Pompei. Nel parco del Real Polverificio Borbonico di Scafati apre il temporary use con presentazione di eventi e iniziative nel periodo di concessione dal parco archeologico, e delle opere di Philip Colbert nell’ambito della mostra “Pompeii: Pop Mythology”

Apre il parco del Real Polverificio Borbonico di Scafati del parco archeologico di Pompei (Na). Il 28 luglio 2026, alle 16.30, sarà inaugurato il temporary use nel parco del Real Polverificio Borbonico di Scafati (ingresso pedonale: Pompei – via Astolelle; ingresso carrabile: Scafati – via Pasquale Vitiello, 108): uno spazio pubblico nuovamente restituito alla collettività, nell’ambito del percorso di valorizzazione di uno dei più importanti complessi storico-industriali del Mezzogiorno. Durante la cerimonia di apertura degli spazi, concessi in uso temporaneo per 18 mesi dal parco archeologico di Pompei a seguito di un bando pubblico, saranno presentati dal direttore del parco archeologico Gabriel Zuchtriegel, dal direttore dell’Agenzia del demanio Alessandra dal Verme, e dal sindaco di Scafati Pasquale Aliberti, gli interventi di risistemazione di una parte del Parco e il programma di eventi che animeranno il sito. Nel corso dell’inaugurazione sarà anche presentato un aggiornamento sullo stato di avanzamento dei progetti e delle procedure in corso, con particolare riferimento al partenariato pubblico-privato (PPP). Saranno svelate, infine, due sculture dell’artista britannico Philip Colbert, inserite nel progetto espositivo “Pompeii: Pop Mythology”, in programma dal 27 luglio fino a novembre 2026 nel parco archeologico di Pompei.
Pompei. All’auditorium il sesto “Workshop internazionale sugli scavi e le ricerche in corso” e la presentazione, in Palestra grande, del restauro del soffitto a volta della Casa con Panificio nella Regio IX, importante testimonianza della ricca decorazione delle dimore pompeiane e del tema dionisiaco. Ecco il programma

Pompei presenta il restauro del soffitto della Casa con Panificio della Regio IX: il grande affresco ispirato al tema mitologico di Dioniso e Arianna sarà mostrato al termine del “Workshop internazionale sugli scavi e le ricerche in corso” in programma all’Auditorium degli Scavi giovedì 23 luglio 2026 alle 10.30. Pompei rilancia dunque il dialogo tra ricerca, tutela e valorizzazione del patrimonio archeologico con il sesto “Workshop Internazionale” dedicato agli scavi e alle ricerche in corso. L’appuntamento sarà anche l’occasione per presentare il restauro del soffitto a volta della Casa con Panificio nella Regio IX, importante testimonianza della ricca decorazione delle dimore pompeiane e del tema dionisiaco. I culti legati a Dioniso, oggetto delle più recenti scoperte archeologiche, saranno anche filo conduttore delle iniziative culturali del Parco, a partire dalla nuova edizione del festival teatrale Esopop, “Ecstatic Pompei. La città dionisiaca, tra furore e misteri” in programma da fine agosto per tutto il mese di settembre. L’iniziativa rappresenta un’occasione di incontro tra le istituzioni e le università italiane e straniere impegnate nelle attività di ricerca all’interno del Parco archeologico, con l’obiettivo di fare il punto sulle campagne di scavo e favorire la condivisione dei risultati. Il workshop è rivolto non solo agli esperti, ma anche agli studenti, ai visitatori e agli appassionati di archeologia.

Al termine dell’incontro, alle 18.30, sarà presentato il restauro del soffitto a volta del tablino (studio di rappresentanza) della Casa con Panificio nella Regio IX, esposto nella Palestra Grande. L’intervento, condotto sui frammenti recuperati durante le indagini archeologiche, ha consentito di ricostruire oltre un quarto della composizione originaria, mantenendo però aperta la possibilità di ulteriori integrazioni grazie al proseguimento delle ricerche.
PROGRAMMA. Alle 10.30, saluti istituzionali di Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei; 11, Vincenzo Calvanese et al. (parco archeologico di Pompei) su “Progetti di restauro e scavo del Parco Archeologico di Pompei: un survey”; 11.20, Silvia Pallecchi, Elena Santoro (università di Genova) su “Spazi, attività e trasformazioni: la campagna di scavo 2025 nella bottega del civico 8 (Regio VII, Insula 14)”; 11.40, Llorenç Alapont (Universitat de València) su “L’area funeraria intorno alla tomba di Marco Obellio Firmo, alla Porta di Nola. Nuove indagini e interpretazioni”; 12, Anselme Cormier, François Fouriaux (Centre Jean Bérard) su “Usi e artigianato dell’osso lavorato e dell’avorio a Pompei”; 12.20, Antonella Coralini (università di Bologna) su “Archeologia della strada a Pompei: l’indagine dello spazio fra le insulae I 16 e I 17”; 12.40, Christoph Baier, Albert Ribera, Francesco Maria Ferrara (Österreichische Akademie der Wissenschaften) su “Insula VII 4: Nuove indagini nella Casa dei Capitelli Figurati”. Pausa. Alle 15, Dora D’Auria (Universite de Franche-Comtè – Besancon)su “La casa VI 11, 11-12/7: un aggiornamento delle ricerche”; 15.20, Sandra Zanella (Université Côte d’Azur) su “Progetto TransUrbs : campagna 2026. Risultati preliminari dei sondaggi nelle botteghe VII 5 6 e 7”; 15.40, Maria Teresa d’Alessio (Sapienza università di Roma) su “Dal progetto MAPS agli Atlanti di Pompei”; 16, Carmela Capaldi, Antonella Ciotola (università di Napoli “Federico II”) su “Scavi e ricerche dell’università di Napoli Federico II nella Regio VIII, insula 7: un aggiornamento”; 16.20, Domenico Esposito, Monika Trümper (Freie Universität Berlin) su “Il progetto di studio della FU Berlin nell’Insula VIII 5 a Pompei”; 16.40, Luigi Cicala (università di Napoli “Federico II”) su “Le attività di ricerca nel cd. Hospitium di Albinus (VI 17, 1-4)”; 17, Eraldo Avanzo (Sapienza università di Roma) su “Casa della Pescatrice (VII, 9, 63). Primi risultati dai contesti ceramici”; 17.15, Fabio Paolo Inesi (Sapienza università di Roma) su “I signacula in bronzo di Pompei: dai contesti agli abitanti”; 17.30, Fred Licci (Sapienza università di Roma) su “Gli unguenti a Pompei: un’analisi integrata tra contesti e analisi archeometriche”; 18.30, Palestra Grande: presentazione del restauro del soffitto a volta di un ambiente della Casa con Panificio nella Regio IX.
Pompei. Al via la terza stagione di concerti estivi all’anfiteatro negli scavi: 16 artisti nazionali e internazionali per un totale di 20 concerti. Con una novità: il sito apre di sera anche con visite guidate, appuntamenti e aperitivi tra archeologia e musica

Con il concerto Of Monster and Men, mercoledì 24 giugno 2026, al via a Pompei la terza stagione di concerti estivi all’interno del Parco archeologico. Tra le novità di quest’anno, la possibilità di accedere – nelle date degli appuntamenti musicali – anche a una parte del sito in orario serale. Non solo spettacoli dunque, ma anche percorsi archeologici, degustazioni e visite alle antiche vigne. Aperta tutte le sere anche l’esposizione permanente dedicata all’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. e ai calchi delle vittime, recentemente inaugurata nella Palestra Grande degli Scavi. Dal 24 giugno al 27 luglio 2026, l’Anfiteatro di Pompei ospita un cartellone di 16 artisti nazionali e internazionali per un totale di 20 concerti, molti dei quali già sold out. Per la rassegna BOP – Beats of Pompeii, giunta alla sua terza edizione, sono in calendario i concerti di Of Monster and Men, BEAT, Riccardo Cocciante, Path Metheny, Opeth, Coez, Vinicio Capossela, Tropico (doppia data), Riccardo Muti, Claudio Baglioni (doppia data), Marcus Miller, Charlie Puth, Marillion (doppia data), Savatage. Fuori rassegna anche il doppio appuntamento con Nino D’Angelo e il concerto “È mio padre – Morricone Dirige Morricone”, dedicato all’eredità di Ennio Morricone, con l’Orchestra Filarmonica del Teatro di Modena diretta dal M° Andrea Morricone e la partecipazione di Marco Morricone, a sostegno della Fondazione Città della Speranza per la raccolta fondi a favore della ricerca pediatrica.

“Se organizziamo concerti e teatro in un sito archeologico, è perché crediamo nella cultura in senso ampio”, sottolinea il direttore Gabriel Zuchtriegel. “Le competenze possono essere diverse, dall’archeologia alla musica, ma la cultura è una sola e non conosce barriere. Anche il pubblico non va suddiviso: non esistono pubblici distinti, ma un unico pubblico. Il nostro impegno è rendere la cultura sempre più inclusiva, permettendo a tutti di partecipare nei tempi e nei modi che preferiscono alla vita nel sito archeologico”. “Eventi di questa portata”, dichiara il vice presidente della regione Campania, Mario Casillo, “richiedono una città sempre più accogliente e connessa. Per questo, in occasione della rassegna BOP – Beats of Pompeii e dei grandi appuntamenti previsti nell’Anfiteatro degli Scavi di Pompei, lavoreremo insieme a EAV per prevedere un incremento delle corse bus serali, così da favorire l’arrivo e il rientro degli spettatori e offrire un’ulteriore possibilità di mobilità per il pubblico”. “Credo che Pompei rappresenti oggi più che mai il volto internazionale della Campania. Qui storia, archeologia, musica e cultura contemporanea si incontrano in un’esperienza unica al mondo. Manifestazioni come Beats of Pompeii sono fondamentali per la promozione territoriale della nostra regione: attraggono pubblico internazionale, valorizzano il patrimonio culturale e generano un importante indotto turistico ed economico”, aggiunge l’assessore regionale al Turismo Vincenzo Maraio. “La programmazione estiva del Parco archeologico di Pompei incarna la sinergia ideale tra innovazione, promozione e internazionalizzazione che deve guidare la pianificazione culturale della nostra regione. Attraverso scelte artistiche contemporanee e originali, i luoghi storici si trasformano in spazi accoglienti, capaci anche di intercettare pubblici differenti. La rassegna segue il fil rouge dell’innovazione che non tradisce la storia dei luoghi, della promozione che valorizza il territorio senza dimenticare le comunità locali, dell’internazionalizzazione che dialoga con i grandi talenti locali, mantenendo la qualità assoluta come unico vero filo conduttore dell’intero progetto”, conclude l’assessore regionale alla Cultura, Onofrio Cutaia.

La rassegna è patrocinata dal ministero della Cultura e dal parco archeologico di Pompei, ed è realizzata in collaborazione con la Regione Campania e il Comune di Pompei, con l’organizzazione tecnica di Blackstar Entertainment e Fast Forward e la media partnership di Radio2. Un’operazione culturale e turistica che punta a valorizzare il patrimonio storico e artistico del sito attraverso un approccio innovativo alla fruizione della cultura. BOP si rivolge a un pubblico sempre più ampio di viaggiatori musicali e i numeri confermano il successo del format. Eventi come il doppio appuntamento con i Marillion registrano picchi straordinari: oltre il 60% dei biglietti viene venduto all’estero, con punte che raggiungono il 70% in alcune date. Un flusso di spettatori internazionali che genera un importante indotto turistico per l’intera regione. “Dopo i grandi successi delle precedenti edizioni, con artisti del calibro di Nick Cave, Jean-Michel Jarre, Dream Theater, Ben Harper, John Legend, Ludovico Einaudi, Stefano Bollani e altri, BOP consolida la sua reputazione di festival “cross-genere” d’eccellenza “, dice il direttore artistico della rassegna Giuseppe Gomez, “capace di ospitare, nello stesso cartellone, icone del progressive, del metal, del jazz, del folk, leggende della musica italiana e protagonisti della classica contemporanea, unendo l’appeal di grandi nomi a uno dei contesti più iconici al mondo e offrendo un’esperienza di intrattenimento di alto livello”. “Radio2 è orgogliosa di affiancare questa rassegna unica al mondo, capace di far dialogare la grande musica contemporanea con la storia e l’archeologia”, dichiara il direttore di Rai Radio2, Giovanni Alibrandi, “un programma che attraversa stili, linguaggi e generazioni musicali, rispecchiando perfettamente il percorso editoriale di Radio2. Questa rete crede fermamente che la musica abbia la forza di creare comunità, abbattere distanze e generare dialogo tra culture e linguaggi differenti”. Beats of Pompeii è anche il riflesso del fermento culturale che sta vivendo Napoli e la Campania, sempre più protagoniste sulla scena internazionale. La rassegna rappresenta un’occasione per promuovere il territorio, incentivando il turismo stanziale e sostenendo l’economia locale, confermando il ruolo della regione come destinazione d’eccellenza per chi cerca un’esperienza di viaggio che unisce bellezza, storia e cultura contemporanea.

Durante le serate dei concerti si potrà accedere alla Palestra Grande degli Scavi, di fronte all’Anfiteatro, e visitare il nuovo allestimento dei calchi. L’accesso per gli spettatori dei concerti è gratuito, mentre gli altri visitatori potranno munirsi di biglietto di ingresso al Parco di 5 euro (acquistabile su vivaticket.it o presso la biglietteria di Piazza Anfiteatro; gratuità e riduzioni come da normativa). Chi lo desidera, potrà richiedere una visita guidata dedicata a cura di archeologi e storici dell’antichità del gruppo Le Nuvole. Prenotazione su https://www.pompeiichildrensmuseum.it/prodotto/mostra-calchi-notturna

Sarà anche possibile scoprire la storia degli antichi vigneti di Pompei e degustare vino in un’esperienza sensoriale che intreccia storia, archeologia e tradizione vitivinicola. Nel vigneto della Casa del triclinio all’aperto, alle spalle della Palestra Grande e dell’Anfiteatro, il partner del Parco per la gestione e la valorizzazione dei vigneti, Tenute Capaldo – Feudi di San Gregorio, accompagnerà i visitatori in un racconto dedicato alla produzione del vino nella città antica, mettendola a confronto con le metodologie contemporanee. Per info e prenotazioni: progettopompei@feudi.it.

Nelle serate dei concerti, il giardino della Palestra Grande, l’antico “campus” di fronte all’Anfiteatro, si trasforma in un luogo di incontro per visitatori e ospiti, con la possibilità di godersi un aperitivo con prodotti locali, a cura di Chora, il ristorante degli scavi. Per chi, invece, desidera vivere l’esperienza di una cena o di un aperitivo nel cuore della città antica, con vista dalla suggestiva terrazza panoramica del ristorante di Casina dell’Aquila, edificio di fine Settecento situato all’interno del sito, sarà possibile in alcune serate prenotare scrivendo a: info@chorapompei.com. Ad accogliere i visitatori nella Palestra anche i ragazzi della Fattoria sociale e culturale di Pompei “Parvula Domus”, impegnati quotidianamente nell’attività di valorizzazione delle aree verdi del Parco a partire dalla loro Unicità e Talenti, nell’ambito di progetti di inclusione che li coinvolge anche in iniziative dirette con i visitatori. Per gli spettatori dei concerti è inoltre previsto, al termine degli eventi, un servizio navetta a cura della Regione Campania per agevolare il rientro verso la città di Napoli. Il servizio è su prenotazione, fino a esaurimento dei posti disponibili. Tutte le info sugli orari di accesso e le diverse attività delle serate su www.pompeiisites.org
Pompei. Al Teatro Grande al via la nona edizione “POMPEII THEATRUM MUNDI 2026” un progetto del Teatro di Napoli – Teatro Nazionale e del parco archeologico di Pompei: quattro titoli (Le Baccanti, L.A.V.A., Alcesti, I Persiani) per undici “sere d’estate” in uno dei luoghi più belli al mondo

Dal 18 giugno al 12 luglio 2026 al Teatro Grande di Pompei la nona edizione “POMPEII THEATRUM MUNDI 2026” un progetto del Teatro di Napoli – Teatro Nazionale e del parco archeologico di Pompei: quattro titoli a firma di autorevoli nomi della scena come Theodoros Terzopoulos (Le Baccanti di Euripide), Emio Greco, Pieter C. Scholten, Roberto Zappalà (L.A.V.A.), Filippo Dini (Alcesti di Euripide), Àlex Ollé (I Persiani di Eschilo), per undici “sere d’estate” in uno dei luoghi più belli al mondo che nel corso di questi anni si è proposto come “Grande palcoscenico contemporaneo internazionale”. Per il nono anno consecutivo il Teatro Grande di Pompei si trasforma ancora una volta in un palcoscenico internazionale, presentando spettacoli che invitano alla riflessione su temi di grande attualità e sensibili come la guerra, l’emigrazione, il pianeta, i conflitti, attraverso riletture dei grandi classici del teatro e di creazioni contemporanee di forte impatto artistico e scenico.

A sottolineare il valore simbolico e culturale della rassegna è il Presidente del Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, Luciano Cannito: “Anche quest’anno è un’emozione speciale immaginare il sipario ideale alzarsi davanti l’enorme platea del Teatro Grande di Pompei. In questo luogo straordinario, dentro il sito archeologico più famoso del mondo, il teatro non è un’ambientazione: è una vocazione che si riaccende”. Sul senso del progetto, giunto al nono anno di attività, il direttore artistico del Teatro Nazionale Roberto Andò dichiara: “In un annus horribilis come quello che stiamo vivendo, in cui si espande l’orrore della guerra e il potere mostra il volto osceno di tiranni disposti a sacrificare migliaia di vittime umane per realizzare assurdi disegni di dominio, tornare a sedere sulle pietre di Pompei per ritrovare storie antiche in modo nuovo, significa ancora una volta delegare all’arte del teatro un mandato essenziale: circoscrivere uno spazio e un tempo in cui restare umani”. “La novità di quest’anno – scrive nelle sue note all’edizione il direttore del Parco Gabriel Zuchtriegel – è che diamo la possibilità al pubblico degli spettacoli di essere anche esploratori di una parte dell’area archeologica di Pompei: in occasione delle serate di teatro apriamo il cosiddetto Foro triangolare, in prossimità del Teatro grande, dove si svolge Theatrum Mundi e dove era ubicato uno dei più antichi santuari della città antica, ovvero quello di Atena”.

Ad aprire la rassegna, giovedì 18 giugno 2026, alle 21, con repliche venerdì 19 e sabato 20, sempre alle 21, sarà la prima nazionale dello spettacolo Le Baccanti di Euripide a firma del regista greco Theodoros Terzopoulos, una produzione Emilia Romagna Teatro ERT/Teatro Nazionale, Teatro di Roma–Teatro Nazionale, Attis Theatre Company. Il maestro greco Theodoros Terzopoulos porta in scena per la settima volta il testo di Euripide. “Baccanti – dichiara il regista – è una tragedia emblematica per la mia visione teatrale. È di estrema importanza proporre Baccanti in questo momento, laddove Dioniso incarna l’archetipo del rifugiato, partito da Tmolos tremila anni fa, ha viaggiato nelle zone di guerra del Medio Oriente, per finire, oggi, nel mar Mediterraneo, sulle coste di Creta o Lampedusa”. In scena, nei rispettivi ruoli di Dioniso e di Agave l’attore Roberto Latini e l’attrice Alvia Reale. Con loro Enzo Vetrano è Cadmo, Stefano Randisi è Tiresia, Marco Cacciola è Penteo, Paolo Musio il Corifeo, Gemma Carbone la Corifea, Giulio Germano Cervi il Primo Messaggero, Rocco Ancarola il Secondo Messaggero, accompagnati dal Coro composto da dodici tra attrici e attori.
Il secondo spettacolo in programma venerdì 26 e sabato 27 giugno 2026, alle 21, segna il ritorno a Napoli dei coreografi Emio Greco e Pieter C. Scholten che con Roberto Zappalà, firmano L.A.V.A., una creazione in anteprima nazionale, qui in versione site-specific unica, su produzione di ICK Dans Amsterdam e Scenario Pubblico| Compagnia Zappalà Danza, in co-produzione con il Teatro Stabile di Catania e in collaborazione con Meervaart Theater Amsterdam, Julidans Festival, Teatro di Napoli – Teatro Nazionale. La creazione si sviluppa in dialogo diretto con il paesaggio storico, dove l’incontro tra due universi coreografici – quelli di Greco/Scholten e di Zappalà – acquista un’ulteriore intensità fisica. “L.A.V.A. – scrivono gli autori nelle note – traccia un sottile parallelismo tra le forze geologiche e gli impulsi umani. Il titolo evoca inoltre un ciclo: lotta, avversione, vuoto, astrazione – una traiettoria che conduce dalla pressione e dal conflitto verso la trasformazione”.
Il terzo spettacolo del programma rinnova la storica collaborazione tra la rassegna e l’INDA / Istituto Nazionale del Dramma Antico di Siracusa, che lo produce insieme al Teatro Stabile del Veneto. Si tratta dell’Alcesti di Euripide, in scena venerdì 3, sabato 4 e domenica 5 luglio 2026 con inizio alle 20, nella messa in scena diretta da Filippo Dini, anche interprete dello spettacolo nel ruolo di Ferete. In scena, oltre Filippo Dini, gli attori Alessio Del Mastro (Apollo), Giulio Della Monica (Thanatos), Sandra Toffolatti (Ancella), Deniz Ozdogan (Alcesti), Aldo Ottobrino (Admeto), Denis Fasolo (Eracle), Bruno Ricci (Servo). Nelle note di regia, Filippo Dini, dichiara: “Accostarsi ad Alcesti di Euripide fa paura, perché significa accostarsi alla Morte. Ad una morte inaccettabile, forse la più inaccettabile di tutte: la morte di una vittima sacrificale”.
Lo spettacolo conclusivo di Pompeii Theatrum Mundi 2026 sarà I Persiani di Eschilo, in scena venerdì 10, sabato 11 e domenica 12 luglio 2026 con inizio alle 20, con la regia di Àlex Ollé, una delle voci del celebre gruppo catalano La Fura dels Baus. Lo spettacolo, prodotto da INDA / Istituto Nazionale del Dramma Antico di Siracusa, vede in scena Anna Bonaiuto (nel ruolo di Atossa), Giuseppe Sartori (in quello del Messaggero), Alessio Boni (in quello dello Spettro di Dario), Massimo Nicolini (in quello di Serse), accompagnati da un Coro composto da tredici attrici e attori. Per il 66enne regista spagnolo: “I Persiani racconta lo smarrimento di un popolo e dei suoi governanti di fronte a una sconfitta brutale e inaspettata. È la tragedia di chi deve fare i conti con il presente e immaginare una sopravvivenza futura dopo aver commesso l’errore fatale di credersi invincibile”.
Pompei. Al via al Teatro Grande la V edizione di “Sogno di Volare”, che coinvolge gli studenti e gli adolescenti dell’area vesuviana, territorio a rischio dispersione scolastica, disoccupazione ed emigrazione giovanile. Dalla Commedia alla Tragedia: in scena “Antigone” da Sofocle e, per la prima volta, la danza con “Baccanti” da Euripide. Ne parlano Zuchtriegel, Martinelli, Sparagna, Miki Matsuse e alcuni studenti coinvolti

“Chi sono i tiranni e i ribelli di oggi? Quale è la nostra Tebe? Quali sono le ingiustizie dei nostri tempi?”. Dopo lo straordinario successo del primo ciclo, si svolge dal 22 al 24 maggio 2026 al Teatro Grande di Pompei la V edizione di “Sogno di Volare”, il progetto nato nel 2022 dall’incontro fra il direttore del parco archeologico di Pompei Gabriel Zuchtriegel e il regista, drammaturgo e cofondatore del Teatro delle Albe Marco Martinelli con l’obiettivo di “rimettere in vita” i testi classici e riconquistare il senso collettivo e civile del teatro attraverso il coinvolgimento creativo e performativo degli studenti e degli adolescenti dell’area vesuviana, un territorio in cui è ancora sentito il rischio di dispersione scolastica, disoccupazione ed emigrazione giovanile. “Sogno di Volare” è un progetto in diretto collegamento con la non-scuola, la pratica teatral-pedagogica del Teatro delle Albe fondata nel 1991 da Marco Martinelli che negli anni ha ottenuto due Premi Ubu e il Premio ANCT dell’Associazione nazionale dei Critici di Teatro, raccontata da Francesca Saturnino nel libro “La non-scuola” di Marco Martinelli, tracce e voci intorno ad Aristofane a Pompei (Luca Sossella Editore, 2024). Martinelli stesso ne ha raccontato le avventure in “Aristofane a Scampia” (Ponte alle Grazie, 2016): la traduzione in Francia (Actes Sud, 2020) ha vinto il premio dell’Associazione dei critici francesi come “miglior libro sul teatro”.
A inaugurare questo nuovo ciclo il 22 maggio 2026, alle 21, sarà la prima assoluta di Antigone, riscrittura da Sofocle ad opera di Marco Martinelli, con gli studenti del liceo statale “Ernesto Pascal” di Pompei, istituto tecnico industriale “Renato Elia” di Castellammare di Stabia, liceo statale “Giorgio De Chirico”, liceo statale “Pitagora – B. Croce” di Torre Annunziata e istituto di istruzione secondaria superiore “Eugenio Pantaleo” di Torre del Greco. Lo spettacolo, con le musiche di Ambrogio Sparagna, sarà in replica il 24 maggio 2026 prima di approdare, il 28 maggio, a Ravenna Festival. Il 23 maggio 2026 invece, sempre al Teatro Grande, alle 21, il debutto di Baccanti, riallestimento di una creazione (da Euripide) del celebre coreografo Micha Van Hoecke scomparso nel 2021, firmato da Miki Matsuse, coreografa e danzatrice, oltre che assistente e compagna di Van Hoecke. In scena, guidati da Matsuse, gli allievi del liceo statale “Ernesto Pascal” di Pompei.
Prodotto dal parco archeologico di Pompei in collaborazione con Ravenna Festival e Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, “Sogno di Volare” ha coinvolto in questi anni centinaia di giovani del territorio che con la loro intensità emotiva e la loro dirompente energia hanno contribuito in modo determinante al successo degli spettacoli firmati da Marco Martinelli che, dopo il debutto a Pompei, sono stati ospitati in festival e teatri di assoluto prestigio come il ciclo di spettacoli classici al Teatro Olimpico di Vicenza, Ravenna Festival e il Piccolo di Milano. Un progetto che ha conquistato anche l’interesse del Teatro Nazionale di Atene e di una popstar di fama mondiale come Madonna che – in occasione di una sua visita a Pompei nel 2024 – ha avuto modo di assistere a una performance e ha deciso di sostenere finanziariamente l’annualità successiva.

L’edizione 2026, che inaugura un nuovo quadriennio, presenta alcune importanti novità: “Sogno di Volare” amplia il proprio orizzonte e volge lo sguardo verso la forma festival, aprendosi alla danza e coinvolgendo un’ulteriore figura artistica al lavoro sul debutto di un secondo spettacolo. Una direzione che sembra segnare il percorso futuro del progetto. Inoltre, dall’esplorazione della commedia aristofanesca che ha segnato il primo quadriennio, da quest’anno il territorio di indagine diventa la Tragedia. “Il Festival di Pompei celebra tre colonne del patrimonio dell’umanità: il teatro classico, l’archeologia di Pompei e i giovani a cui tutto ciò deve essere consegnato per continuare a vivere”, afferma il direttore del parco archeologico di Pompei Gabriel Zuchtriegel per ribadire l’identità profonda di “Sogno di Volare” e, al tempo stesso, introdurre il nuovo ciclo. “Mettere su uno spettacolo insieme è il miglior antidoto contro le echo chambers dei social media, che mettono a rischio i grandi non meno dei giovani, anzi, loro mentre fanno le prove per quattro ore non toccano proprio il cellulare; è come se avessero solo aspettato una cosa del genere. Del resto, lo diceva già Sofocle nell’Antigone: ‘chi pensa di essere saggio lui soltanto, quando lo apri, si vede che è vuoto.’ Il Festival di quest’anno è una forma di autodifesa contro la vacuità della finta saggezza del potere nel giustificare violenze e soprusi”. Del resto, “Il teatro è politico perché riguarda la polis, che è la città in cui metto i piedi e, al tempo stesso, l’intero pianeta, dove siamo sempre virtualmente connessi”, aggiunge Marco Martinelli. “Prima di tutto io sono un cittadino! Abito questo mondo e le sue brutture, come gli spettatori che vengono a vedere i miei lavori. E questo mondo non mi piace, troppo violento e ipocrita. Che finge di essere ‘razionale’ e invece crea continuamente guerre e devastazioni, inquinamento e miseria. Il teatro è politico quando parla la lingua della poesia, quando illumina i desideri infiniti dell’anima. Il mio teatro è una ribellione al mondo. Un’invocazione alla bellezza”.

Dalla Commedia alla Tragedia: Antigone e Baccanti. Dopo aver affrontato nelle edizioni precedenti, infatti, la riscrittura di 4 commedie di Aristofane –portando in scena Uccelli (2022), Acarnesi: Stop the War (2023), Pluto: God of Gold (2024) e Lisistrata (2025) – Marco Martinelli adesso si concentra su Sofocle e sull’archetipica figura di Antigone. In questo passaggio dalla commedia alla tragedia, rimane però costante l’idea di scegliere opere particolarmente urgenti rispetto al mondo contemporaneo. Uccelli, il vero prologo all’intero progetto, era il desiderio di fuggire dal “mondo”, il sogno di volare alto sopra le miserie del quotidiano; Pluto: God of Gold un affondo sull’iniqua distribuzione della ricchezza nella Polis; Acarnesi: Stop the War un’accusa radicale alla barbarie della guerra. E dopo Lisistrata, che per far deporre le armi agli uomini organizza lo sciopero del sesso, Antigone è un’altra potente figura femminile, che disobbedisce e si rivolta contro le leggi ingiuste, che mossa dall’amore sfida il mondo, per dare degna sepoltura al fratello Polinice contro la volontà del nuovo re di Tebe. Il 22 maggio (e poi in replica il 24 maggio) dunque il pubblico ritroverà un simbolo universale di ribellione “che ci riporta al nostro presente stravolto da guerre e pretese di giustizie divine, che interroga il nostro senso di responsabilità e giustizia” come scrive Martinelli nelle note di regia, chiedendosi: “Chi sono i tiranni e i ribelli di oggi? Quale è la nostra Tebe? Quali sono le ingiustizie dei nostri tempi?”.

A cinque anni dalla scomparsa di Micha Van Hoecke, invece, il 23 maggio 2026 sarà in scena il riallestimento di una creazione del 2009, in cui il coreografo e regista belga di origini russe si era confrontato con un altro dei più importanti testi teatrali di tutti i tempi: le Baccanti di Euripide, ovvero il Mito che prende forma dalla Memoria, il dio Dioniso che incarna l’alterità, la diversità presente dentro ognuno di noi. Una coreografia che nella visione di Van Hoecke fondeva canto, parola e musica – come del resto nella natura stessa del Teatro Greco – facendo incontrare mondi sonori diversi: “quello greco, legato ad Agave e a Penteo; quello della tradizione giapponese, che accompagna Dioniso, straniero che ritorna portando con sé echi lontani; infine quello wagneriano, che amplifica la dimensione simbolica e mitica del racconto” per usare le parole del compianto artista. E che oggi, nella versione che vede Miki Matsuse a dirigere i giovani del territorio, rinasce “nel segno della memoria e di un’indomabile freschezza: passato e futuro si incontrano, nel gioco della vita e del teatro”, come sottolinea la coreografa e danzatrice, che aggiunge a proposito di Van Hoecke: “possedeva una rara capacità di riconoscere il talento unico in ciascuno. Quando assunse la direzione della scuola internazionale MUDRA, fondata da Maurice Béjart, seppe far emergere e formare numerosi artisti, molti dei quali oggi sono riconosciuti nel panorama internazionale. Per questo, un progetto dedicato ai giovani artisti trova in lui un riferimento profondo: nel lavoro in sala, nella trasmissione e nella crescita, la sua presenza continua a vivere, come guida silenziosa e necessaria”.
Pompei. Nella necropoli di Porta Stabia scoperti i resti di due uomini che cercavano di scappare dalla città sotto l’eruzione del Vesuvio. Per la prima volta ricostruita con l’IA, in collaborazione con l’università di Padova, la fuga di un pompeiano dall’eruzione. E a luglio il convegno “Orbits — Dialogues with Intelligence. Habitat — Disegnare la società post-AI”

Pompeiano in fuga dall’eruzione del Vesuvio: ricostruzione con IA su ritrovamento a Porta Stabia (foto parco archeologico pompei)
Un pompeiano appena fuori Porta Stabia cerca di mettersi in salvo dalla pioggia di lapilli e frammenti vulcanici dell’eruzione del Vesuvio: ricostruiti questi momenti con l’IA in collaborazione con l’università di Padova. Per la prima volta, infatti, il parco archeologico di Pompei ha utilizzato strumenti di intelligenza artificiale per proporre, in collaborazione con l’università di Padova – Laboratorio Digital Cultural Heritage, una ricostruzione digitale basata sui dati emersi dalle indagini archeologiche condotte dagli archeologi del ministero della Cultura. La ricostruzione riguarda un uomo morto durante l’eruzione del Vesuvio, che distrusse la città nel 79 d.C. in meno di 24 ore, ritrovato con un mortaio di terracotta, che sembra essere stato utilizzato come protezione durante la caduta di lapilli e frammenti vulcanici. Il gesto richiama le descrizioni di Plinio il Giovane, testimone oculare, che in una lettera riferisce come le persone in fuga dal vulcano cercassero di difendersi dal materiale eruttivo con oggetti o con cuscini legati sulla testa: “Con stracci legano dei cuscini posati sulle teste” (cervicalia capitibus imposita linteis constringunt)”.
“Si tratta del rinvenimento di due uomini che cercavano di scappare dalla città sotto l’eruzione del Vesuvio”, spiega Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei. “uno dei due cercava di coprirsi la testa con un mortaio, un vaso in terracotta, e abbiamo proposto per la prima volta in maniera scientifica, insieme all’università di Padova, una ricostruzione utilizzando l’intelligenza artificiale. E credo che si tratti di uno strumento che in futuro sarà sempre più importante, non solo per affrontare la vastità dei dati che emerge a Pompei e in altri siti, per tutelare un patrimonio fragile, esteso come appunto la città di Pompei, ma anche per raccontare un patrimonio molto articolato, molto ricco, un pubblico sempre più diversificato”.
Il rinvenimento è avvenuto durante recenti scavi nell’area della necropoli di Porta Stabia, appena fuori le mura dell’antica Pompei, condotti nell’ambito del completamento dell’indagine sulla tomba a schola di Numerius Agrestinus Equitius Pulcher. Gli archeologi impegnati sul campo hanno portato alla luce i resti di due uomini che tentarono di fuggire verso la costa durante l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. I due individui, morti in momenti diversi dell’eruzione, offrono nuovi elementi per comprendere le dinamiche dell’evento e le condizioni affrontate dagli abitanti nelle vie di fuga.

Lo scheletro di adulto probabilmente travolto da una corrente piroclastica, rinvenuto nella necropoli di Porta Stabia a Pompei (foto parco archeologico pompei)
Uno di loro, più giovane, fu probabilmente travolto da una corrente piroclastica, ovvero una nube ardente di cenere e gas tossici, mentre tentava di allontanarsi dalla città. L’altro, più adulto, morì qualche ora prima sotto una fitta pioggia di lapilli, cercando di proteggersi la testa con un mortaio di terracotta ritrovato accanto al corpo, con evidenti segni di frattura. Inoltre, portava con sé una lucerna in ceramica per orientarsi in condizioni di scarsa visibilità, un piccolo anello in ferro al mignolo sinistro e un gruzzolo di dieci monete in bronzo.

Pompeiano in fuga dall’eruzione del Vesuvio: ricostruzione con IA su ritrovamento a Porta Stabia (foto parco archeologico pompei)
Il modello digitale, che propone una ricostruzione della seconda vittima, è stato generato attraverso una combinazione di software di intelligenza artificiale e tecniche di fotoritocco, con l’obiettivo di restituire un’immagine scientificamente fondata ma accessibile a tutti. La ricostruzione rappresenta un prototipo sperimentale, pensato per rendere i risultati delle ricerche archeologiche maggiormente accessibili a un pubblico di non specialisti.

Lo scheletro di adulto morto sotto una fitta pioggia di lapilli, cercando di proteggersi con un mortaio, rinvenuto nella necropoli di Porta Stabia a Pompei (foto parco archeologico pompei)
“Quando Plinio il Giovane racconta la fine di suo zio, Plinio il Vecchio, che spirò sulla spiaggia di Stabia nel tentativo di mettersi in salvo la mattina del secondo giorno dell’eruzione”, si legge nell’approfondimento sull’E-journal degli scavi di Pompei https://pompeiisites.org/e-journal-degli-scavi-di-pompei/, “lo fa usando il presente storico (Epist. VI 16.). Nella lingua latina è una scelta ancora più forte rispetto all’italiano odierno, ispirata all’arte della retorica classica. Vuol dire portare il lettore sul posto, facendogli rivivere gli ultimi momenti dello zio. Ed è questo che l’archeologia, che in fondo altro non è che un monumentale “presente storico”, continua a fare sin dall’inizio degli scavi nelle città vesuviane: ci rivela gli ultimi momenti di bambini, donne, uomini che erano lì, in quella notte oscura, e non ce l’hanno fatta. Che i cuscini con cui Plinio il Vecchio e i suoi compagni si coprivano le teste fossero tutt’altro che superflui, viene ora confermato da un rinvenimento di due vittime nei pressi della biblioteca di San Paolino, al di fuori di Porta Stabia, dove nel 2024 venne alla luce una tomba a schola d’età augustea (Zuchtriegel et al. 2024). Si tratta di due uomini, che cercavano di raggiungere la spiaggia. Il primo rinvenuto durante lo scavo, il cui scheletro purtroppo risultava molto compromesso dai lavori di costruzione del complesso ottocentesco, morì verosimilmente la mattina del 25 agosto (secondo la data pliniana), nelle stesse ore in cui Plinio il Vecchio si trovava sulla spiaggia di Stabia: è stato trovato al di sopra dei lapilli, all’interno della cinerite. Secondo le analisi antropologiche eseguite sui resti scheletrici, era di giovane età.

Dettaglio del mortaio, con bollo, rinvenuto accanto allo scheletro di adulto nella necropoli di Porta Stabia (foto parco archeologico pompei)
Il secondo uomo, di età più matura, morì invece all’interno dei lapilli, dunque qualche ora prima. Portava con sé un grande mortaio di terracotta con cui si copriva la testa, che mostra evidenti segni di fratture. Ciò suggerisce che la pioggia di lapilli che si abbatteva sulla città tra il primo pomeriggio del 24 agosto e le prime ore del mattino del giorno successivo potesse essere letale a causa della natura dei frammenti. Infatti, oltre alle pomici, rocce vulcaniche poco dense perché ricche di vacuoli, anche frammenti lavici con dimensioni fino ad alcuni centimetri, molto più densi e pesanti, cadevano sulla città. Al di là del caso specifico, le due vittime rinvenute presso il complesso di San Paolino, insieme a numerose altre trovate nelle vicinanze delle porte urbiche, sono un monito per chi tenta di stimare il numero complessivo delle vittime dell’eruzione. Se è vero che le vittime trovate all’interno della città non sono tantissime (si stima un numero complessivo intorno ai 2.000 incluse le parti non scavate, rispetto a una popolazione di almeno 20.000 persone), è da tener presente che molti potrebbero aver perso la vita fuori dalla città, nel tentativo di raggiungere la costa, come appunto Plinio il Vecchio e i due uomini di San Paolino (Tuck 2019; Zuchtriegel 2022; Zuchtriegel et al. 2025)”.

Dettaglio dello scheletro di adulto morto sotto una fitta pioggia di lapilli, cercando di proteggersi con un mortaio, rinvenuto nella necropoli di Porta Stabia a Pompei (foto parco archeologico pompei)

La lucerna rinvenuta accanto allo scheletro di adulto assieme al mortaio nella necropoli di Porta Stabia a Pompei (foto parco archeologico pompei)
“Pompei è forse il luogo più prestigioso al mondo per la ricerca archeologica”, dichiara il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, “dove ogni nuova scoperta illumina in modo entusiasmante la trama della vita antica. Le indagini condotte con questi scavi dimostrano che le metodologie innovative, utilizzate con rigore, possono regalarci nuove prospettive storiche. È in questa direzione che il ministero della Cultura intende proseguire: rafforzare lo studio e la Tutela del nostro patrimonio, sostenendo la ricerca e ampliando la capacità di trasmettere conoscenza in modo sempre più efficace”. “La vastità dei dati archeologici a Pompei e oltre è ormai tale che solo con l’aiuto dell’intelligenza artificiale saremo in grado di tutelarli e valorizzarli adeguatamente”, afferma il direttore Gabriel Zuchtriegel. “Ed è importante che noi archeologi ce ne occupiamo in prima persona, perché altrimenti lo faranno altri al posto nostro che non hanno le basi umanistiche e scientifiche necessarie. Se usata bene, l’IA può contribuire a un rinnovamento degli studi classici, raccontando il mondo classico in maniera più immersiva. Visitare Pompei o imparare il latino, essenzialmente, significa fare un’esperienza profonda, unica e bellissima, e le ricostruzioni ci aiutano a coinvolgere più persone in questa avventura”. “Il progetto apre una riflessione più ampia sull’impiego dell’IA in archeologia”, aggiunge il prof. Jacopo Bonetto dell’università di Padova, “una tecnologia che può contribuire alla produzione di modelli interpretativi e al miglioramento degli strumenti di comunicazione, ma che richiede un uso controllato e metodologicamente fondato, sempre in integrazione con il lavoro degli specialisti”.

Lo scheletro di adulto morto sotto una fitta pioggia di lapilli, cercando di proteggersi con un mortaio, rinvenuto nella necropoli di Porta Stabia a Pompei (foto parco archeologico pompei)
Proprio sul tema dell’intelligenza artificiale, a luglio 2026 nel parco archeologico di Pompei, è in programma l’edizione 2026 di “Orbits — Dialogues with Intelligence. Habitat — Disegnare la società post-AI” che riporta l’etica e la filosofia al centro del dibattito tecnologico, promuovendo un uso consapevole del digitale. Tra i protagonisti, il prof. Luciano Floridi, founding director del Digital Ethics Center a Yale, che ha commentato così la novità: “L’uomo di Pompei fuggiva con un mortaio sul capo, una lucerna in mano, e dieci monete: portava ciò che gli sembrava utile per orientarsi nel buio. Duemila anni dopo, l’IA ci aiuta a ricostruire i suoi ultimi momenti. Il caso parla a tutte le discipline umanistiche. L’IA non sostituisce l’archeologo. Sotto il suo controllo, ne amplia e approfondisce le potenzialità; e rende accessibile a molti ciò che prima era leggibile solo per pochi. Senza l’IA, gran parte del patrimonio rischia di restare inesplorato per chi fa archeologia, e muto per chi la ama. Marguerite Yourcenar, nei taccuini delle Memorie di Adriano, descriveva il suo esercizio come un piede nell’erudizione, l’altro nella magia: quella magia che consiste nel trasportarsi col pensiero dentro qualcun altro. È esattamente ciò che l’archeologia fa da sempre: ricostruire scientificamente dal di dentro un mondo scomparso, e permetterci di immaginarlo. L’IA accelera la resa di quella ricostruzione, ma la magia resta umana. Una tecnologia così potente porta con sé rischi reali. L’IA produce ipotesi, non verità. Le ipotesi vanno riviste, discusse, corrette, integrate, approvate. La responsabilità scientifica non si delega. Ma il rischio non è che l’IA sbagli: è che smettiamo di pensare usandola. Le discipline umanistiche ci insegnano proprio questo, a distinguere la ricostruzione dalla fantasia. Pompei, ancora una volta, è il grande laboratorio che ci istruisce”.
Pompei. All’auditorium, in presenza e on line, il convegno internazionale G.R.E.E.N. – Gardens as Resources for the Enhancement of Environmental and Natural Heritage, dedicato al ruolo del verde nella conservazione e valorizzazione dei contesti archeologici: due giornate di lavoro. Ecco il programma
Il 16 e 17 aprile 2026 il parco archeologico di Pompei ospita, al proprio Auditorium, il convegno internazionale G.R.E.E.N. – Gardens as Resources for the Enhancement of Environmental and Natural Heritage, dedicato al ruolo del verde nella conservazione e valorizzazione dei contesti archeologici. Ingresso libero su prenotazione fino a esaurimento posti. Per partecipare è necessario accreditarsi al link https://www.frcongressi.it/green-conference-2026…/. Diretta streaming sul canale YouTube del parco archeologico di Pompei: G.R.E.E.N. – CONVEGNO INTERNAZIONALE. I giardini storici e archeologici costituiscono parte integrante del patrimonio culturale e paesaggistico. Non si tratta di semplici spazi verdi ornamentali, ma di testimonianze storiche e ambientali che raccontano il rapporto tra l’uomo, la natura e il territorio nel corso del tempo. Inseriti all’interno o in prossimità dei siti archeologici, essi contribuiscono in modo significativo alla comprensione e alla fruizione del patrimonio. Nel corso degli ultimi anni, l’approccio alla gestione del verde nei contesti archeologici ha conosciuto un’evoluzione sostanziale. Il verde, tradizionalmente percepito come elemento di rischio per la conservazione dei manufatti, è oggi riconosciuto come una risorsa strategica, capace di concorrere alla tutela dei siti, al miglioramento della qualità paesaggistica e alla valorizzazione dell’esperienza di visita. La gestione degli spazi verdi si configura pertanto come un ambito di intervento complesso, che richiede competenze interdisciplinari e un costante equilibrio tra esigenze di conservazione, tutela ambientale e valorizzazione culturale. In tale prospettiva, i giardini storici e archeologici assumono un ruolo attivo nella mediazione culturale, favorendo una maggiore consapevolezza del patrimonio naturale e archeologico e contribuendo alla diffusione dei valori della sostenibilità.
Il convegno internazionale G.R.E.E.N. nasce con l’obiettivo di promuovere il confronto tra istituzioni culturali, enti di ricerca ed esperti del settore, italiani e stranieri, sulle più avanzate strategie di gestione sostenibile del verde nei contesti archeologici. L’integrazione tra patrimonio naturale e patrimonio archeologico rappresenta infatti una sfida attuale e condivisa, che coinvolge ambiti disciplinari quali l’archeologia, l’architettura del paesaggio, la botanica e la conservazione. Nel corso delle due giornate di lavoro, il Parco Archeologico di Pompei accoglierà contributi scientifici e casi di studio di rilievo internazionale, offrendo un’occasione di dialogo e scambio di buone pratiche e rafforzando la cooperazione tra istituzioni impegnate nella tutela e valorizzazione del patrimonio. Attraverso la ricostruzione dei paesaggi storici, l’impiego di specie vegetali documentate dalle fonti e la valorizzazione dei sistemi idraulici antichi, i giardini si confermano come strumenti di conoscenza e di interpretazione, capaci di restituire una visione integrata del patrimonio archeologico e del suo contesto ambientale.
PROGRAMMA GIOVEDÌ 16 APRILE 2026. Apertura istituzionale: 9.30, saluti di Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei; introduzione, 10, Maurizio Di Stefano, presidente ICOMOS, Consiglio Internazionale dei Monumenti e dei Siti, NC Italia; 10.30, Lionella Scazzosi, comitato scientifico internazionale sui Paesaggi culturali ICOMOS – IFLA; 11, pausa caffè; Sessione I Gestione dei giardini storici: buone pratiche, strategie innovative e gestione delle risorse idriche per una conservazione sostenibile: 11.30, Maurizio Bartolini – Paolo Mighetto, parco archeologico di Pompei – soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Reggio Calabria e la Provincia di Vibo Valentia, “Paesaggio e perdura, Pompei tra pietra e terra”, “Progettare il paesaggio archeologico di Pompei: percorsi, Strategie e approcci”; 12, Marco D’Antraccoli, Giardino Botanico e Museo di Pisa, “I giardini botanici come sistemi di patrimonio vivente: spunti gestionali dal Giardino Botanico e Museo dell’Università di Pisa”; 12.30, Sergio Del Ferro – Antonella Mastronardi, istituto Villa Adriana e Villa d’Este, “Strategie di gestione per gli spazi verdi storici e le risorse idriche di Villa Adriana (Tivoli)”; 13, pranzo; 14, Kenneth Lapatin – Brian Houck – Camille Kirk, Getty Museum, “Da Ercolano a Malibu: passato, presente e futuro”; 14.30, Eva Serpe, museo reale di Capodimonte, “OPERE ED ESPERIMENTI: Il sistema di drenaggio nella Foresta Reale di Capodimonte”; 15, Gerd Koch, direttore dei Giardini Federali Austriaci, “Gestione delle acque nei Giardini del Belvedere a Vienna”; 15.30, Davide Bertolini – Sara Tarissi de Jacobis, istituto Villa Adriana e Villa d’Este, “Gestione dell’acqua, dell’energia e del patrimonio nei Giardini Storici: l’approccio integrato di Villa d’Este”; 16, pausa caffè; Sessione II Genotipi e studi varietali e nuove prospettive: ricerca e applicazioni per la sostenibilità: 16.30, Riccardo Aversano, dipartimento di Agraria, università di Napoli Federico II, “Dai semi archeologici alle collezioni viventi: un caso di studio sulla diversità genetica della vite”; 17, Luisa del Piano, CREA (Consiglio per la Ricerca e l’Economia Agraria – Centro di Ricerca per i Cereali e le Colture Industriali), “L’esperienza del CREA incontra una visione olistica per la gestione del patrimonio verde del Parco Archeologico di Pompei”.
PROGRAMMA VENERDÌ 17 APRILE 2026. Sessione III Cultura e coltivazione: sperimentazioni in contesti archeologici e storici: 9.30, Vincenzo Calvanese – Claudia Buonanno, parco archeologico di Pompei, “Parco Archeologico di Pompei: dall’agricoltura antica alle pratiche sostenibili”; 10, Francesco Uliano Scelza, parchi archeologici di Paestum e Velia “Il Parco Archeologico di Velia come polo per la valorizzazione dell’archeologia e dell’agricoltura locale”; 10.30, pausa caffè: 11, Gabriella Strano – Simone Quilici, parco archeologico del Colosseo, “Parco Archeologico del Colosseo: umanità, natura e ricerca scientifica per una visione sostenibile del futuro”; 11.30, Anabel Ford – Abil Castañeda, MesoAmerican Research Center – Protected Area Conservation Trust, “Archeologia sotto la chioma: apprezzare il naturale e il culturale Patrimonio del luogo”; 12, visita guidata agli scavi archeologici; 13.30, pranzo; Sessione IV Spazi verdi e turismo sostenibile nel patrimonio culturale: 14.30, Silvia Barbone – Abdullah AL Hameid AlUla, “Gestire l’oasi culturale di AlUla: un approccio multi-stakeholder al più grande museo a cielo aperto del mondo”; 15, Yogesh Kapoor, Vivaio Sunder, “Gestire i flussi di visitatori in un distretto culturale storico: conservazione, progettazione del paesaggio e governance al Vivaio Sunder”; 15.30, Bokonics Kramlik Márta, Szabadtéri Néparajzi Mùzeum Skanze, “L’impatto dei giardini del Museo ungherese a cielo aperto sul benessere e sulla sostenibilità”; 16, osservazioni finali e pausa caffè di chiusura; dopo la chiusura della conferenza, i partecipanti possono continuare autonomamente la visita al sito archeologico scavi.
Pompei. Aperta nella Palestra Grande l’esposizione permanente dei calchi originali delle vittime dell’eruzione del 79 d.C. e dei reperti organici (piante e animali): per la prima volta si racconta l’origine, la storia e la tecnica dei calchi di Pompei nel rispetto dell’archeologia del dolore. Parlano il direttore Zuchtriegel, il ministro Giuli e l’archeologa Bertesago

Il braccio nord della Palestra Grande di Pompei con l’esposizione permanente di 22 calchi originali delle vittime dell’eruzione del 79 d.C. (foto graziano tavan)

Palestra Grande a Pompei: l’avviso ai visitatori che chiede silenzio e rispetto (foto graziano tavan)
Silenzio. E rispetto. L’avviso per i visitatori all’ingresso del braccio Nord della Palestra Grande di Pompei, di fronte all’anfiteatro, che torna a essere monumento a sé stante e non più spazio per mostre temporanee, è chiaro: chi varca quella soglia lo faccia in silenzio e nel rispetto di quei “corpi” testimoni di una morte violenta e tragica con l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. è un vero e proprio “memoriale”, o se si vuole “sacrario”, quello inaugurato l’11 marzo 2026 dal ministro della Cultura Alessandro Giuli nella Palestra Grande che racconta la fine di Pompei e le sue vittime per la prima volta narrata attraverso un allestimento museale permanente, aperto al pubblico dal 12 marzo 2026, che ne restituisce la storia, momento per momento, esponendo i calchi delle vittime e una selezione di reperti organici straordinariamente conservati.
Una galleria di 22 calchi di vittime dell’eruzione da percorrere col rispetto che questi corpi meritano perché, come ha spiegato il ministro Giuli, “qui vediamo ciò che vedono i medici legali, cioè cadaveri, morti di morte violenta, morte acerba – come dicevano gli antichi – che nell’antichità procurava uno shock delle anime che lasciava nel luogo in cui morivano la disperazione, la rabbia, lo sgomento per l’epilogo inatteso da placare con determinati riti. Perché non erano le ombre silenti, come ci racconta Omero, di chi ci lascia per vecchiaia, malattia”. Sono vite umane che richiedono rispetto.

Il calco di un bambino di tre anni ritrovato nella Casa del Bracciale d’Oro a Pompei (foto graziano tavan)

Calco di adulto in posizione rannicchiata ritrovato nella Palestra Grande di Pompei (foto graziano tavan)
Ecco nella nuova galleria il calco del bimbo di tre anni, ritrovato da solo, perduto, nella Casa del Bracciale d’Oro, sdraiato su un fianco, le labbra tumefatte, con i segni della sofferenza per il calore elevatissimo. Ecco la coppia, un adulto e un corpo più giovane, il sesso è incerto, trovata nel giardino della Casa del Criptoportico: la testa del giovane appoggiata nel grembo dell’adulto forse in cerca di conforto o sicurezza, un gesto di grande umanità. Ecco il calco di una vittima, un uomo adulto, ritrovato proprio nella Palestra Grande dove ora è esposto, in posizione rannicchiata con gambe e braccia piegate verso il petto, le ginocchia appoggiate sullo strato di cenere e pomici, in un tentativo estremo di proteggersi. “Sono morti da diciotto secoli”, scrive Luigi Settembrini, scrittore e patriota napoletano, subito dopo aver ricevuto la notizia da Giuseppe Fiorelli, nel 1863, che era stato realizzato il primo calco di una vittima dell’eruzione, “ma sono creature umane che si vedono nella loro agonia. Lì non è arte, non è imitazione; ma sono le loro ossa, le reliquie della loro carne e de’ loro panni mescolati col gesso: è il dolore della morte che riacquista corpo e figura”. I calchi non sono quindi semplici reperti, ma testimonianze dirette della tragedia che colpì Pompei. Attraverso di essi la scienza ci restituisce i volti, i gesti e l’umanità degli abitanti dell’antica città, fermi nell’attimo in cui il tempo si è interrotto. “Questo siamo noi”, ha detto il direttore Gabriel Zuchtriegel, ricordando l’espressione di un collega durante lo scavo di alcune vittime di Pompei: “era vero. Quello che vediamo è la nostra fragilità, la nostra umanità, ma anche la nostra speranza di umanità”.
“Quello che cerchiamo di raccontare in questa nuova esposizione permanente”, spiega Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei, “è quello che rende Pompei un luogo speciale. È la più grande tragedia naturale dell’antichità, ma è anche un tesoro per l’archeologia e per la storiografia. E questa ambiguità è una sfida enorme per la museografia perché da un lato abbiamo voluto dare dignità alle persone: esponiamo resti umani, sono donne bambini uomini come noi che hanno perso la vita, e dunque è un po’ un memoriale, un luogo della memoria, ma vuole anche essere un’esposizione inclusiva. Ci sono modelli tattili, ci sono vari linguaggi, Abbiamo cercato di parlare a tutti e abbiamo cercato di lasciare a chi visita Pompei la scelta fino a che punto esporsi a questo dolore, a questa esperienza. Comunque c’è una specie di avviso all’inizio del percorso. Ci sono apparati didattici, ci sono disegni, ci sono video, ma il tutto con un linguaggio scientifico, di basso profilo, ma spero anche di grande dignità per le persone per cui dobbiamo avere grande rispetto”.

Palestra Grande di Pompei: percorso espositivo permanente dei calchi originali delle vittime dell’eruzione (foto parco archeologico pompei)
“L’allestimento? Fatto con un grandissimo rigore scientifico”, commenta il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, “la capacità di restituire la cruda drammatica verità dell’eruzione di Pompei, la tragedia e l’espressività delle vittime, e al tempo stesso l’atteggiamento rispettoso nei confronti delle vittime attraverso una galleria del dolore che ci restituisce la verità, ma ce la restituisce come un sacrario molto contemporaneo. Perché tutte le tragedie che avvengono per calamità naturali vengono condensate in questa magnifica e terrificante e molto molto istruttiva rappresentazione che il direttore Zuchtriegel e tutto il magnifico staff del parco archeologico di Pompei ci hanno offerto. È un’esposizione intensa e coraggiosa perché è anche estremamente contemporanea. Non è facile la rappresentazione della morte, non è facile mettere in mostra la nudità dei calchi, di corpi travolti da cenere, lapilli e lava. Bisogna saper farlo e saper raccontarlo. Raccontarlo appunto con uno sguardo che è scientifico ovviamente, ma allo stesso tempo deve essere empatico. Empatico nei confronti del dolore. E la missione è riuscita”.
“Oggi qui alla Palestra grande inauguriamo il nuovo percorso permanente”, interviene Silvia Bertesago, funzionario archeologo del parco archeologico di Pompei, responsabile unico di progetto. “Che cosa potrà vedere il visitatore di Pompei? Due portici all’interno dei quali abbiamo raccontato la storia dell’eruzione di Pompei, la storia della distruzione attraverso uno studio vulcanologico, installazioni multimediali, ma anche le straordinarie testimonianze che questa eruzione ci ha conservato e tramandato. E quindi resti organici straordinariamente conservati di animali e piante che ci parlano del rapporto tra uomo e risorse naturali. E poi nel braccio nord, invece, la sequenza di 22 esemplari di vittime umane che sono state colpite in questa immane catastrofe. Sono i calchi delle vittime di Pompei, sono calchi originali, esposti alcuni per la prima volta, altri riallestiti, che sono accompagnati da un apparato grafico, fotografico, di installazioni multimediali, che ci consente di capire per la prima volta di cosa stiamo realmente parlando: come è fatto un calco, cos’è in realtà il calco, come si forma, come si realizza. E che cosa ci dice ancora oggi.
A finire ci sono due calchi di porte, cioè di arredi, perché noi oggi possiamo fare, grazie appunto alla tecnica dei calchi, calchi di qualsiasi reperto organico in teoria, cioè qualsiasi reperto che decomposto ha lasciato un vuoto e la sua impronta all’interno di questo strato durissimo di cenere. E quindi anche degli arredi delle stanze delle case noi possiamo avere spesso calchi che ci consentono di ricostruire gli interni come se ci fossero degli scatti fotografici dei giorni nostri. Per raggiungere questo risultato – conclude Silvia Bertesago -, abbiano lavorato per circa due anni, partendo dalla progettazione scientifica, dalla progettazione dell’allestimento, la gara di appalto per la realizzazione dell’allestimento e poi i lavori, e quindi un lavoro molto lungo che ha impegnato tantissime persone: c’è un grande gruppo di lavoro che ha seguito le varie fasi e quindi è stato veramente un lavoro di tutto il parco”.

La colonna di 4 metri che mostra la stratigrafia di ceneri e lapilli che ha ricoperto Pompei (foto graziano tavan)
Il percorso espositivo. Nel braccio Sud trova spazio una sezione vulcanologica, dedicata al Vesuvio e al racconto dell’eruzione del 79 d.C., arricchito da un nuovo video che ne ripropone in sintesi la dinamica e dalla ricostruzione di una colonna di circa 4 metri di ceneri e lapilli, il materiale eruttivo che seppellì completamente la città di Pompei. Segue una parte dedicata agli animali e alle piante con una collezione dei reperti organici straordinariamente conservati che raccontano il rapporto fra l’uomo e le risorse naturali. La sezione è accompagnata da un apparato grafico di testi e riproduzioni iconografiche di fauna e flora presenti in famosi affreschi pompeiani, alcuni anche di recente scoperta (come quelli provenienti dalla casa del Tiaso).

Calchi originali esposti nell’allestimento permanente nella Palestra Grande di Pompei (foto graziano tavan)
Il braccio Nord, accanto ad una piccola parte sugli arredi con due calchi di porte, ospita la grande sezione dedicata ai resti umani, che espone una collezione di calchi originali delle persone colpite dall’eruzione. I calchi delle vittime del 79 d.C. sono tra le testimonianze più famose e commoventi di Pompei. Spesso confusi con corpi pietrificati, sono in realtà il risultato di un processo unico, reso possibile dalle condizioni create dall’eruzione e da una tecnica archeologica sviluppata nel tempo. Anche se sono noti tentativi negli anni precedenti, fu nel 1863 che l’archeologo Giuseppe Fiorelli, versando gesso liquido in queste cavità, per primo riuscì a restituire la forma originaria delle vittime. Una volta indurito il gesso e rimossa la cenere circostante, riemergevano figure umane sorprendentemente dettagliate, spesso con ossa ancora presenti al loro interno. Il tema trattato e il tipo di reperti esposti ci pongono a stretto contatto con il momento della morte improvvisa. Per tale motivo la sezione delle vittime non è subito visibile, ma è protetta alle due estremità, da elementi divisori che avvisano dell’ingresso in un settore peculiare, dando quindi allo spettatore la possibilità di scegliere se affrontare o meno la visita.
L’allestimento è scandito da un apparato grafico in cui è ridotto al minimo l’uso del colore e di ogni elemento decorativo, a vantaggio di testi lineari accompagnati da foto d’archivio, che documentano i contesti o i calchi in fase di scavo o di restauro. È arricchito da contenuti multimediali dedicati da un lato alla tecnica di realizzazione dei calchi dal momento dell’invenzione fino ad oggi e alla struttura interna dei calchi con immagini tratte da TAC eseguite su alcuni esemplari, dall’altro lato a contenuti storici come l’intervista ad Amedeo Maiuri sui calchi dell’Orto dei Fuggiaschi o ancora agli aspetti emozionali legati alla vista di questi reperti, come ben rappresentato nel frammento del film “Viaggio in Italia” di R. Rossellini

Modellino tattile di un calco di una vittima dell’eruzione del 79 d.C. espostio nel percorso permanente nella Palestra Grande di Pompei (foto graziano tavan)
Un percorso flessibile e accessibile: video in LIS e ISL e modellini tattili. Tutto il percorso, per la sua ubicazione all’interno dell’area archeologica, è volutamente flessibile, è cioè strutturato per poter essere visitato ed avere una lettura compiuta nei diversi sensi di marcia e a prescindere dal lato di ingresso al monumento, adattandosi così alle diverse direzioni dei flussi di visitatori. Particolare attenzione è stata data all’accessibilità, attraverso contenuti audio, video in LIS e ISL, strumenti in CAA (Comunicazione Aumentata Alternativa) e due sezioni tattili dedicate rispettivamente una alla parte sulle vittime umane e l’altra a quella sugli animali e le piante con modellini 3d dei reperti accompagnati da testi in braille. Attraverso gli apparati grafici, i video e gli approfondimenti, l’allestimento vuole garantire la più ampia fruizione di questi materiali unici, rispettandone e valorizzandone le peculiarità, restituendo loro il giusto significato, quali straordinarie testimonianze della storia di Pompei e dei suoi abitanti.
Pompei. Alla Biblioteca del Parco il convegno “Scavi bibliografici. Biblioteche e archivi degli archeologi del Novecento”: due giornate su biblioteche e archivi come strumenti fondamentali per la ricostruzione della storia della disciplina archeologica. Ecco il programma
Due giornate di studio al parco archeologico di Pompei accendono i riflettori su biblioteche e archivi degli archeologi del Novecento. Dalla collaborazione del parco archeologico di Pompei con l’Associazione Italiana Biblioteche (Sezione Campania e Commissione nazionale biblioteche speciali, archivi e biblioteche d’autore) prende vita il convegno “Scavi bibliografici. Biblioteche e archivi degli archeologi del Novecento” che si articola in due giornate, il 26 e 27 febbraio 2026, alla Biblioteca del Parco, tematicamente distinte ma complementari, in cui studiosi e professionisti si confronteranno sul tema di biblioteche e archivi come strumenti fondamentali per la ricostruzione della storia della disciplina archeologica. L’iniziativa nasce dalla volontà di valorizzare una realtà strategica del parco archeologico di Pompei: la Biblioteca che insieme all’Archivio storico, conserva importanti fondi di persona legati ai grandi protagonisti degli scavi e degli studi pompeiani. A partire da questo patrimonio, il Parco ha avviato un dialogo strutturato con le associazioni di categoria AIB – Associazione Italiana Biblioteche e ANAI – Associazione Nazionale Archivistica Italiana, riconosciute come risorse fondamentali per la tutela, lo studio e la valorizzazione dei fondi bibliografici e archivistici. Comitato scientifico: Alessandra Boccone; Concetta Damiani; Concetta Filodemo; Tania Maio; Pio Manzo; Valentina Sonzini; Gabriel Zuchtriegel. Segreteria organizzativa: Adele Acanfora, Rosa De Venezia, Silvia Maiorano, Valentina Mautone, Salvatore Nardiello, Remo Rivelli.
La prima giornata, giovedì 26 febbraio, è dedicata ai pompeianisti e alle raccolte librarie e archivistiche legate alla storia degli scavi di Pompei. La seconda giornata, venerdì 27 febbraio, amplia lo sguardo alle biblioteche e agli archivi degli archeologi del Novecento grazie al contributo di numerosi enti, istituti di ricerca e università. Il programma del convegno è il risultato di una call for papers che ha riscosso un notevole successo, testimoniato dall’elevato numero e dalla qualità delle proposte pervenute, provenienti da università, archivi, biblioteche, enti di ricerca e istituzioni culturali. La call ha attivato una rete ampia di studiosi e professionisti, confermando l’interesse e l’attualità del tema. Scavi bibliografici si configura così come un appuntamento di rilievo nel panorama degli studi archeologici, archivistici e biblioteconomici, al fine di coniugare ricerca storica, riflessione metodologica e valorizzazione del patrimonio documentario, riaffermando il ruolo del Parco Archeologico di Pompei come luogo di conservazione, produzione e condivisione della conoscenza.
GIOVEDÌ 26 FEBBRAIO 2026, I Giornata: “Raccolte librarie e carte d’archivio nell’orbita degli scavi archeologici di Pompei”. Alle 9, registrazione; 9.30, saluti: Gabriel Zuchtriegel, direttore parco archeologico di Pompei; Alessandra Boccone, AIB Commissione biblioteche speciali, archivi e biblioteche d’autore; Alessia Ricci, ANAI Campania. Alle 10.30, Introduzione ai lavori: Concetta Filodemo, Biblioteca del parco archeologico di Pompei; Pio Manzo, AIB Campania. Interventi: “Le raccolte librarie dei pompeianisti nella Biblioteca del Parco Archeologico di Pompei”, Cristina Del Fiacco, Concetta Filodemo, Gabriel Zuchtriegel (parco archeologico di Pompei); “Le carte d’archivio dei pompeianisti nell’Archivio storico del Parco Archeologico di Pompei”, Rosanna De Simone, Giuseppe Scarpati (parco archeologico di Pompei). Sessione call. Introduce e modera Tania Maio, AIB Commissione biblioteche speciali, archivi e biblioteche d’autore. Interventi: “Vis maior. L’architetto René von Schöfer e la Casa del Fauno. Un percorso accademico del Novecento”, Julian Bauch (Deutsches Archäologisches Institut / DAI Berlino); “Oltre la carta: il Fondo Sogliano tra digitalizzazione e storytelling”, Marilina Laganà (Sistema bibliotecario di ateneo dell’università di Salerno); “Carlo Giordano e l’ornitologia pompeiana. Una vita spesa tra archeologia e insegnamento, epigrafia e ricerca”, Anna Cio e Antonio Giordano (Biblioteca e archivio Giordano); “Il caso Fiorelli: vicende di un archivio disperso tra la fine dell’Ottocento e la seconda guerra mondiale”, Lavinia De Rosa (Biblioteca Universitaria di Napoli – MiC). Tavola rotonda. Coordina Pio Manzo (AIB Campania). “Archivi e biblioteche dei pompeianisti: stato dell’arte e nuove prospettive”, Laurentino Garcia y Garcia (editore), Umberto Pappalardo (Centro internazionale per gli Studi pompeiani, université de Tunis), Grete Stefani (già funzionario ministero della Cultura), Antonio Varone (già funzionario ministero della Cultura); 13.30, pausa pranzo; 15, visita agli Scavi nuovi del parco archeologico di Pompei, a cura di Alessandro Russo e Gennaro Iovino (parco archeologico di Pompei).
VENERDÌ 27 FEBBRAIO 2026, II Giornata: “Biblioteche e archivi degli archeologi del Novecento”. Alle 9.30, registrazione; 10, introduce e modera Valentina Sonzini (università di Firenze). Interventi: “Pietre d’oltremare. Archeologia e propaganda del colonialismo fascista”, Simona Troilo (università dell’Aquila); “La Bibliothèque de l’INP comme reflet de l’histoire de l’archéologie en Tunisie”, Nejib Ben Lazreg (Ancien Membre de l’Institut National du Patrimoine (INP) Tunis); “Gli archivi degli archeologi”, Concetta Damiani (università della Campania “Luigi Vanvitelli”); “Per un primo censimento delle biblioteche degli archeologi italiani”, Manuela Parrilli (università di Salerno). Sessione call, “L’archivio di Gabriella Bordenache Battaglia presso il CNR di Roma”, Laura Ambrosini e Adriana Emiliozzi (CNR ISPC – Roma); “Eugénie Strong, un’archeologa britannica a Roma”, Raphaële Mouren (British School at Rome); 12.30, pausa pranzo; 14, sessione call. Introduce e modera Simona Inserra (università di Catania). BIBLIOTECHE: “Memorabilia Urbis. La costellazione documentaria di Antonio Muñoz tra libri, restauri e archeologia urbana”, Rosa Parlavecchia (università di Salerno); “Antonio Bellucci: un bibliotecario archeologo da ri-scoprire”, Angelica Parisi (Complesso monumentale e Biblioteca dei Girolamini di Napoli), “Il Fondo bibliografico di Werner Johannowsky”, Vittoria Minniti (museo Archeologico nazionale di Napoli). ARCHIVI: “Il soprintendente e la Libia. Ricostruzioni bio-bibliografiche attraverso le carte personali dell’archeologo”, Giacomo Caputo Laura Buccino (università di Firenze) e Lorenzo Sergi (università della Tuscia); “Dal fondo d’autore alla storia del restauro: l’opera di Salvatore Aurigemma per la conservazione di Villa Adriana”, Martina Ambrogi (Sapienza università di Roma); “Le carte di Guglielmo Gatti all’Archivio centrale dello Stato: un unicum tra gli archivi di archeologi”, Mirco Modolo (università di Siena).
Pompei. “Coltivare la storia”: nel parco nasce la nuova azienda vitivinicola – interamente a conduzione biologica – con oltre 6 ettari di vigneti (una vera e propria vigna “archeologica”) grazie a un partenariato con le cantine Feudi di San Gregorio del Gruppo Tenute Capaldo
In uno dei siti più iconici del nostro patrimonio archeologico, la cantina Feudi di San Gregorio e il parco archeologico di Pompei stanno dando vita a una azienda vitivinicola unica nel suo genere, con oltre 6 ettari di vigneti coltivati secondo pratiche biologiche e sostenibili, e una cantina situata all’interno dell’area archeologica. Un progetto con finalità culturali prima che commerciali, volto a far rivivere la storia del vino laddove, duemila anni fa, questo prodotto si faceva ambasciatore della civiltà romana nel mondo. Il progetto nasce dalla convinzione che agricoltura e cultura siano due espressioni della medesima tensione dell’uomo verso la cura: della terra, dello spirito, della comunità. Entrambe, non a caso, derivano dal verbo latino colere, “coltivare”. Il sito di Pompei offre un’opportunità unica: coltivare su terreni di origine vulcanica, intatti da oltre due millenni, e riscoprire tecniche agronomiche antiche, supportati da una solida collaborazione scientifica con importanti Università. Ma ancora più unica è la forma con cui tutto ciò prende vita: un partenariato sperimentale, in cui pubblico e privato uniscono le forze in nome del bene comune, per portare nel mondo un modello virtuoso del Made in Italy che racconta bellezza, sostenibilità e responsabilità.
Il progetto “Coltivare la storia” è stato presentato il 3 febbraio 2026 al ministero dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare alla presenza del ministro Francesco Lollobrigida. Forte dell’esperienza acquisita negli ultimi anni su alcuni vigneti già esistenti si costruirà una vera e propria vigna “archeologica” con un’estensione vitata che nel tempo supererà i 6 ettari e con strutture di vinificazione e affinamento da realizzarsi nell’ambito del perimetro del Parco, finalizzate alla produzione di vino. L’esecuzione di questo progetto di lungo termine non è affidata ai classici strumenti di collaborazione pubblico-privato (la concessione o l’appalto), ma sarà garantita da un partenariato in cui il Parco e il Gruppo Tenute Capaldo collabora mettendo a fattor comune le rispettive esperienze e competenze.
“Il Parco archeologico fin dagli anni Novanta si è occupato, attraverso gli studi di botanica condotti dal Laboratorio di ricerche applicate interno, di analizzare i vigneti dell’antica Pompei, per indagarne le caratteristiche storico scientifiche, le tecniche di viticoltura e dunque le abitudini alimentari. Da allora sono state attuate azioni di valorizzazione dei vigneti, quale modo per raccontare e far conoscere la città antica sotto aspetti diversi”, commenta il direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel. “Oggi il Parco sta investendo in una più ampia forma di valorizzazione nonché di tutela del patrimonio naturale, del paesaggio e dell’ambiente che sono elementi integranti dell’area archeologica. L’azienda vitivinicola fa parte di un più ampio progetto di azienda archeo agricola che sta interessando anche altre attività, quali ad esempio la valorizzazione e coltivazione degli ulivi, i progetti di agricoltura sociale nell’ambito della fattoria sociale e culturale. E la strada vincente per raggiungere importanti risultati per tutto il territorio circostante è a nostro parere il coinvolgimento di privati con competenze specifiche, quali partner attivi dei progetti”.
La nuova azienda vitivinicola – interamente a conduzione biologica – fa leva su un’importante ricerca in merito alle tecniche tradizionali di allevamento della vite e di trasformazione delle uve, in collaborazione con il prof. Attilio Scienza dell’università di Milano, oltre a beneficiare delle consolidate competenze agronomiche di Feudi di San Gregorio e del suo responsabile di produzione Pierpaolo Sirch, agronomo di fama internazionale. L’obiettivo è duplice: da una parte, produrre vini autentici di elevata qualità, dall’altra integrare la viticoltura con la storia e il percorso di visita del parco archeologico. Sarà un’azienda fortemente inserita nel suo territorio, non soltanto dal punto di vista culturale e produttivo, ma anche dal punto di vista del tessuto sociale, con il coinvolgimento di realtà del c.d. Terzo Settore nelle fasi di lavorazione. Per Feudi di San Gregorio, da 40 anni impegnata nello studio e nella valorizzazione dei vitigni autoctoni campani (tra cui le viti centenarie di Taurasi), il progetto si iscrive nell’impegno volto alla valorizzazione del territorio e delle comunità locali, inserito anche nello statuto societario all’atto della trasformazione in Società Benefit (2021).
“Il parco archeologico di Pompei è uno dei siti culturali più rilevanti al mondo e rappresenta un pilastro fondamentale dell’identità della nostra regione. Abbiamo quindi aderito a questo progetto con entusiasmo, mettendo le nostre competenze al servizio del Parco per sviluppare insieme un innovativo progetto agricolo e agronomico”, ha dichiarato Antonio Capaldo, presidente di Feudi di San Gregorio. “Vogliamo far rivivere Pompei non solo come luogo di ricerca e conoscenza, ma anche come centro di produzione e scambio, ritornando alle sue radici storiche. Per questo, occorreranno tempo e investimenti importanti ma la cosa non ci spaventa, anzi: avere il coraggio di percorrere nuove strade, guardando questo progetto millenario con occhi nuovi, accumuna la nostra visione a quella del Parco. L’approccio scelto è fortemente culturale e non speculativo, con una visione lungimirante che guarda oltre il ritorno immediato e pensa al futuro delle generazioni a venire, assicurando un avvenire sostenibile a questo luogo straordinario. Inoltre, ci offre la possibilità di continuare a condividere con il mondo la cultura millenaria del vino”.












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