Roma. Con gli esperti del parco archeologico del Colosseo alla scoperta dei mosaici presenti tra Foro Romano e Palatino: con la settima tappa si va alla scoperta degli straordinari rivestimenti pavimentali del Palatino partendo dagli Horrea Agrippiana

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Horrea Agrippiana sul Palatino: mosaico con raffigurazione del dio Oceano. Veduta d’insieme del sacello dedicato al genius horreorum (foto Archivi PArCo)

Il parco archeologico del Colosseo propone un nuovo itinerario on line tra Foro Romano e Palatino, a cura di Federica Rinaldi, Alessandro Lugari e Francesca Sposito, per scoprire che cosa state si sta calpestando in una visita, per capire in quale edificio e ambiente vi state muovendo, per riconoscere i pavimenti antichi in marmi policromi e in mosaico che decoravano gli edifici pubblici, ma anche e soprattutto le case private e i palazzi. In questo settimo appuntamento, la passeggiata virtuale lascia il Foro Romano alla scoperta degli straordinari rivestimenti pavimentali del Palatino partendo dagli Horrea Agrippiana, un complesso di magazzini edificati da Marco Vipsanio Agrippa che da lui prese il nome. “L’edificio, accessibile dal vicus Tuscus lungo il lato nord-occidentale del colle”, ricordano gli archeologi del PArCo, “era originariamente a tre piani con pianta rettangolare e presenta, lungo tutti e quattro i lati, tabernae affacciate su un cortile centrale. La prima fase degli Horrea è da comprendere tra il 33 e il 12 a.C., con ristrutturazioni successive documentabili alla fine del II d.C., epoca a cui risale la risistemazione del sacello centrale, e ancora fino al IV-V secolo d.C. Al centro della corte si imposta un’edicola centrale con il sacello dedicato al genius horreorum, come documenta l’iscrizione sul piedistallo che si è conservato. Il pavimento è in tessellato con raffigurazione del volto del dio Oceano”.

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Horrea Agrippiana sul Palatino: mosaico con raffigurazione del dio Oceano, particolare in una foto d’Archivio. Da notare le corna e le chele sulla sommità del capo e la barba terminante con due teste a forma di pesce (foto Archivi PArCo, 30 FR-HA-asf015459)

“Il mosaico a tessere bianche e nere dell’edicola centrale”, continuano gli archeologi del PArCo, “raffigura una maschera maschile inserita entro un ottagono curvilineo i cui vertici sono generati da sei candelabri filiformi e due vasi panciuti. I candelabri a loro volta si sviluppano a partire da elementi vegetalizzati che danno all’insieme un effetto arabescante. Il punto focale del disegno è il volto maschile al centro della composizione: spiccano le corna e le chele sulla sommità del capo e la folta barba terminante con due teste a forma di pesce. Gli attributi caratterizzano inequivocabilmente il volto come quello del dio Oceano, presentato frontalmente e con fattezze piuttosto giovani. È importante sottolineare che la rappresentazione del dio non ha alcuna relazione con il decoro vegetale del pavimento ma ha sola funzione decorativa e di riempimento dell’intero disegno”.

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Museo Nazionale Romano, Palazzo Massimo alle Terme: mosaico con raffigurazione del dio Oceano tra pesci ed uccelli acquatici (foto da Cercone G., Mosaico da via delle Mura Portuensi, in Museo Nazionale Romano. Palazzo Massimo alle Terme. I mosaici, a cura di R. Paris e M.T. Di Sarcina, Milano 2012, n. 26 p. 289)

“Il soggetto non è diffusissimo e compare solo a partire dall’età adrianeo-antonina (seconda metà del II secolo d.C.), sia nella versione in bianco e nero, attestata qui negli Horrea Agrippiana e in un mosaico di via delle Mura Portuensi a Roma, sia nella versione policroma, come nel celebre esempio della villa di Baccano. Tutti i confronti citati sono conservati presso il museo nazionale Romano nella sede di Palazzo Massimo. L’iconografia – concludono – conosce ampia attestazione nel corso del III secolo d.C., soprattutto in ambito nord-africano e la sua presenza all’interno del complesso degli Horrea può essere riconducibile al legame con il mare e genericamente con il commercio, anche se non sono mancate altre interpretazioni”.

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Una risposta a “Roma. Con gli esperti del parco archeologico del Colosseo alla scoperta dei mosaici presenti tra Foro Romano e Palatino: con la settima tappa si va alla scoperta degli straordinari rivestimenti pavimentali del Palatino partendo dagli Horrea Agrippiana”

  1. Italina Bacciga dice :

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