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“Notte delle Muse” a Locri: al complesso Casino Macrì arriva da Civita Castellana il Sarcofago delle Muse che dialogherà con i sarcofagi romani da Saletta e Salice. Occasione per un incontro tra due diverse civiltà: i Falisci e i Locresi

La locandina de “La Notte delle Muse” a Locri (Rc)

Sarà la “Notte delle Muse” per la presentazione del cosiddetto Sarcofago delle Muse che approda in Calabria nell’ambito di uno scambio di reperti tra il Polo museale della Calabria e quello del Lazio. Giovedì 25 luglio 2019, alle 21, a Locri (Reggio Calabria), al complesso museale Casino Macrì del parco archeologico nazionale di Locri sarà presentato da Sara De Angelis, direttore del museo archeologico dell’Agro Falisco-Forte Sangallo, il Sarcofago delle Muse. Artefice dell’iniziativa Rossella Agostino, direttore dei musei di Locri. Il sarcofago, di età romana, sarà esposto da luglio a settembre a Locri nell’ambito di uno scambio tra Polo museale del Lazio, diretto da Edith Gabrielli e il Polo museale della Calabria, diretto da Antonella Cucciniello che ha dato in prestito temporaneo, in occasione della mostra “Lessico italiano, volti e storie del nostro paese” allestita al Complesso del Vittoriano a Roma, la Statua del Togato, opera marmorea di valenza artistica databile tra fine I sec. a.C.- inizi I sec. d.C. La scelta di avere in prestito il sarcofago, tra le opere messe a disposizione dal Polo museale del Lazio, è legata alla volontà di ricordare al pubblico che anche nel territorio della Locride, tra le scoperte di età romana, sono stati rinvenuti due sarcofagi in marmo entrambi esposti nel parco archeologico di Locri: il sarcofago da contrada Saletta di Locri, di Caius Octavianus Crescens di II-II secolo d.C., dedicato dalla moglie al marito defunto e il sarcofago da contrada Salice di Ardore del III secolo d.C. con busto panneggiato maschile centrale e figurina di pastore accosciato alle cui spalle si vede un ariete, opera probabilmente importata da Roma su commissione. In occasione della presentazione del Sarcofago delle Muse è in programma la conversazione Rossella Agostino e Sara De Angelis, direttore del museo Archeologico dell’Agro Falisco di Civita Castellana (Vt), una bella occasione d’incontro tra due realtà archeologiche ricche e interessanti, espressioni di due diverse civiltà ugualmente affascinanti: i Falisci la cui capitale era Falerii, odierna Civita Castellana, e la cui storia è narrata dal percorso espositivo del museo di Civita Castellana e i Locresi, significativa testimonianza della cultura magno-greca.

Dalla Mesopotamia all’Oman, da Creta all’Egitto, dalla Pisidia a Venezia: al via il X Aquileia Film Festival, quattro serate di cinema, archeologia, arte e grandi divulgatori scientifici

L’Aquileia Film Festival richiama in piazza Patriarcato migliaia di appassionati

Dalla Mesopotamia all’Oman, da Creta all’Egitto, dalla Pisidia a Venezia: dal 23 al 26 luglio 2019 quattro serate di cinema, archeologia, arte e grandi divulgatori scientifici intervistati da Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva. Stiamo parlando dell’Aquileia Film Festival, la rassegna di cinema arte e archeologia, organizzata dalla Fondazione Aquileia in collaborazione con Archeologia Viva e Firenze Archeofilm, giunta quest’anno alla sua decima edizione. Film e incontri animano il sito Unesco che quest’anno celebra i 2200 anni dalla sua fondazione. La splendida piazza della Basilica dei Patriarchi ogni sera dalle 21 (ingresso libero) si trasforma in una sala cinematografica a cielo aperto e il pubblico è chiamato a scegliere il vincitore del Premio Aquileia, un mosaico realizzato dalla Scuola Mosaicisti del Friuli, tra i film in concorso, scelti tra il meglio della produzione cinematografica internazionale a tema archeologico e storico. La rassegna – che ha il patrocinio del comune di Aquileia ed è sostenuta da Vini Jermann – è l’occasione per esplorare da diverse prospettive, attraverso film e interviste con esperti, la storia, l’arte e l’archeologia, per ricordare il valore del nostro patrimonio culturale e farlo conoscere unendo contenuti rigorosamente scientifici alla spettacolarità del cinema. L’ingresso alla manifestazione è libero e gratuito e, in caso di pioggia, le proiezioni si svolgeranno nella Sala Romana affacciata su piazza Capitolo (capienza 240 persone, ritiro biglietti all’ingresso fino a esaurimento posti a partire dalle 20 il giorno della proiezione). In collaborazione con Arbor Sapientiae, casa editrice e di distribuzione editoriale specializzata del settore storico-archeologico, verrà allestito in piazza Capitolo un bookshop che proporrà un’ampia scelta di titoli per appassionati e studiosi.

Star di Aquileia Film Festival sarà anche quest’anno Alberto Angela che chiuderà la kermesse intervistato da Piero Pruneti (foto Massimo Goina)

La serata di apertura martedì 23 luglio 2019 è realizzata anche quest’anno in collaborazione con Sky Arte: alle 21 ci si immerge nella Venezia del 1500 con la proiezione di “Tintoretto. Un ribelle a Venezia” e la conversazione-intervista con Roberto Pisoni, direttore di Sky Arte e Melania Mazzucco, scrittrice e sceneggiatrice della pellicola. Si viaggia in Mesopotamia (24 luglio) con un’indagine del regista Alberto Castellani sul passato e presente della terra tra i due fiumi, e a Creta (24 luglio) che tra il tra il 3000 e il 1400 a.C., fu la culla della prima grande civiltà del mondo greco: la civiltà minoica. Ci si sposta poi in Oman (25 luglio) dove un team di scienziati francesi sta tentando di capire come gli abitanti di queste terre siano riusciti a prosperare in un ambiente così ostile, creando tecnologie innovative per la gestione dell’acqua. Quindi si va nell’antica regione della Pisidia (25 luglio) sulla catena montuosa del Tauro nel Sud-Ovest della Turchia per poi raggiungere l’Egitto alla scoperta dei segreti del faraone Tutankhamon, il re guerriero (26 luglio), uno degli ultimi faraoni della XVIII dinastia. Il suo favoloso tesoro, scoperto intatto quasi un secolo fa, ne ha fatto il faraone più famoso e più studiato della storia… Confermata anche la presenza di un grande amico del Festival, il guru indiscusso della divulgazione scientifica – Alberto Angela – che chiuderà venerdì 26 luglio la decima edizione affascinando il pubblico con le gesta di Cleopatra, la regina che sfidò Roma e conquistò l’eternità, protagonista della sua ultima fatica letteraria. Altri protagonisti della rassegna l’archeologo e accademico Paolo Matthiae (24 luglio): ma al momento è da confermare la partecipazione dello scopritore di Ebla e consulente scientifico del film “Mesopotamia in memoriam. Appunti su un patrimonio violato” che dovrebbe raccontare la sua vita tra scoperte eccezionali e spedizioni archeologiche. Certo invece Marcello Barbanera (25 luglio), professore di Archeologia e storia dell’arte greca e romana e direttore del museo d’Arte antica all’università La Sapienza di Roma. Vediamo allora il ricco programma.

Il film “Tintoretto. Un ribelle a Venezia” di Giuseppe Domingo Romano

Roberto Pisoni, direttore di Sky Arte

Si inizia martedì 23 luglio 2019, alle 21, con l’anteprima Aquileia Film Festival. Sul grande schermo il film “Tintoretto. Un ribelle a Venezia” di Giuseppe Domingo Romano (Italia, 2019; 95’). Ripercorrendo la vita del pittore, un artista spregiudicato e inquieto caratterizzato da un’infinita voglia di indipendenza e un amore assoluto per la libertà, “Tintoretto. Un Ribelle a Venezia” delinea tratti della Venezia del 1500, un secolo culturalmente rigoglioso che vede tra i suoi protagonisti altri due giganti della pittura come Tiziano e Veronese, eterni rivali di Tintoretto in un’epoca in cui la Serenissima conferma il suo dominio marittimo diventando uno dei porti mercantili più potenti d’Europa e affronta la drammatica peste del 1575-77, che stermina gran parte della popolazione lasciando un segno indelebile nella Laguna. Proprio durante la peste, in una Venezia deserta, cupa e spettrale, con i cadaveri degli appestati lungo i canali, Tintoretto rimarrà in città per continuare la sua più grande opera: il ciclo di dipinti della Scuola Grande di San Rocco, una serie di teleri che coprono i soffitti e le pareti dell’edificio della confraternita. Nessuno all’epoca, nemmeno Michelangelo nella Cappella Sistina, vantava di aver firmato ogni dipinto all’interno di un edificio. Segue la conversazione sulla diffusione dell’arte attraverso il grande cinema con Roberto Pisoni, direttore Sky Arte, a cura di Piero Pruneti.

Una scena del film “Mesopotamia. In memoriam” di Alberto Castellani

Il regista veneziano Alberto Castellani durante le riprese in Vicino Oriente

Seconda serata mercoledì 24 luglio 2019, alle 21. Apre il film “Mesopotamia in memoriam. Appunti su un patrimonio violato” di Alberto Castellani (Italia, 2019; 50’). Il film intende proporre un’indagine sul “passato” e sul “presente” della Mesopotamia e in particolare sulla grande stagione della nascita e dello sviluppo della cultura urbana in Iraq. Grazie al secolare apporto della ricerca archeologica emerge nella “terra tra i due fiumi” una lunga storia fatta di insediamenti e di figure entrate nel mito. Ancora da confermare la conversazione con Paolo Matthiae, archeologo, accademico e orientalista, decano degli assiriologi, a cura di Piero Pruneti. Chiude la serata il film “Creta, il mito del Labirinto / Crète, le mythe du Labyrinthe” di Mikael Lefrançois, Agnès Molia (Francia, 2018; 26’). Creta, tra il 3000 e il 1400 a.C., fu la culla della prima grande civiltà del mondo greco: la civiltà minoica. Primo popolo europeo a padroneggiare la scrittura, hanno costruito sontuosi edifici dall’architettura complessa e monumentale. I miti greci sono stati a lungo sfruttati per spiegare queste strutture, fino ai recenti scavi che hanno infine portato alla decodificazione di questi edifici.

Film “Oman, il tesoro di Mudhmar” di Cédric Robion

Il prof. Marcello Barbanera

Terza serata giovedì 25 luglio 2019, alle 21. Si inizia con il film “Oman, il tesoro di Mudhmar / Oman, le trésor de Mudhmar” di Cédric Robion (Francia, 2017; 52’). Un team di scienziati francesi sta conducendo importanti scavi in Oman. Il loro obiettivo è capire come gli abitanti di queste terre siano riusciti a prosperare in un ambiente così ostile, creando tecnologie innovative per la gestione dell’acqua. Il documentario segue l’équipe di giovani archeologi ai quali il deserto riserverà non poche sorprese nel corso di questa emozionante avventura archeologica nel cuore del Medio Oriente. Segue la conversazione con Marcello Barbanera, professore di Archeologia e storia dell’arte greca e romana e direttore del museo d’Arte antica all’università La Sapienza di Roma, a cura di Piero Pruneti. Chiude la serata il film “Vivere tra le rovine / Living amid the ruins” di Isilay Gürsu (Turchia, 2017; 14’). Il film esamina la complessa relazione tra archeologia e società contemporanea, concentrandosi su come le comunità che abitano vicino ai siti archeologici siano influenzate dal contesto in cui vivono. Il cortometraggio conduce lo spettatore nell’antica regione della Pisidia, sulla catena montuosa del Tauro nel sud-ovest della Turchia.

Il film “Tutankhamon, i segreti del faraone: un re guerriero” di Stephen Mizelas

Alberto Angela chiude l’Aquileia Film Festival

Serata finale venerdì 26 luglio 2019, alle 21, con un grande protagonista: il faraone bambino. In programma infatti il film “Tutankhamon, i segreti del faraone: un re guerriero / Toutankhamon, les secrets du pharaon: un roi guerrier” di Stephen Mizelas (Regno Unito, 2017; 50’). Tutankhamon è uno degli ultimi faraoni della XVIII dinastia. Il suo favoloso tesoro, scoperto intatto quasi un secolo fa, ne ha fatto il faraone più famoso e più studiato della storia. Il corredo della sua tomba è una fonte inestimabile di informazioni sull’antico Egitto, ma anche su questo giovane re, il cui regno è ancora un mistero per gli archeologi. Chi era veramente? Un fragile re-bambino o un signore della guerra? Morì di malattia o venne ucciso in battaglia? Tre oggetti con cui il faraone riposa aiutano gli archeologi a rivelare il suo vero volto… Prima dell’attesissima conversazione con Alberto Angela e la “sua” Cleopatra, a cura di Piero Pruneti, la consegna del premio Aquileia al miglior film scelto dal pubblico.

“Alalia, la battaglia che ha cambiato la storia. Greci, Etruschi e Cartaginesi nel Mediterraneo del VI secolo a.C.”: mostra-evento al museo “Isidoro Falchi” di Vetulonia con 150 reperti da Corsica, Sardegna, Toscana e museo di Villa Giulia raccontano lo scontro che portò alla spartizione delle isole tirreniche tra le superpotenze dell’epoca

Carta del Mediterraneo occidentale, con le aree di influenza della cultura etrusca, greca e cartaginese. Eaborazione: Jean Castela, Grafica: Alessandro Bartoletti

“Quando [i Focei] giunsero a Cirno (la Corsica, ndr), per cinque anni abitarono insieme a quelli che erano arrivati prima di loro e costruirono dei templi. Ma poiché depredavano e derubavano tutti i popoli confinanti, Tirreni (Etruschi, ndr) e Cartaginesi di comune accordo mossero contro di loro, entrambi con una flotta di sessanta navi. I Focei armarono anch’essi le loro navi, in numero di sessanta, e affrontarono il nemico nel mare chiamato di Sardegna. Attaccata battaglia, i Focei riportarono una vittoria cadmea: delle loro navi, quaranta furono distrutte e le venti superstiti erano inutilizzabili, avendo i rostri rivolti all’indietro. Approdati ad Alalia, presero a bordo i figli, le donne e tutti gli altri beni che le navi potevano trasportare e, abbandonata Cirno, fecero vela alla volta di Reggio (Calabria, ndr). Quanto agli uomini delle navi distrutte, la maggior parte di essi li presero i Cartaginesi e i Tirreni e, dopo averli condotti fuori dalla città, li lapidarono”. Così Erodoto (Storie, I, 166-167). Ma anche se lo storico greco parla di “vittoria cadmea”, noi diremmo “vittoria di Pirro”, “la Màχe (battaglia) del mare detto Sardonio, tra i Focei di Alalìe in Corsica e forse di Massalìe (Marsiglia), da una parte e i Cartaginesi e gli Etruschi, dall’altra, fu l’evento capitale del Mediterraneo centro occidentale del VI secolo a.C., che decise le sorti delle due isole tirreniche di Kyrnos (Corsica) e Sardò (Sardegna).

Il manifesto della mostra “Alalia, la battaglia che ha cambiato la storia. Greci, Etruschi e Cartaginesi nel Mediterraneo del VI secolo a.C.” al museo di Vetulonia dal 9 giugno al 3 novembre 2019

Alla battaglia del mare Sardonio, che ebbe luogo intorno al 540 a.C. al largo delle acque di Alalia, nello spazio tirrenico compreso fra la Corsica, l’Elba e il litorale toscano, il museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia dedica la mostra-evento 2019 “Alalia, la battaglia che ha cambiato la storia. Greci, Etruschi e Cartaginesi nel Mediterraneo del VI secolo a.C.” (fino al 3 novembre 2019), elaborata nel quadro del Programma Collettivo di Ricerca su “Aleria e i suoi territori”. “È la prima mostra internazionale Italia-Francia per valorizzare la Corsica”, sottolinea Simona Rafanelli, direttore del museo di Vetulonia, che non nasconde la propria soddisfazione, perché la tappa italiana del progetto “è rappresentata da Vetulonia”. La mostra poi si trasferirà nel 2020 ad Aleria, in Corsica, per concludersi nel 2021 a Cartagine, Tunisia.

Il suggestivo allestimento della mostra “Alalia, la battaglia che ha cambiato la storia. Greci, Etruschi e Cartaginesi nel Mediterraneo del VI secolo a.C.” al museo di Vetulonia

Dedicata alla prima grande battaglia navale tramandata dalla Storia, destinata a dettare i nuovi equilibri geo-politici nel Mediterraneo Occidentale, la mostra vuole instaurare una riflessione più profonda sull’identità corsa forgiata nell’antichità in un ambiente mediterraneo aperto e interculturale, ove la partecipazione della Corsica e dei Corsi in seno alla civiltà e allo spazio etrusco rappresenta un fatto fondamentale. Idealmente centrato sulla battaglia d’Alalìa, le sue cause e le sue conseguenze nei secoli che immediatamente precedono e seguono lo scontro navale, il tema dell’esposizione è quello più generale dei contatti fra le Civiltà antiche presenti in questa parte del bacino del Mediterraneo, che hanno determinato la scelta del sottotitolo “Greci, Etruschi e Cartaginesi nel Mediterraneo del VI secolo a.C.”.

La direttrice Simona Rafanelli all’inaugurazione della mostra “Alalia, la battaglia che ha cambiato la storia. Greci, Etruschi e Cartaginesi nel Mediterraneo del VI secolo a.C.”

Centocinquanta reperti di straordinario valore scientifico e artistico, prestati primariamente dal museo di Aleria (Corsica), partner dell’esposizione, quindi dall’antiquarium Arborense di Oristano e dalla soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Sassari e Nuoro, per quanto riguarda la Sardegna; dal museo Archeologico nazionale di Firenze, per quanto concerne la Toscana e, infine, dal museo nazionale Etrusco di Villa Giulia di Roma, cui verrà ad affiancarsi una selezione di reperti sequestrati dal Nucleo Tutela del Patrimonio Archeologico della GdF di Roma: questi reperti sono i protagonisti di un racconto che si snoda dietro le quinte di uno scenario che rappresenta il Mediterraneo in epoca arcaica, nel tempo che precede e segue lo scontro navale che – come abbiamo visto – secondo lo storico greco Erodoto terminerà senza vincitori né vinti, ma che assai concretamente sancirà la spartizione delle isole del Tirreno fra le potenze marittime che dominavano le rotte e i traffici commerciali in questo ben definito angolo di mare, assegnando la Corsica agli Etruschi, la Sardegna ai Fenici di Cartagine e la Sicilia insieme al Sud Italia ai Greci.

Una delle tre pentecontere dipinte sul dinos di Exekìas conservato al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia di Roma

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La firma del pittore Exekìas autore del dinos conservato al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a oma

eperto simbolo della mostra è un pezzo unico, straordinario, rappresentato dal vaso greco (un dinos) decorato a figure nere, che esibisce la firma di Exekìas, il padre della ceramografia attica, del quale si contano poco più di dieci firme ad oggi conosciute in tutto il mondo! A questo vaso, concesso in prestito in via eccezionale dal museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma, esposto per la prima volta a Vetulonia completo del suo supporto, viene affidato il compito di veicolare il significato, e con esso le finalità, dell’intero progetto scientifico ed espositivo. Lungo la fascia interna dell’orlo circolare del vaso, trova infatti piena espressione figurata l’incedere, sulla superficie ondulata del mare, di quelle pentecontère (navi da guerra con 50 rematori) ove sono riposti speranze e destino delle maggiori potenze navali del Mediterraneo antico.

Roma. Il Muciv per Luna50 diventa MoonCiv e celebra l’anniversario dell’allunaggio con “La luna delle Civiltà. Selene e le altre. Il cielo degli Antichi nella tradizione occidentale”, prima delle iniziative che accompagneranno l’apertura in autunno del Planetario

La prima pagina del Corriere della Sera del 22 luglio 1969: “L’uomo è sulla Luna”

Il MuCiv per Luna50 diventa MoonCiv

“MoonCiv”: con un simpatico gioco di parole il MuCiv, il museo delle Civiltà di Roma-Eur, ricorda il 50° anniversario dell’allunaggio con una serata speciale: “La luna delle Civiltà. Selene e le altre. Il cielo degli Antichi nella tradizione occidentale”. Appuntamento per venerdì 19 luglio 2019, alle 19, nella sala conferenze del museo Preistorico etnografico nazionale “L. Pigorini”. Apertura straordinaria serale, ingresso con biglietto amico dalle 16 alle 22, a 5 euro. Ingresso gratuito per i possessori di abbonamento annuale al Museo. “Il 20 luglio 1969 l’uomo ha realizzato un’impresa estrema”, interviene il direttore del Muciv, Filippo Maria Gambari, “che sembra coronare la sfida delle grandi esplorazioni, non a caso vagheggiata in molti racconti (dall’Orlando Furioso a Verne, a Méliès, per citare solo alcuni esempi), e diventata negli anni ’60 (dopo il primo volo nello spazio di Yuri Gagarin a bordo della Vostok 1 il 12 aprile 1961) una vera ossessione, sia nella competizione delle Grandi Potenze sia nell’immaginario collettivo di un’intera generazione (qualcuno ricorda ancora Selene di Domenico Modugno, tormentone del 1962?)”.

La traiettria seguita dalla missione Apollo 11 da Cape Canaveral all’allunaggio e ritorno

#Riapriamo il planetario sul colonnato del museo delle Civiltà di Roma

Per celebrare il 50° anniversario dell’allunaggio anche il MuCiv vuole rivolgere lo sguardo verso il cielo, avviando una serie di iniziative che da ottobre 2019 accompagneranno la prossima (si spera già in autunno) e tanto desiderata riapertura del Planetario presso il museo della Civiltà Romana all’EUR (https://www.facebook.com/riapriamoilplanetario). Il Planetario è infatti chiuso dal 28 gennaio 2014 a tempo indeterminato per lavori di riqualificazione dell’edificio in adeguamento alle normative. Ripensare a quello straordinario risultato può servire a ridare carica a una nuova ed aggiornata idea di progresso e ad affrontare con coraggio grandi sfide epocali, prima di tutto già su questo nostro pianeta, che è e resta comunque finora l’unica casa del genere umano. Se “siamo riusciti ad andare sulla luna”, nessun obiettivo può essere considerato impossibile!

Il famoso disco di Nebra (museo di Halle, in Sassonia) dell’età del Bronzo, una delle più antiche rappresentazioni del cielo

Venerdì 19 luglio 2019, alle 19, la prima tappa sarà un’immersione nelle Origini, con una conversazione con il direttore Filippo M. Gambari sul tema “Selene e le altre. Il cielo degli Antichi nella tradizione occidentale”, in cui si cercherà di comprendere come nasce la visione del cosmo, le origini dell’astrologia ed i riflessi in leggende, tradizioni, fatti di costume ben presenti anche oggi. Se la meteorologia ci assiste, si potrà anche ammirare dal terrazzo del Museo, aperto fino alle 22, una meravigliosa luna quasi piena (“gibbosa”), appena calante, dopo l’eclissi parziale di martedì ed il plenilunio di mercoledì.

“Mann on the moon”: il museo Archeologico di Napoli celebra i cinquant’anni dallo sbarco sulla Luna con una mostra tra archeologia e scienza

“Selene ed Endimione” in un affresco proveniente dalla Casa dei Dioscuri di Pompei, e oggi conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Mann)

20 luglio 1969: l’uomo mette il piede sulla Luna. È passato mezzo secolo, un anniversario troppo importante perché passasse inosservato anche a un’istituzione come il museo Archeologico nazionale di Napoli, apparentemente lontana anni luce dall’evento. Il Mann ha deciso di celebrare i cinquant’anni dallo sbarco sulla Luna con il raffinato percorso espositivo “MANN on the moon”, tra archeologia e scienza per declinare un mito senza tempo, in programma nell’Atrio del Museo da giovedì 18 luglio 2019 (presentazione alle 17, in occasione dell’apertura al pubblico del MANNCaffé) al prossimo 30 settembre. Sempre giovedì 18 luglio 2019, dalle 20 alle 21, la prof. Alessandra Pagliano risponderà, per il ciclo “Curatori in mostra”, alle curiosità dei visitatori; alle 21, sempre nell’ambito della rassegna “Le sere del MANN”, Dj Arnold legherà le sue scelte musicali alla Luna, cui sono state dedicate le canzoni di tutti i tempi. L’esposizione “MANN on the moon” è inserita nelle attività di valorizzazione promosse anche nell’ambito del progetto universitario Obvia- Out of boundaries viral art dissemination.

Il Menologium Rusticum Colotianum della collezione Farnese del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto da archipendolo.wordpress.com)

“Anche al Mann è tempo di Luna!”, dichiara il direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, Paolo Giulierini. “Con questa originale e ingegnosa mostra non solo celebriamo insieme a tutto il mondo l’anniversario di una tappa importante nel cammino dell’umanità. Con la valorizzazione di pezzi unici del nostro patrimonio, come il Menologium rusticum della collezione Farnese, vogliamo fornire, infatti, anche una piccola e preziosa anticipazione della costituenda sezione tecnologica. Ideale prosecuzione de Le ore del Sole, il percorso scientificamente rigoroso di “Mann on the Moon” è arricchito di stimoli e suggestioni per incantare tutti i visitatori, naturalmente nel segno di Selene”. I Menologia rustica (almanacchi agricoli) erano un tipo di calendario romano che forniva su base mensile informazioni sulle condizioni e sulle attività agricole. Quello conservato al Mann è il cosiddetto Menologium Rusticum Colotianum dal nome del possessore, il vescovo umanista Angelo Colocci, segretario pontificio nella Roma rinascimentale, che lo aveva nella sua collezione di antichità latine. Il Colatianum è articolato sui quattro lati di una base d’altare in marmo, iscritto in dodici colonne (una per mese). Ogni colonna contiene: un segno zodiacale; il nome del mese; il numero di giorni in tale mese; la data in cui cadevano le nonae (il quinto o il settimo giorno a seconda del mese); il numero di ore di luce e di oscurità nei giorni di quel mese; la casa astrologica attraversata dal Sole; la divinità tutelare del mese; le attività da svolgere in agricoltura; le festività religiose che un agricoltore era tenuto ad osservare.

L’invito al vernissage della mostra “Mann on the moon” al museo Archeologico nazionale di Napoli

All’inaugurazione sarà presente il console generale Usa, Mary Ellen Countryman, che anticipa: “Lo sbarco sulla Luna ha rappresentato la più importante conquista aerospaziale del secolo scorso e ha riscritto la storia millenaria del genere umano. La mostra “MANN on the Moon” celebra un anniversario molto speciale per gli Stati Uniti e per il Consolato, che segue con grande attenzione le tematiche scientifiche e tecnologiche, e sostiene con orgoglio eventi e iniziative in questi settori”. E Marcella Marconi, direttrice dell’INAF- Osservatorio Astronomico di Capodimonte, pure presente al vernissage, aggiunge: “Un’iniziativa di grande rilievo per ricordare un evento che ha segnato la storia dell’uomo e ha posto le basi delle future esplorazioni spaziali. La Luna sarà l’obiettivo di nuove missioni, trampolino di lancio per arrivare oltre, probabilmente su Marte nel giro di pochi decenni; la Luna rappresenta anche un oggetto di grande suggestione, capace di attrarre l’attenzione non solo di chi studia il cielo, ma anche di artisti, letterati e musicisti”.

Selene in una scultura in marmo al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Mann)

La mostra, a cura di Laura Forte e Maria Lucia Giacco, funzionari archeologi del Mann, e di Alessandra Pagliano (docente Diarc-Dipartimento di Architettura dell’Ateneo federiciano), parte dal racconto dell’iconografia lunare nell’antichità classica: venti reperti, in molti casi provenienti dai ricchi depositi del Mann, ripercorrono, in un iter colto e suggestivo, le diverse raffigurazioni di Artemide e Selene. Risaltano, nell’allestimento, un imponente sarcofago, un cratere apulo a mascheroni, alcune statuette d’argento da larario, i marmi raffiguranti Artemide e Selene, le lucerne di terracotta e gli affreschi dedicati ad Endimione e Selene. In dialogo con i reperti antichi, vi sono anche preziosi acquerelli e tempere di Giuseppe Abbate e Giuseppe Marsigli: queste opere ottocentesche, appartenenti all’Archivio Disegni del Mann, ripropongono l’iconografia degli affreschi pompeiani inseriti nella mostra. Nel mondo antico la Luna era anche uno strumento naturale per misurare il trascorrere del tempo; così, in “MANN on the moon”, i visitatori potranno ammirare due straordinari esemplari di antichi calendari in marmo: il Menologium rusticum, un particolarissimo parallelepipedo del I sec. d.C. (appartenente alla Collezione Farnese), che riportava, per ogni mese, il numero dei giorni, definendo la durata delle ore di luce e della notte, le fasi lunari, l’elenco delle divinità celebrate, le feste religiose; ancora, l’Index Nundinarius, tavola in cui erano fornite le date di svolgimento delle nundinae, i mercati cittadini.

Tali reperti sono accompagnati da un ricco apparato esplicativo, che viene approfondito anche dai video in mostra: se, nel percorso multimediale “Il cielo sopra il MANN”, realizzato da Alessandra Pagliano con il suo staff di ricerca, è riprodotto il susseguirsi delle fasi lunari, un altro filmato illustra, anche grazie alle suggestioni delle musiche originali di Antonio Fresa, come scienza e leggenda si siano intrecciate, nel corso della storia, per rappresentare la natura polisemantica ed inafferrabile della Luna. L’incursione nella storia contemporanea e nella straordinaria impresa di Collins, Armstrong ed Aldrin conclude questo viaggio fra terra e cielo: le foto ed i filmati originali dell’Archivio NASA, la storica trasmissione della RAI con il commento di Tito Stagno e le foto dell’Archivio Riccardo Carbone scandiscono le tappe di un racconto che viene calato anche nella realtà napoletana. A scorrere, naturalmente, sono le immagini del lancio del Saturn V, delle prime impronte umane e della bandiera americana sulla superficie lunare.

Agrigento. Nello scenario del tempio di Giunone della Valle dei Templi al via XVI edizione del Festival del cinema archeologico. Novità il premio Giunone dedicato ai film sull’archeologia in pericolo. Quattro serate a tema: dalla preistoria europea alle città del mondo antico fino al Medioevo europeo

Il tempio di Giunone, nella Valle dei Templi di Agrigento, scenario del Festival del cinema archeologico

Il logo della XVI edizione del festival del cinema archeologico di Agrigento

Barbara Maurina, conservatore archeologo del museo civico di Rovereto

Ci siamo. Tutto è pronto per la XVI edizione del festival del Cinema archeologico nella suggestiva e imponente location che ha come scenario il Tempio di Giunone nella Valle dei Templi di Agrigento, organizzato dal Parco archeologico e paesaggistico Valle dei templi di Agrigento dal 17 al 20 luglio 2019 con la collaborazione della Rassegna internazionale del Cinema archeologico di Rovereto. I documentari, provenienti dall’archivio della Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico di Rovereto, sono stati selezionati da Barbara Maurina, conservatore per l’Archeologia della Fondazione Museo Civico di Rovereto. Coordinamento edizioni italiane e traduzioni a cura di Claudia Beretta della Fondazione Museo Civico di Rovereto. Ogni sera, con inizio alle 21, a ingresso libero, si affronta una tematica diversa che, partendo dalla pre – protostoria europea, analizza le splendide città del mondo antico, fino al Medioevo europeo. Protagoniste saranno le città di Pompei, Creta, Petra, Nimes, la città perduta dei Tairona, l’Isola di Pasqua, l’Islanda e Mont Saint Michel. Ogni film sarà presentato da Barbara Maurina e Maurizio Battisti della Fondazione Museo Civico di Rovereto. Alla fine verranno assegnati il “Premio Valle dei Templi” e quello “Città di Agrigento”. Ma la XVI edizione del Festival del Cinema archeologico porta una novità: il Premio Giunone, aperto a un vasto pubblico costituito da registi, artisti e studiosi amanti di antiche vestigia, siti storici e reperti, che da quest’anno potranno proporre filmati che siano aderenti a un tema preciso: quello scelto per questa prima edizione è quello dell’archeologia in pericolo, ovvero il racconto di quei siti minacciati da guerre, dal degrado, dall’ abbandono e lasciati all’incuria del tempo ma anche il racconto di siti sottratti al pericolo della loro scomparsa. Vediamo il ricco programma.

Frame del film “La Pompei britannica dell’Età del Bronzo” di Sarah Jobling

Mercoledì 17 luglio 2019, alle 21. Tema della serata: “Alla scoperta della pre-protostoria europea”. Si inizia con il film “La Pompei britannique de l’âge du Bronze / La Pompei britannica dell’Età del Bronzo” di Sarah Jobling (Francia, 2016; 69′). Il film segue un gruppo multidisciplinare di scienziati che conducono scavi a Must Farm, nella contea di Cambridgeshire in Inghilterra, alla scoperta di un villaggio dell’Età del Bronzo, ribattezzato “la Pompei britannica”. Grazie all’eccezionale conservazione delle strutture sepolte da millenni, gli archeologi hanno scoperto case circolari con tutto il loro contenuto, dalla più antica ruota britannica alle ciotole ancora piene di zuppa, dagli utensili alle armi, rivelando i molteplici rapporti che legavano anticamente i popoli europei. Abbiamo così l’impressione di tornare indietro di 3000 anni per stringere la mano ai nostri antenati. Segue il film “Crète, le mythe du labyrinthe / Creta, il mito del labirinto” di Agnès Molia (Francia, 2017; 26′). L’archeologo Peter Eeckhout, nella fortunata serie francese «Inchieste archeologiche», si cala nel vivo dell’attualità archeologica a livello mondiale. In questo film accompagna gli spettatori al centro del Mediterraneo, a Creta, l’isola che tra il 3000 e il 1400 a.C. fu la culla della prima grande civiltà del mondo greco, la civiltà Minoica. Varcheremo così i cancelli dei cantieri di scavo, alla scoperta dei più recenti risultati delle ricerche, di nuove tecnologie di indagine e dei segreti del mestiere degli archeologi.

Il film “Petra. Perduta cittò di pietra” di Gary Glassman

Giovedì 18 luglio 2019, alle 21. Tema della serata: “Splendide città del mondo antico”. Il primo film è “Petra, Lost city of stone / Petra, perduta città di pietra” di Gary Glassman (Francia e USA, 2015; 52′). Perduta al confine fra tre grandi deserti e ricca di monumenti tra i più spettacolari e più misteriosi del mondo antico, Petra rappresenta ancora oggi un formidabile enigma. Ma negli ultimi anni gli studi internazionali avviati da oltre un ventennio incominciano a dare frutti sorprendenti: dalle sabbie e dalle leggende che l’avvolgono emerge una vera e propria capitale del deserto. L’altro film è “Nîmes, la Rome francaise / Nîmes, la Roma francese” di Laurent Marmol e Fèdèric Lossignol (Francia, 2014; 52′). Nimes, l’antica colonia fondata da Augusto, ha conservato un eccezionale insieme di monumenti di età romana: l’anfiteatro, il tempio detto “Maison Carrée”, il santuario della Fonte, la cinta muraria con le sue porte e la Torre Magna. Combinando fiction, riprese aeree e panorami spettacolari, il film racconta 150 anni di storia e la trasformazione di un piccolo villaggio in una magnifica città gallo-romana.

Venerdì 19 luglio 2019, alle 21. Tema della serata: “Uno sguardo oltre l’Oceano”. Si inizia con il film “La cité perdue des Taironas / La città perduta dei Tairona” di Agnès Molia (Francia, 2017; 26′). L’archeologo Peter Eeckhout, per la serie “Inchieste archeologiche”, accompagna il pubblico nella Colombia nordorientale, dove la foresta tropicale ha inghiottito una delle più grandi città precolombiane, Ciudad Perdida, la Città Perduta. Un tempo famosa per la sua ricchezza, la città dei Tairona è rimasta nascosta per secoli, fino alla riscoperta negli anni Settanta. Segue il film “Île de Pâques, l’heure des vérités / Isola di Pasqua, l’ora della verità” di Thibaud Marchand (Francia, 2017; 90′). I Rapa Nui sono davvero responsabili della distruzione della loro isola e della loro antica civiltà? Si sono veramente uccisi l’un l’altro? Per più di venti anni i più eminenti specialisti del mondo hanno lavorato su questi temi per ristabilire finalmente la verità sulla storia dell’Isola di Pasqua e le nuove scoperte oggi ci rivelano una realtà inattesa e sorprendente.

Il film “Mont Saint Michel, labirinto dell’arcangelo” di Marc Jampolsky

Sabato 20 luglio 2019, si inizia alle 20 con “Raccontare l’archeologia: la sfida, dai media tradizionali al digitale”: incontro con Andreas Steiner, direttore della rivista Archeo, e Antonia Falcone, archeologa e blogger; presenta Barbara Maurina, conservatore per l’Archeologia della Fondazione Museo Civico di Rovereto. Quindi, alle 21, la quarta serata di proiezioni dedicata al “Medioevo europeo”. Apre il film “Wiking women, Sigrun’s wrath and the discovery of Iceland / Donne vichinghe, l’ira di Sigrun e la scoperta dell’Islanda” di Kai Christiansen (Germania, 2017; 52′). Sigrun potrebbe essere una donna felice, ma sul suo matrimonio pesa un segreto: il marito l’ha rapita dal suo villaggio quando era una ragazzina, uccidendone il padre e il fratello. L’occasione del riscatto giunge con la notizia di un’isola recentemente scoperta a Ovest: Sigrun raduna un gruppo di fedeli e a bordo di una nave programma una fuga verso lidi lontani. Chiude il film “Mont Saint Michel, Labyrinthe de l’archange / Mont Saint Michel, labirinto dell’arcangelo” di Marc Jampolsky (Francia, 2017; 52′). Mont Saint Michel: in quello che è uno dei siti monumentali più famosi e spettacolari al mondo, un puzzle architettonico formatosi nel corso di quindici secoli si svela a poco a poco. Santuario, abbazia, fortezza e prigione, questo edificio labirintico che il documentario esplora con immagini spettacolari viene oggi studiato con approcci innovativi che aiuteranno a scoprirne i misteri. Quindi ci sarà l’assegnazione dei premi “Valle dei Templi”, “Città di Agrigento”, e “Concorso Giunone”. La giuria tecnica è presieduta da Antonio Barone, a capo anche dell’ associazione “John Belushi” ed esperto di cinema; ed è composta da Manuele Paradisi, appassionata di cinema; Caterina Trombi, archeologa; Alessandra Maganuco, studentessa di Archeologia, e Salvatore Indelicato, funzionario del Parco e scrittore.

A Modica (Rg) il 1° festival internazionale del cinema archeologico: sette film in concorso e incontri con gli esperti

Dario Di Blasi, direttore artistico di Firenze Archeofilm

Non solo cioccolato. A Modica arriva il cinema archeologico. L’estate siciliana si arricchisce infatti di un grande evento organizzato da Comune di Modica (Rg) insieme ad Archeologia Viva/Firenze Archeofilm e Direzione del Parco archeologico di Cava d’Ispica. Da mercoledì 17 a venerdì 19 luglio 2019 all’auditorium “Pietro Floridia” va in scena il 1° festival internazionale del cinema archeologico di Modica, coordinato da Dario Di Blasi, direttore artistico di Firenze Archeofilm, che ha selezionato i sette film in concorso dall’archivio di Firenze Archeofilm. Ogni sera, alle 21.15, la proiezione dei film si alternerà a incontri con archeologi per interviste a tema: Giovanni Distefano (direttore dei parchi archeologici di Cava d’Ispica e di Camarina), Massimo Frasca e Marco Camera (Università di Catania), Massimo Cultraro (CNR Catania). “Cercherò di approfondire con conversazioni-intervista”, spiega Di Blasi, “alcuni aspetti del rapporto della presenza greca in Sicilia , minoici, micenei, e greci del periodo classico con le popolazioni indigene sicani , elimi, siculi”. Il Festival si chiuderà venerdì 19 luglio con l’assegnazione del Premio “Città di Modica” al film più gradito al pubblico che, in veste di giuria popolare, potrà esprimere ogni sera il suo voto sui film. Vediamo il programma.

Una scena del film “Olimpia. Le origini dei Giochi” di Olivier Lemaitre

L’archeologo Marco Camera

L’archeologo Massimo Frasca

Prima serata, mercoledì 17 luglio 2019. Dopo i saluti del sindaco di Modica, Ignazio Abbate, e dell’assessore alla Cultura, Maria Monisteri, si inizia con il film “Olimpia, alle origini dei Giochi / Olympie, aux origines des Jeux” di Olivier Lemaitre (Francia, 52’). Sia santuario religioso che sito sportivo, Olimpia fu, per quasi mille anni, sede dei giochi più prestigiosi dell’antica Grecia. Gli archeologi hanno indagato gran parte del sito e hanno rinvenuto grandi quantità di ceramiche dipinte che rappresentano gli atleti. Ma queste scene sono una rappresentazione accurata della realtà? Utilizzando ricostruzioni e immagini tridimensionali, il documentario riporta in vita le meraviglie passate di Olimpia e immerge lo spettatore nel cuore dei celebri Giochi. Segue l’incontro con l’ospite della serata: Massimo Frasca e Marco Camera (università di Catania). Quindi il film “Gladiatori, il ritorno / Gladiateurs, le retour” di Emmanuel Besnard, Gilles Rof (Francia, 26’). Oltre quindici secoli dopo la loro scomparsa, i gladiatori sono tornati nell’anfiteatro di Arles in Francia, con combattimenti e corsi di formazione. Promotore di questo ritorno è l’esperto di arti marziali Brice Lopez, che da vent’anni dedica la sua vita a ricostruire meticolosamente le regole e il contesto di queste antiche battaglie. Con il suo team offre ai ricercatori e al pubblico una nuova visione, lontana dalle fantasiose versioni hollywoodiane, di quello che è stato il primo grande spettacolo nella storia dell’umanità.

Film “Oman, il tesoro di Mudhmar” di Cédric Robion

Massimo Cultraro del Cnr di Catania

Seconda serata giovedì 18 luglio 2019. Apre il film “Oman, il tesoro di Mudhmar / Oman, le trésor de Mudhmar” di Cédric Robion (Francia, 52’). Un team di scienziati francesi sta conducendo importanti scavi in Oman. Il loro obiettivo è capire come gli abitanti di queste terre siano riusciti a prosperare in un ambiente così ostile, creando tecnologie innovative per la gestione dell’acqua. Il documentario segue l’équipe di giovani archeologi ai quali il deserto riserverà non poche sorprese nel corso di questa emozionante avventura archeologica nel cuore del Medio Oriente. Segue l’incontro con l’ospite della serata: Massimo Cultraro (CNR Catania). Quindi il film “Apud Cannas” di Francesco Gabellone (Italia, 16’). La battaglia di Canne, la “battaglia per eccellenza”, studiata dai militari di ogni tempo per una strategia bellica che ha fatto scuola, viene da molti descritta con notevoli differenze di vedute. In questo film animato, su base 3D, lo studio diretto delle fonti viene coniugato con l’uso delle tecnologie per la rappresentazione e la comunicazione di quegli eventi, i protagonisti, le condizioni politiche e sociali di contesto. Chiude la serata il film “C’era una volta Iato” di Donatella Taormina (Italia, 20’). Sullo sfondo di scenari e personaggi realizzati con ombre cinesi, dodici ragazzi narrano la storia di Iato, da città elimo-sicana a ultima roccaforte musulmana di Sicilia in lotta contro Federico II di Svevia. Il corto, estremamente originale per la trovata artistica e narrativa, è stato realizzato in ambito scolastico durante un progetto dedicato alla storia del monte Iato.

Il film “Enquêtes archéologiques. Persépolis, le paradis perse / Indagini archeologiche. Persepoli, il paradiso persiano” di Angès Molia, Raphaël Licandro

Giovanni Distefano, direttore dei parchi archeologici di Cava d’Ispica e Camarina

Ultima serata venerdì 19 luglio 2019. Si inizia con il film “Persepoli, il paradiso persiano / Persépolis, le paradis perse” di Angès Molia, Raphaël Licandro (Francia, 26’). Sugli altopiani iraniani si trova la culla di una delle più grandi civiltà di costruttori dell’antichità: i Persiani. Qui hanno edificato un capolavoro di architettura: Persepoli. Fino a oggi, si pensava che il sito si limitasse alla sua terrazza imponente, utilizzata dai re persiani solo qualche mese all’anno. Ma le recenti scoperte rivelano uno scenario completamente diverso, quello di una città tra le più ricche del mondo antico: un Eden tra le montagne persiane. Quindi l’incontro con l’ospite della serata: Giovanni Distefano (direttore Parchi archeologici di Cava d’Ispica e Camarina). Segue l’assegnazione Premio “Città di Modica” per il film più gradito al pubblico. Chiude la prima edizione del festival di Modica il film fuori concorso “Tutankhamon, i segreti del faraone: un re guerriero / Toutankhamon, les secrets du pharaon: un roi guerrier” di Stephen Mizelas (Regno Unito, 50’). Tutankhamon è uno degli ultimi faraoni della XVIII dinastia. Il suo favoloso tesoro, scoperto intatto quasi un secolo fa, ne ha fatto il faraone più famoso e più studiato della storia. Il corredo della sua tomba è una fonte inestimabile di informazioni sull’antico Egitto, ma anche su questo giovane re, il cui regno è ancora un mistero per gli archeologi. Chi era veramente? Un fragile re-bambino o un signore della guerra? Morì di malattia o venne ucciso in battaglia? Tre oggetti con cui il faraone riposa aiutano gli archeologi a rivelare il suo vero volto…

“Timeless – Attualià dell’antico”: ciclo di incontri al museo Archeologico di Crotone e a quello di Capo Colonna per comprendere la contemporaneità dell’antico

La locandina della rassegna “R…estate al Museo 2019. Timeless – attualità dell’antico”

“Timeless – Attualità dell’antico” è il titolo delle conversazioni estive organizzate dal Polo museale della Calabria al museo Archeologico nazionale di Crotone (Crotone) e al museo e parco Archeologico nazionale di Capo Colonna (Crotone) dal 16 luglio al 27 agosto 2019 per la rassegna “R…estate al museo 2019” che coinvolgeranno il pubblico su varie dimensioni dell’antico. Gli incontri ci aiuteranno a riflettere, a partire dal primo che si tiene il 16 luglio 2019 con il prof. Francesco Cuteri, che illustrerà aspetti della Grecità ancora connaturati alla Calabria: “Tra Calabria e Monte Athos. Storie di monaci ed eremiti”. Nel secondo incontro (il 23 luglio) con Francesco Scarpino di Blu Ocean e Gregorio Aversa archeologo, saranno giustapposti argilla e plastica nelle loro differenti ma non difformi funzioni e nei risvolti pratici, dall’antichità ad oggi: “Clay vs plastic: terracotta e plastica a confronto”. E grazie alle fotografie del contest a Capo Lacinio (“Le storie del Lacinio”) i diversi scatti costituiranno nuove visioni delle vestigia greche, ma soprattutto del suo contesto legato a natura, paesaggio, antropologia. In calendario il 10 agosto, con “Il Lacinio sotto le stelle”, è l’osservazione dei cieli guidata da due esperti planetaristi, Alberto Vega e Piero Devono, prima al planetario presso l’Istituto Tecnico Nautico poco fuori città e poi a Capo Colonna, mentre martedì 20 ci sarà una gustosa sorpresa presso il museo di via Risorgimento: il prof. Fabrizio Mollo e lo chef Antonio Montesanti su “Dal mare alla tavola. Metodi di pesca e consumo del pesce ieri e oggi”; e, infine, il 27 agosto con l’archeologa Anna Rotella un’importante riflessione sul passaggio dal collezionismo all’istituzione museo: “Dal collezionismo alla storia. L’archeologia, Vito Capialbi e gli altri”.

“Il Polo museale della Calabria, che ha come mission la valorizzazione dei beni culturali attraverso l’interscambio con il territorio”, spiega il direttore Antonella Cucciniello, “in questo periodo estivo propone così di vivere le sedi museali come luogo di approfondimento per capirne meglio il patrimonio materiale, iconografico, archeologico e, soprattutto, culturale che essi custodiscono. Si cercherà di evidenziare l’attualità di alcuni aspetti peculiari che caratterizzano la nostra regione e di attualizzare quel che appare lontano nel tempo, ma è invece vicino nel quotidiano e sempre vero perché, appunto, timeless. Confrontarsi con l’antico significa, infatti, anzitutto fermarci a riflettere sui nostri fondamentali, per arrivare a comprendere che tutto è contemporaneo: ciò che è stato, che era, è ancora oggi. Vi aspettiamo quindi numerosi in questo percorso attraverso l’antico per capire meglio il contemporaneo, nello spazio del territorio crotoniate ma non solo, in una dimensione senza tempo”.

Vicenza, alla mostra “Mito. Dei ed eroi”: in questa 2^ parte scopriamo Alessandro Magno, Atena ed Ercole, altro nume tutelare della famiglia Leoni Montanari: ancora una volta gli affreschi allegorici del nobile palazzo dialogano con statue e affreschi antichi, e dipinti moderni

La locandina della mostra “Mito, dei ed eroi” a Palazzo Leoni Montanari di Vicenza

Fernando Mazzocca, Federica Giacobello, Agata Keran, curatori della mostra “Mito, dei ed eroi” (foto Graziano Tavan)

Mostra “Mito, dei ed eroi”: l’Antico dialoga con il Moderno nella Galleria di Ercole a Palazzo Leoni Montanari di Vicenza (foto Graziano Tavan)

Una mostra – “Mito. Dei ed eroi”, alle Gallerie d’Italia di Vicenza fino al 14 luglio 2019 – per ricordare i vent’anni dall’apertura al pubblico di Palazzo Leoni Montanari e delle sue raccolte d’arte, ma anche occasione per invitare i visitatori alla riscoperta dell’identità di questo contenitore, splendida testimonianza della civiltà dell’abitare e della cultura figurativa italiane tra Sei e Ottocento. “La configurazione dell’edificio”, spiegano i curatori Fernando Mazzocca, Federica Giacobello, Agata Keran, “e il notevole percorso iconografico delle sue magnifiche decorazioni pittoriche e a stucco, ma anche l’eccezionale collezione di vasi greci e magnogreci che vi è conservata, hanno costituito le basi di un originale progetto espositivo che indaghi la fortuna della mitologia classica, partendo dalla sua rappresentazione nell’antichità, per poi ripercorrere il suo reimpiego nei secoli sino all’esito esemplare tra il Classicismo seicentesco e le diverse stagioni, tra Sette e Ottocento, del Neoclassicismo. Le sezioni della mostra, che segue un criterio tematico legato ai miti e ai personaggi privilegiati nelle decorazioni del palazzo, si articolano, creando ogni volta straordinarie suggestioni, nelle sale affrescate e decorate a stucco di Palazzo Leoni Montanari. Si ha dunque la possibilità – continuano i curatori – di proporre continui confronti tra gli dei, gli eroi e i miti lì rappresentati e quelli raffigurati nelle opere, antiche e moderne, selezionate tra quelle delle raccolte di Intesa Sanpaolo e in prestigiosi musei e collezioni private italiane e straniere. Non si tratta di paragoni solo sul piano figurativo, per mostrare come lo stesso personaggio o episodio siano stati resi diversamente in pittura e in scultura, ma anche e soprattutto sul versante iconologico, per spiegare al pubblico i diversi significati – religiosi, morali, culturali, allegorici – assunti dal mito in tempi e contesti tanto diversi. L’antichità greca e romana rivive nell’esposizione acquistando propria identità attraverso le narrazioni delle raffigurazioni vascolari attiche e magnogreche e delle pitture parietali dall’area vesuviana; le sculture in terracotta, marmo e in materiale prezioso ci restituiranno aspetti cultuali e rituali della religione greca, oggetti preziosi dell’arte suntuaria e un raro marmo dipinto documentano come il mito con le sue molteplici declinazioni sia strettamente compenetrato nella società antica, costituendone il fondamento. Non si tratta quindi solo di raffinate creazioni ma di testimonianze delle comunità che si svilupparono in Grecia e in Italia tra il VI a.C. e il II secolo d.C.”.

La sala di Palazzo Leoni Montanari a Vicenza dedicata al mito di Alessandro Magno (foto Graziano Tavan)

Medaglioni in marmo di Filippo Collino con i ritratti di Alessandro e Olimpia dai musei Reali di Torino (foto Graziano Tavan)

Le divinità che emergono nel percorso iconografico di Palazzo Leoni Montanari sono Apollo e Ercole (come abbiamo visto nel precedente post: ), assumendo un ruolo che li fa apparire come i numi tutelari del luogo e della famiglia che lo ha abitato. Ma non sono gli unici a far parte del pantheon “privato” dei Leoni Montanari. C’è – ad esempio – anche Alessandro Magno. Il condottiero macedone è una delle figure più frequenti nell’antica “casa Montanara”, presente in origine anche come soggetto di alcuni quadri della perduta raccolta d’arte di Giovanni I. Nel ciclo di affreschi della sala si raccontano tre episodi relativi al re macedone (Lezione di Aristotele, Alessandro taglia il nodo di Gordio, Alessandro davanti al cadavere di Dario). Straordinaria personalità storica che segnò la fine dell’età classica e diede inizio al periodo ellenistico, entrò a far parte della tradizione mitica antica alla stregua degli dei e degli eroi e, come essi, fu raffigurato e celebrato in opere d’arte già dai suoi contemporanei. Personaggio di grande carisma, Alessandro è rappresentato in una veste del tutto idealizzata, tanto da incarnare, assieme al troiano Enea presente nella sala dell’Eneide, il più alto modello di virtù, al contempo eroica e umana, esprimibile con un concetto assai complesso: la pietas, ossia la responsabilità civica e personale dell’individuo verso il mondo terreno e divino. La gloria e la leggenda di Alessandro hanno resistito nei secoli. In età neoclassica il suo fascino è particolarmente sentito e, come dimostrano i due magnifici medaglioni in marmo di Filippo Collino ispirati a due celebri busti dei musei Capitolini ammirati anche da Winckelmann, è legato alla sua leggendaria bellezza abbinata a quella della madre Olimpiade.

La sala di Palazzo Leoni Montanari a Vicenza dedicata al mito di Ercole (foto Graziano Tavan)

“Ercole al bivio tra la Virtù e il Vizio” di Pompeo Batoni dai musei Reali di Torino (foto Graziano Tavan)

Ercole e Nesso su un affresco dalla Casa di Giasone di Pompei, oggi al Mann (foto Graziano Tavan)

Ercole e le sue imprese allegoria di un’ascesa. Ercole è la figura mitologica di principale riferimento identitario, sia familiare che di appartenenza culturale e spirituale. La sua caratteristica leontide si associa al leone presente nello stemma familiare, mentre lo spirito combattente dell’eroe evoca allegoricamente il faticoso impegno sostenuto dai Leoni Montanari durante il lungo percorso dell’affermazione sociale. Alla dimensione autocelebrativa della casata, si accosta invece una lettura più profonda del mito, da mettere in relazione alla Philosophia Christi di Erasmo da Rotterdam. Soggetti affrescati nella sala: Il bambino Ercole lotta contro il serpente inviato da Giunone, Ercole sul bivio tra la Virtù e il Vizio, Ercole libera Prometeo, Ercole combatte contro il toro di Maratona, Ercole e Deianira con il centauro Nesso, Ercole e Atlante. Il ciclo pittorico trova corrispondenza nelle opere archeologiche che mostrano la raffigurazione greca e romana dell’eroe e delle sue imprese riportate all’originale contesto. Eracle è infatti eroe panellenico (il suo culto è diffuso in tutta la Grecia) e civilizzatore, distruttore di mostri, espressione del mondo selvaggio e delle barbarie a cui si contrapponeva la cultura greca. Le molte prove e tentazioni (come ricorda la sua storia d’amore e di schiavitù con la regina dei Lidi Onfale) a cui fu sottoposto furono già in antico interpretate come espressione della fatica della vita umana. Eracle condivideva con l’uomo infatti la mortalità e la sofferenza, e con atroci sofferenze morirà gettandosi su una pira a causa della veste avvelenata con il sangue del centauro Nesso, donatagli dalla gelosa moglie Deianira. Ma la sua morte segnò la sua vittoria finale, l’apoteosi dell’eroe che fu accolto nel pantheon olimpico.

La sala dei Fauni di Palazzo Leoni Montanari di Vicenza dedicata al mito di Atena (foto Graziano Tavan)

La grandiosa statua in marmo dell’Atena Albani conservata al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Graziano Tavan)

Atena la dea combattente e delle arti. La sezione è dedicata ad Atena una delle principali divinità del pantheon greco, vergine guerriera, divinità tutelare della città di Atene, nume delle arti prerogativa che condivide con Apollo. La Sala dei Fauni accoglie quest’ultimo tema introdotto dalla grandiosa statua in marmo dell’Atena Albani dal museo Archeologico di Napoli e suggellato dalla celeberrima tela del Tiepolo che vede la statua della dea e quella di Apollo poste ai lati di Ottaviano Augusto. Esemplari statuari e vascolari antichi mostreranno le caratteristiche iconografiche della divinità. Nella stessa sala trovano spazio tre eccezionali esemplari ceramici magnogreci provenienti da Ruvo di Puglia con la raffigurazione del culto di Apollo a Delfi, il più importante centro oracolare del dio dove sono ambientati celebri episodi del mito e della tragedia greca.

Apoteosi di Eracle: dettaglio di un famoso vaso del IV sec. a.C. del Pittore di Licurgo, proveniente da Ruvo di Puglia, oggi nelle collezioni di Banca Intesa San Paolo (foto Graziano Tavan)

Apoteosi di Eracle, glorificazione della famiglia Leoni Montanari. Il percorso si conclude nella suggestiva e barocca Loggia di Ercole, visibile anche entrando dal palazzo in uno scenografico ingresso. Qui si celebra, specularmente ad Apollo, l’altro protagonista del palazzo, Eracle. Il trionfo dell’eroe è espresso dalla sua immagine statuaria che lo vede immortalato mentre uccide l’idra di Lerna, uno delle sue celebri fatiche. La decorazione della loggia ne costituisce scenario ideale, un nuovo Olimpo. In prossimità dell’ingresso alla loggia sarà possibile ammirare il cratere magnogreco, capolavoro della collezione archeologica Intesa Sanpaolo, con la raffigurazione della apoteosi di Eracle e della sua ascesa tra gli dei.

Vieste ArcheoFilm, al castello di Vieste sul Gargano tre serate con il cinema di Archeologia Arte Ambiente e incontri con i protagonisti

Notti speciali al castello di Vieste con l’Archeofilm festival

La locandina del Vieste Archeofilm festival 2019

Il cinema archeologico del Festival diffuso del Firenze Archeofilm fa tappa sul Gargano al castello di Vieste dove da venerdì 12 a domenica 14 luglio 2019, alle 21, con ingresso libero, arriva l’atteso Festival internazionale del Cinema di Archeologia Arte Ambiente organizzato dalla Città di Vieste – assessorato alla Cultura – in collaborazione con Archeologia Viva/Firenze Archeofilm; direttore artistico Dario Di Blasi, che ha selezionato i filmati dall’archivio di Firenze Archeofilm; direttore editoriale Giuditta Pruneti; coordinatore per il Comune di Vieste Feliciano Stoico; con il contributo di Giuliano Volpe dell’università di Foggia. Cinque film che concorrono al premio “Venere Sosandra – Vieste 2019″ assegnato dal pubblico. Nelle tre serate, condotte dalla giornalista Giulia Pruneti, si spazia dalla nascita dei giochi olimpici in Grecia ai misteri della terra dei faraoni fino ai grandi scontri navali come quello risorgimentale di Lissa. Senza dimenticare i temi ambientali e scoprire l’origine degli sconvolgimenti dell’ecosistema globale ma anche le narrazioni (riviste e corrette) dei grandi eventi che hanno fatto la storia tra cui la celebre battaglia di Canne. Ogni sera, tra una proiezione e l’altra, incontri condotti da Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva, con i grandi esperti della comunicazione del passato tra cui Valerio Massimo Manfredi archeologo e scrittore, Daniele Manacorda archeologo medievista dell’Università di Roma3, Giuliano Volpe archeologo dell’università di Foggia e Nicolò Bongiorno regista e produttore cinematografico. In caso di maltempo la manifestazione si svolge nella Sala Normanna del Castello.

Una scena del film “Apud Cannas” di Francesco Gabellone

L’archeologo e scrittore Valerio Massimo Manfredi

Il festival apre venerdì 12 luglio 2019, alle 21, con il film “Tutankhamon, i segreti del faraone: un re guerriero / Toutankhamon, les secrets du pharaon: un roi guerrier” di Stephen Mizelas (Regno Unito, 50’). Tutankhamon è uno degli ultimi faraoni della XVIII dinastia. Il suo favoloso tesoro, scoperto intatto quasi un secolo fa, ne ha fatto il faraone più famoso e più studiato della storia. Il corredo della sua tomba è una fonte inestimabile di informazioni sull’antico Egitto, ma anche su questo giovane re, il cui regno è ancora un mistero per gli archeologi. Chi era veramente? Un fragile re-bambino o un signore della guerra? Morì di malattia o venne ucciso in battaglia? Tre oggetti con cui il faraone riposa aiutano gli archeologi a rivelare il suo vero volto… Segue il film “Apud Cannas” di Francesco Gabellone (Italia, 16’). La battaglia di Canne, la “battaglia per eccellenza”, studiata dai militari di ogni tempo per una strategia bellica che ha fatto scuola, viene da molti descritta con notevoli differenze di vedute. In questo film animato, su base 3D, lo studio diretto delle fonti viene coniugato con l’uso delle tecnologie per la rappresentazione e la comunicazione di quegli eventi, i protagonisti, le condizioni politiche e sociali di contesto. Ospite della serata: Valerio Massimo Manfredi archeologo e scrittore.

Una scena del film “Olimpia. Le origini dei Giochi” di Olivier Lemaitre

L’archeologo Daniele Manacorda

Seconda serata sabato 13 luglio 2019. Alle 21 si inizia con il film “Olimpia, alle origini dei Giochi / Olympie, aux origines des Jeux” di Olivier Lemaitre (Francia, 52’). Sia santuario religioso che sito sportivo, Olimpia fu, per quasi mille anni, sede dei giochi più prestigiosi dell’antica Grecia. Gli archeologi hanno indagato gran parte del sito e hanno rinvenuto grandi quantità di ceramiche dipinte che rappresentano gli atleti. Ma queste scene sono una rappresentazione accurata della realtà? Utilizzando ricostruzioni e immagini tridimensionali, il documentario riporta in vita le meraviglie passate di Olimpia e immerge lo spettatore nel cuore dei celebri Giochi. Segue il film “Il misterioso vulcano del Medioevo / Le mystérieux volcan du Moyen-Âge” (vincitore Premio “Firenze ArcheoFilm 2018”) di Pascal Guérin (Francia, 52’). Il film mette in primo piano il lavoro minuzioso di ricerca, perseveranza, collaborazione e intuizione, degli scienziati che hanno dedicato tanti anni alla ricerca di questo misterioso vulcano. Questa scoperta sarebbe fondamentale per comprendere come le eruzioni vulcaniche, hanno trasformato il clima del pianeta e gli ecosistemi in cui viveva la società… Ospite della serata: Daniele Manacorda, archeologo dell’università di Roma3.

“I leoni di Lissa” di Nicolò Bongiorno

Il prof. Giuliano Volpe dell’università di Foggia

Serata finale domenica 14 luglio 2019, alle 21: sullo schermo il film “I leoni di Lissa” (vincitore Premio “Firenze ArcheoFilm 2019”) di Nicolò Bongiorno (Italia/Croazia, 76’). Il documentario evoca la storia della battaglia navale di Lissa (1866, Terza Guerra d’Indipendenza), scontro simbolo e icona della marineria moderna. Attraverso un mosaico di suggestioni visive, storiche e mitologiche, lo spettatore viaggia con grandi maestri dell’esplorazione subacquea fino al grembo profondo di un capitolo dimenticato dell’Unità d’Italia. Un’immersione di grande importanza scientifica e archeologica, raccontata come una fiaba. Ospiti della serata: Giuliano Volpe, archeologo dell’università di Foggia, e Nicolò Bongiorno, regista e produttore cinematografico. Quindi si passa alla cerimonia di premiazione con l’attribuzione del “Premio Venere Sosandra – Vieste 2019″ per il film più votato dal pubblico. Chiude la serata e il festival il docufilm fuori concorso dedicato al Gargano: “Il tesoro di Monte Pucci” di Giorgio Salvatori (Italia, 20’). I lavori di scavo nella necropoli di Monte Pucci continuano a riservare sorprese. L’ultima, sorprendente scoperta è un anello che reca nel castone un’immagine che richiama la figura dell’eroe greco Diomede. Primo e unico indizio della presenza nell’area garganica del leggendario padre fondatore delle Isole Tremiti e di altri antichi insediamenti nel Gargano.