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Pompei. Aperta nella palestra grande la mostra “Arte e sensualità nelle case di Pompei”. Gli interventi dei protagonisti. Come nasce e cosa si prefigge di raggiungere questa esposizione, che introduce al sito su un tema che è presente in tutta Pompei

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La locandina della mostra “Arte e sensualità nelle case di Pompei” alla Palestra grande di Pompei dal 21 aprile 2022 al 15 gennaio 2023

Per il direttore Zuchtriegel “la mostra introduce al sito su un tema che è presente in tutta Pompei”. Per la professoressa Canoni “è una mostra di incontri tra il linguaggio dell’arte e il tema della sensualità, tra la cultura romana e quella greca, tra il mondo della ricerca e quello della scuola”. Per il procuratore Fragliasso “è il risultato del primo caso di archeologia giudiziaria”. Per l’archeologa Toniolo “è il frutto della politica del Parco che ha voluto fare ricerca in prima persona con convenzioni e funzionari”. Per il direttore generale Osanna “ci insegna quanto sia importante lavorare insieme”. Con queste premesse il 21 aprile 2022 si è aperta nella palestra grande di Pompei la mostra “Arte e sensualità nelle case di Pompei”, organizzata dal parco archeologico di Pompei (la prima realizzata in house dall’ufficio mostre del Parco), visitabile fino al 15 gennaio 2023. A cura del direttore Gabriel Zuchtriegel e dell’archeologa Maria Luisa Catoni, professoressa all’IMT Alti Studi Lucca, la mostra si propone di essere una “chiave di lettura” che aiuti il pubblico a comprendere meglio la diffusione di immagini sensuali ed erotiche molto diffuse nel sito. Il progetto della mostra prevede, infatti, oltre all’esposizione alla Palestra grande un itinerario alla scoperta di vari edifici del sito caratterizzati da affreschi e riferimenti al tema, raggiungibili con il supporto dell’App My Pompeii, che include una sezione dedicata. La mostra è sponsorizzata da American Express e da Hotel Caruso A Belmond, Hotel Amalfi Coast di Ravello.

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L’Ermafrodito dormiente, marmo del I sec. d.C., dalla Casa di Loreio Tiburtino a Pompei (foto graziano tavan)

Stupore, curiosità, imbarazzo sono tra le emozioni che archeologi e visitatori hanno provato dinnanzi a pitture e sculture da Pompei e da altri siti vesuviani sin dalle prime scoperte nel ‘700. Con l’avanzamento degli scavi diventava sempre più evidente che immagini dal contenuto sensuale ed erotico, spesso distanti da una visione classicista del mondo antico, caratterizzavano praticamente tutti gli spazi della città, dalle case private alle terme, da osterie e bettole oscure, agli spazi pubblici della collettività. Tra le ultime scoperte, che hanno suscitato molto interesse, la casa di Leda e il cigno e il carro cerimoniale con decorazioni erotiche di Civita Giuliana. Con un pubblico molto eterogeneo, proveniente da tutto il mondo, che in questi mesi sta tornando a Pompei, la domanda di come spiegare l’onnipresenza della sensualità nell’immaginario di Pompei è più attuale che mai. 

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Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei (foto graziano tavan)

“In questi tempi di emergenza pandemica e di guerra, la mostra vuole essere un inno alla resilienza del bello”, dichiara il direttore Zuchtriegel, “ma lo vuole essere in una prospettiva storica, che ci aiuta a comprendere che anche in passato arte e immaginazione fossero intrecciate con relazioni e gerarchie sociali, culturali e politiche. Che oggi possiamo ammirare a Pompei una città antica con affreschi, statue e arredi trovati nella posizione in cui furono seppelliti durante l’eruzione del 79 d.C., è un dono meraviglioso della storia che dobbiamo preservare e trasmettere alle future generazioni. La mostra, che è quasi una specie di introduzione alla visita del sito, vuole contribuire a questo, valorizzando anche molte opere in deposito che in alcuni casi sono state restaurate e sottoposte a nuovi studi per essere esposte”.

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L’archeologa Maria Luisa Catoni, professoressa all’IMT Alti Studi Lucca (foto graziano tavan)

“Questa mostra appartiene alla tipologia delle mostre di ricerca, tesa valorizzare sì il bene e il sito ma anche le relazioni multiple, la collaborazione fra diverse metodologie di ricerca e le funzioni della tutela e della gestione”, aggiunge Maria Luisa Catoni. “Permette al visitatore di stabilire un rapporto fisico fra ciò che è in mostra e altri oggetti e luoghi nel sito, incluse alcune nuove scoperte venute alla luce. Il visitatore entra così in una mostra nella quale può non solo vedere oggetti di grande interesse e bellezza ma anche utilizzarli come  altrettanti “puntatori” a diversi contesti: il contesto di Pompei e del sito archeologico, il contesto delle Ville, per esempio di Stabiae e Oplontis, il contesto dello scambio fra cultura greca e cultura romana nel corso del I secolo dopo Cristo, il contesto della codificazione e tradizione di immagini erotiche e sensuali, il contesto delle funzioni e usi di quelle immagini negli spazi che decoravano e così via. In pochi altri luoghi al mondo è possibile proporre al visitatore una viaggio così ramificato e interattivo. E a Pompei questo è possibile anche per lo straordinario impegno che il sito persegue da alcuni anni nella ricerca e nella comunicazione della ricerca, come anche nell’apertura ai ricercatori di tutto il mondo”.

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Massimo Osanna, direttore generale Musei del ministero della Cultura (foto graziano tavan)

“L’obiettivo di una mostra è quello di raccontare, attraverso un filo conduttore, aspetti particolari di un’epoca, di un contesto storico, o individuare collegamenti tra più contesti. Ma devono nascere soprattutto da una ricerca scientifica e multidisciplinare in grado di condurre il visitatore alla conoscenza del passato”, dichiara Massimo Osanna, direttore generale dei Musei. “In questo caso, la mostra Arte e sensualità nelle case di Pompei consente di aggiungere al racconto, un pezzo inedito di storia del sito, frutto di recenti indagini e scoperte, che per la prima volta vengono mostrate al pubblico e in un ambito tematico dedicato. E in più recano in se la storia di un complesso lavoro che ha visto coinvolte molteplici professionalità del Parco, ma anche Istituzioni e forze dell’ordine in un’attività di comuni intenti, come nel caso del carro di Civita Giuliana, in un’area oggetto di depredamento ad opera dei tombaroli;  mentre in altre situazioni,  come per la ricostruzione del soffitto rinvenuto in crollo della casa di Leda e il cigno sono la testimonianza del delicatissimo e spesso poco noto lavoro di ricomposizione dei frammenti ad opera dei restauratori”.

Tra le 70 opere in mostra, tutte provenienti dai depositi del parco archeologico di Pompei, anche i due medaglioni in bronzo con scene erotiche del carro cerimoniale da Civita Giuliana e il raffinato soffitto del cubiculum (stanza da letto) rinvenuto in crollo sul pavimento, poi ricomposto e restaurato, della Casa di Leda ed il cigno, e le 3 pareti del cubicolo della Villa di Gragnano in località Carmiano, ricostruito dopo il recente restauro. La mostra valorizza così anche le recenti scoperte nell’ambito del Grande Progetto Pompei e delle nuove indagini condotte sotto la direzione di Massimo Osanna. Il nucleo centrale della mostra ospita opere da Oplontis – Ermafrodito e Satiro e due coppie di Centauri – in un allestimento-installazione che cerca di ricostruire la dimensione esperienziale, quasi cinematografica, che evoca il contesto e l’immaginario antico. Inoltre, una guida per bambini, I Centauri di Pompei a firma del direttore con disegni di Daniela Pergreffi, si prefigge di spiegare un tema “difficile” ai più piccoli, seguendo le tracce del centauro Mares alla ricerca di una centauressa. Oltre a godersi il percorso di mostra, lungo il racconto, piccoli e grandi lettori incontreranno una serie di figure centrali del mito antico, da Narciso a Dioniso e Arianna. 

Pompei. Apre nella Palestra grande la mostra “Arte e sensualità nelle case di Pompei”: 70 opere provenienti dai depositi del parco archeologico di Pompei e dalle recenti scoperte, come il carro cerimoniale di Civita Giuliana o il soffitto del cubicolo della Casa di Leda e il Cigno

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La locandina della mostra “Arte e sensualità nelle case di Pompei” alla Palestra grande di Pompei dal 21 aprile 2022 al 15 gennaio 2023

La diffusione di immagini sensuali ed erotiche a Pompei ha stupito archeologi e visitatori sin dalle prime scoperte nel 1748. Immagini dal contenuto erotico si ritrovano in tutti gli spazi della città antica: terme, santuari e ambienti di case. Ma come spiegarne il ruolo così centrale nella vita quotidiana di Pompei? La mostra “Arte e sensualità nelle case di Pompei”, che apre il 21 aprile 2022 nella Palestra grande degli scavi fino al 15 gennaio 2023, ha l’intento di illustrare e raccontare l’onnipresenza e il significato di soggetti sensuali ed erotici nelle domus e nella quotidianità dei pompeiani. Alla vernice saranno presenti i curatori Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei, e Maria Luisa Catoni, professore di Storia e Archeologia dell’Arte antica alla Scuola IMT Alti Studi Lucca. Le conclusioni saranno affidate a Massimo Osanna, direttore generale Musei e autore, con Luana Toniolo, del saggio “Il mondo nascosto di Pompei. Il carro della sposa la stanza, degli schiavi e le ultime scoperte” edito da Rizzoli.

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Uno dei medaglioni con scene a sfondo erotico nella decorazione del carro da parata di Civita Giuliana (foto Luigi Spina)

Tra le 70 opere in esposizione, tutte provenienti dai depositi del parco archeologico di Pompei, anche reperti dalle recenti scoperte, come i due medaglioni in bronzo con scene erotiche del carro cerimoniale da Civita Giuliana, e il raffinato soffitto del cubiculum (stanza da letto) rinvenuto in crollo sul pavimento, poi ricomposto e restaurato, della Casa di Leda e il Cigno; e di recente restauro, le 3 pareti del cubicolo ricostruito della Villa di Gragnano in località Carmiano. Il percorso si completa con un itinerario alla scoperta di edifici all’interno del sito caratterizzati da affreschi e riferimenti al tema, con il supporto di una app, mentre una guida per bambini aiuterà i più piccoli a visitare la mostra e a conoscere una serie di figure centrali del mito antico.

Oggi, mercoledì 20 aprile 2022, ultimi lavori per l’allestimento della mostra “Arte e sensualità nelle case di Pompei”. E il parco archeologico di Pompei ci regala queste straordinarie immagini esclusive della sistemazione del soffitto della stanza da letto della casa di Leda e il cigno: dai frammenti rinvenuti in crollo alla esposizione alla palestra grande, dopo la delicata ricostruzione. Sarà una prima volta assoluta per il grande pubblico.

Primo giorno di lavoro per Tiziana D’Angelo, neodirettore del parco archeologico di Paestum e Velia, che annuncia progetti per il sito di Velia, l’area archeologica di Paestum e il museo Archeologico nazionale di Paestum

Tiziana D’Angelo, direttore del parco archeologico di Paestum e Velia, nel Tempio di Nettuno a Paestum (foto pa-paeve)

“Sono entusiasta di entrare a far parte di una squadra di lavoro eccezionale e di una comunità vivace, da cui ho ricevuto un’accoglienza estremamente calorosa. Le criticità insorte a causa dell’emergenza sanitaria degli ultimi due anni sono state affrontate e risolte egregiamente, e il Parco è pronto per una nuova fase di crescita. Con questa energia e motivazione, ci metteremo immediatamente all’opera per pianificare un programma innovativo di tutela dei reperti e dei monumenti, avviare nuovi progetti di ricerca e implementare strategie di fruizione e comunicazione che rendano i siti di Paestum e Velia sempre più accessibili e inclusivi”. È il commento del neodirettore, Tiziana D’Angelo, al suo primo giorno di lavoro al parco archeologico di Paestum e Velia. Nominata a seguito di una selezione internazionale, Tiziana D’Angelo si prepara a gestire i due siti magno-greci della provincia di Salerno per i prossimi 4 anni; l’incarico di direttore segue quello di Gabriel Zuchtriegel, nominato nel 2015 e passato a dirigere il parco archeologico di Pompei nel 2021, e Massimo Osanna, direttore generale Musei del MiC che ha avocato a sé la direzione del parco archeologico di Paestum e Velia dal 2021 fino ad oggi, effettiva presa di servizio del nuovo direttore.

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Tiziana D’Angelo, direttore del parco archeologico di Paestum e Velia (foto pa-paeve)

Tiziana D’Angelo, milanese, archeologa classe 1983, ha studiato e lavorato tra l’Italia, l’Inghilterra e gli Stati Uniti e vanta un’importante esperienza sul campo, avendo partecipato a diverse campagne di scavo in Italia e in Turchia e avendo lavorato in diversi musei internazionali come il Metropolitan Museum of Art di New York e gli Harvard Art Museums di Cambridge, MA. “Una delle priorità sarà quella di imprimere un’ulteriore spinta per la valorizzazione di Velia nella sua unicità archeologica, geo-ambientale e culturale, e per il consolidamento del suo legame con Paestum e il Cilento”, continua D’Angelo. “Per farlo lavoreremo su molteplici fronti, dall’utilizzo di tecnologie avanzate per il monitoraggio dell’area archeologica alla riqualificazione e creazione di nuovi spazi e percorsi espositivi, alla delineazione di itinerari di turismo sostenibile.  Tutto questo sarà possibile grazie alla preziosa collaborazione di enti, istituzioni e imprese territoriali, con cui sto avendo modo di confrontarmi proficuamente, ma anche attraverso l’ampliamento della nostra rete internazionale”.

Pompei. Si sperimentano nuove soluzioni tecnologiche al servizio dell’archeologia: SPOT, un robot quadrupede per ispezionare in condizioni di sicurezza. Zuchtriegel: “Lo testeremo anche nei cunicoli sotterranei degli scavatori clandestini”

Uno strano quadrupede meccanico, dai vistosi colori giallo nero, procede tra i basoli dei decumani e dei cardi dell’antica Pompei. È lo SPOT di Boston Dynamics, il robot quadrupede che con agilità e autonomia si muove su diversi tipi di terreni, consentendo di automatizzare le attività di ispezione di routine e l’acquisizione dei dati in modo sicuro. SPOT è stato equipaggiato in due modalità rispettivamente con Leica BLKARC e con il sensore Spot CAM+. Con SPOT sono state eseguite le ultime prove di monitoraggio delle strutture archeologiche perché è in grado di ispezionare luoghi anche di piccole dimensioni in tutta sicurezza, acquisendo e registrando dati utili allo studio e alla progettazione di interventi.

La sperimentazione in notturna di SPOT, robot quadrupede, a Pompei (foto parco archeologico di pompei)

“I progressi tecnologici nel mondo della robotica, dell’intelligenza artificiale e dei sistemi cosiddetti autonomi, hanno prodotto soluzioni e innovazioni più facilmente associate al mondo industriale e manifatturiero, che finora non avevano trovato applicazione all’interno dei siti archeologici a causa dell’eterogeneità delle condizioni ambientali, dell’estensione del sito”, dichiara il direttore generale, Gabriel Zuchtriegel. “Oggi, grazie alla collaborazione con aziende di alta tecnologia e  a seguito di queste riuscite sperimentazioni,  vogliamo testare l’impiego di questi robot nei cunicoli sotterranei degli scavatori clandestini che stiamo rilevando nel territorio intorno a Pompei, nell’ambito di un protocollo d’intesa con la Procura di Torre Annunziata guidata da Nunzio Fragliasso. Spesso le condizioni di sicurezza nelle gallerie scavate dai tombaroli sono molto critiche, per cui l’uso di un robot potrebbe rappresentare una svolta che ci consentirebbe di procedere con maggiore rapidità e in totale sicurezza”.

SPOT, un robot quadrupede al servizio dell’archeologia per ispezionare in condizioni di sicurezza (foto parco archeologico di pompei)

L’obiettivo dell’utilizzo di soluzioni tecnologiche innovative è proprio quello di migliorare il monitoraggio dell’esistente e la conoscenza dello stato di avanzamento dei lavori delle aree oggetto di recupero o restauro e dunque gestire la sicurezza del sito, oltre che dei lavoratori. Tali sperimentazioni si inseriscono nel più ampio progetto del parco archeologico di Pompei  Smart@POMPEI, finalizzato a una gestione intelligente, sostenibile e inclusiva del Parco, attraverso una soluzione tecnologica integrata, e che fa di Pompei uno Smart Archaeological Park.

Il Leica BLK2FLY, il primo laser scanner volante in grado di effettuare scansioni 3D in autonomia (foto parco archeologico di pompei)

Per queste attività il Parco si sta avvalendo della collaborazione di aziende di Information Technology in continua ricerca e innovazione, come Leica Geosystems (part of Hexagon) e Sprint Reply, società del Gruppo Reply specializzata in robotica e process automation. In questa prima fase di sperimentazione è stato utilizzato anche il Leica BLK2FLY, il primo laser scanner volante in grado di effettuare scansioni 3D in autonomia. Queste piattaforme intelligenti per l’analisi dei dati, come quella realizzata da Sprint Reply, sono la necessaria base per rendere i dati, acquisiti durante le ispezioni dei robot, fruibili e utili per le applicazioni del parco archeologico di Pompei.

Archeologia e legalità. Confiscato alla criminalità organizzata un terreno in località Civita Giuliana che passa sotto la tutela del parco archeologico di Pompei. Area densa di evidenze archeologiche

Veduta zenitale del terreno a Civita Giuliana confiscato alla criminalità organizzata e consegnato al parco archeologico di Pompei (foto parco archeologico pompei)

Un ex vivaio, nell’area di Civita Giuliana e nel più vasto territorio dell’Ager Pompeianus, il distretto agricolo e produttivo dell’antica Pompei, ritorna all’archeologia, sotto la tutela del parco archeologico di Pompei. Venerdì 25 febbraio 2022 è stata effettuata la consegna del terreno confiscato alla criminalità organizzata, ad opera dell’Agenzia del Demanio di Napoli. Il terreno, il primo dei beni immobili restituito, sarà gestito dal parco archeologico di Pompei, che oltre alla tutela si impegnerà in un programma valorizzazione che prevede anche interventi finalizzati alla ripresa dell’attività agricola, qui attestata da oltre 2000 anni.

Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei, e Pierpaolo Russo, responsabile Area governo del patrimonio della Direzione Regionale Campania dell’Agenzia del Demanio​, firmano l’atto di consegna del terreno confiscato a Civita Giuliana (foto parco archeologico pompei)

“Partendo dal presupposto che la tutela e la valorizzazione delle aree archeologiche non possono prescindere dalla tutela del loro contesto”, sottolinea il direttore Gabriel Zuchtriegel, “l’azione del Parco si pone in linea con la Convenzione di Faro, che riconosce lo sviluppo umano e la qualità della vita come obiettivi primari della conservazione e dell’uso sostenibile del patrimonio culturale. Inoltre,  in attuazione degli obiettivi di promozione dell’agricoltura biologica dell’Unione Europea e con quelli internazionali delle Nazioni Unite tesi a raggiungere uno sviluppo sostenibile il Parco intende sperimentare una forma di tutela attiva dello straordinario valore archeologico e paesaggistico del territorio”.

Terreno a Civita Giuliana confiscato alla criminalità organizzata e consegnato al parco archeologico di Pompei (foto parco archeologico pompei)
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Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei, e Pierpaolo Russo, responsabile Area governo del patrimonio della Direzione Regionale Campania dell’Agenzia del Demanio​, sul terreno confiscato a Civita Giuliana (foto parco archeologico pompei)

L’interesse del Parco alla consegna del fondo è legato innanzitutto a finalità di ricerca e tutela archeologica, in virtù dalla sua localizzazione nell’area urbana situata a nord della città antica, estremamente densa di evidenze archeologiche, quali la villa rustica in proprietà Palma e la villa rustica in proprietà Risi Di Prisco, nonché l’importante complesso archeologico di villa Imperiali, che si prevede di aprire alla fruizione pubblica nei prossimi anni, all’esito dell’attività di scavo, condotta in sinergia con la Procura di Torre Annunziata e tuttora in corso. Inoltre, il terreno rientrerà in un programma di valorizzazione di tutti i suoli agricoli in consegna al Parco, non solo per tutelare il paesaggio nelle sue componenti percettive ma anche per contribuire al miglioramento della fertilità del suolo, al mantenimento della biodiversità, alla conservazione degli equilibri ecologici regionali.

Pompei. Al via “LA CASA DEL GIORNO”, programma di aperture straordinarie di domus attualmente non fruibili. Da San Valentino, ogni giorno una Casa diversa, accompagnati dal personale del parco archeologico di Pompei

Una parete affrescata all’interno della Casa dell’Ara Massima a Pompei (parco archeologico pompei)
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L’atrio della Casa della Fontana piccola a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Si chiama “La casa del giorno” per una “fruizione dinamica”. È il progetto ideato dal parco archeologico di Pompei per entrare nel “dietro le quinte”, per consentirne l’accesso al pubblico in una delle case del sito di Pompei che non rientrano nei percorsi regolarmente aperti ai visitatori – alcune perché sono in corso lavori di manutenzione e restauro, altre perché spazi angusti o decori delicati non permettono un’apertura permanente. Fino al 31 marzo 2022 – e poi secondo un programma periodico – ogni giorno della settimana sarà possibile visitare, in maniera straordinaria e accompagnati dal personale del Parco, una casa attualmente non fruibile. Lunedì 14 febbraio 2022, alle 11, nella Casa dell’Ara Massima, il direttore generale Gabriel Zuchtriegel presenterà l’iniziativa e le domus incluse nel programma. “Ai percorsi consueti”, spiega il direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel, “aggiungiamo una serie di monumenti aperti a turnazione, un po’ come se fossimo un teatro che presenta un programma per la stagione. Ciò consentirà al pubblico di farsi anche un’idea della complessità del lavoro che si svolge quotidianamente in un grande sito archeologico, dalla manutenzione alla ricerca, e che normalmente rimane invisibile ai visitatori”.

Particolare dell’affresco che dà il nome alla Casa del Porcellino o di Sulpiciius Rufus a Pompei (foto parco archeologico pompei)
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Il giardino della Casa degli Archi a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Tra le domus che si potranno visitare, ce ne sono alcune restaurate in anni recenti nell’ambito del Grande Progetto Pompei e aperte prima della pandemia, ma anche abitazioni chiuse da molto tempo, come la Casa di Sulpicius Rufus, meglio nota come la Casa del Porcellino, o la Casa degli Archi, dove sono in corso nuovi scavi, promossi dall’università di Bologna su concessione del Parco archeologico. Il progetto si rivolge a tutti i visitatori, ma soprattutto agli appassionati che trascorrono un’intera giornata negli scavi e ai possessori della My Pompeii card, a cui si offre un’occasione per tornare nel sito. Il pubblico potrà accedere ad ambienti riservati, in questi casi, agli addetti ai lavori, e rendersi conto anche delle continue necessità di intervento che ciclicamente richiedono le strutture archeologiche.

Dettaglio dell’affresco che dà il nome alla Casa dell’Adone ferito a Pompei (foto parco archeologico pompei)
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L’iscrizione HAVE accanto al mosaico che dà il nome alla Casa dell’Orso ferito a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Il calendario di aperture straordinarie avrà inizio il 14 febbraio 2022, giorno di San Valentino proprio con la Casa dell’Ara Massima, che richiama in più modi il tema dell’amore, dall’affresco di Narciso perso nella sua immagine alla raffigurazione della dea della Luna Selene, innamorata del giovane pastore Endimione, eternamente addormentato per l’intervento di Zeus, cosicché Selene lo possa contemplare tutte le notti. Tra le case in scena, oltre alla Casa degli Archi e quella del Porcellino, la Casa della Fontana Piccola con la  preziosa fontana  rivestita di mosaici colorati e conchiglie e ornata da statue bronzee, la Casa dell’Adone Ferito, con il  grande quadro dipinto nel giardino di Adone morente ed Afrodite, la  Casa dell’Ancora con il caratteristico giardino sottoposto e la Casa dell’Orso Ferito che deve il suo nome al bel mosaico con un orso ferito posto all’ingresso, che all’iscrizione di saluto “HAVE” con cui il proprietario accoglieva i suoi ospiti.

La Casa della Fontana Piccola con la preziosa fontana rivestita di mosaici colorati e conchiglie (foto parco archeologico pompei)
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Il giardino della Casa dell’Ancora a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Le case apriranno secondo un preciso calendario dalle 14 alle 16.20 (ultimo ingresso alle 16). Il personale di accoglienza del Parco sarà disponibile per fornire le principali informazioni ai visitatori. Per una visita completa all’area archeologica è possibile richiedere il servizio visite guidate presso la postazione agli ingressi di Porta Marina e Piazza Esedra, con le guide abilitate. Non è necessaria prenotazione, ma sarà effettuato contingentamento agli ingressi in caso di sovraffollamento. CALENDARIO CASE: lunedì, Casa dell’Ara Massima; martedì, Casa dell’Ancora; mercoledì, Casa dell’Adone Ferito; giovedì, Casa della Fontana Piccola; venerdì, Casa del Porcellino; sabato, Casa degli Archi; domenica, Casa dell’Orso ferito.

Velia. Sull’acropoli scoperti i resti del più antico tempio arcaico dedicato ad Atena con ceramiche dipinte, armi e armature: reliquie della battaglia navale di Alalia del 541-535 a.C. tra i greci di Focea contro Cartaginesi ed Etruschi. Osanna: “Nuova luce sulla storia della colonia greca dei Focei”

Veduta zenitale dell’acropoli di Elea-velia, interessata dalla campagna di scavo 2021-2022 (foto pa-paeve)

L’obiettivo che si era prefissato nel 2021 Gabriel Zuchtriegel, allora direttore del parco archeologico di Paestum e Velia, era quello di comprendere l’organizzazione iniziale dell’acropoli di Velia e risolvere problemi di cronologia delle principali strutture sacre della città, attraverso l’esecuzione di sondaggi, localizzati in diversi punti dell’acropoli (vedi Parco archeologico di Paestum: donazione con l’Artbonus destinata per la prima volta a Velia. E a marzo al via indagini archeologiche sull’acropoli | archeologiavocidalpassato).

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Il grande pannello con la situazione del Mediterraneo all’inizio del VI sec. a.C. nellamostra “Alalìa, la battaglia che ha cambiato la storia” a Vetulonia (foto Graziano Tavan)

I risultati degli scavi archeologici appena conclusi sull’acropoli di Elea-Velia, in corso dallo scorso mese di luglio, hanno superato ogni più rosea aspettativa: ritrovati non solo i resti del più antico tempio arcaico dedicato ad Atena sull’acropoli di Elea-Velia che consentono di far luce sulle più antiche e lacunose fasi di vita della città, fondata intorno al 540 a.C. dai coloni Focei provenienti dall’Asia Minore, ma anche al suo interno ceramiche dipinte, elmi, armi e armature della battaglia di Alalia, lo scontro navale che vide affrontarsi i profughi greci di Focea e una coalizione di Cartaginesi ed Etruschi, tra il 541 e il 535 a.C. circa, al largo del mar Tirreno, tra la Corsica e la Sardegna. Una notizia accolta con entusiasmo dal ministro della Cultura, Dario Franceschini: “È importante continuare a investire con convinzione nella ricerca archeologica che non smette di restituire importanti tasselli della storia del Mediterraneo”. E proprio in considerazione di questi importanti risultati, saranno programmate dal Parco nuove indagini per ricostruire la storia della colonia greca.

Il pavimento del tempio arcaico di Atena sull’acropoli di Elea-Velia (foto pa-paeve)
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Una fase dello scavo dell’elmo tipo Negau all’interno del tempio arcaico di Stena sull’acropoli di Elea-Velia (foto pa-paeve)

Sulla base di precedenti ricerche archeologiche avviate negli anni ’20 del secolo scorso, e proseguite con discontinuità fino agli anni ’90, si ipotizzava, anche se con forti dubbi, l’esistenza di una struttura sacra arcaica antecedente al tempio maggiore dell’Acropoli di Velia. In particolare si pensava a una sua collocazione sul terrazzo più elevato della punta occidentale dell’Acropoli. I recenti scavi non solo hanno confermato l’esistenza di un edificio sacro ma ne hanno anche precisato la collocazione, la planimetria, la cronologia e il rapporto con le strutture più recenti. Gli archeologi del Parco hanno, infatti, riportato alla luce resti di muri realizzati con mattoni crudi, intonacati e fondati su zoccolature in blocchi accostati in poligonale, una tecnica utilizzata anche per le abitazioni di età arcaica rinvenute lungo le pendici dell’acropoli. Tali testimonianze disegnano un edificio rettangolare lungo almeno 18 metri ed ampio 7. La porzione interna della struttura è pavimentata con un piano in terra battuta e tegole, sul quale, in posizione di crollo, sono stati rinvenuti elementi dell’alzato, ceramiche dipinte, vasi con iscrizioni “IRE”, ovvero “sacro”, e numerosi frammenti metallici pertinenti ad armi e armature. Tra questi, due elmi, uno calcidese e un altro di tipo Negau, in ottimo stato di conservazione.

Veduta dell’area interessata dagli scavi archeologici sull’acropoli di Elea-Velia (foto pa-paeve)

“I rinvenimenti archeologici presso l’acropoli di Elea-Velia lasciano ipotizzare una destinazione sacra della struttura”, dichiara il direttore generale dei Musei e direttore avocante del parco archeologico di Paestum e Velia, Massimo Osanna. Con tutta probabilità in questo ambiente vennero conservate le reliquie offerte alla dea Atena dopo la battaglia di Alalia”, sulla quale nel 2019 era stata allestita un’interessante mostra internazionale al museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia (vedi Dentro il teatro dello scontro navale. A Vetulonia nella mostra-evento “Alalia, la battaglia che ha cambiato la storia” il visitatore rivive la battaglia tra Greci, Etruschi e Cartaginesi nel mare Sardonio, con reperti preziosi, molti inediti | archeologiavocidalpassato).

L’elmo calcidese appena dissotterrato dagli strati archeologici all’interno del tempio di Atena sull’acropoli di Elea-Velia (foto pa-paeve)
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L’elmo tipo Negau, proveniente dallo scavo sull’acropoli di Elea-Velia, in laboratorio (foto pa-paeve)

Liberati dalla terra solo qualche giorno fa, i due elmi devono ancora essere ripuliti in laboratorio e studiati. “Al loro interno – continua Osanna – potrebbero esserci iscrizioni, cosa abbastanza frequente nelle armature antiche, e queste potrebbero aiutare a ricostruire con precisione la loro storia, chissà forse anche l’identità dei guerrieri che li hanno indossati. Certo si tratta di prime considerazioni che già così chiariscono molti particolari inediti di quella storia eleatica accaduta più di 2500 anni fa”.

Il muro settentrionale della struttura sacra arcaica sull’acropoli di Elea-Velia (foto pa-paeve)

Gli scavi hanno chiarito anche la cronologia del principale tempio della città dedicato alla dea Atena. La costruzione del tempio maggiore, almeno di una sua prima fase, deve collocarsi cronologicamente dopo la struttura sacra riportata alla luce in questi ultimi mesi. In seguito, in età ellenistica, l’intero complesso riceverà una completa risistemazione con la realizzazione di una stoà monumentale che cingerà il tempio maggiore e il piano di uso si eleverà a coprire tutte le fasi precedenti”.

Sequenza stratigrafica dello scavo sull’acropoli di Elea-Velia (foto pa-paeve)
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Disegno del saggio di scavo sull’acropoli di Elea-Velia (foto pa-paeve)

“La struttura del tempio più antico risale al 540-530 a.C., ovvero proprio gli anni subito successivi alla battaglia di Alalia”, fa notare Osanna, “mentre il tempio più recente, che si credeva di età ellenistica, risale in prima battuta al 480-450 a. C., per poi subire una ristrutturazione nel IV sec. a C. È possibile quindi che i Focei in fuga da Alalia l’abbiano innalzato subito dopo il loro arrivo, com’era loro abitudine, dopo aver acquistato dagli abitanti del posto la terra necessaria per stabilirsi e riprendere i floridi commerci per i quali erano famosi. E alle reliquie da offrire alla loro dea per propiziarne la benevolenza, aggiunsero le armi strappate ai nemici in quell’epico scontro in mare che di fatto aveva cambiato gli equilibri di forza nel Mediterraneo”.

Lo scavo archeologico sull’acropoli di Elea-Velia (foto pa-paeve)

“Il lavoro ha condotto, grazie ad un’ampia squadra di professionisti e collaboratori, a dare risposta a questioni aperte da oltre settant’anni, su cui si sono espressi nel corso del tempo numerosi eminenti studiosi”, dichiara l’archeologo del Parco, Francesco Uliano Scelza. “I risultati hanno chiarito topografia, architettura, destinazione d’uso e cronologia delle varie fasi dell’acropoli, dall’età del Bronzo al periodo ellenistico. Adesso si lavora ad ulteriori progetti che la presente ricerca ha ispirato, di fruizione, studio e valorizzazione. Tra questi, la rimodulazione dell’Acropoli, da rendere visibile e visitabile in ogni sua parte e la rielaborazione dei luoghi espositivi della Cappella Palatinae e della chiesa di Santa Maria, in modo da rendere ancora più attraente il già suggestivo paesaggio di Velia”.

Ministero della Cultura: nominati nuovi direttori di musei autonomi. Tiziana D’Angelo al parco archeologico di Paestum, Andrea Viliani al museo delle Civiltà di Roma, Enrico Rinaldi al parco archeologico di Sepino, Vincenzo Bellelli al parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia

Tiziana D’Angelo è la nuova direttrice del parco archeologico di Paestum e Velia (foto nottingham.ac.uk)

Tiziana D’Angelo, 38 anni, milanese, è la nuova direttrice del parco archeologico di Paestum e Velia. Archeologa di formazione internazionale (Phd Harvard), esperta di arte e archeologia della Magna Grecia, insegna all’università di Nottingham (GB), ha conseguito il dottorato di ricerca in archeologia classica all’università di Harvard nel 2013. “Dopo diciassette anni di studio ed esperienze professionali come archeologa all’estero, l’opportunità di lavorare con i Beni Culturali in Italia e di farlo in un sito come Paestum, a cui sono fortemente legata a livello scientifico, è un’occasione straordinaria”, dichiara la nuova direttrice. “Sono arrivata a Paestum da dottoranda, per studiare le splendide lastre funerarie dipinte esposte nel Museo o conservate nei depositi. Gli anni successivi ho avuto la fortuna di collaborare con il Parco di Paestum e Velia a diversi progetti, sotto la direzione di Gabriel Zuchtriegel. Sotto la sua guida il Parco è cresciuto moltissimo e ho intenzione di proseguire questo percorso virtuoso, restituendo a Paestum e Velia, e alla realtà dei Beni Culturali in generale, almeno una parte di quello che mi hanno dato in tutti questi anni”. Il Parco Archeologico di Paestum e Velia, iscritto dal 1998 nella lista del patrimonio mondiale UNESCO, ha competenza territoriale sul museo e sull’area archeologica di Paestum, sul Museo narrante di Hera Argiva alla foce del Sele, sull’area dell’ex stabilimento della Cirio, sulle mura di cinta e su altre aree archeologiche di competenza. Il Parco ha il compito di arricchire, conservare e valorizzare le collezioni e i monumenti archeologici e storico-artistici al fine di contribuire alla salvaguardia, alla ricerca e alla fruizione sostenibile del patrimonio culturale.

Tiziana D’Angelo riceve prestigiosi premi e borse di studio che le consentono di trascorrere un anno di ricerca a Roma, come Mary Isabel Sibley Fellow in Greek Studies della Phi Beta Kappa Society di Washington (2011-12), e un anno a Los Angeles come Predoctoral Fellow al Getty Research Institute (2012-13). Appena conseguito il dottorato, è prima a Berlino, come borsista di ricerca dell’Archaeological Institute of America e del Deutsches Archäologisches Institut (2013), e poi a New York, dove lavora nel Dipartimento di Arte Greca e Romana del Metropolitan Museum of Art in qualità di Jane and Morgan Whitney Postdoctoral Fellow (2013-14). Nel 2014 risulta vincitrice di una Lectureship in Classical Art and Archaeology a tempo determinato presso la University of Cambridge (2014-18) e durante questi anni è anche Fellow, Director of Studies in Classics e Tutor a St Edmund’s College, Cambridge. Da settembre 2018 è Assistant Professor in Ancient Greek and Roman Art presso la University of Nottingham, Department of Classics and Archaeology. La dottoressa D’Angelo ha partecipato a campagne di scavo in Italia e Turchia, ha collaborato a progetti di mostre allestite in musei italiani e stranieri e alla realizzazione di alcuni documentari.

Tiziana D’Angelo fa parte dei sei nuovi direttori di musei autonomi nominati al termine del concorso internazionale come annunciato dal ministro della Cultura Dario Franceschini. Con lei Ilaria Ester Bonacossa per il nuovo museo dell’Arte Digitale a Milano, Andrea Viliani al museo delle Civiltà di Roma, Enrico Rinaldi per il parco archeologico di Sepino, Vincenzo Bellelli per il parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia, Axel Hemery alla Pinacoteca di Siena. La commissione, che ha valutato 156 candidati, era presieduta da Stefano Baia Curioni, professore associato di storia economica presso la Università Commerciale “Luigi Bocconi” di Milano e esperto di economia della cultura, e composta da Nadia Barrella, professoressa ordinaria di museologia presso l’università degli studi della Campania “Luigi Vanvitelli”; Valérie Huet, professoressa di storia antica presso l’Università della Bretagna Occidentale e Centro “Jean Bérard”; José María Luzón Nogué, Real Academia de Belòlas Artes de San Fernando, già direttore del Museo del Prado; Antonia Pasqua Recchia, già segretario generale del ministero della Cultura. “L’incrocio tra autonomia e qualità dei direttori ha permesso di compiere importanti passi avanti nella modernizzazione del sistema museale e nel rafforzamento della tutela e della produzione scientifica”, commenta Franceschini. “Ringrazio la commissione per l’accurato lavoro svolto in questi mesi che ha portato alla nomina da parte del direttore generale musei, Massimo Osanna, di sei nuovi direttori, cinque italiani e uno francese”.

Andrea Viliani, 48 anni, di Casale Monferrato, è il nuovo direttore del Museo delle civiltà di Roma. Storico dell’arte, è responsabile e curatore del Centro di Ricerca Castello di Rivoli. Ha precedentemente ricoperto l’incarico di direttore generale e artistico della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee/MADRE di Napoli (2013-2019) presso cui ha curato e organizzato importanti mostre internazionali; dal 2009 al 2012 Viliani è stato direttore della fondazione Galleria Civica-Centro di ricerca sulla contemporaneità di Trento. Il museo delle Civiltà raccoglie le collezioni dei seguenti musei: museo preistorico etnografico “Luigi Pigorini”; museo delle arti e tradizioni popolari “Lamberto Loria”; museo dell’alto Medioevo “Alessandra Vaccaro”; museo d’arte orientale ‘Giuseppe Tucci’; museo italo africano ‘Ilaria Alpi’ (ex Museo Coloniale). La nascita del museo delle Civiltà si inserisce nella visione di grandi musei internazionali incentrati sull’uomo e le sue culture, per la valorizzazione di patrimoni e testimonianze delle diverse identità e memorie.

Enrico Rinaldi, 53 anni, è il nuovo direttore del parco archeologico di Sepino. Archeologo specializzato in restauro dei monumenti, ha diretto a lungo progetti di manutenzione programmata a Ostia e Pompei. Professore a contratto alla Scuola Superiore Meridionale dell’università di Napoli “Federico II”, lavora attualmente alla direzione generale Musei. Il parco archeologico di Sepino, istituito solo nel 2021, comprenderà l’omonima area archeologica, con i resti dell’antica città romana sorta nella valle del Tammaro, e il museo della città e del territorio, siti che complessivamente nel 2019 hanno visto oltre 27mila visitatori. 

Vincenzo Bellelli, 53 anni, di Potenza, è il nuovo direttore del parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia. Archeologo di fama internazionale, dirigente di ricerca al CNR in servizio all’Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale, è responsabile scientifico degli scavi archeologici nell’area urbana di Cerveteri. Il parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia comprende la necropoli della Banditaccia, la più estesa dell’area mediterranea, iscritta nel 2004 dall’Unesco nella lista del patrimonio dell’umanità; il museo Archeologico nazionale di Tarquinia, che ha sede nell’antico Palazzo Vitelleschi; la necropoli di Monterozzi. Tali siti complessivamente hanno registrato oltre 153.000 visitatori nel 2019.

Tokyo. Aperta la grande mostra “Pompeii” con 160 reperti del Mann,  il più grande percorso espositivo promosso in Giappone nell’era post-Covid. Giulierini: “L’arte crea ponti fra popoli”

L’occhio scivola sul percorso basolato, entra nel giardino della Casa del Fauno: è lì che gli archeologi trovarono il grande mosaico di Alessandro, oggi uno di capolavori  del museo Archeologico nazionale di Napoli. Non siamo però a Pompei ma quasi a 10mila chilometri di distanza al Tokyo National Museum dove è stata inaugurata la mostra itinerante “Pompeii”, realizzata con centosessanta reperti del museo Archeologico nazionale di Napoli. L’evento coinvolgerà, sino a dicembre 2022, le prefetture di Kyoto, Miyagi e Fukuoka: le tappe successive dell’esposizione includeranno il Kyoto City KYOCERA Museum of Art e anche il Kyushu National Museum. L’allestimento “Pompeii” è inaugurato nella capitale nipponica in una data simbolica: nel 2022, infatti, ricorre il centocinquantesimo anno dalla fondazione del Tokyo National Museum, che è il più antico ed importante museo del paese, specializzato nella tutela e valorizzazione di antichità giapponesi e, più in generale, asiatiche. 

Mostra “Pompeii” a Tokyo: allestimento evocativo, che ricostruisce la vita nelle antiche città vesuviane (foto mann)

Un allestimento evocativo, che ricostruisce la vita nelle antiche città vesuviane: “Pompeii” non soltanto rappresenta una mostra che intende raccontare i legami tra le radici storiche dell’Occidente e dell’Oriente, in un certo senso “infrangendo” la specializzazione tematica e geografica dell’Istituto, ma è anche il primo grande percorso espositivo internazionale lanciato nell’era post-Covid. “Con il Giappone abbiamo intrapreso un importante viaggio culturale, iniziato ormai due anni fa”, spiega il direttore del Mann, Paolo Giulierini. “L’arte crea ponti tra i popoli e gli esiti finali di questa operazione, che ritengo possa forse essere la più importante nei rapporti  tra Giappone ed Italia, sono costituiti da due obiettivi: il restauro del Mosaico di Alessandro, possibile anche grazie al generoso contributo di The Asahi Shimbun, e la realizzazione della grande mostra su Pompei, organizzata da The Asahi Shimbun e NHK. Questa mostra porta in Giappone reperti provenienti da contesti noti ed intende approfondire settori fondamentali della vita della celebre città vesuviana: passando dalla scoperta, che è stata la fortuna dell’archeologia occidentale, si giunge all’analisi della dimensione quotidiana, che avvicina le sensibilità di popoli, lontani nel tempo e nello spazio, ma pur sempre legati dalla necessità di fronteggiare le avversità della natura. La costante e proficua sinergia tra il Mann  e il parco archeologico di Pompei è un esempio emblematico della -potenza di fuoco- dell’archeologia italiana”.

Mostra “Pompeii” a Tokyo: l’ingresso di una domus pompeiana con il “cave canem” (foto mann)

Articolato il framework di sinergie istituzionali che hanno dato vita al progetto: nel 2019, infatti, il Mann ha siglato una Convenzione Quadro con il Tokyo National Museum, proprio per valorizzare, con una grande mostra nel paese del Sol Levante, la conoscenza della cultura delle antiche città vesuviane. Seguendo la politica di promozione delle relazioni internazionali messa in atto dal ministero della Cultura- Mic, si è sviluppato il progetto scientifico della mostra che ha previsto, tra l’altro, la cooperazione del Ministero della Cultura Giapponese, dei Musei di Tokyo, Fukuoka e Kyoto, dell’Ambasciata d’Italia a Tokyo e della Fondazione Italia Giappone. Il percorso espositivo nasce anche in collaborazione con il Parco Archeologico di Pompei, che promuove la conoscenza delle antichità vesuviane nel contesto internazionale, non solo europeo. 

L’esposizione è organizzata dal famoso quotidiano The Asahi Shimbun e dalla NHK, NHK Promotions Inc (Nippon Hoso Kyokai – Japan Broadcasting Corporation). È sempre The Asahi Shimbun tra i finanziatori del restauro del Mosaico di Alessandro, attività che si avvale della collaborazione anche dell’Istituto Superiore per il Restauro del MIC: alla prima fase di messa in sicurezza dell’opera, seguirà, nei prossimi mesi, la movimentazione del manufatto, per analizzare direttamente lo stato di conservazione del supporto originario, al momento non accessibile, e definirne compiutamente gli interventi da eseguire. Il restauro sarà concluso entro il 31 dicembre 2022 ed i lavori saranno condotti in un cantiere aperto ai visitatori: sarà così restituito a napoletani e turisti un capolavoro di tutti i tempi, dopo un’operazione senza precedenti di ricerca e tutela. 

Mostra “Pompeii” a Tokyo: preziosi reperti dal museo Archeologico di Napoli (foto mann)

“Le storie della città antica di Pompei e del museo Archeologico nazionale di Napoli sono indissolubilmente legate. Non è possibile, infatti, comprendere gli accadimenti che interessarono Pompei senza conoscere le Collezioni pompeiane conservate presso il Mann e, viceversa, una visita alle sale del Museo non preceduta dagli itinerari percorribili nella città antica risulterebbe priva di senso”,  sottolinea Gabriel Zuchtriegel, direttore generale del parco archeologico di Pompei. “È nell’ottica di promuovere la conoscenza di questo straordinario patrimonio culturale che il Parco archeologico di Pompei e il Mann hanno la fortuna e l’onere di gestire, che si muove da sempre la collaborazione tra le Istituzioni del territorio e quelle straniere. Oggi, ancor di più, a seguito dei recenti rinvenimenti pompeiani– dagli scavi  della Villa di Civita Giuliana a quelli che stanno riportando alla luce intere insule della città antica – che gettano una luce nuova sulla storia della città e dei suoi abitanti, e generano, in chi la guarda, uno stupore pari solo a quello che devono aver provato i primi scopritori  alla vista delle pareti dipinte che man mano venivano svelate. È questo stesso stupore che ci auguriamo possa accendersi negli occhi degli amici giapponesi che verranno a visitare la mostra”. 

La mostra “Pompeii” a Tokyo è organizzata in cinque sezioni (foto mann)

La mostra è articolata in cinque sezioni: Sezione 1- Introduzione- L’eruzione del Vesuvio e il seppellimento di Pompei; Sezione 2- La città di Pompei: architettura pubblica e religione; Sezione 3- La società pompeiana; Sezione 4- La prosperità di Pompei; Sezione 5- Storia degli scavi, oggi e nel passato (Ercolano, Pompei, Stabiae e Somma Vesuviana). Filo conduttore dell’allestimento, curato, tra gli altri, dal direttore del Mann, Paolo Giulierini, dal  noto accademico Masanori Aoyagi, Commissario per le attività culturali in Giappone, da Umberto Pappalardo, Rosaria Ciardiello e Kyoko Sengoku Haga, è il legame tra le città (Pompei, Ercolano, Tokyo, Kagoshima) e i vulcani. Una sorta di itinerario alla scoperta della vita (e di quella che, con un fortunato termine contemporaneo, è stata chiamata “resilienza”), capace di affrontare le calamità naturali, tra eruzioni e terremoti: la mostra partirà dal 79 d.C. e dal seppellimento di Pompei, per ripercorrere, quasi a ritroso, quei cicli di distruzioni e successive ricostruzioni che le comunità civili hanno messo in atto sin dall’antichità.

Mostra “Pompeii” a Tokyo: esposte anche sculture provenienti dall’area vesuviana (foto mann)

In mostra, saranno visibili al Tokyo National Museum sino al 3 aprile 2022, contesti archeologici dalle Case del Fauno, del Citarista e del Poeta Tragico; anche grazie al lavoro di scavo nei depositi, svelando suppellettili (bronzi e vetri), sculture ed affreschi che decoravano domus e edifici pubblici romani, si darà testimonianza della cultura materiale che caratterizzava l’area vesuviana nel suo complesso. Nel percorso sarà possibile ammirare anche due statue, in marmo bianco di Paros, provenienti dalla Villa Augustea di Somma Vesuviana: un Dioniso con pantera e una peplophoros, entrambe opere recuperate grazie alla campagna di scavo condotta dall’università di Tokyo ed esposte nel museo Storico archeologico di Nola (direttore: Giacomo Franzese). Il prestito dei reperti è stato concesso dalla direttrice della Direzione Regionale Musei della Campania (direttrice: Marta Ragozzino), che ha caldeggiato il contributo del museo nolano alle importanti  iniziative culturali volte a celebrare  l’anniversario della fondazione del  Tokyo National Museum.  Al rientro in Italia le sculture saranno ospitate nella sala riallestita anche grazie al contributo concesso dal The Asahi Shimbun. Realizzata ad hoc per la mostra, l’esclusiva ricostruzione delle pareti della Villa di Cicerone a Pompei, grazie alla combinazione di frammenti di decorazioni parietali, come i famosi satiri funamboli: il progetto è stato firmato dall’archeologa Rosaria Ciardiello e dai fotografi  Luciano e Marco Pedicini.

A Pompei applicate nuove tecnologie per il monitoraggio dello stato di conservazione dei manufatti archeologici: iniziati alla Casa di Arianna i rilievi con laser scanner per la modellazione tridimensionale in BIM

Alla Casa di Arianna a Pompei iniziati i rilievi con laser scanner per la modellazione tridimensionale in BIM (foto parco archeologico di pompei)

La Casa di Arianna a Pompei interessata dalle nuove tecnologie per il monitoraggio dello stato di conservazione dei manufatti archeologici. Sono iniziate da alcuni giorni le prime attività di rilievo con laser scanner della domus di Arianna, i cui dati confluiranno in una piattaforma HBIM, che per la prima volta sarà applicata al contesto archeologico pompeiano. HBIM è acronimo di Heritage Building Information Modeling, una tecnologia  che consente di acquisire informazioni per la gestione digitale integrata dei processi di conservazione, programmazione e manutenzione del sito, nell’ottica di una sempre maggiore sostenibilità economica e ambientale nella gestione del patrimonio archeologico. Il parco archeologico di Pompei, ancora una volta, si dimostra dunque campo privilegiato di applicazione delle nuove tecnologie di rappresentazione e monitoraggio delle strutture archeologiche. Avere a disposizione un modello digitale BIM implementabile di una domus o edificio archeologico permette di disporre di un database interoperabile  da interrogare (con l’ausilio di strumenti informatici dedicati al facility management) per pianificare in modo strategico le operazioni di manutenzione e gestire in maniera ottimale: il monitoraggio del degrado, anche strutturale, dell’edificio, attraverso un confronto informatizzato tra un dato inserito nel modello digitale e lo stesso dato rilevato in tempo reale tramite sensori; la pianificazione degli interventi di restauro; la catalogazione delle informazioni legate all’opera, che vengono in questo modo preservate tramite un archivio digitale in cloud; la simulazione degli effetti di eventi catastrofici (ad es. i terremoti).

Il gruppo di lavoro impegnato nei rilievi con laser scanner della domus di Arianna a Pompei (foto parco archeologico di pompei)

Il progetto è realizzato dal parco archeologico di Pompei assieme all’università Federico II di Napoli, che dal 2010 ha seguito per il sito di Pompei i progetti di miglioramento dell’accessibilità “Pompei accessibile”, “Accordo Deloitte” e “Enhancing Pompeii”, dal Politecnico di Milano che conduce da anni ricerche sul superamento dei modelli tradizionali di archiviazione dei dati e sulla costruzione di piattaforme interoperabili per i beni culturali e dall’Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale del CNR, con una consolidata esperienza di ricerca sull’impiego delle tecnologie ICT per la conoscenza, conservazione e fruizione del patrimonio culturale. Il gruppo di ricerca  è composto per l’università di Napoli Federico II: Renata Picone (Coordinamento), Mario R. Losasso, Luigi Veronese, Enza Tersigni, Eduardo Bassolino, Mariarosaria Villani; il Politecnico di Milano: Stefano Della Torre, Luisa Ferro, Daniela Oreni; per il Cnr: Costanza Miliani, Elena Gigliarelli, Filippo Calcerano, Cristiano Riminesi; per il Parco archeologico di Pompei: Gabriel Zuchtriegel direttore generale, Alberto Bruni, Arianna Spinosa, Vincenzo Calvanese, Raffaele Martinelli; per Acca software: Antonio Cianciulli, Enrico Ciampi.

Alla Casa di Arianna a Pompei iniziati i rilievi con laser scanner per la modellazione tridimensionale in BIM (foto parco archeologico di pompei)

L’obiettivo del gruppo di ricerca, che vanta un approfondito know-how sui temi del restauro, miglioramento della fruizione del Parco archeologico pompeiano e delle tecnologie abilitanti per i patrimoni culturali, è di portare a compimento l’idea progettuale di un prototipo di piattaforma digitale HBIM calata su un’insula del Parco archeologico pompeiano in 6 mesi, per definire in una seconda fase la sperimentazione del risultato prototipale e la relativa dimostrazione di funzionalità. L’attività prevede il coinvolgimento di docenti e giovani ricercatori da impiegare nell’attività sul campo e si avvarrà della consulenza del Distretto tecnologico Stress, per la realizzazione di rilievi e indagini diagnostiche non invasive, e per l’elaborazione della piattaforma digitale, della società Acca Software, sviluppatrice dei programmi Edificius e usBIM, grazie ai quali i componenti della ricerca hanno già sperimentato soluzioni per l’implementazione dei programmi finalizzati alla lettura, all’archiviazione dati e all’interpretazione del patrimonio culturale.