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Altino. Terza puntata della rubrica #archeoaltino: focus sulla scoperta del santuario del dio Altino sotto il giardino del museo e i reperti ritrovati

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Il giardino del museo Archeologico nazionale di Altino: è l’rea dove è stato scoperto il santuario del dio Altino (foto drm-veneto)

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Statuetta di devoto offerente in bronzo (IV – III sec. a.C.) dal santuario di Altino, conservato nel museo Archeologico (foto drm-veneto)

Terza puntata della rubrica #archeoaltino che, ogni martedì, fa scoprire da dove provengono i reperti visibili al museo Archeologico nazionale di Altino e cosa li lega alle aree archeologiche e al territorio circostante. Oggi focus sui legami tra l’area archeologica scoperta sotto il giardino del museo e i reperti esposti al Museo, provenienti da quest’area. Infatti proprio dove ora si estende il giardino dell’Archeologico durante gli scavi effettuati per la costruzione delle strutture del nuovo Museo, emersero importanti ritrovamenti su di un sito fondamentale: il santuario del dio Altino.

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Bronzetti votivi di guerrieri in riposo (tipo “Lagole di Calalzo”), cavalieri e offerenti dal santuario di Altino (V – III sec. a.C.) conservati al museo Archeologico di Altino (foto drm-veneto)

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Iscrizione su parete esterna di dolio in cui compare il nome del dio Altino, V-IV sec. a.C. (foto drm-veneto)

“Alla fine degli anni ‘90, in località Fornace (questo il nome del luogo che oggi ospita il Museo e i suoi nuovi edifici)”, raccontano all’Archeologico altinate, “furono ritrovati i resti dell’antico santuario emporico, delle sue strutture e di molti oggetti votivi, che puoi osservare oggi al Museo: ad esempio, la statuetta votiva di offerente al dio Altino, che raffigura un personaggio che tiene una ciotola in mano, mentre compie una libagione al dio; oppure il frammento di ceramica in cui compare l’iscrizione con il nome del dio Altno; e, infine, i bellissimi bronzetti votivi raffiguranti cavalieri e guerrieri: tutti oggetti che testimoniano la lunga frequentazione del santuario dedicato al dio Altino e la provenienza eterogenea dei devoti”.

Altino. Seconda puntata della rubrica #archeoaltino: focus sui legami tra l’area archeologica della Porta-Approdo e i reperti esposti al museo Archeologico nazionale di Altino, provenienti da quest’area

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Plastico ricostruttivo della Porta-Approdo di Igor Silic conservato al museo Archeologico nazionale di Altino (foto drm-veneto)

Seconda puntata della rubrica #archeoaltino che, ogni martedì, fa scoprire da dove provengono i reperti visibili al museo Archeologico nazionale di Altino e cosa li lega alle aree archeologiche e al territorio circostante. Oggi focus sui legami tra l’area archeologica della Porta-Approdo e i reperti esposti al Museo, provenienti da quest’area.

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Resti della Porta -Approdo nell’area archeologica di Altino (foto drm-veneto)

La Porta-Approdo era una porta monumentale con funzione di accesso diretto dal canale, situata al limite urbano settentrionale; attraverso i suoi due accessi, chi proveniva via acqua poteva entrare direttamente sul cardo, una delle vie principali di Altinum. Si può osservare ciò che resta di quest’imponente struttura nell’area archeologica, dove sono visibili le fondazioni, poggiate su un’imponente palizzata in tronchi di rovere: è molto evidente la base di una delle due torri ottagonali che, nell’antichità, si trovavano ai lati dell’ingresso.

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Museo Archeologico nazionale di Altino: ricostruzione della possibile disposizione degli elementi decorativi della Porta-Approdo di Altino (foto drm-veneto)

Al museo Archeologico nazionale di Altino si possono ammirare alcune delle decorazioni architettoniche che abbellivano il monumento, accogliendo gli antichi viandanti: antefisse a maschera tragica femminile, gocciolatoi a forma di testa di leone e un bellissimo telamone in terracotta. Tutti questi elementi sono stati disposti in modo da riprodurre parte della struttura e dare al visitatore un’idea di come potevano apparire le decorazioni nel loro insieme; inoltre, è visibile anche un plastico in scala ridotta che riproduce il possibile aspetto in antico della Porta-Approdo, realizzato da Igor Silic.

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Museo Archeologico nazionale di Altino: frammenti di coppe decorate a rilievo in ceramica fine usate durante le libagioni in cerimonie sacre (foto drm-veneto)

Infine, potrai osservare anche gli oggetti legati al rito di fondazione della Porta-Approdo: un solenne sacrificio votivo (suovetaurilia) di cinque buoi, quattro maiali, un ovicaprino e un cane, seguito da un banchetto e da una libagione. Durante il rito, avvenuto nella prima metà del I sec. a.C., furono dedicati alcuni frammenti di ceramica, sui quali furono incise parole in lingua venetica, greca e latina, a testimonianza dell’importanza dell’antico centro di Altinum, crocevia di popoli e luogo di scambio commerciale.

Altino. Al via la nuova rubrica #archeoaltino: ogni martedì farà scoprire da dove provengono i reperti visibili al Museo e cosa li lega alle aree archeologiche e al territorio circostante: si inizia col Quartiere residenziale augusteo e la Domus della Pantera

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Marianna Bressan, direttrice del museo nazionale e area archeologica di Altino (foto graziano tavan)

Qual è il filo rosso che lega il museo Archeologico nazionale di Altino e i suoi reperti con le aree archeologiche? La risposta dalla nuova rubrica #archeoaltino che dal 10 gennaio 2023, ogni martedì, farà scoprire da dove provengono i reperti visibili al Museo e cosa li lega alle aree archeologiche e al territorio circostante.

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La strada romana basolata (che rea l’antico decumano) introduce oggi all’area archeologica del quartiere augusteo (foto drm-veneto)

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Mosaico della Domus della Pantera ad Altino (foto drm-veneto)

La prima puntata parte da una delle aree archeologiche più amate di Altino: il Quartiere residenziale augusteo e la Domus della Pantera, i cui splendidi mosaici sono oggi visibili vicino ai basoli del decumano. Da questa zona dell’antica Altinum provengono numerosi esempi di come erano arredate le domus del quartiere, che offrono testimonianze dirette della vita quotidiana, del lusso e della bellezza che caratterizzavano queste abitazioni. Visitando l’area archeologica del Quartiere residenziale augusteo, si possono ammirare molti dei mosaici che decoravano la Domus della Pantera, chiamata così dal bellissimo mosaico in tessere bianche e nere (con qualche traccia di colore), raffiguranti una pantera che si abbevera da una coppa: sullo sfondo, un tralcio di edera. Tutti questi elementi, oltre a svolgere una funzione decorativa, annunciavano a chi entrava nella domus l’appartenenza del proprietario ai culti dionisiaci.

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Base di tavolino da giardino in marmo a testa di leone al museo Archeologico nazionale di Altino (foto drm-veneto)

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Statuette di Lare: Abbondanza e Mercurio in bronzo da larario domestico al museo Archeologico nazionale di Altino (foto drm-veneto)

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Frammenti di intonaci dipinti da (I- II sec. d.C.) al museo di Altino (foto drm-veneto)

Quali reperti provenienti da quest’area archeologica si possono ammirare al museo Archeologico nazionale di Altino? Innanzitutto, gli arredi da giardino in marmo e calcare: fontanelle, statue, oscilla (lastrine in marmo decorate a bassorilievo e appese), basi di tavolini decorati a testa di leone, erme e l’immancabile meridiana, l’orologio solare in uso in età romana. Poi, alcune tracce di intonaco dipinto provenienti dagli ambienti interni delle domus, ancora vividi nei loro caratteristici colori (giallo senape, nero, verde, rosso pompeiano) e decorati a fasce, cornici o schizzi di colore. Infine, le statuette del Lari, numi tutelari della casa, e delle divinità alle quali il pater familias dedicava i culti familiari, fondamentali per assicurarsi la protezione dalla malasorte e attirare la fortuna.

Altino. Al museo Archeologico nazionale danza e lirica tra i reperti: due ballerine e una cantante lirica accompagneranno la visita guidata tematica con la direttrice Marianna Bressan. Evento gratuito per gli abbonati

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Danza e lirica tra i reperti al museo Archeologico nazionale di Altino con gli artisti di Fuoriclassico (foto drm-veneto)

Danza e lirica tra i reperti: due ballerine e una cantante lirica accompagneranno una visita guidata tematica.  Appuntamento con una performance coreutica e musicale mercoledì 21 dicembre, alle 16, al museo Archeologico nazionale di Altino, in via S. Eliodoro 56 a Quarto D’Altino, primo evento prima di Natale di un progetto che continuerà in futuro. L’evento è gratuito per gli abbonati (gli altri pagheranno l’ingresso al museo) anche grazie al contributo della Regione Veneto. È necessaria la prenotazione (su http://bit.ly/3i8Yv4v) o inviando una mail a: indifesadellacultura@gmail.com o via sms al 3459955826. Alla fine dell’evento verrà offerto un piccolo rinfresco da Anticamente pizzeria Capri che verrà fatto in aula didattica, un modo anche questo per aprire e far conoscere ai presenti tutti gli spazi frequentabili del museo. Il progetto intende porsi come punto di avvio per la creazione di una rete locale che coinvolga Istituzioni museali ma anche scuole, associazioni (ANFFAS Ca’ de le Crete, Iris); sponsor, eventuali imprenditori locali, artisti (locali e non). Il progetto intende poi allargarsi alla provincia di Venezia, al Veneto fino ad un’ottica internazionale (lo spettacolo non parlato consente di essere intesi anche dove non c’è linguaggio comune).

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Danza e lirica tra i reperti al museo Archeologico nazionale di Altino con gli artisti di Fuoriclassico (foto drm-veneto)

L’azione artistica vedrà le incursioni di due danzatrici (Alexandra Foffano e Giorgia Bortoloso) e di una cantante lirica (Arianna Cimolin) dell’associazione Fuoriclassico accompagnare i visitatori nelle sale del museo per una visita guidata tematica. Il percorso si snoderà nelle due sale dell’esposizione, al piano terra e al primo piano, poi proseguirà attraversando il giardino per arrivare nella mostra. Le movenze delle danzatrici, partendo dalla base tecnica del balletto classico, faranno immergere completamente gli spettatori in un’atmosfera antica legata alla storia delle persone che popolavano i luoghi in cui sono stati rinvenuti i reperti del Museo. Le sonorità della voce esalteranno il dialogo tra antico e contemporaneo, tra ciò che è stato e ciò che è. 

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Danza e lirica tra i reperti al museo Archeologico nazionale di Altino con gli artisti di Fuoriclassico (foto drm-veneto)

A condurre la visita guidata che accompagnerà la performance sarà la stessa Marianna Bressan, direttrice del museo e dell’area archeologica di Altino, che spiega: “È solo una prima proposta. Ci auguriamo di realizzare una serie di visite teatralizzate itineranti nel Museo. Vogliamo porre in particolare l’accento sulle persone, sugli antenati altinati. Hanno lasciato tracce molto evidenti e talvolta commoventi del loro passaggio nelle immagini e nelle epigrafi dei monumenti funerari che ci raccontano la loro vita”.

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Danza e lirica tra i reperti al museo Archeologico nazionale di Altino con gli artisti di Fuoriclassico (foto drm-veneto)

“Abbiamo costruito un dialogo tra antico e contemporaneo con l’obiettivo di sfatare i luoghi comuni sui musei, quelli archeologici in particolare”, spiega Giorgia Bortoloso di Fuoriclassico, “riprenderemo l’atmosfera antica esaltando un luogo ancora vivo, muovendoci in un’architettura contemporanea che accoglie reperti che hanno molto da raccontare. Operazioni di questo tipo fuori Italia sono molto comuni, qui sono meno frequenti. Ci piacerebbe iniziare un progetto più ampio”.

Altino (Ve). Ultimo appuntamento con Scavi aperti: la direttrice Marianna Bressan conduce i visitatori alla scoperta di un’infrastruttura pubblica emersa nel quartiere residenziale augusteo

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La zona dell’infrastruttura pubblica scavata nella zona del quartiere residenziale augusteo di Altino (foto drm-veneto)

Scavi Aperti: ultimo appuntamento. Giunge al termine l’iniziativa di archeologia pubblica ad Altino promossa da Marianna Bressan, direttrice del museo nazionale e area archeologica di Altino (Ve). E sarà proprio Marianna Bressan, giovedì 13 ottobre, alle 15.30, a condurre la visita guidata agli scavi in corso nel Quartiere residenziale augusteo di Altino. L’iniziativa è aperta a tutte e tutti, su prenotazione ai recapiti: drm-ven.museoaltino@cultura.gov.it, 0422789443. Si consiglia di indossare abiti e scarpe comode. Cosa si può vedere? Un’infrastruttura pubblica a volta (di cui sono rimasti alcuni mattoni d’attacco) con spallette, anche quelle in mattoni alte un metro e mezzo ben visibili e una pavimentazione di lastroni di trachite. Sul fondo oggetti di uso quotidiano, pettini, oggetti in osso per la cura del corpo, vasellame da mensa e piccole lucerne decorate. L’infrastruttura che è ben conservata e fruibile si potrà vedere nel corso di quest’ultima visita guidata nel suo massimo fulgore perché gli scavi hanno fatto in modo di renderla molto ben visibile ai visitatori. La struttura, che si trova 3 metri sotto terra rispetto al piano campagna (il livello del terreno in cui si cammina oggi), è probabilmente parte dello stesso sistema fognario, già in parte emerso diversi decenni fa, nella zona a nord oltre l’anfiteatro.

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La zona del quartiere residenziale augusteo prima dello scavo dove è emersa l’infrastruttura pubblica (foto drm-veneto)

Gli scavi hanno però “liberato” la struttura che è ora esposta per una lunghezza di 14 metri. Gli scavi hanno fatto emergere anche una serie di canalette di adduzione che sfociavano dentro la cloaca (una delle quali con un pezzo di volta) e le tracce di un edificio superiore. “Il manufatto”, spiega Marianna Bressan, “ha una dimensione imponente quindi si tratta sicuramente di un sistema fognario pubblico predisposto secondo un preciso disegno urbanistico, non di un piccolo fognolo di scarico dalle abitazioni private. Il livello di conservazione è molto buono e ci dice molto della pianificazione urbanistica dell’epoca”.

Venezia. Lo scavo archeologico della villa marittima di Lio Piccolo apre le porte al pubblico con gli Aperitivi Archeologici. Incontri con gli archeologi e visite guidate

venezia_lio-piccolo_scavo-villa-marittima_locandinaDal 1° ottobre 2022 lo scavo archeologico di Lio Piccolo apre ufficialmente le porte al pubblico: proiezioni cinematografiche, visite guidate e conversazioni archeologiche animeranno Lio Piccolo, Ca’ Savio e l’area di cantiere dello scavo. Tutte le attività saranno accessibili tramite prenotazione (vivereacqua@unive.it e whatsapp 3516900300). L’indagine archeologica come lo scorso anno è diretta dal prof. Diego Calaon e dalla prof.ssa Daniela Cottica dell’università di Ca’ Foscari Venezia e vede la collaborazione e il finanziamento del Comune di Cavallino-Treporti, sotto l’alta sorveglianza della soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna, ministero della Cultura. Le attività di archeologia pubblica sono organizzate in collaborazione con la Direzione Regionale Musei, Veneto. “L’apertura al pubblico e la condivisione dei risultati è per noi archeologi un’azione fondamentale per un progetto partecipato e condiviso”, spiegano Diego Calaon e Daniela Cottica. “Condividere il percorso stratigrafico e, soprattutto, interpretativo ci ha permesso lo scorso anno di recuperare preziosissime informazioni dalla comunità: in un’indagine affascinante, talvolta complessa, che mira a comprendere il legame tra uomo e ambiente nell’antichità, per capire le modalità di sfruttamento degli spazi costieri antichi, abbiamo bisogno di condividere le informazioni con chi, “vive d’acqua”, proprio come il nome del nostro progetto”. L’apertura delle aree archeologiche mentre il lavoro è in corso, permette al pubblico di esser parte integrante di questo processo: non solo visitatori dunque, ma protagonisti del processo cognitivo e interpretativo. Che aspetto aveva la costa di fronte ad Altino presso Lio Piccolo in epoca romana? È questa la domanda e la sfida posta dallo scavo. L’amministrazione di Cavallino-Treporti ha inoltre promosso un percorso didattico finalizzato alla conoscenza del luogo per le scuole del territorio che hanno colto l’opportunità e che in questi giorni porteranno i ragazzi delle classi primarie e secondarie a visitare le aree archeologiche.

venezia_lio-piccolo_aperitivi-archeologici_1-ottobre_locandinaSabato 1° ottobre 2022, alle 16, Aperitivo Archeologico con Diego Calaon, Daniela Cottica e il team di scavo. Ospite Marianna Bressan, direttrice del museo nazionale e area archeologica di Altino. Segue la visita guidata agli scavi. Gli eventi sono gratuiti. È necessaria la prenotazione a: vivereacqua@unive.it, la prenotazione dal diritto pass per il passaggio nella ZTL di Lio Piccolo. L’accesso allo scavo avviene attraverso il piazzale dell’agriturismo Alle Saline (Via della Sparesera 4 – Lio Piccolo). Lio Piccolo è Zona a Tutela Rilevanza Urbanistica, per questa ragione l’amministrazione comunale ha anche messo a disposizione il trenino gommato con partenza dal cimitero di Treporti e arrivo al Borgo di Lio Piccolo (info orari e costi www.ctservizi.eu/it). Info: vivereacqua@unive.it, WhatsApp: +39 351 690 0300.

Scoperte ad Altino. Dagli scavi dell’area residenziale emerge un’imponente cloaca, parte di un sistema fognario pubblico. E, sul fondo, lucerne vasellame oggetti per la cura del corpo. Questi ritrovamenti saranno svelati in anteprima nell’iniziativa “Scavi aperti”

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L’imponente cloaca scoperta nel quartiere residenziale dell’area archeologica di Altino (Ve) (foto drm-veneto)

Una cloaca. Imponente. Ad Altino. All’inizio non ha sorpreso più di tanto, nonostante l’imponenza, perché qualcosa del genere era già emerso diversi decenni fa, nella zona a nord oltre l’anfiteatro, e probabilmente parte dello stesso sistema fognario. Ma gli scavi, iniziati a marzo 2022 nel quartiere augusteo dell’area archeologica di Altino (Ve), hanno svelato un “tesoro” che i fortunati partecipanti all’iniziativa “Scavi aperti” di mercoledì 20 luglio 2022, potranno vedere in anteprima. Dal “nuovo” lotto di scavi ad Altino iniziati in marzo, condotti sul campo dalla società cooperativa Petra di Padova e diretti dal Museo in collaborazione con la soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna, sono emerse delle scoperte inaspettate: in particolare le basi molto ben conservate di una struttura imponente, una cloaca, probabilmente costruita nello stesso periodo in cui la città si ampliò, interrando il canale con l’accesso acqueo. Un’infrastruttura a volta (di cui sono rimaste alcuni mattoni d’attacco) con spallette, anche quelle in mattoni alte un metro e mezzo ben visibili e una pavimentazione di lastroni di trachite. Sul fondo oggetti di uso quotidiano, pettini, oggetti in osso per la cura del corpo, vasellame da mensa e piccole lucerne decorate. La struttura si trova 3 metri sotto terra rispetto al piano campagna (il livello del terreno in cui si cammina oggi).

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Marianna Bressan, direttrice del museo nazionale e area archeologica di Altino (foto graziano tavan)

“Il manufatto”, spiega Marianna Bressan, direttrice del museo nazionale e area archeologica di Altino (Direzione regionale Musei Veneto), “ha una dimensione imponente quindi si tratta sicuramente di un sistema fognario pubblico predisposto secondo un preciso disegno urbanistico, non di  un piccolo fognolo di scarico dalle abitazioni private. Il livello di conservazione è molto buono e ci dice molto della pianificazione urbanistica dell’epoca”.

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Una delle lucerne ritrovate con altro vasellame sul fondo della grande cloaca scoperta nel quartiere residenziale di Altino (foto drm-veneto)

Oltre alla struttura ha un valore importante anche ciò che in essa è contenuto: vasellame da mensa, fine o grezzo, vasellame da cucina, lucerne, oggetti in osso per la cura del corpo, frammenti in vetro, piccoli strumenti in bronzo, pezzi di attrezzi da artigiani (come ad esempio un manico di mannaia) finiti nella fognatura attraverso gli ampi tombini dell’epoca. “Gli scavi di Altino riservano sorprese, scientificamente e qualche volta anche dal punto di vista dei monumenti e dei reperti che restituiscono”, interviene Bressan. “Per il futuro quindi ci auguriamo di continuare a scavare, qui, nelle altre aree demaniali, e non soltanto perché Altino è ancora tutta da scoprire e perché la ricerca, che in archeologia significa soprattutto scavo, è il fondamento e la base per la valorizzazione del patrimonio archeologico”.

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Visite guidate nel cantiere aperto dell’area residenziale di Altino con l’iniziativa “Scavi Aperti” (foto drm-veneto)

Tutte queste scoperte, che in futuro non rimarranno a vista, saranno osservabili in un’occasione speciale: l’incontro di “Scavi Aperti”, l’iniziativa di archeologia pubblica promossa dal Museo di Altino che a luglio raddoppia: appuntamento mercoledì 20 luglio 2022, alle 16, su prenotazione (0422 789443). Nel pomeriggio, durante l’incontro con il pubblico, oltre alla visita della ditta Petra, società cooperativa di Padova delle indagini archeologiche nell’area residenziale augustea, verrà infatti proposta anche una visita agli scavi di Campo Rialto dell’università Ca’ Foscari di Venezia, progetto “Alla ricerca di Altinum”. Sono raccomandati abbigliamento e scarpe comode, una bottiglietta d’acqua e antizanzare.

Al museo nazionale e area archeologica di Altino (Ve) l’artigianato dei Veneti antichi prende vita ad Altino-fest, il primo festival di archeologia imitativa. Quattro laboratori aperti a tutti (argilla, ambra, lamina, tessitura) e due forni per la fusione del bronzo e la lavorazione del vetro

altino_altino-fest_2022_locandinaGli antichi Veneti erano dei veri e propri maestri nella lavorazione a sbalzo della lamina di bronzo. Per saperne di più basterà raggiungere Altino (Ve) sabato 28 maggio 2022: dalle 9.30 alle 18.30, il museo nazionale e Area archeologica di Altino ospita “Altino fest” il primo Festival dell’Archeologia imitativa dei Veneti antichi con dimostrazioni e laboratori didattici legati alle tecnologie e alle attività dell’epoca per capire in prima persona l’artigianato degli antichi abitanti di Altino. Ci sarà l’angolo della fusione del bronzo, un vero e proprio forno a più di mille gradi in cui si otterranno con antichi mantici in pelle gli oggetti che oggi sono tra i reperti più curiosi ospitati dal Museo. Poco lontano si potrà assistere alla lavorazione del vetro grazie ad un piccolo forno portatile con cui verranno ricreate le perline, antenate di quelle veneziane ben più conosciute. Accanto ai due angoli dedicati ai «forni» di bronzo e vetro i partecipanti verranno infatti coinvolti in quattro laboratori pratici in cui dopo una dimostrazione di alto livello artigianale proveranno in prima persona a riprodurre vasi in argilla, un piccolo pezzo di tessuto di lana, un anellino di palco di cervo e una perlina d’ambra. I laboratori durano 30 minuti e sono disponibili nei seguenti orari: 10:30; 11:30; 14.30; 15.30; 16.30; 17.30. Inoltre, durante il Festival saranno presenti delle postazioni di archeologia imitativa, aperte a tutte le età, dedicate a: tessitura – palco – ambra – argilla – situle – bronzo e vetro, dalle 9:30 alle 18:30. Il Festival è accessibile alle persone con disabilità motorie e si organizzano visite dedicate a persone con disabilità visive e uditive. Tariffe: fino a 18 anni, ingresso gratuito; 18-25 anni: 2 euro; oltre i 25 anni: 3 euro. Si può prenotare il pranzo al food corner “Pizzeria Contadina” a questo link: https://docs.google.com/…/1FAIpQLScZkD96lxv…/viewform…

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Allestimento degli spazi per Altino Fest al museo Archeologico nazionale di Altino (foto drm-veneto)

“Sperimenteremo, insieme con il nostro pubblico, una via nuova e insolita per conoscere gli antichi Veneti: immedesimarsi nelle loro tecniche artigianali, provare a ripeterne i gesti usando gli stessi materiali e gli stessi strumenti”, dice Marianna Bressan, direttrice del museo nazionale e area archeologica di Altino (Direzione regionale Musei Veneto), “a garanzia della qualità dell’offerta, la professionalità degli educatori didattici, che hanno trovano in questo progetto supportato dai fondi europei e dalla Regione del Veneto un modo per ripartire dopo la grave crisi del COVID. Le attività sono accessibili a tutte e a tutti, perché il Museo è patrimonio comune. Per ristorarsi, ci saranno le gustose tasche di pizza del progetto “Pizzeria contadina”, a base di prodotti agricoli locali. Cultura, leggerezza, cura e sostenibilità sono e saranno le cifre del nostro futuro parco archeologico”.

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Altino Fest: nel laboratorio della Lamina si impareranno i rudimenti per realizzare una situla come i Veneti antichi (foto drm veneto)

Il Festival di Archeologia imitativa si inserisce in un progetto più complesso che sta portando molta linfa al Museo e all’Area Archeologica, pronti a diventare Parco Archeologico.  Il futuro prevederà non più “solo” l’esistenza del “Museo e dell’Area archeologica” intesi come elementi separati, ma la nascita di un “parco archeologico” perimetrato. Finanziato dal ministero della Cultura con 1milione e700mila euro il progetto del Parco archeologico può contare su 1,2 milioni di euro per i lavori veri e propri a partire dal rifacimento dei percorsi, degli impianti, dei magazzini, degli allestimenti, passando per l’adeguamento degli edifici e gli ulteriori scavi archeologici.

altino_altino-fest_2022_archeologia-imitativa_locandinaEcco i laboratori. ARGILLA. Nel laboratorio si mostrerà come gli altinati lavoravano l’argilla, in che modo venivano posizionate le mani sul tornio e come venivano ottenuti i colori rosso e nero dei vasi. In un secondo momento si procederà con una versione semplificata della lavorazione in cui con l’argilla ogni partecipante riprodurrà un reperto del museo. AMBRA E PALCO. L’osso veniva segato con un seghetto di ferro e sagomato con lime in bronzo, mentre le decorazioni costituite da disegni complessi ed elaborati erano ottenute con piccoli punteruoli simili a piccoli compassi. Dopo un primo momento in cui la tecnica verrà mostrata dagli addetti ai lavori si passerà ai lavori semplificati: i presenti produrranno perline per collane in ambra e piccoli anellini in osso. LAMINA. Le situle, ovvero le lamine in bronzo e in rame lavorate con disegni complessi richiedevano molti giorni di cesellatura con strumenti adatti. Nel laboratorio inizialmente verranno mostrati i primi passi di lavorazione di una situla, poi le lamine di rame verranno lavorate in maniera semplificata dai presenti con piccoli disegni geometrici. TESSITURA. Come si ricavava il filo partendo dalla materia prima (lana), usando i fusi?  Come filavano 2500 anni fa? Il laboratorio di tessitura risponderà a queste due domande. Dopo una dimostrazione al telaio verticale i partecipanti riprodurranno poi un piccolo tessuto di lana con la stessa tecnica in telai in miniatura.

Altino (Ve). Scavo nel quartiere residenziale augusteo: a Nord, trovate tracce di strutture piro-tecnologiche; a Sud, spazi abitati di età romana lungo il Siloncello. E mercoledì tona “Scavi aperti” con la visita guidata

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Nell’area del quartiere residenziale augusteo dell’area archeologica di Altino (Ve) scoperte tracce di strutture piro-tecnologiche (foto drm-veneto)

Nuove scoperte accompagnano le indagini stratigrafiche nell’area del quartiere residenziale augusteo dell’area archeologica di Altino (Ve). E a distanza di un mese torna “Scavi Aperti”, iniziativa di archeologia pubblica per scoprire tutte le ultime scoperte dagli scavi in corso. Appuntamento nel pomeriggio di mercoledì 25 maggio 2022, alle 15.30, al museo Archeologico nazionale di Altino: è in programma una visita accompagnata allo scavo con la direttrice Marianna Bressan e Massimo Dadà della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna. Fa caldo, quindi meglio indossare scarpe comode e portarsi una bottiglietta d’acqua. Questa volta è meglio la prenotazione, per capire se serve organizzare la visita in turni o andare tutti insieme: 0422789443.

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Nell’area del quartiere residenziale augusteo dell’area archeologica di Altino (Ve) scoperte tracce di strutture piro-tecnologiche (foto drm-veneto)

Ma quali sono le novità questo mese? Nel settore a Nord della strada, lo scavo sotto i livelli pavimentali della fase di II sec. d.C. ha individuato tracce di strutture piro-tecnologiche: attualmente sono al vaglio due ipotesi di lavoro ovvero se fossero precedenti e indipendenti rispetto all’impianto residenziale o invece a esso correlate per ragioni di cantiere. Cosa significa “piro-tecnologico”? significa che si tratta di una struttura che impiega il fuoco per funzionare. Nel settore a Sud della strada, sta prendendo corpo l’articolazione degli spazi abitati di età romana lungo il lato occidentale del canale Siloncello. Non ci sono resti di pavimenti strutturati e i muri perimetrali degli ambienti sono tutti spogliati, tuttavia cominciano a chiarirsi le geometrie e la successione delle fasi abitative. Qualche materiale ci offre orizzonti cronologici indicativi: sicuramente in quest’area c’erano attività di età imperiale (almeno I sec. d.C.), tardo repubblicana (II – I sec. a.C.), forse anche di età precedente, quando i Veneti abitavano Altino prima dell’arrivo dei Romani. Latitano invece i materiali più tardi, come mai? le spoliazioni li hanno fatti scomparire del tutto? oppure si tratta di un’area non interessata da insediamento di epoca tardoantica?

Altino (Ve). Visita accompagnata allo scavo attualmente in corso nell’area archeologica del quartiere residenziale augusteo con la direttrice Marianna Bressan e Massimo Dadà della Sabap

Iniziati a marzo 2022 gli scavi nella zona residenziale dell’area archeologica di Altino (Ve) (foto drm-veneto)

Dopo le comunicazioni, la visione diretta degli scavi in corso. Succede ad Altino (Ve) nell’area archeologica dove da qualche settimana sono iniziate nuove ricerche archeologiche. L’annuncio della direzione del museo nazionale e dell’area archeologica di Altino è allettante: “Volete scoprire tutte le novità dagli scavi in corso nell’area del quartiere residenziale augusteo di Altino? Vi aspettiamo a “Scavi Aperti”!”. Appuntamento nel pomeriggio di mercoledì 27 aprile 2022 al museo Archeologico nazionale. Alle 15.30, è prevista una visita accompagnata allo scavo attualmente in corso presso l’area archeologica del quartiere residenziale augusteo di Altino. Guideranno la visita la direttrice Marianna Bressan e Massimo Dadà della soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna. Non è necessario prenotare.