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XXII Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico: a quattro mesi dal via a Paestum il programma prende forma: 12 eventi unici al mondo. Ecco tutte le novità e le conferme. Ci sarà anche l’Archeotreno

Il parco Archeologico di Paestum che ospita la Borsa mediterranea del turismo archeologico

La XXII edizione della Borsa Mediterranea del Turismo archeologico si tiene a Paestum dal 14 al 17 novembre 2019

Meno di quattro mesi al via e il programma della XXII Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico prende forma. La XXII edizione della Bmta si svolgerà a Paestum al Centro espositivo Savoy hotel, Basilica paleocristiana, museo Archeologico nazionale, e parco archeologico da giovedì 14 a domenica 17 novembre 2019. Obiettivo, ancora una volta, promuovere i siti e le destinazioni di richiamo archeologico, favorire la commercializzazione, contribuire alla destagionalizzazione e incrementare le opportunità economiche. Senza dimenticare lo sviluppo della cooperazione tra i popoli (a Paestum in ogni edizione sono presenti Paesi non solo del Mediterraneo) e il confronto e lo scambio di esperienze con 300 relatori, 100 giornalisti accreditati, 120 operatori dell’offerta e 60 tra conferenze e incontri. E ben tre novità che si aggiungono a un già ricco programma: ArcheoIncoming, spazio espositivo e Workshop con protagonisti i tour operator che promuovono le destinazioni italiane per sviluppare l’incoming del turismo archeologico; ArcheoStartUp, per la prima volta in collaborazione con l’Associazione Startup Turismo che riunisce le migliori realtà che offrono nuovi prodotti e servizi digitali nei settori del turismo e della cultura; Archeotreno: oltre alla rinnovata partnership con Trenitalia, vettore ufficiale, che riserverà ai visitatori il 30% di sconto, nei giorni della Borsa sarà disponibile per la prima volta il servizio ArcheoTreno, a cura della Fondazione FS Italiane, che permetterà di raggiungere Paestum da Napoli e Salerno a bordo di un treno storico composto dalle “Centoporte” carrozze degli anni ’30 e dalle “Corbellini” carrozze degli anni ’50, trainate da una locomotiva elettrica degli anni ’60 in livrea d’origine.

La basilica paleocristiana a Paestum è una delle sedi della Borsa Mediterranea del Turismo archeologico

I workshop alla Bmta di Paestum sono un’occasione di business

12 eventi unici al mondo tutti in una Borsa. La Borsa, con i suoi 100 espositori (presenti 25 Paesi, e per la prima volta l’Agenzia di Strategia Turistica delle Isole Baleari), è sede del più grande Salone espositivo al mondo dedicato al patrimonio archeologico: luogo di approfondimento e divulgazione di temi dedicati all’archeologia e al turismo e occasione di incontro per addetti ai lavori, operatori turistici e culturali, viaggiatori, appassionati, mondo scolastico e universitario. Il Workshop è un’opportunità di business tra la domanda e l’offerta del turismo culturale: gli operatori potranno incontrare buyer selezionati dall’Enit provenienti da 8 Paesi Europei (Austria, Belgio, Francia, Germania, Olanda, Regno Unito, Spagna, Svizzera) e, per la prima volta, un tour operator australiano specialista di viaggi culturali in Europa per College e High School. Inoltre, nell’intento di favorire l’incontro anche con la domanda nazionale, la Borsa ha invitato i tour operator impegnati nella promozione delle destinazioni turistico-archeologiche italiane a partecipare al Workshop nell’ambito della nuova sezione ArcheoIncoming.

Lo stand del Mibac al Centro espositivo della Bmta di Paestum

Novità della Bmta: a Paestum arriva l’Archeotreno

Le sezioni. Oltre alle due novità già segnalate, cioè ArcheoIncoming e ArcheoStartUp, ecco le altre sezioni. ArcheoExperience, laboratori di Archeologia Sperimentale per la divulgazione delle tecniche utilizzate dall’uomo nel realizzare i manufatti di uso quotidiano. ArcheoIncontri, per conferenze stampa e presentazioni di progetti culturali e di sviluppo territoriale. ArcheoLavoro, orientamento post diploma e post laurea con presentazione dell’offerta formativa a cura delle università presenti nel Salone. ArcheoVirtual, l’innovativa mostra internazionale di tecnologie multimediali, interattive e virtuali in collaborazione con Itabac, istituto per le tecnologie applicate ai beni culturali del Cnr. Ci sono poi le conferenze, nelle quali organizzazioni governative e di categoria, istituzioni ed enti locali, associazioni culturali e professionali si confrontano su promozione del turismo culturale, valorizzazione, gestione e fruizione del patrimonio. E gli incontri con i protagonisti, nei quali il grande pubblico interviene con i più noti divulgatori culturali, archeologi, soprintendenti, direttori di musei, docenti universitari, giornalisti.

Quinta edizione dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad” alla Bmta 2019

International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”: è il Premio – istituito proprio dalla Bmta con Archeo – alla scoperta archeologica dell’anno intitolato all’archeologo di Palmira che ha pagato con la vita la difesa del patrimonio. Le cinque scoperte archeologiche del 2018 candidate alla vittoria della quinta edizione del Premio sono: Bulgaria: nel Mar Nero il più antico relitto intatto del mondo; Egitto: a Saqqara a sud del Cairo un antico laboratorio di mummificazione; Giordania: nel Deserto Nero il pane più antico del mondo; Italia: l’iscrizione e le dimore di pregio scoperte a Pompei; Svizzera: la più antica mano in metallo trovata in Europa (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2019/06/24/paestum-xxii-bmta-annunciate-le-5-scoperte-archeologiche-candidate-alla-vittoria-della-5a-edizione-dellinternational-archaeological-discovery-award-khaled-al-asaad-sono/). E poi i premi “Antonella Fiammenghi” e “Paestum Archeologia”, assegnati rispettivamente a laureati con tesi sul turismo archeologico e a personalità impegnate a favore dell’archeologia e del dialogo interculturale.

Dalla Mesopotamia all’Oman, da Creta all’Egitto, dalla Pisidia a Venezia: al via il X Aquileia Film Festival, quattro serate di cinema, archeologia, arte e grandi divulgatori scientifici

L’Aquileia Film Festival richiama in piazza Patriarcato migliaia di appassionati

Dalla Mesopotamia all’Oman, da Creta all’Egitto, dalla Pisidia a Venezia: dal 23 al 26 luglio 2019 quattro serate di cinema, archeologia, arte e grandi divulgatori scientifici intervistati da Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva. Stiamo parlando dell’Aquileia Film Festival, la rassegna di cinema arte e archeologia, organizzata dalla Fondazione Aquileia in collaborazione con Archeologia Viva e Firenze Archeofilm, giunta quest’anno alla sua decima edizione. Film e incontri animano il sito Unesco che quest’anno celebra i 2200 anni dalla sua fondazione. La splendida piazza della Basilica dei Patriarchi ogni sera dalle 21 (ingresso libero) si trasforma in una sala cinematografica a cielo aperto e il pubblico è chiamato a scegliere il vincitore del Premio Aquileia, un mosaico realizzato dalla Scuola Mosaicisti del Friuli, tra i film in concorso, scelti tra il meglio della produzione cinematografica internazionale a tema archeologico e storico. La rassegna – che ha il patrocinio del comune di Aquileia ed è sostenuta da Vini Jermann – è l’occasione per esplorare da diverse prospettive, attraverso film e interviste con esperti, la storia, l’arte e l’archeologia, per ricordare il valore del nostro patrimonio culturale e farlo conoscere unendo contenuti rigorosamente scientifici alla spettacolarità del cinema. L’ingresso alla manifestazione è libero e gratuito e, in caso di pioggia, le proiezioni si svolgeranno nella Sala Romana affacciata su piazza Capitolo (capienza 240 persone, ritiro biglietti all’ingresso fino a esaurimento posti a partire dalle 20 il giorno della proiezione). In collaborazione con Arbor Sapientiae, casa editrice e di distribuzione editoriale specializzata del settore storico-archeologico, verrà allestito in piazza Capitolo un bookshop che proporrà un’ampia scelta di titoli per appassionati e studiosi.

Star di Aquileia Film Festival sarà anche quest’anno Alberto Angela che chiuderà la kermesse intervistato da Piero Pruneti (foto Massimo Goina)

La serata di apertura martedì 23 luglio 2019 è realizzata anche quest’anno in collaborazione con Sky Arte: alle 21 ci si immerge nella Venezia del 1500 con la proiezione di “Tintoretto. Un ribelle a Venezia” e la conversazione-intervista con Roberto Pisoni, direttore di Sky Arte e Melania Mazzucco, scrittrice e sceneggiatrice della pellicola. Si viaggia in Mesopotamia (24 luglio) con un’indagine del regista Alberto Castellani sul passato e presente della terra tra i due fiumi, e a Creta (24 luglio) che tra il tra il 3000 e il 1400 a.C., fu la culla della prima grande civiltà del mondo greco: la civiltà minoica. Ci si sposta poi in Oman (25 luglio) dove un team di scienziati francesi sta tentando di capire come gli abitanti di queste terre siano riusciti a prosperare in un ambiente così ostile, creando tecnologie innovative per la gestione dell’acqua. Quindi si va nell’antica regione della Pisidia (25 luglio) sulla catena montuosa del Tauro nel Sud-Ovest della Turchia per poi raggiungere l’Egitto alla scoperta dei segreti del faraone Tutankhamon, il re guerriero (26 luglio), uno degli ultimi faraoni della XVIII dinastia. Il suo favoloso tesoro, scoperto intatto quasi un secolo fa, ne ha fatto il faraone più famoso e più studiato della storia… Confermata anche la presenza di un grande amico del Festival, il guru indiscusso della divulgazione scientifica – Alberto Angela – che chiuderà venerdì 26 luglio la decima edizione affascinando il pubblico con le gesta di Cleopatra, la regina che sfidò Roma e conquistò l’eternità, protagonista della sua ultima fatica letteraria. Altri protagonisti della rassegna l’archeologo e accademico Paolo Matthiae (24 luglio): ma al momento è da confermare la partecipazione dello scopritore di Ebla e consulente scientifico del film “Mesopotamia in memoriam. Appunti su un patrimonio violato” che dovrebbe raccontare la sua vita tra scoperte eccezionali e spedizioni archeologiche. Certo invece Marcello Barbanera (25 luglio), professore di Archeologia e storia dell’arte greca e romana e direttore del museo d’Arte antica all’università La Sapienza di Roma. Vediamo allora il ricco programma.

Il film “Tintoretto. Un ribelle a Venezia” di Giuseppe Domingo Romano

Roberto Pisoni, direttore di Sky Arte

Si inizia martedì 23 luglio 2019, alle 21, con l’anteprima Aquileia Film Festival. Sul grande schermo il film “Tintoretto. Un ribelle a Venezia” di Giuseppe Domingo Romano (Italia, 2019; 95’). Ripercorrendo la vita del pittore, un artista spregiudicato e inquieto caratterizzato da un’infinita voglia di indipendenza e un amore assoluto per la libertà, “Tintoretto. Un Ribelle a Venezia” delinea tratti della Venezia del 1500, un secolo culturalmente rigoglioso che vede tra i suoi protagonisti altri due giganti della pittura come Tiziano e Veronese, eterni rivali di Tintoretto in un’epoca in cui la Serenissima conferma il suo dominio marittimo diventando uno dei porti mercantili più potenti d’Europa e affronta la drammatica peste del 1575-77, che stermina gran parte della popolazione lasciando un segno indelebile nella Laguna. Proprio durante la peste, in una Venezia deserta, cupa e spettrale, con i cadaveri degli appestati lungo i canali, Tintoretto rimarrà in città per continuare la sua più grande opera: il ciclo di dipinti della Scuola Grande di San Rocco, una serie di teleri che coprono i soffitti e le pareti dell’edificio della confraternita. Nessuno all’epoca, nemmeno Michelangelo nella Cappella Sistina, vantava di aver firmato ogni dipinto all’interno di un edificio. Segue la conversazione sulla diffusione dell’arte attraverso il grande cinema con Roberto Pisoni, direttore Sky Arte, a cura di Piero Pruneti.

Una scena del film “Mesopotamia. In memoriam” di Alberto Castellani

Il regista veneziano Alberto Castellani durante le riprese in Vicino Oriente

Seconda serata mercoledì 24 luglio 2019, alle 21. Apre il film “Mesopotamia in memoriam. Appunti su un patrimonio violato” di Alberto Castellani (Italia, 2019; 50’). Il film intende proporre un’indagine sul “passato” e sul “presente” della Mesopotamia e in particolare sulla grande stagione della nascita e dello sviluppo della cultura urbana in Iraq. Grazie al secolare apporto della ricerca archeologica emerge nella “terra tra i due fiumi” una lunga storia fatta di insediamenti e di figure entrate nel mito. Ancora da confermare la conversazione con Paolo Matthiae, archeologo, accademico e orientalista, decano degli assiriologi, a cura di Piero Pruneti. Chiude la serata il film “Creta, il mito del Labirinto / Crète, le mythe du Labyrinthe” di Mikael Lefrançois, Agnès Molia (Francia, 2018; 26’). Creta, tra il 3000 e il 1400 a.C., fu la culla della prima grande civiltà del mondo greco: la civiltà minoica. Primo popolo europeo a padroneggiare la scrittura, hanno costruito sontuosi edifici dall’architettura complessa e monumentale. I miti greci sono stati a lungo sfruttati per spiegare queste strutture, fino ai recenti scavi che hanno infine portato alla decodificazione di questi edifici.

Film “Oman, il tesoro di Mudhmar” di Cédric Robion

Il prof. Marcello Barbanera

Terza serata giovedì 25 luglio 2019, alle 21. Si inizia con il film “Oman, il tesoro di Mudhmar / Oman, le trésor de Mudhmar” di Cédric Robion (Francia, 2017; 52’). Un team di scienziati francesi sta conducendo importanti scavi in Oman. Il loro obiettivo è capire come gli abitanti di queste terre siano riusciti a prosperare in un ambiente così ostile, creando tecnologie innovative per la gestione dell’acqua. Il documentario segue l’équipe di giovani archeologi ai quali il deserto riserverà non poche sorprese nel corso di questa emozionante avventura archeologica nel cuore del Medio Oriente. Segue la conversazione con Marcello Barbanera, professore di Archeologia e storia dell’arte greca e romana e direttore del museo d’Arte antica all’università La Sapienza di Roma, a cura di Piero Pruneti. Chiude la serata il film “Vivere tra le rovine / Living amid the ruins” di Isilay Gürsu (Turchia, 2017; 14’). Il film esamina la complessa relazione tra archeologia e società contemporanea, concentrandosi su come le comunità che abitano vicino ai siti archeologici siano influenzate dal contesto in cui vivono. Il cortometraggio conduce lo spettatore nell’antica regione della Pisidia, sulla catena montuosa del Tauro nel sud-ovest della Turchia.

Il film “Tutankhamon, i segreti del faraone: un re guerriero” di Stephen Mizelas

Alberto Angela chiude l’Aquileia Film Festival

Serata finale venerdì 26 luglio 2019, alle 21, con un grande protagonista: il faraone bambino. In programma infatti il film “Tutankhamon, i segreti del faraone: un re guerriero / Toutankhamon, les secrets du pharaon: un roi guerrier” di Stephen Mizelas (Regno Unito, 2017; 50’). Tutankhamon è uno degli ultimi faraoni della XVIII dinastia. Il suo favoloso tesoro, scoperto intatto quasi un secolo fa, ne ha fatto il faraone più famoso e più studiato della storia. Il corredo della sua tomba è una fonte inestimabile di informazioni sull’antico Egitto, ma anche su questo giovane re, il cui regno è ancora un mistero per gli archeologi. Chi era veramente? Un fragile re-bambino o un signore della guerra? Morì di malattia o venne ucciso in battaglia? Tre oggetti con cui il faraone riposa aiutano gli archeologi a rivelare il suo vero volto… Prima dell’attesissima conversazione con Alberto Angela e la “sua” Cleopatra, a cura di Piero Pruneti, la consegna del premio Aquileia al miglior film scelto dal pubblico.

A Modica (Rg) il 1° festival internazionale del cinema archeologico: sette film in concorso e incontri con gli esperti

Dario Di Blasi, direttore artistico di Firenze Archeofilm

Non solo cioccolato. A Modica arriva il cinema archeologico. L’estate siciliana si arricchisce infatti di un grande evento organizzato da Comune di Modica (Rg) insieme ad Archeologia Viva/Firenze Archeofilm e Direzione del Parco archeologico di Cava d’Ispica. Da mercoledì 17 a venerdì 19 luglio 2019 all’auditorium “Pietro Floridia” va in scena il 1° festival internazionale del cinema archeologico di Modica, coordinato da Dario Di Blasi, direttore artistico di Firenze Archeofilm, che ha selezionato i sette film in concorso dall’archivio di Firenze Archeofilm. Ogni sera, alle 21.15, la proiezione dei film si alternerà a incontri con archeologi per interviste a tema: Giovanni Distefano (direttore dei parchi archeologici di Cava d’Ispica e di Camarina), Massimo Frasca e Marco Camera (Università di Catania), Massimo Cultraro (CNR Catania). “Cercherò di approfondire con conversazioni-intervista”, spiega Di Blasi, “alcuni aspetti del rapporto della presenza greca in Sicilia , minoici, micenei, e greci del periodo classico con le popolazioni indigene sicani , elimi, siculi”. Il Festival si chiuderà venerdì 19 luglio con l’assegnazione del Premio “Città di Modica” al film più gradito al pubblico che, in veste di giuria popolare, potrà esprimere ogni sera il suo voto sui film. Vediamo il programma.

Una scena del film “Olimpia. Le origini dei Giochi” di Olivier Lemaitre

L’archeologo Marco Camera

L’archeologo Massimo Frasca

Prima serata, mercoledì 17 luglio 2019. Dopo i saluti del sindaco di Modica, Ignazio Abbate, e dell’assessore alla Cultura, Maria Monisteri, si inizia con il film “Olimpia, alle origini dei Giochi / Olympie, aux origines des Jeux” di Olivier Lemaitre (Francia, 52’). Sia santuario religioso che sito sportivo, Olimpia fu, per quasi mille anni, sede dei giochi più prestigiosi dell’antica Grecia. Gli archeologi hanno indagato gran parte del sito e hanno rinvenuto grandi quantità di ceramiche dipinte che rappresentano gli atleti. Ma queste scene sono una rappresentazione accurata della realtà? Utilizzando ricostruzioni e immagini tridimensionali, il documentario riporta in vita le meraviglie passate di Olimpia e immerge lo spettatore nel cuore dei celebri Giochi. Segue l’incontro con l’ospite della serata: Massimo Frasca e Marco Camera (università di Catania). Quindi il film “Gladiatori, il ritorno / Gladiateurs, le retour” di Emmanuel Besnard, Gilles Rof (Francia, 26’). Oltre quindici secoli dopo la loro scomparsa, i gladiatori sono tornati nell’anfiteatro di Arles in Francia, con combattimenti e corsi di formazione. Promotore di questo ritorno è l’esperto di arti marziali Brice Lopez, che da vent’anni dedica la sua vita a ricostruire meticolosamente le regole e il contesto di queste antiche battaglie. Con il suo team offre ai ricercatori e al pubblico una nuova visione, lontana dalle fantasiose versioni hollywoodiane, di quello che è stato il primo grande spettacolo nella storia dell’umanità.

Film “Oman, il tesoro di Mudhmar” di Cédric Robion

Massimo Cultraro del Cnr di Catania

Seconda serata giovedì 18 luglio 2019. Apre il film “Oman, il tesoro di Mudhmar / Oman, le trésor de Mudhmar” di Cédric Robion (Francia, 52’). Un team di scienziati francesi sta conducendo importanti scavi in Oman. Il loro obiettivo è capire come gli abitanti di queste terre siano riusciti a prosperare in un ambiente così ostile, creando tecnologie innovative per la gestione dell’acqua. Il documentario segue l’équipe di giovani archeologi ai quali il deserto riserverà non poche sorprese nel corso di questa emozionante avventura archeologica nel cuore del Medio Oriente. Segue l’incontro con l’ospite della serata: Massimo Cultraro (CNR Catania). Quindi il film “Apud Cannas” di Francesco Gabellone (Italia, 16’). La battaglia di Canne, la “battaglia per eccellenza”, studiata dai militari di ogni tempo per una strategia bellica che ha fatto scuola, viene da molti descritta con notevoli differenze di vedute. In questo film animato, su base 3D, lo studio diretto delle fonti viene coniugato con l’uso delle tecnologie per la rappresentazione e la comunicazione di quegli eventi, i protagonisti, le condizioni politiche e sociali di contesto. Chiude la serata il film “C’era una volta Iato” di Donatella Taormina (Italia, 20’). Sullo sfondo di scenari e personaggi realizzati con ombre cinesi, dodici ragazzi narrano la storia di Iato, da città elimo-sicana a ultima roccaforte musulmana di Sicilia in lotta contro Federico II di Svevia. Il corto, estremamente originale per la trovata artistica e narrativa, è stato realizzato in ambito scolastico durante un progetto dedicato alla storia del monte Iato.

Il film “Enquêtes archéologiques. Persépolis, le paradis perse / Indagini archeologiche. Persepoli, il paradiso persiano” di Angès Molia, Raphaël Licandro

Giovanni Distefano, direttore dei parchi archeologici di Cava d’Ispica e Camarina

Ultima serata venerdì 19 luglio 2019. Si inizia con il film “Persepoli, il paradiso persiano / Persépolis, le paradis perse” di Angès Molia, Raphaël Licandro (Francia, 26’). Sugli altopiani iraniani si trova la culla di una delle più grandi civiltà di costruttori dell’antichità: i Persiani. Qui hanno edificato un capolavoro di architettura: Persepoli. Fino a oggi, si pensava che il sito si limitasse alla sua terrazza imponente, utilizzata dai re persiani solo qualche mese all’anno. Ma le recenti scoperte rivelano uno scenario completamente diverso, quello di una città tra le più ricche del mondo antico: un Eden tra le montagne persiane. Quindi l’incontro con l’ospite della serata: Giovanni Distefano (direttore Parchi archeologici di Cava d’Ispica e Camarina). Segue l’assegnazione Premio “Città di Modica” per il film più gradito al pubblico. Chiude la prima edizione del festival di Modica il film fuori concorso “Tutankhamon, i segreti del faraone: un re guerriero / Toutankhamon, les secrets du pharaon: un roi guerrier” di Stephen Mizelas (Regno Unito, 50’). Tutankhamon è uno degli ultimi faraoni della XVIII dinastia. Il suo favoloso tesoro, scoperto intatto quasi un secolo fa, ne ha fatto il faraone più famoso e più studiato della storia. Il corredo della sua tomba è una fonte inestimabile di informazioni sull’antico Egitto, ma anche su questo giovane re, il cui regno è ancora un mistero per gli archeologi. Chi era veramente? Un fragile re-bambino o un signore della guerra? Morì di malattia o venne ucciso in battaglia? Tre oggetti con cui il faraone riposa aiutano gli archeologi a rivelare il suo vero volto…

Ultime scoperte delle missioni archeologiche all’estero. Al museo Classis Ravenna per “Classe al chiaro di luna” protagonista Antonio Curci con “Tra egiziani e nubiani…recenti scavi di salvataggio della missione AkAP nella regione di Aswan (Egitto)”

Il manifesto delle manifestazioni “Classis al chiaro di luna”

L’archeologo Antonio Curci

Le serate al museo Classis – Museo della Città e il territorio alla scoperta delle missioni archeologiche italiane all’estero nell’ambito della rassegna estiva “Classe al Chiaro di Luna!” questa settimana ci portano in Nubia. Appuntamento dunque mercoledì 17 luglio 2019, al museo Classis, alle 20.15, per la visita guidata, e alle 21, con la conferenza a ingresso gratuita del ciclo “Missioni archeologiche all’estero: le ultime scoperte” su “Tra egiziani e nubiani…recenti scavi di salvataggio della missione AkAP nella regione di Aswan (Egitto)”, a cura di Antonio Curci dell’università di Bologna, in collaborazione con L’Ordine della casa Matha.

Ricognizioni archeologiche nell’ambito della missione Akap in Egitto (foto Unibo)

Veduta satellitare del territorio interessato dalla missione Akap in Egitto (foto Unibo)

L’Aswan – Kom Ombo Archaeological Project (Akap) nasce nel 2005 con l’obiettivo di studiare, dal punto di vista storico-archeologico, l’interazione tra Egiziani e Nubiani nella loro terra di “confine”. Nel corso degli anni, diverse istituzioni hanno sostenuto il progetto (British Museum, università di Milano, La Sapienza università di Roma) e dal 2010 è missione congiunta tra l’istituto di Egittologia della Yale University e il dipartimento di Archeologia dell’università di Bologna. Le attività di ricerca principali prevedono: ricognizione geoarcheologica, archeologica ed epigrafica, scavo e documentazione dell’arte rupestre. Tutti gli interventi realizzati, in particolar modo le ricognizioni e gli scavi, sono da considerarsi di salvataggio poiché la costruzione di numerosi nuovi villaggi lungo la riva occidentale del Nilo, inclusa la città di New Aswan, e l’utilizzo delle aree circostanti, soprattutto come cave di arenaria e caolino, mettono in serio pericolo le evidenze archeologiche.

Le tre aree in concessione della missione Akap in Egitto (foto Unibo)

Restauro virtuale del pannello con il giubileo regale a Nag el-Hamdulab (foto Unibo)

L’attività di ricognizione archeologica ha riguardato le tre aree in concessione della missione (Wadi Abu Subeira, la riva occidentale tra Qubbet el-Hawa e Kubbaniya e il deserto a est di Kom Ombo), concentrandosi soprattutto nella zona di Gharb Aswan. Numerosi sono i siti individuati databili dal Paleolitico Medio al periodo Ottomano. Secondo la tipologia i siti sono localizzati lungo la valle del Nilo, lungo i maggiori wadi o nel plateau. La maggior parte dei siti è a rischio distruzione a causa delle numerose attività edilizie e minerarie attualmente in corso. Al fine di visualizzare in maniera integrata tutti i dati archeologici disponibili, è stato deciso innanzitutto, di non realizzare un progetto GIS dedicato esclusivamente all’arte, ma di integrare i dati dell’arte rupestre nel GIS complessivo della missione. La revisione e l’aggiornamento dei dati, inclusa la conversione delle coordinate topografiche, ove necessaria, ha permesso di ottenere una piattaforma più completa sulla quale poter avviare nuovi studi ed analisi.

A Torino due giorni di confronto tra i massimi esperti di sarcofagi nell’ambito del progetto internazionale Vatican Coffin Project

Il gruppo di esperti partecipanti alla conferenza a Torino dei membri del Vatican Coffin Project (foto museo Egizio di Torino)

Museo Egizio di Torino e Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale” protagonisti nello studio dei sarcofagi: due giorni di confronto a Torino con alcuni fra i massimi esperti internazionali nello studio dei sarcofagi, partner del progetto internazionale Vatican Coffin Project, a cui entrambe le istituzioni culturali torinesi partecipano. Negli incontri torinesi sono intervenuti, oltre al direttore del museo Egizio, Christian Greco e ai vertici del Centro Conservazione e Restauro, gli esperti degli altri partner del progetto: i musei Vaticani – con la direttrice del reparto Antichità Egizie, Alessia Amenta – il museo del Louvre, il Centre de Recherche et de Restauration des Musées de France e il Rijksmuseum van Oudheden di Leiden.

La locandina del Vatican Coffin Project

Il Vatican Coffin Project è un progetto internazionale avviato nel 2008 dai musei Vaticani per approfondire la conoscenza e affinare le tecniche diagnostiche, di conservazione e restauro dei sarcofagi lignei policromi del Terzo Periodo Intermedio (1076 a.C. – 722 a.C.), i cosiddetti “sarcofagi gialli”. Il Vatican Coffin Project coinvolge da cinque anni il museo Egizio e il Centro Conservazione e Restauro e ha portato a un’attività continuativa di analisi e di lavoro su numerosi reperti, alcuni dei quali sono allo studio e in restauro all’interno dei laboratori del Centro e in una nuova area dedicata e visibile al pubblico al secondo piano del museo Egizio. Un esempio delle potenzialità dell’attività di ricerca condotta in seno al Vatican Coffin Project è offerta dalla mostra “Archeologia Invisibile” in corso al museo Egizio di Torino: proprio all’azione del gruppo di lavoro si deve la suggestiva sala che propone la riproduzione 3D del sarcofago dello scriba Butehamon, con la tecnologica proiezione in video mapping del suo stesso processo realizzativo e decorativo. Restaurato nell’ambito di questa iniziativa, il reperto rappresenta uno fra i più significativi oggetti esposti nella Galleria dei sarcofagi. Oggetto delle indagini sono infatti, tra gli altri, lo studio della tecnica costruttiva e pittorica dei sarcofagi, l’identificazione di eventuali atelier, le analisi diagnostiche sui reperti.

I partecipanti del Vatican Coffin Project al Centro conservazione e restauro de La Venaria (foto museo Egizio)

“Si tratta di un progetto prezioso per il museo Egizio”, spiega Christian Greco, direttore del museo torinese, “che ho fortemente voluto portare all’interno delle nostre attività per il suo valore, tanto sotto l’aspetto scientifico e di ricerca quanto in termini museali. L’opportunità di lavorare fianco a fianco fra istituzioni scientifiche di tale rilievo internazionale rappresenta un’occasione di arricchimento reciproco, nonché il corretto approccio con cui ha il dovere di operare chiunque, come noi, abbia l’onore e l’onere di custodire parte del patrimonio culturale dell’umanità”. Ed Elisa Rosso, segretario generale del Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale”: “Grazie a questa importante collaborazione internazionale, negli anni, il Centro ha potuto approfondire un tema scientifico di altissimo rilievo e ha costituito un team di restauratori e tecnici scientifici specializzato nell’analisi e nell’intervento conservativo sulle antichità egizie. Siamo grati ai nostri partner di progetto perché solo attraverso il confronto e la condivisione si aprono le strade della ricerca e dell’innovazione, obiettivi primari per un centro di formazione e ricerca come il nostro”.

Vieste ArcheoFilm, al castello di Vieste sul Gargano tre serate con il cinema di Archeologia Arte Ambiente e incontri con i protagonisti

Notti speciali al castello di Vieste con l’Archeofilm festival

La locandina del Vieste Archeofilm festival 2019

Il cinema archeologico del Festival diffuso del Firenze Archeofilm fa tappa sul Gargano al castello di Vieste dove da venerdì 12 a domenica 14 luglio 2019, alle 21, con ingresso libero, arriva l’atteso Festival internazionale del Cinema di Archeologia Arte Ambiente organizzato dalla Città di Vieste – assessorato alla Cultura – in collaborazione con Archeologia Viva/Firenze Archeofilm; direttore artistico Dario Di Blasi, che ha selezionato i filmati dall’archivio di Firenze Archeofilm; direttore editoriale Giuditta Pruneti; coordinatore per il Comune di Vieste Feliciano Stoico; con il contributo di Giuliano Volpe dell’università di Foggia. Cinque film che concorrono al premio “Venere Sosandra – Vieste 2019″ assegnato dal pubblico. Nelle tre serate, condotte dalla giornalista Giulia Pruneti, si spazia dalla nascita dei giochi olimpici in Grecia ai misteri della terra dei faraoni fino ai grandi scontri navali come quello risorgimentale di Lissa. Senza dimenticare i temi ambientali e scoprire l’origine degli sconvolgimenti dell’ecosistema globale ma anche le narrazioni (riviste e corrette) dei grandi eventi che hanno fatto la storia tra cui la celebre battaglia di Canne. Ogni sera, tra una proiezione e l’altra, incontri condotti da Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva, con i grandi esperti della comunicazione del passato tra cui Valerio Massimo Manfredi archeologo e scrittore, Daniele Manacorda archeologo medievista dell’Università di Roma3, Giuliano Volpe archeologo dell’università di Foggia e Nicolò Bongiorno regista e produttore cinematografico. In caso di maltempo la manifestazione si svolge nella Sala Normanna del Castello.

Una scena del film “Apud Cannas” di Francesco Gabellone

L’archeologo e scrittore Valerio Massimo Manfredi

Il festival apre venerdì 12 luglio 2019, alle 21, con il film “Tutankhamon, i segreti del faraone: un re guerriero / Toutankhamon, les secrets du pharaon: un roi guerrier” di Stephen Mizelas (Regno Unito, 50’). Tutankhamon è uno degli ultimi faraoni della XVIII dinastia. Il suo favoloso tesoro, scoperto intatto quasi un secolo fa, ne ha fatto il faraone più famoso e più studiato della storia. Il corredo della sua tomba è una fonte inestimabile di informazioni sull’antico Egitto, ma anche su questo giovane re, il cui regno è ancora un mistero per gli archeologi. Chi era veramente? Un fragile re-bambino o un signore della guerra? Morì di malattia o venne ucciso in battaglia? Tre oggetti con cui il faraone riposa aiutano gli archeologi a rivelare il suo vero volto… Segue il film “Apud Cannas” di Francesco Gabellone (Italia, 16’). La battaglia di Canne, la “battaglia per eccellenza”, studiata dai militari di ogni tempo per una strategia bellica che ha fatto scuola, viene da molti descritta con notevoli differenze di vedute. In questo film animato, su base 3D, lo studio diretto delle fonti viene coniugato con l’uso delle tecnologie per la rappresentazione e la comunicazione di quegli eventi, i protagonisti, le condizioni politiche e sociali di contesto. Ospite della serata: Valerio Massimo Manfredi archeologo e scrittore.

Una scena del film “Olimpia. Le origini dei Giochi” di Olivier Lemaitre

L’archeologo Daniele Manacorda

Seconda serata sabato 13 luglio 2019. Alle 21 si inizia con il film “Olimpia, alle origini dei Giochi / Olympie, aux origines des Jeux” di Olivier Lemaitre (Francia, 52’). Sia santuario religioso che sito sportivo, Olimpia fu, per quasi mille anni, sede dei giochi più prestigiosi dell’antica Grecia. Gli archeologi hanno indagato gran parte del sito e hanno rinvenuto grandi quantità di ceramiche dipinte che rappresentano gli atleti. Ma queste scene sono una rappresentazione accurata della realtà? Utilizzando ricostruzioni e immagini tridimensionali, il documentario riporta in vita le meraviglie passate di Olimpia e immerge lo spettatore nel cuore dei celebri Giochi. Segue il film “Il misterioso vulcano del Medioevo / Le mystérieux volcan du Moyen-Âge” (vincitore Premio “Firenze ArcheoFilm 2018”) di Pascal Guérin (Francia, 52’). Il film mette in primo piano il lavoro minuzioso di ricerca, perseveranza, collaborazione e intuizione, degli scienziati che hanno dedicato tanti anni alla ricerca di questo misterioso vulcano. Questa scoperta sarebbe fondamentale per comprendere come le eruzioni vulcaniche, hanno trasformato il clima del pianeta e gli ecosistemi in cui viveva la società… Ospite della serata: Daniele Manacorda, archeologo dell’università di Roma3.

“I leoni di Lissa” di Nicolò Bongiorno

Il prof. Giuliano Volpe dell’università di Foggia

Serata finale domenica 14 luglio 2019, alle 21: sullo schermo il film “I leoni di Lissa” (vincitore Premio “Firenze ArcheoFilm 2019”) di Nicolò Bongiorno (Italia/Croazia, 76’). Il documentario evoca la storia della battaglia navale di Lissa (1866, Terza Guerra d’Indipendenza), scontro simbolo e icona della marineria moderna. Attraverso un mosaico di suggestioni visive, storiche e mitologiche, lo spettatore viaggia con grandi maestri dell’esplorazione subacquea fino al grembo profondo di un capitolo dimenticato dell’Unità d’Italia. Un’immersione di grande importanza scientifica e archeologica, raccontata come una fiaba. Ospiti della serata: Giuliano Volpe, archeologo dell’università di Foggia, e Nicolò Bongiorno, regista e produttore cinematografico. Quindi si passa alla cerimonia di premiazione con l’attribuzione del “Premio Venere Sosandra – Vieste 2019″ per il film più votato dal pubblico. Chiude la serata e il festival il docufilm fuori concorso dedicato al Gargano: “Il tesoro di Monte Pucci” di Giorgio Salvatori (Italia, 20’). I lavori di scavo nella necropoli di Monte Pucci continuano a riservare sorprese. L’ultima, sorprendente scoperta è un anello che reca nel castone un’immagine che richiama la figura dell’eroe greco Diomede. Primo e unico indizio della presenza nell’area garganica del leggendario padre fondatore delle Isole Tremiti e di altri antichi insediamenti nel Gargano.

“Le mummie di Assuan: l’anello mancante”: la grande scoperta della missione dell’università di Milano e del ministero delle Antichità egiziano presentata al museo Egizio di Torino da Patrizia Piacentini, direttore dello scavo

La tomba scoperta dalla missione italo-egiziana (Egyptian-Italian Mission at West Aswan – EIMAWA 2019) (foto università di Milano)

La notizia, poco più di tre mesi fa, ha fatto il giro del mondo: ben 35 mummie, sarcofagi, anfore, vasi e cartonnages, materiali pronti per essere dipinti e diventare maschere funerarie scoperti in una tomba, in realtà una vera e propria necropoli, ad Assuan dalla missione di scavo italo-egiziana coordinata dall’università di Milano e dal ministero delle Antichità egiziano. Dopo i primi sopralluoghi nel luglio 2018, la missione la missione di scavo italo-egiziana (Egyptian-Italian Mission at West Aswan – EIMAWA 2019), tra gennaio e febbraio 2019 ha portato alla luce ad Assuan una nuova tomba, completamente nascosta sotto sabbia e detriti, probabilmente utilizzata dal periodo tardo-faraonico al periodo romano: una scoperta importantissima per gli studi funerari dell’Antico Egitto: si conoscevano le tombe del 3000 e del 2000 a.C., il periodo tardo-faraonico, greco e romano era l’anello mancante. Gli scavi, diretti da Patrizia Piacentini, docente di Culture del Vicino Oriente Antico, del Medio Oriente e dell’Africa dell’università di Milano e da Abdelmanaem Said del ministero delle Antichità egiziano, hanno mappato circa 300 tombe databili tra il VI secolo a.C. e il IV secolo d.C., situate sulla riva occidentale di Assuan, nell’area che circonda il Mausoleo dell’Aga Khan (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2019/04/24/egitto-la-missione-archeologica-di-patrizia-piacentini-universita-di-milano-e-del-ministero-egiziano-alle-antichita-scopre-ad-assuan-una-tomba-necropoli-con-35-mummie-sarcofagi-anfore-vasi-e-car/).

Archeologa della missione Eimawa 2019 al lavoro (foto università di Milano)

Il logo del museo Egizio di Torino

Mercoledì 10 luglio 2019, alle 18, nella sala conferenze del museo Egizio di Torino, la professoressa Patrizia Piacentini nell’incontro “Le mummie di Assuan: l’anello mancante”, introdotto dal direttore dell’Egizio, Christian Greco, presenterà i primi risultati delle ricerche archeologiche condotte ad Assuan nell’inverno 2019 da EIMAWA (Egyptian-Italian Mission at West Aswan), la nuova missione congiunta dell’università di Milano e del ministero delle Antichità egiziano. Se la vita degli abitanti di Assuan in quel periodo è nota grazie ai papiri e ai rinvenimenti archeologici di abitato e templi, si ignorava dove si trovassero le loro sepolture. La vastissima necropoli che è stata scoperta, e che è verosimilmente ancora più ampia di quanto è stato mappato finora, costituisce quindi un anello mancante di grande rilievo storico e culturale. Durante la conferenza saranno presentati anche i risultati dello scavo specifico di una tomba che non era visibile in superficie, nella quale sono state rinvenute 35 mummie e molti oggetti. Alcuni erano iscritti con testi geroglifici che riportano i nomi di persone che erano state sepolte nella tomba tra l’inizio dell’epoca tolemaica (IV sec. a.C.) e l’epoca romana (I-II sec. d. C.), probabilmente in due fasi successive. Ingresso libero da via Maria Vittoria, 3M, fino a esaurimento posti. Live streaming sulla pagina Facebook del museo Egizio.

Foto di gruppo della missione di scavo italo-egiziana EIMAWA 2019 (foto università di Milano)

Patrizia Piacentini è professore di Egittologia e di Archeologia egiziana all’università di Milano dal 1993 (Ordinario dal 2005). È titolare anche dell’insegnamento di Archeologia egiziana nella Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici. È coordinatore della Scuola di Dottorato in Scienze del patrimonio letterario, artistico e ambientale dal 2018 e membro del Collegio didattico di tale Scuola di Dottorato dal 2014. È membro della commissione Terza Missione del dipartimento di Studi letterari, filologici e linguistici sempre dell’università di Milano. È stata membro del collegio del dottorato in Storia e civiltà del Mediterraneo antico, poi Storia, dell’università di Pavia. (2003-2005; 2012-2013).

All’anfiteatro romano di Roselle (Grosseto) week end con l’ArcheoFilmFestival – Premio “O. Fioravanti”: cinema archeologico e incontri con i protagonisti dell’archeologia

L’anfiteatro romano di Roselle (Gr) ospita la prima edizione del Roselle ArcheoFilmFestival

La locandina di Roselle ArcheoFilmFestival

Notti archeologiche nell’anfiteatro romano di Roselle (Grosseto), dal 5 al 7 luglio 2019, per la prima edizione di Roselle ArcheoFilmFestival – Premio “O. Fioravanti”, evento organizzato da Comune di Grosseto, ArcheologiaViva – Giunti Editore, Firenze Archeofilm, Polo museale della Toscana, area archeologica nazionale di Roselle, M’Arte Associazione. In programma cinque film selezionati da Dario Di Blasi dall’archivio cinematografico di Firenze Archeofilm, e tre incontri con protagonisti dell’archeologia condotti da Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva. Si inizia sempre alle 21.15, l’ingresso è libero e gratuito, e ogni sera brindisi finale offerto da La Selva. In caso di pioggia le proiezioni si terranno nella sala della Pro Loco di Roselle. Questi i temi scelti per la prima edizione. Per gli amanti dell’Egitto, si potrà conoscere da vicino il vero volto di Tutankhamon (ignaro faraone-bambino o spietato signore della guerra?). Per il mondo romano si entrerà in un altro anfiteatro, quello francese di Arles, dove combattevano i Gladiatori raccontati qui in una versione ben più attendibile delle fantastiche interpretazioni hollywoodiane. E poi l’origine dei Giochi olimpici a Olimpia, santuario religioso e sito sportivo per quasi mille anni; la realtà storica di Tirreno e Adriatico tra Focesi, Fenici ed Etruschi; la vicenda del misterioso vulcano responsabile di un catastrofico cambiamento climatico nel Medioevo.

Particolare del sarcofago del faraone Tutankhamon

Maria Angela Turchetti, direttore dell’area archeologica di Roselle

Si inizia venerdì 5 luglio 2019 con il film “Tutankhamon, i segreti del faraone: un re guerriero / Toutankhamon, les secrets du pharaon: un roi guerrier” di Stephen Mizelas (Regno Unito, 50’). Tutankhamon è uno degli ultimi faraoni della XVIII dinastia. Il suo favoloso tesoro, scoperto intatto quasi un secolo fa, ne ha fatto il faraone più famoso e più studiato della storia. Il corredo della sua tomba è una fonte inestimabile di informazioni sull’antico Egitto, ma anche su questo giovane re, il cui regno è ancora un mistero per gli archeologi. Chi era veramente? Un fragile re-bambino o un signore della guerra? Morì di malattia o venne ucciso in battaglia? Tre oggetti con cui il faraone riposa aiutano gli archeologi a rivelare il suo vero volto… Segue l’incontro/dibattito con Maria Angela Turchetti, direttore area archeologica nazionale di Roselle. Chiude il film “Gladiatori, il ritorno / Gladiateurs, le retour” di Emmanuel Besnard, Gilles Rof (Francia 2016, 26’). Oltre quindici secoli dopo la loro scomparsa, i gladiatori sono tornati nell’anfiteatro di Arles in Francia, con combattimenti e corsi di formazione. Promotore di questo ritorno è l’esperto di arti marziali Brice Lopez, che da vent’anni dedica la sua vita a ricostruire meticolosamente le regole e il contesto di queste antiche battaglie. Con il suo team offre ai ricercatori e al pubblico una nuova visione, lontana dalle fantasiose versioni hollywoodiane, di quello che è stato il primo grande spettacolo nella storia dell’umanità.

Una scena del film “Olimpia. Le origini dei Giochi” di Olivier Lemaitre

Simona Rafanelli, direttore del museo Archeologico di Vetulonia

La serata di sabato 6 luglio 2019 apre con il film “Olimpia, alle origini dei Giochi / Olympie, aux origines des Jeux” di Olivier Lemaitre (Francia, 52’). Sia santuario religioso che sito sportivo, Olimpia fu, per quasi mille anni, sede dei giochi più prestigiosi dell’antica Grecia. Gli archeologi hanno indagato gran parte del sito e hanno rinvenuto grandi quantità di ceramiche dipinte che rappresentano gli atleti. Ma queste scene sono una rappresentazione accurata della realtà? Utilizzando ricostruzioni e immagini tridimensionali, il documentario riporta in vita le meraviglie passate di Olimpia e immerge lo spettatore nel cuore dei celebri Giochi. Segue l’incontro/dibattito con Simona Rafanelli, direttore museo civico Archeologico “I. Falchi” di Vetulonia. Chiude il film “I confini del mare Tirreno e Adriatico diviso tra Etruschi, Fenici e Focesi” di Maurizia Giusti (Syusy Blady) (Italia, 36’). Il Mediterraneo, prima di diventare il Mare Nostrum dei Romani, cinque secoli prima di Cristo era diviso tra diverse popolazioni che se ne contendevano il controllo, strategico per i commerci e per il dominio sul mondo occidentale. Segnò questa spartizione la grande battaglia navale di Aleria o Alalia in Corsica, dove si scontrarono Fenici, Etruschi e Focesi.

“Le mystérieux volcan du Moyen-Âge / Il misterioso vulcano del Medioevio” di Pascal Guérin

Carlo Citter dell’università di Siena

Terza e ultima serata domenica 7 luglio 2019. Si comincia con il film “Il misterioso vulcano del Medioevo / Le mystérieux volcan du Moyen-Âge” di Pascal Guérin (Francia, 52’). Il film mette in primo piano il lavoro minuzioso di ricerca, perseveranza, collaborazione e intuizione, degli scienziati che hanno dedicato tanti anni alla ricerca di questo misterioso vulcano. Questa scoperta sarebbe fondamentale per comprendere come le eruzioni vulcaniche, hanno trasformato il clima del pianeta e gli ecosistemi in cui viveva la società… Quindi l’ultimo incontro/dibattito. Interviene Carlo Citter, docente Archeologia medievale all’università di Siena. Si passa quindi alla cerimonia di assegnazione del Premio “Olivo Fioravanti – Roselle 2019” al film più votato dal pubblico e del Premio “Progetto Roselle” della giuria scientifica presieduta da Andrea Zifferero (università di Siena), e composta da Maria Angela Turchetti (Polo museale della Toscana), Matteo Milletti (SABAP-SI), Mariagrazia Celuzza (MAAM Grosseto), Luca Passalacqua (università di Siena); Elisa Papi, Mirko Marconcini, Giulia Reconditi, Valerj Del Segato (università di Siena, team di scavo). Alla cerimonia interviene Stefano Casciu, direttore del Polo museale della Toscana.

Paestum, XXII Bmta: annunciate le 5 scoperte archeologiche candidate alla vittoria della 5ª edizione dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”. Sono: il più antico relitto intatto del mondo (Mar Nero, Bulgaria); un laboratorio per la mummificazione (Saqqara, Egitto); il più antico pane del mondo (Deserto Nero, Giordania); iscrizione e dimore di pregio (Pompei, Italia); la più antica mano in metallo in Europa (lago di Bienne, Svizzera)

La XXII edizione della Borsa Mediterranea del Turismo archeologico si tiene a Paestum dal 14 al 17 novembre 2019

Quinta edizione dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad” alla Bmta 2019

Le “nomination” sono state rese note. Il voto è aperto. La proclamazione del vincitore della 5ª edizione dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad” venerdì 15 novembre 2019 in occasione della XXII Borsa Mediterranea del Turismo archeologico in programma a Paestum dal 14 al 17 novembre 2019. Le cinque scoperte archeologiche del 2018, candidate alla vittoria della quinta edizione dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”, sono: Bulgaria: nel Mar Nero il più antico relitto intatto del mondo; Egitto: a Saqqara a sud del Cairo un antico laboratorio di mummificazione; Giordania: nel Deserto Nero il pane più antico del mondo; Italia: l’iscrizione e le dimore di pregio scoperte a Pompei; Svizzera: la più antica mano in metallo trovata in Europa. L’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad” – giunto – come si diceva – alla quinta edizione e intitolato all’archeologo di Palmira che ha pagato con la vita la difesa del patrimonio culturale – è l’unico riconoscimento a livello mondiale dedicato al mondo dell’archeologia e in particolare ai suoi protagonisti, gli archeologi, che con sacrificio, dedizione, competenza e ricerca scientifica affrontano quotidianamente il loro compito nella doppia veste di studiosi del passato e di professionisti a servizio del territorio. Con questo Premio annuale assegnato in collaborazione con le testate internazionali: Antike Welt (Germania), Archéologia (Francia), as. Archäologie der Schweiz (Svizzera), Current Archaeology (Regno Unito), Dossiers d’Archéologie (Francia), la Borsa Mediterranea del Turismo archeologico e Archeo hanno inteso dare il giusto tributo alle scoperte archeologiche. Il direttore della Bmta Ugo Picarelli e il direttore di Archeo Andreas Steiner hanno condiviso questo cammino in comune, consapevoli che “le civiltà e le culture del passato e le loro relazioni con l’ambiente circostante assumono oggi sempre più un’importanza legata alla riscoperta delle identità, in una società globale che disperde sempre più i suoi valori”.

Omar Asaad, figlio di Khaled, consegna l’International Archaeological Discovery Award a Benjamin Clément alla Bmta 2018 (foto Bmta)

Il Premio, dunque, si caratterizza per divulgare uno scambio di esperienze, rappresentato dalle scoperte internazionali, anche come buona prassi di dialogo interculturale e cooperazione tra i popoli. Nel 2015 il Premio è stato assegnato a Katerina Peristeri, responsabile degli scavi, per la scoperta della Tomba di Amphipolis (Grecia); nel 2016 all’INRAP Institut National de Recherches Archéologiques Préventives (Francia), nella persona del presidente Dominique Garcia, per la scoperta della Tomba celtica di Lavau; nel 2017 a Peter Pfälzner, direttore della missione archeologica, per la scoperta della città dell’Età del Bronzo presso il villaggio di Bassetki nel nord dell’Iraq; nel 2018 a Benjamin Clément, responsabile degli scavi, per la scoperta della “piccola Pompei francese” di Vienne, alla presenza di Omar, uno dei figli archeologi di Khaled al-Asaad. Il Premio 2019 sarà assegnato alla scoperta archeologica prima classificata, secondo le segnalazioni ricevute da ciascuna testata. Inoltre, sarà attribuito uno “Special Award” alla scoperta, tra le cinque candidate, che avrà ricevuto il maggior consenso dal grande pubblico attraverso la pagina Facebook della Borsa (www.facebook.com/borsamediterraneaturismoarcheologico) nel periodo 17 giugno-30 settembre 2019. Allora cerchiamo di conoscere meglio le cinque scoperte “candidate” al Premio.

Il più antico relitto intatto del mondo (risale a 2400 anni fa) scoperto nelle acque del mar Nero (Bulgaria) (foto Rodrigo Pacheco Ruiz)

Bulgaria: nel Mar Nero il più antico relitto intatto del mondo. A 2 km di profondità nel mar Nero, al largo della costa della Bulgaria, è stata scoperta dal Black Sea Maritime Archaeology Project (MAP), grazie all’insolita composizione chimica dell’acqua del mar Nero e alla mancanza di ossigeno al di sotto dei 180 mt, una nave di legno risalente a 2400 anni fa, con gli elementi strutturali, fra cui l’albero e i banchi per i rematori, mai prima d’ora rinvenuti intatti in navi così antiche, attestandolo come il più antico relitto completo conosciuto trovato in mare (le barche rituali egizie ritrovate negli scavi, come quelle di Cheope, sono però molto più antiche). L’esplorazione durata 3 anni ha portato alla scoperta di più di 60 relitti storici. La nave, lunga circa 23 mt, documentata grazie a un sottomarino a comando remoto (ROV, remotely operated vehicle) dotato di telecamere, appare simile alle navi mercantili raffigurate su antichi vasi greci. Un piccolo frammento del relitto è stato estratto e analizzato con il metodo del radiocarbonio, risultando risalente al V sec. a.C., epoca in cui le città-stato greche intrattenevano frequenti rapporti commerciali fra il Mediterraneo e le loro colonie lungo la costa del mar Nero.

Un antico laboratorio di mummificazione scoperto nella necropoli di Saqqara in Egitto (foto Reuters / Mohamed Abd-el-Ghany)

Egitto: a Sud del Cairo un laboratorio di mummificazione. La missione archeologica egiziano-tedesca del Supremo Consiglio delle Antichità e dell’università di Tübingen ha rinvenuto a Sud della piramide di Unas, nella necropoli di Saqqara (a 30 km a Sud del Cairo) a 30 metri di profondità, un antico laboratorio di mummificazione (risalente alla XXVI e XXVII dinastia, VI-V sec. a.C.) con 5 sarcofagi e una maschera funeraria in argento dorato, 35 mummie, una bara di legno, un notevole numero di statuette di ushabti e vasi per gli oli. Il lavoro di scavo della missione continua, in quanto bisognerà dissotterrare almeno 55 mummie. La piramide di Unas è l’ultima delle piramidi edificate nella V dinastia. Nonostante le sue piccole dimensioni, è considerata una delle più importanti piramidi egizie, in quanto è la prima struttura in cui sono stati iscritti i Testi delle Piramidi, formule di carattere funerario e religioso che avrebbero permesso la resurrezione del defunto tra le stelle imperiture. La scoperta fornirà nuove informazioni sui segreti dell’imbalsamazione degli antichi egizi. Infatti i vasi di ceramica, che contengono ancora i resti di oli e prodotti usati nel processo di imbalsamazione, riportano scritti i nomi dei prodotti sopra i contenitori.

La struttura in pietra nel Deserto Nero della Giordania dove è stato trovato il pane più antico del mondo (foto Alexis Pantos)

Giordania: il pane più antico del mondo. A Shubayqa 1 nel Deserto Nero della Giordania, Nord-Est del Paese, è stato rinvenuto da un gruppo di ricercatori delle università di Copenaghen, di Cambridge e University College di Londra il pane più antico mai ritrovato finora, di circa 14mila anni. Si tratta di una focaccia di pane azzimo carbonizzata. Quindi i nostri antenati impastavano e cucinavano ancor prima del Neolitico, e prima dell’avvento dell’agricoltura, collocata 4mila anni più tardi. Si ipotizza che grazie al consumo del pane le popolazioni iniziarono a coltivare le piante necessarie per realizzarlo, contribuendo alla rivoluzione agricola nel Neolitico. Dalle analisi dei frammenti di pane con il microscopio elettronico è emerso che si tratta di cereali selvatici: antenati dei moderni cereali come l’orzo, il farro e l’avena, che prima di essere cotti sono stati macinati, setacciati e impastati. Secondo i ricercatori sarebbe stato prodotto da una popolazione di cacciatori-raccoglitori perlopiù sedentaria, chiamati Natufiani, e, a causa della difficoltà per la sua realizzazione, il pane era considerato un cibo di lusso e quindi destinato solo a eventi importanti.

L’iscrizione scoperta nella V Regio di Pompei che avvalorerebbe la datazione dell’eruzione a ottobre del 79 d.C. (foto parco archeologico Pompei)

Italia: iscrizione e dimore di pregio scoperte a Pompei. Due dimore di pregio con preziose decorazioni vengono alla luce dalla Regio V di Pompei, grazie agli interventi di manutenzione e messa in sicurezza dei fronti di scavo previsti dal Grande Progetto Pompei: la Casa con giardino con il bel portico affrescato e gli ambienti decorati da vivaci megalografie e la Casa di Giove con le pitture in primo stile e gli eccezionali mosaici pavimentali dalle raffigurazioni senza precedenti. Iscrizioni e ulteriori resti delle vittime aggiungono, inoltre, dettagli alla storia dell’eruzione e della città antica. Un’iscrizione a carboncino, in particolare, traccia tangibile di un momento di vita quotidiana, supporta la teoria che la data dell’eruzione fosse a ottobre e non ad agosto: un’ipotesi già avanzata dagli studiosi da tempo (vedi: https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/10/16/pompei-la-scoperta-di-uniscrizione-a-carboncino-nella-casa-con-giardino-sposterebbe-la-datazione-delleruzione-del-vesuvio-del-79-d-c-da-agosto-a-ottobre-lannuncio-durante/). Il grande intervento che sta interessando gli oltre 3 km di fronti, che costeggiano i 22 ettari di area non scavata, ha lo scopo di riprofilare i fronti, rimodulandone la pendenza e mettendoli in sicurezza, al fine di evitare la minacciosa pressione dei terreni sulle strutture già in luce. Gli scavi hanno anche svelato una pittura parietale, che si aggiunge a quelle splendide di Venere e Adone della Casa con giardino e a quelle della Casa di Giove: si tratta del mito di Leda e il cigno, rappresentato in un affresco rinvenuto in un cubicolo (stanza da letto) di una casa di via del Vesuvio. La scena erotica rappresenta il congiungimento tra Giove, trasformatosi in cigno, e Leda, moglie di Tindaro, re di Sparta. Il ritrovamento è estremamente particolare per la fattura del soggetto “diverso da tutti gli altri fino ad oggi ritrovati in altre case” per l’iconografia decisamente sensuale.

La più antica mano in bronzo in Europa (risale a 3500 anni fa) scoperta in Svizzera, vicino al lago di Bienne (foto adb / ph, Joner)

Svizzera: la più antica mano in metallo ritrovata in Europa. Vicino al lago di Bienne, nella zona occidentale del Cantone di Berna, è stata rinvenuta, grazie al metal detector in occasione di una bonifica ambientale, la riproduzione di una mano in bronzo, leggermente più piccola del normale di circa ½ kg, che è la più antica rappresentazione in metallo di una parte del corpo umano mai trovata in Europa e risalente a circa 3500 anni fa. Presenta una sorta di polsino in lamina d’oro e una cavità interna che, si pensa, potesse permettere di montarla su un bastone o una statua. La datazione al radiocarbonio di una piccola porzione della colla organica usata per attaccare lo strato di lamina d’oro sul “polso” della scultura ha permesso di verificare che l’oggetto era molto antico, risalente all’età del Bronzo medio, tra il 1500 e il 1400 a.C.. Gli oggetti metallici nelle sepolture dell’età del Bronzo sono rari e ancora più raro l’oro. E quindi la scoperta è unica in Europa e forse anche oltre i confini europei. La cavità interna suggerisce che avrebbe potuto adornare una statua, essere stata montata su un bastone e impugnata come uno scettro o addirittura indossata come una protesi durante un rituale, tutte teorie che potrebbero non avere conferme.

Ottobre 2020: grazie alla collaborazione Torino-Helsinki-Tallinn, il museo Egizio di Torino apre all’Amos Rex e all’Art Museum of Estonia la mostra “Egypt of Glory”

L’atmosfera magica dello Statuario del museo Egizio di Torino nell’allestimento del premio Oscar Dante Ferretti

Il logo del museo Egizio di Torino

Segnate le date: 8 ottobre 2020 a Helsinki e 9 ottobre 2020 a Tallinn. Perché? Il museo Egizio di Torino porta l’antico Egitto in Nord Europa: a ottobre 2020 la mostra “Egypt of Glory” in due sedi, al museo Amos Rex di Helsinki (fino al 17 gennaio 2021) e all’Art Museum of Estonia di Tallinn (fino al 31 gennaio 2021). Il museo Egizio di Torino, il museo Amos Rex di Helsinki e l’Art Museum of Estonia annunciano una collaborazione unica. È stata infatti formalizzata in questi giorni un’intesa tra i tre enti che permetterà, a ottobre 2020, di inaugurare una mostra inedita dal titolo “Egypt of Glory”, costruita a partire dalle collezioni del museo Egizio di Torino e che sarà suddivisa in due sedi: il museo Amos Rex di Helsinki e il Kumu Art Museum di Tallinn, sede principale dell’Art Museum of Estonia.

Il museo Amos Rex di Helsinki (foto Mika Huisman)

Amos Rex è un museo d’arte dove passato, presente e futuro si incontrano. L’iconico Lasipalatsi (“palazzo di vetro”), edificio di architettura funzionalista, e i nuovi spazi espositivi che si trovano sotto la superficie della piazza si estendono su 10mila metri quadrati, dando ai visitatori la possibilità di vivere esperienze uniche sotto e sopra il livello del suolo, oltre che sullo schermo della sala cinematografica Bio Rex. Il programma di mostre dell’Amos Rex spazia dalle forme più recenti, e spesso sperimentali, dell’arte contemporanea, al Modernismo del 20° secolo, alle culture antiche.

Il Kumu Art Museum di Tallinn

L’Art Museum of Estonia, che nel 2019 festeggia i 100 anni dalla fondazione, si sviluppa su più sedi museali: Kumu Art Museum, Kadriorg Art Museum, Mikkel Museum, Niguliste Museum e Adamson-Eric Museum. Il Kumu Art Museum è il principale museo a ospitare importanti mostre d’arte internazionali in Estonia.

Christian Greco, direttore dell’Egizio di Torino

Il museo Egizio di Torino – nato nel 1824 – è il più antico museo dedicato alla civiltà sviluppatasi sulle rive del Nilo e vanta la seconda collezione di antichità egizie del mondo nonché la più importante al di fuori dell’Egitto. Nei suoi quasi 200 anni di storia, il Museo si è più volte trasformato, rinnovato e ripensato, cercando di coniugare le esigenze della ricerca scientifica con quelle di fruizione del pubblico. Il percorso permanente ricostruisce la storia del Museo e delle collezioni, i contesti archeologici degli oggetti in mostra, ma anche la storia delle missioni, la loro organizzazione e il loro modo di operare.

Christian Greco, direttore del museo Egizio di Torino; Sirje Helme, Chief Executive Officer, Art Museum of Estonia; Kadi Polli, Director of Kumu Art Museum; Kai Kartio, Museum Director of Amos Rex (foto Stella Ojala / Amos Rex)

“Egypt of Glory”, spiega Christian Greco, direttore del museo Egizio di Torino, “è un progetto straordinario che, con oltre 500 pezzi della collezione del museo Egizio di Torino distribuiti in due location, permetterà di narrare la storia della civiltà egizia dalle sue origini al periodo Tolemaico. I temi del tempo e dell’arte costituiranno il fil rouge che accompagnerà i visitatori nella scoperta dell’Egitto del primo millennio”. E Kai Karto, direttore del museo Amos Rex: “All’Amos Rex e al Kumu Art Museum il nostro obiettivo è esporre, insieme, arte antica e contemporanea. Pensiamo infatti che conoscere il passato ci aiuti ad affrontare il futuro. Con questa esposizione sarà inoltre interessante vedere quale valore aggiunto le tecnologie più avanzate possono portare all’interno un’esposizione sull’antico Egitto”. Chiude Kadi Polli, direttore del Kumu Art Museum: “La mostra riguarderà uno degli aspetti più interessanti dell’arte e della religione dell’antico Egitto, ossia la maniera rigorosamente convenzionale e simbolica di rappresentare il mondo”.