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Alessandria. Incontro del Soroptmist, on-line su Zoom, con Cinzia Oliva “La donna che sussurra alle mummie”: parlerà del suo lavoro di restauratrice di tessuti antichi e manufatti archeologici soprattutto egizi

Scherzosamente lei dice che ormai sono le uniche che le parlano! Sono le mummie. Egizie. E lei è Cinzia Oliva, esperta di mummie e restauratrice di tessuti antichi, dai manufatti Inca agli stendardi del ‘600, alterna insegnamento accademico e lavoro in laboratorio. Giovedì 20 gennaio 2022, alle 19, è ospite del Soroptimist International Club di Alessandria, per un incontro on-line sulla piattaforma Zoom “Cinzia Oliva. La donna che sussurra alle mummie”: Cinzia Oliva parlerà del suo lavoro di restauratrice di tessuti antichi e manufatti archeologici soprattutto egizi. Per chi fosse interessato il link è disponibile contattando la segreteria del Club alla seguente mail: segreteria@soroptimistalessandria.it

La prof.ssa Cinzia Oliva esamina la mummia di Meryt, che sarà restaurata davanti ai visitatori della mostra di Rovigo (foto Graziano Tavan)

Di Cinzia Oliva archeologiavocidalpassato.com ha parlato più volte (vedi ad esempio Le due mummie di Rovigo, Meryt e Baby, sveleranno tutti i loro segreti sotto gli occhi dei visitatori della mostra “Egitto ritrovato. La collezione Valsè Pantellini” aperta a Palazzo Roncale di Rovigo. Restauro affidato a Cinzia Oliva, mentre le indagini diagnostiche, mediche (Tac), antropologiche, chimiche e l’accertamento con il C14, agli esperti delle università di Padova e Venezia, ospedale di Rovigo e museo Egizio di Torino | archeologiavocidalpassato; Fino al 3 settembre al museo civico Archeologico di Bologna cantiere di restauro della mummia dal sudario rosso aperto al pubblico. La mummia restaurata andrà a Mantova secondo l’accordo “OLTRE LE BENDE: storia di un antico egiziano”, progetto per la collezione Egiziana di Giuseppe Acerbi (museo della Città di Mantova) | archeologiavocidalpassato). Formatasi al Victoria and Albert Museum di Londra, Cinzia Oliva è restauratrice di tessuti antichi: merletti, costumi, arredi, materiali archeologici. Esperta di mummie, è libera professionista presso musei e istituzioni (fra cui museo Egizio di Torino, Musei Vaticani, collezioni archeologiche di Milano, Bologna, Venezia e Napoli). Insegna alla facoltà di Conservazione dei Beni Culturali di Torino.

Egitto. Dalla necropoli dell’Aga Khan ad Aswan emerge una tomba del periodo greco-romano con 20 mummie: nuova importante scoperta del team congiunto italo-egiziano nell’ambito della Egyptian-Italian Mission at West Aswan (EIMAWA) guidata da Patrizia Piacentini

Patrizia Piacentini nella tomba AGH032 della necropoli vicino al mausoleo dell’Aga Khan ad Aswan (foto EIMAWA)

Una tomba di famiglia molto grande e precedentemente sconosciuta è stata scoperta e scavata ad Assuan, in Egitto, dall’Egyptian-Italian Mission at West Aswan (EIMAWA), la missione archeologica diretta da Patrizia Piacentini, docente di Egittologia e Archeologia egiziana all’Università Statale di Milano e da Abdelmoneim Said, direttore generale delle Antichità di Assuan e della Nubia (SCA). “La scoperta”, come spiegato su LA STATALE News, “è avvenuta nel corso di una lunga missione che ha impegnato gli archeologi tra maggio e ottobre 2021”. Il team congiunto italo-egiziano lavora dal 2019 nell’area che circonda il Mausoleo dell’Aga Khan, sulla sponda occidentale di Assuan, dove si trovano oltre 300 tombe databili dal VI secolo a.C. al IV secolo d.C. (vedi Gli eccezionali ritrovamenti tra le sabbie di Assuan nella tomba-necropoli scoperta dalla missione italo-egiziana diretta da Patrizia Piacentini: a TourismA l’egittologa dell’università di Milano porterà il pubblico dentro lo scavo | archeologiavocidalpassato).

Veduta panoramica della tomba AGH032 scoperta dalla missione italo-egiziana diretta da Patrizia Piacentini (foto EIMAWA)

“L’ultimo rinvenimento”, spiega lo staff della Piacentini, “è una grande tomba (denominata AGH032) risalente al Periodo greco-romano, che, sebbene depredata in antichità, conserva ancora circa 20 mummie e molti materiali interessanti: è una tomba comune che accoglie più di una famiglia. La tomba era nascosta da una struttura rettangolare ben conservata che mostra importanti tracce di un misterioso incendio che ha interessato anche la sepoltura. Un’enorme discarica contenente ossa di animali (principalmente di montone), frammenti di ceramica, tavole di offerte e lastre inscritte in geroglifici ricopriva la parete est della struttura, suggerendo un utilizzo della stessa come luogo votivo. Si tratta della prima struttura di questo tipo rinvenuta nella necropoli dell’Aga Khan”.

Patrizia Piacentini con il suo staff esamina una mummia dalla tomba AGH032 della necropoli dell’Aga Khan ad Aswan (foto EIMAWA)
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Una tavola per le offerte scoperta dalla missione italo-egiziana nella necropoli vicina al mausoleo dell’Aga Khan ad Aswan (foto EIMAWA)

In particolare, gli archeologi hanno trovato la mummia di un uomo adiacente alla parete est della struttura e, accanto, una collana di rame con una placchetta incisa in greco che menziona il suo nome, Nikostratos. In origine, era stato deposto nella tomba che è stata scoperta subito dopo sotto la struttura e, successivamente, portato fuori da ladri antichi. “Sono stati portati alla luce molti importanti reperti dell’era greco-romana”, ricorda Piacentini, “tra cui tavole per le offerte, pannelli di pietra scritti in caratteri geroglifici, una collana di rame incisa in greco, una serie di statue in legno dell’uccello con testa umana Ba (personificazione del principio vitale) e parti di cartoni colorati (un materiale utilizzato per costruire maschere funerarie)”.

L’ingresso della tomba AGH032 nella necropoli dell’Aga Khan ad Aswan (foto EIMAWA)
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L’interno della tomba AGH032 scoperta dalla missione italo-egiziana diretta da Patrizia Piacentini (foto EIMAWA)

“Una scala in parte fiancheggiata da blocchi scolpiti e coperta da una volta in mattoni crudi”, spiegano gli archeologi di EIMAWA, “conduce all’ingresso, che era chiuso da un complesso sistema di lastre e blocchi di pietra rinvenuti nel luogo originario che era stato eretto sopra la scala. Davanti all’ingresso è stato ritrovato un grande vaso per offerte, purtroppo in stato frammentario, che presenta ancora dei siconî di sicomoro. La tomba presenta una sala sulla quale si affacciano quattro camere funerarie scavate in profondità nella roccia. Nella sala, di fronte all’ingresso, è stato scoperto un sarcofago di terracotta contenente la mummia di un bambino e un bellissimo cartonnage (una specie di cartapesta decorata che copriva le mummie). Un’altra mummia di bambino, trovata in una delle camere funerarie, è stata radiografata e mostra all’interno una placchetta sul petto”.

Cartonnage rinvenuto nella tomba AGH032 dalla missione italo-egiziana diretta da Patrizia Piacentini ad Aswan (foto EIMAWA)

Dentro le quattro gallerie scavate nella roccia erano deposte quasi 30 mummie, alcune in eccezionale stato di conservazione, altre con bende e cartonnage tagliati dai ladri antichi, che utilizzarono probabilmente un coltello che è stato scoperto fra le mummie. Alcuni corpi mummificati erano di persone anziane, come dimostra l’artrosi visibile, altri erano di donne o bambini piccoli, fra i quali un neonato.

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Esame radiologico sul campo della testa di un bambino mummificata dalla necropoli dell’Aga Khan ad Aswan (foto EIMAWA)

L’Egyptian-Italian Mission at West Aswan ha inoltre effettuato analisi antropologiche e radiologiche su 45 individui scoperti nel 2019 nella tomba AGH026 oltre ai 30 individui rinvenuti nel 2021 nella tomba AGH032. L’obiettivo era la valutazione dell’età, del sesso e di possibili malattie. Una macchina a raggi X portatile è stata utilizzata direttamente sul sito. Il team ha scoperto che nella tomba AGH026 il 30% degli individui erano bambini, dal periodo neonatale a un’età di circa 10 anni. Molti corpi, fra i rimanenti, erano di donne. Sono state trovate almeno tre famiglie (madre, padre e figlio sepolti l’uno accanto all’altro). Le analisi delle ossa hanno evidenziato che alcuni di loro soffrivano di malattie infettive e alcuni disturbi metabolici. Il femore di un adulto ha mostrato chiari segni di amputazione, cui la persona dovette sopravvivere dal momento che vi è l’evidenza di un callo osteoriparativo. Altri corpi presentano tracce di artrosi, segno di morte avvenuta in età avanzata.

Testa dipinta del coperchio di un sarcofago in pietra scoperta durante il survey nella necropoli dell’Aga Khan ad Aswan (foto EIMAWA)

Un survey sull’area ha condotto alla scoperta di numerosi sarcofagi ben conservati, in pietra o argilla, databili dall’Età Tarda Faraonica all’Epoca Romana. Alcuni di loro mostrano ancora dei bei colori. Due sarcofagi di bambini e tre di adulti, insieme a parti di altri sarcofagi, sono stati raccolti e conservati al sicuro in un magazzino.

Egitto. Webinar promosso dall’istituto italiano di Cultura al Cairo su “Progetto PrEMuC: Heliopolis alle origini” a cura di Giulio Lucarini e Federica Ugliano del Consiglio Nazionale delle Ricerche – ISPC. Ecco come seguirlo

L’appuntamento è martedì 18 gennaio 2022, alle 17 ora italiana (18 ora egiziana) per il webinar “Progetto PrEMuC: Heliopolis alle origini” a cura di Giulio Lucarini e Federica Ugliano del Consiglio Nazionale delle Ricerche – ISPC, promosso dal Centro archeologico italiano dell’Istituto italiano di Cultura al Cairo in collaborazione con l’ambasciata italiana al Cairo. La conferenza potrà essere seguita attraverso Microsoft Teams al link 
https://teams.microsoft.com/l/meetup-join/19%3ameeting_NjFlMGZlYmEtMjI5Yi00NGU0LWI1ODAtYzYzMzlmNDM1MDY0%40thread.v2/0?context=%7b%22Tid%22%3a%2234c64e9f-d27f-4edd-a1f0-1397f0c84f94%22%2c%22Oid%22%3a%22babdcf46-9524-4ae8-ae30-59e751a8a656%22%7d
(istruzioni: 1- clicca sul link; 2- scegli “continua su questo browser”, non sarà necessario scaricare alcuna applicazione; 3 – fai clic su partecipa e sarai nella sala riunioni; 4- Se ti iscrivi da cellulare, dovrai installare l’app).

Un’immagine storica di Heliopolis conservata nell’archivio fotografico del museo Egizio di Torino
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Giulio Lucarini, ricercatore CNR ISPC

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Federica Ugliano, conservatore del museo Egizio di Torino

egitto_PrEMuC_logoL’obiettivo principale del progetto multidisciplinare PrEMuC “L’Egitto preistorico nelle collezioni museali” , diretto da Giulio Lucarini, ricercatore CNR ISPC, è quello di gettare nuova luce su queste importanti e poco conosciute fonti di informazione sul passato egizio. Il primo passo del progetto PrEMuC è lo studio della ricca collezione predinastica proveniente dagli scavi effettuati all’inizio del Novecento nei siti di Heliopolis, Hammamiya e Gebelein nell’ambito della Missione Archeologica Italiana diretta da Ernesto Schiaparelli , primo direttore del museo Egizio di Torino. Complessivamente è la più ricca collezione di reperti egizi preistorici e predinastici attualmente presente in Italia. I manufatti ceramici sono conservati nel Museo Egizio di Torino, mentre i manufatti litici sono temporaneamente conservati per studio al museo dell’Opera del Duomo di Bracciano. Lo studio di questa collezione è possibile grazie alla generosissima donazione della Fondazione Ethnos Kalos, Doloresa und Jurijus Gleba (Monaco, Germania) , che consente l’attivazione di due borse di ricerca ospitate dal CNR ISPC, sotto la supervisione scientifica del Giulio Lucarini. Il progetto PrEMuC prevede diverse attività : analisi della documentazione archivistica; analisi tecnico-tipologica e funzionale dei manufatti; modellazione e stampa 3D; narrazione digitale e coinvolgimento pubblico; formazione degli studenti. Le indagini analitiche saranno svolte presso i laboratori ISPC del CNR, in collaborazione con il museo Egizio di Torino, il CSIC (Spagna), l’università della Calabria e l’università Tubingen (Germania).

 

Torino. Al museo Egizio quinto appuntamento del ciclo “Nel laboratorio dello studioso”: protagoniste la dea Anuket e le altre divinità venerate sull’isola Elefantina di Aswan nella mostra curata da Paolo Del Vesco “Un santuario portatile per la dea Anuket”

Suggestiva immagine dell’ingresso della mostra “Un santuario portatile per la dea Anuket”, quinto appuntamento del ciclo “Nel laboratorio dello studioso” (foto museo egizio)

È dedicato alla dea Anuket e alle altre divinità venerate sull’isola Elefantina di Aswan il quinto appuntamento di “Nel laboratorio dello studioso”, il ciclo di mostre bimestrali dedicato all’attività scientifica condotta da curatori ed egittologi del dipartimento Collezione e Ricerca del Museo Egizio di Torino. La nuova mostra, dal titolo “Un santuario portatile per la dea Anuket”, è debuttata il 14 gennaio 2022 all’Egizio. Al centro dell’esposizione un piccolo santuario in legno, risalente al tempo del faraone Ramses II (ca. 1279-1213 a.C.), dedicato alla dea Anuket e ad altre divinità venerate nell’importante centro religioso di Elefantina, presso Aswan, nell’Egitto meridionale. L’ottimo stato di conservazione, la presenza di un portico con due colonne sulla facciata e le decorazioni sulle pareti, tra cui una scena con navigazione fluviale della barca sacra della dea Anuket, sono alcuni degli elementi che rendono il manufatto un oggetto unico nel suo genere.

La mostra “Un santuario portatile per la dea Anuket” è curata da Paolo Del Vesco (foto museo egizio)
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L’archeologo Paolo Del Vesco, curatore al museo Egizio di Torino (foto museo Egizio)

La mostra è stata curata da Paolo Del Vesco, curatore e archeologo del museo Egizio dal 2014, con esperienze di scavo in Italia, Siria, Arabia Saudita, Egitto e Sudan. In particolare, Del Vesco ha partecipato alle missioni archeologiche del museo Egizio a Saqqara e a Deir el-Medina e ha collaborato alla realizzazione delle mostre “Missione Egitto 1903-1920. L’avventura archeologica M.A.I. raccontata” (2017- 2018) e “Anche le statue muoiono. Conflitto e patrimonio tra antico e contemporaneo” (2018) e delle nuove sale dell’Egizio “Alla ricerca della vita. Cosa raccontano i resti umani?” (2021). Sono previste due visite guidate da un’ora con il curatore della mostra: la prima il 25 gennaio 2022 e la seconda il 1° marzo 2022, entrambe alle 16.30. La partecipazione è consentita a un massimo di 25 persone con prenotazione online; il costo è di 7 euro a persona (escluso il biglietto d’ingresso). La mostra si conclude il 20 marzo 2022.

Il santuario portatile della dea Anuket conservato al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Il santuario in scala ridotta proviene dal sito di Deir el-Medina, il villaggio che durante il Nuovo Regno ospitava gli artigiani che realizzavano le tombe della Valle dei Re e delle Regine, e apparteneva ad un certo Kasa, un membro di questa particolare comunità. Lo stesso Kasa, suo figlio Nebimentet e altri loro familiari sono raffigurati sulle pareti esterne del piccolo santuario, mentre si prodigano in offerte in onore della dea Anuket, dal caratteristico copricapo svasato di piume di struzzo, faceva parte, insieme al dio a testa di ariete Khnum e alla dea Satet, della triade divina venerata nell’area di Elefantina. La devozione verso queste tre divinità era particolarmente sviluppata poiché si credeva che esse garantissero e controllassero il fenomeno naturale in assoluto più importante per la prosperità della civiltà egiziana: la piena annuale del Nilo e la conseguente inondazione dei campi.

L’allestimento della mostra “Un santuario portatile per la dea Anuket” al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)
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Le due tele di Lorenzo Delleani del 1871 con il museo Egizio e il museo di Scienze naturali (foto museo egizio)

Oggetti di questo tipo sono estremamente rari. Per altri esempi di santuari lignei in scala ridotta, ma appartenenti ad epoca diversa e comunque privi del portico frontale a colonne, bisogna scomodare il ricchissimo corredo funebre del faraone Tutankhamon. La particolarità e la bellezza del piccolo santuario della dea Anuket, che arrivò a Torino con la collezione Drovetti intorno al 1824, colpì anche il pittore Lorenzo Delleani: nel suo dittico del 1871, intitolato “I Musei” ha ritratto lo scorcio di una sala dell’Egizio dell’epoca, riproducendo in primo piano proprio questo oggetto. Un dettaglio che i visitatori possono scorgere all’inizio del percorso di visita del museo Egizio, nelle sale dedicate alla storia della collezione, dove il dipinto è attualmente in esposizione.

In mostra alcune stele che testimoniano la vita religiosa della comunità di Deir el-Medina (foto museo egizio)

A far da corollario al santuario sono esposte alcune stele che testimoniano la vita religiosa della comunità di Deir el-Medina. Spiccano fra queste una stele dedicata al sovrano divinizzato Amenhotep I e a sua madre, la regina Ahmose Nefertari, considerati numi tutelari del villaggio, una stele dedicata ad una manifestazione della dea Hathor ed una realizzata in onore della dea serpente Meretseger, “colei che ama il silenzio”. Altri oggetti in mostra ci parlano poi di culti legati ad una sfera più domestica e familiare: piccole stele e busti che testimoniano, ad esempio, la devozione verso gli antenati, o figurine femminili in terracotta impiegate in rituali connessi con la fertilità, con la protezione della maternità e la cura di punture di scorpioni o morsi di serpenti.

Il 2022 è un anno speciale per l’Archeologia, segnato da importanti anniversari: decifrazione geroglifici (200 anni), scoperta della tomba di Tutankhamon (100), della necropoli di Spina (100), dei Bronzi di Riace (50)

Il centenario della scoperta della Tomba di Tutankhamon è uno dei grandi anniversari archeologici del 2022

Per l’archeologia il 2022 è un anno di grandi anniversari. A cominciare l’Antico Egitto (vedi il video promo (3) Facebook): 100 anni della scoperta della tomba di Tutankhamon e 200 della decifrazione della stele di Rosetta e della scoperta dell’antica lingua egizia che segna la nascita ufficiale dell’Egittologia. Ma anche l’Italia ha un calendario di tutto rispetto, dai 100 anni della scoperta della necropoli di Spina ai 50 anni dal rinvenimento dei Bronzi di Riace.

Howard Carter davanti al sarcofago con la mummia del faraone Tutankhamon
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La famosa maschera di Tutankhamon e il pugnale in ferro trovato avvolto tra le bende della mummia del faraone bambino

4 novembre 1922: è la data ufficiale della scoperta della Tomba di Tutankhamon nella valle dei Re, a Tebe Ovest, quindi sulla sponda occidentale del Nilo. Ma l’evento che avrebbe avuto una risposta mediatica eccezionale portando per la prima volta in prima pagina l’Archeologia. Il racconto di quei giorni è noto, a cominciare dal famosissimo dialogo tra l’archeologo Howard Carter e il suo finanziatore Lord Carnarvon del 24 novembre 1922: “Era venuto il momento decisivo. Con mani tremanti praticammo una piccola apertura nell’angolo superiore sinistro…”. “Potete vedere qualche cosa?”. “Sì, cose meravigliose”. In realtà la scoperta della sepoltura del re bambino era avvenuta all’inizio del mese di novembre 1922. Il 1° novembre 1922, Carter fece spostare il campo di scavo proprio dinanzi all’ingresso della tomba KV9 di Ramses VI, faraone della XX dinastia, in un settore di forma triangolare dove aveva già lavorato parecchi anni prima, ma che aveva incomprensibilmente abbandonato. Qui erano precedentemente stati rinvenuti i resti (ritenuti archeologicamente privi di importanza) di alcune capanne costruite dagli operai che avevano lavorato alla tomba KV9 e proprio in quel punto, tre giorni dopo, il 4 novembre 1922, fu scoperto il primo gradino di una scala di accesso a un ipogeo: la tomba intatta di Tutankhamon, nota come KV62, giovanissimo sovrano della XVIII dinastia che salì al trono a 9 anni e morì a 18, poco prima di compierne 19, divenuta famosa per la ricchezza del suo corredo e dei sarcofagi che proteggevano la mummia reale, che costrinse le autorità egiziane dell’epoca a rivedere l’organizzazione degli spazi del museo Egizio del Cairo, riservando un’intera ala al faraone bambino (vedi 4 novembre 1922 – 4 novembre 2020: nel 98.mo anniversario della scoperta del secolo, ingresso scontato nella tomba di Tutankhamon. Il ministro El-Anani: “L’anno prossimo tutto il tesoro del faraone bambino esposto al Grand Egyptian Museum” | archeologiavocidalpassato).

La stele di Rosetta conservata al British museum di Londra
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Jean François Champollion ritratto da Leon Cogniet nel 1831

27 settembre 1822, Jean François Champollion detto Champollion il Giovane annuncia la decifrazione dei geroglifici: nasce l’Egittologia. Secondo quanto raccontato dal nipote, Aimé Champollion-Figeac, Champollion il 14 settembre 1822 aveva notato che un cartiglio di Abu Simbel conteneva quattro segni geroglifici. Intuì che il primo segno circolare rappresentasse il sole che in copto si dice “ri”. Mentre il segno che appariva due volte alla fine del cartiglio era la “s” nel cartiglio di Tolomeo. Ciò gli fece concludere che se il nome nel cartiglio inizia con Re e termina con “ss”, potrebbe quindi corrispondere a “Ramesse”, suggerendo che il segno al centro rappresentasse “m”. Un altro cartiglio conteneva tre segni, due uguali a quelli del cartiglio Ramesse: un ibis, simbolo del dio Toth. Seguendo il ragionamento fatto per Ramesse giunse a indicare che il nome nel secondo cartiglio sarebbe Thothmes, cioè il faraone Thutmosis. Il passo successivo su sulla Stele di Rosetta: Champollion conosceva le parole copte che avrebbero tradotto il testo greco e poteva dire che segni fonetici come “p” e “t”, che erano già stati identificati nel nome di Tolomeo, si sarebbero adattati a queste parole. Da lì poteva indovinare i significati fonetici di molti altri segni. L’annuncio ufficiale delle sue proposte di letture dei cartigli greco-romani nella Lettre à M. Dacier (titolo completo: Lettre à M. Dacier relative à l’alphabet des hiéroglyphes phonétiques “Lettera a M. Dacier riguardante l’alfabeto dei geroglifici fonetici”) che completò il 22 settembre 1822. Questa comunicazione scientifica, sotto forma di una lettera, inviata a Bon-Joseph Dacier, segretario francese dell’Académie des Inscriptios et Belles-Lettres, è considerata il documento fondante dell’Egittologia, ma rappresentava solo un inizio. Champollion non dice nulla della scoperta sui cartigli di Ramesse e Thutmose, non dice ancora nulla (forse per prudenza) di quanto già sa o intuisce, e si limita a suggerire che segni fonetici avrebbero potuto essere usati nel lontano passato dell’Egitto. Ma la strada è aperta.

Coppa attica a figure rosse dalla tomba 512 di Spina (foto museo archeologico ferrara)
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Le Valli di Comacchio che conservano le tracce dell’antica città etrusca di Spina (foto http://www.rivadelpo.it)

23 aprile 1922: scoperta della necropoli della città greco-etrusca di Spina, nelle Valli di Comacchio. La scoperta del sito è legata alle opere di bonifica del primo dopoguerra, come ricostruisce Nereo Alfieri in “Spina. Storia di una città tra Greci ed etruschi” (catalogo mostra, 1994). La prima comunicazione, infatti, è dell’ing. Aldo Mattei, direttore della sezione staccata del Genio civile a Comacchio, con una lettera alla soprintendenza agli Scavi e Monumenti archeologici di Bologna: “Nella valle Trebba (Valli settentrionali di Comacchio), in cui è stata compiuta la bonifica idraulica a cura dello Stato e dove si stanno facendo da Comuni interessati opere di bonifica agraria, è stato scoperto casualmente da un operaio un sepolcreto probabilmente dell’epoca etrusca: così almeno ritengo vai vasi istoriati scoperti”. Questa sobria segnalazione – scrive ancora Alfieri – dette l’avvio a un’impresa archeologica tra le più notevoli dell’Italia settentrionale. La ricerca dell’antica Spina tra le paludi nel delta del Po era stata fino ad allora un vero giallo archeologico che aveva appassionato eruditi e studiosi illustri fin dal Medioevo. Il primo che ipotizzò il sito di Spina a Valle Trebba fu il medico bolognese Gian Francesco Bonaveri (fine del XVII secolo) attratto dalla singolarità di quell’ambiente lagunare da cui emergevano di tanto in tanto manufatti antichi, ma del celebre e florido emporio marittimo descritto dagli autori greci e romani sembrava essersi persa ogni traccia. E la sua intuizione trovò conferma solo due secoli dopo. Alla scoperta casuale del 1922 seguirono le indagini scientifiche dirette dalla soprintendenza alle Antichità dell’Emilia e della Romagna, istituita il 19 settembre 1924. Le campagne di scavo, condotte fino al 1935 dal neo soprintendente Salvatore Aurigemma nell’area di Valle Trebba portarono alla luce la zona settentrionale della necropoli di Spina con più di 1200 sepolture i cui materiali sono oggi esposti al museo Archeologico nazionale di Ferrara. Ma la ricerca continua. L’obiettivo è scoprire il nucleo abitato dell’antica Spina (vedi Ritrovare l’antica città etrusca di Spina (le vaste necropoli sono state una delle scoperte più importanti del Novecento): è l’obiettivo del progetto Eos (Etruscans on the Sea) dell’università di Bologna all’interno del progetto interreg Value. A Comacchio la presentazione in streaming della prima campagna di scavo e le attività future. Intanto a Stazione Foce sta nascendo la ricostruzione dell’abitato di Spina | archeologiavocidalpassato).

I Bronzi di Riace esposti in una speciale sala del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (foto MArRC)
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Agosto 1972: il ritrovamento dei Bronzi di Riace da parte del sub Stefano Mariottini

16 agosto 1972: rinvenimento dei Bronzi di Riace. Era il 16 agosto 1972 quando un giovane sub dilettante romano, Stefano Mariottini, si immerse nel mar Ionio a 230 metri dalle coste di Riace Marina. Quando, a 8 metri di profondità, fu attratto da un qualcosa che emergeva dalla sabbia del fondo marino: sembrava un braccio. Non si sbagliava. Era il braccio sinistro di quella che poi sarebbe stata denominata statua A: aveva scoperto le statue di due guerrieri considerati tra i capolavori scultorei più significativi dell’arte greca, e tra le testimonianze dirette dei grandi maestri scultori dell’età classica. Stefano Mariottini aveva scoperto i Bronzi di Riace. Da quel momento è iniziato un delicato, lungo processo di restauro. Prima all’Opificio delle Pietre Dure di Firenze e poi direttamente a Reggio Calabria, man mano che si riscontravano nuove problematiche sui fragili bronzi. L’ultimo spettacolare intervento di restauro conservativo, dal 2009 al 2013,  in una sala appositamente predisposta a Palazzo Campanella, sede del Consiglio regionale della Calabria, da dove a un certo punto era sembrato non dovessero più tornare a casa. Ciò avvenne grazie a un blitz notturno dell’allora ministro ai Beni culturali Massimo Bray con la soprintendente Simonetta Bonomi: il guerriero A e B furono rimessi in piedi e trasportati in assoluta sicurezza a Palazzo Piacentini, sede del museo Archeologico nazionale della Magna Grecia, alloggiati in una speciale sala dotata di uno specifico sistema di filtraggio, e di un percorso di depurazione,  attraverso il quale transitano i visitatori, per mantenere sempre costante il clima in cui sono conservati i Bronzi. Inoltre è stata attivata una protezione antisismica (vedi 16 agosto 1972, il sub Mariottini scoprì nel mar Ionio i Bronzi di Riace. L’anno prossimo saranno passati 50 anni. Al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria si lavora per #BronzidiRiace2022: incontro strategico tra il direttore e l’assessore alla Cultura. In attesa di promuovere i Bronzi di Riace nel mondo, il MArRC promuove in classe la storia e il patrimonio archeologico della Calabria antica | archeologiavocidalpassato).

Torino. Conferenza egittologica on line al museo Egizio con la curatrice Susanne Töpfer su “Passaporto per l’Aldilà al femminile: le donne e il Libro dei Morti”

Sebbene conosciamo più copie per uomini che per donne, il Libro dei Morti non era una composizione funeraria prodotta esclusivamente per l’élite egiziana maschile. Copie del Libro dei Morti scritte o adattate da donne sono note dalla fine del Secondo Periodo Intermedio al Periodo Romano. Giovedì 13 gennaio 2022 nell’incontro on line “Passaporto per l’Aldilà al femminile: le donne e il Libro dei Morti”, nuovo appuntamento con le conferenze del ciclo “Museo e Ricerca. Scavi, Archivi, Reperti”, Susanne Töpfer, curatrice del museo Egizio, ci guida nella scoperta dei Libri dei Morti “al femminile”: introduce Federica Facchetti, curatrice del museo Egizio. Appuntamento alle 18. La conferenza si tiene on line sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio di Torino.

Il papiro di epoca tolemaica della collezione Drovetti con il Libro dei Morti conservato al museo Egizio di Torino
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Susanne Töpfer, responsabile della collezione papirologica del museo Egizio di Torino

Ci sono circa 2300 manoscritti “Libro dei Morti” con proprietari conosciuti, di questi il 61,4% è per gli uomini, il 22,8% per le donne e il 15,8% per i proprietari di sesso non specificato. Naturalmente, questo è solo un piccolo campione del numero totale di manoscritti del Libro dei Morti che sono stati prodotti nel corso della storia egiziana, la grande maggioranza dei quali è andata perduta, e ci sono un certo numero di esemplari, specialmente in collezioni private, che non si conoscono, e molto altro verrà sicuramente alla luce in futuri scavi. Lo scopo di questo contributo è presentare una panoramica delle note proprietarie del Libro dei Morti, dei loro titoli e rapporti di parentela, e della qualità e del contenuto delle loro copie, dall’inizio alla fine della tradizione.

Egitto. A Sharm el-Sheikh, in occasione del quarto World Youth Forum, apre la mostra “Il viaggio della Sacra Famiglia” con nove icone e tre manoscritti conservati in chiese copte egiziane, esposti per la prima volta, aperto fino alla celebrazione dell’ingresso della Sacra Famiglia in Egitto il 1° giugno, secondo il calendario copto

Icona con la Fuga in Egitto della Sacra Famiglia (foto ministry of Tourism and Antiquities)
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L’icona con la Natività (foto ministry of Tourism and Antiquities)

Secondo il calendario copto l’ingresso della Sacra Famiglia in Egitto avvenne il 24 del mese copto di Pashons (che va dal 9 maggio al 7 giugno): quindi col calendario gregoriano parliamo del 1° giugno. Per avvicinarsi al meglio a quella ricorrenza il ministero del Turismo e delle Antichità d’Egitto promuove al museo Archeologico di Sharm el-Sheikh la mostra archeologica “Il viaggio della Sacra Famiglia” dall’11 gennaio al 1° giugno 2022. La scelta di Sharm el-Sheikh, la nota località turistica sul mar Rosso, non è casuale e non solo perché nella “fuga in Egitto” la Sacra Famiglia è avvenuta attraverso il deserto settentrionale del Sinai, ma come evento culturale nell’ambito della quarta edizione del World Youth Forum, a Sharm El Sheikh, South Sinai, dal 10 al 13 gennaio 2022. In mostra nove icone e tre rari manoscritti vengono esposti per la prima volta.

L’icona con la Vergine incoronata e il Bambino circondata da dieci episodi della storia della sua vita (foto ministry of Tourism and Antiquities)
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L’icona con la Madonna che allatta il Bambino Gesù (foto ministry of Tourism and Antiquities)

“La mostra, in collaborazione con il settore delle Antichità Islamiche, Copte ed Ebraiche del Consiglio Supremo delle Antichità e della Chiesa Copta”, ha spiegato il prof. Moamen Othman, capo del settore Musei al Consiglio Supremo delle Antichità, “comprende 3 manoscritti dal patrimonio del museo Copto del Cairo Vecchio e 9 icone rare esposte per la prima volta, conservati in alcune chiese egiziane, come la chiesa dei Santi Sergio e Bacco (Abu Serga) al Cairo, Chiesa Sospesa (El Muallaqa) al Cairo, convento di San Mercurius martire (Abu Sefein) al Cairo, il convento di San Menas (Mar Mina) ad Alessandria e chiesa dell’Arcangelo Michele ad Aswan. Queste icone e manoscritti evidenziano il percorso della Sacra Famiglia, compresa la terra del Sinai”. Nel periodo di apertura della mostra il museo organizzerà una serie di conferenze scientifiche e didattiche sulla storia dell’arte copta, oltre a laboratori per imparare come realizzare le icone. E al termine della mostra si celebrerà l’ingresso della Sacra Famiglia in Egitto, il primo giugno.

L’icona con la Vergine incoronata dagli angeli (foto ministry of Tourism and Antiquities)
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L’icona con l’Arcangelo Gabriele: in mano un rotolo aperto scritto in arabo (foto ministry of Tourism and Antiquities)

La mostra è allestita nell’angolo bizantino del museo di Sharm el-Sheikh. “Le icone esposte risalgono tutte al XVIII e XIX secolo d.C.”, ha indicato Myriam Edward, supervisore generale del museo di Sharm El-Sheikh. “Includono un’icona della Vergine Maria incoronata che porta il Bambino Gesù incoronato, due angeli, inginocchiati sulle nuvole, pongono una corona sul capo della Vergine. L’icona dell’Arcangelo Gabriele che tiene nella mano destra un rotolo svolto che mostra un testo arabo, e nella mano sinistra tiene un globo. E un’icona raffigurante scene della vita della Vergine Maria, che la ritrae al centro mentre porta il Bambino Gesù. Due angeli incoronano la Madonna, circondati da dieci scene della sua vita”.

L’icona con la “Fuga in Egitto” della Sacra Famiglia. Sullo sfondo, una donna (foto ministry of Tourism and Antiquities)

Un’altra icona raffigura la fuga in Egitto, dove la Vergine Maria e il Bambino appaiono sopra l’asino. Sullo sfondo dell’icona compare un’altra donna, oltre ad un elemento architettonico. E c’è anche l’icona della Vergine Maria che allatta il suo Bambino Gesù, circondata da tre angeli alla sua destra e una colomba alla sua sinistra.

L’icona con l’Annunciazione con la colomba dello Spirito Santo (foto ministry of Tourism and Antiquities)

La mostra comprende anche l’icona della Sacra Famiglia e di San Giovanni Battista, l’icona della nascita di Cristo, e l’icona dell’Annunciazione, in cui l’angelo appare davanti alla Vergine Maria con in mano un ramo di fiori nella sua mano sinistra, e c’è un uccello nel mezzo.

Uno dei rari manoscritti esposti nella mostra “Il viaggio della Sacra Famiglia” al museo di Sharm el-Sheikh (foto ministry of Tourism and Antiquities)

Quanto ai manoscritti, ricorda il soprintendente generale del Museo, in mostra il manoscritto delle Quattro Annunciazioni in cui si fa proprio riferimento al viaggio della Sacra Famiglia in Egitto. Nelle pagine destra e sinistra, appaiono alcuni brani del Vangelo di Matteo che menzionano l’evento. Il manoscritto ha un totale di 207 fogli, la maggior parte dei quali sono decorati con inchiostro blu, rosso e oro. C’è poi un manoscritto che rappresenta la seconda parte del Sinassario, con la commemorazione dell’ingresso della Sacra Famiglia in Egitto il 24 del mese copto di Pashons. Il manoscritto è stato scritto in arabo e include 247 fogli in cui i titoli dei soggetti sono scritti con inchiostro rosso. Infine c’è il manoscritto di Miamer che racconta gli eventi avvenuti quando la Sacra Famiglia è arrivata in Egitto. Il manoscritto è stato scritto in arabo e in alcune sue pagine include decorazioni geometriche.

Torino. Il museo Egizio fa il bilancio di un anno difficile: dal numero dei visitatori ai progetti espositivi, dagli incontri alle attività social

Sono stati 398336 i visitatori del museo Egizio di Torino nel 2021, a fronte di 274 giorni di apertura. Nel 2020 si erano registrati 241139 visitatori, in 185 giorni di apertura. In ottemperanza alle disposizioni governative per contrastare l’epidemia di Covid-19, il Museo nel 2021 è rimasto chiuso al pubblico 96 giorni, a fronte di 181 giorni nel 2020. I mesi in cui l’Egizio ha registrato più visitatori sono stati agosto, con 53433 visitatori, ottobre con 58271 visitatori, malgrado la capienza nei musei sia tornata al 100 per cento a metà mese, e novembre con 60473 persone. L’entrata in vigore del Green pass dal 6 agosto non ha quindi inciso negativamente sugli ingressi al museo. Per quanto riguarda le festività natalizie, tra il 26 e il 31 dicembre hanno visitato l’Egizio 16315 persone.

La copertina del progetto espositivo “Nel laboratorio dello studioso” del museo Egizio di Torino

L’Egizio ha affrontato l’incertezza, legata all’evoluzione della pandemia, puntando su progetti espositivi e sul rinnovamento dell’esposizione permanente.  Lo scorso aprile ha preso il via un ciclo di mostre temporanee, dal titolo “Il laboratorio dello studioso”, un viaggio a puntate dietro le quinte del museo, alla scoperta dell’attività scientifica condotta dai curatori ed egittologi del Dipartimento Collezione e Ricerca dell’Egizio.

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Sala “Alla ricerca della vita” nel museo Egizio di Torino: una delle sei mummie scelte e studiate per presentare le varie fasi della vita nell’Antico Egitto (foto museo egizio)

A giugno, grazie al contributo della Consulta per i beni artistici e culturali, il Museo si è arricchito di una nuova sala, chiamata “Alla ricerca della vita”: attraverso lo studio di sei mummie di età diverse, dall’infanzia alla terza età, si dipana il racconto della vita nell’antico Egitto. Focus della nuova sala è anche il tema dell’esposizione dei resti umani e delle implicazioni etiche che ne derivano, sulla scorta di un confronto con la comunità scientifica internazionale e con il pubblico del museo. Da ottobre sono tornate in presenza le conferenze di approfondimento sulla collezione e gli scavi archeologici, con protagonisti accademici internazionali e curatori dell’ente. Il Museo ha lanciato due cicli di incontri, che proseguiranno nel 2022 in presenza e on line, con l’intento di mantenere vivo il dialogo con la comunità scientifica internazionale e divulgare le ricerche e gli studi, condotti in ambito accademico e dai curatori del museo Egizio, non solo sui reperti conservati a Torino, ma anche su scavi archeologici e archivi.  

Sul sito del museo Egizio di Torino è possibile fare un “virtual tour” della mostra “Archeologia invisibile”

È proseguito nel 2021 inoltre l’impegno del Museo sul digitale. In crescita i follower su tutti i social network: su Facebook sono 244197 (erano 236028 nel 2020), su Instagram 90200 (nel 2020 76306) su Linkedin 15mila (nel 2020 10446) su Twitter 32.336 (30889 nel 2020) e infine sono 16200 gli iscritti al canale YouTube del Museo (erano 13293 l’anno scorso).  In primavera è stato lanciato il Virtual Tour che permette di visitare da remoto le sale che costituiscono il cuore della collezione torinese, quelle dedicate al villaggio di Deir el-Medina e alla tomba di Kha. Si tratta di un tour virtuale che propone una serie di modelli 3D dei reperti, che possono quindi essere visualizzati da molto vicino, con un livello di dettaglio inedito e ben 18 video di approfondimento sulla collezione. E infine a dicembre ha debuttato on line una parte dell’Archivio storico fotografico del Museo. Egittologi o semplici appassionati in pochi click possono ora visionare e utilizzare gratuitamente materiale inedito del Museo. Si tratta di lastre fotografiche di inizio Novecento, catalogate e digitalizzate, che documentano il momento esatto in cui i reperti archeologici conservati a Torino sono stati ritrovati in Egitto. Gli scatti in bianco e nero sono stati realizzati nel corso delle Missioni archeologiche italiane, in 14 località in Egitto dal 1903 al 1937, missioni che portarono a Torino oltre 30mila reperti. Tre anni di lavoro hanno consentito di digitalizzare e sistematizzare un primo nucleo di 1500 fotografie, su un patrimonio di 45mila documenti.

Torino. Al museo Egizio visita guidata in inglese con curatore alla mostra “Gatti, falchi e anguille: i bronzi votivi per mummie animali”

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Johannes Auenmüller curatore del museo Egizio e della mostra “Gatti, falchi, anguille: i bronzi votivi per mummie animali” (foto museo egizio)

Cosa c’è di più bello che ascoltare le storie degli oggetti dalla viva voce di chi fa ricerca ogni giorno? Ogni reperto può celare mille storie e gli studiosi possono rivelarcele in modo appassionante e coinvolgente e farci sentire più vicini ai tesori che il Museo Egizio custodisce nelle sale e nei magazzini. In questa visita Johannes Auenmüller, curatore della mostra “Gatti, falchi e anguille: i bronzi votivi per mummie animali” farà scoprire ai partecipanti 5 bronzi raffiguranti 5 animali diversi, ognuno dei quali si distingue per storia, funzione e “contenuto”! Appuntamento il 30 dicembre 2021 e il 5 gennaio 2022, alle 16.30. Costo 7 euro a persona + ingresso, durata 60 min. I partecipanti saranno inseriti in gruppi di massimo 25 persone. A ogni partecipante sarà consegnata una radio guida con auricolari monouso per rispettare le distanze di sicurezza. La visita è in lingua inglese.

I cinque bronzi votivi di mummie di animali esposti nella mostra al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Al centro dell’esposizione “Gatti, falchi e anguille: i bronzi votivi per mummie animali” (che chiude il 9 gennaio 2022): un gatto bronzeo che contiene ancora resti di una mummia; un contenitore ancora sigillato e inscritto, simile ad una cappella, su cui poggia un toporagno; e ancora i contenitori di un falco, un geco e un’anguilla-serpente, che contenevano mummie ormai perdute.  Stele, statuette votive e amuleti raffiguranti animali e dèi compongono il resto dell’esposizione. Gli antichi egizi credevano che le anime degli animali fossero dei messaggeri tra le persone e gli dèi. Gli animali pertanto venivano mummificati e depositati dai sacerdoti in speciali cimiteri nel corso di processioni religiose (vedi Torino. Al museo Egizio quarto appuntamento del ciclo “Nel laboratorio dello studioso”: protagonisti gli animali nella mostra curata da Johannes Auenmüller “Gatti, falchi, anguille: i bronzi votivi per mummie animali” | archeologiavocidalpassato). 

Torino. Al museo Egizio visita guidata “La Geografia dell’anima”, viaggio interiore per esplorare un “territorio” lontano e affascinante alla scoperta dell’anima e della personalità nella cultura egizia

Visite guidate “La geografia dell’anima” al museo Egizio di Torino

Dal 26 dicembre 2021 al 2 gennaio 2022 nuova visita guidata “La Geografia dell’anima” al museo Egizio di Torino. Un viaggio interiore per esplorare un “territorio” lontano e affascinante, che non viene tracciato sulle mappe, non è raggiungibile a piedi, neppure a bordo di una nave: alla scoperta dell’anima e della personalità nella cultura egizia. Un percorso di visita inedito, disegnato per il museo Egizio dalla Scuola Holden, la scuola di narrazione fondata da Alessandro Baricco. I visitatori esplorano i concetti di anima e di personalità nella cultura egizia: grazie alla guida di un egittologo imparano a distinguerne le componenti costitutive e a conoscere le peripezie a cui l’anima è soggetta per garantirsi vita eterna nell’Aldilà. Un’occasione preziosa per fare luce sugli aspetti più intimi della cultura egizia, alla base del profondo credo di sopravvivenza nell’Aldilà. Le visite sono alle 11 e alle 15. Costo: 8 euro a persona + biglietto d’ingresso. Prenota la visita cliccando QUI