#iorestoacasa. Il museo Archeologico nazionale di Altino ci fa conoscere un secondo reperto “imperdibile”: i cavalli veneti o, meglio, le sepolture di cavalli. E per i bambini propone la lettura di una favola con sorpresa finale

Vado alle Gallerie degli Uffizi per vedere la Venere del Botticelli. E vado ad Altino per vedere…? I cavalli veneti, il secondo reperto “imperdibile” proposto dalla direzione del museo nazionale e area archeologica di Altino rispettando #iorestoacasa. Del resto i cavalli veneti erano un “mito” nel mondo antico, quasi uno status symbol come oggi è per noi una Ferrari. “Era il 440 a.C. quando Leonte di Sparta vinse le Olimpiadi. Guidava cavalli veneti.”, ricordano gli archeologi di Altino. “Qualche decennio più tardi, Dionisio, il tiranno di Siracusa, scelse di allevare i cavalli veneti, perché erano i migliori nella corsa. Fu così che i Greci li conobbero e in breve divennero i più ambiti nei più prestigiosi agoni sportivi. Per gli antichi, ogni eccellenza era un dono divino ed era d’obbligo rendere grazie. I Veneti, infatti, erano soliti sacrificare a Diomede un cavallo bianco. Non sappiamo nei dettagli come si svolgesse il sacrificio, in quali occasioni e ogni quanto tempo. Poteva trattarsi di un rituale a sé o rendersi necessario in caso di vittoria in un agone importante o essere collegato alla morte del padrone particolarmente potente e facoltoso. Quel che sappiamo è che le necropoli delle città venete ospitano spesso tombe di cavalli”. Ad Altino se ne contano 30, seppellite tra il V e il III secolo a.C. nella necropoli a nord della città. Sono quasi tutti cavalli maschi, nel fiore degli anni, per lo più inumati a coppie o a gruppi di tre, come nella celebre tomba della biga di Adria. Spesso indossano la bardatura. “Nessuno reca traccia di morte violenta sullo scheletro, ma un taglio alla gola non ne lascia. E’ possibile, ma non certo, che riposassero accanto ai loro padroni. Assistiamo, con questo, a una delle testimonianze più intime e umane del sentire e dell’agire di persone, vissute migliaia di anni prima di noi. Sacrificare quanto di più prezioso si possedeva era un gesto di estrema umiltà e abbandono verso la potenza del divino. Riservare all’amato animale una sepoltura pari a quella di una persona cara era il sommo tributo di gratitudine, pagato con l’incalcolabile prezzo della vita”.

La direttrice Marianna Bressan nella nuova aula didattica del museo Archeologico nazionale di Altino (foto Graziano Tavan)

Una favola per i bambini. Ma Marianna Bressan, direttrice del museo nazionale e dell’area archeologica di Altino, non solo ci fa conoscere gli “imperdibili”, così da memorizzarli e poi andarli a cercare in una futura visita al museo, ma non dimentica i bambini, per i quali sono pensati laboratori e incontri specifici. Ora, però, che i bambini sono costretti a casa come tutti noi ecco l’idea di raccontare loro una favola. Questa è la prima. “Una bella 🧸🎁 favola 🎁 🧸tutta da ascoltare e da guardare, scritta da Gabriella Bosmin e illustrata da Erica Schweizer. Le dà voce 🎤Maurizio Tonolo🎤, uno dei custodi del Museo. E allora…. cominciamo! (vedi: https://it-it.facebook.com/MuseoArcheologicoAltino/videos/208878290368915/). C’era una volta, ad Altino… il piccolo Tito, figlio del pastore Tiberio, un cagnolino cucciolo, le loro pecorelle e tanti altri animali…🐹🐑🐑🐑🦁🦌🐆
🤫 P.S. a un certo punto della storia i nostri protagonisti incontrano una 🧜‍♀‍👑 Signora magica 👑🧜‍♀‍. Attenzione, bambini e adulti, perché presto la incontreremo di nuovo!”. Editing video Francesca Farroni.

 

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