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Paestum. Si confessa dal prete e decide di restituire (tramite il sacerdote) più di 200 monete antiche (tra cui qualche falso) al parco archeologico di Paestum. Zuchtriegel: “Chi nasconde reperti, li restituisca: essi raccontano la nostra storia”

Monete antiche conservate nei depositi del museo Archeologico nazionale di Paestum (foto pa-paeve)
paestum_Monete restituite al parco_foto-pa-paeve

Tre monete romane restituite al parco archeologico di Paestum (foto pa-paeve)

Aveva in casa più di 200 monete antiche dal territorio pestano. Una presenza che ogni giorno diventava sempre più un peso, per la sua coscienza. E lo confessa al prete. Così, sotto il manto del segreto confessionale, una persona anonima ha fatto recapitare, per il tramite del sacerdote confessore di una parrocchia del territorio, una busta con più di 200 monete antiche al parco archeologico di Paestum, chiedendo di consegnarle personalmente al direttore Gabriel Zuchtriegel. È l’ultima di una serie di restituzioni da parte di persone che, mosse dal rimorso di aver commesso un atto dannoso per il patrimonio, hanno deciso di riconsegnare quanto sottratto in maniera illegittima alla conoscenza e alla fruizione pubblica. “Si tratta di una restituzione importante di materiali originali, misti con falsi, sottratti indebitamente”, interviene Zuchtriegel, “e che ora vengono reinseriti in un contesto di legalità, ricerca e musealizzazione. Il nostro appello a chi dovesse nascondere reperti archeologici a casa è di seguire l’esempio e restituire, oltre agli oggetti, la storia che essi raccontano al nostro territorio” (vedi Paestum. “Pentito” anonimo consegna 3 monete romane al parco archeologico di Paestum trovate trent’anni fa nell’area archeologica | archeologiavocidalpassato).

Federico_Carbone_unisa

Federico Carbone, numismatico dell’università di Salerno

Molte monete antiche, dunque, ma anche qualche falso. Come ha rivelato una prima analisi dei materiali da parte del professor Federico Carbone, numismatico dell’università di Salerno, in questo caso, però, tra originali antichi si nascondevano anche una serie di falsi realizzati in maniera più o meno professionale: “Di 208 reperti numismatici”, osserva Carbone, “7 sono falsi, mentre dei 201 originali 5 sono in argento, una medaglietta è in alluminio e tutti gli altri sono in lega di rame. Inoltre, sono presenti 7 altri oggetti di vario materiale. Tra le monete si distinguono due insiemi piuttosto omogenei: il primo è rappresentato dai bronzi della zecca di Paestum (soprattutto esemplari dal III sec. a.C. e fino all’età augustea), il secondo è composto da follis e frazioni di follis compresi tra la metà e la fine del IV sec. a.C. Non mancano alcuni bronzetti di Poseidonia, di Velia e di media età imperiale. Soltanto un paio sono moderne. Un buon numero – sempre riferibili a queste stesse serie – risulta illeggibile a causa dello scarso grado di conservazione. Inoltre, 45 esemplari potrebbero restituire maggiori informazioni a seguito di interventi di pulizia. La composizione del nucleo, quindi, rispecchia grosso modo quanto generalmente si rinviene nel territorio pestano”.

Primi visitatori, anche stranieri, al parco archeologico di Paestum, riaperto dopo più di due mesi di chiusura forzata. A Velia, trekking tra natura e archeologia sul crinale degli dei

Due inglesi e un giapponese tra i primi visitatori alla riapertura dell’area archeologica di Paestum (foto pa-paeve)

Anche alcuni stranieri, come due inglesi e un giapponese che si sono fatti immortalare dallo staff del parco archeologico, tra i primi ospiti di Paestum nel giorno della riapertura. Con la Campania in zona gialla, infatti, lunedì 18 gennaio 2021, mattina i siti archeologici di Paestum e Velia hanno riaperto le porte ai visitatori, dopo più di due mesi di chiusura forzata a causa delle decisioni governative per il contenimento del contagio da coronavirus. Un segnale molto forte dal grande valore sociale che lascia auspicare il tanto desiderato ritorno alla normalità. Il museo e l’area archeologica di Paestum e l’area archeologica di Velia potranno essere visitati tutti i giorni, dal lunedì al venerdì; nei giorni festivi torna lo stop alle visite.

Il direttore del parco archeologico di Paestum e Velia, Gabriel Zuchtriegel, con la prima visitatrice alla riapertura dell’area archeologica (foto pa-paeve)

Per garantire la massima sicurezza per tutti il Parco ha potenziato le misure di prevenzione già in essere dal maggio scorso come i percorsi di visita obbligati, la misurazione della temperatura corporea, la presenza di dispenser con soluzioni alcoliche a disposizione per i visitatori; e inoltre, è stato assunto nuovo personale di vigilanza e accoglienza per garantire ancora di più l’osservanza delle disposizioni anti-Covid. “Siamo felici di questa riapertura che molti hanno definito simbolica”, dichiara il direttore, Gabriel Zuchtriegel . “Per gli antichi greci il simbolo era una piccola parte che indicava il ‘tutto’. Così, per noi vale la pena riaprire il Parco anche per poter accogliere una sola famiglia, che rappresenta quel ‘tutto’ verso il ritorno alla cultura e alla fruizione dei nostri siti archeologici e musei”.

Il sito archeologico di Velia (foto pa-paeve)

Il complicato anno del coronavirus ha coinciso al Parco di Paestum e Velia con un’importante attività di lavori di manutenzione e restauri. Attualmente, a Paestum continuano i lavori finanziati con fondi PON sia nel museo sia nell’area archeologica: nonostante alcune aree siano chiuse al pubblico, non è compromessa l’offerta culturale, ampliata con visite tematiche, a cura del personale del Parco, alle metope del tempio della Pace recentemente restaurate e oggetto di un nuovo progetto di allestimento nel giardino del museo. A Velia, i visitatori potranno partecipare alle passeggiate sul crinale degli dei, comprese nel biglietto di ingresso: un percorso di trekking tra natura e archeologia di circa 3 ore di camminata lungo il sentiero del crinale degli Dei. Partenza dal bookshop alle 10, prenotazione obbligatoria (mail velia@arte-m.net tel. 0974/271016) entro le 16 del giorno prima, si consigliano scarpe e abbigliamento comodi.

Parco archeologico di Paestum e Velia propone di regalare per Natale l’abbonamento Paestum&Velia a soli 10 euro. Zuchtriegel: “Un bellissimo regalo e un investimento nella cultura”

Locandina del promo Natale 2020 per l’abbonamento Paestum&Velia

Il Natale si avvicina ed è tempo di regali. Fino al 31 gennaio 2021 è possibile acquistare l’abbonamento “Paestum&Velia” al prezzo speciale di soli 10 euro, in vendita online sul circuito Vivaticket. Nonostante l’ultimo Dpcm ha prorogato la chiusura dei musei fino al 15 gennaio 2021, il parco archeologico di Paestum e Velia ha voluto, come di consueto, lanciare la promozione dell’abbonamento a 10 euro: un’occasione unica per chi crede in un futuro sereno e ricco di bellezze, come quelle delle due città antiche di Paestum e Velia. “Non è solo un bellissimo regalo”, dichiara il direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel, “ma anche un investimento nella cultura, che ci aiuterà ad affrontare il nuovo anno proseguendo con lavori, restauri e servizi che creano sviluppo e occupazione in un settore fortemente colpito dalla crisi sanitaria. Chi regala l’abbonamento, ad altri o a se stesso, regala speranza alla cultura”. Per acquistare on line l’abbonamento clicca qui https://www.vivaticket.com/it/biglietto/abbonamento-annuale-paestum-velia-promo-natale/154626. Costo abbonamento: Intero, 10 euro (anziché 20); Ridotto (da 18 a 25 anni), 7 euro (anziché 13); Famiglia (2 adulti + uno o più bambini e ragazzi fino ai 25 anni), 15 euro (anziché 30).

L’abbonamento Paestum&Velia si attiva al primo ingresso, dura 365 giorni e prevede l’ingresso libero e illimitato all’area archeologica di Velia, al museo e all’area archeologica di Paestum. Comprende anche la partecipazione gratuita agli eventi che, nel rispetto della normativa anti Covid-19, sono in programmazione per il 2021. Ma gli eventi rappresentano solo un motivo in più per acquistare l’abbonamento Paestum&Velia: passeggiare tra i templi greci meglio conservati della Magna Grecia anche al tramonto, scoprire la Tomba del Tuffatore, accompagnare i propri figli al Parco dei Piccoli e a vedere il teatro dei burattini con “Pulcinella racconta Paestum”, fare il percorso con le lanterne tra gli scavi di Velia al chiaro di luna, partecipare a percorsi didattici mirati con un occhio attento all’accessibilità e all’inclusione, sono solo alcune delle cose che sarà possibile realizzare appena il Parco Archeologico di Paestum e Velia aprirà le porte ai visitatori. Nell’attesa è comunque possibile visitare virtualmente Paestum e Velia grazie ai progetti di didattica a distanza e ai tour guidati alla scoperta delle due città antiche. Per maggiori informazioni https://www.museopaestum.beniculturali.it/le-playlist-di-paestum/

Il parco archeologico di Paestum e Velia celebra la giornata internazionale delle persone con disabilità con la didattica a distanza

La locandina del progetto del parco archeologico di Paestum e Velia “A scuola nel museo dal museo” per la didattica a distanza

“Un giorno all’anno tutto l’anno” è questo lo slogan ufficiale della giornata della disabilità con cui il 3 dicembre 2020 sono state accolte tre classi collegate da Salerno, Napoli e Como per le visite dal museo. Il Parco archeologico di Paestum e Velia rinnova il suo impegno per l’accessibilità e l’inclusione con il progetto “A scuola Nel museo e Dal museo”. L’iniziativa, realizzata in collaborazione con Cilento4all/Il Tulipano, prevede la possibilità per le scuole di tutta Italia di visitare gratuitamente il museo di Paestum da remoto, grazie all’uso delle moderne tecnologie informatiche che abbattono la distanza imposta dall’emergenza sanitaria da coronavirus. A differenza dei tour virtuali, la didattica a Paestum, anche se a distanza, continua a essere fatta di relazioni ed emozioni, quelle che si instaurano tra gli operatori culturali connessi dalle sale del museo e gli alunni e le insegnanti che interagiscono dalla rete. “L’arte e l’archeologia sono strumenti eccezionali di conoscenza di sé stessi e degli altri”, commenta Giovanni Minucci. “Garantirne la fruizione a tutti, in particolare alle persone con bisogni speciali, significa promuovere il processo di inclusione per una società dove proprio le differenze che ci caratterizzano, diventino un valore aggiunto”.

Un momento della didattica a distanza dalla sala della Tomba del Tuffatore nel museo Archeologico nazionale di Paestum (foto pa-paeve)

Nel corso degli anni della direzione Zuchtriegel diversi sono stati i progetti messi in campo dal Parco dedicati a persone con disabilità: dalla realizzazione del percorso accessibile nel Santuario meridionale con la passerella per entrare nel tempio più antico di Paestum, la c.d. Basilica, alle visite per bambini e ragazzi con disturbi dello spettro autistico nominate “Un tuffo nel blu”, sempre in collaborazione con Cilento4all/Il Tulipano e con il coinvolgimento del Dipartimento di Scienze Mediche Traslazionali dell’università “Federico II” di Napoli e con quello di Scienze Motorie e del Benessere dell’università Parthenope. “Le visite sono per tutti e per ciascuno”, commenta il direttore Gabriel Zuchtriegel, “perché abbattono barriere fisiche (si possono fare comodamente dal divano di casa), socio- economiche (sono gratuite) e cognitive (i contenuti sono calibrati su differenti livelli di età e difficoltà). La metodologia didattica utilizzata parla ai diversi stili di apprendimento e alle diverse intelligenze e permette una visita realmente inclusiva. Il museo è un luogo in cui si impara sempre, anche quando i bambini diventano grandi, ovvero cittadini consapevoli della bellezza che va sempre tutelata e custodita per essere accessibile anche ai bambini di domani”. Per informazioni sul Progetto “La scuola Nel museo e Dal museo”: tulipanoart@iltulipanocoop.org  – Telefono +39 3347009567

Paestum. Tempio di Nettuno: con l’ArtBonus finanziato un progetto di monitoraggio dei micro-movimenti con sensori di tecnologia avanzata. E un nuovo scavo svela la storia del lungo cantiere, tra il VI e V sec. a.C., tra progettazione e ripensamenti

Veduta aerea del Santuario Meridionale a Paestum con il tempio di Nettuno e la Basilica (foto pa-paeve)
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Il progetto ArtBonus “Il tempio di Nettuno si muove – partecipa ad un viaggio unico al mondo!” premiato alla XVI edizione di LuBeC – Lucca Beni Culturali 2020 perché nella top ten dei progetti ArtBonus più votati (foto pa-paeve)

Sensori di tecnologia avanzata per rilevare micro-movimenti del tempio di Nettuno, il monumento più famoso dell’area archeologica di Paestum, un vero e proprio emblema del mondo classico: progetto innovativo grazie alla co-progettazione tra Parco archeologico e Dipartimento di Ingegneria Civile dell’università di Salerno, e alla campagna di raccolta fondi sul portale “ArtBonus”. In tutto 18 sensori sul tempio di Nettuno a Paestum che stanno dando i primi risultati. Per ora si tratta di test eseguiti da un team di esperti coordinati dal direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel, e dal prof. Luigi Petti dell’università di Salerno. Il progetto mira a monitorare il comportamento dinamico del monumento per comprendere meglio come esso potrà essere tutelato in futuro – non solo in caso di sisma, ma anche da agenti atmosferici e condizioni meteorologiche nel contesto più ampio dei cambiamenti climatici. L’intervento, incentrato sul meglio conservato e più famoso monumento dell’antica Poseidonia-Paestum, costruito nel V sec. a.C., è stato finanziato con l’aiuto di sostenitori privati attraverso la piattaforma ArtBonus del ministero per i Beni e le Attività culturali e per il Turismo: le donazioni di due importanti mecenati, D’Amico D&D Italia Spa e Sorrento Sapori e Tradizioni Srl, che hanno aderito al progetto ArtBonus “Il tempio di Nettuno si muove – partecipa ad un viaggio unico al mondo!”, con una donazione complessiva di 110mila euro nel 2019. Lo scorso 8 ottobre 2020, il progetto di raccolta fondi è stato premiato alla XVI edizione di LuBeC – Lucca Beni Culturali 2020 rientrando nella top ten dei progetti ArtBonus più votati su scala nazionale.

L’installazione dei sensori sul tempio di Nettuno a Paestum (foto pa-paeve)

Dopo la fase test, ora si lavora a una rete di controllo con l’installazione di altri sensori lungo il basamento del tempio. Il sistema è in grado di misurare movimenti, anche minimi, del monumento, come per esempio vibrazioni create dal vento o dal traffico stradale e ferroviario. Oltre allo studio dell’effetto immediato delle condizioni meteorologiche, antropiche, geologiche e sismiche sul tempio, i dati serviranno a elaborare un modello che aiuterà a prevenire possibili deterioramenti strutturali. Il montaggio del sistema è affiancato da attività di scavo stratigrafico volte a rispondere ad alcuni punti interrogativi che ancora oggi riguardano il monumento più emblematico dell’antica Paestum. “Una volta completato il sistema”, annuncia il direttore, “i dati saranno messi a disposizione di tutti sulla rete. Da qualsiasi posto nel mondo, con un pc o uno smartphone si potranno seguire in tempo reale i micro-movimenti e vibrazioni del tempio di Nettuno. Si tratta di un esempio di un’integrazione virtuosa tra tutela, ricerca, fruizione e partecipazione di donatori e sostenitori. Tutto ciò è stato possibile grazie a un lavoro a più mani che ha coinvolto oltre ai funzionari del Parco, anche Università italiane e straniere, istituti di ricerca e imprenditori locali che hanno finanziato buona parte del progetto e a cui va il nostro ringraziamento”.

Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Paestum e Velia, davanti al tempio di Nettuno (foto pa-paeve)

“Il progetto è anche un’occasione per tornare sulla storia complessa del tempio nell’antichità, in particolare riguardo eventuali presenze più antiche”, commenta il direttore. “L’ultimo saggio stratigrafico sulle fondazioni del tempio risale a più di 60 anni fa e all’epoca non è stato documentato secondo gli standard di oggi. I nuovi scavi sono pertanto fondamentali per approfondire la nostra conoscenza del monumento, anche alla luce di recenti riletture dell’alzato, che suggeriscono l’esistenza di un più antico progetto architettonico, che pare sia stato cambiato in corso d’opera. Ma sono ipotesi che attendono una precisazione attraverso indagini stratigrafiche”.

Delle problematiche ancora aperte e dei primi risultati dei nuovi scavi ci parla il direttore Gabriel Zuchtriegel in un video di inizio novembre 2020. “Il tempio di Nettuno – ricorda – è uno dei più famosi monumenti del mondo classico, ma come a volte accade con questi monumenti emblematici si pensa siano molto studiati. In realtà non è così. Ci sono ancora tante domande aperte. I nuovi scavi che stiamo facendo in questo momento cercano di contribuire a dare qualche risposta. E le domande che ci sono, oltre la questione a quale divinità era dedicato il tempio, perché anche questo non lo sappiamo ancora, sono legate soprattutto alla storia del monumento. Noi vediamo un tempio, però stiamo scoprendo sempre più che in realtà qui dentro si nascondono più templi. Se vogliamo c’è un primo progetto, poi ci sono ripensamenti, ci sono cambiamenti di progetto, e quello che vediamo alla fine – il grande tempio di Nettuno – sta alla fine di un lungo processo di vari decenni, probabilmente di idee, di riprogrammazioni, di cambiamenti, e questa affascinante storia del cantiere è quella che cerchiamo di recuperare con gli scavi ma anche attraverso degli studi dell’architettura. Un primo indizio di questa lunga storia del cantiere del tempio di Nettuno – continua – lo abbiamo nel podio. E questa è una recente scoperta dell’archeologo Peter Mertens che nessuno aveva mai visto. In realtà il livello superiore del podio, quello ultimo, è costituito di solito da un grande blocco più o meno quadrato sotto la colonna e poi una lastra intermedia e così via. Al di sotto però c’è un ritmo totalmente diverso con dei lunghi blocchi: perché questo livello è legato a un primo progetto – come ha dimostrato Mertens – che prevedeva che sopra le giunture dell’ultimo livello c’erano le colonne, ed erano 8 colonne per 19. Questa è un’ipotesi ha bisogno ancora di verifiche, però era probabilmente quanto rimaneva di un primo progetto molto più simile ai templi della fase precedente, per esempio il tempio di Atena. Ovviamente la forma del tempio era completamente diversa, perché se c’erano più colonne sulla stessa lunghezza vuol dire che le colonne erano più piccole e tutto il tempio era un po’ più basso e aveva un’altra proporzione complessiva”.

Il saggio di scavo aperto nell’area di scavo del tempio di Nettuno a Paestum (foto pa-paeve)

Lo scavo al tempio di Nettuno promette di diventare sempre più interessante. “Abbiamo i tre gradini del podio – riprende Zuchtriegel – al di sotto dei quali doveva essere il livello di calpestio antico. Tutto quello che viene al di sotto di quel livello era la fondazione: lo scavo ha rivelato fino a sette livelli di blocchi, parte dei quali non si vedevano perché erano sotto terra. Insieme al tempio è cambiata anche un po’ la topografia del luogo. In antico c’era un piano di calpestio che dovrebbe corrispondere a quello evidenziato dallo scavo, ma necessitano ancora verifiche col prosieguo delle ricerche. A un certo punto gli antichi abitanti di Paestum decidono di costruire il tempio e quindi scavano una trincea di fondazione, dove sono stati posti i blocchi della fondazione che escono fuori dal piano di calpestio fino al settimo livello. Al di sopra ci sono i tre gradini del podio, sull’ultimo dei quali poggiano le colonne. Per completare l’opera devono portare il livello di calpestio all’altezza del settimo livello dei blocchi. E questo spiegherebbe perché tutto intorno al tempio di Nettuno e anche alla cosiddetta Basilica c’è come una piccola salita che crea come una collinetta su cui sorge il tempio. Per fare questo riempimento viene portato materiale: terra, pietre e un po’ di ceramica che era materiale di scarto, e che noi abbiamo ritrovato nello scavo nella Us8, che sta per Unità stratigrafica 8. Studiando questi materiali di risulta dovremmo avere un’indicazione su quando è avvenuta questa azione, e ci dà un termine post quem ovviamente per la fondazione: cioè vuol dire che dopo questa azione è stato terminato il tempio. Ora guardando lo stile del tempio siamo verso la metà del V secolo, cioè nella fase classica. Sono soprattutto le colonne, i capitelli, la forma dei capitelli, quindi la parte superiore delle colonne che ci danno la datazione paragonandoli ad altri e, come ho detto prima, arriviamo verso il 470-60 a.C. E cosa ci dicono i materiali ritrovati? Dovrebbero spiegarci la lunga storia del cantiere. Tra i materiali recuperati dallo scavo dell’US8 c’è soprattutto ceramica, ma anche ossa e altri materiali che vengono da questi strati. C’è una lekythos a fondo piatto di produzione corinzia. Ce lo dice soprattutto l’argilla di questo colore particolare, ma anche la decorazione che si vede ancora un po’, ed è un vaso abbastanza antico così come questa coppetta che ci porta nel VI secolo. Però è sempre l’oggetto più recente che data uno strato. Immaginate lo strato come un sacco chiuso in un certo momento e l’ultimo pezzo che metto nel sacco mi dice quando è stato chiuso. Nel caso dell’Us8 – lo studio è ancora in corso – direi che potrebbe dare un’indicazione una coppa, quindi un vaso aperto per bere con due anse, una coppa di tipo ionico B2 direi che ci porta un po’ più giù cronologicamente: verso la fine del VI – inizi V sec. a.C. Ma siamo ancora qualche decennio prima del momento in cui probabilmente hanno fatto i capitelli. Quindi questi materiali sono importanti non solo perché sono belli ma soprattutto per la storia che ci raccontano del cantiere che inizia probabilmente – stando ai dati che abbiamo finora – nella fase tardo-arcaica, la stessa fase in cui viene costruito il tempio di Atena, il tempio di Hera alla foce del Sele, la tomba del Tuffatore, e si progetta un grande tempio secondo Mertens con 8 per 19 colonne. Questi materiali sono di quella fase. Poi quando hanno già costruito almeno la parte delle fondazioni, cambiano idea e dicono: noi vogliamo un tempio più moderno, 6 colonne per 14 colonne. Il tempio diventa più alto, cambia un po’ tutta l’immagine, l’estetica dell’edificio, ed ecco il nostro tempio di Nettuno”.

Paestum. Ritrovato documento degli anni ’30: è l’invito alla conferenza di Amedeo Maiuri sui nuovi scavi di Paestum. Come allora, gli scavi archeologici continuano al parco archeologico e si raccontano on-line

Il documento del 1931 ritrovato: è l’invito del prefetto alla presentazione dei nuovi scavi di Paestum di Amedeo Maiuri (foto pa-paeve)

Giugno 1931. Il prefetto di Salerno invita gli amministratori della provincia salernitana alla conferenza sui “Nuovi scavi di Paestum” tenuta dall’allora soprintendente, Amedeo Maiuri. È quello che si legge nel documento custodito con cura dalla famiglia Soprani da circa 90 anni e che la figlia Enrica ha voluto condividere con il direttore del Parco Archeologico di Paestum e Velia, Gabriel Zuchtriegel. “Durante il periodo di lockdown, tra marzo e maggio, io e mio fratello Leopoldo abbiamo deciso di fare ordine in un deposito dove da anni accumuliamo cose”, racconta la giornalista, Enrica Soprani. “In una cassa metallica ben chiusa, abbiamo trovato alcuni documenti degli anni ’30 e ’40 conservati dal nostro papà Antonio, classe 1909, nato a Ravenna e giunto al Sud nel 1949 per lavoro, ma trasferitosi definitivamente a Salerno per amore di nostra madre. Con estremo piacere ho pensato di consegnare al direttore di Paestum l’originale dell’invito del Prefetto per l’incontro con il prof. Maiuri nella certezza che avrebbe saputo valorizzare un ricordo di famiglia per noi così importante”. L’invito – ingiallito dal tempo – ha aperto una finestra temporale sulla prima stagione degli scavi archeologici a Paestum quando, in piena età fascista, si scavava per riscoprire le gloriose vestigia della romanità. Le testimonianze del periodo greco interessavano meno all’epoca, ma la più grande scoperta dei primi anni Trenta riguardò proprio la grecità con il rinvenimento del Santuario di Hera alla foce del Sele e delle sue spettacolari metope ad opera degli archeologi Paola Zancani Montuoro e Umberto Zanotti Bianco. Alcuni anni dopo, iniziò la progettazione del nuovo museo di Paestum, interrotta dallo scoppio del secondo conflitto mondiale.

Il tempio di Nettuno a Paestum (foto parco archeologico Paestum)

Oggi continuano gli scavi al parco archeologico di Paestum e Velia, mentre il sito resta per ora chiuso al pubblico per il contenimento dei contagi da COVID-19. A Paestum, i lavori si stanno concentrando presso l’altare e le fondazioni del tempio c.d. di Nettuno la cui storia si sta rilevando molto complessa. A Velia, sono in programma gli scavi presso l’acropoli della città antica. La storia del Parco viene raccontata sui canali social e sul sito-web con contenuti digitali creati ad hoc per il pubblico on-line. L’intento è coinvolgere tutti i visitatori in un progetto culturale di più ampio respiro, in cui ognuno è protagonista.

Paestum. Aspettando la XXIII edizione della Borsa mediterranea del Turismo archeologico 8-11 aprile 2021: nel giorno della prevista apertura cancellata, i “Dialoghi sull’Archeologia della Magna Grecia e del Mediterraneo” on line e i saluti dei partner e degli enti promotori

La locandina dei “Dialoghi sull’archeologia della Magna Grecia e del Mediterraneo” dedicati a Catastrofi, distruzioni, storia”

paestum_BMTA21-logo19 novembre 2020: per Paestum doveva essere un giorno importante, atteso da mesi: l’apertura della XXIII edizione della Borsa mediterranea del Turismo archeologico. Ma, come sappiamo, l’edizione – mantenendo lo stesso ricco programma – è stata spostata all’8 aprile 2021. In questo modo la XXIII edizione, assicurando a tutti i protagonisti soprattutto sicurezza ma anche soddisfazione di risultati, consentirà ai tanti visitatori e addetti ai lavori di vivere Paestum e la bellezza del Parco Archeologico, sito Unesco, con i colori della primavera che, auspichiamo, sancirà la definitiva ripartenza del nostro Bel Paese e del turismo in chiave più esperienziale, sostenibile e rivolto alla domanda di prossimità, tematiche tutte a cui la Borsa si è ispirata in questa edizione. La data comunque non è passata in silenzio. All’insegna di aspettando la XXIII edizione della Borsa 8-11 aprile 2021, i prestigiosi partner della Bmta (Unesco, Unwto, Mibact) e gli enti promotori (Comune di Capaccio Paestum, parco archeologico di Paestum e Velia, Regione Campania) hanno portato il loro saluto nella giornata di apertura inizialmente prevista, giovedì 19 novembre, in occasione dei “Dialoghi sull’Archeologia della Magna Grecia e del Mediterraneo”, che la Fondazione Paestum, presieduta dal prof. Emanuele Greco già direttore della Scuola Archeologica Italiana di Atene, ha confermato online dal titolo “Catastrofi, distruzioni, storia”.

 

Ernesto Ottone Ramirez, vice direttore generale per la Cultura dell’Unesco

Per l’occasione hanno portato il loro saluto, come avviene nella giornata di apertura di ogni edizione, i prestigiosi partner, quali le organizzazioni della cultura e del turismo dell’Onu, Unesco e Unwto, che da sempre patrocinano e sostengono la Borsa, unitamente al ministero per i Beni e le Attività culturali e per il Turismo, nelle persone del vice direttore generale per la Cultura dell’Unesco Ernesto Ottone Ramirez, del direttore Regione Europa dell’Unwto Alessandra Priante, del sottosegretario al Turismo Lorenza Bonaccorsi. “È un piacere unirmi a voi oggi, in quella che avrebbe dovuto essere l’apertura della XXIII BMTA”, ha esordito Ramirez. “Questo evento di lunga durata è unico tra le fiere dedicate al turismo di tutto il mondo e gode del supporto dell’Unesco da molti anni. Alcuni dei più iconici Siti nella Lista dei Patrimoni dell’Umanità sono siti archeologici e la loro salvaguardia va al cuore della missione dell’Unesco. A causa della pandemia da Covid-19 questo evento, come molti altri compreso il World Heritage Committee (Comitato per il Patrimonio Mondiale), è stato posticipato. La crisi ha visto il turismo decrescere rapidamente nella maggior parte dei Paesi, influenzando la capacità di molti Siti Unesco di funzionare in modo corretto per l’immediato futuro. Nuove misure e approcci sono messi alla prova per far ripartire il turismo e alcune tendenze stanno già emergendo: la principale di esse è la crescente importanza della tecnologia digitale, che plasmerà il futuro del patrimonio e del turismo. Durante la pandemia, l’accesso digitale alla cultura ha fornito istruzione, intrattenimento e conforto a milioni di persone confinate nelle proprie case in tutto il mondo. Abbiamo assistito ad una richiesta senza precedenti di accesso online alla cultura, con alcuni Siti Unesco che hanno riscontrato un incremento del 30% del traffico sui loro siti internet e dell’engagement dei loro account sui social media rispetto all’anno precedente. Per supportare l’urgente necessità di rendere la cultura accessibile a tutti, l’Unesco ha lanciato quest’anno le sue campagne Share Culture e Share Our Heritage e abbiamo messo in campo una serie di iniziative che puntano alla digitalizzazione del patrimonio. Molti siti archeologici stanno implementando e esplorando l’innovazione digitale, ed è incoraggiante vedere così tante risposte creative che promuovono l’accesso alla cultura. La vostra mostra digitale ArcheoVirtual è un esempio eccellente. Anche il numero attuale del World Heritage Review ha come tema l’interpretazione del patrimonio culturale e il Covid-19, e fornisce gli ultimi strumenti digitali a supporto dell’accesso al patrimonio culturale, dalle visite virtuali e le mostre online agli inventari di catalogazione di manufatti del patrimonio culturale. Un altro trend emergente è lo spostamento dai mercati internazionali verso la riconnessione con le comunità locali e l’incoraggiarle al coinvolgimento con e alla riscoperta del loro patrimonio culturale. Tuttavia, le comunità locali avranno bisogno di maggior supporto sia per la ripresa dalla crisi in corso che per fronteggiare e adattarsi alle future sfide regionali e globali, dalle pandemie al cambiamento climatico, disastri naturali o conflitti. La pandemia ha dato slancio al ripensamento dei modelli esistenti e all’indirizzamento degli sforzi post Covid-19 verso un turismo culturale basato sulla natura in linea con i valori Unesco, rispettoso del patrimonio e benefico per le comunità. In risposta, l’Unesco ha istituito una task force sul turismo culturale e resiliente, con autorità consultive della Convenzione Unesco per affrontare temi chiave legati al turismo e per promuovere nuovi approcci che sfruttano i valori del patrimonio e contribuiscono allo sviluppo sostenibile durante e oltre la crisi del Covid-19. Guardando avanti, l’aumento del coordinamento, il rafforzamento delle capacità di formazione nell’innovazione digitale e lo scambio di buone pratiche saranno fattori cruciali. Questo sarà il focus del nostro lavoro andando avanti e la vostra collaborazione è benvenuta”.

Alessandra Priante, direttore Regione Europa dell’Unwto

E Alessandra Priante: “L’anno scorso proprio di questi tempi ero alla BMTA e ho avuto il grandissimo piacere di parteciparvi per la prima volta e farlo nel mio nuovo ruolo di Direttore Regione Europa dell’Unwto per dimostrare ancora una volta che le Nazioni Unite sono da sempre accanto a questa manifestazione e che l’Italia può giocare un grande ruolo di eccellenza proprio con eventi di questo tipo, perché con la Borsa si realizza qualcosa di unico nel mondo, non solo per la location dove si svolge ma anche per il modo estremamente professionale con cui si gestiscono il salone espositivo e il programma scientifico. Colgo l’occasione per darci appuntamento ad aprile 2021, sperando che questa situazione così triste per tutti noi abbia trovato una modalità di gestione che ci consenta di portare avanti le nostre attività prioritarie, che in questo caso sono appunto del turismo, e di rifocalizzare la nostra azione verso obiettivi maggiormente sostenibili, innovativi ma soprattutto accessibili e responsabili”.

Lorenza Bonaccorsi, sottosegretario al Turismo

“La BMTA è un appuntamento riconosciuto e apprezzato da tutti i grandi esperti del settore per la grande capacità di coinvolgere gli attori di questo specifico comparto, in cui l’Italia può dire la propria, e per l’originalità della manifestazione”, ha sottolineato Lorenza Bonaccorsi: “Sono certa che poterla svolgere in primavera, nella straordinaria cornice del Parco Archeologico, rappresenterà un ulteriore valore aggiunto all’iniziativa. La fase molto complessa che stiamo vivendo ci impone di ripensare a ciò che sarà il turismo di domani, infatti questa crisi ha accelerato dei fenomeni già in movimento e alcuni di questi riguardano da vicino anche il turismo archeologico: pensiamo al rapporto tra i territori e il turismo di massa, alla gestione dei grandi volumi, agli amministratori che talvolta devono gestire o supportare i nostri siti, alla fragilità stessa di molte nostre ricchezze (beni culturali, archeologici, storici) che vanno tutelate e allo stesso tempo valorizzate, rispettate, fatte conoscere e visitate. Vi sono, dunque, numerosi temi che una manifestazione come la BMTA sarà in grado di approfondire con esperti e operatori. Cito in ultimo anche l’enorme supporto che può arrivare dalla piena digitalizzazione dei nostri servizi nei siti archeologici così come nei musei, un aspetto su cui il MiBACT è particolarmente attento nel sostegno delle tante realtà del Paese, come ovviamente quella di Paestum”.

Mounir Bouchenaki, presidente onorario della Borsa mediterranea del Turismo archeologico
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La locandina della sesta edizione dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”

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Gabriel Zuchtriegl, direttore del parco archeologico di Paestum e Velia

Hanno aperto i lavori per gli enti promotori l’assessore al Turismo della Regione Campania Felice Casucci (“Voglio sottolineare l’importanza, in questo periodo così complesso, dello svolgimento online degli eventi culturali: per questo esprimo il mio apprezzamento all’iniziativa di questi giorni e per coloro che la rendono possibile. La BMTA è un grande evento, unico al mondo, che si avvale di importanti partner; inoltre, vorrei ricordarne l’esemplarità sotto il profilo economico, ancora di più in questo momento storico, legato alla destagionalizzazione e per quanto riguarda la tutela del patrimonio culturale, essenziale alla vita dei territori”), il sindaco di Capaccio Paestum Franco Alfieri (“Conoscendo la tenacia del prof. Emanuele Greco non mi sono meravigliato che abbia voluto non tener conto della pandemia e portare avanti, seppur online, i lavori dei Dialoghi sull’Archeologia. Purtroppo, la situazione che stiamo vivendo ci costringe a una partecipazione virtuale ma non ho voluto far mancare il saluto della Città di Capaccio Paestum e il mio personale, in attesa di rivederci ad aprile in occasione della XXIII BMTA”) e il direttore del parco archeologico di Paestum e Velia Gabriel Zuchtriegel (“Colgo l’occasione per salutare tutti da un luogo, in cui mi sarebbe piaciuto portarvi per discuterne, ovvero la trincea scavata alla base delle fondazioni del Tempio di Nettuno: i dati mostrano una stratigrafia abbastanza intatta e anche delle strutture che sono molto interessanti per i risultati dello scavo in atto”) e a seguire il rettore dell’università di Salerno Vincenzo Loia ((“L’università di Salerno è partner di riferimento per la BMTA e per i “Dialoghi sull’Archeologia”. L’appuntamento della Fondazione Paestum è, infatti, promosso dalla nostra Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici del Dipartimento di Scienze del Patrimonio Culturale: tre giorni molto intensi, dove confrontare i nostri risultati di ricerca. Un apprezzamento va alla partecipazione di molti giovani provenienti da diverse Università e Istituti”), il presidente del Centro Universitario Europeo per i Beni Culturali di Ravello Alfonso Andria (“Oggi avrebbe avuto inizio la XXIII BMTA: non è stato così, ma lo sarà ad aprile perché l’edizione è semplicemente differita di qualche mese. Possiamo già anticipare alcuni momenti che caratterizzeranno la prossima Borsa: l’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”, il Premio alla scoperta archeologica dell’anno e il Premio in memoria di “Sebastiano Tusa”, alla prima edizione, assegnato a personalità impegnate a favore del turismo archeologico subacqueo. Questo tempo “sospeso” che stiamo vivendo deve essere utile per progettare la ripresa e per dare contenuti e la Borsa non è solo incontro tra domanda e offerta, ma è anche contenuti, progettualità, costruzione di reti e relazioni, confronto di esperienze e buone pratiche”), il presidente onorario della Borsa Mounir Bouchenaki (“In questi giorni, in occasione della XXIII Borsa, avremmo dovuto riunirci a Paestum, bellissima città con i suoi meravigliosi templi risalenti alla Magna Grecia e proprio da oggi si svolgono i Dialoghi sull’Archeologia della Magna Grecia e del Mediterraneo del collega e amico Emanuele Greco. Tutti noi, che abbiamo partecipato tanti anni alla Borsa, aspettiamo con gioia il momento in cui sarà finita l’emergenza sanitaria e potremo ritrovarci insieme sia nel Parco Archeologico, sia nelle sale in occasione delle Conferenze sull’archeologia moderna e sulle scoperte che portano avanti la conoscenza del nostro passato, soprattutto nel Mediterraneo”). Il fondatore e direttore della Borsa Ugo Picarelli ha sottolineato il prestigioso apporto delle Istituzioni, che sostengono la Borsa quali Unesco, Unwto, MiBACT che non hanno voluto far mancare la loro vicinanza in questo particolare momento e il rinnovato impegno da parte degli enti promotori Regione Campania, Città di Capaccio Paestum, Parco Archeologico di Paestum e Velia. 

“Notte dei Musei” (virtuale): il parco archeologico di Paestum e Velia affida a un Cicerone speciale, Pulcinella, la scoperta della storia e dei tesori del museo Archeologico nazionale di Paestum con simpatia e ironia

“Notte dei musei” (virtuale) speciale al museo Archeologico nazionale di Paestum. “Non potevamo perdere l’occasione per farvi scoprire i tesori di Paestum di notte, così abbiamo organizzato una visita speciale per tutti voi, a cui potete partecipare da casa”, spiegano al paco archeologico di Paestum e Velia. Solo che per le sale del museo pestano non vediamo il direttore Gabriel Zuchtriegel o qualche altro archeologo dello staff, ma la maschera napoletana più famosa al mondo diventa un Cicerone d’eccezione per raccontare con simpatia e ironia la storia in rima dell’antica di Poseidonia-Paestum: Pulcinella.

“Pulcinella racconta Paestum”. L’attore nei panni di Pulcinella introduce la storia di Paestum-Poseidonia, e con uno spettacolo di burattini, scherza sulla dislocazione dei templi dell’area archeologica, introduce i “protagonisti” di questa storia, dalle divinità spesso in disputa tra loro, da Zeus a Poseidone, da Hera ad Atena, da Eracle agli eroi di Troia, fino agli archeologi che queste storie hanno recuperato con le loro ricerche. E poi Pulcinella ci accompagna in una passeggiata tra le sale del museo Archeologico nazionale di Napoli: descrive le grandi metope figurate, si sofferma sulle statuine delle divinità, e conclude nella sala più famosa, quella che ospita le straordinarie lastre dipinte della Tomba del Tuffatore.

Velia e Parmenide: il direttore del parco archeologico di Paestum e Velia nella newsletter del mese descrive il quartiere arcaico della colonia focea e la mette in rapporto con la filosofia del grande pensatore, che nacque proprio a Velia

Il sito archeologico di Velia (foto pa-paeve)

Fu la città di Velia a “influenzare” in pensiero filosofico di Parmenide, o fu il pensatore a “influenzare” la sua città natale? Alla curiosa domanda in qualche modo risponde il direttore del parco archeologico di Paestum e Velia, Gabriel Zuchtriegel, nella newsletter del mese dedicata Velia, un’altra importantissima città della Magra Grecia, famosa per la scuola di filosofia di Parmenide e Zenone. Nel quartiere basso è possibile conoscere la vita quotidiana grazie ai resti delle abitazioni del quartiere arcaico risalenti a più di 2500 anni fa.

“Velia è una città molto particolare anche da un punto di vista topografico”, spiega Zuchtriegl. “Diversamente da altre fondazioni greche in Italia, nella Magna Grecia, come per esempio Poseidonia, Metaponto, Sibari, non occupa una grande pianura ma i due versanti di una catena di colline che vanno dal mare all’entroterra. Ogni anno vengono qua dei pellegrini che con i frammenti del libro di Parmenide, che visse qui a Velia, cercano di comprendere il sito. Così, per esempio, Porta Rosa diventa un elemento della filosofia di Parmenide, la notte e il giorno, ma ci sono altri tentativi di ricollegare il pensiero a questo luogo. Secondo me è un approccio discutibile, sarebbe meglio cominciare dall’altro lato, quindi proprio dal sito, dal contesto, dall’economia, dalla vita quotidiana, dai culti, dalla cultura di questo luogo per comprendere la filosofia e non viceversa, perché il contesto in cui viveva Parmenide è molto significativo per comprendere la sua filosofia”. E continua: “Cominciamo dal contesto. Non dobbiamo immaginare Velia come una città di epoca classica ellenistica. Quando nasce Parmenide probabilmente intorno al 515 a.C. la città era stata fondata solo da vent’anni (535 a.C.) tra l’altro in una situazione precaria: le prime case sono delle capanne di legno di cui sono state trovate le tracce nella città bassa, poi c’è il cosiddetto quartiere arcaico, databile tra la fine del VI secolo e l’inizio del V. Qui la tecnica muraria è quella poligonale che ricorda le tecniche costruttive dell’Asia Minore da dove vengono i Focei, i fondatori di Velia”. È in questo quartiere che nacque Parmenide. “Ovviamente non sappiamo in quale casa viveva Parmenide a Velia, ma possiamo farci un’idea del contesto generale. Le case sono estremamente piccole, composte da due ambienti. Uno molto stretto forse era usato più per lo stoccaggio che per abitarci, nell’altro  c’è un pozzo per l’acqua, forse c’era anche un soppalco, un piccolo piano superiore: la vita si svolgeva qua e fuori in strada. È una situazione che ricorda un po’ la vita negli antichi borghi cilentani dove i baroni latifondisti avevano grandi palazzi mentre i contadini spesso vivevano insieme agli animali in spazi molto ristretti. In un contesto come questo, c’era anche il pericolo di non farcela, di non sopravvivere come colonia. Sappiamo di altre colonie che sono fallite. Qui dunque nasce Parmenide, che poi diventa un grande pensatore che mette l’enfasi sempre sull’immutabilità dell’essere, anche se vive in un contesto che è molto poco stabile, talora dinamico, anche in parte precario. Ciò vuol dire che la migrazione, i contatti e la trasformazione possono essere uno stimolo  per guardare oltre e scoprire invece quello che non muta, non cambia, l’essenza dell’essere secondo Parmenide”.

Paestum. Sopralluogo nella galleria sotterranea tra il tempio di Nettuno e la Basilica per uno studio sistematico della grande cisterna antica. Trovati graffiti dell’Ottocento. Zuchtriegel: obiettivo aprirla al pubblico in futuro

Il sopralluogo nella galleria sotterranea tra il cosiddetto tempio di Nettino e la Basilica a Paestum (foto pa-paeve)

Alla scoperta di Paestum sotterranea: dall’ingegneria antica ai graffiti dell’Ottocento. Nota sin dall’Ottocento, come dimostrano numerosi graffiti, una grande galleria sotterranea che occupa lo spazio tra il tempio c.d. di Nettuno e il tempio noto come “Basilica”, nel santuario meridionale di Paestum, ora è oggetto di uno studio sistematico. Per la prima volta, si è proceduto a realizzare un rilievo dettagliato del monumento sotterraneo. La galleria, accessibile attraverso quattro pozzi chiusi con delle grate, ha una lunghezza di quasi cinquanta metri ed è tuttora percorribile, seppure al momento solo da tecnici muniti di appositi dispositivi di sicurezza. La presenza di malta idraulica che riveste interamente le pareti della struttura, lascia ipotizzare che la galleria servisse in antichità come una grande cisterna. “A Paestum l’approvvigionamento delle acque rappresentava una criticità”, spiega il direttore del Parco archeologico, Gabriel Zuchtriegel. “L’acqua del Capodifiume era malsana e i pozzi non risolvevano il problema perché l’acqua di falda tendeva a essere salmastra vista la vicinanza della città al mare. Così, raccogliere l’acqua piovana che scorreva dai tetti dei due templi più grandi della città in una grande cisterna poteva essere una buona idea, anche se ancora ci mancano dati precisi sulla cronologia della struttura”. Come sottolinea il funzionario archeologo del Parco, Francesco Scelza, la posizione della cisterna all’interno del grande santuario urbano della città antica non è casuale: “Nei riti antichi, l’acqua giocava un ruolo fondamentale, anche se, spesso, non è facile distinguerne un uso cultuale da un uso corrente. La cisterna ipogeica del santuario meridionale di Paestum era nota già dai primissimi scavi dell’inizio del ‘900 ma finora è stata esplorata solo in parte”.

Graffiti ottocenteschi trovati nella galleria sotterranea tra il cosiddetto tempio di Nettuno e la Basilica a Paestum (foto pa-paeve

Intanto, si sta già pensando al futuro: “Sarebbe bellissimo poter far visitare un giorno questa Paestum sotterranea a tutti”, dichiara il direttore, “ovviamente solo dopo un restauro attento della struttura e con tutte le misure di sicurezza. È un monumento che come pochi altri illustra come i templi fossero parte di una società, di un’economia e di una vita quotidiana nella quale la gestione delle acque rivestiva un ruolo centrale, dalla bonifica della piana da parte dei coloni greci fino all’impaludamento nell’Alto Medioevo. La storia di Poseidonia, come abbiamo raccontato in una mostra recente su archeologia e cambiamenti climatici, è anche la storia del rapporto tra la comunità e l’acqua”. Il sopralluogo nella cisterna tra i due templi, in data 28 ottobre 2020, al quale ha partecipato anche il direttore, oltre a importanti dettagli sulla costruzione del monumento antico, ha rivelato anche testimonianze molto più recenti: graffiti che viaggiatori dell’Otto e del Novecento hanno lasciato sulle pareti della galleria sotterranea, a volte datandoli. Il più antico finora riscontrato risale al 1855, il più recente al 1965.