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Altino. Dal 1° maggio riapre il museo nazionale e l’area archeologica con accesso il venerdì, il sabato e la domenica. Si torna a visitare anche la mostra “Antenati Altinati”

Il nuovo museo archeologico nazionale di Altino (Venezia) (foto drm-veneto)
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Il nuovo logo del museo nazionale e area archeologica di Altino (Ve)

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La locandina della mostra “Antenati altinati” al museo Archeologico nazionale di Altino

Arriva maggio 2021. E dal primo del mese riaprono il museo nazionale e l’area archeologica di Altino, che conserva i reperti archeologici più rappresentativi di Altino pre-romana e romana, città e porto principale dei Veneti antichi. Attenzione agli orari di apertura: venerdì dalle 8:30 alle 13:30, sabato dalle 14:30 alle 19:30, domenica 2, 16, 30 maggio dalle 14:30 alle 19:30. Per poter visitare il Museo di sabato e nelle domeniche di apertura è necessaria la prenotazione entro il giorno precedente quello previsto per la visita. Le prenotazioni sono accordate fino a esaurimento dei posti disponibili. Per prenotare: telefonare allo 0422 789443 dal lunedì al venerdì dalle 8:30 alle 13:30. Con la riapertura del museo Archeologico nazionale di Altino, dal 1° maggio 2021 si torna a visitare anche la mostra “Antenati Altinati”, che espone una selezione di sculture funerarie altinati, figurate e iscritte, già parte della collezione Guarienti e recentemente acquisite al patrimonio pubblico. In un allestimento che rievoca l’affollarsi dei monumenti funerari lungo una delle vie in uscita dall’Altino romana, sono proprio i personaggi ritratti a raccontare la propria storia e a condurre il visitatore in uno scenario di duemila anni fa. Nel frattempo non si fermano gli appuntamenti sui canali social del museo di Altino.

Marchio del Patrimonio europeo: sarà assegnato il 1° marzo dalla Commissione europea. Due le nomination italiane: “Ventotene” e “Terre d’acqua, terre nell’acqua. Delta del Po e Venezia”, proposto dal parco regionale Veneto del Delta del Po, in partnership con i musei archeologici nazionali di Adria, Altino e Venezia, e con il museo civico del Delta antico di Comacchio

“Terre d’acqua, terre nell’acqua. Delta del Po e Venezia” e “Ventotene” in corsa per il Marchio del patrimonio europeo (foto Mibact)

Sul calendario lunedì 1° marzo 2021 è cerchiato di rosso. E nel Veneto come nelle isole Ponziane si incrociano le dita. Perché per quel giorno la Commissione Europea dovrà decidere a quale sito europeo assegnare il Marchio del patrimonio europeo nell’ambito della selezione 2021. Per l’Italia sono candidati “Ventotene”, proposto dal Comune di Ventotene (Latina),  e il “sito tematico Terre d’acqua, terre nell’acqua. Delta del Po e Venezia”, proposto dal parco regionale Veneto del Delta del Po, in partnership con i musei archeologici nazionali di Adria (Rovigo), di Altino con la relativa Area archeologica (Quarto d’Altino, Ve) e di Venezia, e con il museo civico del Delta antico di Comacchio (Ferrara),  che si sono distinti rispettivamente per l’alto valore simbolico europeo e la capacità di creare una rete tematica territoriale. E la rosa di siti che avevano risposto al bando del maggio 2019, e che la Commissione ministeriale, istituita in dicembre 2020, è stata chiamata a valutare, era di tutto rispetto: c’erano in corsa il Santuario di Ercole Vincitore a Tivoli (Roma), l’area archeologica di Paestum (Capaccio Paestum, Sa), il centro storico della città di Sarzana (Sp)e il Parco letterario Ernst Bernhard – Campo di internamento Ferramonti di Tarsia (Cs). Ad oggi, i siti italiani insigniti del riconoscimento del Marchio del patrimonio europeo sono tre: il museo Casa De Gasperi di Pieve Tesino (Tn), premiato nell’ambito della selezione 2014, Forte Cadine (Tn) nella selezione del 2017, e da ultima l’area  archeologica di Ostia antica (Roma), scelta nel contesto della selezione 2019. “Comunque vada il 1° marzo”, commentano da Adria ad Altino, da Venezia a Comacchio, “è stato un bel traguardo essere riusciti a mettere in rete l’Ente Parco e 4 musei in un’ottica territoriale, che nel futuro si amplierà con altri importanti soggetti. Grazie a tutti i protagonisti di questa bella avventura”.

Altino. Il 4 febbraio riapre il museo Archeologico nazionale. Due mattine la settimana, con una novità per il pubblico: “Il reperto riscoperto”, la Tomba della Prima Altinate di 3mila anni fa, quando Altino semplicemente non c’era ancora

altino_museo-archeologico_riapre_manifestoPer ora solo due mattine la settimana, ma importante è esserci. Giovedì 4 febbraio 2021 il museo Archeologico nazionale di Altino riapre al pubblico: il giovedì e il venerdì dalle 8.30 alle 13.30. E c’è una novità, la Tomba della Prima Altinate, annunciata in autunno on line con “Il reperto riscoperto”, appuntamento periodico del museo di Altino che ogni tanto fa uscire dai magazzini qualche reperto “illustre”, che per vari motivi non ha ancora trovato collocazione nella esposizione permanente, per offrire sempre delle novità da vedere a chi ha piacere di ritornare ad Altino.

La vetrina con la tomba della Prima Altinate e, a destra, il totem multimediale (foto museo Altino)

Al secondo piano è allestito il “reperto riscoperto” tutto da scoprire: “Si tratta della più antica testimonianza, ad oggi conosciuta, di presenza umana nel luogo preciso dove sarebbe sorta Altino”, spiega Marianna Bressan, direttrice del museo nazionale e area archeologica di Altino, “una tomba femminile di XI-X sec. a.C., circa tre secoli prima che si sviluppi la città. È esposto tutto il corredo: il cinerario biconico in ceramica non tornita, una ciotola usata come coperchio, una fibula (spilla) trovata frammista alle ossa della defunta. Accanto alla tomba, per la prima volta, è disponibile un apparecchio multimediale, dove si potranno fruire contenuti audio-visivi sulla storia della tomba, sul restauro e sull’allestimento”.

“La Prima Altinate è stata esposta al Museo! Per adesso non potete vederla dal vivo ma Lei vi aspetta appena si potrà tornare al Museo…”, questo l’annuncio in un breve video che mostrava l’allestimento della vetrina.

“Altino 3000 anni fa, semplicemente non esisteva”, racconta la direttrice Bressan. “Al suo posto un territorio per lo più incolto, pianeggiante a perdita d’occhio fino alla laguna, alcuni lembi di terreno appena rilevato affioranti tra sinuosi corsi d’acqua. Eppure qualcuno c’era che aveva scelto di fermarsi da queste parti e stabilirvi la propria casa. Non conosciamo l’identità di queste persone né i loro comportamenti quotidiani, non sappiamo nemmeno dove vivessero di preciso. Sappiamo per certo però che di fronte alla morte di una persona cara si spezzava il cuore come a noi e celebravano l’inizio del suo viaggio verso l’ignoto facendolo accompagnare dalle sue cose più care. Così accadde alla Prima Altinate di cui si abbia conoscenza. Morì circa tremila anni fa. Era una donna fatta ormai. Qualcuno preparò per lei la pira funebre dove venne cremata, e un panciuto vaso biconico che ne accolse le ceneri. Decisero di seppellirla oltre l’ultimo fiume che portava alla laguna, vicino al mare. Scavarono un pozzetto grande a sufficienza per contenere l’ossuario, lo adagiarono con cura e lo coprirono con una bella ciotola decorata. Tutt’intorno all’ossuario riempirono il pozzetto un po’ con la terra del rogo funebre e un po’ con la terra di scavo. Forse fecero un piccolo tumulo in superficie per segnalare che la signora giaceva proprio lì. La Prima Altinate portò con sé una vezzosa fibula con l’arco decorato da piccoli nodi. Era servita per appuntare la veste. Infatti venne raccolta insieme alle ceneri. Dopo tremila anni non abbiamo idea del suo nome e delle fattezze del suo volto, ma ne onoriamo la memoria come se l’avessimo amata anche noi. Di fronte agli oggetti antichissimi che ne hanno ospitato le spoglie”.

Altino. Il 2021 al museo nazionale e area archeologica porta non solo il nuovo logo, ma anche il finanziamento di 1,7 milioni di euro del Mibact per la sua valorizzazione tra i punti di interesse di riferimento della scena mediterranea antica

Il nuovo logo del museo nazionale e area archeologica di Altino (Ve)

“Anno nuovo, logo nuovo”: ma il 2021 al museo nazionale e area archeologica di Altino porta anche un sostanzioso finanziamento del ministero per i Beni e le Attività culturali e il Turismo stanziato a fine dicembre: “Gioia pura! Siamo fortissimi”, il commento a caldo della direzione affidato ai social. “Grazie al ministro Dario Franceschini, allo staff del Mibact che ha creduto in noi, alla nostra direzione regionale Musei Veneto, alla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Venezia e Laguna che collabora con noi quotidianamente… e soprattutto grazie a noi! Ora lavoreremo fortissimo per rendere Altino ancora di più la perla archeologica della Laguna di Venezia”.

Annunciato a fine anno 2020 con gli auguri dello staff del museo nazionale e dell’area archeologica di Altino, è arrivato. Il nuovo logo del museo nazionale e dell’area archeologica di Altino è stato realizzato da Mirko Visentin. Il video di presentazione è stato realizzato da Samir Sayed Abdellatef (animazione e l’editing del video) e da Giacomo Vidoni (editing audio), Accademia di Belle Arti di Venezia.

Il museo nazionale e area archeologica di Altino pronti ad accogliere di nuovo i visitatori in sicurezza (foto Mibact)

Altino è tra i comuni medi e piccoli privilegiati dai nuovi investimenti del Mibact: 25 milioni di euro per 10 nuovi progetti, diffusi su 9 regioni, del piano strategico “Grandi Progetti Beni Culturali” varato dal ministro per i Beni e le Attività culturali e per il Turismo, Dario Franceschini, che ha ricevuto il parere favorevole della conferenza unificata Stato-Regioni dopo il passaggio in Consiglio Superiore dei beni Culturali.  “Dieci nuovi interventi”, dichiara Franceschini, “che coprono un’area geografica più ampia e diffusa, comprendendo nuove realtà strategiche e contribuendo al recupero di realtà straordinarie del patrimonio culturale nazionale. Si tratta di progetti e cantieri che interessano l’intero territorio nazionale e che, ad eccezione dell’intervento romano, sono localizzati in modo prevalente nei piccoli e medi comuni prediligendo quel patrimonio diffuso che è la vera ricchezza del nostro Paese”. Il finanziamento di 1,7 milioni di euro – si legge nella comunicazione del ministero – permetterà di valorizzare il museo nazionale e l’area archeologica di Altino nel comune di Quarto d’Altino (Ve), situato ai margini settentrionali della Laguna di Venezia: un’area ricca di interesse ma quasi sconosciuta ai grandi flussi turistici. L’intervento riposiziona correttamente il sito tra i punti di interesse di riferimento della scena mediterranea antica e riattiva il tessuto sociale ed economico di un contesto minore e in sofferenza occupazionale della campagna veneziana, per favorirne la rapida ripresa al termine dell’emergenza pandemica.

Buon anno dallo staff del museo Archeologico nazionale di Altino: occasione per un video-bilancio di un anno stravolto nelle attività e negli eventi dalla pandemia. E l’annuncio: “Anno nuovo, logo nuovo”

1° gennaio 2021: mancano tre giorni alla presentazione del nuovo logo del museo nazionale e dell’area archeologica di Altino al motto “Anno nuovo, logo nuovo”. Intanto, con il video “2020 al Museo”, arrivano gli auguri di buon anno da tutto lo staff del museo che, ricordiamolo, come tutti gli istituti culturali d’Italia, rimarrà chiuso per decreto governativo fino al 15 gennaio 2021. Un’occasione per ricordare questo anomalo 2020 al museo Archeologico nazionale di Altino. È la stessa direttrice, Marianna Bressan, a illustrare i vari momenti che si sono succeduti cadenzati-stravolti, purtroppo, dall’incedere della pandemia. L’anno 2020 era iniziato così: con un ricco calendario di eventi già da gennaio. Ecco il ciclo di incontri L’archeologo  racconta. “Ma l’emergenza sanitaria ci ha obbligato a cambiare la nostra programmazione…”. Museo chiuso dal 24 febbraio al 3 marzo e poi dall’8 marzo al 23 giugno. E L’archeologo racconta si trasferisce on line. Con la rubrica Gli imperdibili anche i reperti della collezione vengono raccontati sui social. Così come i reperti dei magazzini con Il reperto riscoperto. E aspettando i centri estivi partono dei laboratori sul web. Il museo riapre a giugno giusto in tempo per i centri estivi. “Ma il museo – continua la direttrice – è per tutti. Così anche i contenuti per persone con disabilità visive e uditive diventano social nell’appuntamento Tocchiamoli con mano”. Per i più piccoli il museo presenta Le favole di Altino, con lo staff del museo che legge per i bambini racconti ambientati nell’Altino romana. Anche le aree archeologiche vengono raccontate sui social. E la mostra Antenati Altinati? On line anche quella. Grazie all’associazione Lapis è stato possibile presentare una novità: L’insolito museo. “Con l’estate – ricorda Bressan – siamo tornati al Museo ed è arrivata una novità: l’abbonamento annuale Altino365. Ed è stato possibile organizzare un ottobre ricco di eventi: Passeggialtine, visite all’area archeologica con archeologa; mostra fotografica Sospesi tra passato e futuro; lettura artistica con accompagnamento musicale La città tra sogno e desiderio; mantenendo anche qualche appuntamento on line, fino al webinar Il ponte nell’immaginario artistico. Tra identità dei luoghi ed espressione dell’ingegno. Dal 6 novembre l’emergenza sanitaria impone una nuova chiusura del museo. Ma i lavori al museo continuano. “Stiamo selezionando il materiale dei depositi per rendere il museo ancora più bello”. E gli eventi continuano on line. “Adesso siamo pronti a iniziare un nuovo anno”, conclude Bressan. “Ringraziamo lo staff, le associazioni e i liberi professionisti con cui il Museo ha collaborato e che hanno permesso al Museo di arricchirsi in questo 2020. Buon 2021!”. E allora vediamo cosa ci aspetta in questo gennaio 2021, a cominciare dalla presentazione on line nel nuovo logo lunedì 4 gennaio 2021, alle 8, a cura di Mirko Visentin (Sputnik), Samir Sayed Abdellattef e Giacomo Vidoni (Accademia di Belle Arti di Venezia).

Scoperto un grande edificio absidato di età romana: è l’importante rinvenimento della quarta campagna di scavo del progetto “Alla ricerca di Altino” dell’università Ca’ Foscari di Venezia

Le tracce dell’edificio absidato emerse dal rilievo fotografico aereo in località Ghiacciaia di Altino (foto Ca’ Foscari)

Quelle tracce ben visibili dalle foto aeree avevano attirato l’attenzione degli archeologi del progetto “Alla ricerca di Altino” del dipartimento di Studi umanistici dell’università Ca’ Foscari, sotto la guida del prof. Luigi Sperti. Ed è lì, in località Ghiacciaia ad Altino (Ve), che si è deciso di aprire la nuova area di scavo. Sono stati premiati: è stato riportato alla luce un grande edificio absidato di età romana, dotato di possenti fondazioni. È l’ultimo importante rinvenimento del sito archeologico di Altino, risultato della quarta campagna di scavo che si è svolta durante l’estate 2020. Le indagini hanno visto la partecipazione di una trentina di studenti e si sono concentrate in due aree, localizzate in uno dei settori residenziali dell’antica città romana.

Un frammento di intonaco policromo, dipinto con motivi figurativi di carattere geometrico e vegetale, dall’area di scavo in località Ghiacciaia di Altino (foto Ca’ Foscari)

Si tratta di una struttura indagata solo in parte, probabilmente un edificio pubblico, ma è già evidente la sua ricchezza: tra i reperti emersi dal terreno spiccano infatti numerosissimi frammenti di intonaco policromo, dipinto con motivi figurativi di carattere geometrico e vegetale, oltre a lastre di marmo colorato, provenienti da diverse cave dell’Italia, della Grecia, dell’Asia Minore e dell’Africa settentrionale. La qualità del rivestimento sia parietale che pavimentale fa pensare ad un edificio con funzione pubblica di un certo rilievo, anche se non ne è ancora stata chiaramente determinata la funzione. L’indagine proseguirà il prossimo anno, per mettere in luce la struttura in tutta la sua estensione e per definire se si tratti di un edificio pubblico o privato. Proprio in quest’area infatti, era emerso nel 2012, nel corso della prima campagna di ricognizione di superficie effettuata dal team di Archeologia Classica, un frammento di calcare d’Aurisina con l’iscrizione VIR, probabilmente di carattere onorario.

Veduta aerea dell’edificio absidato di età romana scoperto in località Ghiacciaia di Altino (foto Ca’ Foscari)

“Quello che si cerca di indagare in questa campagna è la città di Altino, la città dei vivi, più di quella dei morti, quello che è molto noto ad Altino, sono principalmente le necropoli che sono state l’oggetto di tante ricerche in passato. A noi interessa in questo progetto”, ci spiega Silvia Cipriano, direttrice dei lavori sul campo, “il centro urbano di Altino, gli edifici privati e pubblici, che sono conservati in maniera molto residuale perché Altino, in età tardoantica, è diventata una cava di materiali per la costruzione di Venezia. I resti sono stati largamente intaccati dalle attività agricole da fine Ottocento, dunque, quello che è conservato è molto frammentario”.

Al progetto di scavo “Alla ricerca di Altino” partecipano alcuni studenti dell’università Ca’ Foscari di Venezia (foto Ca’ Foscari)

Parallelamente sono proseguite le ricerche già avviate nel 2018 in un’area vicina, in cui sono stati identificati diversi ambienti riferibili ad una domus, caratterizzata da un pavimento in cementizio, visto nel corso della campagna 2016-2017, databile all’età tardorepubblicana. L’obiettivo è quello di riscostruire la planimetria delle ricche dimore altinati, delle quali non si conosce ancora molto. Particolare novità è costituita dal ritrovamento di una trincea riferibile alle Prima Guerra Mondiale, quando è nota nell’area di Altino l’attività di addestramento delle truppe. La campagna di scavo, durata due mesi, si è svolta seguendo tutte le procedure di sicurezza in merito alla situazione sanitaria. L’attenzione per questi protocolli, la possibilità di lavorare all’aria aperta e l’organizzazione del lavoro hanno reso possibile un’attività che, quest’anno, poche università italiane hanno potuto realizzare.

Archeologia pubblica: piccoli gruppi di visitatori visitano l’area di scavo di Altino (foto Ca’ Foscari)

“È stato possibile anche portare avanti il progetto di Archeologia Pubblica già intrapreso negli anni scorsi”, aggiunge Eleonora Del Pozzo che si occupa dei rilievi, “aprendo lo scavo a piccoli gruppi di visitatori, nel rispetto delle norme di prevenzione e contrasto del contagio da Coronavirus, per un totale di 160 persone circa. Particolarmente significativa è stata la collaborazione con il museo nazionale e l’area archeologica di Altino e con l’associazione Studio D, con i quali sono stati realizzati percorsi combinati museo + scavo, molto apprezzati dal pubblico”. È inoltre proseguita la collaborazione con docenti e tecnici dello IUAV di Venezia, che hanno fornito il loro supporto per i rilievi delle strutture rinvenute nel corso dello scavo, utilizzando le strumentazioni e le metodologie più avanzate. Importante novità di quest’anno, infine, è stato l’avvio di una convezione tra Ca’ Foscari e l’Istituto Veneto per i Beni Culturali, sotto la direzione della soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna, grazie alla quale sono stati consolidati e restaurati alcuni tra i reperti più significativi rinvenuti durante le ricerche in Ghiacciaia. La ricerca è svolta in regime di concessione da parte del ministero per i Beni e le Attività culturali e per il Turismo.

Altino. A poche settimane dalla riapertura dopo il lockdown ecco Altino365, l’abbonamento annuale al museo nazionale e all’area archeologica

La mano si muove veloce sullo schermo come su una lavagna luminosa, e un po’ alla volta spiega la grande novità che il museo nazionale e l’area archeologica di Altino offrono a poche settimane dalla riapertura al pubblico dopo il lockdown (orari di apertura di sabato e domenica: 14.30 – 19.30): è “Altino365”,  il nuovo abbonamento, a soli 15 euro, che dà accesso libero e illimitato per un anno intero al Museo, al suo giardino e alle aree archeologiche, allo slogan “A ogni ritorno, una nuova esperienza!”. Cosa offre? Ingressi illimitati al museo, alle aree archeologiche, alle mostre nei giorni di apertura; sconto del 15% su tutte le pubblicazioni della direzione regionale dei Musei del Veneto; partecipazione gratuita ad eventi dedicati agli abbonati; precedenza di prenotazione e sconti sulle attività a pagamento organizzate dal Museo di Altino. E tutto questo per un anno intero a decorrere dalla data di sottoscrizione a 15 euro. L’abbonamento è nominativo e non cedibile a terzi. Dovrà essere esibito in biglietteria a ogni ingresso al museo, unitamente a un documento d’identità in corso di validità. Sono esclusi dall’abbonamento particolari eventi che richiedano forme di bigliettazione integrative (in concessione, mostre speciali).

Luglio 2015-2020, il nuovo museo Archeologico nazionale di Altino compie cinque anni: presentato un video. Attivati i Centri estivi 2020 al museo con tre laboratori didattici diversi: come si fonda una città romana; la mia prima Guida al museo; che storia la Preistoria

Luglio 2015 – luglio 2020: il nuovo museo Archeologico nazionale di Altino compie cinque anni. Dalla riapertura dopo il lockdown il museo di Altino è aperto nei pomeriggi di sabato e domenica, dalle 14.30 alle 19.30. Il “compleanno” è stata l’occasione per presentare il bel video prodotto dall’ Accademia di Belle Arti di Venezia (Paolo Pandin, Giacomo Vidoni, Samir Sayed Abdellattef). In questo periodo, ricorda la direzione, la gratuità della prima domenica del mese è sospesa, per evitare gli assembramenti e contenere il rischio di contagio da COVID-19. “Però il biglietto del museo costa solo 5 euro, se hai più di 25 anni; 2 euro, se hai tra i 18 e i 25 anni; 0 euro, se hai meno di 18 anni. Davvero una spesa minima per un’esperienza magnifica”.

Intanto sono stati attivati i Centri estivi 2020 del museo di Altino. Il primo turno va dal 6 al 17 luglio, il secondo dal 20 al 31 luglio, il terzo dal 24 agosto al 4 settembre 2020; dal lunedì al venerdì, dalle 8 alle 13, con possibilità di rientro pomeridiano con gita in barca tra le isole della laguna nord il mercoledì dalle 13.30 alle 17.30; riservati a bambine e bambini 6 – 11 anni. I laboratori didattici a cura di Associazione Lapis (Come si fonda una città romana? Con gli archeologi dell’associazione Lapis, da sempre specializzati nelle aree archeologiche, i bambini si cimenteranno nella fondazione di una città romana: dalla scelta del territorio al tracciamento del perimetro, impareranno come si costruivano le strade, le case e gli altri edifici delle città utilizzando gli strumenti che usavano gli antichi topografi e creando modellini ispirati ai monumenti di Altino); Studio D archeologia didattica museologia (La mia prima guida… al Museo! Gli archeologi di Studio D, che vanta un’esperienza pluridecennale nei musei Archeologici nazionali veneti, porteranno i bambini a creare il proprio “libro del museo”: sceglieranno i reperti più importanti, li riprodurranno e li metteranno insieme in una guida personalizzata per le famiglie. Realizzeranno anche un gioco da tavolo come facevano gli antichi); Tramedistoria (Che storia la preistoria! Tramedistoria è un’associazione composta di archeologi che sperimentano le tecniche di produzione e lo stile di vita antico, per poi riprodurlo con i bambini durante i laboratori. I partecipanti impareranno a usare l’arco come nella preistoria, a costruire e suonare strumenti musicali, a intrecciare rami e corde per fare dei cesti, a dipingere come gli antichissimi autori delle pitture rupestri).

#iorestoacasa. Il museo Archeologico nazionale di Altino ci fa conoscere un settimo reperto “imperdibile”: frammento di bilancia in bronzo con iscrizioni in greco su entrambe le facce (fine I – inizi II sec. d.C.)

Vado al Museo Egizio di Torino per vedere la Tomba di Kha e Merit. E vado ad Altino per vedere…? È la settima e ultima “provocazione” del museo Archeologico nazionale di Altino per presentare il settimo reperto “imperdibile”: frammento di bilancia in bronzo con iscrizioni su entrambe le facce (fine I – inizi II sec. d.C.) da un rinvenimento sporadico del 1986 nell’area della città romana di Altino. Nel video di Francesca Farroni Gallo, il testo e la voce narrante sono di Marianna Bressan, direttrice del museo nazionale e dell’area archeologica di Altino.

Frammento di bilancia in bronzo con iscrizioni in greco sulle due facce (fine I – inizi II sec. d.C.) conservato al museo Archeologico nazionale di Altino (foto PM-Veneto)

Una barra di bronzo piatta con una lunga fessura, parole e numeri in greco incise su entrambe le facce. Quali storie racconta? “Ricetta alla mano”, narra Marianna Bressan, “pesava con attenzione gli ingredienti a cominciare dal fior di farina di grano tenero, che noi chiamavamo siligo e lui semidalis. Veniva dall’Egitto lui e parlava in greco. Era arrivato dal mare, si era stabilito ad Altino da qualche tempo e aveva la sua bottega in città. Aveva questo strumento magnifico, tutto di bronzo luccicante che pareva oro. Era una bilancia, ma non una classica stadera con il contrappeso che scorre sull’asta per definire la pesata. In questa il contrappeso era fisso ed era il punto di sospensione a scorrere così la bilancia si poteva adattare a seconda dell’unità di misura di peso che di volta in volta voleva usare. È stato lui a spiegarci cosa volevano dire le scritte in greco incise sulla bilancia. Erano le scale di peso: la romana, in once e libbre, quella che usavamo di solito ad Altino; la greca, in dracme greche leggere; e l’egiziana, in dracme tolemaiche, alle quali lui era più avvezzo. Diceva che nessun altro al mondo possedeva una bilancia che parlava addirittura tre lingue. Ma quali ricette preparava realmente: farmaci? Cosmetici? Pane? Dolci di pasticceria? O era un rabbino che confezionava cibi per i sacrifici ebraici? Ci lasciamo con il dubbio. Peccato non poterlo chiedere all’egiziano ché parlava in greco”.

#iorestoacasa. Il museo Archeologico nazionale di Altino ci fa conoscere un sesto reperto “imperdibile”: una collana d’oro di produzione tarantina della fine II-I sec. a.C.

Vado al Parco archeologico di Paestum per vedere la Tomba del Tuffatore. E vado ad Altino per vedere…? È la sesta “provocazione” del museo Archeologico nazionale per presentare il sesto reperto “imperdibile”: una collana d’oro (fine II-I sec. a.C.) da un rinvenimento sporadico del 1985 presso la via Claudia Augusta Altinate. Nel video di Francesca Farroni Gallo, il testo e la voce narrante sono di Marianna Bressan, direttrice del museo nazionale e dell’area archeologica di Altino.

La collana d’oro di produzione tarantina (fine II-I sec. a.C.) conservata al museo Archeologico nazionale di Altino (foto SABAP-Veneto)

La collana d’oro ci porta ad Altino in un periodo turbolento della Repubblica romana. “Erano tempi duri”, ci racconta Marianna Bressan “Giulio Cesare era appena stato assassinato a Roma. Dopo il colpo di Stato si erano scatenate le lotte per il potere: Antonio, Lepido, Ottaviano, tra i principali contendenti, sorretti dai rispettivi eserciti, avevano stretto un patto, ma continuavano a lottare per la supremazia. In quegli anni Antonio teneva la Cisalpina. Il suo esercito era guidato dal generale Asinio Pollione. Veniva sempre in città per cercare uomini da reclutare e soldi per finanziare le proprie imprese di guerra. Avevamo un piccolo tesoro in famiglia, una collana d’oro arriva a noi da chissà da quale progenitrice. Era antica. Era stata fatta almeno cento anni prima da un artigiano di Taranto che aveva imparato la tecnica dai greci, o era greco lui stesso, chissà. La lavorazione era raffinatissima, una fascia che aderiva perfettamente al collo composta da due coppie di catenelle collegate da elementi biconici cavi. Sulle clavicole cadevano una trentina di pendaglietti a forma di foglia. Il fermaglio a gancio era preceduto da due cordoncini con la superficie zigrinata. La indossavamo per le grandi occasioni, ci sentivamo delle regine. Ma erano tempi duri. Non potevamo di cedere questo tesoro di famiglia agli appetiti che finiranno per distruggere la Repubblica. Così un giorno chiudemmo la collana d’oro in uno scrigno e lo sotterrammo fuori città, vicino alla strada che saliva verso il Sile. Non la rivedemmo mai più”.