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#iorestoacasa. Il museo Archeologico nazionale di Altino ci fa conoscere un quinto reperto “imperdibile”: una statuetta di gladiatore in terracotta (I-II sec. d.C.). E per i bambini propone la lettura di una favola con due bambini, Lucilio e Tito, che osservano gli artigiani al lavoro

Vado al MANN di Napoli per vedere l’affresco con la rissa all’anfiteatro di Pompei. E vado ad Altino per vedere…? È la quinta “provocazione” del museo Archeologico nazionale per presentare il quinto reperto “imperdibile”: statuetta di gladiatore in terracotta (I-II sec. d.C.), da un rinvenimento sporadico del 1971 a Sud della via Annia. Nel video di Francesca Ferroni Gallo, il testo e la voce narrante sono di Marianna Bressan, direttrice del museo nazionale e dell’area archeologica di Altino.

Statuetta di gladiatore in terracotta (I-II sec. d.C.) conservato al museo di Altino (foto PM-Veneto)

La statuetta del gladiatore ci porta a primo pomeriggio di fine aprile ad Altino. “Siamo in anfiteatro”, ci racconta Marianna Bressan. “È appena terminata la pompa, la sfilata delle armi e dei gladiatori che si affronteranno in duello. Il popolo, accalcato sugli spalti attorno all’arena, rumoreggia, inneggia il nome del favorito, strepita impaziente. Nella caserma, lontano dalla vista del pubblico, il gladiatore indossa le armi appena presentate in corteo. Sulla tibia sinistra, l’ocrea di metallo, legata a una spessa imbottitura di lana, che aiuta ad attutire i colpi. Sul braccio destro, la manica gladiatoria di cuoio; all’altezza dello stomaco il balteus, il cinturone protettivo, e, sotto, il subligaculum, il perizoma. In testa mette l’elmo: una calotta liscia con una cresta curvilinea dai bordi stondati e solo due forellini per gli occhi. Con la sinistra imbraccia lo scudo rettangolare, avvolgente, senza spigoli vivi. Il suo lato sinistro è protetto dalla testa ai piedi, letteralmente. Con la destra impugna il gladio. Dal suo armamentario è chiaro: è un gladiatore della classe dei secutores. E finalmente si avvia nell’arena. Al suo ingresso, esplode il furore del popolo: è lui il preferito e non il suo avversario, il retiarius, che cercherà di batterlo armato di tridente e rete da pesca. Ci siamo, siamo pronti, uno di fronte all’altro. Il secutor mostra il lato sinistro, il gladio in resta, il corpo pronto a scattare al via dell’arbitro. Che il combattimento abbia inizio. Che sia io il vincitore”.

Ed ecco la quarta favola altinate per i bambini. 👨🏻‍👩🏻‍👦🏻‍👦🏻👨🏼‍👩🏼‍👧🏼‍👧🏼👩🏻‍👧🏻‍👦🏻Bambine, bambini! 👩🏾‍👩🏾‍👦🏾‍👦🏾👨🏻‍👨🏻‍👧🏻‍👦🏻👨‍👦‍👦 è tempo di un’altra lettura… favolosa! 📖 Il 1° maggio è stata la Festa dei Lavoratori e noi abbiamo reso omaggio ai mestieri di Altino antica. La favola di oggi ci racconta l’abilità di quegli artigiani attraverso gli occhi di due bambini, il “poeta” Lucilio e il suo curioso e intraprendente amico Tito. E, ai loro occhi, il lavoro degli artigiani non poteva che apparire… una 🧜‍♀‍ magia 🧚‍♀‍! Legge per noi 🎤Michele Bars🎤, custode del Museo. Il testo è di Gabriella Bosmin e le illustrazioni di Erica Schweizer. E allora…. c’era una volta… https://it-it.facebook.com/1119722614724773/videos/344833106492793/

#iorestoacasa. Il museo Archeologico nazionale di Altino ci fa conoscere un terzo reperto “imperdibile”: la Signora degli Animali, un’antefissa del I sec. a.C. che evoca storie inquietanti. E per i bambini propone la lettura di una favola con i soldati impegnati (con poca voglia) alla manutenzione delle strade

Vado al Reina Sofia di Madrid per vedere la Guernica di Picasso. E vado ad Altino per vedere…? È la terza “provocazione” del museo Archeologico nazionale per presentare il terzo reperto “imperdibile”: la Signora degli Animali (Potnia theron). Si tratta di un’antefissa in terracotta con con Potnia theron (I sec. a.C.) proveniente dall’edificio interpretato come magazzino posto a Sud-Ovest di Altino, nei pressi della via Annia. Nel video di Francesca Ferroni Gallo, il testo e la voce narrante sono di Marianna Bressan, direttrice del museo nazionale e dell’area archeologica di Altino.

Antefissa in terracotta con la Signora degli Animali (I sec. a.C.) (foto museo archeologico di Altino)

“La dea incede sicura, le ali spiegate e la veste allacciata sotto il seno e fremente nel movimento”, così Marianna Bressan descrive il prezioso reperto. “Forse ha appena posato il piede a terra, calata direttamente dal cielo. Ha con sé due leoni, li stringe saldamente con le mani e li costringe a guardarti. È lei che ha il potere di renderli feroci o docili, ed è così con tutti gli animali. Domina la forza vitale della natura, decide della vita e della morte. È la Potnia theron, la Signora degli Animali. La veneravano in Mesopotamia, diverse migliaia di anni fa; nella Creta dei Minoici e poi dei Micenei; in Grecia, dove a un certo punto diventa Artemide, la Diana dei Romani”. Poi inizia la storia che questo reperto potrebbe evocare. “Un giovane viaggiatore è partito da Patava (Padova) qualche giorno fa”, narra Bressan, “guidando il suo carro lungo il rettifilo della via Annia. Finalmente Altino, la sua destinazione, si profila all’orizzonte: prima di immergersi nelle viuzze fitte di case dai comignoli fumanti, deve attraversare il ponte sul canale che cinge la città. Sulla destra si impone un grande edificio, proprio sulla riva del canale. Lì davanti sono approdate molte barche, alcune vanno e altre vengono, e tanti uomini si affaccendano dandosi su la voce, per caricare e scaricare, fare il calcolo delle merci consegnate, riscuotere, contrattare, attraccare, ripartire. Alza lo sguardo: sul tetto, tra molte altre figure, c’è lei: la Signora degli animali. Sovrasta gli uomini e li sorveglia: io sono la forza vitale della natura, la tua fortuna – viaggiatore – dipende da me”.

Ed ecco la seconda favola altinate per i bambini. 👨‍👨‍👧‍👦👩‍👩‍👧‍👦👨‍👩‍👦‍👦Bambine, bambini! 👨‍👩‍👧‍👧👨‍👨‍👧‍👧👨‍👨‍👦‍👦
🐣…anche a Pasquetta chiusi in casa…? 🏠 che ne dite di una bella favola? La legge per noi 🎤Barbara Savoldello🎤, custode del Museo. Il testo è di Gabriella Bosmin e le illustrazioni di Erica Schweizer. E allora…. cominciamo! “C’era una volta, ad Altino… un gruppo di soldati impegnati nella manutenzione delle strade della città. 🤔Riusciranno a escogitare un trucco per fare meno fatica? 💡💡💡💡💡 Scopriamolo insieme!”: https://it-it.facebook.com/MuseoArcheologicoAltino/videos/215324036571549/

 

#iorestoacasa. Il museo Archeologico nazionale di Altino ci fa conoscere un secondo reperto “imperdibile”: i cavalli veneti o, meglio, le sepolture di cavalli. E per i bambini propone la lettura di una favola con sorpresa finale

Vado alle Gallerie degli Uffizi per vedere la Venere del Botticelli. E vado ad Altino per vedere…? I cavalli veneti, il secondo reperto “imperdibile” proposto dalla direzione del museo nazionale e area archeologica di Altino rispettando #iorestoacasa. Del resto i cavalli veneti erano un “mito” nel mondo antico, quasi uno status symbol come oggi è per noi una Ferrari. “Era il 440 a.C. quando Leonte di Sparta vinse le Olimpiadi. Guidava cavalli veneti.”, ricordano gli archeologi di Altino. “Qualche decennio più tardi, Dionisio, il tiranno di Siracusa, scelse di allevare i cavalli veneti, perché erano i migliori nella corsa. Fu così che i Greci li conobbero e in breve divennero i più ambiti nei più prestigiosi agoni sportivi. Per gli antichi, ogni eccellenza era un dono divino ed era d’obbligo rendere grazie. I Veneti, infatti, erano soliti sacrificare a Diomede un cavallo bianco. Non sappiamo nei dettagli come si svolgesse il sacrificio, in quali occasioni e ogni quanto tempo. Poteva trattarsi di un rituale a sé o rendersi necessario in caso di vittoria in un agone importante o essere collegato alla morte del padrone particolarmente potente e facoltoso. Quel che sappiamo è che le necropoli delle città venete ospitano spesso tombe di cavalli”. Ad Altino se ne contano 30, seppellite tra il V e il III secolo a.C. nella necropoli a nord della città. Sono quasi tutti cavalli maschi, nel fiore degli anni, per lo più inumati a coppie o a gruppi di tre, come nella celebre tomba della biga di Adria. Spesso indossano la bardatura. “Nessuno reca traccia di morte violenta sullo scheletro, ma un taglio alla gola non ne lascia. E’ possibile, ma non certo, che riposassero accanto ai loro padroni. Assistiamo, con questo, a una delle testimonianze più intime e umane del sentire e dell’agire di persone, vissute migliaia di anni prima di noi. Sacrificare quanto di più prezioso si possedeva era un gesto di estrema umiltà e abbandono verso la potenza del divino. Riservare all’amato animale una sepoltura pari a quella di una persona cara era il sommo tributo di gratitudine, pagato con l’incalcolabile prezzo della vita”.

La direttrice Marianna Bressan nella nuova aula didattica del museo Archeologico nazionale di Altino (foto Graziano Tavan)

Una favola per i bambini. Ma Marianna Bressan, direttrice del museo nazionale e dell’area archeologica di Altino, non solo ci fa conoscere gli “imperdibili”, così da memorizzarli e poi andarli a cercare in una futura visita al museo, ma non dimentica i bambini, per i quali sono pensati laboratori e incontri specifici. Ora, però, che i bambini sono costretti a casa come tutti noi ecco l’idea di raccontare loro una favola. Questa è la prima. “Una bella 🧸🎁 favola 🎁 🧸tutta da ascoltare e da guardare, scritta da Gabriella Bosmin e illustrata da Erica Schweizer. Le dà voce 🎤Maurizio Tonolo🎤, uno dei custodi del Museo. E allora…. cominciamo! (vedi: https://it-it.facebook.com/MuseoArcheologicoAltino/videos/208878290368915/). C’era una volta, ad Altino… il piccolo Tito, figlio del pastore Tiberio, un cagnolino cucciolo, le loro pecorelle e tanti altri animali…🐹🐑🐑🐑🦁🦌🐆
🤫 P.S. a un certo punto della storia i nostri protagonisti incontrano una 🧜‍♀‍👑 Signora magica 👑🧜‍♀‍. Attenzione, bambini e adulti, perché presto la incontreremo di nuovo!”. Editing video Francesca Farroni.