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Morgantina (En). Nell’area archeologica ventesima edizione della rassegna “Tra Mito e Storia… Morgantina Rivive” promossa dall’Archeoclub di Aidone-Morgantina: in scena “Odissee” e “Le Supplici” tra teatro, memoria e identità

Il 7 agosto 2026 l’area archeologica di Morgantina (En), alle 17.30, diventa un grande palcoscenico tra teatro, memoria e identità con “Tra Mito e Storia… Morgantina Rivive”, ventesima edizione della rassegna promossa dall’Archeoclub d’Italia – sede di Aidone-Morgantina, sostenuta dal Parco archeologico di Morgantina e Villa Romana del Casale diretto da Carmelo Nicotra, e inserita all’interno del BarbablùFest, prodotto e organizzato da Terzo Millennio di Andrea Peria e sostenuto dall’assessorato regionale ai Beni culturali e all’Identità siciliana. La rassegna celebra così vent’anni di attività dedicati alla valorizzazione del patrimonio archeologico attraverso il linguaggio del teatro, trasformando il sito in uno spazio vivo di incontro tra mito, storia e comunità. In scena “Le Supplici” con Ovadia, Benassai, Calcagno e Vincenti. Pubblico guidato tra quadri dell’Odissea curati dalla compagnia Kalós diretta da Federica Amore e stand di maestranze artigianali della Cna. Ticket 20 euro (5 euro per i residenti di Aidone). “Morgantina Rivive è nata vent’anni fa come un atto di amore e di riscatto civile. Volevamo reagire alla ferita dei tesori depredati”, dichiara Cinzia Randazzo, presidente dell’Archeoclub Aidone-Morgantina, “ma soprattutto volevamo accendere i riflettori su un sito straordinario che allora rischiava di essere dimenticato. Abbiamo scommesso sulla nostra comunità inventando un Teatro di Comunità quando ancora nessuno conosceva il significato di questa espressione. Vedere oggi i nostri ragazzi della compagnia Kalòs calcare il palco principale accanto a giganti del teatro internazionale, sotto la direzione di Mario Incudine, è il segno che quella scommessa l’abbiamo vinta”. La memoria quindi non come atto nostalgico, ma “fuoco vivo che illumina il futuro della nostra terra, un rito che si rinnova e che quest’anno, più che mai, restituisce a Morgantina la sua voce più fiera”. E il direttore artistico Mario Incudine: “Sono particolarmente felice di respirare tanto entusiasmo sulla straordinaria giornata del 7 agosto a Morgantina che vedrà i cittadini di Aidone protagonisti come attori raccontando l’Odissea di Omero anche attraverso la valorizzazione del dialetto gallo-italico, e anche accanto ad artisti di fama internazionale ne Le Supplici, opera tradotta in siciliano da me e Kaballà e diretta da me e Moni Ovadia, che viene riproposta qui dopo dieci anni con un nuovo cast”.

Venerdì 7 agosto 2026 il programma prende il via alle 17.30 con “Odissee – Briciole del banchetto di Omero”, una performance itinerante curata dalla compagnia teatrale Kalós (formata da attori amatoriali di Aidone, Piazza Armerina, Enna, San Cono, Caltagirone), diretta dalla regista Federica Amore, che accompagnerà il pubblico lungo un percorso immersivo tra i resti dell’antica città di Morgantina, intrecciando il racconto dell’Odissea con la memoria del territorio e la valorizzazione del dialetto gallo-italico di Aidone. Alle 21 sarà invece la volta de “Le Supplici” di Eschilo, nella traduzione e adattamento in siciliano e greco moderno di Mario Incudine, Moni Ovadia e Kaballà, con la regia di Ovadia e Incudine. In scena, gli stessi Ovadia, Incudine, assieme a Federica Luna Vincenti, Paride Benassai e Giovanni Calcagno, accompagnati dalle musiche originali di Mario Incudine con Antonio Vasta eseguite dal vivo da Vasta, Manfredi Tumminello e Pino Ricosta. “Tre concetti chiave ci guidano in questa edizione – aggiunge Incudine – democrazia, accoglienza e pace. Sono tutte proposte al pubblico sia attraverso la vicenda di Ulisse che nell’opera di Eschilo. La sinergia che esiste tra diverse istituzioni, associazioni e realtà del territorio che credono nel progetto e nel messaggio che vogliamo lanciare ci fa ben sperare sul futuro dello sviluppo della nostra terra e dei nostri tesori”.

Presentazione della 20ma “Tra Mito e Storia… Morgantina Rivive”: da sinistra, Angelo Di Franco, Mario Incudine, Angelo Scalzo, Cinzia Randazzo e Annamria Raccuglia (foto archeoclub aidone)

Nel corso della presentazione è intervenuto anche il presidente del Libero Consorzio Comunale di Enna, Pietro Capizzi, che ha sottolineato il valore della collaborazione istituzionale: “Lavorare assieme senza campanilismi – chiosa – recuperando l’orgoglio di essere ennesi nel centenario della nascita di questa Provincia è quello che più di ogni altra cosa può salvarci dallo spopolamento e renderci attraenti per visitatori e residenti”. Il sindaco di Aidone, Annamaria Raccuglia, sottolinea l’alto valore della manifestazione che per la prima in vent’anni con una storica delibera comunale è stata istituzionalizzata e inserita tra gli eventi di preminente interesse culturale, beneficiando del patrocinio e del sostegno economico dell’amministrazione. Il soprintendente ai Beni culturali e ambientali di Enna, Angelo Di Franco, ricorda poi un’importante novità per il patrimonio museale aidonese: “I cinque pezzi di argenteria che fanno parte del tesoro di Eupòlemo di Morgantina già destinati al mercato nero e recuperati in extremis, attualmente in restauro a Roma, arriveranno presto al Museo di Aidone andandosi a unire ai sedici pezzi argentei già qui custoditi. Auspico un dialogo fattivo tra istituzioni locali, Parco e assessorato regionale ai Beni culturali per garantire la conservazione e la piena fruizione di Morgantina, che merita la giusta attenzione”. E il sindaco di Enna, Mirello Crisafulli, chiede di includere il capoluogo all’interno dell’Ente Parco archeologico di Morgantina e Villa Romana del Casale. Mentre l’assessore al Turismo del Comune di Enna, Marilisa Milano, pone l’accento sulla necessità di una strategia condivisa capace di trasformare la cultura in attrattore turistico, valorizzando un territorio ricco di tesori artistici e archeologici ma ancora ai margini dei grandi flussi di visitatori. Sulla stessa linea anche Michele Sabatino, assessore allo Sviluppo economico del Comune di Enna e presidente della Società Rocca di Cerere Unesco Global Geopark, che evidenzia come lo sviluppo economico passi anche attraverso iniziative culturali di qualità: “L’economia si attiva anche grazie iniziative artistiche di valore, come Morgantina Rivive che sosteniamo come partner – sottolinea – l’Unesco Global Geopark unisce ben diciannove comuni della nostra zona promuovendo in maniera integrata il patrimonio geologico, archeologico, storico e naturalistico del territorio, favorendo un modello di sviluppo sostenibile fondato sul turismo culturale, sull’educazione ambientale, sulla ricerca scientifica e sulla valorizzazione delle identità locali”.

Ampio spazio il 7 agosto 2026 è riservato anche all’artigianato artistico. Angelo Scalzo, presidente nazionale Cna – Lavorazioni artistiche in legno, vetro e marmo, ha annunciato la partecipazione di maestri artigiani che realizzeranno in loco laboratori e dimostrazioni dal vivo. “Abbiamo accolto con entusiasmo l’invito a realizzare un percorso espositivo che guiderà il pubblico in un salto indietro nel tempo dell’antica Grecia – spiega – mostrando come venivano realizzati allora oggetti d’arte in ceramica, vetro, legno e oreficeria”. Infine il presidente regionale Cna, Filippo Scivoli, sottolinea come iniziative di questo tipo rappresentino un’opportunità concreta per rilanciare l’artigianato siciliano, mettendo in relazione cultura, creatività e sviluppo economico.

Paestum (Sa). Inaugurato dal ministro Giuli “Paestum fuori le mura”, il nuovo allestimento del museo Archeologico nazionale al termine del vasto programma di riqualificazione e rinnovamento dell’edificio e dell’esposizione permanente avviato nel 2019: oltre quarantamila anni di storia tornano a comporsi in un unico racconto, dalla preistoria a Poseidonia, dal Grand Tour agli scavi recenti

Il ministro della Cultura Alessandro Giuli e il direttore dei parchi archeologici Paestum e Velia Tiziana D’Angelo davanti alla Tomba del Tuffatore di Paestum (foto pa-paeve)

Oltre quarantamila anni di storia tornano a comporsi in un unico racconto: dalle prime testimonianze della presenza umana alla città greca di Poseidonia, dalle trasformazioni di età lucana e romana alla riscoperta di Paestum durante il Grand Tour, fino alle più recenti attività di ricerca archeologica. Dal 4 agosto 2026 il museo Archeologico nazionale di Paestum si presenta al pubblico nel suo allestimento completo, al termine del vasto programma di riqualificazione e rinnovamento dell’edificio e dell’esposizione permanente avviato nel 2019 dai parchi archeologici di Paestum e Velia.

Inaugurazione nuovo allestimento del museo Archeologico nazionale di Paestum: da sinistra, Luca Mercuri, Gaetano Paolino, Alessandro Giuli, Tiziana D’Angelo (foto pa-paeve)

A inaugurare “Paestum fuori le mura” è stato – lunedì 3 agosto 2026 – il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, insieme al direttore dei parchi archeologici di Paestum e Velia, Tiziana D’Angelo; presenti anche Luca Mercuri, dirigente delegato della direzione generale Musei, e Gaetano Paolino, sindaco di Capaccio Paestum. “Il museo Archeologico nazionale di Paestum rappresenta da anni un punto di riferimento per il territorio”, dichiara il ministro della Cultura, Alessandro Giuli. “Il nuovo allestimento lo rende ancora più bello e ne amplia le possibilità di fruizione. Cura e accessibilità sono le parole chiave di questa giornata: un museo realizza pienamente la propria funzione quando favorisce la partecipazione e consente a ciascuno di sentirsi parte attiva della comunità. Professionalità, passione e tecnologie avanzate permettono di avvicinare pubblici sempre più numerosi. È così che il museo diventa un presidio fondamentale, capace di tenere viva una rete di relazioni e di rafforzare il senso di appartenenza. La cultura è anche presenza e prossimità ai cittadini”.

Allestimento della sezione romana del museo Archeologico nazionale di Paestum (foto pa-paeve)
La Tomba degli Atleti nella sezione “Oltre il museo” nei depositi del museo Archeologico nazionale di Paestum (foto pa-paeve)

L’inaugurazione segna il punto di arrivo di un percorso sviluppato per fasi. Nel 2023 sono state riaperte la sezione dedicata alla Preistoria e alla Protostoria del territorio, le sale sui Santuari e sullo spazio pubblico della città greco-lucana e la nuova sezione “Oltre il museo”. Nel 2024 è stata inaugurata la sezione “Paestum: dalla città romana a oggi”. Con l’inaugurazione della sezione “Nuovi scavi e ricerche” e la riapertura delle sale dedicate alle necropoli, al territorio e alle tombe dipinte della città greco-lucana, il disegno espositivo del Museo giunge a compimento. Il titolo “Paestum fuori le mura” racchiude il cuore del nuovo racconto espositivo: lo sguardo si sposta oltre la cinta muraria dell’antica città, verso un paesaggio popolato in età greco-lucana da necropoli, santuari suburbani e rurali, nuclei abitativi e produttivi. Uno spazio tutt’altro che marginale, nel quale la città costruiva il proprio rapporto con il territorio, con il sacro e con la memoria dei defunti. Non si tratta, dunque, dell’apertura di un singolo nucleo espositivo, ma del momento conclusivo di un progetto pluriennale che restituisce il Museo nella sua interezza. Reperti, contesti archeologici, apparati didattici e strumenti multimediali costruiscono oggi una narrazione organica, capace di mettere in relazione la storia della città con quella delle comunità e del paesaggio che la circondavano. “Il nuovo allestimento del museo Archeologico nazionale di Paestum rappresenta un risultato di grande rilievo per la valorizzazione del patrimonio: porta a conclusione un progetto pluriennale che restituisce al Museo la piena unità del suo percorso e ne rafforza il ruolo nel panorama nazionale e non solo”, afferma Alfonsina Russo, capo del dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio culturale. “Un risultato reso possibile anche dalla capacità di integrare risorse pubbliche e contributi privati, consolidando il legame con il territorio e ampliando la capacità del Museo di raggiungere nuovi pubblici”.

Collezione delle tombe dipinte del museo di Paestum: lastre funerarie di periodo greco-lucano (V-III sec. a.C.) (foto pa-paeve)

Il ritorno delle tombe dipinte. Tra i protagonisti della nuova esposizione c’è la straordinaria collezione delle tombe dipinte, uno dei nuclei più importanti e identitari del patrimonio archeologico di Paestum. Le lastre funerarie di periodo greco-lucano, databili tra il V e i primi decenni del III secolo a.C., tornano pienamente fruibili insieme ai rispettivi corredi, all’interno di un allestimento completamente rinnovato. Scene di ritorno del guerriero, combattimenti, gare, cortei e momenti di commiato raccontano i valori, le credenze e i ruoli sociali delle comunità lucane. Il nuovo percorso restituisce le pitture al loro contesto originario, ricostruendo le forme delle sepolture, i rituali funerari e le circostanze del rinvenimento. Le lastre non sono presentate soltanto come testimonianze di straordinario valore artistico, ma come parti di contesti funerari unitari. Il dialogo con i corredi consente di avvicinarsi alle storie delle persone per le quali quelle immagini furono realizzate e di comprendere il significato che la morte, la memoria e la rappresentazione dell’identità assumevano nella società lucana.

Il ministro Giuli con il direttore Tiziana D’Angelo tra le nuove sezioni del museo Archeologico nazionale di Paestum (foto pa-paeve)

Alle tombe dipinte già presenti nel precedente allestimento, si aggiungono lastre che entrano ora per la prima volta prima volta nell’esposizione permanente del Museo. Spiccano, tra queste, le pareti dipinte della tomba a camera 113 della necropoli di Spinazzo, pregevoli per qualità di esecuzione del programma decorativo, sottoposte a un delicato intervento di restauro cofinanziato dal ministero della Cultura e dalla donazione privata della società Eutecne Srl. nell’ambito del programma nazionale Art bonus. Accanto alla collezione delle tombe dipinte, le sale dedicate alle necropoli e al territorio ricostruiscono l’organizzazione dello spazio esterno alla città in età greca e lucana. Reperti noti e materiali finora non esposti restituiscono i rapporti tra il centro urbano, i luoghi di culto, gli insediamenti, le attività produttive e le aree funerarie disseminate nella chora dell’antica Poseidonia.

Paestum fuori le mura” segna il completamento del progetto di rinnovamento del museo Archeologico nazionale di Paestum ed è un traguardo di grande significato”, dichiara il direttore dei parchi archeologici di Paestum e Velia, Tiziana D’Angelo. “È il risultato di un lavoro di squadra che oggi, alla presenza del Ministro della Cultura Alessandro Giuli, restituiamo alla comunità e ai visitatori. Il nuovo allestimento racconta ciò che accadeva oltre le mura della città antica e il legame tra Poseidonia e il suo territorio, attraverso reperti provenienti da scavi ancora in corso, materiali finora conservati nei depositi e restauri realizzati anche grazie al sostegno dei nostri mecenati. Un museo non è soltanto un luogo di conservazione, ma uno spazio in cui il patrimonio viene interpretato, condiviso e reso accessibile. Il nuovo percorso tattile, esteso all’intero Museo, testimonia questo impegno e si inserisce in un più ampio progetto dedicato all’accessibilità fisica, sensoriale e cognitiva. Con questo intervento il Museo di Paestum si conferma uno spazio aperto, di conoscenza e partecipazione. È un risultato che condividiamo con tutte le professionalità che hanno contribuito alla sua realizzazione a cui desidero esprimere un sentito ringraziamento e con tutta la comunità, alla quale oggi restituiamo un luogo fondamentale della propria identità e della propria cultura”.

Il manifesto che annunciava l’apertura del museo nazionale nel 1952 (foto pa-paeve)

Un Museo che racconta oltre quarantamila anni di storia. Fondato nel 1952 nel cuore dell’antica Poseidonia-Paestum, il museo conserva una delle più importanti collezioni archeologiche del Mediterraneo, formatasi attraverso oltre un secolo di scavi, studi e ricerche. L’edificio, progettato negli anni Trenta del Novecento secondo i principi dell’architettura razionalista, nacque per accogliere l’eccezionale ciclo di metope scolpite in arenaria, datate tra il 570 e il 560 a.C. e rinvenute nel santuario di Hera sul fiume Sele. Alle metope si sono aggiunte nel tempo testimonianze di valore eccezionale, prima fra tutte la celebre Tomba del Tuffatore, risalente al 480-470 a.C., unica tomba dipinta con scene figurate finora conosciuta nel mondo greco per questo periodo.

Veduta da drone del tempietto greco lungo le mura di Paestum con il team di archeologi che segue le ricerche: al centro la direttrice Tiziana D’Angelo (foto pa-paeve)

Il percorso museale, che dalla preistoria si spinge fino all’età moderna, comprende due sezioni concepite ex novo: “Oltre il museo”, inaugurata nel 2023 e dedicata ai depositi visitabili; e “Nuovi scavi e ricerche”, uno spazio dinamico nel quale presentare le attività condotte dai Parchi nell’ambito della ricerca, della tutela, della conservazione, della didattica e della valorizzazione. Quest’ultima sezione, aperta oggi per la prima volta, porta il pubblico “dietro le quinte” del Museo, rendendo visibile il lavoro svolto quotidianamente dal personale dei Parchi e l’impegno che accompagna ogni scoperta, dallo scavo allo studio, dalla conservazione alla restituzione pubblica. Le vetrine accolgono allestimenti temporanei dedicati anche alle collaborazioni con università, istituti di ricerca italiani e internazionali, scuole del territorio, enti e associazioni impegnati nel settore culturale. “Con il completamento del nuovo allestimento, il museo Archeologico Nazionale di Paestum offre al pubblico un racconto unitario e accessibile della città antica, del suo territorio e delle comunità che lo hanno abitato, valorizzando la straordinaria ricchezza delle sue collezioni”, afferma Luca Mercuri, dirigente delegato della direzione generale Musei. “È un progetto che unisce qualità scientifica e attenzione a tutti i pubblici, rafforza il ruolo di Paestum nel sistema museale nazionale e interpreta pienamente la funzione del museo contemporaneo: un luogo aperto, nel quale conservazione, ricerca e partecipazione concorrono a rendere il patrimonio sempre più comprensibile e condiviso”.

Nuovo allestimento del museo Archeologico nazionale di Paestum (foto pa-paeve)

Un percorso accessibile e aperto alla comunità. Il rinnovamento del Museo non riguarda soltanto ciò che viene esposto, ma anche il modo in cui il patrimonio viene raccontato e condiviso. Apparati didattici, contenuti multimediali, supporti tattili e percorsi in Lingua dei Segni offrono diversi livelli di lettura e favoriscono l’accessibilità fisica, cognitiva e sensoriale. Gli interventi sono stati sostenuti dai programmi PON “Cultura e Sviluppo” FESR 2014-2020, dal Piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche e da progetti finanziati dal PNRR, dedicati al miglioramento dell’accessibilità fisica e cognitiva, alla digitalizzazione del patrimonio documentale e all’efficientamento energetico. Con i lavori del PNRR “Miglioramento dell’accessibilità fisica e cognitiva del patrimonio archeologico e documentale storico e corrente del Parco Archeologico di Paestum e Velia” è stato integrato e completato, anche grazie alla collaborazione con il Museo Statale Tattile “Omero” di Ancona, il percorso tattile che accompagna il visitatore in tutte le sale, con 25 nuove riproduzioni in stampa 3D e con la realizzazione di supporti su misura e didascalie in italiano, inglese e Braille bilingue, che ripercorrono la storia di Poseidonia-Paestum. Sia le riproduzioni sia i relativi supporti sono stati progettati secondo i principi dell’universal design, in coerenza con i reperti originali. I supporti, corredati da didascalie, sono concepiti per essere movimentati insieme ai modelli che ospitano, così da consentire al percorso tattile del Museo di essere riproposto anche in mostre temporanee e in diversi allestimenti. In questo modo, l’intero progetto mantiene la propria unitarietà e identità anche in contesti espositivi differenti, valorizzando il patrimonio archeologico di Paestum. Nella strategia di accessibilità del Museo il nuovo percorso tattile coopera con il progetto “E.LIS.A. per Paestum”, precedentemente realizzato nelle sale espositive, promosso dalla Regione Campania in collaborazione con l’ENS – Ente Nazionale Sordi e coordinato dalla Fondazione IFEL Campania con fondi della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le politiche in favore delle persone con disabilità. Il progetto ha previsto la disseminazione di contenuti multimediali in Lingua dei Segni Italiana (LIS) e in International Sign Language (IS), pensati per rendere la visita sempre più inclusiva e per dare ai visitatori sordi la possibilità di esplorare il patrimonio culturale in modo completo e accessibile.

L’opera di Carlo Alfano nel giardino del museo Archeologico nazionale di Paestum: la prima installazione di arte contemporanea in un museo archeologico in Italia (foto pa-paeve)

“Paestum fuori le mura” è stato costruito assieme alla comunità. Nel cortile del Museo è stata ripristinata la piena funzionalità dell’installazione artistica realizzata da Carlo Alfano nel 1972, anche grazie al sostegno della famiglia Palmieri dell’azienda Vannulo, nell’ambito del loro impegno a favore della valorizzazione del patrimonio culturale. L’opera, concepita come conclusione del ciclo “Tempi prospettici” in seguito alla straordinaria scoperta della Tomba del Tuffatore avvenuta nel 1968, costituisce il primo esempio opera d’arte contemporanea installata in un museo archeologico, contestualizzando così il tema del dialogo tra antico e contemporaneo. Grazie al recente restauro, l’opera di Alfano torna a confrontarsi, grazie al complesso gioco di riflessioni e rifrazioni reso possibile dai suoi dispositivi ottici, con la celebre scena dipinta sulla lastra di copertura della sepoltura, esposta nella sala antistante.

Un libro al giorno. “Archeologia della performance musicale e della danza in Magna Grecia e nella Sicilia greca. Rituali, spazi e contesti” di Angela Bellia che analizza come le attività musicali e coreutiche abbiano plasmato l’identità sociale e religiosa in Magna Grecia e nella Sicilia greca

Copertina del libro “Archeologia della performance musicale e della danza in Magna Grecia e nella Sicilia greca. Rituali, spazi e contesti” di Angela Bellia

È uscito per i tipi degli Istituti editoriali e poligrafici internazionali il libro “Archeologia della performance musicale e della danza in Magna Grecia e nella Sicilia greca. Rituali, spazi e contesti” di Angela Bellia. Il libro esplora la pervasività della “song culture” nell’Occidente greco, analizzando come le attività musicali e coreutiche abbiano plasmato l’identità sociale e religiosa in Magna Grecia e nella Sicilia greca. Muovendo dal concetto di archeologia della performance, l’opera indaga l’inscindibile legame tra l’azione rituale e l’evidenza materiale, superando l’approccio puramente iconografico per restituire la dimensione multisensoriale e vissuta del rito. Attraverso l’analisi di strumenti musicali, coroplastica, pitture funerarie e architetture sacre, i contributi raccolti mirano a ricostruire i “sacred soundscapes” e i dancescapes dell’antichità, laddove il suono e il movimento non erano semplici ornamenti, ma elementi co-creatori dello spazio e dell’esperienza sacra e funeraria. Il lavoro affronta la sfida metodologica della “duplice immaterialità” di musica e danza, posizionando la cultura materiale come nucleo dell’indagine per accedere a significati antropologici profondi: dalla costruzione delle identità collettive ai riti di passaggio, fino alle ideologie escatologiche materializzate nei corredi e negli spazi del sepolcro. In questa prospettiva, il libro non solo offre una sintesi aggiornata sui reperti e sui contesti dell’Occidente greco, ma apre a nuove frontiere di ricerca interdisciplinare, integrando l’archeologia dei sensi con l’archeo-acustica e le tecnologie digitali per il recupero del patrimonio sonoro e performativo del passato.

Sibari (Cs). Al parco archeologico per la sezione Jazz di #Sibarinprogress Enrico Rava con “The Fearless Five”: l’esperienza di uno dei protagonisti del jazz italiano incontra l’energia di una nuova generazione di musicisti

Al parco archeologico di Sibari (Cs) appuntamento Jazz di #Sibarinprogress: giovedì 6 agosto 2026, alle 22, concerto di Enrico Rava: l’esperienza di uno dei protagonisti del jazz italiano incontra l’energia di una nuova generazione di musicisti. Enrico Rava arriva a Sibari con “The Fearless Five”, il progetto che lo vede alla guida di una formazione giovane, creativa e aperta alla sperimentazione. Alla tromba di Rava si affiancano Matteo Paggi al trombone, Francesco Diodati alla chitarra, Francesco Ponticelli al basso ed Evita Polidoro alla batteria. Il quintetto sviluppa una musica libera e dinamica, capace di alternare scrittura, lirismo e improvvisazione senza rinunciare alla chiarezza del racconto musicale. Un confronto tra generazioni che rinnova una delle formazioni centrali nel percorso artistico di Enrico Rava. L’ingresso all’evento è compreso nel costo del biglietto per il Parco e gratuito per i possessori della PACS community card. Accesso consentito fino ad esaurimento posti.

Vetulonia (Gr). In piazza Vetluna la conferenza “Gli dei dietro le ante: la ceramica figurata della Magna Grecia nella Collezione Bilotti” con Florence Le Bars-Tosi (université de Lille) apre gli appuntamenti di “Archeologia sotto le stelle”

Per “Archeologia sotto le Stelle 2026”, tornano ad agosto gli appuntamenti serali dedicati all’archeologia, sotto le stelle di piazza Vetluna a Vetulonia (Castiglione della Pescaia, Gr): un viaggio tra miti, dèi, ceramiche figurate e racconti che attraversano il mondo greco ed etrusco, ispirati alla mostra “Un Mecenate e i suoi tesori. La Collezione archeologica di Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona in Roma”. Si inizia mercoledì 5 agosto 2026, alle 21, con la conferenza di Florence Le Bars-Tosi (université de Lille) su “Gli dei dietro le ante: la ceramica figurata della Magna Grecia nella Collezione Bilotti”. Ingresso libero e gratuito. Info: 0564927245; museo.vetulonia@comune.castiglionedellapescaia.gr.it. L’appuntamento successivo sarà l’11 agosto 2026, sempre alle 21, con la conferenza di Giuseppina Carlotta Cianferoni, già direttrice della sezione Etrusca del museo Archeologico nazionale di Firenze, su “Miti e storie dalla Grecia all’Etruria”.

Monasterace (RC). Agosto alla scoperta dell’Antica Kaulonia: visite guidate al museo e parco archeologico. Ecco il calendario

Agosto alla scoperta dell’Antica Kaulonia. Nel mese di agosto 2026 il museo e parco archeologico dell’Antica Kaulonia propone alle 18 un ricco calendario di visite guidate con gli archeologi, per conoscere da vicino la storia della colonia greca, i reperti custoditi nel Museo e le testimonianze archeologiche ancora visibili nel Parco. Un’occasione per passeggiare tra le tracce dell’antica città, approfondire la conoscenza dei suoi monumenti e lasciarsi affascinare dai celebri mosaici e dai ritrovamenti emersi lungo la costa di Monasterace. Le visite sono programmate il 5 agosto a cura di Maria Teresa Iannelli; 9 agosto a cura di Bernarda Minniti; 12 agosto a cura di Bernarda Minniti; 15 agosto a cura di Maria Teresa Iannelli; 20 agosto a cura di Lorenzo Chiricò; 21 agosto a cura di Maria Teresa Iannelli; 26 agosto a cura di Maria Teresa Iannelli; 27 agosto a cura di Maria Viscomi; 28 agosto a cura di Giuseppe Hyeraci. Inizio visite alle 18. Punto di ritrovo: ingresso del museo dell’Antica Kaulonia. La visita guidata è gratuita ed è inclusa nel costo del biglietto d’ingresso. Informazioni e prenotazioni: 0964 735154, e-mail: drm-cal.kaulon@cultura.gov.it.

Paestum (Sa). Al parco archeologico “L’alba degli Dei”: apertura straordinaria nelle prime ore del mattino con performance e prima colazione tra i templi

Ci sono momenti in cui la storia si risveglia insieme alla luce del giorno. Il 5 agosto 2026 al parco archeologico di Paestum (Sa) “L’Alba degli Dei”, un’esperienza unica che permette di scoprire il Santuario Meridionale di Paestum nelle prime ore del mattino (dalle 5 alle 8, chiusura biglietteria alle 7.15) e assistere al sorgere del sole tra le colonne del Tempio di Nettuno. Una performance originale tra teatro, danza e narrazione accompagnerà il pubblico in un viaggio tra mito e fondazione della città antica, fino al momento più atteso: la luce dell’alba che accende lentamente uno dei simboli più straordinari della Magna Grecia. L’esperienza è arricchita da una suggestiva performance artistica tra i templi e si conclude con una colazione da gustare in un contesto unico e senza tempo. La partecipazione all’evento “L’Alba degli Dei” non prevede alcuna prenotazione.

Reggio Calabria. Con il concerto all’alba sulla scogliera di Capo Bruzzano al via il progetto “I Bronzi di Riace. La Calabria del Mito” dove i Bronzi di Riace sono al centro di un network culturale diffuso tra arte, musica e archeologia promosso dalla Regione Calabria. Ecco il ricco programma che culminerà il 16 agosto 2026, nel 54mo anniversario del ritrovamento dei due capolavori assoluti della scultura greca

Il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria riscrive il mito: i Bronzi di Riace al centro di un network culturale diffuso tra arte, musica e archeologia promosso dalla Regione Calabria. Non più solo un museo, ma un’intera regione che racconta il proprio patrimonio artistico-culturale attraverso i Bronzi di Riace. Da martedì 4 agosto 2026 la Calabria celebra il “Mese dei Bronzi di Riace” attraverso una serie di eventi diffusi su tutto il territorio regionale che culmineranno domenica 16 agosto 2026, nel cinquantaquattresimo anniversario del ritrovamento dei due capolavori assoluti della scultura greca. Promosso dalla Regione Calabria ai sensi della L.R. n. 19/2023, il progetto denominato “I Bronzi di Riace. La Calabria del Mito” segna un cambio di passo nella valorizzazione del patrimonio culturale calabrese. L’obiettivo è chiaro: trasformare i due celebri guerrieri da simbolo cittadino a motore culturale e turistico per l’intera regione, costruendo un racconto contemporaneo della Magna Grecia attraverso linguaggi artistici innovativi.

Fabrizio Sudano, direttore del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (foto marrc)

“Vogliamo costruire un’offerta integrata che, partendo dall’eccezionale valore universale dei Bronzi di Riace, accompagni i visitatori alla scoperta dei borghi, dei siti archeologici, dei musei, delle tradizioni e delle eccellenze della nostra regione, attraverso la musica, la storia, l’arte”, afferma l’assessore regionale al Turismo, Giovanni Calabrese. “Investire sui Bronzi significa investire sull’immagine della Calabria, rafforzando la destagionalizzazione dei flussi turistici e creando nuove opportunità di crescita per le comunità locali. È una sfida – prosegue Calabrese – che affrontiamo con una programmazione condivisa, nel rispetto dei principi di concertazione e sussidiarietà previsti dalla normativa regionale, valorizzando le risorse disponibili e mettendo al centro cultura, turismo e sviluppo sostenibile”. “I Bronzi di Riace rappresentano molto più di un capolavoro archeologico: sono il simbolo dell’identità culturale della Calabria e della sua straordinaria capacità di custodire e tramandare la propria storia”, dichiara il direttore del MArRC, Fabrizio Sudano. “Grazie al programma regionale per la celebrazione del “Mese dei Bronzi di Riace”, il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria promuove un progetto che, attraverso eventi performativi e concertistici diffusi sull’intero territorio calabrese, intende rafforzare il legame tra il patrimonio custodito nel Museo e le comunità che lo riconoscono come parte della propria memoria e del proprio futuro. Quest’iniziativa testimonia come i Bronzi continuino a essere una fonte di ispirazione, conoscenza e partecipazione capace di generare nuove occasioni di incontro tra cultura, arte e territorio”.

Il primo appuntamento è in programma martedì 4 agosto 2026 a Bianco (RC), sulla scogliera di Capo Bruzzano. L’evento avrà inizio alle 5.30 e proseguirà, alle prime luci dell’alba, con il concerto della pianista e cantante cubana Jany McPherson, al piano e voce: un formato acustico a posti limitati, ecosostenibile e rispettoso dei siti di nidificazione della tartaruga Caretta caretta.

Palazzo Piacentini, sede del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (foto marrc)

Il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria si conferma il fulcro scientifico e simbolico dell’intera manifestazione, diventando il punto di partenza di una rete capillare di eventi. Spettacoli performativi, concerti e installazioni artistiche animeranno infatti i principali poli culturali, i parchi archeologici e i luoghi simbolici di tutte e cinque le province calabresi. Si tratta di un percorso itinerante e integrato che mira a incrementare l’attrattività turistica della regione Calabria, diffondere la conoscenza dell’identità della Magna Grecia, creare un sistema culturale diffuso che generi indotto economico e sociale. Interamente finanziato dalla Regione Calabria nell’ambito dell’attività di promozione “Calabria Straordinaria”, il programma della prima edizione del “Mese dei Bronzi di Riace” con “Un patrimonio che vive, un territorio che racconta” parte dall’idea di un modello unitario e policentrico che troverà la sua massima espressione nell’evento del 7 agosto, durante il quale cinque luoghi della cultura calabrese si illumineranno in contemporanea.

Venerdì 7 agosto 2026, alle 21, infatti cinque luoghi della cultura calabrese, ciascuno dedicato ai Bronzi di Riace e alle figure del mito, si illumineranno in contemporanea con un programma che prevede una visita guidata gratuita, musica dal vivo e una lettura scenica. Un format pensato per raccontare l’unità culturale della regione. A Reggio Calabria (MArRC) la Senocrito Festival Orchestra eseguirà Le Quattro Stagioni di Vivaldi, solista al violino Miriam Campobasso, con la voce recitante di Letizia Trunfio. A Cosenza (galleria nazionale di Palazzo Arnone) la violoncellista Martina Biondi proporrà Solo, voce recitante Marco Silani. A Catanzaro (parco archeologico di Scolacium), l’Orchestra da camera La Nuova Verdi si esibirà con il soprano e voce recitante Angela Stella Cimbalo, diretti da Andrea Francesco Calabrese. A Vibo Valentia (Castello normanno-svevo) sarà di scena la Philharmonia Leonardo Vinci, diretta da Gianfranco Russo e Francesco Fortunato, voce recitante Giuliana Pelaggi, mentre a Crotone (fortezza di Le Castella) si terrà il concerto del Quintetto Kotron, per fiati e pianoforte, con le voci recitanti di Erika Paone e Paola Iazzolino. Un viaggio corale tra musica e narrazione per raccontare, in cinque luoghi simbolo della Calabria, la storia più affascinante e ancora avvolta nel mistero dell’archeologia italiana.

Sabato 8 agosto 2026 il Polo Museale di Soriano Calabro ospiterà Alle Origini del Mito, con la rappresentazione teatrale della Medea di Euripide, ispirata ai miti, ai personaggi e alla cultura della Magna Grecia, per la regia di Carlo Emilio Lerici.

Lunedì 10 agosto 2026 tra il museo e il parco archeologico nazionale di Locri Epizefiri si snoderà Tra Uomini e Dei, un percorso narrativo in cinque tappe, di circa 20 minuti ciascuna, guidato da quattro figure mitiche: Nosside, Persefone, Zaleuco, Senocrito. Un viaggio che intreccia archeologia, musica, performance e degustazioni di prodotti del territorio, accompagnando il visitatore dal mondo degli uomini a quello degli dèi. Chiusura con il concerto del cantautore e pianista Raphael Gualazzi.

A Riace, mercoledì 12 agosto 2026 in piazza Bronzi di Riace andrà in scena Tra arte e mito, un appuntamento che valorizza una delle aree  più affascinanti della costa ionica calabrese, nota in tutto il mondo per il ritrovamento dei celebri Bronzi. Un’occasione per riscoprire Riace attraverso linguaggi culturali diversi, in un’atmosfera capace di coniugare storia, identità e creatività contemporanea.

Il momento più suggestivo della rassegna arriverà il 16 agosto 2026, giorno del 54° anniversario del ritrovamento dei Bronzi, avvenuto sulla costa jonica reggina proprio il 16 agosto del 1972. In piazza De Nava a Reggio Calabria, davanti al museo Archeologico nazionale, il Premio Oscar Nicola Piovani porterà in scena Note a margine, con la facciata di Palazzo Piacentini che si trasformerà in uno spazio scenico, grazie a un sapiente gioco di luci e la proiezione delle immagini di Milo Manara. Accompagnato da Marina Cesari (sax e clarinetto), Marco Loddo (contrabbasso) e Vittorino Naso (percussioni), il compositore e pianista romano intesserà un racconto musicale in cui si intrecciano parola e musica.

Paestum (Sa). Dal 4 agosto il museo Archeologico nazionale si presenta al pubblico nel suo allestimento completo. Per l’occasione il direttore Tiziana D’Angelo accompagnerà la cittadinanza alla scoperta del nuovo percorso museale

Dal 4 agosto 2026, il museo Archeologico nazionale di Paestum (Sa) si presenta al pubblico nel suo allestimento completo. Con l’apertura delle nuove sale dedicate alle necropoli, al territorio, alle tombe dipinte e alla sezione dedicata ai nuovi scavi e ricerche in corso, si conclude un importante progetto di rinnovamento che restituisce ai visitatori un racconto unitario di oltre 40.000 anni di storia, dalla preistoria fino alle più recenti scoperte archeologiche. Per celebrare questo importante traguardo, il direttore dei Parchi, Tiziana D’Angelo, sarà lieta di accogliere la cittadinanza e accompagnarla alla scoperta del nuovo percorso museale, condividendo un momento speciale con la comunità e con tutti coloro che desiderano conoscere il volto rinnovato del Museo.

Un libro al giorno. “La strumentalizzazione del passato nella costruzione di narrazioni nazionalistiche” di Gioia Faggi sul complesso rapporto che lega l’archeologia al nazionalismo

Copertina del libro “La strumentalizzazione del passato nella costruzione di narrazioni nazionalistiche” di Gioia Faggi

È uscito per i tipi di All’insegna del Giglio il libro “La strumentalizzazione del passato nella costruzione di narrazioni nazionalistiche” di Gioia Faggi. Il libro esamina il complesso rapporto che lega l’archeologia al nazionalismo, trattando nello specifico il modo in cui i dati archeologici, opportunamente selezionati e manipolati, rappresentino un valido strumento nella costruzione e nella legittimazione di narrazioni nazionalistiche. Lo studio approfondisce la dimensione socio-politica connaturata alla disciplina archeologica, mostrando come il passato venga socialmente costruito, nella piena adesione a una prospettiva di matrice socio-costruttivista. Dopo aver presentato il fenomeno del nazionalismo e la sua multiforme evoluzione storica, si discutono i tratti propri di un’archeologia definibile nazionalista, entrando così nel pieno del tema della ricerca: l’uso politico del passato nei contesti nazionalisti. Si analizza lo stretto intreccio tra i concetti di passato, identità, memoria e potere, evidenziando il modo in cui il passato e la memoria svolgano un ruolo di primo piano nei processi di costruzione identitaria e in quelli di legittimazione del potere. Le riflessioni proposte sono corredate dall’analisi di tre casi studio pertinenti all’area balcanica, funzionali a illustrare il modo in cui i nazionalismi si servano dei dati archeologici per sostenere rivendicazioni politiche e territoriali. La conclusione dell’elaborato sottolinea l’importanza rivestita dalla riflessione teoretica nella maturazione di un approccio critico e riflessivo allo studio del passato. La riflessione teoretica promuove il riconoscimento delle istanze socio-politiche che permeano le ricerche di molti studiosi, favorendo l’assunzione di responsabilità etiche e professionali nei confronti della conoscenza prodotta, e del modo in cui tale conoscenza viene fruita dalla comunità.