Archivio | giugno 2022

San Lazzaro di Savena (Bologna). Al museo della Preistoria “Luigi Donini” apre uno spazio espositivo dedicato al pozzo romano di via Caselle (scoperto nel 2006) che retrodata l’origine del paese all’epoca romana. Il direttore: “Luce sulla romanizzazione del territorio”

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Una fase dello scavo del pozzo romano di via Caselle a San Lazzaro di Savena (Bo) scoperto nel 2006 (foto museo donini)

Il museo della Preistoria “Luigi Donini” di San Lazzaro di Savena (Bo) l’11 giugno 2022 apre uno spazio dedicato alla romanità collegata a una importante scoperta: il pozzo romano di via Caselle: sarà così anche possibile ripercorre la storia di S. Lazzaro in epoca romana e i diversi aspetti relativi agli insediamenti sul territorio. La scoperta risale al 2006 quando, in via Caselle, una zona centrale di San Lazzaro, durante la costruzione di un nuovo complesso edilizio sono emerse le tracce di un pozzo di epoca romana al servizio di un insediamento rurale nei pressi della via Emilia. Il recupero di questo inaspettato contesto archeologico si deve alle indagini compiute dalla soprintendenza Archeologica dell’Emilia-Romagna nei limi della parte basale del pozzo, ad oltre 13 metri di profondità, e rese possibili grazie all’intervento del Gruppo Ravennate Archeologico specializzato in scavi subacquei. Il pozzo si è rivelato un vero “tesoro” perché, come pochi altri contesti archeologici, questo tipo di testimonianza svela interessanti spaccati di vita quotidiana.  La scoperta ha confermato quel che altri sparsi indizi avevano già fatto intravedere: l’origine di San Lazzaro, sempre fatta coincidere con l’erezione del lebbrosario nel XII secolo o, ancor prima, con un rado e sparso insediamento attestato sin dall’XI secolo, doveva essere certamente arretrata sino all’epoca romana. Fin da subito, è stato riconosciuto l’interesse di questa scoperta, in grado di offrire un significativo contributo sul popolamento dell’area orientale bolognese fra il I sec. a.C. e gli inizi del III sec. d.C. e di rafforzare l’identità storica del territorio sanlazzarese.

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Un dupondio di Marco Aurelio trovato nel pozzo romano di via Caselle a San Lazzaro di Savena (Bo) (foro museo donini)

“Un dupondio di Marco Aurelio, una lucerna con marchio VIBIANI, brocche, brocchette, bicchieri e bottiglie, ceramiche da mensa o da dispensa, reperti lapidei e in legno, frammenti di tessuto e altri oggetti rappresentano infatti un’eloquente “istantanea” di un tempo che fu e degli accadimenti che gli si svolsero intorno”, spiegano alla direzione del museo. “Siamo nel periodo della tarda repubblica o nei primi anni dell’impero. La via Emilia è già un’arteria trafficata e pulsante di vita, le persone si muovono lungo il suo asse e, come tutti i viaggiatori, hanno necessità di sosta e cambio cavallo.

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La bottiglia restituita dallo scavo del pozzo romano di via Caselle di San Lazzaro di Savena (Bo) con l’iscrizione P. […]NELIO LEONE, da integrarsi probabilmente in P(ublio) (Cor)nelio Leone (foto museo donini)

L’insediamento di via Caselle, non lontanissimo dall’incrocio con la grande strada consolare, probabilmente ebbe questa funzione. Qui si poteva riposare e rifocillarsi grazie a un servizio di ristorazione e di mescita di bevande. Il pozzo, con il suo spaccato di vita, rivela proprio questo. Una delle bottiglie recuperate, con i suoi graffiti ci ricorda che qui “si versa vino (forse) campano – è noto quanto i vitigni della Campania fossero pregiati! –  e restituisce un nome incompleto P. […]NELIO LEONE, da integrarsi probabilmente in P(ublio) (Cor)nelio Leone, forse il primo  cittadino  sanlazzarese che ci sia dato conoscere”.

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Esempio di vasellame restituito dallo scavo del pozzo romano di via Caselle di San Lazzaro di Savena (Bo) (foto museo donini)

“L’importante contesto archeologico”, interviene il direttore Gabriele Nenzioni, “è ora oggetto di un riallestimento al museo della Preistoria “Luigi Donini”, che per l’occasione, ha predisposto uno spazio espositivo dedicato alle diverse testimonianze. Il percorso, è accompagnato da un apparato introduttivo che affronta la romanizzazione del territorio, ripercorre, passo dopo passo, la scoperta del pozzo, la sua esplorazione e i principali reperti recuperati. Una breve rassegna di altre testimonianze – continua – getta infine luce sul popolamento del territorio bolognese orientale ricostruito attraverso i materiali di alcuni edifici o ville rustiche, disseminate fra la collina e l’attuale centro urbano, la rievocazione di celebri ritrovamenti come quello dell’aureus di Colunga, rara moneta finita nelle collezioni del British Museum, la rilettura delle fonti antiche a partire dalla Tabula Peutingeriana che proprio nell’attuale località sanlazzarese di Idice pone la stazione di posta di Isex Fl(umen), a sei miglia da Bononia e a quattro dallo scomparso municipium di Claterna”.

A Firenze il convegno “Le immagini del patrimonio culturale: un’eredità condivisa?”: il tema sarà affrontato dal punto di vista della ricerca, dell’economia, del diritto e dell’associazionismo. In presenza all’auditorium di Santa Apollonia e on line

Ha senso oggi porre limiti alla diffusione del patrimonio culturale pubblico? La riproduzione delle sue immagini è un diritto collettivo che appartiene a tutti? Se la risposta è sì, perché a tutt’oggi non viene concessa a tutti? È infatti interdetta per le finalità commerciali, e quindi per le più variegate forme nelle quali si manifesta la creatività sociale. Sulla concessione della riproduzione delle immagini si misura la “temperatura” del dialogo tra istituzioni pubbliche e cittadini sul patrimonio culturale. Cerca di rispondere a questi scottanti e attualissimi interrogativi il convegno “Le immagini del patrimonio culturale: un’eredità condivisa?” organizzato dalla Fondazione Aglaia, d’intesa con la Regione Toscana, e in collaborazione con Archeologia Viva, Past Experience, ArchaeoReporter, in programma sabato 11 giugno 2022 a Firenze, all’auditorium di Santa Apollonia (via San Gallo 25a). L’incontro avrà inizio alle ore 10.30 e potrà essere seguito anche in diretta streaming sul canale YouTube di ArchaeoReporter. Informazioni: 339.7544894 / 0565.1766345 info@pastexperience.it.

“Selfie art” (foto archeologia viva)

Il tema, ricco di sfaccettature, sarà affrontato dal punto di vista della ricerca, dell’economia, del diritto e dell’associazionismo e sarà arricchito dall’illustrazione di alcune esperienze in atto facendo riferimento in modo particolare – ma non esclusivo – al territorio della Toscana. Nell’ambito del convegno si confrontano dunque diverse competenze, e in particolare è lasciato ampio spazio al mondo degli esperti di patrimonio culturale, diritto, economia e pubblica amministrazione, senza trascurare i punti di vista dell’associazionismo culturale. Conclude l’incontro una tavola rotonda che darà voce ai potenziali utilizzatori delle immagini, e quindi alle diverse professioni legate al patrimonio culturale, all’editoria e all’industria creativa.

Roma. Torna “Viaggi nell’antica Roma”, il progetto multimediale per rivivere la storia del Foro di Augusto e del Foro di Cesare: ogni sera due straordinari spettacoli multimediali a cura di Piero Angela e Paco Lanciano, disponibili in 8 lingue

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“Viaggio nell’antica Roma”: lo spettacolo multimediale al Foro di Augusto (foto roma culture)

Dopo i successi degli scorsi anni torna dal 10 giugno al 2 ottobre 2022 lo straordinario progetto “Viaggi nell’antica Roma” che, attraverso due appassionanti spettacoli multimediali, racconta e fa rivivere la storia del Foro di Augusto e del Foro di Cesare. Il progetto è promosso da Roma Culture, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e prodotto da Zètema Progetto Cultura. Ideazione e cura di Piero Angela e Paco Lanciano con la storica collaborazione di Gaetano Capasso e con la direzione scientifica della Sovrintendenza Capitolina. Gli spettatori potranno tornare a godere di una rappresentazione emozionante e allo stesso tempo ricca di informazioni dal grande rigore storico e scientifico, accompagnati dalla voce di Piero Angela e dalla visione di magnifici filmati e proiezioni che ricostruiscono i due luoghi così come si presentavano nell’antica Roma.

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“Viaggio nell’antica Roma”: lo spettacolo multimediale al Foro di Cesare (foto roma culture)

I due spettacoli – fruibili in audiocuffia con ascolto in 8 lingue (italiano, inglese, francese, russo, spagnolo, tedesco, cinese e giapponese) – hanno modalità di fruizione differenti e si svolgeranno nel rispetto della vigente normativa sulle misure riguardanti il contrasto e il contenimento del diffondersi del Covid-19. Per il “Foro di Augusto” sono previste tre repliche ogni sera (durata 40 minuti) mentre per il “Foro di Cesare” è possibile accedervi ogni 20 minuti (percorso itinerante in quattro tappe, per la durata complessiva di circa 50 minuti, inclusi i tempi di spostamento). I biglietti possono essere preacquistati online sul sito www.viaggioneifori.it oppure al call center 060608 (attivo tutti i giorni ore 9-19). Acquisto anche sul posto e presso i Tourist Infopoint. Intero: 15 euro, combinato con Foro di Augusto 25 euro (o viceversa). Ridotto: 10 euro, combinato con Foro di Augusto 17 euro (o viceversa). La riduzione è prevista per: gruppi (superiori alle 10 unità), Forze dell’Ordine, militari, insegnanti, giornalisti, under 26, possessori di MIC card e Roma Pass. Gratuito: disabili e accompagnatori, guide turistiche, bambini di età inferiore ai 6 anni. Per spettacoli in esclusiva scrivere a viaggioneifori@060608.it.

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“Viaggio nell’antica Roma”: lo spettacolo multimediale nel Foro di Augusto (foto roma culture)

FORO DI AUGUSTO. Allo spettacolo al Foro di Augusto si assiste stando seduti su tribune allestite lungo via Alessandrina. Attraverso una multiproiezione di luci, immagini, filmati e animazioni, il racconto di Piero Angela si sofferma sulla figura di Augusto, la cui gigantesca statua, alta ben 12 metri, era custodita accanto al tempio dedicato a Marte Ultore. Con Augusto, Roma ha inaugurato un nuovo periodo della sua storia: l’età imperiale è stata, infatti, quella della grande ascesa che, nel giro di poco più di un secolo, ha portato Roma a regnare su un impero esteso dall’attuale Inghilterra ai confini con l’odierno Iraq, comprendendo gran parte dell’Europa, del Medio Oriente e tutto il Nord Africa. Queste conquiste portarono all’espansione non solo di un impero, ma anche di una grande civiltà fatta di cultura, regole giuridiche, arte. In tutte le zone dell’Impero ancora oggi sono rimaste le tracce di quel passato, con anfiteatri, terme, biblioteche, templi, strade. Dopo Augusto, del resto, altri imperatori come Nerva e Traiano lasciarono la loro traccia nei Fori Imperiali costruendo il proprio Foro. Roma a quel tempo contava più di un milione di abitanti: nessuna città al mondo aveva mai avuto una popolazione di quelle proporzioni. Era la grande metropoli dell’antichità: la capitale dell’economia, del diritto, del potere e del divertimento. Orari. Dal 10 giugno al 31 luglio 2022: tutti i giorni ore 21.15, 22.15, 23.15. Dal 1° al 31 agosto 2022: tutti i giorni ore 21, 22, 23. Dal 1° settembre al 2 ottobre 2022: tutti i giorni ore 20.15, 21.15, 22.15. In caso di pioggia gli spettacoli sono sospesi. Durata: 40 minuti a replica. Posti disponibili: max 188 persone a replica.

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“Viaggio nell’antica Roma”: lo spettacolo multimediale al Foro di Cesare (foto roma culture)

FORO DI CESARE. Lo spettacolo all’interno del Foro di Cesare è itinerante. Si accede dalla scala situata accanto alla Colonna Traiana e si attraversa poi il Foro di Traiano su una passerella realizzata appositamente. Attraverso la galleria sotterranea dei Fori Imperiali si raggiunge quindi il Foro di Cesare e si prosegue così fino alla Curia Romana. Il racconto di Piero Angela, accompagnato da ricostruzioni e filmati, parte dalla storia degli scavi realizzati tra il 1924 e il 1932 per la costruzione dell’allora Via dell’Impero (oggi Via dei Fori Imperiali), quando un esercito di 1500 muratori, manovali e operai fu mobilitato per un’operazione senza precedenti: radere al suolo un intero quartiere e scavare in profondità tutta l’area per raggiungere il livello dell’antica Roma. Quindi si entra nel vivo della storia partendo dai resti del maestoso Tempio di Venere, voluto da Giulio Cesare dopo la vittoria su Pompeo e si può rivivere l’emozione della vita del tempo a Roma, quando funzionari, plebei, militari, matrone, consoli e senatori passeggiavano sotto i portici del Foro. Tra i colonnati rimasti riappaiono le taberne del tempo, cioè gli uffici e i negozi del Foro e, tra questi, il negozio di un nummulario, una sorta di ufficio cambio del tempo. All’epoca c’era anche una grande toilette pubblica di cui sono rimasti curiosi resti. Per realizzare il suo Foro, Giulio Cesare fece espropriare e demolire un intero quartiere per una spesa complessiva di 100 milioni di aurei, l’equivalente di almeno 300 milioni di euro. Accanto al Foro fece costruire la Curia, la nuova sede del Senato romano, un edificio tuttora esistente e che attraverso una ricostruzione virtuale è possibile rivedere come appariva all’epoca. Orari. Dal 10 giugno al 31 luglio 2022: tutti i giorni dalle 21 alle 23 (ogni 20 minuti). Dal 1° al 31 agosto 2022: tutti i giorni dalle 20.40 alle 23 (ogni 20 minuti). Dal 1° settembre al 2 ottobre 2022: tutti i giorni dalle 20 alle 22.20 (ogni 20 minuti).

In caso di pioggia gli spettacoli sono sospesi. Durata: 50 minuti. Posti disponibili: max 50 persone a replica (ogni 20 minuti).

Rovereto. Al teatro di Marco l’archeologo Maurizio Battisti “svela” la nave fantasma, di ben 17 metri, incisa sui pendii rocciosi della frana di Lavini, la “ruina” dantesca

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La grande incisione della nave “fantasma” vista col drone sulle lastre della grande frana di Lavini di Marco vicino a Rovereto (Tn) (foto fmcr)

“Pochi lo sanno – racconta Maurizio Battisti – ma una delle più grandi incisioni rupestri del mondo si trova a Rovereto e precisamente sui pendii rocciosi sopra l’abitato di Marco, piani di scivolamento della famosa e immane frana dei Lavini, la “ruina” dantesca. Si tratta di una gigantesca nave “fantasma” che compare in tutta la sua mole e in tutti i suoi particolari soprattutto in determinate condizioni atmosferiche e di luminosità”. L’incisione è stata studiata e pubblicata proprio da Battisti: “La nave era nota però da sempre a molti anziani del paese che ne spiegavano l’esistenza con molte storie tramandate oralmente, alcune delle quali, ho potuto appurare, con qualche riscontro reale”. La grande frana dei Lavini di Marco custodisce quindi altri tesori oltre alle ben più note orme di dinosauro del Giurassico. Con i suoi 17 metri, la “nave” non si distingue nella sua interezza da vicino, ma solo dall’alto o in lontananza in determinate condizioni di luce in località Lasta dei Cavai, appena sopra l’abitato di Marco. Ma cosa rappresenta questa spettacolare raffigurazione scolpita nella roccia, che è uno dei più grandi petroglifi conosciuti al mondo? A quando risale, e chi ne sarà stato l’autore? L’archeologo della Fondazione Museo Civico di Rovereto Maurizio Battisti svelerà i segreti di quest’opera d’arte rupestre eccezionale e finora sottovalutata venerdì 10 giugno 2022, alle 20.30, al Teatro dell’Oratorio di Marco (Tn) in una serata organizzata dal Museo di Rovereto in collaborazione con l’Associazione Oratorio MarcoNoi.

Santadi (Sud Sardegna). Dopo un’intesa campagna di scavo e valorizzazione si inaugura l’acropoli di Pani Loriga, complesso monumentale con fasi dall’VIII al III sec. a.C.

santadì_area-archeologica-pani-loriga_inaugurazione-acropoli_locandinaMai indagata in modo sistematico dopo le prime ricerche effettuate da Ferruccio Barreca alla fine degli anni 60’ del Novecento, nel 2020-2021 l’Acropoli di Pani Loriga, nel Comune di Santadi (Sud Sardegna), è stata oggetto di una intensa campagna di scavo e valorizzazione, finanziata dal ministero della Cultura nel progetto ‘Sistema museale delle aree archeologiche della Sardegna centro-meridionale’ predisposto dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana e Cagliari e le province di Oristano e Sud Sardegna. Venerdì 10 giugno 2022, alle 10, cerimonia di inaugurazione e prima visita guidata dell’Acropoli. Lo scavo ha interessato un’area di circa 300 mq vicina al nuraghe Diana e messo in luce un complesso monumentale, con più fasi d’uso e di ristrutturazione tra l’VIII e il III secolo a.C. I risultati delle indagini sono di straordinaria novità per la storia di Pani Loriga e non meno importante è il compimento del processo completo – dalla scavo alla valorizzazione – con il restauro delle strutture messe in luce, la sistemazione di piani e camminamenti e la documentazione e il restauro dei reperti rinvenuti. Ciò ha reso possibile ampliare all’Acropoli il percorso di visita dell’area archeologica, arricchito di nuova conoscenza. L’intervento rientra nel quadro dei finanziamenti gestiti dal Segretariato Regionale del ministero della Cultura per la Sardegna quale stazione appaltante; RUP arch. Patrizia Tomassetti; coordinatore della sicurezza ing. L. Cannas. L’esecuzione è stata curata dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana e Cagliari e le province di Oristano e Sud Sardegna, con la direzione scientifica di Giovanna Pietra e con l’arch. Elena Romoli (direzione Lavori), il geom. Claudio Pisu (direttore operativo), Pietro Matta e Andrea Agus (ispettori di cantiere), coadiuvata da Vincenzo Nubile (responsabile dell’attività di scavo e della documentazione scientifica) e da: Renato di Giandomenico, Francesco Cini, Giulio Alberto Arca, Tiziana Matta, Roberta Pinna, Valentina Puddu, Ludovico Giannini, Lorenzo Cecchini, Andrea Violetti per le imprese EdilCostruzioni Goup srl e Società Cooperativa Ichnos. Con la collaborazione di Sabrina Cisci (funzionario archeologo responsabile del sito per la Soprintendenza), i lavori si sono avvalsi del supporto del Comune di Santadi, della Società Cooperativa Semata – Sistema Museale di Santadi, della RTI Coopservice Società Coop. p. A./Tepor S.p.A.

Ischia. “Pithecusa: vecchi scavi, nuove scoperte”: prima conferenza all’Archeologico di Lacco Ameno del progetto “Kepos 2022 paesaggi e archeologia” promosso dalla Fondazione Walton per valorizzare il patrimonio archeologico, culturale e naturalistico dell’isola

lacco-ameno_archeologico_progetto-kepos_logoNasce a Ischia “Kepos 2022 paesaggi e archeologia”, progetto di divulgazione scientifica promosso dalla Fondazione Walton per valorizzare il patrimonio archeologico, culturale e naturalistico dell’isola d’Ischia. Responsabile Scientifico del progetto, l’archeologa Mariangela Catuogno. “Kepos 2022 paesaggi e archeologia” è un articolato progetto di conferenze e convegni, che mira a riflettere sul patrimonio archeologico, culturale e naturalistico dell’isola d’Ischia e del mondo mediterraneo, attraverso una divulgazione scientifica chiara ed efficace, con un focus sulle nuove forme di gestione e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici presentate da specialisti del settore. Sette gli incontri in calendario ai quali interverranno studiosi, manager dei beni culturali ed esperti di divulgazione, per un approccio multidisciplinare al tema.

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La Baia di Sammontano negli anni ’50 (foto progetto kepos)

Primo appuntamento venerdì 10 giugno 2022, alle 11, a Villa Arbusto di Lacco Ameno, sede del museo Archeologico di Pithecusae. La soprintendente Teresa Elena Cinquantaquattro e Maria Luisa Tardugno, funzionario archeologo responsabile per il territorio di Ischia, parleranno di “Pithecusa: vecchi scavi nuove scoperte”, illustrando le attività di tutela, fruizione e valorizzazione della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio dell’Area Metropolitana di Napoli sul territorio ischitano. L’incontro del 10 giugno 2022, che darà il via al ciclo di conferenze Kepos, preceduto da una breve presentazione del progetto, permetterà dunque di fare il punto sulla situazione isolana, tra lo splendore del passato, i piani per il futuro e le problematiche del presente, puntando a stimolare nella comunità ischitana il sentimento di identità e di partecipazione al patrimonio storico ed ambientale dell’isola e offrendo ai turisti la possibilità di conoscere lo straordinario patrimonio artistico ischitano.

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Il logo di “Kepos 2022 Paesaggi e Archeologia”

Il logo di “Kepos 2022 Paesaggi e Archeologia” è l’immagine stilizzata dell’albero della vita che si trova sul fregio della Coppa di Nestore, prodotta a Rodi, tra il motivo a losanga e quello a meandro tratteggiato spezzato. Secondo alcuni l’elemento decorativo stilizzato compare anche nella produzione vascolare pithecusana locale: ad esempio è dipinto sul fondo di una lekythos e sulla vasca di numerosi crateri di produzione locale rinvenuti nell’abitato dell’antica Pithekoussai, diventando così la “firma” dell’artigiano. L’albero della vita fin dall’antichità fu simbolo di rinascita e di vitalità; nella produzione artistica pithecusana si configura come elemento mutuato dal mondo orientale, testimonianza dei precocissimi contatti commerciali con Al Minà, alla foce dell’Oronte, con Rodi e col Delta del Nilo. Kepos è un progetto culturale della Fondazione Walton – Giardini La Mortella, che nella sua mission propone un nuovo approccio alla gestione dei Beni Culturali alimentando il senso di partecipazione e rinascita collettiva: l’albero della vita di Kepos è paradigma della volontà, che anima questo progetto, costruttrice di una identità culturale consapevole, attenta alle innovazioni, dinamica e comunicativa nel suo proporsi.

Firenze. Al museo Archeologico nazionale per gli “Incontri al museo” La papirologa Paola Boffula Alimeni (Chau Chak Wing Museum, Sydney University, Australia) presenta “Un tesoro unico al mondo nel Museo Archeologico Nazionale di Firenze: il Papiro con gli Stendardi del Museo Egizio”

firenze_archeologico_conferenza-il-papiro-con-gli-stendardi_boffula-alimeni_locandinaÈ al papiro che spetta il primato di supporto scrittorio più utilizzato in antichità: ben 41 secoli, dal 3100 a.C. (papiro di Hemaka, I Dinastia) al 1088 d.C. – 480 anno dell’Ègira (P. Ryl. Arab. I, X 10, XI secolo). Il papiro a metà tra un bene archeologico (contesto da cui proviene) e un bene librario (contesto a cui viene affiliato) è un materiale molto fragile e deperibile che necessita di mano ferma e conoscenze pregresse di discipline quali quelle papirologiche, egittologiche e filologiche oltre che chimiche, fisiche e diagnostiche. La papirologa Paola Boffula Alimeni (Chau Chak Wing Museum, Sydney University, Australia) approfondirà questi temi affrontando un caso specifico nella conferenza “Un tesoro unico al mondo nel Museo Archeologico Nazionale di Firenze: il Papiro con gli Stendardi del Museo Egizio”, giovedì 9 Giugno 2022, alle 17, al museo Archeologico nazionale di Firenze (ingresso gratuito), per la nona edizione della rassegna “Incontri al museo” durante i quali studiosi e appassionati di archeologia e storia dell’arte condividono con il pubblico la comune passione per le antiche civiltà.

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Dettaglio del papiro con gli stendardi conservato al museo Egizio di Firenze (foto maf)

A questi preziosi reperti ha dedicato studi e pubblicazioni Paola Boffula Alimeni, papirologo e tecnico del restauro, nata a Roma, dove ha conseguito una laurea in Lettere e Filosofia, cattedra di “Storia dei Paesi Islamici” (2003); una laurea in Metodologie e Tecniche per la Conservazione e il Restauro dei Beni Librari, cattedra di “Papirologia” (2009) e una laurea in Restauro dei Materiali Librari, cattedra di “Chimica dei Materiali” (2013). Nel 2014 ha conseguito il Master “La tutela del patrimonio culturale: conoscenza storica e diagnostica scientifica contro le aggressioni criminali” all’università Roma Tre, a Roma. Ha restaurato papiri per la Biblioteca Nazionale Corsiniana e dei Lincei di Roma; per l’Istituto Nazionale di Archeologia e di Storia dell’Arte – Palazzo Venezia di Roma; per l’Österreichische Nationalbibliothek di Vienna; per il Museo Nazionale Archeologico di Firenze e il Museum of Ancient Cultures della Macquarie University di Sydney. Nel 2020 ha dedicato a “Il restauro del papiro” un intero volume, pubblicato da Il Prato nella collana “I talenti”.

Roma. All’Archivio centrale dello Stato apre la mostra fotografico-documentaria “Italia-Libia: i luoghi dell’archeologia. Dagli archivi all’impegno sul campo” che racconta 70 anni di missioni archeologiche italiane in Cirenaica, Tripolitania, Fezzan a partire dagli anni ‘50 del secolo scorso col contributo delle fonti archivistiche

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Locandina della mostra fotografico-documentaria “Italia-Libia: i luoghi dell’archeologia. Dagli archivi all’impegno sul campo”: all’Archivio centrale dello Stato dal 9 al 30 giugno 2022

I paesaggi archeologici della Libia, che coincidono con i luoghi dove ancora oggi sono attive le missioni operanti in seno al Dipartimento di Antichità della Libia (DoA), rappresentano un patrimonio che negli anni dell’occupazione italiana della Libia (1911-1943) si è prestato a lungo a narrazioni retoriche con finalità apertamente propagandistiche. A partire dagli anni Cinquanta il confronto con questa eredità si è espresso in un dialogo sempre più costruttivo tra il DoA e le missioni archeologiche italiane: il processo di rinnovamento è stato segnato da ricerche che esulano totalmente dalla tradizione coloniale e che sono ancora oggi sostanziate dal proficuo scambio con altre missioni straniere presenti in Libia. La ricerca archeologica, senza dimenticare il passato – le fonti documentarie sono lì a ricordarlo – si presenta oggi totalmente rinnovata negli obiettivi, nelle metodologie e nell’assunzione di nuove responsabilità sotto il segno di una nuova cooperazione. Giovedì 9 giugno 2022, alle 9.30, a Roma. all’Archivio centrale dello Stato, verrà inaugurata la mostra fotografico-documentaria “Italia-Libia: i luoghi dell’archeologia. Dagli archivi all’impegno sul campo” organizzata dall’Archivio centrale dello Stato, l’ISMEO e la Fondazione MedA col patrocinio del ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale. Con l’occasione sarà presentato il catalogo della mostra “Libia-Italia: un’archeologia condivisa” (Tripoli, 22 settembre-22 dicembre 2021). Il programma. Dopo i saluti istituzionali, intervengono: alle 10.15, Mohamed Faraj al-Faloos, presidente Dipartimento di Antichità della Libia; 10.30, Giorgio Sobrà, Istituto centrale per il restauro – MiC; 10.45, Mirco Modolo, Archivio Centrale dello Stato – MiC; 11, Mustafa A. Turjman, Dipartimento Antichità della Libia; 11.15, Bashir O. Galgham, Dipartimento Antichità della Libia. Presentazione catalogo mostra “Libia-Italia: un’archeologia condivisa” (Tripoli: 22 settembre-22 dicembre 2021); 12, Andrea Manzo, ISMEO; 12.30, Emanuele Papi, direttore della Scuola Archeologica Italiana di Atene. A seguire: visita alla mostra e buffet. La mostra è allestita nell’atrio della sede monumentale di piazzale degli Archivi e si propone il duplice scopo di raccontare 70 anni di missioni archeologiche italiane in Cirenaica, Tripolitania, Fezzan a partire dagli anni ‘50 del secolo scorso e di mettere in evidenza il ruolo delle fonti archivistiche per ricostruire la storia della ricerca archeologica italiana in Libia. Ne sono un esempio i fondi archivistici dell’Archivio centrale dello Stato e le fotografie della Biblioteca IsIAO (Biblioteca nazionale centrale di Roma), che aprono il percorso espositivo. La mostra resterà aperta al pubblico, con accesso gratuito, dal 9 al 30 giugno 2022, dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 18.

Taranto. Per i “Mercoledì del MArTA”, nell’ambito del ciclo “Taras e i doni del mare. Oltre la Mostra. Conversazioni sul mare e le sue risorse”, appuntamento on line con Francesco Meo, della Scuola di Specializzazione in Archeologia “Dinu Adamesteanu” dell’università del Salento, su “Taranto e i doni del suo mare: la porpora e il bisso”

taranto_mercoledì-del-marta_la-porpora-e-il-bisso_francesco-meo_locandinaIl progetto FISH&C.H.I.P.S. (Fisheries and Cultural Heritage, Identity, Participated Societies), realizzato grazie al Programma Interreg V-A Greece-Italy, torna a Taranto con la narrazione di una delle più importanti tradizioni artigianali legate al mare. Mercoledì 8 giugno 2022, per i “Mercoledì del MArTa”, alle 18, protagonisti del ciclo di conferenze “Taras e i doni del mare. Oltre la Mostra. Conversazioni sul mare e le sue risorse” – con il coordinamento scientifico della direttrice del museo Archeologico nazionale di Taranto, Eva Degl’Innocenti, e dei professori Danilo Leone e Maria Turchiano dell’università di Foggia – saranno la porpora e il bisso nella conversazione on-line “Taranto e i doni del suo mare: la porpora e il bisso” di Francesco Meo, archeologo e docente della Scuola di Specializzazione in Archeologia “Dinu Adamesteanu” dell’università del Salento. Diretta sui canali Facebook, YouTube e Linkedin del museo Archeologico nazionale di Taranto.

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L’archeologo Francesco Meo

La conferenza si concentrerà sull’importante lavorazione dei murici per la porpora e della pinna nobilis per la pregiata produzione tessile tarantina del bisso, la “seta di mare”. Una delle caratteristiche che rendeva particolarmente preziose le stoffe tarantine era la loro tintura con la porpora estratta dai murici, i molluschi marini conosciuti a Taranto come “coccioli”. Il loro uso per l’estrazione del colorante, che Plinio chiama rubra Tarentina, era talmente elevato che nei pressi del Mar Piccolo si era creata una collinetta di gusci: il Monte dei Coccioli. Altra preziosa sostanza estratta dal mare è il bisso, il filamento con il quale il più grande mollusco marino, la pinna nobilis, è ancorato sul fondo del mare. Questo ciuffo, una volta ripulito e pettinato, può essere utilizzato nella tessitura e, se reso lucente, brilla come l’oro alla luce del sole, dando vita a numerose leggende. “Il bisso marino e la porpora erano, per Taranto, due risorse naturali di straordinaria importanza”, afferma Francesco Meo, “perché attorno a esse era sviluppata una vera e propria attività economica. Il filamento del bisso diveniva dorato ed era usato per produrre piccoli oggetti e per decorare preziosi abiti. L’estrazione della porpora era talmente importante che Taranto era conosciuta in tutto il Mediterraneo per la produzione di una tonalità di colore, la rubra tarentina appunto, che prendeva proprio il nome dalla città. Conoscere il valore di queste materie prime è importante perché vuol dire riscoprire le tradizioni e l’economia della stessa Taranto in età antica”.

Napoli. Al museo Archeologico nazionale è giunto il Pugilatore, uno dei Giganti di Mont’e Prama, simbolo della mostra “Sardegna isola megalitica. Dai menhir ai nuraghi: storia di pietra nel cuore del Mediterraneo” che apre al Mann (arricchita) dopo il successo delle tappe di Berlino, San Pietroburgo e Salonicco. L’assessore regionale Chessa: “Il turismo archeologico volano per creare nuovi posti di lavoro in Sardegna”

Il direttore del Mann, Paolo Giulierini, assiste all’apertura della cassa con il Pugilatore, uno dei Giganti di Mont’e Prama, giunta al museo (foto valentina cosentino)
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La squadra del Mann impegnata nella mostra “Sardegna isola megalitica” davanti alla cassa con il Pugilatore di Mont’e Prama (foto valentina cosentino)

Il Pugilatore, uno dei Giganti di Mont’e Prama, è giunto a Napoli, simbolo della mostra “Sardegna isola megalitica. Dai menhir ai nuraghi: storia di pietra nel cuore del Mediterraneo” che si apre al museo Archeologico nazionale venerdì 10 giugno 2022, alle 17. Autentico ambasciatore di un messaggio di continuità tra le antichissime culture mediterranee, il Pugilatore chiude nel golfo partenopeo un lungo viaggio che lo ha portato a uscire per la prima volta dal museo Archeologico nazionale di Cagliari seguendo le tappe della grande mostra archeologica promossa dalla Regione Autonoma della Sardegna-Assessorato del Turismo, Artigianato e Commercio, con il museo Archeologico nazionale di Cagliari e la Direzione Regionale Musei della Sardegna. Prima al museo nazionale per la Preistoria e Protostoria di Berlino (dal 1° luglio 2021 all’11 settembre 2022), quindi al museo statale Ermitage di San Pietroburgo (dal 26 ottobre 2021 al 16 gennaio 2022), poi al Museo Archeologico di Salonicco (dall’11 febbraio al 15 maggio 2022) contribuendo ad accendere i riflettori sulle ricchezze archeologiche della Sardegna.

La Sardegna ha attirato l’attenzione e l’interesse del grande pubblico in tutte e tre le tappe europee. Un successo decretato dai grandi numeri di visitatori registrati: 96mila al Neues Museum di Berlino, 117.400 al museo statale Ermitage di San Pietroburgo. E al museo Archeologico nazionale di Salonicco, per il quale non ci sono ancora i dati finali, hanno addirittura allungato la mostra di una settimana, dal 15 al 22 maggio 2022. E ora siamo all’unica tappa italiana, a Napoli, per la quale la mostra ha ottenuto il Patrocinio del MAECI e del MIC e si avvale della collaborazione della Fondazione di Sardegna e del coordinamento generale di Villaggio Globale International. La tappa napoletana di “Sardegna Isola Megalitica” è organizzata in collaborazione con Regione Campania e Comune di Napoli. Intesa Sanpaolo è partner della mostra promossa al Mann.

Questo successo conferma quanto sostenuto da Giovanni Chessa, assessore per il Turismo, Artigianato e Commercio della Regione Sardegna, che in un’intervista rilasciata ad archeologiavocidalpassato.com a Firenze, in occasione di Tourisma 2021, dove la Regione Sardegna aveva uno spazio prestigioso per promuovere la Sardegna archeologica, spiega le azioni della sua politica che punta a far tornare sull’isola i giovani che sono andati lontano a studiare e a prepararsi: “Il turismo culturale in generale e archeologico in particolare deve diventare volano per creare nuovi posti di lavoro. La Sardegna non è solo mare. E la mostra Sardegna isola megalitica è lì a dimostrarlo. E con la cultura l’isola può essere attrattiva tutti i mesi dell’anno”.

Lo staff del Mann accolti dagli addetti di Nuragica, un ambiente immersivo che consente di viaggiare alla scoperta delle antiche culture isolane (foto mann)

In calendario nel Salone della Meridiana del museo Archeologico nazionale di Napoli dal 10 giugno all’11 settembre 2022, la mostra “Sardegna isola megalitica. Dai menhir ai nuraghi: storia di pietra nel cuore del Mediterraneo” rivela al pubblico storie suggestive, testimonianze materiali, civiltà affascinanti, per molti versi ancora tutte da scoprire. L’allestimento partenopeo si arricchisce, su iniziativa del Mann, di approfondimenti ed eventi collaterali, che aprono, come nella linea del Museo, all’incrocio dei linguaggi: previsto non solo un parallelismo con la Sezione Preistoria e Protostoria dell’Archeologico, ma anche un ambiente immersivo, “NURAGICA”, che consente di viaggiare alla scoperta delle antiche culture isolane.