Velia (Sa). Al parco archeologico “Velia e gli affioramenti argillosi. Storie di terre crude e cotte”, il primo appuntamento con il nuovo ciclo dei laboratori di ceramica “Kéramos”
Anche per il 2026 tornano ai parchi archeologici di Paestum e Velia i laboratori di ceramica “Kéramos”, organizzati dai Parchi in collaborazione con l’associazione Pandora Artiste Ceramiste: un appuntamento atteso che rinnova l’incontro tra creatività, tradizione e archeologia. Il primo appuntamento, “Velia e gli affioramenti argillosi. Storie di terre crude e cotte”, domenica 22 marzo 2026, alle 11, nell’area archeologica di Velia. In continuità con l’escursione “Alla ricerca della creta”, del 21 marzo 2026, nel territorio collinare di Terradura nel Comune di Ascea, le artiste ceramiste, nel laboratorio di domenica, guideranno i partecipanti alla scoperta del mattone di Velia, permettendo di conoscerne, attraverso la sperimentazione tattile e manuale, le peculiarità e le caratteristiche che lo rendono un unicum nella tecnologia costruttiva antica. Durante il laboratorio, i partecipanti avranno l’opportunità di modellare e decorare mattoni ispirati agli originali, approfondendo le loro funzioni e il valore nella cultura edilizia, e di conoscere i bolli tipici dei “mattoni velini”. L’iniziativa rappresenta un’opportunità unica per avvicinarsi alle antiche tecniche della ceramica e al patrimonio archeologico dei Parchi, valorizzando la tradizione artigianale e la conoscenza storica attraverso un’esperienza diretta e partecipativa. Posti limitati (max 25 partecipanti). L’iniziativa è compresa nel biglietto d’ingresso ai parchi e nell’abbonamento Paestum&Velia. Prenotazione obbligatoria compilando il form al seguente link: https://parchipaestumvelia.cultura.gov.it/velia-e-gli-affioramenti-argillosi-storie-di-terre-crude-e-cotte/.
Potenza. Al museo Archeologico nazionale “Dinu Adamesteanu” l’incontro “Il mondo femminile nei culti lucani. Il Santuario di Caporre a Ferrandina” con Grazia Creanza dell’università della Basilicata
Cosa ci raccontano le antiche divinità e i riti che animavano il Santuario di Caporre a Ferrandina? Lo scopriremo venerdì 20 marzo 2026, alle 17.30, al museo Archeologico nazionale “Dinu Adamesteanu” di Potenza, nell’incontro “Il mondo femminile nei culti lucani. Il Santuario di Caporre a Ferrandina” con Grazia Creanza dell’università della Basilicata, presentato da Sabrina Mutino, per il ciclo “Sulle tracce del sacrp. Il mondo femminile nell’antica Lucania”. Creanza propone un viaggio nel tempo per scoprire la centralità della donna e del sacro nei culti lucani, tra archeologia e mito. Ingresso libero.
Ragusa. Al Centro Studi “Feliciano Rossitto” presentazione del libro “Sicilia Archeologica vista dal cielo. Dalla preistoria all’età romana” di Sebastiano Tusa e Valeria Li Vigni (L’Erma di Bretschneider)
Venerdì 20 marzo 2026, alle 18, al Centro Studi “Feliciano Rossitto” in via Majorana 5 a Ragusa, in ricordo di Sebastiano Tusa a sette anni dalla scomparsa, presentazione del libro “Sicilia Archeologica vista dal cielo. Dalla preistoria all’età romana” di Sebastiano Tusa e Valeria Li Vigni a cura della Fondazione Sebastiano Tusa. Fotografie di Luigi Nifosì. Un viaggio affascinante nella storia della Sicilia, raccontata dall’alto: paesaggi, siti archeologici e tracce del passato che prendono forma in una narrazione visiva potente e immersiva. Dopo i saluti di M. Buggea, A. Catrinoiu, A. Lo Cascio, S. Distefano, E. Piazzese; introduce Giorgio Chessari, presidente del Centro Studi “Feliciano Rossitto”; interviene Valeria Li Vigni; presenta il libro Giovanni Di Stefano.

Copertina del libro “Sicilia Archeologica vista dal cielo. Dalla preistoria all’età romana” di Sebastiano Tusa e Valeria Li Vigni a cura della Fondazione Sebastiano Tusa
Sicilia archeologica vista dal cielo (L’Erma di Bretschneider). Questa guida ci invita a scoprire La Sicilia archeologica vista dal cielo, così come l’ha immaginata Sebastiano Tusa, che aveva ideato il progetto di una narrazione della storia della Sicilia attraverso le immagini aeree, un’idea lungimirante finalizzata alla divulgazione del Patrimonio culturale della Sicilia. La Guida Vuole essere un itinerario che porta il lettore alla scoperta dei siti più noti, ma soprattutto di quelli poco conosciuti, nell’ottica di ampliare sempre più le tessere del mosaico che compongono il grande patrimonio culturale della nostra Sicilia dalla preistoria al periodo romano. Sicilia archeologica vista dal cielo è ricca di immagini aeree, che testimoniano attraverso la visione ‘dal cielo’ l’unicità del nostro territorio offrendoci una visione insolita e inedita. Vuole essere, soprattutto, un suggestivo libro da guardare, da leggere, ma anche da scoprire: nulla c’è di scontato né nel testo né nelle immagini, piuttosto conduce il lettore alla scoperta della Sicilia. Leggere le fasi storiche e le conquiste che si sono succedute, in un itinerario storico geografico ben ci spiega il naturale avvicendarsi di popoli e culture che l’hanno forgiata con caratteri peculiari, delineando una geografia etnopolitica e, una storia dell’ambiente e dei paesaggi creati dall’uomo che hanno dato vita all’attuale panorama dove ormai è difficile distinguere il lavoro della natura dalle trasformazioni umane. La Guida oggi vede la luce grazie al fondamentale sostegno del Presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana Gaetano Galvagno che ha creduto nel progetto della Fondazione Sebastiano Tusa.
Selinunte (Tp). Al parco archeologico Open day per raccontare le nuove scoperte sulla cinta fortificata settentrionale
Selinunte riapre una porta rimasta per secoli sotto terra: venerdì 20 marzo 2026 un Open Day per raccontare le nuove scoperte sulla cinta fortificata settentrionale. A un anno dall’eccezionale scoperta che riscritto i confini della città greca con lo scavo della porta Nord di accesso alla polis e l’individuazione delle mura della città arcaica prima della distruzione dei Cartaginesi (vedi Selinunte (Tp). Eccezionale scoperta che riscrive i confini della città greca e conferma le intuizioni dell’archeologo Mertens: torna alla luce la porta Nord di accesso alla polis, individuate anche le mura della città arcaica prima della distruzione dei Cartaginesi. L’obiettivo è rendere l’area accessibile al pubblico. Introdotti una nuova segnaletica e un logo ispirato alla foglia di selinon, simbolo dell’antica Selinunte | archeologiavocidalpassato), la ricerca archeologica a Selinunte (Castelvetrano, Tp) continua a restituire dati capaci di cambiare il racconto della città antica. Sulla collina di Galera-Bagliazzo è in corso una nuova campagna di scavo promossa dal parco archeologico di Selinunte, che sta riportando alla luce ulteriori tratti della cinta muraria settentrionale e della monumentale Porta Nord. Le indagini offrono nuovi elementi per comprendere il ruolo strategico di questo settore urbano e la sua relazione con le vicende dell’assedio cartaginese del 409 a.C.

I resti della porta monumentale scoperta nella zona Nord del parco di Selinunte (foto regione siciliana)
Per presentare al pubblico i primi risultati della campagna, il Parco organizza venerdì 20 marzo 2026, dalle 15 alle 17, un Open Day a ingresso gratuito nell’area di scavo. Sarà un momento di incontro diretto con il lavoro degli archeologi, con la possibilità di osservare il contesto, i reperti e le nuove letture che stanno emergendo da questa fase di ricerca. Lo scavo, avviato il 23 febbraio 2026, è condotto sotto la direzione scientifica del prof. Carlo Zoppi dell’università del Piemonte Orientale, con il coordinamento tecnico-scientifico di ArcheOfficina, guidata da Marco Correra. Alla campagna partecipano anche studenti dell’università di Palermo, impegnati nelle attività di scavo e documentazione, in una significativa esperienza di formazione sul campo sostenuta dal Rotary Club Castelvetrano. Per raggiungere l’area di scavo sarà disponibile il servizio di trasferimento ecologico dalle 14.45 alle 17.
Policoro (Mt). Al museo Archeologico nazionale della Siritide presentazione del libro “Gli altri. Le popolazioni non greche” di Fabrizio Mollo
Venerdì 20 marzo 2026, alle 17, al museo Archeologico nazionale della Siritide a Policoro (Mt) un pomeriggio dedicato agli Enotri con la presentazione del libro “Gli altri. Le popolazioni non greche” di Fabrizio Mollo. L’autore dialogherà con le archeologhe Annarita Doronzio e Ada Preite in un viaggio nella storia tra Greci e popolazioni indigene, modera Carmelo Colelli, direttore del museo della Siritide. Il libro affronta il complesso sistema di relazioni tra Greci e popolazioni indigene e italiche nella Calabria antica, mettendo al centro gli “Altri”: comunità spesso marginalizzate dalla narrazione storica tradizionale. Attraverso fonti letterarie, origini mitiche e documentazione archeologica, il volume ricostruisce un quadro articolato che va dalla colonizzazione greca alla crisi delle poleis, dalla fine di Sibari all’arrivo di Lucani e Brettii, fino alla guerra annibalica e all’affermazione di Roma. Ingresso gratuito.
Taranto. Al museo Archeologico nazionale la mostra “Forme senza tempo. Roberto Capucci dialoga con il MArTa” che intreccia moda, arte antica e rappresentazioni del mondo femminile
Dal 19 marzo 2026 (vernice alle 18) e fino al 12 luglio 2026 al museo Archeologico nazionale di Taranto la mostra “Forme senza tempo. Roberto Capucci dialoga con il MArTa”, realizzata grazie alla collaborazione tra il MArTA, la Fondazione Roberto Capucci e Civita Sicilia. Un percorso espositivo originale che mette in relazione il genio di Roberto Capucci con il patrimonio del museo Archeologico nazionale di Taranto, intrecciando moda, arte antica e rappresentazioni del mondo femminile. Bozzetti creativi e venti abiti di alta sartoria, vere e proprie sculture tessili che hanno segnato la storia della moda italiana nel mondo, entrano in dialogo con mosaici, ori, sculture e pitture vascolari, all’interno del percorso permanente e negli spazi dedicati alle mostre temporanee. Un confronto suggestivo tra forme, materia e ispirazioni, che restituisce tutta la forza di una visione artistica capace di attraversare il tempo.
Firenze. L’archeologia sarda, il patrimonio distrutto dalle guerre, le riflessioni sull’uomo Sapiens, le pitture rupestri dell’Amazzonia hanno conquistato il pubblico e le giurie dell’VIII edizione di “Firenze Archeofilm”. Ecco tutti i film premiati, le menzioni, e le motivazioni
Il fascino dell’archeologia sarda, le pitture rupestri dell’Amazzonia, il patrimonio distrutto dalle guerre, le riflessioni di Bruno Bozzetto sull’uomo “Sapiens” hanno conquistato il pubblico e le giurie dell’VIII edizione di “Firenze Archeofilm”, il festival di Archeologia Arte e Ambiente organizzato dalla rivista Archeologia Viva (Giunti Editore) al Cinema La Compagnia di Firenze. In 5 giorni (dall’11 al 15 marzo 2026) sono stati proposti al pubblico 80 film da tutto il mondo di cui oltre la metà anteprime. Domenica 15 marzo 2026, nel pomeriggio, le premiazioni.
Vincitore del Premio “Firenze Archeofilm”, al film più votato dal pubblico in qualità di giuria popolare, è il film “Carlo Tronchetti. La mia Sardegna archeologica” di Nicola Castangia, soggetto e sceneggiatura di Anthony Muroni, consulenza scientifica di Giorgio Murru (Italia 2024-2025, 45’). L’archeologo Carlo Tronchetti racconta l’avventura degli scavi da lui diretti in Sardegna dal 1977 in poi nei siti di Nora, Mont’e Prama, Sant’Antioco e Tharros. Il film conduce lo spettatore in un viaggio, narrato dallo stesso protagonista, che si rivela ricco di suggestione, dove il dato scientifico dello scavo archeo logico è intriso di aneddoti, accompagnato da suggestive riprese aeree, ricostruzioni virtuali e immagini storiche d’archivio.
“Sono onorato che il nostro documentario abbia ricevuto questo prestigioso premio”, ha dichiarato il regista Castangia. “Mi onora soprattutto il fatto di aver potuto lavorare con Carlo Tronchetti, uno dei padri dell’archeologia sarda e di aver avuto al mio fianco figure autorevoli come Anthony Muroni e Giorgio Murru. A Anthony Muroni va in particolare il merito di aver ideato questo progetto, che ci ha consentito di ascoltare dalla viva voce del protagonista Carlo Tronchetti alcune fasi importanti dell’archeologia sarda del XX secolo. Rivolgo un sincero ringraziamento ai collaboratori che hanno partecipato alla realizzazione del progetto, a tutto il pubblico che ha accolto con grande entusiasmo la proiezione del nostro documentario e all’impeccabile organizzazione della rassegna Firenze Archeofilm”.
Il Premio “Studenti Unfi” per il miglior cortometraggio assegnato da una giuria di 100 studentesse e studenti dell’università di Firenze è andato al film “Sapiens?” di Bruno Bozzetto (Italia 2023, 22’). Le sinfonie di diversi autori di musica classica fanno da sfondo a tre cortometraggi dedicati all’uomo e al suo comportamento nei riguardi della natura e della società. Temi diversi con un comune denominatore: l’amore per la violenza e la non accettazione del diverso. Un’i dea originale di Bruno Bozzetto che vuole invitare a riflettere sull’aggettivo “sapiens” associato a quell’essere umano che ama la violenza, non accetta il diverso, danneggia la natura, gli animali e la società.
Il Premio “Università di Firenze” attribuito dai docenti dell’Ateneo fiorentino è stato assegnato al film prodotto da Rai Cultura “Nella mente degli uomini. Unesco 1945-2025” di Eugenio Farioli Vecchioli e Brigida Gullo (Italia 2025, 60’). “Poiché la guerra ha inizio nella mente degli uomini, è nella mente degli uomini che devono essere costruite le difese della pace”. Le parole nel 1945 pronunciate nel preambolo della costituzione dell’UNESCO risuonano di drammatica attualità. Dal ponte di Mostar ai Buddha di Bamiyan, dalla città vecchia di Mosul, ai monumenti dell’Ucraina, ricostruire il patrimonio culturale distrutto dalla furia delle guerre, continua a essere una delle principali missioni dell’UNESCO.

Frame del film “Nella mente degli uomini. Unesco 1945-2025” di Eugenio Farioli Vecchioli e Brigida Gullo
Questa la motivazione: “Mescolando sapientemente memoria d’archivio e girato contemporaneo, Nella mente degli uomini racconta l’impegno transnazionale dell’UNESCO per la salvaguardia del patrimonio culturale in zone di guerra. L’opera sottolinea con forza non solo il fondamentale operato di questa agenzia, ma soprattutto come i beni archeologici siano pilastri insostituibili dell’identità di un popolo, e che proteggerli o ricostruirli non sia solo un dovere conservativo, ma uno strumento fondamentale di riconciliazione e diplomazia universale”.
Due le menzioni: al film “Fengyang. L’antica capitale dimenticata della Cina” di Stéphane Bégoin (Francia, Cina 2025, 52’). Motivazione: “Una città imperiale dimenticata, riportata alla luce nella Cina centro-orientale grazie alla tenacia di un giovane archeologo. Con una narrazione innovativa che mescola diversi linguaggi e che rifugge ogni retorica, Fengyang ci svela la storia di una grande impresa di ricerca archeologica in una regione del mondo per noi lontana e ancora poco valorizzata dalla pratica documentaristica contemporanea”. E al film “Vitrum – il vetro dei Romani” di Marcello Adamo (Italia 2025, 52’). Motivazione: “Vitrum racconta con sensibilità e precisione la nascita di una materia che accompagna da millenni la vita dell’uomo, unendo arte, tecnica e quotidianità. La trasparenza del vetro porta luce attraverso le finestre e dà forma a oggetti, contenitori e gioielli, fondendo natura e cultura, bellezza e ingegno umano. Il ritrovamento del relitto da parte di Guido Gay nelle acque italiane al largo della Corsica, dà il via alla ricostruzione di un percorso di scoperta di un materiale antico proiettato verso la contemporaneità”.
Infine il Premio “Museo e Istituto Fiorentino di Preistoria” è stato assegnato all’unanimità, dalla giuria composta da Fabio Martini, Maddalena Chelini e Massimo Tarassi, al film “Les secrets des fresques d’Amazonie / I segreti dipinti dell’Amazzonia” di Juan José Lozano (Francia, Colombia 2025, 55’). Nel sud-est della Colombia, all’interno del Parco Nazionale di Chiribiquete, la foresta pluviale amazzonica custodisce un tesoro archeologico che gli scienziati stanno appena iniziando a esplorare. Enigmatiche pitture rupestri si estendono su centinaia di metri quadrati di parete rocciosa, nascoste alla vista per decenni. Per i ricercatori colombiani, è finalmente giunto il momento di decifrare questa storia dipinta o incisa, per raccontare meglio le vicende dei popoli amazzonici che un tempo vivevano qui.

Frame del film “Les secrets des fresques d’Amazonie / I segreti dipinti dell’Amazzonia” di Juan José Lozano
Motivazione: “Il film narra l’avvio delle ricerche e degli studi nella foresta pluviale amazzonica all’interno del Parco nazionale di Chiribiquete. Il focus è posto sulle numerosissime pitture parietali. Ignote sino a pochi anni orsono, le figurazioni rappresentano personaggi enigmatici, faune, scene di comunità la cui cronologia di dettaglio deve ancora essere definita ma che risalgono probabilmente a più fasi del più antico popolamento umano dell’America meridionale. Il tema viene trattato con prudenza e grande delicatezza, il film trasmette emozione e mostra una notevole capacità empatica che coinvolge lo spettatore, mettendo in secondo piano la pur corretta impostazione scientifica. La sapienza tecnica del regista si fonde con la narrazione sciolta ed essenziale”.
Menzione speciale al film “Abiseo, la foresta culturale del Chachapoya” (Perù) di Rosemarie Lerner (Perù 2025, 22’). Motivazione: “Anche in questo notevole film il tema concerne una cultura precolombiana, la cultura Chachapoya, che ha lasciato all’interno del Parco nazionale di Rio Abiseo una importante documentazione architettonica e figurativa. Il film si caratterizza per il rigore narrativo, la correttezza scientifica, la naturalezza e l’immediatezza della comunicazione”.
Firenze. A tourismA 2026 la Fondazione Sebastiano Tusa ha conferito il premio “Thalassa – Fondazione Sebastiano Tusa 2026” a Louis Godart, insigne grecista e filologo, che ha dedicato la propria vita allo studio delle scritture egee e delle tavolette micenee in Lineare B. Ecco la motivazione

Il prof. Louis Godart tra Valeria Li Vigni e Massimo Cultraro, con Piero Pruneti sul palco dell’Auditorium del Palazzo dei Congressi di Firenze per tourismA 2026 (foto graziano tavan)
Il premio “Thalassa – Fondazione Sebastiano Tusa 2026” è andato a Louis Godart ed è stato consegnato domenica 1° marzo 2026 a tourismA 2026 nell’ambito del XXII incontro nazionale di Archeologia Viva, a cura di Piero Pruneti direttore Archeologia Viva, in programma nell’auditorium del Centro congressi di Firenze. Louis Godart, già docente di Filologia micenea all’università “Federico II” di Napoli, introdotto da Massimo Cultraro, docente dell’università di Palermo, all’incontro nazionale di Archeologia Viva, era presente per parlare di “Antichi poteri nel Mediterraneo: regalità minoica, micenea e ittita”.

Il prof. Louis Godart (al centro) con i rappresentati della Fondazione Sebastiano Tusa a tourismA 2026 (foto graziano tavan)
Al termine la consegna del premio “Fondazione Sebastiano Tusa” per le ricerche nel Mediterraneo con l’intervento di Valeria Li Vigni, presidente Fondazione Sebastiano Tusa, che ha presentato la Rassegna del Mare Sebastiano Tusa – Nel cuore del Mediterraneo fra Pantelleria e Favignana. Quindi Valeria Li Vigni ha proceduto alla lettura della motivazione e alla consegna del premio.

Valeia Li Vigni, presidente della Fondazione Sebastiano Tusa, consegna il premio “Fondazione Sebastiano Tusa” per le ricerche nel Mediterraneo al prof. Louis Godart (foto graziano tavan)
“La Fondazione Sebastiano Tusa – recita la motivazione – conferisce il Premio Thalassa 2026 a Louis Godart, insigne studioso delle civiltà egee e tra le più autorevoli voci della cultura europea contemporanea, la cui opera scientifica e attività divulgativa hanno contribuito in modo determinante alla conoscenza delle radici più antiche del Mediterraneo. Grecista di formazione e filologo di straordinario rigore, è stato docente presso l’università di Napoli Federico II e consigliere per la Conservazione del Patrimonio Artistico del Presidente della Repubblica, Louis Godart ha dedicato la propria vita allo studio delle scritture egee e delle tavolette micenee in Lineare B, restituendo voce a un mondo che costituisce il fondamento stesso della civiltà mediterranea. Le sue ricerche, riconosciute a livello internazionale, non solo hanno ampliato in modo significativo il campo degli studi micenologici, ma hanno saputo trasmettere al grande pubblico il senso profondo di una memoria condivisa, patrimonio vivo della nostra identità culturale. Il suo impegno scientifico si inscrive in una visione del Mediterraneo quale spazio di incontro, di scambio e di costruzione di civiltà, una visione che trova profonde consonanze con il pensiero e l’opera di Sebastiano Tusa. Come Sebastiano Tusa, egli ha saputo riconoscere nel “Grande Verde” non un confine, ma un orizzonte comune, teatro di relazioni, conflitti e dialoghi che hanno plasmato la storia dell’uomo. In questa prospettiva, il suo lavoro rappresenta un contributo essenziale alla comprensione di quei processi culturali che ancora oggi definiscono il volto del Mediterraneo. Nel conferire a Louis Godart il Premio Thalassa, la Fondazione intende rendere omaggio non solo all’altissimo valore della sua produzione scientifica, ma anche alla sua costante opera di trasmissione del sapere, svolta con passione, chiarezza e profondo senso delle responsabilità civili della cultura. Il suo percorso testimonia, nel modo più autentico, come la ricerca possa farsi ponte tra passato e presente e come la conoscenza del Mediterraneo continui a rappresentare, nel solco tracciato da Sebastiano Tusa, uno strumento indispensabile di consapevolezza, dialogo e civiltà”.
Bova Marina (RC). Il museo Archeologico nazionale chiude per i lavori del PNRR, rimane aperto il parco con cantiere mobile
La direzione regionale Musei nazionali della Calabria comunica che nell’ottica dei lavori che si stanno effettuando grazie ai finanziamenti derivanti dalla Misura 1.2 e 1.3 del PNRR (che riguarderanno anche l’impiantistica e l’allestimento del Museo), a partire dal 16 marzo 2026 il museo Archeologico nazionale di Bova Marina (RC) rimarrà chiuso al pubblico. Si potrà comunque visitare il parco archeologico, nei settori ove non siano previsti interventi strutturali. La direzione si scusa per il disagio: “Vista la variabilità dei servizi culturali, vi preghiamo di contattarci preventivamente per verificare la disponibilità del servizio (tramite email all’indirizzo drm-cal.archeoderi@cultura.gov.it o al numero 3346561714)”.















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