendo così uno dei più grandi enigmi nella storia dell’umanità. Quello che si sa poco è che dietro a questo genio si cela un uomo nell’ombra: Jacques-Joseph, il fratello maggiore della famiglia Champollion. Uno studio recente degli archivi familiari getta nuova luce sulla loro avventura intellettuale. Segue il film “Alla ricerca della musica dell’antichità / A la recherche de la musique de l’antiquité” di Bernard George (Francia, 53’, 2020-2021). Da trent’anni, grazie al contributo delle tecnologie digitali, una disciplina in rapida crescita, l’archeologia musicale, riporta in vita musiche perdute, sacre o profane, che scandivano la vita delle antiche civiltà. Dopo l’iIntervallo, il Festival riprende con il film “La terra di Yrnm” di Nicola Ferrari (Italia, 52’, 2022). L’isola di Pantelleria, sinonimo di vacanze, passito e capperi, ospita una delle aree archeologiche più importanti del Mediterraneo. Da anni, ogni estate, più di 50 tra archeologi e studenti provenienti da tutto il mondo si recano sull’isola e riaprono gli scavi interrotti l’anno precedente. Ad accompagnare le loro attività il racconto di Sebastiano Tusa, archeologo siciliano di fama internazionale, soprintendente del Mare e assessore dei Beni culturali della Regione Siciliana, prematuramente scomparso.

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Frame del film “Arte paleolitica: la nostra storia” di Elisabetta Flor e Luca Scoz

Chiude l’edizione 2024 del festival il film “Arte paleolitica: la nostra storia” di Elisabetta Flor e Luca Scoz (Italia, 18’, 2022). L’arte accompagna l’umanità fin dagli albori della sua esistenza. È un tentativo primordiale di interpretazione dell’ambiente naturale? Forse qualcosa di più. Dall’Uomo di Neanderthal ai cacciatori Sapiens dell’epoca glaciale, questo documentario traccia una linea che, dalle principali testimonianze di arte paleolitica dell’Italia nord-orientale, come le pietre dipinte del Riparo Dalmeri, sfocia nella più attuale e drammatica riflessione sul rapporto fra l’umanità e l’ambiente naturale.

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Frame del film “L’era dei giganti / The Time of the Giants” di Pascal Cuissot

CIAK SI SCAVA! FOR KIDS! Sabato 13 aprile 2024. Alle 10.30, apre il film “L’era dei giganti / The Time of the Giants” di Pascal Cuissot (Francia, 52’, 2020). Negli ultimi vent’anni, il numero delle nuove specie di dinosauri scoperte si è moltiplicato. Combinando le immagini 3D altamente realistiche di NHK con le evidenze paleontologiche più recenti, questo ambizioso e spettacolare documentario mostra le strategie di crescita e sopravvivenza dei dinosauri al largo delle coste del Giappone. Seguono i film “A misura di bambino. Crescere nell’antica Roma” di Gianmarco D’Agostino (Italia, 5’, 2021); “Il bambino che sarà cavaliere” di Gianmarco D’Agostino (Italia, 7’, 2020); “Il discorso di Txai Surui / The Speech of Txai Surui” di Studenti del Multimedia Project of Escola Parque (Brasile, 4’, 2022).

Napoli. Al Centro Jean Bérard al via la due giorni del colloquio internazionale “Ceramiche dipinte opache del sud Italia tra produzioni, contesti e iconografie. Nuovi dati e approfondimenti”. Ecco il ricco programma

napoli_centre-jean-berrad_colloquio-internazionale-la-ceramica-a-vernice-opaca-dell-italia-meridionale_locandinaAl Centro Jean Bérard di Napoli appuntamento l’11 e il 12 aprile 2024 con il colloquio internazionale “Ceramiche dipinte opache del sud Italia tra produzioni, contesti e iconografie. Nuovi dati e approfondimenti”, organizzato da Cesare Vita, con la collaborazione del Centro Jean Bérard e il sostegno dell’università di Rennes 2, che segna il culmine del progetto europeo Marie Curie Individual Fellowship SandMAN – Shapes and Meaning (Grant agreement n. 892781, SandMAN Carnet Hypothesis) ed è un primo passo per cercare di avere una visione d’insieme delle questioni storico-culturali legate a questa produzione ceramica. Comitato scientifico: Angelo Bottini (Istituto nazionale di Studi Etruschi e Italici), Marina Castoldi (università di Milano), Massimo Cultraro (CNR/ISPC Catania), Mario Denti (università di Rennes 2, IUF), Maria Chiara Monaco (università della Basilicata), Priscilla Munzi (CNRS, Centre Jean Bérard), Cesare Vita (Università di Rennes 2). Comitato organizzatore: Marcella Leone (CNRS, Centre Jean Bérard), Josipa Mandić (università di Aix-Marseille, Centre Camille Jullian), Cesare Vita (università di Rennes 2), Chantal Willborn (università di Rennes 2). Questo colloquio internazionale si concentra sulla ceramica dipinta opaca dell’Italia meridionale, una produzione specializzata generalmente presente in contesti funerari ma anche in quelli di habitat e di natura rituale. Questa classe di materiali occupa una posizione eminente tra i gruppi indigeni che la produssero e la utilizzarono dall’età del Ferro all’età classica, almeno fino a quando nuove istanze e nuove esigenze politico-sociali ne determinarono la graduale scomparsa nel corso del V secolo a.C. Attraverso le più recenti ricerche multidisciplinari condotte su questa produzione specializzata, o da nuovi approcci metodologici applicati ai dati esistenti, si tratterà più in particolare di comprendere meglio le produzioni all’interno delle diverse comunità e i loro contesti di utilizzo; apprezzare i messaggi veicolati dalle decorazioni, il loro stile e la loro iconografia; infine, confrontare i risultati delle analisi archeometriche effettuate sulle argille e sui pigmenti delle ceramiche campionate in diverse regioni e contesti, al fine di cercare di ricostruire ogni filiera operativa e identificare le officine.

PROGRAMMA GIOVEDÌ 11 APRILE. Alle 14, accoglienza dei partecipanti; 14.30, benvenuto e saluti istituzionali: Lise Moutoumalaya, console generale di Francia a Napoli; Valérie Huet, direttrice del Centro Jean Bérard; 14.40, introduzione alla conferenza: Cesare Vita, université Rennes 2, e Maria Sk+odowska, Curie Fellow 2021-23. SESSIONE 1 – Puglia e Calabria: moderatore Maria Chiara Monaco, università della Basilicata. Alle 14.55, Massimo Cultraro, CNR-ISPC Catania: “La classe Matt Painted Ware tra Balcani meridionali e Grecia settentrionale nell’età del Ferro: nuove prospettive per le ricerche in Italia”; 15.20, Marina Castoldi, università di Milano: “Jazzo Fornasiello (Gravina in Puglia, Bari): la ceramica verniciata opaca”; 15.45, Paola Palmentola, università di Bari “Aldo Moro”: “Riflessioni sull’origine e sul significato del motivo dei gallinacei nella ceramica sub-geometrica peucezia”; 16.10, pausa caffè. Moderatrice Luigina Tomay, SABAP Basilicata. Alle 16.30, Marcella Leone, CNRS, Centro Jean Bérard: “Arpi geometrica. Le produzioni matt-painted tra VII e V secolo a.C.; 16.55, Ulrike Tochterle, Universitat lnnsbruck, e Christian Heitz, Universitat lnnsbruck: “Uno sguardo preliminare sulle indagini della ceramica matt-painted di Ascoli Satriano”; 17.20, Francesco Quondam, Universitat Wien: “Ceramica matt-painted in Sibaritide: motivi decorativi, stili, dinamiche di produzione e direttrici di circolazione”; 17.45 Fabrizio Mollo, università di Messina: “La ceramica matt-painted nelle valli del Noce e del Mercure-Lao: nuovi e vecchi dati da contesti abitativi e funerari”. SESSIONE POSTER – Puglia e Calabria: moderatore Raffaella Bonaudo, SABAP di Salerno e Avellino. F. Rossi, università di Salerno: “La ceramica verniciata opaca ad Ascoli Satriano (FG): contesti dall’area di necropoli in località Pezza del Tesoro”; V. Stasi, università di Bari “Aldo Moro”: “Enchytrismoi e matt-painted: sepolture infantili arcaiche dall’insediamento peucezio di Monte Sannace (Gioia del Colle, Ba); A. Guarnieri, SABAP BAT- FG; I.M. Muntoni, SABAP BAT- FG; A. De Leo, Se. Arch. Sri: “La necropoli di tombe a fossa di località Orlando (Ordona, Fg)”; I. Froment, Université Paris Nanterre; L. Guion, Université Paris Nanterre: “I cenochoes-olpai MNC 105 e 106 del Musée de Sèvres, membra disjecta di una tomba scavata nel 1778: prodotti della cultura daunica o cenôtre?”; M. Perri, università della Calabria: “La ceramica matt-painted nell’insediamento di Francavilla Marittima: forme, funzioni e confronti tra ceramica d’impasto e produzioni greche”; M. Sergi, università di Messina: “La ceramica matt-painted dalle necropoli enotrie di Tortora: aspetti stilistici e morfologici”.

PROGRAMMA VENERDÌ 12 APRILE 2024. SESSIONE 2 – Basilicata: modera Giuliana Tocco Sciarelli, già ministero BACT. Alle 9.30, Fabio Donnici, università della Basilicata: “Ceramiche matt-painted dalla necropoli di Sant’Antonio Abate a Ferrandina (MT): forme, funzioni, articolazioni compositive”; 9.55, Linda Parisi, università della Basilicata: “Fenomeni di ibridazione in un centro indigeno di ‘confine: il caso inedito delle ceramiche matt-painted di Brindisi di Montagna (Pz)”; 10.20, Annamaria Mauro, MNM Matera – DRM Basilicata; Carmelo Colelli, MAN Siritide Policoro, DRM Basilicata: “Motivi zoomorfi della ceramica verniciata opaca di Guardia Perticara (Pz)”. SESSIONE POSTER – Basilicata. Moderatore Mario Denti, università di Rennes 2, IUF. A. Mauro, MNM Matera – DRM Basilicata: “La ceramica matt-painted nella collezione del museo nazionale di Matera: le testimonianze dall’area materana”; A. Amatulli, MNM Matera: “La ceramica matt-painted nelle collezioni del museo nazionale di Matera: il contesto delle necropoli di Irsina e Monte lrsi”; A. Sciacovelli, MNM Matera: “La ceramica matt-painted nella collezione del museo nazionale di Matera:  il contesto della necropoli di Garaguso”; F. Coppo, università di Milano, e M. Milano, università di Milano: “Alcune note sulla ceramica matt-painted dal saggio N dell’lncoronata di Metaponto (scavi Orlandini 1981)”. SESSIONE 2 – Campania. Alle 11.30, Maria Luisa Tardugno, SABAP per l’area metropolitana di Napoli: “La ceramica matt-painted nel Vallo di Diano: contesti a confronto”; 11.55, Cesare Vita, Université Rennes 2: “Tra paralia e mesogaia: ceramiche matt-painted e contesti dal sito di Incoronata (Mt) e dall’area nord-lucana”; SESSIONE 3 – Tecniche di produzione e laboratori. Nuovi dati: moderatore Priscilla Munzi, CNRS, Centre Jean Bérard. Alle 12.20, Luzia Thaler, già Accademia Austriaca delle Scienze; Johannes H. Sterba, TU Wien, TRIGA Center; Pamela Fragnoli, Austrian Academy of Sciences; Xenia Charalambidou, Vrije Universiteit Amsterdam: “Analisi archeometrica di ceramiche dipinte opache rinvenute all’Incoronata”; 12.45, Xenia Charalambidou, Vrije Universiteit Amsterdam: “Macro tracce documentate sui materiali ceramici dell’Incoronata: alcuni punti salienti”; 13, Grazia Lubraco, università di Bari “Aldo Moro” / università della Basilicata; Vito Ferrara, ARPA Basilicata; Giuseppe Corrado, università della Basilicata; Cesare Vita, Université Rennes 2; Paola Di Leo, università della Basilicata: “Un approccio multidisciplinare per svelare la tecnologia e la provenienza della ceramica dipinta opaca del distretto nord-lucano”. 13.30 pausa pranzo. Moderatore Annamaria Mauro, MNM Matera – DRM Basilicata. Alle 15, Angela De Bonis, università della Basilicata: “Le ceramiche matt-painted dell’Enotria Settentrionale: nuovi risultati delle analisi archeometriche”; 15.25, Savino Gallo, DRM Puglia; Giacomo Eramo, università di Bari “Aldo Moro”: “Tra Peucezia e costa ionica: primi dati dall’archeometria e nuove prospettive di ricerca”; 15.50, Leah Bernardo-Ciddio, università del Michigan: “Ceramica dipinta opaca. Produttori a Taranto: un approccio operativo chirurgico”; 16.15, pausa caffè. SESSIONE POSTER – Campania. Moderatrice Arianna Esposito, università della Borgogna, UMR 6298 ARTEHIS. R. Vanacore, università di Napoli “Federico Il”: “La West-Lucanian Class: le decorazioni ornitomorfe”; A. Lagi, già funzionario responsabile MAN Volcei; R. De Gennaro, archeologo libero professionista; A. Santoriello, università di Salerno: “Una produzione di ceramica matt-painted del VII secolo a.C. a Buccino”; S. Siano, parco archeologico di Ercolano: “Una forma ceramica italica: la nestoris”;  F. Castaldo, MA Carife e MA Taurasi: “Il pittore della parentesi di Carife”; S. Maudet, università di Le Mans: “Da Calatia alle tombe principesche di Pontecagnano:  importazioni dalla Lucania settentrionale in Campania all’inizio del VI secolo?”; A. Cocorullo, UMR 6566, CReAAH: “Il banchetto degli Enotri. Le ceramiche opache verniciate opache di Palinuro”; G. Saltini Semerari, university of Michigan; C. Vita, Université Rennes 2; J. Mandic, Aix-Marseille Université- Centre Camille Jullian: “Ceramica matt-painted off-shore. Cultura materiale e archeologia digitale tra valorizzazione, ricerca e fruizione internazionale”. Alle 17, discussione generale.

Reggio Calabria. Progetto check up Bronzi: al museo Archeologico nazionale al via la campagna di manutenzione programmata sui Bronzi di Riace, grazie a un accordo con l’Istituto Centrale per il Restauro. L’ultimo intervento risale al 2009-2013

reggio-calabria_archeologico_check-up-bronzi-2024_locandinaAl via la campagna di manutenzione programmata sui Bronzi di Riace. Nell’ambito di un accordo quadro tra il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria e l’Istituto Centrale per il Restauro (ICR), è partita una nuova campagna di verifica e controllo dello stato di conservazione dei Bronzi di Riace e di Porticello. Nel marzo 2023 Museo e ICR hanno condiviso un programma di verifiche, strumentali e visive dello stato di conservazione dei reperti custoditi in Sala Bronzi, con le prime attività di controllo svolte già nel mese di settembre 2023. Le funzionarie del MArRC Barbara Fazzari, responsabile del Laboratorio di Restauro, e Daniela Costanzo, responsabile dell’Ufficio Collezioni, hanno coordinato e curato i rapporti tra il Museo e l’ICR e, insieme al direttore Fabrizio Sudano, seguiranno in prima persona i lavori in sala Bronzi. Il cronoprogramma della prima fase delle attività di verifica e monitoraggio predisposto in accordo con l’Istituto Centrale per il Restauro, prevede, nei mesi tra aprile a settembre 2024, una media di due/tre giorni di attività svolti dal gruppo di esperti che sarà impegnato in indagini autoptiche e diagnostiche sui Bronzi di Riace e di Porticello. Il primo sopralluogo è previsto per il 15 e 16 aprile 2024, seguiranno gli altri incontri fissati dal 27 al 30 maggio 2024, dal 17 al 18 giugno 2024, dal 1 al 3 luglio 2024 e dal 16 al 18 settembre 2024.

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Uno dei due Guerrieri adagiato durante i restauri a Palazzo Campanella a Reggio Calabria (foto soprintendenza beni archeologici)

L’ultimo intervento di restauro sui Bronzi di Riace, che risale agli anni 2009-2013, è stato effettuato presso la sede del Consiglio Regionale della Calabria a Palazzo Campanella grazie alla collaborazione tra l’Istituto Centrale per il Restauro e l’allora soprintendenza ai Beni archeologici della Calabria. Le due statue, rientrate al Museo la notte del 21 dicembre del 2013, in questi anni sono state oggetto di interventi di manutenzione ordinaria e controlli strumentali da parte dei restauratori e degli archeologi del MArRC.

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I tecnici, dopo i lunghi restauri, hanno riscontrato nei Bronzi microfratture che li rendono estremamente fragili (foto soprintendenza beni archeologici)

“Una grande opportunità per il MArRC”, esordisce Fabrizio Sudano. “A dieci anni dall’ultimo intervento di restauro sui Bronzi di Riace, avviamo una campagna di verifica e monitoraggio indispensabile per pianificare i futuri interventi di manutenzione e restauro sui nostri capolavori più pregiati. Abbiamo studiato e proposto all’ICR una modalità di indagini il più possibile attenta alle esigenze del visitatore, che potrà osservare da piazza Paolo Orsi le attività di check up in sala Bronzi. Visitatore che è sempre più attento alle problematiche di conservazione e restauro e potrà così essere informato direttamente dai professionisti del restauro e comprendere il perché ma soprattutto come si interviene su un bene di una tale importanza”. “Fin dall’arrivo delle preziose sculture bronzee al museo nazionale di Reggio Calabria (1983), l’Istituto Centrale per il Restauro”, commenta il direttore delegato, arch. Giorgio Sobrà, “ha progettato e messo in atto campagne di studio, ricerca e restauro volte alla loro salvaguardia e conservazione, congiuntamente con i colleghi reggini. Assolutamente attuale è, al riguardo, il pensiero di Giovanni Urbani, poi ripreso da Michele Cordaro, circa la prioritaria necessità di prevenire il deterioramento dei materiali costitutivi dei beni culturali per mezzo di un’accurata politica di manutenzione e di un controllo costante delle condizioni ambientali. Nel solco di questa tradizione, l’ICR mette dunque a disposizione la propria decennale esperienza, al fine di definire le migliori strategie di conservazione per queste opere straordinarie”.

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I Bronzi di Riace esposti nel museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (foto MArRC)

“Le verifiche sullo stato di conservazione dei Bronzi di Riace e Porticello”, commenta Barbara Fazzari, “rientrano in uno dei concetti più importanti del restauro moderno, ovvero la conservazione preventiva, che consiste nel pianificare tutte quelle azioni volte a prevenire i fenomeni di degrado, in modo tale che le opere abbiano sempre meno bisogno di essere restaurate. Accompagnati dagli esperti dell’ICR condivideremo infatti le strategie per minimizzare le possibili cause di alterazione dei bronzi, programmando tutte le attività di verifica e monitoraggio e gli interventi di manutenzione necessari a garantirne la corretta conservazione nel tempo”. “Le prime indagini videoendoscopiche che abbiamo condotto all’interno delle due statue”, ricorda Roberto Ciabattoni, responsabile scientifico del progetto per l’ICR, “hanno permesso di attuare, nel corso degli anni nuovi protocolli di intervento, primi per tecnologia applicativa, che hanno consentito lavorazioni remotizzate all’interno di manufatti. In questa nuova campagna di approfondimento scientifico, si metteranno a punto, in collaborazione con i professori Paolo Piccardo e Roberto Spotorno dell’università di Genova (UNIGE), dipartimento di Chimica e Chimica industriale, gruppo di ricerca Metal, delle procedure specifiche per gli approfondimenti diagnostici sulle leghe metalliche”.

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La sala asettica che ospita i Bronzi di Riace nel museo nazionale Archeologico di Reggio Calabria (foto marrc)

“La tutela delle collezioni è un obiettivo prioritario per ogni istituto di cultura”, prosegue Daniela Costanzo, “ma naturalmente l’importanza dei Bronzi di Riace esige una particolare attenzione per la salvaguardia di questi capolavori e la loro trasmissione alle generazioni future. Si tratta di un lavoro quotidiano e silenzioso, svolto di norma quando il Museo è chiuso al pubblico, ma in questo caso, vista la complessità delle attività da svolgere, abbiamo cercato un equilibrio tra le esigenze di tutela e quelle di fruizione pubblica, riducendo al minimo l’interdizione al pubblico della sala Bronzi”. “Le superfici delle sculture bronzee”, ricordano infine i restauratori dell’ICR Francesca Angelo, Davide Fodaro e Livia Sforzini, “rivelano la loro lunga storia, a partire dal momento dell’esecuzione, passando per la giacitura in ambiente marino e attraverso i vari interventi conservativi cui sono state sottoposte. L’obiettivo della presente campagna di verifica e controllo mira a rilevare, comprendere e registrare, con metodologie integrate, la complessità delle patine presenti, morfologicamente diversificate e composite, al fine di poter monitorare nel tempo le superfici con la massima attenzione, proseguendo gli studi le ricerche per definire al meglio i protocolli conservativi mediante azioni dirette e indirette”. L’attività di monitoraggio diventa quindi un momento di scambio con il pubblico che così può comprendere quanto sia delicato e complesso il lavoro fatto per mantenere ciò che ci è stato tramandato, acquisendo una maggiore sensibilità sul concetto di salvaguardia e prevenzione del patrimonio archeologico. Nelle giornate di attività del team scientifico, i visitatori avranno la possibilità di seguire i lavori in corso attraverso le vetrate di piazza Paolo Orsi e di approfondire vari aspetti relativi agli studi e al restauro dei Bronzi attraverso i contenuti multimediali appositamente predisposti. Inoltre, grazie alla collaborazione con la società Coopculture, concessionario dei servizi aggiuntivi del MArRC, i visitatori che acquisteranno il biglietto per le date in cui il progetto Check-up sarà all’opera, potranno utilizzare lo stesso titolo di accesso per entrare in sala Bronzi, entro 30 giorni dalla prima data di visita.

Paludi (Cs). Al museo civico apre la mostra “Scavare Radici. Il racconto della scoperta di Castiglione di Paludi” con reperti inediti dal parco archeologico di Sibari, primo risultato dell’accordo siglato per la valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale della Sibaritide e del Pollino

paludi_museo-civico_mostra-scavare-radici_locandina“Solo pochi mesi fa – ricorda Filippo Demma, direttore del parco archeologico di Sibari – abbiamo sottoscritto un accordo per la valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale della Sibaritide e del Pollino con quattordici comuni della Sibaritide, un’Arcidiocesi ed una Diocesi, un Museo d’impresa, tre Musei privati, un Parco Nazionale ed un Ente gestore di due Riserve ambientali, che porterà alla nascita della Rete dei Musei della Sibaritide. Già dopo pochi mesi, raccogliamo un frutto importante di quell’accordo: l’apertura della mostra nel museo civico di Paludi, con reperti che escono dai magazzini del nostro museo, diventano patrimonio fruibile da tutti e tornano – ripetutamente e a rotazione – nel luogo in cui cono stati rinvenuti poco meno di cent’anni fa. Si concretizza la volontà di fare sistema, di valorizzare la bellezza che ci circonda, attraverso un impegno di comunità”. Apre infatti mercoledì 10 aprile 2024, alle 18, il Centro Culturale Polifunzionale di Paludi (Cs), dove resterà aperta fino al 10 febbraio 2025, la mostra archeologica “Scavare Radici. Il racconto della scoperta di Castiglione di Paludi” a cura dell’archeologa Donatella Novellis, che del parco archeologico di Castiglione e del museo civico di Paludi è direttrice scientifica, e Serena Guidone, funzionaria archeologa al parco archeologico di Pompei, con la partecipazione del museo della Liquirizia “Giorgio Amarelli”. Dopo i saluti di Stefano Graziano, sindaco di Paludi, e di Bruno Pizzuto, assessore ai Beni archeologici e paesaggistici, interverranno il direttore Filippo Demma, la soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per la provincia di Cosenza Paola Aurino, le curatrici della mostra. Al termine dell’inaugurazione si festeggerà con una degustazione di fritti e tipicità a cura della Pro Loco Paludi e dell’Azienda Fonsi.

La mostra “Scavare radici” è un viaggio a ritroso nel tempo, dalle prime segnalazioni del rilevante sito archeologico ai primi del ‘900 sino alla sua messa in luce, tra il 1950 ed il 1956, che porta al tempo lontano della Magna Grecia e prima ancora. A guidare questo percorso di conoscenza e consapevolezza sono documenti d’archivio e reperti mai esposti prima: una selezione di vasi, oggetti in bronzo, statuine, elementi architettonici dall’abitato fortificato ellenistico (IV-III secolo a.C.) e alcuni reperti dalle necropoli: quella più antica enotria (IX-VIII sec. a.C.) e quella contemporanea all’abitato.

“È un traguardo che tagliamo con grande, incontenibile gioia”, sottolinea il sindaco Graziano, “frutto della volontà convinta dell’Amministrazione Comunale di valorizzare il patrimonio culturale di cui abbiamo il privilegio di essere custodi, ampliandone la conoscenza, attraverso le strategie migliori. Un traguardo che diventa punto di partenza, per le prospettive che apre l’arrivo a Paludi – per la prima volta – dei reperti di Castiglione: occasione di formazione e crescita culturale, di conoscenza e fierezza della nostra identità. Un fare, costruire e promuovere cultura necessario, reso possibile dalla rivoluzione culturale contagiosa e coinvolgente promossa nella Sibaritide da Filippo Demma, direttore del parco archeologico di Sibari, al quale siamo grati per aver reso possibile la realizzazione della mostra”.

Roma. In Curia Iulia la conferenza “Adriano e l’immagine dell’Egitto tra Villa Adriana, Roma e la Grecia” con Zaccaria Mari e Anna Maria Reggiani. In presenza e on line

roma_curia-iulia_conferenza-adriano-e-l-immagine-dell-egitto-tra-villa-adriana-roma-e-la-grecia_locandinaMartedì 9 aprile 2024, alle 16.30, la Curia Iulia ospita la conferenza “Adriano e l’immagine dell’Egitto tra Villa Adriana Roma e la Grecia” a cura di Zaccaria Mari e Anna Maria Reggiani. Dopo i saluti di Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo, e di Andrea Bruciati, direttore di Villa Adriana e Villa d’Este, intervengono Zaccaria Mari, già funzionario archeologo SABAP per l’area metropolitana di Roma e per la provincia di Rieti, e Anna Maria Reggiani, direttore emerito per l’Archeologia del ministero della Cultura. Ingresso da largo della Salara Vecchia. Prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti via eventbrite: https://9aprile_adriano.eventbrite.it. L’incontro sarà trasmesso in streaming sulla pagina Facebook del Parco archeologico del Colosseo.

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L’Antinoeion, il complesso egittizzante a Villa Adriana a Tivoli (foto PArCo)

L’allora soprintendenza per i Beni archeologici del Lazio, al fine di adeguare Villa Adriana ai livelli qualitativi richiesti dall’UNESCO – che nel 1999 aveva incluso il comprensorio nella lista del Patrimonio dell’Umanità-WHL – pianificò un ambizioso programma per offrire un’immagine più adeguata al contesto internazionale. Gli scavi e le ricerche si indirizzarono sui grandi edifici dell’intorno dell’Area archeologica, da sempre i meno noti. Tra i principali risultati si giunse nell’arco di circa un decennio alla scoperta del periplo stradale di accesso al Grande Vestibolo e al vicino complesso egittizzante denominato Antinoeion, all’altro sito “egizio” tradizionalmente noto come Palestra e al c.d. Tempio di Pluto. Oltre alla migliore conoscenza delle strutture architettoniche, insufficientemente rappresentate nelle piante storiche, ai preziosi reperti, soprattutto scultorei, tornati alla luce e alle decorazioni, gli scavi hanno costituito l’occasione per riconsiderare l’intera problematica dei luoghi egittizzanti della Villa, anche con i suoi addentellati a Roma e nel mondo greco, ove un ruolo preminente ebbe senza dubbio la figura di Antinoo.