Torino. Al museo Egizio l’archeologo Massimo Cultraro (Cnr- Ispc Catania) parla di “Da Micene al Nilo. Le ricerche di Heinrich Schliemann in Egitto (1886-1888)”. Conferenza in presenza e on line in collaborazione con Acme
Heinrich Schliemann (1822-1890), imprenditore tedesco diventato famoso per la scoperta di Troia e per l’esplorazione della civiltà micenea, fin dalle sue indagini in area egea ha sempre guardato con attenzione all’Egitto. Giovedì 11 gennaio 2024, alle18, nella sala conferenze del museo Egizio di Torino, conferenza “Da Micene al Nilo. Le ricerche di Heinrich Schliemann in Egitto (1886-1888)” con Massimo Cultraro: nuovo appuntamento con le conferenze organizzate con l’Associazione ACME, Amici e Collaboratori del Museo Egizio, dove Massimo Cultraro ci parlerà delle ricerche di Heinrich Schliemann in Egitto. Introduce Christian Greco, direttore del museo Egizio. Ingresso è libero con prenotazione su Eventbrite: : https://www.eventbrite.it/…/biglietti-da-micene-al-nilo…. La conferenza sarà trasmessa anche in streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del Museo. Il programma di incontri è realizzato in collaborazione con il dipartimento di Studi storici dell’università di Torino. La scoperta a Micene di un gruppo di manufatti di produzione egizia risalenti al Nuovo Regno lo spinge a riflettere sull’origine della civiltà elladico-micenea, per la quale non escludeva un contributo dall’area nilotica. Nei continui viaggi compiuti in Italia entra in contatto con la grande scultura greco-romana nelle collezioni di Roma, mostrando uno spiccato interesse per la figura di Cleopatra. Solo a partire dal 1886, oramai celebre ma con una salute assai cagionevole, può avviare il sogno di esplorare l’Egitto, avviando le indagini ad Alessandria alla ricerca del palazzo di Cleopatra. I taccuini di viaggio permettono di ricostruire una pagina inedita e affascinante del lungo soggiorno di Schliemann in Egitto, facendo luce sulle scoperte archeologiche, pressoché sconosciute, e sulle preziose descrizioni di luoghi e costumi dell’Egitto nella seconda metà dell’Ottocento.

Massimo Cultraro, dirigente di ricerca dell’Istituto di scienze del patrimonio culturale (Cnr-Ispc) (foto parco naxos)
Massimo Cultraro è archeologo, dirigente di ricerca al Consiglio Nazionale delle Ricerche, Istituto delle scienze del Patrimonio Culturale, Catania. Insegna Archeologia egea e Preistoria del Mediterraneo nelle università di Palermo, Messina e Salerno. Visiting professor alla Brown University di Providence (USA), tiene corsi di archeologia egea nell’Università di Göttingen. Nel 2006-2011 ha diretto il progetto di ricostruzione del museo nazionale di Baghdad, promosso dal ministero degli Affari Esteri e CNR, progetto premiato al G8 degli Enti di Ricerca a Venezia nel 2008. Insignito del premio nazionale “Sabatino Moscati” per la divulgazione scientifica in campo archeologico, si occupa di mondo egeo-miceneo e di Preistoria euro-asiatica, dirigendo dal 2014 una missione di ricerca nel Caucaso. Autore di sei saggi scientifici, alcuni dei quali dedicati alla figura di H. Schliemann.
Archeologia 2024. Ecco le date da fissare in agenda per le grandi kermesse di incontri e confronti, e le rassegne del cinema archeologico in Italia
Siamo all’inizio di gennaio. Avete pronta l’agenda per fissare le date degli appuntamenti da non perdere? Le grandi kermesse di incontri e confronti aprono e chiudono l’anno. Le rassegne del cinema archeologico più importanti sono concentrate tra l’ultimo scorcio dell’inverno e l’avvio dell’autunno.

L’ingresso al Palacongressi di Firenze per tourismA (foto archeologia viva)
Si inizia a febbraio con tourismA – Salone dell’Archeologia e del Turismo Culturale, momento di esposizione, divulgazione e confronto di tutte le iniziative legate alla comunicazione del mondo antico e alla valorizzazione delle sue testimonianze promosso da Archeologia Viva, diretta da Piero Pruneti (Giunti editore). Appuntamento al Palacongressi di Firenze dal 23 al 25 febbraio 2024): sarà la decima edizione che, a detta degli organizzatori si annuncia straordinaria. Inaugurazione generale: giovedì 22 febbraio 2024, nel nuovo tempio della cultura Giunti Odeon; inaugurazione riservata a operatori e ospiti: venerdì 23 febbraio 2024, in Palazzo Strozzi Sacrati sede della Regione Toscana.
Si chiude a novembre con la XXIV Borsa mediterranea del Turismo archeologico, promossa da Regione Campania, Città di Capaccio Paestum e Parco Archeologico di Paestum e Velia, col patrocinio del ministero della Cultura, del ministero del Turismo, e del ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Appuntamento al Next – ex tabacchificio di Paestum (Sa) dal 31 ottobre al 3 novembre 2024: 160 espositori, 20 Paesi esteri. 150 conferenze e incontri con 600 relatori, workshop con bayer europei e nazionali, un viaggio nell’antichità con la mostra di archeologia virtuale e i laboratori di archeologia sperimentale, orientamento alla formazione e al lavoro.
A marzo arriva il Firenze Archeofilm, il Festival Internazionale del Cinema di Archeologia Arte Ambiente, giunto alla sesta edizione, organizzato da Archeologia Viva (Giunti Editore) nell’ambito delle manifestazioni promosse da “tourismA”. Appuntamento dal 6 al 10 marzo 2024 a Firenze, al Cinema La Compagnia (via Cavour 50r), con ingresso libero e gratuito. Anche in questa edizione saranno selezionati documentari prodotti a livello mondiale.
A ottobre, invece, è il momento del RAM film festival – Rovereto Archeologia Memorie, giunto alla 35.ma edizione, organizzato dalla Fondazione Museo Civico Rovereto, dedicato all’archeologia e al patrimonio culturale materiale e immateriale. Appuntamento a Rovereto, sede principale il teatro Zandonai, dal 2 al 6 ottobre 2024, con proiezioni, incontri, esposizioni, corsi di formazione, visite guidate alla scoperta del territorio e molto altro, in una contaminazione tra conoscenza, emozione e informazione. In programma i più recenti e spettacolari documentari, docu-fiction e corti animati sulla ricerca archeologica e sul patrimonio culturale materiale e immateriale – siti, monumenti, popoli, culture e tradizioni lontane – per sensibilizzare il pubblico rispetto alla bellezza e alle fragilità dei tesori del nostro passato e del nostro presente attraverso la prospettiva esperienziale del cinema.
Neanche il tempo di archiviare l’edizione roveretana che è già il momento del Festival della Comunicazione e del Cinema Archeologico di Licodia Eubea (Ct) giunto alla XIV edizione, evento cinematografico dedicato alla divulgazione dell’Antico attraverso le arti visive, organizzato dall’associazione culturale Archeovisiva con la collaborazione logistica dell’Archeoclub d’Italia di Licodia Eubea “Mario Di Benedetto” e il sostegno di Regione Siciliana, Sicilia Film Commission, ministero della Cultura e Comune di Licodia Eubea. Appuntamento al teatro della Legalità e nella chiesa di San Benedetto e Santa Chiara di Licodia Eubea, piccolo borgo nel cuore degli Iblei, dal 7 al 13 ottobre 2024.
Torino. Il Concerto di Capodanno in piazza Castello dà il benvenuto al 2024 e apre ufficialmente i festeggiamenti per il bicentenario del museo Egizio (1824 – 2024) con un programma legato in modo particolare al tema dell’Egitto. Diretta tv su Sky Classica HD
“Tieni il tempo!”: un grande concerto all’aperto, nel cuore della città, per dare il benvenuto al nuovo anno, accompagnato da installazioni video che apriranno simbolicamente i festeggiamenti di quello che sarà uno degli eventi culturali di punta del 2024, il bicentenario del museo Egizio di Torino (1824-2024). Il programma del concerto sarà infatti legato in modo particolare al tema dell’Egitto, spaziando tra l’ouverture, le arie e i duetti più celebri del Flauto Magico di Mozart, ambientato in un Egitto immaginario, e dell’Aida di Verdi, il cui soggetto tanto ha contribuito alla creazione dell’immaginario dell’antico Egitto. Sul palco si alterneranno voci di spicco del panorama nazionale e internazionale: Daniela Cappiello, Marta Torbidoni, Franco Vassallo, Angelo Villari. Appuntamento lunedì 1° gennaio 2024, alle 16.30, sul palco di piazza Castello con l’orchestra filarmonica di Torino diretta da Giampaolo Pretto, che eseguirà alcune composizioni di Mozart, Paganini, Rossini, Verdi e Massenet. L’evento sarà trasmesso in diretta televisiva su Sky Classica HD, diretto da Paolo Marenghi (vedi il promo https://fb.watch/pfHdOZPPyN/), e sarà presentato da Paolo Gavazzeni, direttore artistico del canale, insieme alla conduttrice torinese Alba Parietti. L’evento è a ingresso gratuito fino ad esaurimento posti (solo posti in piedi) senza prenotazione. Il concerto del primo gennaio è un progetto della Città di Torino, realizzato con il sostegno di Fondazione Compagnia di San Paolo e il contributo di Fondazione CRT e Iren. Una menzione a parte merita poi la presenza del giovane violinista Vikram Francesco Sedona. Al suo archetto saranno affidate le due pagine estremamente virtuosistiche delle variazioni di Paganini sul tema della preghiera “Dal tuo stellato soglio” dal Mosè in Egitto di Rossini e la celeberrima “Méditation da Thais” di Massenet. Di assoluto rilievo anche la collaborazione con il collettivo di ballerini spagnoli Kor’sia, che ha ideato e realizzato le coreografie che accompagneranno in video i momenti più intensi del programma musicale, registrate proprio nei suggestivi spazi del museo Egizio di Torino. L’inizio dell’anno a Torino sarà dunque all’insegna dell’armonia e della dolcezza, con la cioccolata calda offerta gratuitamente ai tutti i partecipanti. L’iniziativa, nata da un’idea dell’assessora alla Cultura Rosanna Purchia, ha subito trovato l’appoggio dell’assessorato al Commercio, delle associazioni dei commercianti e di Iren, main partner del concerto.
Archeologia in lutto. È morto a 72 anni il prof. Mario Capasso, insigne papirologo, fondatore e illustre direttore del Centro di Studi papirologici, del museo Papirologico e del Soknopaiou Nesos Project dell’università del Salento

Il prof. Mario Capasso, papirologo, professore emerito dell’università del Salento, è morto a 72 anni (foto unisalento)
Archeologia in lutto. Nel giorno di Santo Stefano si è spento a 72 anni, a Lecce, il prof. Mario Capasso, insigne papirologo, fondatore e illustre direttore del Centro di Studi papirologici, del museo Papirologico e del Soknopaiou Nesos Project dell’università del Salento. Lascia la moglie Gabriella, e le figlie Antonella e Alessandra. I funerali si terranno sabato 30 dicembre 2023, alle 9, nella chiesa parrocchiale di S. Michele Arcangelo a Silea (Tv). Così lo ricorda l’università del Salento di cui era professore emerito: “Un uomo di eccezionale valore scientifico e umano, che ha illuminato il nostro Ateneo e che rimarrà sempre nel cuore della sua comunità accademica. Presidente nazionale della Associazione Italiana di Cultura Classica, Direttore di importanti missioni archeologiche in Egitto e fondatore del Museo papirologo dell’Università del Salento. È considerato uno dei più importanti papirologi al mondo e faremo di tutto per onorarne la memoria e dare continuità alle sue ricerche”.

Il prof. Mario Capasso, papirologo, professore emerito dell’università del Salento, è morto a 72 anni (foto unisalento)
Mario Capasso già professore ordinario di Papirologia nell’università del Salento, nella quale ha insegnato anche Papirologia Ercolanese, Egittologia ed Epigrafia Greca. Ha insegnato, inoltre, Papirologia all’università di Foggia e Paleografia Greca all’università “L’Orientale” di Napoli. Da circa quarant’anni è impegnato nello studio dei Papiri Ercolanesi quali fonti per la storia della filosofia e del libro antico. Ha condotto ricerche su papiri greci letterari e documentari di provenienza egiziana, con particolare interesse per gli aspetti sia testuali sia bibliologici e paleografici.

Un numero della rivista scientifica “Papyrologica Lupiensa” a cura di Mario Capasso
È stato direttore di alcune Riviste scientifiche: “Papyrologica Lupiensia”. Bollettino annuale del Centro di Studi Papirologici; “Studi di Egittologia e di Papirologia”; “Scripta. An International Journal of Codicology and Palaeography” (con G. Prato); “Byblos”. Bollettino annuale del Museo Papirologico”. Ha diretto le Collane: Biblioteca degli “Studi di Egittologia e di Papirologia”; “I Quaderni di Atene e Roma”; “Syngrammata”; “La memoria e l’Antico”; “Gli Album del Centro di Studi Papirologici”; “Cocumella”; “L’Officina. Piccola Biblioteca di Papirologia Ercolanese”. Inoltre ha fondato e diretto il “Corpus dei Papiri Storici Greci e Latini”. È stato membro del Comité Scientifique di Papyrologica Leodiensia, Collana del CEDOPAL dell’Université de Liège.

Il prof. Mario Capasso, papirologo, professore emerito dell’università del Salento, è morto a 72 anni (foto unisalento)
Nel 1992 ha fondato il Centro di Studi Papirologici dell’università del Salento, che ha diretto dalla sua fondazione. Dal 1993 al 2003 è stato codirettore della missione congiunta delle università di Lecce e Bologna a Bakchias (Fayyum, Egitto). Dal 2004, insieme a Paola Davoli, è stato direttore della Missione Archeologica dell’università di Lecce a Soknopaiou Nesos (Fayyum, Egitto). Nel 2000 ha fondato la Scuola Estiva di Papirologia dell’università del Salento, a cadenza biennale, alternata al Corso Libero di Restauro del Papiro, che ha fondato nel 2001. Nel 2004 gli è stato attribuito, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, il premio Ciaia-Schena per le sue ricerche papirologiche. Nel 2007 ha fondato il museo Papirologico dell’università del Salento, che ha diretto dalla sua fondazione.

Copertina del libro “Introduzione alla papirologia” di Mario Capasso
Ha organizzato l’International Meeting of Egyptology and Papyrology “New Archaeological and Papyrological Researches on the Fayyum” (con Paola Davoli, Lecce, 8-10 giugno 2005); la I Tavola Rotonda del Centro di Studi Papirologici “Soknopaios, the temple and worship” (con Paola Davoli, Lecce, 10 ottobre 2013). Ha diretto il restauro dei Papiri dell’università di Oxford, del museo Egizio del Cairo, dell’università di Ayn Shams (Cairo). Ha restaurato i papiri del museo civico Archeologico di Bologna, dell’Università di Liegi e la celebre Charta Borgiana del museo Archeologico nazionale di Napoli. Ha pubblicato oltre 400 lavori scientifici nell’àmbito della Papirologia.
Torino. Al museo Egizio da oggi apre la Galleria della Scrittura, percorso permanente di mille metri quadrati che ospitano 248 reperti, un viaggio in 10 sezioni all’origine delle scritture dell’antico Egitto, a ritroso nel tempo di 4000 anni. L’intervento del direttore Greco per “archeologiavocidalpassato”

Galleria della Scrittura al museo Egizio di Torino: la sala del Pyramidion di Ramose (foto graziano tavan)
La mostra “Il dono di Thot”, dal 7 dicembre 2022 al 7 settembre 2023, 500 metri quadrati, distribuiti tra piano terreno e ipogeo del museo Egizio di Torino per narrare la scrittura dell’Antico Egitto dal geroglifico al copto, dallo ieratico al demotico, è stata la prova generale, la preparazione di quello che da oggi, 22 dicembre 2023, è il nuovo allestimento permanente: la Galleria della Scrittura, aperta al terzo piano del museo, dopo lavori di consolidamento e restauro, negli spazi finora dedicati alle mostre temporanee le quali, nei progetti di riorganizzazione dell’Egizio per il bicentenario della sua fondazione (1824-2024), troveranno posto al piano terra.

Galleria della Scrittura al museo Egizio di Torino: Paolo Marini. Federico Poole e Susanne Toepfer curatori del progetto espositivo (foto graziano tavan)
Il progetto espositivo della Galleria della Scrittura è stato firmato da tre curatori del Museo: Paolo Marini, Federico Poole e Susanne Toepfer, quest’ultima responsabile della Papiroteca del Museo, che ospita una delle più significative collezioni di papiri al mondo. La Papiroteca dell’Egizio, infatti, è uno scrigno di più di 800 manoscritti, interi o riassemblati, e oltre 23mila frammenti di papiro, che documentano più di 3000 anni di cultura materiale scritta in sette scritture e otto lingue ed è crocevia di progetti internazionali di restauro e digitalizzazione. I papiri non furono l’unico supporto che ha condotto fino a noi i testi antichi, raccontati nella Galleria della Scrittura anche da postazioni multimediali, alcune delle quali interattive, realizzate grazie al sostegno della Consulta per la Valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali di Torino.

Galleria della Scrittura al museo Egizio di Torino: l’ingresso (foto graziano tavan)

Evelina Christillin, presidente del museo Egizio di Torino (foto graziano tavan)
“Proiettati verso il bicentenario nel 2024”, interviene la presidente del Museo Egizio, Evelina Christillin, “tagliamo il traguardo a fine anno del milione di visitatori e riapriamo al pubblico il terzo piano del Museo. Un nuovo tassello arricchisce il percorso espositivo dell’Egizio, che cambierà ancora volto. Grazie al mecenatismo attento di Consulta, con la Galleria della Scrittura proponiamo una sorta di museo nel museo, con cui intendiamo riannodare le fila del racconto di una delle innovazioni che non ha mai smesso di avere un’influenza sull’umanità. Potrebbe infatti esistere l’intelligenza artificiale, senza la scrittura?”.
La Galleria della Scrittura occupa mille metri quadrati che ospitano 248 reperti, un viaggio in 10 sezioni all’origine delle scritture dell’antico Egitto, a ritroso nel tempo di 4000 anni. Sotto i riflettori non solo i geroglifici e l’avventura che nei secoli portò alla loro decifrazione e alla nascita dell’Egittologia, ma anche lo ieratico, il demotico e poi il copto. Raccontare la storia della scrittura antica, nelle sue varianti ed evoluzioni significa anche descrivere la società, le articolazioni dello stato e in ultimo la figura dello scriba, custode della memoria storica dell’antica civiltà egizia e depositario di un saper fare, che affonda le sue origini nel mito ed è avvolto da un’aura quasi sacra.
È proprio il direttore del museo Egizio di Torino, Christian Greco, a introdurre i lettori di archeologiavocidalpassato.com alla Galleria della Scrittura. “Oggi facciamo un bel regalo di Natale ai nostri visitatori: 1000 mq che offriamo ai nostri visitatori”, spiega Greco. “È un percorso permanente che ci permette di fare un viaggio dall’inizio della scrittura, dai primi testi di senso compiuto, circa il XXVII secolo a.C., per arrivare ai papiri in lingua araba del IX-X secolo d.C. È una galleria che ci permette di capire quale fosse il supporto, che significato avessero i geroglifici, e soprattutto che fa parlare i documenti. Questa galleria che diventa permanente – continua -, rispetto alla mostra temporanea “Il dono di Thot” aggiunge tutta la parte dei soppalchi dove vediamo oggetti monumentali, come il pyramidion di Ramose, che ci fa capire quali fossero i diversi livelli della tomba, e soprattutto ci sembra quasi di entrare nel per hank, nella biblioteca del tempio, e di vedere i vari testi che vi erano contenuti:

Galleria della Scrittura al museo Egizio di Torino: la sala dei papiri (foto graziano tavan)
40 metri di papiri, 32 documenti, che suddivisi tra documenti biografici, amministrativi, mitologici, religiosi e rituali, che ci permettono davvero di entrare nella vita dell’Antico Egitto, e poi concludiamo con una parte anch’essa nuova e molto importante sulla valenza, sulla potenza della parola, e in questa ultima sala il pezzo importante è il sarcofago di Puia, dove facciamo vedere per la prima volta i tenoni che sono iscritti con i nomi delle divinità che devono proteggere le diverse parti del corpo. Ecco quindi come la parola sia davvero la parola degli dei, sia questo dono importantissimo dato agli uomini che – conclude – permette agli uomini di sistematizzare il cosmo e di vivere all’interno di esso. E quindi di dare vita alle strutture fondamentali come la burocrazia, la sistemazione dello Stato, i rituali, e al contempo, tramite i testi rituali, di permettere anche che l’Egitto continui a vivere”.

Il cartiglio in calcare dal tempio dell’Aten a Karnak datato al regno di Akhenaten (1353-1336 a.C.) parte della Collezione Drovetti, apre la Galleria della Scrittura al museo Egizio di Torino (foto graziano tavan)
Fin dagli esordi la scrittura egizia ebbe una forte componente figurativa e il geroglifico, a cavallo tra tecnica e arte, è giunto a noi prima che sui papiri, su etichette di vasi, o scolpito sulle pareti di templi o su tombe o su statue, assumendo così connotati monumentali e celebrativi. È il caso del Cartiglio in calcare, datato tra il 1353 e il 1336 a.C., che apre la Galleria della Scrittura. Scolpiti su un gigantesco blocco, i geroglifici assumono una valenza quasi sacra e il nome della divinità Aten, riportato nel cartiglio, attraversa i millenni per arrivare intatto fino ai giorni nostri. In esposizione anche una delle prime frasi di senso compiuto conosciuta, contenuta sul frammento di un Monumento del faraone Djoser, datata tra il 2592 e il 2566 a.C. e venuta alla luce a Eliopoli nel secolo scorso.

Galleria della Scrittura al museo Egizio di Torino: la sala del sarcofago di Puia (foto graziano tavan)
“Il pensiero egizio oscillava continuamente fra razionalità ed empirismo”, spiega ancora Greco. “Forse nulla come il geroglifico dà ragione di questa tensione, che vogliamo far scoprire al visitatore. Rivestendo contemporaneamente il ruolo di grafema e simbolo, il geroglifico ci restituisce un doppio significato fonologico ed iconografico e si trova quindi ad assumere due funzioni distinte: quella linguistica e quella semiotica. Testo ed immagine sono reciprocamente complementari e ci permettono di avvicinarci alla comprensione di 4000 anni di storia dell’Antico Egitto. Come e perché si è sviluppata la scrittura, che ruolo ha avuto nella formazione dello Stato in tutte le sue articolazioni e nello sviluppo del discorso religioso e della complessa cosmografia funeraria? Sono alcuni degli interrogativi a cui cerchiamo di dare risposta, con rigore scientifico e allo stesso tempo cercando di interessare e appassionare visitatori di tutte le età, anche attraverso supporti multimediali e interattivi”.
Torino. Al museo Egizio “La maledizione del faraone: leggenda e realtà”: conferenza, in presenza e on line, dell’egittologo Federico Poole, curatore al museo
Il 4 novembre del 1922 Howard Carter scopre la tomba di Tutankhamon. Pochi mesi dopo il suo finanziatore, Lord George Carnarvon, che aveva presenziato all’apertura della sepoltura in febbraio, muore di polmonite al Cairo. È solo l’inizio di una serie di decessi di visitatori della tomba o persone connesse a Carnarvon. I giornali dell’epoca speculano sulla “maledizione del faraone”. Il tema della “maledizione del faraone” verrà approfondito dall’egittologo Federico Poole nell’incontro “La maledizione del faraone: leggenda e realtà”. Appuntamento nella sala conferenze del museo Egizio di Torino martedì 19 dicembre 2023, alle 18. Ingresso libero con prenotazione obbligatoria su Eventibrite https://www.eventbrite.it/…/biglietti-la-maledizione…. Live streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio. Il programma di incontri è realizzato in collaborazione con il dipartimento di Studi storici dell’università di Torino. La “maledizione” non è una semplice invenzione: nell’antico Egitto era infatti pratica comune quella di proteggere le tombe o le stele funerarie con formule che promettevano morte, torture o un processo nell’Aldilà a chi osasse profanarle. Il conferenziere approfondirà il tema e risponderà, a modo suo, alla domanda “esiste la maledizione del faraone?”.

L’egittologo Federico Poole, curatore del museo Egizio di Torino
Federico Poole è curatore al museo Egizio. Tra i suoi compiti principali vi sono la cura di allestimenti permanenti e mostre temporanee e la supervisione delle pubblicazioni di ricerca del museo. Ha curato le mostre “Il Nilo a Pompei” (2016, con Alessia Fassone), “Una statua sonora” (2021), “Il dono di Thot” (2022, con Paolo Marini e Susanne Töpfer) e “Un falso autentico: la statua di Neshor” (con Maxence Garde e Matteo Lombardi). È direttore della Rivista del Museo Egizio. Tra i suoi interessi di studio vi sono i rapporti di lavoro e di classe nell’antico Egitto, l’ideologia funeraria, l’arte egizia, le statuette funerarie (ushebti) e la ricezione di elementi culturali egizi nella Campania antica. Dal 2021 è titolare dell’insegnamento di Antichità egizie all’università di Torino.
Torino. Al museo Egizio l’egittologo Nozomu Kawai parla di “Tutankhamun’s reign: what new evidence reveals”. Conferenza in presenza e on line in collaborazione con Acme
“Tutankhamun’s reign: what new evidence reveals”: appuntamento lunedì 18 dicembre 2023, alle 18, nella sala conferenze del museo Egizio di Torino per la nuova, importante, conferenza scientifica del prof. Nozomu Kawai che sulla base delle più recenti ricerche può affermare che, diversamente da quanto ritenuto per molto tempo, Tutankhamun va considerato un faraone importante. La conferenza, organizzata in collaborazione con l’associazione ACME, Amici e Collaboratori del Museo Egizio, sarà in lingua inglese con traduzione simultanea in italiano per il solo pubblico in sala (fino a esaurimento scorte). L’ingresso è libero con prenotazione su Eventbrite al link https://www.eventbrite.it/…/biglietti-nozomu-kawai…. L’evento sarà trasmesso anche in streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del Museo Egizio. Il programma di incontri è realizzato in collaborazione con il dipartimento di Studi storici dell’università di Torino. Nonostante la tomba di Tutankhamon, scavata 101 anni fa, sia considerata la tomba reale più ricca scoperta in Egitto, il suo regno è stato oscurato a causa della cancellazione della sua memoria da parte dei faraoni successivi e della mancanza di testimonianze concrete. Per lungo tempo è stato considerato un re poco importante e la sua sovranità largamente trascurata a causa della sua breve durata, inferiore ai dieci anni. Tuttavia, attualmente sono disponibili considerevoli documentazioni che dimostrano il contrario grazie ai recenti scavi archeologici, agli studi epigrafici nei templi e nelle tombe e alla meticolosa ricerca nei musei di tutto il mondo. La conferenza aggiornerà la nostra comprensione di Tutankhamon e del suo periodo utilizzando nuove testimonianze sul faraone e sui suoi funzionari di corte.

Nozomu Kawai, egittologo all’università di Kanazawa
Nozomu Kawai è un professore di Egittologia e direttore dell’Istituto per lo Studio delle Civiltà antiche e delle Risorse culturali all’università di Kanazawa in Giappone, nonché direttore della missione giapponese-egiziana nel nord di Saqqara. Ha conseguito la laurea triennale e magistrale in Archeologia all’università di Waseda e ha completato il dottorato in egittologia alla Johns Hopkins University di Baltimora, nel Maryland, nel 2006. La sua tesi di dottorato si intitola “Studi sul Regno di Tutankhamon” ed è stata supervisionata dalla dott.ssa Betsy M. Bryan. Ha anche insegnato presso l’Università di Waseda ed è stato Professore Visitante di Egittologia presso l’American University in Cairo con la borsa di studio William Kelly Simpson. Si specializza nella storia, nell’arte e nell’archeologia del Nuovo Regno in Egitto, con particolare enfasi sul periodo che va dalla fine della XVIII dinastia alla XIX dinastia.
Torino. All’Accademia delle Scienze presentazione del documentario “Il grande viaggio” di Giulio Cavallini, sulla Collezione Drovetti, acquistata dai Savoia, che avrebbe creato il museo Egizio più antico al mondo, nel 1824. Intervengono Mori, Greco, Roccati e Donatelli

Due secoli fa in queste settimane stavano arrivando a Torino le casse con i reperti archeologici che avrebbero creato il museo Egizio più antico al mondo, nel 1824. Migliaia di statue, papiri, mummie, oggetti della vita quotidiana della Collezione Drovetti, fortemente voluta dall’Accademia delle Scienze e acquistata dal re Carlo Felice di Savoia per una cifra enorme: 400mila lire piemontesi. La celebre collezione egizia di Torino, la seconda per importanza al mondo, si costituisce infatti proprio con l’atto d’acquisto della Collezione Drovetti. Giunti a Torino, i reperti vennero sistemati al pian terreno dell’attuale sede, il palazzo dell’Accademia delle Scienze. Il museo fu ufficialmente inaugurato l’8 novembre 1824. “L’acquisto della Collezione Drovetti”, afferma il direttore Christian Greco, “fu un investimento incredibile, una visione strategica, fu capire che questa città e questo palazzo per sempre sarebbero diventati il centro dell’egittologia internazionale”.
Curiosità e retroscena di questo evento straordinario sono raccontati nel documentario “Il grande viaggio” a cura di Silvia Rosa-Brusin, per la regia di Giulio Cavallini, che sarà presentato giovedì 14 dicembre 2023, alle 17.30, nella Sala dei Mappamondi dell’Accademia delle Scienze di Torino, nell’incontro “Il racconto del grande viaggio”. Prenotazione obbligatoria. Per riservare un posto in sala clicca QUI. Intervengono il presidente dell’Accademia delle Scienze Massimo Mori, il direttore del museo Egizio Christian Greco e gli egittologi Alessandro Roccati, accademico, e Laura Donatelli. Dopo la proiezione verranno intervistati dalla giornalista Silvia Rosa-Brusin e risponderanno alle domande del pubblico. In Sala sarà esposto il Catalogo originale della Collezione Drovetti.
Egitto. Al Grand Egyptian Museum di Giza, nell’anniversario della scoperta della tomba del faraone bambino, aperta la mostra immersiva “Tutankhamon”, un viaggio audiovisivo che abbraccia ben 3.400 anni di storia
Il Grand Egyptian Museum a Giza, a un passo dalle Piramidi, ha aperto a Novembre 2023 – in concomitanza con l’anniversario della scoperta della tomba del faraone bambino, la mostra immersiva “Tutankhamon”, attraverso la quale i visitatori possono intraprendere un viaggio con il re dorato Tutankhamon, che abbagliò il mondo con la sua tomba. Attraverso un’esperienza interattiva, infatti, utilizzando proiezioni digitali all’avanguardia, i visitatori potranno trasportarsi nell’antico Egitto e intraprendere un viaggio audiovisivo che abbraccia ben 3.400 anni di storia. La mostra rimarrà aperta tre mesi. I visitatori possono acquistare i biglietti per la mostra attraverso il sito visit-gem.com/tut, oppure tramite la biglietteria del museo.
La mostra è frutto della collaborazione innovativa con Madrid Artes Digitales, dove è stata presentata nel 2022 per il centenario della scoperta della Tomba di Tutankhamon (vedi il video). Attraverso proiezioni digitali all’avanguardia, i visitatori avranno l’opportunità senza precedenti di entrare nella sorprendente vita di questo leggendario Re d’Oro.

Lo scalone d’onore del Grand Egyptian Museum a Giza (Cairo, Egitto) aperto al pubblico (foto ministry of tourism and antiquities)
Come parte dell’esperienza, si può godere una visita guidata dello Scalone d’Onore del the Grand Egyptian Museum, che presenta oltre 60 pezzi storicamente significativi della collezione del museo, fornendo una comprensione e un apprezzamento più profondi della civiltà che ha dato origine alla leggenda del re Tutankhamon.


Per celebrare il centenario della scoperta della tomba di Tutankhamon, il museo Egizio ha invitato un’artista contemporanea, Sara Sallam, per riflettere ancora una volta sull’etica dell’esposizione dei resti umani. Il Museo ha quindi ospitato fino a fine febbraio 2023 una piccola esposizione di arte contemporanea: “Attraverso gli occhi di Tutankhamon”. Un’istallazione video ha condotto i visitatori nella tomba di Tutankhamon, al momento della sua scoperta, mostrando però il punto di vista del faraone (vedi 
L’Egizio si è poi confermato crocevia di studi e ricerche internazionali, con l’obiettivo di ripensare il ruolo dei musei all’epoca della globalizzazione e della digitalizzazione. In particolare, in questo solco si è inserito “What is a Museum?”, un ciclo di dieci incontri, ideato dal direttore, Christian Greco, per riflettere sul futuro dei musei e per accompagnare l’Egizio in un percorso di trasformazione fisica e di innovazione, in vista del bicentenario, che verrà celebrato nell’autunno del 2024 (vedi 
A luglio il simposio internazionale “The Mensa Isiaca under review. Technical study and new interpretations”, organizzato dal Museo, in collaborazione col J. Paul Getty Museum e col Getty Conservation Institute ha riunito a Torino egittologi, archeologi ed esperti provenienti da tutto il mondo. Proprio grazie alla collaborazione tra il museo Egizio, il J. Paul Getty Museum e il Getty Conservation Institute, un gruppo di conservatori e di scienziati, alla luce delle nuove tecnologie, ha sottoposto il reperto a nuove analisi per studiare tutti i dettagli, di cui la Mensa è ricchissima, è stato fatto un approfondito esame con microscopia ottica assistita (vedi 
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